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Lunedì, 19 Aprile, 2010 - 12:29

APPELLO DELL'ISTITUTO PEDAGOGICO DELLA RESISTENZA DI MILANO: firmiamolo tutti/e!

APPELLO DELL'ISTITUTO PEDAGOGICO DELLA RESISTENZA DI MILANO 

L’Istituto Pedagogico della Resistenza
, operante da molti anni a Milano in contatto con il mondo della scuola, rischia di dover interrompere la propria attività in seguito all’intervento dell’Amministrazione comunale di Milano, inteso a privare l’Istituto della sede di Via degli Anemoni 6 a Milano, della quale, per decenni, ha potuto fruire.

I docenti universitari,  gli insegnanti,  gli educatori, gli operatori sociali e cittadini dell’Istituto Pedagogico della Resistenza, che si riconoscono nel dettato costituzionale, 

invitano
a sottoscrivere la petizione
www.firmiamo.it/no-chiusura-sede-ipr  

e ritengono si debba fare quanto è possibile e giusto per evitare che si spenga una voce che ha validamente contribuito a diffondere e a tenere viva, soprattutto fra i giovani, la conoscenza della nostra storia recente e dei valori della Costituzione nonchè ad arricchire il dibattito pedagogico volto al miglioramento della nostra scuola.
-------------------
 
FIRMA L’APPELLO
“L’Istituto Pedagogico della Resistenza, operante da molti anni a Milano in contatto con il mondo della scuola, rischia di dover interrompere la propria attività per la difficile situazione in cui si è venuto a trovare
Tale Istituto è sorto nel 1974  per iniziativa di insegnanti e allievi che subito dopo la Liberazione avevano dato vita all’esperienza dei Convitti Scuola Rinascita, primi e significativi esempi di scuole organizzate democraticamente. Esso da più di trentacinque anni svolge, in collaborazione con le scuole e con altre Istituzioni pubbliche, una preziosa attività volta a tenere vivo il ricordo della lotta antifascista e della Resistenza, a promuovere una pedagogia che ponga come obiettivo centrale dell’intervento educativo la formazione della persona alla luce dei valori sanciti dalla Costituzione, a favorire forme di integrazione, importanti in una società come la nostra che va sempre più caratterizzandosi come multiculturale. 
Questa attività rischia però ora di essere interrotta in seguito all’intervento dell’amministrazione comunale inteso a privare l’Istituto della sede di cui per decenni ha potuto fruire.
Come docenti universitari, insegnanti, educatori, operatori sociali e cittadini che si riconoscono nel dettato costituzionale, riteniamo si debba fare quanto è possibile e giusto per evitare che si spenga una voce che ha validamente contribuito a diffondere e a tenere viva, soprattutto fra i giovani, la conoscenza della nostra storia recente e dei valori della Costituzione e ad arricchire il dibattito pedagogico volto al miglioramento della nostra scuola.”
per firmare la petizione:oppure inviare mail a

appello.ipr@resistenza.org

Giovedì, 26 Maggio, 2011 - 12:22

Moratti divide, Pisapia unisce. Di Valerio Onida

Per opportuna riflessione e diffusione tra amici e conoscenti, con invito ad andare a votare al ballottaggio perché cambiare si può, se ognuno dà il proprio contributo al cambiamento! Cari saluti a tutti/e Antonella Fachin
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Moratti divide, Pisapia unisce. Di Valerio Onida

La Moratti divide.

Divide i residenti a Milano dai residenti nell’hinterland che vengono in città a lavorare. Ai primi promette l’esenzione dall’ecopass; i secondi continueranno a pagarlo (magari aumentato). Ma l’automobile del milanese che risiede alla periferia della città, quando entra nella cerchia dei bastioni, inquina forse meno dell’automobile di chi abita a Corsico o a Rozzano? Non intasa il traffico, come l’altra? L’ecopass, avevano detto, serve per ridurre l’inquinamento e il traffico. In questo modo aumenterà ancora l’inquinamento e aumenterà ancora il traffico, e l’ecopass sarà solo una tassa iniqua sui residenti nell’hinterland. In attesa che i Comuni di Sesto S.Giovanni, di Settimo Milanese, di Rozzano e di Corsico si “vendichino” facendo pagare una tassa agli automobilisti milanesi che attraversano il loro territorio.

Qual è la logica di tutto questo?

Ovvio: i residenti a Milano, a differenza dei residenti nell’hinterland, votano a Milano: e la Moratti ha un disperato bisogno di “comprare” i loro voti. Per questo sta studiando anche un “condono” delle multe stradali. Siamo ridotti a questo.

La Moratti divide.

Divide chi risiede da più tempo a Milano da chi vi risiede, vi abita e vi lavora, ma da meno tempo. Dal sito del Comune si ricava che per usufruire del “bonus bebè” durante il primo anno di vita del bambino è requisito richiesto “la residenza nella città di Milano da almeno tre anni di entrambi i genitori che hanno riconosciuto il bambino, ovvero della sola mamma se è l'unica ad averlo riconosciuto”; per usufruire del “bonus cicogna” per le donne in gravidanza i requisiti richiesti sono che “la richiedente deve aver perso il lavoro in gravidanza” (ma non era vietato licenziare le donne incinte?), e che “entrambi i genitori, o la madre se unico genitore, devono essere residenti da almeno tre anni nel Comune di Milano”. E sappiamo che la Lega, alleata e “padrona” della Moratti, ha già annunciato che vuole aumentare il numero di anni di residenza necessari per usufruire di certi benefici sociali. Ma perché, se risiedi e abiti a Milano da meno di tre anni (o di cinque, o di dieci) - e magari sei straniero, perché, si sa, gli stranieri fanno più figli - tuo figlio ha meno diritti? La madre ha meno bisogno? E’ questo il modo in cui Milano accoglie le “giovani coppie” con difficoltà economiche? Forse la Moratti non sa che la Costituzione italiana garantisce a tutti i cittadini (e anche agli stranieri con titolo di soggiorno) la libertà di circolare e stabilirsi in tutto il territorio nazionale. La Moratti divide. Divide i cittadini dagli stranieri. Non si parla qui degli stranieri cosiddetti clandestini, spauracchio della Lega, ma di quelli regolarmente residenti, che a Milano vivono e lavorano. L’assegno per le famiglie a basso reddito con almeno tre figli minori e conviventi, erogato dal Comune della Moratti, prevede come requisito “essere residente nel Comune di Milano nel momento in cui si presenta la richiesta; essere cittadino italiano, comunitario o extra-comunitario in possesso dello status di rifugiato politico o di protezione sussidiaria”; “non possono presentare la richiesta i cittadini extracomunitari, anche se in possesso della Carta di Soggiorno” (fonte: sito del Comune). Ma perché, la famiglia numerosa straniera a basso reddito è meno bisognosa e meno meritevole di essere aiutata della famiglia italiana nelle stesse condizioni?

La Moratti divide.

Cerca di dividere cattolici da “laici”.

Il suo comitato elettorale scrive sui volantini che nel ballottaggio si contrappongono, niente meno, “due concezioni radicalmente diverse dell’uomo e della società”. Buttandola sull’ideologia, cerca di far dimenticare che non stiamo scegliendo fra due “concezioni dell’uomo” ma fra due candidati Sindaci chiamati a provvedere alla città dell’uomo, e alle persone che la abitano, rispettandole e trattandole egualmente, qualunque sia il loro credo e la loro posizione culturale o politica.
Non so quale sia la “concezione dell’uomo e della società” che piace alla Moratti: forse quella secondo cui è la ricchezza materiale ciò che conta e che fa la posizione dell’individuo nella società. (infatti la prima affermazione del suo programma è la promessa di non aumentare per cinque anni, a nessuno, tasse e tariffe. Poi uno naturalmente si chiede da dove pensa di prendere i soldi per tutti gli aumenti di servizi che pure promette: forse dal mitico “federalismo”, cioè, tradotto in soldoni, dal rifiuto dei “ricchi” milanesi di contribuire alla solidarietà nazionale?)

Ma ciò che è peggio è che, per denigrare l’avversario, la Moratti non esita a travisare la realtà.
Un esempio?
Scrive (o fa scrivere): nel programma di Pisapia c’è il “sostegno a chi vuole interrompere la gravidanza”. Oibò! Uno si immagina che Pisapia voglia incoraggiare e incentivare gli aborti. Poi va a leggere il programma e ci trova scritto: “Il diritto all’assistenza in caso di interruzione volontaria di gravidanza deve essere garantito attraverso la corretta attuazione della Legge 194”: la quale, come è noto, prevede sì la possibilità, a certe condizioni, di interrompere la gravidanza, garantendo l’assistenza sanitaria, ma prevede anche i consultori, fra i cui compiti c’è quello di contribuire “a far superare le cause che potrebbero indurre la donna all’interruzione della gravidanza”. La Moratti non vuole la “corretta attuazione della legge 194”?

Un altro esempio:
la Moratti scrive che secondo il programma di Pisapia “i redditi familiari sopra i 30.000 euro saranno più tassati”.
Poi vai a leggere il programma, e trovi solo che, parlando di tariffe dei servizi per l’infanzia (nidi e scuole materne) si prevede una “revisione della politica tariffaria, con una progressiva riduzione dei costi per le famiglie nell’arco dei prossimi cinque anni, differenziando in più scaglioni le quote contributive per le famiglie con Isee superiore ai 12.500, e aumentando il numero delle gratuità”: cioè, in concreto, tariffe più differenziate in base al reddito familiare. E perché, non è forse giusto?

Quale sarà la “concezione dell’uomo e della società” che si nasconde dietro queste affermazioni?

Pisapia unisce.

Dietro la candidatura di Pisapia ci sono cattolici e laici, liberali che un tempo si sarebbero detti di destra e socialisti di tutte le sfumature, prudenti conservatori e audaci progressisti, tutti accomunati dalla speranza di dare a Milano un governo diverso dall’attuale, un governo più giusto, più ragionevole, più efficiente, più imparziale.

L’unico vero “estremismo” concretamente in campo è quello di un Sindaco uscente prigioniera dell’ideologismo leghista fautore di egoismi territoriali , e prigioniera dell’ideologismo berlusconiano, che ad una visione equanime ed equilibrata dei problemi istituzionali (come quella espressa dal Presidente Giorgio Napolitano) oppone lo svilimento della funzione parlamentare e l’assalto all’arma bianca contro ogni istituzione di garanzia.

23 maggio 2011

Giovedì, 24 Marzo, 2011 - 09:30

stasera giovedì 24 , ore 21: i cittadini per isapia si incontrano all'ARCI Bellezza

Ai Cittadini per Pisapia: un brevissimo aggiornamento e una convocazione urgente.

Dopo l'incontro di giovedì scorso all'Arci Bellezza alcuni di noi hanno partecipato alla riunione della Coalizione - forze politiche (partiti e liste civiche) che sostengono la candidatura di Giuliano Pisapia - dove Giuliano era atteso ma non è potuto intervenire.

Tra le molte cose dette (racconteremo...) è stato comunicato che, in base a regole definite alla chiusura delle primarie, esiste all'oggi lo spazio per presentare UNA SOLA LISTA CIVICA nuova, chiedendone l'apparentamento' alla coalizione che sostiene  Giuliano.
Quindi la lista di Milly Moratti - chi era presente all'incontro di giovedì ricorda la discussione - e quella dei Cittadini per Pisapia dovrebbero fondersi in una lista unica.
Milly era presente, ha ribadito le sue ragioni, a questo punto si è concordato un incontro/confronto ufficiale tra le due liste alla presenza di Gianni Confalonieri - responsabile politico dello staff di Pisapia - per un'ultima verifica; l'incontro è avvenuto ieri - lunedì - nessun accordo raggiunto (racconteremo ...), si è concluso con l'incarico a Confalonieri di consultare Pisapia sull'opportunità o meno di una lista civica connotata nel simbolo da un nome (Milly Bossi Moratti), e ci darà risposta .....

Per raccontare, ragionare e decidere insieme ci vediamo quindi

Importante esserci, puntuali e numerosi!
 

Giovedì, 17 Marzo, 2011 - 10:27

17 marzo ore 21: I "cittadini per Pisapia" si incontrano per una partecipazione civica

Carissime/i,
segnalo l'appuntamento di domani sera: il primo incontro pubblico di tutti i cittadini che hanno aderito all’appello per una partecipazione civica autentica e libera, a sostegno del candidato sindaco del centro-sinistra Giuliano Pisapia.
All’incontro sono ovviamente invitati tutti coloro che, pur non avendo (ancora!) aderito all’appello, sono sinceramente interessati alla formazione di una lista civica integra da condizionamenti partitici e onestamente volta a dare voce alle istanze dei cittadini non sempre e non ancora, purtroppo, rappresentate dai partiti.
Sono sempre più convinta che la buona e sana politica deve ri-partire dai cittadini onesti che hanno buon senso e valori/principi chiari, come quelli espressi nella nostra Costituzione, e senso della legalità.
Invito, anche come promotrice dell’appello, tutte le persone che provono interesse per la nostra iniziativa a diffondere l’appello e l’allegato invito ad amici e conoscenti di Milano.

Chi desidera far parte di questa stimolante e importante esperienza potrà segnalare la propria disponibilità a candidarsi già durante la serata di Giovedì 17 (ore 21, ARCI Bellezza) e comunque entro Martedì 22 ore 18.00, per consentire la presentazione degli elenchi dei candidati nei tempi prescritti e nel rispetto delle formalità.
Cari saluti a tutte/i.
Antonella Fachin

Da: parola ai cittadini parolaaicittadini@gmail.com
Inviato: mercoledì 16 marzo 2011 1.06
A: parola ai cittadini
Oggetto: I "CITTADINI PER PISAPIA" SI INCONTRANO - GIOVEDI 17 MARZO ORE 21.00 - COMUNICATO E INVITO


Coordinate GPS (45.44860169618364, 9.194778800010681)
A 10 giorni dalla pubblicazione dell’appello molti hanno espresso l’adesione, attraverso e-mail o social networks, usati per facilitarne la diffusione. Qui sotto l’elenco dei firmatari ad oggi.
Il numero di adesioni, la loro qualità e i commenti che spesso le accompagnano ci consentono di ri- affermare che “…è necessario quindi costruire un ambito largo, unitario e aperto ma chiaramente connotato a sostegno del candidato sindaco Pisapia che completi l’arco della rappresentanza politica e sociale della coalizione e sia così utile per la vittoria elettorale. Un ambito nel quale le molteplici esperienze diffuse sul territorio si possano riconoscere ed esprimere…”.
I PROMOTORI : l’appello è stato redatto e messo in rete da cittadini simpatizzanti della lista civica Uniti con Dario Fo impegnati in movimenti e associazioni, alcuni consiglieri della lista, e promosso da subito da alcuni cittadini impegnati nell’Officina per la Città.
Abbiamo preferito inizialmente firmarlo come Cittadini per Pisapia perché non venisse inteso come un invito a ricostruire la nostra Lista civica – esperienza che in quanto tale concluderemo con l’elezione del nuovo consiglio comunale – travisando così il suo significato politico fondamentale di appello aperto e unitario, connotato dall’obiettivo comune di aiutare la vittoria – fondamentale – di Giuliano Pisapia. 
LA CARATTERIZZAZIONE POLITICA : è quella espressa con limpidezza dai contenuti dell’appello e si colloca nell’ambito del sostegno alla candidatura Pisapia oggi, in una logica di partecipazione attiva alla gestione del proprio territorio, con l’attivazione di uno ‘spazio comune permanente’ dove tutti i soggetti e le esperienze attive nella nostra città si possano coordinare.
ALLORA, COSA FACCIAMO ? : “ …La costruzione di una lista cittadina a sostegno del candidato sindaco Pisapia aperta a tutti i soggetti non istituzionali…” è una risposta possibile a breve termine all’esigenza di rappresentanza non assolta dai partiti politici; stiamo chiedendo a tutti i firmatari dell’appello di farci sapere il tipo di impegno che ciascuno è disposto ad assumersi (breve termine: promozione della lista e/o candidarsi per il consiglio comunale e/o di zona – medio  termine: costituzione e organizzazione dello “spazio comune permanente”).
Invitiamo tutti quelli favorevoli alla costituzione di una lista a diffondere l’appello tra amici e conoscenti sollecitandoli a mettersi in gioco da subito.
Chi desidera far parte di questa stimolante e importante esperienza potrà segnalare la propria disponibilità a candidarsi già durante la serata di Giovedì 17 e comunque entro Martedì 22 ore 18.00 per consentire la presentazione degli elenchi dei candidati nei tempi prescritti e nel rispetto delle formalità.
I riferimenti di contatto sono i seguenti :
Telefonici : 339.2248095 oppure 347.2198163
Milano 15 marzo 2011
Bianca Dacomo Annoni, Giuseppe Natale, Amalia Navoni, Paolo Cagna Ninchi, Marina Rizzi, Paolo Meyer, Luigi Caprarella, Antonella Fachin, Alessandro Savioli, Patrizia Miozzi, Alessandro Rizzo, Silvio Agnello,
Elena Acunzo, Enzo Arighi, Marco Antoniotti, Carla Basciano, Giuseppe Berger, Lisa Bignoli, Alberto Biraghi, Rosella Blumetti, Andrea Bonessa, Linda Bovio, Monica Bozzellini, Paola Broggi, Mauro Campoleoni, Flora Cappelluti, Francesca Carmi, Lucia Carosella, Maria Cristina Castellani, Laura Censi, Maria Cerruti, Frank Cimini, Adriana Corbetti, Silvia Crovato, Francesco Dambrosio, Enrica D'Auria, Lorenzo De Ferrari, Massimo De Giuli, Marcello Del Bono, Anna Del Gaudio, Deborah D'Emey, Piera Digonzelli, Nicola Di Monte, Nelly Diop, Paola Domenichini, Paola Fantaguzzi, Annapaola Fascetti, Costanza Firrao, Valeria Gandus, Dilva Giannelli, Natalino Grigolato, Mariateresa Lardera, Carlo Alberto Lascaro, Cesarina Lesmo, Lina Loconsolo, Davide Lorenzoni, Mariagrazia Maffina, Rolando Mastrodonato, Elena Mazzola, Camilla Mian, Annamaria Migliore, Francesca Milone, Luisa Motta, Giulia Noris, Anna Pacchiarotti, Francesco Paolella, Luciano Pasetti, Emanuele Patti, Dijana Pavlovic, Simona Peverelli, Gloria Piana, Isa Polenghi, Davide Puglisi, Armando Rinaldi, Marina Rizzi, Gabriele Ronconi, Giovanni Rota, Mario Saccone, Silvia Salamon, Francesca Santori, Gabriele Scafati, Rita Scaramelli, Martin Selvas, Roberto Serafin, Silvana Sermisoni, Silvia Sissi Serra, Claudia Stramentinoli, Marina Varriano, Davide Zucchelli.


La candidatura a sindaco di Giuliano Pisapia rappresenta una reale occasione per chiudere il ventennio di governo del centro-destra; dobbiamo vincere, e per questo è importante saper leggere e valutare la consistenza numerica ma anche le caratteristiche delle forze in campo.
Le primarie hanno evidenziato - accanto ai partiti del centro sinistra e a esperienze civiche come la lista Uniti con Dario Fo per Milano - anche una molteplicità di soggetti non istituzionali, espressione di una società non rassegnata che molto ha contribuito al successo della consultazione popolare, sia attivamente nella campagna sia altrettanto attivamente con il voto a quei candidati che hanno identificato come portatori di un progetto vicino al sentire delle persone.
Sono associazioni, comitati, movimenti, gruppi e singoli cittadini attivi che caparbiamente continuano e continueranno ad impegnarsi per cambiare volto a questa città, nei quartieri, nelle scuole, nelle università, nei centri sociali e culturali.
Molte di queste realtà faticano a far sentire la loro voce, non si considerano rappresentate dai partiti politici, né di sinistra né di centro, e sempre più si rifugiano nell’area diffusa dell”astensionismo attivo” o “polemico”; devono invece trovare finalmente espressione e rappresentanza reale, oggi nell’impegno per sconfiggere il centro-destra e domani nel nuovo governo della città.
E’ necessario quindi costruire un ambito largo, unitario e aperto ma chiaramente connotato a sostegno del candidato sindaco Pisapia che completi l’arco della rappresentanza politica e sociale della coalizione e sia così utile per la vittoria elettorale.
Un ambito nel quale le molteplici esperienze diffuse sul territorio si possano riconoscere ed esprimere, in un progetto di cittadinanza fondata su valori comuni e non su interessi, su solidarietà e non su egoismi, su partecipazione e non su sudditanza a poteri altri; per affrontare con trasparenza ed efficacia le grandi questioni dello sviluppo urbanistico e della dimensione metropolitana della città, in cui si inseriscono le diverse problematiche sociali, culturali, ambientali sulle quali devono avere voce  i cittadini che quotidianamente le affrontano.
E’ una proposta  per contribuire attivamente alla vittoria di Giuliano Pisapia, ma che non si limita a un’aggregazione funzionale a questo obiettivo: invita a guardare anche oltre, e si configura come premessa per la costruzione di uno ‘spazio comune permanente’ dove  tutti i soggetti e le esperienze attive nella nostra città destinatari di questo appello si possano incontrare, confrontare, coordinare e organizzare proposte e iniziative, superando la frammentarietà che è spesso di ostacolo all’essere riconosciute come una risorsa – e non un problema - per la città e le sue istituzioni.
Potresti condividere e sostenere questo appello nei suoi contenuti;
Potresti contribuire da subito alla costruzione di una lista cittadina a sostegno del candidato sindaco Pisapia aperta a tutti i soggetti non istituzionali;
Potresti collaborare alla costruzione dello “spazio comune permanente”;
Allora mandaci una e-mail oppure iscriviti a uno dei nostri gruppi e fai girare l’appello tra i tuoi contatti :
E-Mail
Facebook
Myspace : Gruppo Cittadini_per_Pisapia (http://www.myspace.com/cittadini_per_pisapia)
Twitter : Gruppo per_pisapia (www.twitter.com/per_pisapia)
__._,_.___
Allegato Descrizione
I CITTADINI PER PISAPIA SI INCONTRANO.pdf
577.52 KB
Sabato, 12 Marzo, 2011 - 10:39

MILANO: APPELLO PER UNA PARTECIPAZIONE ATTIVA DEI CITTADINI

Cara/o,

pubblico l’appello che io e altri cittadini e cittadine abbiamo lanciato, nella speranza che tra i destinatari vi siano “persone attive a livello civico” disponibili a contribuire –secondo le proprie disponibilità di tempo e attitudini- alla costituzione di una lista cittadina unitaria a Milano, a sostegno della coalizione di centro-sinistra.

Il nostro appello sta suscitando interesse, perché le liste “civiche” che sono state preannunciate paiono avere pochi contatti reali con la cittadinanza e molti di più con rappresentanti di partiti.
La nostra lista civica non vuole dare -sotto altra forma- voce ai partiti, ma alle persone che vivono la città con i suoi problemi e le sue contraddizioni e che non tollerano di vederla abbruttirsi nell’egoismo e nell’intolleranza, nella costante riduzione dei servizi pubblici e nell’immobilismo più assoluto di fronte ai problemi di vivibilità … nell’assenza di spazi civici di relazione sociale!

Spero, se non lo hai già fatto, che vorrai aderire all’appello scrivendo all’indirizzo parolaaicittadini@yahoo.it oppure al mio indirizzo email e che vorrai, se puoi, dare un po’ del tuo tempo anche alla costituzione della lista civica.
Se puoi, infine, divulga l’appello tra i tuoi amici e conoscenti.Se sei in Facebook puoi aderire all’appello anche iscrivendoti al gruppo: Cittadini per Pisapia www.facebook.com/home.php?sk=group_168289486554964

…. Se vuoi saperne di più non esitare a scrivermi: antonella.fachin@fastwebnet.it
Cari saluti
Antonella Fachin

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APPELLO PER UNA PARTECIPAZIONE CIVICA
a sostegno del candidato sindaco Giuliano Pisapia
La candidatura a sindaco di Giuliano Pisapia rappresenta una reale occasione per chiudere il ventennio di governo del centro-destra; dobbiamo vincere, e per questo è importante saper leggere e valutare la consistenza numerica ma anche le caratteristiche delle forze in campo.
Le primarie hanno evidenziato - accanto ai partiti del centro sinistra e a esperienze civiche come la lista Uniti con Dario Fo per Milano - anche una molteplicità di soggetti non istituzionali, espressione di una società non rassegnata che molto ha contribuito al successo della consultazione popolare, sia attivamente nella campagna sia altrettanto attivamente con il voto a quei candidati che hanno identificato come portatori di un progetto vicino al sentire delle persone.
Sono associazioni, comitati, movimenti, gruppi e singoli cittadini attivi che caparbiamente continuano e continueranno ad impegnarsi per cambiare volto a questa città, nei quartieri, nelle scuole, nelle università, nei centri sociali e culturali.
Molte di queste realtà faticano a far sentire la loro voce, non si considerano rappresentate dai partiti politici, né di sinistra né di centro, e sempre più si rifugiano nell’area diffusa dell”astensionismo attivo” o “polemico”; devono invece trovare finalmente espressione e rappresentanza reale, oggi nell’impegno per sconfiggere il centro-destra e domani nel nuovo governo della città.
E’ necessario quindi costruire un ambito largo, unitario e aperto ma chiaramente connotato a sostegno del candidato sindaco Pisapia che completi l’arco della rappresentanza politica e sociale della coalizione e sia così utile per la vittoria elettorale.
Un ambito nel quale le molteplici esperienze diffuse sul territorio si possano riconoscere ed esprimere, in un progetto di cittadinanza fondata su valori comuni e non su interessi, su solidarietà e non su egoismi, su partecipazione e non su sudditanza a poteri altri; per affrontare con trasparenza ed efficacia le grandi questioni dello sviluppo urbanistico e della dimensione metropolitana della città, in cui si inseriscono le diverse problematiche sociali, culturali, ambientali sulle quali devono avere voce i cittadini che quotidianamente le affrontano.
E’ una proposta  per contribuire attivamente alla vittoria di Giuliano Pisapia, ma che non si limita a un’aggregazione funzionale a questo obiettivo: invita a guardare anche oltre, e si configura come premessa per la costruzione di uno ‘spazio comune permanente’ dove tutti i soggetti e le esperienze attive nella nostra città destinatari di questo appello si possano incontrare, confrontare, coordinare e organizzare proposte e iniziative, superando la frammentarietà che è spesso di ostacolo all’essere riconosciute come una risorsa – e non un problema - per la città e le sue istituzioni.
Potresti condividere e sostenere questo appello nei suoi contenuti;
Potresti contribuire da subito alla costruzione di una lista cittadina a sostegno del candidato sindaco Pisapia aperta a tutti i soggetti non istituzionali (non rappresentanti di partiti);
Potresti collaborare alla costruzione dello “spazio comune permanente”;
Allora mandaci una e-mail oppure iscriviti a uno dei nostri gruppi e fai girare l’appello tra i tuoi contatti :
Ø       E-Mail
parolaaicittadini@gmail.com
parolaaicittadini@yahoo.it
Ø       Facebook
Gruppo : Cittadini per Pisapia (www.facebook.com/home.php?sk=group_168289486554964)
Ø       Myspace
Gruppo : Cittadini_per_Pisapia (http://www.myspace.com/cittadini_per_pisapia)
Ø       Twitter
Gruppo : per_pisapia (www.twitter.com)
Ø       Gruppo Yahoo
http://it.groups.yahoo.com/group/parolaaicittadini/
Ø       Gruppo Google
http://groups.google.com/group/cittadiniperpisapia
Cittadini per Pisapia

Domenica, 9 Gennaio, 2011 - 21:38

ROM: come vivono a milano tra pregiudizi e discriminazioni

Per opportuna informazione e riflessione allego l'articolo pubblicato su "L'Espresso".

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3 
Facebook: Antonella Fachin

Giovedì, 11 Novembre, 2010 - 08:29

PRIMARIE DI CENTRO-SINISTRA A MILANO: IL BELLO DEVE ANCORA VENIRE

In vista delle primarie di coalizione del centro-sinistra del 14 novembre p.v.,  alcune persone hanno rivolto ai candidati l'invito al “volemoci tutti bene” e a “non mostrare i panni sporchi agli altri”.
Personalmente ritengo che nelle primarie chiunque può candidarsi, ma merita di essere votato dagli elettori -e dalle elettrici- di centro-sinistra solo chi ha sempre agito con coerenza e non ha “scheletri negli armadi” (che sono le incoerenze e le contraddizioni tra il dire e il fare), che indebolirebbero la sua candidatura a sindaco, rendendolo poco credibile come “alternativa allo strapotere del malaffare”.
Per questa ragione è bene che sin da subito i cittadini –e le cittadine- sappiano a chi stanno dando fiducia:
- a una persona che nel suo agire quotidiano non ha mai applicato i principi che ora dichiara che prenderà in considerazione DOMANI se sarà eletto (e se non venisse eletto, che farà continuerà a contribuire allo scempio di Milano?!?) oppure
- a una persona coerente e trasparente che non ha nulla di cui vergognarsi, né da giustificare e scusarsi dicendo “ho sbagliato”!
Perché mai, potendo scegliere tra 4 candidati (purtroppo neppure una donna!!) si dovrebbe scegliere uno che ammette di aver sbagliato parecchie volte nella sua vita?
Proprio questa è la fase (siamo alla PRIMARIE DI COALIZIONE PER LA SCELTA DEL CANDIDATO, NON ALLE ELEZIONI COMUNALI!) per smascherare i “pifferai magici” della politica, AFFABULATORI di cui le persone di centro-sinistra e di sinistra non ne hanno affatto bisogno per battere il centro-destra!!!!
Gli elettori di sinistra (di cui quelli che andranno a votare alle primarie sono solo una piccola parte) sono persone critiche e non sono più disponibili a sostenere il “male minore” ma vogliono finalmente scegliere il “migliore”.
Bene ha fatto quindi Onida a contestare le modalità non trasparenti e non rispettose del regolamento sottoscritto dai candidati da parte del PD (i candidati non sostenuti dal PD non hanno ancora ricevuto l’elenco delle mail, come previsto e promesso!); bene ha fatto Sacerdoti a “rompere l’incantesimo” verso Boeri, il nuovo pifferaio magico che incanta troppe persone di centro-sinistra (non informate sui fatti e sul suo passato), affabulandole con parole che non corrispondono al suo modo di agire e non da affidamento a chi conosce i fatti:
  1. v. IERI partecipazione al consumo di territorio nel parco agricolo sud con la progettazione del CERBA su incarico di Ligresti (e i mattoni sono sempre mattoni, sia quelli per centri di ricerca sia quelli per edifici residenziali);
  2. v. OGGI partecipazione al consumo di territorio tramite l’EXPO, con l’aggravante che le aree identificate per l’EXPO sono private e non edificabili, ma dopo l’EXPO saranno state infrastrutturate con soldi pubblici e diventeranno edificabili: tutti gli altri comuni mortali (diversi da Cabassi e Fiera Milano) non potrebbero costruire alcunché in quelle aree e soprattutto -qualora potessero costruirvi qualcosa- dovrebbero pagare gli oneri di urbanizzazione! E questo può piacere alla gente del centro-sinistra?!?
  3. v. grattacieli nel quartiere isola (le torri del famigerato “bosco verticale”, ossia spaziosi balconi con piante e alberelli per “super-ricchi”: nulla per le famiglie in difficoltà e/o per il ceto medio) ossia nel quartiere che ha subito lo scempio della distruzione del Bosco di Gioia e che ha subito la trasformazione urbana senza alcuna democrazia partecipata: le persone che abitano quel quartiere hanno dovuto subire la distruzione dell’unica porzione di “bosco orizzontale” e la progettazione di un cambiamento radicale del tessuto urbanistico senza alcuna condivisione, come è invece consuetudine nel nord Europa; nel quartiere isola il progetto di Boeri & C. è piovuto dall’alto per soddisfare quelle speculazioni immobiliariste che la gente di centro-sinistra non sopporta;
  4. v. scempio dell’isola della Maddalena, incarico anch'esso (come l’EXPO) assegnatogli per cooptazione da Bertolaso e quindi al di fuori di aggiudicazioni tramite gare pubbliche. In proposito segnalo due link: http://www.eddyburg.it/article/articleview/14809/0/372/
e
http://blog.panorama.it/italia/2010/09/01/chi-e-stefano-boeri-larchitetto-che-vuole-soffiare-milano-al-centrodestra/
che conclude nel seguente modo:
“… Altro dubbio. In caso di sconfitta alle urne, Boeri si abbasserebbe a fare il semplice consigliere comunale o mollerebbe dopo pochi mesi come l’ex prefetto Bruno Ferrante che scappò da Palazzo Marino per andare a fare il consulente del costruttore Salvatore Ligresti? I due, Boeri e Ligresti, già si conoscono bene. Insieme hanno realizzato sia il progetto Porta Nuova Garibaldi che il Centro europeo per la ricerca biomedica promosso da Umberto Veronesi. Il passo dalla cultura del fare a quella dell’affare in fondo è abbastanza corto.”
Già: il passo dalla cultura del fare a quella dell’affare in fondo è abbastanza corto.
I requisiti per il reclutamento della classe politica sono notoriamente inesistenti a tutti i livelli. Però una coalizione che vuole innovare -ed essere credibile- deve avere un certo rigore nel selezionare le candidature.
Mi stupisco delle preoccupazioni di alcuni in questa fase.
Spero che nessuno/a pensi che dire che “va tutto bene madama la marchesa” possa indurre gente di centro-sinistra a partecipare più volentieri alle primarie o gente di centro-destra a votare alle primarie di centro sinistra!
Nella fase successiva, colui che uscirà dalle urne delle primarie come il candidato del centro-sinistra per la carica di sindaco della città di Milano a mio avviso dovrà impegnarsi in primis a convincere non tanto i cittadini di centro-destra a votarlo, quanto piuttosto i tanti cittadini di sinistra (e di centro-sinistra), da troppi anni delusi e sconfortati perché non si sentono più rappresentati e non sono più disposti a scegliere “il male minore”, a RITORNARE a votare e a non astenersi dall’esercizio del voto.
Anche in questa seconda fase invito a non cullare l’illusione di spostare la gente di destra verso una copia/surrogato di centro sinistra (v. Penati nella sua ultima fase di governo della Provincia e il conseguente giudizio degli elettori); invito a prendere atto che sono molti di più i cittadini di centro-sinistra che da anni si astengono dall’andare a votare dei cittadini di centro-destra disponibili/disposti a votare un candidato di centro-sinistra: che si abbia il coraggio delle proprie idee, di una propria visione di società autentica e coerente con i propri valori e non frutto di compromessi.
Che il centro-sinistra guardi e si rivolga FINALMENTE ai suoi elettori, prima di guardare a quelli di centro destra (che peraltro tra PDL, FLI, UDC e Lega hanno solo l’imbarazzo della scelta)!
E per guardare ai propri elettori è necessario che la coalizione di centro-sinistra abbia un candidato ben selezionato e questa è la fase della selezione e dell’“enfatizzazione” delle differenze e delle incoerenze tra il dire e il fare.
Poi ci sarà la fase della mobilitazione per il candidato sindaco, su cui non ci devono essere ombre.
Eccellenti sono Pisapia e Onida, per la loro coerenza nell’agire quotidiano e professionale con i valori che professano, ma non si può dire lo stesso di Boeri.
Cari saluti a tutti/e
Antonella Fachin
Mercoledì, 10 Novembre, 2010 - 11:06

le mani sulle città: la criminalità nel settore degli appalti di opere pubbliche e di servizi

Per opportuna informazione, divulgazione e, se potete, partecipazione.
Il seminario si terrà presso l’università Milano Bicocca, mercoledi’ 17 novembre 2010, ore 15,00 aula U6 – 38.
Cordiali saluti a tutti/e
Antonella Fachin
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Università degli Studi di Milano – Bicocca
 PROCEDURA PENALE EUROPEA
SEMINARIO
le mani sulle città
la criminalità nel settore degli appalti
 di opere pubbliche e di servizi
ne parleranno
ENZO CICONTE
storico della criminalità organizzata
CLAUDIO GITTARDI
sostituto procuratore dda – procura della repubblica tribunale di milano
a cura di Silvia Buzzelli
professore di procedura penale europea e sovranazionale
facoltà di giurisprudenza università di milano-bicocca
piazza dell'ateneo nuovo, 1, 20126 milano
mercoledi’, 17 novembre 2010, ore 15,00
aula U6 –38
 
Venerdì, 15 Ottobre, 2010 - 21:07

Milano-Serravalle:Soldi solo per poteri forti e autostrade. Dita negli occhi per pendolari ...

Per opportuna informazione.

Cordiali saluti a tutti/e
Antonella Fachin
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COMUNICATO STAMPA

Milano - Serravalle, Gatti: ”Soldi solo per i poteri forti e le autostrade. Dita negli occhi per i pendolari e la scuola pubblica”
  
Milano, 15 ottobre 2010. Il Consiglio provinciale di Milano ha approvato nella seduta di ieri, con 26 voti a favore e 14 voti contro (quelli dei gruppi dell’opposizione), una delibera che prevede il via libera da parte della Provincia alla società controllata Milano Serravalle-Milano Tangenziali S.p.A. a esercitare il diritto di opzione pro quota negli aumenti di capitale di alcune società partecipate (Autostrada Pedemontana Lombarda s.p.a., Autostrade Lombarde S.p.a., Società di progetto Brebemi s.p.a. e Società Autostrada Broni Mortara s.p.a.).
Il capogruppo in Provincia di Milano per Lista un’Altra Provincia-PRC-PdCI, Massimo Gatti, intervenendo durante il consiglio provinciale di ieri dichiarato:
“Dopo tanti mesi di assenza ieri il Presidente Podestà ci ha degnato della sua presenza in aula e dopo lo show inconcludente su Expo 2015, con una relazione senza contenuti e inconcludente, si è premurato di far approvare alla sua maggioranza questa delibera che prevede lo stanziamento di centinaia di milioni di euro per le autostrade attraverso la controllata Milano Serravalle s.p.a.
Uno scempio sul territorio e sulle tasche dei cittadini che si svuotano sempre di più. Un dito negli occhi ai pendolari e alla scuola pubblica. Gli atti concreti e già deliberati della Giunta PDL – Lega Nord sono solo per le autostrade. Per il trasporto pubblico e per la scuola sempre e solo promesse e rinvii.
Gli assessori della giunta Podestà dovrebbero vergognarsi di parlare di biglietto elettronico futuribile quando sanno solo aumentare il prezzo dei biglietti e tagliare le corse per i pendolari, e altrettanto dovrebbero evitare di chiacchierare su nuove scuole superiori virtuali (naturalmente dopo il 2013 come nel caso di Paullo), non avendo avuto il coraggio di investire un solo centesimo in più per le scuole pubbliche. I soldi veri sono solo per la pedemontana, per Auostrade Lombarde, per Brebemi e addirittura per la Broni Mortara; le metropolitane verso Vimercate e Paullo sono sempre più dimenticate.
Occorre una reazione dal territorio perché la Provincia di Podestà non ha a cuore le sorti delle nostre popolazioni e non risponde neanche alle domande sulle nomine indecenti effettuate recentemente proprio per il cda di Milano-Serravalle s.p.a.”
In allegato: la delibera approvata ieri in Consiglio provinciale

Allegato Descrizione
proposta deliberazione n 51-2010.pdf
507.27 KB
Domenica, 10 Ottobre, 2010 - 14:28

PRIMARIE 2010: VALERIO ONIDA CANDIDATO SINDACO

Conferenza stampa, 23 settembre 2010, di §Valerio Onida (1)
"Far funzionare Milano, senza slogan o interessi di parte. Io so come si fa".
Milano: gigante economico e nano politico?
Milano non è sempre stata così. Non è sempre stata un “gigante economico” e insieme un “nano politico”. Milano anzi in passato è stata laboratorio politico di avanguardia. Cosa succede oggi? Perché i milanesi si allontanano dalla politica? I canali della partecipazione appaiono ostruiti. Sempre più sembra che chi si interessa di politica siano quasi solo persone alla ricerca di una carriera o di un “posto”, che il gioco sia nelle mani di un “circuito stretto” di apparati circoscritti e gelosi del loro potere. I cittadini disertano le urne. L’antipolitica cresce. Ma l’antipolitica è davvero l’unica soluzione? Chi crede nella democrazia sa che i partiti, attraverso cui i cittadini concorrono a determinare la politica nazionale (e locale), come dice la Costituzione, sono indispensabili. Non c’è democrazia senza partiti. La mia non è una candidatura dell’antipolitica. Non è una candidatura contro i partiti, anche se non è espressione di partiti o di pezzi di partiti. La mia candidatura nasce dentro la società milanese, di quella Milano che rivendica il diritto e il dovere di avere una politica vera, che si prenda cura della città e di tutti quelli che la abitano. Questo significa occuparsi dei mille piccoli e grandi ostacoli che troppo spesso ci fanno apparire la città come ostile o incattivita.
Far funzionare la città
Affrontare i problemi della sua gente è il primo compito di un’amministrazione comunale. Occorre far funzionare Milano, con l’occhio puntato sui bisogni, indipendentemente dal numero e dalla provenienza di coloro che hanno bisogno e dal fatto che richieste e proteste siano espresse a volume più o meno alto di voce. Proprio qualche giorno fa ho ricevuto un e-mail nel quale mi venivano descritte le difficoltà che incontra a Milano una persona affetta da sordità, alla quale, per esempio, i numeri verdi non servono a nulla. Di questo bisogna occuparsi: dei problemi di chi ogni giorno si sposta per lavorare, di chi accompagna i figli a scuola, di chi cerca casa, di chi quotidianamente deve combattere contro le troppe cose che non funzionano. 2 Non si governa un grande Comune andando a rimorchio degli interessi particolari o corporativi che sanno farsi valere meglio, né raccogliendo e amplificando le paure e le angosce dei cittadini, alla ricerca di facili consensi. Non si governa una città con gli slogan. Occorre una visione che parta da valori forti e condivisi: la visione di una città da vivere, non fatta solo di edifici da costruire. L’amministrazione è uno strumento fondamentale per governare. Se c’è un ambito nel quale posso vantare specifica competenza ed esperienza è proprio quello del funzionamento degli apparati amministrativi. Per venticinque anni ho vissuto dall’interno la nascita e la crescita della Regione Lombardia, dal suo primo statuto in poi. Ho partecipato da vicino e dall’interno a molte vicende istituzionali milanesi, da quando negli anni novanta si scriveva il primo statuto comunale. Ho conosciuto i problemi dell’amministrazione anche attraverso il filtro del contenzioso amministrativo in qualità di avvocato. La macchina amministrativa del Comune, spesso vissuta dai cittadini e perfino dai responsabili politici come un ostacolo o una palla al piede, è in realtà una risorsa fondamentale per chi voglia governare. Non servono amministrazioni parallele fatte di consulenti scelti in sede politica, ma serve capacità di guidarla, di combatterne i difetti e le distorsioni, valorizzandone competenze e risorse. Le caratteristiche di alcuni problemi come i trasporti e la gestione dei rifiuti impongono poi di affrontarli nella dimensione metropolitana, attuando il disegno istituzionale ormai iscritto nella Costituzione e che da troppo tempo è rimasto inattuato soprattutto per le resistenze dei poteri che ne verrebbero intaccati. Questo il mio primo impegno concreto come candidato Sindaco: rimettere il cittadino e la comunità al centro dell’azione amministrativa. Puntare sulla qualità dei servizi; attivare controlli non sulla carta e sulla forma, ma sulla realtà effettiva e sui risultati. Il contrasto alle illegalità e alle mafie che avviliscono la città non può essere delegato solo all’opera meritoria della magistratura: deve cominciare dall’azione amministrativa. Efficacia e trasparenza della pubblica amministrazione devono andare di pari passo. La scarsità delle risorse dei bilanci pubblici non giustifica la cattiva qualità dei servizi (per esempio quelli legati alla scuola). Milano deve saper utilizzare tutte le risorse di cui dispone, non può limitarsi a lamentare i tagli e a chiedere soccorsi a Roma. Colpisce, ad esempio, il fatto che, delle esperienze di Community Foundations promosse dalla fondazione Cariplo, nessuna fino ad ora riguarda il territorio del Comune di Milano. Non ci sono solo, poi, le risorse dei bilanci: ci sono anche le risorse nel campo scientifico e della ricerca, di cui Milano è particolarmente ricca, risorse che devono essere adeguatamente valorizzate a vantaggio di tutti.
Gioventù ed esperienza
Milano riprenda in mano se stessa scegliendo bene il suo primo cittadino. Dicono che sono troppo vecchio per questo compito. Ma l’impegno per la città, per la comunità, è di per sé un impegno che travalica le nostre stesse esistenze, e vale per noi, per i nostri figli e i nostri nipoti. Una città, del resto, anche nel senso fisico, sopravvive sempre a lungo a coloro che la pensano, la costruiscono, ne definiscono le forme. Il destino di una città è anche legato alla trasmissione di valori e di opere, alla capacità di ogni generazione di consegnare il testimone a quelle successive. Per questo oggi c’è bisogno di giovani. Ma non di giovani che siano in cerca di posti o di affermazione, ma di giovani che possiedano competenze professionali e abilità e siano pronti anche a metterle, almeno per una parte della propria vita, al servizio della comunità. La mia storia e la mia esperienza mi consentono di attuare credibilmente questo passaggio di testimone. Posso presentarmi agli elettori delle primarie, e poi agli elettori delle elezioni comunali, come un candidato che non ha vincoli di fedeltà, né espliciti né sotterranei, che lo condizionino, che non ha niente da chiedere per sé e la cui piena indipendenza da qualsiasi apparato e da qualsiasi gruppo di potere può essere affermata senza tema di smentita.
*** Per dare subito la prova che alle parole dette corrispondono fatti, ho voluto oggi qui accanto alcune delle persone che condivideranno con me questo percorso. Non vi sto presentando la mia “squadra”, i miei futuri assessori, ma persone che, a titoli e con ruoli diversi, coerenti con le loro competenze e capacità, hanno accettato di impegnarsi nel nostro progetto. Fra loro alcuni sono nomi ben conosciuti, per la drammatica storia che ne fa un poco il simbolo della Milano che non si arrende alla violenza e al cinismo; altri sono nomi meno noti al grande pubblico ma accomunati dalle stesse caratteristiche di fondo. Uomini e donne. Vi diranno loro direttamente, in poche parole, le motivazioni del loro essere qui con me oggi.
Valerio Onida
Durante la conferenza stampa altri 5 esponenti della società civile milanese hanno dichiarato la loro adesione e collaborazione al progetto per Milano di Valerio Onida: Umberto Ambrosoli (avvocato e scrittore), Lucia Castellano (Direttrice del Carcere di Bollate), Benedetta Tobagi (ricercatrice e scrittrice), Michele Diegoli (insegnante, operatore sociale e attore), Gabriele Rabaiotti (architetto e ricercatore).
Leggi alcune biografie: >>>
Per amministrare bene una città, occorre una visione.
Questi i temi intorno ai quali Valerio Onida costruisce il proprio programma, grazie anche alle proposte e ai suggerimenti che darete nella sezione “Il programma lo costruiamo insieme”.
• Milano, città da vivere
• Milano, città dei giovani
• Milano, città della conoscenza
• Milano, città che produce
• Milano, città che lavora
• Milano, città solidale
• Milano, città plurale
• Milano, città metropolitana
• Milano, città d’Europa e del mondo
• Milano, città che funziona
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 (1):
Chi è Valerio Onida
E’ nato a Milano nel 1936, da padre sardo e madre siciliana – figlio quindi delle “mescolanze” tipiche di questa città - e qui ha vissuto sempre, salvo che nei tre anni dello “sfollamento” durante la guerra. Ha frequentato scuole pubbliche (liceo “Carducci”) e l’Università statale, per la laurea in giurisprudenza, con tesi in diritto costituzionale, relatore uno dei membri dell’assemblea costituente.
La sua socializzazione è avvenuta nella Fuci (universitari cattolici), in cui è stato presidente di circolo e incaricato di zona.
E’ sposato dal 1962, ha cinque figli e cinque nipoti (più uno in arrivo).
Dopo il servizio militare è stato assistente e poi professore di diritto costituzionale in varie sedi, da ultimo alla Statale di Milano, e insieme avvocato specializzato in questioni di diritto costituzionale e amministrativo. Ha vissuto il mitico “Sessantotto” da assistente e giovane professore, come un’epoca di grandi speranze e aspettative, anche di confusione, ma senza perdere mai la fiducia nella possibilità di una Università e di una società migliore.
Dagli anni settanta, con la nascita delle Regioni a statuto ordinario, ha lavorato come esperto per la Regione Lombardia (con la commissione per lo statuto presieduta da Carlo Ripa di Meana, e poi nel comitato legislativo della Giunta, con i presidenti Bassetti, Golfari, Guzzetti, Tabacci, Giovenzana, Ghilardotti, Arrigoni, fino alla nomina a giudice costituzionale), nonché per altre Regioni. Ha lavorato allo statuto del Comune di Milano nei primi anni novanta, e prima ancora al progetto di legge sull’ordinamento dei Comuni e delle Province con Umberto Pototschnig. Conosce dunque da vicino i problemi delle amministrazioni pubbliche, anche locali.
Come avvocato si è occupato di questioni di diritto costituzionale e amministrativo: soprattutto difendendo la Regione Lombardia e altre Regioni in controversie con lo Stato davanti alla Corte costituzionale (li chiamavano, lui e altri, gli “avvocati delle Regioni”), ma anche, per esempio, discutendo questioni di costituzionalità e alcuni conflitti fra il Consiglio superiore della Magistratura e il Ministro di giustizia, o fra la Procura di Milano e le Camere parlamentari.
Alla Corte costituzionale è stato eletto nel 1996, dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza di tre quinti dei componenti, come professore ordinario di diritto, su designazione dei gruppi di centro sinistra. Ma alla Corte le “origini” politiche lasciano il posto alla funzione. Si possono ricordare, negli anni del suo mandato, alcune decisioni adottate dalla Corte che “politicamente” spiacevano o potevano spiacere ai partiti del centro sinistra allora al governo, o magari a tutti i partiti (per esempio sull’abuso dei decreti legge o sulle prerogative parlamentari). Della Corte è stato Presidente dal 22 settembre 2004 al 30 gennaio 2005. Sul sito ufficiale (www.cortecostituzionale.it) si può leggere la sua relazione alla conferenza stampa annuale del 2005.
Finito il mandato di giudice è tornato a insegnare all’Università statale, dove tiene tuttora un corso di giustizia costituzionale nella Facoltà di giurisprudenza, a esercitare l’avvocatura, a lavorare come esperto per alcune Regioni. Per tre anni (2007-2009) ha fatto parte del consiglio di amministrazione di RCS Quotidiani (l’editore del Corriere); dal 2009 è membro del Comitato di consultazione del Consorzio di banche “Pattichiari”, promosso dall’Associazione Bancaria Italiana.Collabora su temi costituzionali al “Sole 24 Ore”.Collabora come volontario allo “sportello giuridico” per i detenuti nel carcere di Bollate. Nel 2009 è stato eletto presidente, per tre anni, dell’Associazione italiana dei costituzionalisti.
Ha pubblicato lavori su diversi argomenti di diritto costituzionale. Ma il libretto cui è più affezionato è quello pubblicato dal “Mulino” che si intitola “La Costituzione”, dove ha cercato di illustrare la storia, i fondamenti e i principi della carta costituzionale in modo accessibile anche ai non addetti ai lavori. Il volumetto è stato distribuito in omaggio alla inaugurazione di un magazzino Coop in Emilia-Romagna, e in seguito distribuito in omaggio con il quotidiano “Il Sole 24 Ore” in occasione del sessantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione.
Non è mai stato iscritto ad alcun partito, ma ha condotto tante “battaglie” anche politiche, da cittadino e da avvocato. Per esempio la battaglia per il no nel referendum sul divorzio del 1974, e la difesa, come avvocato, di referendum di iniziativa radicale negli anni ottanta. La “cosa” più vicina alla politica che ha fatto è stata la partecipazione alla nascita dell’Ulivo nel 1994-95: referente milanese dei comitati per l’Ulivo, poi componente del gruppo di esperti per il programma formato da Prodi, fino a quando l’elezione alla Corte costituzionale, all’inizio del 1996, ha interrotto questa esperienza. Lasciata la Corte dopo i nove anni del mandato, ha preso parte alla campagna per il no nel referendum del 2006 sul progetto di riforma costituzionale (la c.d. devolution) e a tante iniziative, nelle scuole, in incontri pubblici, in sedi culturali, sindacali, politiche, in difesa della Costituzione e per diffondere la cultura costituzionale.
Si sposta in città con i mezzi pubblici. Tessera abbonamento senior per la rete urbana n. 190 316456439 dal 2005 Tessera Bikemi (dai primi mesi di funzionamento del servizio) n. 2036020812. E’ abbonato ad un radiotaxi.

Venerdì, 8 Ottobre, 2010 - 20:02

LETIZIA MORATTI, VIOLATRICE SERIALE DELLE REGOLE SU INCARICHI E CONSULENZE

Per opportuna informazione.
Cordiali saluti a tutti/e
Antonella Fachin

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DICHIARAZIONE DEL CONSIGLIERE COMUNALE BASILIO RIZZO

LETIZIA MORATTI, VIOLATRICE SERIALE DELLE REGOLE SU INCARICHI E CONSULENZE

Ho  appreso  da un lancio dell’agenzia Radiocor che Letizia Moratti è stata condannata  dalla  Corte  dei Conti del Lazio in appello per una consulenza affidata a Ernst&Young nel 2001 quando era Ministro dell’Istruzione.
Non volevo crederci, ma una verifica sul sito della Corte dei Conti, a meno di improbabile omonimie, lo conferma.
Quando  dunque  la  Corte  dei  Conti  Lombarda  la indagò per i cosiddetti incarichi  d’oro  –noi non sapevamo (ma Lei si)- eravamo in presenza di una “recidiva”.
Al di là dell’entità monetaria della condanna (ovviamente spiccioli per chi può spendere milioni di euro per una campagna elettorale) è determinante il giudizio inequivocabile sulle violazioni delle regole.
Per  i  milanesi  non è certo gradevole sapere che il proprio sindaco ha il “vizietto”  di  affidare incarichi e consulenze al di fuori della legalità, soprattutto   in  vista  del  futuro  ruolo  di  commissario  straordinario all’Expo.
E’  tuttavia  possibile  che  non  tutti soffriranno per questa notizia: si immagini  il  pensiero  dei “signori dei grandi eventi”. Visti i precedenti (L’Aquila,  G8, etc.) quale migliore nuova che sapere che sull’Expo regnerà un  commissario  ben  predisposto ad assegnare incarichi e consulenze senza troppe fisime di rispettare regole, procedure, legalità.
Si saranno congratulati a vicenda: “anche stavolta un’ottima scelta….”.

Milano, 8 ottobre 2010
Lunedì, 27 Settembre, 2010 - 12:07

chi ha paura di politiche sociali di integrazione dei Rom e Sinti?

Il 13 maggio scorso ho presentato una mozione in consiglio di zona 3, qui allegata, dal titolo “politica efficace di integrazione delle minoranze etniche dei Rom e dei Sinti”: dopo 3 anni di sgomberi costosi  e inutili che hanno solo spostato persone da una periferia all’altra senza alcuna prospettiva di soluzione, ho voluto stimolare la maggioranza di centro destra in consiglio di zona a riflettere e confrontarsi sulle possibili soluzioni al problema, soluzioni che non sono nuove e originali, ma sono prassi di buon senso in numerosi comuni d’Italia e in altri paesi europei da anni.
La mozione, come molte altre, è ancora in attesa di essere esaminata in consiglio di zona, ma dal 9 settembre u.s. è avvenuto un fatto grave: la mozione è stata “saltata” e sono state poste all’ordine del giorno mozioni presentate successivamente.
Il fatto è grave, perché il Presidente del Consiglio di Zona, Pietro Viola, in circostanze analoghe aveva sempre assicurato che le mozioni giacenti sarebbero state esaminate secondo l’ordine cronologico di presentazione, onde non fare né favoritismi né discriminazioni.
Il fatto è grave, perché nella Conferenza dei Capigruppo di luglio il Presidente del Consiglio di Zona, d’intesa con tutti i Capigruppo presenti, aveva nuovamente assicurato che le mozioni in sospeso sarebbero state esaminate secondo l’ordine cronologico di presentazione.
Invece, la mozione non è stata posta all’ordine del giorno né del 9 settembre, né del 16 settembre, né del 23 settembre; altre mozioni di data successiva sono state poste all’ordine del giorno delle predette sedute di consiglio.
Personalmente sono convinta che il Consiglio di Zona 3 dovrebbe dare un diverso e nuovo segnale al Comune in tema di “emergenza Rom”: la società civile in zona 3, costituita da maestre, genitori, volontari e cittadini, ha saputo dare un esempio concreto, non solo di solidarietà nell’emergenza degli sgomberi, ma soprattutto di rete di socialità permanente in favore di un percorso di integrazione attraverso un fattivo accompagnamento delle famiglie Rom nei processi di scolarizzazione e di avviamento lavorativo e abitativo: ha realizzato borse di studio e borse lavoro e molto altro.
Il Consiglio di Zona 3 non deve essere da meno e, per il ruolo istituzionale di ente territoriale, deve dare una risposta politica: la “politica” è l’arte del governo della città e questo è il segnale che il Consiglio di zona, se vuole, può dare alla città di Milano.
Tuttavia la maggioranza di centro destra, cui ho anche trasmesso il documento qui allegato dal titolo “Rom e Sinti: POLITICHE POSSIBILI NELL’AREA METROPOLITANA DI MILANO. MODELLI E PROPOSTE”, rifiuta pavidamente il confronto su questo argomento, pare sotto la pressione della Lega Nord che vuole parlare solo alla pancia delle persone, ma non alla loro intelligenza e al loro buon senso.
Come consigliera di zona non ho molti strumenti per protestare contro questo sopruso ai principi democratici e alle regole che il Presidente di Zona e la conferenza dei capigruppo si  sono dati.
Ad ogni consiglio di zona mi presento puntale, come sempre del resto, al primo appello delle 18.30 e dichiaro, come ho già fatto nei consigli del 16 e del 23 settembre, di non rispondere al secondo appello delle 19.00 per protesta contro questa azione subdola che elude il confronto sul tema e impedisce ai 41 consiglieri di zona di assumersi le proprie responsabilità nell’accogliere o nel rifiutare proposte ragionevoli ed efficaci –perché già sperimentate con successo altrove- per risolvere una situazione volutamente cronicizzata a Milano.
Il Comune di Milano, infatti, si rifiuta di svolgere quel ruolo di "regia pubblica", di coordinamento degli interventi  sul territorio che avrebbe potuto attivare da anni utilizzando efficacemente i 13 milioni di euro assegnati dal Ministro degli interni (ma dei quali sono già stati sperperati oltre 10 milioni di euro in sgomberi inutili e disumani) tramite politiche sociali in grado di prevenire/ridurre/eliminare il disagio e la conflittualità sociale: il comune di Milano preferisce perseguire approcci meramente ideologici ma non vuole risolvere concretamente il problema (per il definitivo benessere loro e nostro).
Il Comune di Milano, in questo campo come in molti altri settori di rilevanza sociale, "scarica" sui privati cittadini umanamente volenterosi e sui volontari di associazioni no profit, il peso dell'integrazione, che invece deve essere un obiettivo dell'intera comunità, della famigerata "società civile" attraverso l’egida del Comune.
A queste dinamiche mi rifiuto di farvi parte e continuerò a non rispondere al secondo appello, in attesa che la mozione venga sottoposta all’esame del consiglio di zona e nella speranza che poi i consiglieri di maggioranza non si defilino, uno alla volta (“quatti quatti, zitti zitti”) per far cadere il numero legale e non esaminare nel merito la mozione.
Il gettone di presenza, a prescindere che il Consiglio di Zona raggiunga o non raggiunga il numero legale di 21 (su 41 consiglieri!!), l’ho già devoluto e lo devolverò anche in futuro, all’associazione di volontari che da anni si occupa –in assenza di alcuna regia pubblica, ma solo per “buona volontà” e spirito di comunità- di progetti di lavoro e studio per le famiglie Rom del Rubattino:
Comunità di Sant’Egidio Milano ONLUS
Unicredit Banca, via Carducci 10, Milano
IT 73J02 008 01739 000 10090 9828
Causale: Borse per Rom
Cordiali saluti a tutti/e
Antonella Fachin

Lunedì, 20 Settembre, 2010 - 20:04

LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO

LETTERA DEL FIGLIO DI UN OPERAIO
Ero tornato da poche ore, l'ho visto, per la prima volta, era alto, bello,
forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l'ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua
bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L'ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato
dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L'ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L'ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli
permetteva di farmi frequentare l'università.
L'ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per
ogni ora di lavoro.
L'ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha
detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l'età
lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma
dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali
affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli
operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire
che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l'aria, quando lunedì 26 luglio 2010,  su " La Stampa" di
Torino, ho letto l'editoriale del Prof . Mario Deaglio. Nell'esposizione
del professore, i "diritti dei lavoratori" diventano "componenti non
monetarie della retribuzione", la "difesa del posto di lavoro" doveva essere
sostituita da una volatile "garanzia della continuità delle occasioni da
lavoro", ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al
minimo, non necessitava più del "tempo libero in cui spendere quei salari",
ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte
(teoria ripetuta dal Prof.  Deaglio a Radio 24 tra le 17,30  e la 18,00 di
Martedì 27 luglio 2010).
Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è
capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun
valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l'aria.
Sono salito sull'auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino.
Sono corso a casa dei miei genitori, l'ho visto per l'ennesima volta. Era
curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva
barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al
reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo
libero con la sua famiglia, quello era gratis.
Odorava di dignità.
(Luca Mazzucco)

Martedì, 7 Settembre, 2010 - 12:06

sgombero di via Rubattino, sotto la pioggia

Oggi 7 settembre 2010 la notizia ANSA riporta: "Lo sgombero era stato autorizzato dalla Prefettura e previsto da tempo"

... già, ma ci sono modi e modi per fare le cose: un modo giusto e rispettoso delle persone, che individua preventivamente delle soluzioni alternative e tiene conto delle esigenze delle famiglie con bambini frequentanti le scuole “dell’obbligo” della zona già da un paio d’anni; un modo crudele e disumano.

Ebbene, De Corato, Moratti & C., la polizia municipale e tutti gli operatori coinvolti tra tutti i giorni che potevano scegliere hanno deciso di procedere in un giorno di pioggia (ha iniziato a piovere ieri sera, quindi non è un fatto meteorico improvviso), così come l'anno scorso, il 18 novembre 2009, costrinsero le famiglie rom ad abbandonare un immobile privato abbandonato da anni, sotto la neve.

Questa è crudeltà mentale: è odio etnico; è disprezzo allo stato puro.
Questo è il genere umano che governa Milano nel 3° millennio:
è forse diverso dalle lotte tribali dei cavernicoli? E’ diverso dall’epurazione etnica perpetrata dalla Germania, dalla Serbia? .. non credo proprio: a Milano il livello diffuso di umanità è ancora a quello stadio…, anzi è ritornato indietro a quello stadio.

Adesso si sta ripetendo l'ennesima storia degli altri 300 e passa sgomberi prima di questo: i servizi sociali del Comune propongono la separazione delle famiglie, la separazione delle donne dagli uomini, dei minori dai padri e talvolta anche dalle madri (e che nessuno mi venga a parlare di rispetto dei valori della famiglia a Milano, perchè è una squallida ipocrisia!!).

Adesso i servizi sociali offriranno alle madri i luoghi più lontani possibili: in provincia di Milano, in provincia di Como (!), dall'altra parte della città, operando deliberatamente per ostacolare la frequentazione della scuola primaria da parte dei bimbi che da due anni frequentano le scuole di via Feltre, via Pini, via Cima (e che nessuno mi venga a parlare dei diritti dell'infanzia e dei minori a Milano, perchè è una squallida ipocrisia!!).

Questo non è rigore e non è rispetto delle leggi, perché a Milano le forme di illegalità, di collusione, di tolleranza verso le irregolarità sono tantissime e non vengono perseguite con analogo rigore e fermezza, …. ma è molto più facile puntare il dito contro il diverso, lo straniero, l'altro, il debole, l'emarginato, che farsi autocritica e puntare il dito verso se stessi e le proprie forme di illegalità diffusa.
Questo è solo accanimento e deliberata volontà di emarginare anche coloro che hanno avviato un processo di integrazione ..... e che nessuno mi venga a parlare di furti, di paura e di emarginazione ... perchè tutto questo è proprio ciò che si vuole continuare ad avere a Milano, dato che tutti i tentativi dei volontari e dei privati di togliere dall'emarginazione le giovani generazioni  e le loro famiglie rom viene intenzionalmente vanificato, interrotto, ostacolato, boicottato, …. dato che non solo nulla si fa per cambiare le cose, ma addirittura si fa di tutto per buttare nell’emarginazione e nel degrado più assoluto queste persone: quel poco che avevano viene letteralmente distrutto (e che nessuno mi venga a parlare del diritto alla proprietà privata e ai beni personali, all’inviolabilità delle proprie cose, perchè a Milano è una squallida ipocrisia!!).

Questo sgombero, come tutti gli altri in passato, è solo fine a se stesso: quasi 10 milioni di euro spesi solo per spostare delle persone da un luogo a un altro, senza alcuna alternativa e senza alcuna politica sociale di integrazione nel medio/lungo periodo.

... che tristezza per una città, Milano, che da troppi anni non sa e non vuole avere una politica sociale di sviluppo delle relazioni umane e della socialità, di superamento dei conflitti sociali attraverso interventi programmati e costanti di integrazione!!
… che tristezza per l’aridità diffusa di molte, troppe coscienze …

Ci sono
aiuti pubblici alle imprese di ogni settore,
aiuti pubblici alle banche,
aiuti pubblici ai teatri e al cinema,
aiuti pubblici all'editoria e ai giornali di partito,
aiuti pubblici alle famiglie che iscrivono i loro figli a scuole private,
aiuti pubblici agli inceneritori e alle centrali elettriche (v. CIP6),  
aiuti pubblici a pioggia agli amici degli amici, insomma a "cani e porci",
ma alle minoranze etniche NO!!
.. per risolvere una conflittualità sociale che si è incancrenita negli ultimi anni: NO!!
ai bambini emarginati, NO!


... meglio farli vagare per la città come cani randagi, anche se sono persone, ..

Chissà quanti sono soddisfatti e diranno: "sono stati cacciati via i rom"!! … “cacciati”…. Le parole hanno significato: quanto odio, quanto livore, quanto disprezzo in queste parole….

E' più facile che delinqua un giovane rom con il diploma di terza media o con il diploma tecnico in tasca oppure un giovane rom analfabeta, “senza arte né parte” ed emarginato?


Bene, da domani potremo smettere di parlare di emergenza rom: il problema è stato risolto!!!


Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Lista civica "Uniti con Dario Fo per Milano"
Facebook: Antonella Fachin

Martedì, 7 Settembre, 2010 - 09:51

PERCHÉ MILANO HA BISOGNO DI UNA MOSCHEA

Riporto il comunicato di Luciano Muhlbauer, che sottoscrivo in toto. Cari saluti a tutte/i Antonella Fachin -------------- PERCHÉ MILANO HA BISOGNO DI UNA MOSCHEA Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer Milano ha bisogno di luoghi di culto islamici. Non in omaggio al famigerato buonismo e nemmeno perché lo dice Tettamanzi, ma semplicemente perché lo esige il buon senso e il buon governo. Milano ha bisogno che possano esistere legalmente e formalmente delle moschee perché a Milano c’è un numero significativo di lavoratori e residenti di fede musulmana. Secondo gli ultimi dati della Camera di Commercio, sul territorio del comune di Milano sarebbero attive oltre 1.500 ditte i cui proprietari sono di religione islamica. Chi oggi sostiene, come la Lega e De Corato, che Milano non ha bisogno di una moschea o propone assurdi e pericolosi referendum, dovrebbe spiegare invece ai milanesi qual è l’alternativa e che futuro intende costruire per la città. Perché non consentire che possano esistere legalmente dei luoghi di culto non significa affatto che i fedeli non si riuniscano per pregare, ma unicamente che lo facciano dove capita, dalle cantine ai marciapiedi, fino ai capannoni eccetera eccetera. Ed è esattamente quello che succede a Milano da tempo, come ben sanno Lega e Pdl che governano la città da 17 anni. Dire che ci si oppone all’esistenza legale di moschee e contemporaneamente capeggiare le campagne contro le “moschee abusive” è ipocrita e irresponsabile. È ipocrita perché tanto le “moschee abusive”, in assenza di quelle legali, esistono comunque ed è irresponsabile perché non offre una via d’uscita condivisa e condivisibile e, pertanto, avvelena il clima e coltiva i rancori. Chi dice sempre e comunque soltanto dei “no”, oggi deve parlare chiaro. Deve chiarire se ritiene che ci debba essere una pulizia etnico-religiosa, per cui tutti i musulmani vadano espulsi da Milano e dall’Italia. Ebbene sì, perché questa sarebbe l’unica alternativa reale, sebbene da incubo, all’esistenza di luoghi di culto islamici. Se invece la Lega, De Corato e la Moratti non sono favorevoli all’espulsione di massa su base religiosa, allora devono spiegare cosa intendono fare perché i milanesi di fede islamica possano praticare legalmente e alla luce del sole la loro fede. E lo devono fare ora, all’inizio della campagna elettorale e senza la pericolosa furbizia dei referendum. Lo devono fare perché governano Milano da 17 anni e non possono continuare a prendere per i fondelli i milanesi.

Lunedì, 6 Settembre, 2010 - 22:18

Si può uccidere un uomo, ma non le sue idee

Si può uccidere un uomo, ma non le sue idee

6
set2010 


di Maurizio Pallante e Andrea Bertaglio
La notizia dell’uccisione di Angelo Vassallo, sindaco di Pollica (SA), ci ha lasciati sconvolti come tutte le persone impegnate nella difesa della legalità e dell’ambiente, ma con una nota di dolore e di coinvolgimento particolare, dato che nel prossimo fine settimana si sarebbe dovuta svolgere ad Acciaroli, una frazione del comune salernitano, la festa denominata “U’viecchiu”. L’evento, che il nostro Movimento per la Decrescita Felice aveva contribuito ad organizzare e di cui avevamo parlato in un precedente post, sarebbe stata anche l’occasione per far convergere nella cittadina cilentana i nostri circoli del centro-sud, in modo da costruire un momento di confronto e di approfondimento della conoscenza reciproca.
Non era certo per caso che si era creata questa forma di collaborazione con l’Amministrazione comunale di Pollica. Infatti il sindaco Vassallo, un ex pescatore della frazione Acciaroli al suo secondo mandato, oltre a essere impegnato sui problemi della legalità, aveva una sensibilità ecologica molto spiccata e la volontà di valorizzare le specificità del suo territorio. Angelo Vassallo era noto alla cittadinanza per l’attaccamento alla sua terra e l’attenzione al civismo.
Arrivati ad Acciaroli si percepiscono felicità ed armonia con la natura. Questo anche grazie ai cittadini di Pollica, attaccati ai valori della propria terra, orgogliosi di essere una comunità rurale che rispetta la natura prodiga di doni, come i prodotti ittici, l’olio, il grano, le viti e la diffusione di cibi autoprodotti. La pasta fatta in casa qui da sempre si serve nei ristoranti. La genuinità non è mai mancata, anzi, è un valore da tutelare e promuovere. La dieta mediterranea? È stata inventata da Ancel Keys a Pioppi, un’altra frazione del comune di Pollica. La tradizione del cibo di qualità è un patrimonio nazionale non misurabile che trova la sua culla proprio qui.
E dimenticatevi l’Italia arretrata. Pollica, città slow food, è anche il comune coordinatore di un progetto politico all’avanguardia (Accordi di Reciprocità) finalizzato all’indipendenza energetica del territorio e dei 73 comuni rientranti nel Parco del Cilento e del Vallo di Diano. Questo progetto si fonda su tre pilastri: il risparmio energetico e la riduzione dell’uso di fonti fossili; l’uso razionale dell’energia e l’efficienza energetica; l’uso delle fonti energetiche rinnovabili.
Questa impostazione metodologica, che MDF condivide e promuove da anni, consentirà di sostenere le conseguenze prossime di una riduzione della disponibilità di petrolio ed un aumento dei prezzi dello stesso senza sacrifici da parte delle popolazioni. Nella visione lungimirante del sindaco Vassallo, l’autonomia energetica doveva essere affiancata dalla sovranità alimentare, cioè da una valorizzazione della produzione locale, dell’uso delle risorse del territorio e delle filiere corte.
Piani ed idee politiche che neanche il sistema Italia ha saputo avviare, mentre nel Cilento si cerca di praticare, sostenere, ricercare, condividere ed usare quanto più possibile le migliori tecnologie anche nel campo energetico. Vassallo ed altri Sindaci cilentani sono il simbolo di un’idea di sviluppo diversa da quello industriale, uno sviluppo non materiale ma in armonia con la natura. Nel Cilento il turismo sostenibile è una realtà: riuso di vecchi casolari di pietra, prodotti tipici locali, energie rinnovabili, raccolta differenziata (che a Pollica ha raggiunto il 70%), sono solo alcune delle buone pratiche amministrative avviate da anni nel territorio.
Chi pensa di poter arrestare un processo di questo genere stroncando brutalmente la vita di chi se ne è fatto promotore non tiene conto che queste idee sono ormai penetrate profondamente nella popolazione, e che l’impegno di chi ha votato Vassallo sindaco, in una lista civica orientata a sinistra, troverà nuovo impulso e nuove persone in grado di portarle avanti.
pubblicato su: Il Fatto Quotidiano
Lunedì, 6 Settembre, 2010 - 11:54

Stefano Boeri: chi è costui?!?!... direbbe Don abbondio...

Per opportuna riflessione sulla candidatura di Stefano Boeri, architetto di fiducia dell’immobiliarista Ligresti, progettista del Cerba nel Parco (sempre meno) agricolo Sud.
 
Cordiali saluti
Antonella Fachin
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Corriere della sera

Il premio Nobel

Dario Fo su Boeri candidato: sono contrario, è coinvolto

in interventi controversi

«Diciamo così: è uno che ha un bel po ' di piedi, è dentro molte manovre».

«Il centrosinistra sbaglia metodo»

Il premio Nobel
Fo su Boeri candidato: sono contrario,
è coinvolto in interventi controversi

«Diciamo così: è uno che ha un bel po' di piedi, è dentro molte manovre». «Il centrosinistra sbaglia metodo»
«Pollice verso, valutazione assolutamente negativa».

Dario Fo, perché non apprezza la candidatura di Stefano Boeri?
«È una persona carente dal punto di vista del rigore politico».

Perché ha lavorato con l ' amministrazione Moratti?
«Diciamo così: è uno che ha un bel po ' di piedi, è dentro molte manovre, dentro tanti progetti a dir poco controversi. Ma non è solo un problema di persona».

Boeri è considerato un grande architetto.
«Sul piano tecnico sarà anche un ottimo architetto. Mi preoccupa molto di più come si muove il Pd. Con la stessa logica dell ' altra volta».

Si riferisce alle comunali del 2006?
«Sì e mi riferisco al comportamento del centrosinistra. È sbagliato il metodo, la logica, tutto».

Ma ci sono le primarie e Boeri sarà appoggiato da una lista civica. E dall ' altra parte c ' è Giuliano Pisapia.
«L ' altra volta si è formato una specie di cartello che tirava tutti nella stessa direzione perché si era deciso che Ferrante era l ' uomo giusto. Non c ' è mai stato dibattito come non c ' è stato questa volta».

Che doveva fare il Pd?
«Se uno lavora con certi gruppi, se è inserito in certe operazioni, tu partito non lo accetti. Boeri lavora con i più grandi organizzatori di azioni poco chiare nell ' ambito della storia urbanistica di Milano. Io partito, guardo con chi vivi, con chi operi e sulla base di questo scelgo. Non è che apro l ' elenco del telefono e vado avanti ba, be, bi, bo... Boeri. Scelgo».
Maurizio Giannattasio
02 settembre 201002 settembre 201002 settembre 201002 settembre 2010
Corriere della Sera
 

Mercoledì, 28 Luglio, 2010 - 21:39

PRIVATIZZAZIONE ACQUA PUBBLICA: BLITZ DI FERRAGOSTO!!!

PERICOLO: DIFFONDETE L'INFORMAZIONE!!

C'è il rischio che la Giunta Formigoni proceda all'approvazione di un progetto di legge per la privatizzazione dell'acqua in tutta la Regione!
LA LOBBY DELLA PRIVATIZZAZIONE DEI BENI COMUNI PUBBLICI NON SI FERMA NEMMENO A FERRAGOSTO NE' DI FRONTE ALLE 237 mila FIRME raccolte in Lombardia a sostegno del Referendum nazionale.

La notizia è stata anticipata sul Corriere della Sera di ieri, allego l'articolo e il link: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/10_luglio_27/Senesi-regione-svolta-per-l-acqua-1703467255661.shtml
Occorre mobilitare al più presto i sindaci (che verranno esautorati...), le province e i consiglieri regionali.
Ognuno può iniziare a fare il tam-tam, per bloccare il blitz ferragostano di Formigoni!

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Lista civica "Uniti con Dario Fo per Milano"
Facebook: Antonella Fachin

Allegato Descrizione
acqua Lombardia - Corsera_20100727.pdf
21.12 KB
Lunedì, 26 Luglio, 2010 - 22:55

LA MORATTI SPEGNE MILANO... eci vuol molto di più per accenderla!!!

Da Arcipelago Milano del 26 luglio 2010.
Cordiali saluti
Antonella Fachin
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LA MORATTI SPEGNE MILANO

26-7-2010 by Giovanni Zanchi 

 

La campagna elettorale di Letizia Moratti è iniziata ormai da tempo. Non è un mistero. Dal canale televisivo al finanziamento del restauro della Madonnina è chiaro anche che non risparmierà nulla, nemmeno i soldi del marito. Dopo cinque anni di distanza abissale dai propri cittadini ed elettori, qualche sognatore poteva immaginare le classiche comparse dell’ultimo minuto in mezzo alla popolazione milanese, per far credere di essere una sindaca pop. Dalle prime mosse di lady Letizia sembra che non sarà così.
Gli anni d’oro di Carlo Tognoli sono distanti e sbiaditi, ma tutt’ora chi incrocia l’ex primo cittadino socialista, lo saluta rivolgendogli un caloroso “Buongiorno signor Sindaco”. Aveva l’abitudine di vivere la città che amministrava stando tra i propri concittadini. Il quinquennio Moratti non presenta analogie di sorta con il suo illustre predecessore. Oggi la Sindaca, per visitare i quartieri di Milano, è costretta a visitarli di notte, travestita per non essere riconosciuta e protetta da una scorta. É in questo modo singolare che la prima cittadina ha pensato di informarsi sui problemi e le dinamiche della sua città.
Problemi e dinamiche che vengono affrontate con una sistematica repressione. Dopo via Paolo Sarpi e via Padova arriva l’ordinanza anti-degrado per il Corvetto. Questo provvedimento resterà in vigore fino al 16 ottobre e impone la chiusura dei bar a mezzanotte e dei centri massaggi alle 20 (non avevano vincoli di orario). L’ordinanza comunale colpisce anche i take away, le pizzerie al taglio, i kebab, che oltre a dover anticipare di un’ora la chiusura, hanno il divieto di vendere bevande da asporto dopo le 20, se non in contenitori di plastica o di carta. A Palazzo Marino, evidentemente, pensano che il deserto sia la migliore risposta all’esigenza di sicurezza dei cittadini. Di questo provvedimento non tutto è da buttare: l’obbligo di depositare presso il comando dei vigili urbani i contratti d’affitto, e per gli occupanti degli alloggi la scheda entro 15 giorni, è uno strumento efficace nella lotta all’abusivismo.
É il costante ricorso a misure repressive che non può essere accettato come unica soluzione al degrado. É necessario diversificare, creare più occasioni di aggregazione sociale, occasioni che devono essere create soprattutto nei quartieri periferici.
Come spesso accade è nel periodo estivo che l’estro della giunta di centro destra si manifesta in tutto il suo splendore. Fortunatamente ci è stato risparmiato lo scempio della cancellata attorno al sagrato della basilica di San Lorenzo, che comunque dovrebbe arrivare in ottobre. I poveri turisti che sceglieranno Milano come meta avranno a disposizione un’enorme città fantasma. Negozi chiusi, locali chiusi, poche e scomode iniziative, sono l’offerta milanese ad agosto.
Sono troppi passi indietro per una città con l’ambizione di essere protagonista a livello internazionale. Per riuscire ad aprirsi al mondo, bisogna cominciare a tenerne il passo. L’Expo si avvicina e suona sempre più come l’ultima chance. É anche l’esempio migliore dell’incapacità di Letizia Moratti: dopo averne cavalcato il successo, fregiandosene come se fosse solo merito suo, ignorando quanto il governo Prodi lavorò per ottenerla, la sta umiliando regalandoci l’immagine della più becera lite da cortile. Alla faccia della gloria internazionale. Senza dimenticare che il provincialismo di questa giunta ha portato a considerare l’evento come una questione del tutto locale, trascurando l’importanza che l’Esposizione rappresenta per l’Europa.
Milano deve riaccendersi, Milano merita di più. Molto di più.

 

Giovanni Zanchi

Venerdì, 16 Luglio, 2010 - 15:21

LAVORO (POCO), TRAFFICO (MOLTO) E ZERO OTTIMISMO

dal notiziario CHIAMAMILANO del 17 luglio 2010.

Cordiali saluti
Antonella FAchin

LAVORO (POCO), TRAFFICO (MOLTO) E ZERO OTTIMISMO
I risultati di un’indagine dell’Ipsos, commissionata dall’ANCI sul grado di soddisfazione dei cittadini lombardi nei confronti delle amministrazioni cittadine

Lavoro, welfare e inefficienza politica sono i tre temi che maggiormente preoccupano i cittadini lombardi.

Mercoledì 14 luglio si è svolta presso l’Urban Center in galleria Vittorio Emanuele la prima presentazione dell’Osservatorio Ipsos sulla percezione che i cittadini lombardi hanno dell’operato dei propri Comuni.

L’indagine demoscopica, commissionata dall’ANCI Lombardia, ha messo in luce come il problema maggiormente percepito, sia a livello nazionale che nella nostra regione, riguarda il lavoro, come ha dichiarato il 71% degli intervistati.
Al secondo posto la mobilità, mentre positivo è il trend sul tema sicurezza.

Secondo Attilio Fontana, Sindaco di Varese e presidente dell’ ANCI Lombardia, il monitoraggio delle opinioni dei cittadini è molto importante, oltre ad essere un utile strumento per gli amministratori e spiega che “questa ricerca, che esce in concomitanza con la manovra e l’accordo sull’autonomia fiscale dei Comuni, mostra quanto fortemente i cittadini si rispecchino nelle realtà comunali”.
Il giudizio sul lavoro dei comuni è favorevole per il 55% degli italiani (per il18% molto positivo, positivo per il 37%). Ma ci sono forti differenze tra Nord e Sud: i più soddisfatti sono nel cittadini del nord est, con il 29% di molto positivo; i più delusi si trovano nel Sud e le isole con un 27% di molto negativo.
In Lombardia i cittadini soddisfatti della propria amministrazione cittadina superano del 26% gli insoddisfatti. Ma anche qui notiamo delle differenze: la “Bassa” è la zona che apprezza maggiormente i comuni (il 24%  sono molto molto e il 48% soddisfatti).
Luca Comodo, Direttore della divisione politico-sociale dell’Ipsos ha illustrato che, in ogni caso, la Lombardia ha una media di soddisfazione più alta del dato nazionale.
Seconda emergenza per i cittadini lombardi è la mobilità: intesa nel senso più ampio del termine,  dalle infrastrutture al traffico, dai parcheggi alla manutenzione delle strade, alla qualità del trasporto pubblico.
Il 34% dei Lombardi considera prioritario questo problema e la percentuale sale al 45% se si considera la sola Provincia di Milano.
In calo invece la percezione d’insicurezza: il tema è prioritario per il 13% dei Lombardi contro il 18% del 2009. Difficile comprendere se una flessione così netta dell’allarme criminalità sia dovuta ad un aumento effettivo della sicurezza delle città o piuttosto allo scemare delle ondate mediatiche che puntualmente si gonfiano in prossimità delle elezioni.

Infine, i dati sull’ottimismo per la propria situazione personale: da gennaio a giugno di quest’anno il Nord, che partiva da un modesto ottimismo dell’8% è precipitato ad un misero 1%. Cioè solo un cittadino su cento pensa che in un prossimo futuro la propria condizione migliorerà.
Se non è crisi questa.

Fanny Papa

Martedì, 6 Luglio, 2010 - 08:40

INCONTRO LISTE CIVICHE UNITI CON DARIO FO PER MILANO E UN’ALTRA PROVINCIA PER ELEZIONI COMUNALI

INCONTRO LISTE CIVICHE UNITI CON DARIO FO PER MILANO E UN’ALTRA PROVINCIA PER ELEZIONI COMUNALI 2011
Mercoledì 7 luglio 2010, ore 18.00/20.00
c/o negozio civico Chiamamilano - Largo Corsia dei Servi (Corso Vittorio Emanuele)
Mercoledì 7 luglio 2010, ore 18.00/20.00c/o negozio civico Chiamamilano - Largo Corsia dei Servi (Corso Vittorio Emanuele)
Abbandonata al governo dei poteri forti, delle grandi speculazioni, dell’infiltrazioni della criminalità organizzata, Milano si sta impoverendo economicamente, culturalmente e moralmente. Cresce la povertà, la precarietà della vita, la diffidenza nel prossimo e la chiusura in se stessi. Nella crisi dei partiti e nella frantumazione della sinistra si è disperso un patrimonio di speranza nella possibilità di sconfiggere questa politica.

Eppure le prossime elezioni per il rinnovo del consiglio comunale di Milano sono una occasione vera per chiudere una lunga, troppo lunga parentesi di governo del centrodestra che ha visto questa profonda trasformazione della nostra città. Con questo obiettivo vogliamo lavorare come liste civiche che possono raccogliere il bisogno di partecipazione e l’aspirazione a governare nel segno del bene comune.

Per discuterne insieme mercoledì 7 luglio dalle 18 alle 20 presso il negozio civico Chiamamilano in largo Corsia dei Servi (corso Vittorio Emanuele) si incontrano le liste civiche Uniti con Dario Fo per Milano e Un'altra Provincia.
Introdurranno l’incontro Basilio Rizzo, Consigliere comunale di Uniti con Dario Fo per Milano, e Massimo Gatti, Consigliere provinciale di Un’altra Provincia.

Paolo Cagna Ninchi per Uniti con Dario Fo per Milano
Franco Morabito per Un’altra Provincia

Dove:
Negozio civico di Chiamamilano, Largo Corsia dei Servi, 11, Milano
Quando:
Da Mercoledì 7 Luglio - 18:00 a Mercoledì 7 Luglio - 20:00
Chi organizza:
Uniti con Dario Fo per Milano e Un’altra Provincia.
Martedì, 6 Luglio, 2010 - 08:38

La Milano del futuro. Lavoro e welfare. Verso le elezioni comunali

martedì 6 luglio, alle ore 15.00
presso la Sala Buozzi della Camera del Lavoro (c.so di Porta Vittoria 43)
si terrà un dibattito dal titolo:
La Milano del futuro. Lavoro e welfare. Verso le elezioni comunali.
Dopo l'introduzione di Onorio Rosati, ne dibatteranno:
Basilio Rizzo (Lista Fo),
Giuliana Carlino (italia dei Valori),
Roberto Cornelli (PD),
Daniele Farina (Sinistra e Libertà),
Milly Moratti (Milano Civica),
Nello Patta (Federazione della Sinistra).
Saranno presenti Associazioni MIlanesi
Dove:
Camera del lavoro di Milano - Sala Buozzi, corso di Porta Vittoria, 43
Quando:
Da Martedì 6 Luglio - 15:00 a Martedì 6 Luglio - 18:00
Mercoledì, 19 Maggio, 2010 - 20:38

20mag,ore18:Triboniano, Rom, Ong e operatori in presidio davanti a Palazzo Marino

Triboniano, i Rom, le Ong e gli operatori umanitari in presidio davanti a Palazzo Marino
Milano, 19 maggio 2010. Domani, giovedì 20 maggio, a partire dalle 18 si terrà un presidio pacifico davanti a Palazzo Marino, in piazza della Scala. La manifestazione è stata promossa dalla comunità Rom di via Triboniano, per protestare contro i continui sfratti che mettono sulla strada famiglie indigenti e contro il progetto dello smantellamento del campo, programmato a partire dal 30 giugno, senza alternative abitative e inclusive sufficienti all'emergenza umanitaria. Organizzazioni per i Diritti Umani e centri antirazzisti sosterranno il presidio. "E' il primo passo per la difesa del nostro diritto all'esistenza e alla dignità," affermano senza esitazioni i rappresentanti delle comunità Rom riunitesi in assemblea domenica scorsa. Il Gruppo EveryOne, che ha scritto una lettera al vicesindaco e alla Casa della Carità, chiedendo l'interruzione degli sfratti e l'avvio di politiche in linea con la Carta dei diritti fondamentali della persona nell'Ue, sarà presente al presidio. "Negli ultimi anni il Comune di Milano ha perso una grande opportunità civile," spiegano i leader dell'organizzazione Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "perché ha avuto a disposizione tanti milioni di euro, ma ha investito tutto quel denaro in una forsennata caccia all'uomo, attuando sgomberi irresponsabili in estate e in inverno, mettendo sulla strada bambini, donne e malati. Ha murato case abbandonate, acquistato centinaia di telecamere di sorveglianza, distolto la polizia municipale dai suoi compiti utili alla collettività per trasformarla in una milizia etnica. La Commissione europea e l'Alto Commissario Onu per i Diritti Umani hanno condannato tali procedure, contro cui sono state aperte procedure di infrazione. Ora tocca al Triboniano, un campo che sta per essere sacrificato alla realtà dell'Expo, attorno a cui gravita ogni genere di malapolitica e malaffare". Vi è una certa preoccupazione, da parte delle istituzioni locali, dopo i moti di protesta verificatisi al Triboniano giovedì 13, quando alcuni rappresentanti della comunità di via Triboniano hanno eretto barricate, dato fuoco a copertoni e a un'auto, messo alcune bombole in mezzo alla strada. L'Assemblea di via Triboniano e gli Antirazzisti Milanesi assicurano che il presidio si svolgerà in modo pacifico: "La manifestazione si prefigge esclusivamente lo scopo di consegnare e rendere pubblica all'amministrazione comunale una proposta di soluzione della vicenda che rappresenta la volontà di tutti gli abitanti del campo. Le famiglie si rendono infatti disponibili a lasciare l'insediamento purché vengano salvaguardati i loro diritti fondamentali: un’abitazione degna e sostenibile per i 100 nuclei familiari; la garanzia di continuità scolastica per tutti i bambini; la fine di ogni gestione esterna degli interessi e dei diritti della comunità". La Croce Rossa Italiana e la Croce Rossa Romena visiteranno il campo nei prossimi giorni con una delegazione, per verificare le condizioni di salute degli insediati, per accertare che le famiglie verranno risistemate in alloggi adeguati e che siano previsti dopo il trasferimento programmi di inclusione, come prevedono gli accordi internazionali. "Al Triboniano rischia di verificarsi una spaventosa tragedia umanitaria," comunica l'ufficio stampa della sezione Diritti Umani del Circolo "Generazione Italia" di Milano, "ed è importate evitarla. Dopo le proteste di giovedì, si è parlato dei Rom come di facinorosi e violenti. Chi conosce la situazione del campo, però, si rende conto che per i 700 esseri umani lì residenti non esistono più diritti né opportunità di vita. Quando un gruppo sociale viene perseguitato, è sancito il suo diritto alla ribellione: lo afferma la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Domani, però, la protesta si svolgerà in modo tranquillo, anche perché è auspicabile da parte delle autorità cittadine iniziare finalmente ad ascoltare i Rom del Triboniano, evitando di delegare le loro scelte e il loro destino ad associazioni che non hanno motivo di rappresentarli".
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
+ 39 331 3585406 :: +39 393 4010237
Mercoledì, 12 Maggio, 2010 - 11:36

ESISTE UN'ALTRA ITALIA

Per opportuna riflessione.
Cordiali saluti a tutti/e
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
Facebook: Antonella Fachin
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Facciamo girare queste parole. Perchè sono le parole che mancavano. Quelle che in molti pensavano ma non hanno avuto la possibilità, la forza o il coraggio di urlare.
Le ha scritte un giovane sindaco, Domenico Finiguerra, ai cittadini di Cassinetta di Lugagnano, ma sono rivolte a tutti. O almeno a tutti quelli che vorrebbero davvero un'altra Italia.
_________________
Con questa lettera mi rivolgo ai 1800 cittadini di Cassinetta di Lugagnano, ai frequentatori del mio sito internet, ai miei contatti sui social network, ai 30 mila aderenti alla Campagna Stop al Consumo di Territorio, ai 420 mila sostenitori dell’Acqua Pubblica, alle migliaia di persone che ho incontrato in incontri pubblici, conferenze e dibattiti, ai miei colleghi, amministratori o politici.
Negli ultimi 8 anni sono state molte le occasioni per scrivere, commentare, riflettere a voce alta.
Ho condiviso con dei fantastici compagni di viaggio, il gruppo “Per Cassinetta”, protagonisti dell’esperienza di rinnovamento del nostro comune, l’orgoglio e l’onore di guidare Cassinetta di Lugagnano, la sua comunità e il suo territorio, nella difesa dell’ambiente, del paesaggio e dei beni comuni, per la terra e per l’acqua.
Ho condiviso la speranza e la volontà di contribuire alla costruzione di un futuro migliore e diverso per i nostri figli.
Insieme alla mia giunta ho sempre manifestato pensieri e idee con la massima sincerità.
Oggi, non posso non fare altrettanto.
Spesso i politici dicono e fanno cose con lo scopo di accattivarsi la simpatia dei cittadini elettori. Prestando molta attenzione a non urtare le sensibilità e le suscettibilità. Evitando scomodi argomenti che potrebbero far perdere qualche voto al loro partito.
Sono stato eletto nel 2002 e riconfermato nel 2007 alla guida di una lista civica. Senza nessun legame con i partiti. Ma la mia storia personale e le mie idee mi collocano nella parte del campo che si contrappone (o sarebbe meglio dire dovrebbe farlo), all’attuale maggioranza di Governo guidata da Silvio Berlusconi e da Umberto Bossi.
Per l’affetto o per il rispetto che devo a tutti i cittadini di Cassineta e a tutti coloro che mi seguono in rete o che mi hanno ascoltato in qualche sala pubblica, cinema o teatro, è per me indispensabile manifestare apertamente il mio pensiero rispetto alla deriva culturale e all’impoverimento civile che sta interessando l’Italia.
Negli ultimi anni, lentamente, giorno dopo giorno, si è diffuso un amaro rancore preventivo nei confronti di chi è straniero, di chi professa altre religioni rispetto a quella cattolica, di chi è diventato nostro vicino di casa. “Andate via, a calci nel c…!”, “L’Italia agli Italiani!”,“Giù la mani dalle nostre donne, dal nostro lavoro, dal nostro crocifisso!”
Quante volte abbiamo udito queste frasi? Alla televisione, alla radio o in comizi elettorali.
Ma nelle ultime settimane l’accelerazione di questo processo e l’affermazione di prassi e comportamenti indegni di un paese che vuole definirsi civile, ha assunto un carattere davvero insopportabile. Ha cominciato a coinvolgere in maniera diretta i bambini. E cosa ancor più grave, per me, ha visto sindaci e assessori agitare spettri e propaganda per far venire ai cittadini la bava del livore alla bocca, sperando di interpretare questi istinti primordiali e alimentare così il proprio consenso.
Un comune in Provincia di Verona ha lasciato a piedi i bambini (figli di stranieri) non in regola con il pagamento dello scuolabus. Così, se le porte del pulmino giallo si aprivano per taluni, per altri si chiudevano. “Tu sali! Tu resti giù!”
In un altro comune in Provincia di Brescia alcuni bambini (sempre figli di stranieri) non in regola con il pagamento della refezione sono stati lasciati a digiuno. Proprio così. Mentre i loro compagni venivano serviti con pastasciutta, bistecca e insalata, questi piccoli esseri umani si sono trovati davanti un semplice pezzo di pane e dell’acqua. Quando un imprenditore, volendo separare le sue responsabilità da quelle del suo sindaco, ha voluto saldare il debito per conto delle famiglie morose, gli sono giunti messaggi indispettiti, raccolte di firme contro la sua donazione. Perché? Perché si era azzardato a guastare il clima di ritorsione collettiva e vendicativa… a sporcarlo con un gesto di buona volontà?
Una vergogna. Una vera e propria vergogna. Ho provato ad immaginare mio figlio, seduto ad un banchetto. L’ho immaginato guardare il suo compagno mangiare ed abbassare lo sguardo, umiliato, senza sapere perché. Ho provato ad immaginarlo con lo zainetto in spalla tornare mestamente e a piedi verso casa. Il capo chino e l’etichetta di diverso sulla giacchettina.
Cari cittadini e cari amici,
di fronte a questi episodi, cartine di tornasole di cosa è diventato il nostro paese, non posso tacere. Non posso non gridare il mio disprezzo umano e politico per chi nell’intento di ottenere voti e approvazione, non riuscendo a far pagare genitori morosi, si inorgoglisce nel prenderne a calci i figli. Si inorgoglisce. Invece di mettere in campo un’azione doverosa di recupero e verifica dell’evasione, cavalca tale occasione per raccogliere i frutti dall’albero dell’insofferenza diffusa.
Io sento il dovere morale di dire e fare la mia parte. Innanzitutto non voltandomi, per opportunismo, dall’altra parte, diventando così complice. Corresponsabile morale di una classe politica di aspiranti gerarchi che cercano visibilità in un regime culturale fondato sulla ripugnanza, sull’egoismo e sulle povertà ideali e materiali. Sospinti da cittadini che hanno smarrito, sono stati spogliati o si sono liberati dei sentimenti di fraternità e pietà.
Sul mio sito si parla molto di temi ambientali. Ma di fronte ai respingimenti in alto mare di donne e bambini in fuga dalla fame e dalla guerra, di fronte ai cadaveri di stranieri ammassati nel deserto libico perché non idonei ad avere un pezzo di carta, di fronte alle scene di razzismo e deportazione cui abbiamo assistito alcuni mesi fa a Rosarno, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di nucleare o risparmio energetico.
Di fronte alle rivoltanti e spregevoli parole di politici che incitano alla caccia al diverso, sia esso musulmano, nero o omosessuale, di fronte a questa deriva barbarica, che sta gettando le basi, e forse ha già costruito, una società della violenza, dell’invidia e dell’iperindividualismo, di fronte agli sguardi di giustificazione (se non addirittura di approvazione) delle parole cariche di retorica razzista, di fronte ai fatti prodotti da un clima che ricorda quello preparatorio dei tempi bui del nazi-fascismo, di fronte a tutto questo, non me la sento di cambiare discorso per parlare di inceneritori o autostrade.
Di fronte al degrado civile e morale del mio paese, l’Italia, che sta mostrando in questi giorni il suo lato peggiore, mi sento in dovere di manifestarvi tutto il mio disagio e la mia indignazione. Affinché tutti voi sappiate da che parte sto. Anche se, e ne sono consapevole, ciò comporterà da parte di alcuni di voi, ma spero di pochi, l’abbandono di sentimenti di simpatia nei miei confronti.
Ma ciò che io vi chiedo non è la simpatia. Osservando insieme a voi gli occhi di un bambino che implora pietà su un gommone o quelli di un uomo abbassato su una pianta di pomodori, ciò che io vi chiedo è la comprensione e la solidarietà, per loro.
Da pochi giorni è passata la Pasqua. La gran maggioranza di voi ha festeggiato la Resurrezione di Gesù. Lo stesso Gesù che se fosse nato oggi, in Italia, magari in una catapecchia della periferia milanese, non sarebbe stato salutato con riunioni di gioia e cori di giubilo, bensì con presidi di protesta e cori razzisti.
Se siete credenti e cristiani e vi recate in chiesa tutte le domeniche, udirete parole che invitano all’amore. Ascoltatele.
Non prestate orecchio a chi, ostentando un fazzoletto verde nel taschino o una spilletta con uno spadone puntato in alto, a pochi metri del sagrato della chiesa, vi indica come unica strada da percorrere quella della paura, dell’odio e dell’intolleranza.
Pensate invece ai vostri figli e alle prossime generazioni. Cercate di non trasmettere sensazioni di lontananza rispetto a chi ha il colore della pelle diversa, a chi prega un dio diverso, a chi viene da un paese diverso. Perché non sarà né bello né piacevole per i vostri figli, vivere in un paese dove ci si guarda con diffidenza o indifferenza. Dove il pregiudizio annega ogni stimolo alla reciproca conoscenza. Dove il benessere individuale viene prima di ogni regola di giustizia sociale e collettiva.
Forse non ho nessun diritto di dirvi tutto questo, e mi scuso se ciò è vissuto da parte vostra come una sorta di predica. Ma io sono un sindaco e, seppur piccolo, sono un rappresentante delle istituzioni ed è bene che i cittadini che rappresento e quelli che si soffermano ad ascoltare ciò che dico e propongo in rete, sappiano quali sono i sentimenti che si agitano nel mio cuore.
Io sto dalla parte delle sorelle e dei fratelli stranieri. Quelli che arrivano disperati in cerca di speranza. Quelli che muoiono di stenti implorando accettazione. Quelli che sono sfruttati senza ritegno da delinquenti e criminali. Quelli che tutti i giorni accompagnano i nostri figli a scuola, quelli che curano i nostri anziani e che cureranno noi tra qualche anno, quelli che lavano i nostri gabinetti, quelli che si sporcano le mani di grasso per noi.
Io sto dalla parte dei bambini che non hanno colpa o peccato e che, pur avendo un genitore che non vuole o magari semplicemente non può pagare la mensa scolastica, hanno comunque diritto, come tutti i bambini del mondo, alla serenità e a vedersi riconosciuti pari dignità e diritti dei loro compagni di banco.
Io sto da questa parte e sarebbe bene che tutti, i piccoli e i grandi sindaci, gli assessori o i consiglieri comunali, le liste civiche, quelle democratiche, quelle progressiste, di centrosinistra o semplicemente di ispirazione civile o addirittura quelle di centrodestra che non condividono questa deriva di ostentata disumanità, così come i militanti, gli uomini di cultura, i blogger, i pastori, i cantanti, i contadini, i lavoratori, gli imprenditori,i cittadini, insomma tutti quelli che stanno da questa parte, liberassero i loro pensieri e li proponessero con fierezza, a dimostrare che esiste anche un’altra Italia.
domenico finiguerra
sindaco di Cassinetta di Lugagnano, Milano, Italia
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Venerdì, 7 Maggio, 2010 - 20:10

Anpi, un modello che fa proseliti.

Anpi, un modello che fa proseliti.
Non solo commemorazioni e resistenza ma proposte.
 
Nel 2009 l'Anpi, l'associazione dei partigiani, ha raggiunto il numero di 110 mila iscritti. Un boom mai visto.
Nel giro di tre anni si è passati da 83 a 110 mila iscritti (+32%) e se si considera il calo fisiologico dei partigiani storici (-10%), il tutto si rivela come un evento ancora più grande.
Di quei partigiani che hanno combattuto moltissimi non sono più presenti e questa è una assenza che ci rende tutti più deboli, un impoverimento culturale che ha dato spazio a folli dichiarazioni di disprezzo che definiscono “la Resistenza come evento di parte, incapace di unire e di pacificare”.
A riconferma invece della validità dei valori della Resistenza di unione e di pace vi è la quota di nuovi iscritti (10%) di giovani fra i 18 e i 30 anni, mentre il grosso (60-65%) appartiene alla fascia dei 35-65enni, cioè quelli nati nel periodo della democrazia consolidata.
Tutto ciò è stato reso possibile dal nuovo statuto che dal 2006 ha aperto le porte a chiunque dichiari e sottoscriva di essere antifascista, ma questo non sarebbe sufficiente a spiegare la voglia dei molti a identificarsi nell’Anpi.
I giovani e perfino giovanissimi, le nuove leve di "ragazzi partigiani", vogliono oggi contribuire alla causa per la quale i partigiani lottarono e morirono allora: la democrazia e la Costituzione.
Perché questa convinzione di un bisogno di nuova resistenza, loro che di Resistenza ne hanno sentito parlare solo vagamente?
Forse è proprio per questo, per il fatto che non se ne parla ne si studia a scuola, e vogliono che lo sia.
Forse perché troppe sono oggi le affermazioni, urlate e convogliate nel comune senso del televisore, di attacco alla Costituzione, di negazione o condanna della Resistenza, di manifestazioni di odio etnico, e questo non lo accettano.
Hanno capito che è in discussione il loro futuro, la convivenza civile, quei valori che hanno già imparato a riconoscere.
Anche i meno giovani, quelli che nati e vissuti negli anni del dopoguerra, della crescita economica prima e del benessere poi, sino a quelli attuali della recessione, sentono il bisogno di identificarsi come antifascisti.
Hanno visto attorno a sé la crescita, in una metamorfosi culturale, di una comunità che richiede una leadership forte, che accetta e idealizza la mistificazione, se espressa dal potente, come una nuova libertà, che esprime volontà e capacità di esercitare il disprezzo per mantenersi vitale, che tende all'autoritarismo tipico della cultura italiana che rifugge dal confronto delle idee e predilige invece la disciplina dello stato forte.
Come antifascisti moderni non si figurano certo un futuro di camice nere in giro per la città, squadristi, parate militari, arresti o quant’altro, ma sono più semplicemente consci di un presente democratico fatto però anche di una preoccupante e crescente illegalità legalizzata, di una licenziosità fatta vanto, della prepotenza del potere, della nuova popular culture: la penisola dei famosi, il capolavoro della spensieratezza.
È il fascismo che ritorna e nessuno si scandalizza, anzi, tutto questo fa curriculum e la politica si sta riempiendo di sindaci e ministri legati chi al culto del potere, chi a quello del Duce, chi del favore sessuale o della violenza verbale; tutti eletti con il consenso popolare.
Chi ha deciso di iscriversi all’Anpi oggi può averlo fatto anche perché non riesce più ad identificarsi con le forze politiche democratiche, oggi immobili o risucchiate nel gorgo delle contese intestine, che hanno lasciato estinguere inesorabilmente la propria missione politica regalando spazio ad una destra gretta e ostile e dimostrando così tutto il ritardo con la storia e con l’intelligenza.
Chi ha deciso di iscriversi all’Anpi può averlo fatto perché l’Anpi non è solo un ente morale ma è uno stile di vita.
L’Anpi è sempre stato un modello culturale limpido, pulito, senza arrivismi, fatto non solo di commemorazioni e ricordi, ma di operosità e correttezza morale; non solo resistenza quindi, ma anche proposte, programmi, iniziative atte ad affermare i propri valori e a rilanciare la propria cultura.
L’aumento degli iscritti ha riportato entusiasmo nelle sezioni di tutta Italia; si è verificata una vera rivoluzione anagrafica e culturale che deve essere sostenuta e guidata.
Ora ci sono queste nuove e giovani forze dalle quali attingere energia e idee per prendere i giovani, tutti i giovani, anche quelli che hanno votato con entusiasmo a destra, dove la scuola li ha lasciati, vuoti di storia, e portarli ad una riflessione e che poi votino per chi credono, ma da antifascisti.
Questo stanno facendo molte sezioni soprattutto nella nostra zona, che stanno lavorando tanto e lavorando bene, che hanno aperto le porte ad associazioni e partiti per costruire una importante rete di iniziative.
Hanno lasciato a casa un po’ di riserbo e portato in strada persone con le loro idee, partiti con le loro bandiere, associazioni con i loro obiettivi, senza vincoli pregiudiziali; d’altronde non credo si possa immaginare una manifestazione del 25 aprile senza associazioni e bandiere, anche quelle dei partiti.
Cercano di aprire di più il dialogo generazionale, di costruire un nuovo linguaggio, responsabilizzando tutti sulle proprie azioni, sia giovani che anziani, sia junior che senior, un po’ meno commemorazione e un po’ più esuberanza: d’altronde anche la Resistenza sarebbe stata meno incisiva senza l’esuberanza dei giovani di allora.
L’esuberanza porta anche alla contestazione rumorosa, ma se è giusto che tutti possano parlare dal palco è anche giusto poter esprimerne il dissenso, purché rimanga nei limiti del lecito, se ciò serve a preservare i valori.
L’attualità della politica ci porta a riflettere sulla questione posta da un avveduto Sandro Pertini che si domandava “Verrà il giorno in cui dovremo vergognarci di aver combattuto contro il fascismo, e costituirà colpa l’essere stati in carcere, torturati, uccisi o messi al confino?".
No, Sandro, credo che non avverrà mai almeno finché ci saranno nuovi partigiani. 
Dodo 25 aprile 2010
Mercoledì, 5 Maggio, 2010 - 15:53

Giorgio Ruffolo"L'Unità di Italia? Non è ancora in pericolo. Non credo nel federalismo fiscale

Giorgio Ruffolo, economista, esponente del riformismo italiano: intervista su Tiscali news

di Paolo Salvatore Orrù
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha oggi deposto una corona d’alloro ai piedi della stele di marmo che celebra la partenza dei Mille da Genova Quarto, avviando così le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità d'Italia. Un atto simbolico disturbato dall’eco delle recenti esternazioni di Umberto Bossi (“Non so se ci andrò, ma se Napolitano mi chiama…”). Un’uscita che è stata stigmatizzata dall’opposizione e da alcune frange della minoranza. “Le dichiarazioni di Bossi sono singolari: lui, come tutti gli altri ministri della Repubblica, ha giurato fedeltà alla Costituzione. Quindi le sue manifestazioni di estraneità appaiono perlomeno singolari”, ha commentato Giorgio Ruffolo, economista, esponente di primo piano del riformismo italiano, ministro dell'Ambiente dal 1987 al 1992 e deputato socialista a Montecitorio e al Parlamento europeo, autore del saggio, edito da Einaudi, Un paese troppo lungo. L'unità nazionale in pericolo.
Professore, Bossi ha detto che parteciperà alle manifestazioni per il 150° anniversario dell'Unità solo se invitato dal Presidente della Repubblica. Secondo lei, l’Italia rimarrà unita?
“Bossi non è nuovo a dichiarazioni totalmente incompatibili con il ruolo di ministro della Repubblica. Non so Napolitano lo inviterà: credo che non ci sarà alcun invito. Per quanto riguarda le minacce di secessione o di separazione, non penso che siano imminenti e che possano essere prese sul serio. Credo però che nel medio e nel lungo periodo queste avvisaglie possano manifestarsi in modi più gravi: mai come adesso il Nord e il Sud sono apparsi così distanti e non è detto che si possano separare – come direbbe uno storico romano – “in un Belgio grasso e un Sud mafioso””.
Sono sempre più forti quelle spinte che, seppur con connotazioni storiche sempre diverse, sperano nella disgregazione dello stato italiano. Gli ultimi baluardi sono la Chiesa- Cardinale Bertone ha difeso l’Unità dello Stato - e Gianfranco Fini?
“La Chiesa 150 anni fa si è battuta contro l’unificazione d’Italia. Ora invece ha assunto una posizione positiva, responsabile, importante rispetto alle pretese leghiste. Quanto a Fini, ho preso molto sul serio quella che io chiamo l’ “eterogenesi” di Fini: mi pare che venga da un processo di intimo, reale e sincero convincimento democratico. Che non interpreto, e non voglio assolutamente interpretarla, come una futura alleanza politica con il centrosinistra. Ritengo che l’ex segretario di Alleanza Nazionale la escluda, e fa bene ad escluderla. Il problema è avere una destra responsabile e seria, una destra normale. Quella di Berlusconi si basa su una specie di populismo privatistico che non ha niente a che fare con il liberalismo. Credo che Fini desideri giungere ad effettiva contrapposizione tra due forze democratiche, una di destra e l’altra di sinistra. Mi auguro che il tentativo di Fini, che giudico sincero e opportuno, abbia successo”.
Nel su libro Un Paese troppo lungo,  lei adombra un Sud prigioniero della mafia e un Mezzogiorno impegnato a garantirsi le risorse del Paese attraverso il voto di clientela. Professore, il federalismo è la strada giusta per uscire da questo degrado?
“Non apprezzo il cosiddetto federalismo fiscale: è il contrario del federalismo storico, che prefigura una aggregazione di unità indipendenti in una unità superiore alla quale si devolvono poteri sovrani. Il federalismo dei leghisti è invece un tentativo di sottrarre competenze dallo Stato nazionale per distribuirle alle unità subnazionali sulla base del principio che ognuno tiene per sé le sue risorse: questo è un separatismo che minaccia di diventare secessione. La proposta contenuta nel mio libro, forse utopistica, sicuramente provocatoria, si rifà all’interpretazione che del federalismo hanno dato i grandi meridionalisti del risorgimento e al Nord lo stesso Carlo Cattaneo. Il grande merito di questi studiosi è stato di aver saputo sviluppare una concezione in cui il Sud è parte integrante dell'Italia. E non una specie di intervento assistenziale che si traduce in sovvenzioni corporative e soprattutto e in corruzione e mafia.

Come si può realizzare il suo federalismo?
“Credo che si possa realizzare in un patto fra due macro regioni con una mediazione come avviene negli Stati Uniti. Quindi con un potere nazionale che è rappresentato soprattutto dalla capitale. Una riforma che potrebbe anche dar luogo ad un’altra rivendicazione, che è stata promossa e sostenuta dalla destra, ma che potrebbe essere declinata in altro modo, promuovendo un presidenzialismo garante di questo accordo e mediatore di una Italia che ritrovi le ragioni della propria unità nazionale attraverso questo patto”.
 

05 maggio 2010
Sabato, 24 Aprile, 2010 - 20:12

25 Aprile inizia la raccolta delle firme per i 3 REFERENDUM a sostegno dell’ACQUA PUBBLICA

Carissimi/e,

domenica 25 Aprile inizia la raccolta delle firme per i 3 REFERENDUM a sostegno dell’ACQUA PUBBLICA, BENE COMUNE.

L'acqua non si vende.
Fuori l'acqua dal mercato, fuori i profitti dall'acqua.

Perché l’acqua è un bene comune e un diritto umano universale. Un bene essenziale che appartiene a tutti. Nessuno può appropriarsene, né farci profitti. L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali.
Noi tutte e tutti possiamo impedirlo, mettendo la nostra firma sulla richiesta di referendum e votando SI quando, nella prossima primavera, saremo chiamati a decidere. E’ una battaglia di civiltà. Nessuno si senta escluso.
Cosa vogliamo?
Vogliamo restituire i servizi idrici alla gestione collettiva.

I primi BANCHETTI si terranno durante la manifestazione per la festa della liberazione e saranno così dislocati:

1. Comitato milanese acquapubblica - referente Giovanna Procacci - locazione Porta Venezia vicinanza piazza Oberdan ore 14.00 - 16.00

2. Aria Civile + Per un'altra provincia – referenti rispettivi Massimo de Giuli e Luciana Pellegreffi - locazione Porta Venezia vicinanze piazza

Oberdan ore 14.00 - 16.00 (io sarò a questo banchetto)
3. Intervita - referente Valeria Emmi - locazione piazza San Babila (area negozio Sisley)

4. Umanisti - referente Thomas Schmid - locazione Porta Venezia via Palestro ore 14.00 - 16.00
5. Adesso basta - referente Franco Calamida - locazione Porta Venezia via Palestro ore 14.00 - 16.00

6. CGIL  - referente Francesco Elia e Antonio Lareno - locazione piazza Duomo imbocco Galleria ore 14.30 - 18.00 
7. Movimento a 5 stelle - referente - Cinzia Bascetta locazione piazza Duomo imbocco Galleria ore 15.00 - 18.00


I QUESITI REFERENDARI
Primo quesito:
fermare la privatizzazione dell’acqua
Si propone l’abrogazione dell’art.23bis della Legge n.133/2008; eliminare questa norma significa contrastare l’accelerazione sulle privatizzazioni imposta dal Governo Berlusconi e la definitiva consegna al mercato dei servizi idrici in questo Paese.
Secondo quesito:
aprire la strada della ripubblicizzazione
Si propone l’abrogazione dell’art.150 del D.Lgs n.152/2006; in questo modo non sarebbe più consentito il ricorso nè alla gara, nè all’affidamento della gestione a società di capitali, favorendo il percorso verso l’obbiettivo della ripubblicizzazione del servizio idrico, ovvero la sua gestione attraverso enti di diritto pubblico con la partecipazione dei cittadini e delle comunità locali.
Terzo quesito:
eliminare i profitti dal bene comune acqua
Si propone l’abrogazione dell’art.154 del D.Lgs n.152/2006, limitatamente alle seguenti parole: ”dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”. Abrogando questa parte dell’articolo sulla norma tariffaria, si eliminerebbe la possibilità di fare profitti sul bene comune acqua.

Per maggiori informazioni è consultabile anche il sito per l'acqua www.contrattoacqua.it

Se desiderate partecipare alla raccolta delle firme nei 3 mesi di tempo a disposizione, mi potete contattare per comunicarmi le vostre disponibilità (giorni e orari).
ASPETTO VOSTRE NOTIZIE!

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
Facebook: Antonella Fachin

Domenica, 28 Marzo, 2010 - 20:05

Omosessualità. La FCEI aderisce all'appello “Sì lo voglio

Omosessualità. La FCEI aderisce all'appello “Sì lo voglio”  
A favore di un matrimonio civile per tutti e tutte
Roma (NEV), 24 marzo 2010 – Il Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha aderito all’appello ”per il riconoscimento del diritto al matrimonio civile tra persone dello stesso sesso come principio di uguaglianza” proposto dal Comitato “Sì lo voglio”. I promotori dell'appello chiedono che a tutti i cittadini e a tutte le cittadine venga garantita “parità e uguaglianza e pertanto anche il diritto di sposarsi, indipendentemente dal loro sesso e dal loro orientamento sessuale” (per il testo integrale vedi www.affermazionecivile.it).
“Pur nella complessità e diversità delle posizioni espresse dalle chiese membro della FCEI, riteniamo di voler aderire all’appello, nel quadro della difesa dello stato laico”, è quanto scrivono i consiglieri della FCEI ai promotori dell'appello. E continuano: “Nello specifico non riteniamo che lo stato debba e possa modellare la sua politica della famiglia sui dettati della morale cattolica, e affermiamo l’uguaglianza e la pari dignità sociale di ogni cittadino e cittadina, come sancito dalla Costituzione. In questo quadro preferiamo non omologare le unioni civili tra persone di diverso orientamento sessuale al matrimonio eterosessuale, ma sosteniamo il diritto delle persone di creare vincoli e legami responsabili e riconosciuti legalmente con coloro che amano”.
La Corte Costituzionale, che si sarebbe dovuta pronunciare ieri, 23 marzo, sulla costituzionalità di alcune norme in materia di matrimonio civile, ha rinviato la sentenza al prossimo 12 aprile. L'auspicio dei promotori è che essa possa fare una distinzione tra matrimonio religioso e matrimonio civile e affermare che il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso non è un tema eticamente sensibile, ma semplicemente un diritto fondamentale della persona che non può essere negato.
Samuele Bernardini
Centro Culturale Protestante
Milano
Martedì, 16 Marzo, 2010 - 22:09

Sabato 20 marzo mattina: manifestazione della memoria e dell'impegno contro le mafie

Desidero segnalare la manifestazione promossa da libera, associazione contro le mafie, che si terrà sabato 20 marzo prossimo.
 
Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
Facebook: Antonella Fachin
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IMPORTANTE! Milano, sabato 20 marzo

... e non mi sembra azzardato affermare che una delle cause dall'attuale virulenza della mafia risieda, proprio, nella scarsa attenzione complessiva dello Stato nei confronti di questa secolare realtà ...
... pericolo di una saldatura tra criminalità tradizionale e criminalità degli affari: un pericolo che minaccia la stessa sopravvivenza delle istituzioni democratiche ...
Giovanni Falcone
da un articolo pubblicato da L'Unita il 31/05/92, otto giorni dopo la strage di Capaci
Sei contro le mafie?
Il 20 marzo potrai dimostralo.
Mentre i nostri amministratori affermavano, come oggi, che a Milano non c'è un problema mafie, a Milano nel 1979  Giorgio Ambrosoli  veniva ucciso perchè si batteva contro gli abusi nel rispetto del diritto.
Milano, sabato 20 marzo
tutti in piedi in tempo utile per partecipare alla manifestazione della memoria e dell'impegno
in ricordo delle vittime delle mafie:
Ore 9.00 Concentramento Manifestazione Bastioni Porta Venezia
Ore 10.00 Partenza Manifestazione da Bastioni Porta Venezia
Ore 11.30-13 Piazza Duomo: Lettura dei nomi delle vittime e interventi di Libera, Avviso Pubblico, familiari delle vittime
Di sabato alle ore 09.00 ti sembra troppo presto?
Ti invito a ricordare chi si impegna ogni giorno contro le mafie e ad arrivare ai Bastioni di Porta Venezia almeno entro le ore 10.00.
L'Expo 2015, come tutti i grandi eventi che possono determinare sviluppo e riconversione del territorio e del tessuto produttivo, può rivelarsi una ghiotta occasione per una pesante infiltrazione dell’economia criminale:
SABATO 20 MARZO
TUTTI CON  LIBERA
a favore della legalità
per esigere rispetto del territorio e
"insieme"
diventare antidoto all’infiltrazione mafiosa   
Di seguito il programma dettagliato:
Ti invito anche a guardare e ad ascoltare lo spot per la "giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie":
La libertà è partecipazione ... sabato 20 marzo partecipare è importante!!! 
Rilancia l'invito. 
Io ci sarò, vieni anche tu.
Baci,
Liliana   
Peppino ci unisce

se sappiamo ancora
vivere la sua vita
in una stagione diversa
con nuove immagini
e nuove parole
ma con la stessa volontà
di negarsi alla crudeltà degli assassini
alle astuzie dei mercanti
che offrono scampoli di potere
per elevare al cielo
le loro piramidi di voti
alle chiacchiere di chi copre
la sua svendita
al migliore offerente
con patacche senza valore

a PEPPINO IMPASTATO di Umberto Santino
Lunedì, 8 Marzo, 2010 - 10:42

BUONA FESTA DELLA DONNA!!!

BUONA FESTA DELLA DONNA!!!

BUONA FESTA DELLA DONNA A TUTTE LE DONNE DEL MONDO, SPERANDO CHE CRESCA IL NUMERO DI COLORO CHE POSSONO FESTEGGIARLA …
ANTONELLA

Una donna è un paese straniero del quale un uomo non arriva mai a capire fino in fondo i costumi, la politica e la lingua. C. Patmore

Donna
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni….
Però ciò che è importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito è a colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un'altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca ciò che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingiallite…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arrugginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Però  non trattenerti mai!!!

Madre Teresa di Calcutta

Venerdì, 5 Marzo, 2010 - 10:50

Come si batte la destra? Mediando per tenere unita la sinistra

da Liberazione del 2 marzo 2010 qualche spunto di riflessione.


Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
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José (Pepe) Mujica: «Come si batte la destra? Mediando per tenere unita la sinistra»

Intervista al neoletto presidente dell'Uruguay

«Cercare mediazioni anche quando sembrano impossibili. Cercare e cercare, fino a trovarle. Costruire alleanze e lavorare duro per mantenerle in piedi. La sinistra tende a dividersi e quando si divide perde. E’ infantile dividersi, è infantile atomizzarsi per poi essere sconfitti. I politici di sinistra seri non rompono fronti comuni, li costruiscono. Per vincere si fa così. Per governare si fa lo stesso».
La lezione è di José (Pepe) Mujica, ex capo guerrigliero dei Tupamaros, una icona per chi sognava la rivoluzione in America latina negli anni Sessanta. Mujica ha iniziato ieri il suo mandato di presidenza alla guida dell’Uruguay. Prima della cerimonia di investitura ha ricevuto alcuni giornalisti stranieri.
Presentato dagli avversari come troppo radicale, troppo di sinistra, con un passato politico troppo pesante per governare il Paese, Mujica ha battuto il candidato delle destre senza fatica al ballottaggio.
Ha 74 anni. Non parla difficile, gli piace la parte del vecchio rude e saggio. Si definisce «un contadino nell’anima». Ha il suo maggior bacino elettorale tra gli under 30. Ha rifiutato di trasferirsi nella residenza presidenziale, «non sono mica matto» ha spiegato. Continua a vivere a casa sua nella campagna di Montevideo. Coltiva rose. Sta con la stessa donna da cinquant’anni, Lucia Topolansky, ex guerrigliera, presidente del Senato.
Quando gli si domanda se non fu un po’ fesso credere che la tattica guevarista dei fuochi rivoluzionari fosse una buona idea per portare la rivoluzione nel placido Uruguay, minuscolo Paese agricolo lungo il Rio de la Plata, risponde: «Ci sbagliammo, ma non sull’obiettivo. Sono rimasto delle stessa idea, la tattica è cambiata ma il fine è lo stesso: costruire un mondo meno ingiusto». Per averci provato durante la dittatura uruguayana (1973 1985) passò gli ultimi due anni della sua lunga prigionia in un pozzo.
L’ex guerrigliero è un maestro nell’arte della mediazione. Se il centrosinistra uruguayano non è esploso in uno dei suoi innumerevoli conflitti intestini ed è uscito con un gradimento altissimo dal suo primo mandato al governo del Paese, è fondamentalmente merito del vecchio Mujica. E’ stato lui, l’anima più radicale del Frente, a trovare il punto d’equilibrio tra laici e cattolici, tra liberisti e statalisti, tra fondamentalisti ed eterodossi. Gli abbiamo chiesto come ha fatto.
Presidente, come riesce a tenere unito il centrosinistra senza perdere per strada pezzi di alleanza e senza modificare la radicalità della sua personale posizione politica?
E’ una via crucis. Mantenere il fronte compatto è una conquista, richiede molto lavoro, molta intelligenza. Ma la nostra gente ci vuole uniti, se ci dividiamo non ci appoggia perché non vuole perdere. L’alleanza del centrosinistra non è proprietà di un dirigente che si crede il regista del film. L’alleanza è una richiesta della base, è tenuta insieme dal basso con un sistema semplice: chi rompe il fronte perde, la gente lo punisce, smette di votarlo.
In Uruguay esiste una cultura della negoziazione politica. Non a caso esistono due partiti con 180 anni di vita. La necessità di costruire fronti è per noi un dato chiaro. La sinistra ce la fa solo se prima vince la sua tendenza ad affermare identità al costo di dividersi e sparire. Chiaro no? Bisogna comportarsi con maturità. Non pretendere accordi globali. Bisogna rinunciare a perseguire obiettivi finali totali del tipo o tutto o niente. Trattare, trattare, trattare. Tendere ponti sempre, mai chiudere porte. Aprirle.
E’ questo il suo segreto?
Uno, l’altro è non cadere nella malattia del potere. Se la sinistra si ammala della vanità del potere muore.
Si è complimentato con gli uruguayani per aver votato Mujica alla presidenza…
Votando me hanno sconfitto la forza dello stereotipo. Mi complimentavo per questo. Io rappresento gli anni Sessanta, sono il guerrigliero che voleva la rivoluzione. Quell’utopia è anacronistica. Il nostro errore, l’errore di chi perseguiva il sogno della rivoluzione, fu credere di avere diritto di distruggere per creare qualcosa di nuovo che non sapevamo nemmeno chiaramente cosa fosse. La vita mi ha insegnato che dentro la democrazia liberale si può costruire molto. Che più liberale è e più ci si può costruire dentro un mondo migliore. La nostalgia per un antico sogno passato non serve. Qui siamo tutti per tradizione cultori del tango, la nostalgia sappiamo bene cosa è. Ma la nostalgia va bene per l’arte, la storia si costruisce guardando al futuro. Avanti, non indietro.
Occhio, continuo ad essere socialista. Credo che io non arriverò a vederlo, ma il socialismo si farà. Ma non si farà come pensava, sbagliando, la mia generazione negli anni Sessanta. Prima bisogna creare una società con benessere diffuso, una società molto colta. Senza fare prima questo, senza riuscirci, pensare al socialismo è da irresponsabili.
Ha avvisato che il suo sarà un governo di austerità, cosa vuol dire?
A spendere i soldi pubblici non ci vuole molto. Sono capaci tutti. Questo governo dovrà creare ricchezza, non spendere quella che c’è. I ministri sono già avvertiti. Abbiamo bisogno di parsimonia e intelligenza. La felicità costa poco, ma non si compra. L’austerità è un modo di preservare la libertà individuale, è una lotta per mantenere la libertà. La vera ricchezza è il tempo. Impegnarlo tutto, spenderlo in cambio di beni non mi sembra un buon affare. Ognuno vive come vuole, ho amici in tutte le classi sociali e quando vado a casa di persone ricche non giudico e non mi intrometto. Ma penso che la vera ricchezza sia poter spendere più tempo possibile nel fare ciò che dà piacere. Non credo di essere un esempio per nessuno, ma nei momenti migliori della mia vita avevo condizioni materiali molto modeste.
Qual è il primo obiettivo del suo governo?
Dimezzare gli indici di povertà in quattro anni. Siamo un Paese di tre milioni di persone, non è impossibile riuscirci. E migliorare l’istruzione. Non si costruisce niente di buono senza cultura.
Le piace il modo in cui il Brasile sta esercitando il ruolo di potenza continentale?
Ammiro la prodezza mostrata da Lula alla guida del Brasile. Ha saputo governare un Paese che è quasi un continente, senza poter contare su una maggioranza parlamentare ha ottenuto risultati straordinari in politica interna. Basta questo a spiegare che si sta parlando di un politico di qualità superiore. E’ ovvio che un Paese come il Brasile abbia vocazione di guida continentale. Ma per guidare, per essere leader, bisogna essere generosi. Per aspirare ad esercitare leadership bisogna prima saper dare. Non so se mi spiego: chi vuole comandare paga la cena.

Giovedì, 4 Marzo, 2010 - 17:06

Decalogo delle richieste WWF ai candidati alle Regioni

Decalogo delle richieste WWF ai candidati alle Regioni
25/2/2010 - Ad un mese dalle elezioni l'Associazione chiede un impegno per l'ambiente ai candidati

 
Quanto "pesa" il fattore A di ambiente nelle politiche dei futuri governatori regionali?
Lo chiede il WWF Italia che in tutte le sezioni regionali vede l’associazione al lavoro per presentare nelle 13 regioni che vanno al voto le proprie proposte ai candidati governatori degli opposti schieramenti sulle emergenze ambientali e sul ruolo che le Regioni possono svolgere per fare in modo che nella nuova legislatura ci siano segnali chiari di un impegno concreto in difesa dell’ambiente, del paesaggio, del territorio.
 
“Mai come in questo momento di ripetute crisi ambientali è fondamentale il ruolo delle Regioni– ha dichiarato Stefano Leoni, Presidente del WWF Italia – Eppure c’è ancora una sproporzione tra le competenze attribuite alle Regioni in materia ambientale e le risorse messe a disposizione. Infatti queste spendono oggi per l’ambiente in media 75 euro l’anno pro capite, una cifra che complessivamente è pari a solo lo 0,31 per cento del PIL (poco più di 2,4 miliardi di euro: il 64% destinato alla difesa dell’ambiente, il 36% a gestire le risorse naturali, fonte ISTAT). Eppure il Titolo V della Costituzione, pur riservando la tutela dell’ambiente alla competenza esclusiva dello Stato, vede un importante ruolo delle Regioni nella materia concorrente del governo del territorio, tutela del paesaggio, gestione delle aree protette regionali e della Rete Natura 2000, oltre che in settori economici tradizionali, quali quelli industriale, agricolo e turistico. Il nostro appello, lanciato proprio nell’Anno della Biodiversità è di investire nella difesa della natura, ripartendo da un tema che accomuna tutti i cittadini, perché salvare l’ambiente vuol dire tutela della salute, investimenti per lanciare seriamente la green-economy, futuro garantito alle nuove generazioni”. 
 
Dalle richieste specifiche emergono 10 priorità comuni a tutte le Regioni, su cui il WWF chiede precisi impegni
 
1. tutelare la ricchezza naturale delle regioni, predisponendo Piani d’azione regionali e inserendo la tutela della biodiversità nella pianificazione territoriale e nei programmi operativi economico-finanziari;
2. perseguire l’Obiettivo: consumo del suolo “zero”, prevedendo che i nuovi piani paesistici contengano obiettivi chiari e misurabili di riduzione progressiva e significativa del consumo del suolo (favorito da interventi estemporanei, da abbandonare, come il c.d. Piano Casa);
3. pianificare per prevenire il dissesto idrogeologico, adottando Piani di tutela delle acque in linea con l’Europa che facciano decollare la gestione dei Distretti idrografici per contrastare il rischio idrogeologico e conseguire il traguardo del “buono stato ecologico di laghi e fiumi”;
4. far respirare i territori assediati dal traffico, inserendo nei Piani regionali dei trasporti obiettivi espliciti di riduzione delle emissioni di Co2, di rientro nei limiti per l’inquinamento dell’aria (in particolare per quanto riguarda  NO2 e di PM10) e di riduzione del rumore e non prevedendo la costruzione di nuove autostrade;
5. predisporre l’alternativa al nucleare, adeguando i Piani energetici regionali ai nuovi obiettivi internazionali di riduzione dei gas serra (-30% entro il 2020 e -80% entro il 2050, rispetto ai livelli del 1990) attraverso il risparmio, l’efficienza energetica e le fonti rinnovabili e contrastando qualsiasi realizzazione/riconversione di impianti a carbone, nonché  la costruzione di centrali nucleari, assolutamente inutili, dannose ed economicamente insostenibili;
6. contribuire alla lotta sui cambiamenti climatici, elaborando Piani strategici regionali che fissino obiettivi per la riduzione di Co2  in tutti i settori (in particolare quelli non sottoposti all’emission trading: trasporti, settore civile, agricoltura) e linee d’azione per l’adattamento ai cambiamenti climatici;
7. premiare chi riduce i rifiuti, redigendo i Programmi di prevenzione dei rifiuti richiesti dalla Commissione Europea e perseguendo l’obiettivo di riduzione dei rifiuti, anche sollecitando i Comuni ad usare virtuosamente la leva fiscale con il passaggio dalle tasse attuali a tariffe premianti per chi adotta comportamenti virtuosi;
8. consolidare la rete delle aree protette,  sviluppando una rete di aree protette, collegate alla Rete Natura 2000 (tutelata dall’Europa) basata sull’efficienza e l’efficacia degli interventi programmati e pianificati;
9. contrastare la caccia selvaggia, non promuovendo modifiche peggiorative alla legge quadro sulla caccia (come stabilito dalla Conferenza delle Regioni), contenendo la pressione venatoria e non derogando dall’elenco delle specie cacciabili stabilito dall’Europa;
10. educare all’ambiente, rafforzando il Sistema INFEA (Informazione, Formazione, Educazione Ambientale) e integrandolo con le attività educative delle scuole e le attività di formazione.
 
La “MAPPA DELLE EMERGENZE AMBIENTALI” riassume gli impegni prioritari contenuti negli articolati documenti che le Sezioni regionali del WWF sottoporranno alla valutazione dei candidati governatori. Numerose le richieste di revisione delle politiche, ma anche gli impegni positivi per costruire il futuro elaborate dalle Sezioni regionali del WWF.
 
Nord Italia
Veneto: radicale ridimensionamento del Piano regionale dell’attività di cava e il blocco del progetto della mega-discarica di amianto (la più grande d'Europa con ben 500.000 mc di asbesto stoccati in 9 ettari) prevista in una cava a sud di Roverchiara (Vr), zona umida vincolata dalla Regione e, nel contempo, l’istituzione dei parchi regionali della Laguna di Venezia e del Monte Baldo;
Lombardia: blocco della terza pista dell’aeroporto di Malpensa, scalo situato all’interno del parco regionale del Ticino (visto il calo dei passeggeri da 24 a 19 mln l’anno) e interventi concreti per il miglioramento della qualità dell’aria (attraverso il contenimento della circolazione di auto e furgoni diesel senza Filtro Anti Particolato  - FAP - e introducendo pedaggi autostradali proporzionali all'inquinamento del singolo mezzo e alle fasce orarie di maggior congestione) e, nel contempo, l’adozione delle misure supplementari per tutelare il Po indicate nel Piano di gestione idrografico padano;
Piemonte: dare la priorità agli interventi sul nodo ferroviario di Torino e sul Servizio ferroviario metropolitano, invece di perseguire l’obiettivo di una inutile nuova linea ad AV Torino-Lione, e nel contempo arrivare a tutelare il biocorridoio Alpi-Appennino, creando una grande area transfrontaliera per la tutela della biodiversità, in accordo con il parco nazionale francese del Mercantour.
 
Centro Italia
Toscana: razionalizzazione degli interventi infrastrutturali puntando sull’aeroporto di Pisa invece che sugli scali minori di Peretola e Ampugnano e sul potenziamento a 4 corsie della SS1 Aurelia tra Rosignano e Civitavecchia invece che sull’Autostrada Tirrenica, e, nel contempo, procedere all’approvazione portare a compimento il lavoro sul  Piano d’azione sulla biodiversità, che farebbe della Regione Toscana la prima amministrazione regionale in Italia che si dota di uno strumento attuativo in linea con la Convenzione internazionale della Biodiversità (CBD); Lazio: un ripensamento su quegli interventi infrastrutturali che, se realizzati, avranno un pesante impatto sul paesaggio, su aree sottoposte a vincoli naturalistici, culturali, archeologici e idrogeologici quali il Corridoio intermodale Roma-Latina, l’aeroporto ed il porto di Fiumicino e, nel contempo, concludere al più presto la fase istruttoria e procedere alla definitiva approvazione del Piano Territoriale Paesistico Regionale.
 
Sud Italia
Basilicata: sospendere la concessione di ulteriori permessi di ricerca ed estrazione petrolifera e avviare immediatamente il monitoraggio ambientale della Val d’Agri, a tutela della salute dei cittadini e del parco nazionale dell’Appennino Lucano-Val d’Agri-Lagonegrese, e, nel contempo, l’istituzione del parco regionale dei Calanchi; Calabria: conferma della fuoriuscita della Regione dalla Stretto di Messina SpA e dell’opposizione al ponte sullo Stretto di Messina e, nel contempo, maggiore tutela per il territorio con l’immediata attuazione degli interventi previsti nel Piano di difesa del suolo della Regione e l’approvazione di una legge di tutela integrale delle coste;  Puglia: l’approvazione di piani per affrontare e risolvere le criticità ambientali relative agli insediamenti industriali di Brindisi-Cerano e Taranto-Ilva e, nel contempo, costituire un sistema informatizzato in rete con le Province e gli Enti gestori delle aree naturali protette per la pianificazione e la corretta gestione integrata dei Siti Natura e della aree protette.
 

Domenica, 28 Febbraio, 2010 - 21:48

1° marzo: la giornata dei migranti "24 ore senza di noi"! programma della giornata

Domani è il 1° marzo: la giornata dei migranti "24 ore senza di noi"!

Per solidarietà cerchiamo di indossare qualcosa di GIALLO!

ECCO IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA:

Ritrovo alle 9.30 PRESIDIO davanti a Palazzo Marino, piazza della Scala; il corteo farà un giro attorno al municipio milanese.
Seguirà un momento di dibattito con al centro i temi e i problemi del lavoro.

Alle 13.00 saranno srotolati tre grandi striscioni gialli in tre luoghi significativi per la vita degli immigrati a Milano:
davanti alla Questura ("Permesso di soggiorno per tutti. Tempi di rinnovo più rapidi"),
davanti al Tribunale ("Migrare non è reato") e
in Via Corelli ("Basta silenzi. Chiudiamo i centri di identificazione ed espulsione").

Nel pomeriggio, dalle ore 17.30, raduno in piazza Duomo.
Terremo, in Piazza, lezioni di lingue straniere in italiano e per gli italiani; lancio dei palloncini alle ore 18.30.

Alle 19, partenza del corteo in direzione di piazza Castello:
microfono aperto con una serie di interventi e
chiusura con musica da vivo.

Cari saluti a tutti/e
Antonela Fachin

Domenica, 21 Febbraio, 2010 - 16:30

YALLA SE MAGNA!!! cena di autofinanziamento della comunità palestinese

La comunità palestinese di Lombardia è lieta di invitarvi a:
YALLA SE MAGNA!!!
Cena a base di piatti palestinesi

 Sabato 27 Febbraio 2010 – Ore 20.00
Ristorante Papavero
Via PALESTrINA 4, Milano
QUOTA: 20 EURO
                          
ATTENZIONE: POSTI  LIMITATISSIMI  85! NECESSARIA  PRENOTAZIONE A: 3281696434 (SAHAR)
Allegato Descrizione
CENA 27 FEB 2010.doc
2.48 MB
Sabato, 20 Febbraio, 2010 - 20:24

Al di là del muro: Viaggio nei centri per migranti in Italia.

Per opportuna informazione.

Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
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Al di là del muro
Viaggio nei centri per migranti in Italia.
Gennaio 2010
Secondo Rapporto di Medici Senza Frontiere sulle condizioni dei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE) e dei Centri di Accoglienza (CARA e CDA).
Il presente rapporto è frutto di un’indagine svolta da Medici Senza Frontiere-Missione Italia sulle condizioni socio-sanitarie, lo stato delle strutture, le modalità di gestione, gli standard dei servizi erogati e il rispetto dei diritti nei centri di detenzione degli immigrati senza permesso di soggiorno (CIE) e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo e migranti (CARA e CDA).
La decisione di Medici Senza Frontiere di condurre in Italia una seconda indagine sui centri per migranti, trae origine da tre presupposti.
In primo luogo, continuare a seguire “i percorsi” dei suoi pazienti in Italia, in particolare migranti senza permesso di soggiorno e richiedenti asilo, già assistiti sul molo di Lampedusa, nelle campagne del Sud durante le raccolte stagionali e negli ambulatori aperti in tutto il Paese.
Secondo, aprire una breccia di conoscenza in luoghi celati a contatti con l’esterno, gestiti da enti privati senza alcun sistema di controllo centralizzato e sistematico. Terzo, verificare se e quanto sia mutato rispetto alle denunce raccolte nel suo precedente rapporto del 2004: “CPTA: Anatomia di un fallimento”.
Mercoledì, 17 Febbraio, 2010 - 16:54

Rom, lettera delle maestre prima dello sgombero: "Vi insegneremo centomila parole ..."

Rom, lettera delle maestre prima dello sgombero

"Vi insegneremo centomila parole perchè nessuno possa annientare chi come voi non ha voce". I bambini della scuola elementare milanese di via Pini vivono in una baraccopoli a Segrate, ultima tappa di una serie di sgomberi.
E il prossimo è in arrivo
MILANO - Le maestre della scuola elementare di via Pini a Milano scrivono ai loro alunni rom, che domani potrebbero di nuovo essere sgomberati. "Vi insegneremo mille parole, centomila parole perche' nessuno possa piu'
cercare di annientare chi come voi non ha voce". Oggi questi bambini vivono in una baraccopoli sorta a Segrate, ma il 19 novembre 2009 erano stati mandati via dall'ex edificio Enel di via Rubattino, nel quartiere della scuola di via Pini. Segrate e' l'ultima tappa dei continui sgomberi che hanno subito da allora. Anche domani, probabilmente, vedranno la loro baracca rasa al suolo dalle ruspe. Nonostante tutto, i bambini hanno continuato ad andare a scuola. Spesso sono le maestre ad andarli a prendere nelle loro baracche, costruite di volta in volta in zone diverse di Milano.
Questa la lettera che le maestre di via Pini hanno inviato all'agenzia Redattore Sociale.
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"Ciao Marius, ciao Cristina, Ana, ciao a voi tutti bambini del campo di Segrate -scrivono le maestre-. Voi non leggerete il nostro saluto sul giornale, perche' i vostri genitori non sanno leggere e il giornale non lo comperano. È proprio per questo che vi hanno iscritti a scuola e che hanno continuato a mandarvi nonostante la loro vita sia difficilissima, perche'
sognano di vedervi integrati in questa societa', perche' sognano un futuro in cui voi siate rispettati e possiate veder riconosciute le vostre capacita' e la vostra dignita'. Vi fanno studiare perche' sognano che almeno voi possiate avere un lavoro, una casa e la fiducia degli altri.
Sappiamo quanto siano stati difficili per voi questi mesi: il freddo, tantissimo, gli sgomberi continui che vi hanno costretti ogni volta a perdere tutto e a dormire all'aperto in attesa che i vostri papa'
ricostruissero una baracchina, sapendo che le ruspe di li' a poco l'avrebbero di nuovo distrutta insieme a tutto cio' che avete. Le vostre cartelle le abbiamo volute tenere a scuola perche' sappiate che vi aspettiamo sempre, e anche perche' non volevamo che le ruspe che tra pochi giorni raderanno al suolo le vostre casette facessero scempio del vostro lavoro, pieno di entusiasmo e di fatica. Saremo a scuola ad aspettarvi, verremo a prendervi se non potrete venire, non vi lasceremo soli, ne' voi ne' i vostri genitori che abbiamo imparato a stimare e ad apprezzare.
Grazie per essere nostri scolari, per averci insegnato quanta tenacia possa esserci nel voler studiare, grazie ai vostri genitori che vi hanno sempre messi al primo posto e che si sono fidati di noi. I vostri compagni ci chiederanno di voi, molti sapranno gia' perche' ad accompagnarvi non sara'
stata la vostra mamma ma la maestra. Che spiegazioni potremo dare loro? E quali potremo dare a voi, che condividete con le vostre classi le regole, l'affetto, la giustizia, la solidarieta': come vi spiegheremo gli sgomberi?
Non sappiamo cosa vi spiegheremo, ma di sicuro continueremo ad insegnarvi tante, tante cose, piu' cose che possiamo, perche' domani voi siate in grado di difendervi dall'ingiustizia, perche' i vostri figli siano trattati come bambini, non come bambini rom, colpevoli prima ancora di essere nati.
Vi insegneremo mille parole, centomila parole perche' nessuno possa piu' cercare di annientare chi come voi non ha voce. Ora la vostra voce siamo noi, insieme a tantissimi altri maestri, professori, genitori dei vostri compagni, insieme ai volontari che sono con voi da anni e a tanti amici e abitanti della nostra zona. A presto bambini, a scuola.
Le vostre maestre:
Irene Gasparini, Flaviana Robbiati, Stefania Faggi, Ornella Salina, Maria Sciorio, Monica Faccioli".
15 febbraio 2010
Lunedì, 15 Febbraio, 2010 - 17:09

BASTA con la politica della paura!Le periferie vanno riqualificate per creare senso di comunità

Maroni, Salvini, De Corato sono per la tolleranza zero e per il rispetto delle leggi!!
A parole, ma non nei fatti!!!

Sono tante le leggi che le Forze dell'ordine (Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia di Stato) e le autorità di controllo e di vigilanza (ASL, VVF, Ispettorato del Lavoro, Polizia Annonaria ecc.) dovrebbero far rispettare:
NO al lavoro nero,
NO all'evasione di contributi previdenziali e versamenti INAIL,
NO all'evasione fiscale dei redditi di imprenditori e artigiani,
NO all'evasione degli affitti non dichiarati,
NO alla mancanza di programmazione e governo del territorio nel rilascio delle licenze commerciali, per una equa distribuzione delle attività su tutto il territorio cittadino,
NO alla mancanza di controlli igienico-sanitari sugli esercizi commerciali.

A tutto ciò aggiungo:
NO alle politiche "senza se e senza ma" sempre e solo nei confronti degli ultimi e di alcune categorie di persone: i rom, i mussulmani, gli stranieri ecc.
NO alle politiche di tolleranza verso i furbi, soprattutto se sono in colletto bianco (Milko Pennisi del PDL non è stato ancora cacciato via dal partito nonostante sia stato colto in flagranza di reato mentre si intascava 5.000 euro di tangente; e che dire del problema dei derivati, delle eccessive consulenze del sindaco Moratti eludendo le norme amministrative??),  
NO alla mancanza di politiche di socializzazione e di riqualificazione delle periferie, nelle quali non vi sono spazi civici, centri di aggregazione giovanile, centri multifunzionali per anziani e i pochi circoli sociali vengono "tormentati" da continui controlli nella speranza che chiudano, negando il loro ruolo fondamentale di presidio sociale! Ricordo che per riqualificare una periferia -come qualsiasi sociologo può confermare (v. facoltà di sociologia dell'Univ. degli Studi di Milano Bicocca) non basta costruire nuovi edifici, ma bisogna creare spazi e luoghi GRATUITI di socializzazione, perchè bisogna favorire la creazione del senso di comunità e di appartenza alla collettività.
No al taglio di sovvenzioni e aiuti alle associazioni che operano in periferia e che sopperiscono alle carenze del Comune  di Milano.

BASTA con questa politica che trasforma tutto in un problema di ordine pubblico da 20 anni a questa parte: i risultati negativi dimostrano l'inefficienza di questa politica dell'emergenza e della paura, che è servito solo poer far manbassa di voti.
Molti milanesi hanno votato per il pugno duro del centro-destra: complimenti! si sta andando di male in peggio!!! Si spinge verso lo scontro tra etnie, invece di promuovere una società multietnica accogliente e includente.

Sul caso di via Padova ecco i comunicati di alcune forze politiche. Spero vogliate leggerli e riflettere.

Cordiali saluti a tutti/e
Antonella Fachin
Consigliera di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
Facebook: Antonella Fachin

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Comunicato stampa di Vittorio Agnoletto
AGNOLETTO: «De Corato e la Lega: avvoltoi sul cadavere di un ventenne.
AVREBBERO DOVUTO ANDARE sì in via Padova ma per dimettersi».
Milano, 14 febbraio 2010 - «La visita di De Corato e di Boni oggi pomeriggio in via Padova – dichiara Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra - rappresenta bene la bassezza morale dei rappresentanti delle amministrazioni milanesi. Con un cadavere ancora caldo di un giovane ventenne in attesa di autopsia, si sono presentati in via Padova con l’intento di esacerbare gli animi, di istigare gli uni contro gli altri italiani e immigrati, pronti a cavalcare l’esasperazione per raccogliere qualche voto in più.
Si sono comportati come veri e propri imprenditori della paura.
Quello che è accaduto ieri in via Padova è il risultato di quanto da tempo viene denunciato quasi quotidianamente dal cardinale Tettamanzi: l’assenza di qualunque politica di accoglienza e di integrazione verso gli immigrati. Proprio per aver denunciato questa situazione il cardinale è stato più volte attaccato violentemente e ripetutamente dalla Lega.
L’assenza di politiche d’integrazione guidate e pianificate è l’altra faccia di scelte speculative che hanno reso invivibili interi quartieri della città abbandonati a se stessi, dove vivono i milanesi più poveri e si concentrano gli immigrati, mentre la giunta milanese si è concentrata solo sul centro di Milano da trasformare in un salotto e sull’Expo; e quella lombarda sulla costruzione di una reggia per il governatore Formigoni, costata 500 milioni sottratti alle case popolari e con tanto di eliporto. Questa politica urbanistica ha prodotto ghetti dove decine e decine di persone vivono ammassate in condizioni indecenti senza igiene e sicurezza, dove chi gestisce il traffico di droga ha facilità a reclutare manodopera e a nascondersi, dove proprietari di casa senza scrupoli affittano monolocali fatiscenti per diverse migliaia di euro. Quanto accaduto domenica rappresenta il fallimento totale delle politiche della giunta comunale e regionale.
Boni e De Corato avrebbero dovuto presentarsi oggi in via Padova per rassegnare le loro dimissioni  davanti alle vittime delle loro politiche speculative, gli abitanti del quartiere».
Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della Sinistra
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MILANO - VIA PADOVA: DISGUSTOSO COMPARTAMENTO DI SALVINI E DE CORATO. VANNO ESPULSI LORO, DAL GOVERNO DELLA CITTÀ
di lucmu (del 14/02/2010, in Migranti&Razzismo)
Come milanese e residente di via Padova, prima ancora che come rappresentante istituzionale, mi sento disgustato di fronte al comportamento ipocrita e vergognoso di Salvini e De Corato, che fanno finta di essere appena sbarcati da Marte, mentre in realtà sono quelli che in città comandano da una vita e sono tra i principali responsabili della situazione di abbandono delle periferie urbane.
Lasciamo stare la Regione, governata da 15 anni dallo stesso Presidente e da 10 in alleanza con la Lega. E evitiamo anche di ricordare che le politiche sull’immigrazione sono regolate sin dal 2002, cioè da ormai 8 anni, da una legge che si chiama “Bossi-Fini”.
Ma che dire del fatto che la Lega siede al governo della città da 17 anni e che lo stesso Matteo Salvini siede in Consiglio Comunale dal medesimo numero di anni, cioè dal 1993? O che dire del prode De Corato, che siede in Consiglio Comunale addirittura dal 1985 e che da ben 13 anni, cioè dal secolo scorso, occupa ininterrottamente la carica di Vicesindaco. Insomma, non facciano le verginelle!
La situazione di via Padova -o meglio di quella parte tra viale Monza e via Padova, delimitata da piazzale Loreto, da una parte, e dai ponti ferroviari, dall’altra- è il frutto del progressivo abbandono delle periferie da parte delle istituzioni e della loro trasformazione in un mero problema di sicurezza. Non a caso, nella seconda giunta Albertini, ci fu addirittura un assessorato denominato significativamente “alle Periferie, Sicurezza e Protezione Civile”.
In cambio, in via Padova è arduo trovare una presenza civile e civica delle istituzioni. Le scuole e gli insegnanti, già messi in ginocchio dai tagli draconiani all’istruzione pubblica di Tremonti e Gelmini, vengono lasciati soli di fronte a delle classi sempre più multietniche, salvo poi inventarsi l’ennesimo provvedimento a negativo, cioè le quote. Di spazi sociali o culturali, per giovani o anziani, non c’è quasi traccia, anzi, una delle poche presenze civiche, quelle delle associazioni dell’ex-municipio di Crescenzago, è finita nel mirino del Comune.
Un quartiere multietnico cresciuto senza accompagnamento, senza politica pubblica, senza strategia, senza investimenti per l’inclusione. E come meravigliarsi che in questa situazione i furbi e i profittatori abbiano trovato il loro piccolo paradiso, a danno sia degli italiani, che degli stranieri?
Quando poi succede un fatto grave, come l’omicidio del giovane pizzaiolo Ahmed, ed esplode la rabbia dei suoi coetanei, allora la prolungata assenza delle istituzioni e di un politica degna di questo nome, fa sì che ognuno e ognuna cerchi riparo nell’unico fortino che la solitudine gli abbia lasciato: quello dell’appartenenza su base etnica o culturale. Magrebino contro sudamericano, italiano contro straniero eccetera.
Il disastro costruito da anni di abbandono delle periferie urbane e di criminalizzazione degli immigrati tout court è tutto qui, nella formazione di tante piccole patrie etniche.
Ora coloro i quali governano da quasi vent’anni questa città cercano di vendere la favola che la colpa sia di qualcun altro e, da codardi quali sono, alzano il tiro all’inverosimile, chiedendo rastrellamenti ed “espulsioni casa per casa, piano per piano” ed annunciano cortei xenofobi in via Padova.
L’unica espulsione di cui invece ci sarebbe bisogno è quella di De Corato e Salvini dal governo della città.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
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comunicato stampa di Sinistra Ecologia Libertà
Scontri Via Padova, SeL: Dimissioni casa per casa
I fatti avvenuti a Milano in via Padova sono la conferma del fallimento della legge Bossi-Fini, strutturalmente costruita per non promuovere processi di integrazione ma anche come purtroppo vediamo incapace di tutelare la convivenza. Ma è il fallimento anche delle politiche concrete con cui il centrodestra ha governato il territorio. È il luogo dell'esercito in permanenza, presentato in pompa magna proprio nell'esatto luogo dell'omicidio di ieri, è il luogo di sperimentazione delle "ronde" ben prima che diventassero grottesca e disattesa legge dello stato, è il luogo delle telecamere istallate e poi scomparse.
Per contro è il luogo dove comprensori scolastici, luoghi di culto cattolici quanto islamici, associazioni e singoli cittadini sono stati lasciati totalmente soli nella gestione quotidiana dell'esistente.
Via Padova è stata anche fino a ieri, diversamente da quanto tinteggiano molti organi di informazione, il luogo di un esperimento di successo, di una convivenza difficile ma possibile. Il luogo della riapertura dei negozi chiusi da anni, dell'integrazione a mezzo scuola, del dialogo religioso. Quella via Padova ce la può ancora fare e a coloro che blaterano di pugno di ferro e di espulsioni casa per casa andrebbe oggi rivolto l'invito a dimettersi tutti, casa per casa.
A sostegno delle politiche di convivenza e integrazione autoprodotte dai cittadini delle zona , contro i fabbricanti di paura e i loro bancarottieri locali Sinistra Ecologia e Libertà invita i suoi aderenti, le associazioni, i singoli ad una serie di iniziative territoriali, di cui la prima proprio in:
 via Padova angolo Predabissi mercoledì 17 febbraio dalle ore 16,30.


Sinistra Ecologia Libertà
Milano, 14 febbraio 2010

Lunedì, 15 Febbraio, 2010 - 14:24

in nome delle belle ragazze albanesi

Dalla scrittrice albanese Elvira Dones riceviamo questa lettera aperta al premier Silvio Berlusconi in merito alla battuta del Cavaliere sulle "belle ragazze albanesi". In visita a Tirana, durante l'incontro con Berisha, il premier ha attaccato gli scafisti e ha chiesto più vigilanza all'Albania. Poi ha aggiunto: "Faremo eccezioni soloper chi porta belle ragazze".

Cari saluti
Antonella Fachin
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"Egregio Signor Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: "le belle ragazze albanesi". Mentre il premier del mio paese d'origine, Sali Berisha, confermava l'impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che "per chi porta belle ragazze possiamo fare un'eccezione."
Io quelle "belle ragazze" le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A "Stella" i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto:
rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. E' solo allora - tre anni più tardi - che le incisero la sua professione sulla pancia:
così, per gioco o per sfizio.
Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel
puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell'uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l'utero.
Sulle "belle ragazze" scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera:
andai in cerca di un'altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E' una storia lunga, Presidente... Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l'avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.
In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent'anni di difficile transizione l'Albania s'è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L'Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci.
* Elvira Dones, scrittrice-giornalista.
Nata a Durazzo nel 1960, si è laureata in Lettere albanesi e inglesi all?Università di Tirana. Emigrata dal suo Paese prima della caduta del Muro di Berlino, dal 1988 al 2004 ha vissuto e lavorato in Svizzera. Attualmente risiede negli Stati Uniti, dove alla narrativa alterna il lavoro di giornalista e sceneggiatrice.

Mercoledì, 10 Febbraio, 2010 - 17:40

A CHIARAVALLE VA IN SCENA LA DISUMANA IDIOZIA DI DE CORATO

Un'altra testimonianza.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
Facebook: Antonella Fachin
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A CHIARAVALLE VA IN SCENA LA DISUMANA IDIOZIA DI DE CORATO: ROM CACCIATI SOTTO I PONTI CON LA NEVE
di lucmu (del 09/02/2010, in Migranti&Razzismo)
Stamattina a Chiaravalle, comune di Milano, nevicava alla grande, faceva freddo e il terreno era ormai una poltiglia che imprigionava gli automezzi. Ma questo non ha certo fermato il prode De Corato, sempre inflessibile con chi non ha amici potenti, e verso le otto lo sgombero della baraccopoli rom è iniziato lo stesso.
La procedura è stata la solita. Non era prevista alcuna alternativa per il centinaio di persone, per circa la metà minori. L’unica “proposta”, avanzata senza troppa convinzione dai funzionari dei servizi sociali, è stata quella della divisione dei nuclei familiari. Cioè, mentre le donne con bambini possono andare provvisoriamente in qualche comunità, i maschi scelgano se andare sotto i ponti, oppure iscriversi in coda alla lista di attesa per i dormitori e poi andare sotto i ponti lo stesso.
Ovviamente, nemmeno l’esito della procedura è cambiato. Praticamente nessuna ha accettato la “proposta” e la quasi totalità degli sfollati finirà in un’altra baraccopoli della città o dell’hinterland. Ma questo non è un problema per il nostro Vicesindaco, cui, anzi, il nomadismo degli sgomberi fa comodo.

De Corato, infatti, ce la sta mettendo tutta per arrivare allo sgombero numero 200 prima del voto regionale. Se poi gli sgomberati sono sempre gli stessi, se di mezzo ci sono la salute e l’inserimento scolastico dei bambini, chi se ne frega. L’importante è fare numero e un po’ pubblicità.

A proposito, stamattina non c’erano nemmeno le forze dell’ordine. Né un poliziotto, né un carabiniere. L’operazione è stata gestita interamente dal Comune. E per l’occasione, anche se non ce n’era bisogno, visto e considerato chi abitava la baraccopoli, ha fatto la sua apparizione la “celere di De Corato”.
Cioè una quarantina di vigili urbani - un po’ nervosetti peraltro, visto che volevano allontanare il sottoscritto con la forza – dotati di casco antisommossa, manganello e scudo (una new entry), con sopra la bella scritta “Polizia Locale”. Tutto ciò non è molto legale, come si sa, ma anche in questo caso chi se ne frega, tanto nessuno interviene.

Rimane aperta soltanto una domanda: quanto dovremo andare avanti ancora prima che qualcuno, a parte i soliti noti, prenda la parola e si ribelli a questa disumana idiozia?
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
Mercoledì, 10 Febbraio, 2010 - 17:33

la celere del Vicesindaco di Milano è illegittima e va sciolta

Per opportuna informazione riporto il comunicato stampa del consigliere regionale Muhlbauer.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
Facebook: Antonella Fachin
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AFFOSSATA LA POLIZIA REGIONALE DI FORMIGONI. ACCOLTA NOSTRA MOZIONE SOSPENSIVA. ORA SI SCIOLGA LA CELERE DI DE CORATO
di lucmu (del 10/02/2010, in Sicurezza, linkato 24 volte)
È miseramente naufragato in meno di due ore di seduta il tentativo di Formigoni e Maullu di istituire con un colpo di mano, nell’ultimo giorno di Consiglio, la nuova “polizia locale regionale”, con tanto di vigili urbani armati come se dovessero partire per l’Afghanistan.
Infatti, di fronte alla prospettiva dell’ostruzionismo ad oltranza, è stata accolta a maggioranza, a voto segreto, la nostra “questione sospensiva”. Cioè,la richiesta di non procedere all’esame del progetto di legge regionale n. 447, il cui firmatario si chiama Roberto Formigoni.
Ora è necessario che dalla mancata approvazione della nuova legge regionale si traggano tutte le conseguenze. A partire dall’immediato scioglimento dell’illegittima celere di De Corato, cioè di quella squadra speciale della Polizia Locale di Milano che abbiamo visto in azione anche ieri nella baraccopoli di Chiaravalle, equipaggiata con caschi antisommossa, manganello e scudo.
In realtà, quel reparto è sempre stato fuorilegge, visto che la Costituzione italiana e la legge nazionale riservano le funzioni di ordine pubblico allo Stato, cioè a Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza, mentre le polizie municipali possono svolgere unicamente funzioni ausiliarie di pubblica sicurezza, solo a determinate condizioni e mai in solitudine.
Ma ora è fallito anche il tentativo di inserire abusivamente, nella legge regionale, i “caschi antisommossa” e altre attrezzature. Quindi, De Corato da oggi è fuorilegge da ogni punto di vista: costituzionale, nazionale e regionale.
Insomma, il Prefetto, il Questore o il Comandante dell’Arma dei Carabinieri informino il Comandante della Polizia Locale di Milano che deve immediatamente sciogliere la celere del Vicesindaco di Milano.
Comunicato stampa di Luciano Muhlbauer
Venerdì, 29 Gennaio, 2010 - 14:34

1° febbraio: grande serata in compagnia dell'acqua!

Per opportuna informazione, partecipazione e diffusione.
Cari saluti
Antonella Fachin
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1 FEBBRAIO 2010 
Camera del Lavoro (Cso. Porta Vittoria 43)

ORE    20,30
GRANDE SERATA IN COMPAGNIA
DELL'ACQUA!
(Contro la sua privatizzazione)
****
partecipano (dal vivo)
Onorio Rosati,  Moni Ovadia, Giuliano Turone, Renato Sarti, Silvano Piccardi, Floraleda Sacchi (all’arpa), Giovanna Procacci, Contrabbanda (gruppo musicale), Diego Parassole, Emilio Molinari,
partecipano (in video)
Dacia Maraini, Paolo Rumiz, Laura Marinoni, Flavio Oreglio, Paolo Rossi
presentano, coordinano e intrattengono
Gianni Barbacetto e Claudio Agostoni
poesie di   Marcia Theophilo                                               
regia di Silvano Piccardi
___________________________________________________________
L’acqua!
Quella che esce tutti i giorni dai rubinetti, nelle nostre case, indispensabile alla vita, è un
diritto umano!
Oggi a Milano, come in quasi tutta l’Italia, questa acqua è pubblica e di
ottima qualità!
I nostri governanti han fatto una legge per privatizzare l’acqua di tutti, cioè per rubarcela e
  regalarla alle multinazionali!
Ma noi la vogliamo difendere dalla speculazione privata, dall'inquinamento, dallo spreco, perché
 così difendiamo noi stessi!
Contro questa legge, per liberare l’acqua dalla morsa del mercato e del profitto c’è anche la
 possibilità di un referendum!
S E   L'A C Q U A   S O F F R E,   S O F F R I A M O   A N C H E   NOI
Comitato Milanese Acquapubblica – Comitato Italiano Contratto Mondiale dell'acqua – Camera del Lavoro di Milano
Iniziativa nell’ambito della Campagna “Salva l’Acqua”- INGRESSO LIBERO – Per info: www.contrattoacqua.it, 024079213

Venerdì, 15 Gennaio, 2010 - 00:27

Per una Lombardia Etica e Solidale-Richiesta di Primarie aperte per le Regionali in Lombardia

Carissimi/e

chi condivide questo appello è invitato a comunicare il proprio nome/cognome + città/provincia a:
michelepapagna@consumietici.it

e a farlo girare il più possibile tra amici, parenti e conoscenti di Milano, provincia e Lombardia tutta!
Grazie
Antonella Fachin

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Per una Lombardia Etica e Solidale
Richiesta di Primarie aperte per le Regionali in Lombardia

- agli esponenti dei partiti, delle forze politiche e della società civile lombarde che hanno dichiarato di sostenere Filippo Penati
- agli esponenti dei partiti, delle forze politiche e della società civile lombarde che non hanno dichiarato sostegno a Filippo Penati, ma che si riconoscono nell'alveo del centrosinistra e della sinistra.
- e per conoscenza, agli esponenti nazionali del PD, dell'IdV, di SEL, dei Verdi, dei Radicali, di PRC/PdCI, alle liste Grillo, alle liste regionali etico-solidali.

Crediamo che sia giusto, anzi doveroso, fare il possibile affinchè alle prossime regionali lombarde ci sia la vittoria delle forze che si riconoscono nel centrosinistra.
Il momento è a dir poco drammatico e non è con sterili divisioni che si affronta.

Tra chi scrive vi sono sia persone che hanno sostenuto la candidatura di Filippo Penati fin dal primo turno alla Provincia di Milano, sia persone che hanno votato al secondo turno, dove per un soffio (3.000 voti) la vittoria è andata al centro-destra.
Forse un segno di attenzione più concreto ed esplicito da parte della coalizione Penati verso le liste della coalizione che ha candidato Massimo Gatti, avrebbe potuto far confermare la Provincia di Milano al centrosinistra.
Così come è stato - in positivo - a Cinisello Balsamo (dove l'apparentamento al secondo turno di tutte le forze di centrosinistra ha consentito la vittoria a Daniela Gasparini), e così è stato - in negativo - a Cologno Monzese (dove il mancato apparentamento ha generato invece la sconfitta per un soffio ancora più lieve: 400 voti).
Del senno del poi son piene le fosse: giusto e quindi guardiamo avanti, cioè a... marzo 2010.

A Cologno Monzese la Giunta di centrodestra è caduta dopo pochi mesi, e a marzo del 2010 il Centrosinistra si presenterà pressoché del tutto unito previo il passaggio delle Primarie di Coalizione che si terranno a fine Gennaio.

E' una piccola-grande novità: a Cologno le Primarie, chieste invano per ben due volte (2004 e 2009) da diverse liste (sociali e solidali, più che civiche: Cologno Solidale e Democratica e Società Democratica), ora sono state positivamente accolte dal PD, da IdV, da Sinistra Ecologia Libertà, dai Radicali, dalle liste sociali e solidali, e - ci risulta - anche dalla sinistra radicale (PRC/PdCI).

Ma alle Regionali in Lombardia non ci sarà alcun doppio turno: non sarà, quindi, possibile, neanche appellarsi a coloro che pur non condividendo una visione "modernista" e "sviluppista" del centrosinistra, hanno talmente a cuore i valori di tolleranza, condivisione, partecipazione, solidarietà... da votare comunque, seppure a malincuore, un progetto politico di "chiusura a sinistra".

Quello che sta avvenendo in Puglia e in Lazio è emblematico: non si può buttare a mare una esperienza come quella della "primavera pugliese" in nome dell'alleanza ad ogni costo con Casini.
Non solo Vendola: la stessa esperienza delle Primarie interne per l'elezione del PD ne verrebbe sminuita a "meccanismo interno chiuso": notissimi e tantissimi esponenti del PD - di ogni "mozione" alle Primarie congressuali interne - oggi chiedono le Primarie di Coalizione: se lo fa il Presidente nazionale del PD una qualche ragione ci sarà.
Dire che "non c'è più tempo" è ridicolo; dire che si fanno là dove non c'è ancora il candidato di Centrodestra è - nel caso della Lombardia - ammettere che non c'è nulla da fare.
Pensare e osare di sfidare Formigoni per una Lombardia Etica e Solidale è utile e necessario, è un dovere.
Con gli scandali che investono la Regione Lombardia e direttamente la Giunta Formigoni, serve una forte alleanza solidale e pulita.
Di nomi che possono competere a Filippo Penati in Primarie aperte ce ne sono diversi.
Nomi e non solo: nomi "portatori" di programmi e di valori.
Che esprimano nettamente la necessità di legalità, di giustizia, di una Lombardia dalle Mani Pulite Che esprimano nettamente la necessità di occuparsi del lavoro, dei diversi, degli ultimi, degli Altri.
Nomi di uomini e donne, bianchi e neri, che esprimano chiaramente la necessità di una Lombardia etica e solidale...
Se poi Filippo Penati, forte della sua indubbia capacità amministrativa, vince le Primarie, bene: si porterà dietro anche la forza di quel vasto mondo che oggi non lo sosterrebbe, trascinandosi la responsabilità di rappresentarlo.

Così, e solo così, potremmo dire alle tante persone che apprezzano questa ipotesi, queste idee, questi valori di... votare il 29 marzo per il vincitore delle Primarie

Le primarie si possono fare, se le si vogliono.

14 Gennaio 2010

Michele Papagna, Brugherio (Mb)
Luisa Motta, Milano
Giorgio Floridi, Sesto San Giovanni (Mi)
Laura Davì, Milano
Giorgio Peri, Milano
Lucia Zucchella, Pinarolo Po (Pv)
Massimo De Giuli, Milano
Franca Mesiano, Milano
Concetta Tortorella, Milano
Amalicea Colombi, Milano
Giovanni Acquati, Inzago (Mi)
Emilia Costa, Milano
Renato Magni, Brugherio (Mb)
Francesca Flores d'Arcais, Milano
Giovanni Urro, Sesto San Giovanni (Mi)
Cristina Di Molfetta, Milano
Laura Valli, Brugherio, (Mb)
Giuseppe Papagna, Vignate (Mi)
Antonella Fachin, Milano
Ernesto Longo, Brugherio (Mb)
Erica Spinelli, Cernusco sul Naviglio (Mi)
Corrado Boccoli, Vimercate (Mb)
Fabio Corgiolu, Monza

per ulteriori adesioni: michelepapagna@consumietici.it

Domenica, 10 Gennaio, 2010 - 13:29

11 e 14 gennaio, ore 17,30: presidi in piazza San Babila: dalla parte dei migranti di Rosarno

A MILANO
LUNEDI' 11 GENNAIO ALLE ORE 17,30
PIAZZA SAN BABILA
PRESIDIO DI PROTESTA E SOLIDARIETA' CON I MIGRANTI !!!!
ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO ROSSO
Solidarietà ai migranti di Rosarno trattati come SCHIAVI!
troppo tolleranza verso i clandestini?!?!... EH, NO!!! A 20 EURO AL GIORNO, secondo me: TROPPO TOLLERANZA VERSO GLI SFRUTTATORI, I CAPORALI, I MANOVALI DELLA 'NDRANGHETA!!!

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
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SE QUESTI SONO UOMINI
L'abominio della criminalità organizzata, del capitalismo mafioso imprenditore, con la "normalità", tutta italiana, del "paese normale", dell'assenza di leggi e di regole e di connivenza dello Stato e delle istituzioni. L'eterno fascismo italiano, l'uso dei profittatori, di chi sta sopra, delle frustrazioni di strati sociali di varia collocazione ("feroci con chi sta sotto e servili con chi sta sopra").
La "normalità" dello sfruttamento schiavistico della forza-lavoro schiava. Che facciamo?
Invitiamo tutte e tutti a partecipare alle manifestazioni contro questi orrori.
A MILANO
LUNEDI' 11 GENNAIO ALLE ORE 17,30
PIAZZA SAN BABILA
PRESIDIO DI PROTESTA E SOLIDARIETA' CON I MIGRANTI !!!!
ASSOCIAZIONE CULTURALE PUNTO ROSSO
* * *

DALLA PARTE DEI MIGRANTI DI ROSARNO
per il diritto di rivolta dei migranti
contro i loro sfruttatori criminali e lo Stato che li protegge

La rivolta di migliaia di lavoratori migranti a Rosarno rappresenta un atto di dignità e di coraggio.
In questo senso, un esempio per tutti gli sfruttati.
Migranti già in fuga dalla fame e dalle guerre, privati dallo Stato di ogni permesso di soggiorno, del diritto di cittadinanza, consegnati quindi senza difese al supersfruttamento delle cosche criminali, per di più fatti bersaglio dalle armi da fuoco di quelle cosche, si sono semplicemente ribellati alla propria condizione inumana. Suscitando per questo lo "scandalo" di tanti benpensanti per nulla scandalizzati dallo loro "normale" condizione.

E' vero, i migranti hanno usato "violenza", a volte cieca e maldestra, perché soli, esasperati, privi di solidarietà.
Ma la violenza impiegata è una goccia nel mare della violenza subita nel corso della loro vita.
E comunque nessuno dei loro oppressori, diretti o indiretti, ha "diritto di parola" sulla ribellione degli oppressi.
Non l'ha il ministro Maroni e il suo governo, dediti ad una campagna quotidiana xenofoba di odio e violenza, e oggi in prima fila a invocare la "legge", quale termine legale di repressione.
Non l'ha il Partito democratico, che quando era al governo ha varato le prime leggi reazionarie antimigranti, tirando la volata alle destre.
Non l'ha infine il Presidente Napolitano, primo firmatario di quella legge che nel 98 - col voto
di tutte le sinistre - introdusse i campi di detenzione per immigrati; e per aver firmato la legge criminale 94/2009.
Questa quantità di ipocrisia “legalitaria” e "democratica" la lasciamo ai partiti dominanti; ai protettori "legali" della malavita e dello sfruttamento del lavoro nero; agli elargitori dei condoni ai criminali.
Noi stiamo dall'altra parte della barricata. Noi stiamo dalla parte della rivolta, delle mani nude che hanno impugnato pietre e bastoni, contro le cariche della polizia e le fucilate delle cosche.
E' da questa parte della barricata che siamo legittimati a dire che è sbagliato colpire un'automobile o un cittadino innocente, come ogni azione che possa favorire la contrapposizione tra lavoratori migranti e lavoratori italiani.
Ma lo diciamo non perché vogliamo una ribellione "più moderata", bensì per la ragione esattamente opposta: perché a domanda di liberazione che si esprime nella ribellione deve rivolgersi contro l'ordine sociale criminoso, razzista e dello sfruttamento.
E dunque deve unire tutti gli sfruttati, siano essi italiani o migranti, contro le classi dirigenti del Paese.

Per questo la rivolta di Rosarno pone alle persone un nuovo ordine di responsabilità.
Non bastano parole di comprensione o "solidarietà" verso i migranti. Non bastano le attenzioni "umanitarie".
E' necessaria una immediata mobilitazione unitaria di tutte le forze singole o aggregate a fianco della rivolta contro la repressione e le leggi securitarie dello Stato.
Sono necessari obiettivi di lotta unificanti del popolo migrante a partire dalla rivendicazione del permesso di soggiorno per tutti, unica misura vera contro la "clandestinità".; come è necessaria una mobilitazione unificante dei lavoratori italiani e migranti, che rivendichi l'introduzione del reato di sfruttamento del lavoro nero, l'abrogazione delle leggi di precarizzazione del lavoro.
Dobbiamo dire e spiegare a noi e ai migranti la forza della ribellione come coscienza della nostra e della loro estraneità (straniero) al clima razzista, criminale di un potere politico capace di privare le libertà e di negare giustizia e diritti a tutti.
Presidi in P.za San Babila alle ore 17,30
Lunedì 11 gennaio
e

Giovedì 14 gennaio 
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... il nostro essere si è dissolto nel nostro avere  ... (Erich From)

Mercoledì, 30 Dicembre, 2009 - 13:09

chi semina vento raccoglie tempesta ... nel 2010!

 e bravo il Sindaco Brichetto Moratti che "lotterà per Milano"!
Attendo di vedere i fatti, delle parole e dei proclami non me ne faccio nulla!!

Finora non ho visto alcun miglioramento nella amministrazione della cosa pubblica da parte di questo Sindaco e della sua Giunta, al di là dei valzer di assessori da una poltroncina all'altra, per non parlare del vicesindaco che sembra avere più poteri (peraltro mal gestiti) del Sindaco!

Certi politici sono come le scarpe strette: si sta meglio quando ce li togliamo dai piedi!Wink
e se fosse per me Brichetto Moratti, De Corato, Moioli ecc. dovrebbero cambiare mestiere!

Mi spiace che molti cittadini non si accorgano del meccanismo diabolico messo in atto dai "loro" politici e quindi non traggono le dovute conclusioni al momento del voto: i loro rappresentanti politici prima creano il problema e poi si vantano di averlo ridotto (in realtà la situazione finale è peggiore di quella iniziale, ossia di quella esistente prima che ci mettesso mano con provvedimenti miopi, contrari all'interesse della collettività ecc.!)
Questi cittadini che hanno voluto dare fiducia a certi politici, poi alle successive elezioni amministrative continuano a fare scelte ideologiche, a prescindere dai danni/disagi provocati da una amministrazione che è al governo da 20 anni... e guardate come è ridotta Milano!!!
- a livello di inquinamento acustico, noi -pssia in zona 3 e 2- abbiamo subito la modifica peggiorativa delle rotte aeree, che addirittura poteva sorvolare Milano, per colpa dell'assessore del Comune di Milano Croci; nel resto di Milano, il Comune ha predisposto un piano di zonizzazione in cui viene registrata la situazione attuale pur di non dover avviare un piano di risanamento acustico!
- a livello di inquinamento atmosferico, non fa nulla per ridurre le cause, per non disturbare i commercianti da una parte, gli automobilisti dall'altra (del resto chi ha un SUV euro 4 di 2.900 di cilindrata può entrare nel centro e una panda 900 euro 2 no: ma quale delle due inquina di più in termini assoluti?!?! il SUV: esatto!!)
- a livello sanitario, siamo pieni di scandali per episodi non solo di truffa ai danni del servizio pubblico per rimborsi gonfiati dalle cliniche private accreditate, ma anche di danni e lesioni a pazienti, pur di operarli senza necessità (Santa Rita è proprio in zona 3! anche se adesso ha cambiato nome l'amministratore e la proprietà che si è arricchita con episodi penalmente rilevanti è sempre la stessa)
- a livello di soluzioni abitative per i ceti meno abbienti siamo al collasso con liste di attesa di anni, anzi decenni, con appalti a privati (Romeo ecc.) che hanno alzato le spese agli inquilini, pur tenendoli al freddo d'inverno, e non hanno fatto manutenzione agli stabili, agli ascensori ecc.: dopo 6 anni -ossia 2.190 giorni di mancata vigilanza e controllo sull'operato dei gestori- il comune, il vice sindaco De Corato (era vice sindaco anche con Albertini!) ha aperto gli occhi... e nessuno si chiede: chi ha firmato questi contratti capestro a totale vantaggio dei gestori privati e a danno del Comune di Milano?!?!
- a livello di assistenza agli anziani, le famiglie si devono svenare per poter far ricoverare i loro anziani non autosufficienti nelle RSA private accreditate, che chiedono ai familiari deglla persona anziana non meno di 70 euro al giorno + spese varie (lavaggio biancheria, barbiere/ parrucchiere ecc.), oltre al contributo pubblico, e il comune concede i permessi di costruire senza pretendere di avere un numero significativo di posti letto convenzionati a prezzo "popolare"
- a livello di assistenza ai bambini in età prescolare, le famiglie si devono svenare per pagare rette negli asili e nidi privati, perchè quelli pubblici sono insufficienti e il reddito di due operai -lavoratori dipendenti!- è già così elevato (!!!) che il contributo richiesto è vergognosamente alto, rispetto al reddito denunciato da artigiani, commercianti ecc.: anche in questo caso i furbi fregano il posto ai tanti genitori che sono lavoratori dipendenti, ma il Comune non fa accertamenti!
- a livello culturale si fa superare da Torino e da tante altre città di provincia
- a livello sociale, la città "col coer in man", è diventata arida e crudele: sfrutta la manovalanza straniera, anche "clandestina", pagandola in nero e non regolarizzandola, e poi effettua sgomberi forzati illegali in pieno inverno, stupendosi se qualche clochard muore di freddo, ma non riflettendo sul rischio che anche bimbi e adulti rom possano fare la stessa fine per le azioni disumane del Comune di Milano che, se non ottiene la collaborazione del Prefetto, utilizza la polizia locale!
Il Comune ha attuato circa 180 sgomberi forzati, spendendo milioni di euro (!!) con un accanimento che rasenta la persecuzione etnica, disintegrando i molti processi di integrazione avviati dal privato sociale... CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA
Lo spero vivamente per il 2010!

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano

Giovedì, 24 Dicembre, 2009 - 11:02

il racconto: Io, nero italiano e la mia vita ad ostacoli

Buona lettura!
Antonella

IL RACCONTO

Io, nero italiano
e la mia vita ad ostacoli

di PAP KHOUMA


Sono italiano e ho la pelle nera. Un black italiano, come mi sono sentito dire al controllo dei passaporti dell'aeroporto di Boston da africane americane addette alla sicurezza. Ma voi avete idea di cosa significa essere italiano e avere la pelle nera proprio nell'Italia del 2009?

Mi capita, quando vado in Comune a Milano per richiedere un certificato ed esibisco il mio passaporto italiano o la mia carta d'identità, che il funzionario senza neppure dare un'occhiata ai miei documenti, ma solo guardandomi in faccia, esiga comunque il mio permesso di soggiorno: documento che nessun cittadino italiano possiede. Ricordo un'occasione in cui, in una sede decentrata del Comune di Milano, una funzionaria si stupì del fatto che potessi avere la carta d'identità italiana e chiamò in aiuto altre due colleghe che accorsero lasciando la gente in fila ai rispettivi sportelli. Il loro dialogo suonava più o meno così.
"Mi ha dato la sua carta d'identità italiana ma dice di non avere il permesso di soggiorno. Come è possibile?".
"Come hai fatto ad avere la carta d'identità, se non hai un permesso di soggiorno... ci capisci? Dove hai preso questo documento? Capisci l'italiano?". "Non ho il permesso di soggiorno", mi limitai a rispondere.
Sul documento rilasciato dal Comune (e in mano a ben tre funzionari del Comune) era stampato "cittadino italiano" ma loro continuavano a concentrarsi solo sulla mia faccia nera, mentre la gente in attesa perdeva la pazienza.

Perché non leggete cosa c'è scritto sul documento?", suggerii. Attimo di sorpresa ma.... finalmente mi diedero del lei. "Lei è cittadino italiano? Perché non l'ha detto subito? Noi non siamo abituati a vedere un extracomunitario...".

L'obiezione sembrerebbe avere un qualche senso ma se invece, per tagliare corto, sottolineo subito che sono cittadino italiano, mi sento rispondere frasi del genere: "Tu possiedi il passaporto italiano ma non sei italiano". Oppure, con un sorriso: "Tu non hai la nazionalità italiana come noi, hai solo la cittadinanza italiana perché sei extracomunitario".


Quando abitavo vicino a viale Piave, zona centrale di Milano, mi è capitato che mentre di sera stavo aprendo la mia macchina ed avevo in mano le chiavi una persona si è avvicinata e mi ha chiesto con tono perentorio perché stavo aprendo quell'auto. D'istinto ho risposto: "Perché la sto rubando! Chiama subito i carabinieri". E al giustiziere, spiazzato, non è restato che andarsene.

In un'altra occasione a Milano alle otto di mattina in un viale ad intenso traffico, la mia compagna mentre guidava ha tagliato inavvertitamente la strada ad una donna sul motorino. E' scesa di corsa per sincerarsi dello stato della malcapitata. Ho preso il volante per spostare la macchina e liberare il traffico all'ora di punta. Un'altra donna (bianca) in coda è scesa dalla propria macchina ed è corsa verso la mia compagna (bianca) e diffondendo il panico le ha detto: "Mentre stai qui a guardare, un extracomunitario ti sta rubando la macchina". "Non è un ladro, è il mio compagno", si è sentita rispondere.

Tutte le volte che ho cambiato casa, ho dovuto affrontare una sorta di rito di passaggio. All'inizio, saluto con un sorriso gli inquilini incrociati per caso nell'atrio: "Buongiorno!" o "Buona sera!". Con i giovani tutto fila liscio. Mentre le persone adulte sono più sospettose. Posso anche capirle finché mi chiedono se abito lì, perché è la prima volta che ci incontriamo. Ma rimango spiazzato quando al saluto mi sento rispondere frasi del genere: "Non compriamo nulla. Qui non puoi vendere!". "Chi ti ha fatto entrare?".

Nel settembre di quest'anno ero con mio figlio di 12 anni e aspettavo insieme a lui l'arrivo della metropolitana alla stazione di Palestro. Come sempre l'altoparlante esortava i passeggeri a non superare la linea gialla di sicurezza. Un anziano signore apostrofò mio figlio: "Parlano con te, ragazzino. Hai superato la linea gialla. Devi sapere che qui è vietato superare la linea gialla... maleducato". Facevo notare all'anziano che mio figlio era lontano dalla linea gialla ma lui continuava ad inveire: "Non dovete neppure stare in questo paese. Tornatevene a casa vostra... feccia del mondo. La pagherete prima o poi".

Qualche settimana fa all'aeroporto di Linate sono entrato in un'edicola per comprare un giornale. C'era un giovane addetto tutto tatuato, mi sono avvicinato a lui per pagare e mi ha indicato un'altra cassa aperta. Ho pagato e mi sono avviato verso l'uscita quando il giovane addetto si è messo a urlare alla cassiera: "Quell'uomo di colore ha pagato il giornale?". La cassiera ha risposto urlando: "Sì l'uomo di colore ha pagato!". Tornato indietro gli dico: "Non c'é bisogno di urlare in questo modo. Ha visto bene mentre pagavo". "Lei mi ha guardato bene? Lo sa con chi sta parlando? Mi guardi bene! Sa cosa sono? Lei si rende conto cosa sono?". Cercava di intimidirmi. "Un razzista!" gli dico. "Sì, sono un razzista. Stia molto attento!". "Lei è un cretino", ho replicato.

Chi vive queste situazioni quotidiane per più di 25 anni o finisce per accettarle, far finta di niente per poter vivere senza impazzire, oppure può diventare sospettoso, arcigno, pieno di "pregiudizi al contrario", spesso sulle spine col rischio di confondere le situazioni e di vedere razzisti sbucare da tutte le parti, di perdere la testa e di urlare e insultare in mezzo alla gente. E il suo aguzzino che ha il coltello dalla parte del manico, con calma commenta utilizzando una "formula" fissa ma molto efficace: "Guardate, sta urlando, mi sta insultando. Lui è soltanto un ospite a casa mia. Siete tutti testimoni...".

Ho assistito per caso alla rappresentazione di una banda musicale ad Aguzzano, nel piacentino. Quando quasi tutti se ne erano andati ho visto in mezzo alla piazza una bandiera italiana prendere fuoco senza una ragionevole spiegazione. Mi sono ben guardato dal spegnerla anche se ero vicino. Cosa avrebbe pensato o come avrebbe reagito la gente vedendo un "extracomunitario" nella piazza di un paesino con la bandiera italiana in fiamme tra le mani? Troppi simboli messi insieme. Ho lasciato la bandiera bruciare con buona pace di tutti.

Ho invece infinitamente apprezzato il comportamento dei poliziotti del presidio della metropolitana di Piazza Duomo di Milano. Non volevo arrivare al lavoro in ritardo e stavo correndo in mezzo alla gente. Ad un tratto mi sentii afferrare alle spalle e spintonare. Mi ritrovai di fronte un giovane poliziotto in divisa che mi urlò di consegnare i documenti. Consegnai la mia carta di identità al poliziotto già furibondo il quale, senza aprirla, mi ordinò di seguirlo. Giunti al posto di polizia, dichiarò ai suoi colleghi: "Questo extracomunitario si comporta da prepotente!".

Per fortuna le mie spiegazioni non furono smentite dal collega presente ai fatti. I poliziotti verificarono accuratamente i miei documenti e dopo conclusero che il loro giovane collega aveva sbagliato porgendomi le loro scuse. Furono anche dispiaciuti per il mio ritardo al lavoro.

Dopotutto, ho l'impressione che, rispetto alla maggioranza della gente, ai poliziotti non sembri anormale ritrovarsi di fronte a un cittadino italiano con la pelle nera o marrone. "Noi non siamo abituati!", ci sentiamo dire sempre e ovunque da nove persone su dieci. E' un alibi che non regge più dopo trent'anni che viviamo e lavoriamo qui, ci sposiamo con italiane/italiani, facciamo dei figli misti o no, che crescono e vengono educati nelle scuole e università italiane.

Un fatto sconvolgente è quando tre anni fa fui aggredito da quattro controllori dell'Atm a Milano e finii al pronto soccorso. Ancora oggi sto affrontando i processi ma con i controllori come vittime ed io come imputato. Una cosa è certa, ho ancora fiducia nella giustizia italiana.

Lunedì, 14 Dicembre, 2009 - 14:41

rom: dopo lo sgombero di Rubattino...ripartiamo da qui

Per opportuna informazione partecipazione di chi desidera sapere e conoscere.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
------------------------------------------------------
I ROM: una presenza che ci interroga. Comunque la pensiamo.


Ripartiamo da qui.


Dopo lo sgombero in via Rubattino
a che punto siamo, come ci siamo arrivati,
come andare avanti.
 
GIOVEDI’ 17 dicembre  -  ore 20,30
Chiamamilano - Largo Corsia dei Servi


 Flaviana Robbiati
 insegnante dei bambini di via Rubattino

Tommaso Vitale
docente e ricercatore in Sociologia urbana e Sociologia politica, Università di Milano-Bicocca

Patrizia Quartieri
consigliere comunale


Vi aspettano per parlarne insieme
e anche per scambiarci un augurio
Con la preghiera di estendere l’invito a tutti coloro che possono essere interessati
Martedì, 1 Dicembre, 2009 - 15:14

FIACCOLATA contro gli sgomberi che disintegrano e non integrano!

fiaccolata contro la politica degli sgomberi che disintegrano e non integrano! Domani, mercoledì 2 dicembre ore 18 a San Babila

Domani, mercoledì 2 dicembre, alle 18, partirà da piazza San Babila verso Piazza della Scala una FIACCOLATA, organizzata dall'associazione Milano Città Aperta, per:
- denunciare il carattere brutale degli sgomberi di via Rubattino e via Forlanini
- sollecitare al più presto misure umanitarie nei confronti dei cittadini Rom sgomberati
- chiedere la cessazione di ogni politica di sgomberi forzati senza soluzioni alternative da parte dell'Amministrazione comunale che è responsabile con queste azioni dell’interruzione del processo di scolarizzazione di bimbi/bimbe di etnia rom.
Perché la convivenza pacifica si coltiva con il dialogo e la solidarietà, non con le ruspe.
Siamo tutti/e invitati/e a partecipare numerosi e a segnalare ad amici e parenti.
Mi raccomando facciamo TAM-TAM per essere in tanti!
Cordiali saluti
Antonella Fachin
-----------------
Cari tutti,
dopo gli ennesimi brutali sgomberi delle settimane scorse dei campi Rom di via Rubattino e di via Forlanini, Milano Citta' Aperta promuove una fiaccolata mercoledi' 2 dicembre alle ore 18 da piazza San Babila a piazza Fontana.
Vi invitiamo a dare massima diffusione al testo dell'appello (qui di seguito) comprese tutte le realta' che credete possano essere interessate a partecipare e/o aderire.

APPELLO

"Gentile Assessore Moioli, mio figlio vorrebbe sapere perché i bambini Rom hanno meno diritto di lui di stare insieme alle loro mamme, ai loro papà e ai loro fratelli e sorelle"
"Non posso sentirmi rappresentata da autorità che violano i diritti dei più deboli, non è questa la città che voglio!"
"Continuate a parlare del valore della famiglia e poi pretendete che le famiglie rom si dividano donne e bambini da una parte, uomini dall'altra..."

Queste sono solo alcune delle frasi delle migliaia di mail che in questi giorni sono state inviate al vicesindaco De Corato, all'Assessore Moioli e al Prefetto Lombardi da centinaia e centinaia di cittadini di Milano indignati per lo sgombero del campo Rom di via Rubattino dello scorso 19 novembre e per quello successivo di via Forlanini del 26 novembre.
Sgomberi che hanno lasciato al freddo e senza un tetto centinaia di uomini, donne e bambini, senza prospettare per loro soluzioni alternative accettabili e condivise. 
Sgomberi che
soffiano sul fuoco per creare artificialmente una finta emergenza che nasconda i problemi reali di Milano.
Sgomberi che hanno interrotto preziosi percorsi di conoscenza reciproca tra cittadini italiani e Rom.
Sgomberi che hanno negato ai bambini Rom di continuare ad andare a scuola assieme ai loro
compagni italiani. Sgomberi che hanno violato i diritti (alla casa, alla salute, all'istruzione...)
e le libertà fondamentali di centinaia di persone. Ma anche sgomberi che mai come in passato hanno suscitato l'indignazione e il rifiuto di una fetta consistente della cittadinanza milanese che ha deciso di affidare alle mail la proprie parole di sdegno e protesta.
Parole, che di fronte all'ostinato persistere del Comune nella medesima politica di chiusura e di rifiuto di ogni soluzione condivisa e concertata con la comunità Rom, invitiamo tutti a venire a ripetere e rendere visibili alla città in una 
Fiaccolata in Piazza San Babila
mercoledì 2 dicembre alle 18
per denunciare il carattere brutale degli sgomberi di via Rubattino e via Forlanini
per sollecitare al più presto misure umanitarie nei confronti dei cittadini Rom sgomberati
per chiedere la cessazione di ogni politica di sgomberi ciechi dei campi Rom da parte dell'Amministrazione comunale.

Perché la convivenza pacifica si coltiva con il dialogo e la solidarietà, non con le ruspe!

Milano Città Aperta
Per adesioni:  territorio.milanocittaperta@gmail.com<mailto:territorio.milanocittaperta@gmail.com>

Prime adesioni
Associazione Todo Cambia
Gruppo di sostegno via Forlanini
Le Radici e le Ali Onlus
Rifondazione Comunista - Federazione Lombardia
Associazione Dimensione Diverse
Sinistra Critica - Milano
Centro Culturale multietnico La Tenda
Associazione Aria Civile
Uniti con Dario Fo per Milano
Coordinamento Nord Sud del Mondo

--

Milano Città Aperta

blog: http://milanocittaperta.wordpress.com

Giovedì, 26 Novembre, 2009 - 14:33

sgombero forzato, in Forlanini: integrazione distrutta anche qui!

Buongiorno,
oggi c'è stato l'ennesimo sgombero forzato, in viale Forlanini.
Qui sotto trovate il comunicato diramato dai volontari che da un paio di anni assistono i primi nuclei familiari di rumeni di etnia rom che avevano trovato riparo in un'area abbandonata in zona Forlanini.
Anche qui i bambini e i ragazzini andavano a scuola: in zona 4 si era tenuta molti mesi fa una assemblea pubblica cui avevo partecipato, e alcune di queste famiglie rumene erano intervenute per raccontare la loro storia, la loro vita; era venuto, accompagnato dai suoi genitori, anche un bambino che frequentava con impegno e successo la scuola elementare, che aveva fatto amicizia con i compagni di classe, che si era integrato con la classe.... era un bambino come tutti gli altri.
Ciò che mi colpì allora e che ricordo ancora oggi è il suo atteggiamento: impaurito dalla tanta gente vociante, con la testa bassa non osava guardare negli occhi gli adulti.....un bambino entrato nel mondo dei grandi pieno di contraddizioni, alcuni lo aiutavano ad avere una istruzione, a far parte della comunità maggioritaria; altri lo rifiutavano per principio in quanto Rom, ma a vederlo (jeans e giaccone, pulito, capelli corti e in ordine) non aveva proprio nulla che lo differenziasse
dagli altri bambini della sua età.....
Quale destino avrà questo bambino e tutti gli altri bambini e bambine rom i cui genitori da oltre un anno accompagnavano i loro figli alle scuole dell'obbligo del quartiere?
Che fine faranno tutte le energie spese dai volontari, dalle maestre, dal parroco per consentire - finora con successo- un processo di integrazione e di inserimento scolastico e lavorativo?
Che fine ha fatto la tradizione di accoglienza meneghina?
Che fine ha fatto la civiltà, se dobbiamo assistere ad azioni di accanimento e persecuzione come queste?

Cordiali saluti
Antonella Fachin
^^^^^^^^^^^^^^^^^

SGOMBERO IN VIALE FORLANINI

Mentre oggi l'assessore alla sicurezza De Corato festeggia l'ennesimo sgombero, la società civile deve incassare l'ennesima sconfitta.

Con l'operazione svoltasi oggi vengono infatti sgomberati 45 rom rumeni che vivevano in baracche di fortuna alle spalle dell'area della ex caserma di Viale Forlanini 50. Al nucleo preesistente si erano aggiunti negli scorsi giorni alcuni altri nuclei famigliari sgomberati da Via Rubattino negli
scorsi giorni.

Un'efficienza ai limiti (?!?) dell'accanimento dato che la suddetta area è già al quarto sgombero solo quest'anno, mentre i rom di Via Rubattino trasferitisi subiscono il secondo "sfratto" in pochi giorni. E questo non è un record.

Questo però è anche sintomo di un'assoluta mancanza di politiche di inserimento dei rom a Milano.

Distruggendo gli insediamenti, si distrugge anche una micro-struttura sociale ed il lavoro di affiancamento sociale fatto da singoli ed associazioni. Si punta a creare singoli allo sbando, invece che comunità strutturate che possano integrarsi. Si mettono in strada minori, impedendo loro di proseguire percorsi scolastici che stanno già effettuando.

Mentre i comunicati stampa del Comune parlano dello "sgombero numero 180" noi vediamo Pietro, 38 anni, che aveva una casa a Cormano e lavorava come operaio edile. Poi il licenziamento, la perdita dell'appartamento e quindi via Rubattino e viale Forlanini. Pietro questa mattina avrebbe mandato i due figli (6 e 10 anni) a scuola, vicino a Lambrate. Dove torneranno i figli di Pietro?

Vediamo Dan, 54 anni, che suona la fisarmonica alle feste fissarci con occhi rassegnati.

Vediamo Nicoleta e Simon, 5 e 6 anni, che ci chiedono "dove ci mandano adesso?" o la piccola  Fiorentina, quattro sgomberi in sei mesi di vita.

E non vediamo diversi altri che, siccome sono dovuti andare al lavoro (anche i Rom lavorano!) al ritorno non troveranno nemmeno una baracca ad aspettarli.

E' possibile che la Milano dell'Expo abbia come risposta per costoro solo le ruspe?

Fiorella D'Amore, Stefano Nutini, gruppo di sostegno Forlanini; Gianluca Tarasconi, centro
umanista La Svolta; Massimo Gentili, consigliere di zona 4, gruppo La Sinistra.

Sabato, 21 Novembre, 2009 - 14:27

giorno mondiale dell'infanzia: Milano sgombera i bimbi rom!

Per opportuna informazione.
Giustamente questi genitori, i cui figli andavano a scuola con bimbi e bime rom, si chedono: ieri 20/11 si è celebrata la giornata mondiale dei diritti dell’infanzia: i bambini del campo rom di via Rubattino se ne saranno accorti?

La riconciliazione si vede nei fatti, signora Sindaco, non nelle parole o negli interventi ai convegni.

Cordiali saluti a tutte/i
Antonella Fachin
Consigliere di Zona 3
Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano
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Comunicato stampa

I GENITORI DELLA SCUOLA "BRUNO MUNARI" DI MILANO PER L'ACCOGLIENZA E CONTRO LO SGOMBERO DEI BAMBINI ROM

di Associazione Genitori Scuola "Bruno Munari"
L’Associazione Genitori della scuola Bruno Munari di via Feltre a Milano, denuncia l’azione violenta di sgombero che è stata attuata ieri ai danni di circa 50 bambini e delle loro famiglie occupanti il campo Rom di via Rubattino.

36 bambini frequentavano le nostre scuole e avevano avviato così un percorso di integrazione che per loro poteva rappresentare l’unica possibilità di accedere a un futuro migliore.

Lo sgombero non ha offerto a queste famiglie delle alternative concrete: abbiamo sentito che i bambini sopra i 6 anni sarebbero stati separati dalle madri. Alcuni sono finiti fuori provincia. Noi genitori non sappiamo se in questo momento i compagni di classe dei nostri figli hanno un riparo per dormire, né se torneranno nelle nostre scuole.

L’azione di sgombero era annunciata da settembre. Da allora i genitori dell’Associazione, con le comunità di S. Egidio, Padri Somaschi, Naga, con gli insegnanti delle scuole del circolo di via Pini hanno intrapreso molte iniziative di solidarietà e sensibilizzazione anche presso il Consiglio di Zona e le Commissioni consiliari del Comune di Milano.

Ora questi bambini hanno perso tutto e noi abbiamo perso l’occasione di dimostrare loro che siamo un paese democratico capace di accogliere persone e culture diverse dalla nostra, magari in difficoltà.

Abbiamo perso l’occasione di dimostrare ai nostri figli che la tolleranza e la convivenza civile sono valori alla base di una società democratica e che le diversità devono essere vissute e valorizzate come risorse. Che l’accoglienza è un valore universale che non distingue tra etnie, culture e paesi di provenienza (in questo caso, tra l’altro si tratta per la maggior parte di cittadini Rumeni, quindi appartenenti alla UE).

Ricordiamo che ieri 20/11 si è celebrata la giornata mondiale dei diritti dell’infanzia: i bambini del campo rom di via Rubattino se ne saranno accorti?

info: flavianarobbiati@tiscali.it
Stefano Pasta stefanopasta@gmail.com
http://www.elementareinfeltre.it/
info@elementareinfeltre.it
Venerdì, 20 Novembre, 2009 - 17:46

IMPORTANTE E URGENTE: coperte e lavoro per i rom di via Rubattino

Riporto per opportuna informazione l'annuncio che mi è pervenuto, dato che nel nuovo quartiere del Rubattino, le esperienze personali e le sensibilità sono diverse, onde contribuire attivamente e tutti insieme alla soluzione della vicenda attraverso singoli, piccoli episodi di integrazione e di solidarietà.
Segnalo inoltre che i volontari della comunità di Sant'Egidio, conoscendo da anni le persone che si erano rifugiate nell'immobile dismesso dell'ENEL, sono in grado di fornire le necessarie garanzie reputative per i rom che chiedono di essere aiutati nel trovare lavoro e/o attività lavorative spot, sulla base delle seguenti professionalità:
per gli uomini: lavori di edilizia: imbianchino; piastrellista; idraulico ecc.;
per le donne: lavori di pulizia.
Stefano Pasta, volontà della comunità di Sant'Egidio, in particolare, può metterci in contatto con la persona più idonea e capace, alla luce del lavoro offerto.
Chi desidera prendere direttamente contatto con Stefano Pasta può scrivere al seguente indirizzo email:
stefanopasta@gmail.com
Cordiali saluti
Antonella Fachin
-------------------------------------
IMPORTANTE E URGENTE: coperte e altro per i rom
Ciao.
Abbiamo organizzato un punto di raccolta di materiali necessari per le famiglie Rom sgomberate ieri mattina, presso una sede degli scout.
 
LUOGO DI CONSEGNA
Sede GRUPPO SCOUT MI 68 Via Cambini 10 (ang. via Padova) entrata dalla Polisportiva c/o Parrocchia San Giovanni Crisostomo
ORARI DI CONSEGNA
Oggi 20/11 dalle 21 alle 22:30
Domenica 22/11 dalle 17 alle 19
OGGETTI NECESSARI:
+ COPERTE
+ MATERASSI
+ VESTITI PESANTI
+ SCARPE
+ SCARPE PER BAMBINI
RIFERIMENTO
Marco (capo gruppo scout MI68)
348-84725612
 
I volontari della Comunità di Sant'Egidio provvederanno poi ad accordarsi con gli scout per il ritiro del materiale raccolto e la consegna alle famiglie Rom.
 
DIVULGATE!
 
Grazie a tutti per la collaborazione e la solidarietà
 
Guido

Venerdì, 20 Novembre, 2009 - 17:45

IMPORTANTE E URGENTE: coperte e lavoro per i rom di via Rubattino

Riporto per opportuna informazione l'annuncio che mi è pervenuto, dato che nel nuovo quartiere del Rubattino, le esperienze personali e le sensibilità sono diverse, onde contribuire attivamente e tutti insieme alla soluzione della vicenda attraverso singoli, piccoli episodi di integrazione e di solidarietà.
Segnalo inoltre che i volontari della comunità di Sant'Egidio, conoscendo da anni le persone che si erano rifugiate nell'immobile dismesso dell'ENEL, sono in grado di fornire le necessarie garanzie reputative per i rom che chiedono di essere aiutati nel trovare lavoro e/o attività lavorative spot, sulla base delle seguenti professionalità:
per gli uomini: lavori di edilizia: imbianchino; piastrellista; idraulico ecc.;
per le donne: lavori di pulizia.
Stefano Pasta, volontà della comunità di Sant'Egidio, in particolare, può metterci in contatto con la persona più idonea e capace, alla luce del lavoro offerto.
Chi desidera prendere direttamente contatto con Stefano Pasta può scrivere al seguente indirizzo email:
stefanopasta@gmail.com
Cordiali saluti
Antonella Fachin
-------------------------------------
IMPORTANTE E URGENTE: coperte e altro per i rom
Ciao.
Abbiamo organizzato un punto di raccolta di materiali necessari per le famiglie Rom sgomberate ieri mattina, presso una sede degli scout.
 
LUOGO DI CONSEGNA
Sede GRUPPO SCOUT MI 68 Via Cambini 10 (ang. via Padova) entrata dalla Polisportiva c/o Parrocchia San Giovanni Crisostomo
ORARI DI CONSEGNA
Oggi 20/11 dalle 21 alle 22:30
Domenica 22/11 dalle 17 alle 19
OGGETTI NECESSARI:
+ COPERTE
+ MATERASSI
+ VESTITI PESANTI
+ SCARPE
+ SCARPE PER BAMBINI
RIFERIMENTO
Marco (capo gruppo scout MI68)
348-84725612
 
I volontari della Comunità di Sant'Egidio provvederanno poi ad accordarsi con gli scout per il ritiro del materiale raccolto e la consegna alle famiglie Rom.
 
DIVULGATE!
 
Grazie a tutti per la collaborazione e la solidarietà
 
Guido

Domenica, 15 Novembre, 2009 - 12:41

Acqua rifiuti pendolari crisi aziendali: i problemi esplodono

COMUNICATO STAMPA
 
Massimo Gatti (un’Altra Provincia-Prc-Pdci) incalza Podestà: “Acqua pubblica, rifiuti, pendolari, crisi aziendali: i problemi esplodono e il Presidente sta a guardare
 
Milano, 13 novembre 2009 . Nel corso del Consiglio provinciale di ieri pomeriggio, il capogruppo in Provincia di Milano per Lista civica un'Altra Provincia-Prc-Pdci, Massimo Gatti, ha dichiarato:
“Sono passati ormai cinque mesi dall’insediamento della nuova giunta ed ormai è chiaro: Podestà e i suoi Assessori non sono in grado di proporre delibere al Consiglio. Mentre i problemi del territorio, dalle crisi aziendali ai problemi dei pendolari del sud Milano esplodono, la Giunta e il suo Presidente stanno a guardare, senza prendere decisioni ed iniziative concrete a favore dei cittadini.
Siamo innanzi all’ennesima seduta in cui il Presidente Podestà, nonché “super Assessore” con diciannove deleghe (Ambiente, Cave, Bonifiche, Risorse naturali e idraulica, Energia, Rapporti istituzionali, Relazioni internazionali, Accordi di programma con Stato-regioni ed Enti locali, Tavolo Milano, Città metropolitana, Comunicazione, Società e Consorzi partecipati, Università, Ricerca scientifica e Innovazione, Poli di eccellenza, Lotta all'usura, Idroscalo, Rapporti con il Volontariato, Benessere animali)è assente.
E’ da ben settanta giorni che sto aspettando una risposta a due interrogazioni essenziali sulle quali sarebbe invece opportuno che l’Assessore all’Ambiente Podestà rispondesse subito.
Primo: cosa intende fare la Giunta in merito all’inceneritore di Mediglia? Abbiamo saputo che qualche settimana fa c’è stato un incontro tra Podestà e le amministrazioni locali di Mediglia e Tribiano. Perché il Presidente non ha ritenuto opportuno nemmeno informare i Comuni confinanti di Colturano, Pantigliate e Paullo? E forse una questione di colore politico? Sarebbe ora che Podestà incalzasse la Regione per chiudere questa questione definitivamente, con provvidenti amministrativi di bocciatura irreversibile del gassificatore/inceneritore di Mediglia e per evitare che si ripeto lo scempio della discarica di Inzago (tutti contrari ma poi regione Lombardia ha autorizzato).
La seconda mia interrogazione che giace da agosto nei cassetti del Presidente è quella che riguarda l’acqua pubblica e le società partecipate. Il Parlamento sta privatizzando l’acqua e il Presidente della più importante Provincia italiana cosa fa? Non si confronta con il Consiglio, non risponde alle interrogazioni e non promuove iniziative. E’ inaccettabile.
Con un interrogazione ho poi chiesto cosa la Provincia intende fare per dare una risposta ai pendolari del sud-est Milano che hanno lamentato pesanti disservizi nel trasporto pubblico.
Ultimo, ma non ultimo, sarebbe necessario che la fantomatica “Unità di crisi della” Provincia cominciasse ad affrontare le crisi aziendali nel suo insieme con un disegno generale e con una proposta a livello provinciale. E’ insufficiente, anche se doveroso, pensare di continuare ad esaminare caso per caso, senza, oltretutto, raggiungere molte realtà.
E’ ora che il Presidente e la sua Giunta si mettano seriamente al lavoro, non possiamo accettare che la nostra Provincia diventi il fanalino di coda delle Province italiane.
 
Federico Gamberini

Giovedì, 12 Novembre, 2009 - 14:29

Rom e Sinti: accampamenti sgomberi e politiche per l'integrazione


CIRCOLO MIX
di cultura sport e tempo libero
CIRCOLO ACLI LAMBRATE
FORUM della sinistra zona 3
Associazione ARIA civile

 ROM E SINTI
accampamenti sgomberi e politiche per l'integrazione
 incontro per conoscere, capire, sapere
con
 
Tommaso Vitale - dipartimento sociologia  Università Bicocca Milano
Valerio Pedroni - volontario Comunità dei Padri Somaschi
Stefano Pasta - volontario Comunità di Sant’Egidio

lunedì 16 novembre alle ore 21.00
presso il Circolo ACLI LAMBRATE via Conte Rosso 5
 
Lunedì, 2 Novembre, 2009 - 15:07

Mamme d'azienda

Mamme d'azienda /1
La Repubblica del 14/10/2009 , articolo di CINZIA SASSO  ed. Nazionale  p. 51


Il cliché è duro a morire. La ragazza, curriculum impeccabile, master all'estero, conoscenza perfetta di tre lingue straniere, si presenta al colloquio di lavoro: «Lei è brava, ma è giovane: poi vorrà fare dei figli...».
Ed ecco che mentre l'ingegnera diventa viola di rabbia, e pensa che tutto può fare meno cambiare di genere, il capo del personale scarta il suo nome e passa oltre. Peccato, sarebbe stata perfetta, ma un maschio è più sicuro, almeno non ci sarà da fare i conti con quello che le aziende temono di più: la maternità. La marcia delle donne verso la conquista del mondo del lavoro finora si è sempre infranto contro questo scoglio: la gravidanza, i figli, le assenze, soprattutto i costi che questo comporta per l'impresa. Ma ora dalla Bocconi arriva il contrordine. «Sono solo pregiudizi da abbattere», dice Simona Cuomo, dell'Osservatorio sul Diversity Managment.
«La maternità non è un costo, è un'opportunità», aggiunge Alessandra Casarico, professore di Scienza delle Finanze. «La maternità incide solo per lo 0,23 per cento sui costi del personale», conclude Chiara Paolino che insegna Gestione delle risorse. È una ricerca con un prestigioso marchio di fabbrica, la Bocconi, che si incarica di demolire quelli che definisce luoghi comuni e di rispondere in modo inaspettato alla domanda su quanto costi alle imprese la maternità: poco più di niente. Anzi, arriva ad aggiungere: la maternità per le aziende può essere un beneficio più ancora che un costo. La ricerca ha interrogato responsabili delle risorse umane, capi e madri lavoratrici ed ha concluso che bisogna fare i conti con tre inossidabili stereotipi, smentiti però dalla realtà. Il primo è che non è vero che in Italia la legislazione sulla maternità sia tra le più protettive e generose. La seconda è che non è vero che più le donne lavorano meno fanno figli: anzi, sono i Paesi con la maggior partecipazione al mercato del lavoro a essere i più fecondi. Il terzo è che il costo "vivo" della maternità è indiretto e molto contenuto. La conclusione, quindi, è che non bisogna aver paura delle donne: e che pratiche come la flessibilità, il part time, l'uso del pc da casa, il telelavoro, consentono di trarre solo i benefici dalla presenza di personale femminile e di sfruttare appieno le loro competenze.
Eppure nel mondo del lavoro il retro pensiero è sempre che la dannazione delle donne sia quella di diventare madri. E poco importa che la Banca d'Italia stimi che una crescita dell'occupazione femminile significhi un aumento del 7 per cento del Pil; né che istituti di ricerca come Catalyst o McKinsey affermino, dati alla mano, che il valore aggiunto delle donne - il loro stile di direzione, l'attenzione alle persone, la gestione delle relazioni, la prevenzione dei conflitti - porta le imprese ad avere risultati migliori.
Perché poi, lì, al momento dell'assunzione, o quando si deve decidere una promozione, il dilemma è la futura maternità e tutto quello che comporta. Solo che "tutto quello che comporta" è una frase senza senso, uno stereotipo che va abbattuto. Simona Cuomo è la coordinatrice del gruppo che il 28 ottobre presenterà alla Bocconi il lavoro di ricerca portato a termine dall'Osservatorio del Diversity Managment. «Bisogna - dice - sfatare il mito che aleggia intorno alla maternità. Un'idea pervicace ma che è frutto di una cultura arretrata e di pregiudizi. Il nostro studio dimostra che invece il problema non esiste, che l'incidenza della maternità sul costo complessivo del lavoro è bassissima».
Cuomo, che è anche madre di tre figli, racconta che la prima cosa curiosa è che in realtà le imprese non sanno quanto pesa la maternità sui costi complessivi: si sa quanto costano le fotocopie, i post-it, i telefoni; ma nessuno prima aveva mai calcolato quanto costa una mamma.
Il luogo comune vuole che si pensi che la legislazione italiana è tra le più favorevoli alle donne, e dunque tra le più penalizzanti per le aziende. Peccato che non sia vero: in Paesi come la Danimarca è possibile restare a casa per sei mesi al cento per cento dello stipendio e in Norvegia i mesi retribuiti di assenza sono addirittura dieci.
Dice Alessandra Casarico: «L'astensione per maternità va vista nel suo complesso, e quando si fanno i raffronti con gli altri Paesi si parte sempre da premesse sbagliate. In Spagna, ad esempio, o in Svezia,è previsto anche un congedo di paternità: anche quello è un costo che riguarda i figli, ma non viene addebitato per forza soltanto alla madre». Limitare i costi della maternità all'universo femminile riduce le possibilità di crescita del Paese: «Le donne hanno dei talenti che vanno sfruttati, decidere di tagliarle fuori dalle carriere perché fanno i figli significa rinunciare a una fetta di competenze». Chiara Paolino ha quantificato (per la prima volta) il costo della maternità: «Ed è - afferma - un costo ridicolo. Una quota che corrisponde allo 0,23 per cento dei costi diretti e indiretti del personale. Quello che pesa è piuttosto il costo dovuto alla gestione dell'incertezza e alla riorganizzazione del lavoro di quelli che rimangono». Variabili, però, che niente hanno a che vedere con l'esborso di denaro, quanto con l'organizzazione del lavoro. «La donna che rientra torna come risorsa più ricca, più efficiente, più produttiva.
Se nelle aziende passasse questo pensiero positivo, porterebbe a un arricchimento generale». Che non sia solo teoria, che trovare una soluzione positiva al binomio maternità e lavoro non sia solo un tema di responsabilità sociale ma anche di sviluppo delle imprese, lo racconta Chiara Bisconti, responsabile delle risorse umane di San Pellegrino-Nestlé, anche lei madre di tre figli. «Noi - racconta - abbiamo impostato una serie di strumenti che consentono di far marciare insieme i bisogni delle donne e quelli dell'azienda: il risultato è un effetto virtuoso, perché ad esempio le donne che chiedono il part time riescono a fare in sei ore quello che normalmente si fa in otto, con il risultato di un risparmio di costi».
Tutt'altre le storie che raccontano le donne d'azienda. M.C. è appena rientrata al lavoro dopo una maternità. Fino al 2005 era una giovane manager in ascesa, con un budget importante da amministrare e un team di 8 persone.
Adesso,a 38 anni, con tre figlie con la voglia di riprendere là dov'era rimasta, si ritrova a non avere più un ufficio, né un ruolo. «Mi trattano - si indigna - come fossi trasparente, ma questaè un'ingiustizia che non posso lasciar passare.
Trovo mostruosa questa mentalità per cui altri ti impongono di scegliere tra maternità e carriera».
R. S., top manager di una media company, ha addirittura dovuto cercarsi un altro lavoro. «L'ostacolo- spiega- non era mia figlia, erano i miei capi che hanno deciso per me: secondo loro siccome ero diventata madre non avrei più potuto essere un capo affidabile».
L'82% delle donne ritiene che la maternità costituisca un ostacolo alla progressione in carriera e il 54% degli italiani pensa che la maternità e i figli siano i limiti principali alla realizzazione professionale delle donne.E queste convinzioni devono pur nascere da qualche dato di fatto. Forse, però, è ora di cominciare a cambiare.....

Venerdì, 30 Ottobre, 2009 - 15:00

Discriminazione di genere e inquinamento visivo. Donna e media

Discriminazione di genere e inquinamento visivo. La donna e i media, che fare?
da
In Italia evidentemente la materia e' agli esordi, se si pensa che in Paesi come gli Stati Uniti gli studi di genere vengono impartiti agli studenti dei corsi di laurea piu' disparati, dalla musica, alla storia, all'economia ecc..., segno evidente che si tratta di materia ritenuta fondamentale nella creazione di una coscienza collettiva critica sui rapporti uomo donna. Cio' non di meno, anche qui da noi pare bollire in pentola un nuovo fermento. Certo, e' indubbio il ruolo delle ultime vicende mediatiche che hanno coinvolto il Premier, le sue veline, le 'sparate' televisive contro la Bindi e le reazioni di alcuni giornali che hanno raccolto il malcontento delle donne, come l'appello del quotidiano La Repubblica. Ma forse non e' tutto qui, forse si comincia oggi timidamente ad aprire gli occhi sul baratro in cui e' sprofondata l'immagine collettiva della donna, schiacciata tra il ruolo di moglie con il mocio Vileda in mano, oppure nuda e rifatta a sgonnellare accanto al conduttore.
Si cita in proposito l'ottimo video documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo e Marco Malfi Chindemi, che ha affrontato senza velo la condizione televisiva del genere femminile sui nostri schermi televisivi.
Quali sono gli effetti di queste immagini e simboli sull'immaginario collettivo e -di conseguenza- sui rapporti sociali?
Perche' la donna accetta una visione di se stessa che la vede nuda, sgambettante intorno all'uomo avallando cosi' la propria subalternita' socio culturale nei confronti del genere maschile?
Tali, fra gli altri, sono i quesiti cui gli studi di genere intendono sciogliere.
Non pare eccessivo parlare di inquinamento visivo. Sembra ovvio, ma forse non lo si sente dire abbastanza, che attraverso il visivo si perpetuano forme di disuguaglianza sociale che proprio di quell'immaginario consolidato si avvalgono per legittimarsi. L'inquinamento consiste proprio nel far apparire "normali", "naturali" le disuguaglianze, che in realta' trovano invece profonde radici nella cultura e nelle politica di un popolo ancora involuto in punto di parita' fra generi. In Italia ad esempio, appare ovvio che in una pubblicita' di un detersivo una signora sulla quarantina pulisca la casa e stiri la camicia al marito, e cio' costituisce il modello e la base "familiare" sulla quale si fonda lo spot. In Francia, probabilmente, il pubblicitario si rivolge al pubblico femminile e maschile con altri stereotipi: la donna sulla quarantina fa yoga e dialoga con le amiche.
Insomma, nella societa' postmoderna, l'immagine, ben piu' della parola e della norma, detta regole su cio' che siamo, come ci poniamo, i modelli, i sogni e gli obbiettivi che ci auto-diamo o che ci son dati.

Ma cosa fare?
Due cose, forse.
In primo luogo parlarne e prenderne coscienza. Tutti, uomini e donne. Gia', perche' anche molti uomini si sentono offesi dalla spazzatura mediatica con cui si incarnano oggi gli idoli e gli ideali, sia maschili che femminili. Non tutti gli uomini hanno a cuore il rimanere depositari di un vecchio privilegio di dominio, che li vede protagonisti in scene degne di commedie all'italiana. Non tutti si sentono a proprio agio in questa dinamica sociale che li bolla di fatto come guardoni, sempre in cerca di seni e sederi su cui costruire in toto la propria sessualita'. Molti, ma molti no. Cosi' come anche le donne, del resto, possono forse prender coscienza dello squallore che circonda la propria figura al fianco dell'uomo, degli standard estetici che le sono imposti a tutte le eta', dell'esigenza di recuperare una identita' dignitosa, che non passi attraverso un proprio fedele adempimento.
In secondo luogo, forse, occorre porsi nuovi obbiettivi normativi a tutela della discriminazione di genere, che affrontino non solo il problema della parita' sul luogo di lavoro, piuttosto che i gravi problemi relativi alla maternita'. Ma anche quello di eliminare gli strumenti (nel caso le immagini) con cui in modo silente, e nemmeno troppo nel caso Italia, si perpetua l'assoggettamento e la discriminazione nei confronti delle donne. Partire dal concetto che le immagini "pesano", "inquinano" e determinano le attitudini sociali piu' di quanto si sia pronti a riconoscere. Che il "simbolo" incide. Cosi' come e' vietata la pubblcita' della sigaretta, o cosi' come non si tollererebbe una pubblicita' razzista o pedofila, allo stesso modo possiamo considerare lesive le immagini della donna oggetto, o della donna che assume ruoli di assoggettamento nei confronti dell'uomo, in termini di ruolo familiare, di compito assegnato dalla societa', di soggetto meramente passivo della bramosita' dell'uomo. Almeno nei messaggi pubblicitari a scopo commerciale.
Potremmo cominciare a parlarne, esattamente come si parla di quote rosa, se politicamente si volessero raggiungere gli obbiettivi della parita' uomo donna.
* Si veda 'Gender e Media, Verso un immaginario sostenibile' a cura di Anna Lisa Tota, che ringraziamo per la pubblicazione e da cui abbiamo tratto spunto per la stesura del presente articolo.
Domenica, 25 Ottobre, 2009 - 21:45

Lutto per la scomparsa di Giuliano Vassalli.

Lutto per la scomparsa di Giuliano Vassalli.
Fu partigiano, ministro, presidente della Corte Costituzionale.
La notizia diffusa dalla famiglia a funerali avvenuti. Il cordoglio dell'ANPI: "L'Italia perde un galantuomo, un padre della Repubblica".

COMUNICATO STAMpA DELL'ANPI -

A S S O C I A Z I O N E    N A Z I O N A L E    P A R T I G I A N I    D ’ I T A L I A
Roma, 23 ottobre 2009
Roma, 23 ottobre 2009
L’ANPI: con Vassalli perdiamo un vero galantuomo e uno dei padri migliori della nostra Repubblica.
Con profonda commozione apprendiamo della scomparsa di Giuliano Vassalli. Una grave perdita per l’intero Paese, per le sue istituzioni, per la sua cultura democratica.
Ricordiamo prima di tutto un galantuomo - qualità rara - discreto, generoso, che si prestava alle presenze e alle dichiarazioni pubbliche solo quando una particolare situazione di difficoltà per la tenuta democratica del Paese lo richiedeva. O per rimarcare la necessità di fare memoria in un momento in cui si tende a revisionare per fini non storiografici il percorso che ha portato l’Italia alla conquista della libertà. E ci preme ricordare a questo proposito il suo appassionato intervento in una Sala della Camera dei Deputati, nello scorso gennaio, contro la proposta di legge 1360 che pretendeva di equiparare i repubblichini di Salò ai partigiani.
Vassalli è stato un valoroso partigiano. Tra i capi delle formazioni socialiste a Roma, sostituì Pertini nella Giunta militare centrale del CLN. La sua battaglia per la libertà lo condusse all’arresto e alla sopportazione di indicibili torture nel famigerato carcere di Via Tasso. Il profondo senso del dovere nei confronti delle Istituzioni - alla cui crescita democratica ha contribuito rivestendo importanti incarichi, da Ministro a Presidente della Corte Costituzionale - gli derivava proprio dall’esperienza dura e formativa della Resistenza.
La nostra Repubblica perde uno dei suoi padri migliori, e auspichiamo che il suo esempio di impegno disinteressato e rettitudine morale viva per sempre, in special modo nel cuore delle nuove generazioni, la futura classe dirigente.
L’ANPI, di cui Vassalli è stato uno dei fondatori nel 1944, è vicina al dolore della famiglia e a quello di tutti gli italiani.
LA PRESIDENZA E LA SEGRETERIA NAZIONALE ANPI

Venerdì, 23 Ottobre, 2009 - 18:18

24 ottobre: PRESIDIO a Milano: all'Aquila è emergenza umanitaria

Abbiamo scaricato l’appello allegato dal sito del Comitato 3e32, che è una rete cittadina no-profit, apartitica ed autogestita, nata a seguito del sisma che ha devastato L’Aquila e la sua provincia alle 3e32  del 6 aprile 2009. La frammentazione in centinaia di campi e la mancanza di spazi sociali condivisi ha infatti reso ancora più fragile la popolazione, costretta ad abbandonare le proprie case e i propri riferimenti sociali e strutturali.

Abbiamo accolto la richiesta organizzare dei
presidi nelle piazze delle città italiane
per SABATO 24 OTTOBRE

Per questo a MILANO IN CORSO VENEZIA, ANGOLO VIA PALESTRO,
SABATO 24 OTTOBRE DALLE 13,30 ALLE 16,30
SAREMO PRESENTI CON LE NOSTRE TENDE DA CAMPEGGIO
per volantinare l’appello degli aquilani,
per esprimere concretamente solidarietà alle oltre 6000 persone
che vivono ancora nelle tende ad oltre sei mesi dal sisma,
per raccogliere firme di solidarietà e adesione all’appello.

Siete tutti/tutte invitati a partecipare numerosi e, se volete, a portare anche le vostre tende (se non troppo ingombranti)!
Vi aspettiamo!

Antonella Fachin, Massimo De Giuli e altri/e
PS: se potete divulgate la notizia!!!

Allegato Descrizione
ottobre 2009-L\'Aquila.doc
23.5 KB
Domenica, 18 Ottobre, 2009 - 16:10

Vietato spiare i dipendenti sul Web

 Le aziende costrette al dietrofront dal Garante della Privacy

Il Garante della privacy ha vietato alla società Italian Gasket, che per mesi ha spiato un dipendente sul Web, di usare i dati emersi dalle indagini per avviare azioni disciplinari contro di lui. L’azienda ha monitorato le attività del soggetto, registrando ogni accesso alla Rete e i siti che visitava, grazie a Squid, un software Open Source segretamente installato sul pc aziendale.

Nonostante le indagini abbiano dimostrato il comportamento scorretto del lavoratore, reo di aver passato molte ore su Internet per scopi personali, il Garante ha dichiarato illegittima la condotta dell’azienda e inutilizzabili i dati ottenuti con l’inganno. L'istallazione di un software con funzionalità appositamente configurate per il tracciamento sistematico e continuativo degli accessi a Internet, con la conseguente memorizzazione di tutte le pagine web visualizzate, viola infatti l'art.4 comma 1 dello Statuto dei Lavoratori.

Inoltre il comportamento della Italian Gasket va contro le "Linee guida per posta elettronica e internet", una serie di disposizioni rese note dal Garante nel marzo del 2007. Secondo queste indicazioni i controlli delle aziende sui dipendenti devono essere graduali, mai prolungati né costanti. E soprattutto non possono interessare un singolo lavoratore. Insomma, nulla giustifica l'accanimento particolare che Italian Gasket ha riservato al proprio dipendente.

La decisione del Garante mette un po’ d’ordine su un argomento al centro di numerose polemiche. Negli ultimi anni infatti sono stati messi a punto diversi strumenti per effettuare un monitoraggio nei limiti del consentito, ma spesso le aziende preferiscono intervenire più decisamente e mettere sotto osservazione solo i soggetti sospettati di essere fannulloni.

La direttiva del Garante di sicuro non consente di passare tutto il tempo che si vuole su Internet durante l’orario di lavoro, ma chiarisce in modo inequivocabile che spiare i dipendenti, anche con mezzi tecnologici, è una chiara violazione dei diritti dei lavoratori. Le aziende sono avvisate.

Luana Andreoni     Copyright © CULTUR-E

Venerdì, 25 Settembre, 2009 - 11:18

25 poliziotti per accompagnare una ronda !!!

Da www.arcoiris.it
http://domani.arcoiris.tv/?p=2345#more-2345

25 poliziotti accompagnano una ronda che trema di paura

23-09-2009
Per merito di Riccardo Icona sappiamo qualcosa di più sulle ronde. L’inchiesta di Rai3 è partita dal fenomeno in atto, anziché riprendere l’estenuante dibattito politico che ha partorito la legge, con il risultato, da un lato, di legittimare  le pretese della Lega, dall’altro di mostrare il vuoto assoluto,. Cossiché, oggi, la ronda, non è che l’effetto nominalistico di una causa sbagliata.  Anzitutto perché, se lo scopo era accrescere la sicurezza dei cittadini, bisognava potenziare le forze dell’ordine. Invece, al contrario, a carabinieri, polizia e guardia di finanza sono stati tagliati i fondi ( un miliardo ) e organici. Come Icona ha documentato, senza che il cattivo mi nistro Maroni si scomodasse a confutare. Ma il clou della trasmissione è stato il servizio sui 9 leghisti che giravano per Torino di notte scortati da ben 25 agenti. “ Perché- ha spiegato il capo manipolo noi siamo indifesi”. E questo dice tanto sulla farsa delle ronde.
Bossi vuol liberare la Padania dall’oppressione dell’Italia di Berlusconi
La Gelmini, che è titolare del più grande licenziamento di massa ordinato in 150 anni di storia d’Italia, tramite i volenterosi tg invita i docenti a non fare politica o ad andarsene dalla scuola (come se non bastassero quelli che ha già cacciato lei!). Comunque, non si capisce perché gli insegnanti non avrebbero diritto a fare politica e la Gelmini invece sì. Chi le ha dato la patente? Berlusconi, ovviamente, anche se nessuno sa perché.  Intanto, Bossi pretende a gran voce la liberazione della padania. E da chi? Da Berlusconi, che è il capo del governo e dunque anche l’oppressore della Padania. Ma siccome Berlusconi è già ostaggio di Bossi, allora forse la padania è oppressa da Maroni, che è il ministro degli Interni; oppure da La Russa in armi; o magari da Bruno Vespa, che è la maggiore autorità ultra governativa esistente. Perciò Floris, pure lui, lasci la politica, i terremoti e la Rai a chi li sa far fruttare.
Gentile Bocchino
L’onorevole Bocchino, ex An, qualificato dalla stampa come ‘finiano’ e firmatario della lettera inviata a Berlusconi, intervenendo ad Omnibus ha fatto questa strana premessa: ‘Sia chiaro che la nostra lettera ( ndr- nella quale gli ex An chiedono di prendere decisioni comuni e non solo ordini da palazzo Graxioli ) era gentilissima, forse la più gentile inviata a Berlusconi’. Avvertimento piuttosto buffo. Da un lato perché inutile: nessuno certo immaginava che membri dello stesso partito del premier (tra l’altro noto per il servilismo di cui si circonda) potessero scrivergli in maniera meno che corretta, anche per rispetto formale del suo ruolo. In secondo luogo la precisazione fa immaginare che, invece, Berlusconi riceva abitualmente corrispondenza poco gentile. Comunque, la premessa è apparsa tale da ingenerare il sospetto che Bocchino volesse allontanare da sé la fama di pericoloso  sovversivo, perfino un po’ comunista. E questo dice tutto del clima interno al Pdl, popolo di sua proprietà.
Una ronda non fa primavera
Per fortuna in tv non ci sono solo i monologhi di Berlusconi e Vespa ( la stessa voce in stereofonia ). C’è anche Linea Notte del Tg3 che riassume i fatti del giorno. Non che sia un programma perfetto ( potrebbe essere meno spezzettato ) ma è informazione e televisione. Una sera, per esempio, ci ha informati della ronda che ha scorazzato per un quartiere di Roma facendo il saluto fascista. Non c’è che dire, un bell’inizio anche se , speriamo,, sarà pure la fine del rondismo. A sentire i vari Cota, Bricolo, Salvini, la “ggente “ moriva dalla voglia di pattugliare il territorio . Invece, approvata la legge, le domande di ronde sono a zero.. Alla fine, in strada, resteranno solo i pensionati che aiutano i bambini e altre forme di volontariato senza alcuna vocazione squadrista., E di notte , le famigerate “ ronde del piacere “  per gli sporcaccioni del nord e del su.
Rotondi alla meta
Personalmente, il ministro Rotondi ci è simpatico, come tutti quelli che ci fanno ridere. Anche se non fa troppa fatica ad apparire simpatico , in compagnia di gente come la Gelmini o La Russa ( per non parlare di Gasparri o dell’inverecondo Capezzone ). Ma, insomma, Rotondi non è odioso quanto certi berluscioni, e coerentemente col suo cognome, è un tipo di ex dc apparentemente poco spigoloso e pacatamente becero. Così, su Rainews24, sosteneva che Berlusconi è l’editore più liberale al mondo ( negli ultimi 50 anni ? ). Invece, in quanto politico, secondo Rotondi, Berlusconi fa quello che fanno tutti gli altri politici e cioè occupa più televisione che può. Ma guarda. Il simpatico Rotondi dimentica che nessun altro politico, in Italia e nel mondo, è editore di stampa e tv e insieme capo del governo. Perché se Berlusconi si accontentasse di essere o editore o politico, non sarebbe Berlusconi.
Giovedì, 24 Settembre, 2009 - 15:14

INVITO ALLA CITTA': NON RESPINGIAMO I DIRITTI DEGLI INDIVIDUI

NOI NON RESPINGIAMO I DIRITTI DEGLI UOMINI E DELLE DONNE

A Milano il 25 e il 26 settembre  c'è un occasione importante per rendere visibile e chiaro il nostro disaccordo sulle politiche  di questo Governo sull'immigrazione e in particolare per denunciare la barbarie dei respingimento verso la Libia.

Il 25 e il 26 settembre il Ministero dell'Interno e l'ANCI hanno organizzato  presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, la Seconda Conferenza Nazionale sull'Immigrazione

Arci Milano e Arci Nazionale si sono  inventati una iniziativa di protesta pacifica, creativa che riesca a parlare anche a tutte le persone che non pensano che il rispetto dei diritti degli immigrati riguardi direttamente  la democrazia e quindi tutti noi, senza distinzione.

Ci siamo  immaginati un iniziativa di contro-informazione:

una improvvisazione teatrale  itinerante  da realizzare  venerdì 25 alle 18.30   partendo dalle colonne di San Lorenzo fino ad arrivare alla Darsena

NOI NON RESPINGIAMO I DIRITTI DEGLI UOMINI E DELLE DONNE

Invitiamo tutte le associazioni,  i soggetti collettivi, i cittadini , le cittadine  a partecipare attivamente  e far propria la giornata di contro informazione.

E allora...... a   venerdi' 25  settembre a partire dalle 18.30 alle colonne di San Lorenzo

Per informazioni e per segnalare contributi, idee  e collaborazioni:
scovazzi@arci.it

PER CHI VOLESSE DARE UNA MANO A COSTRUIRE MATERIALMENTE L'INIIATIVA L'APPUNTAMENTO E' VENERDI ( MATTINA E POMERIGGIO) in Arci – via Adige, 11, ma da estendere in ogni comune

A Milano il 25 e il 26 settembre  c'è un occasione importante per rendere visibile e chiaro il nostro disaccordo sulle politiche  di questo Governo sull'immigrazione e in particolare per denunciare la barbarie dei respingimento verso la Libia.

Il 25 e il 26 settembre il Ministero dell'Interno e l'ANCI hanno organizzato  presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, la Seconda Conferenza Nazionale sull'Immigrazione.  Arci Milano e Arci Nazionale si sono  inventati   un iniziativa di protesta pacifica, creativa che riesca a parlare anche a tutte le persone che non pensano che il rispetto dei  diritti degli immigrati riguardi direttamente  la democrazia e quindi tutti noi, senza distinzione.

Ci siamo  immaginati un iniziativa di contro-informazione  di  improvvisazione teatrale  itinerante  da realizzare  venerdì 25 alle 18.30   partendo dalle colonne di San Lorenzo fino ad arrivare alla Darsena.

Invitiamo tutte le associazioni,  i soggetti collettivi, i cittadini , le cittadine  a partecipare attivamente  e far propria la giornata di contro informazione.

E allora...... a   venerdi' 25  settembre a partire dalle 18.30 alle colonne di San Lorenzo

Per informazioni e per segnalare contributi, idee  e collaborazioni:

scovazzi@arci.it.

PER CHI VOLESSE DARE UNA MANO A COSTRUIRE MATERIALMENTE L'INIIATIVA L'APPUNTAMENTO E' VENERDI ( MATTINA E POMERIGGIO) in Arci – via Adige, 11

Martedì, 1 Settembre, 2009 - 15:23

SBILANCIAMOCI: VII Forum "L'impresa di un'economia diversa"

Per opportuna informazione e partecipazione.
Se potete divulgate la notizia.
Grazie
Cari saluti
Antonella Fachin


VII Forum "L'impresa di un'economia diversa"

Uscire dalla crisi con un nuovo modello di sviluppo

Cernobbio, 5 settembre 2009

Quest'anno il Forum di Sbilanciamoci! – L'impresa di un'economia diversa – arriva a Cernobbio in una edizione speciale di una sola giornata, il 5 settembre, dedicata tutta alla crisi economica e finanziaria globale e ai suoi riflessi in Italia. Il Forum si svolge in contemporanea – e a poche centinaia di metri – al workshop dello Studio Ambrosetti che si tiene ogni anno a Villa D'Este e che vede riuniti manager, banchieri, uomini politici, uomini d'affari. Al Forum di Sbilanciamoci! saranno presenti esponenti della società civile, operai, ricercatori, immigrati, studenti, precari, sindacalisti.

La crisi economica e finanziaria ha già prodotto pesanti conseguenze sociali, ma nuovi effetti gravissimi arriveranno nei prossimi mesi e nel 2010, con la perdita di altri centinaia di migliaia di posti di lavoro, l'aumento della povertà, la chiusura di fabbriche e la riduzione del volume delle attività produttive. Si tratta della crisi più grave dal dopoguerra, alla quale la comunità internazionale ha dato sin qui una risposta insufficiente.

Il governo italiano si è contraddistinto per una ancora maggiore assenza di strategia e di interventi significativi e incisivi. La gran parte delle misure messe in campo sino ad ora sono simboliche, modeste e senza effetti sul corso di una crisi che, anche in Italia, nei prossimi mesi si preannuncia pesantissima.

Ecco perché, mentre i nostri ministri andranno al workshop dello Studio Ambrosetti ad illustrare e a rivendicare i "meriti" dell'azione di governo, Sbilanciamoci!, a poche centinaia di metri dal forum ufficiale, organizza un contro-forum di una giornata in cui spiegherà con documenti e analisi circostanziate il bluff delle misure del governo contro la crisi, molte ancora da attuare e altre con impatto modesto o addirittura inesistente, altre ancora completamente negative.

Nello stesso tempo metteremo in campo, con un documento circostanziato di proposte, le nostre 15 mosse per uscire dalla crisi, per trovare le risorse necessarie. 15 mosse per orientare l'economia verso uno sviluppo che sia sostenibile, equo e di qualità: presenteremo le nostre alternative per un modello di sviluppo fondato sulla riconversione ecologica dell'economia, la qualità sociale e collettiva dei consumi, il ruolo positivo dell'intervento pubblico, i diritti e la dignità del lavoro. Sbilanciamoci! proporrà un intervento di 40 miliardi contro la crisi fino al 2011, con un'incidenza sul PIL del 2% sul 2010 e del 1,3% sul 2011.

Al Forum – promosso insieme alle organizzazioni della società civile della provincia di Como – parteciperanno rappresentanti ed esponenti della società civile, delle associazioni, del sindacato, ricercatori ed esperti, ospiti internazionali. Ci saranno testimonianze di chi sopporta il peso della crisi: operai in cassa integrazione, precari, immigrati, pensionanti, terremotati dall'Abruzzo.

Tra le prime conferme
: Mario Agostinelli (Un'Altra Lombardia), Andrea Baranes (Fondazione Banca Etica) Paolo Beni (Presidente ARCI), Monica Di Sisto (Fair), Stefano Fassina (Direttore del NENS), Andrea Fumagalli (Università di Pavia), Sergio Giovagnoli (Responsabile Politiche Sociali ARCI), Maurizio Gubbiotti (Segreteria nazionale di Legambiente), Stefano Lenzi (Responsabile Relazioni istituzionali del WWF), Mattia Lolli (di 3 e 32, il comitato degli abruzzesi che vivono nelle tende) Giulio Marcon (Portavoce Sbilanciamoci!), Alessandra Mecozzi (Responsabile Esteri FIOM-CGIL), Mario Pianta (Università di Urbino), Carla Ravaioli (economista) Guglielmo Ragozzino (il manifesto), Gianni Rinaldini (Segretario della FIOM-CGIL), Roberto Romano (Ricercatore), Tommaso Rondinella (Sbilanciamoci!) Alessandro Santoro (Università Bicocca), Antonio Tricarico (Presidente della Campagna per la Riforma della Banca Mondiale), Alberto Zoratti (Fair).

Il Forum avrà inizio alle 9.30 e si chiuderà alle 18.00.

Il Forum di Sbilanciamoci! quest'anno è completamente autofinanziato. La partecipazione è libera, ma chiediamo a tutti di prenotarsi scrivendo a info@sbilanciamoci.org Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Sbilanciamoci! chiede a tutti gli interessati di dare un contributo libero e volontario per realizzare l'iniziativa: 10 euro per studenti e disoccupati, 20 euro per i lavoratori, 50/100 euro per i sostenitori e i gruppi organizzati.

Il Forum si svolgerà a Cernobbio, presso lo spazio “Cernobbioshed” via Manzoni 1 – 22012 Cernobbio (CO) – http://www.cernobbioshed.com/

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