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Domenica, 10 Ottobre, 2010 - 14:28

PRIMARIE 2010: VALERIO ONIDA CANDIDATO SINDACO

Conferenza stampa, 23 settembre 2010, di §Valerio Onida (1)
"Far funzionare Milano, senza slogan o interessi di parte. Io so come si fa".
Milano: gigante economico e nano politico?
Milano non è sempre stata così. Non è sempre stata un “gigante economico” e insieme un “nano politico”. Milano anzi in passato è stata laboratorio politico di avanguardia. Cosa succede oggi? Perché i milanesi si allontanano dalla politica? I canali della partecipazione appaiono ostruiti. Sempre più sembra che chi si interessa di politica siano quasi solo persone alla ricerca di una carriera o di un “posto”, che il gioco sia nelle mani di un “circuito stretto” di apparati circoscritti e gelosi del loro potere. I cittadini disertano le urne. L’antipolitica cresce. Ma l’antipolitica è davvero l’unica soluzione? Chi crede nella democrazia sa che i partiti, attraverso cui i cittadini concorrono a determinare la politica nazionale (e locale), come dice la Costituzione, sono indispensabili. Non c’è democrazia senza partiti. La mia non è una candidatura dell’antipolitica. Non è una candidatura contro i partiti, anche se non è espressione di partiti o di pezzi di partiti. La mia candidatura nasce dentro la società milanese, di quella Milano che rivendica il diritto e il dovere di avere una politica vera, che si prenda cura della città e di tutti quelli che la abitano. Questo significa occuparsi dei mille piccoli e grandi ostacoli che troppo spesso ci fanno apparire la città come ostile o incattivita.
Far funzionare la città
Affrontare i problemi della sua gente è il primo compito di un’amministrazione comunale. Occorre far funzionare Milano, con l’occhio puntato sui bisogni, indipendentemente dal numero e dalla provenienza di coloro che hanno bisogno e dal fatto che richieste e proteste siano espresse a volume più o meno alto di voce. Proprio qualche giorno fa ho ricevuto un e-mail nel quale mi venivano descritte le difficoltà che incontra a Milano una persona affetta da sordità, alla quale, per esempio, i numeri verdi non servono a nulla. Di questo bisogna occuparsi: dei problemi di chi ogni giorno si sposta per lavorare, di chi accompagna i figli a scuola, di chi cerca casa, di chi quotidianamente deve combattere contro le troppe cose che non funzionano. 2 Non si governa un grande Comune andando a rimorchio degli interessi particolari o corporativi che sanno farsi valere meglio, né raccogliendo e amplificando le paure e le angosce dei cittadini, alla ricerca di facili consensi. Non si governa una città con gli slogan. Occorre una visione che parta da valori forti e condivisi: la visione di una città da vivere, non fatta solo di edifici da costruire. L’amministrazione è uno strumento fondamentale per governare. Se c’è un ambito nel quale posso vantare specifica competenza ed esperienza è proprio quello del funzionamento degli apparati amministrativi. Per venticinque anni ho vissuto dall’interno la nascita e la crescita della Regione Lombardia, dal suo primo statuto in poi. Ho partecipato da vicino e dall’interno a molte vicende istituzionali milanesi, da quando negli anni novanta si scriveva il primo statuto comunale. Ho conosciuto i problemi dell’amministrazione anche attraverso il filtro del contenzioso amministrativo in qualità di avvocato. La macchina amministrativa del Comune, spesso vissuta dai cittadini e perfino dai responsabili politici come un ostacolo o una palla al piede, è in realtà una risorsa fondamentale per chi voglia governare. Non servono amministrazioni parallele fatte di consulenti scelti in sede politica, ma serve capacità di guidarla, di combatterne i difetti e le distorsioni, valorizzandone competenze e risorse. Le caratteristiche di alcuni problemi come i trasporti e la gestione dei rifiuti impongono poi di affrontarli nella dimensione metropolitana, attuando il disegno istituzionale ormai iscritto nella Costituzione e che da troppo tempo è rimasto inattuato soprattutto per le resistenze dei poteri che ne verrebbero intaccati. Questo il mio primo impegno concreto come candidato Sindaco: rimettere il cittadino e la comunità al centro dell’azione amministrativa. Puntare sulla qualità dei servizi; attivare controlli non sulla carta e sulla forma, ma sulla realtà effettiva e sui risultati. Il contrasto alle illegalità e alle mafie che avviliscono la città non può essere delegato solo all’opera meritoria della magistratura: deve cominciare dall’azione amministrativa. Efficacia e trasparenza della pubblica amministrazione devono andare di pari passo. La scarsità delle risorse dei bilanci pubblici non giustifica la cattiva qualità dei servizi (per esempio quelli legati alla scuola). Milano deve saper utilizzare tutte le risorse di cui dispone, non può limitarsi a lamentare i tagli e a chiedere soccorsi a Roma. Colpisce, ad esempio, il fatto che, delle esperienze di Community Foundations promosse dalla fondazione Cariplo, nessuna fino ad ora riguarda il territorio del Comune di Milano. Non ci sono solo, poi, le risorse dei bilanci: ci sono anche le risorse nel campo scientifico e della ricerca, di cui Milano è particolarmente ricca, risorse che devono essere adeguatamente valorizzate a vantaggio di tutti.
Gioventù ed esperienza
Milano riprenda in mano se stessa scegliendo bene il suo primo cittadino. Dicono che sono troppo vecchio per questo compito. Ma l’impegno per la città, per la comunità, è di per sé un impegno che travalica le nostre stesse esistenze, e vale per noi, per i nostri figli e i nostri nipoti. Una città, del resto, anche nel senso fisico, sopravvive sempre a lungo a coloro che la pensano, la costruiscono, ne definiscono le forme. Il destino di una città è anche legato alla trasmissione di valori e di opere, alla capacità di ogni generazione di consegnare il testimone a quelle successive. Per questo oggi c’è bisogno di giovani. Ma non di giovani che siano in cerca di posti o di affermazione, ma di giovani che possiedano competenze professionali e abilità e siano pronti anche a metterle, almeno per una parte della propria vita, al servizio della comunità. La mia storia e la mia esperienza mi consentono di attuare credibilmente questo passaggio di testimone. Posso presentarmi agli elettori delle primarie, e poi agli elettori delle elezioni comunali, come un candidato che non ha vincoli di fedeltà, né espliciti né sotterranei, che lo condizionino, che non ha niente da chiedere per sé e la cui piena indipendenza da qualsiasi apparato e da qualsiasi gruppo di potere può essere affermata senza tema di smentita.
*** Per dare subito la prova che alle parole dette corrispondono fatti, ho voluto oggi qui accanto alcune delle persone che condivideranno con me questo percorso. Non vi sto presentando la mia “squadra”, i miei futuri assessori, ma persone che, a titoli e con ruoli diversi, coerenti con le loro competenze e capacità, hanno accettato di impegnarsi nel nostro progetto. Fra loro alcuni sono nomi ben conosciuti, per la drammatica storia che ne fa un poco il simbolo della Milano che non si arrende alla violenza e al cinismo; altri sono nomi meno noti al grande pubblico ma accomunati dalle stesse caratteristiche di fondo. Uomini e donne. Vi diranno loro direttamente, in poche parole, le motivazioni del loro essere qui con me oggi.
Valerio Onida
Durante la conferenza stampa altri 5 esponenti della società civile milanese hanno dichiarato la loro adesione e collaborazione al progetto per Milano di Valerio Onida: Umberto Ambrosoli (avvocato e scrittore), Lucia Castellano (Direttrice del Carcere di Bollate), Benedetta Tobagi (ricercatrice e scrittrice), Michele Diegoli (insegnante, operatore sociale e attore), Gabriele Rabaiotti (architetto e ricercatore).
Leggi alcune biografie: >>>
Per amministrare bene una città, occorre una visione.
Questi i temi intorno ai quali Valerio Onida costruisce il proprio programma, grazie anche alle proposte e ai suggerimenti che darete nella sezione “Il programma lo costruiamo insieme”.
• Milano, città da vivere
• Milano, città dei giovani
• Milano, città della conoscenza
• Milano, città che produce
• Milano, città che lavora
• Milano, città solidale
• Milano, città plurale
• Milano, città metropolitana
• Milano, città d’Europa e del mondo
• Milano, città che funziona
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 (1):
Chi è Valerio Onida
E’ nato a Milano nel 1936, da padre sardo e madre siciliana – figlio quindi delle “mescolanze” tipiche di questa città - e qui ha vissuto sempre, salvo che nei tre anni dello “sfollamento” durante la guerra. Ha frequentato scuole pubbliche (liceo “Carducci”) e l’Università statale, per la laurea in giurisprudenza, con tesi in diritto costituzionale, relatore uno dei membri dell’assemblea costituente.
La sua socializzazione è avvenuta nella Fuci (universitari cattolici), in cui è stato presidente di circolo e incaricato di zona.
E’ sposato dal 1962, ha cinque figli e cinque nipoti (più uno in arrivo).
Dopo il servizio militare è stato assistente e poi professore di diritto costituzionale in varie sedi, da ultimo alla Statale di Milano, e insieme avvocato specializzato in questioni di diritto costituzionale e amministrativo. Ha vissuto il mitico “Sessantotto” da assistente e giovane professore, come un’epoca di grandi speranze e aspettative, anche di confusione, ma senza perdere mai la fiducia nella possibilità di una Università e di una società migliore.
Dagli anni settanta, con la nascita delle Regioni a statuto ordinario, ha lavorato come esperto per la Regione Lombardia (con la commissione per lo statuto presieduta da Carlo Ripa di Meana, e poi nel comitato legislativo della Giunta, con i presidenti Bassetti, Golfari, Guzzetti, Tabacci, Giovenzana, Ghilardotti, Arrigoni, fino alla nomina a giudice costituzionale), nonché per altre Regioni. Ha lavorato allo statuto del Comune di Milano nei primi anni novanta, e prima ancora al progetto di legge sull’ordinamento dei Comuni e delle Province con Umberto Pototschnig. Conosce dunque da vicino i problemi delle amministrazioni pubbliche, anche locali.
Come avvocato si è occupato di questioni di diritto costituzionale e amministrativo: soprattutto difendendo la Regione Lombardia e altre Regioni in controversie con lo Stato davanti alla Corte costituzionale (li chiamavano, lui e altri, gli “avvocati delle Regioni”), ma anche, per esempio, discutendo questioni di costituzionalità e alcuni conflitti fra il Consiglio superiore della Magistratura e il Ministro di giustizia, o fra la Procura di Milano e le Camere parlamentari.
Alla Corte costituzionale è stato eletto nel 1996, dal Parlamento in seduta comune, a maggioranza di tre quinti dei componenti, come professore ordinario di diritto, su designazione dei gruppi di centro sinistra. Ma alla Corte le “origini” politiche lasciano il posto alla funzione. Si possono ricordare, negli anni del suo mandato, alcune decisioni adottate dalla Corte che “politicamente” spiacevano o potevano spiacere ai partiti del centro sinistra allora al governo, o magari a tutti i partiti (per esempio sull’abuso dei decreti legge o sulle prerogative parlamentari). Della Corte è stato Presidente dal 22 settembre 2004 al 30 gennaio 2005. Sul sito ufficiale (www.cortecostituzionale.it) si può leggere la sua relazione alla conferenza stampa annuale del 2005.
Finito il mandato di giudice è tornato a insegnare all’Università statale, dove tiene tuttora un corso di giustizia costituzionale nella Facoltà di giurisprudenza, a esercitare l’avvocatura, a lavorare come esperto per alcune Regioni. Per tre anni (2007-2009) ha fatto parte del consiglio di amministrazione di RCS Quotidiani (l’editore del Corriere); dal 2009 è membro del Comitato di consultazione del Consorzio di banche “Pattichiari”, promosso dall’Associazione Bancaria Italiana.Collabora su temi costituzionali al “Sole 24 Ore”.Collabora come volontario allo “sportello giuridico” per i detenuti nel carcere di Bollate. Nel 2009 è stato eletto presidente, per tre anni, dell’Associazione italiana dei costituzionalisti.
Ha pubblicato lavori su diversi argomenti di diritto costituzionale. Ma il libretto cui è più affezionato è quello pubblicato dal “Mulino” che si intitola “La Costituzione”, dove ha cercato di illustrare la storia, i fondamenti e i principi della carta costituzionale in modo accessibile anche ai non addetti ai lavori. Il volumetto è stato distribuito in omaggio alla inaugurazione di un magazzino Coop in Emilia-Romagna, e in seguito distribuito in omaggio con il quotidiano “Il Sole 24 Ore” in occasione del sessantesimo anniversario dell’entrata in vigore della Costituzione.
Non è mai stato iscritto ad alcun partito, ma ha condotto tante “battaglie” anche politiche, da cittadino e da avvocato. Per esempio la battaglia per il no nel referendum sul divorzio del 1974, e la difesa, come avvocato, di referendum di iniziativa radicale negli anni ottanta. La “cosa” più vicina alla politica che ha fatto è stata la partecipazione alla nascita dell’Ulivo nel 1994-95: referente milanese dei comitati per l’Ulivo, poi componente del gruppo di esperti per il programma formato da Prodi, fino a quando l’elezione alla Corte costituzionale, all’inizio del 1996, ha interrotto questa esperienza. Lasciata la Corte dopo i nove anni del mandato, ha preso parte alla campagna per il no nel referendum del 2006 sul progetto di riforma costituzionale (la c.d. devolution) e a tante iniziative, nelle scuole, in incontri pubblici, in sedi culturali, sindacali, politiche, in difesa della Costituzione e per diffondere la cultura costituzionale.
Si sposta in città con i mezzi pubblici. Tessera abbonamento senior per la rete urbana n. 190 316456439 dal 2005 Tessera Bikemi (dai primi mesi di funzionamento del servizio) n. 2036020812. E’ abbonato ad un radiotaxi.