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.: Il Blog di Antonella Fachin
Sabato, 14 Marzo, 2009 - 00:30

HUMOR: Lavoratori modello.

Posted by Arnald under Diversamente occupati

disoccupati_bassa.png

Domenica, 8 Marzo, 2009 - 20:10

HUMOR: crisi economica (2)

crisi3_bassa.png

Sabato, 7 Marzo, 2009 - 15:50

HUMOR: contratti terminali

crisi_generazionale.png
Salve Precari.
Dite la verità. Quanti di voi stanno facendo il conto alla rovescia per sapere se finiranno nella statistica dei contratti non rinnovabili?
Quanti di voi sanno già che non c’è speranza di rinnovo e hanno smesso di mettere qualsiasi passione nel lavoro? Quanti si ritrovano senza soldi per l’affitto? O per il mutuo?
Beh, molti precari, presto, finiranno col culo per terra e non ci sarà nessuno a tirarli su.
Il governo per primo se ne lava le mani dicendo che non può mica salvare tutti: mica si può fare un lodo salva precari. Sti cazzi dei precari, no?
Non parliamo nemmeno dei due sindacalisti leccapalle né del leggero ritardo (appena dieci anni) della sinistra sulla questione dei contratto a termine.
Piuttosto, cerchiamo di capire come creare occupazione e far uscire vivo dalla crisi chi ci entra.
Avete idee? Proposte?
Sono esentati da questa domanda tutti gli onorevoli (si fa per dire) deputati e senatori, sindaci, presidenti di regione e provincia, consiglieri comunali, consiglieri regionali, portaborse, sindacalisti, sinistra extraparlamentare, presidenti di circolo politico. Praticamente il 60% della popolazione italiana. – Arnald
p.s.: sarebbe carino, anche solo come gesto se quei bravi ragazzi che ci governano si decurtassero lo stipendio base (14.000 euro vero?) come gesto di decenza, oltre che di umanità verso le finanze dissestate di questa nazione.

Venerdì, 6 Marzo, 2009 - 13:23

Bruxelles: lanciato il Tribunale Russell per la Palestina

Cari tutte e tutti,
 
Vi informo che ieri mattina a Bruxelles è stato lanciato il Tribunale Russell per la Palestina.  

 
Nel corso di un'affollata conferenza stampa al palazzo della stampa internazionale, alla quale anch'io ho partecipato, i promotori hanno spiegato la storia, la struttura e gli obiettivi del tribunale. Non sarà semplice perchè occorrerrà costruire una rete molto solida ed anche raccogliere i fondi che saranno necessari per una impresa come questa. Ma sicuramente averlo lanciato - soprattutto dopo  gli avvenimenti di Gaza -apre la strada affinchè le violazioni della legalità Internazionale e dei diritti umani delle autorità Israeliane non restino sempre impunite.
 
Introdotto dall'ambasciatore francese Stéphane Hessel, Ken Coates (Presidente della Bertrand Russell Peace Foundation) ha ricordato la storia del Tribunale popolare sul Vietnam e ha citato l'incoraggiamento ricevuto da Richard Falk, rappresentante dell'Onu per la Palestina, ad andare avanti con l'idea del Tribunale.
Nurit Peled, già vincitrice del Premio Sakharov assegnato dal Parlamento Europeo, ha espresso il dolore di una cittadina israeliana che vede come la sua cosiddetta democrazia sia ormai diventata sinonimo di guerra e occupazione.
Leila Shahid, ambasciatrice palestinese a Bruxelles, ha ricordato i diritti violati e l'impunità delle autorità israeliane concludendo che il Tribunale è una risposta a tutti quelli come noi che consideriamo che "la pace sia un tema troppo importante per lasciarlo agli stati".
Tra i sostenitori dell'iniziativa, era presente il regista Ken Loach, che ha esortato il Tribunale a investigare non solo le violazioni del diritto internazionale ma anche la catena di comando che le ha ordinate.
 
Infine Pierre Galand, ex senatore belga, ha fornito i dettagli sul Tribunale: una giuria composta da personalità di provate competenze e statura morale si riunirà in 2 o 3 sessioni in diverse città a inizio 2010, ascolterà testimoni e analizzerà prove relative al conflitto israelo-palestinese, e infine emetterà le proprie sentenze. Si tratterà ovviamente di sentenze morali, che avranno come obiettivo quello di mettere la comunità internazionale di fronte alle proprie responsabilità; l'obiettivo infatti non è solo quello di investigare i crimini di Israele, ma anche e soprattutto di verificare la complicità esplicita o implicita degli altri stati, compresi ovviamente quelli europei.
 
Sono previsti  comitati nazionali di sostegno al tribunale in vari paesi del mondo , alcuni si sono già formati  e l'obiettivo è di crearne di nuovi e costituire un'ampia rete di appoggio. Anche in Italia  dovrà nascere   il comitato,  mi sono impegnata per la sua costituzione  e mi auguro che la Fondazione Internazionale Lelio Basso e i giuristi democratici possano impegnarsi.
 Vi faro' sapere ulteriori sviluppi anche per un incontro per poi lanciare il Tribunale Russell in Italia. Intanto organizzazioni o singoli che sono interessati ad impegnarsi per il comitato nazionale di sostegno possono comunicarlo alla mia mail.
 
Un abbraccio 
Luisa Morgantini
 
E-mail: luisa.morgantini@europarl.europa.eu
Ufficio PE in Italia - 06 69950217
 
www.luisamorgantini.net

Martedì, 3 Marzo, 2009 - 13:30

Il paradosso del nostro tempo

Il paradosso del nostro tempo
DEL DR. BOB MOORHEAD
Information clearing house

Il paradosso del momento storico in cui viviamo è che abbiamo edifici più alti, ma tolleranza più bassa; autostrade più ampie, ma punti di vista ridotti; spendiamo di più, ma abbiamo meno; compriamo di più, ma ne godiamo di meno.

Abbiamo case più grandi, ma famiglie più piccole; siamo più agiati, ma abbiamo meno tempo; abbiamo più lauree, ma meno buon senso; sappiamo di più, ma abbiamo meno giudizio; siamo più esperti, ma con più problemi; più medicine, ma meno benessere.

Beviamo troppo, fumiamo troppo, siamo spendaccioni, ridiamo troppo poco, guidiamo troppo veloce, ci arrabbiamo più in fretta, facciamo le ore piccole, ci alziamo più stanchi, leggiamo troppo di rado, guardiamo troppa televisione e preghiamo raramente.

Abbiamo moltiplicato i nostri beni ma ridotto i nostri valori. Parliamo troppo, amiamo di rado e odiamo spesso.

Sappiamo come guadagnarci da vivere, ma non sappiamo vivere; abbiamo aggiunto anni alla nostra vita, ma non vita ai nostri anni.

Siamo andati e tornati dalla luna, ma ci è difficile attraversare la strada per incontrare i nostri vicini. Abbiamo conquistato lo spazio esterno, ma non quello interiore. Abbiamo fatto cose più grandi, ma non migliori. Abbiamo ripulito l’aria, ma inquinato la nostra anima. Abbiamo scisso l’atomo, ma non i pregiudizi.

Scriviamo di più ma impariamo meno; pianifichiamo più cose ma ne otteniamo meno. Abbiamo imparato ad affrettarci, ma non ad aspettare; abbiamo salari più alti, ma moralità più bassa; abbiamo più cibo, ma meno armonia; costruiamo più computers per contenere più informazione, per fare più copie che mai, ma comunichiamo di meno. Abbiamo migliorato la quantità ma non la qualità.

Sono tempi di cibo veloce e di digestione lenta, di uomini alti ma bassi di carattere, di enormi profitti, ma di rapporti superficiali.

Sono tempi di relativa pace nel mondo, ma di guerre interne; più agi, ma meno gioie; più tipi di cibo ma meno nutrimento.

Sono giorni di doppi salari, ma più divorzi; di case sfarzose ma distrutte da separazioni. Questi sono i giorni dei viaggi veloci, dei pannolini usa e getta, della moralità da scarto, di avventure di una notte, di corpi sovrappeso e di pillole che ci esaltano, ci tranquillizzano e ci ammazzano.

È il tempo in cui c’è molto in vetrina, ma poco in magazzino. Il tempo in cui la tecnologia vi ha portato questo articolo, ed è il tempo in cui potete o fare la differenza oppure semplicemente “saltare alla pagina successiva”.

Il Dr. Bob Moorehead, è ex pastore della Overlake Christian Church di Seattle's. (Ritiratosi nel 1998 dopo 29 di attività in tale chiesa). Questo saggio è apparso col titolo "The Paradox of Our Age" in “Words Aptly Spoken” la raccolta del Dr. Moorehead del 1995 di preghiere, omelie e monologhi utilizzati nei suoi sermoni e trasmissioni radiofoniche

Titolo originale: "The Paradox Of Our Time"

Fonte: http://www.informationclearinghouse.info/

Tradotto per www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

Martedì, 3 Marzo, 2009 - 09:51

Un capitolo di storia: Marzo ’44, i giorni della Breda

Un capitolo di storia

Marzo ’44, i giorni della Breda

Mese cruciale per la Resistenza. Dal 1° marzo tutta l’Italia controllata dai tedeschi viene scossa da una grande ondata di scioperi. Prima il triangolo industriale e poi molte altre realtà, nel Veneto, in Emilia e in Toscana. I ricordi di un protagonista di Giovanni Rispoli

“Questo fenomeno, di una vastità senza precedenti, è qualcosa di più di un movimento di classe (…). Ed è qualche cosa di più di un movimento nazionale in quanto esso si intona alla guerra di resistenza che si combatte senza quartiere in ogni paese dove ha messo piede il tedesco (…)”.

È il 6 marzo del 1944, già sera nell’Italia divisa in due dal conflitto. Il colonnello Stevens, da Radio Londra, commenta con parole piane lo straordinario evento che tedeschi e fascisti si trovano in quei giorni a fronteggiare: l’ondata di scioperi, data d’avvio il 1° marzo, che dopo Torino e Milano, passando per le fabbriche del vicentino, spingendosi a Porto Marghera, via Bologna scendendo a Firenze, ha bloccato un po’ dappertutto le regioni industriali del paese.

Beppe Carrà, oggi giovanissimo ottantenne allora diciottenne in fretta diventato uomo, ne fu a Sesto San Giovanni, cuore operaio della Lombardia, uno degli animatori – poi, dopo la guerra, sarebbe stato a lungo sindaco di Sesto e parlamentare del Pci –. Abbiamo voluto raccoglierne la testimonianza convinti che i suoi ricordi, in tempi di memorie troppo spesso recitate al presente, possano aiutarci non solo a illuminare un momento cruciale della nostra storia ma anche a guardare in maniera un po’ più avvertita a quel che oggi ci scorre davanti.

“Sì, lavoravo alla Breda ed ero membro del Comitato segreto di agitazione, l’organismo che aveva il compito di preparare lo sciopero. La fabbrica – ci dice scandendo le parole in questo inizio di racconto – l’avevo conosciuta nel marzo del ’40, a quattordici anni, due mesi prima che l’Italia entrasse in guerra. Entrato come apprendista, con la scuola serale ero diventato poi disegnatore meccanico.

“La mia famiglia veniva da Stradella. Prima di stabilirci a Sesto San Giovanni eravamo stati a Milano. Mio padre faceva il falegname, uno zio aveva messo su una piccola impresa in cui si lavorava il cuoio. Erano antifascisti. Per me fu del tutto naturale, una volta in Breda, stabilire un rapporto con gli operai che non si erano rassegnati alla dittatura. Importante in particolare l’incontro con Eugenio Mascetti, capo tecnico del reparto motori, che aveva fatto il confino, e Paolo Pulici, un operaio specializzato. Mi misero un po’ alla prova, per capire se potevano fidarsi. Verso la fine del ’43 ero già nel Pci.

“La Breda? Beh, per i tedeschi era assai importante. Un’azienda dedicata essenzialmente alla produzione bellica: armi, bombe, aerei e così via. Eravamo più di 18mila divisi in cinque sezioni. Io lavoravo al reparto torrette. Sì, quelle che si vedono nei film di guerra: le cupole girevoli degli aerei da dove sparano i mitraglieri. Come tutte le grandi fabbriche, la nostra era costretta alla disciplina militare. I tedeschi erano presenti direttamente con un loro presidio che aveva due compiti: primo, garantire le regole, ferree, d’occupazione; secondo, il controllo della produzione industriale. A fianco dei tedeschi i fascisti, che si davano da fare, diciamo così, con un ufficio disciplina.

“Mangiavamo malissimo. Ricordo un piatto orrendo fatto di fagioli e fichi secchi e, immancabile, il formaggio Roma, una roba scadente che non si capiva da dove venisse.

“Tu dici che gli storici ricordano sempre e giustamente come il grande sciopero del ’44 non sia nato all’improvviso e che era stato preceduto, nell’autunno-inverno, dalle forme più svariate di protesta. Ti voglio raccontare una cosa, allora. Eravamo a mensa, parlo di un episodio della fine del ’43: erano le 13, l’altoparlante dava come ogni giorno a quell’ora il bollettino di guerra. Non ne potevamo più: della guerra… del formaggio, di tutto il resto, e decidemmo di organizzare una protesta; ma lucidamente, non fu solo un moto di rabbia. Così, al grido di ‘Roma o morte’, lanciammo le nostre scodelle di alluminio contro l’altoparlante. La voce dello speaker prese a gracchiare, il formaggio era servito finalmente a qualcosa.

“Ma torniamo nei reparti. Lavoro duro, il cottimo che ci distruggeva le giornate. Vivevamo una doppia coercizione: quella che veniva dai ritmi imposti dalla direzione aziendale, quella esercitata dai tedeschi. I tempi poi si allungavano enormemente, per molti, a causa della difficoltà dei trasporti. Ci si muoveva in bicicletta, non c’era altro mezzo, lo facevo anch’io ma ero tra i fortunati, abitavo a un paio di chilometri dalla fabbrica. Non casualmente le gomme per le bici furono tra le rivendicazioni dello sciopero.

“Il clima, fuori, era cupo. All’ombra dei tedeschi, a Milano imperversavano gli uomini della Muti, per lo più criminali liberati dalle galere e arruolati nell’esercito di Salò. I bombardamenti erano pesanti, distrussero anche la quinta sezione della Breda, da dove uscivano gli aerei da caccia. Comprare qualcosa da mettere in tavola era un’impresa: si viveva di borsa nera, bisognava andare a rifornirsi nell’Oltrepò pavese, in Brianza. E i pochi soldi che si guadagnava erano sempre più pochi. Come non bastasse c’era l’assillo dei controlli. Con le prepotenze che dovevi sopportare. ‘Eccolo, viene dalla Breda, un altro sovversivo’. E ti mollavano una pedata. Poi dovevano lasciarti andare via: avevi il lasciapassare tedesco. Ma, insomma, il clima era questo: soffocante. E l’insofferenza era cresciuta enormemente. Bisognava solo organizzarla.

“La preparazione fu lunga. Con le rivendicazioni materiali, salario e razioni alimentari, c’era quella politica: via i nazifascisti, vogliamo la pace. Facemmo circolare per settimane, in fabbrica, i bollettini del Comitato d’agitazione, eravamo attenti alle regole cospirative ma poi c’erano i rapporti personali: si parlava, no? La coscienza operaia, in quei mesi, era cresciuta, si capiva che c’era ormai la volontà di farla finita con la guerra: non si trattava di una coscienza militante, intendiamoci, ma eravamo ben oltre i sentimenti che avevano animato gli scioperi dell’anno prima, del marzo ’43, quelli che avevano preceduto la caduta del fascismo.
“Così arrivammo al momento fatidico. Nei giorni precedenti le riunioni si erano infittite. La sera prima ci incontrammo ancora per definire tutti i particolari. E la mattina del 1° marzo, tra le 8 e le 10, la fabbrica si fermò.

“Se l’aspettavano? Certo che se l’aspettavano. Ma non pensavano che lo sciopero potesse avere quell’ampiezza. La direzione fece sapere che il lavoro andava immediatamente ripreso. Ma fu tutto inutile. Così, il giorno seguente, come accadde in molte altre aziende, venne decisa la serrata. I militi della Tagliamento occuparono poco dopo la fabbrica e il 3 presero in ostaggio i turnisti, che noi facevamo andare al lavoro. Provammo a entrare, ma ci bloccarono mentre sui muri era apparsa la scritta: ‘Operai, cosa volete, piombo?’.

“Altro che socializzazione, già. Poco prima, in febbraio, c’era stata questa trovata dei repubblichini. Ma non ci aveva creduto nessuno. E lo sciopero approfondì ulteriormente il fossato tra gli operai e il fascismo.

“Come si chiuse? Beh, ovviamente non poteva continuare all’infinito. Verso il 6-7 cominciammo ad avvertire qualche sintomo di sfilacciamento. La situazione si era fatta difficile. Erano iniziati gli arresti, alla fine sarebbero stati deportati centoventicinque lavoratori: praticamente tutti, centoventitrè, a Mauthausen. Fra l’altro si era diffusa un’aspettativa: l’arrivo dei partigiani; non solo i Gap, le formazioni che operavano in città, ma i partigiani di montagna. E questo, se in un primo momento ci aveva aiutato, era diventato poi controproducente. I partigiani non arrivavano, non potevano arrivare, serpeggiava una certa disillusione. Così l’8 marzo si decise di ritornare in fabbrica. Sotto il profilo pratico lo sciopero non diede nulla, è vero. Ma dal punto di vista politico ebbe un’importanza enorme. L’eco fu davvero grande, ne parlò tutta l’Europa. E ci aiutò in seguito a rafforzare la lotta partigiana.

“Cosa mi accadde? Poco dopo dovetti scappare. Si presentò in Breda una squadra della polizia di sicurezza tedesca. Ero stato già avvertito dai portinai. Scavalcai, entrai nella Pirelli, che era lì a un passo, i compagni mi tennero nascosto un giorno e una notte, presi poi la strada dell’Oltrepò dove andai a combattere nelle formazioni garibaldine. Ma nel febbraio del ’45 ritornai in fabbrica. Il comando militare partigiano di Sesto era caduto quasi tutto nelle mani dei nazifascisti: un colpo pesantissimo. La mia presenza era giudicata necessaria, mi chiesero di rientrare. Arrivai alla Breda con documenti falsi e andai dall’ingegner Bozzini, il capo del personale, che ovviamente mi conosceva, con la pistola in pugno. Bozzini non mi denunciò, questo gli avrebbe evitato in seguito l’epurazione. Non toccai più un solo strumento di lavoro: fino al 25 aprile, tutti i giorni, mi dedicai soltanto al mio impegno politico-militare. Gli altri operai, straordinaria complicità, facevano finta di nulla”.

Lunedì, 2 Marzo, 2009 - 15:56

W i COSMETICI cruelty-free

Per opportuna informazione pubblico un elenco di aziende produttrici di cosmetici cruelty-free, cioè aziende che utilizzano materie prime non testate su animali.

L'indicazione "Non testato su animali" sulla confezione di un prodotto cosmetico significa infatti che il prodotto finito non è stato testato su animali, ma non fornisce informazioni sulle materie prime usate.

L'elenco è stato fornito da un'ass. animalista, il Laboratorio Antispecista.

Cordiali saluti
Antonella Fachin

-----------------------------
COSMETICI cruelty-free (make-up e igiene della persona)
ARGITAL
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie, Farmacie
_NO test dall'anno: ---
_ingredienti animali: In alcuni prodotti Miele, Propoli, Cera.
_contatti: www.argital.it
 
CIBE (Mondo Naturale, Fiori&Futta-Antico Marsiglia, Antica Provenza Ligure)
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: 1998
_ingredienti animali: Antica Provenza Ligure > Linea estratti: totalmente vegetale / Linea Marsiglia: alcuni prodotti contengono miele, latte, lanolina / Linea Dessert: i dessert da bagno contengono latte. Mondo Naturale e Fiori&Frutta-Antico Marsiglia: alcuni prodotti contengono miele, latte, lanolina
_contatti: www.cibelaboratori.it, www.fioriefrutta.it

COOP
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Supermercati COOP (tutti i prodotti per l'igiene della persona a marchio COOP)
_NO test dall'anno: ---
_ingredienti animali: ---
_contatti: www.e-coop.it
D'AYMONS NATURALERBE
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie,
Farmacie, Fiere
_NO test dall'anno: 1978
_ingredienti animali: Quasi tutto vegan. Alcuni prodotti contengono
miele, propoli, polline. Cercare il marchio VEGAN sulla confezione.
_contatti: www.daymonsnaturalerbe.it

DERBE (Regenè, Speziali Fiorentini, Seres)
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: 1997
_ingredienti animali: Uova (solo in Olio Derbe all'uovo e maschera all'uovo) e prodotti delle api
_contatti: www.derbe.it
DR TAFFI
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: ---
_ingredienti animali: Pappa reale e Propoli in alcune creme
_contatti: www.drtaffi.com
FITOCOSE
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con autocertificazione
_reperibile presso: Acquisto on-line dal loro sito
_NO test dall'anno: 2003
_ingredienti animali: Alcuni preparati contengono prodotti delle api
_contatti: www.fitocose.it

FLORA-PRIMAVERA
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: 1989
_ingredienti animali: Non rintracciabile
_contatti: www.florapisa.it

HAWAY (Hawai, Oris, Anthyllis)
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: ---
_ingredienti animali: alcuni prodotti contengono prodotti delle api e
midollo
_contatti: www.hawai-group.com
HELAN
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: 1998
_ingredienti animali: Miele, polline, propoli, cera d'api, pappa reale. Chiedere per ciascun prodotto
_contatti: www.helan.it

INDICA
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_No test dall'anno: 1978
_ingredienti animali: Nessuno
_contatti: www.indica.it

I SERAFINI
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Farmacie
_NO test dall'anno: 2003
_ingredienti animali: non pervenuto
_contatti: www.iserafini.it

L'ERBOLARIO
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: 1997
_ingredienti animali: Si
_contatti: www.erbolario.com
LINEA PROGETTO GAIA
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con autocertificazione
_reperibile presso: Negozio Progetto Gaia, Vendita on-line
_NO test dall'anno: 2005
_ingredienti animali: In alcuni prodotti sono presenti prodotti delle api
_contatti: www.progettogaia.it
LUSH
_fonte informazioni: Certificazione NatureWatch
_reperibile presso: Catene in Franchising
_NO test dall'anno: 1998
_ingredienti animali: Quando non indicato con V (vegan) il prodotto è latto-ovo-vegetariano
_contatti: www.lush.it

MONTAGNE JEUNESSE
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione BUAV (UK)
_reperibile presso: Supermercati
_NO test dall'anno: ---
_ingredienti animali: Non rintracciabile
OFFICINA NATURAE
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con autocertificazione
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie,
Vendita on-line
_NO test dall'anno: 2005
_ingredienti animali: Derivati del latte in tutte le creme, gli altri prodotti sono vegetali; il "burro di chiuri" usato in molti loro prodotti è VEGETALE
_contatti: www.officinanaturae.com
PEDRINI (Lepo Line)
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: 1998
_ingredienti animali: Miele, cera d'api, propoli nei prodotti: rossetti, stick labbra, matite contorno labbra, sapone ultradelicato, detergente al miele e propoli, maschera riequilibrante all'argilla e propoli, maschera nutriente al miele, stick correttivi
_contatti: www.lepo.it
REBIS
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con autocertificazione
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: 1990
_ingredienti animali: Cera d'api, lanolina in alcune creme e unguenti
_contatti: rebiser@tin.it
REMEDIA
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con autocertificazione
_reperibile presso: Per corrispondenza
_NO test dall'anno: 1992
_ingredienti animali: Cera d'api in tutte le creme e Propoli nella crema all'elicriso
_contatti: www.remediaerbe.it
SAN.ECO.VIT (Bjobj)
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie
_NO test dall'anno: 1999
_ingredienti animali: Nessuno
_contatti: www.sanecovit.it
SAPONIFICIO GIANASSO (Floralia, I Provenzali)
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione ICEA
_reperibile presso: Supermercati
_NO test dall'anno: 2003
_ingredienti animali: non pervenuto
_contatti: www.saponigianasso.it

TEA NATURA
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con autocertificazione
_reperibile presso: Erboristerie, Centri di alimentazione naturale, Agriturismo bio, GAS
_NO test dall'anno: 2004
_ingredienti animali: Cera d'api bio e Lanolina negli unguenti
_contatti: teanatura@libero.it
THE BODY SHOP
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione BUAV (UK)
_reperibile presso: Catene in Franchising
_NO test dall'anno: 1990
_ingredienti animali: Collagene nelle perle da bagno (NON vegetariano), più altri prodotti che contengono latte, miele, etc.
_contatti: www.the-body-shop.com

Nota: La linea The Body Shop è ancora tecnicamente cruelty-free, poiché rispetta lo Standard internazionale "non testato su animali". Tuttavia il marchio è stato acquistato da L'Oréal, che invece effettua vivisezione per tutto il resto della vasta gamma dei prodotti offerti. Comprando The Body Shop si finanzia quindi anche L'Oréal (e la vivisezione), alla coscienza di ciascuno pertanto scegliere se acquistare o meno tali prodotti.
W.S. BADGER (distribuito da Blue Moon Trade)
_fonte informazioni: Adesione allo Standard con Certificazione BUAV (UK)
_reperibile presso: Negozi di alimentazione biologica, Erboristerie, Farmacie
_NO test dall'anno: 2005
_ingredienti animali: Prodotti delle api
_contatti: www.bluemoontrade.com
Riassumendo: Cibe (Mondo Naturale, Fiori&Futta - Antico Marsiglia, Antica Provenza Ligure), Coop, D'Aymons Naturalerbe, Derbe, Dr Taffi, Flora-Primavera, Haway (Hawai, Oris, Anthyllis), Helan, Indica, I Serafini, L'Erbolario, Linea Progetto Gaia, Lush, Montagne Jeunesse, Officina Naturae, Pedrini (Lepo Line), Rebis, Remedia, San.Eco.Vit (Ecoblu), Saponificio Gianasso, W.S. Badger.

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Laboratorio Antispecista
via De Predis 9, 20155 Milano
laboratorioantispecista@yahoo.it
infoline: 340-6368139

Domenica, 1 Marzo, 2009 - 13:16

HUMOR: posto fisso

generazione_bassa.png
Ciao a tutti precari,
Dove vivo io, la mattina la strada si trasforma in un inferno di lamiere guidate da pecore governate da lupi scaltri come volpi e affamati come squali.
Chi sono? Beh, la nostra classe politica collusa con il sistema produttivo che insegna al popolino a prendere l’auto per andare a lavoro, per andare a comprare il latte, o semplicemente per andare al creatore. Una pecora per auto e il gregge è fatto.
Quando vedo i romani (gli italiani?) affollarsi come bestie da macello sulle nostre strade capisco tutto. Capisco come è facile per i nostri politici, per gli industriali e per i potenti, farci qualsiasi cosa. Questo pensiero si rafforza quando entro in metro e mi rendo conto che lì sotto c’è un altro gregge, di cui faccio parte, obbligato a spartirsi stoicamente un altro pezzo d’indecenza quotidiana di questo paese: vagoni stracolmi come treni di Calcutta che trasformano un viaggio in metro in una odissea.
Penso a quanto è facile per noi italiani buttare al cesso ogni nostro diritto, ogni cosa buona che fino a oggi ha permesso alla maggior parte di noi di vivere una vita senza stenti e di avere accesso a diritti che puntualmente, a causa del popolo che siamo, abbiamo rivolto contro noi stessi come un’arma. Pensate all’uso che le passate generazioni - ma anche le nuove, di prove ce ne sono un’infinità - hanno fatto del posto fisso.
Il tempo indeterminato senza responsabilità ci ha resi pigri e ci ha convinti che ogni cosa è dovuta: che tutto è sempre stato lì e che non c’è mai stato nessuno a lottare e forse morire per darci tutto questo.
Il tempo indeterminato ottenuto in tutti i modi meno che per meriti ci ha trascinato dritti nel baratro dell’incompetenza.

Il tempo indeterminato senza obbiettivi ci ha portato a lasciare i posti di lavoro a gente inadeguata che tiene le aziende e l’azienda Stato Italiano per le palle.
Il tempo indeterminato unito alla parentopoli tutta italiana ha soffocato la ricerca, la mobilità sociale dando vita a vere proprie oligarchie di potere che controllano tutto, anche i fallimenti di queste ultime generazioni.
A volte ho la sensazione che non dare la certezza di un lavoro e di uno stipendio a tutti i costi, avrebbe obbligato tutti a essere più rispettosi di questo paese, delle nostre leggi, delle persone, degli operai, delle puttane e degli immigrati.
Eppure nessuno si è mai davvero ribellato a questo sistema. Non al tempo indeterminato, ovviamente, ma all’italianità imperante. Questa tendenza inarrestabile a sprecare tutto quello di buono che ci viene dato, per logiche che sfuggono alle masse e che arricchiscono, alla fine, solo una cerchia ristretta di potenti.
Nessuno si ribella all’italianità che diventa lega, sinistra litigiosa, destra ossequiosa, finto cattolicesimo e ronda.
Abbiamo trasformato la sanità in un lebbrosario, la scuola in un parcheggio generazionale, il lavoro in smarrimento, il parlamento in un bivacco.
Eppure viviamo in un’epoca in cui essere occidentali ci ha messo in condizione di non vendere fazzoletti ai semafori, di non pulire il culo ai nostri vecchi, di non dover fare lavori di fatica che a cinquant’anni te ne fanno avere ottanta. Eppure abbiamo permesso a chi manovra il sistema di sbatterci ai limiti della povertà con stipendi di base sempre più bassi, al punto che entrare a far parte della “generazione mille euro” sta diventando un obbiettivo.
Ma questo non può fermarci. Possiamo ancora fare tutto ciò che vogliamo di noi stessi: prima di tutto uscire dalla precarietà, quella condizione mentale che fa accettare ogni cosa mese dopo mese.
Dovete chiedere di più a voi stessi, non quando siete su posti di lavoro umilianti, ma quando fuori di lì non decidete di ammazzare quella parte di voi che urla di rabbia per un posto fisso che non avrete mai, ma del quale in fondo non avete bisogno.
Dimenticate la guerra fra poveri che ci oppone a chi ne ha uno. Dimenticate le loro pensioni perché potete star certi che non le avranno mai, proprio perché non ci sarà nessuno a versare i contributi necessari alle nostre come alle loro.
Quello che ci serve è toglierci dalle palle tutta la feccia che pretende di tenerci la testa sotto i propri piedi e l’unico modo è prendere direttamente il loro posto, smettere di leccare quei piedi che ci tengono sotto e cominciare a morderli. Perché quando si vuole conquistare una vetta, si comincia sempre dalla base. - Arnald

Venerdì, 27 Febbraio, 2009 - 13:34

MEMORIA SFREGIATA

MEMORIA SFREGIATA
Imbrattata la lapide che ricorda Eugenio Curiel alla vigilia del sessantaquattresimo anniversario dell’assassinio
da ChiamaMilano del 27.2.2009

“Capo ideale e glorioso esempio a tutta la gioventù italiana di eroismo, di amore per la Patria e per la Libertà”.
Sono le parole incise sulla lapide in piazza Conciliazione che ricorda Eugenio Curiel, riprese  dall’encomio che gli assegnò la medaglia d’oro al valor militare.
Eugenio Curiel fu ucciso dai repubblichini il 24 febbraio del 1945 in piazza Conciliazione. Quei repubblichini, o “ragazzi di Salò” come vorrebbe una zuccherosa vulgata revisionista,  che un progetto di legge che dovrebbe essere discusso dal Parlamento vorrebbe equiparare ai Partigiani nel riconoscimento di combattenti per l’Italia.
Eugenio Curiel aveva 32 anni, quando fu fucilato su indicazione di un delatore. Era giunto a Milano da Ventotene –dove era al confino dal 1940– nell’estate del 1943 per unirsi alla lotta di liberazione. Dirigeva l’Unità clandestina e guidava il Fronte della gioventù, la formazione unitaria dei giovani partigiani costituita dai rappresentanti dei giovani comunisti, socialisti, democratici cristiani, liberali e del Partito d'Azione.
Alla vigilia del sessantaquattresimo anniversario della morte la lapide che ricorda Eugenio Curiel è stata imbrattata con vernice rossa e alla sua base sono stati lasciati trenta bossoli di proiettile.
É l’ennesimo e indubbiamente più grave caso registrato a Milano negli ultimi anni. Dal 2007 si è verificato un crescendo di atti vandalici, dal chiaro significato politico, contro le lapidi che ricordano i Partigiani vittime delle esecuzioni dei repubblichini e dei nazisti: gli sfregi alle lapidi in Porta Romana e alla rotonda di Rozzano, la lapide in piazza Miani frantumata due volte, nel giugno del 2007 e nel gennaio 2008.
Tre giorni fa lo sfregio alla lapide in memoria di Eugenio Curiel. Un episodio che segna un preoccupante salto di qualità, poichè messo in atto proprio nell’anniversario dell’assassinio e condito da 30 bossoli di proiettile.
Impossibile derubricarlo, come vorrebbero gli “equiparatori” di memoria, a semplice atto vandalico.

B.P.

Giovedì, 26 Febbraio, 2009 - 14:31

Volontariato da regolamentare?

Questo è quello che pare abbia dichiarato il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio… a questo punto non capisco perché mai debba rimanere volontariato e non sia servizio pubblico a tutti gli effetti!

 
Del resto, se in Italia il volontariato è così diffuso la ragione principale è una sola: perchè il volontariato sopperisce alle carenze del pubblico!
Dove, invece, il pubblico è più efficiente, c'è molto meno bisogno di volontariato.

Cari saluti
Antonella Fachin
Volontariato da regolamentare
"Il volontariato italiano va messo a sistema". Lo ha affermato il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio, intervenendo a Roma alla presentazione del bilancio della campagna nazionale del volontariato LILT (Lega italiana per la lotta contro i tumori). "Questo vuol dire andare a misurare cosa entra, cioè le risorse umane. Ma anche cosa esce, cioè le prestazioni".
E' importante, per Fazio, che con l'impegno del volontariato "debbano uscire prestazioni integrate con il resto del Servizio sanitario nazionale. La LILT - ha sottolineato Fazio - con la sua forma pubblico-privato rappresenta un modello ideale. Tanto che noi già finanziamo la Lega a livello governativo, e credo siano soldi ben spesi. In momenti di maggiore sostenibilità sarei il primo a cercare di aumentare questo contributo".
Fazio ha ricordato che i volontari, non solo quelli della LILT, hanno un ruolo importante. "Ma è cruciale che siano strutturati. Possiamo farlo con la LILT e non abbiamo preclusioni a farlo anche con privati che si mettano a disposizione".

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