.: Login

Hai dimenticato la password?

.: Newsletter


.: Chi è online

Ci sono attualmente 0 utenti e 57 ospiti collegati

.: Eventi

« Agosto 2019
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28 29 30 31  

.: Candidati

.: Link

Pagina Personale

.: Ultimi 5 commenti

.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Domenica, 27 Dicembre, 2009 - 14:00

Natale al CIE Corelli: muore suicida una trans

Il Natale 2009 al Cie di Via Corelli ha visto il primo suicidio di una ragazza detenuta. Si tratta non solo di una semplice ragazza, ma di una transessuale che viveva in Italia dal 2007, su cui già era stato emesso un provvedimento di espulsione mai attuato. La ragazza è stata fermata in Piazza Lagosta dove si prostituiva e condotta il 22 dicembre nella struttura di detenzione. La ragazza sembra essere subito solidale con le altre amiche, che si trovano nella stessa condzione. Offre il proprio aiuto e sostegno morale e cerca di tranquillizzare coloro che, in preda al panico, si oppongono alla misura detentiva. Diego Augusto Santos Costa, era questo il suo nome all'anagrafe, si è suicidata la mattina del 25 dicembre con le lenzuola del letto dove dormiva da tre giorni, nella cella in cui era stata allocata, da sola in quanto siamo in un periodo di strana assenza di sovraffollamento. Aveva 34 anni. Il fatto suscita le giuste perplessità su due capitoli che sembrano non trovare riscontro in adeguate politiche amministrative sociali da parte del Comune di Milano. Da una parte la questione sempre aperta di strutture alienanti dove la condizione di chi si trova non è trasparente, non essendo detenuti i soggetti, non essendoci una pena attuativa, non essendoci stato un procedimento penale o amministrativo a proprio carico alla cui conclusione sia stata prevista una sentenza di condanna. E' una situazione, quella che vivono chi si trova nella struttura, di pura privazione delle libertà, di sospensione dei diritti civili, di assenza di tutela della dignità delle persone. Ci sono stati diversi servizi che hanno testimoniato come avvenga la detenzione nei Cie: ci sono casi di privazione della giusta quantità di acqua giornaliera richiesta, l'acqua dei rubinetti non è potabile, mentre esiste ad arbitrio delle guardie una riduzione molto variabile del tempo di colloquio con i propri familiari o amici, dai 10 ai 15 minuti nei migliori casi. Ma l'elenco dei disagi e delle forti privazioni può aumentare, comprendendo anche il sovraffollamento in molti locali e l'assenza di riscaldamento in diverse circostanze. Qualche mese fa ci fu una protesta indetta dai detenuti: nonostante ci sia una divisione tra uomini e donne le persone si sono riunite e hanno espresso una delegazione inviata dal direttore del centro per cercare di stabilire e rivendicare diritti e condizioni umanamente, se così si può dire in uno stato di anomalo trattenimento, sostenibili. Il secondo capitolo concerne la vita delle transessuali in Itali e a Milano. Non sono giustificabili e condivisibili le parole espresse dal vicesindaco Decorato che vede tali strutture come necessarie e dovute, eli,inando ogni possibilità di agire sulle cause di un disagio umano e di sofferenze sociali così profonde. Ma lo stesso Decorato si ammanta del primato di avere eliminato la prostituzione dalle strade, nonostante sia assolutamente chiaro che le misure adoperate sono fortemente penalizzanti per chi esercita, spesso nello sfruttamento e nella schiavizzazione da parte della macrocriminalità organizzata, un'attività alimentata da una domanda sempre più in crescita. La vera misura di soffocamento e di repressione di tale fenomeno disumano è quello di garantire sostegno sociale e tutela giuridica e civica a coloro che denunciano gli autori del proprio sfruttamento, di cercare di individuare con azioni investigative le cause e l'origine del mercato illegale, penalizzare la clientela che favorisce tale sfruttamento, reprimere la rete criminale che beneficia della prostituzione per svolgere altre attività illecite, dal riciclaggio di denaro al mercato della droga. La soluzione come sempre per l'amministrazione è operare nella facciata, nella superficialità, vessando le vittime di uno sfruttamento medioevale, di un mercato dello schiavismo, di una tratta di donne e di uomini che vengono ingannati dal facile guadagno, presi nella loro disperazione e nel loro disagio, vulnerabili e fortemente comprabili. Per ultimo, ma non da ultimo, si apre con questa triste vicenda la questione  riguardante la vita di migliaia di transessuali in Italia e a Milano. Queste persone vivono la loro volontà di adeguare il proprio orientamento dando un'espressività fisica e corporale consonante, decidendo di cambiare sesso: in loro la vita spirituale e le inclinazioni sentimentali non coincidono con un contenitore fisico alieno, avvertito come inadeguato, estraneo, ostile. L'ordinamento nostrano e le politiche amministrative e istituzionali non permettono a queste persone di vivere con serenità e libertà tale desiderio di cambiamento, mentre la cultura esistente e persistente soffoca e spesso emargina tali esperienze vissute con drammaticità intensa. Molte trans e motli trans si trovano abbandonati al loro detino, si sentono esclusi dai luoghi di lavoro per un pergiudizio imperante che si sofferma sulla superficie e che non affronta i casi centrando l'attenzione sulla qualità e sui meriti di una persona: sulla persona umana. Spesso le trans e i trans si trovano a dover prostituirsi per vivere: questa scelta è indotta per la maggioranza dei casi, è obbligata, vincolata da un ambiente che allontana e che manifesta la propria avversione affinchè queste persone possano affermarsi con i propri diritti e le proprie libertà: libertà di vivere innanzitutto. E' vergognoso che nessuno, soprattutto nell'ambito istituzionale e amministrativo, non abbia predisposto misure adeguate e utili a tutelare queste persone e a garantire loro il sostegno e le garanzie che dovrebbero essere delineate trattandosi di persone umane, prima che cittadine, quindi riconosciute come tali dall'ordinamento giuridico. I diritti umani e civili sono funzioni prepolitiche, in quanto esistono come innate particolarità e caratteristiche di ogni essere vivente. Non devono essere ottriati, ma devono pre esistere a qualsiasi modelli giuridico e ordinamentale, costituzionale.

Il Natale 2009 è una festa di tristezza e di morte al CIE Corelli, e riapre un caso spesso tenuto nascosto dalle cronache cittadine, fortemente ignorato dalla pubblico opinione, snobbato dai media perchè non fa notizia, spesso non conosciuto daigli amministratori locali, se non fossero per le decine di relazioni politiche effettuarte da diversi gruppi parlamentari europei, ricordo la visita, faticosa da realizzare per le burocrazie insensate esistenti all'accesso alle strutture, dell'ex europdeputato della Sinistra Europea Vittorio Agnoletto, del consigliere regionale di Rifondazione Luciano Muhlbauer e di alcuni deputati e senatori radicali, attenti alle violazioni molteplici dei diritti umani e del diritto d'asilo politico non riconosciuto e violato dalle nostre istituzioni. Il tema ora non può rimanere ignorato dalle nostre attività politiche e sociali: occorre una risposta da parte dell'amministrazione adeguata a garantire il rispetto della dignità delle persone, così come occorrerebbe una richiesta a diversi livelli amministrativi funzionale a delineare una politica legislativa di rivisitazione dell'attuale sistema di integrazione, propugnato dal governo e dalla maggioranza di centrodestra, fallimentare quanto devastante nella cultura dei diritti civili e umani.

 

Alessandro Rizzo

Capogruppo LA SINISTRA - Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 Milano