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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Sei nella categoria l'altra arte: l'undergound sperimentale - Torna indietro »
Giovedì, 15 Aprile, 2010 - 11:26

Plastic di Milano, il mistero si infittisce

Seconda tappa dell'indagine conoscitiva che GAY.tv sta effettuando con il consigliere di zona Alessandro Rizzo sullo storico club, destinato alla chiusura.

Il Plastic dovrà chiudere ci si domanda ancora, mentre prosegue il mio impegno amministrativo a fare chiarezza su questo passaggio. Il locale è storicamente rilevante, tutte e tutti noi ne siamo convinti, e interrompere l'esercizio commerciale, con un forte risvolto aggregativo e culturale di qualità, sarebbe un grave peccato per la città e il tessuto sociale.

 

Eravamo rimasti alle famose domande che si ponevano come urgenti a cui occorreva ci fossero altrettante risposte che rendessero trasparente la situazione complessiva. Due collezioni fotografiche di forte impatto estetico e contenutistico con didascalie e descrizioni puntuali descrivono la storia del Plastic, raffigurando i volti, sono migliaia, di uomini e donne dello spettacolo e della musica, dell'arte internazionale, avvicendatisi sul palco del locale. Ho pensato, come consigliere di zona 4, di fare un sopralluogo sul posto per vedere in che stato versa l'edificio dove sorge il Plastic e quali siano le problematiche che la società proprietaria afferma esserci. La domanda su come mai solo oggi ci sia l'intenzione di avanzare lavori di ritstrutturazione dello stabile rimane inevasa, così come sorge un altro quesito alquanto più consistente.

 

All'interno dell'edificio abbiamo, al primo piano, quindi sopra il locale e il ristorante sottostante, un cantiere che occupa un braccio dello stabile di Viale Umbria 120. In questo spazio sembrano procedere lavori di ristrutturazione, mentre all’entrata dello stabile è riportata una tabella con l’indicazione delle informazioni utili per conoscere i responsabili degli interventi manutentivi, la proprietà, Casa Rosa srl, il progettista Arch. Caminada, il direttore dei lavori, Arch. Golinelli, e la data di inizio dei lavori, 3 febbraio 2010, senza indicazione circa i tempi di durata dell’intervento.

 


Questo intervento ha finora arrecato una sola conseguenza: quella di avere fatto cedere una parte del soffitto dei servizi del ristorante sottostante. Nessuna iniziativa è stata intrapresa per sanare un problema che diventa alquanto gravoso: la presenza di eternit sul terrazzo retrostante dello stabile. 
Ho chiesto in consiglio di zona alla società proprietaria, Casa Rosa srl, di informare la cittadinanza e gli organi consiliari sull’entità dei lavori previsti, la loro durata dei lavori non specificata sulla tabella informativa del cantiere, e, infine, i motivi della chiusura dei cantieri presenti al primo piano. Sarebbe opportuno, per fare chiarezza e per comprendere il destino dello storico locale, interesse collettivo della società, poter visionare la convenzione esistente con la società che ha in carico i lavori di intervento e quali siano le misure di controllo della qualità e della sicurezza per i lavoratori operanti in cantiere.

 


Non ho ancora appreso quali siano le funzioni a cui parti dello stabile, una volta ritrutturato, dovrebbero essere disposte: a uso abitativo, commerciale, oppure terzo settore. Se è a uso abitativo vorrei sapere i canoni previsti di locazione e di vendita al pubblico e vorrei comprendere, pertanto, le ragioni per cui la società proprietaria afferma nella risposta alla mia precedente interrogazione, che la coabitazione del locale al piano terra sarebbe impossibile con le nuove destinazioni d'uso degli spazi dell'edificio, dal momento che non mi si informa sulla destinazione del piano terra, una volta completati i lavori di intervento.

E' un lungo percorso, questo, che vorrei intraprendere, ovviamente non da solo, in cui mi pongo come obiettivo finale la trasparenza sulla gestione dell'edificio e del suo futuro e sulla prospettiva di un locale che non può essere derubricato e cancellato come fosse un esercizio commerciale come tanti, molti. Il Plastic ha segnato pagine di storia della vita culturale milanese ed europea, internazionale. La sua presenza deve essere assicurata e la sua permanenza in quello stabile ha un valore infinito per quella memoria collettiva a cui tutte e tutti noi abbiamo diritto di mantenere viva.

 

Pensavo proprio in questi giorni come un città che si chiude in sé stessa, che non offre occasioni aggregative alternative, che non garantisce luoghi e spazi da vivere e agire insieme, che porta i propri residenti a vivere in una tranquillità assordante, rinchiusi nelle proprie abitazioni, volti solamente a consumare e a produrre, è una città volta al declino civile e sociale. Proprio per evitare che questo avvenga, in nome di interessi speculativi o di guadagno esterni, penso sia necessario che la richiesta di mantenere in vita il Plastic, senza affidarlo a temporanee e precarie proroghe della scadenza del contratto di locazione, sia nell'interesse collettivo di crescita e di maturazione di una metropoli che ambisce a diventare cosmopolita, ricca di opportunità di contaminazioni culturale e di idee.

Alessandro Rizzo
Capogruppo La Sinistra - Uniti con Dario Fo
Consiglio di Zona 4 Milano

 

Venerdì, 26 Febbraio, 2010 - 22:57

Plastic: una chiusura che preoccupa

In una risposta della società proprietaria dello stabile dvoe sorgeva il locale Plastic, Casa Rosa srl, a una mia interrogazione in cui chiedevo notizie in merito alla sua chiusura e ia progetti inerenti l'area di natura edilizia, i proprietari esprimono esserci imprecisioni "generate probabilmente da notizie che sono state strumentalmente e artatamente diffuse", ritenendo "corretto informare su quali sono gli esatti termini della questione". Il testo della mia interrogazione è possibile reperirlo sul mio blog nella sezione appositamente dedicata alle interrogazioni, ma riporto in allegato il file. In sintesi nella mia interrogazione, allarmato per le notizie apprese riguardanti la sospensione del servizio commerciale della discoteca Plastic, che non è solo discoteca come definita dalla proprietà, ma spazio di aggregazione culturale di rilevante portata e interesse, ho chiesto notizie e informazioni circa possibili interventi strutturali interessanti l'area, eliminando un'occasione e un'opportunità culturale di rilevante interesse internazionale. Ricordo che il 6 marzo prossimo i responsabili del locale saranno invitati alla serata di saluto delle associazioni della zona 4 insignite quest’anno della Civica Benemerenza da parte del Comune di Milano. Voglio ricordare, dato che spesso la memoria storica in questa città rischia die ssere drasticamente cancellata, che "il Plastic è stato luogo di avanguardia soprattutto musicale negli ultimi anni, ospitando nella sua lunga attività Andy Warholl, nella fase personale in cui era alla ricerca di nuovi stili di vita passando dalla città alla Factory e di stimoli artistici girando l’Europa". Mi piace sottolineare come "nel 1980 l’esordio del locale avvenga con l’organizzazione delle prime serate gay milanesi, rientrando nei pilastri fondativi della gay life meneghina, dal titolo "Man To Man"". E', finalmente importante, che "il locale non aveva nulla da invidiare, essendo uno dei primi in Italia, ai tanti pub londinesi, dal momento che ha sempre ospitato nella sua fase iniziale serate London Loves, frutto della percezione dell‘importanza che avrebbe assunto il rock inglese con gli anni".

E' conseguenziale l'allarme deriato dalla chiusura e dalla cessazione del servizio del locale, dato che "determina una diminuzione della qualità della vita della città, inficiandone la portata di impatto sociale di alto contenuto e valore, aumentando alienazione e dispersione, soprattutto nelle fasce giovanili".

La proprietà mi ricorda che il contratto di locazione con il sig. Nisi, titolare del locale, è terminato il 31/12/2004 e che, come prevede la legge, a dicembre 2003 la proprietà abbia comunicato la relativa disdetta, computando un lasso di tempo di 6 anni in cui il Sig. Nisi avrebbe dovuto trovare altra localizzazione per la sua discoteca. Si aggiunge nella stessa lettera di risposta che al sig. Nisi sia stato spiegato molto chiaramente che i lavori di consolidamento dell'immobile, le cui condizioni fatiscenti sono ben note alla zona, e la sua successiva affittanza degli appartamenti ristrutturati erano "assolutamente incompatibili con l'esistenza di una discoteca al piano di sotto".

Mi si informa di una proroga del contratto di locazione di 5 anni, portando la disdetta e lo scioglimento del contratto al 30/6/2010, essendo la sospensione del servizio, avutasi dal novembre 2008 al marzo 2009, dovuta esclusivamente a un controllo dell'Annonaria che aveva rilevato irregolarità del locale. Mi si precisano alcune "caratteristiche dell'intervento edilizio che intendono portare avanti".

Si parla nella risposta di opere volte alla manutenzione di tutto l'immobile, con lavori di manutenzione straordinaria sulle parti di abitazione conservate nella loro tipologia, e realizzanti una nuova copertura con il recupero abitativo del sottotetto. Manutenzione che si verificherà anche per quanto concerne il piano terra, sottolinea sempre la prprietà, considerando infondate le notizie riguardanti a una demolizione dello stabile. Infine la proprietà parla di diritti propri di volere che "lo stabile possa riacquistare un aspetto più decoroso anzichè lasciarlo deperire". 

Si augura la proprietà che il Plastic possa trovare, anche con la collaborazione dell'amministrazione, una nuova localizzazione, e che il Sig. Nisi rispetti le norme e che possa, così, onorare "la benemenrenza recentemente ricevuta".

Questo è a titolo di cronaca, essendo giusto rendere pubblica la risposta ricevuta dalla proprietà, che ringrazio per il sollecito riscontro. Fatto, è questo, straordinario visti i lunghi tempi dell'amministrazione nel dare riscontro alle varie interrogazioni. Rimangono, però, forti perplessità in merito e che sottoporrò in Consiglio di Zona 4 nella prossima seduta di giovedì 11 marzo. Sono abbastanza convinto sui termini legislativi, i termini di decorrenza del contratto, la scadenza del medesimo, il dilazionamento nel tempo dello sfratto del locale. Ma mi sovviene un dubbio ancora: perchè proprio oggi la proprietà ha assunto questa volontàò, legittima e direi anche plausibile, di intervenire per riqualificare lo stabile. Da quanto Casa Rosa srl è proprietaria dello stabile? E' subentrata ad altro proprietario precedente, autore di tale degrado strutturale dello stabile, così come viene descritto dalla società, oppure è proprietaria da sempre? Ma come mai e perchè avrebbe dovuto succedere a un altro proprietario, qualora la proprietà fosse stata trasferita a Casa Rosa srl da soli pochi anni, se lo stabile versava già in condizioni miserevoli, quindi poco appetibili per garantire cospicue entrate?

Mi sovviene un'altra questione: quali sono effettivamente i progetti di riqualificazione dello stabile? Esistono già degli appartamenti? Finora la destinazione dello stabile, a parte il piano terra destinato alla discoteca, quindi uso commerciale, a quali utilizzi era indirizzata? Chiedo, con maggiore determinazione, quali siano gli appartamenti previsti, quanti siano gli appartamenti previsti, i costi e i tempi dei lavori di intervento, i canoni di locazione e di cessione degli appartamenti? Mi viene con maggiore determinazione da chiedere cosa si intenda quando la prorpietà assicura per quanto riguarda il piano terra che "le opere previste consisteranno in manutenzione stroardinaria per conservare l'edificio nel modo più opportuno e risolvere tutti gli elementi di degrado".

Rimango fortemente dubbioso su molti passaggi, che sono a parere del sottoscritto, ma credo anche da una lettura oggettiva, insoluti. Alcune definizioni mi sembrano fortemente astratte, molto evasive, se non addirittura generiche. Mi riferisco soprattutto all'intervento inerente il piano terra.

Prego veramente si faccia risposta a tali dubbi che permangono, considerando fortemente legittimi i diritti della proprietà, ma considerando anche assiomatico il principio secondo cui si debba cercare di garantire la gestione della proprietà privata con la promozione e la tutela dell'interesse collettivo. Lungi da me, sia chiaro, definire la società proprietaria come soggetto che promuova interessi individuali, ripeto legittimi, a discapito dolosamente voluto della collettività. Non è questa mia itnenzione. Ma sarebbe opportuno constatare, come premesso nel presente intervento, che un intervento di riqualificazione dello stabile debba essere contestualizzato alla dimensione della situazione in cui esso viene inserito: esiste un locale, il Plastic, da decenni considerato punta di diamante culturale a livello internazionale. Tale questione non può essere risolta solamente con termini giuridici riguardanti la cessazione del contratto di locazione. Non avrebbe senso, dato che assume rilavenza pubblica, di forte impatto sociale e aggregativo. Mi domado cosa ostacoli la volontà di rinnovare il contratto. Non è, questa, questione meramente commerciale dovuta alla liberale dimensione dei contratti tra privati: deve assumersi tale problematica come fortemente interessante l'amministrazione comunale in tutti i suoi livelli, come scrive anche la prorpietà dello stabile alla fine della sua lettera di risposta alla mia interrogazione. Le questioni devono essere poste in consiglio di zona: sono molte, rimangono inevase, fortemente generiche.

 

Alessandro Rizzo

Capogruppo LA SINISTRA - Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 Milano

 

Allegato Descrizione
interrogazione chisurua plastic.doc
36.5 KB
Sabato, 20 Febbraio, 2010 - 18:57

Internazionale d’arte LGBT 2010

 19/02/2010 - Redazione arcigay

In occasione del 25° Torino LGBT Film Festival, l’Associazione Koinè in collaborazione con la Fondazione Artèvision ed AV Art Gallerie, il contributo della Regione Piemonte e il patrocinio di Arcigay presenta la 4° edizione dell’Internazionale d’arte LGBT.

Nell’edizione 2009 hanno partecipato artisti qualiMoxy Hart e Martha Cecilia Meza, favorendo il contatto e la contaminazione fra stili e culture differenti; ma anche giovani talenti comeAlessandro Capurso e Walter Rossignolo, permettendo così di raggiungere sempre più il grande pubblico.

L’internazionale d’Arte nasce con l’intento di dar vita a un evento artistico che permetta la scoperta di nuovi punti di vista, promuovendo l’emergere di una coscienza civile e di sensibilizzazione al mondo LGBT quale parte integrante della società contemporanea presente in qualsiasi fascia sociale ed economica.

Si tratta del primo evento tematico dedicato unicamente alle arti visive LGBT.
L’alto valore artistico, le location e il contesto urbano torinese che ne sarà teatro, faranno dell’evento qualcosa di unico nel panorama internazionale.

La tematica dell’Internazionale d’Arte di quest’anno sarà: “Sono come sono”.
Siamo alla ricerca di artisti che vogliano mettersi in discussione, “disfare” il concetto di genere.
Perché i generi sono sempre e solo due?
Perché tutto il resto eccede dalla norma?
Gli uomini non sono tutte singolarità?
Nel momento in cui si è costretti a rappresentarsi attraverso un ruolo di genere si è obbligati a rinunciare a tutto quel che fa di ognuno di noi un’identità; la società si crea delle “aspettative” sul ruolo che tutti si augurano vederci recitare, pena il mancato riconoscimento sociale e in alcuni casi persino giuridico.

Crediamo sia arrivato il momento di andare oltre stereotipi e pregiudizi; lasciamo che l’arte ci racconti l’essenza di coloro che hanno avuto il coraggio “to be themself”.


Tutti gli artisti interessati possono inviare portfolio e curriculum vitae a:
arts.lgbt@associazionekoine.it
specificando nell’oggetto “Internazionale d’arte LGBT_artista”
entro il 28 febbraio 2010

Giovedì, 4 Febbraio, 2010 - 10:45

Liberi Amori Possibili - Rassegna di Teatro Omosessuale


Sul modello di quanto accade da diversi anni negli Usa e a Dublino, in evidente concomitanza con il Théâtre Côté Cour di Parigi, ugualmente alla sua prima esperienza, a partire da martedì 15 maggio Teatro Libero propone al pubblico milanese un programma di 3 spettacoli,... una manifestazione artistica di 4 settimane, che vuole introdurre il confronto sul tema della diversità. Un progetto che nasce da un desiderio civile e culturale di presentare i diversi aspetti dell'omosessualità, considerando la pièce teatrale come immediato spunto di riflessione. Un'iniziativa che vuole essere una risposta concreta alla necessità di dare voce anche alle minoranze sociali con tutta la forza culturale che il teatro è in grado di offrire. Perché anche Milano, come Roma già da tempo con la manifestazione “Garofano Verde – Scenari di teatro omosessuale”, collaudata esperienza con il sostegno istituzionale dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, possa diventare sede di un diffondersi necessario di poetiche e di modelli di teatro che non si rivolgano nello specifico ad “una” comunità ma a tutta la comunità umana di un paese. Perché le barriere, i pregiudizi, i distinguo e i moralismi ideologico-religiosi lascino spazio al dialogo, alla comprensione, a una serena e cosciente unica appartenenza... magari attraverso un’inquietudine, un’intuizione teatrale.
 
 www.teatrolibero.it

Lunedì, 16 Novembre, 2009 - 13:34

MERCOLEDI' LETTERARIO ARCI 50

Mercoledì 18 novembre

alle ore 20,30

Circolo Arci50

Via Benaco 1

Incontro con

Enzo Maria Napolillo

Remo contro

Remo vuole cominciare a vivere davvero, per non lasciarsi marcire in un ufficio di una Milano fredda e inospitale. Allora inizia a remare contro, rischiando tutto, fino a perdersi nella corrente.

Andrea Ferrari

Milano A. Brandelli

Milano A. Brandelli è un noir cittadino, inserito nel perpetuo moto della metropoli. Andrea Brandelli è un detective privato. Vive a Milano e ha con la sua città un rapporto al limite del morboso. La ama e non riesce a fare a meno di lei. Andrea Brandelli è astemio, non fuma e va a letto presto la sera. È sempre incazzato.

Ricordiamo Mercoledì 2 dicembre appuntamento con Francesco Gallone e Claudio Morandini

Allegato Descrizione
Mercoledi 18 novembre definitivo.doc
80 KB
Lunedì, 14 Settembre, 2009 - 09:17

IL QUEER LION 2009 A "A SINGLE MAN" DI TOM FORD

12/09/2009 - Redazione - www.cinemagay.it

 

Un'edizione, quella di Venezia 66, ricca di opere di alta qualità, dove anche il cinema italiano fa una decorosa figura e dove il cinema gay è stato protagonista. Lo stilista gay Tom Ford sorprende tutti rivelandosi un ottimo regista.

Una Mostra, questa di Venezia 66, che ha fatto parlare di sè, arrivando fino alle prime pagine dei quotidiani, per le tematiche politiche in primo luogo (culminate nella visita del presidente Chavez, cosa mai vista prima a Venezia) e per l'abbondanza di film con tematiche e personaggi omosessuali, spesso diretti da registi dichiaratamente gay.

In più c'è stata tutta una giornata, quello dell'arrivo a Venezia di George Clooney, dedicata al gossip sulla sua presunta omosessualità, in attesa di una sua dichiarazione o smentita ufficiale, che non c'è stata, anche se ha danzato intorno alla bellissima fidanzata Elisabetta Canalis (senza però mai baciarla). In merito noi abbiamo già detto la nostra (vedi news del 18/8/2009) e Clooney continua ad essere uno dei nostri divi preferiti.

Meritatissimo il premio Queer Lion all'incredibile film di Tom Ford "A Single Man" tratto dall'omonimo libro di Christopher Isherwood. Incredibile perchè è l'opera prima di un autore che fino ad oggi si era dedicato al mondo della moda e ancora più incredibile perchè riesce splendidamente a portare sullo schermo un libro difficile, fatto quasi tutto di riflessioni e commenti personali del protagonista lungo l'evolversi di una sola giornata. Efficacissima l'intuizione di Ford che lo trasforma in un aspirante suicida, struggenti i momenti ricostruiti della sua storia d'amore passata che ci rubano gli occhi e il cuore, come quelli dell'incontro con lo studente gay velato che ci fanno capire come l'amore sia dentro e non fuori da noi, basta sapergli dare spazio e vita.
Grande prova d'attore di Colin Firth, continuamente presente sullo schermo, che ha saputo entrare così bene nel personaggio che quasi ce lo sentiamo respirare addosso. Fotografia e musiche superlative, per niente da spot (come hanno insinuato alcuni critici che dovevano per forza trovarci qualcosa di negativo), contribuiscono a creare un film che è quasi un oggetto d'arte, per niente freddo o staccato, ma vivo e penetrante, impossibile da dimenticare. La motivazione del premio Queer Lion ne sottolinea anche gli aspetti politici, sottolinenando come si tratti di un'opera ricca e completa: "La giuria ha assegnato il Queer Lion 2009 all'unanimità al film di Tom Ford per la perfezione formale con cui viene raccontata la storia di un uomo che vive con dignita' la perdita del proprio amore e perche' ci ricorda l'urgenza di leggi che garantiscano la parita' di diritti, affinche' gli omosessuali possano vivere i loro amori alla luce del sole".

Tra gli altri film che più hanno colpito pubblico e critica per il contenuto gay c'è stato senz'altro il bellissimo e solare "L'amore e basta" di Stefano Consiglio, già nelle nostre sale dal 4 settembre, dove purtroppo non sta ottenendo il successo che merita (ma è stato distribuito da Lucky Red solo in 9 copie, più come fiore all'occhiello che come titolo su cui puntare). Non vale la giustificazione che il genere documentario ha tradizionalmente uno scarso pubblico, perchè "Videocracy", uscito lo stesso giorno (ma con 69 copie ora aumentate) ha guadagnato un sorprendente quarto posto in classifica con una media per sala di 3.032 spettatori contro i 790 de "L'amore e basta". Il film di Consiglio riesce ad essere bello e originale anche se affronta un tema, quello delle coppie omosessuali, che i frequentatori dei festival gay conoscono già molto bene. La freschezza e semplicità con cui ci vengono presentate le storie di nove coppie lgbt ci cattura e coinvolge come stessimo vedendo nove piccoli film. Ogni coppia ha qualcosa di peculiare, dalla storia individuale, alla modalità del loro incontro, al tipo di famiglia in cui credono, allo stile di vita, alle aspettative sul futuro, sui figli, ecc. Quello che tutte hanno in comune è la "normalità" e intensità del loro amore, la sicurezza senza indecisioni sulla scelta di vivere apertamente la loro unione, e la gioia che questa scelta ha loro regalato, unita all'orgoglio di essere delle avanguardie e dei riferimenti in una società ancora in trasformazione.

Persécution di Patrice Chéreau ha conquistato tutta la critica (ma anche il pubblico), con le uniche 4 stelle assegnategli dal critico del Corriere (Paolo Mereghetti), con una storia coinvolgente e disarmante che ci racconta la solitudine e l'insicurezza dell'uomo contemporaneo, incapace non solo di percepire le persone che gli stanno intorno ma nemmeno se stesso. La grandezza del film è che si presta a diversi livelli di lettura e ognuno può trovarci dentro quello che vuole, quello che più gli assomiglia. Il tema di fondo, come ha detto lo stesso regista in conferenza stampa, è quello della paura d'amare, una paura che, purtroppo, a volte ci fa preferire la solitudine all'amore. La persecuzione del titolo è quella di un "matto" (Jean Hugues Anglade) che dice di essere innamorato del protagonista, facendosi trovare anche nel suo letto, e perseguitandolo per tutto il film. In realtà potrebbe essere l'unico "sano", quello che non ha paura di esprimere i propri sentimenti ma che proprio per questo è quello che fa più paura a chi non è capace di essere se stesso. Bellissimo il finale sulle note della canzone "Mystery of Love", scritta da Angelo Badalamenti e cantata da Antony and the Johnsons.

"Il compleanno", opera seconda di Marco Filiberti dopo l'autobiografico "Poco più di un anno fa", ci ha sorpresi per la maturità registica raggiunta dall'autore che, coraggiosamente, s'imbarca con successo nelle complicate trame di un melodramma contemporaneo, un genere che, come ha dichiarato lo stesso Filiberti, è molto affine alla sua sensibilità personale e creatrice. Con un cast di primordine (Alessandro Gassman, Massimo Poggio, Maria de Medeiros, Michela Cescon e il bellissimo esordiente modello Thyago Alves) il film ci racconta, tra dotte citazioni e iconiche scene (la masturbazione di David accompagnata dalle note di Maledetta primavera di Loretta Goggi), la scoperta di una passione omosessuale all'interno di due nuclei famigliari che si ritrovano uniti sotto lo stesso tetto in occasione di una vacanza al mare. Il tema della passione e della bellezza e della loro forza travolgente è il filo conduttore del film, quasi una tragedia greca. Stona forse un poco, per il fatto di richiamarsi più alla commedia all'italiana che alla tragedia greca, la figura interpretata da Gassman, machista e donnaiolo dalla battuta facile. Peccato che la grande stampa abbia trascurato di soffermarsi su quest'opera che speriamo possa trovare presto una distribuzione italiana.

Bello ma deludente sotto l'aspetto queer ci è sembrato "Choi voi" ("Adrift" - Alla deriva) dal quale ci aspettavamo una intensa storia d'amore lesbico che invece resta chiusa nel desiderio e nella passione dell'amica della bellissima sposa. Quest'ultima non riesce a consumare le nozze col pur bellissimo giovane sposo (che sembra un bell'addormentato e, a noi, un probabile gay represso) e che finirà tra le braccia del primo ragazzo "sveglio". Il film è comunque assai interessante e coraggioso, opera seconda del vietnamita Bui Thac Chuyen che ci racconta, senza moralismi e didascalismi, una bella metafora della società vietnamita contemporanea che fatica a liberarsi dal vecchio e ormai inadeguato tradizionalismo famigliare.

Qui sotto l'autore e i protagonisti di "A Single Man" a Venezia 66

Venerdì, 4 Settembre, 2009 - 14:17

L'AMORE E BASTA

Gender Bender Festival

consiglia

L'AMORE E BASTA

un film di

STEFANO CONSIGLIO

Distribuito da Lucky Red

L'amore e basta uscirà il 4 settembre 2009 nelle seguenti sale:

Bologna Cinema Lumiere

Napoli Cinema Filangieri

Firenze Cinema Fiorella

Roma Cinema Fiamma

Milano Cinema Anteo

Torino Cinema Fratelli Marx e Cinema Due Giardini

Padova Porto Cinema Astra

 

Il film racconta le storie d'amore di nove coppie gay e lesbiche con un'introduzione di Luca Zingaretti e le animazioni di Ursula Ferrara che legano le diverse storie.

Inizia da Alessandro e Marco, due studenti universitari di Catania, e continua con le quarantenni Nathalie e Valérie (e la loro figlioletta Sasha) che vivono a Versailles.

Poco distanti, a Parigi, vivono Catherine e Christine, due sessantenni che stanno insieme da vent'anni. 

Poi ci sono Lillo e Claudio,  che da diciassette anni vivono insieme a Sutri, un piccolo paese vicino a Roma. 

Ci si sposta quindi a Berlino, dove da diversi anni vivono felicemente i quarantacinquenni Thomas e Johan. 

Da sette anni, altrettanto felicemente, stanno insieme Emiliana e Lorenza nella loro bella casetta, con tanto di giardino, nella Bassa Padana tra Parma e Mantova. 

Sono addirittura trenta gli anni del sodalizio amoroso e professionale di Gino e Massimo che incontriamo nel loro negozio/laboratorio di oggetti in pelle nel cuore di un quartiere popolare di Palermo. 

Un'altra coppia che vive e lavora insieme da tanti anni è quella formata da Gaël e William, filmati nel loro ristorante nel 14° arondissement di Parigi. 

E infine le coniugi spagnole Maria e Marisol  (legalmente unite in matrimonio non appena è stato possibile) che vivono in campagna a Vic, vicino a Barcellona, con la loro prole formata da un maschietto di circa otto anni e due gemelline di sei.

 Buona visione.

Gender Bender è il festival internazionale che presenta al pubblico gli immaginari prodotti dalla cultura contemporanea legati alle nuove rappresentazioni del corpo, delle identità di genere e di orientamento sessuale.

Gender Bender è promosso da Il Cassero, gay lesbian center di Bologna.

Lunedì, 25 Maggio, 2009 - 15:58

23° FESTIVAL MIX MILANO

23° FESTIVAL MIX MILANO
DI CINEMA GAYLESBICO E QUEER CULTURE

4 // 11 giugno 2009
Teatro Strehler Largo Greppi 1 Milano

PROGRAMMA

Giovedi 4 giugno

19.00 – 20.00 Cocktail d’inaugurazione

Film di apertura - Opening Film:

21.00 The Way I See Things
Brian Pera, USA 2008, 87’

Per anticipazioni e schede informative sui film e sulla schedule dei DJ set:

http://www.cinemagaylesbico.com/

http://www.musiconthesteps.com

Facebook group: FESTIVAL MIX MILANO
http://www.facebook.com/group.php?gid=81469351021

Giovedì, 7 Maggio, 2009 - 10:53

IL TEATRO DELL'ANIMA/[NERA]

C.I.G  CENTRO D'INIZIATIVA GAY Arcigay Milano & ANIMANERA
www.animanera.net    
PRESENTANO
IL TEATRO DELL'ANIMA/[NERA]
Incontri Spettacoli Performance Video Musica

8-9-10 Maggio 09
PiM OFF - Via Selvanesco, 75 - Mi (ang. via Missaglia)

VEN 8 maggio
ore 20.30 - ANIMANERA - Try Creampie! Vuoi venire a letto con me? (ogni 20’)
ore 20.30 - ANIMANERA - Try Creampie! Vuoi venire a letto con me? (ogni 20’)
SAB 9 maggio
ore 21.00 - ANIMANERA - TRY CREAMPIE! Vuoi venire a letto con me? (ogni 20’ fino alle 24)
ore 21.20 - RICCI/FORTE – WUNDERKAMMER SOAP #4_edoardo II (ogni 40’ fino alle 24)
ore 21.40 - SORAYA PEREZ – EL CUARTO (replica 23:20)
ore 22.00 - BARBARA TOMA – OSCENO (replica 24:00)
ore 22.15 - Brindisi creativo: "TEATRO dell'ANIMA/[NERA]"
L’anima/[nera] che ispira l’azione, impalpabile respiro che invade i luoghi metropolitani e li rende ventre molle della società; soffiando sul caos e sfidando i tabù… e il teatro come strumento dell’anima, per svelare la fragile nudità dei sentimenti… destabilizzante, commovente, disturbante, intimo… teatro che scava tra le macerie del nostro quotidiano, tra le pieghe dell'ortodossia sessuale e fa i conti con la mutevolezza delle identità contemporanee… teatro che ama il delirio, l'ossesso, il folle, il complesso... l'archetipo intricato di un uomo moderno alle prese con se stesso
Dediche: Ass. Massimiliano Finazzer Flory, Antonio Calbi, Danio Manfredini, Fabio Pellegatta (C.I.G. Milano), Luca Scarlini, Aldo Cassano, Edoardo Favetti e Andrea Rebaglio (Comitato ETRE Fondazione Cariplo)
a seguire BUFFET by A. Turkmen

ore 22.45 - BANDA DELLE DONNE - Quadro I Passion - (seguono Quadro II Outcry, III Resistance e IV Dream)
ore 23.00 - OPERA OFF Pillola (ATIR / Teatro Ringhiera) di F. MICHELI
dalle 23:20 - repliche di Soraya Perez, Banda delle Donne, Barbara Toma, Jovica Balval
a seguire - BIG PARTY -
VIDEO by MAIVIDEO - MUSIC by REVERENDO ENZIMA & PSYCOCANDY
DOM 10 maggio
ore 21.00 - ANIMANERA - TRY CREAMPIE! Vuoi venire a letto con me? (ogni 20’)
ore 21.20 - SORAYA PEREZ – EL CUARTO (replica 22:20)
ore 21.50 - BARBARA TOMA – OSCENO (replica 22:50)
INFO e PRENOTAZIONI
Animanera 345-2429866 (14.30 - 18.30) - info@animanera.net
(TRY CREAMPIE! prenotazione obbligatoria)
PiM OFF via Selvanesco 75, ang. via Missaglia
MM2 Abbiategrasso + tram 3 o 15 per 5 fermate
Servizio navetta gratuito sabato 9:
da PiM a PiM OFF ore 22
da PiM OFF a MM2 Abbiategrasso dalle 23:45 alle 01:15 ogni 30’
BIGLIETTI / TICKETS
PiM OFF - x tutta la serata: Intero 10€ - Soci Arcigay 7€
 
TRY CREAMPIE! - Vuoi venire a letto con me?
Storie di amori diversi, di passioni, di desideri ardenti, travolgenti, totali. Amori che scorrono sulla sottile linea rossa che separa vita e morte, eros e violenza, autocoscienza e confusione. Un mondo proibito. Un punto di non ritorno. Un boudoir onirico che vedrà gli avventori entrare uno ad uno in morbidi letti, a stretto contatto, con i personaggi mitici della letteratura omosessuale del '900. Dalle parole, intimamente ascoltate, si reificano fantasmi amati o temuti, travolti e travolgenti, di quel desiderio che non trova facilmente possibilità di essere vissuto e comunicato.
Regia: Aldo Cassano
Drammaturgia: Antonio Spitaleri, Elena Cerasetti

Mercoledì, 29 Aprile, 2009 - 17:10

Al via la III Rassegna di Teatro Omosessuale

A partire dal 4 maggio debutta a Teatro Libero Liberi Amori Possibili, rassegna di teatro omosessuale che dopo un primo anno di sperimentazione, un secondo anno ricco di soddisfazioni, attenzione di pubblico e dei media, è giunta ormai alla sua terza edizione.
Per l'occasione, il 29 aprile alle ore 11.30 presso lo spazio Kinesis di via Savona 45 si terrà la conferenza stampa di presentazione dell'evento.
La manifestazione artistica, di circa 2 settimane, propone un programma di 9 spettacoli al fine di introdurre un confronto sul tema dell'omosessualità.
Quale modo migliore dell'arte e di tutto ciò che concerne lo spettacolo dal vivo per parlare di omosessualità senza tabù e aprirsi a nuove prospettive lasciando da parte pregiudizi e paure?
Un progetto che nasce da un desiderio civile e culturale di presentare, attraverso questi spettacoli, i diversi aspetti dell'omosessualità, il rapporto uomo-uomo, quello donna-donna, il transgender, la bisessualità considerando la pièce teatrale come immediato spunto di riflessione. Un approccio inconsueto ma quanto mai vivace e stimolante a testi e situazioni che prendono in esame le tensioni, i risvolti affettivi e la condizione omosessuale alla luce dei più recenti modelli scenico-letterari.
Un'iniziativa che vuole essere una risposta concreta alla necessità di dare voce anche alle minoranze sociali con tutta la forza culturale che il teatro è in grado di offrire.
Questo appuntamento annuale crede nella convinzione che l'arte non regoli le ingiustizie e le discriminazioni, ma che abbia almeno il merito di denunciarle e mostrarle.
Nostro scopo è creare uno spazio che possa dare rilevanza a problematiche spesso sottovalutate o ritenute inadeguate per il palcoscenico e per il pubblico teatrale, dando anche un eccellente contributo per dare nuove opportunità ad un genere di teatro che spesso incontra difficoltà distributive.

Questa esperienza è nata sul modello di quanto accade da diversi anni negli Usa e a Dublino, ma anche in evidente concomitanza con il Théâtre Côté Cour di Parigi, ugualmente alla sua prima esperienza nella stagione 06/07. Anche a Milano ha ottenuto grande successo il Festival di Cinema Gay-lesbo presentato a settembre 2006, per la prima volta in una prestigiosa sede istituzionale, come il Teatro Strehler.

Desideriamo che anche Milano, come Roma già da tempo con la manifestazione “Garofano Verde – Scenari di teatro omosessuale”, collaudata esperienza con il sostegno istituzionale dell’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, possa diventare sede di un diffondersi necessario di poetiche e di modelli di teatro che non si rivolgano nello specifico ad “una” comunità ma a tutta la comunità umana di un paese.
Perché le barriere, i pregiudizi, i distinguo e i moralismi ideologico-religiosi lascino spazio al dialogo, alla comprensione, a una serena e cosciente unica appartenenza... magari attraverso un’inquietudine, un’intuizione teatrale.
In stretta collaborazione con le maggiori associazioni omosessuali, tra cui l'Arcigay, in particolare il C.I.G. (Comitato Provinciale Arcigay Milano), l'Arcilesbica, che ci hanno ampiamente sostenuto già dallo scorso anno, le istituzioni, in primis la Provincia di Milano che ha concesso il Patrocinio in tutte le edizioni.
Di grande aiuto anche la partnership con Milk, Capogiro e Pier Pour Hom che grazie al loro elevato numero di soci e allo specifico inserimento nell'area GLBT, ci permettono di entrare in contatto con numerosi interlocutori.

L'edizione 2009 è supportata per tutta la comunicazione dall'agenzia 6x6 adv. Agenzia di pubblicità molto nota nell'area GLBT, per avere creato campagne e appoggiato numerose iniziative. Questo per sottolineare la volontà di crescita della rassegna stessa che punta ad avere una immagine professionale, riconosciuta e
ben inserita nel suo contesto.

La selezione degli spettacoli è avvenuta durante l'anno 2008. Già a dicembre ci erano stati sottoposti una settantina di titoli. A febbraio 2009 la rosa si è stretta su 20 titoli per poi arrivare alla scelta definitiva.

Questo il programma dettagliato:

● 4 maggio
Millelire presenta “Sono diventato etero!” di Lorenzo De Feo, regia di Lorenzo De Feo, con Alessandro Cassoni, Susanna Cantelmo e Antonio Lupi;

● 5 maggio
La Città Invisibile presenta “Lo specchio dell'amore” tratto dall'opera di Alan Moore e José Villarrubia, regia di Tobia Rossi, con Elena Forlino, Monica Massone e Andrea Nerguzzo;

● 6 maggio
Skenè presenta “Oberon” di Ugo Chiti , regia di Nanny Schifino, con Federica Capuano, Livia Trama, Nanny Schifino e Giovanni Scura, coreografie di Ricky Bonavita;

● 7 maggio
Zauberteatro e NoirDesir.it presentano “Attrazione dell'abisso” di Massimo Stinco, regia di Massimo Stinco, con Massimo Stinco, Niccolò Gaggio, Dejan Djordjevic, Jacopo Bartaloni e Cesare Mascitelli;

● 8 maggio
Beat 72 presenta “Sotto il convento... niente!” di Flavio Mazzini, regia di Marco Medelin, con Angelo Curci, Stefano De Santis, Giuliana Di Marco, Fabrizio Foligno, Riccardo Laurina e Silvana Spina;

● 9 maggio
Piccolo Teatro Campo d'Arte e Diverbia et Cantica presentano “Le luci di Laramie” di Moises
Kaufman, regia di Gianluca Ferrato, con Gabriele Colferai, Annabella Calabrese, Monica Maroncelli Cerquitelli, Gianpiero Pumo, Guido Saudelli, Igor Petrotto, Imma Dante e Valentina Chisci;

● 10 maggio
Quinta Tinta presenta “Benzina” di Daniele Falleri, regia di Roberto Zunino, con Laura Renaldo, Lia Lopomo, Simona Guandalini e Roberto Zunino;

● 11 maggio
Spazi Vuoti presenta “Anch'io come te” di Gianluca De Col, regia di Marta Arosio, con Sara Corso, Denis Michallet, Lorenzo Piccolo e Laura Pozone;

● 12 maggio
Decimopianeta e I Teatrini presentano “12 baci sulla bocca” di Mario Geraldi , regia di Giuseppe Miale di Mauro, con Francesco Di Leva, Stefano Meglio e Andrea Vellotti.

Fonte: Ufficio Stampa del Teatro Libero Milano

Venerdì, 16 Gennaio, 2009 - 18:00

Un comitato può rilanciare la cultura a Milano?

Una commissione Attali per la cultura di 30 saggi, tra artisti, filosofi, sociologi, uomini dell'imprenditoria, registi, scrittrici e scrittori e figure varie del mondo della cultura milanese. Finazzer Flory ha varato il primo atto del suo assessorato, dopo avere sostituito Sgarbi alla guida, nonostante il suo predecessore si considerasse ancora assessore al momento della nomina di Finazzer. Per il nuovo assessore occorre "liberare la cultura" milanese. E' vero: anche io ho considerato a Milano più volte la cultura essere assente, a cui occorresse inviare un messagio fantomatico per essere ricontattati al suo ritorno. Ma mi domano: è questa la ricetta giusta? Ossia mi sovviene un quesito: ma è possibile che per fare rinascere le storti di qualsiasi tematica a Milano si debba dare avvio a gruppi di studio finalizzati a partorire libri bianchi di riforme non ben definite? Ma chi avrebbe l'autorità di professarsi come detentore delle scelte?
Non mi pronuncio in merito alle nomine, dato che molte di queste sono chiaramente rispettabili per importanza e per conformazione intellettuale. Direi che ci siano nomi di tutto rispetto. Ma non è un problema personalistico ma, bensì, un problema di metodo. Si pensa davvero, assessore, che basti una commisione di saggi per rilanciare la cultura a Milano. Gli Stati Generali sono interessanti: ma chi partecipa? Quanti partecipano? E chi partecipa a questi lavori, che si terranno nell'incantevole scenario di Chiaravalle, possono definirsi rappresentativi di un ampio mondo vivace e plurale che nutre la città di appuntamenti e di iniziative di un certo calibro, spesso non riconosciute dall'amministrazione?
Milano ha bisogno di rilanciare la cultura ripartendo da chi la cultura la vive e la promuove, con senso di dedizione e di sperimentazione, basandosi sull'esigenza di congiungere espressività dei pensieri e delle creatività, nonchè opportunità per le nuove generazioni, sono molte, diverse, che si affacciano in questa città e che richiedono attenzione. Non parlo di sostegno, utile e necessario per qualsiasi attività: parlo di attenzione, riconoscimento, conoscenza e conoscibilità.
Questo a Milano non avviene. Qualche mese fa definii assurdo il fatto che a Milano i teatri importanti, sono diversi e vari, che sorgono in città vengano afidati sempre alle solite compagnie, sempre alle solite gestioni, valide, chiaramente autorevoli, ma comunque appartenenti a un "ancien régime", rispettabile, ma avulso dalle esigenze della contemporaneità. Nel resto di Europa vediamo compagnie giovanili teatrali avere la gestione di importanti teatri cittadini. Mi viene in mente Berlino, Parigi, Londra, ma anche New York. A Milano questo non è possibile a caua di una gerontocrazia permanente che non libera, signore assessore Finazzer Flory, le vere e libere energie culturali.
La cultura fa parte, ormai, di un contesto interno allo stato sociale: diventa una sorta di esigenza politica di sviluppo collettivo tanto quanto lo è il servizio sanitario, scolastico, medico assistenziale, previdenziale.
Per soddisfare questa vasta esigenza e domanda occorre una pluralità delle offerte e una capillarità delle medesime al fine di garantire uno spettro complesso e completo funzionale a garantire una domanda sempre più duttile e variegata.
Esterni ha lanciato il Comitato dei "30 piscinella", 30 piccoletti, che, insieme a 20 giovanissimi, i "bei fioeu" e di bambini, "i piscinitt", costruirà una proposta di diversi punti utile ad affiancare e corroborare il Comitato dei saggi, in uno spirito di dialogo costruttivo, di confronto con l'assessorato, ma certamente di stimolo per lavori che rischierebbero di diventare autoreferenziali e poco rispondenti alle esigenze sociologiche e culturali della Milano contemporanea, post moderna, ma per questo non decadente nella dedizione e nella capacità di innovazione sperimentale.

Vediamo se oltre al libro bianco si costruirà un progetto partecipato e coinvolgente le nuove energie.

Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo - Gruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano

Mercoledì, 15 Ottobre, 2008 - 15:14

LO "STUDIO CASTIGLIONI" - Una storia lunga un secolo

LO "STUDIO CASTIGLIONI" - Una storia lunga un secolo
di Carlo Livio Castiglioni
http://www.achillecastiglioni.it

Risulta molto difficile far partecipi altri degli eventi che banalmente ti sono accaduti attorno, a volte senza poterli comprendere nella loro immediata complessità; solo a consuntivo, dopo anni, quasi una intera vita, ti rendi conto della loro importanza, del fatto che pur nella loro semplicità quotidiana hanno però segnato un epoca. Oggi, anno 2007, mi accorgo che lo studio di mio padre non rappresenta solo un momento della sua vita, ma è un sogno che si è realizzato e si è evoluto nel tempo, in un tempo lunghissimo, oltre un secolo, con la partecipazione delle fantasie, dell’intelligenza e delle volontà di quanti nella nostra famiglia hanno contribuito non solo alla storia del design, ma anche alla vita di questa città, Milano.

Giannino Castiglioni - lo studio d’un artista
Nei primi anni del ‘900, Giannino Castiglioni, mio nonno, dopo aver frequentato l’accademia di Brera, inizia la sua attività di scultore presentando all’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 la sua prima opera in grandezza naturale e alcune medaglie incise a ricordo della stessa esposizione. All’epoca lavorava come “medaglista” presso la fonderia Johnson che aveva la sua fabbrica in un edificio che si apriva in Piazza S. Maria degli Angeli, all’inizio di Corso di Porta Nuova. Ricordo questo fatto non per pignoleria o piacere del dettaglio, ma perché attraverso questo lavoro “fisso” gli fu permesso di sposare, Livia Bolla, figlia di un austero professore di lettere, preside del Liceo Zucchi di Monza. In quegli anni Giannino apre il proprio studio in Corso di Porta Nuova, via nella quale è nato e dove abita e nella quale nasceranno i suoi figli: Livio (1911), Pier Giacomo (1913) ed Achille (1918). Questo studio è molto grande, comprende dei locali a piano terra alla fine di un lungo cortile dopo il quale nel terreno adiacente alla casa si erge un capannone dove mio nonno idea e prepara le sue opere. Giannino Castiglioni, come molti scultori di questo periodo che hanno seguito un percorso artistico lontano dalle avanguardie moderniste del tempo, forse non è oggi conosciuto dai più, ma Milano è cosparsa di sue opere: la fontana di S.Francesco in piazza S. Maria degli Angeli, la porta del Duomo che rappresenta la storia di S. Ambrogio, il Cristo Re che sovrasta l’entrata dell’Università Cattolica, il monumento ai caduti della Resistenza in Piazzale Loreto oltre ai molti monumenti funebri nel cimitero Monumentale. Ma forse, oggi, mi sembrano più interessanti le opere di architettura monumentale realizzate sui luoghi di teatro della Grande Guerra con l’architetto Greppi, ricordo solo il sacrario di Redipuglia e Monte Grappa, due opere che sfidano l’oblio con un impianto scenografico che con queste caratteristiche a trovato realizzazione solo in Italia. Curiosa la vita di mio nonno, che nasce in questa via del centro di Milano, studia all’Accademia di Brera, organizza il proprio studio e realizza le proprie opere (fonderia Johonson) in uno spazio non più vasto di un chilometro quadrato. Se penso alla mia vita e quella della maggioranza di chi mi legge dove ogni giorno percorriamo chilometri e ci spostiamo per città e nazioni in modo frenetico, la vita vissuta tutta all’interno di un quartiere, di un ambito così ristretto mi sembra lontana, impossibile, ma nello stesso tempo sono cosciente di aver avuto un breve tempo per viverla di percepirla negli anni della mia infanzia quando mi recavo da mia nonna e nello studio di mio nonno.
Livio Castiglioni - nasce lo studio d’architettura
Quando nel 1936 il più anziano dei figli, mio zio Livio, si laurea in architettura, mio nonno gli cede una parte dei locali al piano terra, nasce così lo studio d’architettura dei fratelli Castiglioni. In questi spazi Livio inizia la propria attività di progettazione con un suo compagno di studi l’architetto Luigi Caccia Dominioni. L’anno successivo (1937) Pier Giacomo si laurea ed entra a far parte dello studio. Sono anni difficili per l’economia del nostro paese, ma anche anni nei quali si nota un certo fermento imprenditoriale nel campo produttivo dei mobili e degli oggetti per la casa, è il momento del successo della radio e sono di questo periodo le radio disegnate per la Phonola, come la 547 (1939) e alcuni disegni di oggetti fra cui le posate per il concorso Reed & Barton. La Guerra da li a poco sconvolgerà l’Italia e la vita di tutti, questa non sarà ancora finita che mio padre, Achille, si laurea anche lui in architettura (1944) ed entra nello studio, mentre Luigi Caccia Dominioni lo lascia per aprirne uno proprio. Sono di questo periodo il ricevitore Novaradio una delle poche realizzazioni eseguite insieme dai tre fratelli. Milano esce distrutta dalla guerra, il lavoro è scarso ma la voglia di “fare” è grande e diffusa, in questo clima si crea quella unione d’intenti che permetterà al design italiano di emergere e di affermarsi. Nel 1949 nasco io, non che questo sia importante in generale, ma questo fatto mi permette di scrivere queste righe avendo potuto vivere e ricordare in modo vivido la seconda metà degli anni cinquanta percependo pur da bambino quanto stava avvenendo. Negli anni cinquanta il nonno Giannino ancora lavorava nei locali davanti allo studio ceduto a mio padre e a mio zio, ma soprattutto abitava in alcuni locali, al primo piano, dove si era trasferito dopo i bombardamenti che avevano distrutto l’appartamento in cui viveva prima della guerra. Quasi tutte le domeniche ci ritrovavamo dai nonni e mangiavamo assieme, i nonni, gli zii, le zie e i miei cugini, eravamo tanti, la casa dei nonni piccola, ma quei pranzi e quelle cene restano per me un momento indimenticabile della mia infanzia. Il cortile di Corso di Porta Nuova era un cortile di una casa popolare costruita negli ultimi anni del 1800 e nei primi anni cinquanta era ancora abitata da una svariata tipologia di persone che si ritrovavano in quel luogo dopo gli scempi della guerra. In questo cortile i ragazzi giocavano ancora a pallone e si svolgevano alcune attività artigianali, ma la cosa che più mi interessava era la colonia di gatti randagi che qui vivevano, erano tantissimi, selvaggi e praticamente inavvicinabili. Tuttavia, un grosso soriano, che da noi veniva chiamato Nikita, era il solo che saliva fino al primo piano dove abitavano i miei nonni, tutti i giorni all’ora di pranzo e di cena faceva in modo di entrare in casa ed attendeva il cibo, era questo l’unico momento in cui poteva essere avvicinato, accarezzato senza rimanere graffiati o morsicati. Lo zio Livio aveva qualcosa in più, una capacità di coinvolgere le persone, tutte, tutto con lui assumeva un qualcosa di diverso quasi di magico, purtroppo le occasioni di incontro si diradarono e la mia memoria non è sufficiente a descriverlo, ma meglio di me ha fatto mio padre stesso dicendo di lui:” Nella nostra vita di famiglia, Livio ci ha sempre fatto sentire come se fossimo dei pionieri. Fin dal 1928, per esempio, ha realizzato artigianalmente in soffitta, due radioricevitori e una trasmittente; ha portato in casa un po’ di cinema, che lui stesso filmava a “passo ridotto”, il jazz e la musica dodecafonica. …. A noi fratelli ha insegnato un mucchio di cose: da come dribblare la mamma, quando si voleva uscire di nascosto, a come riempire di fuochi artificiali le notti calme sul lago, divertendosi sempre a giocare, a fare le cose che non si possono fare, senza strafare. Il più matto dei savi e il più savio dei matti.” (Flare – 1999). Vero è che mio zio aveva un’indubbia passione per i fuochi d’artificio, per i botti anzi credo che avesse sempre a disposizione della polvere nera per realizzare questi “spettacoli”.
Pier Giacomo e Achille - continuano lo studio
Nel 1952 lo zio Livio lascia lo studio per continuare una strada parallela come consulente della Phonola prima e della Brionvega poi. Nello stesso tempo realizza progetti audio e di illuminotecnica all’epoca fantasmagorici e tecnologicamente innovativi (morirà tragicamente nel 1979). Nel 1957 mio zio Pier Giacomo da la libera docenza ed inizia ad insegnare al Politecnico di Milano, cattedra che manterrà fino al 1968. Sono questi anni nei quali tutto è frenetico, io ero piccolo ma attento e curioso, si lavorava tantissimo, mio padre andava regolarmente in studio la sera dopo aver mangiato ed il sabato era un normale giorno lavorativo. Quando poi si avvicinava l’inaugurazione della Fiera, nella seconda metà di aprile, tutto era ancora più agitato. Per anni mio padre e mio zio hanno realizzato i padiglioni della RAI, della Montecatini, dell’ ENI e di altri, all’epoca tutto veniva realizzato a mano da un gruppo di falegnami, elettricisti, pittori che assieme lavorando notte e giorno creavano dei luoghi fantastici, per un bambino come me, che ogni tanto riusciva a farsi portare sui luoghi dove questo veniva costruito. Negli ultimi giorni prima dell’inaugurazione si lavorava di notte, si provavano gli effetti luminosi, si correggevano i difetti, e grafici come Mex Huber, Tovaglia, Provinciali, Bianconi, Iliprandi, Mondaini che collaboravano nella realizzazione delle esposizioni lavoravano direttamente sui muri, sulle tavole per completare immagini e scritte. Erano questi momenti caotici ma felici, tutti scherzavano, ridevano, per me tutto sembrava irreale quasi un mondo parallelo alla realtà di tutti giorni. La progettazione di questi padiglioni espositivi sono state un vero e proprio turbinio di idee innovative a volte avveniristiche e improbabili, ma che hanno dato a mio padre e a mio zio la possibilità di esprimersi e di realizzarsi proprio nell’effimero di queste esposizioni. Io credo che queste realizzazioni siano state un momento importantissimo nello sviluppo progettuale e un’occasione unica per realizzare quel lavoro di “gruppo” che caratterizza nel tempo l’attività stessa dei fratelli Castiglioni. Seri, semiseri, quasi seri, forse no, l’effetto Livio si è trasferito a tutti i fratelli Castiglioni e il gioco è stato un motivo costante che si è poi impadronito di tutti coloro che vanivano in contatto con loro. Lo zio Pier Giacomo era certamente il più serioso, il più riservato, ma anche lui quando si trovava nella casa dei nonni sul lago di Como partecipava ai giochi e alle caotiche scorribande nelle quali i miei cugini si gettavano. Con Max Huber il sodalizio è stato lunghissimo e moltissimi sono stati i momenti vissuti insieme e i giochi semplici che con lui abbiamo fatto tutti assieme anche quando ormai anch’io ero divenuto adulto e cercavo di darmi un contegno. Memorabile è stato il matrimonio negli anni cinquanta di Max Huber a Zug (cittadina prossima di Zurigo) un serissimo giornale svizzero riporta una foto dei fratelli Castiglioni che per festeggiare l’evento utilizzano dei fumogeni trasformando l’incontaminato paesino in una grigia nube di fumo impenetrabile. Non posso non ricordare il lancio delle mongolfiere, negli anni cinquanta ma anche negli anni sessanta a Milano si potevano comperare delle mongolfiere di carta velina di varie dimensioni che con un piccolo fuoco potevano essere riempite d’aria calda e lanciate nel cielo. Con i miei zii, mio padre e Max abbiamo lanciato una enorme quantità di mongolfiere ed il gioco era molto serio, si studiava il tipo di fuoco, si valutava il vento, ma soprattutto ci si preparava ad inseguire la mongolfiera per recuperarla prima che cadesse a terra. Questo gioco così semplice coinvolgeva tutti, affascinava noi più piccoli ed era un modo per stare tutti assieme. La stessa serietà e applicazione veniva utilizzata per il lancio del missile Thor, questo era un missile di plastica lungo circa trenta centimetri (prodotto da una azienda di giocattoli) che veniva lanciato da una fionda ad elastico, quando raggiungeva il punto massimo di spinta, una molla faceva aprire il razzo che lasciava uscire una piccolo paracadute che riaccompagnava il missile a terra. Le variazioni su questo gioco sono state tantissime e si cercava di lanciare il missile sempre più in alto, si usavano anche quattro o più fionde e poi come per le mongolfiere tutti a cercare di recuperare il missile prima che raggiungesse il terreno o l’acqua, quando eravamo sul lago. Questi anni ’50 e ’60 sono stati per mio padre e mio zio dei periodi intensi dal punto di vista lavorativo e sostanziali per quello progettuale che si caratterizza con due eventi cruciali: la mostra di “Villa Olmo” a Como (1957) e la mostra “La casa abitata” a Firenze (1965). Villa Olmo, questa mostra permette a mio padre e allo zio Pier Giacomo di esprimersi liberamente presentando un primo nucleo di oggetti che negli anni successivi diventeranno prodotti commercializzati e che formano un nucleo progettuale omogeneo e caratteristico. In questa mostra si trovano già: il mezzadro, il sella, la libreria appesa, la lampada luminator. La casa abitata, nello stesso senso è l’occasione per presentare una serie di oggetti innovativi che formano una seconda fase evolutiva del percorso progettuale dei due fratelli, troviamo le posate gran prix (prima Reed & Barton), i bicchieri, le sedie tric, il mobile rampa, il tavolo Milano, la lampada black & white e l’orologio Wall Clock. In questo periodo alcune aziende per lo più famigliari o artigianali come: Arflex, Poggi, Sarfatti, Kartell, Cassina e Gavina cominciano a pensare in termini industriali cercano giovani architetti capaci di innovare la produzione. L’incontro con Gavina sarà importante per alcune realizzazioni, in particolare la poltrona S.Luca che ancora oggi rappresenta forse una degli oggetti più innovativi realizzati da mio padre e da mio zio. Gavina introduce i Castiglioni presso Sergio Gandini che crea una azienda per la costruzione di lampade: la Flos. Con Gandini inizia una lunghissima collaborazione che spingerà i Castiglioni ad interessarsi sempre di più della luce e dei suoi effetti. Nascono cosi le lampade con il materiale “cocoon” appena importato dall’America, la lampada Arco, la Tojo, la Taccia, il Tubino (disegnato nel 1949), la Luminator (disegnata per villa Olmo).
Lo studio di piazza Castello
Nel 1962 l’edificio di Corso di porta Nuova viene abbattuto e lo studio si trasferisce in piazza Castello al numero 27, dove si trova oggi. Qui mio padre continua la collaborazione con mio zio fino al 1968 anno in cui Pier Giacomo muore. Sono gli anni della contestazione e Milano è tutta un fermento, le università sono occupate, ma mio padre decide comunque di partecipare ad uno degli ultimi concorsi per la libera docenza. Mentre di giorno lavora nello studio di piazza Castello, la sera ci si trova tutti nella nostra casa che per l’occasione era stata trasformata in un secondo studio, dove veniva preparata la documentazione da inviare per la docenza. Per tre e più mesi ogni sera mio padre , mia madre, mio cugino Piero ed alcuni collaboratori hanno lavorato per realizzare la documentazione necessaria disegnando, fotocopiando, incollando una enorme quantità di materiale che giornalmente veniva trasferita dallo studio a casa e viceversa. Nel 1968 mio padre, subito dopo aver ottenuto la Libera Docenza viene chiamato ad insegnare al Politecnico di Torino e poi dal 1980 al Politecnico di Milano fino al 1993. In questo studio continua a lavorare fino alla sua scomparsa nel 2002. In questo periodo nascono molteplici progetti, disegni, allestimenti che si possono trovare, vedere, acquistare, ma in particolare mio padre porta a compimento un proprio specifico modo di insegnare di trasmette il piacere dell’oggetto che affascina molti studenti e gli permette di entrare in profonda sintonia con loro. L’oggetto anonimo, l’oggetto che ogni giorno utilizziamo senza sapere chi lo abbia disegnato, progettato è questo l’oggetto più importante perché senza che ce ne accorgiamo entra a far parte della nostra vita, diventa una parte di noi stessi un qualcosa che inconsapevolmente ci gratifica, ci modifica, ci arricchisce ogni volta che lo usiamo. Forse per questo mio padre era particolarmente orgoglioso dell’interruttore rompi-tratta che prodotto ogni giorno in centinaia di migliaia di pezzi moltissimi lo usano ma quasi nessuno ne conosce il progettista. Qui il cerchio si chiude, per mio padre l’oggetto è il frutto di un profondo studio, di molteplici tentativi, di un continuo rimettersi in gioco, ma il risultato finale è qualcosa che non solo deve essere visto, utilizzato, ascoltato, ma deve essere toccato, sfiorato nella sua tridimensionalità così come suo padre, mio nonno, modellava la materia per creare via via una forma sempre più perfetta. Non ho seguito la strada dell’architettura, né del design, ma da mio padre ho imparato che gli oggetti devono essere toccati e piacevoli da accarezzare: solo attraverso questa interazione l’oggetto diventa partecipe della tua vita e il suo utilizzo una vera relazione affettiva, in questo senso gli oggetti di cui ci circondiamo esprimono il nostro essere più intimo e diventano parte di noi stessi, condizionano il nostro comportamento e molte volte attraverso la loro mediazione realizziamo il nostro essere con gli altri.
2005 nasce lo studio-museo
Con la morte di mio padre ci siamo chiesti cosa poter fare per mantenere vivo lo spirito che mio padre aveva dato allo studio, come evitare che questo “mondo” scomparisse. Per tre anni abbiamo ipotizzato differenti soluzioni, il più delle volte poco soddisfacenti, finché abbiamo trovato nel gruppo dirigente della Fondazione Triennale ascolto e interesse. La Fondazione Triennale molto attenta alle origini del design, si è offerta quindi di aiutarci per la conservazione e l’archiviazione di tutto il materiale e di questo, la Città di Milano, deve alla Triennale una grande riconoscenza. Inoltre, si è aperto con la realizzazione dello “Studio Museo” un nuovo modo di mettere a disposizione degli studenti e di tutti un patrimonio culturale che in altro modo sarebbe perduto o a disposizione di pochi. Questa formula è stata un successo, nel 2006 si sono susseguiti nello Studio-Museo più di 3000 visitatori per ognuno dei quali la visita è stata personalizzata, guidata, un viaggio nella memoria dei Castiglioni. I commenti e le parole che questi visitatori ci hanno lasciato e ogni giorno ci lasciano, mostrano come l’essenza di questo posto continui a coinvolgere tutti coloro lo visitano, e anche noi: e con questo intendo mia madre, le mie sorelle ed Antonella e Dianella che per anni hanno collaborato con mio padre, ne siamo partecipi e convinti; Consci che aver mantenuto in vita lo studio a noi permette di rimanere idealmente vicini ad Achille e agli altri di respirare per qualche minuto la magia del design.
Milano, 15 luglio 2007
Carlo Livio Castiglioni
Sabato, 12 Gennaio, 2008 - 14:51

Fuori target - le nuove generazioni si raccontano in video

Fuori target - le nuove generazioni si raccontano in video
Edizione 2008

I giovani, il loro mondo, le loro abitudini, le loro passioni. Un argomento che viene analizzato e studiato, descritto e definito molto spesso attraverso stereotipi e cliché che non fanno altro che immobilizzare un universo che, per sua natura, è in continua evoluzione. E troppo spesso le nuove generazioni sono bersaglio inconsapevole dei media, subendo passivamente i messaggi senza sapere come reagire a questi attacchi. Manca un momento in cui la parola passa ai giovani, in cui possano esprimersi e raccontare in prima persona i propri pensieri, le proprie emozioni, senza che questo sia giudicato "utile per fini commerciali".

Fuori Target nasce da questa mancanza, con queste esigenze. Un momento liberatorio e provocatorio, rivolto a tutti quei giovani che non vogliono sentirsi ingabbiati, che non si accontentano di come vengono descritti dai media, che sentono l'esigenza di esprimersi e di raccontarsi. Fuori Target offre la possibilità di maturare critica e autonomia, e li incoraggia a non accettare passivamente orientamenti e modelli stereotipati, ponendosi come soggetti attivi della comunicazione. Non solo li spinge a sviluppare la creatività, a sperimentare e a mettere in gioco le proprie capacità, ma anche a porsi in modo critico nei confronti della dilagante cultura delle immagini.

Fuori Target è:

  •  un festival di cinema rivolto alle opere di registi, videomaker e operatori dell'immagine di prima generazione;
  •  una rassegna in cui i giovani raccontano in video il loro mondo, le loro storie, il loro immaginario;
  •  un laboratorio dove approfondire le tematiche legate all'immagine
L'edizione 2006
La prima edizione di Fuori Target si è svolta dal 10 al 12 novembre 2006, presso la Fabbrica del Vapore a Milano. Tre giorni in cui centinaia di studenti provenienti da tutta Italia hanno potuto partecipare ad un vero e proprio laboratorio aperto alla discussione, al confronto e al dialogo, un cantiere creativo in cui si sono sviluppate e approfondite tematiche diverse, legate all'uso dell'immagine.

Circa 200 le opere iscritte; oltre 40 i film presentati direttamente dai giovani registi, presenti alla manifestazione; oltre 20 incontri, seminari e workshop tenuti da esperti del settore, che hanno raccontato le professioni legate al cinema e all'arte visuale.

L'edizione 2008
La seconda edizione di Fuori Target si svolgerà dal 28 al 30 marzo 2008. L'obiettivo principale rimane quello di approfondire il mondo dei giovani attraverso il linguaggio delle immagini. Ma non solo cinema dei giovani ma anche cinema per i giovani: incontri e workshop con esperti, professori e tecnici; occasioni di scambio e di confronto fra i registi di nuova generazione e personalità dello spettacolo; rassegne tematiche legate al mondo dell'animazione e della musica; concerti e dj set per momenti di festa e di aggregazione.

La nuova edizione è ancora in costruzione e aperta alla collaborazione e al suggerimento di tutti, perché questa sia un'iniziativa che veramente appartenga ai giovani, che sia lo specchio di un mondo ancora sconosciuto, un'occasione di conoscenza e presa di coscienza, per chi guarda ma soprattutto per chi fa l'immagine.

Il bando
Il bando di partecipazione è rivolto a opere video prodotte in ambito scolastico ed extrascolastico, realizzate da giovani di età compresa tra i 14 e i 20 anni, in Italia, ed ultimate dopo il 1° gennaio 2007. Sono ammesse al concorso opere di ogni genere ( fiction, video inchiesta, animazione, videoclip, spot, mobile phone movie…) e formato. Il bando si chiuderà alla fine di febbraio 2008.

Per informazioni e materiale
Stefano Zicchieri - 333 3892294
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Martedì, 24 Luglio, 2007 - 12:33

allo spazio Forma ... Goldblatt

Periodo
dal 28 Giugno
al 26 Agosto 2007
Orario
tutti i giorni dalle 11 alle 21
giovedì dalle 11 alle 23
chiuso il lunedì
Costo biglietto
Intero: 6,50 euro
Ridotto: 5 euro
Scuole: 3 euro

Elenco delle riduzioni
Per informazioni
02.5811.8067

Maestro del fotogiornalismo, David Goldblatt è il più importante fotografo sudafricano e presenta per la prima volta in Italia il suo lavoro in una mostra curata da Martin Parr: un esaustivo rapporto sulla storia del Sud Africa durante e dopo l’apartheid, un’attenta documentazione di quella che Goldblatt chiama l’era del “Baasskap”, la dominazione bianca. Con le sue immagini, all’apparenza semplici ma folgoranti, ispirate alla quotidianità, David Goldblatt riesce a rendere le vite sudafricane visibili in tutta la loro complessità. Le sue sono fotografie di denuncia e rivelano tutto l’impegno morale e la forte empatia dell’autore con la storia dei neri sudafricani, pur non ricercando mai situazioni particolarmente spettacolari o violente. Come dice lo stesso autore, “anche dove sembrava non accadesse niente, in qualche modo queste mie foto ribadivano le differenze e irritavano l’establishment”. Ma il suo lavoro non si limita a una denuncia o una registrazione del regime dell’Apartheid. Alla ricerca sempre di nuovi modi per interpretare la realtà che lo circonda, David Goldblatt negli ultimi anni ha saputo creare delle nuove serie fotografiche misurandosi con una realtà in continua evoluzione e con l’esigenza, quindi, di raccontarla con uno stile sempre nuovo, moderno, in grado di comprendere ma anche di stupire.

In mostra 136 fotografie tra colore e bianco e nero (dai primi anni Sessanta ai nostri giorni), divise in otto sezioni:

Le prime icone
Una panoramica delle sue prime fotografie tratte dai libri On the Mines (Nelle miniere), 1973 e Some Afrikaners Photographed (Ritratti di Afrikaners), 1975. La selezione mostra un Goldblatt giovane, che documenta con stile e voce forti, la vita quotidiana dei primi tempi dell’apartheid.

I trasportati
Una selezione di immagini scattate nel 1983/1984 che ritraggono gruppi di pendolari neri. Per poter lavorare, a milioni erano costretti a spostarsi dalle homelands alle città. Goldblatt ha fotografato la gente di KwaNdebele che doveva affrontare ogni giorno 8 ore di viaggio: 4 per essere a Pretoria alle 7 del mattino e 4 per rientrare a casa la sera tardi.

Boksburg
Questo importante progetto del 1979/1980 descrive la middle class bianca della piccola cittadina di Boksburg, vicino a Johannesburg. Nella loro apparente freddezza, le immagini sono ancora più incisive per la diretta crudezza delle situazioni ritratte.

I particolari
Scattate verso la metà degli anni Settanta, Queste fotografie si concentrano su dettagli di bianchi e neri mentre si riposano al parco. Goldblatt esplora i corpi, i vestiti e quello che evocano. Il libro di questo progetto, pubblicato nel 2004, ha vinto il premio del libro al festival di fotografia Rencontre d’Arles.

Sudafrica: la struttura delle cose com’erano
Questa importante serie di fotografie è stata realizzata prevalentemente negli anni Ottanta, nel periodo più buio dell’apartheid. Qui Goldblatt rivolge la sua macchina fotografica non tanto verso le persone, quanto verso le strutture costruite dalle persone. Ancora una volta, le sue immagini ci raccontano la gente e la società sudafricana.

Johannesburg oggi: gli artigiani e le loro insegne
Nei quartieri residenziali di Johannesburg spuntano piccoli annunci di imbianchini e artigiani neri che Goldblatt fotografa come parte integrante del paesaggio urbano. Alcuni sono stati da lui contattati, incontrati e quindi ritratti.

Le strade di Johannesburg
Diverse sono le situazioni che appaiono per le strade di Johannesburg, fotografate con una macchina di grande formato. Una dimensione di metropoli ampia, varia, caotica.

Funzionari statali Parte del nuovo sistema di governo del paese prevede un nuovo ordinamento per gli enti locali. Goldblatt ritrae impiegati statali, bianchi e neri, da soli o in gruppo, nei loro uffici o sul posto di lavoro. Le fotografie mostrano aree urbane e rurali e rivelano la progressiva emancipazione della società sudafricana.

La mostra è stata presentata in anteprima, in collaborazione con FORMA, ai Rencontres Internationales de la Photographie di Arles nel Luglio del 2006 dove è stata acclamata dal pubblico e dalla critica.
Il volume che accompagna la mostra ( David Goldblatt. Fotografie pubblicato da Contrasto), raccoglie il meglio della straordinaria produzione dell’autore e rappresenta la retrospettiva completa di un narratore del nostro tempo.

www.formafoto.it

Giovedì, 19 Luglio, 2007 - 14:38

16° Mittelfest

Per i diritti umani
Il tema di Mittelfest 2007
Mittelfest nella sua storia si è sempre svolto su una portante tematica. Una simile scelta ha il vantaggio di orientare lo spettatore e di fornire alla stampa e agli addetti ai lavori un quadro di riferimento, ma contiene in sé il rischio di ingessare la programmazione e quindi di schematizzare il festival stesso.
Per queste ed altre ragioni scegliamo di non dare al tema un ruolo totalizzante, ma piuttosto di pivot culturale ed etico sostenuto da alcuni spettacoli con l'intento di rilanciare il senso di Mittelfest e delle arti sceniche in genere.
Quest'anno il tema sarà dedicato ai diritti dell'uomo, così come questi sono stati definiti nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del dicembre del 1948. In un momento storico e culturale in cui in molte parti del mondo, anche nel nostro occidente così civilizzato, molti troppi sono i diritti calpestati e disattesi, ci sembrava doveroso riproporre anche sotto forma di espressione spettacolare una riflessione su questo tema di fondamentale centralità nella vita dei singoli individui e linfa vitale di ogni paese che si voglia dire civile e democratico.
A ispirare dunque alcuni degli eventi portanti del Festival saranno i trenta articoli di cui è composta la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, attorno ai quali saranno create delle situazioni spettacolari tese a coinvolgere tutta la città di Cividale, partendo da una suggestione performativa ispirata a quel 1789, anno in cui per la prima volta in Europa tali diritti vennero proclamati a seguito di un'insurrezione popolare come quella della Rivoluzione Francese, per sfociare poi in una grande festa conclusiva nel teatro di pietra dove la stessa Dichiarazione troverà forma spettacolare nelle azioni e nelle performances di artisti provenienti da diversi ambiti espressivi.
Ma il Mittelfest è festival delle arti performative e anche per l'edizione 2007 punterà a quegli eventi che rappresentano in modo significativo e le nuove frontiere della ricerca espressiva e le diverse modalità in cui questa si è esplicata a seconda delle peculiarità dei vari paesi del CentroEuropa.
Dalla musica contemporanea, con la presentazione in prima assoluta mondiale delle nuove composizioni di alcuni tra i più prestigiosi musicisti della scena contemporanea internazionale, alla musica popolare dell'est europeo, oggi uno dei fenomeni musicali tra i più seguiti, senza escludere incontri con i grandi maestri del passato come Liszt e Beethoven, affidati all'esecuzioni di importanti solisti e formazioni nazionali ed europee.
Per quanto riguarda il teatro di prosa saranno presentati, in prima assoluta, spettacoli nei quali, accanto alla parola e alla scrittura drammaturgica, trovino ampio risalto i nuovi linguaggi della comunicazione (video, computer, nuove tecnologie, ....).
E infine il teatro danza presente, come di consueto, nelle diverse accezioni e configurazioni coreografiche che questa nuovo genere ha via via assunto nelle ultime stagioni. Mittelfest intende essere sì una "vetrina" rappresentativa delle realtà artistiche più stimolanti della Mitteleuropa, ma si propone anche come luogo di incontro e di conoscenza reciproca attraverso l'universalità dei linguaggi artistici, che proprio in questi anni nella ricerca di modelli comunicativi alternativi si propongono di infrangere alcune barriere, come quelle costituite, ad esempio, dalle differenze linguistiche.

Martedì, 10 Luglio, 2007 - 12:20

VADE RETRO: ARTE E OMOSESSUALITA` IN MOSTRA A MILANO

VADE RETRO: ARTE E OMOSESSUALITA` IN MOSTRA A MILANO
(30/06/2007)  150 opere che indagano la relazione tra l`arte e l`omosessualità in mostra al Palazzo della Ragione di Milano dal 10 luglio. Tra gli artisti Maurizio Cattelan, Pierre et Gilles, Araki, Bruce La Bruce e La Chapelle.
Dopo le polemiche scatenate intorno alla presunta decisone di cancellare la mostra, voluta dall’assessore alla cultura del comune di Milano Vittorio Sgarbi, ormai è ufficiale: ‘Vade retro. Arte e omosessualità. Da Van Gloeden a Pierre et Gilles’, punta di diamante della rassegna ‘La bella estate dell’arte’, si farà. L’inaugurazione è prevista per il 9 luglio, l’apertura al pubblico per il giorno successivo.

150 artisti presenti con le loro opere nel ricchissimo catalogo: Alberto Abate, EVA&ADELE, Nobuyoshi Araki, Arbour, Agostino Arrivabene, Assume Vivid Astrofocus, Franko B, Matteo Basilè, Betty Bee, James Bedgood, Jacopo Benassi, Louise Bourgeois, Carlo Bertocci, Antje Blumenstein, Louise Bourgeois, Daniele Buetti, Jeff Burton, Davide Cantoni, Maurizio Cannavacciuolo, Felipe Cardeña, Jota Castro, Maurizio Cattelan, Eleonora Ciroli, Larry Clark, Lovett&Codognone, Mataro Da Vergato, Edwin David, Filippo de Pisis, Mark Dermond, Sebastiano Deva, Gulio Durini, Tracey Emin, Rainer Fetting, Leonor Finì, Tom of Finland, Fischerspooner, Samuel Fosso, Jim French, Lino Frongia, Anna Fusco, Pierre et Gilles, Gilbert&George, Luis Gispert, Nicola Gobbetto, Anthony Goicolea, Nan Goldin, Steven Gontarski, Ettore Greco, David Hilliard, David Hockney, Harry Holland, Nir Hod, Francesco Impellizzeri, Anna Keen, John Kirby, Micha Klein, Steven Klein, Terence Koh\Asian Punk Boy, Yayoi Kusama, Bruce La Bruce, David LaChapelle, Annika Larsson, Alex Lee,

Marc Leckey, Christian Leperino, Mariangela Levita, Philip Lorca Di Corcia, Bruce of Los Angeles, Urs Luthi, Ivan Malerba, Robert Mapplethorpe, Ryan McGinley, Klaus Mekrens, Man Lu Ming, Paco&Manolo, Pierre Molinier, Claudio Nonnini, Yasumasa Morimura, Barbara Nahmad, Helmut Newton, Tom of Finland, Erwin Olaf, Luigi Ontani, Gonzalo Orquin, Paul P., Camilla Paternò, Philip Pearlstein, Dino Pedriali, Walter Picardi, Jack Pierson, Guglielmo Pluschow, Carol Rama, Terry Richardson, Terry Rogers, Ugo Rondinone, Rosy Rox, Thomas Ruff, Dean Sameshima, Matteo Sanna, Timothy Greenfield-Sanders, Livio Scarpella, Paolo Schmidlin, Collier Schorr, Andres Serrano, Marcello Severi, Marcello Simeone, Moio&Sivelli, Alix Smith, Paolo Schmidlin, Paul Smith, Orfeo Tamburi, Mario Testino, Giovanni Testori, Lorenzo Tornabuoni, Andy Warhol, Sam Taylor.Wood, Iké Udé, Francesco Vezzoli, Claudio Vitale, Coniglio Viola, Wilhelm Von Gloeden, Bruce Weber, Joel Peter Witkin, Young Elizabeth.
La mostra, attraverso un viaggio che parte dalle origini della fotografia per arrivare alle videoinstallazioni dell’arte contemporanea, punta ad esplorare il legame tra l’arte e l’omosessualità e propone sia opere dall’esplicito contenuto omoerotico che opere più sottilmente attraversate da simboli e suggestioni.
Dal 10 luglio all’11 novembre 2007
Palazzo della Ragione, piazza dei Mercanti, Milano
Orario:lunedì dalle 14,30 alle 19,30; altri giorni: 9,30 – 19,30; giovedì apertura prolungata sino alle 22,30. Ingresso: 7 euro, ridotto: 5 euro.

Mercoledì, 4 Luglio, 2007 - 13:46

DARFUR/DARFUR

  La mostra

Periodo
dal 3 Luglio
al 8 Luglio 2007
Orario
tutti i giorni dalle 11 alle 21
giovedì dalle 11 alle 23
chiuso il lunedì
Costo biglietto
ingresso libero
Elenco delle riduzioni
Per informazioni
02.5811.8067

http://www.formafoto.it

DARFUR/DARFUR

Martedì 3 Luglio alle ore 18,30, presso il bookshop di FORMA, sarà presentata un’iniziativa legata all’emergenza in Darfur. Tra le 300.000 e 400.000 persone uccise e due milioni di profughi dall’inizio del conflitto (2003), il Darfur rappresenta oggi una grave emergenza umanitaria. L’iniziativa DARFUR/DARFUR è un progetto digitale realizzato grazie al contributo di fotografi di fama internazionale, quali Lynsey Addario, Mark Brecke, Helene Caux, Ron Haviv di VII, Ryan Spencer Reed/Group M35, Paolo Pellegrin di Magnum, Michal Ronnen Safdie, e l’ex marine americano Marine Brian Steidle che hanno documentato la vita degli abitanti di questa martoriata regione del Sudan.

 La mostra itinerante, che è stata presentata a New York, nel Settembre del 2006 e tocca 24 città del mondo in 24 mesi, è stata creata da una organizzazione non-profit per sensibilizzare sull’emergenza Darfur e quindi cercare di raccogliere fondi per aiutare la regione africana. Dopo New York, la mostra è stata ospitata al United States Holocaust Museum, al George Eastman House di Rochester, al Los Angeles Hammer Museum, al Jewish Museum di Berlino, all’ICA di Boston e al the Capetown South Africa Holocaust Center.
 DARFUR/DARFUR è stata concepita dall’architetto Leslie Thomas e co-curata dalla produttrice Alexandra Kerr, dalla gallerista Daniela Hrzic, e dagli architetti Kevin Martin e Jane Sachs. La mostra è presentata in associazione con Global Grassroots, un’organizzazione non-profit che investe nel miglioramento delle condizioni della donna nei paese poveri.

Per maggior informazioni sul progetto contattare www.darfurdarfur.org

Martedì, 3 Luglio, 2007 - 13:33

100 azioni per

100 AZIONI D'AMORE PER…
…la rianimazione e la riabilitazione dell'ozioso viandante
ad una vita fatta anche d'amore
per tutta la giornata centinaia di clown e artisti
provocheranno la città intera con delle azioni d'amore
CON
Leo Bassi e Maurizio Accattato
Sostenuti da Dario Fo, Milly Moratti, i clown Minimi e tutti gli artisti che hanno già aderito all'iniziativa.
SEI UN ARTISTA,
CLOWN, GIOCOLIERE, MUSICISTA, TEATRANTE?
QUALE AZIONE TI PIACEREBBE FARE?
E VIENI ALLA   RIUNIONE PREPARATORIA  
venerdì 6 luglio
dalle ore 18.00 alle ore 20.00
c/o Teatro Verdi
Via Pastrengo 16, Milano
Per saperne di più vi invitiamo a leggere il volantino allegato.
100 azioni d'amore fa parte de "I Clown della Domenica ", rassegna internazionale sul nuovo clown, giunta quest'anno alla sua terza edizione. La manifestazione ideata e diretta da Maurizio Accattato, è organizzata dalla Scuola di Arti Circensi e Teatrali in collaborazione con la Cooperativa Sassetti e il sostegno dell' Assessorato alla Cultura e dell'Assessorato allo Sport e al Tempo Libero del Comune di Milano .
 La rassegna comprende inoltre:
CONVEGNO-SPETTACOLO
SUL NUOVO TEATRO DI STRADA
giovedì 12 luglio c/o PICCOLO TEATRO STUDIO 
Poiché i posti ad ingresso gratuito stanno per terminare , invitiamo tutti gli interessati a confermare la propria partecipazione inviando la scheda di iscrizione, scaricabile da www.iclowndelladomenica.tk, a info@milanoclownfestival.tk.
3 WORKSHOP DI FORMAZIONE GRATUITA SULLE ARTI CIRCENSI
Per iscriversi ai workshop di perfezionamento in clownerie, giocoleria e acrobatica occorre prendere visione del documento allegato che vi fornisce una sintesi del programma de "I Clown della Domenica", scaricare la scheda di inscrizione dal sito www.iclowndelladomenica.tk e inviarla al più presto a info@milanoclownfestival.tk .
 SPETTACOLI IN TEATRO
E IN PIAZZA
Info e prenotazioni: 02 91705029 – 348 6054623  info@milanoclownfestival.tk
Mercoledì, 6 Giugno, 2007 - 11:35

Milano culturale? Vedo solo oscurantismo

 
Il 21° Festival Internazionale di Cinema GayLesbico e Queer Culture, che ha aperto i sipari lo scorso al Teatro Strehler, rischia di non essere patrocinato dal Comune di Milano. E' un fatto. La Giunta del Comune di Milano, nella sua ultima riunione, non ha deciso di deliberare il patrocinio e il contributo a un evento di cultura di dimensione mondiale, rilevante e di forte attrattiva a livello sperimentale e artistico. "Un ritorno all'oscurantismo" giustamente osserva l'Assessora alla cultura della Provincia di Milano, Daniela Benelli.
Il caso è scoppiato come un fulmine a ciel sereno: sembrava scontata la scelta, quasi imprescindibile, scontata. Ma qualcuno ha posto il proprio veto. Da questo avvenimento politico è nata un’indiscutibile rottura nella compagine della maggioranza di centrodestra: da una parte l’assessore alla cultura Vittorio Sgarbi prosegue sulla strada di concedere il finanziamento alla manifestazione. Mentre l’assessore al tempo libero, Giovanni Terzi, propone anche per il suo assessorato la disponibilità a sostenere l’appuntamento, anche se nicchia. Dall’altra parte Masseroli, che si trincera dietro a schermi ideologici e confessionali ponendo il proprio veto alla concessione di patrocinio e del contributo.
In tutta questa bagarre il Festival è iniziato con il sostegno della Provincia, mentre il grande assente rimane ancora il Comune di Milano. E’ chiaro che, qualora la giunta Moratti decidesse per gentil concessione di investire nell’iniziativa, il contributo arriverebbe dopo la realizzazione e la concretizzazione del festival, che chiude i battenti il prossimo giovedì 7 giugno. Come dire: la frittata comunque è fatta.
E’ realmente amaro essere spettatori di questa situazione: ma è ancora più amaro considerare come la città di Milano si sia immersa in un’ondata di provincialismo e di confessionalismo. Un rigurgito tale che chiaramente sarà e rimarrà indelebile per la città, che da sempre si è distinta per innovazione, modernità, apertura, tolleranza e grande carattere universale per la proposta culturale che ha sempre presentato, dominando spesso la scena internazionale.
Sarebbe realmente grave se la città non considerasse questo evento come degno di patrocinio e di contributo: ma anche una vergogna colossale. Non vorrei che si aprisse una falda tale che potrebbe anticipare una soggezione e una subalternità della cultura rispetto a questioni di natura pregiudiziale e prefigurativa, tale da ingabbiare un’esigenza incommensurabile di togliere ogni briglia all’insanabile e insaziabile esigenza di manifestazione del proprio pensiero tramite l’arte.
Questo atteggiamento assume valenza maggiormente grave se si considera che in un futuro prossimo l’ideologia potrebbe creare la divulgazione di fenomeni di “preconcetto” oscurantista funzionali a “escludere” le diversità che hanno il diritto assoluto di esprimersi liberamente, in modo emancipato. E che cosa se non l’arte può facilitare ed essere fungibile a questo obiettivo, che si aggiunge al bisogno di conoscere una realtà sociale che esiste e che costituisce la nostra società, la nostra collettività plurale, dove l’orientamento sessuale deve essere visto nell’ottica dell’autodeterminazione personale ed individuale.
Milano era assente in diverse altre occasioni e circostanze culturali. Ricordo un convegno sul ruolo della cultura a Milano e su forme e procedure utili a una sua affermazione e promozione, che si è tenuto alla Triennale, dove è allestita la mostra “ViviMi”, ossia la multimedialità nella conoscenza del territorio urbano e nell’analisi dei temi che riguardano la nostra città metropolitana, del suo futuro prossimo, in una visione di progettualità progressiva per un proprio sviluppo sostenibile, sia a livello sociale, sia a livello culturale e civico.
Al dibattito hanno partecipato attive figure del mondo della produzione, della diffusione e della realizzazione dell’arte, in ogni sua forma, dando palese dimostrazione che solo una rete funzionale a un percorso continuativo di confronto potrebbe rilanciare un impegno congiunto e virtuoso delle istituzioni e degli enti locali impegnati a sostenere la “liberazione della cultura”.
Era presente l’Assessora alla Cultura della Provincia di Milano, Daniela Benelli, ma mancava Sgarbi. Era un importante momento da cui scaturiranno eventi e iniziative utili a creare sinergie funzionali a dare vita a circuiti di eccellenza su temi diversi con il rilievo della dimensione culturale e artistica, di avanguardia e di sperimentalismo. Come succede per il Feestival Internazionale di Musica, MiTo, alla sua prima edizione, appuntamento chiaramente importante e su cui i vari riflettori del mondo artistico italiano e internazionale punteranno i loro riflettori, in base anche alla cospicua caratura culturale che assumerà, richiamando figure di rilievo e di interesse universale. Questa è la strada che deve essere percorsa e che si conferma in altri contesti geografici e sociali del nostro Paese. Vogliamo che questa iniziativa sia un evento estemporaneo o che diventi una prassi atta a creare le condizioni prefigurative di una rete sia in senso “orizzontale”, che metta in collegamento produttori e creatori dell’arte, sia in senso verticale, ossia assessorati di enti di diverso grado e genere in comune per sostenere e favorire questo imprescindibile incontro. Ma precipitare nell’oscurantismo e nel provincialismo della chiusura e della sutura ideologica, come verificatosi nell’occasione della concessione del patrocinio e del contributo comunali al 21° Festival Internazionale GayLesbico e di Queer Culture, rischia di interrompere ogni panorama di crescita collettiva e senza frontiere, come la cultura e l’arte richiedono da sempre. Senza steccati e precondizioni.
 
Alessandro Rizzo

Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano 

Martedì, 29 Maggio, 2007 - 11:07

Hammond Trio in concerto

Giovedì 31 maggio alla Trattoria Musicale del Circolo ArciCorvetto
HAMMOND TRIO
                                                                                   in concerto
ALBERTO GURRISI                     organo hammond
GERMANO ZENGA                       sax
RICCOARDO TOSI                       batteria
Per cena le tagliatelle fresche con i funghi preparate dalla sig.ra Pina
L’ingresso mangiando è al solito 10 euro (se potete, mandatemi una mail per prenotare, possibilmente in anticipo, martedì/mercoledì).
il solo ingresso 3 euro (ovviamente, in entrambi i casi, con tessera arci).
VI ASPETTIAMO!
Circolo Arci Corvetto, Via Oglio 21, MM Brenta - Milano

Sabato, 19 Maggio, 2007 - 13:11

Milano come città delle effervescenze letterarie

Una Fiera del Libro anche per Milano? Il dibattito si è aperto nella città, ospitante già in diversi periodi dell'anno mostre, fiere di carattere internazionale, come la Fiera del Mobile, come, mi viene in mente, la Fiera dell'artigianato, la Fiera dell'informatica. Ma Torino ha un suo appuntamento che ogni anno vede confermarsi un risultato di ritorno eccellente, con momenti di conversazione e di incontro con autori e scrittori, editori, di diverso tipo, per diverse fasce di pubblico, di lettori, dai più piccoli ai più grandi. Milano, scriveva Leopardi in una sua lettera al vescovo, è città di editoria, di creatività, di scrittura, di ricerca bibliografica, di spinte autorali di autorevole spessore, di energie e risorse intellettuali di grande padronanza e di forte caratura innovativa, sperimentale. Eravamo nel 18° e nel 19° secolo, ma oggi possiamo dire che la situazione non è cambiata: anzi si è moltiplicata nella sua dimensione. Abbiamo diverse espressioni artistiche che contaminano la città, che si intersecano, che si producono, autoproducono, che si esprimono con canali e modalità differenti, utilizzando in largo spazio ciò che la nuova tecnologia può offrire alle nuove forme di comunicazione, anche a "banda larga".
Il problema è uno: non riescono a trovare momenti istituzionali, spazi, dove ufficialmente uscire dalle proprie "grotte", cantine autoreferenziali, mantenute tali non per un "egocentrismo" ed "egoreferenzialismo" artistico, ma per un'assenza totale di momenti comuni, collettivi,. ufficiali, istituzionali, diffusi di aggregazione culturale e artistica. Milano diventa sempre di più la città delle gallerie: eventi interessanti, anche con firme degne di nota, ma sempre d'elite, sempre mercantilizzate, ossia sottoposte a costi inadeguati per una diffusione pubblica del messaggio artistico. E poi abbiamo la spettacolarizzazione degli eventi, momentanei, temporanei, estemporanei, magari atomizzati e atomizzanti un campo che deve essere il più possibile universale, dinamico, di contaminazione, appunto.
Ebbene Milano può scippare Torino di un evento che è diventato tutto torinese? Ma può imitare eventi internazionali londinesi che rendono la capitale britannica città di cultura letteraria, con il suo Festival Internazionale di Letteratura? Io penso che le copie finiscono per svilire ogni spinta di proposta culturale e artistica, che deve essere la base della ricerca di canali diversi e nuovi per diffondere messaggi e per dare all'arte uno spazio adeguato e accessibile alla moltitudine. Pensare a Milano fiere del libro, dei scrittori, come suggerisce Mauri, Presidente del Gruppo editoriale Mauri Spagnol e rappresentante italiano nella Federazione Europea degli Editori - aperte e dinamiche, che siano presenti in diversi contesti della città, e che diano opportunità al visitatore di accedere ad agorà di discussione e di confronto con autori nuovi, affermati, meno affermati, giovani, creativi, sperimentali, adottanti le nuove tecnologie, quindi includendo i blogger, includendo gli scrittori nei forum , includendo le nuove tipologie di espressione artistica dell'era della nwe tecnology, e dando anche spazio a quel punto di incontro, aggiungo io, di domanda e di offerta tra le tendenze e le esigenze del pubblico, le strategie editoriali delle case, sono molte, prinvilegiando quelle indipendenti e quelle piccolo - medie, spesso soggette a un silenzio assordante circa le loro attività e le loro proposte, e le nuove espressioni creativo - sperimentali dell'arte letteraria, delle nuove letterature, delle diverse letterature. Non ha senso, concordo con Mauri, parlare di un doppione di Torino, cercando di togliere a Torino i riflettori di un giusto spazio internazionale che si è conquistata con anni e anni sedimentati di organizzazione di un evento che cresce sempre maggiormente: si rischierebbe di fare ciò che a Roma è avvenuto con il Roma doc fest, un momento che doveva essere di promozione di nuove energie cinematografiche ma che, essenzialmente, seppure in modo brillante e interessante, è finito per essere un "doppione" più ristretto per la portata della Mostra del Cinema Biennale di Venezia. Occorre pensare a un'alternativa che sappia creare competizione e anche confronto attivo con altre esperienze. Perchè non pensare a un periodo che innondi, letteralmente parlando, la città di cultura letteraria, magari anche framistata con altre tipologie di arte,m dove dagli abbinamenti possano scaturire scenari vitali e creativi di stimoli emotivo culturali di grande rilievo. Ebbene: che cosa ha intenzione di fare l'amministrazione? Che cosa ne pensa l'assessore alla cultura Sgarbi, oltre a impegnarsi a rilasciare interviste roboanti di grandi impegni futuri ma rimanenti, almeno fino a oggi, a la carte?
Si scuota questa città facendo scaturire le effervescenze artistiche, che sono esistenti, ma che rimangono tappate in un grande contenitore non visibile al suo interno, e che necessitano di esprimersi e di fuori uscire, trasboccando e trasbordando con forza e dirompenza. C'è bisogno di cultura: una manifestazione ultima dedicata alla filosofia dei nuovi tempi, come metodo di vita, promossa a Roma con insigni intellettuali attuali, Eco, Augias, Severino, Vattimo, ha visto una fiorente partecipazione di pubblico, cosa che, qualche anno fa, sarebbe stato impossibile crederci, data la portata elevata e, spesso, accademica, del contenuto della manifestazione. Questo vorrà dire che sociologicamente esiste una richiesta di cultura, di confronto e di consocenza: per vivere meglio. Possiamo dire anche per crescere meglio e per sentirsi meglio nella collettività e nelle ricerca di sè stessi e dell'altro.

Maieuticamente si deve procedere, non con colpi di scenografici eventi, magari solo modaioli, di grande fashion, ma di poca efficacia e di irrilevante contenuto e spessore per la collettività e la crescita della città.

Alessandro Rizzo
Presidente del Guppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Mercoledì, 9 Maggio, 2007 - 14:43

prima fiera metropolitana dell'autoproduzione

11 - 12 - 13 maggio 2007

Cavalcavia Bussa, FS/MM2 Garibaldi

Rebel8

EL SUC DE MILAN

prima fiera metropolitana dell'autoproduzione

REBEL8: la prima fiera metropolitana dell'autoproduzione: una fiera nel senso nobile del termine, arricchita di tanti desideri mai realizzati.

L'idea nasce durante la vicenda degli O-bej O-bej, quando la giunta comunale decide di spostare "la fiera per eccellenza" dei milanesi, un appuntamento annuale che da tempo remoto prende spazio nella storia e nelle strade di questa città.

Di questo appuntamento meneghino ci sono visioni completamente opposte. Da un lato la giunta e una parte della popolazione che propongono un mercato della tipologia standard (tipo quelli che si vedono alle feste di quartiere organizzate dalle associazioni di commercianti,in cui spesso sono oggetti comuni dozzinali a farla da padrona). Dall'altro un nutrito insieme colorato e ciarliero di artigiani,  riciclatori, robivecchi, saltimbanchi e pinco palli vari che vedono nei giorni della fiera, un'occasione di incrocio fra creature simili e cittadini festosi e  una possibilità di  scambiare o vendere le loro  amate produzioni.

Un REBELOT come si dice a Milano, che è per noi è il vero 'suc de Milan'.

Di qui  l'intento e la voglia di creare un evento in cui rendere agibili in questa città momenti di partecipazione e incontro altrimenti negati, fornendo spazio alla presentazione e promozione di autoproduzioni.

Per partecipare sarà richiesta un'autocertificazione che garantisce un'alta qualità dell'offerta.

All'interno della Prima Fiera dell'Autoproduzione  è allestito uno speciale spazio Musica.

Per tre giorni dalle 14 alle 24 il Cavalcavia Bussa trasmetterà ritmi e melodie selezionate da differenti crew.  Rappresentanti delle più vivaci scene musicali milanesi si alterneranno alla consolle per rendere il passaggio all'interno della fiera semplicemente perfetto...

PROGRAMMA MUSICALE

Venerdì 11

Scaldano i subwoofer i djs del B-TEAM, il collettivo musicale cittadino più attivo del momento nella realtà underground cittadina. Si continua con una selezione ad hoc di DJ EM. A seguire dalla Guidancekrw, pionieri dello stile  drum and bass nelle mitiche notti del danceflor di Pergola e attuali conduttori della trasmissione Guida nella Giungla sulle frequenze di Popolare network, SKYWALKER. Verso sera il tappeto sonoro di Supalova dj CHIOVO a preparare il mood giusto per ricevere ALIOSCIA  & friends 'inna bridge style'.

Sabato 12

Nel primo pomeriggio ci sono le ladies dj GIANNA con il suo hip hop raffinato e dj WINGS con sonorità soul-ragga-rnb. Lo street party continua con MON C (tuttofatto) e TOMOYOGHI (cckz). L'instancabile ESA  presenta la sua nuova creatura con lo showcase dell'etichetta Funkyamama. Per finire DJ INDI e DJ DAIS si incontrano sui piatti per fornire il meglio delle vibrazioni dancehall-reggae.

Domenica 13

Una festa per i bimbi da 0 a X anni con la musica più bella degli ultimo secolo: a scaldare gli animi  BRAVI RAGAZZI, PINK VIOLENCE SQUAD, POSTUMIA VIBRATIONS

Dal tramonto fino alla fine dell'evento 'grand finale' con SPAZIO PETARDO.

Contatti e info

rebel8@inventati.org  oppure  rebel8.rebel8@gmail.com

Blog: Rebel8.noblogs.org

Tel.  3927881859

Referente musicale per biografie – info – orari

xinamun@tiscali.it             xina 338 7108159

Giovedì, 26 Aprile, 2007 - 15:24

Tumba Tumba in missione di pace

Tumba Tumba in missione di pace
L'attore antimilitarista peruviano Julio Montesinos presenta, venerdi 27 aprile, al Teatro Barrios di Milano, il suo nuovo spettacolo: "Missione di Pace".
Un recital di "poesie con l'anima" (autori come Neruda e Vallejo tradotti in italiano) accompagnato da colonna sonora e danze latinoamericane.
Iulio e la sua debordante foga espressiva li abbiamo conosciuti a Vicenza il 18 febbraio, all'assemblea che abbiamo tenuto - i "semprecontrolaguerra" - il giorno dopo la "storica" manifestazione contro la nuova base americana.
Venerdi Montesinos presenterà anche degli sketch con la maschera ripescata e rinnovata di Tumba Tumba, il Pulcinella andino. Il personaggio rappresenta una nuova versione del tipico contadino inca, allegro e divertente. Un "finto tonto" che, in Perù, armato di microfono per una TV locale, da inviato tipo "Striscia la notizia" in versione latina, con le sue "ingenue" interviste riusciva a smascherare e dileggiare i politici (nonchè i VIP) con la loro trombonesca e desolante retorica.
(Probabilmente per è per questo che Julio è stato costretto ad emigrare in Italia dove si è dovuto arrangiare con mille mestieri... Teniamone conto per le iniziative della Carovana contro la guerra!)
Il Teatro Barios di Milano è in via Barona, angolo via Boffalora, il costo del biglietto di ingresso (inizio ore 21.00) è di 5 euro.
Info: 335-1581877

Sabato, 24 Marzo, 2007 - 18:57

Naufragarmedolce

Naufragarmedolce

il 10 e l’11 marzo 2007 siamo in SICILIA!!!
spargete la voce o veniteci a trovare
Compagnia Il Naufragarmedolce
PESCI FUOR D’ACQUA?
di e con Chiara Casarico e Tiziana Scrocca
Teatro Butera Branciforte
10 MARZO ORE 21 - 11 MARZO ORE 17,30
Vicolo Teatro II - Bagheria (Palermo)
tel. 346 361 43 04 info@controscena.com
NOTE SUL TESTO
lo spettacolo nasce da un progetto di ricerca sulla commistione dei linguaggi: il clown, la drammaturgia classica, i modelli contemporanei e dall’esigenza di recuperare un rapporto col pubblico attraverso la semplicità, la sincerità e la leggerezza, fondendo forme immediate con contenuti complessi.
La scrittura procede su un doppio binario, il testo viene costantemente arricchito e tradito integrando le potenzialità del recitare a soggetto con un testo chiuso.
LA STORIA
“Non c’è niente di più stupido,
che un uomo possa fare,
che ammalarsi di malinconia…”
E’ la storia di un incontro: Grattacapo l’intellettuale disincantato e fallito e Vallelappesca il contastorie. L’iniziale diffidenza si trasforma in amicizia. Nasce nei due una volontà per rimettersi in movimento, di fare qualcosa per il mondo che sembra andare a rotoli. La prima azione concreta è quella di scrivere un giornale di strada che metta in evidenza i paradossi del nostro vivere quotidiano… Si discute di diritti e bisogni… e si individua nell’acqua il problema centrale della nostra epoca. Da qui la decisione di ripulire il fiume su cui vivono e lo scoramento per l’impossibilità dell’impresa. Ma la speranza è l’ultima a morire e lo spettacolo si chiude con la proposizione di tornare nel mondo di lassù a cercare “altri pesci fuor d’acqua come noi… che si mettono insieme, che amano insieme, che lottano insieme… e insieme cominciano a respirare!”
NOTE SULLO SPETTACOLO
Lo spettacolo si adatta a spazi diversi sfruttando la natura architettonica del luogo. Unici elementi scenici: una panchina, giornali, un carrello della spesa, pneumatici usati, bottiglie di plastica. I protagonisti si trovano ad agire in una terra di nessuno, lontani dal mondo, la dove i rifiuti del mondo si accumulano.
Grattacapo e Vattelappesca, due mondi che si incontrano ai margini: il genio incompreso e il pazzo, l’intellettuale e il contastorie, il disincantato e l’ingenuo. Molto di più, cuore e cervello che si abbracciano. Due pesci fuor d’acqua, in ogni caso. La vita ai margini, tuttavia, non è per i “pesci fuor d’acqua” un disinteressarsi del mondo, anzi. La lontananza diventa una specie di lente di ingrandimento sotto cui mettere l’uomo e il proprio mondo.
Questo è lo spettacolo dei sogni, delle utopie, dell’amicizia. Infatti, proprio dall’incontro tra due uomini delusi che hanno deciso di “mollare”, nasce la trasformazione della “delusione della vita” nella forza rinnovata e nella spinta vitale che li porterà a lottare insieme, come Don Chisciotte e Sancho, per un mondo migliore.
Come Don Chisciotte e Sancho sono due anti-eroi che vogliono “salvare il mondo”: la cavalleria è una coscienza dei diritti fondamentali e il bisogno di giustizia, i mulini a vento sono i paradossi del nostro tempo, Dulcinea è l’acqua del fiume… Il fiume è il luogo simbolico di rigenerazione da cui i personaggi partiranno alla ricerca di altri “Don Chisciotte”.
Un Clown Bianco e un Augusto senza naso rosso che, attraversando registri comici, poetici e drammatici, esprimono la necessità di “lottare” insieme e di “riconoscersi”.
Creato con il contributo dell’Assessorato alle Politiche per le Periferie del Comune di Roma, ha debuttato il 15 dicembre alla Festa dell’AltraEconomia 2002.
Nel 2003 è stato ripreso in occasione della settimana mondiale dell’acqua al Teatro dell’Orologio (Sala Orfeo) per due settimane.
Vincitore Premio alla Drammaturgia “Gaetano Salvemini” (Primo premio) indetto dall’ETI al Teatro Flaiano di Roma (edizione 2003)
Vincitore Premio Teatrale “Ombra” (Primo premio) indetto da Interre Agenzia Letteraria e l’Assenzio giornale Letterario (edizione 2004)
Premio della Stampa Romana al Teatro Tordinona nella rassegna “Sarò breve fino ad eliminarti” (edizione 2004)

Sabato, 24 Marzo, 2007 - 18:41

Lo smog? E' arte!

Lo smog? E' arte!

http://www.ecodallecitta.it

A Corsico le opere create da Katerina Gutierrez con... l'aria inquinata di Santiago - da Affari Italiani del 15.03.2007

Sorprende e incuriosisce. La giovane ventinovenne artista cilena Katerina Gutierrez propone originali opere create con lo smog e in particolare con l’aria inquinata di Santiago del Cile, che verranno esposte nella mostra “Poligrafia” presso l’Associazione Gheroartè di Corsico, nell'hinterland milanese, con il contributo del Consolato del Cile di Milano dal 16 al 30 marzo.

“Un giorno – racconta l’artista che attualmente sta lavorando a un progetto con 12 artisti per la costruzione di una galleria mobile - ho assistito ad un fenomeno; guardando la televisione notai qualcuno che puliva lo schermo dell’apparecchio con un straccio. Quando vidi lo sporco lasciato dall’operazione, mi accorsi che lo smog e la polvere erano in grado di formare uno spessore scuro e grigio e che queste particelle sono ovunque intorno a noi. Incuriosita dalla materia in questione, tanto criticata, quanto inutilizzata, iniziai ad elaborare un sistema di lavoro per utilizzarla, in maniera da poterla trasformare in 'altra cosa' decidere di decontestualizzarla ed elevarla a un contesto pittorico, come materia di lavoro.”

Paragonata al processo d’impressione della serigrafia o della fotografia analogica, questa tecnica è una specie di “Eoliografia”, perché è un’immagine grafica prodotta dall’estrazione di aria inquinata per mezzo di un ventilatore.
Si tratta, infatti, di opere derivanti da un processo manuale e meccanico che consiste nella formazione delle immagini per mezzo di un sistema di estrazione d’aria. La tela su cui rimane impressa l’immagine filtra lo smog attratto dal ventilatore. Tra ventilatore e tela e’ posta una matrice perforata che ogni volta può essere diversa e fabbricata con differenti materiali. L’aria passa attraverso le perforazioni della matrice, in modo che le particelle inquinanti si fermano aggrappate alla tela, impregnando questa di smog.

Le immagini prodotte sono uniche e irripetibili, poiché le matrici, lo smog che contiene l’aria, la tela sulla quale si impregna l’immagine, il clima in cui e’ situata l’installazione, il mese dell’anno nel quale è stato svolto il lavoro, sono fattori che provocano infinite variabili.
La mostra presenta sei tele di diverse dimensioni e per la prima volta verrà creato un polittico con una cinquantina di lavori di piccolo formato, ognuno di differente materiale, con supporti trattati con distinti tempi di esposizione all’aria inquinata. Le tele una volta assemblate formeranno un’unica grande immagine. Ma non è tutto. L’artista realizzerà un’opera servendosi dell’aria milanese, rivelando così, al pubblico il processo artistico del suo lavoro.

Silvana Santoro

Sabato, 10 Marzo, 2007 - 14:48

Liberare la musica giovanile

Mezzanima.
Intervista ad un esponente di un'associazione di gruppi musicali che si propone di smuovere un po' le acque in un settore caratterizzato dallo strapotere delle multinazionali e dalla chiusura del sistema verso i giovani e i loro bisogni. REDS. Aprile 2001.

1. Ci descrivi le attività della tua associazione, chi siete e cosa vi proponete?
La nostra associazione nasce da artisti per artisti e dal bisogno di diffondere il più possibile l'arte che cresce al di fuori dei consueti canali, rendendola così più visibile e fruibile. La creatività è una componente fondamentale degli individui e il nostro intento è di liberarla da tutto ciò che la comprime sprigionandone tutto l'enorme potenziale. Le attività vanno dalla musica (il settore di cui mi occupo personalmente e che per ora è preminente), al teatro, pittura, scrittura, ecc.

2. Che tipo di musica fanno i gruppi che aderiscono all'associazione?

Siamo agli albori dell'associazione, quindi i gruppi musicali sono quelli che si sono fatti promotori dell'iniziativa: i "GIUDABASSO", storico gruppo reggae di Milano, la "BARACCA DEI PAZZI" (SKA) e "THE BIG FUCKIN' FAMILY" (funky-rock '70) sono gruppi patchanka, che raccolgono e miscelano varie influenze della musica nera afro-americana a ritmi folk; poi i "MERCANTI DI LIQUORE", altro storico gruppo per anni tributo a De André; successivamente si sono aggiunti i "CIAORINO" (cover di Rino Gaetano, anche in situazione teatrale), gli "STREETSBEATERS" (funky) ed i "KECH" (brit-pop). Riassumendo possiamo quindi dire che non esiste un genere particolare a cui facciamo riferimento; le componenti fondamentali per entrare a far parte dell'associazione sono: la qualità, l'originalità (i gruppi cover devono riproporre autori insoliti) e i contenuti culturalmente evoluti. Restano quindi fuori la musica leggera e commerciale in generale.

3. La musica è un momento importante della particolare cultura giovanile, e spesso veicola, magari indirettamente, una forte carica di opposizione al sistema. Forse per questo il mondo "adulto" non facilita in nulla la possibilità per i giovani di suonare, anzi. Secondo te quali dovrebbero essere le rivendicazioni che un movimento politico che volesse battersi per gli specifici interessi dei giovani, dovrebbe portare avanti per facilitarne l'espressione musicale?
Necessiteremmo di una rivoluzione culturale a 360°..sicuramente la cultura è spesso un "disvalore" in questa società, poiché non produce profitti; ribaltare questo concetto è il primo passo da compiere. In questo contesto serve un accesso più facilitato agli strumenti, sale prova a costi minimi per esempio; non è infatti sufficiente fornire la struttura se poi non si mettono in condizione i giovani di poter sostenere le spese così come non basta aprire una biblioteca per far leggere di più. Serve inoltre, in particolare a Milano, la creazione di spazi adatti per concerti. E' evidente, comunque, che tutto si lega ad un discorso più generale anche perché se così non fosse le discoteche sarebbero vuote.
4. Da una parte gli "adulti" ostacolano la libera espressione dei giovani, dall'altra vi sono imprese capitaliste che vi lucrano nelle sue varie fasi (produzione, distribuzione, ecc.). Ci spieghi quali sono i meccanismi attraverso cui l'"economia di mercato" limita e condiziona l'approccio dei giovani alla musica?
Tutto è in funzione del commercio, la musica è un prodotto; per di più in Italia il settore è completamente impreparato ed arroccato su formule standard, ossia ripropongono la stessa solfa da anni. Quando va bene devi aspettare per anni perché prima viene San Remo, poi bisogna promuovere Albano e infine arrivi tu: ma la tua musica non va bene e deve essere mediata dal produttore per essere vendibile. Poi, chissà, se decidono di puntare su di te forse ne trovi una copia da VIRGIN in Duomo, forse no. Autoprodursi è molto meglio (chi tra noi ha già fatto le due esperienze ve lo può confermare conti alla mano) ma anche qui il grosso problema sta nella distribuzione, nonostante esistano realtà isolate in questo campo. L'autoproduzione implica poi una forza che raramente un gruppo ha da solo, per questo l'unione di più gruppi potrebbe essere la nostra forza.

5. I fenomeni musicali dei quali stiamo parlando in questa intervista sono profondamente legati al mondo dei giovani, ma, per quanto riguarda la "produzione", ci pare di vedere una netta discriminazione delle ragazze: di band musicali femminili se ne vedono pochine in giro. Cosa è che tiene lontane le ragazze dall'espressione musicale? Cosa si potrebbe fare per facilitare loro l'accesso?

La musica riflette i problemi della società in cui vive. Se per un maschio l'ostacolo della famiglia è già insopportabile, per una ragazza è quasi sempre insostenibile. E' altrettanto vero che tra i musicisti troppo spesso c'è il luogo comune che le ragazze dividano, o che abbiano una rivalità più accesa nei confronti di altre ragazze della stessa band; ovviamente sono cazzate che nascono da altre parti.

6. I centri sociali hanno rappresentato nella prima metà degli anni novanta un momento importante dello scontro generazionale e dunque hanno rappresentato anche un momento di liberazione dell'espressività, anche musicale, dei giovani. E' ancora così oggi?
Sicuramente. Oggi sono ancora l'unica realtà in cui tutti riescono a trovare uno spazio. Per questo dobbiamo sostenerci a vicenda: se uno dei due perdesse le ragioni di partenza (quella d'aggregazione sociale da una parte e d'espressione libera e critica dall'altra) resterebbe il vuoto. Questo rischio è attuale più che mai.

7. Ultimamente ha fatto parecchio rumore la questione di Napster, che richiama più in generale la questione del potere delle multinazionali e della possibilità di accesso da parte dei giovani alla musica. Ce ne puoi parlare?

Esprimo qui un parere personale: gli autori hanno fatto un gran casino poiché, a loro dire, viene leso il diritto di riscossione per ciò che è il loro lavoro. La musica costa fatica e anni d'impegno, ma le cose non stanno così; in particolar modo in Italia i CD superano il costo di 40.000 Lire e sarebbe bene chiedersi perché e dove finiscono le grosse percentuali di guadagno sulle vendite, piuttosto che negare ad uno studente o ad un lavoratore l'ascolto della propria produzione. Non stravedo per Napster, ma credo che l'arte debba essere per tutti e per tutti i portafogli.

8. Abbiamo approfittato di questa intervista per approfondire i temi di interesse di questa rivista (che considera esistano più piani di oppressione sociale, ognuno con la propria specificità, e tra queste l'oppressione generazionale). Ora per concludere però torniamo a bomba.
Poniamo che esista un circolo del PRC o un sindacato o una associazione che abbia letto questa intervista e che si stia domandando: "bene, c'è questa associazione di gruppi musicali, per noi che vogliamo organizzare una festa con concerti, che ha da offrirci?" Puoi essere molto pratico nella risposta?

Queste realtà sono quelle a cui ci sentiamo più vicini: spesso associazioni o centri sociali sputano sangue per fare iniziative in cui dare visibilità ad un tema, o più semplicemente a se stessi, finendo con l'essere assorbiti dalla gestione organizzativa al punto che non solo chi vede, ma anche chi suona non sa perché è lì e perché lo sta facendo. Per questo, spesso, aiutiamo a costruire un'iniziativa occupandoci del service, del palco, dei gruppi e, purtroppo, anche della S.I.A.E. insomma, ciò che ci ha spinto a costituire l'associazione è il fatto che siamo stanchi di attaccare un "JACK" all'amplificatore e basta...
Al più presto allestiremo un sito dell'associazione, per adesso potete rivolgervi a:
starpes@yahoo.com o telefonare al 347/4824871
o visitare i seguenti siti:

Lunedì, 22 Gennaio, 2007 - 00:53

cos'è Lillinet un'altra rete in costruzione

http://www.lillinet.org/index.php?module=Pagesetter&func=viewpub&tid=1&pid=1

Lillinet e' una iniziativa nata nel corso del 2003 all'interno della Rete di Lilliput con lo scopo di fare raccolta fondi per le attività della Rete. Il meccanismo utilizzato è quello della sottoscrizione di un servizio di connessione a internet di tipo “DialUp”, una cosiddetta freenet: un servizio analogo a quello di molti provider, in cui l'utente finale non paga un canone di abbonamento, ma paga solo il tempo che rimane connesso; per chi offre il servizio, vi è un introito direttamente proporzionale alla spesa dell'utente.

Per chi allora l'ha pensata e promossa, lillinet aveva però anche un altro scopo: unire i consumi di molti utenti di servizi (telefonia e telecomunicazione per iniziare), con l'obiettivo di sottrarli all'economia tradizionale e spostarli verso l'economia solidale. Dopo meno di un anno dal suo avvio, la forte adesione in termini numerici (circa 3000 utenti) e il crescente interesse di diversi gruppi interessati all'economia solidale (G.A.S./R.E.S., Bilanci di Giustizia, ...) ci confermano che l'intuizione iniziale era corretta: il mondo dell'economia solidale e' pronto ad aprirsi al settore dei servizi e non a caso questo argomento ha dominato l'incotro nazionale dei GAS che si è tenuto a Firenze nell'aprile 2004. Inoltre la forte crescita di consensi alle iniziative di economia alternativa e partecipata, lascia pensare che ci siano anche i numeri perche' a questo bisogno rispondano soggetti che nascano dall'interno dell'economia solidale stessa.
Con questa ottica lillinet sta muovendo i primi passi verso la costruzione di un progetto di economia solidale. I soggetti coinvolti fino ad ora sono ReteLilliput, la rete dei G.a.s., i Bilanci di Giustizia, l'Associazione Peacelink, la società OpenContent e la Cooperativa Sociale Il Gabbiano (Pisa), che fin dall'inizio e' stato partner tecnico e personalita' giuridica per lillinet. Progressivamente Il Gabbiano dovrebbe assumere i pieni caratteri di fornitore e un lavoro retribuito dovrebbe sostituire lo sforzo fatto fino ad ora come volontari dal Gruppo di Lavoro Internet di ReteLilliput. E' in programma l'ampliamento dei servizi e il coinvolgimento di nuovi partner e infine ci piacerebbe anche aprire spazi di dibattito su altri ambiti del consumo in cui sperimentare la strategia di Lillinet.
Mercoledì, 11 Ottobre, 2006 - 15:43

L’impegno culturale come impegno civile

Riporto l'editoriale del numero 0 della rivista Le Voci dell'Agorà, per dedicare questa categoria del blog all'arte nascosta, undergound, di valore, indipendente, non allineata nè allineabile, non eterodirigibile. La finalità dellka mia rivista si sposa con quella della presente categoria, a cui invito tutte e tutti, se artisti o anche se non artisti, di inviare propri contributi. La categoria presente "l'altra arte" avrà il fine di promuovere i contributi avuti nella rivista Le Voci dell'Agorà, per darne diffusione, divulgazione attraverso la rete, luogo di contaminazione e di confronto attivo.

Un caro saluto
Alessandro Rizzo

Le Voci dell’Agorà: l’impegno culturale come impegno civile
 
Abbiamo fatto una scelta chiara e decisa, coerente e proficua: fondare una rivista che trattasse di arte, cultura e spettacolo. Forse è una scelta che sta maturando in modo pressante e costante anche in molti altri settori. E questo è un bene. La vivacità intellettuale si misura anche sull’aspetto di avvertire come necessaria l’espressione libera e autonoma del proprio pensiero, della parola, della propria opinione, della propria esperienza personale, sociale, culturale, artistica.
A Milano inizia questo percorso, questo lungo viatico che vuole apportare una voce fuori dal coro, anche se corale, unanime, universale, la voce di un’agorà greca, la voce di una piazza partecipata, molto viva, vivace, ricca di opportunità di confronto, di dialogo, di conoscenza, di confronto libero e aperto, nell’asfittico mondo circondante del pensiero unico e omologante, del pensiero di mercato, affaristico che inquina e tanto ha inquinato la cittadella dell’arte. Milano è la città che da sempre ha avuto un ruolo fondamentale nella ricerca artistica e culturale, soprattutto nel campo dell’editoria: lo scrive come testimonianza di questo fatto Leopardi in una lettera inviata all’abate della curia Meneghina, dove definisce la metropoli essere un teatro di opportunità per i giovani artisti e scrittori. Proprio in questo spirito, oggi ormai perso, quasi svanito, in un contesto attuale tutto finalizzato alla ricerca del lucro, del guadagno, del profitto, tutto ricercato alla forma dell’arte come dispensatrice di guadagni, accessibile solamente a una particolare elite, solo a un particolare ceto benpensante e con grandi disponibilità economiche, oggi vogliamo creare con questa rivista l’Agorà artistica, dove chiunque abbia meriti, esperienze e sia preso dall’instancabile e insopprimibile voglia di gridare e proporre la propria opera, la propria poetica in ogni settore culturale, possa trovare spazio, giusta visibilità, giusto luogo. Le Voci dell’Agorà è la rivista che diviene anche laboratorio artistico, diventa non solo incontro tra poetiche differenti, ma anche contaminazione positiva e ricerca di una via nuova da percorrere, sperimentare, assaggiare. Dal confronto artistico nasce certamente un nuovo viatico, un nuovo viaggio, un nuovo iter verso lidi differenti, sempre nuovi e rinnovati, mai definiti, ma sempre aperti e disponibili a essere messi in discussione, rivisti, riletti. Penso che non ci siano certezze finchè c’è la vivacità intellettuale di migliorare e migliorarsi: migliorando la comunità alla ricerca dei messaggi si migliora anche la propria persona, la propria conoscenza. Ed è proprio in questo spirito che abbiamo voluto inaugurare il primo numero, il numero 0 della nostra rivista, al tema del viaggio. Proprio perché viaggiare con i sogni, con il pensiero, con l’analisi della realtà, che l’arte sa condurre in modo complesso e diretto, incisivo, con la sua facoltà e liceità di essere dissacrante, vera, reale, riusciamo a meglio comprendere il mondo, la geografia del mondo, la varietà della comunità, della collettività. "La geografia è più importante della storia perché la contiene", diceva Guillermo Cabrera Infante, e quanto mai è vero che l’arte può essere il mezzo e lo strumento che possa testimoniare tramite il viatico tra i mondi diversi la testimonianza della storia, dell’attualità, ma anche del passato e del futuro. Il viaggio non solo è necessità dell’essere umano, non solo è il desiderio incolmabile di capire e di scoprire, e l’arte riassume questo immane e insaziabile bisogno di conoscenza, ma anche è il viaggio che costruisce la persona, non la persona che fa il viaggio, come diceva John Steinbeck : ”Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone”.
Vogliamo iniziare questo viaggio lungo, magari senza fine, perché infinito è il messaggio che esprime l’arte? Io direi che è l’occasione buona per intraprendere un lungo itinerario che porterà a liberarsi e autodeterminarsi, che porterà a incontrare nuove facce, nuove figure, nuovi esperimenti artistici e culturali, nuove geografie, nuove figure, nuove proposte, nuove idee.
Dobbiamo stimolare ciò che non è stimolato dall’asfittica omologazione del sapere oggi esistente, che toglie ogni speranza, ogni fiducia in un riscatto liberatorio ed emancipatorio del cittadino.
Abbiamo lanciato una sfida con questa rivista: una nuova esperienza, forse esperimento necessario da condurre con costanza, nell’impervie difficoltà che il mondo affaristico delle grandi lobby editoriali ci presenta e gli ostacoli insormontabili che il mercato dell’arte, oggi imperante, ci pone dinnanzi.
Non vogliamo accedere a un’arte elitaria, ma a un’arte comprensibile perché nasce dal quotidiano, dal vissuto, dalla realtà oggettiva, dalla capacità del cittadino di analizzare ed esaminare le contraddizioni, senza nessuna pretesa, ma con spirito di militanza e di forte consapevolezza sociale. Il messaggio dell’arte deve condurre a generare circoli virtuosi che possano infondere negli animi quello spirito critico e autocritico forte da permettere di meglio conoscere la complessità del genere umano, della collettività, della comunità, della società. Partiamo con determinazione e con una maggiore incentivazione: fare de “Le Voci dell’Agorà” il luogo aperto che possa dare voce a coloro che voce non hanno, coloro che saranno ricercati tramite un viatico, un itinerario lungo che vuole partire dalla consapevolezza che fare arte oggi è un bisogno sociale e civile avvertito come imponente.
 
Alessandro Rizzo
 

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