.: Login

Hai dimenticato la password?

.: Newsletter


.: Chi è online

Ci sono attualmente 0 utenti e 43 ospiti collegati

.: Eventi

« Febbraio 2018
Lun Mar Mer Gio Ven Sab Dom
1 2 3 4
5 6 7 8 9 10 11
12 13 14 15 16 17 18
19 20 21 22 23 24 25
26 27 28        

.: Candidati

.: Link

Pagina Personale

.: Ultimi 5 commenti

.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Sei nella categoria eco sviluppo sostenibile e ambiente - Torna indietro »
Domenica, 6 Giugno, 2010 - 11:54

Per la mobilità a Milano un referendum non basta

Il referendum, quattro quesiti lucidi e diretti, per garantire una promozione di una politica della mobilità sostenibile a Milano e una battaglia alle emissioni aeree, proposte presentate dall'ex assessore alla mobilità, Edoardo Croci, dal radicale Marco Cappato e dal consigliere dei Verdi in Comune, Enrico Fedreghini, mi trova nell'ampia misura concorde, sia nella sostanza sia nelle finalità. Sottolineo, però, ampia misura. E' alquanto anormale che in una città come Milano il cambiamento delle strategie fallimentari della Giunta Comunale in materia di traffico e mobilità sia affidato a una proposta articolata di referendum e di consultazione popolare. Croci dice giustamente che a Milano la politica ha bisogno di rinnovamento e che tale canale potrà portare ampia partecipazione e coinvolgimento della cittadinanza. Ma mi domando che cosa sia stato fatto negli anni in cui a essere assessore era lo stesso Edoardo Croci, dato che i risultati dell'esperimento ecopass ha dato segnali non brillanti. Il problema potrebbe essere, ed è anche vero, al fatto che tale provvedimento ha visto deroghe ed eccezioni continue chehanno vanificato una parte dei risultati. Ma credo che in sè e per sè l'ecopass fosse uno strumento inidoneo a garantire un effetto deterrente per coloro che volessero usare l'autovettura privata anzichè il trasporto pubblico. Si parlava da sempre, dall'insediamento dell'attuale Giunta, che ci sarebbe stato un provvedimento per triplicare le piste ciclabili a Milano: tutto questo è rimasto un delizioso e ameno auspicio, tant'è che è assurdo che in uan città in piena pianura come Milano, ideale per l'utilizzo del mezzo a due ruote non inquinante, si possa rischiare spesso la vita, come testimoniano gli ultimi dati dell'incidentalità stradale dove vittime sono nella maggior parte ciclisti. Nel quesito referendario si parla di attuare nella cerchia dei Bastioni la congestion charge, ossia il pagamento dell'utilizzo del suolo. Una tariffa che io ho sempre sostenuto, e che è stata applicata anche a Londra dal sindaco precedente laburista, Ken Levingstone, e che ha veramente decongestionato un traffico inglese fortemente elevato e caotico in un breve lasso di tempo. Ma si considera opportuno emettere il provvedimento dell'ecopass, la tassa, sostanzialmente è questa, che grava su coloro che entrano in città, sono molte e molti quotidianamente, spesso non muniti di autovettura sostenibile in quanto, magari, la propria economia non lo permette, nel resto della città. Io penso che uno degli errori di tale proposta referendaria sia quella di prescindere da un passaghgio che ritengo fondamentale nelle politiche della mobilità sostenibile: avere un'ottica metropolitana dell'applicazione dei provvedimenti strutturali, perchè di questo necessita la città metropolitana appunto. La maggioranza degli utenti giornalieri a Milano città di un servizio di mobilità efficace, sostenibile, pubblico sono le migliaia e migliaia di lavoratrici e di lavoratori, di studenti che si riversano dai paesi limitrofi, dai comuni delle prim, e non solo prime, circonferenze dell'hinterland. Io penso che parlare ancora di ecopass, anche dopo i dati fallimentari della sua prima applicazione, e non per causa solamente delle molteplici deroghe, molte, emesse, da imputarsi, comunque e certamente non im modo doloso, all'ex assessore Croci, sia errato in quanto la conseguenza finale è quella di non azionare un elemento deterrente per chi utilizza l'auto e di gravare sulle casse di poveri pendolari che sono costretti a utilizzare il proprio mezzo privato, in quanto l'utilizzo del trasporto pubblico rimane non conveniente, non competitivo. Rimane non conveniente perchè, appunto, il problema della mobilità milanese non è solo quella di non avere mai adottato una logica di dialogo e di convergenza armonizzante con le politiche promosse dagli altri comuni dell'area metropolitana, ma è strutturale, come sostiene più volte l'architetto e urbanista Giuseppe Boatti. Occorrono nuove infrastrutture che possano assorbire l'alta richiesta di mobilità all'interno dell'area provinciale. Occorre, quindi, costruire nuove piste ciclabili, di questo giustamente se ne parla in uno dei quesiti, come anche di finire e ultimare le reti metropolitane in sospeso, la linea 4 e la linea 5, magari rivedendo alcuni passaggi che risultano essere vani. Occorre promuovere un collegamento della rete dei trasporti pubblici di tipo circolare e non centripeto, come avviene nella maggioranza delle linee metropolitane. Occorre investirte maggiormente e intensificare le corse del passante ferroviario, come nelle grandi città europee, Parigi, Londra, Berlino. Occorre avanzare una proposta che elimini il prezzo cumulativo, assurdo, insensato nella nostra contemporaneità e nella geografia dei bisogni e delle necessità sociali attuali, che fà sì che per andare a Sesto San Giovanni debba pagare un aggiuntivo. Occorre creare nuovi parcheggi non pertinenziali all'uscita della città e garantire trasporti pubblici per coloro che vengono in città, lasciando l'automezzo all'entrata del Comune di Milano, recandosi con la metropolitana o la navetta alla propria sede lavorativa. Condivido l'esigenza di estendere l'orario della metropolitana, ma perchè non si parla, invece, sempre su esempio delle grandi città europee, di un servizio sostitutivo della metropolitana, che possa essere azionabile tutta la notte, efficace, funzionale, omogeneo, che copra tutte le stazioni, che possa essere individuato nel suo percorso, soggetto a una frequenza maggiore? Ricordo che la linea MM2 della Metropolitana Milanese è sprovvista di servizio sostitutivo tanto che se uno volesse ritornare a Cologno Monzese, per esempio, o a Gessate, dopo le 24,30 non può farlo se non tramite proprio autoveicolo o utilizzo del taxi. Perchè non si parla, infine, di incentivare il car sharing e il car pooling, magari tramite forme associative tra cittadine e cittadini, funzionale, quest'ultimo, a garantire un utilizzo collettivo della macchina, dato che esiste la logica tutta italiana del'uso privato e individuale dell'autovettura? Si potrebbe garantire la promozione di percorsi che possano trovare più persone interessate a utilizzare un unico mezzo privato di trasporto, così da ridurre il numero di veicoli presenti in città. Perchè non si incentivano i mezzi di trasporto pubblico eco sostenibili come ha fatto Firenze che ha addirittura intessuto un rapporto internazionale con Paesi dell'America Latina con intenti cooperativistici e solidali. Temo ancora che, seppure sia un interessante sasso nello stagno, nella stagnante politica assente nell'ambito della mobilità da parte dell'amministrazione comunale, il quesito referendario nel suo insieme organico e completo parta da proposte che sarebbero altamente valide ed efficaci se ci fossero stati passaggi precedenti che potessero soddisfare le esigenze strutturali della rete di trasporto pubblico, in un'ottica metropolitana, tramite anche un impegno virtuoso di rendere l'utilizzo del mezzo pubblico conveniente da ogni punto di vista (temporale, economico, sociale e culturale) rispetto all'utilizzo del mezzo privato. E' necessario fare fronte a tale situazione insostenibile della mobilità cittadina partendo dall'idea che serve dare avvio a una strategia totalmente innovativa e rivoluzionaria tale da dare struttura a percorsi molteplici armonici ed effettivi.

 

Alessandro Rizzo

Capogruppo LA SINISTRA - Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 Milano

Domenica, 25 Aprile, 2010 - 12:11

Il Comune di Milano dice no a Piano: si preferisce il cemento agli alberi

Sotto gli archi della Scala il sindaco ha espresso la sua contrarietà alla piantumazione di 200 alberi in quell'asse che va da Duomo a Cordusio. Il progetto era stato lanciato come proposta e idea dal Direttore Abbado, mentre il progettista reale che aveva disegnato la fattibilità esecutiva del medesimo è stato l'architetto Renzo Piano. Il progetto e la proposta aveva acquisito interesse da parte della società civile, gli associazionismi ambientalisti, gli enti e alcuni imprenditori, tanto che il direttore generale Coca Cola Italia ha detto di disporre finanziamenti per la sua realizzazione. Il sindaco aveva qualche settimana fa fatto un sopralluogo con il progettista e aveva espresso favore all'idea: tanto da dare le prime date e stime temporali per la sua ultimazione, si parlava di 2013. Ora tutto è bloccato per questioni di soldi e finanziamenti. Letizia Brichetto dice che a fronte dell'ultima lettera ricevuta da Renzo Piano aveva convocato il suo staff urgentemente che si è trovato a dover dare diniego alla proposta. Secondo il sindaco 2 milioni di euro sono troppi per portare 200 alberi in centro. L'assessore all'Arredo Urbano Cdeo ha addirittura rincarato la dose nella sua opposizione: parla con termini molto discutibili di preferire di portare alberi in periferia alla "sciura Brambilla" (sic!) piuttosto che investire un'elevata cifra per la realizzazione del progetto in centro. Un ottimo senso di politica urbanistica quello espresso dall'assessore, che denota come vi sia contraddizione in politiche finora avviate per assicurare appalti per nuove costruzioni e cementificatori, soprattutto in quelle periferie a cui ora sembra rivolgersi Cadeo. Ed è proprio su questo punto che denoto come scoppia la contraddizione insanabile di questa giunta. I soldi per appaltare lavori di intervento edilizio alle solite imprenditorie edificatrici ci sono sempre stati: Montecity Rogoredo, in cui si palesa il giallo delle bonifiche, fatture truccate e enti finiti sotto sequestro, ex Scalo di Porta Vittoria, il cui terreno e ritornato sotto l'egida del vecchio proprietario, soggetto a denuncia per bancarotta fraudolenta, Isola Garibaldi dove è chiara l'intenzione di demolizione della vcita sociale e culturale di un intero quartiere. Ma aggiungerei anche i progetti di edificazione futuristi previsti per Amendola Fiera, oppure per Rubattino, e, infine, i progetti rimasti sulla carta per Porto di Mare dove trasferire la Città della Giustizia. I soldi, dunque, ci sono nelle casse del Comune, ma vengono devoluti prioritariamente per avviare gare d'applato con capitolati di differente portata a imprese che non riescono, per insolvibilità dei debiti o per questioni amministrative interne di dubbia legittimità, a completare lavori di edificazione di alta portata. Il diniego da "amministrazione di condominio" del sindaco e del suo "staff" non è piaciuto a esponenti consiglieri della stessa maggioranza, la lega per esempio, aprendo nuovamente uno scontro e una divisione su linee politiche, ormai caratterizzante una Giunta in palesa difficoltà e sotto fuochi incrociati e amici. Non comprendo, quindi, che cosa significhi adottare questo rigorismo per un progetto di estensione del verde in centro città, come in tante altre città europee, che non è in alternativa, come invece asserisce Cadeo, alla realizzazione dell'ampliamento delle aree verdi nelle periferie della città. Forse un appalto per interventi edilizi soddisfano maggiormente certa imprenditoria amica, piuttosto che garantire alla cittadinanza la possibilità di respirare bene, come più volte asserito e auspicato da Abbado in diversi interventi. Una cosa è certa: Abbado non tornerà a suonare alla Scala dato che il progetto ha ricevuto lo stop degli amministratori. Un'altra questione si apre: qual'è l'idea di sviluppo di città previsto da questa maggioranza?Perchè un simile progetto non è stato inserito nel PGT, ancora sottoposto a discussione, interrotto a causa delle inchieste che sono state avviate in riferimento ai progetti deliberati dalla Commisione Edilizia, fino a poco tempo fa diretta da un consigliere accusato e condannato per concussione, Milko Pennisi. Le affermazioni dell'esponente di Assoedilizia palesano quanto tale politica sia ormai totalmente supina dalle geometrie degli interessi edificatori e di intervento cementificatore. Interessi privati si intende, magari corporativi e consociativi, a discapito di una città che è sempre meno europea e che soffre di una miopia assoluta e assurda, intollerabile, di una classe amministratrice incapace di disegnare uno sviluppo armonico, moderno e sostenibile della metropoli.

Alessandro Rizzo

Capogruppo La Sinistra - Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 Milano

Mercoledì, 9 Dicembre, 2009 - 11:16

EMISSIONI SOSTENIBILI: 7° CONVEGNO NAZIONALE

Impegni delle Regioni e delle Amministrazioni
locali per ridurre la CO2
_____________________________________

Lunedì 14 dicembre

Presso Sala Consiglio di Palazzo Turati
Camera di Commercio di Milano
Via Meravigli 9/B - Milano

_____________________________________

ore 9.00 REGISTRAZIONE DEI PARTECIPANTI

ore 9.15 SALUTI ED INTRODUZIONE

Guido Pollice
Presidente VAS

Elena Jachia
Fondazione Cariplo, Direttore Area Ambiente

Rappresentante di
Provincia di Milano

Rappresentante di
Camera di Commercio

ore 9.30 SESSIONE 1 ANALISI E VALUTAZIONI

Chairman: Marco Menichetti
VAS Lombardia, Responsabile Osservatorio Immissioni ed Emissioni Sostenibili

La redazione di inventari delle emissioni di CO2 a livello territoriale
Ernesto Taurino
ISPRA - Servizio Monitoraggio e Prevenzione degli impatti sull’Atmosfera

I conti regionali NAMEA delle emissioni atmosferiche per l’analisi delle dinamiche
economico-ambientali a livello territoriale
Giusi Vetrella
ISTAT - Istituto Nazionale di Statistica

L’aria e le emissioni in Lombardia
Giorgio Nebbia
Università di Bari, Professore emerito di Merceologia

Il Comune ideale: buone pratiche ambientali nelle municipalità lombarde
Stefania Mancuso e David Guerra
Università degli Studi di Milano, Facoltà di Lettere
e Filosofia, Corso di Laurea in Scienze e Culture dell’Ambiente e del Paesaggio

ore 10.45 PAUSA CAFFE’

ore 11.00 SESSIONE 2 PROGETTI E INIZIATIVE

Chairman: Fabio Fimiani
VAS Lombardia, Presidente

I progetti degli enti locali per la protezione del clima. Il progetto ECOREGION per la realizzazione
di bilanci di CO2 su scala locale
Maurizio Zara
Responsabile Energia, Climate Alliance Italy

Il Piano per una Lombardia Sostenibile
Mauro Brolis *
CESTEC S.p.A. Responsabile Area Energia
* da confermare

La rete delle Regioni
Patrizia Bianconi
Regione Emilia Romagna - Direzione Generale Ambiente, Servizio valutazione impatto e promozione sostenibilità ambientale

Iniziative e progetti per la mitigazione e l’assorbimento delle emissioni di gas climalteranti
Anelisa Ricci
Regione Lombardia - Unità Organizzativa Riduzione emissioni in atmosfera e sostenibilità ambientale

Strategie a favore del clima dei Comuni lombardi
Giorgio Oldrini
ANCI Lombardia, Vicepresidente

Il territorio, la green economy locale e il ruolo del sindacato per la sostenibilità ambientale
Roberto Benaglia
CISL Lombardia, Segretario

My Future e le iniziative di Vodafone Italia per il clima
Marco Proto Mura
CSR Senior Specialist Vodafone Italia

ore 14.00 CONCLUSIONI

Guido Pollice
Presidente VAS

Per info e iscrizioni:
Anna Bruneri
Tel. 02 - 66104888
Fax. 02 - 89076020
www.vaslombardia.org www.fabiofimiani.it

Martedì, 15 Settembre, 2009 - 16:08

Arte salvata 2009

La salvaguardia dei beni culturali dai rischi naturali: Arte salvata è la nuova campagna itinerante che abbiamo pensato insieme al Dipartimento di Protezione Civile e al Nucleo Patrimonio Artistico dell’Arma dei Carabinieri, per promuovere la salvaguardia del nostro patrimonio artistico in qualsiasi condizione, anche in caso di calamità naturali. Da settembre a novembre iniziative in tutta Italia.
Il nostro paese è ricchissimo di opere d’arte e beni culturali: un patrimonio di inestimabile valore diffuso su tutto il territorio nazionale, testimonianza della storia e della tradizione dell’arte italiana e elemento imprescindibile dell’identità culturale del paese. Purtroppo gran parte di questi beni artistici, soprattutto di quelli minori poco conosciuti e quindi poco tutelati, è esposta a gravi pericoli. In un paese ricco di tesori come il nostro gli eventi naturali calamitosi rappresentano una minaccia anche per il patrimonio artistico: terremoti, alluvioni e incendi che hanno procurato purtroppo vittime e ingenti danni hanno messo a rischio anche molte opere d’arte. Inoltre, ogni anno centinaia di opere, testimonianza della cultura, dell’arte e della tradizione millenaria del nostro paese, vengono rubate, trafugate e così sottratte al bene comune.

 

L’arte salvata 2009 è la campagna nazionale itinerante di Legambiente e del Dipartimento della protezione civile, realizzata in collaborazione con il Nucleo Patrimonio Artistico dei Carabinieri con l’obiettivo di sensibilizzare e informare cittadini e Amministrazioni locali sull’importanza di una salvaguardia attenta e di una tutela costante dei beni culturali, soprattutto dei beni minori e poco noti. L’attenta attività di tutela dei beni culturali va realizzata “in tempo di pace” ed è importante essere adeguatamente preparati ad intervenire in emergenza per mettere in sicurezza le opere in caso di calamità . Un attento e costante monitoraggio dei beni culturali è inoltre finalizzato a prevenire il rischio di furti e sottrazioni.

Le iniziative lungo lo stivale

Nel corso della campagna, da settembre a novembre, l’equipaggio di Legambiente darà vita a diverse iniziative tutte finalizzate all’informazione dei cittadini sulla necessità della tutela e della salvaguardia dei beni artistici e culturali. Incontri con i ragazzi delle scuole, visite guidate, convegni per presentare e far conoscere le opere poco note e che pure costituiscono una ricchezza inestimabile per le comunità, ed esercitazioni per testare la reale operatività di tutto il sistema di Enti e soggetti che devono essere pronti ad intervenire in caso di emergenza. Sono le iniziative previste da L’Arte salvata 2009  che nel corso di ogni tappa allestirà un vero e proprio centro operativo della campagna, dove sarà possibile visitare una mostra e ricevere materiale informativo.

Il dossier

Un’indagine conoscitiva in tutte le regioni italiane sulla condizione del patrimonio artistico e sui furti di opere d’arte. L’indagine comprenderà dati inediti per valutare l’entità del fenomeno e presenterà i beni fin qui recuperati e riconsegnati alla fruizione del pubblico.

La formazione dei volontari

Da anni siamo impegnati nella realizzazione di corsi di formazione destinati a volontari di protezione civile. La formazione è elemento indispensabile per operare correttamente in emergenza al fine di mettere in sicurezza i beni culturali mobili danneggiati da calamità naturali. La conoscenza dei beni artistici, delle norme che regolano gli interventi su essi, delle modalità corrette di operare per delocalizzare, ricollocare e catalogare le opere esposte a pericolo sono i temi principali a cui sono dedicati i corsi di formazione. Le esercitazioni rappresentano il momento decisivo per mettere alla prova le reali capacità in caso di intervento. I volontari di Legambiente esperti nella tutela e nella salvaguardia dei beni artistici in caso di calamità hanno partecipano ad alcune delle principali esercitazioni realizza dal Dipartimento della Protezione Civile come Eurosot nel 2005 e Mesimex nel 2006.

I volontari di Legambiente in emergenza

Legambiente da oltre dieci anni è attiva con i suoi volontari in emergenza per la salvaguardia dei beni artistici e culturali: 1997 sisma Umbria e Marche: oltre 500 volontari hanno operato per mettere in sicurezza più di mille opere d’arte presenti in strutture danneggiate dal terremoto.
2001 sisma in Molise: ottanta volontari di Legambiente sono stati presenti in 15 comuni, nella zona maggiormente colpita dal sisma, mettendo in sicurezza oltre 650 opere d’arte presenti in chiese e palazzi danneggiati dal tragico terremoto. 2008 incendio al Teatro Vaccaj di Tolentino: volontari di Legambiente sono stati impegnati nel recupero e nella catalogazione dei frammenti di stucchi e tempere settecenteschi della volta del teatro, distrutto da un incendio nell’estate del 2008.

 

per maggiori informazioni protezionecivile@legambiente.eu
tel. 06.86268320

http://www.legambiente.eu

Martedì, 12 Maggio, 2009 - 19:20

Un progetto da contestare: la superstrada Malpensa

Il progetto per la superstrada di collegamento tra Malpensa e Tangenziale Ovest sarà nuovamente in discussione in Regione. Ma esiste una buona notizia: aumentano i comuni che si oppongono alla realizzazione del progetto di costituire una trentina di chilometri di superstrada a dir poco invasiva dal punto di vista ambientale, urbanistico, sociale. La superstrada dovrebbe collegare Malpensa con la Tangenziale Ovest, invadendo letteralmente il Parco del Ticino e il Parco Sud, compresa la riserva Mab (Man and biosphere), sottoposta a tutela da parte dell'Unesco. Atribuzione, questa, che ha già garantito a Domenico Finiguerra, il sindaco di Cassinetta di Lugagnano, la possibilità di fare ricorso alla stessa autorità internazionale. Da Albairate a Cisliano, che hanno già disposto ricorsi al TAR per diversi dubbi di eccezione in merito al progetto stesso, per arrivare a Cusago, Robecco e Ozzero, che hanno già previsto opposizione al parere di competenza previsto come passaggio amministrativo in Comune.
Considero questo un atto importantissimo che avvalla e garantisce ulteriore credito politico e sociale alle lunghe battaglie promosse inizialmente da Finiguerra, nell'opporsi con determinazione e con il consenso popolare della propria città a ogni progetto di scempio e di devastazione del territorio. Occorre anche definire questo sentimento comune come una rivincita sociale e culturale dei comuni che costeggiano le aree interessate, difendendo un patrimonio agricolo fondamentale per l'economia e per l'ambiente della Provincia e della Regione. E, infine, penso che sia un'ufficiale smentita e un'occasione di revisione delle politiche "stradiste" che vedono il trasporto e la mobilità affidate a trasferimenti su gomma anzichè su ferro o su vie fluviali, ne abbiamo tante in provincia. Penso che anche per la Provincia l'uscente amministrazione abbia da valutare questo dato, smentendo le pretese appaltatrici a società edificatrici stradali, che avrebbero investito maggiormente su progetti di reti viarie devastanti e inutili dal punto di vista sociale, economico, ecologico.

Alessandro Rizzo
Candidato alla Provincia di Milano
Un'Altra Provincia - Massimo Gatti Presidente

http://www.facebook.com/profile.php?id=1372191805&ref=profile#/group.php?gid=97916922221&ref=ts

Venerdì, 9 Gennaio, 2009 - 17:44

Milano: Farmer Market anche al sabato

Il Farmer Market, il mercato per la vendita diretta di prodotti alimentari da parte degli agricoltori-produttori, dal 10 gennaio 2009 si tiene, oltre che al mercoledì, anche al sabato mattina negli spazi interni del Consorzio Agrario di Milano in via Ripamonti 37, a Milano.
“Tanti consumatori hanno chiesto di organizzarlo nel fine settimana in modo da facilitare chi lavora – spiega Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi – abbiamo cercato di soddisfare questa necessità e agevolare le famiglie”. Intanto si fanno i primi bilanci dell’iniziativa: da settembre a metà dicembre almeno 45mila persone si sono rivolte agli agricoltori per la spesa. Ogni mercoledì mattina sono stati offerti 400 litri di latte fresco, 50 quintali di frutta e verdura, 400 chili di formaggi, cinque quintali di carne bovina e suina, oltre a salumi nostrani, cotechini, insaccati di struzzo, ravioli d’anatra e oca, miele, riso a prezzi inferiori alle quotazioni rilevate nel nord Italia dal sito “smsconsumatori” del Ministero delle Politiche agricole.
Il Farmer Market, il mercato per la vendita diretta di prodotti alimentari da parte degli agricoltori-produttori, dal 10 gennaio 2009 si tiene, oltre che al mercoledì, anche al sabato mattina negli spazi interni del Consorzio Agrario di Milano in via Ripamonti 37, a Milano.
“Tanti consumatori hanno chiesto di organizzarlo nel fine settimana in modo da facilitare chi lavora – spiega Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi – abbiamo cercato di soddisfare questa necessità e agevolare le famiglie”. Intanto si fanno i primi bilanci dell’iniziativa: da settembre a metà dicembre almeno 45mila persone si sono rivolte agli agricoltori per la spesa. Ogni mercoledì mattina sono stati offerti 400 litri di latte fresco, 50 quintali di frutta e verdura, 400 chili di formaggi, cinque quintali di carne bovina e suina, oltre a salumi nostrani, cotechini, insaccati di struzzo, ravioli d’anatra e oca, miele, riso a prezzi inferiori alle quotazioni rilevate nel nord Italia dal sito “smsconsumatori” del Ministero delle Politiche agricole.
 
http://www.mercatidelcontadino.it
Giovedì, 1 Gennaio, 2009 - 16:07

Lester Brown: "L'entusiasmo del cambiamento"

Esclusiva LifeGate. Intervista a Lester Brown: "L'entusiasmo del cambiamento"


Qual è il futuro delle energie rinnovabili? Come possiamo agire, in modo concreto, per affrontare il cambiamento climatico in atto? Lo abbiamo chiesto a Lester Brown, fondatore di World Watch Institute e Earth Policy Institute, durante un'intervista in esclusiva, a Milano.

Lester Brown è uno dei massimi esperti di problemi ambientali al mondo. La redazione di LifeGate lo ha incontrato a Milano, alla sede di Edizioni Ambiente, durante la presentazione del suo ultimo libro, Piano B 3.0. Ecco come risponde alle domande poste da Stefano Carnazzi, Simone Molteni, responsabile del progetto Impatto Zero®

Lei afferma che, per cambiare la situazione climatica, dobbiamo cambiare il paradigma energetico attuale. Quali cambiamenti sociali ci attendono?
Negli Stati Uniti, un anno fa, il dipartimento dell'energia ha pianificato la costruzione di 151 nuove centrali a combustibili fossili.
Più di 60 di quegli impianti non sono stati costruiti, o perchè l'agenzia statale per la regolamentazione non li avrebbe approvati, o perchè c'era una forte opposizione locale.
Entro la fine di quest'anno, potremo avere una moratoria sulla costruzione di nuove centrali a carbone negli Stati Uniti.
E' un'importante mossa politica, avvenuta così velocemente che anche molti americani ne sono rimasti sorpresi.
Questo ha fatto sì che quattro importanti banche investitrici di New York, JP Morgan, City Bank, Morgan Stanley e Bank of America abbiano dichiarato di non voler più investire in questo tipo di industrie.
Wall Street sta girando loro le spalle.
La cosa interessante in questa faccenda è che si è svolta in modo interamente indipendente dalle direttive di Washington, e le persone che hanno organizzato questo, coinvolgendo anche i giovani, si sono organizzate spontaneamente.
Non dicono "questo è quello che vogliamo fare", ma "questo è quello che stiamo facendo".
E' uno dei risvolti più entusiasmanti della situazione mondiale di oggi.
Se abbiamo successo con questa moratoria, avrà un enorme importanza in tutto il mondo e potrebbe essere la prima grande vittoria nella lotta per il clima.

In questo momento, il governo appena insediato parla di costruire nuove centrali nucleari in Italia. Qual è la sua opinione in proposito?
Quando esaminiamo una risorsa energetica, in particolare il nucleare, consideriamo soprattutto gli aspetti economici.
E' ovvio che, se continuiamo a calcolare solo quanto ci costa l'energia, allora tutti vorranno costruire centrali nucleari.
E' necessario invece includere anche i costi dello smaltimento delle scorie, i costi della gestione del reattore in caso di incidenti, e i costi di commissionamento - che, stando all'esperienza degli Stati Uniti, sono molto più elevati dei costi di costruzione dell'impianto stesso.
Se noi includiamo questi costi, l'energia nucleare diventa non competitiva.
Gli unici luoghi al mondo dove stanno costruendo impianti nucleari oggi sono Paesi dove esiste un monopolio statale per l'energia elettrica, come in Francia o come in Cina, per esempio.
Negli Stati Uniti sono 29 anni che nessuno ordina la costruzione di un reattore nucleare e Wall Street non sta investendo nell'energia nucleare. E c'è una ragione per questo: non è economico.

Secondo lei che ruolo avrà il solare a concentrazione?
La tecnologia del solare a concentrazione si sta espandendo molto rapidamente.
Si sta prendendo in considerazione la costruzione di impianti ad esenrgia solare termica in California, in Nevada, in Spagna, e sono presi in considerazione in numerosi altri Paesi nel mondo. E l'Algeria sta pianificando 6.000 MegaWatts da produrre con impianti solari a concentrazione perchè, quando il suo petrolio sarà finito - non possono esportare petrolio ancora a lungo - hanno intenzione di esportare l'energia solare, sotto forma di elettricità, in Europa tramite cavi sotto il mare.
La cosa interessante della situazione algerina è che hanno sufficiente energia solare nella loro parte di deserto -  che occupa la maggior parte del Paese -  per fornire energia all'economia mondiale. E' una risorsa vasta e non la stiamo ancora sfruttando appieno.
Negli Stati Uniti 3 stati hanno abbastanza energia eolica che, se sfruttata, potrebbe soddisfare il loro intero fabbisogno di energia elettrica.
Il problema non è se possiamo usare le energie rinnovabili ma come farlo al meglio e il più velocemente possibile per ridurre le emissioni di CO2 e savare, per esempio, i ghiacci della Groenlandia.

Come possiamo cambiare i nostri comportamenti per cambiare il mondo?
Molte persone si aspettano che io dica "riciclate i giornali" o "cambiate le lampadine", e queste cose sono molto importanti.
Ma siamo in una situazione, adesso, in cui è necessario ristrutturare l'economia, dobbiamo cambiare il sistema. Dobbiamo rimpiazzare una vecchia economia basata sul petrolio con una nuova.
Dobbiamo puntare sulle energie rinnovabili, diversificare il sistema dei trasporti, e riusare e riciclare tutto quello che possiamo.
Questa è la sfida che stiamo affrontando. Significa diventare politicamente attivi: se vogliamo cambiare il sistema questo è il modo di farlo, e non solo esprimendo un voto alle elezioni, scegliendo un candidato, ma anche organizzandosi in associazioni per opporsi agli impianti a fonti fossili, ad esempio, o per sviluppare programmi di riciclo, entrando nello specifico e cercando di capire cosa serve realmente per cambiare il sistema.

Chiara Boracchi

www.lifegate.it

 

Lunedì, 15 Dicembre, 2008 - 00:55

Premio Ambiente e Legalità

“Premio Ambiente e Legalità”
In Provincia di Milano, 2008

 

Anche quest'anno Legambiente Lombardia organizza, in collaborazione con la Provincia di Milano, “il Premio Ambiente e Legalità”, giunto ormai alla sua quarta edizione.
Da sempre Legambiente è impegnata attivamente nel contrasto dei fenomeni di illegalità ambientale, nella consapevolezza che i cittadini, i comitati, le associazioni, coloro i quali vivono quotidianamente a stretto contatto con il territorio, rappresentino una risorsa fondamentale nel contrasto all'illegalità ambientale e nella difesa dell'ambiente in cui viviamo, accanto al lavoro delle forze dell'ordine e dell'autorità giudiziaria.
“Il Premio Ambiente e Legalità” è finalizzato a raccogliere, mettere in luce e a valorizzare casi, storie, segnalazioni, denunce, indagini, tutte quelle azioni e attività volte a far emergere e a contrastare l'illegalità ambientale nel territorio della provincia di Milano tra il 1 Ottobre 2007 e il 31 Dicembre 2008.
Questo evento rappresenta quindi un'occasione per rendere merito a chi, all'interno della società, in tutte le sue componenti (cittadini, associazioni, scuole, polizie locali, pubbliche amministrazioni ed enti pubblici, forze dell'ordine), ha dedicato attenzione e impegno verso questo grave problema, i suoi pericoli per l'ambiente e per la nostra salute.
Se siete stati protagonisti oppure siete a conoscenza di azioni, attività volte a contrastare fenomeni di illegalità ambientale, quali discariche abusive, scarichi idrici, fenomeni di abusivismo edilizio, etc., potete inviare la vostra candidatura, anche allegando eventuale documentazione (fotografie, articoli di giornale, verbali, perizie tecniche, etc.).

Cliccate qui per scaricare il Bando http://www.legambiente.org/section.php?p=document_single&id=265&id_cat=8 e la Scheda di candidatura http://www.legambiente.org/section.php?p=document_single&id=268&id_cat=8

Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è il 31 Dicembre 2008.

Una giuria composta da esperti, da chi lavora quotidianamente per contrastare queste pratiche, valuterà le candidature e premierà i casi più significativi nel corso della presentazione del Rapporto Ambiente e Legalità in Provincia di Milano 2008.

I contatti per inviare le candidature e per richiedere informazioni sono:

ceag@legambiente.org
Tel. 02/87386480
Fax 02/87386487

Venerdì, 12 Dicembre, 2008 - 15:18

Per il clima contro il nucleare

Per un sistema energetico moderno, pulito e sicuro.

Contro il ritorno al nucleare.

Appello di Legambiente

io ho firmato e tu cosa aspetti farlo? 

Alessandro Rizzo

 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare
Al Ministro dello Sviluppo economico

Premesso che:

  • il nostro Paese è in forte ritardo rispetto agli obiettivi del protocollo di Kyoto:
  • l’Unione Europea ha scelto di svolgere un ruolo da protagonista nella lotta ai gas serra, fissando degli ulteriori obiettivi al 2020 (il cosiddetto “20-20-20”): ridurre almeno del 20% le emissioni di CO2 (30% in caso di un nuovo accordo internazionale sul clima), arrivare a uno sviluppo delle rinnovabili tale da garantire il 20% dei consumi, migliorare del 20% l’efficienza energetica;
  • l’Italia paga una bolletta energetica molto cara e dipende quasi esclusivamente dalle importazioni di fonti di energia.

Visto che:

  • il governo italiano avrebbe deciso di ricorrere al nucleare per produrre il 25% dell’energia elettrica dall’atomo;
  • se l’Italia decidesse di puntare sul nucleare, inevitabilmente dirotterebbe sull’atomo tutte le attenzioni e le risorse destinate alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica, abbandonando di fatto le uniche soluzioni praticabili per ridurre efficacemente e in tempi brevi le emissioni di CO2;

Considerato che :

  • l’energia nucleare è una fonte energetica che non solo è più costosa di altre ma non ha risolto nessuno dei problemi noti da anni, come ad esempio la produzione e lo smaltimento delle scorie, la contaminazione durante il funzionamento ordinario, i rischi di terrorismo e proliferazione nucleare, l’approvvigionamento del sempre più scarso uranio, i gravissimi e devastanti rischi connessi a possibili incidenti;

I sottoscritti cittadini chiedono al Governo di cambiare immediatamente politica e impegnarsi per:

  • un modello energetico moderno, pulito e sicuro, senza nucleare e nuove centrali a carbone, basato su innovazione, miglioramento dell’efficienza, sviluppo delle rinnovabili e sul gas come fonte fossile di transizione, che permetta all’Italia di avvicinarsi agli obiettivi di Kyoto per il 2012 e il rispetto della scadenza europea del 2020;
  • rendere più efficiente e sostenibile il modo con cui si muovono le persone e le merci;
  • percorrere quel percorso di modernizzazione già intrapreso con successo dai paesi europei più avanzati - come Germania e Spagna -, che grazie ad una strategia energetica innovativa stanno realizzando un fortissimo sviluppo delle rinnovabili tale da permettere anche a loro nei prossimi anni l’uscita dal nucleare.

firma on-line

http://www.legambiente.eu/petizioni.php?idPetizione=44&back=%2Fdocumenti%2F2008%2F1006_nucleare%2Fappello.php&menu=3

Giovedì, 27 Novembre, 2008 - 18:12

serve una "cicloruzione"

Riporto un interessante scritto di Bellini, un autore di un blog nato per promuovere l'amore per la bicicletta, la sua utilità, la sua funzionalità, la sua rivoluzionaria portata ... in città.

E consiglio a tutt@ di leggere Trattato di Ciclosofia di Didier Tronchet, un parigino fautore del pensiero sulla mobilità alternativa ...

Alessandro

 

testo del messaggio:

 

In città c’è bisogno di una rivoluzione del traffico e lei in qualche misura la sta attuando. Ma la rivoluzione deve riguardare prima di tutto la nostra cultura e le nostre abitudini. L’auto non è mossa solo dal motore ma anche, e soprattutto, dalla predisposizione psicologica al suo uso da parte delle persone.

Serve una “cicloruzione”.

In gioco c’è un nuovo stile di vita da adottare, gran parte del futuro delle nostro territorio e la possibilità di rimetterlo in marcia.

Inutile nasconderlo, la bici ha un antagonista naturale: l'automobile. Non è ideologia, ma autodifesa: mi si perdoni il “personalismo”, ma percorrendo ogni giorno almeno 20 km in bicicletta nutro qualche apprensione.

Un piano serio a favore della mobilità ciclabile deve prevedere lo smottamento culturale della civiltà centrata sull'automobile. Niente paura. Non è terrorismo o neoluddismo, ma banale invito a fare scelte consapevoli, sostenibili e necessarie per l'ambiente e la salute di tutti, anche dei figli di quei fanatici del motore a scoppio.

Come dice Didier Tronchet, nel suo delizioso Piccolo trattato di ciclosofia, “La nuova rivoluzione (cicloruzione) può venire semplicemente da questa alternativa mattutina: prendo l’automobile o la bicicletta?” Un vento importante sta soffiando. Un mix di ragioni economiche, ecologiche e di generale accresciuta attenzione ai temi ambientali si muove sulle due ruote. Di più. E’ in atto una trasformazione psicosociale tra tanti cittadini alle prese con una privata guerra civile tra un “io” che desidera uno stile di vita sano e sostenibile e la realtà che mortifica o rende impossibile tali propositi. Se non si leggono queste dinamiche si rischia l’afasia e ciò non è cosa buona per la politica e per i media che possono invece svolgere un ruolo importante. Non solo intercettando opportunisticamente quel vento. La politica che guarda alla luna, quel vento deve anche suscitarlo. E i media pure.

A entrambi chiediamo di crederci e di impegnarsi con noi, che nel frattempo a Bologna pedaleremo sognando Portland.

Bibi Bellini
www.ilikebike.org

Giovedì, 27 Novembre, 2008 - 17:55

Slim City: la città che fa dimagrire e rispetta l'ambiente

pubblicato: martedì 19 febbraio 2008 da PiccoloSocrate su 

http://www.ecoblog.it

 

I sudditi di sua maestà con problemi di obesità oramai sono più di un quarto della popolazione, in Italia la situazione sta per raggiungere gli stessi livelli: la nostra cara tradizionale dieta mediterranea ha subito le intromissioni dei cosiddetti “junk food” e delle cattive abitudini (vedi saltare la colazione e avere in casa i “cibi tentatori”).

Il professor Philip James, docente della London School of Hygiene, riporta l’opinione degli addetti ai lavori del convegno American Association for the Advancement of Science (la stessa che ha trattato la problematica degli squali). Viviamo in un “ambiente obesogenico” e i rimedi che cerchiamo di utilizzare sono alquanto effimeri, per questo il progetto di “slim city” ovvero la città che stimola al movimento.

Un piano regolatore progettato appositamente con lo scopo di riduzione dell’uso di auto, incentivando mezzi pubblici e sopratutto le vecchie biciclette. Gli accorgimenti di un progetto urbano indirizzato verso la disincentivazione della sedentarietà offrirebbe un ottimo apporto in termini ambientali: marciapiedi più larghi farebbero posto a lunghi filari di alberi e carreggiate più strette non invoglierebbero all’uso dell’auto. Meno ascensori, tv, playstation e condizionatori comporterebbero una vita più sana e la diminuzione dei consumi.

Giovedì, 27 Novembre, 2008 - 17:44

CRITICALMAP: la città disegnata a misura di due ruote

Manifesto

 

http://www.criticalmap.org

Critical Map è un progetto di "ciclocartografia partecipata": il sito www.criticalmap.org costituisce una piattaforma comune che permette - a chi si muove in bicicletta - di fissare la propria visione dello spazio urbano sulla mappa delle nostre città.

Perché Critical Map

Il nome "Critical Map" ha un doppio significato: da una parte, fa riferimento all'esperienza di Critical Mass, che ha dato origine allo spunto iniziale. Dall'altra, fa riferimento alla possibilità di fissare su una mappa la visione "critica" ed onirica che un ciclista ha della propria città e delle possibilità che il suo territorio può offire.

Obiettivi

Anche l'obiettivo di Critical Map è duplice: da una parte, la Critical Map è una mappa ad uso e consumo dei ciclisti, utile per aver consigli sui percorsi migliori da percorrere in bicicletta, sulle zone da evitare, sui cantieri delle nuove piste ciclabili, ecc.; dall'altra, con Critical Map si dà una rappresentazione della nostra città ideale: come dovrebbe essere la città per venire incontro alle nostre esigenze di mobilità? Con Critical Map possiamo, ad esempio, mostrare alle amministrazioni locali quali sono i punti critici in cui sarebbe utile intervenire, dove servirebbero nuove piste, dove bisognerebbe controllare meglio la situazione del traffico, ecc... Parallelamente a ciò si potranno segnare luoghi o percorsi di utilità o di attenzione per il ciclista urbano: ciclofficine, percorsi della massa critica, fontanelle dove abbeverarsi, luoghi e traiettorie per inventarsi percorsi comuni verso i luoghi di lavoro, studio, divertimento...

In generale, Critical Map è uno strumento per promuovere un'idea di mobilità sostenibile che ha al suo centro la bicicletta.

Un blog dalla strada

Ma non solo: andare in bici per la città è un'esperienza magnifica e può dare sensazioni uniche. Allora sulla Critical Map si potranno segnare luoghi e percorsi legati all'aspetto emozionale (singolare e collettivo) dell'andare in bicicletta: luoghi della memoria, luoghi in cui ti sei innamorato pedalando, luoghi che ti hanno dato emozioni particolari. Potresti anche segnalare che in quel punto, proprio lì, alle 2:03 di mattina, tornando da una serata alcolica, ti sei piantato a terra perchè i tuoi piedi sono scivolati sui pedali...

Critical Map va quindi a costituire una sorta di blog dalla strada, una mappa psicogeografica che si muove come un boa con i "post-it" azzeccati sulla schiena, immaginarie scie che tracciano le nostre nuova città...

Martedì, 11 Novembre, 2008 - 11:11

Obama ecologista, il governo italiano miope e irresponsabile

Il Direttore Generale del Ministero dell'Ambiente minimizza sulla portata del cambiamento che con Obama può essere avviato nell'ambito ambientale e del sistema bioclimatico. Le prime dichiarazioni del neo eletto Presidente degli USA hanno sottolineato l'importanza di un programma che porti sviluppo e crescita occupazionale nel settore dell'investimento sulle nuove fonti di energia alternativa, sostenibile, naturale, disponibile, non esauribile. E', questa, una dichiarazione programmatica rivoluzionaria possiamo dire in un Paese che è stato il principe dello sfruttamento del petrolio e delle fonti carbon-fossili di approvigionamento energetico, con conseguenze drammatiche per il clima, la salute del pianeta e, soprattutto, i rapporti di pacifica convivenza nella risoluzione di controversie internazionali. Tanto è dimostrabile l'alto livello di coscienza e volontà di cambiare modelli di sviluppo energetico nelle parole di Obama, quanto è palese l'assenza di un programma di sostenibilità ambientale e di promozione della tutela dell'ecosistema. Ricordiamo in Europa qualche giorno fa la grave decisione del governo italiano di sospendere l'adesione al protocollo comunitario, ampiamente sostenuto dall'attuale commissione e dal presidente di turno Sarkozy, che chiaramente non possiamo definire un "ecologista" antelitteram, per questioni di puri costi, senza avere la cognizione della portata contenutistica e sostanziale nel merito della proposta convenzionale.La miopia nell'ambito ambientale dell'attuale governo aumenta di portata se si analizza la volontà dell'attuale esecutivo ad attivare le sciagurate centrali a carbone, come si evidenzia nel prossimo piano dei lavori pubblici a Civitavecchia, oppure come testimonia l'intenzione di rilanciare le centrali nucleari, sinonimo di dispendio di risorse economiche, di dilazionamento dei tempi per la loro esecuzione e piena funzionalità, di conseguenze deleterie in termini ecologici, sociali e culturali dei territori interessati.

Alessandro Rizzo

 

 

Roma, Italia — “A proposito della dichiarazione del Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente, Corrado Clini, riportata oggi sul sito de “La Repubblica”, c’è la tendenza a sminuire l’importanza storica che l’elezione di Barack Obama avrà per una svolta a 180° della politica americana sui cambiamenti climatici.” - commenta Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia -“Sono ancora una volta le osservazioni di chi ha fatto il possibile, fino ad oggi, per boicottare le negoziazioni sul clima e che confermano che il nostro è un Ministero contro l’Ambiente.”

Martedì, 11 Novembre, 2008 - 10:33

Con Obama un futuro energetico pulito

Washington, United states — "In tempi difficili per l'economia, gli elettori hanno puntato sui candidati alla Presidenza e al Congresso che sostengono una grande azione per il clima e l'energia." Così John Passacantando, Direttore esecutivo di Greenpeace Usa, commenta l'elezione di Barack Obama come Presidente degli Stati Uniti. Con Obama ha vinto la volontà di affrontare la sfida per combattere il riscaldamento globale.

 

dal sito di Greenpeace Italia

www.greenpeace.org

La dichiarazione completa di Passacantando:

"Ci congratuliamo con Barack Obama per la sua storica elezione come Presidente degli Stati Uniti. Ha dimostrato l'abilità di unire l'America dietro una visione comune. È una visione di cui gli Stati Uniti hanno urgentemente bisogno per affrontare la triplice sfida della crisi dell'energia, dell'economica e del riscaldamento globale.

Il riscaldamento globale è una delle più grandi sfide che il nostro paese deve affrontare, e gli americani hanno votato candidati che hanno dimostrato chiarate nte di mettere in grassetto le azioni - basate sulla scienza - necessarie per risolvere questa crisi.

Gli americani non si sono fatti prendere in giro dai milioni di dollari che le compagnie petrolifere e del carbone hanno speso durante le elezioni per far deragliare la vera soluzione, o dagli allarmismi dell'ultimo minuto sui costi finanziari per ripulire la nostra economia.

Il nuovo eletto Presidente Obama ha dichiarato che il cambiamento di cui abbiamo bisogno include persone che lavorino per affrontare i cambiamenti climatici e investimenti in un futuro energetico pulito, e gli americani - con numeri storici - hanno risposto a questa visione."

Martedì, 11 Novembre, 2008 - 10:32

«No alle centrali» Via la campagna anti-nucleare

«No alle centrali» Via la campagna anti-nucleare
Giacomo Russo Spena
 
da Il Manifesto di sabato 8 novembre
«Una scelta sbagliata», «una bufala colossale», «un regalo alle lobby industriali». Esponenti dell'ambientalismo, sindacalisti, singoli intellettuali e politici della sinistra sono pronti a contrastare il governo Berlusconi. E la sua scelta, bandita 21 anni fa con un referendum popolare, di reinvestire sull'atomo. Nasce così l'idea di costituire il «comitato per un'alternativa energetica».
Intanto una ricerca Demos evidenzia come il 46,8% sia favorevole alla costruzione di centrali atomiche in Italia a vantaggio di un 44,1 contrario (un buon 9% sono quelli indecisi). Numeri che cambiano se il sito da costruire è vicino alla propria abitazione: la percentuale di contrari sale al 50,2% e solo il 41 si dice, invece, favorevole. Insomma l'atomo sì, ma non nel giardino di casa mia. Proprio dalle popolazioni locali partirà la campagna del comitato.
«Il movimento antinuclearista deve radicarsi sui territori - dichiara Massimo Serafini di Legambiente e tra i promotori dell'iniziativa - Deve partire dalle vertenze già esistenti». Ad esempio quelle contro il carbone, l'alta velocità e gli inceneritori. La partecipazione e la democrazia diventano così pilastri centrali. «Sosterremo - è scritto nell'appello di convocazione del comitato - il diritto delle popolazioni a fare valere la loro opinione anche, se necessario, con referendum locali». Non c'è quindi l'intenzione di lasciar sole le località che «rischiano di subire una decisione antidemocratica, calata dall'alto». Né tantomeno quella di aspettare l'individuazione dei siti per essere operativi.
Dal canto suo Berlusconi, dopo aver mandato i militati a Chiaiano e averli annunciati in Val di Susa, sembra intenzionato ad andare dritto per la stessa strada anche col nucleare. Lo lascia pensare anche l'approvazione in parlamento, alla fine di ottobre, della nascita di un'Agenzia apposita. Una scelta, per il governo, indispensabile perché meno inquinante e poco costosa. Argomentazioni rigettate dagli ambientalisti che insistono sui caratteri antieconomici e sull'alto rischio di pericolosità dell'atomo: «Il ritorno al nucleare - dicono - è solo una scelta di business». Per i costruttori dei nuovi siti che si andranno a intascare finanziamenti pubblici. Con le centrali che saranno in funzione tra una decina di anni. Quindi non molto utili per sopperire all'emergenza energetica attuale. Si marcia, inoltre, in direzione opposta alle altre potenze mondiali che stanno cercando un'alternativa all'atomo. Come gli Usa. «Obama ha vinto con un programma che annunciava stanziamenti per la ricerca di energie pulite e rinnovabili», ricorda Carlo Podda, segretario generale della Funzione Pubblica Cgil e promotore del comitato. Un giudizio il suo, specifica, a titolo personale perché «da tempo non si discute all'interno del sindacato sul nucleare, speravamo fosse una decisione ormai tramontata definitivamente». Giorgio Cremaschi della Fiom, anche lui sostenitore del neonato movimento, è però fiducioso: «La posizione - spiega - nella Cgil non è chiarissima, ma alla fine prevarrà il no al rilancio dell'atomo».
Il comitato, comunque, punta a organizzare una conferenza di esperti (tra questi Mattioli e Cini) per articolare una proposta di rilancio «di un'alternativa energetica, basata sulle fonti rinnovabili e il risparmio». Nel frattempo il no al nucleare è una discriminante fondamentale da cui partire.

Sabato, 25 Ottobre, 2008 - 14:48

Terra Madre 2008

In questo programma troverete tutti gli appuntamenti di Terra Madre 2008:
Cerimonie plenarie e Laboratori della Terra: le cerimonie di apertura e di chiusura si svolgeranno al Palasport Olimpico Isozaki (Corso Sebastopoli 123). I Laboratori della Terra, incontri tematici che coinvolgono le comunità di produttori, cuochi, accademici, giovani, studenti, osservatori e tecnici, si terranno al Oval Lingotto. Descrizione completa.
L’edizione 2008 presenta un’importante novità: l’apertura al pubblico dei Laboratori della Terra e delle cerimonie di apertura e di chiusura. Prenotati ora!
Le Conferenze di Terra Madre al Salone del Gusto: importante occasione di incontro tra il pubblico del Salone del Gusto e le comunità del cibo sono le conferenze organizzate al Lingotto, dedicate ai grandi temi di Terra Madre. Descrizione completa.
Ai delegati di Terra Madre è riservato inoltre Alle origini del gusto, un percorso dell'educazione alla sensorialità e gli Incontri Regionali.
Appuntamenti da non perdere fuori dal programma sono I Suoni di Terra Madre, 51 gruppi da 30 nazioni si esibiranno per la salvaguardia della biodiversità musicale all’interno del Lingotto Fiere e dell’Oval. Scopri l’elenco completo dei gruppi e le performance giorno per giorno.

Di seguito trovate gli appuntamenti fuori dall'Oval evidenziati in grassetto.

Giovedì 23 OTTOBRE 2008

15:00 - CERIMONIA DI APERTURA DI TERRA MADRE 2008 (Palasport Olimpico Isozaki)

Venerdì 24 OTTOBRE 2008

10:00 - 17:00 - EDUCAZIONE - Alle origini del gusto (Balconata Oval)

10:00 - Incontro Regionale Africa (sala D)
10:00 - Incontro Regionale Australia (sala C)
10:00 - Incontro Regionale Canada (sala B)
10:00 - Incontro Regionale Est Europa russofona (sala E)
10:00 - Incontro Regionale Italia (sala A)
10:00 - Incontro Regionale Messico, centro America e Caraibi (sala F)
10:00 - Incontro Regionale Norvegia (saletta 2)
10:00 - Incontro Regionale Paesi Baltici (saletta 1)
10:00 - Incontro Regionale Spagna (sala G)

12:00 - Il nuovo progetto dei Presìdi Slow Food® in Italia (Sala Cittaslow, Lingotto)

12:00 - Il futuro del Clima e del cibo (Sala Gialla, Lingotto)

12:00 - Incontro Regionale Grecia e Cipro (saletta 2)
12:00 - Incontro Regionale Paesi Nordici (saletta 1)
13:00 - Incontro Regionale America Latina (sala A)
13:00 - Incontro Regionale Germania e Svizzera (sala B)
13:00 - Incontro Regionale India (sala G)
13:00 - Incontro Regionale Irlanda (sala E)
13:00 - Incontro Regionale Olanda (sala F)
13:00 - Incontro Regionale Svezia (sala C)
14:00 - Incontro Regionale Giappone (saletta 1)
14:00 - Incontro Regionale Nativi Americani (saletta 2)

15:00 - Senza OGM si può (Sala Gialla, Lingotto)

15:00 - L’esperienza della rete delle comunità del cibo e dei Presìdi in Brasile (Sala Cittaslow, Lingotto)

15:00 - Incontro Regionale Asia e Oceania (sala E)
15:00 - Incontro Regionale Brasile (sala D)
15:00 - Incontro Regionale Est Europa e Europa Centrale anglofona (sala B)
15:00 - Incontro Regionale Francia (sala G)
15:00 - Incontro Regionale Regno Unito (sala F)
15:00 - Incontro Regionale Sud America (sala C)
15:00 - Incontro Regionale USA (sala A)
16:00 - Incontro Regionale Austria (saletta 1)
16:00 - Incontro Regionale Economuseums (saletta 2)

18:00 - - Sementi e diritti (Sala Gialla, Lingotto)

Sabato 25 OTTOBRE 2008

10:00 - – 17:00 - EDUCAZIONE - Alle origini del gusto (Balconata Oval)
Percorso dell'educazione alla sensorialità.

10:00 - STRATEGIE - Cibo ai motori? (sala A)

10:00 - PRODOTTI – Patate e altre tuberi (sala B)

10:00 - RETE DELLE UNIVERSITA’ – I progetti (sala C)

10:00 - PRODOTTI E PRODUTTORI - La rete dei caffé di qualità (sala D)

10:00 - EDUCAZIONE - Pensa…che mensa!... (sala E)

10:00 - MERCATI - Modelli partecipativi per lo sviluppo (sala F)

10:00 - SVILUPPO – Produrre qualità con dignità (sala G)

12:00 - I Mercati della Terra®: dalla Toscana al Libano, la proposta di Slow Food per la filiera breve (Sala Cittaslow, Lingotto)

13:00 - Manifesto sul Futuro del Clima e del Cibo (Sala C)

13:00 - RISORSE - Salvare l’Amazzonia utilizzando le risorse edibili della foresta. (Sala E)

13:00 - PRODOTTI – Prima del miele vengono le api (sala G)

15:00 - Quando il cibo ci ammala (Sala Gialla, Lingotto)

15:00 - Slow Food e il Piemonte per l’Africa: la biodiversità come motore per lo sviluppo (Sala Cittaslow, Lingotto)

15:00 - RETE DEI CUOCHI – Sostenibilità al ristorante, sostenibilità dei ristoranti (sala A)
15:00 - MERCATI - Meno passaggi, più fiducia (sala B)

15:00 - RETE DELLE UNIVERSITÀ - I grandi temi di Terra Madre e la didattica (sala C)

15:00 - MERCATI - Le protezioni di origine (sala D)

15:00 - PRODOTTI - Frutta e verdura al mercato globale. (sala E)

15:00 - STRATEGIE – Quando il prodotto parla (sala F)

15:00 - PRODOTTI – Carne: razze autoctone e buone pratiche. (sala G)

18:00 - Crescere o migliorare? (Sala Gialla, Lingotto)

Domenica 26 OTTOBRE 2008

10:00 - 17:00 - EDUCAZIONE - Alle origini del gusto (Balconata Oval)
Percorso dell'educazione alla sensorialità.

10:00 - RETE DEI CUOCHI - Le radici di un menu (sala A)

10:00 - EDUCAZIONE – Le comunità dell’apprendimento (sala B)

10:00 - RISORSE – Acqua e agricoltura (sala C)

10:00 - PRODOTTI – Cereali: identità locali e materie prime globali (sala D)

10:00 - PRODOTTI – Formaggio: tradizione e normative (sala E)

10:00 - MERCATI – A quanto lo posso vendere? (sala F)

10:00 - RISORSE – Tradizione, sostenibilità e tecnologia (sala G)

12:00 - Un’altra viticoltura è possibile (Sala Cittaslow, Lingotto)

12:00 - La sicurezza alimentare, le sfide del cambiamento climatico e la bioenergia (Sala Gialla, Lingotto)

13:00 - PRODOTTI - Miele: tutti i passi verso la qualità (sala E)

13:00 - RETE – La promozione delle fibre naturali (sala F)

15:00 - Crisi alimentare e sfide globali (Sala Gialla, Lingotto)

15:00 - La rete degli school garden (Sala Cittaslow, Lingotto)

15:00 - NUOVE RETI - Giovani, cibo, agricoltura (sala A)

15:00 - DIRITTI – Condividere per proteggere (sala B)

15:00 - MERCATI - Consumatori in cerca di autore (sala C)

15:00 - AGROECOLOGIA – Fermiamo il cemento (sala D)

15:00 - SVILUPPO – Ultima chiamata (sala E)

15:00 - RISORSE - Pastori custodi (sala F)

15:00 - PRODOTTI – Pesce: trasformare e conservare (sala G)

19:00 - CERIMONIA DI CHIUSURA DI TERRA MADRE 2008 (Palasport Olimpico Isozaki)
Nella cerimonia di chiusura, trasformata in un concerto con tutti i crismi, sarà la volta dei torinesi Mau Mau, storici compagni di viaggio di Slow Food, a interpretare e dirigere un concerto dedicato ai suoni di Terra Madre. Una selezione della cinquantina dei gruppi (link all’elenco sulla pagina di TM) che si esibiranno al Lingotto e all’Oval nei giorni precedenti, infatti, condivideranno il palco insieme ai Mau Mau per un concerto irripetibile. Cliccate qua per prenotarvi.

Lunedì 27 OTTOBRE 2008

12:00 - Il cibo è sacro (Sala Gialla, Lingotto)

http://www.terramadre2006.org

Giovedì, 23 Ottobre, 2008 - 16:06

SALVIAMO L’ITALIA SALVIAMO IL PIANETA

SALVIAMO L’ITALIA SALVIAMO IL PIANETA
MILANO Giovedì 23 ottobre alle ore 17,30 Piazza San Babila
PRESIDIO E APPELLO AL PREFETTO
PER CHIEDERE CHE
Il Governo Italiano firmi subito le misure dell’Unione Europea sui Cambiamenti Climatici - 20% di tagli delle emissioni di CO2; 20% in più di efficienza energetica; 20% di energiea da fonti rinnovabili ENTRO IL 2020
L’Italia non guidi il nuovo patto di Varsavia dei Paesi più arretrati e inquinanti dell’Unione Europea;
Il Governo Italiano la smetta di “illudersi e di illudere” con il nucleare ma scelga l’efficienza energetica, il solare, l’eolico, le geotermia, le biomasse.
Che il sistema delle imprese del nostro paese scelga innovazione e modernità e non scelga un isolamento storico con arretratezza e inquinamento

Mercoledì, 24 Settembre, 2008 - 13:15

Tandemobility: car pooling verso una mobilità sostenibile

Tandemobility è un software di car pooling che permette a persone che compiono lo stesso percorso ad orari compatibili di comunicare tra loro e organizzarsi in equipaggi al fine di condividere il tragitto verso una destinazione comune.
Cosa si può fare con Tandemobility?
Sviluppare progetti di comunicazione esterna per la promozione dell’immagine aziendale
Avvicinare i dipendenti all’azienda grazie a politiche di incentivazione e implementazione di un servizio innovativo (comunicazione interna)
Gestire la logistica dei trasporti negli eventi.
Migliorare la mobilità
Ottimizzare il traffico in prossimità delle sedi aziendali e dei parcheggi
Fare Team building e ridurre i costi di trasporto in carico ai dipendenti

http://www.tandemobility.com

Giovedì, 21 Agosto, 2008 - 17:03

Emissioni, Enel ancora “maglia nera”

Roma, Italia — Greenpeace presenta la classifica 2007 delle emissioni di anidride carbonica (CO2). Rispetto al 2006, c’è una leggera diminuzione delle tonnellate di CO2 emessa dai settori regolamentati dalla Direttiva europea sull’emission trading (ETS). Tale riduzione, tuttavia, è inferiore a quella delle quote assegnate: il risultato finale è che il disavanzo tra permessi di inquinamento ed emissioni effettive cresce. La “maglia nera” delle emissioni va, come al solito, all’Enel.

In totale l’industria italiana ha fatto registrare nel 2007 un disavanzo complessivo di 25,4 milioni di quote (22,8 milioni di tonnellate nel 2006). Attualmente le quote di CO2 vengono scambiate a un prezzo di 27-28 euro a tonnellata. Se lo stesso disavanzo venisse ripetuto nel 2008, il Paese andrebbe incontro a un costo di circa 700 milioni di euro (il prezzo delle quote del 2007 era invece pari a pochi euro, a causa della sovra-allocazione avvenuta sul mercato europeo per la fase “zero” del sistema ETS – ossia dal 2005 al 2007).

TABELLA EMISSIONI

Al settore termoelettrico si deve la maggior parte delle emissioni verificate, settore in cui i “grandi gruppi” contano per circa il 78 per cento delle emissioni del settore termoelettrico. Sono proprio i “grandi gruppi”, inoltre, a far registrare i peggiori risultati i termini di surplus di emissioni. Ai primi posti Enel, con +6,8 milioni di tonnellate, ed Edison, con +6,2 milioni. Enel è di gran lunga il primo emettitore di CO2 in Italia con 46,7 milioni di tonnellate nel 2007: da sola emette quanto la somma del comparto della raffinazione, dell’acciaio e della carta. Il dato è in calo rispetto al 2006 (51,6 milioni di tonnellate), ma questo non è sintomo di alcuna garanzia per il futuro. Greenpeace denuncia anzi che la politica energetica dell’azienda metterà in ginocchio l’intero Paese per quanto riguarda gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra. Enel ha infatti intenzione di riconvertire la propria produzione a carbone, il combustibile fossile con le più alte emissioni di gas serra. Nel lungo periodo il piano industriale di Enel indica che l’obiettivo è arrivare al 50 per cento della propria produzione elettrica da carbone. Nel 2009 dovrebbe essere inaugurata la centrale a carbone di Civitavecchia, e il Gruppo intende continuare a convertire a carbone le centrale di Porto Tolle (Rovigo), Piombino, Rossano Calabro più ampliamenti di potenza a carbone nel Sulcis e a Fiumesanto, in Sardegna. Le sole emissioni di CO2 di una centrale come Civitavecchia superano i 10 milioni di tonnellate all’anno. Oltre alla tabella dalle emissioni dei settori soggetti al sistema ETS, Greenpeace mostra anche quali sono i venti impianti italiani più inquinanti in termini di CO2. Per il secondo anno consecutivo la maglia nera va alla centrale Enel di Brindisi Sud, la maggiore centrale a carbone in Italia, con circa 14,2 milioni di tonnellate.

 

http://www.greenpeace.org/italy

Martedì, 5 Agosto, 2008 - 13:23

Vittoria! Alt al rigassificatore OLT

Roma, Italia — Il TAR della Toscana ha accolto il ricorso di Greenpeace contro il Rigassificatore offshore di Livorno-Pisa. L'autorizzazione a suo tempo concessa alla prima area marina industriale in un'area marina protetta è stata annullata!

Greenpeace si opporrà a ogni ipotesi di industrializzazione del mare

Domenica, 3 Agosto, 2008 - 18:09

La centrale di Civitavecchia allontana l'Italia da Kyoto

La centrale di Civitavecchia allontana l'Italia da Kyoto

http://www.greenpeace.org/italy

30 luglio 2008

Roma, Italia — Oggi è stata inaugurata a Civitavecchia la centrale Enel di Torrevaldaliga Nord. E gli attivisti di Greenpeace nella notte hanno proiettato messaggi sulla centrale per ricordare che il carbone è la prima minaccia per il clima globale. Questo impianto è uno schiaffo alle comunità locali che da anni contestano il progetto. Uno sfregio alla politica di riduzione delle emissioni di gas serra.

Per soddisfare l'impegno di Kyoto, il Paese dovrebbe ridurre le emissioni di CO2 di circa 100 milioni di tonnellate entro il 2012, ma la sola centrale di Civitavecchia - avviata a gas, il carbone arriverà il prossimo autunno - ne emetterà oltre 10 milioni una volta a regime. Un ritorno al carbone in Italia non solo va contro gli obblighi di riduzione delle emissioni di gas serra, ma pregiudica anche la possibilità di aumentare la quota dell'energia prodotta da fonti rinnovabili. Anche su questo l'Italia deve rispettare obiettivi vincolanti: l'Europa chiede di triplicare la quota di elettricità verde entro il 2020.

Eppure dal 1994 a oggi tale quota è scesa dal 21% al 15,7%. Le rinnovabili sono in diminuzione non solo perché la produzione dell'idroelettrico è in calo, a causa delle minori precipitazioni sull'arco alpino, ma anche perché lo sviluppo degli impianti a base fossile è maggiore dello sviluppo delle rinnovabili. Per incrementare l'energia da fonti rinnovabili occorre sviluppare eolico, solare, geotermico e biomasse sostenibili, senza aumentare la capacità degli impianti a base fossile.

La condizione delle rinnovabili in Italia è ancora più drammatica se si guardano gli incentivi – pubblici e non – dati alla produzione di energia elettrica. Oltre l'82% degli incentivi sono infatti assegnati a fonti fossili "assimilate", solo il 18 alle vere rinnovabili.

Come termine di paragone, basta pensare che nel 2007 il solare fotovoltaico ha ricevuto appena 26 milioni di euro come incentivi in "conto energia" contro i 3,7 miliardi dati alle fonti fossili "assimilate" attraverso il CIP6. Una goccia nel mare.

Il carbone è la prima minaccia al mondo per il clima globale. I devastanti effetti dell'utilizzo del carbone sul clima si stanno già oggi ripercuotendo sugli ecosistemi naturali più delicati, come l'Artico e la stessa "Grande Barriera Corallina" australiana.
Pochi giorni fa attivisti australiani avevano dipinto scritte contro il carbone su oltre 20 navi carboniere ancorate al largo del porto di Mackay, in Queensland, uno dei più grandi porti di esportazione di carbone al mondo. La protesta, che ha portato all'arresto di nove attivisti, denunciava il piano del governo australiano di espandere ulteriormente le esportazioni di carbone. L'Australia è tra i maggiori esportatori di carbone al mondo, con una quota del 30% circa nel 2006 – pari a 656 milioni di tonnellate di CO2.

Venerdì, 18 Luglio, 2008 - 17:19

Greenpeace: bene piano energetico Regione Toscana

Greenpeace: bene piano energetico Regione Toscana

Roma, Italia — “Di fronte a un governo che non fa nulla per la riduzione delle emissioni di gas serra e blatera di nucleare, l'approvazione del PIER da parte del Consiglio regionale della Toscana è un segnale che va nella giusta direzione, la stessa indicata dall’Unione europea.” dichiara Francesco Tedesco, responsabile campagna Energia e Clima di Greenpeace.

"Greenpeace loda la determinazione politica della Regione Toscana nel voler ridurre le proprie emissioni di gas serra puntando sul rapido sviluppo delle fonti rinnovabili locali e bocciando l’idea della conversione a carbone delle centrali di Piombino e Livorno” aggiunge Tedesco “Anche gli obiettivi sulle fonti rinnovabili e sul risparmio energetico del 20 per cento al 2020 sono nella direzione e nella quantità giusta. A quando un Piano per l'efficienza energetica anche a livello nazionale?" ha concluso Tedesco.
Giovedì, 17 Luglio, 2008 - 10:05

PIANO RIFIUTI - PATTA (PRC): "VOTO CONTRARIO DEGLI ASSESSORI PRC

COMUNICATO STAMPA

16.luglio.2008
PIANO RIFIUTI – VOTO CONTRARIO DEGLI ASSESSORI DEL PRC ALLE MODIFICHE PROPOSTE DALLA REGIONE LOMBARDIA
Oggi in Giunta provinciale gli Assessori di Rifondazione Comunista hanno espresso voto contrario alla delibera di adeguamento del Piano rifiuti alle modifiche richieste dalla Regione Lombardia.
La proposta di Piano, pur mantenendo formalmente il principio della non proliferazione degli impianti rispetto agli attuali, in realtà, inserendo le modifiche della Regione, apre pericolosamente la strada alla realizzazione di nuovi inceneritori.
Ciò è reso possibile dall’accettazione delle seguenti richieste:
1.      individuazione di nuove aree su cui localizzare impianti all’interno della cintura urbana di Milano;
2.      aumento delle previsioni del fabbisogno di smaltimento a 600 mila t/anno;
3.      accoglimento dell’impianto di Abbiategrasso che era stato escluso dal Piano provinciale.
Il PRC si impegnerà in Consiglio provinciale, cui compete l’approvazione del Piano modificato, affinché la formulazione finale sia davvero coerente con la scelta di non costruire nuovi inceneritori.
Questo obiettivo è concretamente raggiungibile anche attraverso un aumento della raccolta differenziata e dell’umido del Comune di Milano, un impegno reale della Regione Lombardia per la riduzione degli imballaggi e, infine, tenendo anche conto del fatto che la nascita della nuova Provincia della Brianza porterà una riduzione della quantità di rifiuti da smaltire.
Antonello Patta
Capogruppo Prc Provincia di Milano
Info: 3358277755

Giovedì, 19 Giugno, 2008 - 14:37

WORKSHOP IMMISSIONI - "6 MESI DI ECOPASS A MILANO"

Venerdì, 30 Maggio, 2008 - 17:30

In marcia per il clima

Appello: In marcia per il clima

Il clima sulla Terra sta cambiando, ma tardano decisioni condivise ed efficaci della politica per contrastare questa emergenza planetaria. Spetta dunque a noi sollecitarle e soprattutto operare un profondo cambiamento culturale e politico che incida sui modi di produzione e consumo, che fermi la febbre del Pianeta.
Dobbiamo farlo per noi e per tutti gli esseri viventi, per salvare le tante aree d'Italia e del Mondo che già oggi subiscono le conseguenze dei cambiamenti climatici, per garantire la bellezza dei nostri paesaggi e la biodiversità, per tutelare la ricchezza dei territori, del mare e della nostra agricoltura in termini di qualità e quantità delle produzioni, per risolvere i fenomeni di dissesto idrogeologico e stress idrico. Dobbiamo farlo per permettere a tutti di vivere in pace in città e paesi più belli e ospitali, per liberarci dalle guerre e dai conflitti che nascono per il controllo delle risorse energetiche non rinnovabili sempre più scarse, delle fonti alimentari, dei beni comuni come l’acqua. Dobbiamo farlo per dare ai bambini e ai giovani di oggi una prospettiva desiderabile, un futuro per cui crescere.
Possiamo farlo perché oggi le conoscenze tecnologiche ci permettono di ripensare il modo di produrre energia e di consumarla per muoverci, abitare, produrre senza dilapidare le risorse comuni quali l'acqua, il suolo, l'aria, la vita sulla Terra e perché possiamo costruire la collaborazione con il mondo dell’educazione e della formazione, dove grandi sono la sensibilità e le capacità professionali.
La rivoluzione che vogliamo ha degli obiettivi precisi, si propone subito, in tutta Europa e nel mondo, di ridurre in dieci anni del 20% il consumo complessivo di energia attraverso risparmio e maggiore efficienza, di far dipendere per almeno il 20% il fabbisogno energetico da fonti rinnovabili e di ridurre del 30% le emissioni di gas che alterano il clima sulla terra.
L’Italia fino ad oggi ha marciato in direzione opposta, aumentando i propri consumi di combustibili fossili. Ora dobbiamo dimostrare al mondo di saper invertire la tendenza, di saper partecipare ad un nuovo progresso, di essere capaci di innovare a partire dal formidabile giacimento dei nostri saperi, dei nostri giovani, dei nostri territori, delle nostre esperienze di produzione e di consumo innovative, come l’agricoltura biologica.
Una conversione che ci appare desiderabile, perché può migliorare subito il nostro benessere e qualità della vita, perché aiuta la coesione sociale, la pace e la sicurezza internazionale, promuove una più equa distribuzione delle risorse del pianeta e garantisce a tutti il diritto di accedervi.. Unendo le forze possiamo vincere le potenti lobby dell'economia dello spreco, così come l'inerzia dei piccoli e grandi privilegi e il conservatorismo delle cattive abitudini. Una conversione su cui investire risorse e competenze perché può produrre grandi benefici per la qualità del lavoro di donne e uomini, in Italia e nel mondo, e rendere la globalizzazione più equa e sostenibile.
Possiamo cambiare il modello di sviluppo promuovendo la partecipazione delle persone nelle scelte che riguardano l’ambiente, le infrastrutture, i beni comuni, incentivando pratiche produttive, industriali ed agronomiche, rispettose dell’ambiente, orientate verso obiettivi di qualità, verso il benessere delle persone e delle comunità. E’ questa una prospettiva a cui il mondo della produzione può dare un grande contributo per un nuovo modo di produrre e per rendere il Paese più competitivo.
Cambieremo i nostri stili di vita, le scelte di consumo, comprese quelle legate alle produzioni animali, le consuetudini quotidiane, chiedendo e premiando nel contempo lo scambio di nuovi beni, l'erogazione di nuovi servizi, capaci di rilanciare l’occupazione, di garantire la coesione sociale, di migliorare le relazioni tra tutte le donne e gli uomini, di avere paesi e città meno inquinati e un Italia sempre più bella.
E' necessario essere in tanti per cominciare a realizzare una conversione, a firmare questo contratto col Mondo e aderire volontariamente ai precisi impegni di riduzione delle emissioni di gas climalteranti, ognuno nelle scelte della propria vita e della propria comunità.
Diffondiamo questo appello nelle città e nei paesi, nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nelle università.
Promuoviamo insieme la manifestazione nazionale “In marcia per il clima”, il 7 giugno 2008 a Milano, diamo vita insieme ad una “Alleanza per il clima”, per il nostro futuro
Promossa da: Legambiente, Acli, Acli Ambiente – Anni Verdi, Adoc - Associazione per la Difesa e l'Orientamento dei Consumatori, AIAB - Associazione Italiana per l'Agricoltura Biologica, Altreconomia, Ambiente e Lavoro, Amici della Terra, Arci, Arci Servizio Civile, Arcicaccia/CSAA, Arciragazzi, Associazione Ong Italiane, Auser, Banca Popolare Etica, CGIL - Conferederazione Generale Italiana del Lavoro, CIA - Confederazione Italiana Agricoltori, CICMA - Comitato Italiano Contratto Mondiale sull'Acqua, CISL - Confederazione Italiana Sindacati dei Lavoratori, CittadinanzAttiva, Civitas, Coldiretti, Comitato Italiano Sovranità Alimentare, Contratto Mondiale per l’Energia, CTM - Altromercato, CTS - Centro Turistico Studentesco e Giovanile, Ecologia e Lavoro, FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano, Fairtrade, Federazione nazionale Pro Natura, Federconsumatori, Federparchi, FIAB - Federazione Italiana Amici della Bicicletta, FOCSIV - Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario, Forum Ambientalista, Forum Terzo Settore, Greenpeace, LAV - Lega Anti Vivisezione, Lega Consumatori, Lega Pesca, Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, LIPU - Lega Italiana Protezione Uccelli, Lunaria, MCE - Movimento di Cooperazione Educativa, MDC - Movimento difesa del Cittadino, Medici per l'Ambiente, Movimento Consumatori, Slow Food Italia, Tavola della Pace, Terre di mezzo, UIL - Unione Italiana del Lavoro, UISP - Unione Italiana Sport per Tutti, Umanisti per l'ambiente, Unione degli Studenti, VAS - Verdi Ambiente e società, WWF

Venerdì, 30 Maggio, 2008 - 17:02

I VIAGGI DI CHI VUOLE BENE AL MONDO

20 giugno 2008 - Casa della Pace - dalle 17 alle 20
I VIAGGI DI CHI VUOLE BENE AL MONDO
Proposte di turismo responsabile
Partecipano:
AceA, Acra, CeLIM, Cisl, Icei, Italia-Cuba, Italia-Nicaragua, Legambiente,
Lo spirito del pianeta,  Planet viaggi, Ram, Viaggiemiraggi, Watinoma.
In allegato maggiori dettagli sull'iniziativa.
Casa della Pace
Via Ulisse Dini 7
20142-Milano
MM2 Abbiategrasso, Tram 3-15, Bus 79
Tel: 02847477271 (239)
Venerdì, 21 Marzo, 2008 - 20:08

Stop the fever-Fermiamo la febbre del pianeta

Ci vorrebbero ben 5 Lombardie interamente ricoperte di alberi per assorbire l'elevata produzione di CO2 emessa sul nostro territorio regionale. E' inimmaginabile, seppure sia un'interessante e accattivante proiezione onirica, ma è la realtà scientifica chiara di un risultato oggettivo conclusivo di una lunga ricerca indetta da Legambiente Lombardia. Tre Italie, invece, colme di alberi per assorbire l'anidride carbonica emessa sul nostro territorio nazionale.
«Stop the fever-Fermiamo la febbre del pianeta» è il nome della campagna che si aprirà il 26 marzo con momenti artistici di esecuzioni musicali, piece teatrali, biciclettate serali, apposizioni di segnaletiche che dissuadono il fluido veicolare continuo del traffico caotico cittadino, reading di poesie e di brani letterari. Aprirà la grande manifestazione un concerto di un famoso emergente artista africano, Youssou N'Dour, all'Alcatraz, lo stesso 26 marzo. Tutto ciò che concerne la strumentazione tecnica e i materiali per amplificazione sonora sono ecosostenibili e compatibili con il rispetto dell'ambiente: microfonature e strumenti che saranno alimentati da fonti di energia rinnovabile e naturale, quale quella solare. Bisogna invertire la tendenza, come sostiene Legambiente stessa, del nostro sviluppo e abbassare la febbre che sta ammorbando il nostro pianeta. L'aumento delle emissioni di anidride carbonica, di polveri sottili, quali PM 10, PM 2,5, che portano il nostro Paese a essere uno dei primi trasgressori degli impegni stilati con il Protocollo di Kyoto, comporta chiaramente e inevitabilmente un aumento progressivo del clima apportando forte nocumento all'equilibrio bio-climatico.
Invertire la rotta, anche partendo dall'arte e dalla cultura, da interessanti e coinvolgenti momenti musicali e culturali, vernissage e kermesse, che non fanno altro che aumentare la forza incisiva del messaggio che vogliamo rivolgere alla cittadinanza: cambiate i consumi.
Il 7 giugno concluderà l'evento e la campagna un grande appuntamento culturale e artistico: sempre a basso consumo di energia e all'insegna della sostenibilità delle fonti e al loro rinnovamento.
Qualcosa cambierà? Forse in futuro non vedremo più come unica speranza avere 5,7 lombardie di alberi per assorbire un aumento esponenziale di Co2: soprattutto se invece di costruire impianteremo alberi nuovi, difenderemo le aree agricole oggi esistenti e fortemente sofferenti, indurremo i nostri vicini a usare fonti di energia rinnovabile e a risparmiare nel consumo di energia.

Alessandro Rizzo

Venerdì, 7 Marzo, 2008 - 18:24

EMERGENZA CASA E VERDE: NON VALE LA POLITICA DEGLI ANNUNCI

Ero presente come Capogruppo della Lista Uniti con Dario Fo per Milano in Consiglio di Zona 4, unico consigliere circoscrizionale, e ho seguito con interesse la conferenza.

Alessandro Rizzo

EMERGENZA CASA E VERDE:
NON VALE LA POLITICA DEGLI ANNUNCI

I Consiglieri comunali Landonio (SD), Rizzati (PdCI), Rizzo (Lista Fo)
insieme a Occhi (PRC) ed all'architetto Antonello Boatti, hanno contestato
gli annunci roboanti fatti in questi giorni dal Sindaco Moratti e
dall'Assessore Masseroli, che prefigurano scenari radiosi per il futuro
della casa e del verde a Milano.

Ma le cose non stanno così. C'è una drammatica emergenza casa che obbliga
le giovani coppie a cercare soluzioni abitative fuori Milano e intere
categorie di lavoratori (infermieri, agenti di custodia) a considerare
invivibile una città come Milano. A fronte di un fabbisogno di non meno di
40.000 alloggi, anche l'attuale delibera, che ne prevede la realizzazione
di 3.000, rappresenta una goccia nel mare, oltretutto in grave ritardo
rispetto all'impegno assunto dal precedente Consiglio comunale. Inoltre il
"regalo" fatto ai privati con la concessione quasi gratuita di 11 aree
demaniali per realizzare un mix funzionale pubblico/privato appare del
tutto ingiustificato.

La Sinistra L'Arcobaleno propone che almeno la metà delle abitazioni
necessarie a Milano (20.000 alloggi) siano di edilizia sovvenzionata e a
canone sociale. Solo così si può dare risposta alle vecchie e nuove
emergenze abitative della città.

Quanto al verde, la promessa di garantire ai cittadini milanesi 37
mq/abitante entro il 2015 appare del tutto fantasiosa, visto che l’attuale
Giunta sta consumando, come mai in passato, tutte le aree residuali della
città (ad esempio, gli scali ferroviari), e che l’unico parametro che può
consentire il raggiungimento di quell'obbiettivo è il calcolo a verde di
ampie aree attualmente agricole (vedi Parco Agricolo Sud Milano). Ma perché
questo avvenga, non basta la politica degli annunci: occorre che tali aree
diventino pubbliche (mediante lo strumento della perequazione?), senza
contare le enormi risorse necessarie per rendere quelle aree davvero
attrezzate e fruibili ad uso pubblico.

I Consiglieri comunali:
Giuseppe Landonio
Francesco Rizzati
Basilio Rizzo

Milano. 7 marzo 2008

Venerdì, 8 Febbraio, 2008 - 12:05

Manifestazione x Prolungamento M3 Paullo

NEWS  IMPORTANTI  DAL  COMITATO  "CPM3" 

COMITATO  PER  IL  PROLUNGAMENTO   DELLA   LINEA  M3   A  PAULLO

Insieme al circolo di Legambiente "Erbamatta",  vorremmo organizzare una manifestazione/biciclettata a sostegno del progetto di prolungamento M3.

Il quale, contrariamente a quanto diffuso dai giornali in questi giorni,  è ancora al palo.
Sono stati stanziati solo 8,6 milioni di euro a sostegno dei costi per la redazione del progetto definitivo. Mancano all’appello i circa 800 milioni di euro necessari alla realizzazione. Purtroppo i media stanno divulgando, ad arte, della pessima informazione in merito.
L'accordo di programma sulla TEM parla da se’. Sottoscritto da sindaci, Enti locali e Governo, ha contribuito ulteriormente a diluire tempi di attuazione, priorita' e finanziamenti del progetto M3.

Torniamo alla ns iniziativa: siamo ancora in una fase di studio e pianificazione dell’evento.
L'intento sarebbe quello di raccogliere piu' gente possibile che, in bicicletta, un sabato mattino (fine aprile), percorrano insieme la Paullese fino a Milano (Palazzo Marino e/o Palazzo della Regione).  
Vorremmo creare una sorta di "Critical Mass", ben visibile, che possa attirare l'attenzione  dei media e delle varie autorità. Una "Critical Mass" che non blocchi strade, ma che si faccia notare per le dimensioni. La visibilità e l’efficacia di quest’ultima, infatti, e’ strettamente legata al numero dei partecipanti.
Un criterio importante che vorremmo imporre è la totale assenza di bandiere di partito. Perché vorremmo, per una volta, che possa essere ben identificata come iniziativa scaturita da liberi cittadini, totalmente trasversale e non strumentalizzata.
Creeremo ed esporremo striscioni, ovviamente, per comunicare le finalità dell'iniziativa.  Distribuiremo volantini informativi. 
Chiediamo a tutti voi di far parte dell'evento. A quale livello decidetelo voi. Se potrete darci una mano, anche a livello organizzativo, sarete i benvenuti.
Una cosa deve essere molto chiara:  se faremo capire quanto vogliamo davvero questo prolungamento e i benefici che porta con se’, attraverso un’iniziativa ampiamente partecipata, forte e spontanea, di liberi cittadini, potremo sicuramente smuovere qualche ostacolo. Se cosi’ non sara’, avra’ vinto ancora una volta questa subdola, sorda e ricca "casta" e noi saremo i veri perdenti di questa inaccettabile democrazia aziendale.

Abbiamo bisogno di contarci. Di capire il livello di partecipazione che possiamo prevedere. Chi avesse la seria volonta' di partecipare, dunque, puo’ inviare una mail al solito indirizzo:


musicianxever@yahoo.it 

Critiche e suggerimenti sono molto ben accetti.
Un cordiale saluto.
Franco Valenzano

COMITATO "CPM3" COMITATO PER IL PROLUNGAMENTO DELLA  LINEA 3 DA SAN DONATO A PAULLO 
 
 

Domenica, 20 Gennaio, 2008 - 15:13

Light, colorata, efficiente: è la raccolta differenziata a Roma

Light, colorata, efficiente: è la raccolta differenziata a RomaWWW.LIFEGATE.IT


Roma era tra le città più indietro per la raccolta differenziata. Ora, da poco meno di un mese è ripartito tutto. Con una nuova idea.
In tre aree cittadine della città sono stati eliminati i consueti, sporchi, lontani e ingombranti cassonetti - su iniziativa del Comune di Roma - e sono stati sostituiti con la loro versione light.
Cassonetti più piccoli.
Il cassonetto piccolo viene collocato in condominio, nel palazzo. Poi, con vetture piu piccole ognuno dei tre diversi camioncini passa a raccogliere i diversi materiali: uno per il vetro, la plastica e i metalli; uno per carta e cartone; uno per l'umido.
L'innovazione sta in questo.
Che i numeri, secondo l'assessore all'ambiente Dario Esposito, sono decollati. Si legge in un comunicato:
Ogni giorno, a Roma, si riciclano quasi 1 milione di chili di rifiuti: come “ridare vita” a 3 piscine olimpioniche di scarti, trasformandoli in nuova carta, plastica, metallo e vetro. Un dato ancor più significativo se pensiamo che nel 2001 a Roma si riciclava solo il 6% di tutti i rifiuti prodotti. Il 2007 deve così diventare l'anno della svolta. I presupposti sono incoraggianti: nei primi due mesi di quest'anno la raccolta differenziata è cresciuta di circa il 10% (valore assoluto), segno di una sensibilità maggiore verso il tema dei rifiuti da parte dei romani. Ma l'obiettivo da raggiungere è davvero ambizioso: entro un anno e mezzo la Capitale vuole raddoppiare la quantità di materiale da avviare al recupero, che oggi raggiunge il 21%.
Ci sono poi una serie di iniziative collaterali di comunicazione: una campagna pubblicitaria
"butta bene, vivi meglio" con cartelloni, manifesti, autobus, sui giornali, e con'iniziativa unica, "alla fonte".
In cento supermercati della città di Roma, delle catene Conad, il discount Todis, IperCoop, viene fatta attività di comunicazione sugli scaffali per far capire di che tipo di materiale si tratta. Cioè davanti a ogni bancone un bollino colorato - bianco, per carta, blu per plastica/vetro/metallo - indica già in che cassonetto della raccolta differenziata andrà poi gettato.
Cosa rara: è educativa, ma ha anche un immediata utilità pratica.

Domenica, 30 Dicembre, 2007 - 19:39

Ma i grattacieli sono ecocompatibili e opportuni?

Il sito di Repubblica Milano ha aperto da tempo una discussione e un sindaggio in merito ai progetti che sono previsti per Milano di edificazione di alti grattacieli e imponenti, per cui, come stima il sindaco Moratti, sono previsti investmenti su professionalità ed esperienze architettoiniche e ingegneristiche di elevato contenuto e portata. Diversi sono gli architetti chiamati a Milano, di calibro internazionale. Una metà delle lettrici e dei lettori hanno dato come risposta un SI affermativo riguardo al quesito:"Siete d'accordo sulla realizzazione dei progetti dei grattacieli nelle zone previste, ossia Isola, Garibaldi Repubblica, City Life?". Ma un altrettanto 50% ha risposto negativamente alla domanda, considerando inopportuni e inadeguati i progetti. Una reale spaccatura nella cittadinanza milanese, sia residente sia non residente, ma conoscitrice del territorio metropolitano. Una domanda occorre farsi a riguardo:"quanto sono convenienti i grattacieli previsti?". Si dice e si stima che costruire grattacieli permetterebbe la realizzazione di spazi verdi, in quanto un grattacielo è meno esteso superficialmente di un palazzo e, pertanto, lascerebbe diverse aree di pertinenza e diversi spazi su cui realizzare nuovi insediamenti ambientali, giardini e parchi, come oneri di urbanizzazione. Vorrei affrontare questo tema non con preclusioni ideologiche che creano solo prefigurazioni e pregiudizi, ma con una dose di scientifictà che possa dare e apportare un giudizio politico, chiaramente stiamo parlando di territorio, ma equilibrato, eretto con cognizione di causa. Ci sono esempi esteri che possano aiutare noi amministratori milanesi a dare un giudizio comparativo: esperienze a confronto si dice come metodo ottimale per valutare le opportunità di determinate scelte. Vediamo Parigi: Hutter riporta sempre su Repubblica Milano, il sito, il fatto che non ha trovato maggioranza adeguata l'approvazione di una proposta, un progetto preliminare, di edificare palazzi alti come "quelli di Milano". A Firenze esiste una forte opposizione sociale ogni volta che si prefigurano progetti mirabolanti del calibro milanese, oppure a Bologna una forte mobilitazione della cittadinanza ha evitato che si edificasse presso la Stazione Centrale una torra più alta di quella degli Asinelli.
Ma all'estero, tanto osannato come luogo dove i "lacci e lacciuoli" delle regole limitative il costruttivismo edilizio, la situazione non è diversa. A Parigi il Comune non ha trovato soluzione alla possibile maggioranza contraria alla realizzazione di un grattacielo di più di trenta piani sul Boulevard Peripherique, oppure a Monaco di Baviera, dove si è bocciato un progetto simile in quanto disturberebbe il naturale "skyline". Ma parliamo anche di New York, dove gli abitanti del Village hanno contrastato la realizzazione del progetto di un grattacielo nel proprio quartiere. Forse, si dirà, le altre città hanno configurazioni geofisiche e geologiche non promettenti e poco concordanti con la progettazione di grandi e alti grattacieli. Vediamo Torino, circondata dalle Alpi, Roma dove vi è alta concentrazione di reperti archeologici. E' vero, ma non è questa la sola circostanza che permette una seria opposizione alla realizzazione dei progetti nelle altre città italiane ed europee: possiamo dire che le edificazioni devono essere contestualizzate? Possiamo anche pensare di costruire una bellissima costruzione, magari con parti che possano architettonmicamente portare la stessa a essere una vera opera d'arte, ma se il contesto territoriale e urbano non è consono che cosa ci riserverebbe la magnifica bellezza mondiale? Niente e deturberebbe una realtà che è storicamente pensabile avente una propria storia, cultura, tradizione civica e sociale, geosociale che deve essere preservata e rispettata. Vedete io non mi oppongo a innovazioni architettoniche: amo lasciare l'estro esprimersi e a indicare nuove possibilità di progresso urbanistico. Ma queste possibilità non possono essere poste senza una conoscenza approfondità del luogo dove vengono ipotizzate. Io credo che per quanto concerne i grandi progetti della Milano "dai grattacieli alti" è mancato un lavoro d'equipe tra professionisti, architetti e urbanisti, e amministratori, assessori, dirigenti di settore, consiglieri, che riguardano il momento politico di consiglio. Ma soprattutto tutto è stato definito nelle progettazione definitive senza sentire i protagonisti primari, destinatari unici delle proposte: la cittadinanza. E questo si chiama assenza e soffocamento della partecipazione. Abbiamo visto come a New York, addirittura si potrà dire, la cittadinanza residente si è opposta con fermezza ottenendo la sospensione del pogetto esecutivo.
Ma a parte queste osservazioni possiamo dire veramente se i grattacieli sono ecologici ed ecosostenibili? Si parla di bioarchitettura, che, in realtà, ha singificati altri se si pensano alle esperienze in atto in Germania, nei Paesi Scandinavi, all'avanguardia in questo ambito e costruttori da tempo di edifici a bassissimo patto ambientale e non dispersivi di calore e di energia (parliamo della coibentazione). Ma i progetti che verranno realizzati quale impatto avranno sull'ambiente e sul consumo di energia? Luca Mercalli parla di un dispendio di energia che supera i 50 kilowattora, come prevedibile per costruzioni alte 200 metri. Io parlo di ipotesi e di prefigurazioni: non ho sentito parlare di sistemi di coibentazione, ossia di riscaldamento geoclimaticamente compatibile con uno sviluppo ecologico, proprio nel momento in cui diverse metropoli italiane, seppure in ritardo, ma invitate da una legislazione finanziaria ultima favorente politiche amministrative volte al rispetto e alla tutela dell'ambiente, si stanno adeguando a parametri che possano portare al raggiungimento dell'obiettivo finale di ridurre del 10% le emissioni nel nostro Paese.
Si è parlato di questo nella definizione del progetto, nella sua fase preliminare? O si è solo accelerato i tempi decisionali per una smania di costruttivismo insipegabile e deleterio per il contesto urbano della città di Milano?
A voi e a noi il dilemma aperto.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Domenica, 4 Novembre, 2007 - 19:39

PETIZIONE no inceneritori


 PETIZIONE
QUATTRO BUONE RAGIONI PER DIRE
NO AGLI INCENERITORI IN ZONA SUD

 
 
al Sindaco di Milano: Letizia Moratti,
all’Assessore Provinciale all’Ambiente: Bruna Brembilla
all’Assessore Regionale all’Ambiente: Lionello M. Pagnoncelli
 
Noi sottoscritti, appresa la notizia che il Comune di Milano vuole costruire nella zona Sud della città ben due inceneritori per lo smaltimento dei rifiuti, diciamo no a tali progetti, per i seguenti motivi:
·         Il rischio sanitario. E’ significativa la presa di posizione della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Medicina Generale, maggio 2006): “Gli inceneritori di ultima generazione con le loro alte temperature nei forni contribuiscono grandemente all’immissione nell’ambiente di polveri finissime che costituiscono un rischio sanitario”. Infatti producono nanopolveri che “sfuggendo ai filtri dell’inceneritore, non vengono nemmeno rilevate dagli attuali sistemi di monitoraggio delle emissioni degli inceneritori e non sono previste dai limiti di legge cui gli impianti devono sottostare. A fronte di emissioni cancerogene identificate da tempo, gli inceneritori emettono centinaia di sostanze di cui è sconosciuto l’impatto sulla salute umana. La combustione trasforma anche i rifiuti innocui, come imballaggi e scarti di cibo, in composti tossici e pericolosi”.
·         La difesa dell’ambiente. Gli sconvolgimenti climatici e il surriscaldamento del pianeta sono un segnale forte per indurci a cambiare le nostre abitudini: ridurre le combustioni e impegnarci al massimo per il recupero delle materie prime. Recupero, riciclaggio, riuso, risparmio: se solo si raccogliesse separatamente la frazione umida dei rifiuti (che corrisponde al 30/35% del totale) non sarebbe necessario costruire inceneritori. Da anni AMSA afferma  che il compost prodotto dall’umido di Milano è di cattiva qualità per la forte presenza di conservanti nei cibi; recentemente esperti del settore hanno smantellato questa argomentazione, attestando che con opportuni enzimi l’umido può trasformarsi in ottimo compost ed humus, riutilizzabili in agricoltura.
·         La diminuita convenienza economica. I contributi statali per la realizzazione e la gestione degli inceneritori, compresi quelli dei “certificati verdi” (che non considerano più assimilabili alle fonti rinnovabili tutti i rifiuti da inceneritore) sono stati ridotti del 50%: questo fatto diminuisce drasticamente la convenienza economica di tali realizzazioni, rendendole molto più costose.
·         La sottrazione delle risorse. La realizzazione di queste opere sottrae ingenti risorse economiche e territoriali alla cittadinanza: un nuovo inceneritore costerebbe 250 milioni di euro e sottrarrebbe al verde 20 ettari di Parco Sud.
Per tutti questi motivi chiediamo alle Autorità in indirizzo di modificare le loro decisioni, promuovendo la raccolta differenziata dei rifiuti e avviando un virtuoso processo di responsabilizzazione di imprese e cittadini, teso al raggiungimento di nuovi stili di vita, maggiormente compatibili con i cambiamenti ambientali e climatici che tutti stiamo vivendo.
Milano, ottobre 2007

Martedì, 23 Ottobre, 2007 - 14:32

Allarme urbanizzazione selvaggia e non vincolata

E' allarme chiaro quello lanciato da alcuni studiosi del Politecnico di Milano, tra cui Maria Cristina Treu, che parla di superamento della soglia minima di urbanizzazione del suolo. Un tempo sorgevano campagne e parchi, soprattutto cascinali, dove ancora era presente uno stile di coltivazione rurale e agricolo tradizionale, nei perimetri della città, nei comuni limitrofi, nelle adiacenze alle periferie, dove un'edificazione popolare e convenzionale spinta determinava un contrasto tra cemento e verde, tale da invitare i residenti della grande mela lombarda a emigrare in provincia per cercare un po' di quella sostenibilità umana sempre più messa a rischio nell'urbe.
Oggi anche chi abita fuori e ha optato per questa scelta non ha più respiro e vede la sua casa contornata di cantieri sempre maggiori e sempre più imrevisti e imprevidibili nella loro crescita, nella loro costituzione: manca, spesso, informazione tra gli uffici amministrativi che si occupano di piani di intervento urbano o di edilizia privata o di modifiche delle volumetrie, e la cittadinanza, spesso non coinvolta nelle scelte di partecipazione alla programmazione del territorio. Il problema precipuo rimane, spesso, l'impossibilità a definire canali di partecipazione civica e civile, comunale, municipale, dove le persone possano dare un proprio contributo costruttivo sul governo amministrativo del territorio: a Milano, per esempio, molti progetti di edilizia privata non sono più suscettibili di visione, verifica, esame e approvazione da parte delle realtà istituzionali consiliari locali, dai consigli circoscrizionali, spesso aventi potere solamente consultivo in ottica puramente "facoltativa", allo stesso consiglio comunale, dove neppure le commissioni sono interpellate nella fase istruttoria e, spesso, il tutto viene solamente portato all'atttenzione degli organi amministrativi e dei settori preposti.
Non esiste programmazione urbana, giustamente denuncia Legambiente Lombardia: ed è per questo che il 7 novembre la stessa associazione organizzerà una giornata per raccogliere firme per implementare uno studio di proposta legislativa regionale, alla stregua di quella nazionale, dove il Ministero ha in primis dettato le linee guida e di principio, in cui si possano vincolare anche gli stessi oneri di urbanizzazione, spesso destinati dai singoli comuni a opere di servizio civile e sociale, ma implicanti ancora l'istituzione di nuovi fabbricati che cementificano ulteriormente la città. L'idea è quella di corrispondere a una quantità precisa di edifici una quantità ugualmente precisa e ponderata di area verde, di modo da adottare uno sviluppo equilibrato dell'urbanizzazione, sempre più adottante schemi di genere anarchico e fortemente selvaggio, senza vincoli, senza linee di indirizzo, senza una logica utile a rendere sostenibile il sistema urbano complessivo.
Dicevamo che la Provincia ha superato i livelli minimi di urbanizzazione delle proprie aree: avverrà, se prosegue questa impostazione edificatrice del costruttivismo e sviluppismo fine a se stesso, che tra qualche anno accadrà ciò che già sta per accadere in alcuni contesti urbani, Sesto San Giovanni per esempio, dove il 100% del territorio edificabile è stato sottoposto a piani di urbanizzazione e di cementificazione, privando il territorio del giusto equilibrio tra aree verdi e aree edilizie.
Ha ragione l'assessore ai parchi e ai giardini della Provincia, Pietro Mezzi, il quale sostiene che in un'epoca di rivoluzione dei sistemi urbani attuali, dato il venire meno del tessuro industriale, dato il passaggio di una società economica fondata sull'industrializzazione e la produzione materiale a una società economica basata e fondata sul terzo settore, dei servizi e della comunicazione, dove aumentano le cosidette aree dismesse, ex capannoni industriali dalle alte volumetrie, occorre dare equlilibrio tra il progressivo avanzamento dell'edificazione e il progressivo e naturalmente necessario aumento delle aree verdi, quelle naturali, che possono garantire la tutela di uin benessere e di uno sviluppo umano e sociale compatibile e sostenibile. La percentuale dell'area urbanizzata schizzerà dal 34 al 42,7 per cento, secondo le stime, seguendo questo modello di sviluppo: il 45% è la soglia massima delle aree complessive e oggi presenti e libere per poter rientrare ancora nella classazione di sviluppo edilizio sostenibile, contenibile, ambientalmente assorbibile nel suo impatto. Il Parco Agricolo Sud, come tutta l'area su/sud-ovest, rimangono gli spazi che possono ancora garantire un controbilanciamento dell'avanzamento delle aree urbanizzate: ma è chiaro che se oggi possiamo dire che solo il 19% delle aree disponibili sono state edificate, in un futuro prossimo appetiti di varia dimensione di differenti case edificatrici potrebbero avventarsi su quesa "isola felice" di natura, agricoltura e ruralità ancora tradizionale, in cui spesso troviamo ancora funzionanti e produttive cascine di rilevanza storica e sociale ormai adicata sul territorio lombardo.
Ocorre invertire la rotta: anche in vista del nuovo regolamento edilizio sottoposto a revisione da parte dell'amministrazione comunale, dove non si recepisce il principio del controllo programmatico politico del territorio per una pianificazione logica e sistemica, fortemente equilibrata dello sviluppo urbano con le esigenze di benessere e di condivisione degli spazi vitali della cittadinanza, del diritto all'ambiente e a goderne la sua portata. Penso che il recepimento di una legge che possa rispondere alla proposta, lanciata dal Ministero dell'Ambiente, e condivisa dagli assessorati regionali preoposti, del giusto equilibrio tra aree urbanizzate e aree liberamente sviluppate come zone verdi e naturali, sia l'unica normazione di cornice e generale all'interno della quale, poi, con coerenza e conseguenza amministrativa, determinare articolati del regolamento che possano rendere vincolante questo principio e questa logica, linea di indirizzo, all'interno delle strutture municipali, Milano in primis, rendendo i medesimi principi vincolanti nel sistema urbano singolo.
Sostengo appieno la proposta e la giornata di mobilitazione del 7 novembre indetta da Legambiente perchè urge arginare uno sviluppismo selvaggio che apporterà invivibilità e forte disagio sociale, economico, territoriale e culturale della città prossima e futura. Città futura diceva Gramsci come luogo di convivenza pacifica e di solidarismo, in un'ottica di perfetto equilibrio di rapporto con l'ambiente e con la natura.
Un caro saluto
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Venerdì, 5 Ottobre, 2007 - 21:58

"sviluppo e progresso": pagine Corsare di Pasolini

"Pagine corsare"
La saggistica
Pier Paolo Pasolini
“Sviluppo e progresso”
Inedito, ora in Walter Siti, a cura di, Pasolini. Saggi sulla politica e sulla società [Scritti corsari]
ed. Meridiani Mondadori, Milano 1999
 
Ci sono due parole che ritornano frequentemente nei nostri discorsi: anzi, sono le parole chiave dei nostri discorsi. Queste due parole sono «sviluppo» e «progresso». Sono due sinonimi? O, se non sono due sinonimi, indicano due momenti diversi di uno stesso fenomeno? Oppure indicano due fenomeni diversi che però si integrano necessariamente fra di loro? Oppure, ancora, indicano due fenomeni solo parzialmente analoghi e sincronici? Infine; indicano due fenomeni «opposti» fra di loro, che solo apparentemente coincidono e si integrano? Bisogna assolutamente chiarire il senso di queste due parole e il loro rapporto, se vogliamo capirci in una discussione che riguarda molto da vicino la nostra vita anche quotidiana e fisica.
 
Vediamo: la parola «sviluppo» ha oggi una rete di riferimenti che riguardano un contesto indubbiamente di «destra». Chi vuole infatti lo «sviluppo»? Cioè, chi lo vuole non in astratto e idealmente, ma in concreto e per ragioni di immediato interesse economico? È evidente: a volere lo «sviluppo» in tal senso è chi produce; sono cioè gli industriali. E, poiché lo «sviluppo», in Italia, è questo sviluppo, sono per l’esattezza, nella fattispecie, gli industriali che producono beni superflui. La tecnologia (l’applicazione della scienza) ha creato la possibilità di una industrializzazione praticamente illimitata, e i cui caratteri sono ormai in concreto transnazionali. I consumatori di beni superflui, sono da parte loro, irrazionalmente e inconsapevolmente d’accordo nel volere lo «sviluppo» (questo «sviluppo»). Per essi significa promozione sociale e liberazione, con conseguente abiura dei valori culturali che avevano loro fornito i modelli di «poveri», di «lavoratori», di «risparmiatori», di «soldati», di «credenti». La «massa» è dunque per lo «sviluppo»: ma vive questa sua ideologia soltanto esistenzialmente, ed esistenzialmente è portatrice dei nuovi valori del consumo. Ciò non toglie che la sua scelta sia decisiva, trionfalistica e accanita.
 
Chi vuole, invece, il «progresso»? Lo vogliono coloro che non hanno interessi immediati da soddisfare, appunto, attraverso il «progresso»: lo vogliono gli operai, i contadini, gli intellettuali di sinistra. Lo vuole chi lavora e chi è dunque sfruttato. Quando dico «lo vuole» lo dico in senso autentico e totale (ci può essere anche qualche «produttore» che vuole, oltre tutto, e magari sinceramente, il progresso: ma il suo caso non fa testo). Il «progresso» è dunque una nozione ideale (sociale e politica): là dove lo «sviluppo» è un fatto pragmatico ed economico.
 
Ora è questa dissociazione che richiede una «sincronia» tra «sviluppo» e «progresso», visto che non è concepibile (a quanto pare) un vero progresso se non si creano le premesse economiche necessarie ad attuarlo.
 
Qual è stata la parole d’ordine di Lenin appena vinta la Rivoluzione? È stata una parola d’ordine invitante all’immediato e grandioso «sviluppo» di un paese sottosviluppato. Soviet e industria elettrica... Vinta la grande lotta di classe per il «progresso» adesso bisognava vincere una lotta, forse più grigia ma certo non meno grandiosa, per lo «sviluppo». Vorrei aggiungere però - non senza esitazione - che questa non è una condizione obbligatoria per applicare il marxismo rivoluzionario e attuare una società comunista. L’industria e l’industrializzazione totale non l’hanno inventata né Marx né Lenin: l’ha inventata la borghesia. Industrializzare un paese comunista contadino significa entrare in competitività coi paesi borghesi già industrializzati. È ciò che, nella fattispecie, ha fatto Stalin. E del resto non aveva altra scelta.
 
Dunque: la Destra vuole lo «sviluppo» (per la semplice ragione che lo fa); la Sinistra vuole il «progresso».
 
Ma nel caso che la Sinistra vinca la lotta per il potere, ecco che anch’essa vuole - per poter realmente progredire socialmente e politicamente - lo «sviluppo». Uno «sviluppo», però, la cui figura si è ormai formata e fissata nel contesto dell’industrializzazione borghese.
 
Tuttavia qui in Italia, il caso è storicamente diverso. Non è stata vinta nessuna rivoluzione. Qui la Sinistra che vuole il «progresso», nel caso che accetti lo «sviluppo», deve accettare proprio questo «sviluppo»: Io sviluppo dell’espansione economica e tecnologica borghese.
 
È questa una contraddizione? È una scelta che pone un caso di coscienza? Probabilmente sì. Ma si tratta come minimo di un problema da porsi chiaramente: cioè senza confondere mai, neanche per un solo istante, l’idea di «progresso» con la realtà di questo «sviluppo». Per quel che riguarda la base delle Sinistre (diciamo pure la base elettorale, per parlare nell’ordine dei milioni di cittadini), la situazione è questa: un lavoratore vive nella coscienza l’ideologia marxista, e di conseguenza, tra gli altri suoi valori, vive nella coscienza l’idea di «progresso»; mentre, contemporaneamente, egli vive, nell’esistenza, l’ideologia consumistica, e di conseguenza, a fortiori, i valori dello «sviluppo». Il lavoratore è dunque dissociato. Ma non è il solo ad esserlo. Anche il potere borghese classico è in questo momento completamente dissociato: per noi italiani tale potere borghese classico (cioè praticamente fascista) è la Democrazia cristiana.
 
A questo punto voglio però abbandonare la terminologia che io (artista!) uso un po’ a braccio e scendere a un’esemplificazione vivace. La dissociazione che spacca ormai in due il vecchio potere clerico-fascista, può essere rappresentato da due simboli opposti, e, appunto, inconciliabili: «Jesus» (nella fattispecie il Gesù del Vaticano) da una parte, e i «blue-jeans Jesus» dall’altra. Due forme di potere l’una di fronte all’altra: di qua il grande stuolo dei preti, dei soldati, dei benpensanti e dei sicari; di là gli «industriali» produttori di beni superflui e le grandi masse del consumo, laiche e, magari idiotamente, irreligiose. Tra l’«Jesus» del Vaticano e l’«Jesus» dei blue-jeans, c’è stata una lotta. Nel Vaticano - all’apparire di questo prodotto e dei suoi manifesti - si son levati alti lamenti. Alti lamenti a cui per solito seguiva l’azione della mano secolare che provvedeva a eliminare i nemici che la Chiesa magari non nominava, limitandosi appunto ai lamenti. Ma stavolta ai lamenti non è seguito niente. La longa manus è rimasta inesplicabilmente inerte. L’Italia è tappezzata di manifesti rappresentanti sederi con la scritta «chi mi ama mi segua» e rivestiti per l’appunto dei blue-jeans Jesus. Il Gesù del Vaticano ha perso.
 
Ora il potere democristiano clerico-fascista, si trova dilaniato tra questi due «Jesus»: la vecchia forma di potere e la nuova realtà del potere...

fonte:www.pasolini.net

Giovedì, 4 Ottobre, 2007 - 10:41

V giornata mondiale contro l’ incenerimento dei rifiuti

Lettera aperta  -  V  giornata mondiale contro l’ incenerimento dei rifiuti
 
Al Ministro della Salute
Lungotevere Ripa, 1 - 00153 Roma
 
Al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio
Via Cristoforo Colombo 44 – 00147 Roma
 

Illustrissimi Ministri,
 
il giorno 6 settembre 2006 si celebrerà la V la giornata mondiale contro l’incenerimento dei rifiuti.  Tale data ci fornisce l’occasione per alcune riflessioni che ci permettiamo di sottoporre alla Vostra Attenzione, nella certezza che Salute ed Ambiente rappresentino beni inscindibili, e che la loro tutela costituisca il fine assoluto del vostro, come del nostro,  impegno.
 
L’ aumento delle patologie cronico-degenerative da quelle neurologiche, cognitive, autoimmuni, respiratorie, cardiovascolari, neoplastiche (incremento del 30% dei tumori da 0 a 14 anni e del 45% dai 14 ai 19 anni negli ultimi trenta anni!) ai disturbi neuro - comportamentali, riproduttivi ecc.- è in gran parte da ascrivere al degrado sempre più drammatico delle condizioni del nostro ambiente. Si pensi ad esempio alle conoscenze che  si stanno  sempre più accumulando sugli effetti di numerosi agenti chimici clorurati sia di sintesi sia generati da processi  di combustione (noti generalmente con l’acronimo POPs).
 
Tali sostanze sono persistenti (emivita dai 7 ai10 anni), liposolubili, bioaccumulabili, e interferiscono con molteplici  funzioni cellulari e biologiche, in  particolare con: Sistema Endocrino, Sistema Nervoso, (in particolare degli organismi in  via di sviluppo), Sistema Immunitario e Riproduttivo ed esplicano inoltre effetti cancerogeni. Dati recenti confermano inoltre il sospetto che le alterazioni prodotte vengano  trasferite attraverso le cellule germinali con danni pertanto trasmissibili alla specie!
 
L’ Associazione Medici per l’Ambiente - ISDE Italia ha già chiaramente espressa col documento del 5 gennaio 2006 - che ci permettiamo di allegare integralmente - tutta la propria contrarietà e preoccupazione in relazione all’incenerimento dei Rifiuti. che, fra tutte le tecniche è la più costosa  ed essendo una fra le fonti più rilevanti di agenti tossici inquinanti e’ la meno rispettosa dell’ambiente e della salute.
 
Il proliferare in Italia di impianti di incenerimento  trova la propria ragione nell’anomala e fuorviante assimilazione dei rifiuti a fonte rinnovabile di energia.
 
Si chiede che vengano immediatamente tolti gli incentivi che solo nel nostro paese vengono dati ai gestori per tali impianti e che venga attuata seriamente la Politica delle "R" (Riduzione,  Riuso, Recupero, Raccolta Differenziata), evitando in tal modo le sanzioni  già comminate al nostro paese da parte della Comunità Europea.
Si ricorda come questi incentivi economici, finanziati col 7% delle tariffe elettriche, dovrebbero essere utilizzati unicamente per lo sviluppo delle energie realmente  rinnovabili, quali il solare, che sono senz’altro meno impattanti per la salute umana rispetto a quelle derivate da tutti i processi di combustione, a partire dalla combustione dei rifiuti.
Le emissioni degli inceneritori contribuiscono inoltre ad aumentare i gas serra, e incentivarne l'uso contravviene ai dettami internazionali del protocollo di Kyoto e ci esporrebbe a un ulteriore aumento delle sanzioni economiche da parte della CE.
 
Chiediamo inoltre che la recente legge delega in tema ambientale  n 152 03/04/2006 venga immediatamente revocata: riteniamo che la sua attuazione rappresenti un danno incalcolabile per la tutela di settori strategici quale quello che disciplina i rifiuti tossici e nocivi, le bonifiche, i bacini idrici, le emissioni di gas serra e che  possa pertanto arrecare danni molto gravi  per alla salute dell' intera nazione.
 
Riteniamo doveroso riaffermare con forza che solo con una seria politica di Prevenzione Primaria che riduca l’esposizione di tutta la popolazione ai rischi derivanti dall’ inquinamento ambientale, e abbinata a una migliore educazione sanitaria e ambientale, si potrà ragionevolmente sperare di avere una popolazione più sana, economicamente più produttiva e si potranno arginare questi crescenti insostenibili costi della spesa sanitaria senza  tagli impopolari e ricadute negative sui livelli di assistenza attualmente forniti, perchè - ricordiamo -  “curando l’ambiente eviteremo di curare noi stessi”!
 
Grati per l' attenzione Vogliate accettare i sentimenti della più profonda stima.
 
Dr. Roberto Romizi
Presidente - ASSOCIAZIONE MEDICI PER L' AMBIENTE – ISDE ITALIA

fonte: altralombardia.it

Giovedì, 4 Ottobre, 2007 - 10:39

OGM: alcune precisazioni


http://www.laltralombardia.it/public/docs/ambiente4.html

da angela.mamma@libero.it

OGM: lancio un allarme rispetto alla volontà delle regioni, molte delle quali
si sono dichiarate ogm-free, di emanare leggi regionali (la Regione
Emilia-Romagna vi ha già provveduto) che in modo unilaterale (senza ricorrere
ad un referendum) dichiarano il divieto temporaneo di coltivare ogm in campo
aperto, vicino alle altre coltivazioni anche biologiche. Mah! tale divieto
permane però SOLO fino alla predisposizione di piani regionali che regolino la
coesistenza (quando le regioni stesse ed il mondo ambientalista, dichiarano la
coesistenza impossibile).
Se qualcuno fosse interessato sarebbe importante:
- essere informati ed informare
- creare un gruppo di pressione di consumatori, potrebbe essere utile
l’iscrizione ad un forum di prossima apertura (se si rileva interesse in tal
senso)
- stimolare l’attivazione di un punto di convergenza tra le richieste di
trasparenza dei consumatori e la grande distribuzione (Conad, Carrefour, Coop,
Natura Sì, CAAB ......). Legambiente e WWF sono interessati in tal sento e tu?



Difficile trovare studi di ricercatori indipendenti che evidenzino la tossicità
degli ogm in quanto tale esclusività di ricerca e verifica spetta alle
multinazionali. Comunque possono essere utili alcune note, per chi volesse
rendersi conto dei rischi a cui stiamo andando in contro.
NON E’ SUFFICIENTE LA RICERCA CONDOTTA DALLE MULTINAZIONALI
Uno dei pochi studi indipendenti sulla tossicità degli ogm è dell’Università di
Pavia (Marco Biggiogera) e quella di Urbino (Manuela Malatesta). Con scarsi
finanziamenti, ora del tutto cessati, e il supporto dell'Istituto
zooprofilattico dell'Umbria e delle Marche, questi ricercatori hanno pensato di
condurre un semplice esperimento che, quando hanno cominciato cinque anni fa,
pochissimi altri avevano fatto: nutrire topi con cibo normale e geneticamente
modificato. I risultati non sono però stati quelli che si ritenevano scontati.
In alcuni organi, in particolare nel fegato, nel pancreas, nei testicoli degli
animali, i ricercatori hanno notato «modificazioni». Cambiamenti visibili solo
al microscopio elettronico, non alterazioni gravi, o segni di malattia, che
tuttavia sorprendono e preoccupano, visto che in teoria non dovrebbero essere
presenti.
Si trova un resoconto su http://www.greenplanet.net/Articolo9833.html .
Gianni Tamino, biologo all’Università di Padova, conferma <<ci sono altri dati
che attestano modifiche nelle strutture delle cellule e dei tessuti in seguito
all’assunzione di alimenti ogm>> e <<gli studi non possono essere fatti dopo
che tali alimenti sono già largamente utilizzati, invece oggi avviene proprio
questo>>.
Le autorizzazioni finora fornite dall’Unione Europea all’immissione in
commercio di ogm si sono basate sul concetto di sostanziale equivalenza,
smentito dagli studi dell’Inran e da altri esperimenti precedenti. Quelle
autorizzazioni vanno revocate.
Ciao Angela Donati

//////////////////////

OGM - ATTENZIONE !!! FANTAPOLITICA ? no, purtroppo è realtà !!!
NONOSTANTE LE DICHIARAZIONI DI COESISTENZA IMPOSSIBILE, LE REGIONI ITALIANE
FANNO LEGGI PER CERCARE DI REGOLAMENTARLA !!!
OGM IN CAMPO APERTO COLTIVATI VICINO ALLE ALTRE PIANTE ALIMENTARI:
LA SVIZZERA CON UN REFERENDUM DECIDE UNA MORATORIA DI 5 ANNI.
ANCHE IN ITALIA E’ PREVISTA UNA MORATORIA, MA SOLO FINO AL 31 MARZO 2007 !!!
cioè fino all’elaborazione delle linee guida che vorrebbero regolamentare la
coesistenza in campo aperto nonostante si continui a dichiarare che la
coesistenza è impossibile.
Consumatori attenzione, ci troveremo gli ogm nel piatto senza saperlo perchè
non possono di certo bastare delle leggi per impedire alla natura di fare il
suo corso, agli insetti di percorrere chilometri contaminando con
l’impollinazione ....... e il vento ...........
Alla Coldiretti serve porre un interrogativo: dopo l’apertura agli ogm
coltivati in campo aperto, vista la reale impossibilità di contenere la
contaminazione, come risulta chiaro dalle esperienze descritte, come sarà
possibile continuare a parlare di prodotti di qualità Made in Italy?!
Dopo la chiusura dei moderni e produttivi zuccherifici italiani su indicazione
dell’Unione Europea, nei supermercati da mesi si vende zucchero tedesco
........... E’ questo il modo di salvaguardare gli agricoltori italiani ed i
lavoratori del comparto di trasformazione, in quanto non tutti potranno essere
riconvertiti ?!
I dati Cedab, censiti da chi è troppo in stretto contatto con le multinazionli,
non ci convincono. Che ne pensate di dare vita ad un gruppo di pressione
informativa dei consumatori?
Ciao Angela Donati

da greenplanet
http://www.greenplanet.net/Articolo16948.html
http://www.greenplanet.net/Articolo17024.html
http://www.greenplanet.net/Articolo17023.html
http://www.greenplanet.net/Articolo17022.html
http://www.greenplanet.net/Articolo17001.html
http://www.greenplanet.net/Articolo16953.html

RISO OGM (VARIETA’ LL601) MAI SOTTOPOSTA AD ESAMI PER VERIFICARNE LA SICUREZZA
PER IL CONSUMO UMANO E’ STATA TROVATA SUGLI SCAFFALI DI ALCUNI SUPERMERCATI
DELLA CATENA TEDESCA ALDI ......... E IN ITALIA ???
La Coalizione contro i pericoli derivanti dalla Bayer inoltra una lettera
aperta alla European Food Safety Authority (EFSA – Autorità Europea per la
Sicurezza del Cibo) con sede a Parma, esprimendo preoccupazione per la
richiesta della Bayer di approvazione all’introduzione sul mercato europeo del
riso LL62.
<<......Negli Stati Uniti un tipo di riso geneticamente modificato simile,
denominato LL601, è stato ritrovato in campioni di forniture destinate al
consumo umano. La Bayer ha condotto esperimenti in pieno campo della varietà
LL601 tra il 1998 e il 2001, ma non è chiaro come sia avvenuta l'attuale
contaminazione. Come la varietà LL62, questo riso è resistente al diserbante
Liberty Link prodotto dalla Bayer. La varietà LL601 non è mai stata sottoposta
ad esami per accertarne la sicurezza nei confronti del consumo umano che non è
dunque mai stato autorizzato da parte delle autorità preposte.
Ciononostante il riso LL601 è ora entrato nel settore degli alimenti venduti al
dettaglio nell'Unione Europea ed è apparso sugli scaffali di alcuni
supermercati della catena tedesca Aldi. Quindi dopo oltre 10 anni di
esperimenti l'industria delle biotecnologie ancora non riesce a garantire la
coesistenza degli alimenti geneticamente modificati con quelli non
geneticamente modificati. Questo incidente dimostra che il rischio collegato
con gli alimenti geneticamente modificati non è controllabile nel lungo
periodo. La valutazione di rischio ambientale e i piani di controllo della
Bayer per il riso LL62, non danno sufficiente importanza alla possibilità che
questi organismi geneticamente modificati vengano accidentalmente sparsi nel
Sud dell'Europa dove questo riso potrebbe dunque crescere e contaminare
raccolti non geneticamente modificati.>> ........

I TEDESCHI (E GLI SVIZZERI) (E I FRANCESI) MANGIANO RISO OGM
C'è da morire dalle risaie. I chicchi illegali «firmati» Bayer, vietati
dall'Unione europea, sono già nella catena alimentare. E i consumatori
continuano a fare da cavie
ANALISI RIVELANO LA PRESENZA IN FRANCIA DI UNA VARIETÀ DI RISO OGM AMERICANO
VIETATO ANCHE NEGLI USA

LE AUTORITA' BRITANNICHE "COPRONO" IL RISO OGM USA
La stampa inglese denuncia: le autorità governative danno semaforo verde ai
supermercati per vendere riso OGM illegale
<<I documenti di cui l’Independent ha potuto prendere visione dimostrano che
dieci giorni fa la Food Standards Agency ha rassicurato le maggiori imprese di
trasformazione e distribuzione che non avrebbe loro imposto il ritiro dagli
scaffali del riso, mentre dichiarava al pubblico che mai avrebbe consentito la
circolazione del riso incriminato.>
...... L'agenzia sostiene che il riso modificato non rappresenta una
preoccupazione per la sicurezza e sta consigliando i consumatori che avessero
in casa del riso di continuare a mangiarlo.
Ma alcuni scienziati, al contrario, sostengono che ci sono motivi che
giustificano “preoccupazioni per la potenziale allergenecità del prodotto”.
....... Clare Oxborrow, responsabile della campagna OGM per Friends of the
Earth, ha detto: "La scoperta di ingredienti OGM illegali è molto preoccupante.
La Food Standards Agency ha mancato di attivarsi per identificare e far
ritirare gli alimenti contaminati, quindi è probabile che più riso illegale
raggiungerà i piatti di ignari consumatori.”
"Invece di tenere sotto tono questo caso di contaminazione e di rinviare il
proprio intervento, l’agenzia dovrebbe prendere misure urgenti per impedire la
vendita nei nostri negozi di prodotti OGM illegali.>>

QUANDO LA NOTIZIA È GENETICAMENTE MODIFICATA
"Bufale OGM come il Cedab, longa manus del biotech, che serve news precotte per
tutti i media compiacenti"
<<Incredibile ma vero. Il nostro paese, culla della tradizione alimentare di
qualità, in cui già 14 regioni e più di 2300 comuni si sono dichiarati ogm
free, non vedrebbe l'ora di mettere in tavola cibi geneticamente modificati. A
rivelarlo è Patrick Trancu, coordinatore del Cedab, centro di documentazione
sulle agrobiotecnologie. Una notizia davvero rilevante, proprio mentre in mezza
Europa dilaga il riso OGM.
....................
Resta solo da ricordare che il Cedab, di cui Patrick Trancu è coordinatore, è
finanziato da Croplife, associazione che riunisce le maggiori multinazionali
dell'agrobiotech, da Monsanto a Bayer a Dupont; e che lo stesso Trancu è anche
titolare della TT&A, agenzia di comunicazione che dal 1996 ha fra i propri
migliori clienti la multinazionale Monsanto.
Insomma, perché continuare a chiedere all'oste se il suo vino è buono?>>.

LA COMMISSIONE STATO REGIONI PROPONE LA MORATORIA
<<....sarà la creazione di un gruppo di lavoro, che, entro la fine di marzo,
dovrà elaborare le nuove linee guida per la coesistenza tra gli ogm e le
semenze tradizionalmente usate in agricoltura.
........... l'obiettivo è, e rimane, la messa al bando di tutti gli organismi
geneticamente modificati, ma alla luce dell'impossibilità di porre divieti
assoluti alla semina, verrà fatto tutto il possibile per porre dei paletti
importanti alla coesistenza, in modo tale da rendere gli ogm di fatto
inutilizzabili". Il secondo passaggio, che ha ottenuto il via libera da parte
della conferenza delle regioni, ha riguardato la moratoria per la semina di
organismi geneticamente modificati prima dell'elaborazione definitiva delle
linee guida.
..................
COLDIRETTI: BENE LA MORATORIA PER PREPARARE UNA SOLUZIONE STRUTTURALE
La positiva richiesta di moratoria formulata dalle Regioni per impedire le
coltivazioni di organismi geneticamente modificati (OGM) deve essere utilizzata
per individuare soluzioni strutturali a livello comunitario per proteggere
l’agricoltura nazionale dai rischi di contaminazione. E’ quanto afferma la
Coldiretti nel commentare l’importante documento sugli Ogm presentato dagli
Assessori Regionali all’agricoltura che prevede in Italia una moratoria alla
coltivazione di Ogm fino al 31 marzo 2007, per valutare la compatibilità tra
gli organismi geneticamente modificati e l'agricoltura biologica.
Occorre utilizzare il tempo disponibile - sottolinea la Coldiretti - per
garantire certezze alle imprese e ai consumatori ed evitare di compiere danni
irreparabili alla salute dei cittadini, all’ambiente e alle potenzialità di
sviluppo dell’agroalimentare Made in italy.>>

Sabato, 22 Settembre, 2007 - 13:51

50° Oscar dell'imballaggio

Al 50° Oscar dell’imballaggio


Scatole più leggere, vaschette più sottili, sacchetti con minore uso di materiale. Sono queste alcune soluzioni di packaging appena premiate dall'Istituto Italiano Imballaggio e dal Conai, Consorzio Nazionale Imballaggi.
Pensate che a volte l'involucro di un prodotto è il 95% del suo volume.
Per questo Giancarlo Longhi, direttore generale del Conai, dice che "non di puro marketing si tratta". L'imballaggio dei prodotti infatti è il primo passo per ottimizzare l'impatto ambientale dell'intero ciclo produttivo e di recupero dei materiali.
"Negli ultimi 10 anni - continua Longhi - il peso e lo spessore degli imballaggi si e' ridotto in misura consistente (lattine di alluminio meno 9%, scatolette di acciaio meno 30%, bottiglie in plastica da 45 a 30 grammi) e l'uso di materiali da riciclo ha raggiunto livelli molto elevati: nel settore cartario, ad esempio, la fibra di riciclo rappresenta il 90% della materia prima per imballaggi in cartone ondulati".
Per la cronaca, i premi della cinquantesima edizione dell’Oscar dell'Imballaggio se li sono aggiudicati Seda Italy per l'Ice-coffee container, Collistar per il flacone della crema anticellulite, Coop Italia per le eco-confezioni dell'ammorbidente, Nuova Pansac per un sacco industriale di basso spessore, Assograph Italia e Bticino per due imballi monomateriale (più facili da riciclare).
Alcune menzioni speciali sono giunte infine alle aziende che hanno saputo coniugare ottimo packaging ed originalità.
In tema di design, per esempio, alla Cartografia Posterla per la nuova confezione-regalo del Veuve Cliquot Chic, che dopo l’apertura diventa un comodo secchiello da ghiaccio.
Per la sicurezza dell’imballo a Deles Imballaggi, per aver miglirato le prestazioni di isolamento termico dei farmaci durante il trasporto, con Temperature Controlled Pack.
Dai salumi alle creme di bellezza, confezioni regalo e bevande. Nessuna categoria è esclusa dalla sana competizione all’imballaggio più eco.

Redazione Ambiente

www.lifegate.it

Lunedì, 17 Settembre, 2007 - 11:50

12-13 settembre 2007: cambio di rotta!

Il clima sta cambiando, è un fatto. Le Nazioni Unite ne hanno già preso atto, l'Europa sta correndo ai ripari. Con la Conferenza Nazionale del 12 e 13 settembre tocca anche a noi cambiare strada. Finalmente.
  
fonte: www.lifegate.it
 
 Sarà la sede FAO di Roma ad ospitare, il 12 e 13 settembre 2007, la Conferenza Nazionale sui Cambiamenti Climatici, promossa dal Ministero dell'Ambiente, della Tutela del territorio e del Mare, e organizzata da APAT (Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i Servizi tecnici), insieme alle agenzie locali Arpa e Appa.
In piena armonia con lo spirito della Conferenza, l'evento è interamente a Impatto Zero, così come le sessioni di preparazione che si sono svolte dal 21 giugno in tutta Italia.
Questo incontro rappresenterà la fase culminante di un percorso a più tappe, iniziato il 21 giugno, che ha visto approfondire, in diverse sedi, varie tematiche, tra cui desertificazione, erosione delle coste, scioglimento dei ghiacciai, siccità.
Obiettivo principale della conferenza è prevenire e limitare i danni provocati dai cambiamenti climatici, attraveso strategie di mitigazione (azione sulle cause; es: riduzione della CO2 in atmosfera) e adattamento (azione sugli effetti), come già proposto da tempo nei diversi rapporti IPCC.
I temi saranno affrontati sia dal punto di vista scientifico che, soprattutto, socio-economico, con particolare attenzione al nuovo, importante ruolo politico che giocheranno istituzioni ed enti locali, ed alle opportunità che il cambiamento climatico stesso offre all'economia del nostro Paese (ad esempio nei campi dell'edilizia, della produzione di energia pulita, ecc...).
Con questo incontro, anche l'Italia, come il resto d'Europa, inizia ad affrontare il cambiamento climatico in modo diverso, a "cambiare strada".
Ora si tratta di seguire quella giusta.
Chiara Boracchi
 

Venerdì, 14 Settembre, 2007 - 13:03

REFERENDUM CONTRO GLI OGM

REFERENDUM CONTRO GLI OGM
E LEGGE POPOLARE PER LA SOVRANITA' ALIMENTARE
Intervengono:

Gianni Cavinato, pres. naz. ACU &ndash; associazione Consumatori Utenti

Gianni Fabbris &ndash; coordinatore naz. Altragricoltura Foro Contadino

Nino Paparella &ndash; pres. Naz. ICEA Istituto per la Certificazione Etica
e Ambientale

--
Forum di discussione della Rete del Nuovo Municipio
http://www.nuovomunicipio.org - forum@liste.nuovomunicipio.org
Iscrizione: forum-subscribe@liste.nuovomunicipio.org
Cancellazione: forum-unsubscribe@liste.nuovomunicipio.org




Crescono le adesioni di organizzazioni, istituzioni e personalità al
comitato promotore delle leggi popolari per la dignità di chi produce
e consuma il cibo, fra le ultime quelle della sezione italiana del
Contratto Mondiale dell&rsquo;Acqua, di Alex Zanotelli, di Francuccio
Gesualdi, di Medicina Democratica, della Rete del Nuovo Municipio, di
diversi Comuni della Rete dei Comuni Antitransgenici, di Megachip
(l&rsquo;Associazione di cui è presidente Giulietto Chiesa), di ICEA (il
più importante istituto italiano di certificazione del Biologico),
della CUB ma, soprattutto, cresce l&rsquo;adesione di numerose realtà
contadine di base, di gruppi d&rsquo;acquisto, di associazione e gruppi di
cittadini attorno cui si stanno costituendo i comitati territoriali
di raccolta delle firme.

Queste adesioni si aggiungono a quelle di Altragricoltura Foro
Contadino, dell&rsquo;ACU &ndash; associazione consumatori utenti, di Equivita,
di AM Terranova, di Agernova fra i soggetti che il 20 Luglio scorso
hanno depositato in Cassazione i testi di due leggi di iniziativa
popolare per l&rsquo;obiettivo di raccogliere centinaia di migliaia di firme.

Con la Legge per la Sovranità Alimentare i contadini e i loro alleati
indicano alle istituzioni la strada per uscire dalla pesantissima
crisi che sta investendo le campagne italiane. Nella legge si propone
alle istituzioni di assumere i principi della sovranità alimentare
come una delle chiavi possibili con cui affrontare il rilancio
dell&rsquo;agricoltura italiana, mettendo al centro gli interessi di chi
lavora la terra e di chi consuma il cibo. La Legge per la Sovranità
Alimentare, oltre che indicare principi, punta a realizzare spazi di
partecipazione democratica con le Consulte per la Sovranità
Alimentare e strumenti operativi nuovi come quelli contro il dumping,
per promuovere il ciclo corto o l&rsquo;Agenzia per la gestione dei beni
comuni e le risorse naturali in agricoltura.

La Legge che istituisce il Referendum contro gli OGM, realizza il
primo degli obiettivi della partecipazione democratica: quello di
permettere ai cittadini con il voto di decidere sull&rsquo;introduzione
degli ogm in Italia. La normativa europea prevede la consultazione
popolare prima che gli ogm, sia pure nella forma della coesistenza,
vengano definitivamente liberalizzati nella produzione. E&rsquo; arrivato
il momento che il parlamento italiano, in ottemperanza al dettato
normativo del legislatore europeo, convochi, con apposita legge, il
referendum perché su questo tema così delicato i cittadini possano
esprimersi per far valere i loro interessi contro le pressioni delle
lobbies nazionali e internazionali del transgenico.

INFO: 3351336977

Mercoledì, 22 Agosto, 2007 - 11:12

con l'EXPO nuove aree edificabili: e il controllo?

Leggo che l'assessorato al territorio, Masseroli, ha lanciato l'ultima iniziativa titolata, in modo quasi roboante e fortemente promettente, i cittadini milanesi diventano urbanisti. Si legge che la programmazione della città sarà oggetto di una partecipazone della città al programma di urbanizzazione e di edificazione. Alcune perplessità mi sorgono a riguardo: sono forti perplessità e penso che l'assessorato debba alcune spiegazioni in merito. Spiego il perchè di questa affermazione. Credo che questo enunciato di buone intenzioni strida con alcune decisioni che sono state già definite dall'assessorato al territorio e che progettano uno sviluppo urbanistico soggetto fortemente a un incremento delle aree edificabili, a discapito di zone definite come "agricole", in occasione dell'EXPO 2015. Penso che la macchina degli affari edilizi in attesa del grande evento si sia messa in moto, a discapito della cittadinanza e degli organi elettivi, come i consigli di zona e lo stesso consiglio comunale, che non potranno partecipare, controllare, indirizzare i lavori di costruzione e di edificazione. Non solo ma i criteri di intervento edilizio non saranno mai statuiti dalla rappresentanza politica, nè discussi preventivamente: non esisterà per l'occasione nessun tipo di regolamento edilizio e urbano di programmazione del territorio, in quanto gli stessi diritti di edificazione saranno a carico del proprietario delle aree vendibili e trasferibili all'acquirente.
Leggo a proposito su Repubblica del 4 giugno a firma di Stefano Rossi:
"Finita l´Expo, il contratto prevede che i proprietari presentino un piano attuativo «atto alla valorizzazione delle aree» con quasi assoluta libertà di azione, come si legge nella relazione al consiglio generale della Fondazione Fiera: «Un mix funzionale libero, con esclusione delle attività insalubri». I proprietari avranno anche il diritto di vendere le aree: diritti e obblighi saranno trasferiti con la proprietà all´acquirente. E' chiaro che l'edificabilità e la procedura di edificazione, il progetto stesso, sarà oggetto di transazione privata tra le parti contraenti: la cittadinanza, i consigli di zona e lo stesso consiglio comunale non avranno più alcuna possibilità di intervenire nella fase esecutiva e definitiva dei progetti. Sufficiente è solamente il fatto che sia tutto indirizzato alla realizzazione funzionale del grande evento dell'EXPO 2015. E', questa, a parere del sottoscritto un'eccezione che detta un precedente inquietante per il futuro dello sviluppo urbano della nostra città: ma soprattutto per il futuro coinvolgimento democratico della cittadinanza nelle scelte che riguardano l'amministrazone del territorio in un'ottica di condivisione e di definizione di un progetto sostenibile a livello umano e sociale. Credo che si tratti di una reale svendita di territori ai privati e di un affidamento della città e delle sue dimensioni alle volontà dei privati, che assumeranno una logica tutta imprenditoriale nell'assumere certe scelte che chiaramente non saranno avvertite come collettive e, quindi, condivisibili dalla cittadinanza e dalle istituzioni consiliari.
Se questo è il primo atto decisionale conseguente alle buone intenzioni espresse penso che siamo totalmente sulla strada sbagliata, anzi fuorviante.
Un caro saluto
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Lunedì, 23 Luglio, 2007 - 14:28

L’OZONO NON VA IN VACANZA

Le insidie di un inquinante spesso sottovalutato

www.chiamamilano.it

In estate uno dei problemi principali che legano le condizioni climatiche alla presenza di inquinanti in atmosfera è quello della formazione di ozono troposferico. Le condizioni favorevoli alla comparsa di questa sostanza laddove non dovrebbe essere presente se non in minime quantità, ovvero nei bassi strati dell’atmosfera, sono tre: il forte soleggiamento, le temperature elevate e la scarsa ventilazione. Tali condizioni favoriscono infatti una serie di reazioni chimiche tra alcuni inquinanti, quali gli NOX o ossidi di azoto, direttamente immessi in atmosfera dalle attività antropiche e l’energia solare che raggiunge la superficie terrestre.
Questi fattori fanno sì che l’andamento tipico della concentrazione di ozono in un giorno d’estate presenti un picco proprio in corrispondenza delle ore più calde in cui il soleggiamento è maggiore, mentre tenda a diminuire di notte.  Numerose ricerche confermano poi un trend positivo dei livelli di fondo dell’ozono troposferico negli ultimi decenni in tutto l’emisfero settentrionale. Una di queste illustra come il gas, fino a quel momento pressoché costante nei bassi strati dell’atmosfera, abbia iniziato ad aumentare già agli inizi del diciannovesimo secolo, per poi mantenere questa tendenza fino ai giorni nostri.
Gli effetti nocivi su materiali e salute umana sono ormai ben noti: quanto ai primi le maggiori conseguenze non si hanno tanto sui beni di valore storico e culturale esposti agli agenti atmosferici, bensì su quelli conservati nei musei, negli archivi e nelle librerie, a causa dell’aggressività dell’ozono soprattutto nei confronti delle fibre tessili e cellulose, dei pigmenti e dei coloranti. Le ripercussioni sulla salute delle persone si manifestano invece mediante irritazioni delle mucose con bruciore agli occhi, alla gola, reazioni infiammatorie delle vie respiratorie, fino a livello polmonare, anche per interazione con altri agenti irritanti. L’impatto sull’organismo umano dipende tuttavia da tre fattori che sono la concentrazione, la durata dell’esposizione e l’intensità dell’attività fisica durante l’esposizione al tossico.
In Italia il problema dell’inquinamento da ozono passa però troppo spesso in secondo piano e non gode della stessa attenzione che le pubbliche amministrazioni e gli organi di informazione dedicano ad altri tipi di contaminazione come quella da particolato in sospensione (PM 10 e PM 2.5). L’esempio di altri paesi europei  insegna come misure assai più specifiche e mirate potrebbero invece essere adottate per combattere in modo più efficace questo tipo di inquinamento. Fino ad oggi in Italia la normativa vigente fissa due soglie di concentrazione (soglia di informazione e soglia di allarme), oltre le quali occorre adottare dei provvedimenti informativi e operativi di tutela della salute umana e dell’ambiente. Questa rappresenta tuttavia la sola azione intrapresa contro il problema ozono e alla luce di ciò risulta allora chiara l’importanza di realizzare al più presto anche nel nostro paese interventi mirati per tentare di affrontare il problema di un inquinante dannoso, ma sottovalutato, quale è l’ozono.

Pamela Turchiarulo e Andrea Taverna
OMD - Osservatoprio Meteo Duomo

Lunedì, 23 Luglio, 2007 - 14:06

In Germania il Tempio del risparmio energetico

In Germania il Tempio del risparmio energetico
EnerGon, la più grande Passivhaus del mondo che consente un risparmio
energetico dell&rsquo;80% rispetto ad un edificio tradizionale

Si potrebbe definirlo il &ldquo;tempio&rdquo; del risparmio energetico. Si tratta
di EnerGon, il più grande edificio amministrativo al mondo realizzato
nello standard &ldquo;Passivhaus&rdquo;e diventato in Germania l&rsquo;emblema del
progetto di abbandono del nucleare.

EnerGon sorge nella cittadina di Ulm, la regione tedesca del Baden-
Württemberg. L&rsquo;ultimazione dei lavori è avvenuta ad ottobre del 2002,
mentre agli inizi del 2003 ha avuto luogo l&rsquo;inaugurazione.
L&rsquo;importante esperimento, una Passivhaus che consente un risparmio
energetico dell&rsquo;80% rispetto ad un edificio tradizionale, è stato
finanziato dalla Software AG Stiftung, società informatica tedesca
con sede a Darmstadt.

L&rsquo;edificio, a forma di triangolo, si estende su una superficie di
7mila metri quadrati distribuiti su cinque piani, spazio in grado di
ospitare fino a 420 persone. Gli autori del progetto, Stefan Oehler e
Barbara Faigle, hanno effettuato uno studio rigoroso e dettagliato
per raggiungere l&rsquo;obiettivo del massimo risparmio energetico: pareti
esterne con angoli rotondi, facciate per il 44% in vetro, volumi
compatti degli uffici, un sistema di isolamento che consente
l&rsquo;accumulo di aria calda d&rsquo;inverno e fresca d&rsquo;estate senza
dispersione di calore, e pannelli solari sul tetto.

Un tetto quasi interamente in vetro consente l&rsquo;illuminazione naturale
di un atrio che si estende su una superficie di 430 metri quadrati.
I muri esterni, in parte realizzati in legno, hanno uno spessore di
60 centimetri. Finestre con doppi vetri consentono il passaggio della
luce e del calore solari.
Grandissima attenzione è stata riservata anche al sistema di
riscaldamento: l&rsquo;aria esterna viene sia riscaldata che raffreddata
sotto terra e poi ridistribuita nel palazzo.
Questo il suo percorso: viene aspirata all&rsquo;interno di una
canalizzazione, attraversa un tunnel di cemento e poi viene spinta
nel sottosuolo alla profondità di 100 metri dove la temperatura
rimane costante per tutto l&rsquo;anno (12 gradi circa). Ritornando in
superficie, viene riscaldata per mezzo di scambiatori di calore o
anche dal caldo generato dagli stessi computer o occupanti
dell&rsquo;edificio. Il percorso dell&rsquo;aria termina con l&rsquo;espulsione nel
palazzo attraverso apposite bocchette fissate negli uffici. Lo stesso
meccanismo avviene per la generazione di aria fredda; cambia solo la
temperatura, che viene regolata dalla circolazione di acqua fredda o
calda nei muri o nei soffitti.
In vista del risparmio energetico sono state anche concepite le
lampade degli uffici, che si regolano in base alla luce naturale e si
spengono automaticamente quando le stanze rimangono vuote.

Tutti accorgimenti che fanno dell&rsquo;EnerGon l&rsquo;emblema dello
schieramento della Germania contro l&rsquo;energia nucleare. Ricordiamo, a
questo proposito, che quattro anni fa il cancelliere tedesco Gerhard
Schröder, sotto la spinta degli ecologisti, ha deciso che entro il
2025 l&rsquo;energia nucleare sarà definitivamente abbandonata con la
chiusura delle 19 centrali nucleari del paese; e lo scorso novembre è
stata chiusa la prima, quella di Stade, nelle vicinanze di Amburgo.
Nel frattempo, lo Stato si impegna a finanziare, mediante appositi
sussidi o detrazioni fiscali, risorse energetiche alternative come
quella solare o eolica.

La decisione ha suscitato non poche polemiche, nonché tensioni
all&rsquo;interno dello stesso Partito Social Democratico: il ministro per
l&rsquo;Ambiente Jürgen Trittin vorrebbe promuovere maggiori sussidi per
l&rsquo;energia rinnovabile, mentre il ministro dell&rsquo;Economia e del Lavoro
Wolfgang Clement teme che ciò comporti una penalizzazione sul fronte
economico sia per l&rsquo;industria che per i consumatori. Lo scorso
dicembre i due sono giunti al compromesso di ridurre gradualmente gli
aiuti statali, ma nel frattempo Trittin si è impegnato in una
campagna contro il diossido di carbonio compilando una lista in cui
sono elencati più di 2.600 località che hanno l&rsquo;obbligo di ridurne le
emissioni dell&rsquo;1,5% all&rsquo;anno fino al 2007.
La realizzazione della Passivhaus di Ulm è costata circa 12,7 milioni
di euro, più o meno la stessa cifra che richiede un edificio normale,
con la differenza che il risparmio energetico offerto dall&rsquo;EnerGon
compensa abbondantemente i costi di costruzione. Secondo quanto
dichiara Lars Borghaus, un dirigente della Software AG Stiftung,
riscaldamento e aria condizionata nella Passivhaus di Ulm hanno un
costo di un euro l&rsquo;anno per metro quadrato, contro i tre-quattro per
un edificio tradizionale.

--
Forum di discussione della Rete del Nuovo Municipio
http://www.nuovomunicipio.org - forum@liste.nuovomunicipio.org
Iscrizione: forum-subscribe@liste.nuovomunicipio.org
Cancellazione: forum-unsubscribe@liste.nuovomunicipio.org

Giovedì, 19 Luglio, 2007 - 14:34

Associazione Il Giardino degli Aromi onlus (Milano, MI)

Associazione Il Giardino degli Aromi onlus (Milano, MI)
Siamo a Milano, all'interno del parco dell'ex o.p. Paolo Pini e disponiamo di una grande serra e di un appezzamento di terreno di ca. 5.000 mq dove produciamo e coltiviamo piante aromatiche, officinali e orticole. Vendiamo sia piante in vaso sia erbe fresche ed essiccate. Inoltre produciamo prodotti con le erbe essicctae (pot-pourri, cuscini del benessere, oli aceti e sali aromatizzati, ecc.) per finanziare le nostre attività di ortoterpia a favore di persone svantaggiate.
di Luisa Maggioni
Ippocrate 45
Milano 20161, MI

Telefono: 0266203319
Cellulare: 3205795295
Fax: 0266203319
Sito web: http://olinda.org

Luogo e orari di vendita: 

Orario di vendita: tutte le mattine, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 13

Non sono coltivatore diretto.

Metodo di coltivazione:

Biologico autocertificato
Giovedì, 19 Luglio, 2007 - 14:27

Al 50° Oscar dell’imballaggio

Al 50° Oscar dell’imballaggio 
www.lifegate.it

--------------------------------------------------------------------------------
 
 Scatole più leggere, vaschette più sottili, sacchetti con minore uso di materiale. Sono queste alcune soluzioni di packaging appena premiate dall'Istituto Italiano Imballaggio e dal Conai, Consorzio Nazionale Imballaggi.
 
 
 Pensate che a volte l'involucro di un prodotto è il 95% del suo volume.
Per questo Giancarlo Longhi, direttore generale del Conai, dice che "non di puro marketing si tratta". L'imballaggio dei prodotti infatti è il primo passo per ottimizzare l'impatto ambientale dell'intero ciclo produttivo e di recupero dei materiali.

"Negli ultimi 10 anni - continua Longhi - il peso e lo spessore degli imballaggi si e' ridotto in misura consistente (lattine di alluminio meno 9%, scatolette di acciaio meno 30%, bottiglie in plastica da 45 a 30 grammi) e l'uso di materiali da riciclo ha raggiunto livelli molto elevati: nel settore cartario, ad esempio, la fibra di riciclo rappresenta il 90% della materia prima per imballaggi in cartone ondulati".
Per la cronaca, i premi della cinquantesima edizione dell’Oscar dell'Imballaggio se li sono aggiudicati Seda Italy per l'Ice-coffee container, Collistar per il flacone della crema anticellulite, Coop Italia per le eco-confezioni dell'ammorbidente, Nuova Pansac per un sacco industriale di basso spessore, Assograph Italia e Bticino per due imballi monomateriale (più facili da riciclare).
Alcune menzioni speciali sono giunte infine alle aziende che hanno saputo coniugare ottimo packaging ed originalità.
In tema di design, per esempio, alla Cartografia Posterla per la nuova confezione-regalo del Veuve Cliquot Chic, che dopo l’apertura diventa un comodo secchiello da ghiaccio.
Per la sicurezza dell’imballo a Deles Imballaggi, per aver miglirato le prestazioni di isolamento termico dei farmaci durante il trasporto, con Temperature Controlled Pack.
Dai salumi alle creme di bellezza, confezioni regalo e bevande. Nessuna categoria è esclusa dalla sana competizione all’imballaggio più eco.
Redazione Ambiente
 

Giovedì, 19 Luglio, 2007 - 14:24

Hanno detto di Tutto Bio 2007

Hanno detto di Tutto Bio 2007Le recensioni della tredicesima edizionewww.biobank.it

La bibbia del biologico
Non tutto, ma sicuramente di tutto.
Volete scoprire i negozi bio della vostra città, o preferite acquistare comodamente seduti alla scrivania in uno dei 79 siti di e-commerce bio?
Cercate una mensa biologica per i vostri bambini o invece un ristorantino per una bio-cena romantica?
Questo ed altro ancora sull’edizione 2007 dell’ormai classico Annuario del biologico Tutto Bio.
Modus Vivendi, marzo 2007

“Buono, pulito, giusto”
“C’è tutto ciò che secondo il nostro giudizio è legato al buono, al pulito e al giusto”.
Spiega così, in estrema sintesi, Rosa Maria Bertino, coautrice del volume insieme a Achille Mingozzi, i contenuti della tredicesima edizione di Tutto Bio, Annuario del biologico.
Più che una guida dettagliatissima ed esauriente della produzione, del commercio e della filosofia delle produzioni biologiche in Italia, quasi un fenomeno partito a Forlì 13 anni fa ed ancora ben saldo nell’ambito di un settore - quello delle produzioni agricole biologiche, appunto - che per quanto relegato in una nicchia (intorno all’1,5 per cento della produzione agricola nazionale) si configura per molti, tra cui gli stessi autori, come “una goccia che contiene il futuro”.
Elide Giordani, La Voce di Romagna, 19 febbraio 2007

Il biologico piace sempre di più -I dati del settore in “Tutto Bio 2007”
Nove mense scolastiche, un ristorante, una gelateria, una pizzeria da asporto, una ditta di catering,
cinque negozi e un supermercato. Ecco in sintesi la mappa geografica dei luoghi
dove acquistare e gustare prodotti biologici a Forlì e nei centri del comprensorio.
E’ uno dei numerosissimi dati che si ricavano dal Tutto Bio 2007, annuario del biologico italiano appena uscito per le edizioni Egaf.
Fabio Gavelli, Il Resto del Carlino, 14 febbraio 2007

Il biologico in Italia, una guida per tutti
Tutto Bio è una guida indispensabile che presenta tutto il mondo del biologico, segue l’evoluzione del settore, capta i cambiamenti in atto, registra variazioni e trend delle varie tipologie di operatori ed elabora le statistiche Bio Bank.
A tal proposito, il rapporto Bio Bank 2007 vede l’Emilia-Romagna, la Lombardia e la Toscana come regioni leader del biologico.
Caterina Viola, La Repubblica-Salute, 15 febbraio 2007

Tutto Bio 2007, l'annuario del biologico
Questo libro è come una buona notizia che ogni anno si aggiorna.
"Bio", "etico", "ecologico", spiega, sono i tre aspetti che interagiscono e concorrono a un'offerta di prodotti vincenti, buoni, sani, puliti, giusti, che attendono solo... una scelta intelligente. La nostra.
Ed ecco venirci in soccorso questa bella guida, enciclopedica quanto basta eppur agile, che racchiude indirizzi, numeri, recapiti e informazioni utili per rintracciare tutti, ma proprio tutti i localini più ricercati e nascosti, i contadini che vendono direttamente i loro più saporosi prodotti (introvabili al supermarket), e gli agriturismi che ci consentono il sollazzo di un weekend o d'una vacanza al sole senza il timore che qualche bifolco lì vicino si metta a spruzzare pesticidi.
Perché in effetti una vita "bio" è a favore, e ce lo spiegano i contributi e gli approfondimenti di ben dieci redazioni giornalistiche, della natura, dell'ambiente, dell'equità e della salute.
(…) E come si fa allora a non essere a favore di una vita "bio"?
Bene, ecco il manuale indispensabile per viverla tutta.
Stefano Carnazzi, lifegate.it, 15 febbraio 2007

Sotto la lente “Tutto Bio” 5.500 operatori
Tutto Bio 2007, fotografa il biologico italiano dal 1993. In tredici edizioni
l’Annuario edito da Bio Bank by Egaf, ha ripreso puntualmente le varie fasi del settore: dalla lenta crescita, agli anni del boom, alla fase attuale più statica in Italia, molto dinamica sui mercati esteri.
Il tema di quest’anno “Bio, Eco, Etico, amici per la pelle” è stato sviluppato per la prima volta da una decina di giornalisti di altrettante redazioni impegnate da sempre su questi argomenti, con l’apertura di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sul Cibo buono, pulito, giusto.
Anche quest’anno gli operatori italiani censiti da Bio Bank, la banca dati del biologico, e pubblicati sulle 304 pagine dell’Annuario sono più di 5.500.
Agrisole, 9-15 febbraio 2007

Il cibo sano è una guida per star bene
Arriva Tutto Bio 2007, tredicesima edizione dell’Annuario del Biologico,
guida per usufruire al meglio di quel che offre il settore a cura di Achille Mingozzi e Rosa Maria Bertino. Oltre a fornire i dati aggiornati di 5.500 operatori in Italia, quest’anno Tutto Bio mette in evidenza il filo che lega Bio, Eco ed Etico, i tre “amici per la pelle”.
Il Venerdì, 9 febbraio 2007

Tutto Bio 2007
Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana: sono queste le tre regioni leader del biologico secondo il Rapporto Bio Bank 2007 (edizioni Egaf), appena pubblicato sulla tredicesima edizione di Tutto Bio, per il quale è stata chiesta la collaborazione anche di Carta. L'Annuario riporta informazioni aggiornate su oltre 5.500 operatori bio in Italia, dei quali quasi 1.900 legati alla vendita diretta, e le schede illustrate dei prodotti bio (aziende con vendita diretta, agriturismi, mercatini bio, Gas, negozi, ristoranti, mense bio nelle scuole, aziende del commercio equo, associazioni bio a cominciare da Aiab, libri e periodici e molto altro).
Carta, 7 febbraio 2007

Tutto Bio 2007, la Michelin etica
E’ uscita la tredicesima edizione di Tutto Bio 2007 (Egaf edizioni, 16 euro), “una voce corale sul tema bio, eco, etico, amici per la pelle”, come scrivono i curatori Achille Mingozzi e Rosa Maria Bertino. Vero e proprio annuario del settore, Tutto Bio 2007 ha un cuore fatto di notizie, con informazioni aggiornate su 5.500 operatori bio in Italia dei quali 1.900 legati alla vendita diretta, le schede dei prodotti, degli agriturismi, dei mercatini bio, dei gruppi d’acquisto. E poi ancora supermercati on line, ristoranti, associazioni, fiere.
vita.it, 29 gennaio 2007

Alimentare: Emilia, Lombardia e Toscana leader del biologico
Emilia-Romagna, Lombardia e Toscana sono le tre regioni leader del biologico secondo il “Rapporto Bio Bank 2007” pubblicato sulla 13° edizione di “Tutto Bio”, annuario specializzato edito da Egaf Edizioni di Forlì.
(…) I dati “Bio Bank” sono anche il cuore di “Tutto Bio 2007”. L’Annuario riporta informazioni aggiornate su oltre 5.500 operatori bio in Italia, dei quali quasi 1.900 legati alla vendita diretta, e le schede illustrate dei prodotti bio.
Ansa, 23 gennaio 2007

Giovedì, 19 Luglio, 2007 - 13:58

Pensare il vestito in modo ecologico

Forse nessuno ancora ha pensato quale potrebbe essere l'origine di alcune dermatiti e intolleranze a sostanze di vario genere, che si manifestano con fastidiose orticarie, spesso di grave entità. Credo che occorra pensare a un'alternativa culturale dell'abbigliamento, quello non sintetico, quello non trattato con coloranti di varia natura, quello non derivante da coltivazioni intensive di piante di cotone, quelle non derivanti dal trattamento della lana prelevata da pecore che si cibano di erbe geneticamente modificate, come avviene spesso in America Latina. Ma occorrerebbe lanciare una nuova prospettiva nella cultura della moda, nella cultura produttiva dell'abbigliamento, pensando che ci sia un patrimonio ecologico e sostenibile, un mondo competitivo che potrebbe diventare leader sulla scena economica e commerciale. Pensiamo a quello che indossiamo, informiamoci, cerchiamo di scegliere: concepisco che spesso ci siano costi più elevati nel comprare e acquistare un capo ecologicamente compatibile rispetto a un capo trattato con coloranti, a basso prezzo di produzione: ma penso che sia abbatsanza importante avviare nuove pratiche, che partano dal quodiano, dalla nostra vita giornaliera, da quello che noi possiamo scernere.

Un interessante articolo di Carnazzi di Lifegate invita a pensare ecologico nella moda e nella cultura dell'abbigliamento, lanciando un comportamento etico nel rispetto della natura e di noi stessi. Non abbiamo mai immaginato che molti nostri indumenti possano essere intollerabili per il nostro fisico nonchè per l'intero sistema ambientale e naturale, data la modalità di produzione dei medesimi.

Un caro saluto
Alessandro Rizzo

Nudi, nell'intimità 
 
--------------------------------------------------------------------------------
 
 Nudi, col cuore che batte avvolti alla persona che si ama. E poi sotto la doccia.
Pensateci bene. Sono gli unici momenti di tutta la vita in cui il nostro corpo non è coperto da un qualche indumento...  
 
 ...Che siano i pochi centimetri quadrati del costume da bagno o i pesanti pastrani in cui ci s’imbacucca goffamente d’inverno. I vestiti sono una “seconda pelle” che copre, protegge dalle intemperie, riscalda. Che sfoggiamo per motivi estetici, culturali, rituali ed edonistici. Un lembo di stoffa ci accompagna ovunque, comunque, e l’industria della moda, economicamente prepotente e appariscente in tutti i paesi ricchi, ne studia tagli, linee, colori e tendenze.

La qualità più nascosta, più segreta, eppure più importante per la nostra pelle, il nostro corpo, no; quella no, la si dimentica sempre, non viene mai presa in considerazione.
La qualità biologica.
Che significa capacità traspirante e assorbente del tessuto, coibenza, morbidezza e piacevolezza al tatto, ma soprattutto assenza di sostanze tossiche rilasciate a contatto con la pelle.
Fibre sintetiche, trattamenti chimici e colorazioni artificiali sono la norma, nell’abbigliamento moderno. Senza contare l’impatto ambientale causato all’origine dalla coltivazione intensiva delle piante richieste dall’industria tessile. In India i pastori si lamentano delle morie di pecore e capre che vanno a brucare nei campi di cotone Ogm. C’è chi dice che è colpa del fatto che sono piante transgeniche, c’è chi dice che è colpa dei pesticidi. Fattostà che sono letali. E che il 50% delle migliaia di tonnellate di pesticidi a livello globale vanno nelle piantagioni di cotone del Sud del mondo, dove regole e controlli sono labili e dove, si sospetta, vengono tollerati trattamenti molto inquinanti, proibiti nei Paesi occidentali.
A questo s’aggiunge in tutta la catena produttiva dei tessuti un campionario di trattamenti da far invidia a un petrolchimico. Secondo un’inchiesta pubblicata su “Aam Terranuova” - settembre 2002: cromo (utilizzato come mordente e colorante), nichel e cobalto (finissaggi e coloranti), formaldeide (finissaggio di stampa colorata), colophone, trietanolammaina (finissaggio), profumi sintetici, composti ammoniacali, composti di mercurio (antimicrobici), bagni di teflon (appretto e antipiega)… E ancora apteni, Apeo, Dtdmac, Dsdmac, Dhtmac, Edta…
Nulla di tutto ciò è scritto sull’etichetta dei vestiti.
In compenso ce lo si trova “impresso” sulla pelle, dato che proprio al prolungato contatto con simili sostanze s’imputa la crescente diffusione delle dermatiti allergiche da contatto. 
 
È da notare che le reazioni paiono provocate soprattutto dai colori aptenici usati per ottenere il “blu scuro”, e molta parte delle persone allergiche sembrano non tollerare proprio i capi tinti di questo colore.
Un’altra via, c’è. Un altro modo di pensare i vestiti. Non è (solo) una moda. È un grande investimento sulla qualità. Biologica.
Come per l’agricoltura biologica qualche anno fa, stanno nascendo realtà produttive e imprenditoriali volte alla ricerca delle soluzioni più naturali, aggregando realtà produttive, agricole e industriali d’avanguardia con la sensibilità per la natura. In tutte la fasi della filiera tessile, coltivazione delle piante, produzione e raccolta delle fibre, filande, produzione d’abbigliamento e imprese di apprettatura, la natura viene rispettata seguendo nuove norme produttive e nuove strade commerciali.
Il cotone è per questo la coltivazione principe, e sempre più ampie regioni nel bacino Mediterraneo sono oggi coltivate a cotone con le pratiche dell’agricoltura biologica. Certificate.
Dopo il raccolto, le fibre vengono filate e tinte esclusivamente con puro indaco e trattate con processi in linea coi dettami del più grande e rigoroso standard internazionale, l’Oeko-Tex 100, che garantisce la totale assenza di rilascio per sfregamento di sostanze tossiche. Perfino il filo per cucire, il cosiddetto cucirino, dev’essere in puro cotone, così come bottoni, cerniere e rivetti sono privi di contaminanti.
Nei capi trattati con queste tinte, il colore non è mai netto, ma questo, specialmente nel caso dei jeans, non è un difetto. Anzi. Con il lavaggio si ottiene un effetto molto apprezzato, da capo vissuto. Vivo.
È la vita, la chiave di tutto, il desiderio di riscoprire l’autentico rispetto della natura anche nel vestirsi, di sapere che anche il gesto dell’indossare un paio di jeans può essere latore di un messaggio culturale, e che sulla pelle portiamo solo la trama di una storia di armonia con l’ecosistema.

Giovedì, 19 Luglio, 2007 - 13:44

I misteri dell'aria di casa

I misteri dell'aria di casa 
www.lifegate.it
--------------------------------------------------------------------------------
 
 Gas di scarico delle auto e fumi delle caldaie: questo è lo smog, nell’immaginario collettivo. Non pensiamo mai che in ambienti come la casa e l’ufficio l’aria possa essere più inquinata di quella esterna. Invece è proprio così.  
 
 La maggior parte della popolazione urbana trascorre dal 90 al 95% del proprio tempo in luoghi chiusi, dove gli agenti nocivi possono essere molti: formaldeide da legno trattato e truciolare, composti volatili da prodotti chimici per la pulizia della casa, pollini, acari e muffe, ma anche fumo di sigaretta e gas di combustione dei fornelli.
I diversi disturbi causati dall’inquinamento indoor  sono raggruppati sotto il nome di Sick Building Syndrome (SBS): si tratta di irritazioni agli occhi, mal di testa, nausea, torpore, sonnolenza, che spariscono non appena si esce dal luogo in questione.
Alla SBS si aggiungono la Building Related Illness (BRI),  disagio legato alle sostanze contaminanti presenti negli ambienti interni, e la Multiple Chemical Sensitivity (MCS), ossia l’impossibilità di tollerare un ambiente chimico o una classe di sostanze chimiche.
Che fare, dunque, per migliorare l’aria negli ambienti chiusi ed evitare disagi per la salute? 
È sufficiente aerare le stanze almeno un’ora al giorno, usare panni elettrostatici per togliere la polvere, adoperare meno sostanze chimiche per la pulizia della casa.
E infine sfruttare le potenzialità di alcune piante, come ad esempio filodendro, aloe vera e dracena, per assorbire naturalmente gli inquinanti dell’aria (ne basta una ogni 9 mq).
 
 

Ecco altri piccoli suggerimenti e informazioni utili:

  1. Usare i sacchetti di lavanda o i trucioli di cedro per profumare gli armadi. Le palline bianche di naftalina possono provocare emicranie, nausea, sindrome da affaticamento.
  2. Scegliere mobili in legno massello italiano, il meno possibile trattati, fabbricati con legname controllato. I mobili "etnici" possono essere, infatti, trattati con sostanze chimiche (si parla addirittura di DDT…) che, oltre ad evitare formazione di funghi e proliferazione di batteri, si diffondono nell’ambiente domestico. 
  3. La stessa cosa vale per i pannelli in truciolato, tenuti insieme da colle che rilasciano, gradualmente, formaldeide nell'ambiente.
  4. Laddove non fosse possibile un ricambio naturale dell’aria si possono utilizzare dei filtri, costituiti da materiali naturali assorbenti (come i carboni attivi, che riducono le concentrazioni di inquinanti) e apparecchi condizionatori.
  5. Contro le polveri sottili, che arrivano dall’esterno attraverso la suola delle nostre scarpe e che si depositano sugli arredi, è consigliabile sfregare bene i piedi sullo zerbino prima di entrare in casa.
  6. Contro le muffe e i funghi che possono formarsi in bagno o in cucina: stendere i panni ad asciugare fuori, o con le finestre spalancate e assicurarsi che non vi siano perdite d'acqua.
  7. In ufficio, sistemare stampanti laser, fotocopiatrici, macchine termiche lontano dalle scrivanie o dagli ambienti lavorativi, o ancora in apposite stanze ventilate.
  8. Le piante come l'areca palmata, filodendri, ficus, felci, dracena, edera, dieffenbachia, capaci di assorbire forti quantità di molecole volatili nell'aria, sono utili anche per combattere le allergie da polline!
  9. Il comune "tronchetto della felicità" ha un’azione fenomenale contro la formaldeide e il benzolo (ne assorbe rispettivamente il 50 e il 52 per cento in un solo giorno).
  10. Meglio usare il meno possibile i mastici, che sono gomme o resine sciolte in solventi (toluene, xilene, pentano, nitropropano, benzene e stirene, idrocarburi), che per "funzionare" devono evaporare, rilasciando particelle chimiche nell'aria.
Insomma, bastano pochi accorgimenti per tirare un sospiro di sollievo.

Domenica, 15 Luglio, 2007 - 17:32

Monitor e consumi d'energia. Tutti i dati

Monitor e consumi d'energia. Tutti i dati 

--------------------------------------------------------------------------------
 
 L'EPA - Environmental Protection Agency, l'ente protezione ambientale Usa, detentore dello standard per l'efficienza energetica Energy Star, ha commissionato all'Università di Berkeley, California, approfondite indagini sui consumi energetici degli apparecchi da ufficio.
 
 
 Tra i dati elaborati, emerge che il consumo d'energia dei monitor dei computer varia anche a seconda dei colori, della luminosità, del contrasto impostato e, soprattutto, della quantità di luce generata.
 
La variazione è maggiore nei monitor a tubo catodico (CRT), che nei moderni schermi piatti LCD - ma pur sempre significativa ("maximum to minimum on power ranges from 118-188% in CRTs, compared to 103-108% in LCDs").
 
 
 
Fonte: Energy Analysis Department
Environmental Energy Technologies Division
Berkeley Nat.l Lab., University of California, Berkeley, USA
 
Gli effetti di luminosità, colore e contrasto sul consumo d'energia dei monitor, specificamente LCD, sono poi stati indagati più dettagliatamente da nuove ricerche. I ricercatori di ECOS Consulting hanno riscontrato con esattezza nello studio "Recommended Approach to Revising Energy Star Monitor Specification and Summary of Process to Date" che il colore bianco, rispetto al colore nero, ha un impatto sul range di potenza anche degli schermi LCD, perché uno schermo richiede più backlighting, la componente più energivora ("energy-intensive component") del monitor.
 
Dai calcoli e dalle fonti più attendibili che abbiamo selezionato, sono emersi questi risultati.
 
250 milioni di ricerche al giorno su Google
Assumendo 15 secondi per ogni ricerca, si ipotizza un totale di circa 1.000.000 ore al giorno in cui il motore di ricerca è visualizzato sui monitor di tutto il mondo
L'indice di penetrazione sul mercato dei monitor LCD è del 74% [DisplaySearch]
Un display LCD risparmia, visualizzando il nero invece che il bianco, 4 Wh; un display CRT 10 Wh. Il dato aggregato dell'universo monitor è quindi un risparmio medio di 5,5 Wh
Quindi il risparmio globale è di 5.500 megawattora al giorno.
E' quindi fondato presumere che l'impiego di un motore di ricerca nero farebbe risparmiare 2 milioni di KWh all'anno: in termini economici 200.000 euro all'anno d'energia in meno.
Secondo LifeGate questi risparmi in sé non sono significativi, il valore economico è di circa 200.000 Euro anno su tutto il pianeta.
LifeGate ha comunque sviluppato LifeGaatle, una sua versione di Google, perché anche questo, al di la dei risparmi e senza fare promesse sensazionali, contribuisce a diffondere un messaggio di attenzione all'ambiente.
 
Stefano Carnazzi

Sabato, 7 Luglio, 2007 - 14:35

Sostenibilità territoriale in Provincia

definire i termini di una efficace politica di sostenibilità globale del territorio è indispensabile disporre di dati precisi e circostanziati.
La Provincia di Milano ha realizzato per il secondo anno, in collaborazione con l'Istituto di ricerche Ambiente Italia, il Rapporto EcoSistema Metropolitano.
Un'indagine a livello comunale che indi­vidua le risposte delle amministrazioni locali alle criticità evidenziate.
Parallelamente è stato messo a punto anche il primo Rapporto di sostenibilità della provincia milanese: un'analisi a scala provinciale che prende in esame il complesso dello stato ambientale.
I risultati di questi due documenti sono complementari, vanno a comporre un quadro integrato che permette di individuare gli strumenti per definire le scelte di compensazione degli squilibri e di pianificazione ad ampio raggio.

Milano, 10 luglio 2007 ore 9.30 - Palazzo delle Stelline, Corso Magenta 61
PROGRAMMA
Ore 9.30 Registrazione partecipanti e caffè di accoglienza
Ore 9.45 Apertura lavori Pietro Mezzi Assessore al territorio e parchi, Agenda 21 della Provincia di Milano
Modera Stefania Fontana Staff assessore territorio e parchi, Agenda 21
Ore 10.00 Ecosistema Urbano: storia e prospettive Mirko Laurenti Legambiente Nazionale – responsabile progetto Ecosistema Urbano
Ore 10.15 Rapporto EcoSistema Metropolitano 2007 e Rapporto di sostenibilità 2007: sinergie e integrazioni per il sistema di diagnosi provinciale
Duccio Bianchi e Maria Berrini Istituto di ricerche Ambiente Italia
Ore 10.45 Indicatori per il Rapporto ambientale della VAS del PTCP Eliot Laniado Poliedra - Politecnico di Milano; Maria Rosa Vittadini IUAV – Venezia
Ore 11.15 Come sta il territorio della Provincia di Milano? Damiano Di Simine Presidente Legambiente Lombardia
Ore 11.30 Premiazione delle Buone pratiche ambientali nei Comuni della provincia di Milano
Ore 12.00 Dibattito
Ore 12.30 Conclusioni

Fonte: Provincia di Milano
http://www.provincia.milano.it/

Sabato, 2 Giugno, 2007 - 13:50

Costruendo edificio Via Nervesa

Giovedì il dibattito sul punto riguardante la concessione edilizia di uno stabile da erigersi nella vecchia area ormai in dismissione di autovendita e di permuta di autovetture, il cui proprietario è intenzionato a erigere.
La commissione edilizia del consiglio di zona aveva espresso in seduta del 22 maggio us un parere, presentato in seduta consiliare, che non era convergente con la reale conclusione dei lavori, che non aveva previsto un parere chiaro e delineato: il parere era favorevole.
In seduta dell'ultimo consiglio si è avuta una cospicua presenza di residenti degli stabili limitrofi, troppo limitrofi, che hanno espresso la loro opposizione alla realizzazione dello stabile, portando due elementi che sono stati funzionali e fondamentali per l'esame compiuto e completo del progetto edilizio:
- una testimoniata opposizione e critica alla realizzazione dello stabile tramite una petizione firmata da 150 persone;
- la presenza di un parere negativo espresso dalla Commissione Edilizia del Comune di Milano, in seduta 10 maggio, precedente alla commissione consiliare di zona.
Ho espresso nel mio intervento la mia forte contrarietà, immutata rispetto a quella espressa in riunione di commissione, circa il grave impatto ambientalistico che deriverebbe dalla realizzazione dello stabile, in un'area che chiaramente potrebbe essere adibita ad altri scopi, destinazioni, che possano arricchire paesaggisticamente il quartiere, in un ambito, quale quello presente, di forte presenza di alberi e di un'area verde di discreta dimensione. La realizzazione dell'edificio, pur rispettando qualsiasi tipo di normazione in materia, è chiaramente insostenibile per i residenti degli edifici vicini, posti in Corso Lodi e in Viale Bacchiglione, che avrebbero a pochi metri uno stabile di dimensione ampia e di altezza altrettanto consistente.
Noi non siamo, come consiglio, un'autorità giudiziaria, atta solamente a verificare la sussistenza e l'osservanza delle norme in materia di edificazione: chiaramente questo compito è conditio sine qua non si potebbe procedere in un progetto che risulterebbe fortemente violante le disposizioni in materia, ma non è l'unica conditio sine qua non si potrebbe esprimere comunque, a prescindere, parere negativo. Il nostro è un organo politico e su un tema, quale quello della dimensione progettuale territoriale, con tutte le dovute accortezze di uno sviluppo equilibrato e sostenibile sia dal punto di vista urbanistico, sia da quello ambientale, deve rivendicare una facoltà potestativa primaria, essendo il territorio materia di importanza assoluta e determinante per la dimensione circoscrizionale.
Ma perdipiù occorre denunciare il fatto che il parere, come ho avuto modo di esprimermi in consiglio, della commissione di zona è stato posto sequenzialmente in modo successivo rispetto al parere espresso dalla commissione edilizia del Comune di Milano. E', questo, un fatto che permette di addurre delle giustificate perplessità e quanto mai preoccupazioni profuturo, essendo la commissione zonale il primo organo istruttorio dal quale devono passare i progetti di permesso di edificazione, da cui, poi, procedere con una relativa relazione da sottoporre all'esame e al voto del consiglio di zona. Al fine di questo primo passaggio il tutto dovrebbe essere trasmesso alla prima seduta della commissione competente comunale, edilizia in questo caso, che dovrebbe, visto il parere del consiglio di zona, esprimersi sull'avvallo di dati maggiormente incisivi per una scelta adeguata e non contrastante la volontà politica del decentramento.
Così non è avvenuto. Bisogna dire che la relazione finale che è stata approvata ha provveduto a riesaminare la questione in una nuova commissione edilizia, da indire nei prossimi giorni, pena la scadenza dei termini previsti per esprimere il parere consiliare, dove poter analizzare con attenzione le motivazioni addotte dalla commissione comunale, per, poi, procedere a un rinnovo del pronunciamento. Penso che sia quanto meno necessario ravvisare quanto ancora il potere del consiglio di zona sia stato chiaramente baipassato, ossia sia stato eluso nei fatti e nella sostanza da un parere espresso precedentemente dalla commissione centrale espresso a prescindere dal pronunciamento del consiglio di zona. Il passaggio testimonia un dato di fatto precedente per altre casistiche che ledono ancora fortemente il potere del consiglio di zona, già di per sè contenuto e ristretto.
Io credo, però, che alcune dichiarazioni siano da bocciare e non ammettere: dichiarazioni avutesi durante il dibattito consiliare, che è pubblico, in cui si evinceva la volontà di assoggettare l'autorità consiliare agli interessi dei costruttori, il cui diritto di libertà di impresa non può essere eluso e condizionato da nessun tipo di intervento politico. A questo punto permettiamo che la città diventi una vera e propria babele di costruzioni selvagge, come spesso accade, dove il carattere e l'intentio prettamente "speculativa" è quanto mai palese, anche sul fatto che più costruzioni a destinazione residenziale privata determina un aumento vertiginoso del costo degli immobili, incrementando una bolla che è sulla via del collasso.
Il compito del consiglio di zona è dimensionare gli interessi esistenti e reperire una soluzione POLITICA alla questione, chiara, decisa, di indirizzo politico territoriale conveniente alla cittadinanza e alla dimensione urbanistica sostenibile della circoscrizione, senza premettere, sotto pressioni di varia natura, interessi parziali e individuali, che ledono chiaramente un percorso di espressione di un progetto che interessi la città nel suo complesso. E' pleonastico asserire che le soluzioni non sempre beneficiano tutti gli interessi presenti: ma questa è la natura della scelta che un organo politico deve sapere fare coerentemente con il suo compito e la sua funzione di provvedere alla dimensione generale e collettiva della città nel suo sviluppo sociale, economico, culturale, civico, urbano, con al centro la visione della tutela della persona, della dimensione umana e solidale, della dimensione della giustezza e dell'equilibrio con altri elementi che devono essee soggetti a tutela e a garanzia: l'ambiente, la vita quotidiana, i diritti individuali delle persone.
La maggioranza suggeriva di esprimere un parere condizionato: la condizione a un parere svilisce ulteriormente il già limitato provvedimento e la già limitata decisione del consiglio di zona, in quanto se è favorevole non verrebbe minimamente considerato dall'amministrazione comunale centrale.

Alessandro Rizzo
Presidente del Gruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 - Milano

Venerdì, 4 Maggio, 2007 - 20:21

Un concerto underground per l'ambiente

Sono lieto di sottoporre alla vostra attenzione questo importante comunicato di una particolare iniziativa promossa da Lifegate in occasione del prossimo 5 giugno, giornata mondiale dell'ambiente. Si tratta di una kermesse underground di aspiranti giovani artisti che hanno voluto destinare la propria arte a esprimere contenuti e la passione per costruire un mondo diverso, dove l'ecosistema, l'equilibrio bioclimatico e la difesa della natura siano valori imprescindibili. E' un'occasione importante per dare colore a questa nostra spesso grigia città, in punti principali della rete metropolitana, dove la vita scorre in un'incessante corsa verso mete da raggiungere, senza pausa di riflessione e senza sosta. Ascoltare, conoscere nuove linfe vitali dell'arte musicale, pensare, emozionarsi, appassionarsi: sono sentimenti reali e incisivi nell'animo umano tali per cui si possa dire che avere una futura umanità in equilibrio di uno sviluppo per l'ambiente sostenibile viene recepito sempre maggiormente come obiettivo da raggiungere e da costruire, insieme, responsabilmente e con dedizione culturale.
Per saperne di più potete contattare Lifegate, www.lifegate.it, in cui poter accedere a un modulo di iscrizione, per chi fosse interessata o interessato a prendere parte a questa splendida mobilitazione artistica, oppure potete visionare il calendario degli appuntamenti con i singoli artisti, impegnati in questo concerto metropolitano. Speriamo che la forza di questo concerto possa all'unisono scalfire molta indifferenza ancora presente nella società attuale. Occorre invertire la rotta: e chi meglio della voce libera dell'arte musicale può aiutarci.

Alessandro Rizzo

http://www.lifegate.it/lg_radio/talentipernatura

Dal "World earth day" 22 Aprile nelle più trafficate stazioni della metropolitana milanese, aspiranti musicisti selezionati suoneranno per la natura. Il progetto che si concluderà il 5 Giugno - Giornata mondiale dell'ambiente con un evento in uno dei più rinomati parchi milanesi.

DOVE SI SVOLGE

Riempiamo di verde le metropolitane
In otto diverse fermate di maggior affluenza della Metropolitana Milanese (Cairoli, Cordusio, S. Babila, Loreto, Centrale, Garibaldi, S.Ambrogio, Porta Genova), LifeGate Radio allestirà 8 piccoli palchi (Oasi Musicali), su cui si avvicenderanno aspiranti musicisti che allieteranno con la loro musica il via-vai dei cittadini.

Giovedì, 5 Aprile, 2007 - 01:12

Fidel e il futuro del mondo

RIFLESSIONI DEL PRESIDENTE FIDEL CASTRO
Più di tre miliardi di persone nel mondo condannate ad una morte prematura
Non si tratta di una cifra esagerata ma, semmai, prudente. Ho meditato molto su questo dopo la riunione tra il presidente Bush e i fabbricanti nordamericani d’automobili.
Lunedì 26 marzo la sinistra idea di trasformare gli alimenti in combustibile è stata definitivamente fissata come linea economica della politica estera statunitense.
Il testo di un dispaccio della AP, agenzia di stampa nordamericana che arriva in ogni angolo del mondo, recita:
“WASHINGTON, 26 marzo (AP). Il presidente George W. Bush ha elogiato lunedì i vantaggi delle automobili funzionanti con etanolo e biodiesel, durante una riunione con i fabbricanti di veicoli in cui ha cercato di dare impulso ai suoi piani di combustibili alternativi.
“Bush ha detto che un impegno dei leaders dell’industria automobilistica nazionale per duplicare la produzione di veicoli a combustibile alternativo aiuterebbe a far sì che gli automobilisti abbandonino i motori funzionanti a benzina, riducendo la dipendenza del paese dal petrolio d’importazione.
“’È un grande progresso tecnologico per il paese’, ha detto Bush dopo aver ispezionato tre veicoli a combustibile alternativo. Se la nazione vuole ridurre il consumo di benzina, il consumatore deve avere la possibilità di prendere una decisione razionale.
“Il Presidente ha sollecitato il Congresso ad avanzare rapidamente nell’introduzione di una legislazione proposta recentemente dal Governo per ordinare l’uso di 132 miliardi di litri (35 miliardi di galloni) di combustibile alternativi per il 2017 e per imporre parametri più esigenti di consumo del combustibile nelle automobili.
“Bush si è riunito con il presidente del consiglio e direttore generale della General Motors Corp., Rich Wagoner; con il direttore generale di Ford Motor Co., Alan Mulally e con il direttore generale del gruppo Chrysler di Daimler Chrysler AG, Tom LaSorda.
“I partecipanti all’incontro hanno discusso misure atte a sostenere la produzione di veicoli a combustibile alternativo, dei tentativi per sviluppare l’etanolo a partire da fonti come l’erba e la segatura e una proposta per ridurre del 20% in dieci anni il consumo di benzina.
“Gli incontri si sono svolti in un momento in cui il prezzo della benzina è in aumento. Lo studio più recente dell’organizzazione Lundberg Survey segnala che il prezzo medio nazionale della benzina è aumentato di 6 centesimi per gallone (3,78 litri) nelle ultime due settimane, arrivando a 2,61 dollari”.
Penso che ridurre e riciclare tutti i motori che consumano elettricità e combustibile sia una necessità elementare e urgente di tutta l’umanità. La tragedia non consiste nel ridurre questi costi energetici, ma nell’idea di trasformare gli alimenti in combustibile.
Oggi si sa con precisione che una tonnellata di mais può produrre in media soltanto 413 litri di etanolo, equivalenti a 109 galloni.
Il prezzo medio del mais nei porti degli Stati Uniti è di 167 dollari la tonnellata. Sono pertanto necessari 320 milioni di tonnellate di mais per produrre 35 miliardi di galloni di etanolo.
Il raccolto del mais negli USA nel 2005, secondo i dati della FAO, è arrivato a 280,2 milioni di tonnellate.
Anche se il Presidente parla di produrre combustibile a partire dall’erba o dai trucioli del legno, chiunque capisce che si tratta di frasi assolutamente irrealistiche. Ripeto: 35 miliardi di galloni significano un 35 seguito da nove zeri!
Seguiranno poi dei begli esempi di ciò che conseguono gli sperimentati e ben organizzati agricoltori degli Stati Uniti rispetto alla produttività di ogni uomo ed ogni ettaro: il mais trasformato in etanolo; i residui di questo mais trasformati in mangime per gli animali con il 26% di proteine; gli escrementi del bestiame utilizzati come materia prima per la produzione di gas. Ma questo, dopo ingenti investimenti, è alla portata solamente delle imprese più poderose, dove tutto deve ruotare attorno al consumo d’elettricità e combustibile.
Applicate questa ricetta ai paesi del Terzo Mondo e vedrete quante persone non consumeranno più mais tra le masse affamate del nostro pianeta. O peggio: concedete ai paesi poveri prestiti per finanziare la produzione di etanolo dal mais o da qualsiasi altro tipo di alimento e non rimarrà in piedi nemmeno un albero per difendere l’umanità dal cambiamento climatico.
Altri paesi della parte ricca del mondo hanno programmato di usare non solo mais, ma anche grano, semi di girasole, di colza ed altri alimenti per la produzione di combustibile. Per gli europei, per esempio, sarebbe redditizio importare tutta la soya del mondo allo scopo di ridurre il consumo di combustibile delle loro automobili ed alimentare i loro animali con i residui della detta leguminosa, particolarmente ricca di tutti i tipi di aminoacidi essenziali.
Gli alcool venivano elaborati a Cuba come sottoprodotto dell’industria zuccheriera, dopo aver praticato tre estrazioni di zucchero al succo della canna. Il cambiamento climatico sta già danneggiando la nostra produzione di zucchero. Grandi siccità si alternano con piogge record, che appena permettono di produrre zucchero per cento giorni, con rese adeguate nei mesi del nostro assai moderato inverno e così manca zucchero per ogni tonnellata di canna o manca canna per ogni ettaro, a causa della prolungata siccità nei mesi di semina e coltivazione.
In Venezuela userebbero l’alcool non per l’esportazione, ma per migliorare l’impatto ambientale del loro combustibile. A prescindere dall’eccellente tecnologia brasiliana per produrre alcool, a Cuba l’impiego della detta tecnologia per la produzione diretta di alcool a partire dal succo della canna è soltanto un sogno o una stravaganza di coloro che si fanno illusioni su quest’idea. Nel nostro paese, le terre dedicate alla produzione diretta di alcool possono essere molto più utili nella produzione di alimenti per il popolo e nella protezione dell’ambiente.
Tutti i paesi del mondo, ricchi e poveri, senza eccezione alcuna, potrebbero risparmiare miliardi di dollari in investimenti e combustibile semplicemente sostituendo tutte le lampadine incandescenti con lampadine fluorescenti, cosa che Cuba ha fatto in tutti i focolari domestici del paese. Ciò rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per resistere al cambiamento climatico senza provocare la morte per fame delle masse povere del mondo.
Come si può vedere, non uso aggettivi per qualificare il sistema ed i padroni del mondo. Questo lo sanno fare in modo eccellente gli esperti in informazione, scienze socio-economiche e politiche onesti che nel mondo abbondano e che studiano costantemente il presente ed il futuro della nostra specie. Sono sufficienti un computer e le sempre più numerose reti Internet.
Oggi ci troviamo di fronte per la prima volta ad un’economia veramente globalizzata e ad una potenza dominante nel terreno economico, politico e militare, che non assomiglia in niente alla Roma degli imperatori.
Qualcuno si chiederà perchè parlo di fame e sete. Rispondo: non si tratta dell’altra faccia di una moneta, ma di varie facce di un altro oggetto, come può essere un dado a sei facce, o un poliedro con molte più facce.
Mi avvalgo in questo caso di un’agenzia ufficiale di notizie, fondata nel 1945 e generalmente ben informata sui problemi economici e sociali del mondo: la TELAM. Cito testualmente:
“Circa due miliardi di persone, da qui a 18 anni, abiteranno in paesi e regioni dove l’acqua sarà un lontano ricordo. Due terzi della popolazione mondiale potrebbero vivere in luoghi dove questa scarsità potrebbe produrre tensioni sociali ed economiche di una tale portata da provocare guerre per il prezioso ‘oro azzurro’.
“Negli ultimi 100 anni l’uso dell’acqua è aumentato ad un ritmo due volte superiore al tasso di crescita della popolazione.
“Secondo le statistiche del Consiglio Mondiale dell’Acqua (WWC è la sigla in inglese), si stima che nel 2015 il numero di abitanti colpiti da questa grave situazione aumenterà fino a raggiungere i 3 miliardi e 500 milioni di persone.
“L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha celebrato il 23 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua, chiamando ad affrontare da quello stesso giorno la scarsità mondiale del prezioso liquido, con il coordinamento dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione (FAO), con l’obiettivo di sottolineare la crescente importanza della mancanza d’acqua a livello mondiale e la necessità di una maggior integrazione e cooperazione, che permettano di garantire una gestione efficiente delle risorse idriche.
“Molte regioni del pianeta stanno soffrendo una grave scarsità d’acqua e vivono con meno di 500 metri cubici per persona all’anno. Sono sempre di più le regioni che soffrono della cronica mancanza del vitale elemento.
“Le principali conseguenze della scarsità dell’acqua sono la sua insufficiente quantità per la produzione di alimenti, l’impossibilità dello sviluppo industriale, urbano e turistico ed i problemi di salute”.
Fin qui il dispaccio della TELAM.
Non menzionerò in quest’occasione altri importanti fatti, come i ghiacci che si sciolgono in Groenlandia e nell’Antartide, i danni alla fascia dell’ozono e la crescente quantità di mercurio in molte specie di pesci che vengono consumati abitualmente.
Esisterebbero altri temi da affrontare, ma con queste righe ho voluto soltanto fare un commento sulla riunione del presidente Bush con i principali dirigenti delle compagnie automobilistiche nordamericane.
28 marzo 2007
(Traduzione Granma Int.)
 

Mercoledì, 4 Aprile, 2007 - 16:27

Programma Fà la Cosa Giusta!

Per il 2007, Fa’ la cosa giusta! punta a una qualità sempre più alta di convegni, incontri e seminari. L’idea portante è un programma d’incontri snello, focalizzato sul tema cardine della quarta edizione: l'energia. Attorno a questo tema si è sviluppato un progetto ambizioso, pensato e realizzato insieme al nodo di Milano della Rete Lilliput, il cui motto è: “Non solo una fiera, ma le basi di un percorso che continua”.
Al percorso di progettazione del programma culturale hanno partecipato numerose associazioni e reti di Milano che desideriamo ringraziare per l'impegno e la capacità propositiva. Grazie a loro il programma di incontri e convegni per Fa' la cosa giusta! 2007 avrà una forte coerenza interna, un alto livello di qualità e di approfondimento e un elevato grado di rappresentatività per la città di Milano e la Lombardia, ma sempre con lo sguardo verso una dimensione nazionale e globale.


L'idea forte alla base di questo percorso partecipato è il tentativo di fare sì che il programma convegnistico diventi sempre di più il cuore pulsante della fiera: un vero laboratorio per riuscire a connettere le diverse esperienze e proposte e concorrere alla nascita di nuove relazioni e elaborazioni, che partano da Fa' la cosa giusta! per continuare a svilupparsi successivamente. La fiera come punto di approdo e al contempo di partenza per una nuova e più forte cultura di rete.
In questo senso va inquadrata la nuova struttura del programma convegnistico: diverse tipologie di incontri che risponderanno a tre livelli diversi di consapevolezza e di disponibilità al coinvolgimento del visitatore. Una struttura che trae la sua ispirazione dai principi fondamentali della progressione nonviolenta, principi che l'intero gruppo ha fatto propri, provando ad applicarli a tematiche che solo in apparenza sono distanti.

INFORMAZIONE:  occasioni per accostarsi ad un tema e per stimolare la nascita di nuove conoscenze e consapevolezze
FORMAZIONE: occasioni per approfondire le conoscenze e acquisire competenze maggiori attraverso workshop e seminari.
AZIONE: incontri che coinvolgono le reti già attive e puntano a metterle in relazione con altre reti, politiche economiche e sociali, per organizzare azioni collettive sempre più partecipate.

Per tutti i dettagli sugli incontri Scarica qui il programma completo degli incontri [formato Pdf]

EVENTI COLLEGATI


A FA' LA COSA GIUSTA! SI PARLA DI...

VENERDI 13 APRILE
Programma ufficiale

Sala Acqua
ore 18:00/21:00
CONVEGNO DI APERTURA: La sfida dei limiti: risorse, inquinamento, alternative possibili.
A cura di Altreconomia e del tavolo per la sezione speciale Energ-eticamente!
Intervengono: Vincenzo Balzani (Università di Bologna); Gianni Silvestrini, (Politecnico di Milano, direttore Kyoto Club e della rivista Qualenergia); Lorenzo Pagliano (Politecnico di Milano) ; Luigi De Paoli (Università Bocconi, Direttore Master MEMA); Fabrizio Fabbri (capo segreteria tecnica del ministro dell’Ambiente); On. Pierluigi Bersani (Ministro dello Sviluppo Economico – invitato). Modera Sylvie Coyaud (Il Sole 24 ore, La Repubblica)
ore 15:00/17:30
La creazione e lo sviluppo di Reti di Economia Solidale
A cura di RES, nuovi stili di vita
Incontri autogestiti
Sala Terra
ore 15:00/19:00
Il Codice del Consumo, aspettative e problematiche.
Promosso da Provincia di Milano – Direzione di progetto Diritti, Tutele e Cittadinanze sociali in collaborazione con le associazioni dei consumatori
ore 19:00 / 23:00
Happy Hour socialmente responsabile.
A cura di ARCi e Campagna Meno Beneficenza Più Diritti
Sala Aria
ore 16:30/17:30
Incontro a cura della Provincia di Ascoli Piceno
ore 18/19:30
Incontro a cura di GAMEDIT
Caffè letterario
ore 16:00/17:00
Presentazione degli atti del convegno: “Spaziare, voce del verbo farsi spazio".
A cura dell'Assessorato alle Politiche Giovanili della Provincia di Milano
ore 17:00/18:00
Presentazione degli atti del convegno "La responsabilità sociale delle imprese. Equità e sostenibilità globale"
A cura dell'Assessorato alla Cooperazione Internazionale della Provincia di Milano
SABATO 14 APRILE
Programma ufficiale
Sala Acqua
ore 10:00/13:00
Gestione dei rifiuti urbani e industriali. Prevenzione, recupero dei materiali, trattamento, produzione di energia dalla combustione.
A cura di Medicina Democratica e Rete Rifiuti Zero
ore 15:00/18:00
Economia e società nell'era climatica.
A cura di Ecoistituto Terremutanti
Sala Terra
ore 10:00/13:00
Le Reti di Economia Solidale e le Pubbliche amministrazioni Locali
A cura di RES, nuovi stili di vita
ore 15:00/17:00
Energia e gestione del potere: le fonti di energia alternative al petrolio.
A cura di Casa Pace e Basta Guerra
ore 17:00/19:30
Energie rinnovabili e tecnologie appropriate per il sud del mondo.
A cura di Ass.ne Salvambiente
Sala Fuoco
14:30/15:30 (1°parte); 17:00/17:30 (2° parte)
Workshop: Il G.A.S., gruppo d'acquisto solidale.
A cura di Intergas
ore 18:00/19:00
Workshop: La liberalizzazione del mercato dell'energia.
ore 20:00/22:00
Il clima cambia...e tu cosa aspetti? Incontro d'azione delle reti italiane per il lancio della Campagna Mondiale sul Clima.
A cura di Ecoistituto Terremutanti e Global Climate Campaign
Incontri autogestiti
Sala Fuoco
ore 15:30/16:30
Red Century: ditelo con un fiore giusto
A cura di Cgil, Cisl e Uil di Imperia con Movimento Fiori e Diritti Liguria
Sala Aria
ore 14:00/17:00
Il fondo di cooperazione provinciale, un'esperienza innovativa per una nuova cooperazione comunitaria
A cura dell'Assessorato alla Partecipazione e cooperazione internazionale della Provincia di Milano.
ore 17:30/18:30
Significati e strumenti dell'educazione alla mondialità e al consumo a scuola.
A cura di CTM Altromercato e Chico Mendes
Caffè letterario
ore 11:00 / 13:00
Presentazione del libro “Vivi con stile”, vademecum pratico per il vivere quotidiano.
ore 15:30/16:30
Presentazione di “Pedalabile Beat”, romanzo di formazione sentimentale e ciclistica
DOMENICA 15 APRILE
Programma ufficiale
Sala Acqua
ore 10:00/13:30
Teatro Forum: Il valore della decrescita e la critica al consumo
A cura del Gruppo per il Programma culturale, in collaborazione con Ass.ne Giolli.
ore 15:30/17:30
Acqua e Energia: un contratto per i Beni Comuni
Sala Terra
ore 10:00/12:00
Energia, Acqua, Trasporti.
A cura di ATTAC Milano
ore 12:30/13:30
Workshop: Acqua buona, controllata, comoda, poco costosa
A cura del Comitato Milanese per l'Acqua
Sala Fuoco
ore 10:00/11:30
Seminario: I G.A.S e il risparmio energetico.
A cura di Intergas
ore 11:30/13:00
Fonti energetiche e sostenibilità in agricoltura. Opportunità e problemi aperti
A cura di AIAB Lombardia
ore 14:00/15:30
Quelli che la partecipazione: la "redazione aperta" di Terre di mezzo
ore 16:00/17:00
Incontro con Luca Mercalli, Presidente società meteorologica italiana Onlus.
Incontri autogestiti
Sala Terra
ore 14:00/18:00
La Responsabilità Sociale delle Organizzazioni.
Promosso da: Provincia di Milano – Direzione di progetto Diritti, Tutele e Cittadinanze sociali in collaborazione con le associazioni dei consumatori
Sala Aria
ore 10:00/11:00
Sviluppo sostenibile e solidarietà. L'impegno quotidiano di COOP Lombardia per sviluppare qualità, equità e rispetto dell'ambiente.
A cura di COOP Lombardia
ore 11:30/13:00
Incontriamoci in Salute! Esperienze mutualistiche e assicurative a favore degli operatori della cooperazione sociale per una sanità più sostenibile.
A cura di Consorzio Sociale Caes Italia e Cesare Pozzo
ore 15:00/16:30
TFR e Risparmio consapevole.
A cura di CGIL Lombardia
ore 16:30/17:30
Vestire giusto è possibile: l'esperienza della nuova filiera tessile Altromercato.
A cura di CTM Altromercato
Caffè letterario
ore 11:15/13:00
Presentazione del libro “11 settembre. I miti da smontare” (Ed. Altreconomia)
VENERDÌ, SABATO e DOMENICA
Spazio esterno
Il parcheggio delle biciclette, la ciclofficina e i laboratori.
Uno spazio aperto e attrezzato per poter sistemare e riparare le proprie biciclette, aiutati dai volontari ed esperti ciclisti delle associazioni. All'interno dello spazio saranno proposte iniziative e presentati progetti per la mobilità sostenibile e la promozione dell'uso della bicicletta.
A cura di +bc e Ciclobby
Lunedì, 26 Marzo, 2007 - 12:15

IL LATTE NON PUO’ ESSERE SVENDUTO

VAS E FEDERCONSUMATORI IN PIAZZA: IL LATTE NON PUO’ ESSERE SVENDUTO

Dichiarazione di Guido Pollice, Presidente Nazionale Verdi Ambiente e Società (VAS), e Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori

VAS e Federconsumator sono scesi in piazza a Milano oggi, venerdì 16 marzo, insieme alle organizzazioni agricole per difendere gli interessi degli anelli deboli della filiera del latte: produttori, consumatori e ambiente.
“Le rappresentanze industriali non possono continuare a fare giochi di prestigio con i prodotti alimentari: per offrire al consumatore cibo di qualità bisogna riconoscere un prezzo adeguato per le materie prime agricole, nel caso contrario si mette a rischio la salute dei cittadini e dell’ambiente” dichiarano Guido Pollice, Presidente Nazionale Verdi Ambiente e Società (VAS) e Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori.
“Il latte non può essere “svenduto”, così come richiesto da Assolatte, perché ne deriverebbero pesanti danni sociali e ambientali: molti allevatori, non essendo retribuiti per il proprio lavoro, sarebbero costretti ad abbandonare le campagne (e i dati statistici dimostrano che è proprio quello che sta succedendo: negli ultimi 10 anni le imprese zootecniche lombarde si sono dimezzate), mentre gli altri, rimasti, cercherebbero di ridurre i costi produttivi, con pesanti ripercussioni sulla qualità del prodotto, sul benessere animale e sul territorio”.
La battaglia che si consuma per la trattativa del latte, infatti, è frutto dell’industrializzazione dell’agricoltura che arricchisce solo le industrie e schiaccia gli agricoltori in una morsa: i costi produttivi aumentano, mentre le materie agricole perdono valore sul mercato internazionale, dove la concorrenza è feroce e senza regole.
Pollice e Trefiletti concludono dicendo che “è necessario mettere in discussione la logica industrialista e sviluppista che per tanto tempo è stata dominante e ridare centralità ai produttori agricoli. A questo fine, continueremo a sostenere le politiche di sviluppo rurale responsabili, quelle che consentiranno agli agricoltori di portare avanti le attività produttive nel rispetto dell’ambiente e del benessere animale.
E continueremo la nostra battaglia per ottenere una legislazione nazionale sulla rintracciabilità dei prodotti, affinché la trasparenza delle etichette, osteggiata dalle industrie, consenta di risalire all’origine dei prodotti e di svelarne la qualità (nel caso del latte sarebbe indispensabile sapere quali alimenti sono stati somministrati agli animali). Questa è l’unica opzione possibile per consentire al cittadino di scegliere liberamente cosa mangiare e al produttore di continuare a lavorare seriamente. Il resto sono chiacchiere”
.
Milano, 16 marzo 2007
Per maggiori informazioni rivolgersi a:
Simona Capogna (3291328437), Esecutivo Nazionale VAS
Lunedì, 26 Marzo, 2007 - 11:59

PER DIFENDERE IL LATTE

 

COMUNICATO STAMPA
 
 PER DIFENDERE IL LATTE: AMBIENTALISTI E CONSUMATORI IN PIAZZA

 Dichiarazione di
Guido Pollice, Presidente Nazionale Verdi Ambiente e Società (VAS)
Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori
 
 
Il giusto prezzo per il latte è un imperativo, non un’opzione, che le rappresentanze industriali devono accettare se vogliono offrire al consumatore un prodotto di qualità senza danneggiare l’ambiente” dichiarano Guido Pollice, Presidente Nazionale Verdi Ambiente e Società (VAS) e Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori.
 
Per questo motivo VAS e Federconsumatori saranno domani, venerdì 16 marzo, in piazza S. Babila a Milano, insieme alle organizzazioni agricole per difendere gli interessi degli anelli deboli della filiera del latte: produttori, consumatori e ambiente.
 
Roma 15 marzo 2007

Lunedì, 19 Marzo, 2007 - 16:36

Acqua in Comune

Acqua in Comune

 
Mercoledì 21 marzo 2007, h 17.00

Sala Alessi - Palazzo Marino

Piazza della Scala, 2 - Milano
 
 
Il 21 di Marzo a Palazzo Marino il Comitato Milanese per l’Acqua Pubblica, in accordo con la Presidenza del Consiglio Comunale e le forze politiche cittadine, ha organizzato un Convegno sulla collocazione amministrativa della gestione del servizio idrico integrato di Milano, sulla natura pubblica o privata di tale gestione.
Per il Comitato è l’apertura di un confronto tra le istituzioni cittadine e la società civile. Un confronto prima di tutto di informazione nel merito di questi problemi, di stimolo allo sviluppo di una cultura dell’acqua come bene comune e di inizio di un percorso partecipativo, premessa indispensabile di ogni decisione.
Siamo convinti che sia necessario ed urgente avviare questo confronto, che chiami tutti gli attori in campo a misurarsi con la riduzione delle disponibilità idriche e con la necessità di riflettere su cos’è un bene comune, senza il quale non esiste nemmeno l’idea della comunità e della politica.
Parteciperanno al convegno, tra gli altri, i Presidenti e i Direttori delle maggiori aziende di gestione del servizio idrico di Milano e Provincia, il Presidente del Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua. Concluderà gli interventi Alex Zanotelli, Padre Comboniano che da anni è impegnato nel riconoscimento del diritto all'acqua per tutti.
Per qualsiasi informazione:
Cristina Sossan, Comitato Italiano per il Contratto Mondiale sull'Acqua, 02.4079213

Lunedì, 19 Marzo, 2007 - 15:39

Interrogazione sui livelli esposizione al rumore

Alla cortese attenzione
del presidente della Commissione Territorio
Giorgio Tomellini
del presidente della Commissione Edilizia
Bruno Bernardi

 
 
Interrogazione alla Commissione Territorio e alla Commissione edilizia per indire una riunione con un punto all’ordine del giorno sulla verifica e sul monitoraggio dei livelli minimi reali di esposizione al rumore esistenti presso i cantieri edilizi presenti attualmente nel territorio circoscrizionale
 
Considerato che
 
l’articolo 6 della Legge Quadro in materia di prevenzione e risanamento dell’inquinamento acustico assegna ai comuni i compiti di classificazione acustica del territorio, con conseguente adeguamento degli strumenti urbanistici e successiva adozione dei piani di risanamento
 
Visto che
 
Per la stessa normativa quadro i comuni hanno il compito di rilevare e controllare le emissioni sonore prodotte dai veicoli
 
Premesso che
 
Esistono e sussistono deroghe ai valori limite per attività temporanee edili in luogo pubblico, definite tramite regolamento o delibera comunale, che rilasciano autorizzazioni in deroga ai valori limite di inquinamento acustico per le stesse attività
 
Preso atto
 
Del fatto che esistono particolari limiti prefissati dal DCPM del 1 marzo 1991 in tema di livelli minimi di esposizione al rumore, e precisamente nelle zone residenziali 65 decibel nelle ore diurne, 55 decibel nelle ore notturne, con le variazioni a cui tali limiti sono suscettibili da parte del Comune
 
Si chiede con la presente
 
Alla Commissione Territorio e alla Commissione Edilizia di monitorare le varie convenzioni e le procedure dei lavori edilizi presso i cantieri presenti nella circoscrizione, verificando se vengono ottemperate le normative regolamentari, in merito alla materia cantieristica, finalizzate alla rimozione delle cause di forme di inquinamento acustico e, nel caso esistano violazioni, verificare presso l'Ufficio Inquinamento Acustico la sussistenza di particolari deroghe per i livelli, nonchè, in caso contrario, segnalare al medesimo Ufficio la violazione. Si chiede altresì di verificare le cause delle inottemperanze riscontrate tramite monitoraggio e di provvedere a definire in commissione congiunta per definire proposte da portare all’Autorità competente centrale per aggiornare le necessarie misure di intervento e proposte per prevenire fenomeni di tale portata, nocivi per la salute della cittadinanza residente.
 
Alessandro Rizzo
Presidente del Gruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4

Sabato, 17 Marzo, 2007 - 12:52

principi fondamentali governo del territorio

Italia Nostra onlus - Associazione Polis

Ipotesi di principi fondamentali in materia di governo del territorio

Allegato alle osservazioni di Italia Nostra del 23 febbraio 2004 alla proposta di testo unificato in materia di governo del territorio
 
 
 
0. La materia del governo del territorio, oggetto di legislazione concorrente ai sensi dei commi terzo e quarto dell’articolo 117 della Costituzione, concerne la disciplina delle tutele, degli assetti, delle trasformazioni e delle utilizzazioni del territorio e degli immobili che lo compongono.
Con i principi fondamentali determinati dalla legislazione dello Stato in materia di governo del territorio sono coordinati quelli nelle materie di protezione civile, porti e aeroporti civili, grandi reti di trasporto e di navigazione, ordinamento della comunicazione, produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia, valorizzazione dei beni culturali e ambientali, parimenti oggetto di legislazione concorrente ai sensi dei commi terzo e quarto dell’articolo 117 della Costituzione.
L’esercizio della potestà legislativa delle Regioni nella materia del governo del territorio si svolge nel rispetto, oltreché della Costituzione e dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali, dei principi fondamentali suindicati, nonché delle disposizioni della legislazione dello Stato nelle materie in cui quest’ultimo ha competenza esclusiva, con particolare riferimento:
- alle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane;
- alla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
- all’ordinamento civile e penale;
- alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale;
- alla tutela della concorrenza e alla perequazione delle risorse finanziarie.
 
1. Al governo del territorio si provvede, oltre che con norme legislative e regolamentari, esclusivamente con strumenti di pianificazione, formati ai sensi delle leggi.
Gli strumenti di pianificazione sono rivolti a regolare tutte le trasformazioni, fisiche o funzionali, del territorio e degli immobili che lo compongono, nonché le azioni suscettibili, singolarmente o nei loro effetti cumulativi, di indurre tali trasformazioni, e a conferire a tali trasformazioni e azioni coerenza, in relazione sia alla loro collocazione nello spazio che alla loro successione nel tempo.
Gli atti delle pubbliche amministrazioni concernenti le trasformazioni e le azioni suindicate devono essere conformi a strumenti di pianificazione, ovvero inseriti in essi secondo procedimenti che ne preservino le coerenze, e che rispettino gli elementi essenziali di quelli ordinari di formazione e variazione dei medesimi strumenti di pianificazione. Fanno eccezione unicamente gli atti assunti nei casi di straordinaria necessità di provvedere, con interventi urgenti, alla difesa militare o alla sicurezza della Nazione, ovvero a prevenire il verificarsi di calamità naturali, di catastrofi e di altri eventi calamitosi, o di rimediare ai suddetti eventi, e comunque nel rispetto delle specifiche norme legislative.
 
2. Il governo del territorio compete esclusivamente a pubbliche autorità.
La formazione degli strumenti di pianificazione spetta ordinariamente agli enti territoriali: Stato, Regioni, Province o Città metropolitane, Comuni.
Il riconoscimento delle competenze pianificatorie delle Province, delle Città metropolitane, dei Comuni, è operato dalla legislazione dello Stato anche con riferimento alla sua competenza esclusiva di definizione delle funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane.
La legislazione dello Stato e quella regionale possono attribuire competenze nel campo della formazione di strumenti di pianificazione specialistica o settoriale, attinenti la difesa del suolo, le aree naturali protette, l’erogazione di servizi di interesse collettivo, e simili, ad altre autorità pubbliche, che si configurino come organi misti, con la concorrenza di diversi enti territoriali, fermo restando che anche in tali casi la competenza decisionale finale deve spettare all’ente territoriale nella cui circoscrizione rientri l’intero ambito oggetto dello specifico strumento di pianificazione.
La legislazione dello Stato e quella regionale, nell’ambito delle rispettive competenze, specificano i casi di prevalenza dei suddetti strumenti di pianificazione specialistica o settoriale sugli ordinari strumenti di pianificazione e le modalità di adeguamento di questi ultimi alle disposizioni dei primi. Sono altresì specificati i casi in cui il raggiungimento di intese con le autorità pubbliche competenti conferisca agli ordinari strumenti di pianificazione delle Regioni, delle Province o Città metropolitane, dei Comuni, le valenze e le efficacie dei suddetti strumenti di pianificazione specialistica o settoriale.
La legislazione dello Stato e quella regionale, nell’ambito delle rispettive competenze, definiscono comunque i procedimenti tecnici e decisionali di formazione di tutti gli strumenti di pianificazione così da conferire a tali procedimenti la massima unitarietà, attraverso il concorso, in termini di leale collaborazione, di tutte le pubbliche autorità cui siano riconosciuti ruoli, anche differenziati, in relazione agli oggetti degli specifici strumenti di pianificazione considerati.
In ogni caso la definitiva approvazione degli strumenti di pianificazione, da parte del soggetto pubblico pianificatore, è subordinata solamente alla condizione sospensiva della verifica della loro conformità agli strumenti di pianificazione cui è conferita dalle leggi efficacia prevalente. Tale conformità è, di norma, verificata mediante conferenze di amministrazioni.
 
3. Le attività di governo del territorio hanno per obiettivi prioritari le tutele dell’integrità fisica e dell’identità culturale del territorio stesso, da assumere quali condizioni di ogni ammissibile scelta di trasformazione, fisica o funzionale, nonché il conferimento al medesimo territorio, e in particolare al sistema insediativo antropico, di più elevati caratteri di qualità, formale e funzionale, al fine di perseguire uno sviluppo sostenibile, nonché la massima coesione sociale e un sempre maggiore benessere individuale e collettivo.
 
4. La legislazione regionale può disporre che la pianificazione si esprima attraverso strumenti, o componenti dei medesimi strumenti, aventi efficacia conformativa delle facoltà di operare trasformazioni, fisiche e funzionali, degli immobili, connesse al diritto di proprietà sui medesimi, e strumenti, o componenti dei medesimi strumenti, non aventi tale efficacia, ma soltanto valenza di direttive vincolanti rivolte a successivi atti pianificatori aventi la predetta efficacia conformativa.
 
5. Le regole conformative delle facoltà di operare trasformazioni, fisiche e funzionali, degli immobili, dettate dagli strumenti di pianificazione, con riferimento alle articolazioni del territorio, o alle categorie di elementi territoriali, definite dai medesimi strumenti, possono essere variate discrezionalmente, seppure motivatamente, dagli strumenti stessi, secondo i procedimenti stabiliti dalle leggi.
Le predette facoltà non possono essere soppresse o modificate dalle variazioni degli strumenti urbanistici soltanto ove sia stato ottenuto il provvedimento abilitativo a operare le trasformazioni, e i relativi lavori abbiano inizio entro un periodo di tempo predeterminato dalle leggi.
 
6. Le trasformazioni, fisiche e funzionali, degli immobili, sono effettuabili, di norma, previo ottenimento, anche tacito, di un titolo abilitativo comunale.
L’ottenimento dei titoli abilitativi relativi alle trasformazioni, fisiche e funzionali, suscettibili di variare il carico urbanistico puntuale e le necessità di dotazioni di opere di urbanizzazione e di spazi per servizi pubblici e per la fruizione collettiva, è subordinato al versamento di un corrispettivo commisurato ai costi effettivi di realizzazione delle suddette dotazioni.
 
7. Trasformazioni del territorio non urbanizzato, sia a prevalenza di naturalità che oggetto di attività colturali, al fine di realizzare nuovi insediamenti di tipo urbano, o ampliamenti di insediamenti esistenti, ovvero nuovi elementi infrastrutturali, possono essere definite ammissibili o prescritte dagli strumenti di pianificazione soltanto ove non sussistano alternative consistenti in trasformazioni volte al riuso degli insediamenti ovvero delle infrastrutture esistenti.
Il territorio non urbanizzato, sia a prevalenza di naturalità che oggetto di attività colturali, individuato dagli strumenti di pianificazione come non interessabile da nuovi insediamenti di tipo urbano, o da ampliamenti di insediamenti esistenti, è qualificato bene ambientale in forza di legge, conseguendone ogni relativo effetto. In tale territorio la legislazione regionale, le norme regolamentari, gli strumenti di pianificazione, non possono ammettere nuove edificazioni, demolizioni e ricostruzioni, consistenti ampliamenti di manufatti edilizi esistenti, se non con esclusivo riferimento ai manufatti edilizi strettamente funzionali all’esercizio delle attività agro-silvo-pastorali ed eventualmente delle attività escursionistiche, nonché alle opere di difesa del suolo e di tutela dell’ambiente e alle infrastrutture alle condizioni suindicate.
 
8. I provvedimenti abilitativi comunali relativi a trasformazioni, fisiche o funzionali, di beni ambientali, ove siano conformi a disposizioni immediatamente precettive e operative della pianificazione comunale che, anche in adeguamento a strumenti di pianificazione provinciale e regionale, siano state definite d’intesa con la competente Soprintendenza, costituiscono provvedimenti definitivi. In tali casi non trovano applicazione i poteri di controllo e di annullamento riconosciuti all’amministrazione statale per i beni culturali.
 
9. In forza della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di tutela dei beni culturali, sono qualificati come tali, per effetto dell’essere individuati dagli strumenti di pianificazione delle Regioni, delle Province o Città metropolitane, dei Comuni, nell’ambito delle rispettive competenze, d’intesa con la competente Soprintendenza:
- gli insediamenti urbani storici e le strutture insediative storiche non urbane, le addizioni urbane aventi un impianto urbanistico significativo, le strutture insediative, anche minori o isolate, che presentino, singolarmente o come complesso, valore di testimonianza di civiltà, nonché le rispettive zone di integrazione ambientale;
- le unità edilizie, e gli spazi scoperti, siti in qualsiasi altra parte del territorio, aventi riconoscibili e significative caratteristiche strutturali, tipologiche e formali, ovvero, comunque, costituenti esemplari significativi, sotto il profilo del valore artistico o anche soltanto dell’interesse testimoniale, della cultura architettonica.
Resta ferma la competenza della Soprintendenza di integrare le predette individuazioni con propri provvedimenti amministrativi.
Le trasformazioni ammissibili e le utilizzazioni compatibili degli immobili suindicati sono disciplinate dagli strumenti di pianificazione delle Regioni, delle Province o Città metropolitane, dei Comuni, nell’ambito delle rispettive competenze, come definite dalla legislazione regionale. Laddove e nella misura in cui siano oggetto di disposizioni immediatamente precettive e operative definite d’intesa con la competente Soprintendenza, i provvedimenti abilitativi comunali conformi a tali disposizioni tengono luogo delle speciali autorizzazioni dell’amministrazione statale dei beni culturali richiesti dalle vigenti norme di legge.
 
10. Non danno luogo a obbligo di corrispondere indennizzi le limitazioni alle trasformazioni fisiche ammissibili e alle utilizzazioni compatibili degli immobili, anche comportanti totale immodificabilità, disposte dagli strumenti di pianificazione, ovvero da altri atti amministrativi producenti effetti nel governo del territorio, dello Stato, delle Regioni, delle Province o Città metropolitane, dei Comuni, nell’ambito delle rispettive competenze, per finalità di tutela dell’identità culturale e dell’integrità fisica del territorio, nonché in conseguenza del riconoscimento delle caratteristiche intrinseche degli immobili considerati, sotto il profilo dell’interesse culturale, oppure sotto il profilo delle condizioni di fragilità o di pericolosità.
 
11. Non danno parimenti luogo a obbligo di corrispondere indennizzi le limitazioni alle trasformazioni fisiche ammissibili e alle utilizzazioni compatibili degli immobili, anche comportanti totale immodificabilità, disposte dagli strumenti di pianificazione, ovvero da altri atti amministrativi producenti effetti nel governo del territorio, dello Stato, delle Regioni, delle Province o Città metropolitane, dei Comuni, nell’ambito delle rispettive competenze, con riferimento a intere categorie di immobili che si trovino in predefinite relazioni con altri immobili, ovvero con interessi pubblici preminenti (come nel caso delle fasce di rispetto delle strade, delle ferrovie, degli aeroporti, e simili).
 
12. Non danno infine luogo a obbligo di corrispondere indennizzi le regole conformative delle trasformazioni fisiche ammissibili e delle utilizzazioni compatibili degli immobili, pure se fortemente differenziate nelle diverse articolazioni del territorio riconosciute o definite dalla pianificazione, disposte dagli strumenti di pianificazione, ovvero da altri atti amministrativi producenti effetti nel governo del territorio, dello Stato, delle Regioni, delle Province o Città metropolitane, dei Comuni, nell’ambito delle rispettive competenze, nell'esercizio del potere di disciplinare il godimento della proprietà privata per assicurarne la funzione sociale, e comunque al fine di perseguire assetti del territorio, e in particolare del sistema insediativo antropico, dotato delle volute qualità, formali e funzionali.
 
13. Gli immobili esattamente individuati dagli strumenti di pianificazione che siano dagli stessi assoggettati a disposizioni immediatamente precettive e operative che comportino la loro utilizzazione solamente per funzioni pubbliche o collettive, attivabili e gestibili soltanto dal soggetto pubblico competente, devono essere acquisite dal predetto soggetto pubblico entro il termine perentorio di dieci anni dalla data di entrata in vigore delle suindicate disposizioni.
Decorso inutilmente il suddetto termine, gli immobili sono acquisiti in forza di legge al patrimonio del soggetto pubblico competente. I proprietari di tali immobili hanno diritto a una somma pari all’indennità di espropriazione determinata ai sensi delle leggi con riferimento al momento del perfezionamento del loro acquisto da parte del soggetto pubblico. Tale diritto si estingue a norma dell’articolo 2946 del codice civile. La somma suindicata è rivalutata di anno in anno con riferimento alla data della sua liquidazione, in base alle intervenute variazioni dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati accertate dall’ISTAT. Sulla somma rivalutata di anno in anno sono dovuti gli interessi, in misura pari a quella del tasso di sconto, fino alla data della liquidazione.
Gli strumenti di pianificazione possono stabilire che non abbia applicazione quanto sopra sancito, laddove l’attivazione delle destinazioni d’uso imposte agli immobili, anche se per funzioni pubbliche o collettive, non comporti necessariamente la loro preventiva acquisizione, e la loro gestione, da parte del soggetto pubblico competente, trattandosi di utilizzazioni per loro natura attivabili e gestibili nell’ambito dell’ordinaria iniziativa economica privata, pur se regolata da convenzioni che garantiscano gli obiettivi di interesse generale.
Può essere prevista, dalla legislazione regionale e dagli strumenti di pianificazione, la permuta degli immobili destinati a funzioni pubbliche o collettive con immobili di proprietà del soggetto pubblico competente suscettibili, secondo gli strumenti di pianificazione, di trasformazioni e utilizzazioni nell’ambito dell’ordinaria iniziativa economica privata, e di valore equivalente a quello che sarebbe stato conferito agli immobili destinati a funzioni pubbliche o collettive dall’entità e dalla qualità delle utilizzazioni definite ammissibili dagli strumenti di pianificazione nell’articolazione del territorio nella quale ricadono questi ultimi immobili.
Può altresì essere previsto, dalla legislazione regionale e dagli strumenti di pianificazione, il trasferimento, ad altri immobili di proprietà del medesimo soggetto, dell’effettuabilità di trasformazioni di entità e qualità equivalenti a quelle definite ammissibili dagli strumenti di pianificazione nell’articolazione del territorio nella quale ricadono gli immobili destinati a funzioni pubbliche o collettive, quale compensazione della cessione gratuita di questi ultimi immobili al soggetto pubblico competente alla loro utilizzazione e gestione.
 
14. In forza della competenza legislativa esclusiva dello Stato in materia di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, la legislazione dello Stato determina i requisiti quantitativi, qualitativi e relazionali inderogabili delle dotazioni di opere di urbanizzazione e di spazi per servizi pubblici e per la fruizione collettiva che devono essere assicurate negli strumenti di pianificazione delle Regioni, delle Province o Città metropolitane, dei Comuni, nell’ambito delle rispettive competenze.
 
15. Gli strumenti di pianificazione dello Stato individuano, tra l’altro, l’insieme delle grandi opere di rilevanza sovraregionale di competenza dello Stato medesimo. La definizione della localizzazione, o del tracciato, nonché delle caratteristiche, di tali opere, è effettuata mediante conferenze di amministrazioni.
 
16. Le trasformazioni degli assetti morfologici del sistema insediativo, quali i nuovi impianti urbanizzativi ed edificatori, le ristrutturazioni urbane con demolizione e ricostruzione di ingenti quantità di manufatti edilizi esistenti e modificazione della maglia insediativa, e simili, devono essere disciplinate da strumenti di pianificazione specificamente e unitariamente riferiti agli ambiti territoriali interessati dalle predette trasformazioni.
Tali strumenti di pianificazione garantiscono la massima perequazione tra gli eventuali diversi proprietari degli immobili compresi negli ambiti ai quali si riferiscono. La partecipazione ai benefici e ai gravami conferiti ai predetti immobili dagli strumenti di pianificazione è definita in misura proporzionale alle superfici dei suoli, e a quelle degli edifici eventualmente esistenti, appartenenti ai diversi proprietari.

www.italianostra.org

Venerdì, 16 Marzo, 2007 - 17:41

Lunga vita alle batterie al piombo!

Lunga vita alle batterie al piombo!Nel 2006 il Cobat ha raccolto e avviato al riciclo quasi 16 milioni di pezzi, recuperando più di 100mila tonnellate di piomboLIVORNO. Nel 2006 sono state 11.504 le tonnellate di batterie al piombo esauste raccolte e avviate al riciclo dal Cobat in Toscana. In tutto in Italia sono state 191.743 tonnellate, pari a oltre 15,8 milioni di singole batterie, da cui sono state recuperate circa 107.300 tonnellate di piombo, 9.000 tonnellate di plastiche nobili (polipropilene) e neutralizzati oltre 31 milioni di litri di acido solforico.

Capofila nella raccolta è la Lombardia, con circa 33,6 mila tonnellate, seguita da Veneto (21,5 ton), Emilia Romagna (18,5), Campania (18,1), Lazio (16,6), Piemonte (14,4) e Sicilia (13,7). Subito dopo la Toscana, che è quindi settima. Con il piombo recuperato nell’anno passato sono stati risparmiati oltre 110 milioni di euro sulle importazioni di questo metallo.

«I dati di raccolta del 2006 – ha dichiarato Giancarlo Morandi, presidente del Cobat – confermano l’efficienza e l’efficacia del lavoro svolto dal consorzio. La capillarità e la rilevanza dell’azione di raccolta assicurata dai nostri raccoglitori incaricati confermano al Cobat un ruolo cruciale per una gestione adeguata e sicura di questi rifiuti pericolosi, a tutela della salute pubblica e per la protezione dell’ambiente».

La quantità totale delle batterie esauste raccolte in Italia nel 2006 sarà però definitivamente nota al termine del mese di giugno. Già oggi è però possibile affermare che con il consuntivo finale di giugno, per la 2a volta consecutiva, in Italia la raccolta totale supererà quota 200 mila tonnellate. Il Consorzio, infatti, stima che le altre imprese private operanti nel nostro Paese abbiano contribuito quest’anno alla raccolta per circa 12.000 tonnellate.

Le batterie riciclate sono quelle al piombo di auto, camion, mezzi agricoli, mezzi per la nautica. Le batterie dei treni, dei muletti elettrici dei supermercati e simili. Inoltre quelle presenti negli impianti stazionari (ex: i gruppi di continuità degli ospedali, delle centrali elettriche etc – tutti quei posti dove l’elettricità non può mancare) e le batterie che alimentano i ripetitori di telefonia dove non arrivano i fili elettrici

Il riciclo delle batterie al piombo esauste mediante il recupero del metallo in esso contenuto presenta notevoli vantaggi per la collettività, sia in termini economici sia ambientali. Il piombo “secondario”, infatti, è identico a quello estratto dal minerale, è riutilizzabile all’infinito e per la sua lavorazione è possibile un risparmio energetico pari al 66% rispetto al piombo “primario”. Essendo l’Italia un Paese importatore di tale minerale, la riduzione dei volumi da acquistare contribuisce positivamente alla bilancia nazionale dei pagamenti. A tale scopo basti pensare che il metallo riciclato dalle batterie esauste rappresenta oltre il 50% della produzione italiana di piombo nonché circa il 40% del fabbisogno nazionale. Se il riciclo non fosse possibile, inoltre, lo smaltimento delle batterie potrebbe avvenire solo con il conferimento in discariche idonee a ricevere rifiuti tossico-nocivi. Si calcola che, dall’inizio della sua attività, il Cobat ha sottratto allo sversamento nell’ambiente circa 425 milioni di litri di acido solforico diluito.

Sono sei gli impianti consorziati del Cobat in Italia che effettuano il riciclaggio delle batterie, con una capacità di 442.000 tonnellate per anno, superiore rispetto ai volumi provenienti dalla raccolta. Tali impianti sono situati in Lombardia, in Campania, in Calabria e in Sicilia: Eco-Bat S.p.A. - Paderno Dugnano (MI) Piomboleghe S.r.l. - Brugherio (MI) Piombifera Bresciana S.p.A. - Maclodio (BS) Eco-Bat S.p.A. - Marcianise (CE) Me.Ca. S.r.l. - Lamezia Terme (CZ) E.S.I. S.p.A. - Pace del Mela (ME)»

Il processo di recupero avviene sostanzialmente in quattro fasi: la frantumazione delle batterie; la fusione; la raffinazione del prodotto; l’tilizzo del piombo secondario.

Il piombo ottenuto dal processo di riciclaggio ha gli stessi utilizzi del piombo ottenuto da minerale in quanto ha le stesse caratteristiche fisico-chimiche e grado di raffinazione. Il mercato è internazionale e le quotazioni sono determinate al London Metal Exchange. Il consumo nazionale di piombo si attesta intorno alle 280.000 t/a di cui oltre 200.000 t/a prodotte in Italia. Di queste oltre 100.000 t/a sono di piombo ottenuto dal riciclaggio delle batterie esauste. Il piombo viene reimmesso nel ciclo industriale per trovare impiego soprattutto nella produzione di nuovi accumulatori, ma anche per il rivestimento di cavi di trasporto d’energia, nell’industria chimica, in quella delle ceramiche, nonché per la produzione di apparecchiature radiologiche e lastre e tubi per l’edilizia.http://www.ecomondo.it/

Giovedì, 15 Marzo, 2007 - 00:44

Controlla i cambiamenti climatici

Come puoi essere tu a controllare i cambiamenti climatici?

Il cambiamento climatico è un problema globale, eppure il contributo personale di ognuno di noi può fare la differenza. Anche semplici gesti quotidiani possono aiutare a ridurre le emissioni senza pregiudicare la qualità della nostra vita. Anzi, facendoci risparmiare.

clicca

http://ec.europa.eu/environment/climat/campaign/index_it.htm

Giovedì, 15 Marzo, 2007 - 00:39

Milano: Smog, bambini con polmoni da fumatori

Corriere della Sera on-line, Cronache, 19 gen 2006 18:14

MILANO - Lo smog riduce i polmoni dei bambini come quelli dei vecchi
fumatori. "Gli studi scientifici degli ultimi anni - ha detto
Alessandro Fiocchi, direttore della Clinica Pediatrica Melloni di Milano -
hanno dimostrato che l'aumento del PM10 determina nei bambini,
entro il primo anno di vita, un aumento del 22% della mortalita'
a causa di malattie respiratorie".

"Sono sempre di piu' i bambini che dopo 2 o 3 mesi di
tosse continua presentano lesioni del polmone identiche a quelle che si
trovano piu' comunemente nei fumatori o nell'anziano", ha spiegato il
medico durante la conferenza stampa del terzo Meeting di Allergologia
Pediatrica, che riunisce i pediatri a Milano da oggi a domenica. (Agr)

Venerdì, 9 Marzo, 2007 - 16:58

dossier sulla caccia

Italia, Belpaese anche per l’enorme patrimonio di biodiversità, con ben 94.771 specie diverse di animali, ma che ad ogni chiusura della stagione venatoria svela un atteggiamento ‘contronatura’. Italia, paese dove ancora si spara ad aquile e lontre, come è accaduto in questa stagione di caccia, dove decade persino il decreto che tentava di farci entrare in Europa, vietando di sparare nelle aree SIC e ZPS (tutelate dalle norme comunitarie), a causa dell’ostruzionismo in un Parlamento che non fa in tempo a convertirlo in legge, dove ben 13 regioni abusano del meccanismo delle deroghe per uccidere a specie protette come peppole e fringuelli e allungano i periodi di caccia previsti dalla legge nazionale.
Italia dove si è ancora costretti ad attribuire a 3 regioni, Liguria, Veneto e Toscana, la MAGLIA NERA per aver emanato leggi sulla caccia, piani faunistici venatori e attuazione della direttiva Uccelli dell’Unione Europea in totale contrasto con le norme comunitarie. Italia, dove il diritto di chi imbraccia il fucile (e che rappresenta meno dell’1% della popolazione) prevale sugli altri cittadini quando si tratta di entrare in terreni privati in virtù di un assurdo articolo del Codice Civile in palese violazione delle leggi sulla proprietà privata. Italia, paese dove è ancora necessario lo sforzo di centinaia di guardie volontarie venatorie per contrastare il bracconaggio che vede nelle aree più calde, come le Valli Bresciane, lo Stretto di Messina, l’Isola d’Ischia, il Delta del Po, le lagune pugliesi, trasformare l’esercizio della caccia in attività illegale. Italia dove si spara persino da bunker interrati, si seminano trappole, lacci, reti, si ingannano uccelli di pochi grammi con richiami vivi o elettromagnetici vietati dalla legge e che fanno recapitare migliaia di animali feriti o uccisi ai Centri di recupero. Italia dove il bilancio del bracconaggio, un viziaccio tutto italiano, ancora una volta è in nero. Il fenomeno, ricorda il WWF, sta portando sull’orlo dell’estinzione almeno 10 specie protette: orso bruno marsicano, grifone, falco pecchiaiolo e altri uccelli migratori, istrice, lontra, lince, lupo, gallina prataiola e persino il dattero di mare.

E’ questa la triste sintesi del Dossier del WWF “Radiografia di un paese contronatura e fuori dall’Europa” presentato oggi presso il Centro di Recupero Animali Selvatici della Maremma di Semproniano (Grosseto), alla vigilia della chiusura della stagione venatoria 2006-2007 che vedrà sparare l’ultima cartuccia il prossimo 31 gennaio.

“E’ urgente invertire la rotta di un paese dove la quasi totale maggioranza degli italiani è persino contraria a qualsiasi attività venatoria e ricondurre questa attività a semplice esercizio ricreativo riducendo il suo forte impatto, insieme al bracconaggio, sulla fauna” – ha dichiarato Fulco Pratesi, Presidente del WWF Italia

Il WWF indica 4 semplici richieste:
- alle Regioni, alle quali chiediamo di rispettare le leggi europee e quelle della natura abbandonando la tentazione di ottenere consensi elettorali in cambio delle concessioni ai cacciatori;
- al Parlamento e al Governo che devono approvare rapidamente le norme che applicano la Direttiva Habitat sulla fauna e habitat naturali (anche per evitare pesanti sanzioni dall’Unione Europea) e appoggiare la proposta di legge di modifica dell’art. 842 del Codice Civile che vieterebbe finalmente di cacciare nei terreni privati anche se non recintati;
- infine ai cacciatori ‘illuminati’ che devono uscire allo scoperto appoggiando le richieste delle associazioni e affrontando anche confronti pubblici sui possibili convergenze con amministratori locali e associazioni venatorie.

“Questo è forse il momento più favorevole per agire e lasciarsi alle spalle le polemiche strumentali e inutili e convergere finalmente tutti su un obiettivo comune che è quello di proteggere il nostro patrimonio comune di biodiversità che passa necessariamente attraverso la rigida regolamentazione dell’attività venatoria ed un appoggio forte con strumenti e mezzi alla lotta al bracconaggio. Il percorso è semplice: si tratta solo di una questione di buona volontà”, ha concluso Pratesi.

BRACCONAGGIO: ANCORA UN ANNO NERO
Al danno enorme dell’attività venatoria ‘legale’ per la fauna si aggiunge quello ben più grave e di proporzioni insostenibili connesso al bracconaggio che si manifesta regolarmente secondo una varietà infinita di pratiche. L’impennata dei ricoveri di animali protetti (migliaia ogni anno), soprattutto uccelli rapaci, in coincidenza con la stagione di caccia, è un segnale inconfutabile della grave commistione tra le due realtà. Quest’anno non sono mancati episodi eclatanti di uccisione o ferimento di aquile reali (Biondino-Lecco a gennaio, a novembre nel Bergamasco), di una lontra in Basilicata. Aperti ancora i ‘fronti’ più caldi, come le valli bresciane, le lagune del delta del Po nonostante siano all’interno della Rete natura 2000, dell’isola d’Ischia, dello stretto di Messina, delle lagune pugliesi. Le oltre 400 guardie volontarie venatorie del WWF, divise in 49 Nuclei provinciali su 4 regioni sono costrette ad un controllo serrato e svolgono funzioni di Polizia Giudiziaria in stretta collaborazione con l’Autorità giudiziaria. Appostamenti per scovare bracconieri e cacciatori poco attenti alle regole in condizioni totalmente disarmate: unici strumenti l radio trasmittenti, binocoli, macchine fotografiche, carta e penna ed un’infinita volontà.

I Campi antibracconaggio più difficili, quelli di Ischia dove dopo 10 anni di intensa attività il fenomeno di bracconaggio si è per fortuna ridotto quasi allo zero, quello delle Valli bresciane, una delle zone ancora a più alta intensità di bracconaggio d’Italia, dove le guardie pattugliano sia le montagne della Val Sabbia, Val Camonica e Val Trompia che le zone collinari e pianeggianti della parte meridionale della provincia. Nel 2006 qui sono stati sequestrati circa 2.000 animali protetti (fringuelli, pettirossi, rari beccofrosoni), 400 archetti (erano 4.000 nel 2002), 26 reti da uccellagione e oltre 500 trappole , 65 richiami elettroacustici in 3.500 ore di servizio.

http://www.wwf.it/Lombardia/news/2912007_8138.asp

Venerdì, 9 Marzo, 2007 - 12:44

Petizione per favorire distributori di idrogeno

Petition on line e Beppe Grillo - Firma la Petizione per favorire
l'installazione dei distributori di idrogeno
Oggetto: Signature Confirmation - OBBLIGHIAMO LE MULTINAZIONALI DEL
PETROLIO A MIGLIORARE L'AMBIENTE - 126259 - idrogeno

"OBBLIGHIAMO LE MULTINAZIONALI DEL PETROLIO A MIGLIORARE L'AMBIENTE"

Da Beppe Grillo

Un cittadino italiano ha finalmente deciso che gli fa troppo male
respirare le polveri sottili e vedere persone a cui vuole bene morire
di cancro intorno a sè per il benessere delle multinazionali
petrolifere e ha chiesto alla commissione europea (dipartimento
dell'ambiente) di creare una legge che obblighi i padroni del petrolio
ad installare accanto ad ogni distributore di benzina almeno un
distributore ad idrogeno e di incominciare a produrlo utilizzando
energie rinnovabili.
In parole povere questa legge favorirà introduzione sul mercato delle
automobili ad idrogeno a ***ZERO INQUINAMENTO*** e ad alte prestazioni!!!
Finalmente potremo respirare a pieni polmoni e anche i figli dei nostri
figli!
L'auto del futuro esiste già in vari modelli!
Bastano 800.000 firme per far abbassare la testa ai padroni del petrolio.

Firmate la petizione per voi, i vostri amici e parenti!
Cogliamo questa opportunità e facciamone un'arma, anche per altre piccole
battaglie.

Io l'ho fatto e sono il numero 18531!!

PER FIRMARE LA PETIZIONE SUL LINK QUI SOTTO:
http://www.petitiononline.com/idrogeno/petition-sign.html

Sabato, 3 Marzo, 2007 - 19:08

Oil for “know how”: Londra per un nuovo mondo

 
Il municipalismo può diventare teatro di nuovi scenari politici: e quando tra municipi si costruiscono ponti di solidarietà e di cooperazione forse a livello globale si inizia a definire una nuova dimensione internazionale di unità tra i popoli per uno sviluppo più umano, sostenibile, socialmente equo. Parlo di Ken Livingstone, il “rosso”, da tempo in rotta di collisione con il New Labour di Tony Blair, ormai inneggiante i valori del libero mercato e della guerra globale al terrorismo, e della sua nuova proposta, ormai diventata operativa, di comprare a prezzi scontati del 20% petrolio dal Venezuela per poter ridurre della metà i costi del biglietto per accedere ai mezzi pubblici di trasporto per circa 250000 londinese indigenti e sotto la soglia della povertà. A suggellare questo accordo sono stati il sindaco londinese, da anni ormai amministratore della capitale inglese e da anni impegnato a promuovere una mobilità nuova e alternativa, il Ministro degli Esteri venezuelano, Nicolas Maduro, e Alejandro Gonzalez, vicepresidente di Pdvsa, la compagnia petrolifera statale, direttamente interessata alla fornitura commerciale del greggio e del combustibile. In cambio, come in un buon contratto, Ken fornirà al Paese latino americano consulenze di ambientalisti, climatologi e di urbanisti che apporteranno il loro “konw how” in merito alla promozione del riciclaggio dei rifiuti, della pianificazione urbana delle grandi città, dell’organizzazione della rete infrastrutturale per i trasporti, della riduzione delle emissioni di carbonio per contenere i disastri ambientali legati all’aumento della temperatura e ai cambiamenti bioclimatici.
Il progetto è ormai operativi nella city britannica e diverse sono state le voci che si sono levate a difesa del medesimo o in aperto contrasto: certamente la positività dell’accordo senza precedenti consiste nel garantire un mutualismo reciproco tra città e paesi in un’ottica di abbattimento delle povertà e di incentivazione di misure finalizzate a contrastare il disastro ambientale oggi presente, mettendo in relazione e in comune le risorse rispettive e le capacità di due popoli a confronto, ma uniti dalla determinata esigenza di contrastare un modello di sviluppo iniquo e pericoloso per il futuro dell’umanità. Il “Titanic” sta affondando e noi stiamo ballando nelle sue sale da ballo: questa immagine descrive quale destino ci attenderà nel prossimo futuro se non si inverte la rotta. Ma spazi per farlo, nonostante l’assenza degli organismi internazionali e la loro incapacità a fare fronte comune contro questa deriva distruttrice, ci sono ancora: e questo ne è un esempio. Oil for know how, possiamo dire: ossia petrolio in cambio della conoscenza e dell’esperienza professionale di attenti studiosi che possono mettersi a disposizione per un Venezuela in fase di ricostruzione, dopo anni di governi che hanno svenduto a poco prezzo il Paese agli Stati Uniti d’America, sia economicamente, sia culturalmente. In questo percorso si inseriscono i provvedimenti di rinazionalizzazione decretati da Chavez della compagnia telefonica nazionale, Cantv, e della compagnia elettrica, Eds, per garantire una ripresa di due patrimoni nazionali economico produttivi assolutamente fondamentali per lo sviluppo sociale e civile del Paese. Ken ha aperto con questa intesa commerciale, ma dalla finalità sociale di progresso internazionale, un precedente che può essere “introdotto” anche da altri municipi: in Italia Firenze ha accolto il messaggio e ha provveduto a siglare un accordo simile con il Venezuela in cambio di “esperti” in materia di architettura e di ingegneria civile. Nella città toscana di La Pira, maestro di intese internazionali tra città all’insegna dello sviluppo sociale globale e della cooperazione mondiale per il progresso dei popoli e per la pace, tra qualche mese l’Ataf, l’azienda municipale dei trasporti, avrà mezzi che saranno alimentati da combustibile venezuelano, pagato a costi ridotti, beneficiando, così, il prezzo del biglietto. Speriamo che kin questo caso a Firenze succedano altre amministrazioni “virtuose” interessate a fare lo stesso passo in nome del mutualismo e del sostegno allo sviluppo reciproco e all’abbattimento delle povertà, in un’ottica tutta internazionale. Perché il locale può diventare globale.
 
 
Alessandro Rizzo
 
 

Martedì, 13 Febbraio, 2007 - 12:08

Finanziaria e risparmio energetico

http://www.ecodallecitta.it

Le proposte del Governo per risparmiare energia. Presentiamo le novità dal punto di vista energetico contenute nel disegno di Legge Finanziaria per il 2007

Prima di eventuali modifiche in Parlamento, abbiamo analizzato quali sono le proposte della Finanziaria 2007 riguardanti il risparmio energetico. Elenchiamo per punti i provvedimenti proposti dal Governo, nel disegno di Legge Finanziaria per il 2007:

- Agevolazioni fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici, con l’innalzamento dal 36% al 55% della detrazione fiscale per interventi di riduzione dei consumi energetici per il riscaldamento e l’isolamento di pareti e finestre;

- un fondo di 15 milioni di euro per la costruzione di nuovi edifici di piccole e medie dimensione ad altissima efficienza, con un fabbisogno energetico minore del 50% rispetto a quanto prevede la legge;

- contributi per frigoriferi o congelatori ad alta efficienza energetica, per una quota pari al 20% del prezzo d’acquisto (per una somma non superiore ai 200 euro per elettrodomestico);

- incentivi per l’installazione di motori industriali ad alta efficienza e a velocità variabile;

- semplificazioni amministrative per i piccoli auto-produttori di energia elettrica. Estensione agli impianti fino a 200 kW, alimentati da fonti rinnovabili o cogenerativi, del meccanismo dello “scambio sul posto” dell’energia elettrica;

- riduzione del 20% del carico fiscale sul Gpl; realizzazione di un fondo di 100 milioni di euro annuali per il 2007, 2008 e 2009, da destinare ad incentivi per la trasformazione e l’acquisto di autoveicoli a Gpl o metano;

- incentivi per aumentare la presenza nel mercato italiano dei biocarburanti, allineando la legislazione italiana alla Direttiva europea 2003/30/CE;

- interventi sulla fiscalità energetica per la riduzione dei costi di fornitura di energia alle fasce deboli, e la copertura dei costi per Regioni ed Enti che sono interessati a nuove infrastrutture energetiche di rilevanza nazionale;

- Iva agevolata per energia prodotta da fonti rinnovabili o da impianti di cogenerazione ad alto rendimento.

Martedì, 13 Febbraio, 2007 - 12:07

Ma quanto consumo?

http://www.ecodallecitta.it

Un cd-rom che calcola i consumi energetici e le emissioni inquinanti di anidride carbonica dei singoli. E che consente di capire come risparmiare energia attraverso piccoli accorgimenti quotidiani, partendo dall’abitazione, i trasporti, l’alimentazione, il vestiario e i rifiuti.
È l’idea sviluppata dall’Ecoistituto “Pasquale Cavaliere” di Torino - attivo dal 1998 nei campi della ricerca, dell’educazione ambientale e della diffusione delle buone pratiche -, attraverso il cd-rom RiduCO2 v.2, uno strumento educativo-informativo utile per promuovere comportamenti più rispettosi nei confronti dell’ambiente, coinvolgendo e responsabilizzando in prima persona i singoli. Dai cambiamenti climatici alle fonti rinnovabili, dalla normativa nazionale e internazionale alla situazione energetica mondiale, arrivando al cuore del cd: il calcolatore delle emissioni, un software di calcolo che permette all’utilizzatore di verificare i propri consumi di energia (ma anche le emissioni, i costi e l’impronta ecologica relativi) e di compiere azioni di riduzione intervenendo sulla gestione energetica della propria abitazione e sui propri stili di vita. Basterà qualche click, per esempio, per quantificare la riduzione dei consumi ottenuti dalla sostituzione dei vecchi elettrodomestici con quelli ad alta efficienza. O per sapere quanta anidride carbonica si evita preferendo alle quattro ruote la bicicletta come modus viaggiandi. Facile da usare, in quanto coadiuvato da una grafica semplice e intuitiva, ricco di animazioni, RiduCO2 è stato finanziato dall’Assessorato all’Ambiente della Regione Piemonte.

Martedì, 13 Febbraio, 2007 - 12:02

Pm 10, le pagelle 2006 di Milano e Torino

http://www.ecodallecitta.it

Piccolo calo dei giorni di superamento, piccolo aumento della media annua. Alla centralina Verziere di Milano da 144 a 139 giorni, ma la media sale da 50 a 52. Alla Consolata di Torino la media a 67 microgrammi
Da una prima stima fatta incrociando i dati Arpa con stime della nostra redazione, i giorni di superamento del limite dei 50 microgrammi sembrano leggermente diminuiti a Milano e Torino ma la media annuale (che non dovrebbe superare i 40 mcg)non è affatto calata.

Alla centralina del Verziere i giorni di superamento erano stati 145 nel 2005, ora nel 2006 son calati a 139. Ma la media annuale (calcolata con un parametro, perchè il dato in origine non è gravimetrico) è salita da 50 a 52.

Alla centralina di via Juvarra la media è salita da 55 a 56.

Ancora più netta la tendenza a Torino. Alla centralina di via Consolata i giorni di superamento son calati dai 199 del 2005 ai 185 del 2006. Ma la media è salita dal 64,9 al 67%. Alla centralina di via Grassi i giorni son calati da 196 a 191 ma la media è salita da 68,4 a 70,7.

8 gennaio 2007

Lunedì, 12 Febbraio, 2007 - 17:10

Chiamamilano diventa educaria

E' un neologismo, possiamo dire: è educaria, una contrazione tra due parole, "Educare" e "Aria". Il compito precipuo consiste nell'educare la bambina e il bambino, l'adolescente, al rispetto dell'ambiente, guardando in modo chiaro e specifico la qualità dell'aria in cui viviamo. Alcuni comportamenti, sappiamo bene, possono generare esternalità negative: anche semplici abitudini quotidiane possono determinare un incremento di quelle odiose polveri sottili, PM10, che determinano un aumento cospicuo del livello di inquinamento aereo. Oggi si può prevenire tutto questo, non solo accogliendo misure che possano garantire un contenimento dei livelli insopportabili e micidiali di PM10, di anidride carbonica, di CO2 presenti a Milano, ma anche cercando di educare, appunto, informare e formare, informare formando e formare informando, i più giovani alla tutela dell'ecosistema, degli elementi che caratterizzano il bioclima, della natura. Noi siamo la natura: non voglio peccare di panismo, ma ogni nostro comportamento influisce sul resto del mondo, sul suo futuro. Una farfalla che sbatte le ali in Brasile può determinare un uragano negli Stati Uniti: sarebbe da dirsi. I comportamenti virtuosi sono molti, e renderli noti già in una fascia di età proficua per l'apprendimento e per incidere nel proprio stile di vita in modo perdurante e permanente è fondamentale per il futuro dell'umanità, di noi tutte e di noi tutti. Chiamamilano ha già sperimentato il progetto, facendo leva su collaborazioni d'eccellenza, tra cui l'Istituto dei Tumori di Milano, l'Osservatorio Meteo Duomo, l'Associazione Didattica Museale, e ha promosso un ciclo di incontri e di visite guidate, che hanno reso praticabile quanto esposto in teoria, presso scuole elementari e medie della città, coinvolgendo ben 2400 studentesse e studenti. Forse un domani capiranno cosa singifica preservare la qualità dell'aria, e comprenderanno che più alti sono i parametri di PM10 presenti nell'atmosfera più sono alti i casi di patologie bronchiali e di affezioni gravi all'apparato respiratorio. Forse potranno comprendere quanto sia necessario utilizzare fonti di energia rinnovabile, sostenibile e naturali, nonchè cosa significhi coefficente di coibentazione nella concezione più generale di edilizia biosostenibile e bioarchitettura, oppure l'importanza dell'utilizzo di mezzi compatibili e non inquinanti, dell'utilizzo della bicicletta. Chiamamilano ripropone il ciclo di incontri, formativi, come sempre, ma accessibili anche al resto della cittadinanza. Gli adulti necessitano più di chiunque altro di conoscere cosa singifichi agire eco compatibilmente con la tutela dell'aria e dell'ambiente.
Insieme, per cambiare questo futuro in cui la nostra vita, la nostra sopravvivenza e quella di tutto il mondo è ipotecata.
Cambiamo rotta, rivoluzioniamo le coscienze, l'ha detto anche un conservatore come il Presidente Chirac.

Alessandro Rizzo

Lunedì, 12 Febbraio, 2007 - 15:27

ABITARE SOSTENIBILE

" Cambia il clima, ma non sai come fare ?
ABITARE SOSTENIBILE è il corso per conoscere le tecnologie, i materiali, le fonti rinnovabili e gli incentivi per ridurre i costi e le emissioni.
5 incontri dal 6 Marzo al 3 Aprile h 18.30- 21.30 (50€)
Telefona subito al 02 77405201
Polo Formativo di via Soderini 24 Milano:
il futuro è nelle tue mani "

Lunedì, 5 Febbraio, 2007 - 13:53

Una tregua a Parigi per una pace ambientale

Una tregua per il Pianeta, una tregua per la sopravvivenza del mondo e dell’umanità, una tregua per l’ambiente: siamo come se fossimo in una guerra continua, dove il “nemico” è colui che ogni giorno offende la Terra, ipotecandone il proprio futuro. Parigi si illumina d’immenso per qualche minuto, spegnendo ogni fonte di luce in protesta: è successo il 1 febbraio per cinque minuti, dalle 19,55 alle 20. La Torre Eiffel era completamente al buio: così si è risparmiato il 9% dei 7000 megawatt che servono per fare funzionare l’intera struttura in un’ora. Non è molto, ma è una goccia in un mare per denunciare che questo sistema di produzione, che questo sistema di generazione dell’elettricità e di produzione dell’energia è insostenibile: insostenibile perché arreca danno e pregiudizio al bioclima. Risulta insostenibile perchè arreca danno e pregiudizio alle coste in quanto un aumento del livello dei mari, si stima dai 18 ai 60 centimetri entro la fine del secolo, sarà causato dal progressivo scioglimento dei grandi ghiacci. Insostenibile risulta, infine, in quanto aumenteranno fenomeni naturali di eccezionale portata e gravità, dai tornadi agli uragani, presenti anche in zone non prettamente a clima tropicale, come da poco abbiamo visto accadere in Olanda. Il dato più preoccupante, scritto e certificato nel documento di 15 pagine dell’IPCC, gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico istituito dall’ONU, dove partecipano 500 esperti provenienti da 130 Paesi, risulta essere l’aumento della temperatura media annua, la cui previsione delinea un incremento tra 1,8 e i 4 gradi entro il 2100. E’ un’accelerazione senza fine stabilisce la commissione e proprio per questo occorre “rivoluzionare le coscienze, la cultura, l’azione politica” come ha intimato il Presidente francese, Chiraq, all’apertura della Conferenza internazionale sull’ambiente, tenutasi a conclusione dell’IPCC e alla presentazione del dossier. Alcune aziende hanno già aderito al programma “Climate Saver” promosso dal WWF a Parigi, un giorno prima della conclusione dei lavori dell’IPCC. L’effetto serra diventa il responsabile assoluto di questo disastro senza fine: l’aumento delle emissioni di anidride carbonica nell’aria causano l’innalzamento incessante delle temperature, e, spesso, come attestano i climatologi dell’"Union of concerned scientists", l’amministrazione statunitense ha premuto affinché gli stati a eliminassero dalle ricerche i termini 'riscaldamento globale' e 'cambiamento climatico'.
Nel documento dell’IPCC è riportato il dato che il 90% delle attività umane causa il riscaldamento del globo, generando devastanti conseguenze sull’intero sistema ecologico e bioclimatico.

Alessandro Rizzo

già pubblicato su www.altrementi.org

Giovedì, 1 Febbraio, 2007 - 12:21

900.000 metri cubi di cemento

900.000 metri cubi di cemento. Tre grattacieli fino a 23 piani e 210 metri di altezza. 9.500 posti auto. Un maggiore afflusso di macchine stimato pari a quello di una media cittadina: 20/25.000 auto in una zona già intasata.
Questo è il futuro di un quartiere di Milano: della zona Fiera. Con il progetto Citylife. Gli amministratori comunali non hanno ascoltato la voce delle decine di migliaia di abitanti della zona. E quando hanno protocollato 3.000 firme autenticate per esporre le loro ragioni non sono stati neppure ricevuti dall’assessore per lo sviluppo del territorio Carlo Masseroli (mail).
Lo scempio della zona Fiera è un altro passo di espropriazione dei diritti naturali dell’uomo. A Milano, dopo l’aria si espropria anche la luce del sole.
Le case della Fiera saranno oscurate dai grattacieli. E così gli alberi, i pochi prati.
Un futuro di m..da PM10 al buio.
Secondo l’architetto Giuseppe Boatti, intervistato insieme al professor Giorgio Ragazzi da Piero Ricca, il Comune perderà da questa operazione 163 milioni di euro. E per questo lo ha denunciato alla Corte dei Conti per danni erariali. Ma sono i cittadini che perderanno 163 milioni di euro. Loro euro. Non dell’assessore Masseroli o della Morattimogliedelpetroliere.
Guardate il filmato, leggete il ricorso al Tar e le ragioni del No all’ennesima rapina ai danni della nostra vita. E’ una sola. Non lasciamo che ce la portino via.

dal blog di Beppe Grillo
www.beppegrillo.it

Lunedì, 29 Gennaio, 2007 - 16:38

Eco - sportello - energia

La Pubblica Amministrazione, proprio per il ruolo istituzionale che ricopre, è l'interlocutore privilegiato di Ecosportello Energia per ciò che attiene lo sviluppo di politiche e programmi di sostenibilità energetica.
I servizi offerti da Ecosportello Energia rappresentano l'opportunità per le Amministrazioni Pubbliche e gli Enti Locali, soprattutto per le realtà medio-piccole, di avvalersi di un supporto tecnico, gestionale e di comunicazione affinché siano applicate politiche di sviluppo ed incentivazione del risparmio e dell'efficienza energetica, attuati i Piani Energetici Comunali (PEC), modificati i Regolamenti Edilizi, favorite scelte alternative che puntino sulle energie rinnovabili e sui criteri della sostenibilità e del rispetto del territorio.
Ecosportello Energia svolge un ruolo di supporto ai Comuni attraverso il proprio sportello di prima risposta, organizza e propone convegni, corsi di formazione e seminari di approfondimento rivolti ai Tecnici ed agli Amministratori locali. Gli argomenti trattati spaziano dalla pianificazione energetica ai regolamenti edilizi, dall'efficienza energetica all'energia da fonti rinnovabili, dagli audit degli edifici all'illuminazione nel settore pubblico.

http://www.ecosportelloenergia.org

Lunedì, 29 Gennaio, 2007 - 16:31

KLIMAHOUSE per l'efficienza energetica

Fiera internazionale specializzata per l'efficienza energetica e l'edilizia sostenibile
25 - 28 gennaio 2007
Perchè KLIMAHOUSE:
Le grande sfida del nostro secolo sarà la riduzione del consumo energetico.
  • Costi energetici crescenti,
  • altissimi livelli di polveri fini,
  • direttive europee
  • convenzioni internazionali
richiedono un ripensamento di tutte le parti verso nuovi sistemi di risparmio energetico. 
Il progetto "CasaClima" sviluppato in Alto Adige, rappresenta una nuova cultura edile per l`abitazione moderna, che unsice sostenibilità, drastica riduzione dei costi energetici ed una perfetta climatizzazione dell`ambiente. 
In tale contesto la fiera specializzata KLIMAHOUSE  è la sede ideale per presentare nuovo o soluzioni alternative per l`edilizia e il risanamento ed i relativi vantaggi in termini di consumi.
A sostegno di KLIMAHOUSE:

• Provincia Autonoma di Bolzano – Agenzia provinciale per l‘ambiente
• APA - Associazione Provinciale dell´Artigianato
• ANIT - Associazione Nazionale per l'Isolamento Termico e Acustico
• RENERTEC – Centro di Competenza Alto Adige Energie Rinnovabili
• EURAC - European Academy Bolzano
• Comitato Interprofessionale degli Ordini e dei Collegi ad indirizzo tecnico della Provincia di Bolzano
• Collegio dei Costruttori Edili della Provincia di Bolzano
• Associazione provinciale commercianti di materiali edili
• Ministero dell`ambiente e della tutela del Territorio - Roma

• ANAB – Associazione Nazionale Architettura Bioecologica
Federcomated - Federazione Nazionale Commercianti cementi, laterizi e materiali da costruzione edile

Cosa dicono di KLIMAHOUSE:

Rainer Gasser, presidente del Collegio dei Costruttori Edili:
"CasaClima è un esempio di come si possa risparmiare energia attraverso tecniche costruttive mirate e quindi contribuire concretamente alla tutela ambientale. La manifestazione KLIMAHOUSE di Fiera Bolzano è per il settore edile una buona occasione per scambiarsi esperienze, curare i contatti e guadagnare nuovi clienti."
Hanspeter Munter,
direttore dell'Associazione Provinciale dell'Artigianato (APA):
"L'artigianato altoatesino ha capito già alcuni anni fa che il mercato futuro dell'edilizia si sarebbe sviluppato intorno al risparmio energetico. Oltre 500 imprese artigiane si sono specializzate in CasaClima e continuano a sviluppare il loro Know-how. La fiera specializzata KLIMAHOUSE di Fiera Bolzano è la piattaforma ideale per contagiare anche il pubblico di altre regioni italiane con questo entusiasmante tema".
Norbert Lantschner,
iniziatore
CasaClima e direttore d´uffi cio aria e rumore, Provincia Autonoma di Bolzano:
“I nostri edifici consumano quantità spropositate d`energia. Il continuo aumento dei costi e la pericolosa dipendenza dall`importazione di energia nonché minacciosi cambiamenti climatici impongono rapide prese di posizione. La buona notizia: nel settore costruzioni esistono alternative tecniche ed economiche per il risparmio energetico e la protezione della natura. Un importante appuntamento su questo tema è la fiera Klimahouse con il convegno "Costruire il futuro".

Dott. Michl Laimer,
assessore all´urbanistica, ambiente ed energia, Provincia Autonoma di Bolzano:
“La CasaClima rappresenta il nostro contributo alla protezione del clima a livello internazionale. La politica ha il compito di creare le condizioni di legge e tecnologiche necessarie ad un´edilizia efficiente dal punto di vista energetico e rispettosa dell´ambiente. Il resto viene da sè come si potrà vedere all´interno di questa fi era specializzata. Ed il successo è assicurato, dal momento che costruire una CasaClima signifi ca investire nel futuro.”

Lunedì, 29 Gennaio, 2007 - 15:57

Anche in Italia,come in Francia,

Anche in Italia,come in Francia,
grande mobilitazione dei cittadini contro il Cambiamento Climatico.
.
Non è un'azione impegnativa e non ci costa nulla!

L'ALLEANZA PER IL PIANETA TERRA

(gruppo francese di associazioni ambientali)
lancia un appello semplice a tutto il mondo:
spegnete la luce
il 1° febbraio 2007 dalle 19:55 alle 20:00
5 minuti per il nostro pianeta!

Non si tratta di economizzare l'elettricità ,

ma di attirare l'attenzione dei cittadini e dei media, sullo spreco di energia e l'urgenza di mettere nelle agende dei nostri politici le questioni ambientali.
Il cambiamento climatico ci riguarda tutti, ma è un argomento purtroppo che sembra non importare molto !

Perchè proprio il 1° febbraio?
E' il giorno in cui verrà pubblicato il nuovo rapporto del gruppo di esperti climatici delle nazioni unite.
Questo evento avrà luogo in francia: non bisogna lasciare passare questa occasione!
Se riuscissimo veramente a partecipare tutti, questa azione avrà un reale peso mediatico e politico !

Fate circolare il più possibile questo appello intorno a voi !!

Lunedì, 29 Gennaio, 2007 - 00:29

Prima edizione del Premio EnergyMed

Stampa
La prima edizione del Premio EnergyMed, rivolto agli Enti Locali, avente come tema “Il risparmio energetico nelle Pubbliche Amministrazioni – Acquisti verdi: qualità e innovazione ambientale nelle Pubbliche Amministrazioni per il miglioramento dell’efficienza d’uso delle risorse”, è organizzato da ANEA (Agenzia Napoletana Energia e Ambiente), in occasione di EnergyMed.
La diffusione di una politica volta al risparmio energetico ed all’uso delle fonti di energia rinnovabili costituisce, nel nostro Paese, così come nel resto del mondo, una priorità assoluta.
Gli Acquisti Verdi (Green Public Procurement) rappresentano, d’altro canto, uno strumento straordinario a disposizione delle Pubbliche Amministrazioni per mettere in atto strategie di sviluppo sostenibile, tese a ridurre gli impatti ambientali dei processi di produzione, consumo e smaltimento. Né va trascurato che la Pubblica Amministrazione, con un potere d’acquisto pari al 17%, si configura come il principale consumatore di beni e servizi ed è, dunque, in grado di influenzare il mercato determinando un cambiamento nei modi di produrre, di amministrare e di consumare, costituendo un modello di buon comportamento, facile da replicare, che rappresenta uno stimolo nei confronti di imprese, istituzioni e cittadini.
Il Comitato Tecnico Scientifico di EnergyMed ha ritenuto, dunque, di estremo interesse rendere noti e premiare i risultati ottenuti da alcune Amministrazioni che, già ad oggi, hanno sviluppato buone pratiche nei settori di interesse della manifestazione.
Scadenza presentazione domande: 16 febbraio 2007
Venerdì, 26 Gennaio, 2007 - 16:02

I veleni nelle città

www.beppegrillo.it

RESET_traffico.jpg

Da qualcosa bisogna iniziare per fare RESET. Partiamo da ciò che ci circonda ogni giorno nelle nostre città. Dal veleno che respiriamo. Del quale bisogna essere grati ai padroni dei media. Alla loro ossessiva pubblicità di automobili. I giornali e la televisione fanno ormai concorrenza a Quattroruote. Chi detta la linea petrolindustriale ai media? Lo Stato che vive di tasse sul carburante, i petrolieri e i fabbricanti di automobili. I politici, come diceva Mattei, sono solo tassisti che si liquidano con una mancia dopo la corsa. Che fare?
Scriviamo un dodecalogo per il dipendente sindaco, chiediamo e pretendiamo un incontro nel quale firma tutti o in parte i punti proposti, o anche nessuno se non è d'accordo. Si potrà filmare l’incontro e sentire le ragioni del dipendente su questo blog.
Ho ascoltato dei veri esperti di veleni in città: due mamme con bambini piccoli. Quelli che il tubo di scappamento lo respirano dal passeggino. Quelli che se va bene hanno la tosse cronica e se va male la leucemia.

Ecco i loro consigli:
1.Ticket di ingresso per le auto
2.Pista ciclabile che attraversi ogni percorso cittadino
3.Eliminazione progressiva dei parcheggi in città
4.Creazione di zone verdi dove ora ci sono parcheggi
5.Car sharing pubblicizzato e incentivato dai Comuni
6.Autobus e taxi elettrici
7.Diminuzione dell’Ici del 30% al residente che non possiede una macchina
8.Tempo di attesa al semaforo per le macchine doppio rispetto ai pedoni
9.Carico e scarico dalle 5 alle 7 del mattino
10.Mezzi pubblici gratuiti
11.Tassa per l’occupazione di suolo pubblico per le macchine parcheggiate
12.Uffici pubblici di nuova costruzione tassativamente senza parcheggi.

Le nostre città sono cimiteri di automobili e discariche di gas.
Cambiamole.

Ps: Il Corriere della Sera ha oggi pubblicato la classifica di Legambiente-Sole 24 Ore per l’inquinamento nelle città con il vergognoso titolo: ‘Ambiente, la rivincita delle grandi città’.

Giovedì, 25 Gennaio, 2007 - 13:42

Gore Vidal scrive sul futuro del nostro pianeta

Scrive Gore Vidal una lettera a Beppe Grillo: è chiara, puntuale, leggibile senza "baroccali e arcadici" termini intellettual-scientifici. Ma questa lettera e intrisa di una forza oratoriale quanto mai unica: perchè nella sua semplicità espositiva è quanto meno DIRETTA, INCISIVA, ALLARMANTE, per certi versi TERRORIZZANTE. Ci preoccupano le parole di Gore: è vero sono molto forti, dette senza filtri, senza edulcoranti perifrasi retoriche: ma non sono parole dichiarate da un pazzo visionario, magari un mitomane di turno, un personaggio alquanto eccentrico da paragonarsi a un moralista del calibro di Savonarola, con epiteti del tipo "Guai a voi", oppure "vredrete il male". Gore Vidal non è nè un moralista, nè un predicatore pazzo e solitario da Hyde Park. E' un intellettuale di buona fama mondiale che non ha altro che proposto comportamenti virtuosi e l'urgenza di unire le forze umane, dal BASSO, per generare altrettanti comportamenti ripetuti ecosostenibili, in quanto il capitale, quell'insieme di multinazionali dipinte, oserei dire giustamente in quanto le tesi che venivano delineate erano avvallate dalle scienze psichiatriche, nel film documentario di Moore come soggetti autoreferenziali e autistici fortemente propensi ad azioni di stampo crimonoso e dalla mente perversa, quindi se esseri umani sarebbero come pazzi pericolosi da isolamento, non ha NESSUNA REGOLA se non quella del gioco DOMANDA E OFFERTA, quindi del mero PROFITTO, a scapito di ogni valore, non solo legge di convivenza civile, come viene definita nel contratto di Rousseau. E questi comportamenti folli generano niente altro che conseguenze drammatiche per la nostra salute, la nostra sopravvivenza, la tutela delle risorse presenti nel mondo, la loro distribuzione equa, la tutela della terra e della sua esistenza, permanenza. L'ONU ha dichiarato che nel 2050 il mondo è in SCADENZA: visto il tasso di crescita del genere umano e vista la sovrapopolazione in atto accadrà che tra qualche anno, mantenendo lo stesso livello di consumo irresponsabile, dovremmo avere ben 3 mondi per poter soddisfare minimamente la domanda pressante della popolazione. Il mondo è in SCADENZA! E noi ancora consumiamo materiali inutili, li gettiamo senza riciclarli, noi continuiamo a inquinare, continuiamo a spendere senza pensare le terribili conseguenze derivanti dalla nostra scelta di consumo, continuiamo ad avere impianti termoelettrici inquinanti, continuiamo a usare automobili che vanno a pertolio. Domandavano a Gore:"Sai qual'è la risorsa materiale più preziosa?" Trovandosi in Russia Gore Vidal risponde sorridendo:"La vodka". Rsiposta errata! L'acqua. Anche questo elemento naturale, come considerava Eraclito, fondamentale pertanto per la vita di noi tutte e tutti è limitato. Ma viene ancora sprecata, viene inquinata, viene addirittura considerata come fonte di profitto, con il processo di privatizzazione dilagante. Rendiamoci conto, leggendo la lettera di Vidal, di quello che stiamo andando incontro: tra 20 anni massimo noi saremo moribondi. E le future generazioni quale futuro avranno se non potranno neppure esistere e sopravvivere? Un po' di responsabilità, un po' di razionalità, un po' di scrupoloso sentimento civile e sociale non nuoce. Chi cerca il profitto fine a sè stesso si uccide con le proprie mani, oltre a uccidere i propri simili e l'ambiente. Noi siamo parte integrante della natura, non voglio essere considerato un panista, ma lo siamo: se la natura soffre e giunge al suo declino noi giungiamo al declino insieme a essa. Senza alcun tipo di "appello": essa è matrigna implacabile nella sua ira, nelle sue manifestazioni, nei suoi fenomeni. Gli Indios d'America la temevano, oltre al considerarla come madre divina: sapevano bene che nostri comportamenti individualisti ed egoreferenziali potevano scatenare fenomeni naturali dalla potenza indomabile e non preventivabili. Noi, invece, non la temiamo, nè la consideriamo PATRIMONIO VITALE. Gore dice che per cambiare qualcosa occorrerà rispondere alla reazione violenta del grande capitale, che è fonte di questo pericolo ormai chiaro ed evidente, e che certamente non sarà disposto a tollerare controlli nei propri movimenti senza regole: ma se dal basso la spinta unitaria e la risposta alternativa si va a creare qualcosa è possibile scalfire, come tante guttae quae cavant lapidem.

Alessandro

LA LETTERA DI GORE VIDALE
http://www.beppegrillo.it/index.html

Caro Beppe,
l’umanità – e con essa il mondo intero – è a un bivio. Dobbiamo cominciare ad agire ora, perché se non cambiamo rotta vi sono buone probabilità che non ci sarà un mondo di cui preoccuparci tra dieci o quindici anni. E noi saremo morti, o moribondi. E la cosa più triste è che questo non accadrebbe a causa di un destino ineluttabile, ma per semplice mancanza di volontà politica...
Vi è bisogno di un impulso primitivo, di uno spirito di sopravvivenza, di cui non vi è traccia oggi. Nel 1957 scrissi una commedia intitolata: 'Visit to a Small Planet', e tutti rimasero sconvolti. Al tempo il pianeta era ancora considerato una fonte di eterna ricchezza, e tutt’altro che piccolo. Ovviamente oggi sappiamo che non è così. Recentemente ho avuto una conversazione con Gorbaciov, che mi ha chiesto: “Sai qual è il liquido più importante della terra?” "La vodka?”, ho risposto. “Il petrolio?” “No, l’acqua”, mi ha detto. Ed è vero. Anche l’acqua è una risorsa limitata. Ma l’umanità si è sempre crogiolata nelle sue illusioni di eternità...
L’umanità – e l’Occidente in particolare – deve cambiare radicalmente il proprio stile di vita se non vuole estinguersi. E un cambio di rotta deve venire prima di tutto dagli Stati Uniti, i primi consumatori e inquinatori al mondo. Il problema è convincere il nostro governo, o meglio il governo ombra che lo controlla, che risponde solo alle leggi di un capitalismo delirante. Che, in parole povere, consistono nel creare prodotti di cui non abbiamo bisogno e trovare il modo di venderceli, incuranti delle conseguenze. Per di più, il capitalismo non può sopravvivere che nell’assenza di leggi. Non obbedisce a nessuna legge eccetto quelle fittizie che il sistema stesso ha creato, come la 'domanda e l’offerta'. È per questo che non possiamo aspettarci nessun cambiamento dall’alto, se non sotto il peso di una spinta popolare. È paradossale che molti governi, come quello degli Stati Uniti, si sentano legittimati a immischiarsi nella nostra libertà riproduttiva ma non spendano una parola sull’elettricità che consumiamo. È per questo che il cambiamento deve iniziare dal basso.
Quest’anno comincerò ad alimentare la mia casa, in California, esclusivamente a energia solare. Ma non vedo come lo possa fare il cittadino medio. È ancora molto costoso, almeno negli Stati Uniti. È per questo che l’azione individuale – per quanto importante – deve avere come obiettivo un cambiamento istituzionale. E oggi la nostra causa è sostenuta da una serie di strumenti potenti e innovativi, come Internet...
E dobbiamo andare ancora più in là nel riorganizzare le nostre vite. Ed è questa la parte difficile: rinunciare a quello che ci procura piacere non ha mai fatto parte della nostra natura. Pensate ai milioni di fumatori nel mondo. Io ho recentemente perso un carissimo amico che ha continuato a fumare fino al giorno della sua morte, nonostante sapesse che il fumo lo stava uccidendo...
La gente – anche gli americani – comincia a svegliarsi. Vi è un crescente sentimento rivoluzionario nell’aria. I governi cominciano a svegliarsi: guardo con ammirazione a quello che sta facendo Hugo Chavez, per esempio. È un’ispirazione per il mondo intero, a differenza degli Stati Uniti, che non sono un’ispirazione per nessuno, tranne per potenziali dittatori. Anche i nostri politici sanno molto bene quello che sta accadendo nel mondo, ma sono pagati per stare in silenzio. Questo non toglie che un giorno possano ribellarsi ai loro padroni. Ma vi avverto: il processo di cambiamento sarà anche un processo violento. Le élites – le corporation – non rinunceranno facilmente ai loro privilegi. Comunque, voi iniziate la rivoluzione e io sarò felice di essere il vostro Trotsky”.
Gore Vidal.

Mercoledì, 24 Gennaio, 2007 - 23:41

Cambiamo aria, miglioriamo la nostra vita!

 

Chi inquina paga!
In 5 anni possiamo ridurre di oltre il 50% le emissioni inquinanti nell’aria di Milano e velocizzare gli spostamenti in città.
L’inquinamento dell’aria di Milano è ancora nettamente superiore ai limiti previsti dalle Direttive Europee. Ridurlo del 50% determinerebbe, solo a Milano, 1.200 morti e 10.000 casi di malattie respiratorie in meno all’anno nonché un anno e mezzo di vita in più per tutti (fonte: Istituto Nazionale dei Tumori).
L’inquinamento atmosferico è da attribuirsi principalmente a:
1. Traffico: genera, secondo i dati dell’ARPA, circa il 75% dell’inquinamento da polveri sottili. Velocizzare gli spostamenti con percorsi più rettilinei e con maggiore spazio per il transito (riducendo il numero e le dimensioni dei veicoli parcheggiati) ridurrebbe tempi persi ed inquinamento. I veicoli più inquinanti sono:
· I diesel – Del 75% delle polveri prodotte dal traffico essi ne emettono il 78%. Essi sono, quindi, responsabili di circa il 60% delle emissioni totali di PM10. I veicoli diesel dotati di filtro antiparticolato emettono circa il 90% in meno di polveri rispetto ai diesel tradizionali anche se catalizzati.
· I veicoli non catalizzati a benzina (emettono il 20% circa degli idrocarburi incombusti: benzene etc.)
· I motorini 50cc a due tempi non catalizzati emettono il 20% circa del totale degli idrocarburi incombusti (inquinano più di 100 auto nuove a benzina di media cilindrata, consumano il doppio di un 4 tempi di pari cilindrata; anche se catalizzati, inquinano più di 10 auto nuove a benzina);
2. Impianti di riscaldamento: emettono il 16% delle polveri. Quelli a gasolio rappresentano il 30% del totale. Ogni impianto di riscaldamento a gasolio inquina, per quanto riguarda il PM10, quanto 10 impianti a metano.
I sottoscritti cittadini chiedono a: 
- Comune di Milano, Regione Lombardia e Ministero dell'Ambiente
  
1. la disincentivazione graduale (con sosta a pagamento e pedaggi sul transito) crescente nel tempo (in 5 anni) a carico dei veicoli in proporzione al loro ingombro ed alle emissioni inquinanti (più del 50% dei milanesi è favorevole: Sondaggio Ispo-Corriere). Entro il 2010 tali disincentivi dovrebbero determinare un risultato equivalente al divieto di circolazione a carico dei veicoli non catalizzati, dei diesel senza filtri antiparticolato e dei motorini a 2 tempi anche se catalizzati (risultato: -50% di emissioni di PM10);
2. l’incentivazione dell’acquisto di veicoli a basso impatto ambientale e della dotazione di filtri antiparticolato sui diesel;
3. la realizzazione di percorsi più rettilinei e con maggiore spazio per il transito;
4. la disincentivazione progressiva (es.: maggiorazione ICI) dell’uso del gasolio per riscaldamento per eliminarne l’uso (risultato: -10% di emissioni di PM 10). 
− Tutti i concittadini di non acquistare (e non usare) più veicoli a 2 tempi o diesel senza filtri antiparticolato e di non installare nuovi riscaldamenti a gasolio.
La petizione è già stata sottoscritta da Italia Nostra, Legambiente, WWF, da più di 2000 cittadini e dal candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Lombardia, Riccardo Sarfatti.
Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia con riferimento a questa petizione ha scritto: “ Condivido la vostra iniziativa che propone azioni incentivanti e disincentivanti per ridurre drasticamente le emissioni; la Regione Lombardia – se sarò confermato presidente della Giunta- si impegnerà ad agire di conseguenza”.

Mercoledì, 24 Gennaio, 2007 - 23:40

Più verde per Milano, più salute per noi

Gli alberi, oltre ad emettere ossigeno, trattengono le polveri sottili migliorando la qualità dell’aria e contribuiscono a ridurre la temperatura estiva rendendo più gradevole il paesaggio e la vita in città.
Milano è poverissima di verde soprattutto se posta in confronto con città come Roma, Londra, Bruxelles e Berlino.
La Fondazione Ambiente Milano intende promuovere un programma quinquennale finalizzato all’aumento del 50% delle superfici destinate a verde pubblico.
La Fondazione Ambiente Milano ed i sottoscritti cittadini propongono al Comune di Milano:
− la trasformazione, anche con l’utilizzo di fondi regionali ed europei, dei fondi agricoli milanesi privati e pubblici in boschi.
Per quanto ci concerne proponiamo
− la realizzazione, la gestione e la manutenzione a nostre spese di boschi e aree verdi su 200 ettari di terreni di proprietà del Comune con destinazione agricola.
A fronte di tale investimento Ambiente Milano richiede la possibilità dell’utilizzo di appositi spazi pubblicitari e strutture che possano finanziare il progetto
− la realizzazione, la gestione e la manutenzione a proprie spese di 20 nuovi viali alberati con piante di altezza non inferiore a 4 metri richiedendo soltanto di poter usufruire di 2 pannelli pubblicitari di 40cm x 120 da apporre sulle difese metalliche del fusto di ogni pianta.
Sono stati individuati 27 possibili viali (Nota 1) da piantumare e, per 10 di essi, gli uffici tecnici del Comune di Milano hanno già espresso parere favorevole in termini di fattibilità.
Il Comune di Milano, dopo 5 mesi dalla nostra proposta, ci ha comunicato di non poterla accettare perché la pubblicità apposta sulle difese degli alberi peggiorerebbe il paesaggio della città.
Nota 1
__________________________________________________________
Via Larga Via Farini P.zza Cantore * Via Calatafimi *
Via Pontaccio
Via S. Marco
Via Cusani *
V.le Cosseria *
P.le Cadorna
C.so Lodi
Via Gorizia *
Viale Sarca
C.so Buenos Aires
Via Boezio – Via Rossetti
Via La Spezia *
Via Stendhal
C.so di Porta Ticinese
V.le Ortles
Via M. Gioia *
Via Savona
V.le Tunisia
Via Mecenate
Bastioni di Porta Volta *
Via Ludovico il Moro
Via Ferrari
C.so Genova *
Via Regina Margherita *
Le strade evidenziate con l’asterisco sono quelle su cui abbiamo ricevuto parere favorevole da parte degli uffici tecnici del Comune di Milano

Lunedì, 22 Gennaio, 2007 - 00:39

Impariamo a leggere le etichette alimentari

Le sostanze utilizzate dall’industria alimentare per conservare, colorare e insaporire gli alimenti sono così tante da disorientare il consumatore ogni volta che prova a leggere l’etichetta alimentare.
Il risultato è che tutti, o quasi, non badano a quello che mangiano e sono costretti a fidarsi delle proposte del mercato. A parte alcune cose banali come zucchero, farina di grano tenero, sale, latte in povere e poco altro, la lista degli ingredienti è costituita da sigle e numeri o da parole che non forniscono di fatto alcuna informazione. Quante persone associano alla sigla E 202 il sorbato di potassio? E se anche fosse riportata, come spesso accade, la dizione sorbato di potassio, quanti consumatori sono in grado di capire a cosa serve e quanto sia innocuo?
Pochi. Pochissimi. Siamo tutti costretti a fidarci e a delegare ad altri la nostra salute.
In questo numero proviamo a fare chiarezza su cosa prevede la legge e sul significato delle sigle che sono riportate sulle etichette alimentari. Nei numeri che seguiranno proveremo a dare un senso più specifico ad ognuno degli ingredienti che compaiono sull’etichetta.

L’elenco degli ingredienti è obbligatorio per le etichette alimentari solo dal 1982; successivamente è stato stabilito, con il Decreto legislativo 109 del 27 gennaio 1992, che l’etichetta deve inoltre contenere queste informazioni: nome del prodotto; ingredienti; peso netto e peso sgocciolato; scadenza temporale; nome del produttore, lotto di appartenenza; modalità di conservazione:

La legge stabilisce che l’etichetta alimentare non deve generare confusione sulle caratteristiche del prodotto anche se le figure utilizzate per stimolare il consumatore all’acquisto possono essere libere. In questo caso l’etichetta deve avvisare il potenziale acquirente che l’immagine ha il solo scopo di attirare la sua attenzione.

In etichetta deve essere riportata la data di scadenza che può avere due forme: “da consumarsi preferibilmente entro ..” e “da consumarsi entro ..”. Il significato è fortunatamente banale ed intuitivo. Nel primo caso si tratta di prodotti che non si alterano facilmente come la pasta e significa che se l’alimento viene consumato alcuni giorni dopo la data di scadenza non dobbiamo preoccuparci. Il secondo caso è invece riferito a quei prodotti facilmente deperibili come i latticini che devono assolutamente essere consumati non oltre la data indicata.
La data viene espressa con giorno e mese per i prodotti che si conservano per meno di 3 mesi; con mese e anno per quelli che si conservano per più di 3 mesi ma per meno di 18; con anno per quelli che si conservano per almeno di 18 mesi.

Il peso deve essere espresso semplicemente col termine “peso netto” e con anche la dizione “peso sgocciolato” quando l’alimento è solido ed immerso in un liquido.

Per quanto riguarda la sicurezza alimentare sono state introdotte recentemente delle norme. Ad esempio i prodotti ortofrutticoli devono avere delle indicazioni chiare che riguardano la tracciabilità come la loro natura, l’origine e la categoria. Anche il codice a barre riporta in questo senso delle interessanti informazioni sulla provenienza del prodotto. Quando accanto alle barrette compare il numero 80 significa che la merce è prodotta in Italia, 40 Germania, 30 Francia, 76 Svizzera, 45 Giappone, 87 Olanda, 90 Norvegia, 57 Danimarca ecc.
Il nostro prodotto confezionato deve anche fornire indicazioni che riguardano il materiale con il quale si trova in contatto: PVC significa polivinilcloruro, CA cartone, Al alluminio, ACC banda stagnata.

Ma veniamo agli ingredienti che sicuramente rappresentano l’elemento più importante per orientare le nostre scelte di acquisto.
In primo luogo è fondamentale sapere che l’ordine con il quale sono riportati non è casuale ma è decrescente: il primo ingrediente è il principale costituente del prodotto.
In fondo all’etichetta troviamo gli additivi ovvero un’eterogenea classe di sostanze che servono per colorare, conservare e insaporire l’alimento. Si tratta di sostanze non sempre innocue. Sono identificate in base alla loro funzione (colorante, antiossidante ecc), da una lettera e da un numero. La lettera E significa che l’utilizzo dell’additivo è permesso in tutti i paesi dell’Unione Europea. Il numero indica la categoria: coloranti da E100 a E199, conservanti da E200 a E299, antiossidanti da E300 a E322, correttori di acidità da E325 a E385, addensanti – emulsionanti – stabilizzanti da E400 a E495.

Michele Arcadipane
Lunedì, 22 Gennaio, 2007 - 00:34

“IDEE PER UN AMBIENTE SANO NELLA GRANDE MILANO

http://www.officinadellambiente.com/it/articolo.php?idl1=2&idl2=15&id=1248

Solo in tempi recenti la natura ha cessato di essere unanimemente considerata al servizio esclusivo dell’uomo, ma il saccheggio dell’ambiente continua sistematicamente a perpetrasi se non in nome dell’ignoranza ora sicuramente in quello del profitto, nonostante in molte nazioni si siano fatti strada negli ultimi decenni dei movimenti che propongono una coscienza ambientale contro la distruzione di suolo, acqua e aria e per una migliore qualità della vita.
Malgrado si sia affrontato seriamente il discorso sull’ambiente, in una imbarazzante lacuna molti ecologisti “di professione” dimenticano di considerare il ruolo chiave costituito dal mondo animale. Per una sorta di rimozione ancora utilitaristica questo basilare anello della catena, la vita animale, viene ignorato, lasciandolo colposamente “in gestione” a chi ha interesse a sfruttare gli animali; evidentemente non si ritiene utile divulgare un modo di pensare che comporta un diverso criterio di relazionarsi eticamente con gli animali al fine di ritrovare il proprio posto tra le specie viventi verso un nuovo equilibro naturale, condizione fondamentale per la sopravvivenza.

Solo nel rispetto dell'UNITA' e, al tempo stesso, della DIVERSITA' degli esseri viventi, con l'impegno ad una lotta non violenta per ridurre ed eliminare la sofferenza, la tortura, la distruzione nell'ambito della comunità biologica a cui l'uomo appartiene e dalla quale dipende ogni specie, ogni individuo può contribuire ad assicurare la stabilità del pianeta e la sopravvivenza di tutti i suoi componenti.

Ogni specie, ogni individuo possiede DIRITTI NATURALI ad un'esistenza degna. La specie umana ha invece iniziato un'autoritaria gestione dell'economia biologica, gestione che è assicurata da una continua gerarchizzazione delle specie e degli individui, riferita esclusivamente alle possibilità di un gruppo culturale usato come unità di misura.
L'addomesticazione totalitaria della Natura da parte dell'uomo è avvenuta a prezzo di sofferenze, distruzioni e uccisioni di specie ed individui fino a minacciare d'estinzione l'evoluzione e l'esistenza del pianeta.
Poiché l'uomo ha superato il limite oltre il quale l'equilibrio naturale può essere definitivamente sconvolto, con danno irreversibile anche per tutte le specie compresa quella umana, è necessario eliminare quel diritto arbitrario che l’uomo si è sconsideratamente arrogato sulla natura tenendo conto solamente del proprio interesse miope.

La cultura occidentale è ancora basata sull'antropocentrismo, cioè sullo sfruttamento delle risorse della natura, la natura sottoposta al padrone uomo il quale ha il potere di decidere sugli equilibri naturali e stravolgerli, risorse da sfruttare sino ad esaurimento, senza alcuna distinzione fra persone, animali o vegetali.
· Come hanno ben spiegato molte personalità, dai filosofi greci fino a Voltaire, l’uomo non e' altro che una forma di vita fra altre forme di vita, e autoproclamarsi padrone di ciò che lo circonda risulta grottesco dato il suo campo visivo assai ristretto: l’uomo è un tassello della natura e in quanto tale per sopravvivere ha bisogno di trovarsi in un rapporto equilibrato sia con le forze più grandi di lui che con le entità piccole che invece soggioga e piega ai suoi interessi. Non più dunque al centro del pianeta l'UOMO ma la VITA, la natura con tutti gli esseri viventi, la biosfera nella varietà, originalità, molteplicità, diversità delle specie e degli individui di ogni specie.

Non più l'uomo presuntuosamente al di fuori e sopra la natura, ma l'interdipendenza, la parentela tra tutti i soggetti viventi di cui fa parte anche la specie umana.

La cultura occidentale è ancora basata sul razzismo, se pensiamo alle guerre che si avvicendano continuamente, agli uomini spinti dal potere alla conquista di altri uomini e di altre terre, all'imposizione dei propri costumi, delle proprie tradizioni, delle proprie religioni, allo sfruttamento e/o alla distruzione di popoli e persone, giustificati dalla DISCRIMINAZIONE di razza, di sesso, di classe sociale, di pelle, di linguaggio, di condizioni psico-fisiche, di opinione, ecc.

Figlio di questa ottica distorta è lo squilibrio con il quale ci si relaziona con gli animali. Molte persone si credono amanti degli animali perché si prendono cura di alcuni animali (ad esempio quelli da compagnia, oppure i soli animali selvatici in via di estinzione) in maniera paterna, ovvero partendo dalla considerazione che l'uomo e' comunque un animale superiore a tutti gli altri, e che decide di non sfruttare e far soffrire alcuni fra gli altri animali inferiori.
Questo atteggiamento in realtà si chiama zoofilia, cioè una serie di azioni e scelte non coerenti fra loro che hanno come soggetto di interesse gli animali, ma non il loro benessere: dispiacersi per una moria di pesci nell’acquario e mentre ci si cucina una cernia, coccolare il proprio cagnolino e fargli fare ripetutamente i cuccioli senza preoccuparsi delle conseguenze di questo suo gesto.
Da qualche tempo si fa strada a fatica ma tenacemente una corrente di pensiero rispettosa del mondo animale che si chiama animalismo, e si basa sul concetto di RISPETTO per gli animali non-umani.

La filosofia animalista compie un passo avanti nella coscienza di un pieno comportamento etico, abbattendo anche l’idea per cui l'uomo sia superiore alle altre specie animali contro lo specismo, neologismo che significa razzismo tra tutte le specie viventi e consiste nell'adottare un atteggiamento differente secondo le specie, nel distruggerne alcune proteggendone altre, nel dichiarare che certe specie sono "utili", altre "nocive", o "crudeli". e quindi possa trarne beneficio sfruttandoli al pari di un qualsiasi oggetto.
Per causa dello SPECISMO quindi alcuni proteggono il cane e il gatto, mentre non si preoccupano degli animali imprigionati negli zoo, oppure si proteggono le aquile e perseguitano le talpe.
Per specismo si è riservata "l'intelligenza" all'uomo e si è concesso "l'istinto" all'animale. Lo specismo ha anche indotto l'uomo a ritenere che l'animale non soffrisse come lui, per poterlo usare e sfruttare Come il "razzismo", che nega a certi uomini quei diritti che altri uomini si attribuiscono, si può definire un CRIMINE CONTRO L' UMANITA', così lo "specismo", che stabilisce una gerarchia di diritti nel mondo, è un CRIMINE CONTRO LA VITA al RISPETTO PER LA VITA , perché l' uomo ha il DOVERE, per il bene di tutta la COMUNITA' BIOLOGICA alla quale APPARTIENE e dalla quale DIPENDE, di rispettare la vita in tutte le sue forme.

La differenza tra zoofilia e animalismo sembra ancora una differenza da poco? Poiché tutti si ritengono amanti degli animali difficilmente si interrogano su questa differenza, senza accorgersi che un corretto rapporto con gli animali non è basato sul settarismo o sulla compassione bensì sulla giustizia.

L'innovazione del pensiero animalista e' quella di porre, per la prima volta, sullo stesso piano tutti gli animali: per cui l'uomo non e' il padrone che può decidere di come disporre di tutti gli altri esseri viventi, ma viene visto come un animale al pari degli altri, che in quanto tale deve a tutti il medesimo rispetto, e riconosce a tutti il diritto alla vita e a non essere sfruttati.

Percorrendo la strada dello sfruttamento e della distruzione, l'uomo otterrà un mondo funzionale al profitto di pochi ma anche brullo e sterile, dove sarà costretto a vivere in maniera sempre più arida e globalizzata.

Oggi più che mai e' necessaria la diffusione di una visione del mondo che ponga il fulcro di tutto sul concetto di vita, che riesca a far comprendere che senza il rispetto per il mondo in cui viviamo non c'e' alcun futuro, come chiaramente dimostrano i disastri “innaturali” che avvengono a causa delle alterazioni compiute dall'uomo, e i danni irreparabili inflitti sempre per le stesse cause al nostro mondo (ad esempio il buco dell'ozono o la diga cinese sul fiume Azzurro che formando il lago artificiale più grande del pianeta ha sommerso sotto 70 metri d’acqua uno dei più bei paesaggi cinesi agricoli cambiando il clima in più umido e più caldo evacuando più di 1 milione di persone con conseguenze di distruzione ecologica ancora da quantificare ).

Nonostante i danni irreversibili ambientali come quelli sopra citati, la ricerca di una vita in armonia con la natura e di un maggior rispetto per tutte le forme di vita rimane ancora l’unica soluzione per migliorare le condizioni di vita di tutti. Il futuro della civiltà dipende da tutti noi!

Da alcuni decenni associazioni, volontari e singoli cittadini si battono per una sorta di rivoluzione culturale che porti al riconoscimento anche giuridico dei diritti naturali dell'animale, in modo che abbiano lo stesso peso e vengano condannate le violenze di ogni tipo e di ogni genere sugli umani e sui non umani in nome della conoscenza, rispetto, considerazione e coesistenza nei confronti dell' "altro", principi sui quali tutte le forze della non violenza devono confluire sia a livello giuridico che economico e politico.
- mantenimento della natura e degli habitat
- abolizione di caccia e pesca
- divieto di uso di animali negli zoo e negli acquari a fini pseudo-culturali
- divieto di uso e tortura di animali per il divertimento e gli spettacoli: corride, rodei, corse, feste sadiche religiose, combattimento fra cani,
- abolizione dell’addomesticamento autoritario di molte specie:
per fini alimentari (allevamenti intensivi, trasporti, macellazioni)
per fini commerciali (cani, gatti, cavalli e animali esotici)
per fini di abbigliamento (allevamenti e uccisioni di animali da pelliccia, bachi da seta ecc.)
- divieto di uso di animali per la ricerca biomedica, industriale (bellica), cosmetica, didattica ecc.
- fine dei maltrattamenti verso gli animali, crudeltà e abbandoni.

Questa rivoluzione, questo futuro di civiltà che auspichiamo, che deve essere prima individuale e poi collettiva, deve partire dalla consapevolezza che bisogna abolire il dominio di una specie sull’altra, perché gli esseri viventi umani e non umani sono uguali di fronte alla vita e capaci di provare gioia e dolore.

Il cambiamento individuale significa impostare la propria vita nel rispetto dell'ambiente, di altre vite umane e non umane, rifiutare il consumismo, lo spreco delle risorse, individuare i beni essenziali da quelli superflui, conservare della propria salute psico-fisica, attraverso la messa in discussione della propria alimentazione, dei diversi tempi e modi di lavorare e divertirsi, passare insomma dall’”avere” all'”essere”. (La civiltà dei consumi era già stata stigmatizzata da Pier Paolo Pasolini 30 anni fa.)

Il cambiamento collettivo richiede un progetto dei governi per una equa e corretta gestione delle risorse , in modo che ogni vivente possa condurre una vita degna e una coesistenza serena: tutela del suolo, dell'acqua e dell'aria per il rispetto della storia e del patrimonio dei popoli e dell’habitat naturale, la semplificazione e la riqualificazione dei consumi (contro la globalizzazione), l'eliminazione di energie e produzioni inquinanti, (lotta ai veleni chimici e proposta di agricoltura biologica), campagne contro la fame per un vegetalismo globale (necessità economica e eliminazione della sofferenza animale), il rifiuto di una ricerca (tutela della salute impostata sull'informazione e sulla prevenzione e abolizione dello strapotere delle industrie farmaceutiche, abolizione della sperimentazione animale, animali transgenici, clonazione, predazione di organi, manipolazioni genetiche), ecc.

Spesso questo "volontariato animalista" viene culturalmente emarginato e minimizzato anche all’interno del partiti che si battono per i diritti degli uomini, dimostrando una incredibile indisponibilità verso quegli esseri "viventi e senzienti" che nonostante le leggi, gli scritti e le opinioni, sono ancora emarginati, come lo erano (e ancor oggi spesso di fatto lo sono) gli esseri umani improduttivi perché poveri, malati, handicappati, vecchi, trascurati dalle istituzioni.
L’obiettivo del gruppo Vita Animale è quello di divulgare la filosofia animalista a tutti i livelli, con particolare riferimento al randagismo, ovvero alle problematiche legate a una gestione scorretta degli animali di proprietà. Fino a quando non si metteranno in discussione individualmente le proprie abitudini culturali non ci sarà giustizia per gli animali.

Il randagismo è purtroppo un fenomeno assai diffuso, non solo nel periodo estivo. Questo fenomeno nasce dalla mancanza di sensibilità, dall’ignoranza, dalla leggerezza, dalla superficialità con cui si acquista un animale, per il compleanno per natale,senza pensare agli obblighi che ne derivano, all’impegno che comporta. Non ci si preoccupa della sterilizzazione, costa ed è contro natura, non lo è invece abbandonare l’animale per strada o sopprimere i cuccioli?
Crediamo che solo con una crescita di coscienza, con il cambiamento di cui sopra,sarà possibile arginare il problema.
Il potere politico ha, secondo noi, l’obbligo di emanare normative in tal senso, e soprattutto mettere in atto quegli accorgimenti che servano a farle rispettare, non siamo carenti in fatto legislativo, ma lo siamo nel farlo rispettare,
Nel nostro caso, in Lombardia, non si è ancora recepita la l. 281/91, che darebbe uno strumento per poter meglio operare, dando ad ASL , Provincia e Comuni strumenti per il rispetto di tali dettami.
Necessitano corsi di aggiornamenti a chi è deputato a questo compiti (vigili, carabinieri e polizia)

- conoscere le normative vigenti
- conoscere le razze canine e gli altri animali
- a quali organi fare riferimento
- come operare

La realtà milanese e del suo hinterland non è così drammatica come in atre città, soprattutto al sud, ma i cani accalappiati e ancora presso i canili sono ancora tanti, troppi, la maggior parte delle persone quando pensa di prendere un cane, va ad acquistarlo, non pensa di andare in canile, così facendo si incrementano le nascite, e di conseguenza l’aumentare del randagismo.

Il comune di Milano non ha una struttura protetta per i propri randagi, e si appoggia, come la maggior parte dei Comuni, a strutture private, che per bene che lavorino, il loro interesse non è certo l’affido degli animali.
L’importanza di avere una propria struttura ed un controllo più puntuale, ha una grande valenza, un miglior benessere di chi resta ed una maggior celerità di affidi, non va sottovalutato questo aspetto, non solo sotto il profilo del benessere animale ma anche del risparmio economico.

Va detto che ormai la maggior parte degli italiani convive con un animale d’affezione, soprattutto dove ci sono bambini, per compagnia, per gioco, per crescita, o persone anziane rimaste sole, che trovano in un gatto o in un cane il compagno che allontana la malinconia, la solitudine.

Le cose da fare e con urgenza sono molte, vediamo le priorità.

· Campagne di sensibilizzazione, anche nelle scuole, atte a portare a conoscenza del problema
· Affidare il controllo delle strutture e gli affidi ad associazioni
· TUTTI gli animali che transitano nelle strutture, cani o gatti che siano, non DEVONO essere affidati se non preventivamente sterilizzati.
· Dotarsi di strutture pubbliche, con gestione pubblica, o di associazioni
· Per le sterilizzazioni, convenzioni con ASL e/o veterinari liberi professionisti, per tariffe ridotte a persone anziane o a basso reddito.
· Non ultima la necessità che la Regione Lombardia recepisca la l. 281/91

Prospetti di entrate e uscite dei cani accalappiati nel comune di Milano.

Ultima gara di appalto avvenuta nel luglio 2005
· il costo di ricovero e mantenimento di ogni cane è pari € 3,75 + Iva 20% cane/die.
· Per ogni gatto è pari € 2,00 gatto/die (esente da Iva).
Attualmente i canili rifugio convenzionati con il comune d Milano sono:
Canile Rifugio c/o Il Girasole - via Redecesio 5 - Segrate (MI)
Canile Rifugio c/o Casa Russo - via Emilia sn - Vignate (MI)
Gattile Rifugio c/o Associazione Mondo Gatto onlus - via Schievano 15 – MI

Costi annuali sostenuti dal comune di Milano

· € 645.502,5 per i cani
· € 65.700,00 per gatti

in allegato:
- Riepilogo presenze nei Canili Rifugio convenzionati. ANNO 2005
- Riepilogo presenze nel Gattile convenzionato. ANNO 2003
- Riepilogo presenze nel Gattile convenzionato. ANNO 2004
-Riepilogo presenze nel Gattile convenzionato. ANNO 2005

Nell’attività del Gruppo Vita Animale dell’Associazione Sinistra Ecologista vi è da annoverare tra l’altro il contributo fornito al Gruppo Consiliare DS della Regione Lombardia nella redazione di un Progetto di Legge riguardante la “Lotta al randagismo e tutela degli animali d’affezione”.

E’ opportuno ricordare che l’attuale normativa regionale, la l.r. n.30/87, è inadeguata.

Lo Stato con la Legge-quadro n. 281/91 ha assegnato fra l’altro alle Regioni e ai Comuni precisi compiti per la realizzazione e il risanamento di strutture di ricovero e ha istituito un apposito fondo per il finanziamento degli interventi.

L’obiettivo fondamentale di questa proposta di legge è la tutela degli animali d’affezione quali esseri viventi dotati di dignità e al rispetto delle loro esigenze fisiologiche ed etologiche.

Vengono inoltre proposte norme volte alla repressione di ogni tipo di maltrattamento, ivi compreso l’abbandono e le mutilazioni. Viene sottolineata la necessità dei controllo demografico delle specie canine o feline attraverso la sterilizzazione degli animali rinvenuti.

Ed ancora altre norme con l’intento di adeguarsi con normative simili e già in vigore in altre Regioni d’Italia quali la Liguria e l’Emilia Romagna.

In collaborazione con altre associazioni protezioniste ci si augura al più presto che la Regione Lombardia approvi il testo normativo per colmare un vuoto che è divenuto oramai enorme.

SINISTRA ECOLOGISTA – GRUPPO VITA ANIMALE
Lunedì, 22 Gennaio, 2007 - 00:25

Legge di iniziativa popolare sull'acqua pubblica

PROPOSTA DI LEGGE D’INIZIATIVA POPOLARE CONCERNENTE :

PRINCIPI PER LA TUTELA, IL GOVERNO E LA GESTIONE PUBBLICA DELLE ACQUE E DISPOSIZIONI PER LA RIPUBBLICIZZAZIONE DEL SERVIZIO IDRICO

Articolo 1 (Finalità)
1. La presente legge, ai sensi dell’art. 117, lettere m) ed s), della Costituzione, detta i principi con cui deve essere utilizzato, gestito e governato il patrimonio idrico nazionale.
2. La presente legge si prefigge l’obiettivo di favorire la definizione di un governo pubblico e partecipativo del ciclo integrato dell’acqua, in grado di garantirne un uso sostenibile e solidale.
Articolo 2 (Principi generali)
1. L’acqua è un bene naturale e un diritto umano universale. La disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile sono garantiti in quanto diritti inalienabili ed inviolabili della persona.
2. L’acqua è un bene finito, indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi. Tutte le acque superficiali e sotterranee sono pubbliche e non mercificabili e costituiscono una risorsa che è salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà. Qualsiasi uso delle acque è effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale. Gli usi delle acque sono indirizzati al risparmio e al rinnovo delle risorse per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche, i processi geomorfologici e gli equilibri idrogeologici.
3. L’uso dell’acqua per l’alimentazione e l’igiene umana è prioritario rispetto agli altri usi del medesimo corpo idrico superficiale o sotterraneo. Come tale, deve essere sempre garantito, anche attraverso politiche di pianificazione degli interventi che consentano reciprocità e mutuo aiuto tra bacini idrografici con disparità di disponibilità della risorsa. Gli altri usi sono ammessi quando la risorsa è sufficiente e a condizione che non ledano la qualità dell’acqua per il consumo umano.
4. L’uso dell’acqua per l’agricoltura e l’alimentazione animale è prioritario rispetto agli altri usi, ad eccezione di quello di cui al comma 3.
5. Tutti i prelievi di acqua devono essere misurati a mezzo di un contatore a norma UE fornito dall’autorità competente e installato a cura dell’utilizzatore secondo i criteri stabiliti dall’autorità stessa.
Articolo 3 (Principi relativi alla tutela e alla pianificazione)
1. Per ogni bacino idrografico viene predisposto un bilancio idrico entro due anni dall’entrata in vigore della presente legge. Il bilancio idrico viene recepito negli atti e negli strumenti di pianificazione concernenti la gestione dell’acqua e del territorio e deve essere aggiornato periodicamente.
2. Entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, sentita la Conferenza Stato-Regioni, individua per decreto l’autorità responsabile per la redazione e l’approvazione dei bilanci idrici di bacino e i relativi criteri per la loro redazione secondo i principi contenuti nella Direttiva 60/2000/CE al fine di assicurare :
a)il diritto all’acqua;
b) l’equilibrio tra prelievi e capacità naturale di ricostituzione del patrimonio idrico;
c) la presenza di una quantità minima di acqua, in relazione anche alla naturale dinamica idrogeologica ed ecologica, necessaria a permettere il mantenimento di biocenosi autoctone e il raggiungimento degli obiettivi di qualità ambientale, per garantire la tutela e la funzionalità degli ecosistemi acquatici naturali.
3. Al fine di favorire la partecipazione democratica, lo Stato e gli enti locali applicano nella redazione degli strumenti di pianificazione quanto previsto dall’articolo 14 della Direttiva 2000/60 CE su “informazione e consultazione pubblica”.
4. Il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve essere vincolato al rispetto delle priorità, così come stabilite all’articolo 2, commi 3 e 4, e alla definizione del bilancio idrico di bacino, corredato da una pianificazione delle destinazioni d’uso delle risorse idriche.
5. Fatti salvi i prelievi destinati al consumo umano per il soddisfacimento del diritto all’acqua, il rilascio o il rinnovo di concessioni di prelievo di acque deve considerare il principio del recupero dei costi relativi ai servizi idrici, compresi i costi ambientali e relativi alle risorse soddisfacendo in particolare il principio “chi inquina paga”, così come previsto dall’articolo 9 della Direttiva 2000/60 CE , fermo restando quanto stabilito all’articolo 8 della presente legge. Per esigenze ambientali o sociali gli Enti preposti alla pianificazione della gestione dell’acqua possono comunque disporre limiti al rilascio o al rinnovo delle concessioni di prelievo dell’acqua anche in presenza di remunerazione dell’intero costo.
6. In assenza di quanto previsto dai commi 1, 2, 3 e 4 non possono essere rilasciate nuove concessioni e quelle esistenti devono essere sottoposte a revisione annuale.
7. Le acque che, per le loro caratteristiche qualitative, sono definite “destinabili all’uso umano”, non devono di norma essere utilizzate per usi diversi. Possono essere destinate ad usi diversi solo se non siano presenti altre risorse idriche, nel qual caso l’ammontare del relativo canone di concessione è decuplicato.
8. Per tutti i corpi idrici deve essere garantita la conservazione o il raggiungimento di uno stato di qualità vicino a quello naturale entro l’anno 2015 come previsto dalla Direttiva 60/2000/CE attraverso:
- il controllo e la regolazione degli scarichi idrici;
- l’uso corretto e razionale delle acque;
- l’uso corretto e razionale del territorio.
9. Le concessioni al prelievo e le autorizzazioni allo scarico per gli usi differenti da quello potabile possono essere revocate dall’autorità competente, anche prima della loro scadenza amministrativa, se è verificata l’esistenza di gravi problemi qualitativi e quantitativi al corpo idrico interessato. In tali casi non sono dovuti risarcimenti di alcun genere, salvo il rimborso degli oneri per il canone di concessione delle acque non prelevate.
10. I piani d’ambito di cui all’articolo 149 del d. lgs. n. 152 del 3 aprile 2006 devono essere aggiornati adeguandoli ai principi della presente legge e alle indicazioni degli specifici strumenti pianificatori di cui ai commi precedenti.
11. Dalla data di entrata in vigore della presente legge, nessuna nuova concessione per sfruttamento, imbottigliamento e utilizzazione di sorgenti, fonti, acque minerali o corpi idrici idonei all’uso potabile può essere rilasciata, se in contrasto con quanto previsto nel presente articolo.
Articolo 4 (Principi relativi alla gestione del servizio idrico)
1. In considerazione dell’esigenza di tutelare il pubblico interesse allo svolgimento di un servizio essenziale, con situazione di monopolio naturale (art. 43 Costituzione), il servizio idrico integrato è da considerarsi servizio pubblico locale privo di rilevanza economica.
2. La gestione del servizio idrico integrato è sottratta al principio della libera concorrenza, è realizzata senza finalità lucrative, persegue finalità di carattere sociale e ambientale, ed è finanziata attraverso meccanismi di fiscalità generale e specifica e meccanismi tariffari.
3. Il presente articolo impegna il Governo italiano all’interno di qualsiasi Trattato o Accordo internazionale.
Articolo 5 (Governo pubblico del ciclo integrato dell’acqua)
1. Al fine di salvaguardare l’unitarietà e la qualità del servizio, la gestione delle acque avviene mediante servizio idrico integrato, così come definito dalla parte terza del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale).
2. Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di depurazione e le altre infrastrutture e dotazioni patrimoniali afferenti al servizio idrico integrato costituiscono il capitale tecnico necessario e indispensabile per lo svolgimento di un pubblico servizio e sono proprietà degli enti locali, i quali non possono cederla. Tali beni sono assoggettati al regime proprio del demanio pubblico ai sensi dell’art. 822 del codice civile e ad essi si applica la disposizione dell’art. 824 del codice civile. Essi, pertanto, sono inalienabili e gravati dal vincolo perpetuo di destinazione ad uso pubblico.
3. La gestione e l’erogazione del servizio idrico integrato non possono essere separate e possono essere affidate esclusivamente ad enti di diritto pubblico.
Articolo 6 (Ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato - decadenza delle forme di gestione - fase transitoria)
1. Dalla data di entrata in vigore della presente legge non sono possibili acquisizioni di quote azionarie di società di gestione del servizio idrico integrato.
2. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate in concessione a terzi in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, decadono alla medesima data.
3. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a società a capitale misto pubblico-privato in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, avviano il processo di trasformazione - previo recesso del settore acqua e scorporo del ramo d’azienda relativo, in caso di gestione di una pluralità di servizi - in società a capitale interamente pubblico. Detto processo deve completarsi entro due anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
4. Le società risultanti dal processo di trasformazione di cui al comma 3 possono operare alle seguenti vincolanti condizioni :
a) divieto di cessione di quote di capitale a qualsiasi titolo;
b) esercizio della propria attività in via esclusiva nel servizio affidato;
c) obbligo di sottostare a controllo da parte degli enti affidanti analogo a quello dagli stessi esercitato sui servizi a gestione diretta;
d) obbligo di trasformazione in enti di diritto pubblico entro tre anni dalla data di costituzione.
5. Tutte le forme di gestione del servizio idrico affidate a società a capitale interamente pubblico in essere alla data di entrata in vigore della presente legge, se non decadute per contratto, completano il processo di trasformazione in enti di diritto pubblico entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge.
6. Per le forme di gestione del servizio idrico di cui al comma 5, che rispettano le condizioni vincolanti di cui al comma 4, lettere a), b), e c), il termine di cui al comma 5 è prorogabile fino a un massimo di sette anni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
7. In caso di mancata osservanza di quanto stabilito dal presente articolo, il Governo esercita i poteri sostitutivi stabiliti dalla legge.
8. Con decreto dei ministri competenti da emanare entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, sentita la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, sono definiti i criteri e le modalità alle quali le Regioni e gli enti locali devono attenersi per garantire la continuità del servizio e la qualità dello stesso durante la fase transitoria di cui al presente articolo, assicurando la trasparenza e la partecipazione dei lavoratori e dei cittadini ai relativi controlli.
Articolo 7 (Istituzione del Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato)
1. Al fine di attuare i processi di trasferimento di gestione di cui all’articolo 6, è istituito presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio il Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato. Il Fondo Nazionale è alimentato dalle risorse finanziarie di cui all’articolo 12.
2. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1.
Articolo 8 (Finanziamento del servizio idrico integrato)
1. Il servizio idrico integrato è finanziato attraverso la fiscalità generale e specifica e la tariffa.
2. I finanziamenti reperiti attraverso il ricorso alla fiscalità generale sono destinati a coprire parte dei costi di investimento e i costi di erogazione del quantitativo minimo vitale garantito, come definito all’articolo 9, comma 3. Ad essi vanno destinate risorse come stabilito all’articolo 12.
Articolo 9 (Finanziamento del servizio idrico integrato attraverso la tariffa )
1. Con apposito decreto, da emanare entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo definisce il metodo per la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato per tutti gli usi dell’acqua, nel rispetto di quanto contenuto nel presente articolo.
2. Si definisce uso domestico ogni utilizzo d’acqua atto ad assicurare il fabbisogno individuale per l’alimentazione e l’igiene personale. La tariffa per l’uso domestico deve coprire i costi ordinari di esercizio del servizio idrico integrato ad eccezione del quantitativo minimo vitale garantito, di cui al comma 3.
3. L’erogazione giornaliera per l’alimentazione e l’igiene umana, considerata diritto umano e quantitativo minimo vitale garantito è pari a 50 litri per persona. E’ gratuita e coperta dalla fiscalità generale.
4. L’erogazione del quantitativo minimo vitale garantito non può essere sospesa. In caso di morosità nel pagamento, il gestore provvede ad installare apposito meccanismo limitatore dell’erogazione, idoneo a garantire esclusivamente la fornitura giornaliera essenziale di 50 litri al giorno per persona.
5. Per le fasce di consumo domestico superiori a 50 litri giornalieri per persona, le normative regionali dovranno individuare fasce tariffarie articolate per scaglioni di consumo tenendo conto :
a) del reddito individuale; b) della composizione del nucleo familiare; c) della quantità dell’acqua erogata; d) dell’esigenza di razionalizzazione dei consumi e di eliminazione degli sprechi.
6. Le normative regionali dovranno inoltre definire tetti di consumo individuale, comunque non superiori a 300 litri giornalieri per abitante, oltre i quali l’utilizzo dell’acqua è assimilato all’uso commerciale; di conseguenza la tariffa è commisurata a tale uso e l’erogazione dell’acqua è regolata secondo i principi di cui all’articolo 2.
7. Le tariffe per tutti gli usi devono essere definite tenendo conto dei principi di cui all’articolo 9 della Direttiva 2000/60 CE e devono contemplare, con eccezione per l’uso domestico, una componente aggiuntiva di costo per compensare :
a) la copertura parziale dei costi di investimento; b) le attività di depurazione o di riqualificazione ambientale necessarie per compensare l’impatto delle attività per cui viene concesso l’uso dell’acqua; c) la copertura dei costi relativi alle attività di prevenzione e controllo.
Articolo 10 (Governo partecipativo del servizio idrico integrato)
1. Al fine di assicurare un governo democratico della gestione del servizio idrico integrato, gli enti locali adottano forme di democrazia partecipativa che conferiscano strumenti di partecipazione attiva alle decisioni sugli atti fondamentali di pianificazione, programmazione e gestione ai lavoratori del servizio idrico integrato e agli abitanti del territorio. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, le regioni definiscono, attraverso normative di indirizzo, le forme e le modalità più idonee ad assicurare l’esercizio di questo diritto.
2. Ai sensi dell’articolo 8 d. lgs. 267/2000, gli strumenti di democrazia partecipativa di cui al comma 1 devono essere disciplinati negli Statuti dei Comuni.
3. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge il Governo definisce la Carta Nazionale del Servizio Idrico Integrato, al fine di riconoscere il diritto all’acqua, come definito all’articolo 9, comma 3, e fissare i livelli e gli standard minimi di qualità del servizio idrico integrato. La Carta Nazionale del Servizio Idrico Integrato disciplina, altresì, le modalità di vigilanza sulla corretta applicazione della stessa, definendo le eventuali sanzioni applicabili.
Articolo 11 (Fondo Nazionale di solidarietà internazionale)
1. Al fine di favorire l’accesso all’acqua potabile per tutti gli abitanti del pianeta, e di contribuire alla costituzione di una fiscalità generale universale che lo garantisca, è istituito il Fondo Nazionale di solidarietà internazionale da destinare a progetti di sostegno all’accesso all’acqua, gestiti attraverso forme di cooperazione decentrata e partecipata dalle comunità locali dei paesi di erogazione e dei paesi di destinazione, con l’esclusione di qualsivoglia profitto o interesse privatistico.
2. Il Fondo si avvale, fra le altre, delle seguenti risorse :
a) prelievo in tariffa di 1 centesimo di Euro per metro cubo di acqua erogata a cura del gestore del servizio idrico integrato; b) prelievo fiscale nazionale di 1 centesimo di Euro per ogni bottiglia di acqua minerale commercializzata.
3. Entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il Governo emana un apposito regolamento per disciplinare le modalità di accesso al Fondo di cui al comma 1.
Articolo 12 (Disposizione finanziaria)
1. La copertura finanziaria della presente legge, per quanto attiene alla fiscalità generale, di cui all’articolo 8, comma2, e al Fondo Nazionale per la ripubblicizzazione del servizio idrico integrato, di cui all’articolo 7, comma 1, è garantita attraverso :
a) la destinazione, in sede di approvazione della Legge Finanziaria, di una quota annuale di risorse non inferiore al 5% delle somme destinate nell’anno finanziario 2005 alle spese militari, prevedendo per queste ultime una riduzione corrispondente;
b) la destinazione di una quota parte, pari a 2 miliardi di Euro/ anno, delle risorse derivanti dalla lotta all’elusione e all’evasione fiscale;
c) la destinazione dei fondi derivanti dalle sanzioni emesse in violazione delle leggi di tutela del patrimonio idrico;
d) la destinazione di una quota parte, non inferiore al 10%, dell’I.V.A. applicata sul commercio delle acque minerali;
e) l’allocazione di una quota annuale delle risorse derivanti dall’introduzione di una tassa di scopo relativa al prelievo fiscale sulla produzione e l’uso di sostanze chimiche inquinanti per l’ambiente idrico;
2. Il Governo è delegato a adottare, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, un decreto legislativo di definizione della tassa di scopo di cui al comma 1, lettera e .
3. Le risorse destinate dagli Enti Locali al finanziamento del servizio idrico integrato, secondo le modalità di cui alla presente legge, non rientrano nei calcoli previsti dal patto di stabilità interno previsto dalla Legge Finanziaria annuale.
Articolo 13 (Abrogazione)
1. Sono abrogate tutte le disposizioni incompatibili con la presente legge.

Lunedì, 22 Gennaio, 2007 - 00:21

Padre Alex Zanotelli per campagna "acqua pubblica"

http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article545

È appena iniziata la campagna di firme chè già ci sono state numerosissime adesioni. Stiamo capendo che se perdiamo sull’acqua, perderemo sulla sanità, sulla scuola, sui diritti dei cittadini.

L’anno scorso la società civile napoletana riuscì ad evitare la privatizzazione dell’ ATO 1, l’ambito territoriale di Napoli e Caserta. È da questa vittoria, insieme alle realtà di tutta Italia, che dobbiamo partire, ricordando che chi privatizza le risorse idriche è un ladro.
L’acqua è uno degli elementi fondamentali per l’uomo che al 70% è composto di tale elemento. L’acqua è fonte della vita: non c’è vita senza acqua. È l’elemento primordiale per eccellenza. È uno dei simboli religiosi più usato da tutte le religioni. Insieme con l’aria è uno dei beni indispensabili per la vita umana. Ecco perché è semplicemente scioccante per tutti sentir parlare di “privatizzare l’acqua”: “Ci manca che privatizziamo l’aria”, mi diceva una donna napoletana in metrò.. Sono vere e proprie bestemmie! Dobbiamo dire no a questa tendenza di morte: vuol dire la morte per milioni di poveri e il salasso dei nostri poveri.
La ragione fondamentale sono gli enormi interessi: l’acqua è ormai l’oro blu del futuro che sostituirà l’oro nero. Tant’è che “la banca Fideuram lo sa: vale più un litro di acqua che uno di petrolio…..”! Infatti senza petrolio possiamo vivere, senza acqua no. Le grandi multinazionali dell’acqua stanno mettendo le mani sul bene più prezioso dell’umanità. Loro sanno che è già scarsa oggi e che andrà scarseggiando. Di tutta l’acqua, solo il 3% è potabile. Di questo 3%, il 2,70% è usato nell’agricoltura industriale. Ci rimane solo lo 0,30% dell’acqua su cui c’è già una pressione enorme (ricordiamoci che il 20% ricco consuma l’87% dell’acqua potabile e che 1.400 miliardi dei poveri non hanno accesso all’acqua). Una pressione che andrà aumentando nel prossimo futuro (è di questi giorni una prova tangibile di ciò). Infatti la temperatura mondiale, per l’effetto serra, crescerà al minimo di due centigradi. Gli scienziati ci dicono che basta 1.5 centigradi in più per sciogliere nevai e ghiacciai. Ci salteranno così le fonti idriche. L’acqua sarà sempre più scarsa. Ecco perché le multinazionali stanno mettendo le mani su quest’acqua e ce la rivendono come acqua Dobbiamo avere il coraggio di dire no a questa logica. È chiaro che se noi l’accettiamo, vuol dire un altro peso insopportabile sulle classi deboli (100% aumento della bolletta e tagli dell’acqua se non si paga!) e sui poveri del mondo (avremo centinaia di milioni che moriranno di sete nel sud del mondo!)
La grande domanda è: l’acqua è fonte di vita o fonte di guadagno?
Sarebbe così bello che L’Italia potesse dare una “lezione di civiltà” e di etica Sono sicuro che ce la faremo: che vinca la vita! Alex Zanotelli

Venerdì, 19 Gennaio, 2007 - 16:10

dal Guardian una lista di buoni propositi

www.lifegate.it
  
 Una bella lista di buoni propositi: l'ha pubblicata "The Guardian" con il calcolo esatto di quanti soldi fanno risparmiare (e guadagnare) in un anno. Ecco quelli validi anche qui in Italia.  
 
 1. Se devi comprare un'auto nuova...
Conta quanti chilometri fai. Se i percorsi sono quasi tutti in città, perché non investire nell'acquisto di un'auto elettrica? Una nuova G-Wiz costa circa 7000 sterline. Vantaggi: si parcheggia ovunque, fa circa 60 chilometri, non produce emissioni, non è lenta. Chi abita in città scansa tutte le restrizioni e i ticket d'ingresso (a Londra sono 8 sterline al giorno, a Milano si vedrà) e anche ricaricandola ogni notte, la bolletta elettrica aumenta di non più di 10 euro al mese.
Quanto conviene: 3000 euro/anno
2. Risparmia
Secondo "The Guardian" è vantaggioso investire i propri risparmi sull'hi-tech verde, sulle bio-energie e sulle rinnovabili. Per esempio, i bond 'Triodos's Renewable Energy' offrono il 4,5% fisso per tre anni. La 'Ecology building society' offre 'Earthwise mini-cash Isa' al 3,9%. E alcuni titoli del PPVX registrano incrementi del 400% dalla prima quotazione...
Quanto conviene: 200 euro l'anno
3. Cambia energia
La liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica, sia per le aziende che a partire dal luglio 2007 anche per i privati, consente di scegliere energia da fonti rinnovabili, nel contempo salvaguardando l'ambiente (un terzo delle emissioni di CO2 in Europa viene dalla generazione di elettricità) e risparmiare: uno degli effetti è anche quello di poter chiedere tariffe più vantaggiose rispetto a quelle dell'ex-monopolista
Quanto conviene: 100 euro all'anno
4. Misura l'acqua
Test condotti dalle industrie inglesi dicono che coloro che si installano un contatore dell'acqua in casa, poi arrivano a consumarne l'11% in meno. Ora, questo in Inghilterra porta a un risparmio di 250 sterline. Da noi, l'acqua potabile costa molto meno. Ma il risparmio ecologico è valido lo stesso: chi vuole, può fare in Comune una "richiesta di allaccio di contatore acqua potabile".
Quanto conviene: 250 sterline all'anno (in Inghilterra)
5. Risparmia in casa
Abbassando il termostato di 1°C si riduce la bolletta del riscaldamento dall'8 al 10%, mediamente 80 euro all'anno. Sostituendo quelle vecchie con le nuove lampadine a risparmio energetico si risparmiano 20 euro all'anno. I più recenti elettrodomestici arrivano a risparmi del 30% in acqua e elettricità: meno 100 euro all'anno.
Quanto conviene: 200 euro all'anno
 
6. La carta di credito
Alcune carte di credito (in Inghilterra la Co-op Bank, Clear, American Express Red fee-free ) elargiscono minime percentuali di ogni spesa a cause benefiche (dal Global Fund to help fight Aids in Africa al WWF). E' un modo per far del bene senza spendere di più.
Quanto conviene: 100 euro e più all'anno
7. Il conto in banca
Alcune banche si stanno già ritirando da business non ritenuti etici (dal traffico di armi al finanziamento di regimi oppressivi, o da imprese che causano danni all'ambiente e agli animali). In Inghilterra, c'è un conto corrente "etico", Smile, della Co-op bank, che dà garanzie anche di un 3% d'interesse annuo. Se in Italia non c'è ancora un'offerta simile, almeno informiamoci sulla condotta del nostro istituto.
Quanto conviene: in Inghilterra, un 3% extra d'interessi. In Italia... l'orgoglio di non finanziare nulla di contrario alle proprie idee
8. Investi bene
L'anno scorso i "fondi etici" hanno doppiato i loro fratelli convenzionali. Mediamente gli UK equity ethical fund hanno raggiunto guadagni del 16.8% nel 2006, comparati al 10.7% dei fondi mainstream.
Questo significa che un investimento da 5.000 sterline ne ha fruttate 305 in più degli altri.
Nel dettaglio, chi ha avuto la fortuna o la bravura di scegliere l'Aegon Ethical Equity, gioisce con un + 31.3% l'ultimo anno. Seguono il CIS Sustainable Leaders, Jupiter Environmental Income e Jupiter Ecology. Il maggiore fondo etico inglese, l'F&C Stewardship Growth, ha restituito un guadagno del 25%.
Quanto conviene: 500 euro all'anno
9. Vendi la macchina
Passare a una nuova auto più piccola non solo riduce le emissioni di CO2, ma può far risparmiare quasi 1500 euro l'anno. Una berlina media fa 10 km con un litro. La Toyota Yaris 1.4 diesel ne fa 20: un risparmio annuo di 600 euro.
Molti guidatori di grandi berline e fuoristrada potrebbero arrivare a risparmiare 3000 euro l'anno solo in forza di bollo, assicurazione e deprezzamento dell'usato inferiori.
Quanto conviene:1000 euro all'anno

Venerdì, 19 Gennaio, 2007 - 15:41

dai mirtilli e dai spinaci elettricità

www.lifegate.it
  
 "Peccato che non profumino di mirtillo". Così esordisce un giornale parlando di queste nuove celle fotovoltaiche "organiche". La promessa è quella di una rivoluzione nel mondo dei pannelli solari.
 
 
 Dai mirtilli
Questi utilizzano come elemento attivo i "pigmenti presi dai frutti di bosco" e a differenza dei normali pannelli solari oggi in commercio hanno eliminato del tutto il silicio: costerà meno produrli e installarli, ma soprattutto avranno la forma di fogli flessibili e potranno essere "stesi" sopra i palazzi, funzionare come copertura delle tende eccetera.
Dagli spinaci
I primi a pensare alla fotosintesi clorofilliana per produrre energia furono gli scienziati del MIT: nel 2004 il team di Shuguang Zhang, del Massachusetts Institute of Technology, ha presentato una cella che immergeva i cloroplasti degli spinaci (le molecole che danno alle foglie il colore verde e permettono la fotosintesi) nell'alluminio. "La natura lo fa da miliardi di anni - ha spiegato il ricercatore al "New scientist" - ma questa è la prima volta che noi siamo stati in grado di replicarlo".
Come i parabrezza
Ma quella che "copia le piante" non è l'unica via. Ve ne diciamo altre. Alle porte di Milano, ad Arese, apre nel 2008 uno stabilimento che produrrà pannelli fotovoltaici con una nuova tecnologia "thin film" (simile a quella per produrre i parabrezza delle auto) usando il cadmio: il quale è oggi un materiale "di scarto" del riciclo di stereo, pc e telefonini.
Nella plastica, e con le nuvole
I ricercatori dell'Università di Toronto hanno presentato un nuovo materiale plastico con cristalli semiconduttori in sospensione che è in grado di catturare l'energia solare nella banda a infrarossi: caratteristica che permetterebbe di avere dispositivi 5 volte più efficienti di quelli di oggi e l'enorme vantaggio di avere pannelli solari a pieno regime anche in caso di tempo nuvoloso: gli infrarossi arrivano sempre.
Insomma: se le ricerche proseguono, avremo celle solari che funzionano come spinaci e mirtilli, vetri alle finestre che fanno energia, telefonini e auto di plastica che generano elettricità con la scocca anche se c'è nuvolo. Buon futuro a tutti…
Stefano Carnazzi

Venerdì, 19 Gennaio, 2007 - 15:16

forse qualcosa migliora?

www.lifegate.it
  
 C'è un po' più verde. Un po' meno auto. E più fame, purtroppo, d'energia in casa. Scopriamo tutti i dati dell'Osservatorio ambiente Istat.  
 
 Nei 103 Comuni capoluogo di provincia gli italiani sono diventati più attenti all'ambiente e ai problemi legati allo smog e al traffico: aumenta il numero delle persone che viaggiano sui mezzi pubblici (+3,1%), cresce la densità del verde urbano (+31,4%), viene incrementato di oltre il 50% rispetto al 2000 il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti.
Il quadro arriva dall'Istat, che ha presentato ieri i risultati relativi all'indagine sulla costruzione dell'Osservatorio ambientale dei 103 comuni capoluogo aggiornati nel periodo 2000 - 2005...
...Bene:
- la densità di verde urbano (+31,4%)
- il numero di autovetture per mille abitanti (-1.5%, meno auto in città)
- viene incrementato il servizio di raccolta differenziata dei rifiuti (oltre il 50% in più rispetto al 2000).
...Male:
- aumenta la quantità di rifiuti urbani raccolti (+7,0%)
- aumenta il consumo di energia e gas metano per uso domestico e riscaldamento (rispettivamente del 5,5% e dell'8,9%);
Per quanto riguarda i trasporti, il maggior numero di vetture per mille abitanti si rileva al Centro con 686,1 (+0,8% rispetto al 2004); seguono il Mezzogiorno con 591,5 (+2,5%) e il Nord con 587,4 (-0,3%). Viterbo (742,9), Roma (733,7), Latina (720,2) e Frosinone (702,9) sono i comuni che presentano i maggiori tassi di motorizzazione. Al Nord spiccano Pordenone (687,5), Biella (687,0), Vercelli (685,4) e Cuneo (664,0); al Sud L'Aquila (684,6), Teramo (678,4), Potenza (677,0) e Lecce (676,8).
Alla fine del 2005 la metà circa dei 103 comuni capoluogo di provincia hanno attuato le norme della legge quadro in materia di inquinamento acustico (Legge Quadro del 26 ottobre 1995 n. 447). 40 hanno dichiarato di aver avviato i lavori (di cui 22 in fase di approvazione), mentre 11 hanno risposto di non aver fatto alcuna progettazione in proposito.
Terni, Torino, Palermo e Milano sono i comuni che hanno registrato una densità di verde urbano superiore alla media dei 103 capoluoghi.
La raccolta di rifiuti urbani nel complesso dei 103 capoluoghi di provincia per l'anno 2005 è pari a 626,8 kg per abitante (+1,1% rispetto al 2004). I capoluoghi di provincia dell'Italia centrale presentano valori superiori alla media (694,2 kg per abitante); valori inferiori si registrano sia nel Nord (612,8 kg) che nel Sud (585,9 kg).
Nel rapporto anche un capitolo dedicato all'energia che rileva, nel 2005, un aumento del consumo pro-capite di gas metano per uso domestico e per riscaldamento del 2,3% rispetto all'anno precedente, raggiungendo il valore di 429,1 m3 per abitante. Il consumo pro-capite di energia elettrica per uso domestico è invece aumentato dello 0,2%, attestandosi sui 1.228,7 KWh per abitante. Il ritmo di crescita dei consumi domestici di energia elettrica rallenta nel 2005 a favore dell'impiego di gas metano.
Redazione Ambiente Lifegate
Stefano Carnazzi - Helpconsumatori [MB]
www.lifegate.it

 

Martedì, 16 Gennaio, 2007 - 23:28

Una ciclofficina per una cultura a due ruote

http://ciclofficina.homelinux.org/

La Ciclofficina Popolare è nata da un'idea di partecipanti allaCritical Mass per moltiplicare uso, coscenza, visibilità, consapevolezza di utilizzo della bicicletta come mezzo di trasporto personale urbano e non solo, ma anche per condividere mezzi e conoscenze sulla manutenzione, riparazione, assemblaggio della bicicletta, per rianimare vecchie bici abbandonate in cantina, per riparare camere d'aria, per avere bici di cortesia da prestare, per raccogliere pezzi di ricambio ma anche per assemblarli o barattarli.

Per chi ama sporcarsi di grasso, per chi vuole la bici sempre in perfette condizioni, per chi non ha soldi per andare dal ciclista, per chi vuole imparar-facendo, per realizzare velocipedi di fantasia, cerchioni da sogno, bici che salgano sui muri, che volino, che nuotino, by-chopper, tandem a 2+, bici a due piani, sistemi sonori ciclotrasportati, rimorchi, spintonatori, sistemi di arte visiva da strada, cyclo-pennello, cyclo-bar, cyclo-orto, cyclo-banner, tricicli, generatori a pedali...

...per incontrare "troglo-cicliste/i" con cui immaginare, ideare e condividere esperienze di esplorazione del territorio extraurbano; per esplorare tracciati, percorsi e stazionamenti nell'agro romano ed oltreeeee...

...per produrre idee, testi, disegni, cyclostilati, volantini, locandine, striscioni, spot, ecc... per raccogliere libri, videocassette, Cd-Rom ecc..., per realizzare spillette, adesivi, magliette, gadget...

...per liberarsi dai meccanismi consumistici compra/butta/ricompra/ributta..., per liberarsi dall'inquinamento acustico e dell'aria, per la liberazione dei velocipedi imprigionati, per liberarsi dagli idrocarburi e dalle guerre, per sciogliere cellulite, rassodare e arrotondare i glutei, per sperimentazioni di cyclokamasutra, per "inserire" un granello di sabbia nei motori a scoppio, per liberarsi di sprechi, alienazione, sfruttamento di persone e risorse, per liberarsi da regole, divieti, multe e patente a punti...

...per volare liberi come farfalle.
La ciclofficina si sostiene con i soli contributi volontari sottoscritti dei frequentatori (sia in Euri che in bici/attrezzi/ricambi, nonché in natura, tempo, ironia, carboidrati, ecc...); Si organizzano inoltre (tempo ed energie permettendo) corsi per insegnare a grandi e piccini ad andare in bici, cene, concerti, spettacoli teatrali, e altre iniziative.

CHE ASPETTI? VIENI A TROVARCI!

Martedì, 16 Gennaio, 2007 - 17:00

Avventura Urbana: un'urbanistica cosciente

www.avventuraurbana.it

Che cos'é?
Avventura Urbana è un gruppo di esperti di diverse discipline: architetti, urbanisti, scienziati politici, comunicatori, facilitatori, web designer e operatori sociali. All'opposto della specializzazione settoriale, l'approccio che usa si fonda sul lavoro di équipe, che si rivela appropriato nella progettazione in contesti complessi e problematici. La squadra di Avventura Urbana lavora insieme da più di dieci anni per promuovere la progettazione partecipata esplorando percorsi nuovi e spesso irti di ostacoli, per trattare in modo innovativo le politiche pubbliche del territorio. Avventura urbana è tra le organizzazioni fondatrici di Retepartecipazione, la rete promossa nel gennaio 2003 fra i soggetti che in Italia si occupano di progettazione partecipata - o più estesamente di "processi decisionali inclusivi" - attraverso la pratica di esperienze nelle politiche pubbliche.
Che cosa fa?
L'obiettivo è di affrontare i problemi con un percorso incrementale e "polifonico". Conoscenza e progetto vanno in parallelo e,chiunque sia il destinatario di una trasformazione, il suo parere viene considerato prezioso per arricchire il quadro delle possibilità e per cercare una buona soluzione. I prodotti possibili sono molti: progetti integrati di rigenerazione urbana, programmi di accompagnamento sociale, negoziazione dei conflitti, comunicazione e sostenibilità ambientale, studi di fattibilità, percorsi di inclusione sociale nei quartieri, luoghi di vita e di lavoro a misura di una committenza sociale, spazi pubblici per i cittadini.?
L'obiettivo è di affrontare i problemi con un percorso incrementale e "polifonico". Conoscenza e progetto vanno in parallelo, e chiunque sia il destinatario di una trasformazione, il suo parere viene considerato prezioso per arricchire il quadro delle possibilità, per cercare una buona soluzione.
I prodotti possibili sono molti: progetti integrati di rigenerazione urbana, programmi di accompagnamento sociale, gestione dei conflitti, comunicazione e sostenibilità ambientale, studi di fattibilità, percorsi di inclusione sociale nei quartieri, luoghi di vita e di lavoro a misura di una committenza sociale, spazi pubblici per i cittadini.
Come lavora ?
Ascolto attivo, simulazione progettuale, comunicazione, gestione creativa dei conflitti: gli strumenti sono tanti e vanno usati con cautela. Si lavora con abitanti, tecnici, commercianti, operatori dei servizi, politici, lavoratori, imprenditori, bambini, migranti, giovani, donne, ambientalisti, comitati, associazioni, imprese sociali e altri ancora. Qualunque siano i loro interessi, possono essere coinvolti attraverso spazi di interazione efficaci. Non l'assemblea, in cui le parti tendono a schierarsi l'una contro l'altra. Ma spazi strutturati. In cui l’accesso sia garantito, il linguaggio adeguato e il confronto moderato. Dove tutti siano in grado di capire ed esprimere la propria opinione, anche per i problemi tecnici più complessi, attraverso materiali e supporti facilmente manipolabili. Per arrivare a costruire insieme un risultato condiviso.

Avventura Urbana è un gruppo di esperti di diverse discipline: architetti, urbanisti, scienziati politici, comunicatori, facilitatori, web designer e operatori sociali. All'opposto della specializzazione settoriale, l'approccio che usa si fonda sul lavoro di équipe, che si rivela appropriato nella progettazione in contesti complessi e problematici. La squadra di Avventura Urbana lavora insieme da più di dieci anni per promuovere la progettazione partecipata esplorando percorsi nuovi e spesso irti di ostacoli, per trattare in modo innovativo le politiche pubbliche del territorio. Avventura urbana è tra le organizzazioni fondatrici di Retepartecipazione, la rete promossa nel gennaio 2003 fra i soggetti che in Italia si occupano di progettazione partecipata - o più estesamente di "processi decisionali inclusivi" - attraverso la pratica di esperienze nelle politiche pubbliche. L'obiettivo è di affrontare i problemi con un percorso incrementale e "polifonico". Conoscenza e progetto vanno in parallelo e,chiunque sia il destinatario di una trasformazione, il suo parere viene considerato prezioso per arricchire il quadro delle possibilità e per cercare una buona soluzione. I prodotti possibili sono molti: progetti integrati di rigenerazione urbana, programmi di accompagnamento sociale, negoziazione dei conflitti, comunicazione e sostenibilità ambientale, studi di fattibilità, percorsi di inclusione sociale nei quartieri, luoghi di vita e di lavoro a misura di una committenza sociale, spazi pubblici per i cittadini.L'obiettivo è di affrontare i problemi con un percorso incrementale e "polifonico". Conoscenza e progetto vanno in parallelo, e chiunque sia il destinatario di una trasformazione, il suo parere viene considerato prezioso per arricchire il quadro delle possibilità, per cercare una buona soluzione. I prodotti possibili sono molti: progetti integrati di rigenerazione urbana, programmi di accompagnamento sociale, gestione dei conflitti, comunicazione e sostenibilità ambientale, studi di fattibilità, percorsi di inclusione sociale nei quartieri, luoghi di vita e di lavoro a misura di una committenza sociale, spazi pubblici per i cittadini. Ascolto attivo, simulazione progettuale, comunicazione, gestione creativa dei conflitti: gli strumenti sono tanti e vanno usati con cautela. Si lavora con abitanti, tecnici, commercianti, operatori dei servizi, politici, lavoratori, imprenditori, bambini, migranti, giovani, donne, ambientalisti, comitati, associazioni, imprese sociali e altri ancora. Qualunque siano i loro interessi, possono essere coinvolti attraverso spazi di interazione efficaci. Non l'assemblea, in cui le parti tendono a schierarsi l'una contro l'altra. Ma spazi strutturati. In cui l’accesso sia garantito, il linguaggio adeguato e il confronto moderato. Dove tutti siano in grado di capire ed esprimere la propria opinione, anche per i problemi tecnici più complessi, attraverso materiali e supporti facilmente manipolabili. Per arrivare a costruire insieme un risultato condiviso.
Avventura Urbana è un gruppo di esperti di diverse discipline: architetti, urbanisti, scienziati politici, comunicatori, facilitatori, web designer e operatori sociali. All'opposto della specializzazione settoriale, l'approccio che usa si fonda sul lavoro di équipe, che si rivela appropriato nella progettazione in contesti complessi e problematici. La squadra di Avventura Urbana lavora insieme da più di dieci anni per promuovere la progettazione partecipata esplorando percorsi nuovi e spesso irti di ostacoli, per trattare in modo innovativo le politiche pubbliche del territorio. Avventura urbana è tra le organizzazioni fondatrici di Retepartecipazione, la rete promossa nel gennaio 2003 fra i soggetti che in Italia si occupano di progettazione partecipata - o più estesamente di "processi decisionali inclusivi" - attraverso la pratica di esperienze nelle politiche pubbliche. L'obiettivo è di affrontare i problemi con un percorso incrementale e "polifonico". Conoscenza e progetto vanno in parallelo e,chiunque sia il destinatario di una trasformazione, il suo parere viene considerato prezioso per arricchire il quadro delle possibilità e per cercare una buona soluzione. I prodotti possibili sono molti: progetti integrati di rigenerazione urbana, programmi di accompagnamento sociale, negoziazione dei conflitti, comunicazione e sostenibilità ambientale, studi di fattibilità, percorsi di inclusione sociale nei quartieri, luoghi di vita e di lavoro a misura di una committenza sociale, spazi pubblici per i cittadini.L'obiettivo è di affrontare i problemi con un percorso incrementale e "polifonico". Conoscenza e progetto vanno in parallelo, e chiunque sia il destinatario di una trasformazione, il suo parere viene considerato prezioso per arricchire il quadro delle possibilità, per cercare una buona soluzione. I prodotti possibili sono molti: progetti integrati di rigenerazione urbana, programmi di accompagnamento sociale, gestione dei conflitti, comunicazione e sostenibilità ambientale, studi di fattibilità, percorsi di inclusione sociale nei quartieri, luoghi di vita e di lavoro a misura di una committenza sociale, spazi pubblici per i cittadini. Ascolto attivo, simulazione progettuale, comunicazione, gestione creativa dei conflitti: gli strumenti sono tanti e vanno usati con cautela. Si lavora con abitanti, tecnici, commercianti, operatori dei servizi, politici, lavoratori, imprenditori, bambini, migranti, giovani, donne, ambientalisti, comitati, associazioni, imprese sociali e altri ancora. Qualunque siano i loro interessi, possono essere coinvolti attraverso spazi di interazione efficaci. Non l'assemblea, in cui le parti tendono a schierarsi l'una contro l'altra. Ma spazi strutturati. In cui l’accesso sia garantito, il linguaggio adeguato e il confronto moderato. Dove tutti siano in grado di capire ed esprimere la propria opinione, anche per i problemi tecnici più complessi, attraverso materiali e supporti facilmente manipolabili. Per arrivare a costruire insieme un risultato condiviso.

Sabato, 6 Gennaio, 2007 - 21:48

una lettera per riformare il regolamento edilizio

E' una lettera semplice ma diretta, puntuale, rigorosa nelle linee di progetto. E' la lettera del Presidente dell'associazione Officina dell'Ambiente inviata alla sindaca di Milano Letizia Moratti e che ha come intenzione quella di sollevare proposte che diano concretezza e applicazione al risparmio energetico, alla tutela delle risorse energetiche, allo sviluppo di sistemi di riscaldamento basati su fonti rinnovabili e naturali, sostenibili, al riaprmio generale di risorse, all'utilizzo di criteri di compatibilità nella costruzione ed edificazione di nuovi edifici, soprattutto diminuendo le emissioni che provengono dalle strutture, inquinanti l'atmosfera, l'aria.

Forse biusogna ascoltare per comprendere che altre vie devono e possono essere esperite per rendere questa città veramente nostra, veramente abitabile, vivibile, sostenibile, salubre, ecologica, umana.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Al sig. Sindaco della città di Milano Letizia Moratti.

Egregio Sig. Sindaco

la Associazione Officina dell'Ambiente, attraverso la propria rivista on line ha dato un
contributo di idee e di proposte alla recente campagna elettorale per la città di Milano.

Noi abbiamo sostenuto con convinzione la candidatura del Suo antagonista ed ora a
risultato acquisito riteniamo importante sottoporre anche a Lei, Sig. Sindaco, alcune
delle proposte che da tanti mesi sono oggetto di approfondimenti e di contributi ospitati
nel nostro giornale, in tema di energia, nei suoi aspetti di uso razionale, efficienza e
risparmio energetico soprattutto sul lato della domanda.

Le principali proposte che portiamo alla Sua attenzione sono le seguenti:

1. Adottare un regolamento edilizio che faciliti e promuova
¨ l’efficienza energetica degli edifici e degli impianti;
¨ l’installazione di impianti basati sull’utilizzo di fonti energetiche
rinnovabili quali pannelli solari, impianti fotovoltaici, componenti
bioclimatiche,ecc.;
¨ l’utilizzo di accorgimenti costruttivi ad alta sostenibilità ambientale
riguardo a orientamento, isolamento termico ed acustico, illuminazione e
ventilazione naturale, recupero acque piovane;
2. Diffondere e favorire la certificazione energetica degli edifici.
3. Investire sul teleriscaldamento.
4. Creare centri per l’informazione e la consulenza finalizzata al
risparmio energetico.

Siamo a disposizione per qualsiasi ulteriore contributo si rendesse necessario
e seguiremo sempre con attenzione e passione tutti gli aspetti ambientali che
riguardano la nostra Città.

Buon lavoro a Lei , alla Giunta ed al Consiglio.

Milano 30 giugno 2006

Sergio Saladini - Presidente Associazione Officina dell'Ambiente
Sabato, 6 Gennaio, 2007 - 21:30

Arriva il pedibus!

E' piacevole e se diventa una goccia dietro un'altra di tanti comportamenti virtuosi forse qualcosa si puà cambiare a livello istituzionale: se un comportamento diventa consuetudine l'istituzione deve cercare di rendere questo comportamento normativa regolare, da tutelare, rispettare e garantire.
In Svezia, Norvegia, Danimarca, ma anche nel Benlux e negli USA il piedibus è un mezzo a mille piedi, esattamente a mille piedi e anche più, di piccoli bambini che trottano verso le proprie scuole, ogni mattina, all'entrata e all'uscita. Non importa dove abiti, nè quanto sei distante: importante avere la fermata di riferimento, sapere che a quell'ora ogni giorni arriva il piedibus e che con altre bambine e altri bambini raggiungerai la tua scuola. Il tutto è supervisionato da genitori che, come cordone, garantiscono la percorrenza e la sicurezza del mille piedi fatto di piccoli scolari. Un regolamento detta le norme interne di comportamento, per esempio la responsabilità del tragitto ricade sui genitori, che a turno controllano il passaggio e ne garantiscono la compattezza. E' un comportamento virtuoso, già considerato e incentivato dalla Provincia di Milano, e in città trova la sua applicazione in alcuni contesti, ormai sempre maggiori.
E' un comportamento che contamina, piace ai piccoli, garantisce uno sgravio ai genitori e, soprattutto, determina uno spostamento sostenibile, ecocompatibile, non inquinante, divertente. Si socievolizza, ci si conosce, si parla durante il tragitto: si attende alla fermata come se dovesse passare un vero autobus, ci si vede, ci si incontra, ci si immette nel grande cordone umano, si prende posto nel bus senza ruote e senza motore, ma con la forza e la vitalità di bambine e bambini e genitori attenti, che si dirigono con allegria, più rilassati e con contentezza verso scuola. I piccoli passeggeri attivi sono consapevoli che questo mezzo non fa male alla città e a loro stessi: non emette gas, non emette rumore, non è pieno e sovraccarico, a volte alienante, ma, soprattutto, sono contenti di non dover stare rinchiusi dentro l'abitacolo dell'automobile, stressati dal traffico, dalle autovetture che sfrecciano, si imbottigliano, nell'intasamento drammatico mattutino e alienante, sentendo le imprecazioni del proprio genitore alla guida del mezzo, con un occhio al volante e uno all'orologio per non fare tardi al lavoro e a scuola. 
Il pedibus è una pratica virtuosa che garantisce ai più piccoli l'opportunità di crescere consapevoli che l'amore per la natura può sfociare in azioni piccole e quotidiane, piacevoli e importanti, gocce che insieme creano oceani. Non è difficile fare qualcosa per cambiare la cultura della mobilità: basta solo organizzarsi, coordinarsi e dare conseguenza ai propri propositi di voler collaborare tutti insieme perchè forse si possa diminuire questo inquinamento che affligge la città, i nostri polmoni, i nostri poveri e pochi alberi, le nostre abitazioni. Anche questa è partecipazione consapevole e attiva. E' un atto che proviene, come spesso è, dal basso: forse, però, in alto, se esiste un luogo alto e un luogo basso, qualcuno riesce a comprenderne la portata?

Mercoledì, 27 Dicembre, 2006 - 19:30

Londra: che energia, sindaco Livingstone…

Presentato il piano per l’energia nella capitale inglese . Bioarchitettura, fonti energetiche rinnovabili, piccole centrali di quartiere: la rivoluzione energetica del nuovo piano del sindaco di Londra
di Alina Lombardo
dal sito http://www.ecodallecitta.it/notizia.php?id=636

Londra, anno 2050: la capitale britannica ha ridotto le sue emissioni di anidride carbonica di oltre il 60 per cento rispetto ai livelli del 1990, come raccomandato nel 2000 dalla Royal Commission on Environmental Pollution. La città è disseminata di piccoli generatori di corrente elettrica che sfruttano fonti rinnovabili e di impianti che producono energia e calore da destinare al riscaldamento di uffici, abitazioni e piccole fabbriche. Con l’aiuto di un sistema di gestione computerizzato, la domanda e l’erogazione di energia sono distribuiti senza sprechi e l’efficienza energetica è massimizzata, con grandi vantaggi per la salvaguardia dell’ambiente e per il portafogli dei consumatori. Il trasporto automobilistico è affidato in prevalenza a veicoli a zero emissioni alimentati a idrogeno. E grazie al decentramento del sistema energetico, si sta sviluppando un’emergente economia dell’idrogeno, un’economia verde che ha dato vita a un settore altamente competitivo per Londra e per l’intero Regno Unito, contribuendo alla prosperità dell’economia britannica.

Fantascienza? No, sono alcuni degli obiettivi dichiarati del sindaco di Londra, Ken Livingstone, nella sua Bozza di strategia energetica per il prossimo decennio. «Oggi» spiega il primo cittadino nella presentazione del suo piano, «Londra usa più energia dell’Irlanda e circa la stessa quantità di Grecia o Portogallo». Con consumi così elevati, prosegue Livingstone, abbiamo una grossa responsabilità per ciò che riguarda i cambiamenti climatici e la qualità dell’aria che respiriamo: «ogni anno, nella nostra città, muoiono prematuramente circa 1600 persone per patologie legate all’inquinamento».

Per realizzare il suo programma, Livingstone ha fissato una precisa gerarchia nella gestione energetica, tre step da seguire inderogabilmente in questo ordine:

1. utilizzare criteri di massima efficienza energetica , eliminando ogni spreco, in modo da ridurre la domanda;

2. usare fonti energetiche rinnovabili e ridurre al minimo la produzione di energia da combustibili fossili;

3. produrre l’energia con massima efficienza (esempio: cogenerazione)per tutti i casi in cui non è praticabile l’uso di fonti rinnovabili.

1. Efficienza. La realizzazione dello step 1 nel settore abitativo (responsabile per il 44% dei consumi totali di energia) significa, per esempio, che le 300mila nuove abitazioni che si prevede saranno costruite nei prossimi 15 anni nella capitale siano realizzate secondo le procedure standard (Sap, standard assessment procedure) basate su precisi criteri di sostenibilità ed efficienza energetica. Il Sap è calcolato sul rapporto tra la superficie di una abitazione e la temperatura ad essa adeguata (calore in inverno e fresco in estate), basandosi sull’isolamento dell’edificio in cui è inserita. La scala del Sap va da un minimo di 1, per edifici con elevata inefficienza energetica, a un massimo di 120 per edifici con elevata efficienza. Oggi a Londra la maggior parte delle abitazioni si colloca nella fascia più bassa di questa scala e il 16% ha un Sap inferiore a 30. Obiettivo del sindaco è portare tutte le case di Londra a un Sap superiore a 30 entro il 2010.

La massimizzazione dell’efficienza energetica, naturalmente, riguarda anche il settore pubblico e commerciale (che registra consumi pari al 30% del totale). Qui il piano energetico del sindaco individua nella bioarchitettura la strada da seguire per ridurre i consumi: si parla di massimo sfruttamento della luce naturale, di pannelli solari per la produzione combinata di calore ed energia, di studiare l’esposizione degli edifici in fase di progettazione, in modo da poter sfruttare al meglio gli elementi naturali (luce, calore, ventilazione).

Quanto ai trasporti, infine, che contribuiscono per più del 20% al consumo totale di energia, il sindaco promette di impegnarsi ad incoraggiare un maggior uso di mezzi pubblici, di realizzare percorsi pedonali e ciclabili e di utilizzare combustibili alternativi a quelli fossili, a cominciare dall’idrogeno: «i maggiori produttori di automobili stanno sviluppando tecnologie che utilizzano questo combustibile a zero emissioni e le prime autovetture dovrebbero essere commercializzate dal 2005. E Londra è una delle 9 città che introdurrà già dall’anno prossimo, in via sperimentale, autobus a idrogeno».

2. Fonti rinnovabili. Secondo Livingstone, Londra può ragionevolmente prevedere di fornire entro il 2010 almeno il 14% dell’elettricità prodotta da fonti rinnovabili: soprattutto da energia solare (il piano prevede l’installazione di impianti fotovoltaici in almeno 10mila abitazioni e in 100 edifici commerciali e pubblici); da energia eolica, con l’installazione di aerogeneratori lungo le rive del Tamigi; dall’utilizzo di biomasse (Londra produce ogni anno oltre centomila tonnellate di legno dalle attività di manutenzione del verde e oltre 10 milioni di tonnellate di rifiuti organici) per la produzione di calore.

3. Fonti non rinnovabili. E se le fonti rinnovabili non dovessero bastare a soddisfare il fabbisogno energetico della città, il piano ammette il ricorso ai combustibili fossili, massimizzandone però l’efficienza con l’utilizzo delle più sofisticate tecnologie. Per esempio, attraverso la produzione combinata di calore ed energia (Chp): entro il 2010, si legge nel piano, il sindaco conta di raddoppiare la capacità di Chp della città.

Il piano che, come di consueto per i piani di Livingstone sarà sottoposto a consultazione pubblica fino al 22 aprile 2003, può essere scaricato nella sua versione integrale (circa 400 pagine) dal sito del Comune di Londra

Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 13:17

A proposito di Regolamenti Edilizi: quali sono gli altri Comuni "virtuosi"

Qualche giorno fa ho lanciato su questo blog e sul forum generale la proposta politica, che si tradurrà in un mio impegno relativo e conseguente agli strumenti istituzionali del Consiglio di Zona, di riformare accuratamente il Regolamento Edilizio Comunale, oggi vigente ma obsoleto in termini del recepimento di linee guida all'insegna dello sviluppo ecosostenibile ed ecocompatibile delle nuove edificazioni, private e pubbliche. La filosofia che regge la ratio della necessità di apportare un complessivo disegno di roforma consiste nel garantire costruzioni che non inquinino, emettendo sostanze di vario tipo tramite sistemi di riscaldamento e termini assolutamente insostenibili, riportando le fonti di energia e termodinamiche sotto la valenza del risparmio energetico e della caratteristica naturale e rinnovabile delle medesime.
L'esempio più direttamente incidente in materia è il Regolamento Edilizio riformato ex ordinanza comunale a Barcellona, esempio europeo. Per imanere in un contesto più limitrofo ho riportato il Regolamento rivisto di Carugate, emesso con delibera nel 2005, primo esempio, possiamo dire in senso pioniersitico a livello istituzionale, di impegno di riforma completa e accurata dell'edificazione e dei criteri di compatibilità ambientale e di una loro attenta e accurata verifica.
Ci sono, però, altri comuni della Provincia di Milano e della Lombardia che hanno recepito la riforma con nuovi regolamenti edilizi rivisti e riletti alla luce delle nuove esigenze di uno sviluppo di qualità della società e dell'ambiente.
Al seguente url http://www.tazioborges.it/EdiliziaSostenibile/Reg_Ed.pdf potrete trovare gli elenchi dei Comuni, in totale sono 6, che hanno già deliberato la Riforma del Regolamento Edilizio Comunale, sull'esempio di Carugate, e altri in cui la nuova delibera d riforma è in discussione, ma prossima al suo licenziamento.
Altra qualità dal punto di vista ecologico e sociale derivante dalle nuove disposizioni consiste nell'assicurare una riduzione dei consumi di energia della metà: è un notevole passo in avanti.

Infine riporto in allegato in formato pdf le linee guida per un Regolamento Edilizio Tipo delineate dall'Assessorato all'Ambiente della Provincia di Milano, il cui documento è reperibile sul sito stesso della Provincia, consistenti in un accurato disegno di analisi sugli impatti ambientali derivabili dagli insediamenti residenziali, pubblici e privati, e sulle disposizioni possibili da proporre per limitare ed eludere queste esternalità negative per la qualità del vivere in città. E', questo, un documento di analisi molto attento e puntuale, ottima guida politica istituzionale per una seria riforma dei Regolamenti Edilizi oggi vigenti, soprattutto quello di Milano, ancora fermo a qualche decennio fa e oggi assolutamente incompatibile con le nuove istanze di qualità dello sviluppo urbanistico e del miglioramento delle condizioni di vita della cittadinanza.

Cordialmente
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 12:39

Contro lo smog la Provincia di Milano istituisce la pagella per gli edifici

pubblico di seguito, proprio per rimanere in tema di edilizia sostenibile e nuove costruzioni eco compatibili e all'insegna del risparmio energetico, un articolo di Sergio Zabot, direttore del Settore Energia della Provincia di Milano.
Il 24 Gennaio è stata presentata a palazzo Isimbardi una procedura per la certificazione energetica degli edifici messa a punto dal Politecncico di Milano. L’iniziativa nasce nell’ambito del tavolo Energia & Ambiente, istituito dall’assessorato provinciale all’ambiente con i Comuni del milanese. Così come avviene da anni per i frigoriferi e le lavatrici, anche le case della Provincia di Milano avranno la loro brava etichetta  a scalini che, con una efficace colorazione che va dal Verde al Rosso identifica sette classi, da A per i bassi consumi, a  G per gli alti consumi.

Assieme al certificato energetico verrà rilasciata anche una targa che indicherà, in unità fisiche (kWh/m2) il fabbisogno di energia dell’edifico e che potrà essere esposto all’ingresso a fianco del numero civico.

Parallelamente, la Provincia sta creando un ente di accreditamento che avrà il compito di formare, accreditare e controllare i certificatori energetici, nuove figure professionali che, su richiesta dei Comuni, dei costruttori o anche di semplici cittadini, avranno il compito di assegnare ad ogni edificio, dopo aver fatto le necessarie verifiche, la sua etichetta.

L’istituzione della etichettatura energetica, peraltro già prevista da una legge mai applicata del 1991 e ribadita da una Direttiva europea nel 2001, introduce un elemento di conoscenza del reale consumo di un appartamento o di un edifico, oltre che inserire un po’ di trasparenza in un mercato edilizio ormai attento solo alla firma delle piastrelle del bagno e alle rubinetterie.

Porre al centro dell’attenzione i consumi energetici, oltre che dare impulso a un modo di progettare più attento all’efficienza e al risparmio energetico, serve a diminuire le emissioni di inquinanti in atmosfera, ma soprattutto ad alleggerire le bollette del gas e della luce che ormai sembrano fuori controllo.

L’iniziativa non è nuova in Italia. L’applicazione della certificazione “Casa Clima” in Alto Adige ha fatto da battistrada, dimostrando come nel volgere di pochi anni la richiesta di certificati sia aumentata esponenzialmente a discapito degli edifici meno efficienti dal punto di vista energetico, che si stanno deprezzando. Sebbene l’area milanese, come del resto tutto il nord Italia sia caratterizzato da una più ampia varietà edilizia, potrebbe verificarsi anche qui lo stesso fenomeno, sostanzialmente per via dei costi sempre più crescenti dei combustibili.

D’altra parte, l’adozione di misure di emergenza come la riduzione della temperatura degli ambienti riscaldati è il segnale preoccupante di una mancanza di governo dell’energia che, dopo essersi manifestata negli anni scorsi sul versante elettrico con i black-out, ora si estende anche al gas.

L’attenzione dei media viene distolta e rivolta  sulla necessità di adeguare l’offerta, attraverso l’incremento delle importazioni dei gasdotti e con la realizzazione di terminali di rigassificazione. Tutte cose ragionevoli. Ma non bisogna dimenticare le azioni sul lato della domanda.

Anche sul lato della domanda ci sono risorse e queste risorse si chiamano efficienza energetica e uso razionale dell’energia e non bisogna mai dimenticare che l’energia migliore è quella che non si consuma.

Il risultato di politiche di sostegno alla gestione della domanda è lo sviluppo dell’innovazione, sia di processo, sia di prodotto, che porta alla realizzazione di dividendi multipli in termini di minori consumi, minori costi per le famiglie, minori impatti ambientali, maggiore sicurezza negli approvvigionamenti. Queste politiche infine possono trasformarsi in opportunità concrete di sviluppo di tutto il mondo progettuale e imprenditoriale, assai vasto, che ruota intorno all’edilizia in genere.

(*) Direttore del Settore Energia della Provincia di Milano

Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 12:34

Le proposte di Fiab CICLOBBY sulla mobilità sostenibile

dicembre 2006
Alcune riflessioni sul dibattito in corso
Premessa
Il Sindaco Letizia Moratti e l’Assessore al Traffico Edoardo Croci hanno avuto il merito di porre in modo concreto la questione della pollution charge cercando una risposta coraggiosa e impegnativa, sino ad ora mai tentata nella nostra città, decidendo di affrontare l’emergenza milanese attraverso la riduzione delle emissioni inquinanti (pollution) e tentando così di superare il nulla che si è fatto a questo proposito sotto le precedenti amministrazioni.

Dopo un dibattito politico che si è tradotto in un ping pong sterile e mancante di qualsivoglia decisione – un chiacchiericcio che appare a dir poco irresponsabile nell’attuale situazione di emergenza endemica e costante – ora sembra arrivato lo stop a questa misura.

Riteniamo comunque che occorra valutare aspetti positivi e negativi delle misure proposte, le possibili alternative per incidere seriamente su un problema che una larga parte della cittadinanza avverte come fondamentale per la propria vita presente e futura.

E’ opportuno prendere le mosse da una considerazione all’apparenza banale: TRAFFICO (congestion) e INQUINAMENTO (pollution) sono problemi distinti, anche se correlati.

Sono correlati nel senso che l’inquinamento urbano risulta prodotto in una misura intorno al 75% dalle emissioni dei veicoli, e dunque dal traffico (nella quota restante un ruolo importante hanno le emissioni degli impianti di riscaldamento).

Ma sono altresì problemi distinti perché se pure, paradossalmente, i veicoli funzionassero con acqua di mare ed emettessero unicamente ossigeno puro aromatizzato con il delicato profumo del risotto allo zafferano, resterebbero comunque da affrontare tutti gli altri aspetti legati al congestionamento da traffico: rumore, incidentalità, occupazione degli spazi e degrado dello spazio urbano, incidenza sui tempi di lavoro e di non lavoro, costi sociali e costi individuali che nessuna auto ad emissione “zero” può eliminare e che gravano pesantemente sulla qualità della vita dei cittadini e addirittura sulla loro aspettativa di vita (le statistiche parlano di 800 morti l’anno solo come effetto dell’inquinamento urbano).

A ciò si aggiunge un ulteriore aspetto.
Poiché l’inquinamento – ma sarebbe meglio parlare al plurale, essendo multipli gli agenti inquinanti (gas, idrocarburi, rumore…) e non limitabili solo alle famigerate Pm10 del particolato fine – non si lascia arrestare dai confini amministrativi di un Comune, è evidente che la gestione delle politiche ambientali (in particolare quanto alla soglia di tollerabilità degli inquinanti all’interno di una determinata area) non possa essere solo municipale.

In questo senso, quindi, la proposta di una pollution charge, che distingue il contributo economico dovuto in base al carico inquinante dei veicoli (classificazione Euro 0, 1, 2, etc.), all’interno di un’area della città di Milano, e solo entro alcune fasce orarie, presta il fianco ad obiezioni abbastanza rilevanti: cioè di costituire una risposta parziale e di limitata efficacia al problema “pollution”.

Proprio in relazione ai limiti sopra ricordati sembrerebbe poter avere un maggiore impatto un sistema di road pricing (la cd. congestion charge), accompagnato da una tariffazione della sosta estesa all’intera città (cd. park pricing). La congestion charge, a differenza della pollution charge, colpisce il traffico circolante sulle strade all’interno di una determinata area e ha il vantaggio di non dipendere dalla classe inquinante del parco veicolare (con ciò si può dire che essa risponde meglio all’esigenza di considerare traffico e inquinamento come problematiche distinte). Il park pricing, poi, permette una tariffazione molto precisa e selettiva, nel senso che può essere modulata: cioè più cara nelle zone maggiormente dotate di mezzi pubblici, dove maggiori sono le alternative di trasporto, più leggera nelle zone meno servite dai trasporti pubblici, con agevolazioni ed esenzioni altrettanto mirate (es. veicoli del car sharing). Chiaramente, l’adozione di un sistema diffuso di park pricing richiede che si adotti un controllo efficace e non episodico della sosta selvaggia, anche per quanto riguarda il carico/scarico merci.

Ma, per non perdere di vista l’obiettivo finale e tenendo conto che, sin qui e da molti anni, a parte una vacua fiera di parole, poco o nulla si è fatto di concreto, organico e strutturale a Milano per invertire la situazione nella quale ci troviamo, è bene evitare di gettar via il bambino insieme all’acqua sporca.

Ciò a maggior ragione in considerazione del fatto che, volenti o no, solo le amministrazioni pubbliche (Regione e Comune, innanzitutto, ma anche la Provincia e fatta salva la residua competenza statale) sembrano dotate dei necessari poteri di intervento.
Non si può infatti dimenticare che, lo scorso inverno, 180 cittadini – sia come singoli sia in rappresentanza di comitati e associazioni, tra cui anche CICLOBBY – si sono rivolti alla magistratura con un ricorso in via di urgenza, ex art. 700 c.p.c., per chiedere ad essa interventi immediati, in sostituzione del Comune di Milano e della Regione Lombardia inadempienti agli obblighi di legge (per il solo Pm 10, nel 2005, si sono verificati 151 giorni di sforamento della soglia critica di 50 microgrammi al metrocubo, contro i 35 giorni massimi di esposizione alle polveri che la normativa comunitaria recepita a livello nazionale ammette; e tali superamenti hanno altresì visto registrare valori giornalieri superiori di due, tre volte a quanto normativamente tollerato), per evitare il pericolo attuale di un danno grave alla salute dei cittadini, dunque di un diritto di rango costituzionale.
Il giudice civile, in primo grado prima e poi in appello, ha respinto il ricorso, non per infondatezza dei motivi, che sono anzi stati in buona sostanza ritenuti sussistenti (determinando anche la decisione del giudice di compensare le spese legali), sia in relazione alla gravità sia alla attualità del pericolo, ma solo in quanto si ritiene vigente un limite interno della giurisdizione del giudice ordinario nei confronti delle pubbliche amministrazioni (discendente dalla L. 2248 del 1865, sic!), sicché in questi casi “ci si trova di fronte ad ipotesi in cui la P.A. esercita in parte un vero e proprio potere di supremazia (…) e comunque un potere autoritativo” (Trib. Milano, Sez. I civ., Galli+177 vs. Comune di Milano + Regione Lombardia, Ord. 1 giugno 2006, Rel. Gandolfi). Un potere che non ammette sostituzioni.

Da qui, dunque, bisogna partire per un ragionamento che integri e non escluda proposte anche diverse, purché razionalmente e coerentemente tese al raggiungimento di un obiettivo comune, chiaro e condiviso, in tempi non biblici.
Occorre allora smettere di limitarsi, per cinismo o rassegnazione, a tamponare le emergenze e ad alzare gli occhi al cielo in attesa di eventi meteorologici favorevoli: bisogna finalmente intervenire.

Osservazioni e proposte
1) 1) E’ impensabile uscire dall’attuale situazione di emergenza derivante dall’effetto combinato di traffico e inquinamento se non ripensando complessivamente le scelte di mobilità, agevolando innanzitutto quelle a minore impatto.
2) 2) I limiti derivanti dall’attuale modello di sviluppo della mobilità motorizzata e la drammatica emergenza a cui assistiamo richiedono quindi la modifica di abitudini individuali che non può passare attraverso soluzioni necessariamente diluite nell’arco di molti anni (tale sarebbe ad es. subordinare l’attuazione di interventi più incisivi solo a seguito della costruzione di nuove linee metropolitane).
3) 3) Condivisibile l’esigenza di destinare maggiori risorse al rafforzamento dei trasporti pubblici, che devono essere in ogni modo favoriti, anche per rispondere alla crescita della domanda (e a tale proposito si può osservare che è necessario intervenire sia sulla estensione della rete sia, e soprattutto, sul contenimento delle soglie di frequenza delle corse, che non può in ogni caso superare i 10 minuti di attesa: estensione, frequenza, velocità, puntualità e comfort sono criteri che ogni utente adotta, più o meno consapevolmente, per valutare la convenienza della scelta a favore del mezzo pubblico).
Ma alcuni interventi, oltre ad essere sostenibili sul piano dei costi, lungi dal richiedere anni, possono essere attuati nell’immediato o nel breve periodo, anche per dare contenuto concreto e costruttivo alla frequente obiezione secondo cui appare necessario “prima favorire il trasporto pubblico” evitando che essa appaia il dito, l’alibi dietro cui si può celare una volontà di non fare, di non cambiare nulla. Eccone alcuni su cui vorremmo poter avere risposte pubbliche e ufficiali:
a. a. Semafori asserviti ai mezzi pubblici: prima di disporsi al rosso danno la precedenza al mezzo pubblico che sopraggiunge, permettendogli così di proseguire la corsa. Gli impianti a Milano esistono già ma, per incomprensibili ragioni, non sono mai entrati in servizio. E’ intenzione del Comune renderli funzionanti? Entro quando?
b. b. Corsie preferenziali: per rendere competitivo il trasporto pubblico migliorandone la velocità commerciale occorre non solo incrementare l’estensione delle corsie esistenti, ma anche sorvegliare che esse non vengano utilizzate e occupate in modo abusivo da altri veicoli. Tale sorveglianza compete al Comune di Milano (Polizia Locale) e appare spesso disattesa.
c. c. Integrazione tariffaria: la vigente normativa regionale già prevede che debba essere adottato un biglietto unico per i mezzi pubblici di Milano e hinterland. Regione e Comune di Milano, principali responsabili dell’attuazione di tale normativa, dicano quali sono i tempi previsti per l’attuazione, assumendo precisi impegni in proposito.
d. d. Mezzi di superficie di nuova generazione: molti dei bus (e dei tram) entrati recentemente in funzione in città su alcune linee urbane sono particolarmente lunghi (Eurotram e bus articolati). Bisogna fare in modo che questi mezzi ad alta capienza trasportistica, che si incagliano facilmente nel traffico, siano favoriti attraverso opportuni provvedimenti che ne agevolino la circolazione protetta, fermo restando che servono anche mezzi snelli, numerosi e frequenti, ben distribuiti nell’arco della giornata, in grado di soddisfare al meglio la domanda di mobilità.
e. e. Combustibili dei mezzi pubblici: è possibile essere rassicurati in merito al fatto che, su tutti i mezzi pubblici a motore circolanti in ambito sia urbano sia extraurbano, in tutta la Regione Lombardia, siano già in opera le tecnologie idonee a ridurre l’impatto inquinante (motori e combustibili ecologici, filtri antiparticolato)? Su questi temi dovrebbe esserci anche una competenza del Settore Trasporti della Provincia di Milano, in quanto le società delle linee di trasporto pubblico hanno la concessione all'esercizio da parte della Provincia, che indice le gare d'appalto. Quindi, il tutto dovrebbe essere regolato da appositi capitolati. E’ possibile conoscere con esattezza lo stato attuale della questione?
f. f. Prolungamento orari apertura della metropolitana: l’estensione del servizio andrebbe resa operativa al più presto e in modo stabile, possibilmente non solo nei fine settimana. Negli orari di chiusura, occorre migliorare ed ampliare l’offerta del servizio Radiobus.
4) 4) Occorre intervenire sulla logistica delle merci, favorendo il più possibile l’utilizzo di mobilità a basso impatto, regolamentando gli orari, ad esempio per il carico e scarico delle merci, la raccolta dei rifiuti, e assicurandone l’osservanza, e soprattutto introducendo progressivamente un sistema di distribuzione delle merci fondato su piattaforme logistiche locali, utilizzo della ferrovia e di mezzi di distribuzione finale elettrici. Occorre comunque far rispettare le ordinanze già attualmente in vigore concernenti i limiti di circolazione dei veicoli pesanti all’interno della città.
5) 5) La realizzazione di nuovi parcheggi “a rotazione” deve essere funzionale a localizzazioni di interscambio, meglio se di cintura, con i mezzi di trasporto pubblico e non invece di destinazione finale, soprattutto se all’interno del centro storico (Mura spagnole).
Viceversa, la creazione di nuove strutture di parcheggio nel cuore della città, lungi dallo scoraggiare, costituisce un fattore di incentivazione alla penetrazione di ulteriore traffico veicolare. Questa criticità si aggiunge alle obiezioni che in numerosi casi sono state fondatamente sollevate in relazione alla scelta delle localizzazioni in aree di pregio storico e monumentale (tali sono, ad esempio, i casi del parcheggio sotto la Darsena o in piazza Meda). In tale ottica il Piano parcheggi approvato dalla precedente Amministrazione comunale richiede di essere profondamente rivisto.
6) 6) E’ indispensabile condividere e rendere al più presto operativo il Piano della Mobilità Ciclistica, impostando le linee di una nuova politica della ciclabilità, nella nostra città sostanzialmente ferma da quasi venti anni, che sia costituita non più solo da progetti e programmi, isolati e disgiunti e spesso destinati a restare solo sulla carta, ma si materializzi finalmente con interventi concreti e realizzazioni che non possono più essere ulteriormente differiti ad attesi. A maggior ragione in considerazione dell’utile contributo che la bici può dare per la riduzione del traffico e dell’inquinamento urbano (e non solo).
7) 7) Sulla proposta del ticket, così come declinata fino a questo momento, si può osservare che essa è apparsa caratterizzata da una relativa incertezza dei contenuti tecnici: se manca solidità all’impianto razionale, se vi sono contraddizioni tecniche, il rischio di ricadute sul piano politico, e quindi sulla effettiva sostenibilità della misura, è alto. Ma le conseguenze di una eventuale retromarcia (come pure di un differimento sine die) su questi temi sarebbero assai gravi e destinate a durare. Per queste ragioni la proposta merita adesione e sostegno critico in un’ottica migliorativa. Gli aspetti critici vanno cioè inseriti in un quadro di valutazioni complessivamente positivo.
8) 8) Al di là di una opzione tendenzialmente favorevole, come espresso in premessa, alla adozione di una misura combinata di congestion charge e park pricing, i punti che sembrano irrinunciabili su un sistema di tariffazione sono i seguenti:
I. I. FINALIZZAZIONE. Non si può pensare che si tratti della introduzione di una tassa aggiuntiva, di un’ulteriore vessazione economica. I proventi del sistema di tariffazione (siano essi derivanti da pollution charge, congestion charge, park pricing) devono essere finalizzati esclusivamente alla mobilità. Tale finalizzazione deve essere il più possibile trasparente, chiara e fortemente visibile perché solo attraverso una verifica, un riscontro permanente della concreta utilità dell’onere sostenuto si può dimostrare alla cittadinanza che “la posta vale la candela” ed è possibile convincere, attraverso la visibilità dei benefici, oltre a quella dei costi, anche coloro che sono oggi più esitanti e scettici, o addirittura contrari. Su questo aspetto di credibilità si gioca una grossa parte della sfida e delle ragioni di successo o insuccesso della misura in discussione. La dimensione degli introiti previsti è tale da consentire interventi strutturali molto consistenti ed è dunque fondamentale che essi siano conosciuti con precisione e condivisi in anticipo.
II. II. RESIDENTI vs. PENDOLARI? Totalmente sbagliata, anche se per fortuna apparentemente superata, è stata l’impostazione data inizialmente alla questione da parte della Giunta comunale di Milano. L’ottica degli interventi non può essere “milanocentrica” e vedere esclusi i residenti dalla applicazione di una misura che avrebbe come unica platea di destinatari quella dei pendolari provenienti dall’hinterland, spesso costretti a utilizzare l’auto privata per le note e antiche inefficienze del trasporto pubblico o comunque per la mancanza di alternative praticabili.
Anche i residenti a Milano devono quindi essere soggetti alle misure destinate a creare un deterrente all’uso massiccio, spesso abuso, dell’auto privata. E si deve tendere al confronto e alla condivisione più ampia con i Comuni esterni alla città e con tutte le altre istituzioni coinvolte (Regione Lombardia e Provincia di Milano). Tenendo conto che queste misure, se pure non determineranno per sé stesse l’uscita dalla emergenza che grava sull’intera Pianura padana, avranno sicuramente l’effetto di modificare le modalità di spostamento a favore di nuove abitudini, così contribuendo a spostare il bilancio della mobilità in una direzione maggiormente sostenibile. Con l’impegno di tutti.

Il documento, proposto dalla presidenza di onlus, è stato condiviso dal Consiglio Direttivo dell’associazione il 16 novembre 2006.

Fiab CICLOBBY
Martedì, 12 Dicembre, 2006 - 15:43

Da Barcellona e Carugate nuove strade per il risparmio energetico

Un mondo sostenbile e altro è possibile, a partire dai Municipi. La città di Barcellona ne è un esempio: con la sua ordinanza del giugno 1999 il Comune ha disposto l'obbligatorietà per gli edifici di nuova costruzione o sottpposti a ristrutturazione dal 2000 di porre fonti di energia rinnovabile e naturale, come quella solare, come unico strumento di riscaldamento interno all'abitazione. Il livello minimo di applicazione della nuova disposizione era attestata in base al parametro di valutazione della quantità di acqua consumata dall'edificio: 4000 litri al giorno. Il coefficiente è stato abbassato a 2000 litri. Le norme previste dall'ordinanza sono state novate nell'ultimo periodo, abbassando il livello di quantità da 4000 a 2000 litri al giorno di consumo di acqua. Il risparmi di energia e di risorse naturali è la filosofia essenziale di questo provvedimento, che apre un precedente nella storia amministratrice comunale europea, essendo Barcellona la prima città continentale che agisce concretamente per dare una soluzione al consumo estremo di acqua e garantire un'ecosostenibilità dell'impato esterno che l'edificio può determinare nei confronti dell'ambiente. Infatti vengono previste, di concerto con l'ente regionale, disposizioni di forte incentivazione economica alla realizzazione di edifici costruiti su materiali ecocompatibili, con un'utilizzazione dei principi stabilità dalla coibernazione, ossia l'impiego di strutture architettoniche termodinamiche e di non dispersione del calore e dell'equilibrio termico e acustico interno alla struttura e non inquinanti esternamente. Carugate ha seguito l'esempio, adottando un regolamento all'avanguardia in Italia, nel luglio 2003, dove si statuisce definitivamente l'obbligo di installare pannelli solari termici, quale l'acqua calda negli edifici residenziali, privati e pubblici, di nuova costruzione. A Barcellona ogni edificio già esistente era sottoposto a obbligo di disporre nella propria struttura una fonte di energia rinnovabile ed ecocompatibile all'insegna della sostenibilità, come pannelli solari. Le infrazioni di queste disposizioni a Carguate come a Barcellona sono molto salate: da 6000 a 60000 euro a Barcellona. Non solo nel regolamento del Comune di Carugate è statto aumentato l'indice di coibentazione, da 0,28, secondo la disposizione legislativa esistente, a 0,40: una norma, è questa, che dispone una forte prevenzione della dispersione gravosa di energia dell'edificio e di miglioramento non indifferente della qualità acustica. Le nuove disposizioni regolamentari determinano un notevole risparmio del 30% delle energie termiche. A contornare questo atto di grande portata amministrativa e politica all'insegna dell'ecologismo sostenibile è stato posto l'obbligo di piantare ogni 50 metri un albero, che da sempre è considerato fonte di ossigeno, ma anche disposto naturale per mantenere l'abitazione in un clima fresco nei mesi estivi, riprandolo dal sole, e caldo in quelli invernali, facendone filtrare i raggi: diposizione "giardino" è stata definita in modo diretto la norma. La via dell'altro sviluppo possibile passa dai comuni: è un esempio di quanto l'amministrazione lòocale può fare per migliorare le condizioni di vita della cittadinanza, operando praticamente nei dettagli inerenti un incremento urbanistico sostenibile e compatibile. Le generazioni future potranno ringraziarci di queste accortezze, che sembrano a prima vista superflue ma che, invece, denotano una cultura diversa a livello politico per cambiare il nostro pianeta, "da consumarsi" entro e non oltre il 2050. Il risparmio di risorse e la loro giusta utilizzazione in senso equo e responsabile sono le misure che maggiormente definiscono una filosofia di alternativa possibile e necessaria.  Basta, ovviamente, avere la volontà politica di intraprendere queste strade rivoluzionarie nel loro piccolo. La glocalità è la dimensione di azione in cui operare per un futuro umano migliore

Il testo dell'ordinanza del Comune di Barcellonaè consultabile al seguente link:
http://www.bcn.es/mediambient/cat/web/cont_leg_anexmedi.htm

Il testo del nuovo regolamento edilizio del Comune di Carugate è consultabile al seguente url:
http://www.fire-italia.it/eell/carugate.pdf

Per maggiori dettagli e rimandi concettuali e di informazione consultate il seguente link:
http://www.lifegate.it/ambiente/articolo.php?id_articolo=1896&parte=1

Martedì, 12 Dicembre, 2006 - 15:00

Le città in cui vivere e in cui è difficile vivere ...

Piuttosto insoddisfacente il risultato del sondaggio di Mercer, società preposta all'indagine sui parametri per una vita sostenibile e uno sviluppo compatibile nelle città mondiali. Milano si attesta ben al 51° posto, senza nessun miglioramento rispetto al 2005, scendendo nella classifica. Nelle prime postazioni abbiamo Zurigo e Ginevra, e altre città dell'Europa, quali Monaco, Vienna, Francoforte. Nell'Europa dell'Est esiste un certo migliroamento delle condizioni di vivibilità, mentre si attestano in buona posizione alcune città dell'America Settentrionale, come Toronto, Vancouver e Honolulu. Scende considerevolmente Il Cairo, sottoposta da più anni ad attacchi terroristici di varia entità. Alla fine della classifica si attestano molti centri urbani africani, come Brazaville e Pointe Noire nel Congo, Ndjamena nel Chad. A Baghdad la situazione è fortemente critica, dovuta anche alle condizioni di eterna guerriglia civile, dovuta all'occupazione militare, e di forte instabilità di governo. I parametri di valutazione si sono basati sulla qualità del benessere e della sostenibilità ambientale dell'incremento urbanistico e sociale: lo stato sociale, i servizi pubblici, l'ambiente, il traffico, l'inquinamento e la qualità dell'aria, le relazioni culturali, umane, le offerte per il tempo libero, il rapporto sui luoghi di lavoro, la sicurezza personale e sociale.

Di seguito riporto la classifica.

Queste le migliori città in cui vivere (tra parentesi la posizione dell'anno scorso)

1. Zurich, Switzerland (1)
2. Geneva, Switzerland (2)
3. Vancouver, Canada (3)
4. Vienna, Austria (3)
5. Auckland, New Zealand (8)
6. Dusseldorf, Germany (5)
7. Frankfurt, Germany (6)
8. Munich, Germany (7)
9. Bern, Switzerland (9)
9. Sydney, Australia (9)
11. Copenhagen, Denmark (11)
12. Wellington, New Zealand (14)
13. Amsterdam, Netherlands (12)
14. Brussels, Belgium (13)
15. Toronto, Canada (16)
16. Berlin, Germany (16)
17. Melbourne, Australia (14)
18. Luxembourg, Luxembourg (18)
18. Ottawa, Canada (21)
20. Stockholm, Sweden (19)
21. Perth, Australia (20)
22. Montreal, Canada (22)
23. Nuremberg, Germany (22)
24. Dublin, Ireland (22)
25. Calgary, Canada (25)
26. Hamburg, Germany (25)
27. Honolulu, HI (25)
28. San Francisco, CA (28)
29. Adelaide, Australia (29)
29. Helsinki, Finland (29)
31. Brisbane, Australia (31)
31. Oslo, Norway (32)
33. Paris, France (33)
34. Singapore, Singapore (35)
35. Tokyo, Japan (34)
36. Boston, MA (36)
37. Lyon, France (37)
37. Yokohama, Japan (37)
39. London, UK (39)
40. Kobe, Japan (40)
41. Washington, DC (41)
41. Chicago, IL (52)
43. Portland, OR (42)
44. Barcelona, Spain (43)
45. Madrid, Spain (44)
46. New York City, NY (45)
47. Seattle, WA (46)
48. Lexington, KY (47)
49. Pittsburgh, PA (48)
49. Winston Salem, NC (48)
51. Osaka, Japan (50)
51. Milan, Italy (51)...

e le peggiori...
1. Baghdad, Iraq
2. Brazzaville, Congo
3. Bangui, Central African Republic
4. Khartoum, Sudan
5. Pointe Noire, Congo
6. Ndjamena, Chad
7. Sanaa, Yemen Arab Republic
7. Port Harcourt, Nigeria
7. Nouakchott, Mauritania
8. Ouagadougou, Burkina Faso

Lunedì, 11 Dicembre, 2006 - 13:44

Immissioni da traffico nelle aree metropolitane: principio di precauzione, politiche di programmazione e prevenzione

 

ASSOCIAZIONE VAS - VERDI AMBIENTE E SOCIETA' ONLUS

Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare
Regione Lombardia
Provincia di Milano

4° CONVEGNO NAZIONALE IMMISSIONI

"Immissioni da traffico nelle aree metropolitane: principio di precauzione, politiche di programmazione e interventi di prevenzione."
Convegno scientifico, giuridico, amministrativo.

14 dicembre 2006, ore 9.00

SALA CONFERENZE di PALAZZO TURATI  - VIA MERAVIGLI 9/B - MILANO

Nella nostra società le immissioni inquinanti condizionano fortemente la salubrità ambientale, la qualità della vita e l'esistenza delle persone.
Il quarto convegno nazionale sulle immissioni, ideato e organizzato da VAS - Verdi Ambiente e Società, concentra la propria attenzione sul tema
dell'inquinamento atmosferico e acustico prodotto dal traffico nelle aree metropolitane.

Prendendo spunto dalla presentazione del Rapporto dell'Osservatorio Immissioni ed Emissioni Sostenibili di VAS, esperti del mondo giuridico e
scientifico, tecnici e amministratori pubblici presenteranno dati aggiornati sui livelli di inquinamento, si confronteranno sulle scelte legislative
adottate e valuteranno l'efficacia degli interventi e dei progetti in fase di realizzazione in campo urbanistico e ambientale e a favore della mobilità
sostenibile.

PROGRAMMA:

9.00 REGISTRAZIONE PARTECIPANTI

9.15 SALUTI  E APERTURA LAVORI
Sen. Guido Pollice
Presidente nazionale VAS

9.30 PRIMA SESSIONE
ANALISI E STUDI SULL'INQUINAMENTO DA TRAFFICO NELLE AREE METROPOLITANE

"Presentazione Rapporto Immissioni VAS"
Marco Menichetti - Responsabile Osservatorio Immissioni ed Emissioni
Sostenibili di VAS

"Fonti e cause dell'inquinamento atmosferico"
Marco Faticanti - APAT

"Il controllo delle emissioni autoveicolari"
Francesco Avella e Antonio Rolla - Stazione sperimentale per i Combustibili

"Scienza e prevenzione. Impatto ambientale e salute"
Morando Soffritti - Oncologo, Direttore Fondazione Ramazzini

"Inquinamento acustico da traffico"
Cristina Pronello - Dipartimento di Idraulica Trasporti ed Infrastrutture Civili del Politecnico di Torino

"Rilevazione degli inquinanti dell'aria tramite biomonitoraggio"
Stefano Scarselli - Società Ecosfera

E' previsto un intervento video di Marco Gasparinetti - Giurista, Unione Europea

11.30 PAUSA CAFFE'

11.45 SECONDA SESSIONE
DALL'ANALISI ALLA PROPOSTA: PIANIFICAZIONE URBANISTICA E PROGRAMAZZIONE
DELLE RETI E DEI SERVIZI DI MOBILITA' PER RIDURRE L'INQUINAMENTO

"Politiche dell'offerta e della domanda di mobilità e pianificazione urbanistica al servizio delle aree metropolitane"
Anna Moretti - Dipartimento di Architettura e Pianificazione, Politecnico di Milano

"Il ticket d'ingresso e le politiche di mobilità per Milano e la sua area metropolitana"
Comune di Milano

"Quali margini di sviluppo e quali limiti della rete FS in Lombardia"
Giandomenico Cassano - Politecnico di Milano

"Pianificazione territoriale, nodi intermodali e sviluppo della mobilità ciclistica"
Pietro Mezzi - Assessore al Territorio della Provincia di Milano

13.30 BUFFET

14.30 TERZA SESSIONE
LE ESPERIENZE IN ITALIA: PROGETTI PER UNA NUOVA MOBILITA'

"Il Piano Regolatore di Roma e lo sviluppo delle reti di mobilità"
Comune di Roma (invitato)

"Logistica  urbana : problematiche e prospettive. Il progetto Life-CEDM in Lucca"
Marco Di Bugno - Comune di Lucca
Giorgio Ambrosino - GA Consultancy
Stefan Guerra - Lucense ScpA

"Il sistema tariffario integrato dell'area metropolitana di Napoli"
Consorzio UnicoCampania (invitato)

15.30 QUARTA SESSIONE (tavola rotonda)
FOCUS SULLA LOMBARDIA: LA NUOVA LEGGE REGIONALE SULL'ARIA E LE AZIONI PER
RIDURRE L'INQUINAMENTO

discutono:

Sen.  Gianni Piatti - Sottosegretario, Ministero dell'Ambiente e Tutela del Territorio

Lionello Marco Pagnoncelli - Assessore alla Qualità dell'Ambiente della Regione Lombardia

Achille Taverniti - Vice Presidente ANCI Lombardia

Ettore Brunelli  - Assessore all'Ambiente del Comune di Brescia

Marco Volpi  - Direttore Generale Fondazione Ambiente Milano

Bruna Brembilla - Assessora all'Ambiente della Provincia di Milano

17.00 CONCLUSIONI
Fabio Fimiani
Presidente VAS Lombardia

con il patrocinio della Rappresentanza a Milano della Commissione europea

progetto condotto con il contributo della Fondazione Cariplo

si ringrazia la Camera di Commercio di Milano per la collaborazione

Informazioni e iscrizioni:

VAS Lombardia - Via Passerini, 18 - Milano
tel. : 02 66 10 48 88
fax:  02 89 07 60 20
mail: segreteriavaslombardia@vaslombardia.org

Venerdì, 1 Dicembre, 2006 - 13:32

a proposito di trasporti locali......

Riporto un'interessante mozione e delibera che potrà avere effetti positivi sul decongestionamento del traffico nell'area metropolitana milanese e che potrà garantire una nuova mobilità sostenibile e più omogenea nel territorio lombardo.

Provincia di Cremona Presidenza del Consiglio Provinciale Corso Vittorio

Emanuele II 28 Cremona tel 0372/406231 . 406235
INTERROGAZIONE DI LADINA E TAMAGNI sul prolungamento Linea 3 delal metro
verso Paullo I Consiglieri Provinciali Andrea Ladina e Pierluigi Tamagni
hanno presentato un'interrogazione riguardante il prolungamento della
Linea 3 della Metropolitana Milanese in direzione di Paullo, per liberare
Milano dalle auto e puntare sull’estensione del trasporto su rotaiaSegue
il testo integrale 17 ottobre 2006 prot. n. 193241Il collegamento stradale
tra la Provincia di Cremona e Milano avviene principalmente attraverso la
strada ex statale 415 Paullese il cui volume di traffico specie nel tratto
cremasco è, a tutt’oggi, imponente con un numero di autoveicoli ( mezzi
pesanti compresi) che in alcuni tratti supera le 40 mila unità giornaliere
(Traffico giornaliero medio base dati 1993-2001, Studio dell’Ufficio
Tecnico della Provincia di Cremona).Mentre è in procinto di decollare la
riqualificazione della Paullese per far fronte alla ridotta velocità
commerciale degli autoveicoli, alla pericolosità ed incidentalità
dell’arteria ed allo smog derivante dalle code interminabili si pone il
problema di prevedere, attraverso una lungimirante pianificazione del
trasporto a valenza intermodale, l’utilizzo della linea metropolitana
milanese .Ad una Paullese riqualificata e dunque presumibilmente più
veloce ed individuata dagli automobilisti come strada da percorrere, con
preferenza, verso Milano riteniamo debba essere affiancato il percorso su
rotaia se non si vuole, in pochi anni, ritornare alle code stradali ed
agli intasamenti di sempre. Per questo si rende necessario fare la massima
pressione affinché nel "Piano regionale delle linee metropolitane della
Lombardia" sia inserito anche il prolungamento della Linea 3 del metrò
dall’attuale capolinea di San Donato almeno fino all’area di
Settala-Paullo.E’ indispensabile che venga programmata una "cura del
ferro" con l’uscita delle linea metropolitana dall’immediato hinterland di
Milano verso l’Adda lodigiana-cremasca. Cosa che è avvenuta agli inizi
degli anni settanta verso l’Adda milanese con il prolungamento del Metrò 2
Linea Verde che ha raggiunto Gorgonzola e che si è rivelata una intuizione
fondamentale.Inoltre, a fronte del dibattito in corso nel Consiglio
comunale di Milano sul progetto di ridurre il numero degli autoveicoli in
entrata ogni giorno a Milano, non escludendo il ricorso a tickets
d’ingresso, si rende ancor più attuale la previsione di allontanare da
Milano, città con un levato livello di smog, il maggior numero di auto
fissando il capolinea della rete del Metrò a decine di km di distanza
dall’area urbana come avviene nelle principali città europee.Tutto ciò
premesso si chiede alla Giunta provinciale di sapere:1. Quali contatti
sono avvenuti nel corso del 2006 con la MM e con il Comune di Milano
finalizzati al prolungamento del Metrò 3 Linea Gialla fino all’area di
Settala-Paullo?2. Cosa prevede il "Piano regionale delle Linee
Metropolitane della Lombardia"?3. Quali richieste in tal senso sono state
avanzate, in Regione ed al Ministero competente, dagli Enti locali del
territorio interessato: Comune di Milano, Provincia di Milano, comuni di
Peschiera Borromeo, Pantigliate, Settala, Paullo e dalle Province di Lodi
e di Cremona?4. Non si ritiene di dover intervenire, magari anche con un
pronunciamento collegiale degli Enti Locali predetti per chiedere al
Governo regionale e nazionale finanziamenti per l’estensione della rete di
trasporto su metrò, e perciò più ecologico, verso il nostro territorio?
I consiglieri provinciali Andrea Ladina (Verdi) e Pierluigi Tamagni
(DS)Cremona, 26 settembre 2006
Venerdì, 24 Novembre, 2006 - 18:07

Contro i territori di guerra, per un territorio dell'abitare

di Alberto Tarozzi
http://www.nuovomunicipio.org/documenti/smilitarizzazione/tarozzi.html

1. Premessa
Questo contributo intende produrre una riflessione che parte dalla evidente necessità di colmare il vuoto abissale costituito dalla distanza tra le dimensioni imponenti delle grandi manifestazioni contro la guerra del 2003, e il sostanziale annichilimento, salvo azioni puntuali, ma tutto sommato episodiche, dei movimenti pacifisti, proprio nel momento in cui la guerra andava prendendo forma nelle sue espressioni più devastanti di violenza e di morte.
E’ una riflessione che considera centrale il ruolo che la forma-guerra ha preso nelle sue molteplici espressioni di proiezione militarizzata sul territorio.
Contro queste espressioni i movimenti pacifisti hanno individuato obiettivi coincidenti coi luoghi in cui la militarizzazione assumeva il suo volto più esplicito, come le basi militari nazionali e internazionali o addirittura la caratteristica di enclave bellica di una superpotenza straniera.
La denuncia di queste forme, anche estreme, di militarizzazione del territorio rischia però di diventare pura testimonianza simbolica se si concentra solamente sui punti critici rappresentati dalle basi contro le quali esercitare periodicamente l’impatto di manifestazioni nazionali che nel corso del tempo esprimono i sussulti episodici di lotte che soffrono l’accerchiamento di un territorio più vasto, avulso dalle tematiche e dal dibattito relativi ai processi di smilitarizzazione.
Si rende allora necessaria la messa a punto di un discorso più vasto e puntuale, che recuperi sul territorio, la dimensione diffusa e di massa del popolo delle bandiere della pace, che rivolti come un guanto la dinamica dell’accerchiamento di cui movimenti come quelli contro le basi militari rischiano di diventare vittime predestinate.

2. Forma-guerra e pace preventiva, una sfida per i nuovi municipi
Da un lato occorre focalizzare una molteplicità di espressioni in cui la forma-guerra contamina i territori per formulare, nei confronti di ognuna di tali espressioni, i lineamenti di un processo di bonifica e di conversione che veda negli abitanti i protagonisti consapevoli e progettuali: contro i veleni rappresentati dal ciclo della produzione bellico-militare, ma anche, non di meno, contro i veleni di una produzione “civile”, che solo nominalmente è connotata da caratteristiche distinte da quelle che determinano i veleni militari in senso stretto con cui esiste invece un’interconnessione priva di soluzione di continuità.
D’altro lato occorre anche immaginare percorsi di costruzione di una pace preventiva che veda, nella produzione di valore aggiunto territoriale, di progetti di sviluppo locale autosostenibile, delle reti lunghe della cooperazione decentrata, l’alternativa dal basso alla gerarchizzazione dei luoghi e dei tempi della vita quotidiana; un’alternativa che contrasti le logiche dei giochi a somma zero (vincere/perdere, amico/nemico, servo/padrone) che la guerra produce e di cui la guerra è il prodotto, che prepari la pace togliendo alla guerra alcune delle ragioni del suo stesso esistere.
In entrambi i tipi di percorso affidiamo al territorio come bene comune, come spazio di una pubblica fiducia tra la società civile e le istituzioni, un ruolo di protagonismo.
Intendiamo cioè il territorio come terreno di gioco in cui la contrapposizione tra forma-guerra e pace preventiva deve trovare una soluzione che consenta la rottura dell’accerchiamento dei movimenti negli spazi ristretti circostanti le basi e nei tempi episodici delle grandi manifestazioni.
Intendiamo il territorio come luogo di aggregazione e di messa in rete delle esperienze dal basso di cantieri di costruzione di un altro mondo possibile nel quale i movimenti trovino, come primo e più prossimo interlocutore istituzionale, quegli Enti locali che nella proposta di una Rete di Nuovi Municipi vengono identificati come i portatori dei contenuti di una progettualità politica e culturale sostanzialmente nuova.
Provvediamo in questa sede ad illustrare un’agenda articolata in sei punti, all’interno dei quali si possono individuare i binari entro cui canalizzare, miscelate tra loro, entrambe le tipologie di percorso sopra individuate: tanto quelle di bonifica e conversione dei veleni presenti, quanto quelle di costruzione progettuale di una pace preventiva.

3. Agenda di lavoro
- Punto 1. Stili di vita per una pace preventiva
Siamo stati fino ad ora abituati a leggere le esperienze che esprimono opzioni alternative allo stile di vita e di consumo del nostro modello di sviluppo, unicamente secondo un’ottica di sobrietà e di rispetto per valori etici ed ambientalistici. Dobbiamo però andare oltre, nel leggere quelle esperienze sapendone cogliere anche un altro aspetto, solo apparentemente secondario. Dietro i gruppi di acquisto, le botteghe, le varie forme dell’economia solidale e i bilanci di giustizia sparpagliati sul territorio è possibile incontrare non soltanto i volti di mondi in cui le relazioni tra gli esseri umani sono più autosostenibili, eque e solidali, ma anche la messa in discussione di uno sviluppo che, nell’atto del suo riprodursi va invece incontro alla propria autodistruzione, consumando irreversibilmente risorse scarse, determinando gerarchie posizionali in cui il successo degli uni può solo coincidere con la sconfitta degli altri, alimentando le fortune dei pochi e la pura sopravvivenza dei tanti mediante la distruzione progressiva di risorse energetiche centrali al modello, ma scarse e non rinnovabili come il bene-petrolio o, per altro verso, il bene-acqua. In quale altro modo è possibile costruire una pace preventiva, se non si estromette dal gioco una posta in palio che solo pochi si possono aggiudicare e, quei pochi, solo dopo avere sconfitto per via militare coloro che dal godimento di quel determinato bene vanno esclusi, onde evitare che l’affollarsi dei consumatori ne deteriori la qualità e ne metta a repentaglio l’esistenza?
Meno, ma meglio, è un punto di vista che coniuga sobrietà, risparmio energetico e qualità della vita. Ma che consente anche un futuro in cui la ricchezza dell’abitare e del vivere sia il frutto di una necessità del cooperare e non dello sconfiggere militarmente il nemico. Sono questi gli stili di vita che consentono di prevenire la guerra e queste le espressioni dei network associativi che le istituzioni più vicine alla cittadinanza hanno il dovere di sostenere e di facilitare nei loro percorsi di radicamento e di moltiplicazione. Stili di vita che diffondono saperi e consuetudini coniugabili con l’utilizzo di produzioni energetiche alternativa, che limitino la nostra impronta ecologica, che forniscano un benessere non misurabile più solamente in base di un esclusivo parametro economicistico come il prodotto interno lordo pro capite.
- Punto 2. Smilitarizzazione contro la produzione di morte
La forma-guerra è presente nella vita produttiva e finanziaria di un Paese, sia nell’industria delle armi come fabbrica di distruzione in quanto tale, sia al momento del finanziamento del ciclo di produzione dell’industria bellica attraverso il prestito e la partecipazione del sistema bancario. Fabbriche di morte e banche armate rappresentano termini ormai usuali nel lessico dei movimenti pacifisti. Si potrebbe proporre alle istituzioni municipali un percorso di allontanamento da questi centri del potere produttivo e finanziario: una presa di distanze assimilabile, per qualche verso, alle recenti prese di posizione dei Municipi romani nei confronti della Coca Cola per i suoi atteggiamenti quanto meno antisindacali in America latina. Riconosciamo che il problema va affrontato tenendo conto delle implicazioni che la presenza di una forte industria bellica induce sul quadro occupazionale locale e nazionale. Ma confrontarsi con questi livelli di complessità comporta a maggior ragione una progettualità di largo respiro che coinvolga gli Enti locali e le forze sindacali e associative, in grado di formulare piani di riconversione dell’industria bellica, che allontanino il ricatto legato ai rischi di perdita del posto di lavoro e avanzino ipotesi di eticizzazione del mercato finanziario.
- Punto 3. I territori dell’abitare: un’alternativa al controllo militarizzato della vita quotidiana
La militarizzazione della vita quotidiana, intesa come forma di restrizione della libertà del vivere e come gerarchizzazione del comando istituzionale sulla vita degli abitanti, coincide solo parzialmente con la installazione di apparati, di strutture e di edifici con un’esplicita destinazione di carattere militare. Ci limitiamo in questa sede ad una pura e semplice elencazione di ambiti istituzionali e del vivere civile nei quali, anche recentemente, si sono affermate istanze coerenti con una militarizzazione crescente della vita quotidiana cui opponiamo la proposta di uno scenario in cui la libera circolazione degli individui, la proliferazione di luoghi di incontro aperti e per ciò resi sicuri dallo spirito di socialità che vi si può costruire, dia vita a un effettivo territorio dell’abitare: costruzione di grandi opere e di centrali che possono essere ritenute oggetto di attentati ad alto rischio e che richiedono quindi il dispiegamento di un apparato di difesa militare particolarmente invasivo degli spazi e lesivo delle autonomie territoriali locali; militarizzazione del corpo dei Vigili del fuoco; blindatura delle città, in orari e luoghi ritenuti particolarmente critici, per ragioni di sicurezza; criminalizzazione e reclusione delle fasce deboli degli abitanti, come nel caso della politica dei Centri di permanenza temporanea per gli immigrati senza permesso di soggiorno, spesso provenienti da territori in guerra; dotazione di armi speciali per le forze di polizia, capaci di produrre effetti sempre più nocivi alla salute dei cittadini e tali da determinare forme di repressione più violenta nei confronti delle manifestazioni di dissenso; dilatazione delle sfere della vita civile sottoposte a legislazione militare (come nel caso dei doveri dei giornalisti in tempo di guerra o il segreto militare applicato alla presenza e all’uso di sostanze tossiche che incorrerebbero nei divieti della legislazione civile): va ricordato in positivo, in quest’ultimo caso, il riconoscimento dei diritti dei cittadini ad essere informati sull’esistenza di materiali bellici ad alto rischio, presso le basi militari, riconoscimento dovuto al fatto che i medesimi cittadini debbono essere tenuti al corrente degli eventuali piani di evacuazione conseguenti ai rischi che la detenzione di tali materiali produce. Va invece ricordata in negativo, la tragica differenziazione dei territori in aree di interesse militare e non, che sicuramente non ha facilitato la prevenzione e i soccorsi nelle zone del sud-est asiatico devastate dallo tsunami.
- Punto 4. Smilitarizzazione contro l’avvelenamento “civile” dei territori
Quando un territorio risulta avvelenato da scorie, rifiuti e sostanze tossiche, la linea di demarcazione che separa i fattori di tale avvelenamento in fattori “militari” e fattori “civili” è sovente impalpabile. Sicuramente, per gli abitanti che subiscono le conseguenze dei veleni che li circondano, non è di grande consolazione sapere che la fonte che mette a repentaglio la loro salute e spesso la loro sopravvivenza, non è in senso stretto situabile all’interno dei reticolati che difendono i territori formalmente militarizzati. D’altronde, i bombardamenti della Nato sui petrolchimici della ex-Jugoslavia ci hanno dimostrato come obiettivi civili, ad alto potenziale inquinante, colpiti anche soltanto da armi convenzionali, possono assumere il ruolo di luoghi di una catastrofe dai contorni ecologico-sanitari altrettanto inquietanti di quelli che potrebbero essere determinati dal bombardamento di obiettivi militari in senso stretto. Ma è proprio l’assenza di una linea di demarcazione universalmente condivisa che deve spingerci a classificare negli ambiti di una battaglia contro la militarizzazione del territorio tutti i veleni che il sistema produttivo contemporaneo riversa contro i suoi abitanti, come un vero e proprio atto di guerra contro la salute del genere vivente. In questo senso va visto con preoccupazione il progressivo aumentare dei siti inquinanti e il moltiplicarsi delle loro tipologie: contaminazione e uso improprio delle risorse idriche, sempre meno considerate come beni pubblici; stoccaggio e riciclaggio di rifiuti e scorie tossiche di ogni genere, ivi comprese quelle radioattive, da collocare in contiguità con la produzione militare; apparati di controllo e informazione, tra cui è difficile distinguere l’uso civile da quello militare, come nel caso di radar, antenne e altre possibili fonti di elettrosmog. Anche in questi casi il rapporto tra movimenti, associazioni, ricercatori e istituzioni locali andrà finalizzato all’affinamento dei saperi sull’impatto sociale ed ambientale di tali installazioni. Solo così sarà possibile innescare processi informativi e decisionali che stabiliscano le modalità di conversione al civile “pulito” e/o di eventuale chiusura di attività incompatibili con la salute degli abitanti nel rispetto dei diritti dei lavoratori come di quelli dei cittadini per aprire a tutti nuovi luoghi di vita e di incontro.
- Punto 5. Smilitarizzazione contro l’avvelenamento militare dei territori
Questo punto riguarda in senso stretto le azioni e i provvedimenti cui dare vita in risposta alla installazione e all’allargamento di basi militari sul territorio, alla disinformazione che circonda le loro strutture e il loro funzionamento, all’impatto che la loro presenza induce sul territorio circostante. In questo senso è fondamentale circoscrivere gli ambiti del segreto militare come strumento in grado di impedire una documentazione e un’informazione adeguate sulla presenza e gli effetti di sostanze il cui uso può determinare conseguenze gravi sulla salute dei cittadini, che la stessa scienza ufficiale è in grado di valutare solo in tempi lunghi, con ricerche approfondite e costantemente aggiornate. In particolare i porti nucleari, i poligoni di tiro, oltre alle già citate installazioni di strumentazioni sia civili che militare legate alla produzione di elettrosmog vengono oggi sempre più classificati dagli esperti come potenziale origine di forme tumorali oggetto di studio: pensiamo ai tumori determinati dalle polveri dei poligoni di tiro o dalle installazioni nucleari o dall’uranio impoverito. Portare alla luce questi fattori di rischio è solo il primo passo, che deve vedere impegnati istituzioni locali, ricercatori e mondi associativi e deve fornire materia prima di conoscenza e riflessione agli abitanti e agli eventuali movimenti contro la militarizzazione dei luoghi, per la riconversione autosostenibile e partecipata al civile dei siti bonificati. Si tratta di una premessa indispensabile per conferire ai soggetti impegnati su questi temi materiali scientifico-informativo che rendano possibile una continuità d’azione e una presenza capillare, efficace e competente, sul territorio nazionale. Un’attenzione particolare va inoltre riservata ai luoghi sedi di basi militari soggetto a un comando che esula dalle istituzioni nazionali (Nato, Usa). In questo caso il coinvolgimento degli Enti locali risulta indispensabile per determinare un avanzamento dei negoziati da scala locale a casa regionale fino a coinvolgere i livelli politici nazionali e internazionali. Le recenti prese di posizione della Regione Sardegna sulla presenza non procrastinabile delle basi statunitensi a La Maddalena, coniugato con le ricerche degli Scienziati contro la guerra oltre che con le prese di posizione dei movimenti, delle associazioni ambientaliste e degli altri Enti locali lascia intravedere i primi passi di un percorso orientato nella direzione necessaria.
- Punto 6. Cooperazione internazionale e mediazione culturale: le reti lunghe della democrazia dal basso
La guerra è per sua natura un fenomeno non circoscrivibile nella dimensione delle società locali, ma un fenomeno che si dispiega su scala internazionale, cui vanno date risposte efficaci che oltrepassino i confini dei singoli Stati, anche se la lontananza a cui è necessario fare riferimento non è solamente di tipo fisico; essa pertiene anche la distanza culturale che separa i migranti dalle società di accoglienza e tra loro stessi, una distanza e una difficoltà di comunicare che alimentano diffidenze e conflitti che possono a loro volta nutrire le cause della nascita e della perpetuazione delle guerre ai quattro angoli del mondo.
a. La cooperazione decentrata. Spesso la cooperazione internazionale e, nella fattispecie del ruolo assunto dagli Enti locali, quella decentrata, sono state viste come un possibile antidoto alla deflagrazione dei conflitti. Purtroppo, al di là della buona volontà dei singoli attori istituzionali e della società civile, le iniziative di prevenzione dei conflitti o di interposizione tra le parti, i tentativi di costituzione di una diplomazia parallela, hanno avuto raramente il potere di invertire o sia pure modificare significativamente la rotta determinata da scelte politico-militare effettuate in stanze impermeabili alle voci della società civile contro la guerra. Perché atti simbolici pur necessari e intensi non rimangano fini a se stessi, occorre probabilmente immergersi nella profondità degli abissi di catastrofi cui pure noi, direttamente o indirettamente, abbiamo contribuito: rivisitare noi stessi, toccando con mano le conseguenze di quanto è finora avvenuto e partire di qui, insieme alle popolazioni colpite, per un’opera di ricostruzione dell’abitare che non è solo bonifica dalla tossicità fisica della guerra, ma anche progetto di sviluppo locale e cosmopolita di un tessuto sociale e civile, disintossicato dai veleni dell’odio e della propaganda bellica.
Da questo punto di vista vanno ritenuti esemplari i progetti di monitoraggio e bonifica delle città oggetto di bombardamenti ad alto impatto ecologico e sanitario (progetti d’avanguardia portati avanti col supporto di singole amministrazioni locali in Emilia-Romagna e nel Veneto). Analogamente vanno situati nel quadro di una smilitarizzazione del vivere civile i progetti di ospitalità nei confronti di popolazione infantile contaminata (è il caso di Chernobyl) dai veleni di una produzione “civile” dell’energia.
b. La mediazione culturale. Per altro verso è altrettanto evidente che, senza varcare i confini, i germi del pregiudizio, dello scontro etnico, religioso, nazionalistico, vale a dire gli elementi che i trombettieri delle nuove guerre utilizzano a proprio uso e consumo enfatizzando diversità che potrebbero viceversa essere fonte di reciproco arricchimento, possono sedimentare risentimenti e odi anche nel perimetro più circoscritto dei nostri territori. Sicuramente l’iniziale difficoltà di comunicare, abbinata ai disagi che territori inospitali rischiano di moltiplicare, può costituire la premessa di miscele esplosive che già altre metropoli dell’Occidente stanno sperimentando. Il nuovo municipio risponde a questa sfida destinando risorse alla mediazione culturale a partire da luoghi strategici, come soprattutto la scuola, ma anche l’ambito sanitario, i luoghi di lavoro, là dove, cioè il contatto tra culture diverse è nello stato delle cose e dove la partita, tra una cittadinanza inclusiva della diversità degli abitanti e il costituirsi dei ghetti come microcosmi di guerra, è una partita che si può e si deve vincere.

4. Conclusioni
Riassumiamo i punti dell’agenda fin qui definita in termini di contenuti, allo scopo di fornire di connotati la cornice degli obiettivi verso cui convergere e di definire un metodo di lavoro.
Obiettivo di fondo è la costituzione di un quadro operativo che consenta una continuità di interventi a un movimento che è finora vissuto tra picchi di partecipazione fisica di massa e una relativa fragilità di tenuta. Un movimento che stenta a sedimentare sui territori e a far fiorire in forma estesa e capillare quei semi che il popolo delle bandiere arcobaleno era sembrato disponibile a coltivare.
I rischi da cui non ci si è fin qui riusciti a liberare sono l’episodicità periodica delle manifestazioni di massa incentrate su parole d’ordine generali come il no alla guerra e il sostanziale accerchiamento di cui hanno sofferto i movimenti antimilitaristi nella loro ricerca di aggiudicarsi poste in gioco significative sul piano degli obiettivi specifici e concreti come le basi, le fabbriche di armi o i grandi impianti.
Il metodo di lavoro, commutato dalle esperienze recenti ma già dense della Rete dei nuovi municipi, è rappresentato da una proposta di messa in rete del mondo delle associazioni e dei movimenti coinvolti da esperienze inscritte nei sei punti della presente agenda (contro la guerra, ma non solo) con il mondo della ricerca e con gli esponenti più sensibili all’argomento, presenti nell’universo politico delle amministrazioni locali.
Alcune esperienze sono già in atto. La costituzione di un gruppo tematico sull’argomento potrebbe dare impulsi nuovi, operare connessioni fin qui inesplorate e indurre la crescita accelerata delle iniziative finora intraprese solo embrionalmente.
Contro i territori di guerra, per un territorio dell’abitare.

Lunedì, 13 Novembre, 2006 - 12:08

La passeggiata dell'assessora Colli

Vengo ad apprendere che l'assessora Ombretta Colli incotnrerà lunedì 13 novembre, alle ore 18 la cittadinanza della Zona 4 residente in piazzale Corvetto, piazzale Gabrio Rosa e via Monte Velino per discutere dei problemi legati alla sicurezza e al degrado della zona.

La notizia è, come sempre, stata riferita senza nessun tipo di programmazione e, neppure, senza un giusto preavviso propedeutico a garantire da parte del Consiglio, stanza che dovrebbe essere rappresentanza politica della società circoscrizionale, l'emissione di pareri e di istanze, di proposte finalizzate a dare rilevanza a un percorso comune e partecipato di intervento sociale e politico negli ambiti delineati. Non c'è stata questa possibilità. Ne prendo atto, e la inserisco in un comportamento espresso dalla Giunta di oltrepassare le competenze consiliari, dando risposte, spesso di immagine e di superificie, non adeguate e autoreferenziali, ottriate, possiamo dire così, prendendo un termine giuridico medioevale che ricorda molto le costituzioni concesse per gentilezza dal monarca assoluto, e imposte, calate dall'alto. Tutti noi sappiamo quanto i contratti di quartiere siano stati insufficienti nei loro effetti e, soprattutto, sappiamo bene, ho avuto modo di esplicarlo nel presente blog, da me diretto, come gli interventi siano stati indirizzati in modo non adeguato, non concependo un percorso di partecipazione da parte della cittadinanza, dei numerosi comitati di quartiere costituitisi per la tutela dei diritti dell'inquilinato. Abbiamo situazioni di forte degrado sociale, di abbandono, di forte emarginazione, di mancanza di assicurazione sociale e civile, tale da determinare una seria difficoltà per la coesione e la convivenza civile. I portierati non esistono, spesso ci sono famiglie che prima effettuavano questo servizio nei diversi edifici e che, dopo la scadenza del proprio impiego, sono rimaste dentro le abitazioni che fungono da portineria. Abbiamo situazioni ingovernabili nel campo del servizio di smaltimento dei rifiuti, dove ancora esistono le canaline della spazzatura in diversi fabbricati di epoca remota, e che apportano differenti problemi nell'ambito della tutela dell'igiene e della sanità. Abbiamo diverse strutture fatiscenti che non vengono considerate, mentre altre vengono ristrutturate pur non necessitando di alcun intervento. La zona, il Consiglio di Zona, perlomeno, deve essere ascoltato, con un iter tale da trovare coinvolte le realtà che vivono la zona nel proprio tessuto sociale e culturale. Tutto questo non è stato fatto: il bilancio complessivo sul tema della riqualificazione sociale e civile dei quartieri in questione è negativo, fortemente negativo. Questo conferma quanto detto: ossia una visita di propaganda a parere del sottoscritto, di immagine, che vuole proporre un'assessora attenta alle questioni sociali, ma , in definitiva, non considerante una procedura democratica che dia a questi quartieri un volto nuovo, un cambiamento reale, possibile, fattibile, necessario, rivolto a dare concretizzazione a un rilancio completo e compleso risolutore delle difficoltà e delle problematiche che affliggono e angariano i quartieri. Il modello Lione si propagandava ai tempi delle amministrative come riferimento di intervento per il rilancio di questi quartieri abbandonati e allo stadio avanzato di degrado: ancora non si vedono segnali positivi e, infine, non sono conepibili come sufficienti e soddisfacenti queste misure di pura facciata. La propaganda è terminata da tempo. Occorre lavorare e proporre il cambiamento, dare risposte alle innumerevoli istanze. L'immobilismo persevera in una condizione di forte mancanza della possibilità per le realtà decentrate di intervenire e di incidere poltiicamente nelle scelte.

Giovedì, 9 Novembre, 2006 - 16:27

giardini di Via Gonzales: occorre intervenire in modo puntuale e urgente

Care e cari,
vi informo che nella seduta di stasera del Consiglio di Zona 4 di Milano prsenterò la seguente interrogazione che vuole sollevare urgentemente la questione alla commissione territorio e urbanistica riguardante e concernente il degrado sociale e ambientale in cui versa il giardino di Via Gonzales e di Via Nervesa, in un'ottica di proposte complessive di interventi e di misure di intervento, nel quadro generale dell'assetto sociale e urbanistico della zona stessa. Diverse sono state le sollecitazioni che mi sono giunte da diverse parti e diverse sono le esigenze riscontrate di dare corso a una politica di riqualificazione del luogo medesimo, incentivando forme di rimozione più continuativa di rifiuti presenti, una manutenzione del verde presente da coordinarsi con il responsabile del settore Parchi e giardini, ancora competente in materia, e, infine, misure di sicurezza per i passanti e l'utenza del giardino stesso, apponendo dissuasori di velocità in Via Nervesa, oggi percorsa da automobili molto spesso a velocità piuttosto elevata. Il tutto si deve tradurre nell'indizione di una riunione di commissione che affronti anche con i referenti comunali responsabili dei servizi la questione di degrado del giardino

Buona lettura e attendo vostri commenti
Un cordiale saluto
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Alla cortese attenzione del
Presidente del Consiglio di Zona 4
Paolo Zanichelli

del Presidente della Commissione Territorio e urbanistica
Giorgio Tomellini

Interrogazione: situazione dei giardini presenti in Via Nervesa angolo Via Gonzales, con relativa richiesta di monitoraggio e di proposte di intervento migliorative dei giardini e delle zone adiacenti

1. Considerate le diverse doglianze formulate da parte della cittadinanza utente del giardino ubicato in Via Nervesa angolo Via Gonzales, in particolare le denunce della situazione di degrado urbano e di mancanza di manutenzione dell’arredo urbano e ambientale;

2. Considerata la mancanza di strutture che possano garantire una periodica e continuativa manutenzione del verde; considerata l’assenza di un servizio efficiente che rimuova l’alta presenza di rifiuti di vario genere, soprattutto bottiglie e lattine.

Si richiede al presidente della commissione territorio e urbanistica

1. di provvedere a indire una riunione di Commissione che affronti nel proprio ordine del giorno come punto principale l’analisi della situazione di forte degrado presente nel giardino di Via Nervesa angolo Via Gonzales, considerando varie ipotesi di provvedimenti risolutivi e migliorativi di questa situazione insostenibile per la cittadinanza, dopo aver verificato lo stato attuale con la partecipazione dell’utenza, provvedendo a segnalare misure di intervento urgente, con forme di raccordo con dirigenti dell’AMSA, preposti per la rimozione dei rifiuti, e con esponenti del settore comunale Parchi e giardini, responsabile della manutenzione del verde e dell’arredo urbano. In particolare sarebbe da considerare un aumento della presenza di campane per la raccolta del vetro, la presenza di regolamenti esposti al pubblico per l’utilizzo del giardino in questione, una maggiore presenza della vigilanza atta a monitorare con permanenza l’area onde evitare il verificarsi di atti di vandalismo, la possibilità di collocare centraline dell’acqua che possano irrogare il terreno erboso presente e oggi non adeguatamente mantenuto;

2. la necessità per la tutela dei passanti che si arrecano, soprattutto bambine e bambini, ai giardini, di appostare dissuasori della velocità nel tratto riguardante Via Nervesa,
prendo, infine, l’occasione per segnalare nelle vicinanze del parco e dei giardini in questione lo sfondamento in alcune parti della recinzione della ferrovia, lungo il percorso di Via Longanesi, la cui presenza determina un pericolo per la sicurezza personale dei passanti: sarebbe opportuno provvedere di concerto con le Ferrovie dello Stato a risolvere la questione, intervenendo e apponendo le parti mancanti della recinzione medesima.

Alessandro Rizzo - Capogruppo Lista Uniti con Diario Fo per Milano

Mercoledì, 25 Ottobre, 2006 - 02:00

Un primato eco "mostruoso" in zona 4

Immortalare un bel paesaggio è importante per dare alla cittadinanza uno strumento di valutazione che dia un respiro etico nella direzione di uno sviluppo che sia ai passi con le esigenze umane e sociali di progresso sostenibile: come "cartina di tornasole" per avvallare maggiormente questa teoria e questo concetto possiamo proporre, in negativo, immagini e fotografie di elementi presenti sul territorio della zona 4 di Milano che chiaramente non possono dirsi paesaggi bucolici o leopardiani, che stimolino romanticamente alla riflessione e al ricordo, come una siepe che dolcemente si frappone tra il tuo occhio e l'orizzonte di una Recanati agricola e rurale.
Era necessario un Premio conferito alla fine di un concorso, sostenuto con la partecipazione fattiva ed economica di importanti sponsor, indetto per fotografe e fotografi che da attenti vigili del territorio hanno denunciato con un semplice scatto della propria macchina fotografica la presenza reale e provata scientificamente nella propria esistenza nefasta di strutture fatiscenti, avveneristiche, post moderniste e fortemente stridenti con il contesto urbano, sociale, ambientale in cui venivano a collocarsi, facendo gridare vendetta per tutelare la memoria dei grandi maestri dell'arte architettonica, da Renzo Piano a Gae Aulenti, per procedere nel passato con una insormontabile Gaudì o di un Le Corbusier. In zona 4 abbiamo un discreto primato di ecomostri, che si ergono in modo devastante nel panorama della circoscrizione come delle strutture non solo fatiscenti, ma reali e incredibili metaforici "pugni allo stomaco" per residenti, passanti, insomma per gli occhi di qualsiasi essere vivente. Una fotograsfia denunciante una struttura in Viale Forlanini, ha avuto addirittura il beneficio del conferimento di uno dei quattro premi. E' un primato abbastanza triste quello totalizzato dalla zona, dove si concentrano la maggior parte di ecomostri fotografati e immortalati dallo scatto attento e indagatore della fotografa o del fotografo di turno: ma è questo un primato che porta all'attenzione nostra, di amministratrici e di amministratori, rappresentanti consiglieri della cittadinanza, il dramma della piaga della corruzione e della speculazione edilizia, senza regole, senza tutela delle misure richieste per un corretto sviluppo urbanistico, senza rispetto delle norme riguardanti la costruzione di strutture a uso abitativo o commerciale, senza nessuno scrupolo e nessun riferimento con il contesto socio-urbano e culturale presente nell'ambito zonale. Lo sviluppismo è tipico di una logica che porta a rendere preferibile la dimensione dell'irresponsabile ricerca forsennata e ansiosa dell'utile, del profitto, del lucro, derivante dalla costruzione di insediamenti nuovi, senza predisporre misure che possano realmente interessare un progredire armonico in tutte le sue componenti della zona, del luogo abitato. Il non rispetto di queste misure indica ancora con maggiore forza la mancanza del rispetto del diritto della cittadinanza di incidere nelle scelte che riguardano la gestione amministrativa del proprio territorio e delle risorse pubbliche e collettive presenti nel proprio ambito di vita quotidiana. Denunciare questo tramite un concorso fotografico è importante e propedeutico per realizzare uan coscienza pubblica e civile universale della cittadinanza che si erige ed elegge attenta vigilante del luogo ambientale e urbano dove vive e dove realizza in modo autodeterminato la propria esistenza sociale e collettiva. Per visionare gli altri aborti architettonici si acceda al seguente link: www.nonsolopuntaperotti.it

L'anno prossimo ci sarà una riedizione di questo concorso utile e importante dando e offrendo una nuova opportunità per sollecitare le amministrazioni a provvedere a riqualificare in senso partecipato i terreni abusivamente occupati da oscenità di tale calibro. Come si suole dire alla fine della presentazione del film dessier di prima serata:"Buona visione". Ma in questa occasione possiamo dire trattarsi o di un film trash o del terrore.

Un saluto
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano
ELENCO DEGLI ABORTI ARCHITETTONICI IN ZONA 4 Milano, immortalati nelle fotografie riportate e presentate
Un edificio a edilizia popolare fatiscente in zona Calvairate
Un'antenna che si innalza in Via Bonfadini
Un comprensorio di edifici a edilizia popolare in Via Salomone
Il famoso "ecomostro" di Ponte Lambro struttura di uno dei tanti alberghi non completati per i Mondiali '90 (della speculazione affaristica direi)
Un nuovo mega centro commerciale a Rogoredo
Sempre ritornando all'"ecomostro" il suo "scheletro in disfacimento"
Martedì, 24 Ottobre, 2006 - 15:04

Una cittadella dei balocchi nell'area dell'ex stazione di Porta Vittoria

Uno sviluppo della città adeguato con le esigenze sociali e di dimensione umana del territorio non possono presceindere da un contesto di sviluppo del medesimo nell'ambito zonale e circoscrizionale. Io credo che siamo lontani dal permettere una qualificazione adeguata di questa esigenza e dimensione, alla luca di un atteggiamento e comportamento riscontrato da parte di alcune e alcuni consigliere e consiglieri della maggioranza di centrodestra che sostengono con ansia promozionale la realizzazione di un comprensorio di forte concentramento di attrattive commerciali che inducono a pensare che ci siano interessi troppo pesanti dietro alla realizzazione del progetto inerente l'ex area della Stazione di Porta Vittoria, il Piano d'insediamento. Nelle adicaneze di quella realtà esiste già in fieri la promozione di un progetto inerente la Biblioteca Europea, progetto che deve ancora essere vagliato dalle autorità competenti, progetto che deve ancora essere definito anche da parte della stessa Fondazione che ne è promotrice. Il piano che si intende sviluppare nel contesto limitrofo, e che comprende la vecchia area della stazione di Porta Vittoria, è assolutamente disconnesso nelle funzioni e nella ratio realizzatrice dalla Biblioteca stessa, che sorgerà a posteriori rispetto ai tempi di realizzazione del medesimo progetto di insediamento, oggi già approvato in via definitiva, e comprenderà diversi centri commerciali, diverse realtà che incrementeranno inutilmente la presenza di traffico, congestionandolo ultroneamente, soprattutto considerando che vi sarà una forte presenza di parcheggi (2000) a rotazione e non pertinenziali, nonostante nel progetto si faccia accenno a questo aggettivo, che allude solamente alla funzionalità dei parcheggi alle strutture commerciali presenti nell'area. Le strutture commerciali non hanno avuto nessun tipo di previa attestazione della loro contestualizzazione nella dimensione stesso del luogo: dimensione che è comprensiva di diverse variabili, che vanno dal traffico al contesto sociale e civile, nonchè culturale. La cittadinanza residente non ha avuto modo nè possibilità di intervenire previamente nell'indicare le proprie volontà e le proprie istanze come criteri guida da rispettare per incanalare un progetto adeguato al contesto sociale e urbano della zona. Una città dalle alte attrattive, maggiori per esterni che per i residenti, sbarcherà come una navicella di marziani in quell'area e i residenti dovranno accollarsene oneri e disagi che da questa cittadella deriveranno. Non vorrei che succeda ciò che può succedere con un fisico a cui si è trapiantato un organo esterno e che, potrebbe, derivarne un futuro rigetto da parte del copro stesso. Il rigetto sarebbe conseguenziale anche per la natura del progetto, non contestualizzato, per l'appunto, e non ancora dimensionato nelle prospettive di qualificazione urbana di interesse comune derivabili dagli obblighi che sono per legge previsti di scomputo per la ditta che gestisce i lavori degli oneri di urbanizzazione. Quali sono questi progetti? E dove verranno definiti? E il verde a cosa sarà sottoposto, sarà incrementato, oppure sarà sacrificato? Io penso che occorra esaminare con grande senso di sconforto come sia incapace la presente maggioranza di governo di definirsi come portatrice delle istanze sociali del territorio e comprenderne le ragioni a tal modo da definire una promozione di una partecipazione della cittadinanza alla gestione del futuro amministrativo delle risorse inerenti il proprio patrimonio pubblico e collettivo. Io penso che siamo lontani dalle utopie ancora tali a Milano di "democrazia partecipata"; ma siamo lontani anche dalla dimensione di un quadro complessivo e politico che dia un indirizzo progettuale allo sviluppo urbano e civile, all'insegna della tutela dei diritti e degli interessi collettivi e delle esigenze e dei bisogni sociali delle zone e della città. Siamo in un delirum tremens da pasdaran dello sviluppismo fine a logiche di produttività e di lucro, non considerando la crescita collettiva e coesa di una collettività. E questo ne è, ripeto, una testimonianza amara ma contro cui opporsi esprimendo, nel consesso istituzionale democraticamente preposto, il consiglio di zona, un voto negativo al a richiesta di parere di competenza sollevato dal Comune nei riguardi del Consiglio di Zona 4. Occorre dare esempio di come i consigli di zona vogliano partecipare direttamente sulla gestione del proprio patrimonio comune e collettivo, divenendo non vetrina pantomimica dell'assetto agonico politico, ma, bensì, un luogo di partecipazione, di incisione decisionale e di rappresentatività democratica e universale della cittadinanza residente nella circoscrizione. Opporsi oggi singifica dare un segnale al Comune di forte dissenso rispetto a un loro progetto di sviluppo forsennato e irrazionale del tessuto urbano milanese.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo
Consiglio di Zona 4 Milano

RSS feed