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Lunedì, 21 Settembre, 2009 - 09:42

Gli uccelli cantano "grazie Bruxelles" - fonte: Lifegate.it

 Pubblicato il 10-04-2009 su www.lifegate.it

 

Non sono in molti a saper riconoscere a prima vista un Petrello di Madera o un Marangone Minore. Ma se gli amanti dei volatili possono ancora avvistarne degli esemplari in Europa, lo devono in larga misura ad una legge comunitaria approvata nel 1979: la cosiddetta direttiva sugli uccelli. Che lo scorso 2 aprile ha compiuto 30 anni.

La direttiva sugli uccelli è stata la prima legge europea per la salvaguardia delle specie in via d’estinzione e rimane una delle misure più importanti in materia d’ambiente.

Uno studio pubblicato sulla nota rivista scientifica americana "Science" - fa notare la Commissione Ue con una punta d'orgoglio - ha confermato che la legge in questione ha contribuito in larga misura ad impedire l’estinzione di alcuni uccelli selvaggi europei.

La direttiva sugli uccelli è considerata un esempio di successo della cooperazione tra diversi Paesi. Quando fu adottata 30 anni fa, l’Unione europea era formata solo da 9 Stati membri. Oggi sono 27 i Paesi che devono seguire le stesse regole e si contano quasi 5 mila zone speciali protette, pari a più del 10 per cento del territorio europeo.

“Gli uccelli non sono solo intrinsecamente belli e parte inestimabile del nostro patrimonio naturale, ma sono anche indicatori della qualità dell’ambiente”, ha detto Stavros Dimas, commissario europeo all’Ambiente. “Gli uccelli selvaggi europei hanno beneficiato in larga misura degli standard elevati previsti dalla direttiva, ma dobbiamo ancora affrontare delle sfide per assicurare la salute a lungo termine della popolazione di uccelli”, ha aggiunto.

Nonostante i progressi, infatti, i problemi per gli oltre 500 uccelli selvaggi europei non sono ancora finiti. Secondo i più recenti studi scientifici, il 43 per cento delle specie che vivono in Europa sono a rischio. I rischi maggiori? Bracconaggio, cacciatori, ma anche... leggi nazionali scriteriate.

Gianluca Cazzaniga

Venerdì, 22 Agosto, 2008 - 17:04

No all'autorizzazione dei due nuovi mais Ogm in Europa

Alcune lobby biotech esercitano pressioni sulla Commissione Europea, la quale, nonostante la regola comunitaria di assicurare la prevenzione e la precauzione in campo sanitario, prosegue a legittimare e a tollerare la presenza di coltivazioni OGM. A denunciare questi stretti e poco trasparenti rapporti di lavoro tra Commissione e i gruppi di lobby, come la European Federation of Biotechnology (EFB) ed EuropaBio, che rappresentano gli interessi della aziende agrochimiche, sono stati attivisti di Greenpeace, che hanno ricordato l'opposizione della maggioranza degli europei all'utilizzo degli OGM, per i dani derivanti a livello ecologico, ambientale e nutrizionale.

http://www.greenpeace.org/italy/news/lobby-ogm-bruxelles

Venerdì, 22 Agosto, 2008 - 16:53

Un super parassita pericoloso OGM

Ancora novità sull'inefficacia, e non solo devastazione, proveniente dall'utilizzo degli OGM in agricoltura. La tossina Bt, disposta per fare fronte alla presenza di alcuni parassiti, non è più resistente agli insetti stessi, che si sono automuniti per proseguire la propria aggressione alle coltivazioni. Non solo: l'utilizzo elevato di questa tossina determina rischi per alcuni predatori utili e funzionali a diminuire la presenza, in modo naturale, di questi insetti particolari. Alcuni coltivatori nel Mississippi e nell'Arkansas sono costretti ad applicare alle coltivazioni OGM ulteriori antiparassiti. Il governo francese ha proibito alla Monsanto di dare avvio alle proprie coltivazioni, non solo di cotone, quali quelle interessate a questa specifica applicazione. Nonostante tutto si denunciano pressioni delle multinazionali biotech sulla Commissione Europea, attenta ad analizzare gli effetti derivanti dagli OGM.

http://www.greenpeace.org/italy/news/parassita-bt-ogm

Venerdì, 20 Giugno, 2008 - 16:09

E' tempo di pensare ad una costituente ecologica

La conversione ecologica potrà affermarsi soltanto se apparirà socialmente desiderabile.
1.8.1994, Colloqui di Dobbiaco, Il Viaggiatore leggero 1996
E' tempo di pensare ad una costituente ecologica.
http://www.alexanderlanger.org
1
Abbiamo creato falsa ricchezza per combattere false povertà - Re Mida patrono del nostro tempo

Da qualche secolo ed in rapido crescendo si produce falsa ricchezza per sfuggire a false povertà. Di tale falsa ricchezza si può anche perire, come di sovrappeso, sovramedicazione, surriscaldamento ecc. Falso benessere come liberazione da supposta indigenza è la nostra malattia del secolo, nella parte industrializzata e "sviluppata" del pianeta. Ci si è liberati di tanto lavoro manuale, avversità naturali, malattie, fatiche, debolezze - forse tra poco anche della morte naturale - in cambio abbiamo radiazioni nucleari, montagne di rifiuti, consunzione della fantasia e dei desideri. Tutto è diventato fattibile ed acquistabile, ma è venuto a mancare ogni equilibrio.

Non solo l'apprendista stregone è il personaggio-simbolo del nostro tempo. L'antico re Mida - che ottenne il compimento del suo desiderio che ogni cosa che toccava si trasformasse in oro - ci appare come il vero patrono dei culti del progresso e dello sviluppo, l'attualissimo predecessore dei benefici della nostra civiltà.

2
Non si può più far finta si non sapere, l'allarme è ormai suonato da almeno un quarto di secolo ed ha generato solo provvedimenti frammentari e settoriali

Da qualche decennio e con sempre maggiori dettagli si conoscono praticamente tutti gli aspetti di questo impoverimento da cosiddetto benessere. Quasi non si sta più a sentire quando si recita, più o meno completa, la litania delle catastrofi ambientali.

Un quarto di secolo è stato impiegato a scoprire, analizzare, diagnosticare e prognosticare, a dare l'allarme, a lanciare appelli e proclami, a varare leggi e convenzioni, a creare istituzioni incaricate a rimediare. La tutela tecnica dell'ambiente è notevolmente migliorata nel mondo industrializzato, si sono registrati singoli successi, alcune acque si stanno rivitalizzando, certe specie in pericolo di estinzione si sono salvate, cominciano a circolare detersivi, carburanti ed imballaggi "ecologici"...

3
Perchè l'allarme non ha prodotto la svolta? E' già finito l'intervallo di lucidità (Stoccolma 1972 - Rio 1992)?

Allarmi catastrofisti, lamenti, manifestazioni, boicottaggi, raccolte di firme...: tutto ciò ha aiutato a riconoscere l'emergenza: le malattie sono state diagnosticate, le possibilità di guarigione studiate e discusse - terapie complessive non sono state ancora attuate. E soprattutto: appare tutt'altro che assicurata la volontà di guarigione, se ci fosse, produrrebbe azioni e segnali ben più determinati. Visto però che le cause dell'emergenza ecologica non risalgono ad una cricca dittatoriale di congiurati assetati di profitto e di distruzione, bensì ricevono quotidianamente un massiccio e pressoché plebiscitario consenso di popolo, la svolta appare assai più difficile. Malfattori e vittime coincidono in larga misura.

C'è da meravigliarsi se oggi persino la diagnosi risulta controversa? Silvio Berlusconi, a capo del governo della cosiddetta Seconda Repubblica, sin dal suo discorso inaugurale alla Camera ha ritenuto di dover ironizzare sull'allarme per l'effetto-serra: "forse il nostro pianeta comincerà ad intiepidirsi in un lasso di tempo pari a quello che ci divide addirittura dalla morte di Caio Giulio Cesare". C'è da pensare che dunque ci resta ancora tanto tempo per cementificare, dissipare, disboscare!

Vuol dire che l'intervallo di lucidità che si potrebbe situare tra le due conferenze mondiali sull'ambiente (Stoccolma 1972 - Rio de Janeiro 1992) è già terminato? Si è fatto il pieno di lamenti ed allarmi e si pensa ora che la riunificazione del mondo tra Est e Ovest vada celebrata con nuovi fasti di crescita?

4
"Sviluppo sostenibile" - pietra filosofale o nuova formula mistificatrice?

Da qualche anno (rapporto Brundtland, 1987) la formula magica dello "sviluppo sostenibile" sembra essere la quadratura del cerchio così lungamente cercata. Nella formula è racchiusa una certa consapevolezza della necessità di un limite alla crescita, di una qualche autolimitazione della parte altamente industrializzata ed armata dell'umanità, come pure l'idea che alla lunga sia meglio puntare sull'equilibrio piuttosto che sulla competizione selvaggia; ma il termine "sviluppo" (o crescita, come in realtà si dovrebbe dire senza tanti infingimenti) è rimasto parte del nuovo e virtuoso binomio. Purtroppo basta guardare ai magri risultati della Conferenza di Rio per comprendere quanto lontani si sia ancora da una reale correzione di rotta. Sembra che il nuovo termine indichi piuttosto la propensione ad un nuovo ordine mondiale nel quale il Sud del mondo viene obbligato ad usare con più parsimonia e razionalità le sue risorse, sotto una sorta di supervisione e tutela del Nord: non appare un obiettivo mobilitante per suscitare l'impeto globalmente necessario per la conversione ecologica.

5
A mali estremi, estremi rimedi? ("Muoia Sansone con tutti i filistei"? Eco-dittatura?)

Di fronte ai vicoli ciechi nei quali ci troviamo, può succedere che qualcuno tenti estreme vie d'uscita. Anche tra ecologisti, pur così propensi ad una cultura della moderazione e dell'equilibrio, ci può esserci chi - seppure oggi in posizione isolata - chi pensa a rimedi estremi. Scegliamone i due più rilevanti: la prima potrebbe essere caratterizzata con "muoia Sansone e tutti i filistei": la convinzione che la catastrofe ambientale sia inevitabile e non più rimediabile, e che pertanto tocchi mettere in conto disastri epocali come ne sono avvenuti altri nel corso dell'evoluzione del pianeta. In mancanza di aggiustamenti tempestivi ed efficaci, la svolta ecologica verso un nuovo equilibrio sostenibile verrebbe imposta da tali disastri.

L'altro "rimedio estremo" che si potrebbe agitare, sarebbe lo "Stato etico ecologico", l'eco-dirigismo o eco-autoritarismo possibilmente illuminato e possibilmente mondiale. Visto che l'umanità ha abusato della sua libertà, mettendo a repentaglio la propria sopravvivenza e quella dell'ambiente, qualcuno potrebbe auspicare una sorta di tutela esperta ed eticamente salda ed invocare la dittatura ecologica contro l'anarchia dei comportamenti anti-ambientali.

Si deve dire chiaramente che simili ipotetici "estremi rimedi" si situano al di fuori della politica - almeno di una politica democratica. Ogni volta che si è sperimentato lo Stato etico in alternativa a situazioni o stati anti-etici (e quindi senz'altro deplorevoli), il bilancio etico della privazione di libertà si è rivelato disastroso. E l'attesa della catastrofe catartica non richiede certo alcuno sforzo di tipo politico: per politica si intende l'esatto contrario della semplice accettazione di una selezione basata su disastri e prove di forza.

Quindi si dovrà cercare altrove la chiave per una politica ecologica, ed inevitabilmente ci si dovrà sottoporre alla fatica dell'intreccio assai complicato tra aspetti e misure sociali, culturali, economici, legislativi, amministrativi, scientifici ed ambientali. Non esiste il colpo grosso, l'atto liberatorio tutto d'un pezzo che possa aprire la via verso la conversione ecologica, i passi dovranno essere molti, il lavoro di persuasione da compiere enorme e paziente.

6
La domanda decisiva è: come può risultare desiderabile una civiltà ecologicamente sostenibile? "Lentius, profundius, suavius", al posto di "citius, altius, fortius"

La domanda decisiva quindi appare non tanto quella su cosa si deve fare o non fare, ma come suscitare motivazioni ed impulsi che rendano possibile la svolta verso una correzione di rotta. La paura della catastrofe, lo si è visto, non ha sinora generato questi impulsi in maniera sufficiente ed efficace, altrettanto si può dire delle leggi e controlli; e la stessa analisi scientifica non ha avuto capacità persuasiva sufficiente. A quanto risulta, sinora il desiderio di un'alternativa globale - sociale, ecologica, culturale - non è stato sufficiente, o le visioni prospettate non sufficientemente convincenti. Non si può certo dire che ci sia oggi una maggioranza di persone disposta ad impegnarsi per una concezione di benessere così sensibilmente diversa come sarebbe necessario.

Nè singoli provvedimenti, nè un migliore "ministero dell'ambiente" nè una valutazione di impatto ambientale più accurata nè norme più severe sugli imballaggi o sui limiti di velocità - per quanto necessarie e sacrosante siano - potranno davvero causare la correzione di rotta, ma solo una decisa rifondazione culturale e sociale di ciò che in una società o in una comunità si consideri desiderabile.

Sinora si è agiti all'insegna del motto olimpico "citius, altius, fortius" (più veloce, più alto, più forte), che meglio di ogni altra sintesi rappresenta la quintessenza dello spirito della nostra civiltà, dove l'agonismo e la competizione non sono la nobilitazione sportiva di occasioni di festa, bensì la norma quotidiana ed onnipervadente. Se non si radica una concezione alternativa, che potremmo forse sintetizzare, al contrario, in "lentius, profundius, suavius" (più lento, più profondo, più dolce"), e se non si cerca in quella prospettiva il nuovo benessere, nessun singolo provvedimento, per quanto razionale, sarà al riparo dall'essere ostinatamente osteggiato, eluso o semplicemente disatteso.

Ecco perché una politica ecologica potrà aversi solo sulla base di nuove (forse antiche) convinzioni culturali e civili, elaborate - come è ovvio - in larga misura al di fuori della politica, fondate piuttosto su basi religiose, etiche, sociali, estetiche, tradizionali, forse persino etniche (radicate, cioè, nella storia e nell'identità dei popoli). Dalla politica ci si potrà aspettare che attui efficaci spunti per una correzione di rotta ed al tempo stesso sostenga e forse incentivi la volontà di cambiamento: una politica ecologica punitiva che presupponga un diffuso ideale pauperistico non avrà grandi chances nella competizione democratica.

7
Possibili priorità nella ricerca di un benessere durevole

I passi che qui si propongono - intrecciati ed interdipendenti tra loro - fanno parte di una visione favorevole al cambiamento e potrebbero a loro volta incoraggiare nuovi cambiamenti. Purchè ogni passo limitato e parziale si muova in una direzione chiara e comprensibile, ed i vantaggi non siano tutti rimandati ad un futuro impalpabile.

a) bilancio ecologico
Gli attuali bilanci pubblici e privati sono tutti basati su dati finanziari. Sintanto che non si avranno in tutti gli ambiti (Comune, Provincia, Regione, Stato, CE, ...) accurati bilanci della reale economia ambientale che facciano capire i reali "profitti" e le reali perdite, non sarà possibile sostituire gli attuali concetti di desiderabilità sociale, e tanto meno un cambiamento dell'ordine economico.

b) ridurre invece che aumentare i bilanci
Ogni discorso sulla necessità della svolta resta assurdo sino a quando la crescita economica resterà l'obiettivo economico di fondo e sino a quando i bilanci pubblici e privati punteranno ad aumentare di anno in anno. La parte industrializzata del pianeta dovrà finalmente decidersi alla crescita-zero e poi a qualche riduzione - naturalmente con la necessaria cautela e moderazione per non causare dei crolli sociali o economici.

c) favorire economie regionali invece che l'integrazione nel mercato mondiale
Sino a quando la concorrenza sul mercato mondiale resterà il parametro dell'economia, nessuna correzione di rotta in senso ecologico potrà attuarsi. La rigenerazione delle economie locali, invece, renderà possibile - tra l'altro - una gestione più moderata e controllabile dei bilanci, compreso quello ambientale.

d) sistemi tariffari e fiscali ecologici, verità dei costi
Di fronte ad un mercato che addirittura postula e premia comportamenti anti-ecologici, visto che non ne fa pagare i costi, si rende indispensabile un sistema fiscale e tariffario orientato in senso ambientale, che imponga almeno in parte una maggiore trasparenza e verità dei costi: imprenditori e consumatori devono accorgersi dei costi reali del massicio trasporto merci, degli imballaggi, del dispendio energetico, dell'inquinamento, del consumo di materie prime, ecc.

e) allargare e generalizzare la valutazione di impatto ambientale
Tutto quanto viene oggi costruito (opere, tecnologie, ecc.), produce impatti e conseguenze di dimensioni sinora sconosciute. La valutazione di impatto ambientale - nel senso più comprensivo di una reale valutazione delle conseguenze ecologiche, ma anche sociali e culturali a breve e lungo termine di ogni progetto - dovrà diventare il nocciolo di una nuova sapienza sociale, e va quindi adeguatamente ancorata negli ordinamenti. Così come altre società, passate o presenti, proteggevano con norme fondamentali e tabú (sulla guerra, l'ospitalità, l'incesto...) le loro scelte di fondo, oggi abbiamo bisogno di norme fondamentali a difesa della valutazione di impatto ambientale - non importa se si tratti di autostrade, missili, biotecnologie, forme di produzione di energia o introduzione di nuove sostanze chimiche di sintesi. Tale valutazione non potrà avvenire senza l'intervento dei più diretti interessati e postulerà una Corte ambientale a suo presidio.

f) redistribuzione del lavoro, garanzie sociali
Solo una vasta redistribuzione sociale del lavoro (e quindi dei "posti di lavoro" socialmente riconosciuti) permetterà la necessaria correzione di rotta. L'ammortamento sociale degli effetti prodotti da scelte di conversione ecologica (che si chiuda una fabbrica d'armi o un impianto chimico..) è un investimento importante ed utile quanto e più di tanti altri, e se si indennizzano i proprietari di terreni che devono cedere ad un'autostrada, non si vede perché altrettanto non debba avvenire nei confronti di operai o impiegati che devono cedere alla ristrutturazione ecologica.

g) riduzione dell'economia finanziaria, sviluppo della "fruizione in natura"
Sino a quando ogni forma di economia sarà canalizzata essenzialmente attraverso il denaro, sarà assai difficile far valere dei criteri ecologici, e ci saranno pesanti ingiustizie socio-ecologiche: chi può pagare, potrà anche inquinare. Un processo di "rinaturalizzazione" - che allontani dalla mercificazione generalizzata (dove tutto si può vendere e comperare) e valorizzi invece l'apporto personale e non fungibile - potrebbe aiutare a scoprire un diverso e maggior godimento della natura, del lavoro, dello scambio sociale. Le "res communes omnium" (dalla fontana pubblica alla spiaggia, dalla montagna alla città d'arte) non si difendono col ticket in denaro, bensì con l'esigere una prestazione personale, con un legame col volontariato, ecc.

h) sviluppare una pratica di partnership
La necessaria autolimitazione ecologica riesce più convincente se si fa esperienza diretta di interdipendenza e partnership: nella nostra attuale condizione, forse potrebbero essere alleanze o patti "triangolari" (Nord/Sud/Est) quelle che meglio riflettono il nesso tra i cambiamenti necessari in parti diverse, ma interconnesse del mondo. L'"alleanza per il clima" ne può fornire una interessante, per quanto ancora parzialissima, esemplificazione.

8
Una Costituente ecologica?

Società anteriori alla nostra avevano il loro modo di sanzionare, solennizzare e tramandare le loro scelte ed i loro vincoli di fondo: basti pensare alla "magna charta libertatum", al leggendario giuramento dei confederati elvetici sul Rütli, alla dichiarazione francese sui diritti dell'uomo, al patto di fondazione delle Nazioni unite...

Oggi difettiamo di una analoga norma fondamentale di vincolo ecologico che - viste le caratteristiche del nostro tempo - avrebbe peso e valore solo se frutto di un processo democratico. Certamente esiste in questa o quella carta costituzionale un comma o articolo sull'ambiente, ma siamo ben lontani dal concepire la difesa o il ripristino dell'equilibrio ecologico come una sorta di valore di fondo e pregiudiziale delle nostre società, e di trarne le conseguenze.

Se si vuole riconoscere ed ancorare davvero la desiderabilità sociale di modi di vivere, di produrre, di consumare compatibili con l'ambiente, bisognerà forse cominciare ad immaginare un processo costituente, che non potrà avere, ovviamente, in primo luogo carattere giuridico, quanto piuttosto culturale e sociale, ma che dovrebbe sfociare in qualcosa come una "Costituente ecologica". In fondo le Costituzioni moderne hanno il significato di vincolare il singolo ed ogni soggetto pubblico o privato ad alcune scelte di fondo che trascendono la generazione presente o, a maggior ragione, la congiuntura politica del momento. Se non si arriverà a dare un solido fondamento alla necessaria decisione di conversione ecologica, nessun singolo provvedimento sarà abbastanza forte da opporsi all'apparente convenienza che l'economia della crescita e dei consumi di massa sembra offrire.

Giovedì, 12 Giugno, 2008 - 14:17

Marco Roveda. L'ecobusiness ci salverà?

www.lifegate.it

E' in libreria il nuovo saggio della collana “I Sostenibili”, Salerno Editrice, dedicato alla storia di Marco Roveda. Le idee, l'ispirazione, le strategie di LifeGate in una nuova luce.

La collana di libri 'i Sostenibili' appena lanciata dalla prestigiosa Salerno Editrice è interamente dedicata a storie, vite e persone che hanno lasciato un segno.
Il nuovo saggio, un libro-intervista-biografia a firma di Enzo Argante, si intitola “Marco Roveda. L’ecobusiness ci salverà?”. Dopo Oliviero Toscani ed Ermete Realacci, innovatori nei loro campi, è la volta dell’eco-imprenditore Marco Roveda, l’uomo che ha saputo conciliare etica e profitto, che ha tracciato la via del business nel rispetto dell’ambiente.
Il fondatore di LifeGate è oggi un "punto di riferimento per il mondo dell’eco-sostenibilità - così Enzo Argante chiarisce la scelta del protagonista del suo terzo libro-storia - e l’obiettivo è individuare i nuovi leader, figure esemplari che rappresentino un modello di riferimento per gli altri”.
Continua Argante: “Marco Roveda raffigura la quintessenza della nuova impresa sociale: l’impresa che lavora sui profitti finalizzati all’evoluzione del sistema, ai nuovi equilibri e alla sostenibilità. Quello di Marco Roveda è un percorso cristallino: per l’imprenditore esiste la possibilità di fare business puntando al risanamento e ai valori”. Infine Argante sottolinea: “La storia e l’esperienza di Roveda segnano il tempo di un’evoluzione di mercato. Marco dimostra in maniera inequivocabile che questo non è opportunismo, ma è un sano e genuino spirito imprenditoriale. Uno, dieci, cento Roveda farebbero la differenza e segnerebbero il confine che c’è tra l’opportunismo e quest’opportunità concreta”.
La penna di Argante ci regala un ritratto di esperienze e svolte: il quadro di una vita alla ricerca di un significato. La ricerca di un valore, che Marco Roveda individua nella legge dell’armonia e dell’equilibrio: l’alchimia che unisce azienda e consapevolezza, desiderio di affermazione e senso di appartenenza al mondo. L’incontro tra l’ingegno dell’imprenditore e la forza dell’uomo, tra la crescita economica e la salvaguardia ambientale.
Numerosi i temi affrontati: emergono argomenti di attualità, modi inediti e alternativi di guardare ai meccanismi dell’imprenditoria e della società. Sullo sfondo, l’impegno di conciliare azione e pensiero, la volontà di tendere a un nuovo modo di stare nel mondo, di essere felice.
E' così che Marco Roveda cambia vita e diventa pioniere: dall'esperienza di Fattoria Scaldasole alla creazione di LifeGate, che promuove verso aziende e persone la strada per lo sviluppo sostenibile, in equilibrio tra profitto e pianeta. Perché produrre fa rima con sapere. E il sapere deriva dal vivere nel mondo, per il mondo.
Francesca Crippa, Matteo Aiolfi

Giovedì, 29 Maggio, 2008 - 16:42

Il nucleare non serve all’Italia

A cura di Andrea Cocco • 29 Maggio 2008
http://amisnet.org

“Il nucleare non è sicuro, non è economico ed è controproducente per la lotta ai cambiamenti climatici”. Per ribadire tutti i NO al ritorno dell’energia dell’atomo in Italia, Greenpeace, Legambiente e WWF hanno reso pubblico un dossier congiunto su “tutte le verità sulle menzogne del nucleare”. A distanza di 21 anni dal referendum che ripudiò l’opzione nucleare attraverso il noto referendum, le associazioni ambientaliste smontano la tesi secondo cui la tecnologia è oramai sicura e conveniente oltre ad essere l’unica soluzione per ridurre i gas a effetto serra. A parte ribadire il problema irrisolto delle scorie nucleari e gli elevati rischi umani e ambientali in caso di incidente, le tre associazioni rivelano, conti alla mano, come il nucleare rappresenterebbe una spesa esorbitante e anti economica per il paese, da scaricare in buona parte sulle spalle dei contribuenti. “La campagna mediatica rilanciata con grande forza da Scajola” si legge nel dossier ”è costruita su bugie, conti fasulli e favole”. La realtà esposta in tutti gli studi internazionali, assicurano invece Greenpeace, Legambiente e WWF, mostra come l’energia nucleare sia la fonte più costosa e meno competitiva, tant’é che persino l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) prevede una riduzione del peso dell’atomo nella produzione elettrica dei prossimi anni. Gli esempi concreti di come si tratti di un pessimo affare li offrono gli ultimi esperimenti azzardati nella costruzione di nuove centrali. “La Finlandia è oggi l’unico paese che sta ritentando la strada dell’atomo dopo la liberalizzazione del mercato dell’energia” sottolinea Stefano Ciafani di Legambiente. “Qui la costruzione del reattore EPR si sta rivelando un salasso per i contribuenti. I costi sono già aumentati del 25% e secondo le grandi industriali del paese, ciò si tradurrà in un aumento in bolletta di 3 miliardi di euro da spalmare sui contribuenti nei prossimi 5 anni”.

A chi conviene il nucleare allora? Anche su questo punto le associazioni non hanno dubbi: ai gruppi industriali che sanno di poter guadagnare dagli enormi investimenti necessari al rilancio dell’atomo civile: Enel, Endesa e Ansaldo nucleare.

Domenica, 30 Marzo, 2008 - 01:38

Orientamenti obliqui per la freccia del tempo

Orientamenti obliqui per la freccia del tempo
La cultura occidentale si è appropriata del tempo e dello spazio e ha rivendicato (a torto) l'invenzione di istituzioni come la democrazia: è questa la tesi avanzata da Jack Goody nel saggio «Il furto della storia» in uscita per Feltrinelli. Anticipiamo uno stralcio Allo scopo di contrastare il carattere etnocentrico di ogni tentativo di descrizione del mondo, è necessario elaborare una nuova metodologia che sia fondata su una prospettiva più critica e assegni un pe
Jack Goody
il manifesto
29 Marzo 2008

Dall'inizio del diciannovesimo secolo, grazie alla presenza europea in tutto il mondo a seguito delle conquiste coloniali e della Rivoluzione industriale, la costruzione della storia mondiale è stata dominata dall'Europa occidentale. Anche presso altre civiltà, come la araba, la indiana, la cinese, si sono avute storie del mondo caratterizzate da parzialità (tutte le storie sono in qualche misura parziali); anzi, sono rare le culture prive dell'idea, sia pure rudimentale, che il proprio passato è in relazione con quello di altri, anche se i più iscriverebbero tali resoconti nella categoria del mito piuttosto che della storia.
Un indispensabile scetticismo
La caratteristica dei resoconti europei, comune del resto anche a società molto più semplici, è stata la tendenza a sovrapporre la propria storia al mondo più ampio, a causa di una inclinazione etnocentrica, a sua volta estensione dell'impulso egocentrico che sta alla base di gran parte della percezione umana; e la possibilità da parte dell'Europa di dare corso a tale inclinazione è dovuta al suo effettivo dominio in molte parti del mondo. Ciascuno inevitabilmente vede il mondo con i propri occhi, non con quelli altrui. E sebbene in tempi recenti siano emersi orientamenti contrari in tema di storia mondiale, a mio parere questo indirizzo non è stato portato sufficientemente avanti a livello teoretico, soprattutto per ciò che riguarda le grandi fasi in cui concepire la storia mondiale.
Per contrastare l'inevitabile carattere etnocentrico di qualunque tentativo di descrizione del mondo, passato o presente, occorre porsi in una prospettiva più critica. Questo significa innanzitutto assumere un atteggiamento di scetticismo riguardo alla pretesa occidentale, in particolare da parte dell'Europa (ma, beninteso, anche dell'Asia), di avere inventato pratiche e valori come la democrazia o la libertà. In secondo luogo, significa guardare la storia a partire dal basso anziché dall'alto (o dal presente). In terzo luogo, significa assegnare un peso adeguato al passato extra-europeo. Infine, occorre prendere coscienza del fatto che la stessa struttura portante della storiografia, la collocazione degli avvenimenti nel tempo e nello spazio, è variabile, soggetta a costruzione sociale e dunque a cambiamento. Non è fatta, cioè, di categorie immutabili, che promanerebbero dal mondo stesso nella forma in cui esse sono presenti alla coscienza storiografica occidentale.
Gli abitanti del «vecchio paese»
Le dimensioni temporale e spaziale oggi prevalenti furono tracciate dall'Occidente. Ciò avvenne perché l'espansione nel mondo rese necessarie la notazione cronologica e la costruzione di mappe, le quali fornirono l'intelaiatura non solo della geografia ma anche della storia. Beninteso, tutte le società hanno conosciuto concetti spaziali e temporali intorno ai quali organizzare la vita quotidiana. Tali concetti diventarono più elaborati (e più precisi) con l'avvento dell'alfabetizzazione, che fornì indicatori grafici per entrambe le dimensioni. Fu la prioritaria invenzione della scrittura, piuttosto che il possesso di una qualche intrinseca verità circa l'organizzazione spazio-temporale del mondo, a conferire alle più importanti società dell'Eurasia notevoli vantaggi nel computo del tempo e nella creazione e nel perfezionamento della cartografia, rispetto, per esempio, all'Africa, che aveva una cultura orale. (...)
Il «furto della storia» non è soltanto l'appropriazione del tempo e dello spazio, ma anche la monopolizzazione dei periodi storici. Quasi tutte le società sembrano compiere qualche tentativo di classificare il proprio passato secondo differenti periodi di tempo di lunga durata, rapportati alla creazione non tanto del mondo quanto dell'umanità. Se, come è stato detto, per gli eschimesi il mondo è sempre stato come è ora, nella grandissima maggioranza delle società gli esseri umani di oggi non sono considerati gli abitatori primigeni del pianeta. La loro presenza sulla terra ha avuto un momento di inizio, che presso gli aborigeni australiani era chiamato «il tempo del sogno»; secondo i loDagaa del Ghana settentrionale, i primi esseri umani abitavano «il vecchio paese» (come tengkuridem).
Calcoli cristiani
Con la comparsa della «lingua visibile», la scrittura, la periodizzazione sembra farsi più complessa; troviamo l'idea di una primitiva età d'oro o paradiso, quando il mondo era un posto migliore in cui vivere, che l'umanità sarebbe stata costretta ad abbandonare a causa del suo (peccaminoso) comportamento: il contrario dell'idea di progresso e di modernizzazione. Altri ancora elaborarono una periodizzazione basata su cambiamenti nella natura degli utensili usati dagli esseri umani, che potevano essere di pietra, di rame, di bronzo o di ferro, una periodizzazione delle età dell'uomo che fu assunta come modello scientifico dagli archeologi europei del diciannovesimo secolo.
In epoca relativamente recente, l'Europa si è appropriata del tempo in maniera più decisa, applicando la propria versione al resto del mondo. Beninteso, è indispensabile inserire la storia mondiale in un'unica cornice cronologica, se la si vuole considerare unitariamente. Ma si è dato il caso che il calcolo internazionale del tempo sia fondamentalmente cristiano, come cristiane sono le più importanti festività - Natale e Pasqua - celebrate da organismi mondiali come le Nazioni Unite, e questo vale anche per le culture orali del Terzo Mondo, che pure non aderivano al sistema di calcolo usato da quella che è solo una tra le maggiori religioni.
Un certo grado di monopolizzazione è necessario nella costruzione di scienze universali come, poniamo, l'astronomia. Anche la globalizzazione comporta un certo grado di universalità: non si può operare con concetti meramente locali. Ma benché lo studio dell'astronomia fosse nato altrove, le modificazioni avvenute nella società dell'informazione e in particolare nella tecnologia dell'informazione nella forma del libro a stampa (proveniente peraltro, come anche la carta, dall'Asia) fecero sì che, nella sua struttura evoluta, la cosiddetta scienza moderna fosse occidentale. In questo caso, come in molti altri, globalizzazione ha voluto dire occidentalizzazione.
L'universalizzazione diventa un problema molto maggiore nelle scienze sociali, per ciò che riguarda la periodizzazione. Nella storiografia e nelle scienze sociali, per quanto gli studiosi si sforzino di conseguire una «oggettività» weberiana, i concetti usati sono più strettamente legati al mondo che diede loro i natali. Per esempio, i termini «antichità» e «feudalesimo» furono chiaramente definiti alla luce di un contesto esclusivamente europeo, pensando al particolare sviluppo storico di quel continente. E nell'applicazione di quei concetti ad altre epoche e ad altri luoghi, sorgono dei problemi perché in quel caso vengono in primo piano i loro limiti molto reali. Dunque, uno dei grandi problemi dell'accumulazione del sapere riguarda il fatto che le categorie impiegate sono esse stesse in larga misura europee, in molti casi definite per la prima volta durante la grande fioritura di attività intellettuale che seguì al ritorno della Grecia alla cultura scritta.
Fu allora che furono delineati i campi della filosofia e di discipline scientifiche come la zoologia, poi riprese in Europa. Sicché la storia della filosofia, quale è incorporata nei sistemi scolastici europei, è sostanzialmente la storia della filosofia occidentale dai greci in avanti. In anni recenti, gli studiosi occidentali hanno marginalmente dedicato qualche attenzione a temi analoghi presenti nel pensiero (pensiero scritto, cioè) cinese, indiano o arabo. Minore attenzione ricevono, comunque, le società prive di scrittura, benché si riscontrino tematiche a tutti gli effetti «filosofiche» nelle narrazioni orali rituali, come il mito del Bagre dei loDagaa del Ghana settentrionale. La filosofia è pertanto quasi per definizione una disciplina europea. Come è avvenuto per la teologia e per la letteratura, abbastanza di recente sono stati introdotti alcuni elementi comparatistici, come concessione a interessi indotti dalla globalizzazione. Ma, in realtà, la storiografia comparata rimane in gran parte un'utopia. (...)
La linearità è un elemento costitutivo dell'idea di «progresso», che noi consideriamo «avanzata». Secondo alcuni, questa nozione è tipica ed esclusiva dell'Occidente, e in qualche misura effettivamente lo è, essendo attribuibile alla velocità delle trasformazioni avvenute principalmente in Europa a partire dal Rinascimento, nonché alle applicazioni della «scienza moderna» come la definiscono Needham e altri. Io direi piuttosto che una qualche nozione di progresso è tipica di tutte le culture scritte, con la loro introduzione di un calendario fisso, che per così dire traccia una linea di demarcazione. Ma questa non segnala affatto una progressione unidirezionale. Quasi tutte le religioni scritte contengono l'idea di una età d'oro, di un paradiso o giardino naturale, dal quale l'umanità dovette in seguito ritirarsi. Tale nozione comportava un guardare all'indietro, oltre che, in alcuni casi, un guardare in avanti verso un nuovo inizio. Anzi, un'analoga idea di paradiso si riscontra anche in culture orali. Ma nel passato si individuava una cesura netta; soltanto dopo l'Illuminismo, con l'imporsi della secolarizzazione, troviamo un mondo governato dall'attuale idea di progressione, non tanto verso una determinata meta, quanto da uno stato precedente dell'universo a qualcosa di differente, addirittura impensato, come nel caso dell'aeroplano, risultato insieme della ricerca scientifica e dell'ingegno umano.
Uno degli assunti di fondo di molta storiografia occidentale è che nell'organizzazione delle società umane la freccia del tempo coincida con un equivalente incremento di valore e desiderabilità, cioè con il progresso. La storia diventa una sequenza di stadi, ciascuno derivato dal precedente e introducente al successivo, fino al culmine finale, che per il marxismo, per esempio, è il comunismo. Ma non occorre nutrire questo tipo di ottimismo millenaristico per dare una lettura eurocentrica della direzione della storia: per la maggior parte degli storici, il momento in cui scrivono è prossimo se non identico alla meta finale dello sviluppo dell'umanità. In tal modo, ciò che definiamo progresso riflette in realtà valori che sono specifici della nostra cultura, e che oltretutto sono di data relativamente recente.
Un dubbio progresso
Parliamo di progressi nel campo delle scienze, nella crescita economica, nella civiltà, nel riconoscimento dei diritti umani (la democrazia, per esempio). Esistono tuttavia altri criteri in base ai quali misurare il cambiamento, e in certa misura essi sono presenti come discorsi antagonisti perfino nella nostra cultura. Se per esempio usiamo il criterio ambientale, la nostra società rappresenta una catastrofe sul punto di verificarsi. Se parliamo di progresso spirituale (la forma di progresso più importante per alcune società, anche se controversa nella nostra), si potrebbe dire che stiamo attraversando una fase regressiva. A livello mondiale, non si vedono molte prove di progresso dei valori, a dispetto degli assunti contrari che dominano l'Occidente.

Giovedì, 27 Marzo, 2008 - 13:17

Agnoletto:Tibet agli affari dell'Occidente non servono i diritti

Tibet, agli affari dell'Occidente non servono i diritti umani


27 marzo, 2008
Il manifesto, 'l'intervento'
«Boicottare le Olimpiadi di Pechino 2008 è un po’ come boicottare noi stessi», è questo il pensiero che sembra attraversare le menti dei grandi (e aspiranti grandi) della terra, dal presidente George W. Bush al candidato premier italiano Walter Veltroni, che in questi giorni di cronaca feroce dal Tibet si sono ben guardati dall’affondare le critiche a Pechino. E le ragioni dal loro punto di vista ci sono tutte, se si considera che il valore degli scambi commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea da una parte e Cina dall' altra ammonta a 257 miliardi di dollari, che l' ammontare delle riserve valutarie cinesi ha superato per la prima volta la fatidica soglia dei 1.000 miliardi di dollari e che, per quanto riguarda il nostro Paese, ci sono 1.500 aziende italiane che operano in joint venture su territorio cinese.

Numeri pesanti, da tenere ben presenti, soprattutto alla vigilia di una recessione Usa che significherebbe una recessione generalizzata mondiale e quindi la prima vera crisi strutturale dagli anni ’70 ad oggi. Meglio quindi scommettere sulla Cina come ancora di salvataggio dell’economia mondiale, e tollerarne la sistematica violazione dei diritti fondamentali, piuttosto che rimettere in discussione le fondamenta sui cui poggia il capitalismo del XXI secolo e di cui Pechino è il nuovo campione designato.

Un capitalismo che il regime di Hu Jintao e Wen Jiabao sta applicando fedelmente in Tibet, convinti (erroneamente!) dell’idea che anni di rapida crescita economica avrebbero smorzato le istanze separatiste. Ma così non è stato e, nonostante l’economia tibetana abbia superato il tasso di crescita medio della Repubblica Popolare - grazie a generosi finanziamenti da Pechino, alla nuova linea ferroviaria Pechino-Lhasa e al milione di turisti che ogni anno si recano in Tibet -  il processo di “modernizzazone” della regione ha dato l’esito opposto. Perché? In primo luogo perché i cinesi non si sono mai preoccupati di chiedere ai tibetani quale modello di crescita economica essi auspicavano. In secondo luogo perché favorendo le aree urbane a scapito di quelle rurali, lo sviluppo secondo il modello cinese non può che esacerbare la sperequazione dei redditi e mettere a repentaglio le tradizioni e gli stili di vita delle popolazioni locali.

L’urbanizzazione forzata e lo sfollamento delle campagne per fare spazio alle mega-infrastrutture e al carico di speculazioni che si portano dietro vanno di pari passo con le reiterate denunce da parte di Amnesty International e che riguardano:

il giro di vite del governo contro avvocati e attivisti per i diritti  umani che sono stati soggetti a lunghi periodi di detenzione arbitraria senza accusa, nonché a vessazioni da parte della polizia o di bande locali manifestamente tollerate dalla polizia;
l’inasprimento dei controlli su giornalisti, scrittori e utenti di Internet con numerosi quotidiani e giornali popolari chiusi e centinaia di siti web internazionali bloccati d’autorità;
la pena di morte che continua a essere applicata in modo esteso per punire anche reati di tipo economico e non violento;
l’assenza di qualsiasi  progresso nella riforma del sistema della “rieducazione attraverso il lavoro”, un sistema di detenzione amministrativa senza accusa né processo.

Al Parlamento europeo la difesa di questi diritti non é iniziata e non finirà con le olimpiadi. Ricordo ad esempio come recentemente proprio a Strasburgo abbiamo respinto la proposta delle destre e dei conservatori di cancellare l'embargo sulla vendita delle armi alla Cina. Allora, come oggi, dietro quella richiesta vi era l'obiettivo non dichiarato di molti governi europei di non compromettere i propri affari con Pechino. Lo stesso motivo che due settimane fa ha spinto il Dipartimento di Stato americano a depennare la Cina dalla "black list" dei paesi colpevoli delle maggiori violazioni dei diritti umani nel mondo.

Boicottare le olimpiadi avrebbe senso solo se l'occidente fosse realmente disposto a mettere al primo posto nelle relazioni internazionali, e in particolare negli accordi commerciali, il rispetto dei diritti umani e relegare in secondo piano i profitti senza limite delle imprese transnazionali. Il caso Tibet e il caso Cina più in generale offrono in tal senso un'occasione imperdibile per riflettere sulle cause dell'imminente fallimento della globalizzazione liberista e prima la faremo questa analisi (come nazioni ricche), prima inizieremo la risalita e l’uscita dal tunnel in cui il capitalismo selvaggio degli ultimi vent’anni ci ha costretto. Citando un famoso film di Matthew Kassovitz, l’Odio (film culto sulle banlieus parigine), mentre i nostri governanti osservando un uomo che precipita dall’ultimo piano di un grattacielo si ripetono il mantra: «fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene», noi come movimento dovremo ricordargli sempre che: «l’importante non è la caduta ma l’atterraggio».

Vittorio Agnoletto, europarlamentare gruppo Gue - Sinistra unitaria europea

Giovedì, 27 Marzo, 2008 - 13:02

Armi: Convegno a Roma il 28 marzo

Armi: Convegno a Roma il 28 marzo
  
"Un'alleanza per un mondo più sicuro",
titolo del convegno che si terrà a Roma
il 28 marzo prossimo, presso l'Università Popolare UPTER - Palazzo Englefield -
Sala 42 in Via IV Novembre 157
  
Il “Forum provinciale per la Pace, i Diritti umani e la Solidarietà
internazionale” di Roma organizza la conferenza “Un'alleanza per un mondo più
sicuro. Globalizzazione e controllo delle armi”. L'iniziativa si inserisce nel
quadro delle iniziative che le organizzazioni della società civile nazionale ed
internazionale stanno conducendo per migliorare i controlli sulla
proliferazione incontrollata di armi. Negli ultimi anni, infatti, sono state
organizzate una serie di campagne e di azioni, tra cui la fotopetizione
mondiale Million Faces della campagna Control Arms a sostegno dell'iniziativa
di un trattato internazionale sul commercio di armi e di controlli rigorosi a
livello nazionale.
A livello internazionale, le Nazioni Unite hanno approvato l'avvio di un iter
per la stesura di un Trattato internazionale sul commercio delle armi,
destinato a impedire i trasferimenti di armi che alimentano conflitti, povertà
e gravi violazioni dei diritti umani. Si tratta di uno strumento
internazionale, legalmente vincolante, che istituisce standard internazionali
comuni per l'esportazione, l'importazione e il trasferimento di armi
convenzionali.
Recentemente, è stato costituito un gruppo di esperti governativi, di cui
l'Italia fa parte, con il mandato di approfondire i vari aspetti tecnici della
questione per riferirne all'Assemblea generale nel 2008.
Il programma dei lavori prevede relazioni affidate a esperti di autorevoli
organizzazioni internazionali impegnate sui temi della tutela dei diritti
umani, la sicurezza, il controllo delle armi cui seguiranno gli interventi di
rappresentati delle organizzazioni nazionali sui temi del controllo delle armi
e delle azioni della società civile organizzata.
La prima relazione “Verso il Trattato internazionale sui trasferimenti di
armi” di Sauro Scarpelli del Segretariato Internazionale di Amnesty
International focalizzerà l'attenzione sui passi in avanti dei lavori alle
Nazioni Unite, sulle richieste della campagna Control Arms ai governi di tutto
il mondo, sugli ostacoli che si frappongono al successo dell'iniziativa, sul
ruolo che le organizzazioni nazionali ed internazionale possono avere per
migliorare i controlli sulle armi a livello nazionale ed il successo delle
iniziative internazionali.
Il secondo intervento “Fermare la violenza armata nelle comunità” è affidato
al responsabile internazionale campagne Bruce Millar di IANSA, una rete
internazionale contro la violenza armata, comprendente circa 800 organizzazioni
della società civile che lavorano in 120 paesi per porre fine alla
proliferazione e all'abuso delle armi di piccolo calibro e delle armi leggere.
La relazione verterà sul ruolo delle comunità locali per la sicurezza delle
persone dalla violenza rafforzando il controllo sul trasferimento di armi.
Inoltre, parlerà delle campagne a favore dell'adozione di politiche di
protezione della sicurezza umana.
L'ultima relazione “Fermare il potere dei mediatori di armi: i controlli
europei e la legge belga” di Holger Anders del Grip – Group de Recherche et
d'Information sur la paix et la Sécurité, istituto di ricerca di Bruxelles sarà
indirizzata a individuare possibili soluzioni per il controllo dei broker.
Infatti, nei conflitti a bassa intensità, nei paesi soggetti a embarghi
internazionali, nei teatri di guerra dell'Africa come il Ruanda, il Congo, la
Liberia e la Sierra Leone, ad esempio, i mediatori di armi sono riusciti a
trasferire ingenti quantità di armi piccole e leggere sfuggendo ad ogni
controllo. Saranno individuate buone prassi per fermare questi traffici a
partire dall'esperienza della legge belga.
Seguirà la conferenza una Tavola Rotonda dal titolo “L'impegno dei territori
per un mondo più sicuro” in cui le associazioni incontreranno i candidati alle
elezioni per la Provincia di Roma per discutere sul ruolo dell'Istituzione
Provinciale sui temi della pace, del disarmo e del controllo degli armamenti.
Programma
Università Popolare UPTER - Palazzo Englefield - Sala 42
Via IV Novembre 157
Roma, 28 marzo 2008
Ore 14.30: Registrazione dei partecipanti
Introduce e coordina - Fabrizio Battistelli (Archivio Disarmo)
Ore 15.00: Relazioni
Verso il Trattato internazionale sui trasferimenti di armi
Sauro Scarpelli (Amnesty International)
Fermare la violenza armata nelle comunità
Bruce Millar (IANSA)
Fermare il potere dei mediatori di armi: i controlli europei e la legge belga
Holger Anders - (Grip - Group de Recherche et d´Information sur la paix et la
Sécurité)
* * *
Question Time - L´impegno dei territori per un mondo più sicuro
Incontro con i candidati Presidenti per la provincia di roma
Modera - Maria Grazia Galantino (portavoce Forum provinciale per la pace, i
diritti umani e la solidarietà internazionale)
Le associazioni del Forum incontrano i candidati alle elezioni per la
Provincia di Roma per discutere l´impegno dell'Istituzione Provinciale sui temi
della pace, del disarmo dei diritti umani e della solidarietà internazionale
Interventi programmati Giorgio Beretta (Campagna Banche Armate)
Riccardo Troisi (Pax Christi/Rete Lilliput)
Francesco Vignarca (Rete Italiana Disarmo)
Ore 18.00: Dibattito
Maggiori informazioni: www.disarmo.org
Banche armate, società civile e Governo a confronto
di Redazione (redazione@vita.it)
25/03/2008
Sabato 29 marzo alla Città dell'altra economia di Roma un convegno per parlare
del tema. Organizza la Rete italiana per il disarmo
  
A Roma, alla Città dell'altra economia, sabato 29 marzo, avrà luogo il
convegno: "Oltre l'insicurezza delle armi: politica, istituzioni, società
civile a confronto".
L'occasione d'incontro, promossa dalla Rete Italiana per il Disarmo e dalla
Campagna di pressione alle "banche armate" col il patrocinio dell'Assessorato
al Bilancio, Programmazione Economico-Finanziaria e Partecipazione della
Regione Lazio intende continuare la riflessione e il confronto di due
precedenti convegni (tenuti nel 2006 e nel 2007 a Roma in collaborazione con la
Provincia di Roma) incentrati su "banche e commercio di armi” e sulle
“tesorerie disarmate ed etiche" che hanno visto la partecipazione di diverse
realtà istituzionali e civili interessate alla promozione del disarmo e della
pace.
Un cammino che ha visto Enti Locali, Istituti di credito, parrocchie ed
associazioni rispondere alle sollecitazioni della Campagna di pressione alle
"banche armate" per un maggior controllo del commercio italiano di armi,
mettendo in atto strumenti di trasparenza e coerenza con le linee di
"responsabilità etica e sociale" da essi assunte. Tra questi vanno annoverati -
per quanto riguarda diversi istituti bancari - le recenti e innovative policy
restrittive in materia di "finanziamenti e appoggio al commercio di armi" e -
da parte di numerosi Enti locali - l'assunzione di criteri etici nella
definizione della tesoreria e per le sponsorizzazioni delle proprie iniziative.
Scelte e strumenti sui quali il convegno intende fare il punto per rilanciare
un'azione coerente e sinergica in grado di favorire un effettivo controllo
delle esportazioni di armi italiane.
Alla vigilia delle elezioni politiche, il convegno intende inoltre promuovere
un confronto con rappresentanti del Governo per offrire elementi di valutazione
dell'operato e per presentare al pubblico le richieste della Rete Disarmo ai
candidati premier in materia di legislazione nazionale e internazionale sul
controllo del commercio di armamenti, di disarmo nucleare, delle spese militari
e della riconversione dell'industria del settore.
Particolare attenzione verrà rivolta anche alle recenti iniziative promosse
dalla Commissione Europea che intendono definire nuove linee guida per
“facilitare il mercato dei trasferimenti interni di armamenti dei paesi
dell'Unione europea” e ai prospettati aggiornamenti dell'accordo di Farnborough
per implementare una “Free Circulation Area” di materiali d'armamento oltre che
alle iniziative in atto alle Nazioni Unite per promuovere un Trattato
internazionale sul commercio di armi (Att).
La riflessione e il confronto su queste tematiche è urgente: il contesto
internazionale a partire dal 2001 si è infatti caratterizzato per il forte
incremento delle spese militari – che nel 2006 secondo i dati del Rapporto
SIPRI 2007 con 1.158 miliardi di dollari superano i livelli del periodo della
Guerra Fredda –, e per la graduale ma costante ripresa del commercio
internazionale di armamenti ad uso convenzionale che – come riporta sempre il
SIPRI – nel 2006 ha toccato la cifra complessiva di 26,7 miliardi di dollari.
Anche le autorizzazioni alle esportazioni di armi dell'Italia presentano valori
crescenti tanto da segnare più che un raddoppio nell'ultimo quinquennio
passando dai poco più di 1,1 miliardi di euro del 2001 agli oltre 2,3 miliardi
del 2006. Un dato quest'ultimo che rappresenta un record ventennale e colloca
l'Italia al settimo posto nel mondo per esportazioni militari in un contesto in
cui i Paesi dell'Unione europea, nel loro insieme, hanno oggi raggiunto una
posizione di primo piano nel commercio di armi al pari di Stati Uniti e Russia.
Per favorire una riflessione ad ampio raggio su questi temi, oltre agli
esponenti delle associazioni promotrici, parteciperanno al convegno
rappresentanti del Governo e del mondo politico, europarlamentari, responsabili
del mondo bancario e dei sindacati, rappresentanti degli enti locali e del
mondo associazionistico, oltre che esperti ed analisti del settore. Il convegno
si prefigge, infine, di definire alcune priorità per il lavoro e l'impegno
delle realtà associative della società civile.
Promosso da Campagna Banche Armate, Rete Italiana per il Disarmo con il
patrocinio della Regione Lazio Assessorato al Bilancio, programmazione
economico-finanziaria e partecipazione.

Giovedì, 27 Marzo, 2008 - 12:56

La guerra di Bush - Michael Moore

La guerra di Bush
Quattromila morti E allora?
Michael Moore
www.ilmanifesto.it

Doveva capitare la domenica di Pasqua, no? che il quattromillesimo soldato americano morisse in Iraq. Fatemi risentire quel folle predicatore, volete? sul perché forse Dio, nella sua infinita saggezza, non abbia esattamente benedetto l'America in questi giorni. Qualcuno si sorprende? 4.000 morti. Stime non ufficiali dicono che possono esserci più di 100mila feriti, offesi, o mentalmente rovinati da questa guerra. E potrebbero esserci un milione di iracheni morti. Pagheremo le conseguenze di tutto ciò per lungo, lungo tempo. Dio continuerà a benedire l'America.
Dov'è Darth Vader in tutto questo? Una reporter della ABC News questa settimana ha detto a Dick Cheney, rispetto all'Iraq, che «due terzi degli americani dicono che non vale la pena di combattere». Cheney l'ha stoppata con una sola parola: «Allora?». Allora? Come in «Allora che?». O come in «Fanculo, non può fregarmene di meno». Vorrei che ogni americano vedesse Cheney che gli mostra il virtuale dito medio: cliccate http://thinkprogress.org/2008/03/19/cheney-poll-iraq/ e diffondete. Poi chiedetevi perché non ci siamo ribellati e non abbiamo cacciato lui e il suo burattino dalla Casa bianca.
I democratici, negli scorsi 15 mesi, hanno avuto il potere di staccare la spina alla guerra - e hanno rifiutato di farlo. Cosa dobbiamo fare? Continuare ad affogare nella nostra disperazione? O diventare creativi, davvero creativi. So che molti di voi leggendo queste righe avranno l'impudenza o l'ingenuità di rivolgersi al vostro deputato locale. Lo farete, per me?
Cheney ha passato il mercoledì, quinto anniversario delle guerra, non a piangere i morti che ha ucciso, ma a pescare sullo yacht del sultano dell'Oman. Allora? Chiedete al vostro repubblicano preferito che ne pensa.
I Padri fondatori non avrebbero mai pronunciato quelle presuntuose parole, «Dio bendica l'America». Per loro sarebbe suonato come un ordine anziché un'invocazione, e non si ordina a Dio, anche se sei l'America. In effetti essi erano preoccupati che Dio potesse punire l'America. Durante la Rivoluzione George Washington temeva che Dio avrebbe reagito male con i suoi soldati per il modo in cui si stavano comportando. John Adams si chiedeva se Dio potesse punire l'America e farle perdere la guerra, giusto per provare il suo argomento che l'America non era degna di vincere. Essi credevano che sarebbe stato arrogante ritenere che Dio avrebbe benedetto soltanto l'America. Quanta strada abbiamo fatto da allora.
Ho visto sulla Pbs che che Frontline di questa settimana conteneva un documentario intitolato «La guerra di Bush». Io la chiamo così da molto tempo. Non è «la guerra dell'Iraq». L'Iraq non ha fatto nulla. L'Iraq non c'entra con l'11 settembre. Non aveva armi di distruzione di massa. Invece aveva cinema e bar e donne che vestivano come volevano, una consistente popolazione cristiana e una delle poche capitali arabe con una sinagoga aperta. Ma tutto questo, adesso, non c'è più. Proiettate un film e vi spareranno un colpo in testa. Più di cento donne sono state sommariamente giustiziate perché non si coprivano la testa con un fazzoletto. Sono felice, come americano benedetto, di avere contribuito a tutto questo. Io pago le tasse e questo significa che ho contribuito a pagare per questa libertà che noi abbiamo portato a Baghdad. Allora? Dio mi benedirà?
Dio benedica tutti voi in questa settimana di Pasqua in cui entriamo nel sesto anno della Guerra di Bush. Dio aiuti l'America. Per favore. © michael moore

Mercoledì, 24 Ottobre, 2007 - 14:36

Una scienza responsabile per un cibo sostenibile

Appello al mondo della scienza
Una scienza responsabile per un cibo sostenibile
Per aderire all’appello, vedere la nota in fondo (*)

www.liberidaogm.org

Tra il 15 settembre e il 15 novembre 2007 si verifica qualcosa di nuovo. Un dibattito nazionale, promosso dalla Coalizione ITALIAEUROPA - LIBERI DA OGM, rimette al centro delle decisioni importanti i cittadini. Tutti gli attori del sistema agroalimentare italiano, vale a dire le organizzazioni dell’agricoltura, dell’artigianato, della piccola e media impresa, della grande distribuzione, del consumerismo, dell’ambientalismo e della cooperazione internazionale, si ritrovano intorno a un interesse comune. E insieme tornano a dialogare con i cittadini di “qualità e sostenibilità degli alimenti”.

Il dibattitto non può prescindere dall’appoggio di tutti gli scienziati e gli studiosi che comprendono il valore della sostenibilità dell’innovazione scientifica e tecnologica. In ambito agricolo, la questione riveste un significato cruciale. L’agricoltura europea deve affrontare criticità sempre più pressanti, che richiedono scelte appropriate sia sul piano politico ed economico, sia sul piano scientifico e tecnologico. Per fare qualche esempio, si pensi alla sfida lanciata all’agricoltura europea dai cambiamenti climatici e dalle urgenti misure fissate dal Protocollo di Kyoto. Ma si pensi anche alla necessità di ridurre i fertilizzanti di sintesi e i liquami zootecnici per rispettare la Direttiva nitrati dell’Unione Europea (91/676/CEE). Si tratta di sfide che si giocano interamente sulla capacità di scegliere innovazioni sostenibili e conformi alla normativa ambientale.

Lo sviluppo del sistema agroalimentare, nel nostro Paese, deve tenere conto di alcuni fatti essenziali. Nella stragrande maggioranza dei casi le dimensioni dell’impresa agricola italiana sono contenute, per la morfologia del territorio e per la storia socioeconomica nazionali. L’Italia quindi non ha alcuna possibilità di competere sulla quantità della produzione, con bassi margini di guadagno, ma può e deve competere sulla qualità, con alti margini di guadagno in particolare nell’esportazione. Tale affermazione è avvalorata dalla crescente domanda di alimenti tipici e genuini espressa dai cittadini italiani ed europei.
Con queste premesse, i costi economici, ambientali e sociali di un’agricoltura sempre più dipendente dal petrolio, dalla chimica industriale e dai brevetti sarebbero enormi e privi di senso.

Anche le colture geneticamente modificate sono antieconomiche. Com’è documentato dagli studi più avanzati di economia delle produzioni agricole, l’agricoltura transgenica non conviene, e la ragione è molto semplice: il rapporto costi/ricavi dell’agricoltura transgenica è sostanzialmente il medesimo dell’agricoltura tradizionale, ma il suo mercato è ristretto per la scarsa accettazione mostrata dai consumatori. D’altra parte, al di là dell’analisi economica, le valutazioni sulle scelte agricole devono tenere in considerazione l’obbligo di rispettare il Principio di Precauzione – previsto dal Diritto internazionale e dal Trattato dell’Unione Europea – per evitare i rischi potenziali degli organismi geneticamente modificati. Da questo punto di vista, il presente appello fa propri i principi presentati dalla Società Italiana di Ecologia nel documento Scienza e Ambiente 2002 (scaricabile www.dsa.unipr.it/site).

Il sistema agroalimentare europeo custodisce nella tipicità delle sue tradizioni e delle sue risorse buona parte del potenziale innovativo necessario alla sua ripresa. La convenienza di far leva su quel potenziale per consolidare processi produttivi e filiere sostenibili è sotto gli occhi di tutti. Nel breve termine, quindi, occorre mettere a frutto tutte le competenze e le innovazioni utili a conservare e valorizzare la diversità dei prodotti locali nel rispetto del territorio. Per esempio, si possono usare tecniche innovative di migliormento genetico, che non fanno ricorso all’ingegneria genetica, perché le varietà agricole esprimano caratteristiche desiderabili per l’ambiente. Anche gli investimenti in ricerca scientifica e tecnologica avanzata non possono attendere, dal momento che i danni provocati dai cambiamenti climatici presto richiederanno di studiare e adottare misure di risparmio idrico, chimico ed energetico lungo tutto il ciclo di produzione.

In Italia e in Europa molte delle risorse e delle competenze necessarie a raggiungere queste finalità esistono già, ma è giunto il momento di trasformarle in programmazione e operatività di sistema. L’obiettivo è ricostruire un patto sociale forte intorno alla sicurezza e alla salubrità degli alimenti, definendo un modello di sviluppo ben ancorato alla realtà a vantaggio della collettività di oggi e di domani. Un modello che, se trasferito nel contesto dell’Unione Europea, può innescare un vero salto di qualità delle politiche comunitarie a cui i cittadini guardano con maggior interesse.

L’Italia e l’Europa sono oggi chiamate a scegliere tra i grandi profitti di poche imprese multinazionali e gli interessi di un’intera cittadinanza. La comunità scientifica, a prescindere dalle distinzioni culturali e disciplinari, ha una grande responsabilità in questa scelta. Firmare l’appello Una scienza responsabile per un cibo sostenibile è anzitutto un atto di civiltà della scienza: un atto semplice, che restituisce agli scienziati il loro ruolo insostituibile nell’emancipazione della società.(*)

(*) Per aderire è sufficiente inviare una mail ai seguenti indirizzi:
modonesi@fondazionedirittigenetici.org
c.scaffidi@slowfood.it
digitando “adesione appello” nel subject e indicando i seguenti dati nel messaggio:
– nome e cognome
– qualifica
– ente di affiliazione
– città
– e-mail

I dati personali saranno utilizzati esclusivamente per l’adesione all’appello e trattati conformemente alla normativa sulla riservatezza.

Sabato, 22 Settembre, 2007 - 13:45

GIORNATA MONDIALE DELLA NONVIOLENZA

GIORNATA MONDIALE
DELLA NONVIOLENZA
Piazza Palazzo di Citta’ - Torino
Martedì 2 Ottobre 2007 dalle ore 16 alle 23
Concerti, stand, riflessioni, mostre e dibattiti
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2 ottobre, giorno della nascita di Gandhi, “Giornata Mondiale della Nonviolenza" invitando Stati, personalità ed associazioni a celebrarne la ricorrenza.
La violenza nel mondo di oggi cresce e si espande in tutti i campi, generando un clima di paura, incertezza, asfissia e chiusura.
Non si tratta solo della violenza fisica della guerra e della criminalità, ma anche di quella economica, razziale, religiosa, psicologica, di quella domestico-familiare e della violenza interna.
La nonviolenza non é semplicemente il pacifismo, non si può ridurre ad una semplice metodologia da adottare nelle manifestazioni. La nonviolenza non é l’atteggiamento rassegnato di chi, per paura, evita lo scontro.
La nonviolenza é una grande filosofia di vita ed metodologia di azione, che da sempre si é ispirata a profonde convinzioni morali e religiose ed oggi è l’unica risposta coerente alla spirale di violenza che ci circonda.
Con questo spirito festeggeremo e celebreremo questa giornata, con concerti, stand, riflessioni, mostre e dibattiti dalle 16 alle 23 in Piazza Palazzo di città, davanti al Comune di Torino

Ufficio stampa:
Maria Teresa Mammola - cell.339.7947844 - email: mteresam1972@libero.it
Patrizia Cascarano - cell.347.8555794 - email: pattyca@libero.it

Giovedì, 6 Settembre, 2007 - 11:27

Nella valle di San Felix, l´acqua piú pura del Cile

Nella valle di San Felix, l´acqua piú pura del Cile scorre nei fiumi alimentati da due ghiacciai.
Grandissimi giacimenti d´oro, argento e altri minerali sono stati individuati sotto questi ghiacciai.
Per arrivare a questi giacimenti, sará necessario rompere e quindi distruggere questi ghiacciai, - niente di cosí folle é mai stato concepito nella storia del Mondo, - e fare due grandissimi buchi, ognuno dei quali sará grande come una montagna, una per l´estrazione e l´altro per lo scarico della miniera.
Questo progetto si chiama PASCUA LAMA. La compagnia si chiama Barrik Gold.  
L´operazione é stata pianificata da una multinazionale della quale é membro Gorge Bush padre.
www.barrick.com http://www.barrick.com/ >
Il governo cileno ha approvato il progetto che doveva cominciare giá nel 2006.
L´unico motivo per cui non é ancora cominciato é perché I contadini hanno ottenuto una sospensione dei lavori. Se distruggono i ghiacciai, non distruggono solo questa speciale fonte d´acqua pura, ma inquineranno anche I due fiumi, cosí che non saranno piú adatti al consumo sia umano che animale dovuto al cianuro e all´acido solforico usato nel processo di estrazione. Tra l´altro tutto l´oro che sará estratto verra inviato tutto alla multinazionale straniera e non ci sará nessun guadagno per la gente che vive in questi luoghi. A loro resteranno l´acqua avvelenata e le conseguenti malattie.
I contadini hanno abbastanza tempo per lottare per la propria terra, peró non hanno potuto usufruire della televisione perché il ministero dell´interno lo ha proibito. L´unica speranza per bloccare questo progetto è ottenere l´aiuto della Giustizia Internazionale.
Il mondo deve sapere quello che sta succedendo in Cile. Il posto dove si puó cominciare a cambiare il mondo é questo.

Fai circolare questo messaggio fra I tuoi amici in questo modo: Per favore copia questo testo e mettilo in un nuovo messaggio, aggiungendo la tua firma e inviandolo a tutte le persone che conosci... .
Se arrivi alla persona Nr. 200 che riceve questo messaggio mandalo a nopascualama@yahoo.com perché sia inviato al governo cileno.
No alla miniera aperta Pascua Lama nella cordigliera delle Ande sopra la frontiera tra Cile e Argentina .
Chiediamo al governo Cileno che non autorizzi il progetto per proteggere I due ghiacciai, la purezza dell´acqua delle valli di San Felix e El transito, la qualitá della terra coltivabile nella regione di Atacama e la qualitá della vita della gente che vive in queste terre.
 Grazie,
 1. Alessandra Monari (Padova, Italia).
 2. Giovanna Albertin (Padova, Italia).
 3. Francesca Casella (Padova, Italy).
 4. Luisa De Biasio Calimani (Padova, Italia)
 5. Loredana Mozzilli (Roma, Italia)
 6. Roberto Ballarotto (Rome, Italy)
 7. Stefania Verona (Lucca, Italia)
 8. Tiziana Folchi (Lucca Italia)
 9. Sabrina Tomei(Lucca,Italia)
 10 Lorenzo Arias Sr. (Lugano, Suiza)
 11. Ramona Muñoz (Lugano, Suiza)
 12.Viviana Viano ( Montagnola, Suisse)
 13. Fabio Ciceri (Pregassona, Svizzera)
 14. Francesca Ciceri (Pregassona, Svizzera)
 15. Maria-Elena Malocchi (Chiasso, Svizzera)
 16. Francesca Greco (6991 Neggio - Svizzera)
 17. Patrick Andezzato (6987 Caslano - Svizzera)
 18. Attilio Bloch (6984 Pura - Switzerland)
 19. Manuela Bloch (6984 Pura - Switzerland)
 20. Nathalie Bloch(6984 Pura - Switzerland)
 21. Aline Bloch (6984 Pura - Switzerland)
 22. Thierry Bloch (6984 Pura - Switzerland)
 23. Paola Pronini Medici (6873 Corteglia - Switzerland)
 24. Gianmario Medici (6873 Corteglia - Switzerland)
 25. Carla Pronini (6928 Manno - Switzerland)
 26. Sergio Pronini (6928 Manno- Switzerland)
 27. Silvia Lafranchi (6670 Avegno - Switzerland)
 28. Maurizio Crocco (Roma, Italia)
 29. Rodolfo Bigotti (Roma,Italy)
 30. Carlo Cartier(Modica, Italy)
 31.Rosario Galli (Roma, Italia)
 32.Gilda Martuscelli(Bologna, Italia)
 33.Maria Teresa Martuscelli(Roma,Italia)
 34..Marina Mazzoli (Bologna, Italy)
 35.Roberta Bellavia (Bologna, Italy)
 36.Marco Chan (Modena Italy)
 37.Luca Gammelli (Italy)
 38.Micaela Colapietro (Firenze, Italia)
 39.Caterina Scardigli (Firenze, Italia)
 40.Guido Incerti ( Firenze, Italia)
 41.Elisabetta Raminella (Venice.Italia )
 42.Enzo Agresti (Venezia.Italia)
 43.Piovesan Marco (Venezia.Italia)
 44. Cristina Mastrotto (Milano. Italia)
 45 Vale ntina Gadotti (Trento. Italia)
 46. Marilena Bianchi (Trento. Italia)
 47. Antonella Pastorino (Trento ,Italia).
 48 Marco Cavalieri (Trento - Italia).
 49. Bruna Passerini (Trento - Italia)
 50. Pagliari Laura (Rovereto - Italia)
 51. Francesca Manzini (Roverto - Italia)
 52. Laura Cantini (Folgaria - Italia)
 53. Maurizio Manzini (Folgaria - Italia)
 54. Laura Kiss (Roma- Italia)
 55. Joanito Liberti (Roma-Italia)
 56. Donata Richichi (Roma - Italia)
 57. Giulio Viganò-Corneli (Roma - Italia)
 58 Adriana Viganò- Corneli (Perugia-Italia)
 59. Maurizio Segantini (Perugia - Italia)
 60. Luca Boccardini (Perugia - Italia)
 61. Chiara Tamburri ( Ascoli Piceno - Italia)
 62. Andrea Antonucci (San Benedetto Del Tronto - Italia)
 63. Cristiano De Angelis (Monteprandone - Italia)
 64. Alberto Ripari (Wolfsburg - Deutschland)
 65. Massimiliano Gabrielli (Ancona - Italia)
 66. Simone Poeta (Polverigi - Italia)
 67. Massimo Raffaeli (Jesi - Italia)
 68. Carmela Affuso (Fabriano-Jesi)
 69. Alessandra Monti (Castello di Serravalle - Italia)
 70. Carlo Onofri (Castello diSerravalle - Italia
 71. Lorenzo Marsigli (Bazzano, Italia)
 72 Chiara Mariani (Bazzano, Italia)
 73 Giacomo Zaccherini (Bazzano, Italia)
 74 Chiara Romagnoli (Bazzano, Italia)
 75 Giovanni Cappellaro (Bologna, Italia)
 76 Laura Simioni ( Treviso, Italia )
 77 Giorgio Gardiman (Treviso Italia)
 78 Antonio Maria Banfi (Vimercate (Milano), Italia)
 79 Gabriella Piolanti (Vimercate (Milano), Italia)
 80 Mauretta Mainardi (cassina de' Pecchi - Italia)
 81 Learco Amadori (cassina de' Pecchi - Italia)
 82 Luciana Raffaldi (Peschiera Borromeo (Milano)-Italia)
 83 Daniele Ardigò (Cremona- Italia)
 84 Graziella Pregnolato (Milano - Italia)
 85 Alberto Riccardi (Voghera - Italia)
 86 Roberto Cazzaniga (Carate B.za - MI, Italia)
 87 Giampiero Sirtori (Carate B.za - MI Italy9
 88. Francesco Nicolini (Carate Brianza - MI, Italia)
 89 Roberto Ferioli (Paderno Dugnano - MI, Italia)
90  Elena Cavallone  (MI, Italia)
91  Germana Pisa (MI Italia)
92 Alessandro Rizzo (MI Italia)
Sabato, 25 Agosto, 2007 - 22:49

Il potere dell'incontro umano

Il potere dell'incontro umano

www.lifegate.it


Si sta diffondendo sempre di più in Italia il counseling, una nuova professione che insegna a valorizzare e potenziare le proprie capacità di ascolto ed empatia per metterle al servizio della crescita personale altrui, in tanti ambiti diversi.
E' un atteggiamento professionale peculiare quello con cui counselor si rivolge al cliente, a metà strada tra il rituale distacco del medico e il caldo coinvolgimento dell'amico del cuore, tra l'aritmetica competenza del commercialista e quella carismatica di un maestro. Carl Rogers stesso, in Psicoterapia di consultazione (ed. Astrolabio), definisce il counseling come "un legame sociale diverso  da tutti quelli che l'individuo può aver sperimentato fino a quel momento". Che cosa caratterizza questa relazione, la cui specificità ha portato alla decisione di non italianizzare il nome della professione ma di mantenerne la dizione originaria - counseling - dal significato così insostituibile?

Proprio il fatto che, prima ancora di essere un rapporto professionale, il counseling è un rapporto umano. E' un momento privilegiato di interazione in cui il counselor crea le condizioni per una comunicazione autentica, in cui il cliente si senta accolto, ascoltato, accettato, compreso. In un tipo di società dallo stile di vita sempre più frenetico, anonimo e automatizzato nelle relazioni interpersonali, diventa sempre più difficile per le persone crearsi situazioni in cui potersi aprire con un interlocutore senza doverne temere il giudizio, la considerazione superficiale, il disinteresse o addirittura il rifiuto.

Il counseling risponde a questa profonda necessità di incontro autentico e di condivisione di riflessioni inascoltate che spesso, una volta accolte da un orecchio attento, da sole si incanalano verso una possibile risoluzione adatta alla persona. Anche in questo il counseling si distingue da altre relazioni professionali, nel suo accompagnare dolcemente l'interlocutore verso l'esplorazione della sua situazione sostenuto dal sottinteso che sarà lui stesso a poter trovare la soluzione di volta in volta necessaria, che è lui - il cliente - l'"esperto", l'unico possibile esperto nell'arte di comprendere e dirigere la sua stessa vita.

Al di là della metodologia e delle tecniche usate dai diversi approcci nel counseling, questa priorità dell'incontro umano accomuna tutte le scuole, è l'essenza stessa della relazione di counseling. E' qualcosa che non si impara sui libri ma che è la vita stessa a insegnare, è un atteggiamento interiore di profondo rispetto e accettazione di sé e dell'altro, che può solo nascere da un lavoro di crescita personale, da un aver sviluppato in prima persona quello che Adrian Van Kaam definisce "impegno esistenziale": la consapevolezza della propria fondamentale libertà di fronte alle sollecitazioni della vita, della potenziale creatività di dare direzione e qualità alle relazioni e della responsabilità conseguente nei confronti della propria esistenza.

La formazione al counseling, ai futuri professionisti in questa nuova professione destinata a diffondersi sempre di più, passa necessariamente per un percorso di scoperta, riconoscimento e consolidamento delle qualità umane presenti in ogni persona che abbia affrontato in prima persona un percorso di conoscenza, accettazione e integrazione personale. Un percorso che sviluppa, a sua volta, la sicurezza interiore necessaria per accompagnare un altro essere umano alla ricerca di sé, con la stessa tranquilla fiducia con cui una guida di montagna accompagna un escursionista sul suo percorso: fornendo stimoli ma sapendo attendere che l'altro sia pronto a coglierli, incoraggiando senza forzare, mettendo in guardia senza invadere, guidando, passo per passo, verso una crescente autonomia e una maggior fiducia in se stessi.

Il counseling è basato su una profonda fiducia nell'essere umano, nella sue capacità di autodeterminazione e nei suoi valori più alti potenzialmente presenti in ognuno. E' questa fiducia che deve impregnare l'atteggiamento di ogni counselor, deve essere il messaggio subliminale che viene passato nella relazione per sostenere la persona nella sua ricerca di sé, con la tranquilla certezza che non spetterà mai al counselor dirle dovere deve andare e cosa deve fare.

Chi conduce l'incontro dovrà "soltanto" essere lì per l'altro, esserci davvero, con tutto se stesso con tutta l'attenzione, l'empatia, la partecipazione di cui è capace chi ha già fatto quella strada in prima persona e decide di intraprendere la professione del "facilitatore" del processo di crescita, della guida di montagna verso tra vette e abissi dell'animo umano, di catalizzatore di un ampliamento di punti di vista e di orizzonti.
Questa presenza, questa capacità di mettere a disposizione la propria umanità, questa autentica premura dimostrata nei confronti del proprio interlocutore, prima ancora di qualsiasi tecnica o strategia pianificata a tavolino, sono gli elementi fondanti, peculiari e vincenti di questa nuova professione di aiuto, del counseling.

Lunedì, 23 Luglio, 2007 - 14:19

Quando il rosso diventa etico

Proseguiamo ad analizzare i campi alternativi del commercio equo e della responsabilità etica delle imprese. Abbiamo parlato di "moda etica", ossia della produzione dell'abbigliamento che possa commisurarsi con la consapevolezza del consumatore a indossare capi ecologicamente sostenibili e compatibili con uno sviluppo umano dell'ecosistame, nel rispetto della natura, del clima e dell'ambiente, del risparmio delle risorse e della loro equa distribuzione. Oggi parliamo di un'industria che produce materiali in "rosso", attualmente fortemente di moda e in uso, ma con un obiettivo: devolvere parte dei profitti derivanti dalle vendite per un programma internazionale per fronteggiare l'AIDS, combattere il dilagare della terribile malattia e attivare canali di formazione e informazione per la prevenzione. Global Found è la ONG a cui fanno riferimento le varie entrate devolute: è l'associazione fondata da Kofi Annan e oggi una delle prime nella lotta contro il virus del secolo nei paesi dell'Africa e in via di sviluppo, come si è consueti definire, in modo relativamente errato.

L'articolo è tratto dal sito www.lifegate.it.

Alessandro Rizzo

Il rosso è di moda, ma può essere anche etico! 

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 Comprare beni di consumo può diventare un’azione etica? Secondo Bono e il suo socio Bobby Shriver sì, e tentano di dimostrarlo con il loro (PRODUCT) RED™.
 
 
 Nell’immaginario comune il colore rosso ha diverse valenze simboliche. Possiamo associarlo a valori positivi, come l’amore romantico o la passione per le proprie idee, per l’impegno politico. Ma altre volte ci fa pensare immediatamente al sangue e, di conseguenza, a malattia e morte.

Proprio per il suo duplice significato, Bono e Bobby Shriver (a capo della DATA, l’organizzazione fondata dai due nel 2002 per esercitare pressioni politiche sui governi mondiali al fine di migliorare le condizioni della popolazione africana) l’hanno scelto come segno distintivo del loro ultimo progetto: (PRODUCT) RED™ .
Una ONG? Il lancio di un nuovo brand? Entrambe le cose, e nessuna di esse.
(PRODUCT) RED™  è uno strano esperimento di marketing etico o di consumismo partecipativo: i due fondatori, infatti, hanno fatto realizzare una serie di prodotti – contrassegnati dal marchio RED, per l’appunto – da alcune delle aziende più famose e di tendenza del momento.
I prodotti finora commercializzati sono: cellulari Motorola, carta di credito American Express, T-shirt della Gap, orologi e abbigliamento Emporio Armani, sneakers della Converse e I-pod della Apple.
Tutti rossi, naturalmente.
Il meccanismo è semplice: chi compra uno di questi oggetti (solo quelli targati RED™, però!), devolve automaticamente una parte del prezzo d’acquisto ad alcuni programmi di assistenza dei malati di AIDS in Africa gestiti dalla Global Fund (associazione nata nel 2002 con l’appoggio di Kofi Annan).
Ma è una donazione in beneficenza, come le varie raccolte fondi o vendite devolute?
Nel manifesto della RED™ si legge, invece, che «non è carità. È semplicemente un modello di business». E, come tale, l’acquirente può addirittura monitorare attraverso un programmino che percentuale del prezzo d’acquisto viene effettivamente data al Global Fund.
Forte di una serie di eventi mondani e mediatici, di campagne comunicative alternative , di guest-star di fama mondiale (Christy Turlington, Leonardo Di Caprio, ecc), RED™ sembra tracciare il futuro del marketing, sempre più attento alla coscienza dei consumatori ma pure ad assecondarne i desideri.
Iniziativa intelligente, anche perché molte altre corporation preferiscono ignorare totalmente certe tematiche. E straordinaria operazione d’immagine per le aziende che aderiscono al progetto.
Del resto, secondo quanto recita ironicamente uno dei refrain pubblicitari di RED™, «quale strada migliore per diventare un buon samaritano di bell’aspetto?!»? Ma siamo davvero già pronti per questa perfetta connection fra etica e business?
Olimpia Ellero
 

Lunedì, 23 Luglio, 2007 - 14:05

Quante atomiche in Italia?

La discussione costruttiva che abbiamo aperto su quante atomiche ospita l' Italia sara' utilissima per il lavoro a supporto della campagna per un futuro senza atomiche.
Quando organizzeremo i tavoli per la raccolta firme, molte delle adesioni saranno sollecitate sulla base della sana e consapevole preoccupazione di chi vive accanto alle basi USA e NATO. Ed ai cd "porti nucleari".
Per la quale creeremo, in collaborazione dei comitati locali, delle schede apposite, che agevoleranno il lavoro dei militanti ai tavoli ed il rapporto con l'opinione pubblica: il che non significa affatto "gridare al lupo", tipico di certa sinistra ultraradicale (qui mi concedo una stoccata polemica). Ragionare, come fanno i vicentini, sugli enormi lavori che sono in corso al Site Pluto significa attingere una prospettiva piu' realistica sul significato di cio' che li tocca (e ci tocca) piu' direttamente e visibilmente con il progetto Dal Molin. Fara' sicuramente bene alla raccolta delle adesioni ai banchetti.
La fanteria e' fuori dalla guerra atomica? Purtroppo non era vero ieri, con i famosi piani per la difesa nucleare della "soglia di Gorizia"; e non e' vero neanche oggi, a maggior ragione con le atomiche che sono diventate micro, potendosi costruire con appena 10 grammi di materiale fissile.
(Su questo punto dei nuovi principi fisici che permettono di superare la "massa critica" ho parlato per ore con Emilio Del Giudice, scienziato dell'INFN, consulente - appare anche intervistato - del servizio di Rainews 24 "Anatomia di una bomba" , che ha vinto il premio Ilaria Alpi).
Ogni Arma, Marina, Esercito, Aeronautica - questo dovrebbe essere noto anche ai sassi - ha la sua proiezione operativa nella "deterrenza nucleare", oggi anche preventiva.

In particolare, la 173^ Brigata, un corpo di para' supereccellente, che avra' sede a Vicenza in tutti suoi reparti, e' dai tempi del Vietnam - si dice - che si e' distinta per le incursioni con gli elicotteri, tipo quella resa famosa dal film Apocalypse Now. Naturalmente Francis Coppola, il regista del film, non e' una autorita' indiscutibile in materia militare e potrebbe benissimo aver fatto confusione con altri reparti USA... Tornando all'attualita' e per intendersi: al momento non esistono elementi per affermare che la Brigata ha in dotazione - che so -  le famigerate GBU28,  le Bunker Buster bombs, che sono delle bombe di penetrazione capaci di perforare il sottosuolo fino a 30 metri di profondita'.
Qui conviene seguire l'ottimo consiglio di Tiziano Tissino e non "sparare" informazioni che non hanno il minimo appiglio. Ma in altri casi, ci ricorda Giorgio Beretta, il dubbio e' legittimo e consistente. Riporto la "saggia" mail che mi ha indirizzato:
"A me il ragionamento sembra molto semplice: di quelle 90 tra Ghedi e Aviano  abbiamo una "qualche certezza/documentazione", delle altre abbiamo meno
certezze, ma ci sono fonti che ne parlano. Noi chiediamo comunque la non produzione/dislocamento di tutte e stop".
Non mi convince, invece, la risposta di Tonino Drago:
"Basta che consulti il Bullettin Atomic Scientists che ogni hanno dice quante ce ne sono nel mondo e ti dice pure il tipo".
Il BAS e' benemerito, come altrettanto benemeriti sono gli esperti indipendenti alla Kirstensen ed Arkin. Ma essi - poiche' non sono interni alla tecnocrazia nucleare e per il motivo piu' volte richiamato del segreto militare - possono al massimo illuminare fievolmente una parte della realta' (includendo il ricorso a ragionamenti deduttivi, sempre probabilistici). Non ci danno, non possono darci, insomma, la "verita'" della questione atomica oggi.
Naturalmente, il segreto militare finisce sempre per trapelare, lasciare delle tracce, anche scritte: ce lo ricorda un bell'articolo, a firma Oscar Reyes, sul mensile attualmente in edicola di "Carta": "Altrimedia. Operazioni quasi invisibili. Sulle tracce degli uomini in nero". Perche' il Moloch militarista non e' per nulla superpotente e perfetto: tant'e' vero che un Turi Vaccaro riesce a penetrare a Woensdrecht e a mettere fuori uso, con una rudimentale mazza, due F16 sofisticatissimi.
Infine condivido le considerazioni di Fabio Corazzina, in particolare questa:
"Non è la paura e la disperazione che ci fa cambiare, nè la prospettiva apocalittica, ma la coscienza che la storia possiamo modificarla in positivo, con la partecipazione allargata, con la conoscenza chiara del problema, con il rilancio della dignità della politica, con la serena e determinata azione per un mondo nuovo e possibile".
Fabio lo sa che, a questo proposito, io insisto sempre sul concetto di fede nella forza costruttiva della nonviolenza, che e' l'unita' popolare dei soggetti differenti (plurale) che si battono per i diritti; e per  il diritto dell'umanita' pacifica in armonia con la natura.
 
Alfonso Navarra
Coordinamento fermiamo chi scherza col fuoco atomico - c/o Campagna OSM-DPN - via Mario Pichi 1 - 20123 Milano
email locosm@tin.it; alfonsonavarra@virgilio.it;     cell. 349-5211837 

Domenica, 22 Luglio, 2007 - 11:46

CON L’’INVITO – L’ENNESIMO – AD ADERIRE ALLA LIP

CON L’’INVITO – L’ENNESIMO – AD ADERIRE ALLA LIP PER UN FURURO SENZA ATOMICHE

Quante sono le testate USA che ospita il nostro Paese?
Le armi atomiche potrebbero trovarsi, per assurdo ma fino ad un certo punto, sotto il Colosseo a Roma?
Il punto e', che, in teoria, potrebbe essere paradossalmente possibile anche la collocazione piu' strampalata, se si considerano le condizioni strutturali di segretezza militare con cui dobbiamo purtroppo fare i conti .
Esistono benemeriti esperti che spulciano sistematicamente le carte del Congresso USA per trovare indizi e "tracce" scritte sul numero e la dislocazione delle bombe atomiche.
Nel 1989 nell'inchiesta che feci per la rivista "Avvenimenti" sulle basi USA in Italia (lancio della rivista al congresso del PCI) ricavai i dati, appunto, dal lavoro di Arkin, che dirigeva l'Institute for policy studies di Washington.
Un altro nostro "esperto", o almeno autoproclamatosi tale, l'ex presidente Cossiga, ha scritto, da senatore, con il suo consueto stile allusivo, una interrogazione il 17 gennaio scorso: "e' vero che 1/3 delle ANT che dovevano essere rimosse dai depositi europei si trovano ancora immagazzinate nelle strutture NATO"?
Rapido calcolo: in Europa le testate tattiche da 6.000-7.000 del 1987 circa sarebbero passate a 2.000 circa; in Italia da 1.500 a 500 circa.
Per la mia esperienza di, diciamo cosi', agit-prop non e' affatto una tattica vincente quella di mostrarsi troppo precisi, convinti e "professionalmente" sicuri su dati che gli esperti interni al sistema nucleare - con l'aria di "io si' che conosco come stanno le cose" - poi ti contestano mettendo in dubbio la tua presunta, sempre relativa, "competenza" (ed avendo facile gioco sul terreno che e' precisamente e precipuamente il loro).
Noi abbiamo tracce scritte che in Italia potrebbero esserci 90 testate a Ghedi e ad Aviano: cosa ci fa concludere che l'apparato nucleare in Italia sia tutto qui?
Dobbiamo stare molto attenti a come ci presentiamo: noi non siamo i "competenti" (magari alternativi) del sistema nucleare; difatti non lo conosciamo dall'interno (ne' potremo mai conoscerlo in questo senso): siamo invece cittadini informati e critici che interpretano il buon senso della gente comune, la forza su cui dobbiamo fare leva: democrazia contro tecnocrazia, questa e', comunicativamente e politicamente, la nostra arma vincente!
Altri nostri "esperti" di movimento hanno trovato "tracce" scritte (sempre su documenti USA) su armi nucleari presenti - che so - a Sigonella: si vedano i lavori (articoli e libri) in proposito del giornalista Antonio Mazzeo.
Esistono, e sono pubbliche, le dottrine di impiego ufficiali dell'arma atomica: il "first use" della NATO, gli attacchi nucleari preventivi per fronteggiare la minaccia degli Stati-canaglia (NPR USA del 2002, poi recepita dalla NATO): queste evidenze - cio' che sta davanti agli occhi e non dietro le quinte - bastano ed avanzano. Come basta ed avanza l'espressione "equilibrio del terrore". Ci devono spingere, come cittadini, a chiedere conto e ragione di quello che del tutto logicamente potrebbe essere contenuto non sotto il Colosseo ma nelle basi straniere in Italia, fermo mantenendo che la nostra "difesa" non puo' andare contro la Costituzione (il famoso art. 11) ne' il diritto internazionale (ad es. la nostra adesione al TNP- Trattato di non proliferazione nucleare).
Non e' - in sostanza - una buona tattica comunicativa da parte nostra difendere a spada tratta la cifra di 90 testate: potrebbero essere di meno, di piu', non e' questo numero quello che importa.
Quello che importa e' che se, da una parte, ci tengono segrete quante sono le atomiche, dall'altra ne hanno ufficialmente programmato un possibile impiego... e che noi cittadini "normali" non ne vogliamo comunque neanche una e non vogliamo neppure sentire parlare di "deterrenza" atomica, meno che mai preventiva...
Questa impostazione "popolare" ci permette, tatticamente, di allertare con giusta preoccupazione, ad es., i cittadini che vivono in prossimita' degli undici porti cd "nucleari" italiani, che e' bene non siano falsamente rassicurati dalle nostre affermazioni che le atomiche in Italia si trovano SOLO a Ghedi e ad Aviano...
Ne' e' bene che dormano tranquilli, che so, i cittadini di Vicenza, con il sito Pluto alle porte (Longare è a 9 km), quello che conteneva le mine atomiche ADM (e le granate, e i missili a corto raggio) che sarebbero state fatte brillare piu' o meno sul posto (qui il solito "esperto" avrebbe da questionare: non qui, ma ai valichi, qualche km piu' in la'...) per "difendere" (sic) la popolazione da un'invasione corazzata del Patto di Varsavia.
Le autorità militari oggi ci assicurano che è dal 1992 che le bombe atomiche nel sito Pluto non ci sono più. Dobbiamo quindi dire ai resistenti vicentini: credete loro a scatola chiusa, perche' anche noi sappiamo (sappiamo?) che le bombe atomiche in Italia si trovano solo ed esclusivamente ad Aviano e Ghedi?
Questo mentre, osservano dal Presidio Permanente, sono in corso oggi lavori di scavo sotterranei a Longare per 25 ettari ed altezza svariati piani, in pratica molto piu' consistenti del progetto Dal Molin pubblico e "visibile"!
Il Comitato "No dal Molin" di Longare ha pubblicato un prezioso opuscoletto sul famigerato Sito Pluto. In esso si cita lo stesso Presidente della Repubblica Napolitano ricordare (28 febbraio 2007, al Senato) che la 173^ Brigata Usa che verra' riunificata a Vicenza e' "strumento del piano di dissuasione e ritorsione anche nucleare denominato <Punta di diamante>.
Ragioniamo. Abbiamo una 173^ Brigata che e' attrezzata, secondo il nuovo modo ufficiale di fare la guerra, anche per attacchi nucleari. Senza armi nucleari, magari solo micro? Ma va la'! E da qualche parte dovra' pure avercele, o mettercele, se le servono (ed e' addestrata a usarle). Le nascondera' sotto il Duomo di Vicenza? O non e' logico supporre che adoperera' il deposito sotterraneo immenso di Longare, protetto da strati impenetrabili di roccia e cemento, con un Centro di intelligence (L'Espresso, 6 ottobre 2006) che resisterebbe anche ad un attacco atomico?
No, non e' giusto, non e' spirito di verita' tranquillizzare i cittadini di Vicenza, come quelli di Livorno, di Genova, di Taranto, di Catania... eccetera. Sono posti dove, oltretutto, l'incidente con fuoriuscita di radioattivita' potrebbe comunque scapparci, come e' scappato a Longare nel giugno 1992: lo denuncia il citato opuscoletto, ipotizzando una errata manovra nella manutenzione di bombe o materiale fissile.
Ci si riferisce ad un articolo, a firma di Alessandro Mognon, de "La Nuova Vicenza" del 5 giugno 1992: "Tracce di radioattivita' a Site Pluto e i militari cementano una galleria - Inviato in segreto dagli Stati Uniti un reparto speciale a Longare".
Nell'opuscolo sono infine riportati dati inquietanti delle ASL sulla mortalita' per tumori, nel territorio vicentino, quelli piu' strettamente legati alle radiazioni...
Morale della favola: invece di farsi forti e belli di una presunta sapienza dei "massimi esperti" (che tali oltretutto non sono) conviene, al contrario, confessare di "sapere di non sapere" intorno alle segrete cose che il complesso militare-industriale vuole tenere sigillate e fuori dal controllo della societa'.
Noi chiediamo di liberarci delle atomiche anche per colmare, almeno in parte, il clamoroso ed assordante deficit di democrazia e di informazione che pesa come una spada di Damocle sulla vita e sulla salute del nostro popolo, come dei popoli di cui minacciamo "per deterrenza" la distruzione.
oggetto : UNA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE PER IL DISARMO ATOMICO
DELL'ITALIA
E' oggi necessario  darsi seriamente da fare, mettendo in gioco la credibilita' ed il
prestigio di cui si dispone, per attirare l’attenzione dell’opinione pubblica europea sul pericolo del ritorno della minaccia nucleare in Europa, simboleggiata dalla decisione di installare uno scudo antimissilistico in Cechia ed in Polonia.
In questo preoccupante contesto propongo di appoggiare, anche per la sua funzione
contrappositiva alle tendenze riarmiste, la campagna promossa (inizialmente) dalla Rete Italiana Disarmo e dal Coordinamento "Fermiamo chi scherza col fuoco atomico":
una legge  di iniziativa popolare per dichiarare l'Italia "Zona Libera da
Armi Nucleari".
Tra le personalita' che hanno aderito ti cito il premio Nobel Dario Fo e, nel campo specifico dell'impegno antimafia, Umberto Santino e Pina Grassi. Ho anche contattato Giovanni Impastato, il fratello di Peppino, e Lino Busa' di SOS Impresa.
Riteniamo che la nostra proposta sia semplice, chiara e diretta. Essa stabisce definitivamente e senza possibili fraintendimenti che le armi atomiche in Italia non ci devono proprio  stare.
Il percorso individuato per la campagna e', sulla falsariga dell'Acqua Pubblica, quello di costruire un Comitato Promotore ampio di  ssociazioni e Reti nazionali (no partiti e no deputati) e di depositare la proposta il 25 luglio pv presso la Cassazione. Le
organizzazioni locali possono (devono!) aderire.
Il Comitato Promotore curera' l'organizzazione della Campagna in modo che la raccolta
delle firme possa effettivamente iniziare in autunno, in contemporanea con la
marcia della pace Perugia-Assisi (7 ottobre 2007).
L'obiettivo e'  quello di raccogliere un numero di firme significativamente alto, ben
al di sopra delle 50.000 richieste per la presentazione della legge.
Alfonso Navarra
TESTO DELLA PROPOSTA DI LEGGE:
Art. 1 - Obiettivi e finalità 1. Il territorio della Repubblica Italiana, ivi compresi lo spazio aereo, il sottosuolo e le acque territoriali, è ufficialmente dichiarato "zona libera da armi nucleari".
2. Il transito e il deposito, anche temporaneo, di armi nucleari, o di parti di armi nucleari, non è ammesso in nessuna circostanza sul territorio della Repubblica, così come individuato al comma 1.
3. Il Governo provvede ad adottare tutte le misure necessarie, sia a livello nazionale che internazionale, per assicurare la piena applicazione del presente articolo entro e non oltre il termine di sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.
Art. 2 - Entrata in vigore 1. La presente legge entra in vigore il giorno della sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale Della Repubblica.
IL GRUPPO DI CONTINUITA' DELLA CAMPAGNA PER UN'ITALIA LIBERA DALLE ARMI NUCLEARI
Lisa Clark - Alfonso Navarra - Anna Polo - Tiziano Tissino info cell. 349-5211837l email locosm@tin.it
PROMOTORI AL 19 LUGLIO 2007 (Associazioni nazionali e loro referenti)
(Se qualcuno e’ stato involontariamente dimenticato batta un colpo in fretta!)
ACLI
 Soana Tortora
ALTRECONOMIA
 Miriam Giovanzana
APRILE online e mensile
 Carla Ronga, Massimo Serafini
ARCI
 Raffaella Bolini, Andreina Albano, Gregorio
ARCI SERVIZIO CIVILE
 Paola Santoro
ARCO IRIS TV
 Rodrigo Vergara
ASSOCIAZIONE OBIETTORI NONVIOLENTI
 Massimo Paolicelli
ASSOCIAZIONE ONG ITALIANE
 Sergio Marelli
ASSOPACE
 Ettore Acocella
BEATI I COSTRUTTORI DI PACE
 Tiziano Tissino
BERRETTI BIANCHI
 Silvano Tartarini
CAMPAGNA OSM-DPN
 Luciano Zambelli
CAMPAGNA PER LA RIFORMA DELLA BANCA MONDIALE
 Andrea Baranes, Carlo Dojmi
CARTA
 Enzo Mangini
CHIAMA L’AFRICA
 Eugenio Melandri
CIPSI
 Guido Barbera
Comitato VIA LE ATOMICHE GHEDI
 Valter Saresini
Comitato VIA LE BOMBE AVIANO
 Tiziano Tissino
Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Istituti Missionari in Italia - CIMI
 Giovanni Scudiero, Giacomo Palagi
Coordinamento ENTI LOCALI PER LA PACE E I DIRITTI UMANI
 Flavio Lotti
CTM - ALTROMERCATO
 Giorgio Dal Fiume
FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO
 Alfonso Navarra
FIM-CISL
 Gianni Alioti
FIOM-CGIL
 Alessandra Mecozzi
FONDAZIONE LELIO BASSO – SEZIONE INTERNAZIONALE
 Linda Bimbi
GREENPEACE
 Giuseppe Onufrio
GRUPPO ABELE
 Gabriella Stramaccioni
LDU
 Tusio de Iuliis
LEGAMBIENTE
 Maurizio Gubbiotti
LIBERA
 Tonio dell’Olio, Gabriella Stramaccioni
LOC
 Massimo Aliprandini
MEGACHIP
 Giulietto Chiesa, Antonio Conte
MIR
 Paolo Candelari, Ilaria Ciriaci
MISSIONE OGGI
 Nicola Colasuonno
MOSAICO DI PACE
 Renato Sacco
MOVIMENTO “IL BENE COMUNE”
 Giulietto Chiesa
MOVIMENTO NONVIOLENTO
 Massimiliano Pilati, Daniele Lugli
MOVIMENTO UMANISTA
 Anna Polo
NIGRIZIA
 Raffaello Zordan
PAX CHRISTI
 Fabio Corazzina
PEACELINK
 Francesco Iannuzzelli
PUNTO ROSSO
 Giorgio Riolo, Roberto Mapelli
PUNTOCRITICO
 Andrea Genovali
REA (Radiotelevisioni europee associate)
 Antonio Diomede
RETE ITALIANA PER IL DISARMO
 Francesco Vignarca
RETE LILLIPUT
 Riccardo Troisi
RETE NUOVO MUNICIPIO
 Salvatore Amura
SEMPRECONTROLAGUERRA
 Patrizia Creati
SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE
 Nicola Perrone
TAVOLA DELLA PACE
 Flavio Lotti
UN PONTE PER
 Fabio Alberti
UNIONE DEGLI STUDENTI
 Valentina Giorda
VAS – Verdi Ambiente e Società
 Riccardo Consales
Berretti Bianchi - Lombardia

Alessandro Rizzo

Giovedì, 19 Luglio, 2007 - 16:11

Un bando che premia il buonsenso

Un bando che premia il buonsenso
17 Luglio 2007
http://www.marcoboschini.it

SCUSATE SE INSISTO… Credo ne valga la pena!
Che occorra ripensare la società inventando un’altra logica sociale, lo dicono persino quelli del partito democratico. Ma qui si pone la questione più difficile: come costruire una società davvero equa e conviviale?
Di certo molti cambiamenti possono essere favoriti da amministratori locali illuminati. Ecco perché l’associazione dei Comuni virtuosi, con la collaborazione del Movimento per la decrescita felice , Città del Bio, Castelli di Pace e Carta, hanno deciso di promuovere il premio “Comuni a cinque stelle. Buone prassi per una decrescita felice”.
Gli obiettivi
L’equa distribuzione delle risorse e delle ricchezze, la solidarietà, la cooperazione, l’interesse collettivo sono i vecchi e nuovi strumenti di una “nuova” politica. Con il premio “Comuni a cinque stelle” si vuole favorire la riflessione su questi temi e la diffusione di nuovi stili di vita. Del resto, esiste un legame molto forte tra i nuovi stili di vita cresciuti negli ultimi anni grazie all’impegno di centinaia di gruppi di acquisto, botteghe del commercio equo, banche del tempo, associazioni e comitati, produttori bio, singoli cittadini e cooperative, e le scelte di “governo di un territorio” promosse dall’ente locale di prossimità.
Il comune, o meglio il “municipio”, può essere considerato come bene comune da cui partire per imprimere ai tanti territori disposti a mettersi in gioco un nuovo modello di società.
Chi può partecipare
Al premio possono concorrere tutti gli enti locali che hanno avviato politiche [azioni, iniziative, progetti caratterizzati da concretezza e una verificabile diminuzione dell’impronta ecologica] di informazione e di sostegno alle “buone pratiche locali” con particolare riferimento alle seguenti categorie:
1- gestione del territorio [opzione cementificazione zero, recupero aree dismesse, progettazione partecipata, bioedilizia…];
2- impronta ecologica della “macchina comunale” [efficienza energetica, acquisti verdi, mense biologiche];
3- rifiuti [raccolta differenziata porta a porta spinta, progetti per la riduzione dei rifiuti e riuso];
4- mobilità sostenibile [car-sharing, car-pooling, traporto pubblico integrato, piedibus, biocombustibili, ecc.];
5- nuovi stili di vita [progetti per la filiera corta, il disimballo dei territori, la diffusione commercio equo, l’autoproduzione, la finanza etica, ecc.].
Come partecipare [entro il 17 agosto 2007]
Gli enti locali interessati dovranno far pervenire entro il 17 agosto 2007, a info@comunivirtuosi.org una scheda riassuntiva dell’iniziativa avviata, indicando l’ente promotore, la categoria dell’iniziativa, una sintetica descrizione [massimo quattro cartelle eventualmente supportate da materiale fotografico, audio o video], i tempi di realizzazione, il numero di soggetti coinvolti e i risultati conseguiti.
Oltre a una quota di 65 euro come spese di segreteria, i partecipanti si impegnano in caso di vincita, a partecipare alla cerimonia di premiazione che si svolgerà a Monsano [Ancona], in occasione della “Festa del buonsenso“, promossa dal Comune di Monsano e dall’associazione dei Comuni Virtuosi, il 25 agosto 2007.
Informazioni
Per ogni informazione è stata istituita la Segreteria del Premio:
Comune di Colorno: tel. 0521 313745, 334 6535965, info@comunivirtuosi.org
Scarica il bando
www.comunivirtuosi.org/attached/
Premio%20Comuni%20a%205%20stelle%20finale.pdf
Associazione dei Comuni virtuosi
www.comunivirtuosi.org
 

Mercoledì, 18 Luglio, 2007 - 17:12

SOLIDARIETA´ CON TURI VACCARO

Comunicato stampa
SOLIDARIETA´ CON TURI VACCARO IN APPELLO IL 19
LUGLIO A DEN BOSCH (OLANDA)
L'AZIONE DIRETTA CHE DA' LA SVEGLIA PER IL
DISARMO NUCLEARE EUROPEO E´ GIUSTA

Solidarizziamo con Turi Vaccaro,
il nonviolento del movimento "Ploughshares", "sabotatore" di F16
nucleari in Olanda, che, il 19 luglio 2007, verra´ giudicato in appello
a Den Bosch, in seguito al ricorso contro la condanna in primo grado
(18 mesi di detenzione), comminata quasi due anni fa (27 ottobre 2005),
da parte del Tribunale di Breda.
Turi e' un pacifista "storico", fin
dai tempi dell'opposizione agli euromissili di Comiso, ma oggi il
movimento di resistenza italiana alla guerra ha imparato a conoscerlo
per il suo impegno nella Carovana della pace, conclusasi a Roma il 2
giugno scorso.
La prima udienza per l' appello era stata fissata il 27
ottobre 2005. I tempi del processo si sono poi allungati perche' la
Corte giudicante era arrivata a proporre la sospensione dall'Ordine
dell'avvocato Difensore di Turi, Meindert Stelling, colpevole di aver
polemizzato duramente con i giudici accusandoli di complicita' con la
preparazione dello sterminio atomico. Un crimine, a suo dire, peggiore
del collaborazionismo con i nazisti. Meindert Stelling e' presidente
della sezione olandese della IALANA (Giuristi contro le Armi Nucleari),
ed ex pilota di F16.
Ora, ci informa Turi, e' cambiato il Presidente
della Corte: si tratterebbe di una donna, dall'atteggiamento piu'
comprensivo e dialogico.
La condanna a Turi era intevenuta perche' il
pacifista siciliano aveva deliberatamente ed in piena coscienza
danneggiato, il 10 agosto 2005, 60°mo di Nagasaki, due caccia NATO F16,
capaci di portare testate atomiche B61, ospitati nella base di
Wonsdrecht. La condanna in primo grado per "vandalismo" e' stata di 6
mesi di detenzione (piu'12 mesi aggiuntivi se il Vaccaro non pagherà
750.000 euro "stralciati" di danni) ed e' stata già materialmente
scontata da Turi (i sei mesi, dall'agosto 2005 al febbraio 2006) nel
carcere di Breda.
La nostra posizione e' chiara: sosteniamo il gesto
di disobbedienza civile del Vaccaro, credente cattolico, attivista
nonviolento da molti anni, considerando sia la sua nobile motivazione
("trasformare le spade in aratri"), considerando altresì la forma di
attuazione, responsabilmente autodenunciata, e contro "strumenti di
morte" e non contro persone.
L'azione di Turi pone pur sempre
all'attenzione di tutti, non solo in Olanda, il problema della presenza
degli armamenti nucleari sul suolo europeo e dei modelli di difesa e
delle dottrine militari che ne prevedono il dispiegamento e l'uso. Turi
Vaccaro sostiene di aver agito per legittima difesa contro
l'illegalita' delle armi nucleari che costituiscono una concreta
minaccia alla vita della sua famiglia, della comunita' in cui ha scelto
di risiedere, dell'umanità tutta.
Il Comitato di Solidarieta' al
nonviolento Turi Vaccaro rivolge un rivolge un appello, in particolare
al Governo italiano ed al governo olandese. Questi governi, in primo
luogo, dovrebbero vigilare, mediante le Autorità competenti, sul
trattamento giuridico in Olanda dell'eurocittadino Vaccaro, esigendo
dalle Corti internazionali che sia sottoposto ad un giusto processo, un
processo che valuti le cause di giustificazione ignorate dal Tribunale
di Breda e, stando a quanto finora avvenuto, anche dal Tribunale di Den
Bosch. Questi governi, in secondo luogo, auspicando che in appello Turi
sia riconosciuto innocente perlomeno del reato di "vandalismo",
dovrebbero comunque assicurarsi che la pena eventualmente inflitta al
pacifista sia scontata umanamente, rispettando i suoi bisogni
fondamentali, che comprendono la necessita' di comunicare con la
famiglia e con gli amici e di rispettare le sue scelte nella
alimentazione e gestione della salute.
Il Comitato infine esorta la
Commissione Europea ed i governi di tutti i Paesi europei a decidere ed
attuare la rimozione e la distruzione delle testate nucleari presenti
sul proprio territorio, incluse quelle installate sui sommergibili e
sulle navi. Invita l'Unione Europea, con tutta la sua articolazione
politico-istituzionale, a sviluppare con la massima priorita' ed
urgenza, iniziative e programmi perchè la politica europea di sicurezza
comune e la politica europea di difesa comune escludano l'arma nucleare
dai concetti di deterrenza, dalle dottrine di impiego e dalle concrete
possibilità operative e perche' - a livello globale, in sede ONU - si
intraprendano seri negoziati per arrivare ad un disarmo nucleare
totale.
Cogliamo l'occasione per ricordare che in Italia vi e' la
possibilita', per i pacifisti, di aderire e di supportare la legge di
iniziativa popolare per dichiarare l'Italia "Zona Libera dalle Armi
nucleari". La proposta verra' depositata il 25 luglio pv presso la
cassazione, a Roma.
Per il Comitato di Solidarieta´ al Nonviolento
Turi Vaccaro c/o Lega per il disarmo unilaterale via Borsieri, 12 -
20159 Milano
Alfonso Navarra cell. 349-5211837 email
alfonsonavarra@virgilio.it
(raccogliamo dichiarzioni di solidarieta'
con Turi ed impegni ad aderire alla LIP per il disarmo atomico
dell'Italia)

Venerdì, 6 Luglio, 2007 - 19:07

Aggiornamenti Distributori Idrogeno

Aggiornamenti Distributori Idrogeno )))))))))))))))))))))))))))))))

La legge è stata presentata al parlamento italiano, LIVE EARTH CONCERT (concerto mondiale
per l'ambiente) ci saremo anche noi a far sentire la nostra voce e promuovere una petizione mondiale?
Fate girare please...

2007.07.06 17:17:50

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Gentili Amici! La legge sulle norme per l'installazione dei distributori multinenergy (metano,
idrogeno) è stata presentata il giorno 28/06/07 al parlamento italiano a opera di un onorevole
della Camera dei Deputati, la legge è stata presentata con una relazione introduttiva e gli
articoli, li troverete in fondo a questa email. Vi prego di sostenere il suo iter postando
sui vostri blog il comunicato stampa che presto rilascerò sul sito www.automobileidrogeno.com

LIVE EARTH CONCERT (CI SAREMO ANCHE NOI!)

Vi invito tutti a inviare email agli organizzatori dell'evento mondiale sull'ambiente
LIVE EARTH CONCERT che si terrà il 7 Luglio 2007 ( http://www.liveearth.org/ )
organizzato dall'ex vice presidente degli Stati Uniti d'America Al Gore chiedendo di far passare
in sovraimpressione il link www.h2petition.org durante l'evento in mondovisione, affinché si
possano finalmente accendere i riflettori su questa nostra importantissima iniziativa tutta
italiana. Se non conoscete l'inglese inviate questa email:

-----------------------------------Inizio lettera da spedire----------------------------------------
Dear Mr. Kevin Wall and Mr. Al Gore,

Italy is kindly asking you to read this letter during the event:

Italian people would like to inform you about their popular initiative to oblige oil multinationals
to install Methane and Hydrogen stations all over Italian territory.
The petition to introduce the proposal of law to the parliament reached the number of more than
500.000 signatures, this is an enormous success in Italy, ten times the signatures necessary.
An Italian deputee, Michele Bordo of the italian democratic party, finally introduced the law on the
28th of June 2007 to the parliament. We are kindly asking you to support our efforts in trying to do
something for climate crisis, and i'm sure this event can concretely bring to light this campaign and
our voice will sound as music to many people all over the world, hoping they will follow this example.

Please sign this world petition at

http://www.h2petition.org

a planet Earth citizen

Stefano Pino
------------------------------------Fine lettera da spedire------------------------------------------

mandate solo l'email in inglese ai seguenti indirizzi:
press@liveearth.org; sponsors@liveearth.org; broadcast@liveearth.org; green@liveearth.org;
nfo@liveearth.org; privacy@liveearth.org;

-------------------------------------------------------------------------------------------------

Norme per l'installazione di distributori multienergy sul territorio italiano

Art. 1 - Finalità ed oggetto della legge.
La presente legge si rivolge alle aziende petrolifere, private e pubbliche, affinchè adottino i
provvedimenti necessari finalizzati all'installazione di distributori multienergy, idrogeno e
metano, su tutto il territorio italiano.

Art. 2 - Distribuzione delle installazioni sul Territorio
E' prevista l'installazione di almeno un distributore ogni 50.000 abitanti entro il primo anno
dall'entrata in vigore della presente legge, ed almeno uno ogni 5.000 abitanti entro il quinto
anno dall'entrata in vigore della presente legge.

Art. 3 -- Incentivi alla installazione
1.Al fine di incentivare l'installazione del distributore multienergy, è costituito un Fondo
alimentato dalla devoluzione dello 0,5% del prelievo fiscale realizzato sulla vendita di
carburanti prodotti da fonti fossili.
2.Il Ministero per lo Sviluppo Economico è delegato all'elaborazione del regolamento di
attuazione del Fondo.
3.Il Ministro dell'Economia e delle Finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti,
le occorrenti variazioni di bilancio.

Art. 4 -- Modalità di produzione dell'idrogeno
Le aziende produttrici di idrogeno hanno l'obbligo di produrlo esclusivamente con l'ausilio
di energie rinnovabili.

Art. 5 - Divieto d'importazione da Paesi non membri
E' fatto espresso divieto di importare l'idrogeno da altri Paesi che non siano membri della
Comunità Europea.

Domenica, 20 Maggio, 2007 - 14:12

Il disertore

Il disertore
Versione italiana di Ivano Fossati basata sulla traduzione di Giorgio Calabrese.
Dall'album "Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia)" (1992)
In piena facoltà,
Egregio Presidente,
le scrivo la presente,
che spero leggerà.
La cartolina qui
mi dice terra terra
di andare a far la guerra
quest'altro lunedì.
Ma io non sono qui,
Egregio Presidente,
per ammazzar la gente
più o meno come me.
Io non ce l'ho con Lei,
sia detto per inciso,
ma sento che ho deciso
e che diserterò.
Ho avuto solo guai
da quando sono nato
e i figli che ho allevato
han pianto insieme a me.
Ma mamma e mio papà
ormai son sotto terra
e a loro della guerra
non gliene fregherà.
Quand'ero in prigionia
qualcuno m'ha rubato
mia moglie e il mio passato,
la mia migliore età.
Domani mi alzerò
e chiuderò la porta
sulla stagione morta
e mi incamminerò.
Vivrò di carità
sulle strade di Spagna,
di Francia e di Bretagna
e a tutti griderò
di non partire piú
e di non obbedire
per andare a morire
per non importa chi.
Per cui se servirà
del sangue ad ogni costo,
andate a dare il vostro,
se vi divertirà.
E dica pure ai suoi,
se vengono a cercarmi,
che possono spararmi,
io armi non ne ho.
Le déserteur
Parole di Boris Vian
Musica di Boris Vian e Harold Berg
1954
Monsieur le président
Je vous fais une lettre
Que vous lirez peut-être
Si vous avez le temps
Je viens de recevoir
Mes papiers militaires
Pour partir à la guerre
Avant mercredi soir
Monsieur le Président
Je ne veux pas la faire
Je ne suis pas sur terre
Pour tuer des pauvres gens
C'est pas pour vous fâcher
Il faut que je vous dise
Ma décision est prise
Je m'en vais déserter
Depuis que je suis né
J'ai vu mourir mon père
J'ai vu partir mes frères
Et pleurer mes enfants
Ma mère a tant souffert
Qu'elle est dedans sa tombe
Et se moque des bombes
Et se moque des vers
Quand j'étais prisonnier
On m'a volé ma femme
On m'a volé mon âme
Et tout mon cher passé
Demain de bon matin
Je fermerai ma porte
Au nez des années mortes
J'irai sur les chemins
Je mendierai ma vie
Sur les routes de France
De Bretagne en Provence
Et j'irai dire aux gens
Refusez d'obéir
Refusez de la faire
N'allez pas à la guerre
Refusez de partir
S'il faut donner son sang
Aller donner le vôtre
Vous êtes bon apôtre
Monsieur le président
Si vous me poursuivez
Prévenez vos gendarmes
Que je n'aurai pas d'armes
Et qu'ils pourront tirer
Sabato, 24 Marzo, 2007 - 11:40

Come si fa obiezione fiscale alla guerra

Carissimi, circa l'annuncio che propone di non pagare la parte fiscale inerente alle spese per i preparativi delle guerre che sono gli eserciti, sapete che in Belgio esiste un'associazione composta da vari movimenti per la pace che propone da decenni e senza successo [ma perseverare conviene] una legge che dispone "l'imposta sull'obiezione di coscenza fiscale".Se la legge esistesse come la proponiamo, la
percentuale delle imposte che andrebbe all'esercito [circa il 10 per cento secondo il reddito individuale] andrebbe invece versato ad un istituto per la pace. Attualmente la legge é stata ancora una volta in questa legislatura, deposta alla camera, ma temiamo, come al solito, che non sarà neppure discussa nelle commissioni che preparano i dibattiti pubblici. Siamo anche membri di un'associazione internazionale che si chiama "International peace tax campaign" che ha perfino ottenuto lo statuto di Ong consultativa presso le Nazioni unite, ma che nonostante cio', non é mai riuscita ad uscire dalla sfera dei pochi convinti affinché queste leggi siano votante un po' dappertutto, specie nei paesi ove il servizio militare é stato soppresso e dunque nessuno puo' più dichiararsi obiettore di coscienza. Se qualcuno vuol saperne di pù puo' prendere contatto con noi visto che la sede dell'associazione internationale si trova a Lovanio
[Belgio: mcp.belgium@swing.be].

Lunedì, 19 Marzo, 2007 - 16:33

Daniele Mastrogiacomo è libero

da www.repubblica.it

La prima telefonata: Grazie a tutti! E' stato consegnato all'organizzazione umanitaria Emergency nell'ospedale di Lashkar-gah nel Sud dell'Afghanistan. La prima telefonata al direttore e alla moglie: "Ringrazio tutti; sentivo che non mi avevate abbandonato e questo mi dava forza e coraggio, ma ci sono stati dei momenti in cui ho temuto veramente di essere ucciso da un momento all'altro". E' rimasto incatenato per tutta la prigionia durata 15 giorni, costretto a cambiare continuamente prigione. Gino Strada: "Sta bene. E' in grande forma. E' giunto qui da uomo libero". Notizie contrastanti sulla sorte dell'interprete Adjmal Naskhbandi ma il reporter assicura: "L'ho visto libero".

Giovedì, 1 Marzo, 2007 - 18:05

XVIII rapporto annuale di Legambiente

È stato presentato il XVIII rapporto annuale di Legambiente, l'annuale rapporto di Legambiente realizzato in collaborazione con l'Istituto di ricerche Ambiente Italia. Un quadro aggiornato con 100 indicatori sulla situazione ambientale dell'Italia.
Come di consueto, anche quest'anno Ambiente Italia è diviso in due sezioni: nella prima vengono approfonditi i temi connessi a infrastrutture e conflitti locali, la seconda contiene un quadro aggiornato con 100 indicatori sulla situazione ambientale dell'Italia. La diagnosi sulla salute del "belpaese" non è entusiasmante, in particolare proprio nei due campi più legati alle infrastrutture: energia e mobilità. Con un andamento in controtendenza rispetto ai trend dei maggiori Paesi europei, l'Italia vede calare il contributo delle rinnovabili ai consumi energetici complessivi: nel 2005 le fonti rinnovabili hanno pesato il 6% in meno sul mix energetico, per effetto soprattutto della riduzione della produttività degli impianti idroelettrici. Nel settore elettrico, l'incidenza delle rinnovabili nell'ultimo quinquennio è stata del 17,6%, un punto in meno della media dei precedenti cinque anni. Le fonti fossili coprono l'88% dei consumi energetici, alla faccia del Protocollo di Kyoto e della necessità di potenziare l'energia pulita. Siamo in ritardo anche nello sviluppo dell'energia eolica, che pure rimane la fonte pulita più diffusa in Italia: 6 MW eolici ogni 1000 abitanti, contro i 20 della Spagna, i 52 della Germania, i 73 della Danimarca. Praticamente statico il livello d'efficienza delle centrali termoelettriche, che passa dal 40,1% del 2000 al 40,2% del 2004, 8 punti percentuali in meno rispetto alla media europea. Direttamente collegato a questi numeri è il nostro drammatico ritardo nella lotta ai mutamenti climatici: le emissioni di gas serra sono cresciute del 12,1% rispetto ai livelli del 1990, mentre in Europa c'è stata nello stesso periodo una contrazione di circa mezzo punto percentuale:
Altro fronte caldo è quello della mobilità. L'Italia è il Paese europeo dove le persone si spostano di più a motore (mediamente ogni abitante fa 15000 chilometri l'anno, +31% rispetto alla media europea e addirittura +60% rispetto alla Germania). E nel trasporto terrestre l'automobile copre circa l'82% della domanda. Abbiamo anche altri record negativi: ci sono 60 macchine ogni 100 abitanti, 10 in più rispetto agli altri Paesi europei, e si vendono appena 24 biciclette ogni 1000 abitanti, metà della media europea.
Tornando ai numeri di Ambiente Italia 2007, la fotografia che restituiscono è di un Paese fermo in tutti gli indicatori che misurano la capacità di innovare: spendiamo per ricerca e sviluppo meno della metà della Germania e un quarto della Svezia, e la bilancia dei pagamenti tecnologici mostra incassi irrisori, un forte deficit e un basso volume d'acquisti e di scambi (le esportazioni italiane di alta tecnologia rappresentano infatti il 7,1% del totale dell'export, contro il 18% della media dell'Unione europea a 25). E però, a dimostrazione che la dimensione locale non è affatto sinonimo di immobilismo, di declino, proprio dal territorio vengono i segnali più incoraggianti, di un promettente dinamismo di quella che si può chiamare l'economia della qualità: la percentuale di superficie agricola coltivata a biologico è doppia rispetto alla media europea, crescono le certificazioni ambientali (l'Italia è il quarto Paese al mondo per numero di siti certificati ISO 14001, alle spalle di Giappone, Cina e Spagna e seconda solo a Germania e Spagna per la Emas, la certificazione Ue), l'estensione delle aree protette sfiora ormai l'11%, i visitatori di musei e siti archeologici d'interesse nazionale hanno superato i 30 milioni con un aumento del 30% rispetto ai primi anni '90. Ammonta poi a circa 5 milioni di ettari (il 16,5% del territorio nazionale, in parte sovrapponibile con parchi e aree protette) il patrimonio di Rete Natura 2000, l'insieme delle zone di conservazione speciale definite ai sensi della direttiva europea Habitat e individuate con i siti di interesse comunitario (Sic) e le Zone di protezione speciale (Zps). Resta invece grave, gravissima, la situazione dell'abusivismo edilizio, rilanciato alla grande dall'ultimo condono del governo Berlusconi: nel 2005 sono state più di 30000 le nuove costruzioni illegali, quasi il 109% in più del 2000.
"Ambiente Italia 2007. La gestione dei conflitti ambientali" - Edizioni Ambiente, 256 pagine, 18 euro. Il rapporto sarà in libreria il 6 marzo e anche acquistabile al Bazar di Legambiente (http://www.legambiente.com/bazar)

Martedì, 27 Febbraio, 2007 - 11:33

UNA SOTTOSCRIZIONE PER I MILITARI VITTIME URANIO

OSSERVATORIO MILITARE FF.AA., FF.PP. e CIVILI Via Ripa Mammea 8 - 00136 ROMA - tel. 064061731 - fax. 0640802267 - www.osservatoriomilitare.it
Sede di Firenze tel/fax: 0554491325 cell. 3394940361


COMUNICATO STAMPA

UNA SOTTOSCRIZIONE PER I MILITARI VITTIME DELL’URANIO IMPOVERITO!


E’ stata la Senatrice Franca RAME che, con 10.000 euro, ha aperto la sottoscrizione per cercare di intervenire in tempi brevi in aiuto delle famiglie devastate dalla perdita di un congiunto o dalla malattia contratta al rientro di una missione. Dopo 45 morti e 513 malati ma soprattutto, dopo i silenzi e gli imbarazzi dei Ministri della Difesa che si sono succeduti negli ultimi anni e degli Stati Maggiori, una Senatrice consapevole della responsabilità dello Stato che rappresenta, di propria iniziativa prova ad arrivare dove le paure e le ipocrisie non possono. Tutti i fondi che arriveranno dalla sottoscrizione aperta sui siti www.francarame.it e www.osservatoriomilitare.it (conto corrente postale intestato a FRANCA RAME E CARLOTTA NAO N. 78931730 ABI 7601 CAB 3200 CIN U - IBAN IT 64 U 07601 03200 000078931730 specificando la causale: "Per le vittime dell'uranio impoverito") saranno destinati a famiglie di militari deceduti e/o malati che non solo vivono il dramma della perdita del congiunto o delle penose sofferenze, ma che hanno dato fondo a tutte le risorse famigliari per assistere, curare e dare conforto ai propri congiunti. Ci sono famiglie che hanno venduto le case, hanno chiuso le attività, ci sono famiglie in cui i familiari sono impazziti e vivono una vita disperata tra ospedali, banche e strozzini.
Franca Rame ha sentito, visto e capito; Franca Rame si è sentita in dovere d’intervenire e chiamare a raccolta tutti i suoi colleghi che, a prescindere dal colore politico, sentono più che mai il bisogno di rappresentare uno Stato che non vuole più misteri, che non dimentica i suoi figli. Non spetta ad un ragazzo di 20 anni decidere se andare o no in un posto o un altro del pianeta, non spetta a lui decidere se la missione è di pace o di guerra, lui ha solo il dovere di servire lo Stato che lo comanda, lui ha solo il diritto di non sentirsi abbandonato dallo Stato. Non si cercano colpevoli, non spetta a noi farlo, il 13 marzo prossimo, al Tribunale di Roma, l’Avv. Dell’Osservatorio Avv. Angelo fiore Tartaglia, aprirà la serie di processi per il risarcimento dei danni morali, biologici, esistenziali e patrimoniali.
Siamo certi che non finirà come Ustica, siamo certi che gli anni bui della prima Repubblica non potranno resuscitare ed affossare la voglia di rinascere di uno Stato che, con l’esempio di una Sua Senatrice, prova a voltar pagine e farsi amare un po’ di più.
Roma 23 febbraio ’07

                                                                                                 Il Responsabile del Comparto Difesa
                                                                                                              Dct. Domenico Leggiero

Lunedì, 19 Febbraio, 2007 - 15:21

Giornata della lentezza

13 02 2007
Il 19 febbraio 2007 Giornata della lentezza

“La giornata è dedicata a quanti hanno la prepotente sensazione che il mondo giri troppo in fretta per rimanervi in equilibrio; un equilibrio che diventa sempre più precario per chi vive e lavora nelle nostre città, assecondando tempi tiranni con sforzi disumani”, dichiara Bruno Contigiani, presidente dell’Associazione L’Arte del Vivere con Lentezza (www.vivereconlentezza.it). “Non è necessario fermare il mondo e cercare di scendere: rallentare e riappropriarci del nostro tempo è possibile partendo da gesti anche piccolissimi del quotidiano, cosa che proponiamo di iniziare a fare dal prossimo 19 febbraio alle persone che riconoscono nell’affanno la regola delle proprie giornate”.

19 FEBBRAIO: GIORNATA MONDIALE DELLA LENTEZZA
Lenti festeggiamenti in tutta Italia il 19 febbraio!
Per aggiornamenti in tempo reale consultare il sito www.vivereconlentezza.it.
Milano, 16 febbraio 2007 – La “Giornata mondiale della Lentezza”, promossa dall’Associazione L’Arte del Vivere con Lentezza per il 19 febbraio 2007, sta raccogliendo sempre più adesioni spontanee da persone e organizzazioni di tutte Italia, ciascuna unica e bellissima, magicamente lenta. Alle singole iniziative di Milano (dove continuano ad aumentare), Casciano Terme, Castel San Pietro Terme, Corbetta, Modena, Napoli, Roma e Teramo si aggiungono quelle “allargate” e distribuite su tutta Italia delle 55 Città Slow e dell’Associazione Manager Zen e dalla Germania arriva il messaggio di Lothar Seiwert, autore di “La strategia dell’orso”.
Le Cittaslow
In Italia, sono 55 le città parte del movimento internazionale delle “piccole città del buon vivere” collegate a Slow Food; tutte hanno aderito alla Giornata Mondiale della Lentezza, proponendo passeggiate e incontri lenti nelle loro piazze, nei corsi, nelle biblioteche e nelle enoteche.
Manager Zen
Un gesto naturale quello dell’adesione dell’Associazione Manager Zen (www.managerzen.it) alla Giornata del 19 febbraio, cui si stanno avvicinando con entusiasmo sempre più persone fra i suoi iscritti.
Lothar Seiwert
La Giornata Mondiale della Lentezza approda, lentamente, anche in Germania, dove sorgono iniziative sollecitate dal messaggio di Lothar Seiwert, autore del libro La strategia dell’orso: La forza è nella calma (Die Bären-Strategie: In der Ruhe liegt die Kraft – Ed. TEA, Milano 2006 – ISBN 88-502-1026-4 www.tealibri.it o www.baeren-strategie.de).
Gli appuntamenti
Le iniziative venute spontaneamente alla luce sono davvero tante; qui di seguito gli appuntamenti confermati (in ordine alfabetico di città):
A Casciano Terme (Pi)
  • i piccoli asinelli Gioconda, Gaia, Libero e Allegra, saranno gli inusuali compagni di viaggio per una camminata lenta con meta il bellissimo borgo medioevale di Lari. La partenza è alle ore 10,00 dall’Agriturismo Le Valli (www.agriturismolevalli.it - Località Le Valli, Collemontanino). Per informazioni e prenotazioni contattare l’Associazione “Orecchie Lunghe e Passi Lenti”, Luisella Trameri al numero 338.7298600, oppure via e-mail all’indirizzo biasba@libero.it.
A Castel San Pietro Terme (Bo)
  • Il giorno successivo all’atteso “Carnevale Slow” del 18 febbraio, la Cittaslow di Castel San Pietro Terme (www.comune.castelsanpietroterme.bo.it) si fa capofila nel territorio bolognese ed imolese della Giornata della Lentezza, invitando i cittadino a usare i mezzi pubblici o la bicicletta al posto dell’auto, a camminare un po’ più del solito e iniziare, così, ad “allenarsi” per la Festa di primavera delle 54 Cittaslow italiane che si terrà nel Comune emiliano i prossimi 17 e 18 marzo.
A Corbetta (Mi)
  • al bar Pane e Cioccolata, in piazza Corbas, alle h. 18,00 lettura lenta organizzata da Nucci Rota.
A Cuneo
La Compagnia del Buon Cammino e il Comune di Cuneo organizzano un momento di lettura seguito da una breve passeggiata nel parco fluviale. L’Appuntamento è alle ore 17,15 presso la Biblioteca dei Ragazzi, in Via Cacciatori delle Alpi n.4.
A Ferrara
  • Il gruppo Ferrara-NordKapp organizza una gara ciclistica, di lentezza: …vince chi arriva ultimo! Consultare il sito www.ferraranordkapp.it per tutte le informazioni e la filosofia che ne è alla base.
A Follonica
  • Va-Lentino, Va-Lontano, Va-Pensiero: i nonni leggono a tutti i bambini dai 2 ai 60 anni le loro fiabe.
A Firenze
  • Andrea Pelù e Marco Vichi invitano i fiorentini dalle h.17,00 del pomeriggio a gustare, lentamente, un tè al latte presso il “Colle Bereto” di piazza Strozzi.
A Guspini (Ca)
  • Poesie a domicilio, a casa e nei supermercati, lette dai giovani della Banca del Tempo. Al pomeriggio, i bambini terranno in alcune strade del paese l’Asta dell’immaginario: sogni, idee, ricordi offerti a chiunque si fermerà un momento da loro.
A Heidelberg
  • In tanti, privatamente o in piccoli gruppi, nelle case e nei caffè, dedicheranno qualche momento della giornata alla lettura lenta di “La strategia dell’Orso” di Lothar Seiwert.
A Milano
  • in Corso Vittorio Emanuele, alle h.11,30 e poi per tutto il pomeriggio, scatteranno i Passovelox per calcolare la frenesia dei milanesi che saranno simbolicamente multati e invitati a consapevolizzare la loro urgenza e, quindi, a rallentare un po’ per abbracciare un minuto di calma; 
  • i CITYWALKERS invitano i milanesi, ma non solo, a percorrere a piedi la città. L'iniziativa è lanciata da Ludovica Amat, con l’obiettivo di raccogliere testimonianze utili a realizzare una grande manifestazione la prossima estate dedicata al tema del viaggio a piedi, progetto oggi allo studio di Amat Comunicazione.
  • al Teatro Zazie, alle h.21,00 la compagnia teatrale Scimmie Nude organizza letture lente tratte da “La Strategia dell’Orso” di Lothar Seiwert, accompagnate da musica dal vivo… naturalmente lenta.
  • Alla Bodeguita del Pilar, in via Malipiero n.10, si potrà gustare una Cena Lenta, a base di prelibatezze eno-gastronimiche che richiedono il giusto tempo per la loro preparazione e degustazione. Per informazioni Infoline 02.58019499 – www.bodeguitadelpilar.it.
A Modena
  • L’associazione taoista Tienli (www.tienli.it) invita i concittadini a “camminare adagio tutti insieme con il taijiquan”. L’appuntamento è alle ore 12,00 sotto i portici di Piazza Grande. Per maggiori informazioni 335.6767406 - http://tienli.blogspot.com.
A Napoli
  • Su iniziativa di Alberto D’Angelo e Lina Marigliano de Il Filo di Partenope Editori Artigiani (www.ilfilodipartenope.it), nasce “Raccontiamo a occhi chiusi”, esperienza di armonia, che si terrà alle 17,30 presso Il Pavone Nero Libreria Caffè, in via Luca Giordano n.10/a. L’incontro è condotto dall’architetto-poeta Riccardo Dalisi. Per informazioni e prenotazioni www.ilpavonenero.it – 081.5562542.
A Pavia
  • Invito del Club Vogatori Pavesi, in Borgo Basso, a provare il Barcé dalle ore 17 alle ore 18: per muoversi sul fiume come una volta, lentamente…
A Roma
  • Paolo Sottocorona, il noto metereologo de La7 ha risposto all’appello ai “Cercatori di nuvole” romani. Sarà con coloro che amano avere lo sguardo rivolto verso l’altro per catturare con la macchina fotografica uno scorcio della città spesso ignorato per la fretta: il meraviglioso cielo capitolino, e fare quattro chiacchiere tra le nuvole L’appuntamento è al Pincio, dalle 12,30 alle 16,30, per gustare le ore centrali e più luminose della giornata, con la nota Piazza del Popolo ai piedi e, sulla testa, le imprevedibili nuvole del cielo di Roma.
  • Florilegio Ars Factory (www.florilegio.net) organizza la “Maratona Lenta”: dalle ore 19,00, da Piazza Trilussa a Piazza Santa Maria in Trastevere, 300 metri in un’ora e mezza per un record di anti-velocità in omaggio ai particolari e al particolare.
  • La redazione della casa editrice Voland (www.voland.it), in Via del Boschetto n.129, a partire dalle 17,30 organizza un aperitivo letterario, per sorseggiare un bicchiere di vino, sfogliare e scegliere libri accompagnati dalla musica e dalla lettura di brani scelti per l’occasione.
  • Spazi dell’Anima (www.spazidellanima.it) raccoglie racconti e testimonianze personali sulle esperienze questa "giornata leeeeentaaaaaaa"; i testi possono essere inviati a lentezza@spazidellanima.it.
A Teramo
  • SlowFIT apre le porte del suo fitness club dalle 8,30 alle 22,00 con lezioni gratuite di pilates, yoga, meditazione e free sessions di personal training. In particolare, a Tortoreto Lido alle ore 20,00 ci sarà una lezione speciale con Fausto Di Giulio, ideatore della formula.
Per conoscere l’elenco dei fitness club italiani che aderiranno all’iniziativa anche in altre città, consultare il sito www.slowfit.com, aggiornato in tempo reale.
A Torino
  • Il meetup Amici di Bebbe Grillo a Torino (http://beppegrillo.meetup.com/13/) organizza i seguenti incontri:
    • h.13,45: ritrovo in Piazza Palazzo di Città all'ingresso del Municipio per assistere al Consiglio Comunale. Serve un documento d'idendità per la registrazione.
    • h.15.40: ritrovo in Piazza Palazzo di Città fuori dal Municipio e passeggiata fino a Grom (http://www.grom.it/pages/filosofia.htm).
    • h.17.30 ritrovo in Via Bogino 9 davanti al circolo dei lettori ( http://www.circololettori.it/). Una volta entrati sarà possibile partecipare all'incontro della serata oppure prendersi il tempo di leggere!
A Rimini
A Viareggio
  • Coquelìcot Teatro organizza un aperitivo poetico musicale, "IL VOLO DEL GRANDE COLIBRì",  con Giacomo Fabbri e Laerte Neri - Drammaturgia di Laerte Neri. L’appuntamento è dalle ore 18.00 in poi al "IL KIOSKO" art-cafè, Viale dei Tigli, Pineta di Levante, Viareggio. Per informazioni: 338/9234535 o coquelicoteatro@tiscali.it
e lentamente sono arrivati anche gli sponsor
  • La Pasta Rummo Lenta lavorazione (www.pastarummo.it) sostiene la “Giornata mondiale della lentezza”. La lentezza è infatti parte integrante del codice genetico di questa pasta di altissima qualità, perché per fare le cose buone ci vuole tempo!
  • Lexmark (www.lexmark.it), è Partner Tecnico della Giornata Mondiale della Lentezza.
…l’appuntamento, quindi, è per lunedì 19 febbraio, per festeggiare insieme il giorno si san Va-Lentino… lentamente!
Per ulteriori informazioni:
Giornata Mondiale della Lentezza
Contatti Utili
  • Ufficio Stampa
Mariangela Fusco – Tel. +39 328 9724635
  • Ufficio Stampa Citywalkers
Amat Comunicazione
  • Associazione L’Arte del Vivere con Lentezza
  • Ufficio Stampa Scimmie Nude
Francesca Audisio – Tel. 333-5223569
  • Ufficio Stampa Bodeguita del Pilar
Michele Novaga – Tel. 333.4959056
  • Ufficio Stampa Manager Zen
Annalisa Fassetta – Tel. 338.3576143
Domenica, 18 Febbraio, 2007 - 16:50

«Sotto il Vesuvio, il nucleare»

www.ilmanifesto.it

La Campania succursale degli Usa. Gli impianti militari, i costi e i pericoli in un dossier della Rete Lilliput. Zanotelli: anche per questo oggi in piazza
Francesca Pilla
Napoli
Napoli come Vicenza e Napoli è con Vicenza. Un allarme lanciato da padre Alex Zanotelli e dagli attivisti della Rete Lilliput per spiegare, con un libretto autoprodotto, alla cittadinanza quello che tutti sanno, ma che in pochi hanno il coraggio di denunciare: la città di Napoli è il quartier generale di tutte le operazioni militari Usa via mare in Europa, Asia, Africa. Da qui controlla 89 paesi, da Capo Nord a Capo di Buona Speranza e a est fino al Mar Nero. «Vicenza ha finalmente rotto il cliché leghista del nordest - dice Zanotelli - con il suo rifiuto coraggioso all'ampliamento della base militare, ma Napoli, dopo lo smantellamento della Maddalena, è già il comando supremo navale degli Stati Uniti e nessuno ha il coraggio di fiatare». Per questo oggi a Vicenza il padre comboniano sfilerà con le centinaia di pacifisti in trasferta dalla Campania con una t-shirt «Napoli come Vicenza». Per questo si è impegnato in prima persona, con l'aiuto di associazioni, studenti e del comitato civico Smilitarizziamo la Campania, a presentare un fascicoletto che scotta.
Cinquantacinque pagine dove sono elencate le basi, i costi e i pericoli delle installazioni militari Nato e Usa in Campania: Ischia e Licola (antenne di telecomunicazioni, Usa), Lago Patria (Comando Statcom), Capodichino (base Us Navy - Comando Us naval forces Europe), Camaldoli (due radio della marina Usa), Bagnoli (Comando Nrf), Nisida (Allied marittime component command Naples), Agnano (Us naval support activity), Carinaro (base Nato di Caserta), Grazzanise (aeronautica Usa) Mondragone (centro di comando Usa e Nato, nonché sotterraneo antiatomico dove sarebbero spostati i comandi in caso di guerra), Montevergine (stazioni di comunicazione Usa nell'avellinese).
Un capitolo a sé riguarda le servitù militari del porto civile di Napoli, da cui passano tutte le navi impiegate nelle operazioni militari, sottomarini nucleari, portaerei, natanti da guerra. Proprio da questo Golfo lo scorso ottobre è partita la Eisenhower, una delle portaerei più grandi della marina statunitense che attualmente, nel Golfo Persico, avrebbe il compito di puntare sull'Iran. Ma a destare maggiori preoccupazioni sono i sommergibili che sostano periodicamente nel porto, possono misurare 110 metri, pesare 7 mila tonnellate e sono dotati di reattori nucleari simili a quelli delle centrali, solo che non hanno a disposizione le pesanti schermature di cemento e calcestruzzo e non sono dotate delle stesse misure di sicurezza di quest'ultime. Ultimo incidente in ordine di tempo quello nella base della Maddalena, venuto alla luce grazie alle rilevazioni di un istituto indipendente corso e a un'inchiesta del manifesto. «Nei porti civili Usa - continua la Romano - secondo una legge del 2001 non possono attraccare, da noi vanno e vengono come voglio. Cosa succederebbe in caso di esplosione?». Secondo una legge del 1995, adeguata alle norme comunitarie, per la città dovrebbe essere già pronto un Ppe (piano di emergenza ed evacuazione), ma i prefetti che si sono succeduti negli anni non hanno mai voluto fornire i termini e i documenti relativi. «La "gestione" del porto - spiega Sandro Fucito, consigliere comunale del Prc - è sottoposta agli accordi bilaterali del '54, in parte ancora secretati e in cui ritengo siano previsti anche i transiti nucleari. In realtà io temo che un piano di emergenza non esista, anche perché sarebbe impossibile evacuare una metropoli come Napoli in breve tempo così come richiederebbe un incidente nucleare. Non sappiamo, inoltre, nulla della giurisdizione statunitense sul sottosuolo». E Angelica Romano aggiunge: «L'eruzione del Vesuvio sarebbe un petardo in confronto a un'esplosione nucleare nel porto. E' assurdo per un paese che ha rifiutato con un referendum le centrali». Martedì
Giuseppe De Cristofaro, deputato del Prc, presenterà in parlamento un'interrogazione urgente al ministro della difesa e a quello dell'interno.
Un ampio capitolo del libretto «Allarme Napoli» è, infatti, dedicato all'industria della guerra: in Campania ci sono 18 fabbriche che producono materiale bellico. Tra queste, oltre alle più note Alenia Aeronautica (che progetta e realizza, da sola o in collaborazione l'Eurofighter/Typhoon, l'Amx, il Tornado e lo Sky-X primo velivolo senza pilota) e l'Agusta Westland (elicotteri militari) a Bacoli c'è la Mbda, definita da Le Monde il primo fabbricante al mondo di missili. «In Campania siamo talmente competenti nel produrre armi - spiega ancora Angelica Romano - che abbiamo una collaborazione diretta tra l'Università Federico II e la Dema, impegnata nella progettazione e nella ricerca bellica. I migliori ingegneri sono selezionati e offerti direttamente dai professori all'impresa. Nel 2005 le esportazioni di armi in Italia sono aumentate del 72% e il nostro primo cliente è Israele». «Domani (oggi, ndr) a Vicenza andremo per dire no anche a tutto questo», conclude Zanotelli, «gireremo per la città molto spontaneamente e in maniera tranquilla». E i lillipuziani precisano: «Non siamo antiamericani, ma siamo contro la politica di guerra del governo Usa».

Domenica, 18 Febbraio, 2007 - 16:49

Live Earth, un concerto per salvare il pianeta

www.ilmanifesto.it
Il sette luglio saliranno sui palchi di mezzo mondo alcune tra le maggiori popstar internazionali. Dai Red Hot Chili Peppers a Snoop Doog e Black Eyed Peas


Francesco Adinolfi


Era nell'aria, tanto per restare in tema, e alla fine la conferma è arrivata. A luglio si terrà una serie di concerti - denominati Live Earth - per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla questione ambientale in generale e del surriscaldamento del pianeta in particolare. Lo fa sapere la pattuglia ambientalista guidata da Al Gore, ex vicepresidente Usa, particolarmente attivo sul versante clima. All'evento - che prevede concerti il sette luglio in sette stati - parteciperanno nomi come Red Hot Chili Peppers, Black Eyed Peas, Bon Jovi, Snoop Dogg, Faith Hill e molti altri da annunciare. Si suonerà in Cina, Australia, Sudafrica, Gran Bretagna, Brasile, Giappone e Stati Uniti. Ci sarà anche una performance in Antartide.
La campagna - la Save Our Selves (Sos) - punta a raggiungere un'audience globale di 2 miliardi di persone attraverso concerti, interventi radiotelevisivi e trasmissioni via web. Insomma un altro «aid» in arrivo di cui Gore si è fatto catalizzatore.
«Dobbiamo pensare in termini di gradissimi ascolti, è l'unica possibilità per far capire di quale crisi stiamo parlando - ha dichiarato l'ex vice presidente -. La campagna Sos e i concerti Live Earth avvieranno su scala globale un processo crescente di informazione per indurre all'azione. La questione climatica potrà essere risolta solo con un movimento di sensibilizzazione globale senza precedenti».
Il coinvolgimento di Gore è ormai a 360 gradi: il racconto del suo attivismo è stato affidato a un film come Una scomoda verità. Il documentario ambientalista che ha legittimato l'impegno dell'ex vice presidente, è stato nominato agli Oscar nella categoria «best documentary», mentre il tema musicale della pellicola I Need to Wake up di Melissa Etheridge è in corsa per la statuetta della «best song». Ma soprattutto il film ha indotto a riflettere sulla rotta di collisione tra iperconsumo energetico/ipersviluppo capitalista e stato del pianeta.
Allo stesso tempo Una scomoda verità è servito a riaccendere accorati dibattiti in ambito scientifico sulla correlazione tra emissione umana di CO2 e cambiamenti climatici.
Gli eventi di luglio saranno organizzati dagli stessi promoter del Live8 e dunque l'impatto a livello internazionale sarà enorme. Kevin Wall - produttore esecutivo del Live 8 - fa sapere che ogni show durerà dalle quattro alle otto ore e a momenti prestabiliti, durante l'intera giornata, due e o tre concerti verranno trasmessi in simultanea.
Saranno presenti anche artisti locali come avvenuto in occasione del Live 8 a cui gli show di luglio si ispirano in tutto e per tutto.
L'unica speranza è che sensibilizzazioni di massa così evidenti, riescano a radicarsi sul territorio, con una progettualità che ai Live Aid in molti casi è mancata: i denari arrivavano in Africa, ma venivano utilizzati non per sfamare ma per guerreggiare.

Martedì, 13 Febbraio, 2007 - 23:13

APPELLO CONTRO LE GUERRE

http://www.francarame.it/

Ho ricevuto questo intenso appello che chiede al governo di rivedere al più presto la politica estera del nostro paese: ci vuole un coraggioso no alla guerra in Afghanistan e alla base Dal Molin di Vicenza.
L'appello è promosso da Teresa Mattei - Partigiana e membro della Costituente, Padre Alex Zanotelli, Vauro - Emergency e giornalista, Giorgio Cremaschi, segretario nazionale FIOM-CGIL e Mauro Revelli, scrittore.
In queste ore stanno aderendo molti intellettuali e personalità del mondo dell'arte e delle scienze.
Se lo condividete, vi chiedo di sottoscriverlo inviando il vostro nome, cognome e professione all'indirizzo mail "nobasenoguerra@gmail.com".
E' necessario manifestare il nostro dissenso, e quindi importante diffondere questo messaggio, farlo firmare a più persone possibili, affinchè diventi un coro di voci per la pace e la fine di tutte le guerre.
Siamo donne e uomini impegnati da sempre per la pace. Abbiamo marciato in questi anni nelle straordinarie manifestazioni contro la guerra globale divampata in Iraq ma nata nel 2001 in Afghanistan. Lo abbiamo fatto nella convinzione che la guerra deve uscire dalla storia e che la politica si riduce a gestione tecnica se non fa di questo obiettivo, di questa grande aspirazione umana la sua bussola regolatrice.
Quando nel 2006 abbiamo contribuito, ciascuna e ciascuno nel suo ambito e con le modalità proprie, a sconfiggere Berlusconi e le destre lo abbiamo fatto anche in nome della pace di quell'impegno, con la speranza che si sarebbe potuto iniziare a cambiare strada. Il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq ce lo ha fatto sperare. E invece oggi guardiamo con sconcerto alle scelte dell'attuale governo in politica estera e militare: mantenimento delle truppe in Afghanistan, al seguito della guerra statunitense. Piena fedeltà alla Nato, aumento spropositato delle spese militari fino alla sciagurata decisione di permettere la costruzione di una nuova base (e non allargamento!!) Usa a Vicenza; intesa di assemblare in Italia, presso Novara, i micidiali bombardieri Joint Strike Fighter, acquistati dagli Stati Uniti per la bellezza di 13 miliardi di euro! La costituzione dice che l'Italia ripudia la guerra e che per di più siamo in Afghanistan come missione di pace. E allora che cosa ce ne facciamo di aerei d'attacco e distruzione che possono trasportare testate atomiche? Bisogna fermarsi, fermarsi e riflettere.
Bisogna ricostruire una connessione con il proprio popolo e il proprio elettorato. Crediamo che la sacrosanta protesta della popolazione di Vicenza vada non solo sostenuta ma ascoltata e indurre il governo a cambiare idea. Così come crediamo che l'avventura senza ritorno della guerra in Afghanistan debba cessare.
Invitiamo il governo e i politici tutti ad ascoltare queste parole e invitiamo i deputati e i senatori che hanno creduto alla lotta per la pace di essere conseguenti con le loro idee votando no al rifinanziamento della missione in Afghanistan.
Se qualcuno pensa che dalla base di Vicenza debbano partire le forze d'azione per ogni tipo di guerra mediorientale ed esportare "un cimitero di pace e democrazia"in cambio di petrolio e di quotidiani massacri, noi pensiamo che dalla guerra bisogna invece cominciare a uscire.
On.Teresa Mattei- Partigiana e membro della Costituente,
Padre Alex Zanotelli,
Vauro - emergency, giornalista,
Gianni Minà - giornalista,
Giorgio Cremaschi - segretario nazionale FIOM - CGIL,
Marco Revelli - scrittore
Venerdì, 9 Febbraio, 2007 - 18:04

Campagna "Tesorerie disarmate"

Campagna "Tesorerie disarmate", verso le tesorerie etiche
http://www.territoridisarmanti.org

A seguito del successo dell'azione di pressione sugli istituti di credito coinvolti nel commercio di armi (secondo i dati della Presidenza del Consiglio diffusi dalla campagna Banche Armate), da qualche anno molti gruppi hanno iniziato a proporre un'analoga modalità di pressione anche agli enti locali. L'idea di fondo è chiedere a Comuni, Province e Regioni di inserire nei propri bandi per la definizione della Tesoreria dell'Ente specifiche clausole che escludano o penalizzino Istituti ufficialmente coinvolti nel commercio di armamenti.

La Campagna “Tesorerie Armate” è rivolta in particolare verso quegli enti locali d’Italia che da diversi anni compiono dichiarazioni ed azioni concrete volte al sostegno dell’ideale della pace. Siamo certi che gli enti pubblici che ci rappresentano, saranno concordi con noi nel considerare come questa proposta sia un passo fattibile e concreto per la diffusione della mentalità per la pace, che è mattone indispensabile per la costruzione di una società realmente democratica.
Dopo alcune prime esperienze e tentativi, dal vario impatto e dal vario successo, l'azione in questo senso si sta potenziando e raffinando, unendosi ad altre azioni che gli enti Locali stanno conducendo verso un'idea di Ente Locale Etico con una propria Tesoreria Etica.
In questa sezione presentiamo i siti di riferimento sul tema delle Tesorerie Disarmate/Etiche ed una serie di notizie rilevanti a riguardo.

Venerdì, 9 Febbraio, 2007 - 17:44

LA GUERRA CONTRO LA JUGOSLAVIA?


UNA GUERRA DIMENTICATA

di Alberto Tarozzi
la guerra contro la jugoslavia? una guerra dimenticata. ma alla periferia di belgrado, la citta' di Pancevo, il cui complesso petrolchimico venne bombardato dalla nato nel 1999, continua a rappresentare oggiil simbolo di una guerra chimica a due passi da casa nostra.
Messa in atto a suo tempo con armi convenzionali, che cadendo su un petrolchimico produssero gli stessi effetti di una bomba chimica. Con conseguenze a orologeria, perche in un paese con l'economia a pezzi se vuoi sopravvivere devi lavorare in un petrolchimico abberciato alla bella e meglio, che ti scarica, ancora oggi, una volta al mese, quantita' di benzene cancerogeno di oltre il MILLE per cento superiori al consentito. Nell'indifferenza generale.
buon anno pancevo hai bisogno di auguri.
buona notte movimento per la pace, ti sia maledetto il letargo.
SERBIA: GRAVE INQUINAMENTO, SECONDO IN DUE MESI A PANCEVO
(ANSA) - BELGRADO, 29 DIC - Un grave inquinamento al benzene ed allo zolfo, il secondo in due mesi, ha colpito la scorsa notte la citta' di Pancevo nei pressi di Belgrado. Lo ha reso noto l'agenzia Beta.
Sede di diverse vecchie industrie inquinanti jugoslave, Pancevo e' tornata di nuovo agli 'onori' della cronaca per una nuova fuoriuscita di benzene e zolfo dall'impianto petrolchimico.
La concentrazione del benzene e quella di zolfo la notte scorsa era fino a 14 volte oltre
la soglia considerata di sicurezza dalla normativa vigente. Tale concentrazione ha spinto le autorita' di Pancevo, citta' a 13 km al nord-ovest di Belgrado, a far scattare un allarme che e' durato quasi quattro ore. Pancevo e stata invasa da un odore molto sgradevole e
gli abitanti sono stati obbligati a restare nelle loro case.
Un mese fa le autorita' comunali di Pancevo avevano gia' fatto scattare un allarme sull'inquinamento chimico. Il rischio di una catastrofe ambientale a Pancevo e' stato evocato a piu' riprese negli ultimi anni. Gli abitanti della citta' hanno protestato molte volte contro l'emergenza ambientale in cui sono costretti a vivere da molti anni.
Una emergenza che si traduce in un tasso di incidenza di tumori tra i 100.000 abitanti della localita' fra i piu' alti dell'intera ex Jugoslavia. Secondo gli esperti serbi, l'inquinamento nella zona e' ormai endemico, mentre ulteriori effetti negativi sulla salute pubblica sono stati attribuiti alle conseguenze dei bombardamenti contro gli impianti cittadini compiuti dalla Nato nel 1999 durante la guerra per il Kosovo. (ANSA). COR
29/12/2006

Venerdì, 9 Febbraio, 2007 - 17:43

URANIO IMPOVERITO

REPORTAGE URANIO
tratto da www.osservatoriobalcani.org - dicembre 2006
di Luisa Morfini e Ciro Cortellessa, Centro di Documentazione di San Donato Milanese
Di fronte al fenomeno delle numerose morti dei soldati italiani che hanno preso parte alle diverse operazioni di decontaminazione del territorio bosniaco dopo la fine della guerra nella ex Jugoslavia, viene da domandarsi quale sia lo stato di salute della popolazione bosniaca che abita o abitava nelle stesse zone in cui hanno operato i nostri soldati. Non è solo una curiosità, è anche uno degli obiettivi della nuova Commissione d'inchiesta sull'uranio impoverito, recentemente istituita dalla Commissione difesa del Senato, la cui principale novità risiede nella possibilità di indagare non solo sui militari colpiti ma anche “sulle popolazioni civili nei teatri di conflitto e nelle zone adiacenti le basi militari sul territorio nazionale”.
Un’analisi della diffusione delle patologie tumorali in Bosnia (in termini quantitativi e con riferimento alla provenienza geografica dei malati) potrebbe fornire elementi anche per verificare l’eventuale correlazione tra l’insorgere delle malattie e le condizioni ambientali che si sono create come conseguenza dell’esplosione di proiettili all’uranio impoverito. Come si evince dalla letteratura recente sull’argomento, a cui si rimanda, non è né dimostrato né negato il legame diretto tra l’insorgere dei tumori e la presenza di radioattività da uranio impoverito nell’ambiente; tuttavia alcuni ricercatori stanno verificando che lo sviluppo di numerosi tumori (linfomi e leucemie) che si riscontrano nei nostri soldati è correlabile all’inalazione e all’ingestione delle nano-particelle di metalli pesanti; si tratta dei metalli pesanti contenuti nei proiettili e che, alla elevata temperatura che si genera nell’esplosione proprio in virtù dell’uranio impoverito, si riducono alla dimensione di non-particelle cancerogene.
Verificare e denunciare con più evidenza il legame tra malattie e condizioni ambientali potrebbe servire alla causa della richiesta di decontaminare il territorio.
Attraverso le interviste realizzate abbiamo quindi cercato risposta alle seguenti domande:
- è aumentato in Bosnia il numero dei malati e dei morti per linfomi e leucemie, cioè per le stesse malattie di cui sono stati vittime i nostri soldati?
- dove vivevano le persone che si sono ammalate?
- l’ambiente bosniaco risulta contaminato ed eventualmente da che cosa (radiazioni e/o nano-particelle)?
Non è semplice trovare risposta a queste domande; o meglio, non è semplice trovare qualcuno che risponda. Per diversi motivi. Ma qualcosa emerge.
L’aumento della mortalità
Al Ministero della Salute della Bosnia Erzegovina non esistono registri dei malati prima della guerra confrontabili con i registri dei malati dopo la guerra. Questo è dovuto al fatto che, dopo gli accordi di Dayton della fine del 1995, una parte significativa della popolazione di origine serba si è spostata in altre zone e in particolare in Republika Srpska, dove è stata inserita nei registri delle relative istituzioni sanitarie; allo stesso modo in Federazione sono arrivate altre persone di origine bosniaca e croata che prima vivevano in altre zone. Dunque le Autorità sanitarie bosniache non possono verificare se tra le persone che abitavano le zone bombardate al momento delle esplosioni con l’uranio impoverito c’è stato un aumento della mortalità.
Questo per quanto riguarda il confronto tra dati raccolti prima e dopo le esplosioni. Ma, poiché l’ambiente potrebbe essere ancora contaminato (da radiazioni, ma anche da nano-particelle) sarebbe utile conoscere lo sviluppo dei tumori nella popolazione che ormai da 11 anni abita nelle zone bombardate (le zone sono abitate da bosniaci e anche un certo numero di serbi che hanno scelto di rimanervi). Ma anche questi dati non sono in possesso del Ministero della Salute. Goran Cerkez, assistente del Ministro, dice che questa specifica verifica non è stata fatta perché ci sono altre priorità di cui il Ministero si deve occupare per la Bosnia.
All’Ospedale Kosevo di Sarajevo, dove l’indicazione dell’eventuale aumento della mortalità per tumori dovrebbe poter essere accessibile, un appuntamento già concordato con la professoressa Nermina Obralic dell’Istituto di Oncologia, ci viene negato all’ultimo minuto; la professoressa dice che a novembre 2005 ha incontrato una Commissione medica italiana e che ha già detto tutto quello che aveva da dire.
In effetti durante tale incontro sono stati stabiliti contatti importanti tra alcuni medici di Sarajevo e dei ricercatori italiani. In particolare la dottoressa Antonietta Gatti dell’Università di Modena, colei che ha individuato la probabile responsabilità delle nano-particelle nell’insorgenza dei diversi tumori nei nostri soldati, sta collaborando con alcuni medici dell’Ospedale Kosevo che, in modo informale, le mandano i dati clinici di alcuni malati per un confronto con i dati dei soldati italiani. Le verifiche di analogie patologiche sono in corso. Ma questo tipo di collaborazione non è tra le attività prioritarie dell’Ospedale che è in forti difficoltà economiche e al momento ha altre priorità (la disponibilità di medicinali, ad esempio: fino a pochi anni fa erano forniti gratuitamente dagli americani, ma adesso scarseggiano).
Poniamo la stessa domanda relativa alla verifica dell’aumento della mortalità al professor Slavtko Zdrale dell’Ospedale Kasindo: l’ospedale si trova nella parte serba di Sarajevo (Sarajevo Est, che qualcuno chiama Srpski Sarajevo) e dovrebbe avere in cura malati prevalentemente serbi, quindi in teoria la parte maggiormente “lesa” dall’esplosione dei proiettili all’uranio impoverito. Il dottor Zdrale però è restio a fornire dati; gli interessa di più dire che a Belgrado i medici sono riusciti a curare con successo un uomo affetto dai tipici tumori legati all’esplosione di uranio impoverito.
Un interlocutore più disponibile a dare informazioni sull’aumento delle malattie è l’associazione “Il cuore per i bambini malati di cancro nella Federazione di Bosnia Erzegovina” (“Srce za djecu koja boluju od raka u FBiH”) e il suo presidente, Sabahudin Hadzialic. L’associazione è stata fondata a Sarajevo nell’aprile del 2003 e riunisce genitori e amici di bambini malati; essa ha verificato che dopo la guerra la situazione dei bambini malati di cancro ha assunto dimensioni molto maggiori rispetto a prima, per motivi diversi; in particolare nella Federazione la malattia è raddoppiata rispetto al periodo precedente alla guerra, cioè rispetto alla diffusione della malattia tra il 1990 e il 1992; è raddoppiata soprattutto nel periodo 2000-2004: in tale periodo nella sezione di Oncologia e di Ematologia della Clinica Pediatrica a Sarajevo sono stati ricoverati 230 bambini con forme varie di cancro: leucemie, linfoma, cancro delle ossa, eccetera.
Questo dato, nella sua drammaticità, è importante ma è troppo semplice, è incompleto e non consente di individuare un legame diretto tra tumori e presenza di uranio impoverito o di nano-particelle nell’ambiente; bisognerebbe sapere di quali tumori sono malati i bambini e in quali aree di Sarajevo vivevano per poter eventualmente mettere in relazione la malattia con la contaminazione da uranio impoverito. Ma all’Associazione non è stato possibile fare questa verifica. Sabahudin Hadzialic ha chiesto da anni al governo della Federazione di effettuare degli studi indipendenti, ma non gli sono stati concessi. Al momento l’informazione può essere accolta come un dato di fatto: nell’area di Sarajevo la mortalità dei bambini è aumentata dopo la guerra.
L’unico lavoro oggi disponibile di verifica dell’aumento della mortalità collegabile alle esplosioni di proiettili all’uranio impoverito è quello di Slavica Jovanovic, dottoressa della Dom Zdraljie di Bratunac, la Casa della Salute. Il suo studio riguarda la popolazione direttamente esposta alle esplosioni, poiché ha analizzato l’aumento di tumori tra i profughi che vivevano ad Hadzici. Hadzici è una località a 27 km da Sarajevo che durante la guerra era in mano ai serbi, i quali anche da tale postazione assediavano la città: la località, e in particolare una fabbrica di manutenzione di armamenti, è stata bombardata dalla Nato nel settembre del 1995 con proiettili all’uranio impoverito. Ora i profughi serbi di Hadzici si sono spostati a Bratunac, cittadina che gli accordi di Dayton hanno attribuito alla Repubblica Srpska.
La dottoressa Jovanovic ha analizzato i dati relativi alla mortalità nella popolazione proveniente da Hadžici (tra le 4.500 e 5.500 persone) e da altre regioni del Cantone di Sarajevo. In particolare ha analizzato e confrontato la percentuale di mortalità su tre gruppi di popolazione del territorio del Comune di Bratunac dal 1996 al 2000:
- popolazione residente a Bratunac già prima della guerra
- profughi arrivati a Bratunac da Hadzici
- profughi arrivati a Bratunac da altre zone della Bosnia Erzegovina.
L’analisi dimostra che la mortalità tra i profughi di Hadzici è 4,6 volte più alta rispetto a quella della popolazione di Bratunac, mentre la mortalità dei profughi che arrivano da altre parti della Bosnia è 2,2 volte maggiore rispetto a quella dei cittadini di Bratunac.
Ci sono diversi possibili motivi per spiegare l’alta percentuale di mortalità nella popolazione che si è spostata da una parte all’altra del territorio: lo stress durante e dopo la guerra, la perdita di familiari e di beni, la cattiva alimentazione, le cattive condizioni igieniche, ma anche la vita in un territorio contaminato da radiazioni o da nano-particelle di metalli pesanti. Dalla stessa analisi svolta dalla dottoressa Jovanovic è possibile estrapolare la percentuale di mortalità dovuta a tumori e verificare come la popolazione di Hadzici presenti la percentuale maggiore rispetto agli altri due gruppi. Purtroppo non viene fornito il dato di dettaglio circa la tipologia di tumori, dato che potrebbe confermare il legame con la contaminazione dell’ambiente da parte dell’uranio. Però intanto si registra che la mortalità da tumore di questa popolazione è più del doppio rispetto a quella della popolazione locale e supera di un terzo la mortalità per tumore degli altri profughi.
Dopo il 2000 l’analisi non è stata più proseguita perché il gruppo target di Hadzici non era più in condizione di essere seguito, avendo subito ulteriori grandi migrazioni.
Il lavoro della dottoressa Jovanovic indica che le persone che abitavano nelle zone dove è avvenuta l’esplosione dei proiettili si sono ammalati di tumore e sono morti in percentuale maggiore rispetto alla popolazione non esposta.
Invece, per quanto riguarda l’aumento della mortalità nella popolazione attualmente residente, l’unica segnalazione è quella proveniente dal dato del raddoppio della mortalità nei bambini che vivono intorno a Sarajevo.
Ma quali sono le condizioni ambientali attuali delle zone bombardate nel 1995?
La contaminazione dell’ambiente secondo l’Istituto di Igiene di Sarajevo
L’Istituto di Igiene della Facoltà di Medicina di Sarajevo ha svolto una ricerca nel corso della quale ha analizzato 37 luoghi in cui si sospettava la presenza di uranio impoverito; i ricercatori Suad Dzanic e Delveta Deljkic hanno trovato tracce di uranio impoverito solo ad Hadzici, in prossimità della fabbrica bombardata. La tabella che segue sintetizza i risultati delle rilevazioni a Hadzici.
I rilevamenti sono stati fatti a partire dal 2004 e per tutto il 2005. Non ci sono dati relativi agli anni immediatamente successivi ai bombardamenti. Il ritardo nelle analisi è dovuto - rispondono i ricercatori – al fatto che negli anni precedenti non c’erano i fondi per fare tale lavoro. La verifica è comunque importante perché sia nell’ipotesi che ad essere nociva sia la radiazione dell’uranio impoverito, sia nell’ipotesi che lo siano le nano-particelle di metalli pesanti, entrambe le possibili cause hanno durata nel tempo, non decadono.
Purtroppo l’Istituto di Igiene ha verificato la presenza di radiazioni solo nell’acqua; i ricercatori hanno analizzato l’acqua nei punti esatti delle esplosioni, subito a lato di tali punti e lontano da essi; e non hanno trovato tracce significative di radiazioni. Ma perché le verifiche sono state fatte solo nell’acqua? La risposta è che, siccome nell’acqua non hanno trovato tracce significative, non hanno analizzato il terreno. Questo anche perché, secondo i ricercatori e Goran Cerkez, il terreno attualmente non è contaminato. Non lo è, dicono, sia perché negli anni precedenti il governo federale ha dato dei fondi per decontaminare le aree, sia perché l’uranio impoverito si potrebbe essere diluito.
Vedremo che quest’ultima valutazione è in contraddizione con quanto rilevato da altre istituzioni.
Per quanto riguarda la possibile contaminazione dell’ambiente da parte di nano-particelle di metalli pesanti, vi ha lavorato un laboratorio all’Istituto di Sanità di Sarajevo: per il momento nell’acqua non sono state rilevate tracce di metalli pesanti; ma anche in questo caso non è stato analizzato il terreno; le ricerche, dati i fondi a disposizione, per il futuro andranno avanti solo per il rilevamento delle radiazioni, non delle particelle, e solo nell’area di Hadzici. Se in futuro dovessero essere segnalate altre località, anch’esse saranno analizzate.
La contaminazione dell’ambiente secondo la Commissione parlamentare
La Commissione parlamentare sull’uranio impoverito in Bosnia Erzegovina è stata istituita nel febbraio del 2005; essa era presieduta dalla serba Jelina Djerkovic e composta da medici, da fisici nucleari, da chimici e da veterinari.
La Commissione ha acquisito alcune informazioni sull’influenza delle radiazioni dell’uranio impoverito sulla salute delle persone e sull’ecosistema; in particolare ha collaborato con gli Istituti di Salute di Sarajevo, di Sarajevo Est e di Bratunac (si veda il citato lavoro della dottoressa Jovanovic) e ne ha assunto i risultati; ha poi collaborato con un Istituto di Ingegneria genetica di Sarajevo che è arrivato alla conclusione che la radiazione provoca modifiche genetiche.
Un altro degli obiettivi della Commissione è stato quello di individuare quali aree erano state decontaminate e quali restano ancora contaminate. Sono stati quindi raccolti i dati relativi al lavoro di decontaminazione delle istituzioni bosniache e della Republika Srpska, i rilievi che l’UNEP ha realizzato presso la fabbrica di Hadzici e presso altre località, e i dati che la Nato ha messo a disposizione circa le coordinate dei bombardamenti. I dati rilevati non sono completi: la Nato, per esempio, ha dato solo le coordinate di 16 località sul totale delle 21 bombardate. In ogni caso le tre località maggiormente colpite a oggi risultano Hadzici, Han Piesak in Repubblica Srpska e Kalinovik.
Di queste tre località solo una parte di Hadzici (non tutta la fabbrica) è stata decontaminata, le altre no. Così esse sono ancora minate e vi sono ancora i proiettili all’uranio impoverito nel terreno e negli edifici; gli esperti della Commissione hanno espresso il parere che per decontaminare queste località sia necessario togliere definitivamente questi proiettili perché, se è vero che dopo 10 anni la radiazione superficiale non è più presente nell’aria, essa permane nell’acqua e nel terreno. Inoltre i proiettili rimasti inesplosi nel terreno sono pericolosi perché, dice Jelina Djerkovic, nei prossimi 30-40 anni si possono ossidare e liberare le particelle di metalli pesanti che contengono e quindi inquinare terra e acqua ed entrare nella catena alimentare.
Anche Zijad Fazlagic, direttore della fabbrica di Hadzici bombardata, conferma che non tutto il terreno della fabbrica è stato decontaminato. C’è un rapporto UNEP che segnala i punti bombardati di Hadzici, ma i proiettili sono entrati a fondo nel terreno e, dice Fazlagic, “quando guardi con gli occhi non li vedi; ma ci sono”.
La Commissione ha concluso i lavori a novembre 2005 arrivando ad alcune raccomandazioni:
- ha suggerito che il governo della BiH crei un istituto per la sicurezza finalizzato ad affrontare a questo problema e che potenzi gli Istituti che si occupano di salute;
- ha suggerito un set di leggi per la protezione dalla radiazione nucleare in caso di nuova contaminazione per l’uranio non ancora esploso (per evitare di trovarsi impreparati come ai tempi di Chernobyl);
- ha chiesto che si completi in modo esaustivo il censimento delle località ancora minate da uranio e metalli pesanti.

Nel marzo 2006 l’Agenzia atomica europea ha messo a disposizione 60.000 euro per i problemi connessi con la decontaminazione da uranio. La Commissione ha chiesto che siano formulati precisi programmi per la decontaminazione e che siano formate squadre di esperti per utilizzare questi fondi per curare le conseguenze dell’uranio sull’ambiente e sulla salute.

Perché
L’impressione che si ricava dall’insieme di questi contatti è che le autorità bosniache non si possano ancora permettere di affrontare il problema in modo esaustivo. A tratti sembrano anche cercare di ridimensionarlo. Cerkez, per esempio, Assistente del Ministro della Salute, dice che “si fa troppa ricerca e si parla troppo di uranio mentre bisogna cercare anche altre cause”; in particolare, con riferimento alle morti dei nostri soldati, Cerkez domanda: “Cosa hanno mangiato i vostri militari quando erano qui? Io so che i cittadini della Bosnia per tutta la guerra hanno mangiato cibo in scatola per tre anni, con molti conservanti: questi sono fattori di rischio. Anche lo stress è un fattore di rischio, molto più dei bombardamenti. Secondo le nostre fonti ci sono altre cause per le numerose morti”.
E’ vero che le cause dell’aumento della mortalità potrebbero essere diverse, è vero che non si può pretendere troppo da un Paese che sta lentamente riprendendosi dalla guerra tra mille difficoltà di natura economica e legate alle esigenze di ricostruzione. E’ vero che ci sono molti altri problemi prioritari da affrontare tutti i giorni (come la disoccupazione al 40%, tanto per dirne una). Però, negare la “responsabilità” della contaminazione ambientale correlata con l’esplosione dell’uranio impoverito ha conseguenze pericolose per la popolazione, e intralcia l’avvio del necessario percorso di ulteriore decontaminazione del territorio.
Intervista a Zvonko Maric
Abbiamo raccolto il parere di Zvonko Maric, giornalista di “Bosnia-Hercegovina Federacija TV”; Maric lavora ad un programma televisivo che si occupa di quei problemi di cui nella stessa Bosnia si parla poco, di problemi che tanti hanno paura di affrontare, come il caso dell’uranio impoverito.
Perché le autorità bosniache non possono dedicare energie al problema dell’uranio impoverito?
Uno dei motivi è il fatto che le Nazioni Unite non hanno controllato bene, non hanno avvisato bene ed hanno anche fatto una grande pressione presso il Parlamento bosniaco, presso la Commissione parlamentare, chiedendo di non parlare, di non mettere in evidenza questo problema. Anche il Parlamento bosniaco è sotto pressione.Un secondo motivo è l’intenzione di tenere la popolazione bosniaca più serena, perché se si cominciasse a parlare di questo problema, la popolazione si preoccuperebbe molto e forse ci sarebbe ancora un ulteriore spostamento di popolazione.Sarebbe necessario portare in tribunale i responsabili delle Nazioni Unite che hanno lasciato eseguire questi bombardamenti all’uranio impoverito. Qua potete parlare con i giornalisti che hanno coraggio e che vogliono che si scopra la verità e che qualcuno risponda per essa. Quelli che sono meno curiosi non parlano mai, cercano di evitare il problema perché temono di non resistere nel portarlo avanti.
Secondo lei qual è la vera dimensione del problema nei dintorni di Sarajevo e nei campi profughi serbi in Republika Srpska?
Il problema ha delle dimensioni che si cerca di nascondere. Solo quelli che non vogliono essere e non sono informati non sanno che pericolo esiste; ma tutti quelli che sono un po’ informati, non possono non vedere sia il dato del numero di soldati italiani che sono stati qua in missione di pace e che sono morti, come anche il dato dell’elevato numero di persone che abitavano a Hadzici, e che ora vivono nei campi profughi di Bratunac e che si ammalano e muoiono. Stanno morendo molti giovani. Ma si ammalano e muoiono tante persone che vivono ora a Hadzici.
Jelina Djerkovic ha detto che molti posti non sono ancora stati decontaminati...
E’ vero e non si può negare, ma la cosa peggiore è che nessuno fa qualcosa per decontaminare quei terreni che rappresentano ancora oggi un pericolo per le bombe ancora non esplose nel terreno. La Bosnia Erzegovina non è ancora uno Stato normale. Non voglio che si pensi che la popolazione non sia normale, sono i politici a non essere normali, non so se si arrabbiano a sentire dire questo, ma lo posso mettere per iscritto: non sono normali. Non hanno fatto proprio niente per proteggere la popolazione, per garantire il diritto alla salute.
L’unica loro preoccupazione è la criminalità, ma non per eliminare quel problema. Come giornalista ho verificato tante volte che non fanno niente per proteggere il diritto alla salute della popolazione, che è uno dei diritti più importanti.
Secondo lei, anche la Commissione parlamentare ha subito pressioni nei suoi lavori?
Sicuramente le commissioni che si formano in Bosnia hanno l’obiettivo specifico di non fare niente, vengono messe le persone che non vogliono fare niente.
Lei hai la libertà di dire queste cose nella sua televisione?
Io le dirò sempre queste cose; vivo da 4 mesi protetto da poliziotti perché ci sono delle persone che mi minacciano, ma io le dirò sempre.
Ma la sua trasmissione va in onda su questo argomento?
Sicuramente, sì. Vorrei però dire ancora una cosa sulla Commissione: essa è sempre sotto la pressione dei politici e delle Nazioni Unite e funziona sempre sotto quelle pressioni; la Commissione non ha tanta forza, tanta possibilità di trattare questo problema, di avere tutti i dati ma anche se li ha, non può pubblicarli. La Commissione è politica, non ha esperti.
Cosa pensa del lavoro di Slavica Jovanovic?
Lei ha provato ma il suo lavoro non è stato sufficiente. Non perché non sia preparata, ma perché anche lei è stata sotto pressione. In tutta la Bosnia non si trova nessuno che possa dimostrare la relazione tra malattie e presenza di uranio impoverito. Tutti fanno tentativi di fare qualcosa, ma sono quasi tutti sotto pressione.
Cosa pensa del lavoro di Slavtko Zdraje?
Lui ha alcuni dati, ma se ve li darà, lo farà in modo non ufficiale, perché non li può dare; magari ve li darà un po’ modificati. Davanti alla telecamera dirà qualcos’altro, un po’ meno di quello che è veramente; se gli dici che lo proteggerai e che non metterai il suo nome e cognome, i dati possono essere più importanti, più vicini alla verità.
Solo i giornalisti parlano e non hanno paura; hanno paura della loro sicurezza, ma non della loro carriera; sono minacciati, ma non rischiano il posto di lavoro; gli altri cercano di nascondere la verità perché proteggono il loro posto di lavoro. In Bosnia funziona tutto così: se tu intervisti qualcuno della Commissione e gli prometti di non dire il suo nome, ti darà più informazioni rispetto a quello che ti dirà di fronte ad una telecamera.
Venerdì, 9 Febbraio, 2007 - 17:42

ARMI DI DISTRUZIONE DI MASSA


Amnesty International - www.amnesty.it
Nel mondo in cui viviamo, sono in circolazione quasi 700 milioni di armi e altri 8 milioni vengono prodotte ogni anno. Ci sono aziende che le fabbricano, intermediari che le mettono in commercio, governi e privati che le acquistano e le vendono, persone che le utilizzano. E in fondo a questa catena, le vittime che ne muoiono, una al minuto. I dati sul traffico incontrollato di armi nel mondo sono sconvolgenti.
Occorre riflettere, innanzitutto, sui nomi degli stati che portano la responsabilità più grave di questa incontrollata proliferazione di armi nel mondo. Quasi il 90% proviene dai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite: Usa, Russia, Cina, Francia e Regno Unito. I paesi in via di sviluppo sono i primi destinatari di questo commercio: circa il 70% del valore di tutte le armi commercializzate al mondo. Dal 1999 al 2003 Usa, Regno Unito e Francia hanno ricavato dalla vendita di armi ad Africa, Asia, Medio Oriente e America Latina più di quanto hanno destinato in aiuti a queste stesse aree.
Anche l’Italia fa la sua parte: figura al secondo posto dopo gli Usa nella classifica dei paesi esportatori di armi leggere nel mondo ed è al settimo posto per valore complessivo di armi esportate. Nel 2003, ha venduto 1,3 miliardi di euro di armamenti, con un incremento rispetto al 2002 che sfiora il 40%. In un periodo generalmente caratterizzato da una crisi generale dei mercati, un solo settore ha mostrato capacità di performance incredibili: quello delle armi. Sono state esportate verso la Cina armi per 127 milioni di euro: prima ancora che il presidente Ciampi a dicembre si recasse a Pechino e, in nome degli interessi commerciali, annunciasse il vergognoso sostegno dell’Italia all’eliminazione dell’embargo sulle armi alla Cina, il nostro paese già aveva violato quell’embargo e la legislazione italiana.
Sono scandalose anche le cifre sul business delle esportazioni mondiali autorizzate: intorno ai 28 miliardi di dollari ogni anno. Si tratta di risorse che potrebbero essere sufficienti a ridurre la mortalità infantile ed eliminare del tutto l’analfabetismo in Africa, Asia, Medio Oriente ed America Latina; invece vengono utilizzate per sostenere le politiche sbagliate di governi che preferiscono ingigantire il loro debito estero nella corsa agli armamenti, piuttosto che sostenere programmi virtuosi, e spesso meno costosi, di sviluppo economico e lotta alla povertà. Non ci sono dubbi: la proliferazione delle armi acuisce la povertà del mondo. La metà dei paesi spende più soldi per la difesa che per la salute. Il 42% degli stati con il più alto budget destinato alla difesa figurano in fondo alla classifica dell’indice di sviluppo umano.
Ma le statistiche più difficili da raccontare sono quelle che davvero contano. Riguardano le conseguenze finali di questo commercio della morte. Un essere umano ogni minuto, 1.300 ogni giorno, almeno 500.000 all’anno. Le conseguenze, in termini di vittime, sono equiparabili a quelle di due Tsunami ogni anno.
Il traffico di armi colpisce in modo diretto o indiretto soprattutto i più deboli: le donne
e i bambini.
Per le donne, la presenza di un’arma tra le mura di casa è un fattore di rischio che aggrava a dismisura la portata della violenza domestica. In Francia e in Sudafrica una donna su tre che rimangono vittime di omicidio è uccisa dal proprio marito con un arma da fuoco; questo rapporto aumenta a due su tre negli Stati Uniti.
Le cifre sui minori accrescono la drammaticità del fenomeno. Non c’è solo l’imbarazzante dato dei 300 mila bambini soldato direttamente coinvolti in un conflitto, ma anche l’alto numero di minori che fa parte di bande criminali nelle tante periferie del mondo. In Brasile, ad esempio, le armi di piccolo calibro sono la prima causa di morte dei ragazzi tra i 15 e i 19 anni: la gran parte delle pistole che vengono sequestrate giorno dopo giorno dalla polizia brasiliana proviene da una fabbrica italiana. Il nostro Made in Italy può davvero essere sempre un motivo di orgoglio nazionale?
Dalle gang di Rio de Janeiro e Los Angeles, alle guerre civili in Liberia e Indonesia; dalle crisi dei diritti umani in Sudan e Repubblica Democratica del Congo, alla violenza che ormai quasi non fa più notizia in Iraq e in Colombia. Siamo arrivati ad un punto critico: l’impatto della proliferazione incontrollata di armi ha conseguenze che sono diventate inaccettabili in termini di vite spezzate, di inasprimento del livello generale di violenza tra gli stati e all’interno degli stati, di opportunità perse nella lotta alla povertà e alle disuguaglianze su scala globale.
Eppure invertire questa tendenza non è impossibile. In Canada nel 1995 è stata inasprita la legge sul possesso delle armi: nell’arco di 8 anni, il tasso di omicidi contro le donne è sceso del 40%. In Australia, cinque anni dopo la modifica di un’analoga legge, la percentuale si è addirittura dimezzata. Anche a livello internazionale i risultati ottenuti dalla campagna contro le mine antipersona dimostrano che il cambiamento è possibile: il trattato di Ottawa del 1997 non ha ancora portato al definitivo superamento del problema, ma da allora più nessun paese commercia apertamente questo tipo di armi.
"Control Arms" è un ultimatum ai governi, che autorizzano formalmente fino al 90% dei traffici di armi nel mondo. "Control Arms" è un richiamo alla loro responsabilità di disinnescare ora, subito le autentiche armi di distruzione di massa che circolano indisturbate:
attraverso un controllo statale più rigoroso sui trasferimenti, la disponibilità e l’uso delle armi, nel rispetto del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto umanitario; a partire dall’introduzione in Italia di una legge specifica sugli intermediari di armi e l’adozione di norme più restrittive sull’esportazione di armi leggere;
attraverso il rafforzamento dei meccanismi di controllo a livello regionale, a partire dalla revisione del Codice di Condotta europeo sull’esportazione di armamenti;
attraverso soprattutto l’adozione di un trattato internazionale sul commercio delle armi entro il 2006.
I principi alla base di questo trattato sono semplici e alla portata dei governi e della comunità internazionale. Intervengono sia sulla domanda che sull’offerta di armi e si propongono di:
- impedire il trasferimento di armi che sarebbero utilizzate illegalmente per violare i diritti umani, influenzare negativamente la sicurezza regionale o lo sviluppo sostenibile;

- subordinare qualsiasi trasferimento di armi all’autorizzazione di uno stato attraverso un meccanismo di licenze e alla registrazione degli intermediari e dei trasportatori;

- interrompere le forniture a quegli stati che sono sotto embargo o non hanno direttamente fornito il loro consenso al trasferimento stesso;

- garantire – come avviene per gli alimenti prodotti a partire da OGM o i bagagli negli aeroporti – il funzionamento di un sistema globale di marcatura e tracciabilità di armi e munizioni.

Parliamo di un trattato che ripropone obblighi già presenti nel diritto internazionale: possono sembrare norme minime di buon senso, ma riaffermarle in un testo solenne e vincolante dal punto di vista giuridico può realmente salvare milioni di vite.
Centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo hanno deciso di aderire a questa campagna. I governi di paesi come Brasile, Cambogia, Costa Rica, Finlandia, Kenya, Mali, Messico e da ultimo, a febbraio, il Regno Unito, hanno scelto di sostenere questa proposta. Amnesty International auspica che l’Italia faccia subito una scelta analoga.

Venerdì, 9 Febbraio, 2007 - 17:41

Gli Usa i migliori clienti

  Nel 2003 record di esportazioni per le armi italiane
Presentata la relazione del governo al parlamento: export aumentato del 40 per cento.

Gli Usa i migliori clienti
LUCIANO BERTOZZI
Il 2003 è stato un anno record per le esportazioni di armi italiane. I nuovi contratti autorizzati l'anno scorso dal Governo sono stati pari a 1,3 miliardi di euro, con un incremento del 40% rispetto al 2002, mentre le armi fornite sono state pari a 630 milioni di euro, con un aumento del 30% sul 2002. Sono questi alcuni dei dati più significativi contenuti nella relazione che il Governo ha trasmesso nei giorni scorsi al Parlamento sul commercio delle armi. Il documento contiene anche la lista dei paesi acquirenti, che per i nuovi contratti vede al primo posto la Grecia con commesse per quasi 250 milioni di euro per la vendita di aerei da trasporto C-27 dell'Alenia Aeronautica. Seguono Malaysia con 166 milioni, soprattutto per i contratti di siluri navali, la Cina con 127, l'Arabia Saudita con 109, la Francia con 88 milioni per radar, il Pakistan con 70, la Polonia con 49 per torrette navali, la Danimarca con 41, gli Usa e la Finlandia con 37. Fra i paesi con importi minori ci sono l'Egitto con 10, la Turchia con 8, il Messico con 7 e Israele con 3. I paesi Ue hanno assorbito armi per un valore di oltre 500 milioni, quelli asiatici per 412, l'Africa settentrionale e il Medio oriente per 200 milioni, l'America centromeridionale per 25, l'Africa subsahariana per 11 e l'Oceania per 2. La classifica per paese relativa alle armi fornite è invece la seguente: Malaysia con 91, Usa con 62, Siria con 56, Francia con 45 milioni, Egitto con 42, Abu Dhabi con 41. Con forniture di minor valore sono da segnalare India con 24, Regno unito con 22, Turchia con 20, Arabia saudita con 8, Nigeria con 4, Taiwan con 5, Israele con 1,5 e Tunisia con 1. Come in passato le armi italiane sono state vendute a regimi liberticidi, basti pensare alla Cina sottoposta a embargo Ue. L'Unione spinge per l'eliminazione dell'embargo e su questo sono d'accordo in perfetto stile bipartisan sia Berlusconi sia Prodi, mentre il Parlamento europeo si è espresso per il suo mantenimento perché la tutela dei diritti umani "resta insoddisfacente". Leggendo la lista dei nostri clienti vi sono altri paesi violatori, ad esempio Israele che è stato condannato da molte istituzioni internazionali, l'Arabia Saudita in cui le donne non possono nemmeno guidare l'auto, l'India e il Pakistan addirittura sull'orlo di una guerra nucleare, la Turchia che per questo motivo rischia di non entrare nell'Ue, Taiwan in stato di perenne tensione con la Cina, la Siria nella lista Usa degli "stati canaglia" e l'Egitto dove, secondo l'Onu, la tortura è abituale.

La Relazione afferma invece il contrario: "Fra le autorizzazioni rilasciate(i nuovi contratti) oltre a non esserci alcun paese rientrante nelle categorie indicate dall'art. 1 della legge (paesi belligeranti, regimi liberticidi, ecc.) il Governo ha mantenuto una posizione di cautela verso i paesi in stato di tensione". Il Governo nel 2004 cercherà "di agevolare la presenza dell'industria nazionale nel mercato internazionale" e continuerà a lavorare per l'assistenza alle operazioni commerciali di maggiore rilevanza per il paese. L'esame delle aziende del settore, inoltre, evidenzia la prevalenza di società che hanno quale azionista di riferimento il ministero dell'Economia.

Martedì, 6 Febbraio, 2007 - 13:57

INTERVENTO DI FRANCA RAME

IN AULA SULLA BASE DAL MOLIN DI VICENZA

Questa mattina in aula si è discusso sulla base Dal Molin di Vicenza.

nota Franca Rame durente l'intervento si è interrotta richiamando il ministro Parisi all'attenzione, che nel frattempo chiacchierava con altre persone. Invitata a dal Presidente Marini a continuare, ha proseguito l'intervento, nella scarsità d'attenzione da parte del Ministro.
"Grazie Signor Presidente, Onorevole Ministro, Onorevoli rappresentanti del governo, Onorevoli Colleghi,: ci penserei bene prima di procedere all allargamento della base americana a Vicenza.
Le basi militari Usa nel mondo sono oltre 850, In Europa 499. In 8 sono custodite 480 testate nucleari.
Il territorio italiano è disseminato di basi americane: Sigonella, Aviano, Camp Darby, ecc.; le strutture sono complessivamente 113.
Conosciamo le spese militari degli Usa nel nostro Paese e conosciamo anche le spese sostenute dallo stato italiano, non grazie a dichiarazioni dei nostri governi (noi sappiamo tacere!) ma dall’ultimo rapporto ufficiale reso noto dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.Il contributo annuale alla “difesa comune” versato dall'Italia agli Usa per le “spese di stazionamento”delle forze armate americane è pari a 366 milioni di dollari. Tre in contanti,il resto: «affitti gratuiti, caserme, case, palazzi, riduzioni fiscali varie e costi dei servizi ridotti».
Quello che le imprese del Nord-Est e del Meridione chiedono disperatamente da anni, gli Usa lo incassano in silenzio già da tempo.“la base si può fare, ma senza carri armati.” Ha dichiarato in sintesi il ministro Parisi, 28 settembre 2006.E CHE COSA CI facciamo signor ministro: coltivazione biologica?
Che accadrà oltre il filo spinato, nel territorio americano?
I giornali dicono che Vicenza avrà in grembo un’unità d’assalto, con caratteristiche esclusivamente offensive, ospiterà unità atte a garantire il massimo della potenza nel minimo tempo, per tutte le operazioni in medio Oriente e nei cosiddetti stati canaglia. Quella di Vicenza sarà la base militare più grande d’Europa da qui partiranno le forze d’azione per l’Iraq e l’Afghanistan e ogni altra guerra mediorientale per esportare “un cimitero di pace e democrazia” e importare petrolio in cambio di quotidiani massacri. in Iraq c’è la guerra, che ha mietuto ad oggi oltre 55 mila vittime civili. Il nostro governo si occupa di moratoria internazionale sulla pena di morte, ma non fa caso che dal veneto partirà un’armata di distruzione. Ripudiamo la guerra, ma offriamo i nostri territori perché gli altri la facciano!
Ma che garbata forma d’ipocrisia!
Gli stati ospitanti basi americane, noi tra questi, paghiamo il 41% dei costi. L’impatto del “Dal Molin” sarebbe di consumi idrici pari a 30.000 abitanti vicentini, gas naturale 5.500 abitanti, ed energia elettrica 26.000 abitanti.
E’ questo il vostro modo di RIPUDIARE LA GUERRA come è scritto nella nostra costituzione? Dove sono i segni di rottura con il passato? Quali decisioni ha preso questo governo per imprimere un vero cambiamento, una inversione di rotta?
Non ci stiamo.
Mi dispiace dirlo, ma il presidente Prodi ha sbagliato. Ha deciso autonomamente, senza neppure consultarsi con il suo esecutivo.
Al termine della conferenza stampa gli è sfuggito un momento di sincerità, quando ha commentato: “certo che costruire un aeroporto militare proprio nel centro di una città è un pochino insensato…
Com’è che ha cambiato idea Signor Presidente, arrivando a dichiarare, senza timore del ridicolo, che non si tratta di un problema politico, bensì di una questione meramente urbanistica, che lei non può risolvere, perché non è il sindaco di Vicenza.
La città palladiana del teatro Olimpico rischia di diventare una Caporetto di questo governo.Chiediamo, pretendiamo, esigiamo, che il nostro primo ministro ascolti i diretti interessati, prima di passare all’azione, e si consulti anche con noi, per decisioni così gravi, dal momento che l’Italia è una repubblica parlamentare!
Caro presidente, l’unica via d’uscita… e sarebbe la prima volta che succede nella storia del mondo, è riconoscere di aver commesso un errore.
Sarebbe un gesto straordinario, degno di un leader saggio e che ascolta la sua gente.
Un gesto che le farebbe riguadagnare di colpo la fiducia
che dal giorno dell’insediamento del governo ad oggi, come dicono i sondaggi, si è parzialmente incrinata. Credo che ne parlerebbero, con ammirazione, tutti i giornali del mondo.
Noi cittadini italiani vogliamo la pace, non come alterativa alla guerra ma come valore assoluto e insostituibile, e la potremo perseguire solo allontanando dal territorio italiano chi minaccia ogni giorno la pace!
Per quanto esposto dichiaro voto contrario alle mozioni dell’opposizione".
Martedì, 6 Febbraio, 2007 - 13:55

URANIO IMPOVERITO:morti 43 soldati italiani

URANIO IMPOVERITO:morti ad oggi 43 soldati italiani, e 512 sono ammalati, alcuni sul letto di morte

IMPORTANTE VISITARE I SITI
www.osservatoriomilitare.it – www.nanodiagnostics.it
Ecco un’altra questione che questo governo DEVE affrontare con fermezza e serietà, e ancora una volta con una mano sulla coscienza.
Ricordate tutti la guerra nei Balcani? Da allora i nostri soldati hanno in uso armi con uranio impoverito.
Questa sostanza, al momento dell’esplosione, libera nell’aria un particolato finissimo, facilmente trasportabile per lunghe distanze dal vento, con alto rischio di contaminazione del terreno delle acque.
Dopo l’inalazione, entra in circolo nel sangue con effetti nefasti: linfomi di vario tipo, e dopo una lunga malattia che intacca dapprima i reni, si arriva alla morte. Malformazioni tumori ecc… Una volta introdotto, il nostro corpo non è in grado di espellerlo.
Queste informazioni sono in possesso da lungo tempo della comunità scientifica e dei governi, in primis quello americano. Viene usato da noi, inglesi, americani ecc..
Viene prodotto dai francesi, che, con gli avanzi delle loro centrali nucleari costruiscono questi ordigni bellici, avendo pure un tornaconto economico dagli scarti di produzione.
Sono morti ad oggi per causa chiaramente riconducibili alla cosiddetta “sindrome dei balcani” 43 soldati italiani, e 512 sono ammalati, alcuni sul letto di morte.
Veniamo ad oggi. Sono membro della commissione d’inchiesta sull’uranio impoverito. Tale commissione ha un anno di tempo per compiere il suo mandato, ascoltando tutti gli esperti che saranno ritenuti necessari, e per dare al Senato il suo parere. Da quando è stata istituita, nel mese di novembre, non si è MAI riunita, e a questo punto i tempi iniziano ad essere stretti per compiere un lavoro serio, il rischio è che sia convocata troppo tardi e non riesca ad arrivare ad alcun risultato.
Perché il presidente Marini non convoca la commissione d’inchiesta sull’ Uranio Impoverito?
Si dice ci sia già un accordo di massima sulla presidenza, per Lidia Menapace, ma la commissione non inizia i lavori perchè?!
La verità e forse che nessuno la vuole? E’ una commissione scomoda?
Magari alla sinistra non interessa approfondire, perchè d’Alema mandò i nostri soldati a morire in Kosovo, conscio del rischio a cui erano esposti, e la destra perchè è solidale con le lobbies dei proprietari delle industrie della difesa .
Ecco perché ora più che mai, visti i recenti problemi di questo governo, tra Afghanistan e Vicenza, l’attività della commissione è a rischio.
E’ doveroso intervenire, perché quotidianamente si consuma una tragedia. Non essendo una malattia “riconosciuta” i soldati ammalati e le loro famiglie sono costretti a pagare di tasca loro, cure, ospedali ecc. Ci sono storie strazianti, di genitori che hanno venduto la casa per pagare le cure ai figli.
In questa finanziaria il Senatore Bulgarelli aveva proposto un fondo per il sostegno alle famiglie delle vittime dell’uranio impoverito.
Ma nella notte precedente il voto, dal decreto è scomparso il riferimento preciso all’ uranio impoverito e i fondi dirottati anche famiglie delle vittime di Ustica perchè riconosciute come vittime del terrorismo.
Questo grazie alle pressioni degli alti generali italiani, che hanno preferito mettere a tacere un’altra questione, con l’aiuto della prescrizione.
Come chiudere questo post? Con tutta la rabbia, il senso di disorientamento, impotenza, intolleranza…
Franca Rame
Ps. Ho scritto al proposito una lettera al Presidente Marini, vi comunicherò la risposta.

http://www.francarame.it/

Martedì, 6 Febbraio, 2007 - 13:33

Lettera aperta al Presidente Prodi di Giampaolo Si

http://www.francarame.it/?q=node/152

Caro Presidente,
il programma di governo dell'Unione 2006-2011 ha tre riferimenti alla necessità di politiche di disarmo .
La spesa militare mondiale ha raggiunto livelli molto allarmanti, avvicinandosi pericolosamente ai record della guerra fredda . L’Italia é al 7° posto. E con una spesa pro capite di 468 $. Seconda nelle esportazioni mondiali di armi leggere, come ha ricordato l' Herald Tribune dello scorso 6 settembre, e con ingiustificati acquisti di armamenti, come la portaerei Conte di Cavour (quasi un miliardo di euro, sistemi d'arma esclusi), dieci nuove fregate (3,5 miliardi di euro), 121 caccia Eurofighter (oltre 6,5 miliardi di euro): da soli rappresentano l'1 per cento del nostro PIL.
La spesa per armamenti è spesa di morte.
In occasione della prossima legge finanziaria, e a favore della spesa socialmente utile, Ti chiediamo di voler dare un segnale di svolta anche in questo settore: riducendo per il 2007 le spese per armamenti dell'Italia e prendendo l'iniziativa in sede UE, con lo stesso giusto impegno per mettere fine alla guerra in Libano, perché le Nazioni Unite avviino una nuova stagione di disarmo multilaterale.
(lettera sottoscritta da Franca Rame)
Mercoledì, 31 Gennaio, 2007 - 23:04

Dalle "banche armate" alle tesorerie etiche

Dalle "banche armate" alle tesorerie etiche
Giornata di incontro e di confronto

http://www.territoridisarmanti.org/romaprogramma.php

Roma - 3 Febbraio 2007 - sala del Consiglio Provinciale
via IV Novembre 119/a

Programma completo
Introduzione
A. Labbucci
Presidente del Consiglio Provinciale di Roma
Padre N. Colasuonno
Direttore di Missione Oggi
La campagna “banche armate” e gli strumenti di trasparenza sull’export di armi
Moderatore: Padre C. Curci - Direttore di Nigrizia
Dalla campagna "banche armate" alle Tesorerie disarmate
G. Beretta - Coordinatore Campagna Banche Armate
Le banche e la responsabilità sociale d'impresa: l'impegno dell'ABI
G. Zappi - Associazione Bancaria Italiana
Non tutto ciò che è legittimo è anche etico: quali indicatori per l'eticità di una banca?
A. Baranes - Campagna Riforma Banca Mondiale
La Relazione del Ministero Economia e Finanze sulle operazioni bancarie relative al commercio di armi: valore, limiti, prospettive
On. A. Grandi - Sottosegretario all’Economia
Bando per la Tesoreria della Provincia di Roma: analisi di un modello innovativo con novità e limiti
Tavola di Confronto

Moderatore: R. Troisi - Rete Lilliput

S. Amura - Rete del Nuovo Municipio
don F. Corazzina - Pax Christi
S. Marini - Vicepresidente Enti Locali per la Pace
F. Melilli - Presidente Unione delle Province Italiane
L. Nieri - Assessore al Bilancio della Regione Lazio
A. Rosati - Assessore al Bilancio della Provincia di Roma
ore 13.30 - Chiusura della mattinata - Buffet
Punto della situazione e prospettiva
Punti di forza e debolezza in un serio percorso di disarmo
E. Emmolo - Archivio Disarmo
Quale controllo per le armi nel terzo millennio?
Il ruolo degli stati e degli intermediari nella circolazione mondiale delle armi
C. Bonaiuti - IRES Toscana
Legislazione italiana sulle armi: un diverso made in Italy da esportare in Europa
Sen. S. Pisa - Commissione Difesa del Senato
Come controllare il business delle armi: un problema di politica o anche di etica?
Tavola di Confronto
Moderatore: A. M. Mira - Avvenire
On P. Cento - Sottosegretario all’Economia
C. Festucci - Segretario Generale Ass.Industrie Aerospazio e sistemi per la Difesa
E. Gasbarra - Presidente della Provincia di Roma
M. Nones - Istituto Affari Internazionali
A. Olivero - Presidente Nazionale ACLI
F. Vignarca - Coordinatore Rete Italiana per il Disarmo
con intervento in teleconferenza da Genova di Beppe Grillo
PROGRAMMA DELLA GIORNATA

ore 9.30 - Introduzione

ore 10.00 - Sessione di interventi
La campagna “banche armate” e gli strumenti di trasparenza sull’export di armi
ore 11.30 - Tavola di confronto
Bando per la Tesoreria della Provincia di Roma: analisi di un modello innovativo con novità e limiti
ore 13.30 - Conclusione della mattinata e buffet
ore 15.00 - Sessione di interventi
Punto della situazione e prospettiva
ore 15.30 - Sessione di interventi
Quale controllo per le armi nel terzo millennio?
ore 16.30 - Tavola di confronto
Come controllare il business delle armi: un problema di politica o anche di etica?
ore 18.30 - Conclusione

Domenica, 28 Gennaio, 2007 - 15:28

SALVIAMO IL CLIMA CON IL CONSUMO CRITICO

Come contribuire a ridurre l'effetto serra attraverso le nostre scelte di acquisto quotidiane
di Giuliano Guglielmo
http://vaslombardia.org/

L’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto e dei relativi obblighi di riduzione delle emissioni di gas-serra, rappresentano un’occasione unica per cominciare a porre le basi per la creazione di una società a minore impatto ambientale, meno dipendente dai combustibili fossili e più attenta all’uso delle risorse naturali. Per rendere possibile ciò è necessario, non solo un forte impegno da parte delle istituzioni e delle imprese, ma anche da parte dei singoli cittadini, a partire dai piccoli gesti quotidiani. Ogni nostra azione, anche se apparentemente trascurabile, se moltiplicata per milioni di persone, può avere degli effetti di vasta portata.
Tra i comportamenti che tutti noi dovremmo cominciare a cambiare spiccano in particolare le nostre scelte di acquisto quotidiane che, pur apparendo ai nostri occhi come innocue, comportano spesso un impatto ambientale notevole. Ogni bene che comperiamo porta infatti con sé un “bagaglio” di anidride carbonica (il principale gas responsabile dei cambiamenti climatici), dovuto ai consumi di energia e di combustibili fossili connessi al suo processo produttivo, al suo trasporto del prodotto dal produttore al consumatore, alla sua gestione e conservazione, e al suo smaltimento finale. Ecco perché è necessario che ognuno di noi diventi maggiormente consapevole delle proprie scelte al momento di fare la spesa, e le orienti verso quei beni che riducono al minimo l’impatto sul clima. Il consumo critico rappresenta inoltre una leva potentissima in grado di condizionare le dinamiche dei mercati e di indurre le imprese ad adottare comportamenti più attenti nei confronti dell’ambiente.
Qui di seguito troverete degli utili consigli che potrete mettere in pratica fin da subito al momento di fare la spesa. Rappresentano solo un inizio per “cominciare a calare la barca in acqua e partire verso un a grande rotta”.
1. La prima regola che dovremmo mettere in pratica consiste nel ridurre gli sprechi, stando attenti a consumare tutti i prodotti alimentari entro la data di scadenza ed evitando di “cestinare” con eccessiva facilità gli avanzi. Lo stesso criterio vale per gli altri tipi di beni (scarpe, vestiti, apparecchiature elettriche ecc.) che, una volta danneggiati, gettiamo via con estrema facilità, ma la cui vita potrebbe essere allungata attraverso piccoli interventi di riparazione. Oggi purtroppo il sistema economico in cui viviamo rende spesso più conveniente sostituire i prodotti danneggiati o difettosi con altri nuovi di zecca, piuttosto che ripararli. Un consumatore responsabile dovrebbe però guardare non solo al costo dei prodotti espresso dal loro prezzo di mercato, ma anche al loro “costo ambientale”, rilevabile dal consumo di risorse e di energia necessari per produrlo. Consumare meno e meglio, recuperare, riparare, riutilizzare e riciclare dovrebbero pertanto diventare i “comandamenti” di un eco-consumatore.
2. Per i beni di largo consumo (acqua, frutta, verdura, latte ecc.) sarebbe meglio preferire quelli la cui zona di produzione è più vicina possibile a quella di acquisto. Così facendo si eviterà di contribuire ad accrescere l’inquinamento atmosferico connesso al trasporto dei beni, che quasi sempre avviene “su gomma”, dal luogo di origine e produzione al luogo di acquisto e consumo. Si stima ad esempio che negli Stati uniti le derrate agricole percorrano in media 2000 chilometri dal produttore al consumatore, con evidenti effetti negativi in termini di congestionamento delle strade e di peggioramento della qualità dell’aria.
3. Un’altra regola importantissima consiste nel comprare esclusivamente frutta e verdura di stagione. Molti ortaggi tipici dei periodi estivi (peperoni, pomodori, zucchine ecc.) che ormai troviamo nei supermercati in qualsiasi periodo dell’anno vengono spesso coltivati, nei periodi freddi, all’interno di serre che per essere riscaldate consumano tantissima energia. Preferiamo inoltre frutta e verdura proveniente da coltivazioni biologiche in quanto, oltre a non far uso di pesticidi e concimi di sintesi, preservano la naturale fertilità del suolo e la permanenza in esso di una notevole quantità di sostanza organica, che rappresenta un naturale “magazzino” di anidride carbonica. Basti pensare che un aumento del solo 0,15% della sostanza organica presente nel suolo consentirebbe di fissare in esso una quantità di CO2 corrispondente alle emissioni complessive dell’Italia per un anno!!!
4. Evitiamo l’acquisto di prodotti surgelati che comportano degli enormi costi energetici per il sostenimento della “catena del freddo”. Sarebbe inoltre preferibile comprare prodotti semplici, da utilizzare come materie prime per ricette casalinghe (zuppe di verdure, pizze, biscotti, dolci, marmellate ecc.) invece di quelli eccessivamente elaborati, come piatti preconfezionati, cibi liofilizzati, merendine e snack prodotti industrialmente. Ne trarranno benefici la salute, l’ambiente e le nostre tasche!
5. Se proprio non possiamo fare a meno di acquistare acqua imbottigliata preferiamo il vuoto a rendere (riciclare una bottiglia integra consente un risparmio energetico cinque volte superiore alla fusione del vetro rottamato) oppure informiamoci sulla possibilità di installare al proprio rubinetto un depuratore. I migliori sono quelli ad “osmosi inversa” in quanto, facendo passare l’acqua attraverso una membrana semipermeabile dai pori infinitesimali, trattengono ogni possibile fonte di inquinamento (nitrati, tensioattivi, cloro, tracce di pesticidi ecc.). Così facendo avremo ogni giorno acqua pura a disposizione , senza dover ogni volta andarla a comprare, ed eviteremo il notevole lo spreco di energia e petrolio connesso alla produzione delle bottiglie e al loro trasporto. La spesa viene oltretutto ammortizzata nell’arco di pochissimi anni.
6. Limitiamo i nostri consumi di carne in quanto per produrla è necessario adibire a pascolo o a produzione di foraggio estese aree di territorio, a discapito delle foreste, che rappresentano i principali assorbitori naturali di CO2. Questo problema è particolarmente rilevante nelle zone equatoriali dove ogni anno migliaia di ettari di foresta vengono tagliati per creare pascoli per il bestiame al fine di soddisfare la crescente domanda di carne dei paesi ricchi. La produzione di carne comporta inoltre uno spreco di risorse in quanto la stessa superficie di terra che, se usata per allevare bestiame, può sfamare una sola persona, coltivata a cereali e legumi ne potrebbe sfamare dieci! Infine anche le mucche, con le loro flatulenze, producono gas-serra che contribuiscono sensibilmente all’alterazione climatica.
7. Un altro modo per contribuire a salvare il patrimonio forestale è connesso ai nostri consumi di carta e legno. Per l’acquisto di prodotti cartacei (risme di fogli per fotocopie, quaderni, tovaglioli, fazzoletti e carta igienica) preferiamo quelli realizzati in carta riciclata, possibilmente non sbiancata con cloro (ogni tonnellata di carta riciclata consente infatti di risparmiare circa 1600 litri di petrolio ed evita l’abbattimento di diversi alberi). Sarebbe inoltre buona regola sostituire i tovaglioli ed i fazzolettini di carta con quelli di stoffa, riutilizzabili centinaia di volte. Per ciò che riguarda i prodotti in legno (mobili, tavole, porte, finestre, parquet ecc.) prima di acquistarli controlliamo che abbiano la certificazione di provenienza da foreste coltivate in modo sostenibile (in cui gli alberi abbattuti vengono sostituiti da giovani piante). In linea di massima è preferibile comprare il legno europeo (betulla, rovere, faggio, acero, robinia ecc.) rispetto a quello proveniente da foreste tropicali, spesso tagliate in modo illegale. Per ciò che concerne l’acquisto di mobili esistono inoltre delle aziende che producono pannelli in truciolato utilizzando come materia prima esclusivamente legno di scarto, che altrimenti finirebbe in discarica.
8. Un’efficace espediente che permette di risparmiare soldi salvaguardando l’ambiente consiste anche nella condivisione dei beni. Potremmo ad esempio contribuire a limitare il numero di giornali, libri e riviste che invadono sempre più le nostre case attraverso la creazione di una rete di scambio tra amici, oppure recandoci presso le biblioteche comunali, dove possono essere liberamente consultati ed in molti casi anche presi in prestito, a costo zero.
9. Evitiamo l’acquisto di bombolette spray che, pur non contenendo più come gas propellenti i famigerati clorofluorocarburi, responsabili dell’assottigliamento dell’ozonosfera, hanno al loro posto altri gas il cui “potere climalterante” (consistente nella capacità di trattenere il calore), risulta essere oltre 20 volte superiore all’anidride carbonica. Al loro posto è quindi preferibile acquistare i prodotti “no-gas”.
10. Durante i nostri acquisti è inoltre importante fare attenzione agli imballaggi e agli involucri in cui sono confezionati i prodotti, la cui produzione e smaltimento comporta il consumo di notevoli quantità di risorse e di energia. Spesso risultano essere composti da materiali difficilmente riciclabili ed occupano un volume che molte volte è maggiore dello stesso prodotto che contengono. Sarebbe pertanto importante seguire alcune fondamentali regole: evitare di acquistare prodotti usa e getta (come piatti e bicchieri di “carta”), preferendo quelli riutilizzabili; comprare confezioni “formato famiglia” anziché quelle monodose; scegliere i prodotti sfusi al banco al posto di quelli preconfezionati; preferire prodotti con minor imballaggio e confezionati con materiale riciclato o facilmente riciclabile (cartoncino, vetro, P.E.T. ecc.); per i saponi liquidi e i detersivi scegliere le ricariche da svuotare nel contenitore acquistato la prima volta; portare con sé borse riutilizzabili in cui riporre la spesa, invece di farsi dare alla cassa nuovi sacchetti in plastica; evitare di acquistare rotoli e vaschette di allumino per avvolgere e contenere il cibo (la produzione di questo metallo comporta infatti consumi elevati di energia e causa molte emissioni nocive) preferendo invece altre soluzioni come la carta per il pane, i vasetti vuoti della marmellata o le comode vaschette riutilizzabili in plastica alimentare.
11. Preferire i prodotti che riportano il marchio di qualità ecologica dell’Unione Europea (ecolabel) riconoscibile da una margherita costituita da una “E” circondata da 12 stelle. Questo marchio contraddistingue quei prodotti che, durante l’intero ciclo di vita (produzione, utilizzo e smaltimento finale), consentono un ridotto inquinamento dell’aria e dell’acqua, un basso consumo di energia, un uso limitato di sostanze nocive, una minore produzione di rifiuti, ecc. In Italia sono attualmente presenti sul mercato oltre 800 prodotti appartenenti a 11 categorie merceologiche: carta, vernici, concimi, detersivi, lampadine, lavatrici, lavastoviglie, calzature, ecc.
…MI RACCOMANDO ALLORA: RICORDIAMO SEMPRE DI METTERE NEL CARRELLO DELLA SPESA ANCHE UNA BUONA DOSE DI SENSIBILITA’ E COSCIENZA!!!
Lunedì, 22 Gennaio, 2007 - 01:06

"QUANDO L'ECONOMIA UCCIDE BISOGNA CAMBIARE!"

http://www.bilancidigiustizia.it/index.php?module=pagesetter&func=viewpub&tid=6&pid=11

Con questo slogan "Beati i Costruttori di Pace", in occasione del quinto raduno del movimento tenutosi a Verona il 19 settembre 1993, lanciano la campagna "Bilanci di Giustizia" rivolta alle famiglie, intese come soggetto micro-economico. Ad oggi le famiglie impegnate sono più di 500.

Cosa si prefigge la campagna? In sintesi, l’obiettivo delle famiglie è modificare secondo giustizia la struttura dei propri consumi e l’utilizzo dei propri risparmi, cioè l’economia quotidiana. Parlare di "giustizia" è impegnativo, perché suppone un orizzonte etico condiviso in buona parte ancora da costruire, ma la sfida è proprio quella di combattere l’invadenza e lo strapotere della "razionalità economica" a partire dal carrello del supermercato e dallo sportello di una banca. Da qui l’adesione convinta al consumo critico e alla finanza alternativa (MAG e Banca Etica) a favore di uno sviluppo che risulti sostenibile per i poveri del pianeta, per il pianeta stesso e - perché no - anche per noi.

Ciò che però contraddistingue Bilanci di Giustizia è l’idea che questi obiettivi si possano realizzare efficacemente solo insieme, in modo organizzato, mediante una comunicazione costante e un’azione comune. Lo strumento ideato sia per "auto-misurare" il proprio impegno che per socializzarlo nel movimento e all’esterno, in funzione politica, è quello del bilancio familiare; lì si rendono visibili e si quantificano i cambiamenti effettuati nelle scelte economiche.

I bilanci mensili degli aderenti alla Campagna sono inviati alla segreteria nazionale, che ne cura l'elaborazione statistica e redige un rapporto annuale. La segreteria pubblica inoltre una circolare periodica che serve a tenere in collegamento le famiglie impegnate nell'operazione.

Un primo obiettivo è il contenimento dei consumi. Le famiglie che hanno inviato i bilanci nel 1999 docuentano un consumo mensile individuale medio di £. 1.378.000 a fonte di un pari dato ISTAT di £. 1.766.000. Quindi un risparmio medio mensile individuale di £. 386.000. L'obiettivo principale però è scegliere i consumi tenendo presente anche "la giustizia". Tale atteggiamento è stato documentato nel 1999 con uno spostamento di consumi, da parte delle famiglie partecipanti, per una percentuale del 27,9% sulla totalità dei consumi.

Nel contesto dei 6,8 miliardi di consumi rilevati, 1.815 milioni sono stati spostati, trasferendo la spesa da acquisti giudicati dannosi per la salute, per l'ambiente e per i popoli del Sud del mondo a prodotti alternativi, che non danneggiano cicli biologici o che non rappresentano uno sfruttamento ingiusto di persone e di risorse naturali.

Le famiglie impegnate nella campagna hanno dimostrato la possibilità di condurre una vita sobria senza compiere sacrifici eccessivi: prova ne sia che la spesa media mensile risulta di 150.000 lire inferiore al dato ISTAT '95 sui consumi degli italiani e che, nella sua composizione, è stato rilevato un minore esborso per generi voluttuari, quali l'abbigliamento e i regali.

Comportamenti ormai consolidati sono risultati la raccolta differenziata dei rifiuti e l'acquisto di prodotti delle Botteghe del Mondo, messi in atto dal 60% degli aderenti, insieme alla preferenza per alimenti di stagione e il riuso e scambio di vestiti, abitudini acquisite da quasi il 50%.

Di fronte ai meccanismi economici dominanti e al miraggio di rendite elevate, 604 milioni sono stati invece destinati ad investimenti finanziari nelle MAG, in Banca Etica e nelle cooperative sociali. Con una media di 4 milioni di lire a famiglia nel '96, tanto la formazione di capitale sociale di cooperative quanto depositi e prestiti, con possibilità di autoriduzione del tasso d'interesse, sono il primo forse timido segnale di una nascente domanda di finanza etica

Per il sostegno economico ai progetti di cooperazione e sviluppo, così come per le adozioni a distanza, simboli di una globalizzazione della gratuità e di un'equa redistribuzione delle risorse, sono stati destinati dalle famiglie 128 milioni.

Interventi strutturali sulla casa, con la posa di pannelli solari o la coibentazione delle pareti, o sull'auto, con l'installazione dell'impianto a gas, hanno comportato una spesa complessiva di alcune decine di milioni; altrettanti ne sono stati impiegati per l'auto-formazione, attraverso la sottoscrizione di abbonamenti a riviste "alternative" e l'appoggio a gruppi ed associazioni pacifiste ed ambientaliste.

A che cifre arriveremmo se vi potessimo aggiungere quelle di tutti i soggetti impegnati nel consumo critico e nella finanza etica che non sono ancora collegati fra loro? 

Sabato, 6 Gennaio, 2007 - 12:44

Alleanza per il Clima

Care colleghe, cari colleghi,

per far seguire alle buone intenzioni per il Nuovo Anno le buone pratiche trovate nella newsletter dell’Alleanza per il Clima alcune proposte di attività a favore del clima come quella di visualizzare il tema dell’efficienza energetica con la scommessa sul blocco di ghiaccio. Vorremmo rivolgere la vostra attenzione in particolare sui prossimi appuntamenti - la conferenza nazionale sull’inquinamento atmosferico e il clima a Verona il 28 febbraio e quella europea il 9/10 maggio a Zurigo.

Un cordialissimo saluto e a presto, Karl-Ludwig Schibel

PROTEZIONE DEL CLIMA IN UNA PROSPETTIVA STRATEGICA

Il passaggio al nuovo anno si presta per riflessioni sulle linee guida del proprio agire, le prospettive e l'orientamento di fondo. Mancano dati empirici, ma vi sono numerose indicazioni che la questione clima, non solo preoccupa sempre più persone, ma provoca anche la domanda: io che faccio di fronte a questa minaccia? Io, assessore all'ambiente, responsabile del settore urbanistica o mobilità, dirigente in una società di servizi energetici, membro del consiglio di amministrazione di un ente pubblico o privato? Negli statuti della mia organizzazione non si legge niente sulla protezione del clima come obiettivo sociale e con gli scopi istituzionali il da fare non manca.
Lo stesso non sembra una risposta adeguata voltare la pagina del giornale che con grandi titoli e foto ancora più grandi configura catastrofi climatiche gravi per i prossimi decenni. Anzi è insoddisfacente. Quale potrebbe essere una giusta risposta che apre percorsi d'azione sostenibili nel tempo, poiché evidentemente la questione clima ci accompagnerà non per qualche anno, ma presumibilmente per i prossimi decenni? Vista una consapevolezza diffusa sull'esistenza dei cambiamenti climatici non possiamo più accontentarci delle azioni simboliche a carattere spettacolare, serve invece una strategia climatica che si muove all'altezza della sfida che ci troviamo di fronte: profondi disequilibri nell'andamento climatico, impatti imprevedibili ma con grande probabilità di dimensioni catastrofiche. Una "strategia del clima" suona un po' vago e nel contempo presuntuoso. Ormai sono in atto dal 1995 i lavori delle Nazioni Unite per elaborare politiche, misure e procedure per una politica del clima. Un Comune, una Provincia, una Regione o un Land, come fanno a pretendere di poter trovare una soluzione, dove la comunità internazionale ha faticato tanto per arrivare ad un accordo, il Protocollo di Kyoto, con obiettivi troppo modesti e con troppi pochi paesi che si impegnano in modo serio? Semplificando: che cosa posso fare io nel mio piccolo dove i grandi non riescono? La risposta altrettanto semplice: molto. Molte cose che certo contribuiranno anche agli obiettivi di Kyoto, ma prima di tutto a uno sviluppo auto sostenibile del territorio.

La salvaguardia del clima a livello locale e territoriale è un'attività sui generis e non un riflesso di un altro processo.
Una parte consistente della politica del clima è genuina politica del territorio. Certo sono necessarie condizioni quadro finanziarie e legislative europee e nazionali a sostegno dei Comuni, delle Province e Regioni, però chi deve fare e chi materialmente ha le conoscenze e le capacità per agire sono questi ultimi. I regolamenti edilizi che favoriscono l'uso delle rinnovabili e in parte lo rendono obbligatorio, la riduzione del traffico motorizzato individuale, una gestione integrata dei rifiuti sono campi d'azione dei comuni, delle province e regioni. Fattualmente all'inizio di questo secolo le politiche più avanzate del traffico (road pricing di Londra) dell'efficienza energetica (CasaClima della Provincia di Bolzano), dell'uso delle energie rinnovabili (obbligo del termosolare a Barcellona), della pianificazione integrata ecologica (Am Kronsberg, Hannover) vengono portate avanti nelle città e nei territori soprattutto dell'Europa.
In Italia, forse per una fissazione sullo stato nazionale che non è il nostro tema, fatica l'idea degli spazi auto ctoni della politica locale e territoriale. Ma, più spesso, il riferimento al governo nazionale o addirittura ai processi internazionali serve, come un muro di nebbia, a nascondere la propria inattività e mancanza di volontà politica.
Dal 1990, da quando i comuni e gli enti territoriali hanno cominciato ad organizzarsi in rete per combattere l'effetto serra, con l'Alleanza per il Clima come l'organizzazione più grande in questo campo, sono cambiate due cose:
1. Sono diventate più chiare le dimensioni della minaccia dei cambiamenti climatici alla base naturale della vita umana su questo pianeta rendendo necessaria una risposta comprensiva e strategica all'altezza del problema. A tale proposito l'Alleanza per il Clima ha elaborato la Bussola del Clima.
2. La crescita degli eventi meteorologici estremi obbliga oggi un amministratore responsabile non solo di agire per la mitigazione del fenomeno ma per mettere in atto programmi di adattamento. L'Alleanza per il Clima sta lavorando su una produttiva sintesi tra mitigazione e adattamento nel progetto Interreg AMICA.

Bussola del Clima
E' arrivato il momento di organizzare l'uscita dal fossile e l'entrata nella seconda epoca solare.
Lo sviluppo tecnologico lo rende possibile, i cambiamenti climatici, l'insicurezza geopolitica, l'inquinamento atmosferico, la limitatezza del metano, del petrolio e, prima o poi, del carbone lo rendono necessario. Uscire dal fossile a favore del solare significa niente di meno che cambiare modello di sviluppo e rivedere profondamente lo stile di vita occidentale. Sarebbe presuntuoso pretendere di poter sapere già oggi come dobbiamo immaginarci una società solare, un'economia solare mondiale e le utopie concretiste facilmente

hanno in questo campo un carattere poco serio. Quello che invece si può fare è indicare la direzione dove andare, e a questo serve appunto la Bussola. La Bussola del Clima ha come variabile guida la riduzione dei gas serra a livello locale nella convinzione che tutto ciò che riduce le emissioni dell'anidride carbonica, del metano e degli altri gas in modo durevole va a favore dello sviluppo sostenibile del territorio. Materialmente consiste di una serie di schede, una per ogni settore degli enti locali e territoriali: energia, mobilità, urbanistica, rifiuti, agricoltura, turismo, strutturate come una matrice che associa i campi di intervento nei vari settori a quattro livelli di ambizione.
La Bussola del Clima serve, in una prima fase, per rendere trasparente agli addetti nell'amministrazione l'insieme delle attività a favore del clima in corso all'interno dell'ente. Elaborando questo profilo emergono anche le sagome di un territorio sostenibile e diventa visibile come le singole azioni - riduzione del traffico motorizzato individuale, gestione integrata dei rifiuti, uso efficiente dell'energia e impiego delle energie rinnovabili - fanno parte di un processo costruttivo di un modello di sviluppo capace di futuro.
In Italia Jesi è stato il Comune pilota per i lavori sulla bussola del clima. Altri Comuni come Lodi, Martinsicuro e Seveso hanno usato lo strumento per la definizione di un quadro di riferimento delle attività in corso. La bussola del clima è al centro del corso che l'Alleanza per il Clima offrirà in una nuova edizione nel maggio/giugno 2007, attribuendo una grande priorità alla formazione di un gruppo di esperti dentro e fuori gli enti pubblici capaci di elaborare una strategia del clima per i Comuni, le Province e le Regioni in Italia.

AMICA - Adaptation &am p; Mitigation of Climate Ch’ange
Continuano con un ricco programma i lavori del progetto Interreg AMICA - la sfida di delineare il terreno comune tra misure di mitigazione e adattamento. Un'impresa impegnativa che incontra, da parte degli esperti, posizioni contrastanti. Richard Tol, titolare di una cattedra su clima e sostenibilità all'Università di Amburgo, ha svolto studi avanzati nella simulazione del clima e ha provocato un dibattito vivace nel gruppo di lavoro europeo di AMICA affermando, in un incontro a Vienna lo scorso maggio, che in linea di massima mitigazione e adattamento sono due campi d'azione largamente separati con una sovrapposizione che secondo lui non costituisce la massa critica per una politica integrata. Manfred Stock, esperto del Potsdam Institut sugli impatti dei cambiamenti climatici non è d'accordo. Mitigazione e adattamento devono essere visti, progettati e attuati insieme. Voler limitarsi alla prevenzione dei danni a livello territoriale non funzionerà, insiste Stock, se le misure di adattamento non vanno insieme alle attività per affrontare le cause della minaccia. Senza mitigazione i cambiamenti climatici assumeranno delle dimensioni che renderanno futili le misure di adattamento per gran parte del pianeta.
Come anche in altri campi del dibattito clima, il lavoro scientifico su mitigazione/adattamento è importante ma gli elementi chiave per agire sono il consenso anche tra gli studiosi: il terreno comune mitigazione/adattamento esiste e a quel punto serve più che altro la creatività e la volontà politica per sviluppare intelligenti programmi e misure che uniscano la necessità di prevenire con la spinta per un modello di produzione e di vita a bassa emissione di CO2. In Italia sono il Comune di Venezia e la Provincia di Ferrara ad essere impegnati con i partner europei, tra di loro Dresda, Stoccarda, Alta Austria e Lione, per portar avanti i lavori dei quali presenteremo i primi risultati nella seconda metà del 2007.
Quali sono quindi le buone intenzioni per la politica del clima del 2007? Stabilire la salvaguardia del clima come elemento guida di un futuro sostenibile del territorio in una prospettiva anche di adattamento in previsione di tempi che cambiano. Gli appuntamenti di Verona, Siviglia e Zurigo saranno occasioni preziose per portare avanti il discorso clima, scambiare idee ed esperienze e portare avanti azioni comuni. A presto!

VERSO UNA SOCIETÀ AMICA DEL CLIMA
15° CONFERENZA INTERNAZIONALE ANNUALE E ASSEMBLEA DEI MEMBRI DELL'ALLEANZA PER IL CLIMA
9-10 Maggio 2007, Zurigo – Svizzera
Dopo Vienna, capitale dell'Austria, tocca a Zurigo - che non è la capitale della Svizzera, ma da anni in prima linea in Europa per la sua politica di mobilità sostenibile - di ospitare l'assemblea annuale europea dell'Alleanza per il Clima. Al centro dei lavori saranno le visioni per una strategia climatica locale a lungo termine. Il comune di Zurigo propone alle cittadine e ai cittadini la società da 2000 Watt. L'idea sarebbe che ogni persona fa uso di "schiavi energetici" per una capacità media pari a circa un terzo degli attual i 6000 Watt di cui oggi ognuno di noi ha bisogno. Una visione di efficienza energetica quindi, mentre un'altro membro dell'Alleanza per il Clima, il Comune di Monaco in Baviera ha elaborato uno scenario di dimezzare le sue emissioni di CO2 entro il 2030. Alcune municipalità dell'Austria invece puntano sull'autonomia energetica - tre visioni diverse per concretizzare l'impegno della salvaguardia del clima a livello locale. Il secondo giorno vedrà un workshop sulle strategie politiche di protezione del clima. Altri temi saranno "biodiesel contro foreste pluviali", quali condizioni potrebbero essere accettabili bio carburanti prodotti con materie prime dal sud del mondo? Naturalmente non può mancare il discorso sul trasporto pubblico e le sua integrazione, per esempio attraverso il car sharing, con l'automobile. Saranno presentati i lavori dei progetti europei AMICA e PRIME e l'assemblea si concluderà con un giro di visite guidate alle molte esperienze d'avanguardia nel campo energetico e della mobilità nel territorio di Zurigo.
Per ulteriori informazioni: coordinamento@climatealliance.it

COMUNI IN TEMPI CHE CAMBIANO
Qualità dell'aria nella Pianura Padana ed effetto serra
CONVEGNO E ASSEMBLEA ANNUALE NAZIONALE ALLEANZA PER IL CLIMA ITALIA
Verona, 28 febbraio 2007
Palazzo della Gran Guardia, Piazza Bra
ore 9.00 - 16,30
Esistono interazioni fisiche ed economiche tra il controllo delle emissioni degli inquinanti atmosferici e la mitigazione dei gas serra. Un'analisi integrata dovrà servire per identificare delle misure concrete vantaggiose che contemporaneamente riducano i costi per la mitigazione dell'effetto serra e il controllo dell'inquinamento atmosferico. I costi delle politiche per ridurre l'inquinamento atmosferico diminuirebbero significativamente con una strategia climatica.
La Commissione Europea ha dimostrato in una valutazione preliminare che nel 2020 gli obiettivi della strategia climatica per l'inquinamento atmosferico potrebbero essere realizzati senza costi aggiuntivi e viceversa i costi delle politiche per la riduzione dei gas serra potrebbero diminuire puntando a degli obiettivi specifici sanitari. Il risparmio dei costi è immediato, "soldi veri" risparmiati degli stessi attori che dovranno investire nella mitigazione se non agiscono adesso.
L'integrazione tra le politiche per il clima e quelle per la qualità dell'aria sicuramente si intensificherà in futuro. L'Alleanza per il Clima promuove questo processo attraverso l'elaborazione di politiche che prendono effetto attraverso l'implementazione di programmi che integrino entrambe le aree d'azione e attraverso uno scambio d'informazione.
La conferenza presenterà lo stato dell'arte nella lotta all'inquinamento atmosferico negli ambiti urbani e nella mitigazione dell'effetto serra e rivolgerà una particolare attenzione alla definizione e attuazione di un campo comune d'azione.

PROGRAMMA

Saluti delle autorità

COORDINA
MAURIZIO CARBOGNIN, Direttore Generale, Comune di Verona
INTRODUCE AI LAVORI
LUCIANO GUERRINI, Assessore all'Ambiente, Comune di Verona

LEGAMI TRA INQUINAMENTO, CLIMA E POLITICA ENERGETICA
STEFANO CASERINI, Politecnico di Milano

INQUINAMENTO, CLIMA E POLITICA ENERGETICA. LE POLITICHE DELL'UNIONE EUROPEA
ARTUR RUNGE-METZGER, DG Environment, UE (invitato)

GESTIONE DELLA QUALITÀ DELL'ARIA IN ITALIA
MARINA PENNA, Ministero dell’Ambiente

INQUINAMENTO ATMOSFERICO E POLITICA DELL'ARIA IN PIANURA PADANA
ALESSANDRO BRATTI, Direttore generale ARPA Emilia-Romagna

QUALITÀ DELL'ARIA E MISURE PER IL MIGLIORAMENTO A MONACO DI BAVIERA
JOACHIM LORENZ, Assessore all'Ambiente e alla Sanità, Comune di Monaco di Baviera

PRESENTAZIONE ATTIVITÀ E PROGETTI ALLEANZA PER IL CLIMA IN ITALIA
KARL-LUDWIG SCHIBEL, Alleanza per il Clima Italia

MITIGARE L'EFFETTO SERRA E MIGLIORARE LA QUALITÀ DELL'ARIA IN CITTÀ
GIUSEPPE CAMPAGNARI, Dirigente Settore Ambiente, Comune di Verona

EFFICIENZA ENERGETICA: REALIZZARE IL POTENZIALE
MAURIZIO PALLANTE, esperto energetico e saggista

MULTIMOBILITÀ: NUOVA QUALITÀ DEGLI SPOSTAMENTI
ULRIKE JANSSEN, coordinamento europeo Climate Alliance

DIBATTITO
CONCLUSIONI

CORSO DI FORMAZIONE “BUSSOLA DEL CLIMA”
ESPERTI DI STRATEGIE PER LA PROTEZIONE DEL CLIMA
Seconda edizione - Città di Castello,
23-26 maggio » 20-23 giugno 2007

Il futuro della protezione del clima si giocherà in parte consistente a livello locale. L'individuazione delle misure concrete passa attraverso l'elaborazione di una Strategia Climatica locale che indirizza i settori dell’Energia, dei Trasporti, dei Rifiuti e gli altri campi rilevanti per la riduzione dei gas serra nell’ottica di una loro riduzione. Lo strumento preposto ad elaborare una tale strategia è la BUSSOLA DEL CLIMA, un programma d'azione per gli enti locali e territoriali che offre un percorso alle future attività partendo dal progresso individuale in ogni campo d'azione, informa sulle capacità dello staff e le risorse finanziarie necessarie e suggerisce eventuali campi d'azione non ancora conosciuti.
Il corso si struttura in tre unità, le prime due, teorico-pratiche, in aula (23-26 maggio e 20-23 giugno 2007), la terza un viaggio di studio per vedere da vicino comuni leader che hanno saputo riunire un impegno per il clima globale con una politica di sostenibilità sul luogo (data da stabilire). Il corso mira a sviluppare le competenze professionali per l’elaborazione di una strategia climatica degli enti locali e territoriali.
Si rivolge direttamente ai dipendenti degli enti e a liberi professionisti per una formazione che consenta di offrire consulenze qualificate alle autorità locali e territoriali disposte a mettere in piedi un programma di cambiamento climatico.
I temi affrontati nel corso di formazione:
- Il sistema climatico e i cambiamenti climatici; Gas serra e misure di riduzione
- Politica nazionale e internazionale del clima
- Strumenti e tecnologie di riduzione
- Gestione dell’energia, mobilità sostenibile, urbanistica e politica del clima, gestione integrata dei rifiuti, acquisti verdi
- Struttura istituzionale degli enti e spazi per la protezione del clima
- Metodi di facilitazione
- Fondi finanziari per la politica climatica
- Politiche territoriali e cittadini
- Casi studio di buone pratiche
- Tecnologie rilevanti
- Valutazione economica
- Procedure di attuazione
- Istruzione pratica di come applicare la "Bussola del clima" alla realtà delle amministrazioni locali e territoriali italiane
A conclusione del corso sarà rilasciato ai partecipanti del corso un attestato dell'Associazione Internazionale Klima Bündnis/Climate Alliance/Alianza del Clima e. V. con la qualifica di "Climate Compass Promoter". I possessori della qualifica saranno inseriti nell'elenco - che la rete diffonderà attivamente tra i 1300 Comuni membri – di promotori abilitati ad elaborare una strategia climatica.
Per ulteriori informazioni su programma e costi:
segreteria Alleanza per il Clima Italia, Tel./Fax 075 8554321, coordinamento@climatealliance.it

NAIROBI PRIMA TAPPA DEL POST-2012

Si è svolta dal 6 al 17 novembre a Nairobi la 12° conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Le aspettative erano alte. Pochi giorni prima Nicholas Stern, ex economista capo della Banca Mondiale, aveva presentato il suo rapporto paragonando le conseguenze economiche dei cambiamenti climatici alla grande depressione, Al Gore in giro con il suo documentario "Una Scomoda Verità" incontrava risonanza da gran parte del pubblico americano, il governatore della California, Arnold Schwarzenegger è stato rieletto con una piattaforma che mette al centro la protezione del clima, e non sembrava esagerato aspettarsi un riflesso di questa grande onda di attenzione sui cambiamenti climatici anche da parte di coloro che si guadagnano la vita nella trattative su questa minaccia epocale.
I risultati della 12° Conferenza delle Parti sicuramente non sono all'altezza della gravità della situazione climatica. Pochi, prudenti, vedono "un piccolo passo in avanti" (WWF) o che è stato fatto "qualche progresso" (Greenpeace). Quelle che è successo a Nairobi è che i vari gruppi hanno schierato le loro truppe e stabilito le tappe per un processo che andrà avanti fino al 2009: tre anni di trattative sugli obiettivi Post-2012 con un esito incerto. Le principali formazioni sono quattro:
- I Paesi soggetti già oggi a vincoli di emissione (Annex I) si sono impegnati a discutere modifiche al Protocollo di Kyoto che ne garantiscano la sopravvivenza dopo il 2012. In altre parole, ci sarà un Kyoto-bis sul quale le Parti si ritroveranno a discutere l'anno prossimo. Loro insistono che solo con l'inclusione dei paesi emergenti i nuovi obiettivi del regime post-2012 avranno un senso.
- I Paesi "emergenti" (Cina, India e Brasile), dove le emissioni crescono il più velocemente, si sono impegnati a discutere a partire dal 2008 delle restrizioni . Mentre insistono che prima vogliono vedere risultati veri nei paesi industriali, ci sono sforzi nazionali notevoli in Cina e Brasile.
- Gli Stati Uniti partecipano più che altro come osservatori al processo internazionale, ma i risultati delle elezioni intermedie di fine novembre, l'accordo dei sindaci americani sulla protezione del clima, il grande processo di un gruppo di stati americani contro il governo federale per costringerlo a stabilire dei limiti di emissioni di CO2, le mosse della California - tutti questi sviluppi lasciano intravedere che l'ostilità americana verso la protezione del clima finirà con il governo Bush.
- Il gruppo dei perdenti, i 43 stati isole sotto la minaccia di sparire nei prossimi decenni e i paesi più poveri, soprattutto in Africa, che sono i più vulnerabili e soffriranno di più gli impatti dei cambiamenti climatici, chiedono una protezione del clima seria e fondi per le misure di adattamento. I 250 milioni di dollari che finora sono stati messi a disposizione dai paesi ricchi fino al 2009 non basteranno neanche per le misure di adattamento in uno di questi paesi.
Nairobi ha confermato che il processo internazionale portato avanti dai delegati dei vari paesi e dai ministri all'ambiente non porterà a dei risultati promettenti per risolvere il problema. Le trattative in quest'ambito non svilupperanno le dinamiche politiche necessarie per arrivare a degli impegni veramente utili. Un Kyoto plus che meriti il nome ha solo una chance se nei paesi industrializzati la protezione del clima diventerà un tema centrale a tutti i livelli, a quello locale come a quello territoriale e nazionale. L'Unione europea ha un ruolo chiave in questo gruppo e le reti come l'Alleanza per il Clima dovranno mobilitare nei prossimi anni tutte le loro forze per far entrare i propri obiettivi ambiziosi (ridurre le emissioni dei gas serra di un 10% ogni quinquennio) nella Realpolitik a tutti livelli dell'Unione Europea

PROVINCIA DI ROMA PER KYOTO
La Provincia di Roma sta dando il via ad un "Piano d'azione per la riduzione dei gas serra prevista dal Protocollo di Kyoto". L'obiettivo è di applicare il protocollo di Kyoto, con l'impegno italiano di ridurre le emissioni di gas serra del 6,5%, all'ente stesso con interventi di efficienza energetica sul suo vasto patrimonio edilizio, il proprio parco veicoli e i vari impianti sotto la sua gestione e di estendere l'utilizzo delle energie rinnovabili per la produzione di calore ed energia elettrica.
L'impegno, formalizzato con una delibera del Consiglio provinciale del luglio 2006, prevede la stesura di una "Strategia del Clima" con un bilancio di CO2 che quantifichi le emissioni di anidride carbonica per le quali l'ente è direttamente responsabile come primo passo. Sarà poi redatto sulla base di questo bilancio e di un rilevamento di tutte le azioni della Provincia di Roma già in atto nei campi dell'energia e della mobilità sostenibile un piano d'azione 2006/2008 come strumento attuativo per la riduzione dei gas serra dell'ente. I lavori per l'elaborazione della strategia del clima sono stati affidati a un gruppo di lavoro composto dai rappresentati dei settori interessati (Dipartimento Servizi di tutela ambientale, Dipartimento Governo del territorio e della mobilità, Dipartimento Servizi per la scuola e Osservatorio Ambientale) con il contributo dell'Alleanza per il Clima.
Una decisione politica e strategica fortemente innovativa, un impegno preciso e fattibile che dà un segno tangibile della direzione da seguire.

SEVILLA 2007 QUINTA CONFERENZA EUROPEA DELLE CITTÀ SOSTENIBILI
Avrà luogo a Siviglia dal 21 al 24 marzo 2007, la Quinta Conferenza Europea delle Città Sostenibili sotto il titolo "Portare gli impegni di Aalborg nelle strade", fare cioè il punto su quanto è stato realizzato finora e su quanto ancora le amministrazioni devono impegnarsi a fare per coinvolgere concretamente la comunità locale sulle tematiche della sostenibilità delle città.
La strategia per lo sviluppo sostenibile, adottata in giugno 2006 dal Consiglio dell'Unione Europea, incoraggia le città e le altre autorità locali a firmare e mettere in pratica gli impegni di Aalborg e invita i network a dare supporto a queste iniziative ai vari livelli.
Sevilla 2007 è organizzata in cooperazione con i partner della Campagna delle Città Sostenibili, tra cui il network Climate Alliance/Alleanza per il Clima che in tale occasione presenterà insieme a Enti locali e territoriali pilota la "Bussola del Clima" strumento per attivare una strategia climatica.
Per il programma completo della conferenza: www.sevilla2007.org

LA PROVINCIA DI BOLOGNA PREMIATA A ECOMONDO PER IL PROGETTO MICROKYOTO
Congratulazioni alla Provinc ia di Bologna, membro dell'Alleanza per il Clima, per il premio "Enti locali per Kyoto 2006", assegnato in occasione di Ecomondo, nell'area "Efficienza e energie rinnovabili". La provincia di Bologna, si legge nella motivazione, ha creato un Protocollo, per valorizzare progetti e iniziative per ridurre le emissioni a livello locale.
Il progetto MicroKyoto, nato all'interno di Agenda 21 Locale della Provincia di Bologna, ha l'obiettivo di raggiungere i target di riduzione dei consumi e delle emissioni di gas climalteranti previsti dal protocollo di Kyoto attraverso il coinvolgimento dei Comuni del territorio provinciale (aderiscono attualmente 27 Comuni).
Attraverso la firma del Protocollo di MicroKyoto avvenuta il 18 maggio 2006 si formalizza l'impegno degli Enti aderenti a realizzare ogni anno almeno un'azione per la riduzione dei gas serra. La sottoscrizione del Protocollo di MicroKyoto da parte di Provincia e Enti aderenti è l'atto finale del progetto, ma anche il vero punto di partenza: da ora, infatti, i firmatari si impegnano formalmente ad adottare ogni anno azioni concrete per ridurre l'effetto serra, contribuendo all'obiettivo nazionale.
Per informazioni sul progetto: www.provincia.bologna.it/AG21/microkyoto.htm

LA SCOMMESSA DEL BLOCCO DI GHIACCIO
L'AZIONE PER LA GIORNATA MONDIALE DELL'AMBIENTE
Il coordinamento europeo dell'Alleanza per il Clima organizza per il 2007 una campagna a favore dell'efficienza energetica, la "scommessa del blocco di ghiaccio". L'Alleanza per il Clima Italia invita alla partecipazione.
La casa del blocco di ghiaccio
Un blocco di ghiaccio della dimensione di due metri cubi viene impacchettato in una piccola casa di legno costruita secondo gli standard di una casa passiva. Per diverse settimane il blocco resisterà al sole e al vento. Vogliamo scommettere quanto ne sarà rimasto il 5 giugno 2007, giornata dell'ambiente?
La scommessa del blocco di ghiaccio dimostra in modo immediato ad un largo pubblico l'efficacia dell'isolamento termico. La casa del blocco di ghiaccio dovrebbe essere collocata in una piazza centrale del centro storico e le cittadine e i cittadini possono scommettere sulla percentuale del blocco che sarà rimasta il giorno della riapertura della casa.
Per i dettagli tecnici contattare l'Alleanza per il Clima Italia

BAMBINI A PIEDI PER LA SALVAGUARDIA DEL CLIMA
Bambini di Austria, Germania, Gran Bretagna, Italia, Lussemburgo, Svezia, Svizzera, Olanda e Turchia hanno collezionato anche quest'anno oltre mezzo milione di Impronte Verdi dando il loro contributo alla protezione del clima.
A Nairobi, in occasione della XII conferenza mondiale sui cambiamenti climatici, l'Alleanza per il Clima ha presentato l'eccezionale risultato conseguito da oltre 100.000 bambini tra i 4 e i 10 anni che hanno partecipato alla campagna "ZOOM - Kids on the move 2006" e che per una settimana sono andati a scuola con un mezzo di trasporto eco-compatibile.
Partita nel 2003 a livello europeo, la campagna ZOOM continua a riscuotere un enorme successo a dimostrazione che i temi della mobilità sostenibile, dell'inquinamento atmosferico e della protezione del clima sono molto sentiti, soprattutto dai più piccoli!
L'impegno dei bambini per affrontare il problema, con un piccolo sforzo quotidiano e in modo divertente, dovrebbe essere di esempio per i "più grandi" e incoraggiarli ad intraprendere misure concrete per la riduzione dei gas serra con il vantaggio di migliorare la qualità della vita sul luogo.
L'Italia, dove la campagna è andata sotto il titolo "Raccogliamo miglia verdi", ha portato avanti l'iniziativa nel 2003 a livello nazionale grazie alla collaborazione della Regione Umbria - CRIDEA e di Primigi, con la partecipazione di oltre 10.000 bambini da 65 scuole. Numerose scuole hanno poi riproposto l'attività negli anni successivi, a dimostrazione della affermazione di un'esperienza che si è rivelata divertente, entusiasmante, e non sottovalutiamo il salutare, sia per i bambini sia per gli adulti.
L'edizione 2006 ha visto protagonista il Comune di Reggio Emilia dove oltre 3000 bambini di 22 scuole primarie hanno partecipato all'iniziativa che è stata poi presentata a Ecomondo nella "Vetrina delle sostenibilità" della Regione Emilia Romagna.
Un sentito grazie e complimenti a tutti i piccoli (e grandi) che si sono adoperati per dimostrare ancora una volta che "si può fare".
L'appuntamento è per il prossimo anno con l'edizione 2007.
Il sito della campagna ZOOM: www.klimaschutz.kbserver.de/index.php?id=186&L=0

Mercoledì, 3 Gennaio, 2007 - 17:41

UN 2007 DI PACE ... con la pace

Per un 2007 di PACE
... da costruire con la pace ...

Alessandro Rizzo
capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove hanno fatto il deserto, lo chiamano pace.

Publio Cornelio Tacito
L'intelligenza militare è una contraddizione in termini.
Groucho Marx
Io credo che i bambini nel mondo debbano essere liberi di crescere e diventare adulti, in salute, pace e dignità.
Nelson Mandela
Quando i ricchi si fanno la guerra, sono i poveri a morire.
Sartre
Se tutti si battessero soltanto secondo le proprie opinioni, la guerra non si farebbe mai.
Tolstoj
Mai pensare che la guerra, anche se giustificata, non sia un crimine.
Hemingway
Non si può prevenire e preparare una guerra allo stesso tempo.
Einstein
Non è la prima. Prima ci sono state altre guerre. Alla fine dell'ultima c'erano vincitori e vinti. Fra i vinti la povera gente faceva la fame. Fra i vincitori faceva la fame la povera gente egualmente.
Bertoldt Brecht
La pace non è solo un fine remoto da raggiungere, ma un mezzo per raggiungere quel fine.
Martin Luther King
Un impero fondato sulla guerra deve conservare se stesso con la guerra.
Charles Louis Montesquieu
Fino a quando la guerra sarà vista come una cosa crudele, avrà sempre un suo fascino. Quando sarà considerata come volgare, cesserà di essere popolare.
Oscar Wilde

Allegato Descrizione
peace.gif
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Mercoledì, 3 Gennaio, 2007 - 15:09

Una cartolina dal Pianeta del Buon Senso

A farsi un giro in lungo e in largo per l'Italia si scoprono progetti
e proposte che hanno molto a che fare con la decrescita, portati
avanti con coraggio e ingegno da amministratori locali illuminati.
Semplici manovali del buon senso, straordinari sacerdoti del buon
governo. Operatori sociali, anche, spericolati politici fuori dagli
schemi, senza velleità di facili carriere a portata di compromesso.

Nell'indifferenza dei grandi network dell'informazione-reality,
abbattono ogni giorno mattoni di quel muro apparentemente
insormontabile del consumo all'ennesima potenza e a qualunque costo.
Ambientale! Sono giovani sindaci, non necessariamente per l'anagrafe
ma nella testa e nel cuore, semplici assessori con deleghe strampalate
e dalle parole aliene per la politica tradizionale: partecipazione,
pace, cooperazione.

Governano dal basso piccoli centri sperduti del nord e del sud, o
grandi agglomerati urbani dove la globalizzazione dello spreco
permanente ha inondato strade, pianerottoli, pensieri.

Che dire ad esempio dell'esperienza di Carugate, un paese che primo in
Italia ha adottato un regolamento edilizio all'avanguardia in Europa:
da loro chiunque voglia costruire un edificio o ottenere un permesso
per ristrutturarne uno già esistente, ha l'obbligo della
certificazione ambientale (che tutti dovranno rispettare dal 2007),
una piccola ma efficace norma che permette a chi acquista
un'abitazione di sapere cosa, quanto e come consumerà da un punto di
vista energetico, ad ogni classe corrisponde un grado di efficienza,
come per gli elettrodomestici. Il tutto reso possibile dalla
coibentazione dei locali, dall'utilizzo di tecnologie ecologiche
(lampade a basso consumo, riduttori di flusso, pannelli
termoriflettenti, ecc.), dall'uso dei pannelli solari e fotovoltaici,
dal recupero dell'acqua piovana. Insomma una proposta fondamentale per
ripensare la gestione di un territorio secondo criteri di
sosteniblità.

E il comune di Trezzano Rosa che ha messo a norma e azzerato gli
sprechi su tutti i punti luce del paese, senza spendere un euro per
gli investimenti strutturali necessari? Semplicemente, l'assessore
all'ambiente Luciano Burro ha introdotto in Italia il sistema delle
ESCO (Energy Service Company), società che fanno del risparmio
energetico la propria ragione sociale, e che per conto di enti locali,
aziende e privati scovano e risolvono gli sprechi abbatendo costi di
gestione, facendo contemporaneamente un favore all'ambiente e ai
bilanci pubblici.

Il Comune di Padova ha invece commissionato un piano di
ristrutturazione energetica degli edifici pubblici per non limitare
l'intervento alla sola pubblica illuminazione, questo ha già
consentito alla città un taglio significativo delle emissioni di Co2
in atmosfera e di risparmiare milioni di euro sulla bolletta
energetica. Si va dal riscaldamento e dall'illuminazione degli edifici
pubblici ai punti luce in giro per le strade comunali, dal risparmio
energetico alla produzione di energia da fonti rinnovabili.

Il comune di Follonica è intervenuto sui rifiuti, pensando bene di
ridare corpo e vita ad oggetti che troppo spesso, con grande
leggerezza, trasformiamo da beni di consumo in rifiuti da discarica!
Con il progetto Ecomondo i rifiuti riprendono vita, grazie ad un
mercato a cui tutti i cittadini possono partecipare, con una semplice
tessera magnetica che registra ogni transazione (rigorosamente senza
denaro) in dare e avere. Il punto di riferimento di tutta l'operazione
è la stazione ecologica del posto, un cittadino può conferire oggetti
che non usa più (giocattoli, biciclette, mobili, ecc.), sulla tessera
vengono accreditati punti con i quali potrà recuperare oggetti
lasciati da altri di suo gradimento, in un gioco di scambio in cui chi
ci guadagna, ancora una volta, è l'ambiente.

Poi scopri che una delle cose più belle e comuni di queste storie
incredibili è che quasi sempre sono progetti a costo zero, o poco ci
manca. La loro forza sta nella fantasia di chi li propone, nella
capacità di coinvolgimento della popolazione, nella voglia di mettersi
in gioco sul serio. Quando ho letto la storia del Liceo Ambientale di
Laveno mi sono detto: ecco un'idea semplice ed efficace, che non costa
nulla metterla in piedi e che ogni scuola italiana dovrebbe rilanciare
e proporre il prossimo anno scolastico. "I guardiani della luce", un
progetto che ha riunito insegnanti, studenti, genitori per diverse
settimane, e che ha permesso l'abbattimento dei consumi di corrente
elettrica del 55%. Senza grandi investimenti di una qualche fondazione
magnanima, semplicemente introducendo piccole attenzioni quotidiane,
parlando e parlandosi tra chi la scuola frequenta e vive ogni mattina.
Leggendo i contatori, applicando qualche adesivo "educativo"
all'altezza degli interruttori, spegnendo le luci durante i giorni di
sole...

E cosa accadrebbe domani mattina se i nostri governanti annunciassero
l'obbigo per tutti i Comuni italiani di sostituire le lampade ad
incandescenza dei semafori con quelle a LED, che hanno una durata
media di centomila ore (contro le duemila di quelle tradizionali) ed
un risparmio energetico che si aggira intorno all'ottanta per cento
rispetto a quelle cosidette normali?!? Il Comune di Bressanone lo ha
già fatto, in meno di quattro anni rientra nell'investimento inziale
per l'acquisto dei LED e da lì in avanti risparmia oltre diecimila
euro all'anno su una decina di semafori. Delle volte penso ai semafori
di Roma, o di Milano, e mi chiedo che cosa stiano aspettando i sindaci
di quelle metropoli a fare una roba tanto semplice da non sembrare
vera.

Perché in fondo è questo il vero nemico dell'ambiente e della
decrescita. Prima ancora delle guerre per il petrolio, o i complotti
delle tante case bianche, o la corruzione dilagante delle grandi opere
e dei grandi affari per pochi. La stupidità della classe dirigente
italiana. L'incapacità di afferrare il senso delle centinaia di
progetti in cantiere, possibili perchè già realizzati o in corso di
realizzazione. L'ottusità di certi politici abituati a non vedere
oltre al proprio naso, o al nastro tricolore di una qualche
inaugurazione a due mesi dalle prossime elezioni, unico progetto
improrogabile e imprescindibile, per loro.
Questi politici mestieranti che quando gli parli di certe cose
ribattono sempre le solite sterili scuse: abbiamo cose più importanti
di cui occuparci, non ci sono i soldi, non ti sarai mica messo in
testa di cambiare il mondo!

Non la pensano così gli amministratori del Comune di Rosà, che ha
pensato bene di distruibuire pannolici ecologici alle neomamme del
paese, convincendole a smettere di comprare quelli usa e getta che
inquinano e costano un sacco di soldi. Se pensiamo che ogni bambino ne
consuma in media 5000 nei primi tre anni di vita, non è molto più
sensato e conveniente dotarsi di un piccolo quantitativo di quelli
lavabili?

Sempre in tema di rifiuti sono decine le esperienze fantastiche, come
quella del progetto EcoFeste, introdotto da un paio d'anni dalla
Provincia di Parma e rivolto a tutte le sagre estive organizzate nei
47 comuni del territorio provinciale. Ogni festa è un'occasione di
incontro, una straordinaria opportunità culturale e ricreativa. Ma
quanti rifiuti si lasciano dietro, una volta smontati palco e cucine?
La Provincia ha pensato di dare un contributo economico a quei
soggetti (associazioni, cooperative, fondazioni, ecc.) che,
promuovendo un'iniziativa all'aperto, decidono di diminuire il peso
della propria impronta ecologica, incentivando l'utilizzo di stoviglie
in mater-bi, promuovendo la raccolta differenziata e il recupero degli
avanzi alimentari, sviluppando campagne di sensibilizzazione rivolte
ai partecipanti dei vari eventi e serate, il tutto con costi bassi e
risultati enormi!

Il Comune di Castellarano ha attivato un progetto per l'installazione,
da parte dei privati, di pannelli solari per il riscaldamento
dell'acqua. Il cittadino non deve far altro che rivolgersi all'ufficio
ambiente del Comune, dove troverà un albo degli installatori
convenzinati con l'amministrazione, i modelli della ditta che ha
firmato un accordo pluriennale a prezzi convenzionati con l'ente
locale, e le indicazioni per accedere a finanizamenti agevolati da
parte dell'istituo di credito coinvolto dal comune nel progetto.
Insomma, in un colpo solo sono stati risolti gran parte dei problemi
che oggi un singolo cittadino è costretto ad affrontare per soddisfare
la giusta esigenza di consumare meno e possibilmente meglio: il Comune
garantisce in quanto ad affidabilità della ditta fornitrice dei
pannelli solari, promuove ogni anno corsi di formazione per idraulici
e artigiani locali, incentiva l'acquisto attraverso lo sconto
riconosciuto dalla ditta per i residenti, favorisce forme di
finanizamento agevolati per quei cittadini che non possono investire
troppe risorse subito. Strepitoso!

Infine ci sono progetti esemplari, che racchiudono in sé un'immensa
forza attrattiva: penso ai "Condomini sostenibili" della Provincia di
Ferrara o al "Cambieresti?" di Venezia e al "Vispo" di Piacenza.
In alcuni condomini di edilizia residenziale pubblica,
l'amministrazione provinciale di Ferrara ha pensato bene di
sperimentare sul campo l'introduzione di nuovi stili di vita,
attivando un progetto semplice e al tempo stesso rivoluzionario:
attraverso incontri pubblici, corsi e laboratori manuali, consigli e
opuscoli informativi, visite e uscite di gruppo, sono state coinvolte
le famiglie residenti nei palazzi nello studio dello stile di vita e
delle sue ripercussioni sulla natura e sugli equilibri socio-economici
tra Nord e Sud del mondo. Nella fase successiva si sono illustrate le
possibili strade da percorrere per introdurre nella vita quotidiana
comportamenti sobri e sostenibili. Infine sono stati incentivati i
comportamenti più virtuosi con la distribuzione di piccole tecnologie
ecologiche di impatto immediato (riduttori di flusso per il risparmio
dell'acqua, detersivi alla spina, lampade a basso consumo energetico,
ecc.). Ma la cosa incredibile è che il progetto è stato monitorato
costantemente dal gruppo di lavoro, e tutti i passaggi sono stati
pubblicati e messi a disposizione per altre amministrazioni
interessate a replicare l'idea.
I Comuni Virtuosi
E in fondo è questo lo spirito che anima l'associazione dei Comuni
Virtuosi, fondata dai comuni di Monsano (AN), Colorno (PR), Melpignano
(LE) e Vezzano Ligure (SP), accessibile da chiunque al sito:
www.comunivirtuosi.org.

Scopo dell'associazione è proprio quello di diffondere su tutto il
territorio nazionale buone prassi amministrative orientate alla
sostenibilità ambientale, alla partecipazione dei cittadini e alla
cooperazione dal basso.
Alle difficoltà culturali accennate prima vanno infatti aggiunti altri
elementi che possono condizionare l'avvio della sperimentazione di un
buon progetto: molto spesso mancano le informazioni, se non nella
segnalazione di tre righe degli uffici stampa (il tal comune ha
avviato la tal iniziativa). Di fronte a questo, anche quando si ha la
fortuna di scorgere una qualche buona notizia dai mezzi di
informazione tradizionali, e ammesso che dall'altra parte vi sia un
amministratore sensibile al tema ed interessato ad approfondire la
cosa, il difficile sta proprio nel riuscire a raccogliere informazioni
e documentazione specifica di quel singolo progetto: praticamente
tutto il lavoro che un comune (una provincia, un assessorato
regionale) ha prodotto per l'attivazione e sperimentazione dell'idea:
delibere di consiglio e di giunta, capitolati d'appalto, regolamenti,
bandi, materiale informativo e pubblicitario. Soprattutto nei piccoli
enti locali, con poco personale e con molti problemi di ordinaria
amministrazione, poter contare sul lavoro già fatto e sperimentato con
successo da altri può significare molto per l'attivazione e la buone
riuscita del progetto stesso.

L'associazione mette a disposizione proprio questo, pubblicando sul
sito internet tutti i progetti (e gli allegati) di volta in volta
sperimentati dalle amministrazioni che ruotano intorno alla rete, e
garantendo un contatto diretto anche con gli amministratori e i
tecnici referenti per ogni singola iniziativa da replicare: dal
risparmio energetico agli acquisti verdi, dalla riduzione della
produzione dei rifiuti alla mobilità sostenibile, dai nuovi stili di
vita al consumo critico, sono ormai decine le esperienze concrete
messe in cantiere da altrettanti enti locali, a dimostrazione che
intervenire a favore dell'ambiente conviene sotto tutti i punti di
vista.
I Municipi della Decrescita Felice
Ora, una cosa che ho notato in questi ultimi anni in cui ho avuto il
piacere e il privilegio di entrare in contatto con tantissimi
amministratori virtuosi, è che molto spesso comuni all'avanguardia
rispetto a singole tematiche peccano poi per tutta un'altra serie di
questioni legate all'ambiente. Mi spiego: ci sono comuni che stanno
facendo cose egregie rispetto all'impronta ecologica degli edifici
comunali ma che non hanno inserito nulla nel regolamento edilizio
comuanale per una gestione più sostenibile del territorio che
amministrano! Manca cioè una strategia complessiva, un quadro di
insieme di riferimento. E questo è uno dei compiti più "politici" che
qui ci poniamo. Cercare cioè di delineare insieme, attraverso
convegni, pubblicazioni, iniziative culturali, l'identikit di un
Municipio della Decrescita Felice, nelle sue varie implicazioni e
competenze, in un percorso continuamente suscettibile di modificazioni
e passi in avanti, non avendo la presuzionzione di offrire pacchetti
full-optional o fantomatiche ricette del Comune Perfetto!

A questo proposito, non so se ci avete fatto caso, il computer
sottolinea la parola decrescita come fosse un errore, un elemento
estraneo, sconosciuto. Questo la dice lunga su quanta strada ci sia
ancora da fare concettualmente prima che la decrescita diventi il
paradigma con cui declinare la nostra quotidianità.

Ecco, se dovessi rispondere alla domanda "Cosa dovrebbe fare un
amministratore di un ente locale sensibile alla decrescita per mettere
in pratica buone prassi quotidiane?" proverei ad indicare un percorso
a tappe.

Il primo intervento da fare è quello di rendere efficiente da un punto
di vista energetico la "macchina comunale" (pubblica illuminazione,
immobili come scuole, musei, impianti sportivi, biblioteche, municipi,
ecc.). Attraverso il coinvolgimento delle ESCO (imprese che
sviluppano, finanziano e attuano progetti volti al miglioramento
dell'efficienza energetica e alla riduzione dei consumi) è possibile
risparmiare energia e denaro migliorando al tempo stesso le condizioni
ambientali.

Poi mi muoverei sul piano regolatore, cercando di promuovere una
gestione del territorio partecipata che miri a razionalizzare gli
spazi già occupati, introducendo per le nuove edificazioni criteri di
bio-edilizia, eliminando inutili e insostenibili speculazioni
edilizie, invertendo un'ormai consolidata tendenza all'occupazione di
suolo e alla cementificazione selvaggia. In questo senso, lavorare ad
una seria politica energetica comunale che, partendo dall'abbattimento
degli sprechi arrivi all'autosostentamento energetico, permette di
"liberare" risorse economiche in grado di sottrarre gli enti locali
all'odioso ricatto in atto da qualche anno e a cui anche gli
amministratori più sensibili faticano ad opporsi: meno finanziamenti
dallo Stato, obbligo di svendita di lotti di terreno per mantenere
attivi i servizi alla persona.

Il terzo passaggio è quello relativo all'introduzione degli acquisti
verdi (Gpp, Green Public Procurment, si intende l'introduzione di
criteri ambientali nelle politiche di acquisto di beni e servizi da
parte dell'ente pubblico caratterizzati da una minore pericolosità per
la salute umana e l'ambiente) nella pubblica amministrazione, cioè
come gli enti locali possano introdurre dei requisiti ecologici nelle
forniture dei beni e dei servizi al momento dell'acquisto. E' un
passaggio indispensabile, per una pubblica amministrazione che non si
limiti a predicare bene ma intenda realmente modificare i propri
comportamenti tenendo conto delle implicazioni ambientali e sociali
riducendo la propria "impronta ecologica" attraverso l'acquisto di
arredi, lampade, computer, fotocopiatrici, tessuti per divise, mezzi
di trasporto, materiali da costruzione, carta, ecc.

Il passaggio successivo riguarda la gestione dei rifiuti, con
l'introduzione del sistema porta a porta per spingere la raccolta
differenziata oltre il 70% con l'eliminazione dei cassonetti stradali
e il passaggio da tassa a tariffa con forme di riconoscimento e premio
per i cittadini più virtuosi. Parallelamente al sistema di raccolta,
smaltimento e riciclaggio dei rifiuti è però necessario intervenire
affinché la produzione di rifiuti pro-capite di un territorio
diminuisca di anno in anno, al contrario di quanto accade mediamente
oggi in gran parte dei comuni italiani. Una seria politica dei rifiuti
passa attraverso percorsi concreti di autoproduzione, riutilizzo e
riuso, secondo esperienze consolidate che dimostrano l'efficacia di
certe scelte.

L'altro grosso capitolo riguarda la mobilità di un territorio,
strettamente connesso alla gestione dello stesso per quanto concerne
l'ubicazione dei servizi e delle strutture pubbliche, la gestione e
distrubuzione delle merci, l'esistenza di un trasporto pubblico
efficiente affiancato a nuove progettualità in corso di realizzazione
in varie parti d'Italia: dal car-sharing agli autobus a chiamata, dal
taxi collettivo al potenziamento dei percorsi ciclo-pedonali,
dall'introduzione del mobility manager al coordinamento degli orari di
ingresso e di uscita da e per il posto di lavoro, dall'istituzione di
percorsi casa-scuola a piedi ai parcheggi scambiatori, ecc.

Fatti questi passaggi, risulta fondamentale incentivare i cittadini
all'introduzione di nuovi stili di vita che consentano il risparmio di
risorse, di energia, la riduzione dei rifiuti e degli inquinamenti,
consentendo contemporaneamente anche un risparmio economico ed un
miglioramento della qualità della vita.

Impronta ecologica della "macchina comunale", gestione del territorio
responsabile, introduzione di nuovi stili di vita nella comunità.
Penso siano questi i punti irrinunciabili di un ipotetico programma
per un amministratore che in campagna elettorale si dichiari vicino
alla descrescita. Purché tutti questi progetti non diventino una scusa
dietro cui nascondere politiche energivore. Mi spiego: la raccolta
differenziata ha un senso solo se alla fine dell'anno sono riuscito a
convincere i cittadini a produrre meno rifiuti; i pannelli solari
servono se prima ho reso efficiente da un punto di vista energetico
l'edificio sul cui tetto ho deciso di installare il pannello; la carta
riciclata negli uffici è ottima ma non ha alcun senso se poi non si
usa il fronte retro e si sprecano una montagna di fogli per niente; il
nuovo quartiere impostato secondo i criteri della bioedilizia sta in
piedi se prima ho verificato la necessità di costruirlo, il quartiere.

Centinaia di amministratori locali stanno, di fatto, costruendo quelli
che potremmo chiamare, con un po' di fantasia, i Municipi della
Decrescita Felice.

Esperienze sul campo, fatte insieme alle famiglie, tra la gente. Un
modo concreto per incentivare i cittadini all'adozione di nuovi stili
di vita, improntati alla sobrietà e alla decrescita, capaci di
trasformare la sensibilità antispreco del singolo da sensazione di
inadeguatezza a occasione di impegno.

Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 15:31

Comiso: da rampa di guerra a sito di pace di Alex Langer

E' nota, e non occorre qui ripercorrerla in dettaglio, la storia dell'installazione dei c.d. "euromissili" in Europa. Dopo che, nel 1977, l'Unione Sovietica aveva installato in territorio europeo i suoi missili SS-20, nel dicembre 1979 interveniva la decisione della NATO di rispondere col dispiegamento di un certo numero di missili INF (Intermediate Range Nuclear Forces), "a media gittata".

La posizione che la NATO si poteva, alla fine, riassumere nella c.d. "doppia decisione": installare i propri missili, e negoziare con l'URSS la riduzione degli "euromissili" in entrambi i campi. In seno all'Alleanza Atlantica veniva convenuto che un certo numero di missili "Pershing II" e di "Cruise" (GLCM = Ground Launched Cruise Missiles) venissero dislocati in alcuni degli Stati membri. Questa decisione della NATO e dei Governi interessati aveva provocato un vasto movimento pacifista, in molti paesi europei occidentali, contrario all'installazione di missili che venivano visti come elemento di massima insicurezza del c.d. "teatro europeo".

In tale quadro, anche in Italia veniva scelto, dal Governo, il sito del piccolo e vecchio aeroporto "Vincenzo Magliocco" a Comiso (Ragusa, Sicilia) come base missilistica, portata a compimento nel 1983. Nel 1987 i missili GLCM ivi installati ammontavano a 108 (in dotazione al "487th Tactical Missile Wing" dell'"US Air Force"); al tempo stesso altri "euromissili" erano dislocati in Belgio (Florennes, 20 GLCM), nei Paesi Bassi (Woensdrecht), nella Repubblica Federale di Germania (Wüschheim, 62 GLCM; Wellerbach, 12 Pershing II; Schwäbisch Gmünd, 40 Pershing II; Waldheide-Neckarsulm, 40 Pershing II; Neu-Ulm, 40 Pershing II) e nel Regno Unito (Greenham Common, 101 GLCM; Molesworth, 18 GLCM). La base di Comiso aveva ospitato, a regime, circa 2700 militari USA, il personale civile era in parte locale ed in parte statunitense.

In seguito allo storico accordo tra Reagan e Gorbaciov, raggiunto a Washington l'8 dicembre 1987, dove si prevedeva l'eliminazione di 2000 testate nucleari (il 20% dello schieramento nucleare europeo), veniva deciso lo smantellamento degli "euromissili" (accanto all'eliminazione di altri tipi di armamento nucleare, chimico e convenzionale): la NATO si impegnava a rinunciare a 689 missili tra "Pershing II" e "Cruise", il Patto di Varsavia a sua volta si impegnava ad eliminarne 826.

Ancor prima della data prevista (fine maggio 1991), la base di Comiso veniva lasciata libera dai missili "Cruise", asportati - sembra - in data 27 marzo 1991, con destinazione alla base di Davis Monthan, Arizona (USA), dove vettori e testate dovevano essere distrutte. Entro lo stesso anno 1991 la base veniva restituita al Governo italiano, dopo che circa 200 militari USA vi erano ancora rimasti dopo la partenza dei missili.

Contrariamente alle assicurazioni, date dall'allora Ministro della Difesa Lagorio nel Parlamento italiano, che la base di Comiso non avrebbe comportato spese per l'Italia, in realtà circa un terzo della spesa è stato sostenuto dall'Italia, un terzo dagli USA ed un terzo dalla NATO. Dal punto di vista socio-economico, la presenza della base ha comportato direttamente un'occupazione precaria di poche centinaia di persone (che oggi si trovano in "cassa integrazione", un trattamento di temporanea disoccupazione previsto dal sistema sociale italiano). Gli effetti economici indotti (industria alberghiera, forniture, edilizia, ecc.) sono stati molto inferiori alle aspettative, anche a causa di una conduzione fortemente "autarchica" della base. In tal modo la regione interessata ha subito un doppio danno: prima la sua economia si è ri-orientata verso la presenza della base militare, ed ora deve riqualificarsi di nuovo, senza di essa. Qualcuno sostiene anche che la prospettiva di sviluppo (poi non realizzatasi) intorno alla base militare avrebbe attirato elementi mafiosi, prima non presenti in provincia di Ragusa.

2.

Anche dopo lo smantellamento della base missilistica di Comiso, il carico di installazioni militari in Sicilia resta ancora molto forte: vi sono ulteriori basi USA e NATO (tra le quali Augusta-Melilli-Priolo/Siracusa, Isola delle Femmine/Palermo, Lampedusa/Agrigento, Motta Sant'Anastasia/Catania, Sigonella-Lentini/Siracusa, Trapani-Birgi), con circa 6000 militari statunitensi e si registra ogni anno un elevato numero di incidenti connessi a tale presenza. Ma sicuramente il ritiro della base di Comiso apre una prospettiva di rilancio di attività civili, e pone - al tempo stesso - un serio problema di riconversione di infrastrutture ed attività. Va ricordato, a questo proposito, che l'installazione della base di Comiso non ha poi portato tutto quello "sviluppo" che era stato prospettato alle popolazioni della zona, ed ha in alcuni casi seminato persino disoccupazione, visto che talune attività tradizionali (commercio, agricoltura, turismo) hanno dovuto cedere il passo ad un "economia della base militare", in gran parte interna ad essa. La seriocoltura e l'edilizia, attività tradizionalmente sviluppate, sono rimaste condizionate in negativo da un sviluppo tutto incentrato intorno alla base militare. Ecco perché oggi si sente fortemente il bisogno di risanare l'economia locale e rimediare ad alcuni dei danni prodotti. Così è iniziato il dibattito, a molti livelli e molte voci, sul futuro della base di Comiso e sulla possibile destinazione civile dell'area e delle infrastrutture. Se ne stanno occupando Parlamento e Governo italiano, l'Assemblea e l'Amministrazione Regionale Siciliana, i Comuni e le Province interessate ed ovviamente anche l'opinione pubblica. Le ipotesi di utilizzo che vengono lanciate, spaziano da proposte più orientate a finalità economiche (trasformazione in aeroporto civile e commerciale), altre ispirate ad impianti di alta tecnologia (centro ricerche su "energie pulite"; progetto ricerche LASER; ricerche su applicazione tecnologie ex-militari, ecc.), a proposte miranti alla creazione di un centro internazionale di dialogo, di promozione della pace e dei diritti umani nell'area Mediterranea, di cooperazione euro-araba o di un "Politecnico del Mediterraneo", sino all'idea di utilizzare gli impianti riconvertiti in un grande centro di protezione civile e prevenzione catastrofi.

Ovviamente non può spettare al Parlamento o alla Comunità europea la scelta su come riconvertire l'ex-base di Comiso o altre analoghe strutture: ciò è interamente nelle mani delle autorità nazionali, regionali, provinciali e comunali, secondo le distinte competenze, che la Comunità europea rigorosamente rispetta.

Ciò che il Parlamento può raccomandare, è così riassumibile:

1) che nel caso di Comiso, e di altre analoghe ex-installazioni militari nella Comunità, la riconversione civile avvenga possibilmente con una valorizzazione della vocazione europea di tali siti, che da impianti destinati alla difesa militare comune ben si presterebbero a diventare importanti istituzioni civili di rilievo europeo e forse comunitario;

2) che la Comunità eserciti la sua azione di sostegno in favore dei processi di riconversione, che dovunque comportano problemi occupazionali, strutturali ed infra-strutturali, dovuti al passaggio da economie che per un certo periodo hanno dovuto subire una finalizzazione tutta o prevalentemente militare e che ora devono riqualificarsi a scopi civili.

3.

Il Parlamento europeo già in almeno tre occasioni si era espresso in favore dei processi di riconversione civile di impianti e strutture militari. "E' necessario favorire la riconversione delle regioni della Comunità in cui l'occupazione dipende in forma considerevole dall'industria bellica, sostituendola con una produzione più diversificata di beni socialmente utili", diceva ancora recentemente il cons.H della risoluzione del 18.4.1991. Naturalmente lo stesso problema si pone, pur magari in dimensioni minori, nei casi dove installazioni militari vengono tolte perché ritenute - fortunatamente - non più necessarie: l'economia di aree più o meno vaste ruotava, talvolta per anni, talvolta per decenni, intorno a tali installazioni, tanto che dopo la loro chiusura occorre trovare delle alternative, sia sul piano occupazionale che su quello dell'utilizzazione di areali ed impianti. Perchè non accogliere, anche a livello comunitario, l'idea oggi espressa nel caso di Comiso dalle autorità locali siciliane ed all'interno del Parlamento italiano, di sforzarsi di trovare, persino con una sottolineatura simbolica, delle destinazioni civili che possano contribuire non solo ad una sana economia regionale, ma anche al dialogo ed alla pacificazione internazionale e comunque ad una vocazione europea ed internazionale dei siti un tempo prescelti per ospitare missili, caserme, sistemi di armamento e così via?

Ecco perchè viene spontaneo pensare alla necessità di stimolare l'intervento comunitario in favore ed a sostegno di simili processi di riconversione. Già esiste una linea di bilancio (denominata B2-610) che mira al sostegno delle "regioni periferiche ed attività fragili della Comunità" con il programma PERIFRA, attualmente (1992) finanziato con 50 milioni di ECU (competenza) e 45 milioni di ECU (cassa). L'introduzione di tale linea di bilancio, oltretutto, aveva permesso nel 1990 il Parlamento europeo di superare un emendamento (nr.344), presentato dai deputati Lo Giudice, Theato, Langer, Cassanmagnago Cerretti, Forte, Zavvos e Bindi, volto a finanziare un programma di iniziative per compensare alcuni contraccolpi economici dovuti a processi di smilitarizzazione in corso (comprendendovi anche la base di Comiso), adottando invece l'emendamento nr.730 del relatore Lamassoure (66,4 MECU di competenza, 50 MECU di cassa) per il programma PERIFRA, esplicitamente destinato a finanziare progetti-pilota aventi attinenza, tra l'altro, con "la riconversione di basi militari e industrie militari". Tra i progetti-pilota miranti a far decollare attività nuove o alternative alle precedenti basi militari, presi in considerazione in tale ambito, troviamo (sovvenzionati al 25-50%) per esempio progetti relativi alle ex-basi sovietiche in Germania orientale o ex-basi NATO come Torrejon in Spagna. Una gestione piuttosto flessibile e pragmatica ha contraddistinto l'impiego di tali risorse, la cui disponibilità veniva comunicata agli Stati membri, attraverso i loro ambasciatori, in data 23 marzo 1991, fissando il 30 aprile 1991 come limite per l'accettazione delle domande di sovvenzione PERIFRA avanzate a livello nazionale. In luglio si è poi proceduto alla selezione dei progetti, il cui elenco è stato pubblicato il 9 settembre 1991. La responsabilità per l'esecuzione dei progetti appartiene ai Governi nazionali degli Stati membri.

Tra i 124 progetti presentati entro il 31 maggio 1991, per una richiesta complessiva di 117,4 MECU, sono stati poi selezionati, sinora, 25 progetti PERIFRA da sovvenzionare. Tra questi troviamo, in particolare, la riconversione della base NATO a Turnhout (Belgio), dove l'aiuto comunitario (515.000 ECU) viene impiegato per riqualificare il personale belga della base militare; la riconversione di altre basi NATO a Karup (Danimarca) e Torrejon (Spagna); la riconversione civile di ex-basi sovietiche in Germania orientale (Stendal/Sachsen Anhalt, Neubrandenburg/Mecklenburg-Vorpommern, Zinna/Brandenburg, Neuruppin/Brandenburg) o ex-basi del Patto di Varsavia (Thüringen), ma anche ex-basi americane, inglesi, francesi o tedesche in diversi Stati-membri(Zweibrücken/D, a Brest e a Tarbes (Francia), dove si tratta di riconvertire industrie di armamenti (radar) e basi GIAT; a Merseyside (Regno Unito) si contribuisce alla riconversione di cantieri navali, e si ha persino un caso in cui si finanzia la valorizzazione turistica di un forte militare (Kijkduin/Den Helder, Paesi Bassi).

Resta solo da auspicare che la dotazione finanziaria del programma PERIFRA possa essere via via adeguato alle necessità, e che una sistematica politica di ricerca, di accompagnamento e di incentivazione di questi processi di riconversione possa essere condotta costantemente e con attenzione dalla Commissione esecutiva della Comunità, in sintonia con le autorità regionali e nazionali interessate.

4.

Anche i fondi per lo sviluppo regionale (FEDER) potrebbero utilmente essere impiegati, tra altri scopi, pure al fine di sostenere la riconversione civile che si rende necessaria in seguito a processi di smilitarizzazione che possono provocare dei contraccolpi occupazionali o economici. Obiettivo di tali fondi è la riduzione delle disparità di sviluppo e di ricchezza tra le regioni della Comunità: quando si dimostri, che la riconversione di ex-basi militari produrrebbe vantaggi per il rilancio economico delle regioni interessate, anche i FEDER potrebbero contribuire a finanziare infrastrutture o servizi di interesse generale, che magari prendano il posto delle installazioni militari.

Meno indicato sembra, allo stato attuale, il ricorso ai fondi strutturali della C.E., visto che sono assai generali nei loro obiettivi e non vincolano a favorire proprio quei processi di riconversione dal settore militare al civile, di cui qui ci stiamo occupando.

5.

Concludendo si può dire, dunque, che la riconversione della ex-base missilistica di Comiso in Sicilia ad usi civili, così come è prevista dalle numerose prese di posizioni delle autorità localmente competenti, potrebbe trovare un utile sostegno da parte della Comunità, e che la Comunità Europea oggi dovrà anche in molti altri casi favorire - con sussidi finanziari e "know-how" tecnico - analoghi processi di riconversione in tutti gli Stati-membri. Spetterà alle autorità nazionali prendere le opportune decisioni ed avanzare le necessarie domande. La Comunità non può che rallegrarsi ogniqualvolta una realizzazione civile di orientamento e di ispirazione europea e comunitaria prenderà il posto di installazioni militari ormai superati dagli eventi, e non mancherà di offrire il proprio sostegno, secondo le proprie normative.

Ed il Parlamento europeo, a sua volta, non mancherà di premere sulle autorità esecutive della Comunità perchè si ottengano i necessari ampliamenti dei programmi ed il conseguente adeguamento dei fondi occorrenti.

Relazione sulla riconversione ad usi civili della base militare missilistica di Comiso in Sicilia, presentata per incarico della Sottocommissione Disarmo e Sicurezza e della Commissione Politica del Parlamento Europeo

Gennaio 1992

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