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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Martedì, 17 Febbraio, 2009 - 17:40

Sul caso Conchetta il Comune risponda

Vediamo il contesto e analizziamolo, fuori da ogni portata di strumentalizzazione che può insanamente nascere e che ha caratterizzato alcune dichiarazioni degli ultimi giorni da parte di alcuni amministratori.
Il Conchetta esiste ormai da decenni, è dotato di una libreria ricca di opere e di saggi, punto di incontro per discussioni e dibattiti pubblici: è uno spazio aperto, contaminante, adeguato. Questa presenza non ha mai, dico mai, comportato una manifestazione di infastidimento e di avversione da parte della cittadinanza residente: se per infastidimento si intende semplicemente il rumore arrecato a causa dei concerti, vorrei solamente sottolineare, anche alla luce dell'ultimo Piano di Azzonamento Acustico, che il contesto sociale e urbano dove il Cox18 si inserisce è già soggetto a serate in cui il rumore derivante dai vicini locali è abbastanza sostenuto: gli avventori dei bar e dei pub determinano un incremento alquanto cospicuo dell'inquinamento, se così possiamo definirlo, acustico della zona, tanto che, ormai, la zona dei Navigli nel suo complesso sembra più una cittadella del divertimento, pur essendo residenziale.
Ma il pretesto del rumore e dell'inquinamento acustico è veramente paradossale in una città che soffre da anni di inquinamento acustico derivante da una presenza intensa del traffico autoveicolare, dato che lo sviluppo viabilistico è nato e prosegue ponendo il mezzo privato al centro delle opere varie e costose che l'amministrazione intende affrontare, vedi il piano parcheggi. 
Dunque: nessun problema riguardante la convivenza sociale e pacifica nel quartiere. Anzi possiamo dire che il Conchetta è stato autore di mobilitazioni che riguardavano la vita del quartiere, promuovendo incontri e manifestazioni per la difesa del caratter epubblico e della sua gestione pubblica del patrimonio urbanistico e civico della zona. La promozione del territorio nasce con la partecipazione e non possiamo assolutamente affermare che questo elemento il Cox18 non lo abbia perseguito a fondo e puntualmente, diventando parte attrice in un contesto aggredito da interessi speculativi ed edilizi molto ampi. 
Il Cox18 ospita un archivio, Primo Moroni, che, a detta dello stesso Assessore alla cultura, Finazzer Flory, appartiene a tutti senza incedere in opportunistiche visioni di faziosità ideologica, direi di stampo securitario, come manifestate da altri amministratori comunali, colleghi di Finazzer Flory. 
Ancora una volta il Comune di Milano e la sua amministrazione ha palesato un fallimento nella gestione della questione. Il fallimento e l'incapacità ha riportato lo stesso clima che si era creato nel 1993 all'insediamento della Giunta Formentini, dove si provvide a voler sgomberare il Leonacavallo. In quella occasione, però, il dialogo divenne necessario, in quanto il Centro Sociale era una realtà autonoma e viva, che non poteva essere sfrattata, riconoscendone la portata e la qualità pubblica e culturale, sociale e aggregativa che immetteva nel territorio comunale e nel suo tessuto civico. 
Il Comune di Milano, si legge dalle dichiarazioni dei legali del Comune, non ha avuto partita nella questione. Ma mi domando perchè il Comune non abbia saputo, invece, sviluppare un confronto attivo e dinamico che sapesse fare convergere due esigenze: la necessità di legalità e la necessità di preservare questo patrimonio sociale e aggregativo pubblico. 
Si parla di usucapione da parte dei possessori degli spazi del Conchetta: ma questo diritto viene negato dalla stessa amministrazione che procede in giudizio contro i possessori considerandoli occupanti abusivi. La questione non è puramente giudiziaria. Ha contorni giudiziari, questo è vero, essendoci due ricorsi e due procedimenti. Ma non può essere liquidata come tema di interesse esclusivamente della Magistratura, che deve procedere nella sua autonomia e nella sua indipendenza, chiaramente, a verificare i diritti e i doveri reciproci esistenti tra i due soggetti contendenti. 
La questione è politica a parere del sottoscritto, che di politica si interessa essendo consigliere di una zona a Milano. 
Come è anche importante sottolineare che il fatto di dichiarare che il Comune non abbia manifestato interesse a promuovere una via risolutiva condivisa del contenzioso, che ha generato tensione e conflittualità, testimoni semplicemente che l'amministrazione non ha saputo farsi interpete di un'esigenza diffusa sul territorio, ossia reperire spazi dove la cultura e il confronto attivo e dinamico tra generazioni, etnie diverse possa esplicarsi senza entrare necessariamente in contrasto con il territorio e le sue esigenze. Il Comune ha agito per nome del Vicesindaco De Corato solamente come fosse un attore privato che si vede depodestato dal proprio patrimonio, occupato da altre persone, con cui incorrere un'azione giudiziaria e contro cui chiamare e sollecitare l'intervento della Polizia e della Prefettura, finalizzato allo sgombero dei locali. La logica è questa: la proprietà è mia, chi la occupa se ne deve andare. E' una massima, questa, che porta  generare visioni e logiche a parere del sottoscritto pericolose e miopi. 
La proprietà è del Comune, ma è anche della cittadinanza residente e non residente, è patrimonio pubblico e non proprietà privata. Il caso è politico proprio per questo e non puramente risolvibile con la semplice applicazione del diritto privato, civile, considerando questioni soggettive e individuali. 
Cosa avrebbe dovuto, quindi, fare il Comune? Avrebbe dovuto interloquire con il Centro Sociale Conchetta, che da anni vive lo spazio e lo promuove come luogo pubblico e aperto, con i residenti, con la società civile, addivenendo a una composizione degli interessi che non sono discordanti e che mirano a valorizzare il patrimonio comunale in vista di una sua utilizzazione per necessità ed esigenze sociali e collettive. 
Mi viene una domanda: ma come mai il Comune è molto interessato affinchè quell'area, che trova in essere un patrimonio storico vivo, come testimonia l'assessore Finazzer Flory, venga sgomberata? Esistono già in essere alcuni progetti che ineriscono quell'area? E se esistono e sussistono con chi sono stati definiti? Quale è la portata dei progetti? Si tratta di proposte edilizie?
Lo sgombero forzato e improvviso è, a parere mio, un atto di prevaricazione: non discuto l'attività della Polizia e della Prefettura, ma discuto politicamente l'inesistenza di un confronto attivo tra le parti interessate che solo l'amministrazione comunale avrebbe dovuto favorire, anticipando e prevenendo conflitti insanabili.
Mi domando, poi, come possa essere, invece, tollerabile il fatto che l'amministrazione avesse favorito, se non addirittura accelerato, la richiesta di uno spazio pubblico a Cuore Nero, essendo palese che la presenza di un centro di stampo xenofobo e promuovente attività di natura neofascista e negazionista, avesse avuto una seria e coerente manifestazione di contrasto e di opposizione democratica da parte della cittadinanza residente, che si è mobilitata diverse volte contro l'apertura di uno spazio gestito da coloro che fanno dell'apologia di fascismo la propria finalità assoluta.
Chi istiga la violenza, l'odio razziale e si fa promotore di apologia di fascismo, a parere del sottoscritto e di tutto l'ordinamento costituzionale, non può avere nella nostra Repubblica diritto di cittadinanza. La discussione rimane, pertanto, aperta e si basa sulla preoccupante presa d'atto di un atteggiamento e di una politica dai due pesi e dalle due misure  definita dall'amministrazione.
Su questo esigerei risposta da parte del Vicesidnaco e dell'amministrazione comunale, essendo convinto che la presenza di Cuore Nero in città genererà inevitabilmente una situazione di conflittualità, spesso insanabile e dirompente per la pacifica convivenza sociale della nostra città.
Alessandro Rizzo
Consigliere Lista Uniti con Dario Fo - Gruppo La Sinistra
Consiglio di Zona 4 Milano