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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Lunedì, 24 Novembre, 2008 - 17:39

10 dicembre: Write for Right - una lettera per i diritti umani

Write for Rights: scrivi una lettera per i diritti umani. E' una campagna lanciata da Amnesty International, a cui aderiscono diverse federazioni nazionali, in occasione del 60° Anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo. Era il 10 dicembre 1948 quando il Consiglio dell'ONU e l'Assemblea approvavano il testo internazionale che avrebbe dovuto essere punto di riferimento per tutti i Paesi. Così non è stato, così non è tutt'ora. Diverse sono i casi di abusi e di violenze perpetrate contro esseri umani, civili, persone, non solo nelle regioni interessate da conflitti o da guerre civili. Le torture, le repressioni dei diritti di libertà di manifestazione del pensiero, le discriminazioni per motivi etnici, religiosi e politici, sessuali, la non applicazione del dual process, il non rispetto dei diritti dei detenuti, la commutazione di pene insostenibili dal punto di vista umano, contro la dignità dell'essere umano, sono ancora atti che vengono ripettuamente eseguiti in diversi angoli del globo.
Le donne sono i maggiori soggetti interessati dalle violazioni dei diritti umani. Sono vittime spesso di violenze di diverso tipo e genere, di discriminazioni, di uccisioni barbariche, di soprusi. Innumerevoli donne vengono picchiate, aggredite, stuprate, mutilate, assassinate, in qualche modo private del diritto all'esistenza stessa. Spesso vengono abbandonate a sè stesse, fuori da ogni tutela della persona nelle azioni di denuncia contro gli autori delle violazioni dei propri diritti, aggravandosi una situazione di totale annientamento della propria esistenza, del diritto a vivere in modo autodeterminato e libero. Non possiamo dimenticare un altro dato inconfutibile, data la valenza oggettiva che assume: la presenza di un'alta percentuale di casi di violenza contro le donne nelle mura domestiche.

Un milione e 400 mila italiane, pari al 6,6% delle donne fra i 16 e i 70 anni hanno subito violenza fisica e sessuale prima dei 16 anni. I parenti sono responsabili del 23,8% di queste violenze, quasi quanto gli sconosciuti, pari al 24,8%. In testa parenti di vari gradi (12,2%); seguono, in particolare, gli zii (7%), i padri (1,6%), i nonni (1,4%).
La quota delle giovanissime che non parla con nessuno della violenza subita e' elevata, pari al 53%: questo è il dato maggiormente preoccupante e indicativo della totale disinformazione e non conoscenza sui mezzi utili e funzionali a rendere giusitizia e risarcire, almeno moralmente, le vittime delle violenze. I casi di violenza all'interno delle mura domestiche sono i casi maggiori di violenza a danno di donne. E' anche da sottolinare il fatto per cui maggiore è lo stato di disagio sociale e di emarginazione, e più alta è la percentuale di violenze perpetrate senza che vengano poste come oggetto di un procedimento penale contro gli autori e gli artefici di tali abusi criminali. Come sottolinea Erika Bernacchi, responsabile del Coordinamento Donne della Sezione Italiana di Amnesty International, in SudAfrica si registra il 55% di donne contagiate sul numero complessivo, tanto da affermare che le donne sono le più esposte ai fenomeni di trasmissione del virus. "Quello del Sudafrica è un tragico esempio del legame tra povertà e violenza. Se è vero che la violenza contro le donne colpisce donne di ogni etnia, età e classe sociale, tuttavia povertà e violenza sono fattori che si influenzano e si rafforzano a vicenda" asserisce Bernacchi: un tema, è questo, drammatico che indica come le persone di genere femminile siano più sottoposte a forme di discriminazioni, determinate da pregiudizi, nell'accedere ai servizi informativi e conoscitivi dei metodi contracettivi, nonchè ai sistemi giudiziari per poter procedere contro autori di violenze a proprio danno. Oggi si contano 7 milioni di forme diverse di violenza contro le donne e contro il corpo delle donne, in varie modalità, e per diversi gradi di portata ed efferatezza.
Il 24 novembre è ricorsa la Giornata contro la violenza sulle Donne e, in prossimità del 10 dicembre, Amnesty International ha voluto dedicare la campagna "Write for Right" in particolare al tema su questa piaga generale che soprattutto in Italia assume aspetti preoccupanti e direi poco consoni con un Paese che voglia definirsi "civile". All'evento mondiale ogni anno prendono parte milioni di persone in oltre 30 paesi nel mondo. Amnesty International, precisamente, ha caratterizzato la presente campagna, "Write for Right", per chiedere azioni urgenti a sostegno di appelli per chiedere la tutela e la liberazione di donne incarcerate o soggette a violenze efferate in diversi paesi, in particolare:
Bárbara Italia Méndez, sottoposta a soprusi sessuali da parte della polizia messicana, detenuta per motivi politici;
Mao Hengfeng, ripetutamente arrestata e tuttora in detenzione in Cina a causa del suo lavoro in difesa dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne;
diverse donne arrestate per avere partecipato alla Campagna per l'uguaglianza in Iran; e, infine, Aster Fissehatsion, detenuta in Eritrea in totale isolamento senza accusa né processo dal settembre 2001.

Una mozione presentata in Consiglio Comunale a nome dell'opposizione nello scorso anno, in occasione della Giornata contro la Violenza sulle Donne, chiedeva al sindaco alcuni interventi congrui da parte di un'amministrazione, in particolare un'azione rivolta alle scuole, volte a promuovere momenti di incontro e formazione sul rispetto di sè e degli altri e sulle relazioni tra i generi. E' alta la drammaticità degli atti compiuti in violazione dei diritti delle donne: la gravità della portata si registra sia nella fisictà sia nell'aspetto psicologico, ricordando che la maggior parte delle persone sottoposte a mobbing sui luoghi di lavoro, o escluse dal medesimo, sono donne, mentre le stesse sono coloro che a Milano nella maggioranza dei casi registrano il livello più basso di reddito, come afferma e denuncia "Meglio Milano" associazione che ricostruisce gli indicatori su qualità della vita.
Occorre che il 10 dicembre diventi una seconda giornata che promuova l'impegno costante per tutte le amministrazioni e organi istituzionali e politici ad attivare indirizzi, misure e provvedimenti volti a prevenire e a reprimere fenomeni di violenza contro le donne, prime vittime di una lunga filiera di violazioni dei diritti umani e universali.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano