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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Giovedì, 3 Aprile, 2008 - 11:34

EXPO 2015: quale futuro per la città?

in risposta al messaggio di Fiorella nella discussione su Expo occasione di partecipazione? nel forum Permanente sulla città.

Carissima Fiorella, carissim* tutt*,
il tema della discussione è quali opportunità potrebbero derivare dall'EXPO 2015, in merito a un coinvolgimento chiaro e incisivo della cittadinanza. Io vorrei proporre il tutto con uno sguardo avveniristico: come sarà Milano nel 2016? Difficile fare previsioni totalmente affidabili, ma è comprensiva la necessità di parlarne, di ipotizzare scenari differenti, visioni diverse, possibilità varie che identifichino Milano nella sua nuova, rinnovata, innovativa, dimensione post EXPO 2015.
E' un successo l'avere avuto come accreditamento l'Esposizione Universale a Milano, in Italia? Indubbiamente è un successo internazionale, che rende credibile il nostro Paese e che illustra la crescita di consenso che l'Italia, negli ultimi due anni, ha ricostruito da parte degli altri paesi mondiali. Quindi in primiis, mi sia consentito di dire, l'azione diplomatica del Governo ha dato buoni frutti. Ma non possiamo fermarci a questa conquista considerandola, come la finale di una coppa mondiale di calcio, una vittoria fine a sè stessa. Qui non stiamo parlando di mondiali di calcio ma, bensì, del futuro e dei destini territoriali, sociali e culturali di una città, una grande città, che, a parere del sottoscritto, soffre ancora di forti lacune nel suo sviluppo infrastrutturale, nell'applicazione di scelte politiche ambientali dedite alla sostenibilità, quali l'incentivazione dei mezzi di trasporto pubblico, una rete diffusa ferroviaria per il trasporto delle merci sul territorio, una diminuzione della forte distanza esistente tra centro e quartieri periferici, l'assenza di condizioni di sicurezza sui luoghi di lavoro, sui cantieri, mi viene in mente che proprio ieri un altro lavoratore albanese, con permesso di soggiorno e regolare, ha subito un nuovo incidente in un cantiere nella mia zona, in Via Marcona, l'apposizione di pannelli fotovoltaici sugli edifici di nuova e vecchia costruzione, l'abbattimento dei costi degli affitti, alti, troppo alti, soprattutto per studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori che migrano, ce ne sono molti, come testimonia una ricerca condotta da Corrado Augias che riporta i livelli di migrazione dal Sud al Nord agli standard degli anni 60/70, a Milano.
Ho letto attentamente, Fiorella, l'ottimo articolo che tu hai segnalato di Beltrami Gadola sul Corriere della Sera, in merito allo scenario che interesserà in termini di partecizione e di sviluppo Milano nei prossimi anni in attesa di ospitare la sei mesi dell'esposizione universale. Mi sono soffermato su due concetti che ritengo essere le chiavi interpretative dei dubbi, delle forti perplessità, delle forti incertezze circa il futuro di questa nostra città.
Innanzitutto Gadola dice:"V' è da costruire un consenso nell' opinione pubblica". Ma è chiaro e non posso che concordare con questa affermazione. Oltre ai festeggiamenti e trionfi di natura istituzionale e imprenditoriale, soprattutto, per l'assegnazione dell'EXPO 2015  a Milano occorre costruire un consenso nella cittadinanza. Ma come si costruisce un consenso se non attraverso una partecipazione e un coinvolgimento diretto di quest'ultima? Io vorrei ricordare che qualche mese fa, in piena discussione, sembra oramai l'unica presente in modo rilevante a livello amministrativo cittadino, circa la possibile assegnazione dell'esposizione a Milano, dove l'opinione pubblica si è divisa in modo manicheo tra sostenitori e tra oppositori, come fossimo nella Firenze dantesca dei guelfi e dei ghibellini, tra questi ultimi, ossia nella schiera dei ciritici, c'era l'imprenditore De Albertis, il quale, proprio perchè escluso dalla definizione, progettuale ed economica, delle proposte di intervento edificatrici nelle aree interessate dal grande sviluppo, ha accusato la giunta, il sindaco e l'amministrazione di voler rndere l'EXPO 2015 e la sua preparazione affari di pochi, coinvolgendo poche realtà, quasi tutte imprenditoriali e finanziarie, per certificare il migliore programma di crescita urbana della città. Lo ha detto, sottolineo, un imprenditore. Voi, giustamente, direte che questa "accusa" derivava dall'essere stato escluso dalle "trattative" per i prossimi necessari appalti per edificare e costruire nuovi insediamenti mirabolanti: chiaramente una buona dose della spiegazione di questa boutade deriva da questo fattore, ma comunque è indicativo di una situazione generale che viene avvertita come esclusiva per pochi, sotto la giusta e magnanima dimensione della finalità nobile, non posso che dirlo giustamente, dell'esposizione occasione per i paesi meno ricchi di poter intessere relazioni di cooperazione e di poter offrire i prodotti propri al mercato internazionale, di poter diventare riconoscibili nella definizione dei destini alimentari mondiali.
Giustamente Gadola osserva che invece di parlare semplicemente di EXPO 2015, implicando in questa definizione gli scenari possibili e le opportunità, occorre riflettere in un'ottica di «Non solo Expo», ossia in un'accezione che implichi un programma di intervento strutturale di rilancio sociale, culturale, economico e urbano di questa nostra città. Innanzitutto si deve parlare di EXPO non escludendo le realtà municipali limitrofe alla nostra città, in una dimensione metropolitana, essendoci il coinvolgimento necessario di tutte le componenti dei territori che saranno necessariamente coinvolte in questo appuntamento di dimensione globale. Gadola parla di proposte che devono essere calendarizzate nell'agenda istituzionale, in una visione metropolitana ripeto, altrimenti ogni progetto rischia di naufragare, rischia di rivelarsi un fallimento, rischia di parcellizzarne l'attuazione e la dimensione operativa e di analisi. Dalle proposte per interventi che garantiscano un risparmio energetico cospicuo alle proposte che aumentino l'incentivo all'utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico, con premi e agevolazioni, molto lavoro ha fatto la finanziaria 2008 in questa direzione, quali il «mobility manager», che premia privati per l'utilizzo dei mezzi pubblici o per pratiche virtuose in tema di mobilità sostenibile, come il "car sharing" e il "car pooling", l'utilizzo collettivo dell'automobile; Gadola parla, giustamente, anche di politiche di abbassamento e di calmieramento dei costi degli affitti, parla di edilizia convenzionale o residenziale pubblica, io vorrei ricordare, come denuncia e scrive il consigliere regionale di Rifondazione (Sinistra Arecobaleno) in un'intervista su Il manifesto del 1 aprile, che a proposito di edilizia pubblica, nonostante i fondi in finanziaria 2008, la Regione ha tagliato 20 milioni nel capitolo di bilancio. Si parla di bioarchitettura, di progetti di edificazione che adottino un sistema di riscaldamento naturale, sostenibile e rinnovabile; Gadola parla giustamente di periferie da rilanciare in un'ottica di dimensione municipale, di cittadinanza attiva, di coinvolgimento, di riqualificazione urbana, ambientale, di sostenibilità civica e sociale, di garanzie adottate tramite una rete diffusa di servizi efficenti e incisivi per le pari opportunità, per una giustizia sociale diffusa, per un nuovo welfare universale e partecipato.
Esistono, da parte dell'amministrazione, progetti che vadano in questa direzione? Esiste, poi, un serio decentramento qualificato, rinnovato, che concepisca la partecipazione come canale primario di amministrazione del territorio circoscrizionale, nella sua dimensione sociale, nella sua interezza civica, di grandezza municipale. Non possiamo ripartire da una città rinnovata e riqualificata nel patto di convivenza se non si parte dal rilancio delle municipalità e della partecipazione del coinvolgimento della cittadinanza attiva. Se Expo significherà solo progetti edilizi, non possiamo che dire che gli appetiti imprenditoriali saranno imperanti nella visione di una città a misura delle sole grandi progettazioni mirabolanti, della cementificazione oltremisura, dell'aggressione alle aree verdi e agricole presenti in città: fino a oggi i prodromi non sono rosei, come testimonia il nuovo regolamento edilizio in discussione che elimina la possibilità, non solo dei consigli circoscrizionali, ma anche dello stesso consiglio comunale di esprimersi in materia di varianti volumetriche edilizie, le DIA  e le SUPERDIA, che mettono a repentaglio una programmazione seria e coerente del territorio, dei territori nelle loro specificità culturali, storiche e civili.

Da che parte partire?
Un caro saluto
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano - La Sinistra, L'Arcobaleno
Consiglio di Zona 4 Milano