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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Lunedì, 23 Luglio, 2007 - 14:19

Quando il rosso diventa etico

Proseguiamo ad analizzare i campi alternativi del commercio equo e della responsabilità etica delle imprese. Abbiamo parlato di "moda etica", ossia della produzione dell'abbigliamento che possa commisurarsi con la consapevolezza del consumatore a indossare capi ecologicamente sostenibili e compatibili con uno sviluppo umano dell'ecosistame, nel rispetto della natura, del clima e dell'ambiente, del risparmio delle risorse e della loro equa distribuzione. Oggi parliamo di un'industria che produce materiali in "rosso", attualmente fortemente di moda e in uso, ma con un obiettivo: devolvere parte dei profitti derivanti dalle vendite per un programma internazionale per fronteggiare l'AIDS, combattere il dilagare della terribile malattia e attivare canali di formazione e informazione per la prevenzione. Global Found è la ONG a cui fanno riferimento le varie entrate devolute: è l'associazione fondata da Kofi Annan e oggi una delle prime nella lotta contro il virus del secolo nei paesi dell'Africa e in via di sviluppo, come si è consueti definire, in modo relativamente errato.

L'articolo è tratto dal sito www.lifegate.it.

Alessandro Rizzo

Il rosso è di moda, ma può essere anche etico! 

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 Comprare beni di consumo può diventare un’azione etica? Secondo Bono e il suo socio Bobby Shriver sì, e tentano di dimostrarlo con il loro (PRODUCT) RED™.
 
 
 Nell’immaginario comune il colore rosso ha diverse valenze simboliche. Possiamo associarlo a valori positivi, come l’amore romantico o la passione per le proprie idee, per l’impegno politico. Ma altre volte ci fa pensare immediatamente al sangue e, di conseguenza, a malattia e morte.

Proprio per il suo duplice significato, Bono e Bobby Shriver (a capo della DATA, l’organizzazione fondata dai due nel 2002 per esercitare pressioni politiche sui governi mondiali al fine di migliorare le condizioni della popolazione africana) l’hanno scelto come segno distintivo del loro ultimo progetto: (PRODUCT) RED™ .
Una ONG? Il lancio di un nuovo brand? Entrambe le cose, e nessuna di esse.
(PRODUCT) RED™  è uno strano esperimento di marketing etico o di consumismo partecipativo: i due fondatori, infatti, hanno fatto realizzare una serie di prodotti – contrassegnati dal marchio RED, per l’appunto – da alcune delle aziende più famose e di tendenza del momento.
I prodotti finora commercializzati sono: cellulari Motorola, carta di credito American Express, T-shirt della Gap, orologi e abbigliamento Emporio Armani, sneakers della Converse e I-pod della Apple.
Tutti rossi, naturalmente.
Il meccanismo è semplice: chi compra uno di questi oggetti (solo quelli targati RED™, però!), devolve automaticamente una parte del prezzo d’acquisto ad alcuni programmi di assistenza dei malati di AIDS in Africa gestiti dalla Global Fund (associazione nata nel 2002 con l’appoggio di Kofi Annan).
Ma è una donazione in beneficenza, come le varie raccolte fondi o vendite devolute?
Nel manifesto della RED™ si legge, invece, che «non è carità. È semplicemente un modello di business». E, come tale, l’acquirente può addirittura monitorare attraverso un programmino che percentuale del prezzo d’acquisto viene effettivamente data al Global Fund.
Forte di una serie di eventi mondani e mediatici, di campagne comunicative alternative , di guest-star di fama mondiale (Christy Turlington, Leonardo Di Caprio, ecc), RED™ sembra tracciare il futuro del marketing, sempre più attento alla coscienza dei consumatori ma pure ad assecondarne i desideri.
Iniziativa intelligente, anche perché molte altre corporation preferiscono ignorare totalmente certe tematiche. E straordinaria operazione d’immagine per le aziende che aderiscono al progetto.
Del resto, secondo quanto recita ironicamente uno dei refrain pubblicitari di RED™, «quale strada migliore per diventare un buon samaritano di bell’aspetto?!»? Ma siamo davvero già pronti per questa perfetta connection fra etica e business?
Olimpia Ellero