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.: Il Blog di Alessandro Rizzo
Venerdì, 16 Marzo, 2007 - 15:21

Piano di illuminazione: che cosa si propone?

Ieri si è tenuto un consiglio di zona straordinario sul tema del programma sull'illuminazione cittadina, alla presenza dell'Assessore ai Lavori Pubblici Simini: il consiglio straordinario, nonostante la portata dell'ordine del giorno, non ha avuto un seguito nella cittadinanza, insufficiente di numero di partecipanti. Questo è niente altro che conseguenza di una mancanza sul territorio che dia una strutturazione complessiva dell'informazione e della comunicazione tra il Consiglio di Zona e la popolazione residente nella circoscrizione, interessata su temi vari a pronunciare le proprie istanze, o i propri pareri, consigli, inviti, sollecitazioni. Ma questo è un capitolo a parte e riguarda un tema più complesso inerente al decentramento.
Prima della riunione mi sono documentato nel testo della Relazione previsionale di bilancio 2007/2009 e ho evinto che sulla questione esistono sì alcuni punti di novità, che Simini ha ribadito e riportato in seduta, ma non sussiste un punto che ritengo fondamentale in merito: l'inquinamento luminoso, quello visivo, che rende la nostra città in alcuni spazi e luoghi accecante nel vero senso della parola, impedendo di vedere il cielo. L'inquinamento di questa portata arreca danno sia alla vista per la cittadinanza, soprattutto quella residente presso o vicino a insegne pubblicitarie che inquinano in termini di luminosità, ma se continuativo può influire anche sulla stabilità "metabolica" e sui bioritmi di vita delle persone, degli animali, ma anche delle piante, della vegetazione, con il grave sconquasso derivante da questa situazione. Ebbene nella Relazione è previsto un progetto di intervento per rimuovere e limitare fenomeni di inquinamento acustico e aereo: buoni propositi, ma non si evince nessun riferimento a quali siano le modalità di intervento e quali intenzioni di predisposzione di misure ci siano per rimuovere questo fenomeno, dovuto all'assenza esclusiva di controllo sui livelli di intensità luminosa di insegne pubblicitarie, riportandoli a giusto regime. Simini considera che esiste in merito una "inossservanza diffusa" dei parametri massimi consentiti ex lege in tema di intensità luminosa prodotta da insegne pubblicitarie, oppure insegne commerciali, poste presso le entrate dei negozi. Ma non ho avuto nessun tipo di "conforto" e di enunciazione di propositi virtuosi ed efficaci per rimuovere questa insopportabile situazione. 

In secondo luogo nel mio intervento, oltre a sottolineare l'esigenza urgente di risolvere l'inquinamento luminoso, oggi diffuso, a detta anche di Simini, ho chiesto quali siano le misure predisponibili e che l'assessorato ha intenzione di adottare per diffondere fonti di energia rinnovabile e sostenibile atte ad alimentare la rete elettrica municipale. Simini parla di nuove tecnologie, ma non supporta queste tesi, di grande valore, ma pur sempre teoriche, con dati previsionali economici che quantifichino l'entità dell'intervento che, per la sua complessità e per la sua portata, dovrà essere cospicuo, almeno spero che lo sia. Si sta discutendo di bilancio a Palazzo Marino: si sta per votare le linee economiche che guideranno l'amministrazione nel prossimo anno di governo. Esistono delle misure predisposte dalla legge finanziaria 2007 che incentivano notevolmente i comuni e i muinicipi che adottano modelli di sostenibilità ecocompatibile e forme di risparmio energetico e di rinnovabilità per il proprio tessuto cittadino e in ambito municipale. Mi chiedo quale previsione in termini monetari ci sia da parte dell'assessorato in merito e quali norme intende perseguire e attivare, nonchè a quali articolati della legge stessa intende riferirsi, dato che esistono non solo sulla carta, ma anche attraverso cospicue disponibilità di finanziamento e di sostengo presenti presso i ministeri competenti, affinchè questa buona dichiarazione di intenti, che apprezzo, anche perchè programmatica e generale, senza precedenti, quindi in discontinuità rispetto a una pratica amministrativa passata, supportata dalla medesima maggioranza attuale, e sottoposta a severe critiche per la fallacità che essa ha determinato della medesima da parte dello stesso Simini, possa tradursi in un impegno reale, fattibile, concreto, pratico e chiaro, visibile nelle sue parti integranti. A Milano, e in questo caso il sistema impiantistico di illuminazione è puramente coinvolto - parlo delle palature, dei tralicci, dei fari presenti in molti contesti demaniali -, in passato non vi è mai stata un'adeguata attenzione all'arredo urbano e all'armonia del decoro urbano, in quanto esistono ancora oggi lampioni nascosti dalle frasche degli alberi, oppure pali non omogenei in termini architettonici, oppure fari potenti che sprigionano illuminazione altamente intensa vicino a isole ambientali dove sussiste la vegetazione, sottoposta a una presenza costante di luce artificiale assai nociva.

Il Piano programmatico dell'illuminazione deve essere promosso con la partecipazione dei consigli di zona che, dovranno, sintetizzare con capacità programmatica e con spirito più universale i punti dolenti e le linee di intervento in merito al sistema di illuminazione. Queste le parole di Simini, che accolgo con interesse e direi anche con stupore, in quanto sembrano contestare le pratiche e le metodologie promosse dalla precedente consiliatura, guidata da una coalizione di uguale colore politico, dove non esisteva il concetto di armonizzazione del sistema di diffusione dell'illuminazione con il contesto urbano, sociale, civico, cittadino, demaniale (vedi, appunto, la sovrapresenza di strutture di illuminazione non sempre consone al luogo dove esse vengono inserite, con grave pregiudizio estetico urbano). E la volontà, che considero chiaramente espressa da Simini, è quella di coinvolgere i consigli di zona, per dare una carattere di partecipazione della cittadinanza locale di indirizzare con maggiore cognizione di causa gli interventi necessari per risolvere questioni che ineriscono il sistema e la rete d'illuminazione. Sono contento, ma i criteri che possano rendere questo presupposto come concreto non sono stati esplicati. Non esiste autonomia decisionale dei Consigli, che non hanno neppure la possibilità, tramite il geometra presente nella struttura, di programmare interventi riparatori urgenti e di prima necessità a livello edilizio e demaniale: con il precedente regolamento sul decentramento, il geometra poteva, su istanza del consiglio di zona, provvedere a intervenire per rimuovere un infisso rotto presso una struttura scolastica di propria competenza, arrecando giovamento immediato a un problema che può essere risolto senza gravami amministrativi e ulteriori passaggi burocratici. Ora questa possibilità non esiste, non sussiste. Mi chiedo se l'intenzione rimane sempre quella di ascoltare il consiglio di zona, leggere l'elenco di punti di intervento segnalati, e attestare i criteri politici di intervento progettuale sul sistema di illuminazione di zona, ma dare conseguenza in uns econdo tempo, magari terzo tempo, predisponendo tutte le procedure decisionali che ineriscono altre tipologie di intervento pubblico di caratura cittadina. Se rimane questo l'obiettivo, penso che siamo difronte a un ennesimo buon proponimento che rimane, come sempre "a la carte". Dov'è il decentramento necessario e la reale municipalità? Ritorniamo sullo stesso problema che deve essere risolto in breve tempo: l'assessora, senatrice, consigliera provinciale, Colli parlava di 100 giorni per riformare in senso più espansivo i poteri attribuiti ai consigli di zona, ma ne sono passati più di 300, senza nessun tipo di proposta su cui discutere o su cui inziaire a discutere, COINVOLGENDO I CONSIGLI DI ZONA, la cittadinanza, l'associazionismo, i comitati. Attendere Godot non è sempre stimolante e piacevole. Ma la speranza non ha mai fine. 

 
Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Cinsiglio di Zona 4