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.: Il Blog di Sandro Antoniazzi
Giovedì, 6 Aprile, 2006 - 09:32

Privatizzazioni comunali pregiudiziali e malfatte. Il bilancio delle operazioni AEM, SEA, Serravalle, Farmacie, Centrale del lat

Il bilancio delle operazioni AEM, SEA, Serravalle, Farmacie, Centrale del latte, Scuole civiche, Milanosport, Milano Ristorazione.

L’asta deserta per la vendita del 33% delle azioni SEA S.p.A. conclude in modo inglorioso la catastrofica serie di insuccessi e di tentativi malfatti che hanno contrassegnato la politica delle privatizzazioni di Albertini e della sua Giunta.
E’ necessaria una premessa.
Come centro sinistra non siamo contrari a priori alle privatizzazioni, purchè ricorrano due condizioni:
  • che siano per un più ampio interesse generale (migliorare la concorrenza, migliorare la qualità dei beni e dei servizi, ridurre i prezzi e le tariffe, e così via);
  • che si preveda una prospettiva di sviluppo aziendale (anche dal punto di vista occupazionale).
La politica del centro destra non solo non ha tenuto conto di questi criteri essenziali che avrebbero potuto costituire un terreno di confronto serio, ma si è invece ispirata a una logica ideologica, secondo cui ogni privatizzazione costituisce un bene in sé, in quanto riduce la presenza del settore pubblico (simbolo di inefficienza, burocrazia, favoritismi, ecc).
La giustificazione è inoltre che vendendo il patrimonio pubblico si possono realizzare le opere necessarie alla città: ma al di là della propaganda, è facile constatare quali grandi opere siano entrate effettivamente in funzione dopo le vendite compiute.
Ma passiamo in rassegna le singole operazioni.
Quella maggiore ha riguardato l’AEM S.p.A., le cui azioni già cedute in precedenza sino a scendere al 51% sono state vendute per un ulteriore 17,6% (di cui l’8,8 come prestito obbligazionario convertibile e l’8,8% a investitori istituzionali).
La vendita è stata fatta mentre l’AEM era impegnata, a fianco della EDF francese, ad acquisire la maggioranza della Edison, la più grande azienda privata del settore.
L’operazione fortunosamente è comunque riuscita e il sindaco  ha brindato al successo, dopo che la sua incauta vendita aveva costituito l’ostacolo più grande.
Non solo. Contemporaneamente l’AEM S.p.A. era impegnata sul fronte svizzero per acquisire un pacchetto consistente di azioni della ATEL, azienda rilevante per la trasmissione di energia elettrica.
In questo caso, l’AEM S.p.A. si trovava nella necessità di capitalizzarsi e l’ingegnosa trovata del Comune è stata di partecipare a un eventuale aumento di capitale cedendo all’AEM il settore acqua, insieme all’intera Metropolita Milanese S.p.A.: così in un sol colpo si sarebbero privatizzate sia l’acqua che la MM S.p.A., tutto questo per aumentare il capitale di un’azienda depauperata poco prima da una vendita di azioni dimostratasi insensata.
Il risultato finale è che l’azienda migliore che avevamo, intorno alla quale si poteva costituire il secondo polo energetico italiano e dare forza al sistema territoriale lombardo e del Nord Italia, si è trovata impoverita e ha dovuto rinunciare a molte prospettive di sviluppo. Dopo e nonostante tutto questo, Albertini aspirava a diventare presidente della Edison.
Veniamo alla SEA S.p.A: la vendita del 33% di azioni viene deliberata dal Consiglio Comunale nel luglio 2001, ma l’11 settembre successivo, con l’attacco terroristico alle torri gemelle di New York determina una transitoria crisi del settore aereo, con il conseguente rinvio della decisione.
E’ allora che scatta una delle tante idee autocratiche del sindaco, secondo cui la decisione relativa alla vendita non doveva spettare al Consiglio Comunale, bensì alla Giunta, in quanto relativa a una quota di minoranza delle azioni.
Si trattava di un’interpretazione inammissibile della legge sugli enti locali, perché al di là della SEA interveniva su un potere fondamentale, relativo alle aziende comunali, togliendolo dal Consiglio per attribuirlo alla Giunta, in pratica al sindaco.
Ne è derivata la solita vertenza legale da cui l’opposizione è uscita totalmente vincente.
Intanto, l’Amministrazione ha perso ben due ani di tempo, il che dimostra che più importante della privatizzazione e dell’incasso è innanzitutto la prevaricazione.
Riportata la discussione in Consiglio Comunale l’opposizione esprime la sua contrarietà per diversi motivi: innanzitutto non si tiene conto delle altre istituzioni (Regione e Province di Milano e Varese), che pure sono parti in causa; inoltre, la soluzione precedente non rivolta ad un unico acquirente era preferibile; infine, non si fa alcun cenno delle prospettive di sviluppo aziendali.
A gara aperta, di fronte alle difficoltà incontrate la Giunta cambia i termini dell’offerta, obbligando la società SEA a distribuire un superdividendo di 200,00 milioni di €. Questo pasticcio, più che la vertenza legale, portano alla mancata presentazione di offerte da potenziali acquirenti.
In conclusione, non si è venduto nulla, e l’unico vero risultato è una SEA dissanguata e messa in difficoltà da decisioni maldestre, tappabuchi e di ripicca di una Giunta allo sbando.
Altra confusione, chiamiamola così, sulla Serravalle.
Albertini litiga con la Colli, che si mette d’accordo con l’azionista privato, Gavio.
Quando la Provincia cambia maggioranza, viene firmato un accordo per portare la società in Borsa e per fissare un diritto di prelazione al fine di conservare la maggioranza pubblica.
Il Presidente della Provincia Penati riesce però ad acquistare dallo stesso Gavio le azioni sufficienti per arrivare al 51% delle azioni. Albertini, invece di comportarsi da responsabile di un’istituzione, reagisce come si trattasse di uno sgarbo personale con denunce di ogni genere. Ritiene la quota comunale svalutata, ma non è troppo vero se anche al Comune di Milano Gavio offre di acquistare ad un prezzo conveniente.
Adesso Albertini, dopo tutte le imprecazioni passate, vorrebbe approfittarne, ma è troppo tardi: se ne parlerà alla prossima legislatura e secondo noi in una visione di collaborazione con la Provincia, non di continuo contrasto con tra enti pubblici, per un’azienda strategica per la viabilità.
Ci sono anche delle privatizzazioni minori nelle dimensioni, ma non meno significative.
Un’operazione giuridicamente disastrosa per il pressappochismo con cui è stata condotta, il sindaco è sempre malconsigliato da avvocati e professionisti compiacenti) è la vendita dell’Azienda Farmacie Comunali.
Contro di essa hanno ricorso i farmacisti milanesi vincendo varie cause, ma soprattutto ottenendo una sentenza favorevole della Corte Costituzionale. Le farmacie comunali non potevano essere vendute alla società tedesca Gehe, che commercia farmaci all’ingrosso, attività incompatibile con la distribuzione nelle farmacie, in base a una direttiva europea.
Il Comune ha fatto ricorso in sede europea, ma sostanzialmente per prendere tempo e rimandare la patata bollente al futuro sindaco.
La candidata Moratti, incontrando i farmacisti ha affermato che rivedrà tutto: ma non si tratta di una promessa, ma di un obbligo, cara signora, per il caos combinato dal suo collega di centro destra (che sosteneva di contrastare il monopolio dei farmacisti: lei signora, invece, lo vuole favorire? Diteci per favore qual è la vera posizione del centro destra).
La privatizzazione più tranquilla sembra essere stata la vendita della Centrale del Latte alla Granarolo, con una coda non di poco conto: ora che la Granarolo deve lasciare libera l’area e vuole trasferire la produzione lontano da Milano, che fine faranno i circa duecento lavoratori della Centrale? Ma anche questo ad Albertini non interessa.
Vi sono poi le quasi - privatizzazioni e le esternalizzazioni, ciò che richiederebbe un più analitico lavoro di approfondimento.
Si tratta comunque di iniziative fatte all’insegna di promesse e di prospettive enunciate e non mantenute, spesso velleitarie in partenza: si pensi alla Fondazione delle Scuole Civiche, in cui si ipotizzava un ingresso di privati apportatori di risorse mai verificatosi, oppure la Milano Sport S.p.A., cui sono state affidate le strutture sportive del Comune spesso degradate, con la missione di avere il bilancio in pareggio entro il 2007, mediante il libero aumento delle tariffe (che avrebbe significato la fine dell’attività sportiva di base). O ancora la Mlano Ristorazione S.p.A., per la quale si è calcolato che siano aumentati i costi dei pasti distribuiti.
La rapida disamina delle varie privatizzazioni non necessita di ulteriori considerazioni, perché si giudicano da sé. Sono state una caparbia, testarda politica impostata in modo sbagliato, unilaterale, che non ha tenuto conto delle critiche e delle osservazioni che potevano correggerla e migliorarla. Si è diminuito il patrimonio del Comune che i predecessori avevano accumulato, nello stesso modo con cui i figli dissipatori disperdono il capitale dei genitori.
Le aziende del Comune sono oggi molto più deboli, il sistema economico milanese non è certo migliorato, considerando che le aziende pubbliche hanno spesso in passato agito da propulsori e possono esserlo tuttora.
Inoltre il Comune ha litigato con tutti gli altri enti pubblici, in primis la Regione e la Provincia, isolandosi  e rinunciando alle sinergie sempre utili quando non indispensabili (si pensi all’acqua, e alla illogica separazione in due bacini idrici). E’ mancata in altre parole la visione metropolitana entro cui le aziende e i servizi pubblici andrebbero ripensati e ricollocati, prima di ogni decisione relativa agli assetti azionari.
 Sandro Antoniazzi