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.: Il Blog di Massimiliano Melley
Mercoledì, 10 Maggio, 2006 - 22:10

Ballymena, Irlanda del Nord: dove il settarismo è di casa

L'Irlanda del Nord è oggi una terra arcobaleno. I cattolici si sono numericamente avvicinati al 50%, ma insieme alla loro crescita si sono verificati due fatti apparentemente contraddittori.
Da un lato, la crescita del settarismo e della lacerazione del Paese; dall'altro, l'emergere del fenomeno delle coppie miste (una su cinque nel capoluogo, Belfast).

Michael McIlveen, un quindicenne cattolico che viveva vicino a Ballymena, contea di Antrim, a stragrande maggioranza protestante, pochi giorni fa è stato ucciso a colpi di mazza da baseball da quattro o cinque persone. Sembra evidente a tutti che il motivo sia l'eterna lotta tra cattolici e protestanti.
Naturalmente, trattandosi di una brutale aggressione a un minorenne, i capli lealisti (a cominciare dall'Ordine d'Orange) e anche tutti i politici protestanti hanno condannato l'omicidio senza mezzi termini.
Così ha fatto Ian Paisley, deputato a Westminster e parlamentare europeo, segretario del DUP (primo partito nordirlandese), eletto proprio a North Antrim.
Il fatto che Paisley abbia condannato l'omicidio non deve essere preso come un'ovvietà: egli infatti ha fondato il DUP per contrastare le più morbide posizioni dell'unionismo "ufficiale" e l'ha mantenuto su posizioni settarie fino ad oggi.

Un esempio? Notizia di oggi. Il luogo è sempre Ballymena.
Il consiglio comunale (poi dicono che in Italia siamo burocratici...) doveva stabilire se scrivere "welcome" sulla porta dell'ufficio del turismo anche in tedesco, francese e... gaelico.
Gaelico. Ovvero "irlandese". Una delle due lingue ufficiali della Repubblica d'Irlanda, ma soprattutto un'occasione per lanciare un messaggio ai settari.
Il consiglio comunale, dominato dal DUP, ha detto no. Ha detto che se si comincia con tre lingue, si deve finire col metterle tutte. Ha detto anche che la "gente del sud" non ha bisogno del gaelico perché parla l'inglese e potrà comprendere "welcome".
Senza dubbio. Così come potranno comprenderlo i tedeschi, i francesi, i russi e chiunque nel mondo.
La significatività del gesto simbolico, però, è stata "accantonata" (o meglio: è stata ben compresa!) dai rappresentanti del settarismo protestante.

In fondo, non è un po' quello che è appena accaduto in Italia, dove forti della loro maggioranza le sinistre hanno piazzato quasi chi desideravano alle tre più alte cariche dello Stato?

La democrazia risponde alla domanda: "come scegliere chi governa?".
Il liberalismo risponde alla domanda: "che limiti dare a chi governa?".

Giovedì, 4 Maggio, 2006 - 20:21

Bobby Sands, martire laico

E' difficile definire "martire laico" Bobby Sands, l'indipendentista di Belfast che si lasciò morire 25 anni fa (il 5 maggio 1981) in carcere, dove scontava una condanna per "terrorismo" (venne rinvenuta un'arma da fuoco nell'auto in cui viaggiava), dopo 66 giorni di sciopero della fame.
E' difficile definirlo così perché in Sands era fortissimo il sentimento religioso cattolico, come si evince dagli scritti che ci ha lasciato (era giornalista e poeta).

Ma Sands è essenzialmente un martire laico perché il suo impeto non era simile al terrorismo contemporaneo italiano (quello delle Brigate Rosse, infarcito di parole d'ordine violente e velleitarie) né a quello che conosciamo oggi (infarcito, anch'esso, di ideologie di guerra). L'impeto di Sands e dei suoi amici era pacifico. Era un anelito di libertà nell'Irlanda del Nord, un anelito di riscoperta della Patria e soprattutto di giustizia.

Sands e gli altri detenuti infatti chiedevano lo status di prigionieri politici: non solo questo status veniva loro negato, ma sia all'interno del carcere sia, fuori, per mano della ora disciolta Royal Ulster Constabulary, i cattolici nazionalisti delle "Sei Contee" subivano angherie di ogni tipo, che un governo democratico-liberale considererebbe normalmente degno di Paesi autoritari o totalitari.

Il fatto eclatante è che, in seguito alla morte di Sands, si spianò la strada al successo interno e internazionale dei nazionalisti: il partito più vicino alla protesta, il Sinn Fein, gradualmente conquistò maggior consenso fino a diventare, oggi, il sesto partito del Regno Unito e il secondo in Irlanda del Nord; e in tutto il mondo (Vaticano compreso) vi furono manifestazioni di simpatia per la causa di questi ventenni ancora in grado, sul finire del XX secolo, di compiere gesti per la libertà e la democrazia.

E' chiaro che i metodi violenti non vanno mai accettati; sarebbe auspicabile che qualunque piattaforma programmatica resti sempre nell'alveo delle regole democratiche, soprattutto dove esse esistono. Ma non era esattamente così in Irlanda del Nord, se la R.U.C. oggi è disciolta dopo documentate accuse di collaborazione con le forze paramilitari protestanti e se il protestante nord-irlandese David Trimple, premio Nobel per la pace, ha ammesso che gli anni '70 sono stati "difficili" per i suoi connazionali cattolici.

Il ricordo di Bobby Sands a 25 anni dalla morte è quindi doveroso; è il ricordo di un ragazzo che, per affermare la sua dignità di uomo, di cattolico e di irlandese, ha subìto un processo sommario e condizioni carcerarie durissime: e che ha voluto portare fino al punto estremo la propria coerenza ideale.

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