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Il Blog di Alessandro Rizzo | www.partecipaMi.it
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Sabato, 26 Maggio, 2007 - 13:04

DA TERRA FUTURA SPUNTI E IDEE PER ALTRA POLITICA

DA TERRA FUTURA SPUNTI E IDEE PER UN ALTRA POLITICA

Grande richiesta di partecipazione alle iniziative promosse dal Forum
Ambientalista a della rete del Nuovo Municipio, in occasione della
mostra convegno delle buone pratiche di sostenibilità

Di Salvatore Amura Coordinatore Nazionale Rete del Nuovo Municipio
Ciro Pesacane Presidente Nazionale Forum Ambientalista

Sempre maggiore è il debito tra la capacità della politica di
rispondere ed interpretare le esigenze e alle necessità nel
migliorare la qualità della vita dei cittadini e la capacità di
integrare con le proposte di autogoverno che si esprime e si è
espressa in questi anni attraverso la dinamicità dei movimenti per la
pace, per l’acqua, contro la precarizzazione della vita, per la
democrazia partecipativa e per l’espressione piena dei diritti di
cittadinanza.

Processi sempre più rapidi ed efficaci di spostamento ad un livello
comunitario delle dinamiche politiche istituzionali, delle grandi
operazioni finanziarie, nella stessa direzione dei processi di
globalizzazione, hanno fatto sì che si creassero nuove situazioni di
conflitto, in un processo top down, distaccandosi ancora di più dalle
realtà locali, dalle questioni che già erano scarsamente prese in
considerazione all’interno degli stati nazionali, questo ha aumentato
questo debito.

In questi anni sono state migliaia le realtà territoriali dove si
sono create reti, movimenti, rivendicazioni di diritti legati ai beni
comuni fondamentali, alla tutela del lavoro e dei lavoratori, ad una
diversa gestione della cosa pubblica, trasparente, efficiente,
partecipata, alla tutela delle istanze ambientali, le vertenze
territoriali, sono state il vero motore dei processi di democrazia
partecipativa dal basso in questo paese.

E in questo senso si sono realizzati processi contrari, bottom up,
che hanno espresso grandissime potenzialità, dovute fondamentalmente
alla necessità dei soggetti di un nuovo modo di fare politica, più
attento alle esigenze legate al territorio, non in senso localistico
chiuso, bensì cercando di spostare l’attenzione sul consumo
spregiudicato delle risorse locali, la svendita dei territori, i
processi di privatizzazione dei servizi e dei beni comuni, che ha
generato una mobilitazione di individui, di movimenti per la difesa
dell’acqua, bene inalienabile di tutti, lavorando in un percorso di
sperimentazione e relazione continua nella costruzione di uno statuto
dei luoghi.
Ed è stato un lavoro serio, costruttivo, che ha raggiunto obiettivi
importanti, come la modifica di numerosi provvedimenti che avrebbero
altrimenti minato alcuni dei diritti fondamentali del cittadino, come
la prospettata moratoria sull’acqua, il successo ottenuto nella
sostanziale modifica al DDl 772/Lanzillotta sulla liberalizzazione
dei servizi pubblici locali, l’inversione di tendenza espressa nella
finanziaria 2006, sulla possibilità da parte degli oneri di
urbanizzazione di finanziare le spese correnti degli enti locali, o
come nell’approvazione della nuova legge sull’immigrazione, il
superamento dei CPT e il sostegno alla prospettiva dell’espressione
piena dei diritti di cittadinanza diventino finalmente una realtà.

Questi sono stati i temi affrontati a Terrafutura, dove le reti e i
movimenti, sorti in questi anni in contrapposizione alla
degenerazione neoliberista, si sono confrontate sul lavoro sin qui
svolto, sugli obiettivi da raggiungere e sulle modalità di attuazione
della “resistenza locale”, che ha operato in rete, condividendo
preoccupazioni, esperienze locali, proposte di mobilitazione
unitaria, compatta.

Qui i rappresentanti delle istanze territoriali hanno discusso di
come poter generare un nuovo modo di fare politica, che non sia più
esclusivamente l’inseguimento sordo e sfrenato dell’aumento del PIL,
ma che guardi agli indicatori reali della crescita di un Paese,
identificabili nella qualità dei servizi locali, quelli più prossimi
al cittadino, nella garanzia di tutele ai lavoratori, nella necessità
di superare ancor’oggi situazioni di povertà assoluta, cosìm possiamo
colmare questo debito.

In questo quadro di coscienza e mobilitazione si rendono necessarie,
parallelamente ai movimenti dal basso, realtà che si facciano carico
a livello europeo, oltrechè nazionale, delle istanze provenienti
dalle realtà locali, realtà politiche forti, organizzate, connotate
dall’attenzione verso le questioni dei diritti, della difesa dei
lavoratori, della tutela dei beni comuni, delle “piccole” storie
legate al territorio locale: questi soggetti sono rappresentati dai
risultati dei nuovi processi di unitarietà delle forze di sinistra
italiane ed europee, che hanno trovato in questi grandi temi lo
slancio ideale per ricompattare tutte quelle realtà che ancora oggi
credono nella necessità di una sinistra forte, che stia dalla parte
di coloro che non hanno la possibilità di incidere sulle policies,
soprattutto quando queste toccano in modo così arrogante i diritti
fondamentali dei cittadini e vincolano in modo così netto ed
escludente le scelte e le modalità di sviluppo locale.

Forze di sinistra che discutano di quali siano i contenuti politici
prioritari, le piattaforme dell’azione concreta, legate ai problemi
reali vissuti dalle persone, per disegnare insieme un forte e
condiviso percorso di costruzione di una nuova comunità attraverso,
un nuovo modo di stare insieme, nel dare voce a chi non ha voce, nel
proporre come centrale un efficace sostegno alle politiche di genere
e un serio ricambio di generazioni e culture politiche.

La Rete del Nuovo Municipio e il Forum Ambientalista hanno provato a
parlare vicino al cuore e alla testa del nostro popolo, interagendo
con le tante realtà che hanno attraversato questa tre giorni, come i
Comitati e il Contratto Mondiale per l’acqua, le Reti di Economia
Solidale, la Rete dei Comuni Virtuosi, Castelli di Pace, Legambiente,
Città del Bio, CambieResti, Rete dei Comuni Solidali, Rete Lilliput,
Forum Mondiale dell’Energia, Attac, Carta – Cantieri Sociali, le
Camere del Lavoro di Brescia, di Bologna, di Vicenza, ma anche con la
CGIL FIOM e Funzione Pubblica in particolar modo, tutti
posizionandosi sempre più lontano dal CDA, i nuovi centri di potere
dove si costruiscono gli scenari di decisione per la politica di
domani per l’attività imprenditoriale e bancaria, commistione
mefitica che inquina i processi di partecipazione democratica.

Usciamo da questi CDA, da queste forme di società chiuse e
autoreferenziali, qui si giocano i poteri e le decisioni come in una
roulette del casinò, dove per fiches si puntano le vite di tanti
uomini e tante donne di questo paese, che alla fine perdono sempre.

Apriamo tanti nuovi gruppi di acquisto solidale, facciamo la raccolta
differenziata, investiamo come unica e vera grande priorità per le
opere pubbliche nella ristrutturazione delle rete idrica nazionale,
promuoviamo i bilanci partecipativi nei comuni e processi di sviluppo
locale autosostenibile, alimentamo iniziative per la pace e la
cooperazione decentrata, da qui possiamo ripartire.

Sabato, 26 Maggio, 2007 - 12:56

Solidarietà a Lirio Abbate

L'altro giorno, il 21 maggio, il cronista dell'ANSA, Lirio Abbate, è statgo vittima di intimidazioni da parte della cosca mafiosa. Da sempre Lirio è attivo nel campo dell'informazione e della comunicazione su fatti di violenza e di illegalità diffusa che riguardano il mondo multitentacolare di questa mostruosa piovra, dello stato nello stato. Da sempre denuncia con forza e determinazione la prevarizazione, i crimini e la propotenza affaristica della macrocriminalità siciliana. Da ultimo il suo terzo libro sul fenomeno secolare che occorre al più presto combattere e debellare con forza, coerenza, costanza: “I COMPLICI - Tutti gli uomini di Bernardo Provenzano da Corleone al Parlamento”, elaborato insieme a Peter Gomez.
E' un atto intimidatorio e di minaccia, quasi a esemplificare come la potenza della controinformazione possa essere la via più diretta che metta in discussione il radicamento che ancora ha la mafia e la presa sulle coscienze di coloro, spesso giovani, si sentono abbandonate dallo stato, dalla legalità, privi di diritti civili e sociali. La disperazione crea consenso a questa macchina infernale del crimine e della violenza: occorre erodere questo consenso, soprattutto nelle nuove generazioni, per mettere la parola fine a questo tragico film di lunga durata. La solidarietà a Lirio è più che assoluta, dovuta, ed è espressa dal sottoscritto nella convinzione che occorra quanto mai sostenere la magistratura, da sempre impegnata, spesso voce solitaria nel panorama dell'indifferenza, a investigare con spirito indipendente e con autorevolezza nelle questioni mafiose, che attanagliano la vita pacifica e civile della Sicilia, e che sia urgente da re sostegno e forte promozione a coloro che, come Lirio, testimoniano che la voce della denuncia e dell'indignazione esiste ancora e che, se moltiplicata, potrebbe come tante gocce creare un mare magnum che travolga questo clima di timore a combattere a viso aperto un'ingiustizia bestiale e barbarica, quale è la mafia.

Alessandro Rizzo
Capogruppo Lista Uniti con Dario Fo per Milano
Consiglio di Zona 4 Milano

Sabato, 26 Maggio, 2007 - 09:45

Scudo missilistico....

L’installazione di un sistema di difesa missilistica in Europa orientale è praticamente una dichiarazione di guerra. Provate a immaginare come reagirebbero gli Stati Uniti se la Russia, la Cina, l’Iran o qualunque potenza straniera osasse anche solo pensare di collocare un sistema di difesa missilistica sui confini degli Stati Uniti o nelle loro vicinanze, o addirittura portasse avanti questo piano. In tali inimmaginabili circostanze, una violenta reazione americana sarebbe non solo quasi certa, ma anche comprensibile, per ragioni semplici e chiare.
E’ universalmente noto che la difesa missilistica è un’arma di primo colpo. Autorevoli analisti militari americani la descrivono così: “Non solo uno scudo, ma un’abilitazione all’azione.” Essa “faciliterà un’applicazione più efficace della potenza militare degli Stati Uniti all’estero.” “Isolando il paese dalle rappresaglie, la difesa missilistica garantirà la capacità e la disponibilità degli Stati Uniti a “modellare” l’ambiente in altre parti del mondo.” “La difesa missilistica non serve a proteggere l’America. E’ uno strumento per il dominio globale.” “La difesa missilistica serve a conservare la capacità americana di esercitare il potere all’estero. Non riguarda la difesa; è un’arma di offesa ed è per questo che ne abbiamo bisogno.” Tutte queste citazioni vengono da autorevoli fonti liberali appartenenti alla tendenza dominante, che vorrebbero sviluppare il sistema e collocarlo agli estremi limiti del dominio globale degli Stati Uniti.
La logica è semplice e facile da capire: un sistema di difesa missilistica funzionante informa i potenziali obiettivi che “vi attaccheremo se ci va e voi non sarete in grado di rispondere, quindi non potrete impedircelo.” Stanno vendendo il sistema agli europei come una difesa contro i missili iraniani. Se anche l’Iran avesse armi nucleari e missili a lunga gittata, le probabilità che le usi per attaccare l’Europa sono inferiori a quelle che l’Europa venga colpita da un asteroide. Se dunque si trattasse davvero di difesa, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema per difendersi dagli asteroidi. Se l’Iran desse anche il minimo segno di voler fare una simile mossa, il paese verrebbe vaporizzato. Il sistema è davvero puntato contro l’Iran, ma come arma di primo colpo. Fa parte delle crescenti minacce americane di attaccare l’Iran, minacce che costituiscono di per sé una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite, sebbene questo tema non emerga.
Quando Gorbaciov permise alla Germania unita di far parte di un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, per ragioni troppo note per rivederle ora. In cambio il governo degli Stati Uniti si impegnò a non allargare la Nato a est. Questo impegno è stato violato qualche anno più tardi, suscitando pochi commenti in Occidente, ma aumentando il pericolo di uno scontro militare. La cosiddetta difesa missilistica aumenta il rischio che scoppi una guerra. La “difesa” consiste nell’aumentare le minacce di aggressione in Medio Oriente, con conseguenze incalcolabili, e il pericolo di una guerra nucleare definitiva.
Oltre mezzo secolo fa, Bertrand Russell e Alfred Einstein lanciarono un appello ai popoli del mondo perché affrontassero il fatto che ci troviamo di fronte a una scelta “netta, terribile ed inevitabile. Dobbiamo porre fine alla razza umana, o l’umanità è disposta a rinunciare alla guerra?” Accettare il cosiddetto “sistema di difesa missilistica” colloca la scelta a favore della fine della razza umana in un futuro non troppo distante.
dichiarazione mandata da Noam Chomsky a Jan Tamas , portavoce del Movimento contro le basi in Repubblica Ceca.

Sabato, 26 Maggio, 2007 - 09:42

Dissenso Totale



          
          

Il Congresso del Stati Uniti ha stanziato 100 miliardi di dollari per continuare a finanziare le operazioni militari in Iraq e Afghanistan. La legge approvata non obbliga neanche il Pentagono a programmare il ritiro delle truppe.
Ovviamente questo è il risultato di pressioni inimmaginabili esercitate, per voce del presidente Bush, da interessi economici e militari.
A questo si aggiunge la prevista installazione di un sistema missilistico in Europa orientale che avrebbe, sempre secondo ciò che dichiara l’amministrazione americana, lo scopo di proteggere la stessa Europa e gli Stati Uniti da un molto improbabile attacco che verrebbe dall’Asia.
A questo clima di terrore concorre poi la notizia, proveniente da non meglio precisate fonti americane e giapponesi, che la Corea del Nord, proprio stamattina, ha compiuto una serie di esperimenti lanciando diversi missili a corto raggio nel Mar del Giappone. Anche qui, però, ci sarebbe lo zampino degli USA, in quanto l’intesa firmata a Pechino a febbraio, che prevede la chiusura del reattore nucleare di Yongbyon, avrebbe subìto un rallentamento nella sua attuazione per una questione di fondi congelati dagli Stati Uniti presso una banca di Macao.
 
Tutto ciò non rappresenta certo un bel biglietto da visita per Bush, alla vigilia della sua visita in Italia prevista per il 9 giugno.
Non c’è dubbio che la voglia di dissenso nei suoi confronti sarà ulteriormente alimentata.
 
Ad oggi i soldati americani morti dall'inizio della campagna in Iraq, a marzo del 2003, sono ufficialmente 3.442. Numero sicuramente inferiore a quello reale, come sicuramente è inferiore a quello degli irakeni uccisi. In totale decine di migliaia di morti. Perché? Perché "I vostri figli sono in pericolo", ha detto Bush ad un paio di giornalisti che si sono permessi di sollevare qualche dubbio sul legame tra Osama Bin Laden – ancora inspiegabilmente libero di circolare - e l’Iraq.
 
Non sappiamo cosa abbiano pensato quei due giornalisti, ma sappiamo bene cosa pensiamo noi.
 
I nostri figli, i nostri fratelli, i nostri padri e le nostre madri sono in pericolo perché sulla faccia della Terra sono liberi di circolare e di governare personaggi come George W. Bush e come tutti i governanti di quei paesi che, tacitamente o esplicitamente, continuano ad appoggiare questa politica basata sul terrore e sulla paura.
Gli umanisti di tutto il mondo esprimono il loro più totale dissenso nei confronti di questi criminali travestiti da presidenti, che ci raccontano bugie ogni giorno, che ci rapinano ogni mese per finanziare i loro wargames, che ci strappano i nostri figli per non farli più tornare, che ci distruggono la nostra casa Terra per riempire i propri portafogli.
 
Dissenso. Dissenso totale. Affinché si alzi forte la voce del futuro che vogliamo. Un futuro costruito sulla base della non-violenza e del rispetto reciproco. Un futuro in cui non avremo più bisogno di manifestare contro la guerra, ma solo la nostra gioia di vivere in un mondo finalmente riconciliato.
 
Roma, 25 maggio 2007
 
 
Carlo Olivieri
Segreteria Programma e Documentazione
                                                                                                                                                   del Partito Umanista  

Sabato, 26 Maggio, 2007 - 09:35

Diritto alla maternità cosciente!

Maternità (e paternità) responsabili, contraccezione, aborto: temi vitali e perciò al centro di dibattiti anche roventi, se teniamo conto che la donna sperimenta queste realtà sulla propria pelle. I primi quattro articoli della legge 22 maggio 1978 n° 194, che stabilisce le norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza, sottolineano che è compito dello Stato garantire il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, tutelando la vita umana dal suo inizio.
I servizi socio-sanitari devono aiutare la donna a rimuovere le cause che la spingerebbero all’aborto; quest’ultimo, tuttavia, resta possibile nei primi 90 giorni di gravidanza, per seri problemi concernenti la salute fisica o psichica della madre, le sue condizioni sociali, economiche o familiari, nonché le circostanze in cui è avvenuto il concepimento e la previsione di malformazioni per il concepito (articoli 4 e 5), mentre l’interruzione della gravidanza dopo il novantesimo giorno (articolo 6) è consentita soltanto se esistono gravi rischi per la salute fisica o psichica della donna. Comunque, ferma restando la sua libera decisione, essa ha diritto all’assistenza medica, anche per evitare pratiche abortive illegali.
Come si vede, i problemi sollevati sono enormi e delicatissimi. Ma qual è il comportamento delle extracomunitarie? Esistono realmente strutture che le accompagnino nel loro impervio cammino, rispettando le diverse sensibilità e culture? O ci sono valori e regole universali? In definitiva, si lavora per realizzare una società più a misura “di donna” (e di bambino)? Per rispondere a questi quesiti, ci prova un’inchiesta presso due importanti associazioni di volontariato, il Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli (a Milano, via della Commenda 12, tel. 02/5461477 – 02/55181923) e il Naga (sempre a Milano, via Zamenhof 7 (tel: 0258102599 - Fax: 028392927). Ecco, qui di seguito, i risultati dell’indagine.
La vita non ha “razza” 
Il Cav (Centro di Aiuto alla Vita) Mangiagalli è attivo da ventiquattro anni. Associazione umanitaria, scientifica e culturale, si propone di realizzare il primo articolo della 194, laddove cioè si riconosce il valore sociale della maternità, contribuendo a far superare i motivi che indurrebbero la donna ad abortire. Per questo motivo gli operatori organizzano anche incontri di studio.
“Nessuna cultura o religione ammette l’aborto come soluzione – avverte Paola Marozzi Bonzi, consulente familiare dell’Associazione – Quel che è certo è che per la donna resta una tragedia. La gravidanza, di fatto, scatena un insieme di emozioni difficilmente gestibile: da subito l’embrione è in grado di stimolare modificazioni corporee nella donna e fa risalire sensazioni del suo vissuto profondo. Tutto ciò destruttura momentaneamente la psicologia della madre, così da provocarle paura e angoscia: e avviene anche nei casi in cui il bambino è voluto e desiderato. Quindi non è lecita alcuna leggerezza”.
- Quali servizi offrite?
“I nostri servizi, gratuiti, riguardano in primo luogo l’accoglienza. Offriamo a qualunque donna una qualificata opera di counseling mediante i dettami della scuola rogersiana, per mettere a fuoco personalità e difficoltà interiori. Ad ogni modo, non ci sostituiamo mai alla donna: in ultima analisi, tocca sempre a lei decidere. Se decide per la maternità, l’assistiamo in tutte le tappe. Generalmente, i bisogni prevalenti sono quelli dell’alloggio e del lavoro, perciò il Cav gestisce ora due comunità (“Santa Elena” e “Donna e Madre”), e alcuni appartamenti unifamiliari, le prime destinate all’ospitalità temporanea di donne incinte e/o con figli piccoli, i secondi per alloggiare nuclei familiari, senza tetto, in attesa di un bimbo. A questo proposito il 3 luglio ’96 abbiamo inaugurato il Residence dei Fiori, di cui hanno fruito in prevalenza le extracomunitarie e i loro mariti”.
- Di cosa si tratta?
“Il residence è composto da 12 miniappartamenti ospitanti altrettante famiglie con mamme in attesa. Le coppie provenivano da Costa d’Avorio, Sri Lanka, Somalia, Perù, Tagikistan, Repubblica ceca, Ecuador, Etiopia, Bolivia. Abbiamo anche appartamenti con coppie egiziane e marocchine”.
- Ha parlato di problemi lavorativi…
“Noi non diamo mai soldi, ma offriamo alle utenti la possibilità di imparare un lavoro che permetta loro di non separarsi mai dal bambino, evitando anche a quest’ultimo l’asilo nido.
La Cooperativa Aquilone, in via De Amicis 48, nasce appunto con questo scopo. Sovvenzioniamo ‘borse di studio’ per le mamme in gravidanza, affinché possano svolgere lavori di artigianato (maglia, ricamo, cucito, pittura su stoffa e carta) che la cooperativa commercializza. Capita anche che le utenti vi giungano dopo aver perduto un impiego”.
- Come mai?
“Perché quasi tutte le extracomunitarie trovano un’occupazione come colf ma, una volta incinte, vengono licenziate, rimanendo quindi completamente sole e indifese”.
- Il Cav è d’ispirazione religiosa?
“No. I centri sono stati fondati nel ’75 su iniziativa di un cristiano, un marxista e un ebreo. Vi può collaborare chiunque ne condivida le finalità”.
- Perché siete poco conosciuti?
“Non possiamo permetterci una grande pubblicità e, purtroppo, in Italia è ancora scarsa la sensibilizzazione sul volontariato. Quanto realizziamo è reso possibile grazie alle quote annuali, dai contributi dei soci, da offerte e donazioni di privati, da iniziative quali la Giornata per la Vita, serate culturali benefiche ecc. Le donne ci avvicinano grazie a una fitta rete di amicizie. Da sempre, inoltre, collaboriamo con altre realtà, ad esempio col Naga che ci manda spesso molte persone”.
Per le donne, con le donne 
In via Zamenhof 7 (tel: 0258102599 - Fax: 028392927) ha sede il Naga, l’associazione laica e apartitica che si occupa dell’assistenza socio-sanitaria a stranieri e nomadi. Costituitosi nel 1987, il Naga – come recita il suo statuto – utilizza questo servizio “per dare voce e dignità politica ai bisogni di chi ancora risulta trasparente per lo Stato e le istituzioni”.
“È impossibile stimare il numero di extracomunitarie che vengono qui – affermano una ginecologa e una volontaria – Gli anni scorsi, il 60 per cento dell’utenza era effettivamente costituita da donne, ma ora il divario con gli uomini si è notevolmente ristretto. Innanzi tutto perché il nostro ambulatorio fornisce informazioni e aiuti su qualsiasi tipo di malattia; esiste anche uno sportello legale. Un altro elemento che spiega il calo della presenza femminile è l’esistenza di un decreto del ministero della Sanità, datato 3 gennaio 1996 e successivamente reiterato, in virtù del quale alle straniere temporaneamente presenti in Italia sono garantite, nei presìdi pubblici, le cure ambulatoriali e ospedaliere essenziali, ancorché continuative, per malattie e infortuni. Sono poi estesi i programmi di medicina preventiva ed è garantita la tutela sociale della maternità responsabile e della gravidanza, con le stesse norme valide per le italiane. Quindi altri enti assicurano adesso le prime cure, o dovrebbero farlo”.
Un terzo motivo è costituito dal cambiamento delle migrazioni. “Fino a qualche anno fa avevamo molte filippine, cingalesi, nigeriane, mentre ora aumentano le slave, soprattutto albanesi, e le peruviane, mentre calano le magrebine e le africane”.
- Cosa trova al Naga un’extracomunitaria?
“Per prima cosa un servizio d’accoglienza, dove ascoltiamo i problemi di ognuna riuscendo a ottenere una comunicazione diretta. Abbiamo a disposizione tre ginecologi, tra cui un obiettore che si occupa di quei casi (infezioni, ecc.) per cui non è prevista l’assistenza gratuita. Del resto le donne preferiscono rivolgersi ad altre donne. Il nostro vero problema è la contraccezione” .
- Perché?
“In genere le donne conoscono l’interruzione di gravidanza, ma poche sanno cos’è un anticoncezionale. Così forniamo loro spiegazioni con volantini semplici ma chiari, redatto in diverse lingue (dal filippino, all’arabo, al turco).
- Quale il metodo scientifico che consigliate maggiormente, ammesso che ne esista uno?
“Non si dimentichi che la scelta è della donna. Ma si presentano situazioni diverse. Molte, ad esempio, rifiutano il profilattico non solo per motivi culturali, ma perché il compagno non vuol saperne”.
- Una gravidanza è comunque un evento cruciale per una donna, specie in determinate condizioni.
“Certo, il problema è mantenere un contatto con le utenti. Si presentano al momento dell’urgenza, poi non tornano più. Invece vorremmo costituire un gruppo d’accoglienza stabile. D’altro canto, quelle incinte vengono già seguite dai nostri ginecologi, dai consultori familiari a noi associati o dai Centri di Aiuto alla Vita. Poi cerchiamo di rendere meno traumatico il ricordo all’aborto”.
- In che modo?
“Qui pratichiamo il test di gravidanza. Ogni donna che si trovi nelle prime settimane ha diritto a un’assistenza psicologica. Dopodiché, se opta per l’interruzione, prende appuntamento coi nostri consultori. Da parte nostra forniamo i prospetti degli ospedali che operano gratuitamente, poiché altri, per le donne non iscritte alle Asl (e le extracomunitarie non lo sono), pretendono un pagamento fino a un milione e trecentomila lire”.
- Ancora un paio di domande: le donne che si rivolgono al Naga vengono sole o accompagnate?
“Si presentano anche coi mariti, ma spesso sono sole o affiancate da un’amica o da una parente per un conforto o per via della lingua e, a volte, della giovane età (15-16 anni)”.
- In molti Paesi asiatici e africani (ma non solo), numerose donne vengono sottoposte a infibulazione o escissione. Lo dichiarano o esistono reticenze in proposito?
“Benché il Comitato interafricano per la Salute abbia condannato tali pratiche, esse rimangono molto diffuse e le donne non ne parlano. La verita viene a galla quando queste ultime accusano infezioni urinarie o lesioni alla vita sessuale e riproduttiva. Il problema riguarda le nuove generazioni: molti genitori, a meno che non trovino medici consenzienti, tornano nel Paese d’origine per infibulare la ragazza”.
Venerdì, 25 Maggio, 2007 - 19:40

A Volte Ritornano

A VOLTE RITORNANO

“Noi vogliamo un’Italia diversa, un Paese in grado di incoraggiare chi vuole crescere […]. La parola evocativa di questo sogno è merito, nel senso di premiare chi merita […]. Invece prevale l’occupazione della società da parte dei partiti e la statalizzazione avanza senza controllo attraverso canali subdoli e non dichiarati con un neointerventismo pubblico che nasconde la convinzione che il peggiore gestore pubblico sia preferibile al migliore imprenditore privato”.
“Serve capacità di leadership, perché mai come oggi la qualità di una classe dirigente si misura sulla sua capacità di governare il cambiamento” e “capacità di leadership vuol dire soprattutto riconoscere che la cultura del rischio è un valore”.
Luca Cordero di Montezemolo, 24 maggio 2007
La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica. Mai come in questo momento l’Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato. […]
La storia d’Italia è ad una svolta. Da imprenditore, da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politica senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano.
Silvio Berlusconi, 29 gennaio 1994

                                                                        Daniela Tuscano, 25 maggio 2007

Venerdì, 25 Maggio, 2007 - 19:37

Scudo Missilistico

L’installazione di un sistema di difesa missilistica in Europa orientale è praticamente una dichiarazione di guerra. Provate a immaginare come reagirebbero gli Stati Uniti se la Russia, la Cina, l’Iran o qualunque potenza straniera osasse anche solo pensare di collocare un sistema di difesa missilistica sui confini degli Stati Uniti o nelle loro vicinanze, o addirittura portasse avanti questo piano. In tali inimmaginabili circostanze, una violenta reazione americana sarebbe non solo quasi certa, ma anche comprensibile, per ragioni semplici e chiare.
E’ universalmente noto che la difesa missilistica è un’arma di primo colpo. Autorevoli analisti militari americani la descrivono così: “Non solo uno scudo, ma un’abilitazione all’azione.” Essa “faciliterà un’applicazione più efficace della potenza militare degli Stati Uniti all’estero.” “Isolando il paese dalle rappresaglie, la difesa missilistica garantirà la capacità e la disponibilità degli Stati Uniti a “modellare” l’ambiente in altre parti del mondo.” “La difesa missilistica non serve a proteggere l’America. E’ uno strumento per il dominio globale.” “La difesa missilistica serve a conservare la capacità americana di esercitare il potere all’estero. Non riguarda la difesa; è un’arma di offesa ed è per questo che ne abbiamo bisogno.” Tutte queste citazioni vengono da autorevoli fonti liberali appartenenti alla tendenza dominante, che vorrebbero sviluppare il sistema e collocarlo agli estremi limiti del dominio globale degli Stati Uniti.
La logica è semplice e facile da capire: un sistema di difesa missilistica funzionante informa i potenziali obiettivi che “vi attaccheremo se ci va e voi non sarete in grado di rispondere, quindi non potrete impedircelo.” Stanno vendendo il sistema agli europei come una difesa contro i missili iraniani. Se anche l’Iran avesse armi nucleari e missili a lunga gittata, le probabilità che le usi per attaccare l’Europa sono inferiori a quelle che l’Europa venga colpita da un asteroide. Se dunque si trattasse davvero di difesa, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema per difendersi dagli asteroidi. Se l’Iran desse anche il minimo segno di voler fare una simile mossa, il paese verrebbe vaporizzato. Il sistema è davvero puntato contro l’Iran, ma come arma di primo colpo. Fa parte delle crescenti minacce americane di attaccare l’Iran, minacce che costituiscono di per sé una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite, sebbene questo tema non emerga.
Quando Gorbaciov permise alla Germania unita di far parte di un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, per ragioni troppo note per rivederle ora. In cambio il governo degli Stati Uniti si impegnò a non allargare la Nato a est. Questo impegno è stato violato qualche anno più tardi, suscitando pochi commenti in Occidente, ma aumentando il pericolo di uno scontro militare. La cosiddetta difesa missilistica aumenta il rischio che scoppi una guerra. La “difesa” consiste nell’aumentare le minacce di aggressione in Medio Oriente, con conseguenze incalcolabili, e il pericolo di una guerra nucleare definitiva.
Oltre mezzo secolo fa, Bertrand Russell e Alfred Einstein lanciarono un appello ai popoli del mondo perché affrontassero il fatto che ci troviamo di fronte a una scelta “netta, terribile ed inevitabile. Dobbiamo porre fine alla razza umana, o l’umanità è disposta a rinunciare alla guerra?” Accettare il cosiddetto “sistema di difesa missilistica” colloca la scelta a favore della fine della razza umana in un futuro non troppo distante.

 Dichiarazione mandata da Noam Chomsky a Jan Tamas , portavoce del Movimento Umanista  contro le basi in Repubblica Ceca

Venerdì, 25 Maggio, 2007 - 19:26

Come Vivere nella metropoli " Dolore Innocente"

Un grande impegno del nostro socio Alberto Ricci da seguire con grande attenzione.
Ma sapete cosa significa "DOLORE INNOCENTE"? Allora è il momento di ascoltare la relazione del Teologo Vito Mancuso come tutte le relazioni previste in questo importante incontro.
Una riflessione che ci aiuta a capire come vivere nella metropoli del futuro, nel rispetto della nostra e altrui dignità, come cittadini.
Vi aspetto
Anna Celadin
29 MAGGIO 2007
INCONTRO DI AGGIORNAMENTO
PROGETTAZIONE PER TUTTI:
dalle barriere architettoniche al “Design for All”,
la gioia di progettare nel pieno rispetto delle esigenze più diverse
9,30/13,00 (1° Sessione “Ieri e oggi”)
14,00/17,30 (2° Sessione “Domani”)
Se ne parla ormai da diversi anni, anche in Italia.
Sempre, però, in forme episodiche; il “Design for all” stenta a decollare come principio ispiratore nella realizzazione di nuove strutture e nella ristrutturazione e riqualificazione di quelle esistenti.
Come possono contribuire alla sua affermazione e diffusione la Pubblica Amministrazione, la Sanità,  l’Università, la Chiesa, il mondo dell’impresa, il mondo della cultura, financo quello dello sport?
Perché e quanto continua ad essere difficile assimilare gli esempi provenienti da altri Paesi?
Non è solo un problema tecnico. E’ soprattutto un problema culturale, di priorità.
Ne discutiamo con alcuni interpreti nazionali, augurandoci che il loro contributo di esperienza ci aiuti ad affrontare il tema “Design for all” con sempre maggiore convinzione e attenzione.
Saluto e intervento
Ing. Gianfranco Agnoletto
Presidente dell’Ordine Ingegneri Provincia Milano
Coordinamento 
Alberto Ricci
Commissione Aggiornamento e Formazione dell’ordine

Relatori

Dott. Franco Bomprezzi (giornalista);

Dott. Vito Mancuso (teologo);

Ing. Vittorio Carnemolla (progettista);

Arch. Mitzi Bollani (Vice Presidente Expert Group on Accessibilità – Commissione Europea);

Arch. Isabella T. Steffan (esperta in ergonomia e Design for All);

Don Massimiliano Sabbadini (Federazione Oratori Milanese);

Dott.ssa Laura Borghetto (Assoc. Labilita);
  Dott. Marco Rasconi (Assoc. Lheda);
Dott.ssa Luisella Bosisio Fazzi (Assoc. Lheda)

Dott. Gaetano Santonocito (AIAS – Monza);
 Dott.ssa Rosella Petrali (Regione Lombardia);
Ing. Camilla De Micheli (Agenzia Mobilità Milano);
   Ing. Stefano Milanesi (ATM – progettazione infrastrutture)

Sede

Fondazione Ordine Ingegneri
Corso Venezia 16 – Milano
Venerdì, 25 Maggio, 2007 - 19:22

DISSENSO TOTALE

 
Il Congresso del Stati Uniti ha stanziato 100 miliardi di dollari per continuare a finanziare le operazioni militari in Iraq e Afghanistan. La legge approvata non obbliga neanche il Pentagono a programmare il ritiro delle truppe.
Ovviamente questo è il risultato di pressioni inimmaginabili esercitate, per voce del presidente Bush, da interessi economici e militari.
A questo si aggiunge la prevista installazione di un sistema missilistico in Europa orientale che avrebbe, sempre secondo ciò che dichiara l’amministrazione americana, lo scopo di proteggere la stessa Europa e gli Stati Uniti da un molto improbabile attacco che verrebbe dall’Asia.
A questo clima di terrore concorre poi la notizia, proveniente da non meglio precisate fonti americane e giapponesi, che la Corea del Nord, proprio stamattina, ha compiuto una serie di esperimenti lanciando diversi missili a corto raggio nel Mar del Giappone. Anche qui, però, ci sarebbe lo zampino degli USA, in quanto l’intesa firmata a Pechino a febbraio, che prevede la chiusura del reattore nucleare di Yongbyon, avrebbe subìto un rallentamento nella sua attuazione per una questione di fondi congelati dagli Stati Uniti presso una banca di Macao.
 
Tutto ciò non rappresenta certo un bel biglietto da visita per Bush, alla vigilia della sua visita in Italia prevista per il 9 giugno.
Non c’è dubbio che la voglia di dissenso nei suoi confronti sarà ulteriormente alimentata.
 
Ad oggi i soldati americani morti dall'inizio della campagna in Iraq, a marzo del 2003, sono ufficialmente 3.442. Numero sicuramente inferiore a quello reale, come sicuramente è inferiore a quello degli irakeni uccisi. In totale decine di migliaia di morti. Perché? Perché "I vostri figli sono in pericolo", ha detto Bush ad un paio di giornalisti che si sono permessi di sollevare qualche dubbio sul legame tra Osama Bin Laden – ancora inspiegabilmente libero di circolare - e l’Iraq.
 
Non sappiamo cosa abbiano pensato quei due giornalisti, ma sappiamo bene cosa pensiamo noi.
 
I nostri figli, i nostri fratelli, i nostri padri e le nostre madri sono in pericolo perché sulla faccia della Terra sono liberi di circolare e di governare personaggi come George W. Bush e come tutti i governanti di quei paesi che, tacitamente o esplicitamente, continuano ad appoggiare questa politica basata sul terrore e sulla paura.
Gli umanisti di tutto il mondo esprimono il loro più totale dissenso nei confronti di questi criminali travestiti da presidenti, che ci raccontano bugie ogni giorno, che ci rapinano ogni mese per finanziare i loro wargames, che ci strappano i nostri figli per non farli più tornare, che ci distruggono la nostra casa Terra per riempire i propri portafogli.
 
Dissenso. Dissenso totale. Affinché si alzi forte la voce del futuro che vogliamo. Un futuro costruito sulla base della non-violenza e del rispetto reciproco. Un futuro in cui non avremo più bisogno di manifestare contro la guerra, ma solo la nostra gioia di vivere in un mondo finalmente riconciliato.
 
Roma, 25 maggio 2007

                                                             
                                                                                     Carlo Olivieri
Segreteria Programma e Documentazione 
                 del Partito  Umanista                                      

Mercoledì, 23 Maggio, 2007 - 16:46

wimax: una rivoluzione tecnologica possibile

Presto presenterò, dopo la mozione recepita all'unanimità dal Consiglio sull'adozione nell'amministrazione circoscrizionale dell'open source, ossia della disponibilità di sistemi di programmazione liberi, gratuiti e non soggetti a rinnovo di costose licenze, una proposta che riguarderà l'attivazione dell'emendamento Corritore alla relazione previsionale di Bilancio sull'attuazione di un'estensione della connessione in rete a banda larga e senza fili, tecnicamente detta wi-fi, oppure wireless. E' ora di promuovere l'accesso diffuso e universale, senza preclusioni di sorta, nè economiche, nè logistiche, spesso determinate dalle società che dispongono l'accesso alla rete, più interessate a promuovere connessioni e sistemi di connessione in zone altamente abitate e alto residenziali o zone dove maggiore è la concentrazione di uffici imprenditoriali e societari, abbandonando le periferie, dove maggiore è il numero di giovani residenti. Wireless permetterebbe l'accesso alla rete gratuitamente, facilitato e a tempo ridotto per persone che passeggiano nei parchi, oppure per studentesse e studenti che studiano in biblioteca, oppure per cittadine e cittadini che attendono i tram alle fermate dell'ATM, oppure per passeggeri presenti sui lunghissimi jumbo che sferzano per le strade della città, oppure per docenti e insegnanti nelle scuole, per ragazze e ragazzi presenti negli istituti scolastici di vario ordine e grado. E' giunta l'ora di una rivoluzione culturale che possa permettere a tutte e a tutti un accesso a canali che possano diffondere informazione e comuncazione nella insaziabile ricerca di nuovi saperi circolanti e liberi. La tecnologia odierna offre, però, strumenti maggiori per coperture di tale possibilità di accesso gratuito e senza fili in un raggio maggiore chilometrico, si parla di 60/70 km, tramite l'installazione di un'antennina, "hotspot", di dimensione molto ridotta ma di forte potenza: si parla di WiMax, e il governo ha predisposto la promozione e la diffusione di questo strumento, sia con agevolazioni economiche, sia con campagne di informazione e predisposizioni infrastrutturali. Basta approvare un piano che dia la concessione a una società, con le procedure trasparenti e di convenzione adottati con bandi promossi dal Comune, per la promozione territoriale di questo metodo di accesso, installando le strutture giuste e apposite.
E' ora di partire su questo fronte e di rendere la tecnologia canale per diffondere i saperi e il diritto di comunicazione e di informazione della popolazione residente.

Alessandro Rizzo

WiMAX Italia.it (http://www.wimax-italia.it) 
è un sito di informazione tecnologica nato in prospettiva dell'avvento di questo nuovo e potente mezzo di comunicazione. Il futuro della diffusione della banda larga e di conseguenza l'azzeramento del Digital Divide, è il WiMAX (Worldwide Interoperability for Microwave Access) di sicuro il mezzo più adeguato per colmare questa immensa lacuna che opprime l'Italia del Web. I motivi che mettono il WiMAX al primo posto come mezzo per lo sviluppo sono molti in primis la versatilità che a differenza delle linee tradizionali, (Adsl a centraline, fibre ottiche e UMTS) ha pochi limiti infrastrutturali, infatti un antenna di diffusione del segnale a onde radio WiMAX ha una capacità di 60-70 Km.In Europa e nel mondo in pochissimo tempo si sono fatti passi da gigante a favore del WiMAX, qui in Italia le cose vanno a rilento e in modo del tutto disorganizzato e poco chiaro. Questo sito nasce per dare voce ai futuri utilizzatori di questo servizio, alle aziende che investiranno in esso e per informare la comunità con news ed aiuti relativi all'utilizzo del WiMAX, guida all'acquisto dei prodotti guida alla copertura nazionale, guida alle tariffe ed abbonamenti che presto verranno proposti a noi utilizzatori di questo servizio. Vi diamo quindi il benvenuto nel nostro sito.

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