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.: Il Blog di Donatella Elvira Camatta
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Lunedì, 13 Ottobre, 2008 - 16:16

Partecipate Area Tematica PACE E DISARMO

L’area tematica “Pace e Disarmo” è attiva dal 2003, con la partecipazione di persone di diversi paesi europei: con il nome di “Commissione Pace e Nonviolenza”,ha preso parte alla riunione della Regionale Umanista Europea a Praga nel 2003, a quella di Budapest del 2004 e al Forum Umanista Europeo di Lisbona del 2006.
Tutti questi appuntamenti sono stati occasioni di interscambio, confronto e condivisione di esperienze e presentazione dei documenti elaborati dai partecipanti sulle tematiche legate alla pace, con l’obiettivo di fornire dati poco conosciuti, uniti ad un punto di vista umanista.
Si sono così affrontati temi come la Costituzione Europea (poi bocciata nei referendum del 2006 in Francia e Olanda), la produzione e il commercio di armi, le bombe nucleari, la politica estera europea e la presenza di truppe di paesi europei al seguito delle guerre degli Stati Uniti in Afghanistan e Iraq, il conflitto Palestina-Israele, i genocidi, l’andamento della spesa militare mondiale ecc.
I partecipanti all’area tematica sono inoltre attivi in molte iniziative e campagne, da Europe for peace, per un’Europa libera dalle armi nucleari, al movimento contro le basi USA in Repubblica Ceca, dalle manifestazioni e i simboli della pace in Ungheria, all’organizzazione di forum e conferenze con esperti e militanti in Spagna ed Italia, fino alla raccolta di firme in Italia per leggi di iniziativa popolare sul disarmo nucleare e le basi militari.
In occasione del Forum Umanista Europeo dell’ottobre 2008, nel tavolo di lavoro “Pace e Disarmo” i rappresentanti di varie organizzazioni europee si incontreranno per definire punti in comune, lanciare iniziative di appoggio reciproco e momenti di mobilitazione.
Oltre a questo incontro di interscambio, che si terrà la mattina di sabato 18 ottobre all’Università Bicocca, abbiamo organizzato tre tavole rotonde su temi importanti legati al nostro campo di attività, invitando esperti ed attivisti di vari paesi: il nostro interesse è quello di approfondire temi come le armi nucleari, ma anche di ascoltare esperienze poco conosciute, che dimostrano come la voce della nonviolenza possa levarsi anche nei luoghi più violenti del mondo e di conoscere storie interessanti e incoraggianti alla “Davide contro Golia”.
Ecco il programma in via di definizione:
Venerdì 17 ottobre al Palalido:
Tavola rotonda su: Fermare la guerra nucleare, il ruolo dell’Europa
  • Oratori confermati
  • Giorgio Schultze, portavoce del Forum Umanista Europeo
  • Hans Kristensen, Direttore del Nuclear Information Project, Federation of American Scientists (video messaggio)
  • Angelo Baracca, professore di fisica all’Università di Firenze
  • Giulietto Chiesa, europarlamentare
  • Pol D'Huyvetter, International Office, Mayors for Peace 2020 Vision Campaign
Sabato 18 ottobre, Università Bicocca
h. 10-13 Incontro tra attivisti e rappresentanti di varie organizzazoini per definire punti in comune, lanciare iniziative di appoggio reciproco e momenti di mobilitazione.
h. 15 Tavola rotonda su: “Scudo anti-missile e militarizzazione dell’Europa
Oratori confermati:
  • Jan Tamas, portavoce del movimento contro le basi in Repubblica Ceca
  • Angelica Romano, Comitato pace, disarmo e militarizzazione del territorio, Napoli
  • Massimo Zucchetti, Politecnico di Torino
  • Lindis Percy, Coordinatore Campaign for the accountability of American bases - CAAB
  • Vittorio Agnoletto, europarlamentare
  • Silvano Caveggion, Rete Lilliput, Vicenza

h. 15 Tavolo di lavoro sulla campagna "Banche Armate"

h. 17 Tavola rotonda su “Una soluzione nonviolenta per il conflitto Israele-Palestina”
Oratori confermati:
  • Noam Livne, "refusnik" israeliano
  • Monica Czyza, Centro delle Culture di Barcellona
  • Giorgio Forti, Rete degli ebrei contro l’occupazione
  • Luisa Morgantini, Vice-presidente del Parlamento Europeo
  • Felicity de Zulueta, Centro per il trattamento dei traumi, Maudsley Hospital, Londra
h. 17 "Sosteniamo LaOnf, il movimento nonviolento iracheno"
Martina Pignatti Morano di Un ponte per...
"Popolazioni bersaglio di guerre ed occupazioni: le vittime, le armi, l'eredità dei danni e i contesti delle resistenze a Gaza, in Iraq e in Libano"
  • Giuditta Brattini, la Gazzella
  • Muhamed Tareq, Conservation Center of Environmental and reserves in Fallujah & Monitoring Net of Human Rights In Iraq (MHRI) 
  • Paola Manduca, New weapons
Popolazioni bersaglio delle guerre ed occupazioni- le vittime, le armi, l'eredità di danni e i contesti delle resistenze in questi 3 paesi: Gaza, Iraq e Libano

Giuditta Brattini, Associazione la Gazzella
Muhamed Tareq, Conservation Center of Environmental and reserves in Fallujah & Monitoring Net of Human Rights In Iraq (MHRI)
Paola Manduca, newweapons

Presenteranno dati raccolti sul campo nei 3 paesi.
Illustreranno l'uso di armi illegali nel contesto delle regole ed accordi internazionali, da parte di USA ed Israele e del loro uso rivolto consapevolmente a colpire le popolazioni. Discuteranno della inefficacia degli organismi internazionali che hanno mandato di controllo e giudizio. Descriveranno metodi per cercare la verità sull'uso di armi letali e subletali, e soprattutto descriveranno il lascito di queste forme di guerra nella vita presente e futura e nei corpi delle vittime civili e dei loro figli, con particolare riguardo ai bambini offesi.

Una mezz'ora o più sarà dedicata al dialogo con la platea.
Saranno disponibili copie della campagna per gli accademici perseguitati in Iraq e per i rifugiati Iracheni e si raccoglieranno firme e fondi per queste campagne.
Sarà aperta la raccolta di fondi per assistere i bambini feriti e cronicizzati di Gaza.

Mostra fotografica "USA e getta": l'isola sarda della Maddalena viene abbandonata dalle forze armate statunitensi, che però lasciano indelebili segni di contaminazione.

Link utili

www.nonviolence.cz
www.mondosenzaguerre.org
www.unfuturosenzatomiche.org
www.europeforpeace.eu
forodesarme.blogspot.com
it.youtube.com/mondosenzaguerre
www.usaegettaprogetto.com
www.marchamundial.org
Lunedì, 13 Ottobre, 2008 - 16:14

Forum Europeo Umanista a Milano il 17-18-19 Ottobre 2008

Forum Europeo Umanista

Milano 17.18.19 ottobre 2008
http://www.humanistforum.eu/it/info/contesto

I governi europei sostengono di voler “promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei loro popoli“, ma poi partecipano alle guerre scatenate dagli Stati Uniti e non si oppongono alla nuova, folle corsa agli armamenti nucleari; lo scontro tra le culture è fomentato a detrimento del dialogo e della cooperazione, mentre si rafforzano i fanatismi e il razzismo; l'avidità e il miope egoismo dei potenti stanno distruggendo le risorse ambientali e il futuro delle giovani generazioni. I sogni di progresso, uguaglianza e sicurezza si sono tradotti in affari per pochi e in debiti per la maggioranza. Autoritarismo, manipolazione dell'opinione pubblica ed esclusione dei cittadini dalle decisioni sono prassi quotidiana nell’esercizio del potere.
Coloro che governano il nostro continente non possono immaginare un futuro diverso da quello che consente loro la legge del mercato, alla quale restano incatenati. Essi ormai non rappresentano più i popoli d'Europa, nei quali sta cominciando a manifestarsi una nuova sensibilità.
Esiste un movimento sociale nascente, che sta iniziando a prendere coscienza di se stesso. Questo movimento rifiuta la violenza, spinto da un forte impulso morale.
Tale rifiuto implica non solo l’impegno contro tutte le forme di violenza, che stanno producendo dolore e sofferenza in Europa e nel mondo, ma anche la scelta della nonviolenza come metodologia d’azione.
Nella crisi globale che sta attraversando l’umanità, la nonviolenza non è più soltanto una possibile alternativa, ma è una necessità. Non esiste altra via d’uscita per garantire la
sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità e realizzare un mondo senza violenza.
Il cammino verso la nonviolenza è un percorso intenzionale, che richiede un profondo cambiamento personale, la riconciliazione con se stessi e con gli altri, imparando a trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati. A livello sociale, implica la ricerca di mezzi nuovi e creativi per risolvere i conflitti, nella prospettiva di superare completamente la violenza in tutte le sue forme di espressione.
In questo contesto, è necessario creare ambiti di confluenza, interscambio e discussione
per coloro che aspirano a mettere in moto un nuovo modello di sviluppo, che abbia come fondamento etico e come metodologia d’azione la nonviolenza attiva. Questi ambiti di incontro si apriranno alle forze sociali, politiche, economiche, gli intellettuali e a ogni persona che voglia coordinare azioni, definire progetti e rafforzare l’enorme potenza dell’azione nonviolenta.
Nel Forum Umanista Europeo, che si terrà a Milano nell’ottobre del 2008, i popoli d'Europa si incontreranno per lavorare alla costruzione di un’Europa aperta al futuro, diversa, accogliente, nonviolenta e solidale, capace di aprire i nuovi orizzonti e i nuovi cammini che l’essere umano ha bisogno di percorrere e di dare il proprio apporto alla nascita della Nazione Umana Universale, la nuova civiltà planetaria libera dalla violenza.
Il programma del forum, in via di definizione, prevede tavoli di lavoro su:
  • Economia alternativa
  • Anti-discriminazione
  • Diritti umani
  • Culture, migrazioni e cooperazione internazionale
  • Arte ed espressioni popolari
  • Ecologia e Ambiente
  • Pace e Disarmo
  • Sanità
  • Educazione
  • Mezzi di comunicazione
  • Movimento studentesco
  • Religiosità e spiritualità
  • Tecnologia digitale
  • Partiti politici
  • Nuove generazioni
  • La menzogna dell'informazione
E inoltre seminari, conferenze, laboratori, dibattiti su temi di attualità, esposizioni, presentazioni di libri e film, eventi artistici e tutti i contributi che organizzazioni e singoli vorranno fornire.

Venerdì, 5 Settembre, 2008 - 18:44

FORUM Umanista a Milano "Mossa vincente"

La  forza  della nonviolenza

UN EVENTO INTERNAZIONALE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA| ingresso aperto a tutti con contributo liber
Inaugurazione venerdì 17 ottobre, ore 15:00

Partecipano tra gli altri :
 Angelo Baracca | Paolo Bolognesi | Rita Borsellino | Maria Cuffaro

Manuela Dviri Vitali Norsa | Claudio Fracasso | Pina Grassi | Hans Kristensen | Giovanni Impastato

Mohammed Bakri | Luisa Morgantini | Ottavia Piccolo | Giorgio Schultze

con il patrocinio di si ringrazia

UNA MOSSA VINCRT DIRECTOR | MASSIMILIANO SEMINARA FOTO | PAOLO CARDILE

Comune

di Cinisello Balsamo
Provincia
di Ferrara
Provincia
di Rovigo
un evento realizzato
grazie al supporto di
Provincia
di Pesaro e Urbino
Comune
di Milano
Comune
di Agrate

Venerdì, 5 Settembre, 2008 - 18:32

Pacchetto Sicurezza


zona Rogoredo  Milano  (fotografia  fatta da Donatella C.)

Dopo l’approvazione del “pacchetto sicurezza” gli interventi a tutto campo della polizia si sono intensificate.
Spesso controllori e vigili salgono sugli autobus a far dei controlli diretti in particolare contro gli immigrati. Ora è anche arrivato l’esercito. Tutti accusano i cittadini immigrati di essere clandestini ma nessuno dice che la  clandestinità è tutta responsabilità del governo. Quelli che governo, mass media e settori di popolazione chiamano “clandestini” sono persone che lavorano ma che non possono regolarizzarsi perché la legge sull’immigrazione non lo permette. Molti italiani che si lamentano (ipocritamente) del pericolo “clandestini” hanno poi un “clandestino” alle loro dipendenze che lavora nelle loro fabbriche, cura i loro figli e i loro genitori.
Questo testo è un intento di far conoscere ai cittadini immigrati, ma non solo, cosa la polizia può fare e cosa non può fare affinché si possano denunciare gli eventuali abusi. Il testo è stato prodotto grazie al lavoro degli avvocati di “Supporto legale contro il razzismo". L’associazione Arci Todo Cambia ha contribuito alla sua realizzazione.
info: controilrazzismo@yahoo.ittodo.cambia@libero.it

Allegato Descrizione
vademecum_definitivo.doc
54 KB
SICUREZZA
Giovedì, 3 Luglio, 2008 - 22:07

Cado in ginocchio.. Milano città aperta,libera e accogliente

amnesty
Ogni  giorno

abbraccio rabbie

scivolando  su asfalti freddi

in ricerca  di  togliere 

tali  disperazione che l'anima ascolta.

Non riesco

a  gioire 

leggendo  i quotidiani

 guardare i  volti immortalati

con sorrisi finti ,insicuri

e  poi  parlano di  sicurezza!

Dialogo per  una Pace Mondiale

diplomazia  solo per portare  ancora  uomini

al macello!

Fermate la  violenza

si

ronde a  quattro nei  viali

con fiori ai balconi.

Cado in ginocchio

su  sassi,

marchiateci tutti con il  fuoco

 per l'intolleranza

razziale

il dolore  arriva sino  al  cuore mio! Donatella  Camatta

Milano città aperta, libera e accogliente
 
Artisti, docenti, migranti e italiani in piazza tra spettacoli e riflessioni contro tutti i razzismi.
 
Sabato 5 luglio 2008, ore 15.00-19.00, L.go Cairoli, Milano

Donne, uomini, cittadini italiani e stranieri scenderanno in piazza insieme, sabato 5 luglio, per dire no al razzismo e alla xenofobia dilagante e offrire a Milano un'occasione di festa, riflessione e reciproca conoscenza.
A partire dalle ore 15.00 in l.go Cairoli, sono previsti spettacoli teatrali e interventi.
Parteciperanno tra gli altri Djiana Pavlovic, attrice e mediatrice culturale romni, l'attore e autore senegalese Mohamed Ba e Tommaso Vitale, docente di Sociologia nell'Università di Milano Bicocca.
Tante voci unite per rompere il pesante silenzio sugli episodi drammatici seguiti al nuovo decreto voluto dal Governo e che hanno per protagonisti individui e comunità che nelle nostre città hanno radicato le loro speranze di una vita migliore. Retate sui mezzi pubblici, ronde notturne, espulsione dagli alloggi, campagne contro le moschee, sgomberi violenti, schedature etniche di Rom e Sinti sono solo alcuni esempi di un'ondata xenofoba impressionante provocata da misure legislative e da scelte governative che vogliono l'esercito nelle strade, la reclusione nei centri di permanenza temporanea fino a 18 mesi e la criminalizzazione degli irregolari. Tutto questo nonostante nella nostra città la società multietnica sia ormai una realtà.
Legalità e sicurezza non possono essere interpretate solo come controllo e repressione ma vanno intese come un sistema di garanzie per difendere i diritti umani: il diritto alla salute, all'educazione, al lavoro, alla casa, alla libertà di espressione. La vera sfida è mettere in campo politiche urbane, abitative, sociali, culturali in grado di produrre solidarietà, partecipazione e rispetto dei diritti, attraverso percorsi democratici e condivisi, e non indicando negli stranieri e nei poveri il capro espiatorio di ogni problema sociale, economico o urbano.

Una società che imbocca la strada della xenofobia e del razzismo è destinata a diventare sempre più insicura e invivibile, la sicurezza non può nascere dall'emarginazione, bensì dall'accoglienza e dal riconoscimento dei diritti di tutti sulla base di valori irrinunciabili quali:

  • la realizzazione dei principi di uguaglianza, di rispetto delle diversità e di giustizia sociale presenti nella Costituzione Italiana;
  • l'impossibilità di imporre regole speciali in violazione del principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi. 
È necessario che mille e mille voci si levino per chiedere:
  • l'abolizione della legge Bossi-Fini che costringe alla clandestinità;
  • la regolarizzazione di tutti coloro che lavorano e vivono in Italia;
  • tempi certi e rapidi per il rilascio dei documenti, senza tassazione e con il trasferimento delle competenze agli enti locali;
  • l'introduzione di una legge organica per i richiedenti asilo politico e umanitario;
  • il superamento di forme abitative ghettizzanti e su base etnica (i cosiddetti "campi nomadi"), garanzia di condizioni abitative dignitose e non discriminanti;
  • l'abolizione del pacchetto sicurezza;
  • l'abbandono del reato di immigrazione clandestina;
  • la chiusura dei CPT e l'eliminazione della schedatura etnica.
Promuovono: Arci, Camera del lavoro di Milano, Centro delle Culture, ass. Dimensioni diverse, ass. Punto Rosso, SdL Intercategoriale, Mosaico interculturale, ASMP, ass. Arci Todo Cambia, ass. Arci Zagridi, Comitato "Movimento Pais", Federacion ecuatoriana de Asociaciones, Rete Scuole senza permesso, Circolo Arci "Blob".

Partecipano inoltre: Partito Umanista, ass. 3 febbraio, Ernesto Rossi (pres. ass. Aven Amenza), Sinistra critica, Luciano Mulbahuer (Consigliere regionale Lombardia, Prc); AceaOnlus, Massimo De Giuli, Federazione milanese PRC, CRIC Milano, ass. Altropallone Ads Onlus, Vittorio Agnoletto (europarlamentare), Sinistra democratica per il socialismo europeo - zona 8, ass. per una Libera Università delle Donne, ACCESSO Coop.sociale, Alessandro Rizzo (Capo lista Uniti con Dario Fo consiglio zona 4 Milano), Comitato No Expo, Arci Corvetto, Sinistra Zona 4, Alfredo Di Sirio (portavoce Movimento studentesco di Bergamo), Casa della Sinistra, Donne in Nero Milano, Collettivo Vagabondi di Pace, Naga, Antonio Oldani (Presidente Comitato Intercomunale per la Pace del Magentino - MI), Pietro Galasso, Le radici e le ali Onlus, Pakaritambo - Casa dell'aurora, Circolo Arci Metronondo, Isolacasateatro, Giuseppe Natale (presidente Anpi Crescenzago e coordinatore Anpi Zona 2), Gabriele Rapaci, F ranz Brunacci (avvocato, consigliere gruppo misto zona 4), Circolo Arci Metissage, Piero Maestri (Consigliere Provinciale Sinistra Critica), Susanna Verri (Psichiatra e psicoterapeuta del Centro Studi Assenza di Milano e Servizio Volontario Ambulatorio Medico Polispecialistico della Fondazione Fratelli di San Francesco), Mario Agostinelli (Consigliere regionale Lombardia, Prc).

Adesioni e informazioni: retemigrantemilano@gmail.com

 

Mercoledì, 25 Giugno, 2008 - 15:01

Milano Teatro di Razzismo

Milano, 20 giugno 2008. La città di Milano è ancora teatro di una
vile, brutale spedizione punitiva nei confronti di un cittadino
romeno di etnia Rom, effettuata questa volta da agenti di polizia in
divisa. Dopo l'aggressione avvenuta la mattina del 17 giugno nei
confronti di Rebecca Covaciu - la bambina che si è aggiudicata il
Premio Unicef 2008 per le sue doti artistiche - e dei suoi familiari,
ieri sera, 19 giugno 2008, un altro pestaggio, ancora più violento e
inquietante, ha colpito il papà di lei, Stelian Covaciu, missionario
della Chiesa Cristiana Evangelica Pentecostale. In seguito al primo,
drammatico episodio di matrice razzista il Gruppo EveryOne aveva
lanciato un allarme internazionale, coinvolgendo i media nonché
numerose personalità della cultura e della politica.
Contemporaneamente i deputati radicali - Pd depositavano
un'interrogazione urgente al Ministro degli Interni. Immediatamente
dopo la nuova aggressione, Gina Covaciu, moglie di Stelian, chiamava
ancora Roberto Malini del Gruppo EveryOne che, insieme a una
responsabile dell'associazione milanese Naga, allertava un'ambulanza
e le forze della polizia di stato, che accorrevano sul luogo
dell'agguato e conducevano l'uomo, pieno di contusioni e traumi
interni, sofferente e in stato confusionale, presso l'ospedale San
Paolo, dove veniva sottoposto ad esami e ricoverato. E' tuttora in
prognosi riservata. Dopo aver allertato il Partito Radicale, che
raccoglieva i particolari dell'avvenimento per agire a tutela delle
vittime sul piano politico, il Gruppo EveryOne contattava la questura
centrale per assicurarsi che le autorità formalizzassero la denuncia
di aggressione ed effettuassero indagini scrupolose. "Quando Gina ci
ha chiamato," riferiscono i leader del Gruppo EveryOne Roberto
Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "era talmente agitata e
disperata che faticava ad articolare discorsi comprensibili. Vicino a
lei, Stelian si lamentava, pronunciando parole sconnesse. Quando la
donna si è calmata, ci ha raccontato i particolari dell'agguato. Gli
stessi energumeni che avevano picchiato, insultato e minacciato i
Covaciu si trovavano ancora davanti a loro. Stavolta però erano scesi
da un'auto della polizia, in divisa e armati di manganelli. Dopo la
prima aggressione, la piccola Rebecca, che è una ragazzina molto
intelligente e intuitiva, ci aveva già detto che gli aguzzini della
sua famiglia indossavano guanti simili a quelli che indossano i
poliziotti. Sospettavamo che avesse ragione, anche perché un numero
crescente di Rom ci segnala di questi tempi un comportamento violento
o intimidatorio da parte delle forze dell'ordine, ma speravamo di
sbagliarci. L'ipotesi più grave, invece, è stata confermata dai fatti
e gli agenti razzisti hanno colpito ancora". Questa volta, però, la
violenza degli uomini in divisa si è concentrata su Stelian. La loro
azione brutale si svolgeva in piazza Tirana, nei pressi della
Stazione San Cristoforo, dove la famiglia vive all'interno di un
riparo di emergenza, fatto di teli e cartone. "Gli agenti si sono
avvicinati all'uomo," proseguono i leader EveryOne, "e l'hanno
apostrofato con un tono minaccioso: 'Ci riconosci? Hai fatto un
errore a parlare con i giornalisti, un errore che non devi ripetere'.
Quindi hanno cominciato a picchiarlo con cieca violenza, sia con i
pugni che con i manganelli, riducendolo in condizioni penose. Quindi,
mentre Stelian era a terra, l'hanno insultato e minacciato: 'Non
raccontarlo a nessuno o per te saranno guai ancora maggiori'. Quando
i due picchiatori si sono allontanati, Gina, i figli e alcuni
concittadini di Stelian l'hanno soccorso. Lui si lamentava ed era in
evidente stato di shock". Intanto un'attivista sopraggiungeva sul
posto e raccoglieva numerose testimonianze da parte dei Rom che
vivono nei dintorni della stazione di San Cristoforo, che
confermavano le parole di Gina Covaciu ovvero che due poliziotti in
divisa, scesi da un'auto della polizia, erano gli autori del violento
pestaggio. "E' necessario che si ponga fine a questa persecuzione, "
concludono gli attivisti, "perché il diffondersi dell'odio razziale,
di cui sono latori politici e numerosi media, ha scatenato una
sequenza impressionante di atti di violenza nei confronti dei
cittadini Rom. Sappiamo che le forze dell'ordine sono formate per la
maggior parte da agenti che operano seguendo il codice etico europeo.
Ci appelliamo anche a loro affinché i razzisti e i violenti siano
isolati e perseguiti, mentre le famiglie Rom, che rappresentano la
parte più vulnerabile della società, siano protette. La violenza
contro i Rom e le intimidazioni nei confronti degli attivisti che si
battono per i diritti dei 'nomadi' crescono, in Italia, ogni giorno
che passa. Famiglie intere vengono braccate fin sotto i ponti, nelle
case abbandonate, nei parchi. Forze dell'ordine, sindaci e assessori-
sceriffi, squadristi e giustizieri hanno scatenato una caccia
all'uomo tanto feroce quanto irrazionale. I Rom vengono costretti a
fuggire da un luogo all'altro, privati di qualsiasi forma di
sostentamento - dall'elemosina ai servizi di strada - ridotti a
fuggiaschi disperati, affamati, malati, senza alcun diritto. Nedo
Fiano, Piero Terracina, Goffredo Bezzechi, Tamara Deuel, Mirjam
Pinkhof, tutti sopravissuti all'Olocausto, avvertono con
preoccupazione i cittadini europei affinché non cedano alle seduzioni
del razzismo e paragonano la persecuzione dei Rom agli anni della
Shoah, gli sgomberi e le spedizioni punitive ai pogrom. Rebecca, la
figlia 12enne, di Stelian, è un grande talento, che l'Unicef ha
premiato proprio nel 2008, ma che l'Italia punisce ogni giorno con il
veleno dell'emarginazione, della povertà, dell'odio e della violenza.
Un Paese che si rende colpevole di una simile ingiustizia, un paese
che accetta tanta violenza, tanta crudeltà verso un intero popolo è
un paese imbarbarito, è un Paese che ha perso la strada dei Diritti
Umani ed è vicino a una crisi dei valori tanto grave da essere
paragonata all'Italia delle leggi razziali, dei manganelli, delle
camicie nere e dei treni per Auschwitz".

Siti consigliati:
www.lasvolta. org www.brahmaweb. net
www.partitoumanista.it


MILANO CITTA’ APERTA LIBERA E ACCGLIENTE

Siamo donne e uomini, cittadini italiani e cittadini stranieri che hanno deciso di essere in piazza insieme per offrire alla nostra città una occasione di festa, di riflessione e di conoscenza reciproca.

Con tante voci vogliamo rompere il silenzio pesante che da troppo tempo incombe a Milano su episodi drammatici che per decisioni del Governo ricadono su individui e comunità che nelle nostre città hanno radicato le loro speranze di una vita migliore.

Retate sui mezzi pubblici, ronde notturne, espulsione dagli alloggi, campagne contro le moschee, sgomberi violenti, schedature etniche di rom e sinti: sono solo alcuni esempi di un crescendo impressionante che vede misure legislative e scelte governative che vogliono l’esercito nelle strade, la reclusione nei Cpt fino a 18 mesi e la criminalizzazione degli irregolari.

Eppure nella nostra città la società multietnica è ormai una realtà: italiani o stranieri, cristiani, musulmani o non credenti, viviamo tutti qui, frequentiamo le stesse scuole, lavoriamo fianco a fianco e facciamo tutti la stessa fatica per tirare a fine mese.

Siamo consapevoli che Milano, come molte altre città, è attraversata da manifestazioni sempre più evidenti di disgregazione sociale che colpiscono soprattutto i quartieri periferici, ma proprio perché viviamo in questa città e  ne conosciamo i problemi, siamo convinti che per farvi fronte, legalità e sicurezza non possono essere interpretate solo come controllo e repressione.

La sicurezza va intesa come un sistema di garanzie per difendere i diritti umani: il diritto alla salute, all’educazione, al lavoro, alla casa, alla libertà di espressione.

La sfida è mettere in campo politiche urbane, abitative, sociali, culturali in grado di produrre solidarietà, partecipazione e rispetto dei diritti, attraverso percorsi democratici e condivisi.
Ci sono molti amministratori, forze politiche e mezzi di comunicazione che oggi continuano a seminare ostilità e conflitti, indicando negli stranieri e nei poveri il capro espiatorio per tutti i problemi sociali, economici e urbani che determinano la condizione precaria di ognuno di noi, gettando un’ombra inquietante sul presente e sul futuro della nostra comunità.
Una società che imbocca la strada della xenofobia e del razzismo diventerà sempre più insicura e invivibile, perché la sicurezza non può nascere dall’emarginazione, ma dall’accoglienza e dal riconoscimento dei diritti di tutti sulla base di valori irrinunciabili:
-    i principi di uguaglianza, di rispetto delle diversità e di giustizia sociale, presenti nella Costituzione italiana, devono vivere concretamente nelle politiche e nelle azioni amministrative.
-    Non si possono imporre regole speciali che violino il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi.

È necessario che si levino mille e mille voci per chiedere:
- abolizione della legge Bossi – Fini perché costringe alla clandestinità
- regolarizzazione di tutti coloro che lavorano e vivono in Italia
- tempi certi e rapidi per il rilascio dei documenti senza tassazione e con trasferimento delle competenze agli enti locali
- introduzione di una legge organica per i richiedenti asilo politico e umanitario
- no al pacchetto sicurezza
- no al reato di immigrazione clandestina
- chiusura dei CTP per sostituirli con centri di prima accoglienza.

Giovedì, 12 Giugno, 2008 - 22:25

22 Giugno 2008 Giornata Mondiale sciopero della fame ....

22 giugno – Giornata mondiale di sciopero della fame contro lo scudo
UnAltroMondo ONLUS aderisce alla campagna “No scudo” contro l'istallazione della base radar degli Stati Uniti in Repubblica Ceca.
Puoi firmare la petizione online su www.nonviolence.cz, collegarti al sito www.nonviolenza.net e infine aderire con noi alla giornata mondiale di sciopero della fame contro lo scudo spaziale, per dire con noi ai potenti del mondo: “Smettetela di alimentare la macchina della guerra e cominciate a nutrire la gente!”
Spot di Fiorello contro lo Scudo spaziale

http://it.youtube.com/watch?v=uUfIUwmdlKs

Martedì, 27 Maggio, 2008 - 18:01

Appello della campagna “L’Europa dice no allo scudo spaziale”

Il governo degli Stati Uniti vuole installare una base radar in Repubblica Ceca, come parte del sistema di difesa antimissile detto “Scudo spaziale”. Lo scudo spaziale è un’arma di offesa e uno strumento per il dominio globale attraverso la militarizzazione e il controllo dello spazio. L’installazione della base radar in Repubblica Ceca è solo il primo passo e ha già causato un aumento delle tensioni internazionali e la ripresa della corsa agli armamenti, ricreando un’atmosfera da “guerra fredda”. Il progetto è avvolto in un alone di mistero, con accordi segreti tra gli Stati Uniti e vari paesi europei, tagliando fuori l’opinione pubblica e gli stessi Parlamenti, com’è avvenuto in Italia. La lotta contro questo progetto non riguarda solo la Repubblica Ceca (dove il 70% della popolazione è contraria alla base radar), ma deve estendersi a tutta l’Europa. Non possiamo permettere ai nostri politici di assecondare la folle intenzione degli Stati Uniti di trasformare l’Europa nel teatro di una possibile guerra nucleare, minacciando la pace e la sopravvivenza stessa dell’umanità. Il 13 maggio Jan Tamas e Jan Bednar, del movimento ceco contro la base radar USA, hanno iniziato uno sciopero della fame e varie città europee - Parigi, Madrid, Roma, Atene, Berlino, Bruxelles, Amsterdam, Copenhagen, Budapest, Zurigo, Tolosa, Malaga, Porto, Colonia, Milano, Trieste e Torino - si sono unite alla protesta portata avanti a Praga con diverse iniziative di denuncia e solidarietà. Vi invitiamo a sostenere ed allargare questa protesta nonviolenta, per formare una rete ampia e far pressione sul nostro governo perché prenda una posizione chiara contro lo scudo spaziale e a favore di un’Europa senza basi militari e armi nucleari. Come primo passo si può firmare e diffondere la petizione on-line al link www.nonviolence.cz, per chiedere che l’installazione della base radar in Repubblica Ceca venga sottoposta a referendum. Nel sito si trova anche informazione aggiornata sulla campagna. Per adesioni: adesioninoscudo@gmail.com Prime adesioni: Mondo senza guerre, Centro delle culture, La Comunità per lo sviluppo umano, Partito Umanista, Unaltromondo onlus, Sviluppo Umano, Cammini aperti, Rete Lilliput (Vicenza), Sinistra Critica (Trieste), Rifondazione Comunista (Trieste), Tavola della Pace del Friuli Venezia Giulia, Rete artisti contro le guerre (Trieste), Arci (Trieste), Dennis Visioli (assessore alla pace della provincia di Trieste) Alfonso Navarra, Lega per il disarmo unilaterale, Mariella Cao, Comitato sardo Gettiamo le Basi, Alessandro Rizzo, Berretti Bianchi, Basilio Rizzo, consigliere comunale Uniti con Dario Fo (Milano), Rete No War Roma e Lazio, Giulietto Chiesa, Comitato promotore Legge di iniziativa popolare sui trattati internazionali, le basi e le servitù militari, Rete semprecontrolaguerra, Disarmiamoli

Domenica, 13 Aprile, 2008 - 14:40

Presidio-Evento solidarietà con Il Popolo Tibetano

Associazioni e cantanti, insieme per realizzare il simbolo della pace

PRESIDIO-EVENTO DI SOLIDARIETA'

CON IL POPOLO TIBETANO

Sabato 19 aprile 2008 ore 17.00, p.zza Duomo


Sabato 19 aprile alle ore 17 in piazza Duomo le associazioni Students for a free Tibet, Centro delle Culture, la Casa del Tibet e Italia-Tibet, insieme alla Nazionale Italiana Cantanti, organizzano un evento di solidarietà con il popolo tibetano per ribadire il proprio sì alla pace e al dialogo tra i popoli.

Obiettivo dell'evento è riportare l’armonia tra la comunità tibetana e quella cinese. Per questo a ogni partecipante verrà offerto un palloncino colorato e chiesto di unirsi alla creazione di un grande simbolo della pace umano con i colori della bandiera del Tibet. Dopo la creazione del simbolo, i palloncini verranno liberati rappresentando simbolicamente la speranza della risoluzione di questo e di tutti i conflitti.

Durante l'evento sarà letto il messaggio di pace che il Dalai Lama ha rivolto al popolo e al governo cinese e verrà esposta una gigantesca bandiera tibetana.

Mentre la fiaccola olimpica prosegue il suo viaggio verso la Cina, tra manifestazioni represse, censure, imbarazzanti silenzi dei governi e violazioni dei diritti umani, l'evento vuole dare dare voce al dialogo e alla nonviolenza come unica soluzione ai tanti conflitti che ancora affliggono il nostro pianeta.

Siete tutti invitati ad intervenire partecipando alla creazione del simbolo della pace.


Promuovono:
Students for a free Tibet
Centro delle Culture Milano
Nazionale Italiana Cantanti
Casa del Tibet
Associazione Italia-Tibet

Ad oggi hanno aderito:



Per informazioni e adesioni:
Dhundup Chomphel Gelek
Presidente Students for a Free Tibet
cell. 3477922346

Allegato Descrizione
LOCANDINA-pace.jpg
140.37 KB
Venerdì, 11 Aprile, 2008 - 23:22

LISTA " Per il bene comune""

L’appello del Partito Umanista di Milano è quindi di
votare e far votare anche nelle altre regioni la
Lista “Per il bene comune”.
Image
Umanisti per il Bene Comune
L’unico voto inutile è quello che dai a chi ti inganna sempre
A Torino alcuni candidati del Partito Umanista si presentano alle elezioni politiche all'interno della lista " PER IL BENE COMUNE" presente su tutto il territorio nazionale.
Gli umanisti torinesi hanno partecipato attivamente alla stesura del programma, inserendo proposte alle quali stiamo lavorando da anni.
Ecco i punti essenziali:
  • pace e disarmo;
  • uguali diritti e opportunità per tutti;
  • istruzione e sanità di buon livello e gratuita ed accessibile a tutti;
  • difesa dell’ambiente, rilancio delle energie rinnovabili;
  • abolizione delle Leggi Biagi e Treu, abbattimento della precarietà e sicurezza sul lavoro;
  • risoluzione dei conflitti d’interessi tra incarici politici, mediatici e proprietà economiche;
    democrazia reale, diretta e partecipata, responsabilità politica e
    decentramento del potere;
  • risoluzione dell’emergenza abitativa;
  • abolizione della Legge Bossi-Fini e chiusura dei CPT;
  • no alle grandi opere inutili e dannose come il Tav in Val di Susa, il Ponte sullo Stretto, i rigassificatori e i ermovalorizzatori;
  • riaffermazione della laicità dello Stato.
Se la lista PER IL BENE COMUNE prende almeno il 4% a livello nazionale, concorrerà alla suddivisione dei seggi della Camera dei Deputati, avendo superato lo sbarramento elettorale (in realtà potrà essere sufficiente raggiungere anche un po' meno del 4%).

Superando lo sbarramento elettorale e grazie al meccanismo dei resti, in una grossa Regione come il Piemonte, si potrebbero promuovere anche 2 deputati! Per questo motivo è possibile, votando la lista in ogni
regione d'Italia, contribuire a superare lo sbarramento elettorale, necessario affinché possa esserci una speranza di ottenere un eletto umanista a Torino.

L’appello del Partito Umanista di Milano è quindi di votare e far votare anche nelle altre regioni la Lista “Per il bene comune”.

Mercoledì, 9 Aprile, 2008 - 12:53

Obbiettivo raggiunto per la legge sul disarmo nucleare...

Obbiettivo raggiunto per la legge di iniziativa popolare sul disarmo nucleare
sabato 29 marzo 2008

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Il 28 Marzo 2007 sono state depositate alla Camera dei Deputati 67.248 firme valide per la proposta di legge "Un Futuro senza Atomiche".
Le firme raccolte sono in realtà molte di più: ad oggi oltre 70.000 e continuano ad arrivare.
La Campagna, iniziata nell'ottobre 2007 per promuovere una legge di iniziativa popolare che dichiari l'Italia zona libera da armi nucleari, intanto continua: Non appena si saranno insediate le nuove Camere uscite dall'elezione di aprile la nostra proposta di legge sarà protocollata con un nuovo numero e comincerà il suo percorso. Inoltre verrà inviata una lettera individuale a ciascun parlamentare e ogni comitato potrà contattare gli eletti della propria zona, rafforzando la richiesta di sostegno alla legge.

Altre informazioni nel sito: www.unfuturosenzato miche.org

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gruppo umanista davanti ambasciata USA a Milano presidio fatto nel 2007.

Sabato, 29 Marzo, 2008 - 23:28

Manifestazione a Taranto "Ambiente"

Oggi è nato un nuovo potere a Taranto: l'opinione pubblica ambientale.
Finalmente migliaia di persone per le strade: una incredibile voglia di
cambiamento ha contagiato bambini, ragazzi e adulti. A manifestare
contro l'inquinamento,
assieme all'Associazione BAMBINI CONTRO
L'INQUINAMENTO, c'era la gente comune, quella che si chiede se stiamo
veramente mangiando formaggio o mozzarella alla diossina.
Da domani le Amministrazioni pubbliche e gli "inquinatori" non potranno
ignorare e men che meno deludere questo nuovo potere che sta nascendo
dalla società civile. Il neo assessore comunale all'ambiente, il dottor
Sebastiano Romeo, ha dichiarato che convocherà le Associazioni
ambientaliste il giorno 9 aprile. Sarà quella l'occasione per mettere
nero su bianco i passi concreti che l'Amministrazione civica farà per
rispondere alle aspettative della cittadinanza. PeaceLink riproporrà i
"dieci comandamenti" presentati in occasione del Convegno di
TarantoViva sulla "diossina nel sangue di tarantini". Tra essi,
la massima priorità va data a
      * "Ridurre la quantità totale annuale di diossine emessa dalla
        ciminiera E312 di Ilva",
      * "Effettuare nell'Ilva il monitoraggio in continuo dei POPs
        (Inquinanti Organici Persistenti), in particolare diossine e
        PCB", 
      * "Ridurre al minimo le emissioni diffuse di fumi e polveri
        contenenti inquinanti in tutta l'area a grande rischio
        ambientale",
      * "Estendere  il monitoraggio degli alimenti, del sangue e del
        latte materno",
      * "Porre limiti al pascolo nelle aree inquinate".
Confortati dalla straordinaria giornata di mobilitazione, ribadiamo che
per abbattere il mostruoso inquinamento che ci sovrasta serve un
progetto completo, con persone autorevoli e competenze di alto livello.
La strada imboccata dall'Arpa Puglia ci dà fiducia. Ma, attenzione, da
ora in poi la fiducia non va più riposta nelle promesse di "buona
volontà" delle aziende. Associazioni e movimenti stanno facendo la loro
parte, da apripista, ora tocca alle Istituzioni garantire che a Taranto
non si mangi più "pane e diossina". Occorre punire i "politici alla
diossina". Invitiamo i cittadini a non votare più quei partiti che sono
scesi a compromessi con gli inquinantori. Norme permissive e sciagurate
omissioni in campo ambientale hanno portato Taranto sull'orlo del
baratro sanitario. Adesso basta: non votiamoli più.

 
Per PeaceLink

Biagio De Marzo
Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it
http://www.tarantosociale.org

E' nato un nuovo potere a Taranto: l'opinione pubblica ambientale

Da domani le Amministrazioni pubbliche e gli "inquinatori" non potranno ignorare e men che meno deludere questo nuovo potere che sta nascendo dalla società civile. Associazioni e movimenti stanno facendo la loro parte, da apripista, ora tocca alle Istituzioni garantire che a Taranto non si mangi più "pane e diossina". Occorre punire i "politici alla diossina". Invitiamo i cittadini a non votare più quei partiti che sono scesi a compromessi con gli inquinantori.
29 marzo 2008 - Biagio De Marzo, Alessandro Marescotti (Peacelink)
- Oggi è nato un nuovo potere a Taranto: l'opinione pubblica ambientale. Finalmente migliaia di persone per le strade: una incredibile voglia di cambiamento ha contagiato bambini, ragazzi e adulti. A manifestare contro l'inquinamento, assieme all'Associazione BAMBINI CONTRO L'INQUINAMENTO, c'era la gente comune, quella che si chiede se stiamo veramente mangiando formaggio o mozzarella alla diossina.
Da domani le Amministrazioni pubbliche e gli "inquinatori" non potranno ignorare e men che meno deludere questo nuovo potere che sta nascendo dalla società civile. Il neo assessore comunale all'ambiente, il dottor Sebastiano Romeo, ha dichiarato che convocherà le Associazioni ambientaliste il giorno 9 aprile.
Sarà quella l'occasione per mettere nero su bianco i passi concreti che l'Amministrazione civica farà per rispondere alle aspettative della cittadinanza.
PeaceLink riproporrà i "dieci comandamenti" presentati in occasione del Convegno di TarantoViva sulla "diossina nel sangue di tarantini". Tra essi, la massima priorità va data a
  • Ridurre la quantità totale annuale di diossine emessa dalla ciminiera E312 di Ilva",
  • Effettuare nell'Ilva il monitoraggio in continuo dei POPs (Inquinanti Organici Persistenti), in particolare diossine e PCB",
  • Ridurre al minimo le emissioni diffuse di fumi e polveri contenenti inquinanti in tutta l'area a grande rischio ambientale",
  • Estendere il monitoraggio degli alimenti, del sangue e del latte materno",
  • Porre limiti al pascolo nelle aree inquinate".
    Confortati dalla straordinaria giornata di mobilitazione, ribadiamo che per abbattere il mostruoso inquinamento che ci sovrasta serve un progetto completo, con persone autorevoli e competenze di alto livello. La strada imboccata dall'Arpa Puglia ci dà fiducia. Ma, attenzione, da ora in poi la fiducia non va più riposta nelle promesse di "buona volontà" delle aziende.
    Associazioni e movimenti stanno facendo la loro parte, da apripista, ora tocca alle Istituzioni garantire che a Taranto non si mangi più "pane e diossina". Occorre punire i "politici alla diossina". Invitiamo i cittadini a non votare più quei partiti che sono scesi a compromessi con gli inquinantori. Norme permissive e sciagurate omissioni in campo ambientale hanno portato Taranto sull'orlo del baratro sanitario. Adesso basta: non votiamoli più.
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  • Sabato, 29 Marzo, 2008 - 23:16

    Tomas Hirsch La fine della preistoria


    TOMÁS HIRSCH

    LA FINE DELLA PREISTORIA

    Un cammino verso la libertà

    PREFAZIONE DI EVO MORALES,
    PRESIDENTE DELLA BOLIVIA

    Formato 14 X 21 | pagg. 208 | 14,00 € | Dal 14 aprile in libreria | ISBN 978-88-89091-53-5

    “Che lo sappiamo o no, il nostro destino dipende dal destino del sistema di cui facciamo parte e non il contrario. È come se fossimo a bordo di un treno diretto verso un precipizio; non è spostando i sedili all’interno dei vagoni che eviteremo l’incidente. Per questo dobbiamo arrestare il convoglio o cambiare la sua direzione di marcia”.

    In questo libro, Tomás Hirsch esamina un pianeta la cui situazione non consente più di pensare in termini isolazionisti o campanilisti. È una situazione caotica, pericolosa e profondamente iniqua che sta conducendo l’umanità verso guerre, crisi energetiche e impoverimento generalizzato. L’autore definisce la situazione mondiale come la crisi terminale legata alla fine dell’attuale civiltà materialista, mette in guardia sulla minaccia costituita dal suo crollo ed elabora proposte per evitare un collasso che potrebbe assumere caratteristiche traumatiche, soprattutto per i gruppi sociali più svantaggiati.

    La sfida dei popoli è prendere atto della direzione presa dalla globalizzazione e dal modello neoliberista, riprendersi il potere che troppo a lungo è stato delegato a “capi” e “leader” che non rappresentavano la base, operando un cambiamento a partire dal basso, dalle comunità locali.

    Sin dall’inizio del saggio, Hirsch indaga sulle radici della violenza che permea tutto il sistema sociale. “La violenza fisica, razziale, religiosa, psicologica, sessuale e soprattutto economica, derivata dall’ingiustizia sociale e dalla disuguaglianza di diritti e opportunità, è arrivata fino al presente come un sinistro lascito. È possibile sradicare una volta per tutte la maledizione della violenza dalle società umane?”. Sì, è possibile, nonostante finora i movimenti politici e le minoranze arroccate al potere si siano mossi per sfruttare tale violenza anziché debellarla. Con un occhio di riguardo alla situazione latinoamericana, Hirsch denuncia situazioni di dittatura politica ma soprattutto economica, all’interno delle quali i popoli vengono ridotti in uno stato di schiavitù. Da qui – dal basso, dal micro, dall’individuo - deve nascere e svilupparsi il cambiamento, la rinascita che porrà al centro l’uomo, i suoi diritti e le sue esigenze primarie e getterà le basi di un nuovo rapporto tra capitale e lavoro, rivalutando l’importanza e la dignità produttiva dei lavoratori.

    L’inversione di rotta non potrà venire dalle destre, ma nemmeno dalle sinistre totalitarie. Quando “Mao lanciò la rivoluzione culturale, disse: ‘Che mille fiori fioriscano’. Lo slogan suonava bene, però poi si affrettarono a precisare che tutti i fiori dovevano essere uguali”. Questo appiattimento annulla l’umanità, che non è fatta di assoluti, ma di sfumature e diversità. Il riscatto dei popoli non è utopico poiché la rivolta alla subordinazione è profondamente insita nell’essere umano. L’uomo anela alla libertà e a imprigionarlo ora non sono soltanto i limiti naturali, verso i quali da sempre si ribella, ma anche i giganteschi ingranaggi bellici e di potere.

    Sta apparendo all’orizzonte un’ondata nuova, destinata a riscrivere la storia; appaiono le prime avvisaglie di un cambiamento epocale nel segno della nonviolenza che unirà elementi sociali e spirituali e segnerà la fine della preistoria violenta.

    Tomás Hirsch (Santiago del Cile, 1956) è stato tra i fondatori del Partito Umanista, il primo partito legalizzato in Cile come strumento di lotta nonviolenta contro la dittatura di Pinochet.
    Tutta la sua azione politica e sociale si ispira al pensiero di Mario Rodriguez Cobos, detto Silo, che Tomas Hirsch riconosce come sua guida spirituale da quando ha conosciuto il suo messaggio, all’inizio degli anni Settanta.
    Tra il 1990 e il 1992 ha rappresentato il primo governo post-dittatura come ambasciatore cileno in Nuova Zelanda. È stato candidato alla Presidenza della Repubblica nelle elezioni del 1999 come rappresentante del Partito Umanista e nel 2005 a nome di Juntos Podemos Mas, la più amplia alleanza della sinistra cilena dai tempi di Allende,
    Da allora Tomas Hirsch è diventato un personaggio noto e riconosciuto in tutta l’America Latina, ha partecipato a forum e incontri con presidenti come Lula, Ortega, Chavez e Morales. Con quest’ultimo ha stabilito una relazione di vicinanza e appoggio reciproco, rafforzata dalla presenza di Evo Morales al Secondo Forum Latinoamericano, svoltosi a La Paz nel novembre del 2007 e dalla stesura della prefazione di questo libro. Tomas Hirsch è inoltre l’unico politico cileno a sostenere la rivendicazione di uno sbocco al mare avanzata dalla Bolivia nei confronti del Cile.

    Per informazioni, materiali e copie in lettura rivolgersi a :
    Laura Nava
    Ufficio stampa - Nuovi Mondi
    +39.059.412. 607, cell.+39. 340.3094318
    e-mail: nava@nuovimondi.info - ufficiostampa@nuovimondi.info

    Mercoledì, 19 Marzo, 2008 - 13:29

    Presidio a Milano ore 16,30 Pzza della Scala per Tibet

    PRESIDIO A MILANO IL 20 MARZO ORE 16,30 IN pzza  della  Scala  PER TIBET

    In solidarietà alla protesta dei monaci e della popolazione
    tibetana, il
    Partito Umanista appoggia
    il presidio
    di protesta…

    Anteprima immagine

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    .................................................

    Martedì, 18 Marzo, 2008 - 11:06

    Solidarietà con la protesta in Tibet.

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    Dopo le proteste dei monaci e della popolazione birmana represse nel
    sangue pochi mesi fa, assistiamo di nuovo alla mobilitazione di un
    popolo, quello tibetano, oppresso da cinquant’anni di vessazioni e
    discriminazioni da parte della Cina. E purtroppo la risposta è ancora
    brutale: carri armati per le strade, caccia all’uomo, morti e feriti,
    oscuramento dell’informazione.

    *Chiediamo al governo cinese le seguenti misure:*

    *- *Fine immediata della repressione delle proteste pacifiche

    - Ritiro dell’ultimatum ai manifestanti

    - Ripresa immediata dei negoziati con i rappresentanti del Dalai Lama,
    per arrivare al più presto ad una soluzione accettabile da entrambe le
    parti.

    *A livello internazionale chiediamo:*

    - l’invio di osservatori che documentino, denuncino e fermino le
    continue violazioni dei diritti umani in atto in Tibet

    - la pressione sul governo cinese affinché fermi la repressione e
    intavoli i negoziati.

    - la minaccia di arrivare al boicottaggio delle Olimpiadi, se la Cina
    non adotterà le misure richieste.

    Partito Umanista

    Lunedì, 17 Marzo, 2008 - 11:36

    No War Day, Denuncia e impegno


    "No War Day", denuncia e impegno

    ...Alla fine, sabato scorso, anche il clima si è arreso. Ha accettato, in un certo senso, la sfida della pace e le nubi sono rimaste in un cantuccio, giusto un po' imbronciate, temendo la solarità dei nostri volti dialoganti. Ma senza colpo ferire.
    Avevamo pure subìto un imprevisto spostamento, per lasciar spazio ai banchini della Destra e della Lega. Ma piazza Cordusio, dove s'intreccia la Milano venusta del "Brolett" col nascente rampantismo del primo Credito, assumeva forse un valore ancor più simbolico per la nostra sbandata e ondosa allegria. Si respirava un che d'eterno nei nostri occhi. Sentirsi dire che un domani, nei libri di storia, non si studieranno solo le Crociate e le conquiste, ma anche e soprattutto i simboli "NO WAR", non Carlo V o le bombe intelligenti bensì Gandhi, King, Silo, Yunus... ci ha riempiti d'un sano orgoglio. Perché solo così abbiamo avvertito la percezione d'un futuro più tenero e dolce.
    Un grazie agli amici di Mondo Senza Guerre, organizzatori dell'evento, del Partito umanista, del Centro delle Culture, Guerre & Pace, No Dal Molin, Amici di Beppe Grillo e tanti sconosciuti passanti che pian piano, incuriositi dallo strano messaggio e vincendo l'iniziale esitazione, si sono uniti al nostro variopinto gruppo.
    Credo sia opportuno lasciar la parola a loro. Anche perché sono fra i pochissimi che riescono a dibattere senza annoiare.

    Intervento di Alessandro Di Falco, Partito umanista (per questo e altri, cfr. anche il seguente video , n.d.r.)
    Ringrazio gli amici di Mondo Senza Guerre e del Movimento umanista che mi hanno dato la possibilità di intervenire a questo evento pubblico, uno tra i molti che la gente di buon cuore sta mettendo in atto in diverse parti del mondo in questi giorni.

    L’11 settembre 2001 un attentato terroristico causò la morte di 3.000 civili, in larga parte americani. Probabilmente, lo stesso giorno, qualche altro americano moriva perché privo dell’assistenza sanitaria, qualche altro veniva ucciso da un connazionale con un’arma da fuoco, qualche altro modernamente “giustiziato”, a migliaia venivano licenziati per mantenere libero il mercato, e così via...

    Larga parte della popolazione mondiale, lo stesso giorno, pativa la fame, la sete, le malattie e ne moriva... Palestinesi si armavano o si promettevano al martirio e israeliani si adoperavano per martirizzare, morendone entrambi... e così via... insomma, un giorno di ordinaria amministrazione per molti e di buoni affari per pochi.

    Però, da quel giorno in poi, si fece insistente la voce che era necessaria una guerra, una guerra per porre fine a questa scocciante minaccia che è il terrorismo e vivere finalmente secondo il modello occidentale. “L’unico modello! Democratico! Libero! E in definitiva il migliore. La guerra! La risposta alle barbarie!”.

    Fu così che si invase l’Afghanistan, poi l’Iraq. Nel 2004 quella guerra arrivò anche in Europa, prima a Madrid e poi a Londra. Un’Europa che ancora si domandava incredula sulla guerra dei primi anni Novanta nella ex-Jugoslavia.

    Ma la buona gente non ci stava, manifestava, a milioni scesero in piazza opponendosi a questa logica dell’occhio per occhio, sapendo bene che, in definitiva, dalla violenza non nascerà mai la pace.
    E allora iniziarono a cercare di convincere queste persone che ci sono guerre e guerre, tutte brutte, per carità... alcune però necessarie... E allora per darcela a bere parlarono di guerra lampo: “Ti faccio male ma smetto subito”; di guerra chirurgica: “Ti asporto il male di netto e passa tutto”... salvo poi dimenticarsi le pinze nell’addome! Guerra umanitaria! “Ora sì che abbiamo ragione di farla questa guerra!”, vogliono farci credere,...è umanitaria! “A fin di bene ti massacro, e se mi riesce ti rianimo, se poi muori, mi spiace...tanto, lo giuro”.

    E missili, e proiettili intelligenti, quelli che uccidono subito e solo i cattivi... ma provocano il cancro a distanza di anni... anche a chi li ha usati! Davvero troppo intelligenti!

    E ora ci parlano di armi nucleari...

    Armi nucleari?!? ...ma non era un capitolo chiuso negli anni ‘80?
    Ma a chi vogliono fare paura? Ai cosiddetti “cattivi”? A chi desidera la pace per sé e per gli altri? Forse a tutti...

    In questi giorni non si sente parlare che di vita. Si fa a gara a chi la difende di più. E di sicurezza... Telecamere, più polizia, più armi, pene più severe!

    MA DI QUALE SICUREZZA CI PARLANO? DI QUALE VITA? LA NOSTRA O LA LORO?

    Di certo con una legge elettorale come questa la loro di vita la difendono benissimo, ed è molto più sicura! La domanda è: fino a quando?

    Il Partito umanista esiste dagli ‘80, e quando e dove ha potuto si è presentato alle elezioni perché nel voto si potesse esprimere un’opportunità non-violenta alla disastrosa direzione degli avvenimenti.

    Piccolo partito, ci dicono... E’ vero, ma che possibilità ha di esprimersi e crescere? Soprattutto, con quelli grandi, ce la passiamo forse meglio?

    Utopici. Questo, a dir la verità, ce lo dicono un po’ meno oggi...

    I sognatori siamo noi o chi crede che il prezzo che dovrà pagare a questo sistema andrà diminuendo giorno dopo giorno, stando a guardare?

    Sanità ed educazione gratuita e di buon livello per tutti è quello che chiedevamo e chiediamo. Una democrazia partecipativa dove venga chiesto alle persone se vogliono partecipare ad una guerra o preferiscono dare un’opportunità alla pace.

    Dove alle gente venga chiesto se ha più bisogno di una base militare o di non pagare le tasse universitarie. Se ha più bisogno di nuovi aerei da guerra piuttosto che di insegnanti e asili. Dove venga chiesto se vuole più gente armata o se preferisce più personale sanitario.
    Dove, in definitiva, si possa esprimere la libera scelta di ogni individuo di decidere della propria vita.
    Questa è per noi una politica di pace.
    Molte grazie.
    Daniela  Tuscano.
    Mercoledì, 12 Marzo, 2008 - 14:22

    Diamo un'opportunità alla pace!

    Appello a tutte le forza politiche che partecipano alle prossime elezioni
    e che credono alla pace e alla nonviolenza

     
     
    Il 15 marzo in tutto il mondo la gente chiederà:
    DIAMO UN’OPPORTUNITÀ ALLA PACE!
               
    In occasione del quinto anniversario dall’invasione dell’Iraq, in tutto il mondo il Movimento Umanista e tutte le associazioni che aderiscono agli ideali di pace e nonviolenza si danno appuntamento: dalla Spagna, all’Argentina, dalla Guinea all’India, da New York a Praga, da Roma a Istambul per manifestare nella settimana dal 15 al 22 marzo per :
     
    -          la restituzione dei territori occupati
    -          il ritiro delle truppe d’invasione
    -          lo smantellamento degli arsenali nucleari  
     
    Giorgio Schultze, portavoce europeo del Nuovo Umanesimo, spiega così lo spirito della manifestazione: “Il 19 marzo di cinque anni fa, gli Stati Uniti attaccarono l’Iraq per la prima volta, portando la morte a circa un milione di persone. Questa guerra preventiva, mai autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, né dalla comunità internazionale, ha segnato una svolta negativa nella politica internazionale. Oggi si parla apertamente di attacco nucleare preventivo in Iraq. Centinaia di migliaia di dollari dei contribuenti vengono spesi in armamenti quando quelli già esistenti sono in grado di distruggere la terra per ben 25 volte. La gente non vuole questa pazzia. Il 15 marzo, da tutto il pianeta inizierà a sentirsi un clamore che dice: diamo un’opportunità alla pace!”
     
    Sabato 15 marzo alle ore 15.30 in Via Dante angolo Piazza Cordusio verrà composta la scritta
    “NO WAR” per manifestare la ferma volontà di non dimenticare le ingiustizie e i tragici eventi a cui il conflitto iniziato cinque anni fa ha dato vita. La scritta verrà composta da centinaia di cartoncini bianchi, sorretti dai manifestanti, e verranno effettuate foto aeree della scritta.
    Nel corso della giornata, sono previsti interventi di personalità attive nel campo della pace e del
    disarmo e la presenza di tavolini di raccolta firme per la legge di iniziativa popolare che dichiari
    ”l’Italia zona libera da armi nucleari” (www.unfuturosenzatomiche.org)
     
    Invitiamo le forza politiche che partecipano alle prossime elezioni che credono alla pace e alla nonviolenza ad aderire e partecipare a questo evento e proclamare il proprio impegno da portare al governo qualora venissero eletti.
     
     
     
    La manifestazione è stata promossa dal Movimento Umanista, aderiscono Europe for Peace, Partito Umanista, Centro delle Culture, Mondo Senza Guerre, La Comunità per lo Sviluppo Umano e numerose altre associazioni pacifiste

    Martedì, 11 Marzo, 2008 - 20:44

    La salvezza fuori dal tempio di Daniela Tuscano


    martedì 11 marzo 2008

    La salvezza fuori dal tempio

    Stavolta non ho potuto onorare l'appuntamento della domenica, ma è pur vero che non si può ingabbiare il tempo nella tirannia d'un orologio. Meglio così: quest'annuncio "traslato", che lascerò in prima pagina fino al week-end, otterrà l'attenzione che merita.

    Al tramonto della sua esistenza don Milani aveva profetizzato che Dio, stanco della nostra incredulità e della bestemmia del nome cristiano, sarebbe risorto in Estremo Oriente. E quando alludo a incredulità e nome cristiano non parlo solo della "progredita" Europa, anche perché, a scorno di quanto farfuglia qualche ateo devoto, il cristianesimo è nato in un luogo e in una cultura opposti a quella occidentale.
    Ma non si tratta di luoghi geografici, quanto dell'anima. E allora, se guardiamo all'anima,
    i seguaci delle "religioni del Libro" non stanno rimediando un'ottima figura. A un viceministro israeliano scappa una simpatica battuta, invocando nientemente che una Shoah per i palestinesi - qui la bestemmia della memoria, anzi, della Memoria, si fa più stridente e diabolica; dal canto loro, i palestinesi rispondono organizzando una strage di studenti ebrei in una scuola rabbinica. Ritorna il sangue di Caino, che a quanto risulta non è mai sazio.
    Qui da noi, nei nostri blindati e opulenti paraggi, la guerra è passata di moda. La gente è stufa. Vero. Ma, di solito, quando la gente si stufa di una cosa, non si insiste nel propinargliela. In questo caso ne hanno ideata un'altra: anche perché ogni abbandono comporta le sue fatiche, e soprattutto i suoi costi. A 23 miliardi e 352 milioni (dati della Finanziaria 2008) non si rinuncia a cuor leggero. Molto più pratico, ed economico, smettere di parlarne; e nella "civiltà" dell'immagine, lo sappiamo, se di un problema non si discute, significa che quel problema non esiste. Anche se poi, di straforo, i politici di entrambi gli schieramenti lo assicurano, quasi a farne un punto d'onore: se vinciamo, le missioni di pace (=militari) continueranno. In nome della giustizia, della solidarietà, del dialogo e del rispetto: s'intende.
    Se Dio ha voltato lo sguardo da qualche altra parte, posandosi magari sui monaci tibetani a cui padre Marinetti ha dedicato una commossa lettera (cfr. commento n° 1), sarebbe un po' da capire. Non è la Quaresima che si aspetta, non penso gli piaccia essere trattato ancora da povero cristo.
    Ma non ci lascia mai del tutto soli. Anche se ce lo meriteremmo. Qualche voce nel deserto delle metropoli torna a risuonare, per gridare "Basta", non solo a parole. Sabato prossimo Mondo Senza Guerre organizza infatti un grande ritrovo a Milano, Roma, Torino, Formia per creare un immenso simbolo della pace coi nostri corpi e il nostro sorriso. Per ricordare e ammonire. Per dimostrare che ci siamo, con la nostra fisicità e la nostra voglia di vivere e di sperare. Per indicare che no, non ci avranno.
    L'appuntamento ambrosiano è previsto per le 15.30 in via Dante, poi si snoderà verso il Duomo, dove resteremo fino alle 18 circa.
    E' più di un gesto simbolico. E' una denuncia. E' ricordare che, se ci si lamenta per il carovita, la responsabilità si trova anche e soprattutto nello "scontro di civiltà". Chiamare le cose col proprio nome. Sì, sì; no, no. Il resto viene dal Maligno. Niente di più stringente. Nulla di più carnale.
    ***
    QUARESIMA DI FRATERNITA' A BRESSO. Daniel Duaz Ibarra è l'ideatore e il fondatore di FUNDAVIDA, un'opera formata da soli argentini, che si occupa di seguire e dare un'educazione cristiana ai bambini semza famiglia del paese di Media Agua e dintorni. Daniel è attualmente in Italia.
    Pubblicato da daniela tuscano

     

    il soldato che non voleva la guerra

    Guerriero che in terra straniera
    porti la gloria

    sangue non vuoi spargere
    ma armi indossi con
    falsa divisa.

    Intero premio del tuo valore
    m’inchino!

    Indifferenza dono a
    miserabili generali
    con capo avvolto
    senz’ anima
    e che il cuor venduto
    al poter sovrano!

    Che storia sia!

    Con occhi ardenti t’osservo
    fra braccia mie voglio stringerti
    al tuo ritorno
    gioendo alla sorte di
    vera libertà ottenuta.

    by donatella camatta

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    Domenica, 9 Marzo, 2008 - 12:14

    Forum Europeo Umanista a Milano il 17-18-19 Ottobre 2008

    DSC 5261

    http://www.humanistforum.eu/


    Forum Europeo

    Milano 17.18.19 ottobre 2008

              "La Forza  della  Noviolenza"

    I governi europei sostengono di voler “promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei loro popoli“, ma poi partecipano alle guerre scatenate dagli Stati Uniti e non si oppongono alla nuova, folle corsa agli armamenti nucleari; lo scontro tra le culture è fomentato a detrimento del dialogo e della cooperazione, mentre si rafforzano i fanatismi e il razzismo; l'avidità e il miope egoismo dei potenti stanno distruggendo le risorse ambientali e il futuro delle giovani generazioni. I sogni di progresso, uguaglianza e sicurezza si sono tradotti in affari per pochi e in debiti per la maggioranza. Autoritarismo, manipolazione dell'opinione pubblica ed esclusione dei cittadini dalle decisioni sono prassi quotidiana nell’esercizio del potere.
    Coloro che governano il nostro continente non possono immaginare un futuro diverso da quello che consente loro la legge del mercato, alla quale restano incatenati. Essi ormai non rappresentano più i popoli d'Europa, nei quali sta cominciando a manifestarsi una nuova sensibilità.
    Esiste un movimento sociale nascente, che sta iniziando a prendere coscienza di se stesso. Questo movimento rifiuta la violenza, spinto da un forte impulso morale.
    Tale rifiuto implica non solo l’impegno contro tutte le forme di violenza, che stanno producendo dolore e sofferenza in Europa e nel mondo, ma anche la scelta della nonviolenza come metodologia d’azione.
    Nella crisi globale che sta attraversando l’umanità, la nonviolenza non è più soltanto una possibile alternativa, ma è una necessità. Non esiste altra via d’uscita per garantire la
    sopravvivenza e lo sviluppo dell’umanità e realizzare un mondo senza violenza.
    Il cammino verso la nonviolenza è un percorso intenzionale, che richiede un profondo cambiamento personale, la riconciliazione con se stessi e con gli altri, imparando a trattare gli altri come si vorrebbe essere trattati. A livello sociale, implica la ricerca di mezzi nuovi e creativi per risolvere i conflitti, nella prospettiva di superare completamente la violenza in tutte le sue forme di espressione.
    In questo contesto, è necessario creare ambiti di confluenza, interscambio e discussione
    per coloro che aspirano a mettere in moto un nuovo modello di sviluppo, che abbia come fondamento etico e come metodologia d’azione la nonviolenza attiva. Questi ambiti di incontro si apriranno alle forze sociali, politiche, economiche, gli intellettuali e a ogni persona che voglia coordinare azioni, definire progetti e rafforzare l’enorme potenza dell’azione nonviolenta.
    Nel Forum Umanista Europeo, che si terrà a Milano nell’ottobre del 2008, i popoli d'Europa si incontreranno per lavorare alla costruzione di un’Europa aperta al futuro, diversa, accogliente, nonviolenta e solidale, capace di aprire i nuovi orizzonti e i nuovi cammini che l’essere umano ha bisogno di percorrere e di dare il proprio apporto alla nascita della Nazione Umana Universale, la nuova civiltà planetaria libera dalla violenza.
    Il programma del forum, in via di definizione, prevede tavoli di lavoro su:
    • Economia alternativa
    • Anti-discriminazione
    • Diritti umani
    • Culture, migrazioni e cooperazione internazionale
    • Arte ed espressioni popolari
    • Ecologia e Ambiente
    • Pace e Disarmo
    • Sanità
    • Educazione
    • Mezzi di comunicazione
    • Movimento studentesco
    • Religiosità e spiritualità
    • Tecnologia digitale
    • Partiti politici
    • Nuove generazioni
    • La menzogna dell'informazione
    E inoltre seminari, conferenze, laboratori, dibattiti su temi di attualità, esposizioni, presentazioni di libri e film, eventi artistici e tutti i contributi che organizzazioni e singoli vorranno fornire
    • Luisa Morgantini Italy - Vice-president of the European Parliament
    • Giulietto Chiesa Italy . Member of the European Parliament
    • Giorgio Schultze Italy - Spokesperson for New Humanism in Europe
    • Jan Tamas Czech Republic - Spokesperson for the "No to the Bases" movement in the Czech Republic
    • Hans Kristensen USA - Director, Nuclear Information Project, Federation of American Scientists.
    • Angelo Baracca Italy - professor of physics at Florence University
    • Rita Borsellino Italy - Progetto L'altra Storia
    • Pina Grassi Italy - ADDIO PIZZO e Libero Futuro, Associazione antiracket Libero Grassi
    • Giovanni Impastato Italy - Associazione Peppino Impastato-Casa Memoria di Cinisi
    • Claudio Fragasso Italy - director
    • Noam Livne Israel - "refusnik" and anti-militarism activist
    • Giorgio Forti Italy - Network of Jews Against Occupation
    • Monica Czyza Spain - Center of Cultures of Barcelona
    • Mohammed Bakri Palestine - director and actor
    • Angelica Romano Italy - Peace, Disarmament and Demilitarization Committee, Naple
    Domenica, 9 Marzo, 2008 - 12:00

    NO Guerra 15 Marzo a Milano ore 15,30

    Cinque  anni dopo  l'invasione  dell' Iraq..

    IL PARLAMENTO LO CHIAMA  " MISSIONE DI PACE"


    Unisciti  alla  voce della Gente  chiede  Diritti, Dignità  fine  della  Violenza!!

    www.pumilano.it 

    Umanisti  in Europa  

    La situazione dell'Europa di oggi è un disastro:
    Privatizza la salute e l'educazione, trasformando i diritti di tutti in buoni affari per pochi
    Ha convertito l'immigrazione in una nuova forma di schiavitù, installando l'esclusione e la discriminazione nel seno della società
    Si è fatta complice della folle corsa agli armamenti e della criminale invasione di territori, ammettendo al proprio interno il potere distruttivo nucleare che pone il mondo sull'orlo della catastrofe
    Col pretesto di proteggere dal terrorismo, installa meccanismi di controllo progressivo che, nel nome della sicurezza, uccidono la libertà della gente
    Infine, ha svuotato di contenuto la democrazia sottomettendo la gente alla manipolazione da parte di poteri economici crescenti e dei mezzi di comunicazione al loro servizio.

    Da tempo abbiamo detto che se c'è un solo modello e questo modello non funziona, c'è bisogno di un'uscita di emergenza e abbiamo costruito la via umanista come uscita. Oggi è evidente per tutti che questo sistema neoliberista è fallito. È arrivato il momento di dargli il colpo di grazia e di usare l'uscita di emergenza.
    I primi passi devono essere:
    Smantellare gli arsenali nucleari, come si propone nella campagna per il disarmo nucleare mondiale lanciata da Silo. Questa è la massima urgenza del momento attuale.
    Ritirare immediatamente tutte le truppe europee che stanno invadendo o partecipando all'invasione di territori stranieri
    Uscita dei paesi europei dalla NATO e chiusura delle sue basi in territorio europeo
    garantire salute ed educazione gratuite e di qualità per tutte le persone che vivono in Europa
    Cancellare le leggi sull'immigrazione e chiudere tutti i centri di detenzione. Dare priorità a una cooperazione internazionale reale, non soggetta alle leggi del mercato
    Cancellare le leggi antiterrorismo
    Garantire l'esercizio della democrazia reale attraverso leggi di responsabilità politica, la decentralizzazione del potere e il rispetto delle minoranze.
    L'Europa raccoglie in sé la maggior concentrazione di diversità del pianeta. Tutte le culture del mondo convivono già sul nostro suolo. Tra di noi si esprimono anche tutti i conflitti di questo mondo. È il nostro maggiore problema, la nostra sfida più grande e, allo stesso tempo, è anche la nostra più grande possibilità di risoluzione e di contributo alla Nazione Umana Universale.
    Ogni passo di avvicinamento, ogni momento di comprensione, ogni ponte gettato tra culture, generazioni e credenze è parte di questa nuova costruzione, che non solo è necessaria per l'Europa, ma che sarà anche un contributo ispiratore per altri luoghi e altri popoli che hanno necessità di avanzare verso la pace.
    L'Europa ha bisogno di superare le leggi di mercato per liberare la sua enorme portata di conoscenza, di tecnologia e di risorse e metterla al servizio di tutti gli esseri umani e dei popoli della nostra Terra.
    Esiste un movimento sociale nascente, che sta cominciando a prendere coscienza di se stesso. Questo movimento rifiuta la violenza, spinto da un forte impulso morale. Questo impulso morale ha le sue radici in profondi spazi comuni, propizi all'incontro spirituale tra i popoli.
    Coloro che governano il nostro continente non possono immaginare un futuro diverso da quello che consente loro la legge di mercato, alla quale restano incatenati. Essi ormai non rappresentano più i popoli d'Europa.
    I popoli d'Europa si incontreranno e si esprimeranno in molteplici forum, con la loro crescente diversità, con i loro fronti d'azione, con le loro campagne e le loro attività che non solo denunciano l'immoralità del modello attuale, ma che, anche, propongono questa Europa aperta al futuro, diversa, accogliente, nonviolenta, solidale e ispiratrice.
    Noi, partecipanti al Forum Umanista Europeo, prendiamo l'impegno di dare spinta al cambiamento invitando con ogni mezzo alla partecipazione e alla costruzione di questa nuova Europa.

    http://www.humanistforum.eu/

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    Giovedì, 14 Febbraio, 2008 - 15:25

    NOtizie: Afghanistan" Ucciso un militare italiano..." Iran..

    AFGHANISTAN: UCCISO UN MILITARE ITALIANO

    ROMA - Un militare italiano e' stato ucciso vicino Kabul ed un altro
    soldato e' ferito. I due militari, entrambi dell'Esercito, sono rimasti
    coinvolti in un attacco con armi da fuoco portatili mentre stavano
    svolgendo una missione nel distretto di Uzeebin, a circa 60 chilometri
    da
    Kabul. Lo scontro a fuoco, ricostruisce lo Stato maggiore della Difesa,
    è
    avvenuto alle 15 locali (le 11.30 in Italia), nei pressi della località
    di
    Rudbar, nella zona di responsabilità italiana. "Militari italiani della
    Task Force Surobi, in attività di cooperazione civile e militare e
    sostegno sanitario alla popolazione, sono stati fatti segno di alcuni
    colpi di arma da fuoco portatili da parte di elementi armati ostili a
    cui
    i militari italiani hanno risposto", si legge in una nota dello Stato
    maggiore della Difesa. "A seguito dello scontro - aggiunge il
    comunicato -
    un militare italiano è deceduto mentre un secondo risulta leggermente
    ferito". E' in corso il trasporto presso l'ospedale militare francese
    di
    Camp Warehouse, a Kabul.

    by Puleggia

    IRAN. RADICALI MOBILITATI PER SALVARE DUE RAGAZZI GAY

    12 febbraio 2008: Continua la mobilitazione internazionale per salvare i due ragazzi condannati a morte in Iran perché omosessuali.
    In pochi giorni oltre 12.500 persone hanno sottoscritto la petizione (www.petitiononline.com/irangay) rivolta alle autorità iraniane per salvare la vita di Hamzeh Chavi e Loghman Hamzehpour.
    I due ragazzi, di 18 e 19 anni sono stati arrestati a Sardasht, nell'Azerbaijan Iraniano, lo scorso 23 gennaio, con le accuse di "mohareb" e "lavat" (essere nemici di Allah e sodomia); hanno confessato, sotto tortura, di amarsi e rischiano ora la pena di morte.
    Il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito con Nessuno tocchi Caino aderisce all'iniziativa del Gruppo EveryOne che ha indirizzato una lettera ad Abolfazl Zohrevand, Ambasciatore in Italia della Repubblica Islamica dell'Iran, in cui si chiede un incontro urgente per discutere del caso dei due giovani, che sta suscitando clamore in tutto il mondo, e della preoccupante situazione sulla violazione dei diritti umani in corso nel Paese.
     
    Per dare la nostra più affettuosa solidarietà a Silvana, per dire il nostro sdegno e la nostra estraneità a un Paese che manda i poliziotti in ospedale a interrogare e maltrattare una donna che ha appena compiuto una delle scelte più difficili della propria vita.
    Per ribadire che il diritto di scelta e la cura delle vite sono la nostra esperienza quotidiana e sono oggi minacciate dalla campagna contro l'aborto che assume via via i toni di una feroce crociata contro le donne e invade la campagna elettorale.
    Usciamo dal silenzio si impegna a prendere parola e iniziativa pubblica, insieme al movimento delle donne che si mobilita a Napoli e in altre città e a tutte e tutti coloro che condividono la preoccupazione e l'indignazione davanti al franare di uno spazio condiviso di democrazia, laicità e diritto nel nostro paese.
    Per queste ragioni UsciamodalSilenzio partecipa al presidio e invita alla più ampia presenza
    COMUNICATO STAMPA
    194: PRESIDIO OGGI, GIOVEDI' 14/2  IN PIAZZA SAN BABILA ALLE 17,30
    La vicenda di Napoli e' inquallificabile da ogni punto di vista, e' un atto vigliacco e intimidatorio:
    -calpesta la dignita' delle donne, di tutte le donne, in un momento particolare di grande solitudine e sofferenza.
    -l'irruzione gratuita delle forze dell'ordine offende anche la professionalita' dei medici che avevano unicamente applicato la legge.
    -la stessa modalita' adottata sulla base di una pura denuncia anonima, esprime violenza, ottusita', prevaricazione.
    Nell'esprimere solidarieta' alla donna di Napoli che ha subito questa grave prevaricazione, denunciamo con forza questi atti. Viglileremo, soprattutto in Lombardia, affinche' la 194 sia applicata alla luce del dettato costituzionale, impiegando tutti gli strumenti possibili, anche legali, perche' sia garantita l'autodeterminazione delle donne.
    Invitiamo donne e uomini a manifestare la propria indignazione domani, GIOVEDI' 14 FEBBRAIO, alle ore 17,30 con un PRESIDIO IN PIAZZA SAN BABILA.
    Rete regionale lombarda "194 ragioni"
    Giovedì, 14 Febbraio, 2008 - 11:09

    194: PRESIDIO OGGI A MILANO IN PIAZZA SAN BABILA ALLE 17,30

    194: PRESIDIO OGGI IN PIAZZA SAN BABILA ALLE 17,30
    /COMUNICATO STAMPA del 14/02/2008/

    *IN DIFESA DELLA LEGGE 194 E DEI DIRITTI DELLE DONNE*

    Il Partito Umanista aderisce al presidio convocato per oggi
    in San
    Babila per manifestare la profonda indignazione per ciò che
    è successo
    al POliclinico  di Napoli: una telefonata anonima è bastata
    a mandare i
    poliziotti in ospedale a interrogare e maltrattare una
    donna che  aveva
    compiuto una scelta così difficile, come quella
    dell'aborto.

    La vicenda di Napoli e' inquallificabile da ogni punto di
    vista, e' un
    atto vigliacco e intimidatorio:

    -calpesta la dignita' delle donne, di tutte le donne, in un
    momento
    particolare di grande solitudine e sofferenza.

    -l'irruzione gratuita delle forze dell'ordine offende anche
    la
    professionalita' dei medici che avevano unicamente
    applicato la legge.

    -la stessa modalita' adottata sulla base di una pura
    denuncia anonima,
    esprime violenza, ottusita', prevaricazione.

    Esprimiamo la più sentita  solidarietà a Silvana, e
    veglieremo sulla 194
    in Lombardia:
    Proponiamo per l'8 marzo una manifestazione nazionale per i
    diritti
    delle donne.

    Partito Umanista   Milano

    Domenica, 30 Settembre, 2007 - 11:43

    solidarietà alla protesta nonviolenta in Birmania

    Milano, 29 settembre 2007

    Comunicato stampa

    Sabato 29 settembre a Milano in Piazza della Scala - 16,30
    Solidarietà alla protesta nonviolenta in Birmania
    Il Forum Umanista Europeo 
    aderisce alla manifestazione di solidarietà 
    con i monaci e il popolo birmano 


    PER LA BIRMANIA
    PACE, DIRITTI UMANI, DEMOCRAZIA
    Dichiara Giorgio Schultze, Presidente della Regionale Umanista Europea 
    e Portavoce del Forum Umanista Europeo
    «Gli umanisti guardano con grande preoccupazione l'attuale situazione in Birmania. Il regime militare che ha violato i diritti umani della popolazione fin da quando ha preso il potere illegalmente nel 1962 sta reprimendo nel sangue le manifestazioni pacifiche in tutto il paese, arresta i monaci buddisti che le guidano e promette azioni estreme. E' ora che i militari mettano in moto un processo per trasferire il potere ad un governo eletto in modo democratico.

    Esprimiamo il massimo appoggio alla protesta dei monaci e della popolazione birmana, che stanno usando la metodologia della nonviolenza attiva per ottenere il profondo cambiamento sociale di cui il paese ha bisogno.
    Chiediamo che la giunta militare birmana prenda le seguenti misure:
    - Fine immediata della repressione delle proteste pacifiche
    - Immediato annuncio di un piano per restaurare la democrazia nel paese
    - Liberazione di tutti i prigionieri politici e in primo luogo del Premio Nobel per la pace 
    e leader democratica Aun Sang Suu Kyi, agli arresti domiciliari da anni e di recente trasferita 
    in una prigione di sicurezza

    A livello internazionale chiediamo:
    - Un'azione immediata dell'ONU per far pressione sulla giunta militare birmana affinché rinunci al potere
    - La fine dell'implicito appoggio al governo birmano da parte dei governi cinese e russo, che impediscono 
    al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di prendere una posizione critica nei confronti della giunta militare, 
    anteponendo i propri interessi economici e politici a quelli della popolazione birmana, oppressa 
    da un regime brutale.

    Il prossimo 2 ottobre si celebrerà la Giornata Mondiale della Nonviolenza, proclamata dall'Assemblea Generale dell'ONU qualche mese fa. Cogliamo questa occasione per ricordare gli esempi storici di Gandhi e Martin Luther King e diffondere quello moderno di Mario Rodriguez Cobos detto Silo. La nonviolenza attiva è l'unica metodologia etica e coerente per realizzare un cambiamento sociale e superare ogni forma di violenza.»



    PRESSenza L'ufficio stampa dei diritti umani
    Franca Banti cell. 3357792718 - e-mail franca.banti@fastwebnet.it
    Allegato Descrizione
    P1010962.JPG
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    Martedì, 11 Settembre, 2007 - 14:40

    No dal Molin ...sabato 15 settembre 2007

    azioni dirette contro costruzione
    nuovabase Usa

    COMUNICATO STAMPA

    NO DAL MOLIN: SABATO AL VIA LAVORI PER LA COSTRUZIONE DEL
    PARCO PUBBLICO DELL’ALTROCOMUNE ALL’INTERNO
    DELL’AEROPORTO DAL MOLIN

    Nonostante il parere favorevole del Governo Prodi alla
    costruzione della nuova installazione militare a Vicenza, la
    vicenda Dal Molin non è affatto chiusa. E’ in corso in
    questi giorni, infatti, la settimana di mobilitazione del
    Presidio Permanente, con l’apertura del Festival e del
    campeggio, dove giungono ospiti da tutta Italia.
    Il 13, 14 e 15 settembre si svolgeranno le azioni dirette
    volte a dimostrare la determinazione del movimento vicentino
    e a rimettere in discussione la realizzazione
    dell’installazione militare.

    La più importante, quella di Sabato 15, avrà come
    obiettivo proprio l’aeroporto Dal Molin dove arriverà il
    corteo che partirà dall’area in cui si svolge il
    Festival. «Vogliamo iniziare i lavori di costruzione del
    nuovo parco pubblico al Dal Molin – dichiarano da Presidio
    Permanente contro la costruzione della nuova base Usa.
    L’obiettivo degli organizzatori è entrare
    nell’aeroporto in cui è prevista la realizzazione del
    progetto statunitense e piantare decine di pini. La
    manifestazione servirà anche ad ispezionare il terreno su
    cui dovrebbe sorgere la nuova base per verificare se siano
    già iniziati lavori di bonifica e sminamento.

    Giovedì 13, invece, i vicentini contrari alla nuova base
    contesteranno ancora una volta il Sindaco Hullweck,
    colpevole di aver svenduto la città e di aver recentemente
    definito “barbari” coloro che si oppongono alla
    realizzazione del progetto. L’Altrocomune dichiarerà la
    Giunta pericolante ed il Sindaco non rappresentativo della
    volontà della comunità locale.

    Venerdì 14 sarà la volta della caserma Ederle, sede
    logistica e gestionale della 173° Brigata Aerotrasportata
    statunitense; i vicentini intendono dimostrare di essere in
    grado, in qualunque momento, di limitare l’operatività
    della base di guerra.

    Presidio Permanente, Vicenza, 11 settembre 2007

    ************ ********* ********* ********* ********* ********* ********* **
    Presidio Permanente No Dal Molin
    Via Ponte Marchese - Vicenza
    c.p. 303 36100 Vicenza

    www.nodalmolin. it

    IL FUTURO è NELLE NOSTRE MANI
    Difendiamo la terra per un domani senza basi di guerra
    ************ ********* ********* ********* ********* ********* ********* **

    Martedì, 11 Settembre, 2007 - 07:28

    Per non dimenticare...

    Article du 10 septembre 2007 
    Martedì, 11 Settembre, 2007 - 07:24

    11 settembre.....

     senza Pinochet? Ma con Bachelet...

    A 34 anni dal colpo di stato, doveva essere il primo 11 settembre senza Augusto Pinochet, il dittatore deceduto nel suo letto lo scorso dicembre. Invece è già il primo 11 settembre con repressione preventiva dopo molti anni.

    Ieri almeno 147 cittadini sono stati arrestati e centinaia sono stati fatti oggetto di lancio di lacrimogeni e getti d'acqua da parte dei Carabinieri.

    La manifestazione repressa, era stata convocata da Associazioni per i diritti umani, Familiari di detenuti desaparecidos (AFDD) e avevano aderito il Partito Comunista, il Partito Umanista, la Sinistra Cristiana e spezzoni della coalizione di governo. Tra gli arrestati vi sarebbero alcune decine di familiari di desaparecidos. La repressione si è scatenata quando la testa della manifestazione ha tentato di entrare nella Via Morandé (l'accesso principale della Moneda al tempo di Allende, ma considerata un luogo proibito da Bachelet) per lasciare un omaggio al Presidente.

    La manifestazione, che poi si è conclusa al Cimitero Generale di Santiago, seguiva di dieci giorni il grande sciopero contro il neoliberismo conclusosi con la brutale repressione ordinata dalla Presidente Michelle Bachelet (Partito Socialista) che aveva causato oltre 700 arresti.

    Oggi, 11 settembre, in teoria non ci sono manifestazioni autorizzate per ricordare Salvador Allende e le altre vittime dell'11 settembre, ma almeno una dozzina dovrebbero essere "tollerate" dal governo. Di nuovo la via Morandé sarà il luogo caldo. I GAP, la scorta del Presidente legittimo che lo difese fino all'ultimo istante, tenteranno di depositare una corona di fiori nel punto dal quale uscirono le salme di Don Salvador e i GAP stessi trucidati l'11 dai golpisti.

    Lunedì, 3 Settembre, 2007 - 13:41

    20 ottobre 2007 a Roma presentare il conto ..Scuola!

    20 ottobre a Roma: proposta di mobilitazione e manifestazione delle scuole e dei movimenti:
    E’  ORA DI PRESENTARE IL CONTO:
    1 DIMISSIONI DI FIORONI
    2 RISORSE ECONOMICHE PER IL SOCIALE E NON PER BANCHIERI,                 
                                                              INDUSTRIALI, VATICANO E GUERRE
    3 NO ALLA GUERRA E ALL’AUMENTO DELLE SPESE MILITARI 
    4 BASTA CON LE MENZOGNE: BROGLI ELETTORALI E 11 SETTEMBRE
    5 TOLLERANZA ZERO CON LE CLASSI DIRIGENTI
    La presente per proporre una ampia mobilitazione delle scuole e dei movimenti e affermare la volontà di discontinuità con il precedente governo. Le motivazioni aumentano ogni giorno di più e occorre una nostra grande prova di forza altrimenti non si fermeranno mai.
    1- Dimissioni di Fioroni: propongo di elaborare un Manifesto da affiggere in tutte le scuole con le accuse a questo Ministro, uomo dello Stato del Vaticano nella scuola italiana pubblica e laica: il suo sostegno e finanziamento alle scuole private cattoliche (a loro bastano anche 8 alunni per classe!) e l’immiserimento delle scuole pubbliche, i tagli al sostegno, le promesse non mantenute sul tempo pieno, l’assunzione di migliaia di docenti di religione e la mancanza di docenti per gli alunni stranieri e per l’intercultura, le Nuove Indicazioni che cancellano Darwin e la storia moderna dalla Scuola Primaria e immiseriscono la qualità dell’offerta formativa, la troppo lenta ed irrisoria eliminazione del precariato nella scuola, la mancata approvazione del decreto Bersani originario ecc………….
    Nelle scuole proponiamoci di arriviamo ad un pronunciamento dei Docenti contro la politica scolastica di questo Ministro in “continuità” con la Moratti. Facciamo valere l’unica grande forza della scuola, la nostra possibilità di comunicazione e relazione con 8 milioni di famiglie. 
     2- Le risorse economiche per la scuola pubblica, per le nostre pensioni, per eliminare il precariato ci sono! In realtà è  in atto ancora un colossale travaso di risorse economiche dalla scuola e dalla spesa sociale  verso la scuola privata, le spese militari, le grandi aziende, le gerarchie cattoliche. Fermiamoli, o non finiranno più! Ogni anno oltre cento miliardi di grande evasione fiscale di banchieri e industriali, commercianti, liberi professionisti: da decenni dichiarano un reddito medio inferiore a quello dei lavoratori dipendenti. Da sommare a tutte le altre agevolazioni, agli incentivi e contributi statali. Ogni anno diversi miliardi di euro di agevolazioni fiscali ed altri contributi allo Stato del Vaticano ed alle gerarchie cattoliche ed alle loro scuole e aziende (es. l ’8 per 1000 non dichiarato va al 90 % al Vaticano). Le spese militari sono in rilevante aumento: forse che l’agonizzante industria italiana spera di risollevarsi nuovamente, come in passato, trasformandosi in industria di guerra? E che futuro ci prepara?
    3- No alla guerra ed alle spese militari (quest’anno + 19%). Per impegni del precedente governo di centro-destra ed in “continuità” 20 miliardi di euro sono stanziati per l’acquisto di 120 cacciabombardieri dagli USA che si sommano ad altrettanti cacciabombardieri in acquisto dalla UE (ma la Costituzione non dice che l’Italia ripudia la guerra?… e i cacciabombardieri, come le portaerei non sono armi difensive!).  Si trovano  subito i soldi per finanziare, in continuità, la base Usa di Vicenza o per la “piattaforma di lancio” europea in Libano, si sono buttati via oltre 4 miliardi di euro di denaro pubblico  per massacrare il popolo irakeno prima e quello afgano oggi, in “continuità”… Nonostante il popolo italiano sia contro le Guerre, entrambi i governi non hanno esitato a intraprendernedi nuove (a quando Darfur, Somalia Siria Iran Cina…?) ed a umiliare l’Italia agli occhi di gran parte dell’umanità come paese occidentale prepotente e guerrafondaio In questo caso la “continuità” è secolare…Parliamone nelle classi … da subito. Testimoniamo la nostra solidarietà alla “RESISTENZA (anche la Nostra, all’epoca, era chiamata terrorismo)” dei popoli aggrediti e non diventiamo complici morali di questi crimini contro l’umanità.
    4- Basta con le menzogne. I gruppi al potere possono controllare e modificare gli esiti del voto elettronico: Stati Uniti, Messico ed anche Italia l’ hanno dimostrato. Gli otto tecnici addetti al controllo informatico dell’ultima votazione elettorale in italia, mandati da Tronchetti Provera /telecom, sono attualmente in galera! Mettiamola così: sono stati dirottati oltre un milione e duecentomila  di schede bianche su Forza Italia per impedire una grande vittoria dell’Unione e di chi aveva promesso di rappresentare gli interessi dei movimenti; hanno costruito così una vittoria risicata, dove i rappresentanti di industriali e centristi sono determinanti, per rendere possibile il continuo ricatto e controllo delle istanze dei movimenti.
    (Cerca su google “imbroglio elettorale”) Per questo non interessa a nessuno approfondire, Prodi o Berlusconi, a distanza di oltre un anno dal voto. Questo è il primo grande imbroglio di cui siamo state vittime. Il secondo, e più importante, è l’ 11 settembre. I familiari delle vittime hanno denunciato Bush per alto tradimento, vi sono oltre 200 prove che dimostrano la falsità della versione ufficiale. Quanti crimini sono stati compiuti e giustificati dall’11 settembre ? Chi sono i veri terroristi? Discutiamone in classe, portiamo le scolaresche a vedere il film ZERO curato anche da Dario Fo, di prossima uscita , scarichiamo le release al film (cerca con google “Inganno globale”
    5- Tolleranza zero : si ma con le classi dirigenti, con i falsi in bilancio ed i grandi evasori fiscali, con gli imbrogli delle finanziare e delle banche, con chi destina il nostro denaro pubblico ai privati, alle aziende, alle gerarchie ecclesiastiche, con chi fa le guerre, non certo contro degli emarginati lavavetri o i soliti stranieri di comodo. Milano (e la Lombardia) è da oltre vent’anni governata dal centro-destra ed ancora si pone il problema della sicurezza (proporzionale a quanto non investito in convivenza), è la città con le tasse locali più alte d’Italia,  è la città più inquinata e tra le meno vivibili d’Europa, è una città in implosione che prima o poi esploderà. Ci manca solo che, in continuità,  questo Governo ne segua l’esempio. Così come ci rifiuteremo di scaricare sul bullismo tutti i problemi della scuola, come vorrebbero fare.
    Buon anno scolastico a tutti, partiamo caldi per ritrovarci a Roma caldissimi. Appunto, tolleranza zero e portiamo il sociale nella scuola, come negli anni sessanta e settanta.
    Ambrosi Luigi   

    Lunedì, 3 Settembre, 2007 - 13:38

    4 settembre 2007 a Torino

    4 SETTEMBRE

    GIORNATA DEL DIRITTO ALLO STUDIO

    NO AL NUMERO CHIUSO ALL'UNIVERSITA'

    Il Partito Umanista condivide ed appoggia le iniziative del Comitato Demokratìa per la libera scelta e il diritto allo studio, che ha raccolto migliaia di firme per l'abolizione del numero chiuso all'Università .
    E' ormai inequivocabile l'incostituzionalità della L.264/99 sul numero chiuso (che è quindi una legge senza valore giuridico), la sua antidemocraticità (discriminante anche a livello socio-economico) , le contraddizioni del Ministro Mussi che si ostina a difendere i poteri degli Atenei italiani a discapito della libertà individuale del cittadino. Tale situazione è insostenibile perché costringe i ragazzi a subire un corso di laurea scelto non da loro ma imposto da uno Stato, che non è più Stato di diritto. Si perdono così anni preziosi (con ritardi nella realizzazione lavorativa) che nessuno potrà risarcire; si costruiscono professionisti di ripiego, frustrati e scontenti che non offriranno certo il meglio nelle loro prestazioni professionali. Il Comitato Demokratìa e La Comunità per lo Sviluppo Umano hanno presentato al Ministro Mussi una Carta di Proposte in sostituzione del numero chiuso (sbarramento dopo il primo anno, secondo il modello francese, e altro).
    Per questo il comitato promuoverà azioni sia a Torino che nella altre città in concomitanza dei prossimi test di ammissione.
    Indignati di fronte all'ennesima ingiustizia, con grave violazione alla Costituzione.
    Tra le migliaia di adesioni: Marco Columbro, Luciana Littizzetto, Enzo Garinei, Beppe Rosso, Valter Malosti, Luciano Roccia, Renato Altissimo, Ernesto Olivero, Guido Ceronetti e tanti altri.
    L'appuntamento è il 4 settembre 2007 dalle ore 8 di fronte a Palazzo Nuovo (via Sant'Ottavio) in poi.
    Partito Umanista Torino

    Domenica, 2 Settembre, 2007 - 19:50

    15 settembre 2007 a Vicenza Partito Umanista

    Inizierà il 6 settembre a Vicenza il “Festival No Dal Molin in concomitanza con la tradizionale festa vicentina "dei Oto" per coinvolgere tanta gente e continuare ad opporsi all’ampliamento della base USA.
    Il Festival prevede dibattiti, azioni, spettacoli teatrali e musicali dal 6 al 16 settembre, alcuni in città altri al Presidio Permanente. Sarà allestito anche un campeggio attivo dall'8 settembre nei pressi del Presidio Permanente a Caldogno, in Via M. Teresa di Calcutta che potrà ospitare centinaia di persone (è necessaria la prenotazione – vedere sul sito e chiedere a Emiliano - eminews@hotmail. com)
    Il comitato di Vicenza ci ha chiesto di mobilitare gente da tutta Italia soprattutto per il sabato 15 settembre.
    Per conoscere programma del festival e partecipanti:
    EleonoraKiss

    Domenica, 2 Settembre, 2007 - 13:39

    Trasporti pubblici:No,agli adeguamenti tariffari automatici

        Dal 1 settembre 2007 sono previsti aumenti sul trasporto extraurbano che riguarderà tram, bus e metropolitane.
    L'aggravio di spesa interesserà quindi cittadini abitanti fuori Milano, già notoriamente  penalizzati da un servizio non all'altezza delle esigenze per vari motivi, anche storici.
    In questa occasione si è assistito ad un ennesimo rimpallo di responsabilità tra diversi enti locali in merito ad una scelta certamente impolare.
    Noi non intendiamo attribuire particolari responsabilità a chicchesia. Ci limitiamo ad esprimere la nostra critica per scelte che non derivano, a stesso dire dagli enti interessati, da precisi ragionamenti tecnico  organizzativi, ma dalla semplice applicazione di meccanismi di adeguamento dei prezzi.
    Il legislatore deve avere delle idee chiare sull'opportunità di mantenere o modificare o eliminare del tutto questi meccanismi di adeguamento tariffari, che altrimenti vivono di una incomprensibile, agli occhi dei cittadini, vita propria con nessun riferimento al miglioramento del servizio trasporti.
    Non riteniamo all'altezza dei compiti di una qualsiasi amministrazione alzare le mani in segno di impotenza nei confronti di problemi la cui gestione è senza dubbio, alcuno, nei loro poteri e doveri.  
    In secondo luogo vogliamo far notare, che questi aumenti tariffari, contribuiscono a creare un sistema di trasporto pubblico ancora più complesso e di difficile fruizione contro tutte le buone dichiarazione di principio, miranti ad avvicinare sempre più i cittadini all'utilizzo del mezzo pubblico. Quindi anzichè aumentare gli oneri per coloro che vengono da fuori città riteniamo che una risposta adeguata ai ben noti problemi legati al traffico sia l'introduzione della tariffa unica in tutta l'area metropolitana e una gestione coordinata di tutti gli enti preposti all'organizzazione del servizio trasporti.
    Ribadiamo che i problemi del trasporto non possono essere adeguamente risolti se non anche con il contributo di coloro che li vivono in prima persona, da ciò rinnoviamo la nostra richiesta come Comitato Trasporti Puntuali e Civili di poter interloquire con tutti gli Enti locali, riproponendo un lavoro di indagine e denucia realizzato da noi quest'anno, sottoforma di LIBRO BIANCO, sulla base delle segnalazioni di centinaia di cittadini e consegnato a tutte le istituzioni : Comune, Provincia e Regione.    

    Anna Celadin
    Presidente Dialoghi Necessari
    Venerdì, 8 Giugno, 2007 - 12:39

    Mamma Italiana con Velo....


    MAMMA ITALIANA CON IL VELO AGGREDITA MENTRE PORTA LA FIGLIA ALLA SCUOLA ARABA: L’AGGRESSORE E’ ANCORA LIBERO, I MEZZI DI INFORMAZIONE SCELGONO IL SILENZIO  

                                                 

    La notizia è passata sotto silenzio, soltanto il quotidiano La Repubblica ha pubblicato la notizia nelle pagine di cronaca nazionale martedì 22 maggio, a una settimana dall’accaduto. Nei giorni successivi nessuna testata giornalistica o tv ha ripreso la notizia o commentato il caso. Ad le forze dell’ordine non hanno ancora individuato il responsabile dell’aggressione, che resta pertanto libero di perpetrare violenza alle mamme con il velo che frequentano quella zona di Milano in quanto vi ha sede la scuola araba che frequentano i figli.
     
    Le organizzazioni promotrici del progetto di integrazione L’ORA DEL Tè che promuove incontri periodici tra donne arabe e donne di altre nazionalità al fine di conoscere la cultura araba e attivare momenti di conoscenza e scambio culturale
     
    DICHIARANO PIENA SOLIDARIETA’ E SOSTEGNO ALLA DONNA AGGREDITA E ALLA SUA FAMIGLIA
    E DENUCIANO
     
    -         L’assordante silenzio degli organi di informazione rispetto a un gravissimo fatto di violenza e di razzismo contrario al principio di eguaglianza sancito dalla Costituzione Italiana e alle libertà soggettive garantite dall’ordinamento giuridico italiano.
     
    -         La negazione del diritto di cronaca e della libertà dell’informazione per tutti i cittadini ai cui gli organi di stampa dovrebbero garantire la divulgazione dei fatti invece che operare delle scelte ideologiche preventive: è infatti incontestabile che se l’aggressione fosse stata operata da un uomo musulmano ai danni di una donna italiana ne avrebbero parlato giornali, tg e trasmissioni televisive per settimane.
     
    -         La sussistenza di una minaccia di pericolo per l’incolumità fisica delle mamme e i bambini della scuola araba con cui dovranno convivere nel quartiere finchè il responsabile dell’aggressione non sarà stato assicurato alle forze dell’ordine.
     
    CHIEDONO CHE I MEZZI DI INFORMAZIONE NE DIANO ADEGUATA NOTIZIA INFORMANDO I CITTADINI SULL’ACCADUTO E SULLO STATO DELLE INDAGINI IN CORSO PER INDIVIDUARE IL COLPEVOLE
     
    Centro delle Culture, Associazione Antirazzista e Interetnica 3 Febbraio, Action for Peace Italia, Associaciòn Cultural de Chile, Associazione Todo Cambia, Associazione Insieme per la Pace, Retescuole, Partito Umanista.
    Per informazioni sul progetto L’ORA DEL TE’ consultare il sito
    www.viaventuraquattro.net
     
     
     
     
     

    Allegato Descrizione
    comunicato_stampa_aggressione[1].doc
    81 KB
    Sabato, 26 Maggio, 2007 - 09:45

    Scudo missilistico....

    L’installazione di un sistema di difesa missilistica in Europa orientale è praticamente una dichiarazione di guerra. Provate a immaginare come reagirebbero gli Stati Uniti se la Russia, la Cina, l’Iran o qualunque potenza straniera osasse anche solo pensare di collocare un sistema di difesa missilistica sui confini degli Stati Uniti o nelle loro vicinanze, o addirittura portasse avanti questo piano. In tali inimmaginabili circostanze, una violenta reazione americana sarebbe non solo quasi certa, ma anche comprensibile, per ragioni semplici e chiare.
    E’ universalmente noto che la difesa missilistica è un’arma di primo colpo. Autorevoli analisti militari americani la descrivono così: “Non solo uno scudo, ma un’abilitazione all’azione.” Essa “faciliterà un’applicazione più efficace della potenza militare degli Stati Uniti all’estero.” “Isolando il paese dalle rappresaglie, la difesa missilistica garantirà la capacità e la disponibilità degli Stati Uniti a “modellare” l’ambiente in altre parti del mondo.” “La difesa missilistica non serve a proteggere l’America. E’ uno strumento per il dominio globale.” “La difesa missilistica serve a conservare la capacità americana di esercitare il potere all’estero. Non riguarda la difesa; è un’arma di offesa ed è per questo che ne abbiamo bisogno.” Tutte queste citazioni vengono da autorevoli fonti liberali appartenenti alla tendenza dominante, che vorrebbero sviluppare il sistema e collocarlo agli estremi limiti del dominio globale degli Stati Uniti.
    La logica è semplice e facile da capire: un sistema di difesa missilistica funzionante informa i potenziali obiettivi che “vi attaccheremo se ci va e voi non sarete in grado di rispondere, quindi non potrete impedircelo.” Stanno vendendo il sistema agli europei come una difesa contro i missili iraniani. Se anche l’Iran avesse armi nucleari e missili a lunga gittata, le probabilità che le usi per attaccare l’Europa sono inferiori a quelle che l’Europa venga colpita da un asteroide. Se dunque si trattasse davvero di difesa, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema per difendersi dagli asteroidi. Se l’Iran desse anche il minimo segno di voler fare una simile mossa, il paese verrebbe vaporizzato. Il sistema è davvero puntato contro l’Iran, ma come arma di primo colpo. Fa parte delle crescenti minacce americane di attaccare l’Iran, minacce che costituiscono di per sé una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite, sebbene questo tema non emerga.
    Quando Gorbaciov permise alla Germania unita di far parte di un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, per ragioni troppo note per rivederle ora. In cambio il governo degli Stati Uniti si impegnò a non allargare la Nato a est. Questo impegno è stato violato qualche anno più tardi, suscitando pochi commenti in Occidente, ma aumentando il pericolo di uno scontro militare. La cosiddetta difesa missilistica aumenta il rischio che scoppi una guerra. La “difesa” consiste nell’aumentare le minacce di aggressione in Medio Oriente, con conseguenze incalcolabili, e il pericolo di una guerra nucleare definitiva.
    Oltre mezzo secolo fa, Bertrand Russell e Alfred Einstein lanciarono un appello ai popoli del mondo perché affrontassero il fatto che ci troviamo di fronte a una scelta “netta, terribile ed inevitabile. Dobbiamo porre fine alla razza umana, o l’umanità è disposta a rinunciare alla guerra?” Accettare il cosiddetto “sistema di difesa missilistica” colloca la scelta a favore della fine della razza umana in un futuro non troppo distante.
    dichiarazione mandata da Noam Chomsky a Jan Tamas , portavoce del Movimento contro le basi in Repubblica Ceca.

    Sabato, 26 Maggio, 2007 - 09:42

    Dissenso Totale



              
              

    Il Congresso del Stati Uniti ha stanziato 100 miliardi di dollari per continuare a finanziare le operazioni militari in Iraq e Afghanistan. La legge approvata non obbliga neanche il Pentagono a programmare il ritiro delle truppe.
    Ovviamente questo è il risultato di pressioni inimmaginabili esercitate, per voce del presidente Bush, da interessi economici e militari.
    A questo si aggiunge la prevista installazione di un sistema missilistico in Europa orientale che avrebbe, sempre secondo ciò che dichiara l’amministrazione americana, lo scopo di proteggere la stessa Europa e gli Stati Uniti da un molto improbabile attacco che verrebbe dall’Asia.
    A questo clima di terrore concorre poi la notizia, proveniente da non meglio precisate fonti americane e giapponesi, che la Corea del Nord, proprio stamattina, ha compiuto una serie di esperimenti lanciando diversi missili a corto raggio nel Mar del Giappone. Anche qui, però, ci sarebbe lo zampino degli USA, in quanto l’intesa firmata a Pechino a febbraio, che prevede la chiusura del reattore nucleare di Yongbyon, avrebbe subìto un rallentamento nella sua attuazione per una questione di fondi congelati dagli Stati Uniti presso una banca di Macao.
     
    Tutto ciò non rappresenta certo un bel biglietto da visita per Bush, alla vigilia della sua visita in Italia prevista per il 9 giugno.
    Non c’è dubbio che la voglia di dissenso nei suoi confronti sarà ulteriormente alimentata.
     
    Ad oggi i soldati americani morti dall'inizio della campagna in Iraq, a marzo del 2003, sono ufficialmente 3.442. Numero sicuramente inferiore a quello reale, come sicuramente è inferiore a quello degli irakeni uccisi. In totale decine di migliaia di morti. Perché? Perché "I vostri figli sono in pericolo", ha detto Bush ad un paio di giornalisti che si sono permessi di sollevare qualche dubbio sul legame tra Osama Bin Laden – ancora inspiegabilmente libero di circolare - e l’Iraq.
     
    Non sappiamo cosa abbiano pensato quei due giornalisti, ma sappiamo bene cosa pensiamo noi.
     
    I nostri figli, i nostri fratelli, i nostri padri e le nostre madri sono in pericolo perché sulla faccia della Terra sono liberi di circolare e di governare personaggi come George W. Bush e come tutti i governanti di quei paesi che, tacitamente o esplicitamente, continuano ad appoggiare questa politica basata sul terrore e sulla paura.
    Gli umanisti di tutto il mondo esprimono il loro più totale dissenso nei confronti di questi criminali travestiti da presidenti, che ci raccontano bugie ogni giorno, che ci rapinano ogni mese per finanziare i loro wargames, che ci strappano i nostri figli per non farli più tornare, che ci distruggono la nostra casa Terra per riempire i propri portafogli.
     
    Dissenso. Dissenso totale. Affinché si alzi forte la voce del futuro che vogliamo. Un futuro costruito sulla base della non-violenza e del rispetto reciproco. Un futuro in cui non avremo più bisogno di manifestare contro la guerra, ma solo la nostra gioia di vivere in un mondo finalmente riconciliato.
     
    Roma, 25 maggio 2007
     
     
    Carlo Olivieri
    Segreteria Programma e Documentazione
                                                                                                                                                       del Partito Umanista  

    Sabato, 26 Maggio, 2007 - 09:35

    Diritto alla maternità cosciente!

    Maternità (e paternità) responsabili, contraccezione, aborto: temi vitali e perciò al centro di dibattiti anche roventi, se teniamo conto che la donna sperimenta queste realtà sulla propria pelle. I primi quattro articoli della legge 22 maggio 1978 n° 194, che stabilisce le norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza, sottolineano che è compito dello Stato garantire il diritto alla procreazione cosciente e responsabile, tutelando la vita umana dal suo inizio.
    I servizi socio-sanitari devono aiutare la donna a rimuovere le cause che la spingerebbero all’aborto; quest’ultimo, tuttavia, resta possibile nei primi 90 giorni di gravidanza, per seri problemi concernenti la salute fisica o psichica della madre, le sue condizioni sociali, economiche o familiari, nonché le circostanze in cui è avvenuto il concepimento e la previsione di malformazioni per il concepito (articoli 4 e 5), mentre l’interruzione della gravidanza dopo il novantesimo giorno (articolo 6) è consentita soltanto se esistono gravi rischi per la salute fisica o psichica della donna. Comunque, ferma restando la sua libera decisione, essa ha diritto all’assistenza medica, anche per evitare pratiche abortive illegali.
    Come si vede, i problemi sollevati sono enormi e delicatissimi. Ma qual è il comportamento delle extracomunitarie? Esistono realmente strutture che le accompagnino nel loro impervio cammino, rispettando le diverse sensibilità e culture? O ci sono valori e regole universali? In definitiva, si lavora per realizzare una società più a misura “di donna” (e di bambino)? Per rispondere a questi quesiti, ci prova un’inchiesta presso due importanti associazioni di volontariato, il Centro di Aiuto alla Vita Mangiagalli (a Milano, via della Commenda 12, tel. 02/5461477 – 02/55181923) e il Naga (sempre a Milano, via Zamenhof 7 (tel: 0258102599 - Fax: 028392927). Ecco, qui di seguito, i risultati dell’indagine.
    La vita non ha “razza” 
    Il Cav (Centro di Aiuto alla Vita) Mangiagalli è attivo da ventiquattro anni. Associazione umanitaria, scientifica e culturale, si propone di realizzare il primo articolo della 194, laddove cioè si riconosce il valore sociale della maternità, contribuendo a far superare i motivi che indurrebbero la donna ad abortire. Per questo motivo gli operatori organizzano anche incontri di studio.
    “Nessuna cultura o religione ammette l’aborto come soluzione – avverte Paola Marozzi Bonzi, consulente familiare dell’Associazione – Quel che è certo è che per la donna resta una tragedia. La gravidanza, di fatto, scatena un insieme di emozioni difficilmente gestibile: da subito l’embrione è in grado di stimolare modificazioni corporee nella donna e fa risalire sensazioni del suo vissuto profondo. Tutto ciò destruttura momentaneamente la psicologia della madre, così da provocarle paura e angoscia: e avviene anche nei casi in cui il bambino è voluto e desiderato. Quindi non è lecita alcuna leggerezza”.
    - Quali servizi offrite?
    “I nostri servizi, gratuiti, riguardano in primo luogo l’accoglienza. Offriamo a qualunque donna una qualificata opera di counseling mediante i dettami della scuola rogersiana, per mettere a fuoco personalità e difficoltà interiori. Ad ogni modo, non ci sostituiamo mai alla donna: in ultima analisi, tocca sempre a lei decidere. Se decide per la maternità, l’assistiamo in tutte le tappe. Generalmente, i bisogni prevalenti sono quelli dell’alloggio e del lavoro, perciò il Cav gestisce ora due comunità (“Santa Elena” e “Donna e Madre”), e alcuni appartamenti unifamiliari, le prime destinate all’ospitalità temporanea di donne incinte e/o con figli piccoli, i secondi per alloggiare nuclei familiari, senza tetto, in attesa di un bimbo. A questo proposito il 3 luglio ’96 abbiamo inaugurato il Residence dei Fiori, di cui hanno fruito in prevalenza le extracomunitarie e i loro mariti”.
    - Di cosa si tratta?
    “Il residence è composto da 12 miniappartamenti ospitanti altrettante famiglie con mamme in attesa. Le coppie provenivano da Costa d’Avorio, Sri Lanka, Somalia, Perù, Tagikistan, Repubblica ceca, Ecuador, Etiopia, Bolivia. Abbiamo anche appartamenti con coppie egiziane e marocchine”.
    - Ha parlato di problemi lavorativi…
    “Noi non diamo mai soldi, ma offriamo alle utenti la possibilità di imparare un lavoro che permetta loro di non separarsi mai dal bambino, evitando anche a quest’ultimo l’asilo nido.
    La Cooperativa Aquilone, in via De Amicis 48, nasce appunto con questo scopo. Sovvenzioniamo ‘borse di studio’ per le mamme in gravidanza, affinché possano svolgere lavori di artigianato (maglia, ricamo, cucito, pittura su stoffa e carta) che la cooperativa commercializza. Capita anche che le utenti vi giungano dopo aver perduto un impiego”.
    - Come mai?
    “Perché quasi tutte le extracomunitarie trovano un’occupazione come colf ma, una volta incinte, vengono licenziate, rimanendo quindi completamente sole e indifese”.
    - Il Cav è d’ispirazione religiosa?
    “No. I centri sono stati fondati nel ’75 su iniziativa di un cristiano, un marxista e un ebreo. Vi può collaborare chiunque ne condivida le finalità”.
    - Perché siete poco conosciuti?
    “Non possiamo permetterci una grande pubblicità e, purtroppo, in Italia è ancora scarsa la sensibilizzazione sul volontariato. Quanto realizziamo è reso possibile grazie alle quote annuali, dai contributi dei soci, da offerte e donazioni di privati, da iniziative quali la Giornata per la Vita, serate culturali benefiche ecc. Le donne ci avvicinano grazie a una fitta rete di amicizie. Da sempre, inoltre, collaboriamo con altre realtà, ad esempio col Naga che ci manda spesso molte persone”.
    Per le donne, con le donne 
    In via Zamenhof 7 (tel: 0258102599 - Fax: 028392927) ha sede il Naga, l’associazione laica e apartitica che si occupa dell’assistenza socio-sanitaria a stranieri e nomadi. Costituitosi nel 1987, il Naga – come recita il suo statuto – utilizza questo servizio “per dare voce e dignità politica ai bisogni di chi ancora risulta trasparente per lo Stato e le istituzioni”.
    “È impossibile stimare il numero di extracomunitarie che vengono qui – affermano una ginecologa e una volontaria – Gli anni scorsi, il 60 per cento dell’utenza era effettivamente costituita da donne, ma ora il divario con gli uomini si è notevolmente ristretto. Innanzi tutto perché il nostro ambulatorio fornisce informazioni e aiuti su qualsiasi tipo di malattia; esiste anche uno sportello legale. Un altro elemento che spiega il calo della presenza femminile è l’esistenza di un decreto del ministero della Sanità, datato 3 gennaio 1996 e successivamente reiterato, in virtù del quale alle straniere temporaneamente presenti in Italia sono garantite, nei presìdi pubblici, le cure ambulatoriali e ospedaliere essenziali, ancorché continuative, per malattie e infortuni. Sono poi estesi i programmi di medicina preventiva ed è garantita la tutela sociale della maternità responsabile e della gravidanza, con le stesse norme valide per le italiane. Quindi altri enti assicurano adesso le prime cure, o dovrebbero farlo”.
    Un terzo motivo è costituito dal cambiamento delle migrazioni. “Fino a qualche anno fa avevamo molte filippine, cingalesi, nigeriane, mentre ora aumentano le slave, soprattutto albanesi, e le peruviane, mentre calano le magrebine e le africane”.
    - Cosa trova al Naga un’extracomunitaria?
    “Per prima cosa un servizio d’accoglienza, dove ascoltiamo i problemi di ognuna riuscendo a ottenere una comunicazione diretta. Abbiamo a disposizione tre ginecologi, tra cui un obiettore che si occupa di quei casi (infezioni, ecc.) per cui non è prevista l’assistenza gratuita. Del resto le donne preferiscono rivolgersi ad altre donne. Il nostro vero problema è la contraccezione” .
    - Perché?
    “In genere le donne conoscono l’interruzione di gravidanza, ma poche sanno cos’è un anticoncezionale. Così forniamo loro spiegazioni con volantini semplici ma chiari, redatto in diverse lingue (dal filippino, all’arabo, al turco).
    - Quale il metodo scientifico che consigliate maggiormente, ammesso che ne esista uno?
    “Non si dimentichi che la scelta è della donna. Ma si presentano situazioni diverse. Molte, ad esempio, rifiutano il profilattico non solo per motivi culturali, ma perché il compagno non vuol saperne”.
    - Una gravidanza è comunque un evento cruciale per una donna, specie in determinate condizioni.
    “Certo, il problema è mantenere un contatto con le utenti. Si presentano al momento dell’urgenza, poi non tornano più. Invece vorremmo costituire un gruppo d’accoglienza stabile. D’altro canto, quelle incinte vengono già seguite dai nostri ginecologi, dai consultori familiari a noi associati o dai Centri di Aiuto alla Vita. Poi cerchiamo di rendere meno traumatico il ricordo all’aborto”.
    - In che modo?
    “Qui pratichiamo il test di gravidanza. Ogni donna che si trovi nelle prime settimane ha diritto a un’assistenza psicologica. Dopodiché, se opta per l’interruzione, prende appuntamento coi nostri consultori. Da parte nostra forniamo i prospetti degli ospedali che operano gratuitamente, poiché altri, per le donne non iscritte alle Asl (e le extracomunitarie non lo sono), pretendono un pagamento fino a un milione e trecentomila lire”.
    - Ancora un paio di domande: le donne che si rivolgono al Naga vengono sole o accompagnate?
    “Si presentano anche coi mariti, ma spesso sono sole o affiancate da un’amica o da una parente per un conforto o per via della lingua e, a volte, della giovane età (15-16 anni)”.
    - In molti Paesi asiatici e africani (ma non solo), numerose donne vengono sottoposte a infibulazione o escissione. Lo dichiarano o esistono reticenze in proposito?
    “Benché il Comitato interafricano per la Salute abbia condannato tali pratiche, esse rimangono molto diffuse e le donne non ne parlano. La verita viene a galla quando queste ultime accusano infezioni urinarie o lesioni alla vita sessuale e riproduttiva. Il problema riguarda le nuove generazioni: molti genitori, a meno che non trovino medici consenzienti, tornano nel Paese d’origine per infibulare la ragazza”.
    Venerdì, 25 Maggio, 2007 - 19:40

    A Volte Ritornano

    A VOLTE RITORNANO

    “Noi vogliamo un’Italia diversa, un Paese in grado di incoraggiare chi vuole crescere […]. La parola evocativa di questo sogno è merito, nel senso di premiare chi merita […]. Invece prevale l’occupazione della società da parte dei partiti e la statalizzazione avanza senza controllo attraverso canali subdoli e non dichiarati con un neointerventismo pubblico che nasconde la convinzione che il peggiore gestore pubblico sia preferibile al migliore imprenditore privato”.
    “Serve capacità di leadership, perché mai come oggi la qualità di una classe dirigente si misura sulla sua capacità di governare il cambiamento” e “capacità di leadership vuol dire soprattutto riconoscere che la cultura del rischio è un valore”.
    Luca Cordero di Montezemolo, 24 maggio 2007
    La vecchia classe politica italiana è stata travolta dai fatti e superata dai tempi. L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del debito pubblico e dal sistema di finanziamento illegale dei partiti, lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica. Mai come in questo momento l’Italia, che giustamente diffida di profeti e salvatori, ha bisogno di persone con la testa sulle spalle e di esperienza consolidata, creative ed innovative, capaci di darle una mano, di far funzionare lo Stato. […]
    La storia d’Italia è ad una svolta. Da imprenditore, da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politica senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo. Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano.
    Silvio Berlusconi, 29 gennaio 1994

                                                                            Daniela Tuscano, 25 maggio 2007

    Venerdì, 25 Maggio, 2007 - 19:37

    Scudo Missilistico

    L’installazione di un sistema di difesa missilistica in Europa orientale è praticamente una dichiarazione di guerra. Provate a immaginare come reagirebbero gli Stati Uniti se la Russia, la Cina, l’Iran o qualunque potenza straniera osasse anche solo pensare di collocare un sistema di difesa missilistica sui confini degli Stati Uniti o nelle loro vicinanze, o addirittura portasse avanti questo piano. In tali inimmaginabili circostanze, una violenta reazione americana sarebbe non solo quasi certa, ma anche comprensibile, per ragioni semplici e chiare.
    E’ universalmente noto che la difesa missilistica è un’arma di primo colpo. Autorevoli analisti militari americani la descrivono così: “Non solo uno scudo, ma un’abilitazione all’azione.” Essa “faciliterà un’applicazione più efficace della potenza militare degli Stati Uniti all’estero.” “Isolando il paese dalle rappresaglie, la difesa missilistica garantirà la capacità e la disponibilità degli Stati Uniti a “modellare” l’ambiente in altre parti del mondo.” “La difesa missilistica non serve a proteggere l’America. E’ uno strumento per il dominio globale.” “La difesa missilistica serve a conservare la capacità americana di esercitare il potere all’estero. Non riguarda la difesa; è un’arma di offesa ed è per questo che ne abbiamo bisogno.” Tutte queste citazioni vengono da autorevoli fonti liberali appartenenti alla tendenza dominante, che vorrebbero sviluppare il sistema e collocarlo agli estremi limiti del dominio globale degli Stati Uniti.
    La logica è semplice e facile da capire: un sistema di difesa missilistica funzionante informa i potenziali obiettivi che “vi attaccheremo se ci va e voi non sarete in grado di rispondere, quindi non potrete impedircelo.” Stanno vendendo il sistema agli europei come una difesa contro i missili iraniani. Se anche l’Iran avesse armi nucleari e missili a lunga gittata, le probabilità che le usi per attaccare l’Europa sono inferiori a quelle che l’Europa venga colpita da un asteroide. Se dunque si trattasse davvero di difesa, la Repubblica Ceca dovrebbe installare un sistema per difendersi dagli asteroidi. Se l’Iran desse anche il minimo segno di voler fare una simile mossa, il paese verrebbe vaporizzato. Il sistema è davvero puntato contro l’Iran, ma come arma di primo colpo. Fa parte delle crescenti minacce americane di attaccare l’Iran, minacce che costituiscono di per sé una grave violazione della Carta delle Nazioni Unite, sebbene questo tema non emerga.
    Quando Gorbaciov permise alla Germania unita di far parte di un’alleanza militare ostile, accettò una grave minaccia alla sicurezza della Russia, per ragioni troppo note per rivederle ora. In cambio il governo degli Stati Uniti si impegnò a non allargare la Nato a est. Questo impegno è stato violato qualche anno più tardi, suscitando pochi commenti in Occidente, ma aumentando il pericolo di uno scontro militare. La cosiddetta difesa missilistica aumenta il rischio che scoppi una guerra. La “difesa” consiste nell’aumentare le minacce di aggressione in Medio Oriente, con conseguenze incalcolabili, e il pericolo di una guerra nucleare definitiva.
    Oltre mezzo secolo fa, Bertrand Russell e Alfred Einstein lanciarono un appello ai popoli del mondo perché affrontassero il fatto che ci troviamo di fronte a una scelta “netta, terribile ed inevitabile. Dobbiamo porre fine alla razza umana, o l’umanità è disposta a rinunciare alla guerra?” Accettare il cosiddetto “sistema di difesa missilistica” colloca la scelta a favore della fine della razza umana in un futuro non troppo distante.

     Dichiarazione mandata da Noam Chomsky a Jan Tamas , portavoce del Movimento Umanista  contro le basi in Repubblica Ceca

    Venerdì, 25 Maggio, 2007 - 19:26

    Come Vivere nella metropoli " Dolore Innocente"

    Un grande impegno del nostro socio Alberto Ricci da seguire con grande attenzione.
    Ma sapete cosa significa "DOLORE INNOCENTE"? Allora è il momento di ascoltare la relazione del Teologo Vito Mancuso come tutte le relazioni previste in questo importante incontro.
    Una riflessione che ci aiuta a capire come vivere nella metropoli del futuro, nel rispetto della nostra e altrui dignità, come cittadini.
    Vi aspetto
    Anna Celadin
    29 MAGGIO 2007
    INCONTRO DI AGGIORNAMENTO
    PROGETTAZIONE PER TUTTI:
    dalle barriere architettoniche al “Design for All”,
    la gioia di progettare nel pieno rispetto delle esigenze più diverse
    9,30/13,00 (1° Sessione “Ieri e oggi”)
    14,00/17,30 (2° Sessione “Domani”)
    Se ne parla ormai da diversi anni, anche in Italia.
    Sempre, però, in forme episodiche; il “Design for all” stenta a decollare come principio ispiratore nella realizzazione di nuove strutture e nella ristrutturazione e riqualificazione di quelle esistenti.
    Come possono contribuire alla sua affermazione e diffusione la Pubblica Amministrazione, la Sanità,  l’Università, la Chiesa, il mondo dell’impresa, il mondo della cultura, financo quello dello sport?
    Perché e quanto continua ad essere difficile assimilare gli esempi provenienti da altri Paesi?
    Non è solo un problema tecnico. E’ soprattutto un problema culturale, di priorità.
    Ne discutiamo con alcuni interpreti nazionali, augurandoci che il loro contributo di esperienza ci aiuti ad affrontare il tema “Design for all” con sempre maggiore convinzione e attenzione.
    Saluto e intervento
    Ing. Gianfranco Agnoletto
    Presidente dell’Ordine Ingegneri Provincia Milano
    Coordinamento 
    Alberto Ricci
    Commissione Aggiornamento e Formazione dell’ordine

    Relatori

    Dott. Franco Bomprezzi (giornalista);

    Dott. Vito Mancuso (teologo);

    Ing. Vittorio Carnemolla (progettista);

    Arch. Mitzi Bollani (Vice Presidente Expert Group on Accessibilità – Commissione Europea);

    Arch. Isabella T. Steffan (esperta in ergonomia e Design for All);

    Don Massimiliano Sabbadini (Federazione Oratori Milanese);

    Dott.ssa Laura Borghetto (Assoc. Labilita);
      Dott. Marco Rasconi (Assoc. Lheda);
    Dott.ssa Luisella Bosisio Fazzi (Assoc. Lheda)

    Dott. Gaetano Santonocito (AIAS – Monza);
     Dott.ssa Rosella Petrali (Regione Lombardia);
    Ing. Camilla De Micheli (Agenzia Mobilità Milano);
       Ing. Stefano Milanesi (ATM – progettazione infrastrutture)

    Sede

    Fondazione Ordine Ingegneri
    Corso Venezia 16 – Milano
    Venerdì, 25 Maggio, 2007 - 19:22

    DISSENSO TOTALE

     
    Il Congresso del Stati Uniti ha stanziato 100 miliardi di dollari per continuare a finanziare le operazioni militari in Iraq e Afghanistan. La legge approvata non obbliga neanche il Pentagono a programmare il ritiro delle truppe.
    Ovviamente questo è il risultato di pressioni inimmaginabili esercitate, per voce del presidente Bush, da interessi economici e militari.
    A questo si aggiunge la prevista installazione di un sistema missilistico in Europa orientale che avrebbe, sempre secondo ciò che dichiara l’amministrazione americana, lo scopo di proteggere la stessa Europa e gli Stati Uniti da un molto improbabile attacco che verrebbe dall’Asia.
    A questo clima di terrore concorre poi la notizia, proveniente da non meglio precisate fonti americane e giapponesi, che la Corea del Nord, proprio stamattina, ha compiuto una serie di esperimenti lanciando diversi missili a corto raggio nel Mar del Giappone. Anche qui, però, ci sarebbe lo zampino degli USA, in quanto l’intesa firmata a Pechino a febbraio, che prevede la chiusura del reattore nucleare di Yongbyon, avrebbe subìto un rallentamento nella sua attuazione per una questione di fondi congelati dagli Stati Uniti presso una banca di Macao.
     
    Tutto ciò non rappresenta certo un bel biglietto da visita per Bush, alla vigilia della sua visita in Italia prevista per il 9 giugno.
    Non c’è dubbio che la voglia di dissenso nei suoi confronti sarà ulteriormente alimentata.
     
    Ad oggi i soldati americani morti dall'inizio della campagna in Iraq, a marzo del 2003, sono ufficialmente 3.442. Numero sicuramente inferiore a quello reale, come sicuramente è inferiore a quello degli irakeni uccisi. In totale decine di migliaia di morti. Perché? Perché "I vostri figli sono in pericolo", ha detto Bush ad un paio di giornalisti che si sono permessi di sollevare qualche dubbio sul legame tra Osama Bin Laden – ancora inspiegabilmente libero di circolare - e l’Iraq.
     
    Non sappiamo cosa abbiano pensato quei due giornalisti, ma sappiamo bene cosa pensiamo noi.
     
    I nostri figli, i nostri fratelli, i nostri padri e le nostre madri sono in pericolo perché sulla faccia della Terra sono liberi di circolare e di governare personaggi come George W. Bush e come tutti i governanti di quei paesi che, tacitamente o esplicitamente, continuano ad appoggiare questa politica basata sul terrore e sulla paura.
    Gli umanisti di tutto il mondo esprimono il loro più totale dissenso nei confronti di questi criminali travestiti da presidenti, che ci raccontano bugie ogni giorno, che ci rapinano ogni mese per finanziare i loro wargames, che ci strappano i nostri figli per non farli più tornare, che ci distruggono la nostra casa Terra per riempire i propri portafogli.
     
    Dissenso. Dissenso totale. Affinché si alzi forte la voce del futuro che vogliamo. Un futuro costruito sulla base della non-violenza e del rispetto reciproco. Un futuro in cui non avremo più bisogno di manifestare contro la guerra, ma solo la nostra gioia di vivere in un mondo finalmente riconciliato.
     
    Roma, 25 maggio 2007

                                                                 
                                                                                         Carlo Olivieri
    Segreteria Programma e Documentazione 
                     del Partito  Umanista                                      

    Martedì, 1 Maggio, 2007 - 09:02

    I maggio Dedicato..Noi Umanisti ci siamo sempre


    dall'elenco mancano i disoccupati? !?!?...


     

    Dedicato ai lavoratori precari, sfruttati e bistrattati che a stento arrivano a fine mese.

    Dedicato a chi non sopravvive al lavoro perché le condizioni di sicurezza sono ridicole.

    Dedicato a chi crede in un mondo aperto, nella libera circolazione delle persone e nelle loro possibilità di convivenza pacifica.

    Dedicato a chi lavora e lotta in Afghanistan, Iraq, America, Europa, Africa, Asia, per riparare ai danni fatti da speculatori finanziari, petrolieri, fanatici ed eserciti, e magari viene anche cacciato via.

    Dedicato a chi lavora in Afghanistan, Iraq, America, Africa, Asia, ingannato, credendo di difendere la pace e difendendo invece il petrolio e il gas.

     

    Dedicato a chi se ne allontana cercando rifugio, senza trovare invece alcuna difesa. Dedicato a chi crede nella libertà di scelta di orientamento sessuale, di religione, di cultura, per sé e per gli altri.

    Dedicato a chi combatte per un mondo migliore e per un sé stesso coerente.

    Dedicato a chi crede che esistano valori non negoziabili: la non-violenza, l’uguaglianza nei diritti, doveri ed opportunità, la ricchezza della diversità, la democrazia partecipativa, la libertà di espressione e di credenze.

    Dedicato
    a chi costruisce una vera alternativa, politica, sociale, sindacale, culturale, religiosa. 

     

    NOI CI SIAMO, SEMPRE. 
    *I Cantieri di Pace sono promossi da: Arci (To), Assopace (To), Ass. Alice, Ass. Nicaraguita, Centro Sereno Regis (To), Comunità Per Lo Sviluppo Umano (To), Donne In Nero (To), Emergency (To), Hiroshima (To), Loc (To), Mondo Senza Guerre (To), Mani Tese (To), Mir-Mn (To), Punto Rosso (To), Torino Social Forum, Un Ponte Per (To), Gruppo Scout Agesci TO 85, Prc (To), Libera Piemonte, Acmos, Attac, Gruppo Scout Agesci TO 1, Partito Umanista (To), Ass. Sinistra critica (To), Circ. Arci Caffè Basaglia, Ass. Arci SUR, Ass. Arci CIOPP, Ass. Vol.P.I. 

    Daniela Tuscano

    Martedì, 1 Maggio, 2007 - 08:47

    Ringraziano le associazioni comunita cinese Mi

    Le associazioni della comunità cinese di Milano
                            ringraziano

    vivamente tutti coloro che ci hanno dato la solidarietà e tutti coloro che ci sono stati vicini in questi momenti difficili, in particolare:
    Associazione Insieme per la pace

    Associazione Todo Cambia
    Rivista El Carrete
    Rete Scuole
    Associazione Cultural de Chile
    Cittàpertutti
    Sindacato Unicobas
    Associazione Studio 3R
    Maurizio Pagani (vicepresidente opera nomadi Milano)

    Circolo ARCI Baia del Re

    Scuola d'italiano Driss Moussafir

    Pap Khouma (scrittore)
    Partito Umanista
    Centro delle Culture
    Luciano Mulhbauer (consigliere regionale)
    Paradigma associazione
    Coordinamento nord sud del mondo
    Centro di cultura italia asia "G. Scalise"
    Comitato Immigrati – Roma     
    Associazione Perla del Pacifico del Ecuador (Pioltello).

    Siamo fermamente convinti che la strada da percorrere è quella della convivenza pacifica per una Milano multiculturale

    Venerdì, 27 Aprile, 2007 - 20:35

    Minacce a Emergency che lascia L'Afganistan


    COMUNICATO STAMPA   
    Ulteriori minacce a Emergency che lascia l'Afganistan

    Mercoledì 25 aprile funzionari di polizia afgani si sono presentati all'
    ospedale di Emergency a Kabul intimando allo staff internazionale presente (tre
    cittadini italiani, un belga e un cittadino elvetico) di «consegnare i
    passaporti». La consegna è stata rifiutata.
    Abbiamo chiesto e ottenuto la migliore collaborazione da parte dell'
    Ambasciatore italiano a Kabul Ettore Sequi e della responsabile della Unità di
    Crisi della Farnesina, Elisabetta Belloni.
    Il personale di Emergency ha lasciato l'Afganistan sotto la responsabilità
    dell'Ambasciata d' Italia, oggi giovedì 26 aprile.

    Quest'ultimo grave episodio conferma come il governo afgano abbia perseguito
    con ogni mezzo, nell'ultimo mese, l'obiettivo di espellere Emergency dall'
    Afganistan: obiettivo ovviamente raggiungibile se i «servizi di sicurezza» di
    un governo impiegano le loro forze, anche militarizzate, contro chi pratica la
    non violenza.
    Il signor Amrullah Saleh, capo dei servizi di sicurezza afgani, ha definito
    Emergency una organizzazione «che sostiene i terroristi e addirittura i membri
    di Al Queda in Afganistan». Per i poteri del signor Saleh, capo della polizia,
    non si tratta di una diffamazione, ma di una minaccia: una chiara istigazione a
    rendere la nostra associazione un obiettivo.
    La detenzione, illegale e provocatoria dell'amministratore del personale dell'
    ospedale di Emergency di Lashkar-gah, il signor Rahmatullah Hanefi, che ha
    messo a repentaglio la propria vita per salvare quella di altri esseri umani,
    rientra in questo disegno del governo afgano.

    Dal 1999 Emergency ha fornito assistenza medica e chirurgica di alto livello e
    gratuita a oltre 1.500.000 cittadini afgani nei Centri chirurgici di Anabah,
    Kabul e Lashkar-gah e nel Centro di maternità e medicina in Panshir, nelle 25
    cliniche e posti di primo soccorso e nelle 6 cliniche nelle prigioni afgane.

    Gli interventi di Emergency hanno come unico scopo la risposta ai bisogni
    della popolazione, in particolare della popolazione civile, in particolare di
    quanti – la quasi totalità – non potrebbero ricevere nessuna assistenza che non
    fosse gratuita.
    Questo dice, ben al di là del rammarico, la drammaticità della situazione che
    si determina con la sospensione dell'attività in Afganistan. L'impossibilità di
    permanenza del personale internazionale rende questi ospedali non in grado di
    offrire servizi qualitativamente adeguati alle necessità dei pazienti. Non
    possiamo assumerci la responsabilità di ingannare feriti e malati con illusioni
    che determinerebbero danni.

    Tuttavia, vogliamo che tutti i cittadini afgani sappiano che il signor
    Amrullah Saleh, che ha diffuso accuse infamanti e terroristiche contro
    Emergency e il suo staff, costringendoli a lasciare il paese, e il signor Hamid
    Karzai, che ha ispirato e sostenuto la sua azione, saranno le sole persone da
    biasimare se molti bambini, madri e uomini afgani soffriranno e addirittura
    moriranno a causa della chiusura delle strutture sanitarie di Emergency nel
    paese, strutture tanto estremamente necessarie quanto, altrettanto, apprezzate.

    Non possiamo tacere la nostra convinzione che il governo italiano abbia
    volutamente trascurato i fatti che con ogni evidenza tendevano a questo esito.

    La nostra associazione è impegnata a ricercare le condizioni di una ripresa
    delle sue attività in Afganistan.

    Milano, 27 aprile 2007

    Paola Feo
    per il gruppo Emergency di Torino
    tel. 011.530091 - 3289071915

    Venerdì, 20 Aprile, 2007 - 10:03

    Solidarietà a Emergency

    Piena solidarietà a Emergency. Il governo italiano intervenga

    L'assassinio di Adjimal Nashkbandi, l'ostilità evidente del governo Karzai contro Emergency, la prigionia di Rahmatullah Hanefi, la decisione del governo afgano, in piena sintonia con i comandi Nato di non trattare più per la liberazione di ostaggi si inscrivono evidentemente in un quadro di guerra legittimato dall'Onu, ma non per questo meno cruento e inaccettabile.
    Che in Afghanistan ci si stia per la guerra e non per la pace è del resto dimostrato dalla decisione italiana di inviare elicotteri Mangusta e nuove truppe, o da quella tedesca di inviare gli aerei Tornado. Nello stesso tempo si mette a repentaglio l'attività di un'organizzazione umanitaria come Emergency, la cui opera è evidente a tutti.
    Oggi noi vogliamo ribadire la nostra ferma contrarietà a questa missione continuando a chiedere il ritiro delle truppe italiane come unica condizione possibile per cambiare prospettiva.
    Fare finta di non sapere che la missione Isaf è nata per sostenere il governo di Karzai rappresenta una posizione indifendibile.
    Pensiamo allo stesso tempo che il governo italiano debba fare di tutto per proteggere l'iniziativa di Emergency anche perché non si può utilizzare un'organizzazione quando fa comodo per poi scaricarla sotto le linee direttive dell'alleanza atlantica. E' anche una questione di dignità, umana prima che politica o nazionale.
    Crediamo che il governo debba fare tutto il possibile, quello che ancora non sta facendo, per la liberazione di Rahmatullah Hanefi. Parole come quelle pronunciate dal responsabile della sicurezza del governo Karzai sono inaccettabili.
    Anche noi riteniamo che non sarebbe pensabile un impegno di Emergency che non sia, come è stato dal 1999 a oggi, rivolto a offrire assistenza sanitaria a tutti coloro che ne hanno bisogno, solo in nome di questo bisogno, civili o combattenti, in totale indifferenza verso appartenenze o divise. Il governo italiano non può accettare l'intimidazione, noi non la accettiamo.

    Riccardo Bellofiore, Piero Bernocchi, Sandro Bianchi, Mauro Bulgarelli, Paolo Cacciari, Salvatore Cannavò, Sergio Cararo, Luca Casarini Giulietto Chiesa, Lidia Cirillo, Danilo Corradi, Giorgio Cremaschi, Flavia D'Angeli, Tommaso Di Francesco, Nicoletta Dosio, Laura Emiliani, Marco Filippetti, Dario Fo, Jacopo Fo, Olol Jackson, Fosco Giannini, Pierpaolo Leonardi, Aurelio Macciò, Piero Maestri, Luciano Muhlbauer, Gigi Malabarba, Franca Rame, Gianni Rinaldini, Fernando Rossi, Marco Santopadre, Nando Simeone, Fabrizio Tomaselli, Franco Turigliatto, Vauro Senesi, Giovanna Vertova.

    Per adesioni: scannavo@hotmail. com
    Giovedì, 19 Aprile, 2007 - 09:11

    NO allo sgombero rifugiati politici Pco Forlanini


    BASTA CON LE PERSECUZIONI
    CONTRO GLI IMMIGRATI
    No allo sgombero dei rifugiati politici dalla caserma abbandonata del Parco Forlanini
     
    Nel settembre scorso un gruppo di oltre 200 tra eritrei ed etiopi arriva in Italia dopo un viaggio lungo e rischioso. Giunti a Milano, l'emergenza viene subito sollevata ed il Comune si occupa dell'inserimento nei dormitori di una parte di loro, mentre per altri 160 organizza un corso di italiano della durata di 10 giorni. Viene tollerata la loro presenza nella caserma abbandonata di Viale Forlanini. Già da tempo punto di ritrovo di senza tetto e immigrati, l’area è priva di servizi - acqua, luce, gas, riscaldamento e rimozione rifiuti. Ulteriori richieste effettuate al ministro per la solidarietà e al ministro degli interni rimangono inascoltate.
     
    Lo sgombero dell’area di via Forlanini è imminente a causa di un progetto di allargamento del parco. La proposta del Comune di Milano è che gli immigrati si trasferiscano nei dormitori liberatisi dopo l'emergenza freddo. Tale soluzione non ha garanzie di continuità ed è prevista solo per una minoranza di loro (75) per un periodo di sei mesi, senza nessun percorso di inserimento. La caserma di viale Forlanini rischia così di diventare un’altra via Lecco, dove l’anno scorso i rifugiati hanno accettato di alloggiare nei dormitori e poi hanno ricevuto asilo solo per tre mesi: una tipica soluzione improvvisata a un dramma che si ripete di continuo.
                Come misura immediata, chiediamo che si trovi una soluzione per TUTTI i rifugiati e sollecitiamo in particolare l’impegno concreto della Provincia di Milano, da cui è lecito aspettarsi una sensibilità particolare per un tema di diritti umani come questo.
     
    Sappiamo che questo è in realtà un problema nazionale, data la mancanza di una legge quadro in proposito e sottolineiamo l’importanza di risolvere la questione generale con norme chiare, che assicurino pieni diritti ai rifugiati politici in Italia.
     
     
       

    www.partitoumanista.it

    Centro Umanista La Svolta

    Giovedì, 19 Aprile, 2007 - 09:02

    Lettera aperta agli abitanti del q.re P.Sarpi


    LETTERA APERTA AGLI ABITANTI DEL QUARTIERE PAOLO SARPI
     
     

    C’e un’altra Paolo Sarpi, oltre a quella descritta in questi giorni dai giornali e dalle televisioni.
             C’è una Paolo Sarpi che non pensa che qui “il clima sia irrespirabile” e che “la tensione si tagli con il coltello”. Ci sono anche uomini, donne e bambini italiani che vivono accanto a uomini, donne e bambini cinesi con curiosità reciproca e con piacere.
                Anche noi crediamo che la legalità sia un valore da rispettare e salvaguardare, sempre e da parte di tutti, italiani e non italiani.
                Anche noi riconosciamo l’esistenza di problemi (peraltro di lunga data), come quello della viabilità, dei marciapiedi stretti, della necessità di riqualificazione urbanistica del quartiere.
                Tuttavia a noi questo quartiere piace, perché è vivace, sicuro, vario e ricco di stimoli. E riteniamo che i problemi si risolvano con il dialogo e la collaborazione, non seminando e fomentando discordie, né boicottando attività commerciali.
                Chi vive qui sa che non è vero che tra italiani e cinesi regnino soltanto tensione e incomprensione: ci sono anche relazioni di buon vicinato, di scambio culturale, in molti casi di stima e di amicizia. Qualche esempio: il gruppo di bimbi italiani che studia cinese nella scuola di via Giusti, i bambini cinesi che frequentano le scuole italiane e le attività all’oratorio; gli adulti cinesi che studiano italiano e gli adulti italiani che studiano cinese; gli italiani e cinesi che spesso si vedono insieme per la strada o al bar.
                Noi crediamo che sia questa la strada da seguire: non negando i problemi, ma incrementando i momenti di incontro e di conoscenza già spontaneamente in atto, lontano sia dall’ intolleranza, sia dalla violenza.
                Non fa onore a una metropoli europea far mostra di un atteggiamento di chiusura i intransigenza.
                Polo Sarpi non deve essere considerata un problema, ma un laboratorio in cui sperimentare strategie di collaborazione, convivenza e integrazione nel rispetto sia delle leggi, sia delle specifiche identità culturali, dando vita a progetti comuni che accompagnino il nostro quartiere e la nostra città verso il futuro.
     
                Alcuni abitanti della zona
                Referenti: Cristina Fabbri e Nicoletta Russello
     
     

    Mercoledì, 18 Aprile, 2007 - 07:59

    Oggi Presidio ore 15.00 Pzza Duomo a Milano


                                                Il Centro delle Culture     e   

                                                                               Il   Partito Umanista

    Partecipano al presidio di protesta indetto dalle associazioni cinesi che si realizzerà 
    mercoledì 18 aprile alle ore 15.00 in piazza Duomo a Milano
     
    SOLIDARIETÀ CON LA COMUNITÀ CINESE

    DI MILANO!
    Il 12 aprile forse una donna è stata aggredita da vigili solerti che volevano multarla o forse un´etnia ha reagito all´esasperazione, prima ancora di definire le responsabilità, è necessario interrogarsi sulle cause che hanno portato a questa situazione.
     
    Da vari anni le serrande dei negozi cinesi sono imbrattate quotidianamente da scritte razziste, e non solo in seguito a quello che è successo lo scorso giovedì. A molte finestre del quartiere sventolano bandiere con scritte che associano l´ingrosso all´illegalità. Le istituzioni prima hanno impedito lo scarico delle merci perché i camion intralciavano il traffico poi hanno vietato l´utilizzo dei carrelli mettendo regole e orari senza preoccuparsi di tradurle e tra poco verrà chiusa la via Paolo Sarpi al traffico al solo scopo di rendere ancora più difficile il commercio. Eppure sono state date licenze, vendute case e negozi ed esatto tasse. Chi non reagirebbe a questa persecuzione?
    Cosa sta succedendo a questa città che nel giro di poco tempo chiude i phone center, organizza ronde anti-rom, vuole sgomberare i rifugiati politici del parco Forlanini e chiudere moschee e scuole arabe?
    Questi fatti sono solo l´ennesima dimostrazione della discriminazione che ogni giorno vivono i cittadini immigrati a Milano.
    In altre zone di Milano la tensione sta crescendo giorno per giorno avvicinandosi sempre di più ad un punto di rottura ed è necessario quanto prima che: consigli di zona, Comune, Provincia e Prefettura intervengano con un piano di integrazione e mediazione culturale, coinvolgendo le comunità etniche e le associazioni che le assistono, perseguendo lo sfruttamento, le vessazioni e la xenofobia.
     
     
     
    Ufficio stampa PRESSenza
    Franca Banti cell. 3357792718 - e-mail franca.banti@fastwebnet.it
     
     
     

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    Lunedì, 16 Aprile, 2007 - 17:34

    "DICO" la Chiesa deve fare un "salto di civiltà"

    GIANNINO PIANA: SU ‘DICO' E QUESTIONE OMOSESSUALE
    LA CHIESA DEVE FARE UN "SALTO DI CIVILTÀ"

    33839. ROMA-ADISTA. I Dico non demoliscono la famiglia tradizionale fondata sul matrimonio – che è in crisi per altri motivi – ma tentano di garantire i diritti e di far assumere maggiori responsabilità alle persone, sia eterosessuali che omosessuali, che scelgono la convivenza. È l’opinione del teologo Giannino Piana, intervistato da Adista mentre il dibattito sul disegno di legge sui diritti dei conviventi si fa sempre più serrato nella società e, soprattutto, nel mondo cattolico. Piana rifiuta di arruolarsi aprioristicamente fra i difensori del matrimonio a tutti i costi e sposta l’analisi sul piano della ragionevolezza, a partire dalla constatazione che la società, negli ultimi anni, ha subito profonde trasformazioni. E che la proposta dei Dico tenta di venire incontro e di interpretare tali trasformazioni.

    Di seguito la nostra intervista a Giannino Piana.

    D: Secondo lei i Dico sono realmente una minaccia per la famiglia tradizionale?

    R: Non credo. I Dico rappresentano semplicemente il tentativo di garantire diritti e di far assumere doveri a soggetti che hanno scelto di vivere in "unioni civili". Il moltiplicarsi, negli ultimi decenni, di tali scelte rivela senza dubbio uno stato di crisi della famiglia tradizionale fondata sul matrimonio; crisi le cui cause vanno ricercate in ben altre direzioni. I Dico sono semmai la conseguenza di questa situazione di disagio.

    D: Il vescovo di Pavia, mons. Giovanni Giudici, ritiene che la crescita delle convivenze – prima o a prescindere dal matrimonio – sia dovuta soprattutto all’aumento della precarietà che colpisce soprattutto i giovani, sempre più in difficoltà a trovare un lavoro stabile e una casa in cui vivere. Lei come si spiega l’aumento delle convivenze e come valuta questo aspetto?

    R: La ragione dell’aumento delle convivenze va ricercata in un concorso di fattori diversi, che meriterebbero una grande attenzione e che vanno ricondotti alle profonde e rapide trasformazioni strutturali e culturali che hanno caratterizzato la società in cui viviamo. Quanto afferma mons. Giudici è, al riguardo, pienamente condivisibile. Aggiungerei che ad alimentare il senso dell’insicurezza e della fragilità che conduce molti a privilegiare la convivenza vi è, da un lato, la complessità sociale, che allarga enormemente l’area delle conoscenze e delle relazioni – quanto più si estende le possibilità di scelta tanto più diventa difficile scegliere – e, dall’altro, fenomeni come l’individualismo e la cultura consumista, che attentano alla continuità delle relazioni rendendole sempre più precarie.

    D: Il disegno di legge del governo equipara la convivenza eterosessuale a quella omosessuale. Questo passaggio è indigesto a quella parte di cattolici che si oppone al provvedimento. Perché gran parte del mondo cattolico, sostenuto in questo dal Magistero, non incoraggia ancora le unioni stabili fra persone dello stesso sesso quando è la stessa vita quotidiana ad offrirci non pochi casi di coppie omosessuali ben più unite e leali di tante eterosessuali?

    R: Il pregiudizio verso l’omosessualità è ancora molto forte, e non solo nella Chiesa. Pur essendovi stato, anche in documenti ufficiali del Magistero, il riconoscimento che esiste un’omosessualità permanente, dunque in qualche misura strutturale, cioè contrassegnata da un vero e proprio modo di essere al mondo, sussiste tuttora una grande resistenza psicologica a riconoscere che l’omosessualità possa dare luogo a scelte di coppia e soprattutto che sia possibile, all’interno di tali coppie, vivere un rapporto affettivo vero e intenso. Il criterio che viene invocato non è quello della verifica della qualità della relazione, della sua autenticità e profondità; è un criterio estrinseco che tende a penalizzare, oggettivamente e in partenza, lo stato omosessuale.

    D: La senatrice della Margherita Paola Binetti, durante un programma televisivo, ha definito esplicitamente l'omosessualità una devianza. È deviata una persona omosessuale o l’omosessualità è una condizione normale al pari di quella eterosessuale?

    R: In questo la senatrice Binetti non è sola. Sono ancora molti a pensare l’omosessualità come una devianza o diversamente a ritenerla una malattia di tipo psicologico o fisico, che va come tale curata e dalla quale si può guarire. La vecchia interpretazione positivista che riconduceva l’omosessualità alla matrice biologica, insistendo soprattutto sulla presenza di disfunzioni ormonali, sembra ricuperare oggi terreno, sia pure in una prospettiva diversa, facendo cioè riferimento a motivazioni di carattere genetico. Si stenta a considerare l’omosessualità come una condizione normale, perché ci si accosta ad essa con categorie pregiudiziali, come quella di "natura" (e viene allora ritenuta innaturale o "contro natura"), ma soprattutto perché si guarda in astratto al fenomeno omosessuale, quasi fosse del tutto oggettivabile, e si dimentica che in realtà non abbiamo tanto a che fare con la condizione omosessuale ma con persone omosessuali i cui vissuti sono sempre estremamente differenziati e complessi e la cui realtà più profonda rimane, in ogni caso, avvolta (come del resto per le persone eterosessuali) nel mistero.

    D: In Italia sono ormai più di 25 i gruppi di credenti omosessuali che, in alcuni casi, sono seguiti da sacerdoti o addirittura da vescovi ausiliari. Che cosa ne pensa di questi fenomeni?

    R: Conosco personalmente alcuni di questi gruppi e ho partecipato con una certa frequenza ai loro incontri, ricavandone sempre una grande impressione. Si tratta di persone molto serie che vivono sulla loro pelle, spesso con gravi lacerazioni interiori, la difficoltà di far coincidere identità omosessuale e fede ma soprattutto – perché qui si annidano i maggiori conflitti – identità omosessuale e appartenenza ecclesiale. L’ostinazione con cui, nonostante la rigidità delle posizioni ufficiali della Chiesa, proseguono nel loro cammino è ammirevole e commovente; denuncia, in modo particolare, la grande serietà della loro ricerca e l’autenticità della loro adesione religiosa. Fortunatamente non mancano nella Chiesa sacerdoti, e persino qualche vescovo, che non esitano ad aprire loro le porte, ad ascoltarli e a seguirli. Tuttavia la severità con cui la dottrina della Chiesa continua a condannare il comportamento omosessuale genera ferite insanabili, che spesso acuiscono il senso di colpa con pesanti conseguenze sulla stessa integrità psicologica della persona.

    D: Purtroppo, salvo rare eccezioni, i gruppi di credenti omosessuali operano nella più totale clandestinità . Una clandestinità alle volte addirittura autoimposta per paura di essere discriminati o fatti oggetto di violenza in un contesto sociale sostanzialmente ancora ostile. Non ritiene che, se queste esperienze uscissero davvero allo scoperto, potrebbero svilupparsi una conoscenza ed un confronto più sereno sul tema dell'omosessualità a tutti i livelli della vita ecclesiale e sociale, andando così oltre pregiudizi e paure?

    R: La risposta è già implicita nella domanda. È davvero auspicabile che si apra un confronto sereno, sia all’interno della Chiesa che nella società, tra eterosessuali ed omosessuali, perché si creerebbero in tal modo le condizioni per sdrammatizzare il problema, ma anche (e soprattutto) perché la reciproca conoscenza favorirebbe la possibilità del rispetto vicendevole e potrebbe dare la spinta a un vicendevole aiuto. Purtroppo siamo ancora lontani da questo traguardo e, nonostante i notevoli passi avanti fatti negli ultimi decenni, il cammino si presenta tuttora pieno di ostacoli non facilmente superabili in tempi brevi. La questione di fondo è culturale: si tratta di creare una mentalità nuova, di dare vita, in una parola, a un vero e proprio salto di civiltà.

    Giovanni Panettiere
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    Lunedì, 16 Aprile, 2007 - 17:15

    Seminario Tavola della Pace 4/5 Maggio 2007

    23° Seminario nazionale della Tavola della pace

                         Verso la Perugia-Assisi.

                     Per una politica di pace

                Per un pacifismo politico.
                                                                      


     Padova, 4-5 maggio 2007
    Civitas, Padova Fiere
        Iscriviti subito.  Clicca su www.tavoladellapace.it
    Venerdì, 13 Aprile, 2007 - 06:57

    FieraMilanoCity Fà la Cosa giusta!


     Attività in Italia :
    Human Development  Onlus  a Fa' la cosa giusta!
    Ci sarà anche il nostro stand alla più grande fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili. Ci troverete da venerdì 13 aprile a domenica 15 presso lo stand del CSV Lombardia – FieraMilanoCity - MM1 Amendola Fiera.Venite a trovarci!
    Informazioni: www.humandevelopment.it   cell.3337354464  Donatella

    Venerdì, 13 Aprile, 2007 - 06:50

    Testimonianza Cittadino Milanese

    Come cittadino Milanese ritengo increscioso il comportamento dimostrato dalla polizia.
    Ho visto decine di macchine della polizia correre sul luogo, uscire dalle macchine con giubotti antiproiettili e correre verso dimostranti pacifici.
    Ecessivo l'atteggiamento della polizia anziche contenere la manifestazione hanno caricato (vedere foto di tutti i quotidiani).
    Indegnante l'assenza di intervento dell'assessore e del sindaco che limitatamente si è pronunciata in una conferenza stampa.
    Da anni si vede un certo tipo di accanimento nei confronti della comunità Cinese che orgogliosamente e faticosamente ha pagato caro l'inserimento e l'acquisto dei locali commerciali, pagando fior di quattrini agli Italiani, che ora li vogliono cacciare.
    Sono state create regole di disugualianza e  amisura solo per loro, prima gli allontanano le zone di carico e scarico e poi gli vietano il trasporto della merce sui carrelli, mentre a pochi passi di distanza, macchine mal parcheggiate dei residenti, impediscono da anni il transito a mezzi tranviari senza mai essere ne multati ne rimossi. Come nel caso di oggi, due linee tranviarie, sono state completamente divise, in direzione nord transitavano a ovest della città, mentre in direzione sud a est. Porto la piena solidarietà alla comunità Cinese.
     Sergio  
    Lunedì, 26 Marzo, 2007 - 17:09

    URGENTE presidio a s.Babila ore 17,30 domani


    Siamo angosciati per la sorte di Rahmatullah Hanefi. Il responsabile
    afgano dell'ospedale di Emergency a Lashkargah è stato prelevato
    all'alba
    di martedì 20 dai servizi di sicurezza afgani.
    Da allora nessuno ha potuto vederlo o parlargli, nemmeno i suoi
    famigliari. Non è stata formulata nessuna accusa, non esiste alcun
    documento che comprovi la sua detenzione. Alcuni afgani, che lavorano
    nel
    posto in cui Rahmatullah Hanefi è rinchiuso, ci hanno detto però che lo
    stanno interrogando e torturando "con i cavi elettrici".
    Rahmatullah Hanefi è stato determinante nella liberazione di Daniele
    Mastrogiacomo, semplicemente facendo tutto e solo ciò che il governo
    italiano, attraverso Emergency, gli chiedeva di fare. Il suo aiuto
    potrebbe essere determinante anche per la sorte di Adjmal Nashkbandi,
    l'interprete di Mastrogiacomo, che non è ancora tornato dalla sua
    famiglia.
    Oggi, domenica 25, il Ministro della sanità afgano ci ha informato che
    in
    un "alto meeting sulla sicurezza nazionale" presieduto da Hamid Karzai,
    è
    stato deciso di non rilasciare Rahmatullah Hanefi. Ci hanno fatto
    capire
    che non ci sono accuse contro di lui, ma che sono pronti a fabbricare
    false prove.Non è accettabile che il prezzo della liberazione del
    cittadino italiano Daniele Mastrogiacomo venga pagato da un coraggioso
    cittadino afgano e da Emergency. Abbiamo ripetutamente chiesto al
    Governo
    italiano, negli ultimi cinque giorni, di impegnarsi per l’immediato
    rilascio di Rahmatullah Hanefi e il governo ci ha assicurato che
    l’avrebbe
    fatto. Chiediamo con forza al Governo italiano di rispettare le parola
    data.

    Anche tu puoi aderire su http://www.emergency.it/appello/index.php

    Il presidio  in contemporanea a quello che ci sarà domani a Roma e in altre
    città  d'Italia contro il voto di guerra in Senato (finanziamento missioni
    estere) e per la liberazione di Rahmatullah Hanefi, il collaboratore di
    Emergency che si ha ¨ adoperato per il rilascio di Daniele Mastrogiacomo, e Adjmal
    Nashkbandi , l'interprete.

    MARTEDI 27 MARZO H. 17.30
    SAN BABILA

    Sabato, 24 Marzo, 2007 - 12:12

    a distanza di 4 anni .....

    Il  17 marzo 2007, a distanza di 4 anni dall’invasione dell’Iraq, da parte dell’esercito degli Stati Uniti, si contano:    

    Era questa la “guerra umanitaria e di liberazione dell’Iraq” tanto voluta e finanziata Bush, Blair e Berlusconi?
    E’ così che hanno fermato il presunto terrorismo islamico, annientato Al-Qaeda e arrestato l’amico di famiglia, Osama bin Laden?
    E’ così che hanno trovato le pericolosissime, quanto inesistenti “armi di distruzioni di massa”?
    Saddam Hussein è stato impiccato, le armi non sono mai state trovate, Bin Laden è libero, la missione in Iraq è di fatto “fallita”, ma il presidente Bush, quale portavoce della lobby dell’industria bellica e petrolifera americana, è pronto:
    • a scatenare l’attacco all’Iran
    • a mantenere altissima la pressione e tensione in tutto il Medio Oriente (Israele, Palestina, Libano, Siria)
    • a mantenere attivi tutti i “cantieri di guerra”, lungo le rotte del petrolio: dall’Afghanistan al Sudan.
    • a lanciare la corsa al riarmo nucleare mai visto nella storia: dalla base di dal Molin in Italia, alle nuove basi e sistemi di controllo in Repubblica Ceca, Polonia e Gran Bretagna.

    L’Europa, diventerà la linea avanzata del Sistema Nazionale di Difesa degli USA ma anche la linea più avanzata del sistema di controllo e di attacco al Medio Oriente e all’Asia.
    Un ruolo subalterno di semplice portaerei e missili nucleari NATO-USA.
    Le 30.000 testate nucleari, pronte a far saltare il pianeta 25 volte, non solo non verranno smantellate ma verranno “ripotenziate” con armi più leggere, più piccole.
    “Valigette” più maneggevoli e portatili, 30 volte più potenti della bomba di Hiroshima, sufficienti a spazzar via una metropoli di 2 milioni di abitanti.
    Ma il vero futuro sarà il controllo armato dello spazio e sarà questa la nuova frontiera su cui si stanno investendo milioni di dollari: chi controllerà lo spazio potrà “sparare per primo ed annientare il nemico”, tirandogli direttamente in testa la bomba sospesa nei cieli.
    Ora, di fronte alla chiara, lucida e folle “strategia della guerra” imposta da interessi particolari, quali sono gli accordi internazionali che ci costringono ad aderire a campagne nefaste come quella in Iraq e come quella attuale in Afghanistan?
    Quale accordo può essere siglato in netto contrasto con il Trattato di Non Proliferazione Nucleare, in netto contrasto con le sentenze del Tribunale dell’Aia; e in netto contrasto con qualsiasi logica e buon senso?
    Se il Generale è pazzo il soldato può, deve disobbedire!!
    E’ questa una delle maggiori virtù dell’essere Umani.
    Da molte parti nel mondo, da oltre 60 città e capitali, in questo momento, milioni di persone di buon senso stanno dicendo:
    • la guerra è un disastro
    • le truppe di occupazione devono ritirarsi
    • gli arsenali, in particolare quelli nucleari, devono essere smantellati,
    • la NATO è un organismo di offesa che sta esponendo le nazioni aderenti a qualsiasi tipo di rappresaglia.
    E’ giunto il momento di fare il “vuoto” ai governi, ai gruppi industriali, ai gruppi d’informazione che propugnano la guerra e la violenza come la soluzione dei difficili problemi di natura politica, sociale, economica, religiosa.
    E’ giunto il momento di considerare la guerra, come le altre forme di violenza, “atti di offesa all’umanità” e di dichiarare che non ci sarà pace senza giustizia sociale ed economica.
    E’ giunto il momento di denunciare i seminatori di odio che inneggiano alla “guerra di civiltà” e allo “scontro tra le culture”
    E’ giunto il momento, come in Bolivia, di dichiarare la guerra “anticostituzionale”, ma soprattutto é giunto il momento di applicare tali dichiarazioni nella pratica politica e nell’azione diplomatica, a cominciare dall’Italia (art. 11 della Costituzione -1947).
    E’ giunto il momento di costruire ponti di comunicazione diretta tra i popoli, imparando dal dialogo, quello reale, i codici e i linguaggi della diversità. Bush, Blair, Berlusconi la Storia non vi assolverà, l’umanità non vi perdonerà le ferite inflitte ai corpi e i maltrattamenti imposti allo spirito.
    Ma impietosa la Storia non assolverà i Prodi, i D’Alema e tutti coloro che in forma più subdola e nascondendosi dietro ridicole bugie proseguono un’opera nefasta e senza via d’uscita.
    A costoro non basterà più il semplice richiamo della “paura” per riavere quella fiducia che hanno perso, e non solo da due parlamentari, ma da oltre la metà di quel popolo di pace che li aveva sostenuti!


    Chi semina vento raccoglierà tempesta.
    Chi semina bombe raccoglierà morti e distruzione.
    Noi stiamo seminando pace e non violenza raccoglieremo uomini migliori.
    E’ l’inizio, siamo milioni…c’è speranza!

    Presidente della Regionale Umanista Europea Portavoce del Forum Umanista Europeo www.giorgioschultze.eu

    Mercoledì, 21 Marzo, 2007 - 22:54

    URGENTE! Partecipa in Vle Forlanini 150 profughi.

    Da oltre 6 mesi nella ex caserma dei Carabinieri di Viale Forlanini si trovano 150 profughi con permesso umanitario, Eritrei ed Etiopi che fuggono da guerra e mancanza di democrazia.

    Vivono in tale area, assegnata loro dalle istituzioni, senza servizi igienici, riscaldamento, acqua corrente o elettricità.

    La disperazione è tale che domenica 11 uno di essi si è tolto la vita; molti altri invece sono malati, scoraggiati, depressi.

    Solo la buona volontà di alcune associazioni consente la distribuzione di qualche coperta, un tè caldo, dei maglioni. Manca ogni struttura.

    E' stato dato loro un permesso di soggiorno come profughi e poi sono stati dimenticati. 150 persone. Hanno inoltrato ogni dove delle semplici richieste: un alloggio dignitoso, dei corsi di formazione per trovare un lavoro, rimanendo inascoltati.

    Per questo domenica 25 il coordinamento "città per tutti" sta organizzando un pranzo presso al caserma di via Forlanini, per non lasciare abbandonate queste 150 persone e per tenere vivi i riflettori su questo caso.

    Ti invitiamo a partecipare portando anche tu una sedia, un cestino da pic nic, e la voglia di conoscere persone così diverse ma così simili a noi

    info: 347 1498343
    lasvolta@hotmail. com

    Mercoledì, 21 Marzo, 2007 - 22:43

    Trasporti pubblici per studenti?

     Trasporti pubblici  per  studenti?
     
     
    MA AD ATM INTERESSA DAVVERO?
    Siamo un gruppo di cittadini-utenti del trasporto pubblico milanese che ha deciso di unirsi per chiedere con forza un reale miglioramento del trasporto che mostra segni di degrado  sempre più profondi e che è sempre più distante dalle nostre esigenze.
    Siete anche voi stufi dei continui ritardi, dell’affollamento impossibile, del caldo e del rumore insopportabile nelle linee metropolitane e di superficie e delle tariffe?
    Facciamo si che si possa far capire ad ATM che le cose non vanno ottimamente come vogliono farci credere!  Finche ognuno individualmente subirà questa situazione ATM e il Comune continueranno su questa strada, per cui è fondamentale per raggiungere il nostro obbiettivo agire insieme
     
     

    AVERE UN TRASPORTO PUBBLICO

    DEGNO DI UNA CITTA’ CIVILE ED EUROPEA

    Oggi sentirete parlare il Presidente di ATM Bruno Soresina, anche se per poco: ha già annunciato di non ricandidarsi alla prossima elezione.
    Chi lo sostituirà? Forse il “manager”  Elio Catania, famoso, per chi ha viaggiato con le ferrovie tra il 2004 e il 2006,  per l’esito disastroso della sua gestione?
    Adoperiamoci a far capire al Sindaco che un cambiamento ci vuole ma verso il meglio e non verso il peggio.
    Dunque scrivete  le Vostre  opinioni, le Vostre  “avventure”, le Vostre proposte sui mezzi, le Vostre  segnalazioni sui problemi che incontrate  ogni giorno e sulla base di questi dati, di noi cittadini, insieme,  agiamo per ottenere un servizio a misura delle nostre esigenze.

     
      Anna Celadin
     mail dialoghinecessari@tin.it
     

    Mercoledì, 21 Marzo, 2007 - 21:39

    In occasione della tappa Milanese camper diritto

    invito al seminario "Ruolo e responsabilità degli Enti Locali nell'accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo"

    Arci Milano e Arci Lombardia organizzano

    IN OCCASIONE DELLA TAPPA MILANESE DEL CAMPER DEI DIRITTI

    Lunedì 26 marzo 2007
    ore 11.00 - 15.00
    Sala Caccia, viale Piceno 60, Milano

    WORKSHOP
    Ruolo e responsabilità degli Enti Locali
    nell'accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo

    In Italia la condizione dei richiedenti asilo, rifugiati e profughi risente dell'assenza di una legge organica su questa materia, prevista dall'art. 10 comma 3 della nostra Costituzione, nonché di un ritardo pesante del sistema di accoglienza, che solo da pochi anni ha avviato una importante sperimentazione, confluita nell'attuale "Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati" (SPRARR) istituito dall'articolo 32 della legge n 189/2002 c.d. Bossi Fini.

    In particolare viene istituito il Fondo Nazionale per le politiche e i servizi dell'asilo, al quale possono accedere, nei limiti delle risorse disponibili, gli Enti locali che prestano servizi finalizzati all'accoglienza dei richiedenti asilo e alla tutela dei rifugiati e degli stranieri destinatari di altre forme di protezione umanitaria. Il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati capitalizza l'esperienza realizzata nell'ambito del Programma Nazionale Asilo (PNA) e ne rinnova l'approccio organico inserendola in un quadro istituzionale.

    Il Workshop vuole essere un momento di approfondimento e di riflessione per gli enti locali sul ruolo che possono agire sui temi dell'accoglienza dei rifugiati, con la presentazione di esempi di gestione pubblica del Programma di protezione avviati e stabilizzati dagli Enti Pubblici con la collaborazione delle organizzazioni di tutela e del Terzo Settore.
    Il workshop è inserito nel percorso regionale "CAMPER DEI DIRITTI" sui temi del diritto d'asilo e della presentazione del numero verde per i rifugiati- 800905570- all'interno del progetto EQUAL "IntegRARsi", promosso e realizzato da Anci, Arci Nazionale, Unione Europea, Ministero del lavoro e delle politiche sociali.

    PROGRAMMA

    Apertura lavori:

    Filippo Miraglia (Responsabile Nazionale Immigrazione Arci)
    Il numero verde nazionale: fra servizio e diritto

    Esponenti della Comunità Eritrea
    La situazione di via Forlanini

    12.30 - 13.30 buffet

    Beppe Traina (Coordinatore del Progetto IntegRARsi - città di Bergamo)
    Il ruolo degli Enti Pubblici nel sistema di accoglienza, l'esperienza del Comune di Bergamo

    CONCLUSIONI
    Coordina Ilaria Scovazzi (ARCI Milano)

    CONTATTI E INFORMAZIONI: Arci Milano, 02 541781, atthis@libero. it, scovazzi@arci. it

    In collaborazione con Unione Europea - Fondo Sociale Europeo; Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; ANCI; IntegRARsi.

    Mercoledì, 21 Marzo, 2007 - 21:31

    Chi la Dura la Vince!!

     sono accorti che esistiamo. Dopo 20 anni di lotte, campagne, attività nei quartieri, nelle città, fra la gente, in Europa e in Africa, in Asia e nelle Americhe, televisioni, radio, grandi giornali hanno dovuto riconoscerlo: gli umanisti ci sono, e forse - ha suggerito “Il Messaggero” (che assieme a “L’Unità”, “Liberazione”, “Repubblica”, “Corriere della Sera”, “Il Manifesto” e tanti altri, ha raccontato la grandiosa manifestazione di sabato scorso a Roma http://www.partitoumanista.it/ ) in passato “sono stati sottovalutati”. E confessiamolo, a volte lo sconforto ha colpito anche noi, quando sembrava di battere la testa contro un muro. Un altro mondo non sembrava proprio possibile. Qualcosa di diverso dalla corsa al riarmo, dallo scontro di civiltà, dallo sfruttamento del pianeta, dallo sfregio della Costituzione, dai diritti civili costantemente vilipesi. Parlare di salute ed educazione per tutti ti bollava subito (e ti bolla ancor oggi) come pericoloso estremista. Dichiarare che i nostri soldati vanno in missione di pace, invece, era un discorso pragmatico e “moderato”.

    Manifestazione del Simbolo della Pace. Roma, Italia. 
    Giorgio Schultze (primo da destra) manifesta per la pace, il 17 marzo 2007 a Roma. In basso: altri momenti di cortei umanisti.
    Sabato l’incantesimo, o meglio la grande bugia, si è rotto, o almeno è un po’ più difficile da credere. Perché - afferma Giorgio Schultze, portavoce del Movimento - siamo maratoneti. Questi anni di lavoro “dal basso” ci hanno permesso di stare a contatto con le esigenze profonde della popolazione. Di tastarne quasi il cuore. Di interpretarlo.
    Di avvicinarci ad altri “sommersi” come noi. E di scoprire che siamo maggioranza, e non sparuti, anacronistici, vacui coltivatori di sogni. Siamo, al contrario, corpo e sangue.
    Image
    Sappiamo - ad esempio - che le necessità immediate non sono quelle che fanno credere i grandi organi di comunicazione di massa. Forse perché siamo persone, singole persone, diverse e unite nella loro ineffabile singolarità, e non massa.
    “Si propaganda la volontà dell’Europa di promuovere la pace e il benessere tra i popoli - denuncia Schultze - ma nel frattempo, col pretesto della lotta al terrorismo, si moltiplicano gli atti di violenza, la strategia della guerra preventiva e una nuova corsa agli armamenti nucleari. Le dichiarazioni di Stati Uniti e Francia sulla possibilità di usare per primi la bomba atomica contro il terrorismo, le affermazioni del Giappone sulla possibilità di entrare nel mondo dell’atomica per scopi difensivi, l‘intenzione dell‘Iran e della Corea del Nord di proseguire nel loro programma nucleare, lasciano tutti sgomenti”.
    L’Europa dei popoli, invece, chiede a gran voce la pace. Una pace che non è rinuncia o abdicazione, una pace che è forza, che rappresenta il vero spirito dei trattati del 1996, tutti regolarmente disattesi.
    “Gli umanisti sono consapevoli della complessità e a volte delle difficoltà che s’incontrano di fronte a immigrati di differenti costumi o culture - prosegue Schultze - tuttavia la soluzione non può essere una chiusura miope e circoscritta nel proprio particulare, questa sì anacronistica, quand’anche si volesse attuarla, perché contrasta con l’elementare realtà. Per questo gli umanisti hanno aperto, da anni, i Centri delle Culture http://www.dialogo.org/ , strutture dove si promuove il dialogo tra le diverse culture attraverso incontri e ambiti di interscambio; dove i valori, le idee e le credenze delle persone si possano incontrare; non solo per far conoscere la propria cultura, le inquietudini e aspirazioni, ma anche per costruire un dialogo fra la grande varietà e ricchezza di modi di vivere e trovare così i punti in comune che, al di sopra di ogni differenza, noi crediamo si trovino nel cuore dei diversi popoli e individui”.

    Si tratta di iniziare dalle piccole cose, dalle emergenze quotidiane. Aiutare nella ricerca di un medico o di un tetto, seguire corsi d’italiano, diffondere giornalini multietnici sono passi indispensabili per raggiungere lo scopo. “Al Sud è stato realizzato il primo asilo multiculturale - annuncia Giorgio - che ha destato l’attenzione persino del presidente Napolitano. L’intenzione sarebbe di portare quei bambini in Quirinale, a raccontare la loro bella esperienza. Non è utopia, è presenza”.
    Un’altra emergenza sono appunto loro, i bambini e i giovani: “Si parla tanto di Europa invecchiata, di mancanza di un futuro per le nuove generazioni, ma chi si preoccupa sinceramente della loro sorte? La colpa della ‘canizie europea’ è del relativismo e delle coppie di fatto, o dello sfruttamento, delle violenze e dell’indifferenza (proprio oggi si è saputo che in Medio Oriente bambini piccolissimi vengono utilizzati come “bombe umane” e immolati per la “causa” d’una guerra voluta dagli adulti, n.d.A.), in cui questa società abbandona i più giovani?”. 
    Il Nostro punta il dito su certe istituzioni che, in accordo con medici e case farmaceutiche, cercano di spacciare la naturale vivacità infantile per una malattia, e un disagio per la carenza di strutture pubbliche o di affetto - alzi la mano chi dispone di spazi aggregativi, o semplici aree verdi, per i nostri ragazzi! - venga trasformato in problema giovanile.
    E’ di questi giorni la notizia della somministrazione di psicofarmaci ai bambini considerati “iperattivi” (vedi commento n° 1): “Una vera e propria guerra chimica nei confronti dei nostri figli, il cui fine è la cancellazione del ‘diverso’ come nemico non omologabile, argomenta Schultze.
    Un altro punto irrinunciabile del programma umanista è la salute per tutti e la tutela dell’ambiente, in particolare dell’acqua. “Il 22 marzo è la giornata mondiale dell’acqua. Noi riteniamo che, come bene comune, essa dev’essere gestita con solidarietà e con la partecipazione democratica di tutta la comunità”. La corsa alla privatizzazione preoccupa molto Giorgio: “Dieci società controllano il mercato mondiale dell’acqua, stimato in oltre un miliardo di dollari all’anno. Le strategie di marketing, attraverso insistenti e costose campagne pubblicitarie, cercano di indurre la gente a bere solo acqua minerale e bibite in bottiglia, screditando la qualità dell’acqua fornita dagli acquedotti pubblici”.
    Il messaggio è: avrà accesso all’acqua solo chi paga. Il criterio di distribuzione non sarà la reale necessità delle persone, ma il meccanismo della domanda e dell’offerta di un sistema economico disumano.
    “A ciò aggiungiamo che, a causa dell’inquinamento e dell’effetto serra, in Europa meridionale sta avanzando un forte processo di desertificazione. Si verificano inoltre notevoli sperperi nel prelievo, soprattutto a causa di una cattiva distribuzione. Non è certo impossibile invertire la tendenza, - conclude Schultze - purché non si perda ulteriore tempo, innanzi tutto bloccando la privatizzazione, usando le tecnologie per migliorare e non devastare l’ambiente, coinvolgendo le comunità locali nella gestione dell’acqua pubblica. Non dimentichiamo che le spese militari sono una delle prime cause del taglio all’accesso all’acqua potabile in varie parti del mondo.
    Grazie per aver resistito, grazie ragazzi. Grazie, Giorgio, perché ci credi e ci crediamo ancora.
    Daniela Tuscano (vedi anche: http://www.giorgioschultze.eu )

    Domenica, 18 Marzo, 2007 - 21:11

    17 marzo 2007 simbolo di pace a Roma

    Siamo andati in onda sui TG nazionali in Italia
    Ciao!
    La manifestazione e il simbolo della pace che abbiamo
    realizzato il 17
    marzo a Roma in Italia sono stati trasmessi dai
    telegiornali nazionali
    delle tre reti RAI (i canali pubblici in Italia):
    - RAI3 ore 19:00 in coda al TG (tempo 27:20 nel TG) con
    inclusa
    un'intervista a Giorgio Schultze
    - RAI2 ore 20:30 al tempo 7:12, ci hanno citato e
    inquadrato
    - RAI1 ore 20:00 al tempo 7:29, ci hanno solamente
    inquadrato
    So che siamo stati trasmessi anche su altri canali, ma non
    sono riuscito
    a procurare i TG, mentre per i canali RAI, sono visibili
    dalla pagina
    web seguente:
    http://www.raiclick tv.it/raiclickpc /secure/list_ tg.srv?id= 1879#
    i TG rimarranno in archivio online solo per alcune ore.
    Una foto del nostro simbolo è già su:
    http://www.europefo rpeace.eu/ images/upload/ simbolopaceRoma1 7marzo2007. jpg
    A presto!
    Pietro Cirrincione

    Allegato Descrizione
    simbolopaceRoma17marzo2007.jpg
    677.39 KB
    Domenica, 18 Marzo, 2007 - 21:06

    Denuclearizzare Ghedi

    IL CASO. Nasce un comitato per «disarmare» l’aerobase
    Denuclearizzare Ghedi Offensiva multimediale
     
    L’altra sera Ghedi ha tenuto a battesimo il «Comitato popolare contro le armi nucleari». La nascita è stata salutata nel corso di un’assemblea pubblica alla presenza di Tiziano Tissino, dei Beati i Costruttori di pace del Comitato di Aviano che ha denunciato il Governo statunitense per violazione di trattato internazionale e per messa in pericolo della vita e della sicurezza dei cittadini: la prima udienza è fissata per il 28 marzo.
    Fra gli ospiti anche Olol Jackons, figlio di un ufficiale statunitense di Vicenza che ha raccontato il disagio della città, sottolineando come tra l’altro le basi americane gravino sulle tasche degli italiani.
    Dopo l’introduzione di Angelo Bressana di Rifondazione comunista - è toccato a Sauro Di Giovanbattista presentare documenti ufficiali di provenienza statunitense e fotografie che testimoniano la presenza di ordigni nucleari a Ghedi.
    «Siamo di fronte a una doppia illegalità - ha spiegato Di Giovanbattista -. Il Governo italiano ha firmato infatti un trattato in cui si impegna a non ospitare bombe nucleari. Gli Usa a loro volta hanno siglato un impegno a non cedere, depositare o stoccare i loro ordigni al di fuori del loro territorio». Il Comitato procederà con una serie di richieste: in primo luogo lo smantellamento delle armi nucleari sul territorio italiano e l’affidamento alla base di Ghedi di funzioni meramente difensive. Come terza richiesta, visto che all’interno esiste un Piano di sicurezza per il personale militare, che vengano diffuse le informazioni necessarie a varare Piani di protezione civile specifici nei paesi del bacino dell’aerobase.
    A proposito della presenza delle bombe B 61, quindi ordigni a gravitazione sganciate dagli aerei, il Comitato diffonderà un questionario tra la popolazione della Bassa per conoscere il grado d’informazione e le opinioni dei cittadini in merito al problema.
    Inoltre verrà diffuso materiale audiovisivo fra gli studenti con lo scopo di organizzare assemblee negli istituti superiori.
    Il sindaco di Ghedi, Anna Giulia Guarneri, pur non aderendo al Comitato, ha deciso d’inoltrare ai ministeri dell’Interno e della Difesa l’ennesima informativa, per elaborare eventuali Piani di sicurezza e di evacuazione.
    Il primo cittadino chiederà inoltre che si proceda a denuclearizzare la base. In particolare il sindaco si sta muovendo anche per avere un contatto diretto con i ministeri interessati, visto che precedenti richieste di informazioni nel 1995 e nel 1999 avevano ottenuto risposte piuttosto generiche, anche se esprimevano una volontà di rinegoziare la presenza del nucleare sul territorio italiano.
    Come ultimo passo l’Amministrazione civica coinvolgerà i sindaci dei paesi limitrofi per essere confortato e per fare maggior peso alla richiesta di informazioni e di interventi da parte del Governo centrale.
    Milena Moneta
     
     

    (Bresciaoggi 16/3/2007)

    Giovedì, 15 Marzo, 2007 - 08:49

    Acqua in Comune 21 marzo 2007 h 17,00

    Il Comitato Milanese per l'Acqua, in occasione della settimana   mondiale dell'acqua vi invita al convegno
     
     
    Acqua in Comune
     
    Mercoledì 21 marzo 2007, h 17.00
    Sala Alessi - Palazzo Marino
    Piazza della Scala, 2 - Milano
     
    Apertura del confronto tra la società civile e le Istituzioni cittadine
     
    Il 21 di Marzo a Palazzo Marino il Comitato Milanese per l’Acqua Pubblica, in accordo con la presidenza del Consiglio Comunale e le forze politiche cittadine, ha organizzato un Convegno sulla collocazione amministrativa della gestione del servizio idrico integrato di Milano, sulla natura pubblica o privata di tale gestione.
     
    Per il Comitato è l’apertura di un confronto tra le istituzioni cittadine e la società civile. Un confronto prima di tutto di informazione nel merito di questi problemi, di stimolo allo sviluppo di una cultura dell’acqua come bene comune e di inizio di un percorso partecipativo, premessa indispensabile di ogni decisione.
     
    Siamo convinti che sia necessario ed urgente avviare questo confronto, che chiami tutti gli attori in campo a misurarsi con la riduzione delle disponibilità idriche e con la necessità di riflettere su cos’è un bene comune, senza il quale non esiste nemmeno l’idea della comunità e della politica.
     

    P r o g r a m m a :
     

    17,00
    Saluti
    Manfredi Palmeri
    Presidente del Consiglio Comunale
     
    Introduzione
    “Le sfide dell'acqua a Milano”
    Emilio Molinari
    Presidente del Comitato Italiano Contratto Mondiale per l’Acqua
     
    17.30
    Interventi
    Bruno Rognoni
    Direttore Servizio Idrico Integrato Milano
     
    Massimo Gatti
    Presidente CAP Gestione SpA
     
     
    Massimo Florio
    Economista, Facoltà di Scienze politiche, Università degli Studi di Milano
     
    Alex Zanotelli
    “La cultura dell'acqua”
    Padre Comboniano
     
    18.30
    Interventi dei capigruppo del Consiglio Comunale, di esponenti dei sindacati,
    del pubblico.
     
    Conclusioni
    Per il Comitato Milano Acqua
    Giovanna Procacci
     
    Modera
    Miriam Giovanzana
    Direttore di Altreconomia

     

    Comitato Milanese Acqua:   Acra, ArciMilano, Attac, Comitato Italiano Contratto Mondiale Acqua, Camera del Lavoro di Milano, ChiAmaMilano, Coord. Nord-Sud del Mondo, Dimensioni Diverse, Fratelli dell’Uomo, Fonti di Pace, Gas di Baggio, Grilli Altoparlanti Milano, Itineraria, Associazione Luca Rossi, Fondazione Roberto Franceschi, Oltretutto, Puntorosso, Rete Lilliput nodo di Milano, ReteScuole Milano, Sinistra Rossoverde, Umanisti per l’Ambiente.

    Sabato, 10 Marzo, 2007 - 17:53

    Presidio per D.Mastrogiacomo, 12 marzo ore 18,00

    Diamoci un appuntamento per Daniele Mastrogiacomo
    Le reti e le associazioni milanesi del movimento per la pace invitano tutte/i a partecipare

    Lunedì 12 marzo - dalle ore 18.00 in Piazza S.Babila

    Presidio/Manifestaz ione      

    LIBERARE LA PACE! LIBERTA’ PER L’INFORMAZIONE!
    LIBERTA' PER DANIELE MASTROGIACOMO E PER GLI ALTRI OSTAGGI DELLA GUERRA

    PACE E LIBERTA' PER IL POPOLO AFGHANO E TUTTE LE DONNE E GLI UOMINI VITTIME DELLA GUERRA

    Invitiamo le associazioni e le reti milanesi, le cittadine e i cittadini  a far circolare l’informazione e a partecipare

    Per informazioni: 333.4665107; 393.9805117
    Sabato, 10 Marzo, 2007 - 16:36

    Raccolta Firme Comitato milanese per L'acqua

    Ciao a tutti 
    Logo Acqua Pubblica          
    vi passo qui i prossimi appuntamenti del Comitato Milanese per l'Acqua
    (di cui facciamo parte anche noi Umanisti):

    giovedì 15/3 dalle ore 20.45 raccolta firme al Teatro Strehler, MM
    Lanza, in occasione dello spettacolo teatrale di Paolini sull'acqua

    venerdì 16/3 ore 20.30 "Coca Cola: i diritti negati" serata presso le
    Acli, Via della Signora 3 (MM San Babila / Duomo)

    sabato 17/3 dalle 10.30 alle 12.30 raccolta firme al mercato di
    Benedetto Marcello

    mercoledì 21/3 convegno organizzato da noi sulla privatizzazione
    dell'acqua a Palazzo Marino, Sala Alessi.

    sabato 24/3 dalle 10.30 alle 12.30 raccolta firme al mercate di via Fauché

    sabato 24/3 dalle 15.00 alle 18.00 raccolta firme all'Ipercoop di
    Bonola (Gallaratese)

    sabato 31/3 dalle 10.30 alle 12.30 raccolta firme al mercato di Papiniano

    Thomas   
    Umanista  per  l'ambiente

    Sabato, 10 Marzo, 2007 - 16:28

    Vota No alla guerra in Afghanistan!!!

    Alla vigilia del voto in Parlamento
    Dario Fo, Alex Zanotelli, Beppe Grillo e altri 300: "Votate NO alla guerra in Afghanistan!"
    Se lo condividete, vi chiedo di sottoscriverlo inviando il vostro nome, cognome e professione all'indirizzo mail "nobasenoguerra@gmail.com".
    Sabina Guzzanti
    8 marzo 2007
    Ho ricevuto questo intenso appello che chiede al governo di rivedere al più presto la politica estera del nostro paese: ci vuole un coraggioso no alla guerra in Afghanistan e alla base Dal Molin di Vicenza.
    L'appello è promosso da Teresa Mattei - Partigiana e membro della Costituente, Padre Alex Zanotelli, Vauro - Emergency e giornalista, Giorgio Cremaschi, segretario nazionale FIOM-CGIL e Mauro Revelli, scrittore.
    In queste ore stanno aderendo molti intellettuali e personalità del mondo dell'arte e delle scienze.
    Se lo condividete, vi chiedo di sottoscriverlo inviando il vostro nome, cognome e professione all'indirizzo mail "nobasenoguerra@gmail.com".
    E' necessario manifestare il nostro dissenso, e quindi importante diffondere questo messaggio, farlo firmare a più persone possibili, affinchè diventi un coro di voci per la pace e la fine di tutte le guerre.
    Siamo donne e uomini impegnati da sempre per la pace. Abbiamo marciato in questi anni nelle straordinarie manifestazioni contro la guerra globale divampata in Iraq ma nata nel 2001 in Afghanistan. Lo abbiamo fatto nella convinzione che la guerra deve uscire dalla storia e che la politica si riduce a gestione tecnica se non fa di questo obiettivo, di questa grande aspirazione umana la sua bussola regolatrice.
    Quando nel 2006 abbiamo contribuito, ciascuna e ciascuno nel suo ambito e con le modalità proprie, a sconfiggere Berlusconi e le destre lo abbiamo fatto anche in nome della pace di quell'impegno, con la speranza che si sarebbe potuto iniziare a cambiare strada. Il ritiro dei soldati italiani dall'Iraq ce lo ha fatto sperare. E invece oggi guardiamo con sconcerto alle scelte dell'attuale governo in politica estera e militare: mantenimento delle truppe in Afghanistan, al seguito della guerra statunitense. Piena fedeltà alla Nato, aumento spropositato delle spese militari fino alla sciagurata decisione di permettere la costruzione di una nuova base (e non allargamento!!) Usa a Vicenza; intesa di assemblare in Italia, presso Novara, i micidiali bombardieri Joint Strike Fighter, acquistati dagli Stati Uniti per la bellezza di 13 miliardi di euro! La costituzione dice che l'Italia ripudia la guerra e che per di più siamo in Afghanistan come missione di pace. E allora che cosa ce ne facciamo di aerei d'attacco e distruzione che possono trasportare testate atomiche? Bisogna fermarsi, fermarsi e riflettere.
    Bisogna ricostruire una connessione con il proprio popolo e il proprio elettorato. Crediamo che la sacrosanta protesta della popolazione di Vicenza vada non solo sostenuta ma ascoltata e indurre il governo a cambiare idea. Così come crediamo che l'avventura senza ritorno della guerra in Afghanistan debba cessare.
    Invitiamo il governo e i politici tutti ad ascoltare queste parole e invitiamo i deputati e i senatori che hanno creduto alla lotta per la pace di essere conseguenti con le loro idee votando no al rifinanziamento della missione in Afghanistan.
    Se qualcuno pensa che dalla base di Vicenza debbano partire le forze d'azione per ogni tipo di guerra mediorientale ed esportare "un cimitero di pace e democrazia"in cambio di petrolio e di quotidiani massacri, noi pensiamo che dalla guerra bisogna invece cominciare a uscire.
    On.Teresa Mattei- Partigiana e membro della Costituente,
    Padre Alex Zanotelli,
    Vauro - emergency, giornalista,
    Gianni Minà - giornalista,
    Giorgio Cremaschi - segretario nazionale FIOM - CGIL,
    Marco Revelli - scrittore
    HANNO ADERITO
    Beppe Grillo - Partigiano della Comunicazione
    Moni Ovadia - attore e autore,
    Mario Monicelli - regista,
    Giulietto Chiesa - giornalista europarlamentare,
    Silvano Agosti- regista,
    Paolo Rossi - attore, cantante, autore
    Valentino Parlato- giornalista,
    Dario Fo- Premio Nobel per la letteratura,
    Jacopo Fo - scrittore,
    Stefano Benni - scrittore,
    Stefano Tassinari - scrittore,
    Manlio Dinucci - saggista,
    Padre Alberto Maggi - biblista,
    Prof.Margherita Rubino - docente universitaria Università di Genova
    Prof. Aldo Ferrara, docente universitario Università di Siena presidente CESAER
    Prof. Silvia Ferrara PhD Junior Yellow Research Sant John College Oxford
    Prof. Domenico Losurdo docente Storia della Filosofia Urbino - Presidente Ass. internazionale Hegel- Marx
    Prof. Angelo d'Orsi, storico, docente Università di Torino
    Sabina Guzzanti - attrice, scrittrice
    Francesco(Pancho) Pardi prof.Universitario
    Maria Ricciardi Giannoni, Presidente Associazione Liberacittadinanza
    Ascanio Celestini, attore autore
    Prof. Gianni Tamino - docente diritto ambientale Università di Padova
    Alessanfro Fo- docente di Lingua e Letteratura Latina Università di Siena
    Massimo Zucchetti, ingegnere, docente Politecnico di Torino
    Anna Nufrio, architetto, Professore Politecnico di Milano
    Don Andrea Gallo Coordinatore Comunità S.Benedetto Genova
    Beppe Castronovo (Presidente Consiglio Comunale di Torino)
    Gentucca Bini, stilista
    Stefano Bini, architetto
    Mariangela Nova, costumista
    Edda Boletti- girotondi,
    Umberto Giani Università di Napoli "Federico II
    Pasqualini Gianluca consigliere di maggioranza (ds) comune San Benedetto del Tronto (AP)
    Fausta Ferraro, docente universitario Napoli "Federico II
    Giuseppe Mosconi, Ordinario di Sociologia del diritto, Università di Padova
    Laura Baldelli membro esecutivo nazionale di Proteofaresapere FLC CGIL
    Dott Giorgio Pederzani Medico di medicina generale Parma
    Giovanni Giovannelli, avvocato
    Davide Ferrario, regista
    Monica Lambrou - avvocato
    Lia Grandi - ingegnere
    Lucio Coppari - Fotografo
    Daniele Salvatore, musicista, docente Conservatorio BO
    Pasqualini Sandro Funzionario Pubblico
    Ilaria lazzeri redattrice editoriale
    Pierpaolo Loi, maestro
    Gavina Galleri, maestra
    Nelly Cosenza insegnante di S.Media Superiore
    Marco Gabbianelli dottore commercialista
    Puccini Michele, Operaio
    Thea Valentina Gardellin
    Doriana Goracci
    Livraga Giancarlo
    Miola Maria Pia
    Livraga Giovanni
    Livraga Matteo
    Livraga Chiara
    Angelo Radaelli
    Antonio Bachetti
    Silvia Branca
    Fabio Baroncini impiegato
    Valentina Langella
    Nicoletta Oldoni - Impiegata
    Claudia Nuozzi, impiegata
    Claudio Anselmino
    Marco Mureddu, ingegnere
    Davide Vottero , insegnante
    Francesca Tagliaferro, casalinga
    Elvio Omar Serr, chef
    Michele Colombino, studente
    Irena Pancirov.
    Massimo Giorni, impiegato
    Clara Sabatini dipendente comunale
    Vito Martinelli, impiegato
    Valentina Castello, traduttrice freelance
    Catalano Daniele, impiegato
    carlo tagliacozzo
    Luigi Mozzillo, studente
    Enrico Parizzi, musicista
    Giuseppe Aragno, storico
    LeoNilde Barabba, pittrice
    Antonio Grasso,
    Piero Mucilli, musicista
    Tommaso Bertolini, impiegato
    Giovanni Rattini- impiegato
    Marco Di Tosto, studente universitario
    Federica Del Santo, imprenditrice
    Carmen Ventura
    Irene Campagna
    Giovanna Gavelli, coordinatore formazione professionale
    Mario Bonica, animatore culturale
    Sabrina Mattiola
    Marco Zappone, impiegato
    Laura Brusisco, infermiera
    Monica Masiero, Architetto
    Mauro Farris, libero professionista
    Pierpaolo Lippi, promotore finanziario
    antonio lombardo,impiegato
    Lidia Gambino, studentessa
    Vicari Guido, operatore informatico
    Rossana Cau, insegnante
    Marta Gatti, Maestra elementare
    Tiziana Nuozzi, Libero professionista
    fausto palomba, naturalista e vulcanologo
    Jacopo Masi
    Pietro Nivoi
    Manuela Donati, mamma
    Andrea Cacopardo, impiegato
    laura lozzi, insegnante
    Ada Donno, Docente di Latino e Greco
    Antonio Frassini, ginecologo
    Renato Lovato, impiegato Tecnico
    daniele bottura
    Fausto Renaldo, impiegato
    Giuseppe Mirabella - insegnante in pensione
    Massimo Pedrazzi, impiegato
    Alessandro Graziani, studente
    Marisa Masucci
    Maria Maestrelli, impiegata di banca
    Valeria Sanchini, cooperante in Guatemala
    Laura Gerevini, Impiegata comunale
    Donatella Zandonai, pensionata
    Valentina Giannotti, studente
    Paolo Gaddini, studente/educatore
    Montani Mauro, pensionato
    Cristina Tonsig, studentessa
    Emanuele Brianti, Ricercatore Universitario
    Paolo Albanese - fotografo
    Vincenzo Marco Carnazzo, Programmatore informatico
    Fiorenza Maria Angela Calonici, consulente legale
    Micòl Savia, avvocato
    Moser Massimo, educatore
    Rita Stella Mobilio, insegnante
    Nicola Alessi, sistemista
    andrea pinzani, operaio
    Maria Menelao
    Franca Franchini, insegnante
    Elisa Grandi, impiegata.
    Maria Grazia Camilletti, insegnante
    Andrea Seminatore, impiegato
    Di Giacinto Vittorio
    Saverio Maggio
    Roberta Roberti, insegnante
    Pamela Schievenin, studente
    Arianna Cominu, studentessa
    Fabris Mario pensionato
    Barbara Zanetti - insegnante
    Annalisa Mantovani - studentessa
    Elena Rombi
    Giovanni Piero Papanà - attore
    Paolo Albucci - cooperante ACRA
    Giuliano Bugani - operaio e giornalista
    M.Cristina Lauretti
    Marco Girotto - Impiegato
    Fabio Bovi, Informatico
    Galietti Vincenzo
    Giorgia Brini, chimico
    Crisafi Letteria, pensionata
    Caterina d'Elia
    Mariagiulia Giuffrè, studentessa
    Antonio Grassedonio, assistente universitario
    Giuseppe Ivan, Candela
    Riccardo Rossi, commerciante
    Chiara Scaraggi, studentessa
    Vittoria Ravagli, pensionata poeta
    Manicardi Monica, barista
    Monica Piacentini, impiegata.
    Myriam Mereu, studentessa.
    Pasquale Vollo
    Roberto Marras, Insegnante di Lettere
    Giuseppe de Siati bibliotecario/traduttore
    Lucio Maccani, ingegnere
    Piergiuseppe Moretti, coltivatore diretto
    Adriano Meloni, artigiano
    Lorenzo Fattori, studente
    Ettore Costa, artigiano
    Gian Paolo Bandinelli, pensionato
    Vittorio Tavini, traduttore
    Alice Miglioli, studentessa
    Melissa Perrone, giornalista
    Gianpaolo Ario, impiegato
    Ilaria Tachis
    Luigi Porchi, pensionato
    Stefano Vincelli, Dottore Forestale.
    Monica Stagnaro, disoccupata
    Adriano Fico, imprenditore
    Maria Martino, studentessa
    Aldo Sarnataro, stagista
    Alessandro Marescotti, insegnante
    Elena Salvati, donna,moglie,ricercatrice, commerciante
    e altre centinaia di cui stiamo trascrivendo i nomi!!!!...
    SONO ARRIVATE IN POCHE ORE OLTRE 300 ADESIONI. ANCHE BEPPE GRILLO PUBBLICHERA' APPELLO E RACCOGLIERA' FIRME. A CHE NUMERO ARRIVEREMO?
    FORZAAAAAA!
    DIFFONDERE, DIFFONDERE, DIFFONDERE!

    Venerdì, 2 Marzo, 2007 - 09:53

    I 12 punti prioritari del Partito Umanista

    I 12 PUNTI PRIORITARI E NON NEGOZIOBILI DI UN GOVERNO
    DI SINISTRA PROGRESSISTA

    Le vicende di questi giorni hanno mostrato con evidenza che gli elettori di sinistra ormai non hanno più un referente politico. Cadute le ultime illusioni, nel panorama politico italiano si fa evidente un vuoto che, finora, il progetto dell’Unione aveva in parte occultato. Oggi è palese la necessità di un nuovo soggetto sociale e politico, slegato dalle logiche di potere, una nuova forza alternativa ai due schieramenti di centro-destra e centro-sinistra, ugualmente neoliberisti e violenti.

    Serve una grande alleanza del variegato universo di persone e organizzazioni di base, sociali, politiche e culturali che ancora si propongono una trasformazione radicale non violenta della società. Un progetto sociale e politico nel quale questo universo di diversità possa convivere, convergere e rafforzarsi fino ad arrivare a governare il paese.
    Come Prodi ha annunciato i suoi “12 Comandamenti”, anche questo progetto può e deve indicare le sue priorità irrinunciabili. Sono punti sintetici e aperti ai contributi e all’arricchimento di quanti lavorano da anni nei campi che riteniamo prioritari.
    Invitiamo tutti quelli che sono pronti a raccogliere questa sfida a sottoscriverli e diffonderli, per cominciare fin da ora a costruire l’alternativa di sinistra di cui c’è bisogno.
     
    1.     Una politica di pace e disarmo
    ·       smantellamento degli arsenali nucleari
    ·       ritiro delle truppe da tutti i teatri di guerra
    ·       No a nuovi basi USA-NATO e smantellamento progressivo di quelle esistenti
    ·       Ridiscussione della nostra appartenenza alla NATO anche in riferimento alla mutata situazione geopolitica.
    ·       sviluppo del dialogo e della diplomazia per la soluzione dei conflitti internazionali
    ·       rispetto degli impegni presi per i fondi allo sviluppo e alla cooperazione internazionale
     
    2.     Immigrazione: accoglienza e riconoscimento del diritto di cittadinanza
    ·       cancellazione della Bossi -Fini
    ·       chiusura dei CPT
    ·       varo di una legge che riconosca pari diritti e opportunità (compreso il voto) ai cittadini stranieri
     
    3.     Coppie di fatto
    ·        Varo di una legge che riconosca lo status di famiglia alle coppie di conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale, estendendo loro i diritti/doveri delle coppie sposate
     
    4.     Istruzione pubblica e di buon livello per tutti
    ·        rilancio della scuola pubblica con fondi e strutture adeguate
     
    5.     Sanità pubblica e di buon livello per tutti
    ·        rilancio della sanità pubblica con fondi e strutture adeguate
     
    6.     Ambiente, energia e infrastrutture
    ·        difesa dell'acqua come bene comune che deve restare pubblico
    ·        sviluppo delle fonti rinnovabili di energia, con esplicita esclusione dei rifiuti
    ·        forte impulso al trasporto pubblico
    ·        no alle grandi opere ( No Tav, No Ponte, No rigassificatori, No inceneritori)
    ·        Campagne per il risparmio energetico
     
    7.     Lavoro
    ·        abolizione della legge 30
    ·        messa in atto di ammortizzatori sociali a sostegno di chi si trova in condizioni di precarietà lavorativa
    ·        reddito di cittadinanza per chi è privo dei mezzi necessari per vivere
     
    8.     Conflitto d'interessi
    ·        Varo in tempi certi e prima delle prossime elezioni di una legge sul conflitto d'interessi
     
    9.     Partecipazione dei cittadini e rapporto elettori-eletti
    ·        referendum anche propositivi sui temi prioritari, compresi la politica internazionale e i temi economici-finanziari.
    ·        legge di responsabilità politica, con verifica periodica del mantenimento delle promesse elettorali e possibilità di perdita della carica se queste non vengono mantenute.
     
    10. Difesa delle fasce deboli
    ·        aumento delle pensioni minime e reddito di cittadinanza per chi è privo dei mezzi necessari per vivere
    ·        calcolo della pensione su base retributiva per tutti
    ·        potenziamento dell’INPS, calcolando le sue entrate sulla base del reddito prodotto dai lavoratori invece che sui versamenti individuali effettuati.
     
    11. Priorità di bilancio
    ·        riduzione delle spese militari
    ·        lotta all'evasione fiscale
    ·        introduzione della Tobin Tax per tassare la speculazione e dare priorità alle spese sociali
     
    12. Riconversione dell’industria bellica
    ·        Incentivi alla riconversione e sostegno all'occupazione.
     
            
    Giorgio Schultze, Portavoce del Forum Umanista
    Giovedì, 1 Marzo, 2007 - 09:01

    Milano via turati ore 17,00 2marzo 2007

    Restituzione simbolica delle testate nucleari americane presenti in Italia, come prima tappa del disarmo completo.

    Venerdì 2 marzo 2007 ore 17

    davanti al Consolato americano di via Turati a Milano

    Si tratta di un’iniziativa molto divertente con la realizzazione delle 90 testate/missili in cartone, uno o due costumi per una/due persone che rappresentano i missili che “si sono persi in Europa” e vogliono tornare a casa.

    Consolato americano di via Turati a Milano

    www.pumilano.it

    Martedì, 27 Febbraio, 2007 - 20:49

    Roma 17 marzo 2007 Pzza del popolo


    PIAZZA DEL POPOLO, ROMA, 17 MARZO 2007  

    APPELLO  PER COSTRUIRE INSIEME IL SIMBOLO DELLA PACE E DEL DISARMO
    Ci troviamo davanti ad una scelta: pace crescente o distruzione crescente. L'alternativa tra la costruzione della pace come diritto fondamentale di popoli e individui e una folle spirale di distruzione e violenza. Pochi dati bastano a illustrare la drammaticità  della situazione: 
    Oggi sono in corso nel mondo più di 30 conflitti. Ogni anno muoiono a causa delle armi 500.000 persone, 1.300 al giorno, una al minuto. Secondo i dati ufficiali, la Russia ha ammesso di possedere 20.000 bombe nucleari, gli Stati Uniti 10.500, la Gran Bretagna 185, la Francia 450 e la Cina 400.  
    Secondo alcuni osservatori Israele ne possiede almeno 200. Nonostante le riduzioni effettuate negli anni Novanta, rimangono in tutto il pianeta più di 30.000 testate nucleari, sufficienti a distruggerlo per intero 25 volte. La Nato si muove al di fuori degli accordi del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, violandoli apertamente. Gli Stati Uniti
    hanno dislocato 480 bombe nelle varie basi Nato in Europa: 150 in Germania, 20 in Belgio, 20 in Olanda, 110 in Gran Bretagna, 90 in Italia e 90 in Turchia.
    I mezzi d'informazione diffondono un'immagine distorta e parziale di questa realtà , attribuendo la minaccia nucleare solo ad alcuni paesi e tacendo sulle sue dimensioni complessive, cosa che l'opinione pubblica non ha una vera percezione dell'enorme rischio che stiamo correndo.
    E' necessario reagire alla disinformazione e allo scoraggiamento dando impulso al movimento pacifista e nonviolento che si è sviluppato in questi anni nel mondo, unendo persone di differenti razze e religioni, culture e generazioni nel rifiuto della guerra e di ogni altra forma di violenza. Dobbiamo costruire un'alternativa non prevista nel copione dei potenti: un'alternativa basata sul rafforzamento dei vincoli tra i popoli, l'appoggio reciproco, la solidarietà, la sensibilizzazione
    dell'opinione pubblica, la mobilitazione e la pressione su coloro che pretendono di decidere il destino di tutti. Abbiamo deciso di raccogliere l'appello lanciato dai pacifisti statunitensi per dare vita in tutto il mondo a mobilitazioni nonviolente nel quarto anniversario dell'invasione dell'Iraq.
    Vogliamo ripetere l'esperienza già realizzata con successo a Budapest, Praga, Santiago del Cile, Helsinki, Parigi, Londra, Amsterdam, Atene, Milano, Firenze, Roma e Torino costruendo il simbolo della pace e del disarmo per riaffermare le tre maggiori urgenze del momento:
    - Ritirare le truppe d'invasione
    - Restituire i territori occupati
    - Smantellare gli arsenali
    Chiediamo a quanti lavorano per la pace, la nonviolenza, i diritti umani e il superamento di ogni forma di discriminazione, al mondo della politica, del volontariato, della cultura, dell'informazione e della spiritualità  di sottoscrivere e diffondere questo appello e soprattutto di partecipare alla creazione a Roma del simbolo della pace e del disarmo.

    Prime adesioni: Unaltromondo onlus - Sviluppo Umano - Umanisti nel mondo - Cammini aperti - Alfonso Navarra (Lega per il Disarmo Unilaterale). Periodico Il dialogo - Comitato per la Pace Abbas al Shalhoub - La mia spesa per la pace - L'albero della vita - Human
    Development - Energia per i diritti umani - Movimento Studentesco I Corvi - Umanisti per l'ambiente.

    Martedì, 27 Febbraio, 2007 - 20:35

    Io non servo......


    Io non servo  

    Il signor Massimo D'Alema ha detto: "certa sinistra non serve al
    paese".
    Quella sinistra che "non si assume la responsabilità di risolvere i
    problemi pur di tenere buona la coscienza".

    Bene signor D'Alema, io faccio parte di quella sinistra, io non servo.

    Ho deciso di trattare gli altri come vorrei essere trattato.

    Se servire a questo paese significa accettare l'impiego della violenza
    per esportare la democrazia,

    no, io non servo.

    Affermo l'eguaglianza di tutti gli esseri umani.

    Se servire a questo paese significa accettare che i più deboli non
    abbiano le stesse opportunità dei più forti,

    no, io non servo.

    Aspiro a pensare, sentire e agire nella stessa direzione.

    Se servire a questo paese significa recitare meccanicamente sul
    palcoscenico di questa democrazia formale e non invece vivere lo
    spirito
    democratico come un continuo richiedere a me stesso un cambiamento nel
    cuore,

    no, io non servo.

    Credo nell'autodeterminazione dei popoli e che è migliore quel governo
    che meno governa.

    Se servire a questo paese significa collaborare alla repressione di
    ogni
    voce di dissenso e di ribellione all'apparente destino,

    no, io non servo.

    Aspiro al coraggio della non-violenza.

    Se servire a questo paese significa mascherare la codardia e la
    vigliaccheria armando fino ai denti migliaia di giovani,

    no, io non servo.

    Credo che la disobbedienza civile sia un diritto di ogni cittadino.

    Se servire a questo paese significa contribuire ad incarcerare le
    coscienze, fino al punto di costringerle ad esplodere nella violenza
    terrorista,

    no, io non servo.

    Credo che i pensieri producono e attraggono azioni.

    Se servire a questo paese significa attrarre e produrre contraddizione
    e
    sofferenza, pensando che per essere responsabili bisogna dimenticare la
    propria coscienza,

    no, io non servo.

    Aspiro alla Nazione Umana Universale.

    Se servire a questo paese significa difendere apparati governativi che
    nascondono i cuori di un popolo ai cuori di un altro,

    no, io non servo.

    Può anche darsi che io non serva a questo paese, signor D'Alema, ma se
    lei continua così è molto probabile che un giorno scoprirà di non
    essere
    servito nemmeno a se stesso.

    Roma, 26 febbraio 2007

    Carlo Olivieri

    Umanista

    Lunedì, 26 Febbraio, 2007 - 13:20

    Portavoce Ceco Umanista

    Intervista a Jan Tamas
    Portavoce del coordinamento Ne zakladnam contro le basi militari USA in Repubblica Ceca e Presidente del Partito Umanista ceco.
    D. Com’è nato questo coordinamento?
    Nell’agosto 2006 ha cominciato ad emergere un po’ di informazione sul piano degli Stati Uniti di installare due nuove basi militari in Europa, una in Polonia e una nella Repubblica Ceca. Queste basi dovrebbero far parte del cosiddetto National Missile Defense System, successore del progetto iniziato negli anni Ottanta da Reagan e conosciuto come “Star wars”.
    Abbiamo allora creato un ampio coordinamento di oltre 40 organizzazioni e organizzato diverse manifestazioni, parlato ai mass-media e tenuto conferenze stampa. Sembra che questa forte opposizione abbia portato gli americani a sospendere i loro tentativi per qualche mese, cercando allo stesso tempo di usare i mass media per convincere i cechi dei vantaggi di una base militare USA nel loro paese. Inoltre hanno cominciato a diffondere menzogne sul coordinamento ed i suoi membri attraverso i mass-media.
    Cos’è successo poi?
    Nei mesi seguenti gli Stati uniti hanno cambiato strategia: all’inizio parlavano di scegliere un solo luogo per costruire la base (Ungheria, Polonia o Repubblica Ceca). Poco dopo gli ungheresi gli hanno detto che non volevano la base, così le uniche possibilità sono rimaste la Polonia e la Repubblica Ceca. Quando si sono resi conto della nostra forte opposizione hanno cominciato a parlare di dividere la base in due parti: la base radar sarebbe stata in Repubblica Ceca e quella degli intercettori per distruggere i razzi in arrivo in Polonia. Adesso cercano di convincere la gente che i radar non sono pericolosi. Pochi giorni fa l’ambasciatore americano ha incontrato i sindaci delle cittadine presso le quali dovrebbe sorgere la base radar e loro hanno commentato che le sue rassicurazioni sul fatto che la base farà bene alla gente non li hanno convinti.
    Qual è l’atteggiamento del governo ceco e dei vari partiti?
    Il nuovo governo, di destra, si è insediato pochi giorni fa, dopo che siamo rimasti 7 mesi senza. C’è stato un “approccio ufficiale” da parte degli USA e sono cominciate le discussioni “ufficiali” sulla base. Sembra che il nuovo governo intenda permettere l’installazione della nuova base, ma prima di dire di sì deve lanciare una “campagna informativa” per spiegarne i benefici ai cittadini cechi. Allo stesso tempo non ha fornito una sola ragione per cui la base debba sorgere proprio qui. Governo e Stati Uniti continuano a ripetere le stesse assurdità: ci sono minacce da parte dell’Iran e della Corea del nord e la base può proteggere anche l’Europa.
    I Verdi, che qui sono di destra, appoggiano il governo e i socialisti continuano a cambiare posizione e non si esprimono con chiarezza. Gli unici a opporsi sono i comunisti e noi del coordinamento contro le basi e ogni volta che appaio in TV, c’è più gente che ci appoggia.
    Che prospettive vedi per la vostra lotta?
    E’ una questione molto grave, che non tocca solo i cechi, ma tutti noi europei. Sabato 17 febbraio ho partecipato alla bellissima manifestazione a Vicenza e mentre raccontavo dal palco cosa stava accadendo da noi, vedevo anche le impressionanti somiglianze con la situazione italiana: lo stesso servilismo dei governi, non importa se di destra o di sinistra, la stessa arroganza degli Stati uniti e la stessa ribellione pacifica ma forte della gente.
    Noi continueremo con la nostra protesta per arrivare a un referendum (che siamo sicuri di vincere, visto che secondo i sondaggi la stragrande maggioranza dei cechi è contraria alle basi), ma è necessaria anche una visione ampia, a livello europeo, che inquadri la nostra azione e che ci faccia sentire untiti e solidali con altri.
    Io credo che dovremo cominciare un’attività comune in tutta Europa, con delle richieste molto chiare:
    ·         Ritiro da parte degli Stati Uniti delle 500 bombe nucleari custodite nelle basi Nato in Europa.
    ·         Nessuna nuova base militare USA in Europa.
    ·         Disarmo nucleare globale con la supervisione dell´ONU.
    Nel sito www.nezakladnam. cz si possono vedere molti video di manifestazioni e interviste televisive.

    Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 09:56

    Solidarietà e reponsabiltà Politica

    Solidarietà e responsabilità politica
    >
    >

    > Il Partito Umanista esprime piena solidarietà nei confronti dei senatori Rossi
    > e Turigliatto che, con il loro voto contrario alla mozione del governo sulla
    > politica degli affari esteri, hanno compiuto, a nostro avviso, un atto di
    > responsabilità politica.
    >
    > Vogliamo esprimere la nostra solidarietà soprattutto perché ora si sta
    > cercando di scaricare sui due parlamentari la colpa della caduta del governo.
    > Non solo. Rossi e Turigliatto hanno dovuto subire anche violentissimi attacchi
    > soprattutto dai vertici dei rispettivi partiti, da cui sono stati espulsi.
    >
    > Ma non è un caso che il governo sia caduto proprio sui temi di politica
    > estera, e più specificamente sul tema dell'impegno militare dell'Italia in
    > altri paesi.
    >
    > Come scriveva Ghandi: "La via della pace è la via della verità. La sincerità è
    > ancor più importante dello spirito pacifico. La menzogna è madre della
    > violenza".
    >
    > Il governo non è caduto improvvisamente, ma dopo mesi di menzogne tese a
    > nascondere le sue reali intenzioni. Al di là delle parole, nei fatti il
    > governo Prodi ha continuato la politica del governo precedente, non
    > spostandosi neanche di un millimetro dalla posizione assolutamente subalterna
    > all'attuale amministrazione statunitense, la peggiore che gli americani
    > abbiano mai avuto. Non si può continuare ad essere così acriticamente fedeli
    > agli impegni presi, se questi impegni potrebbero trascinare il nostro paese
    > nella spirale di guerra che il governo Bush ha innescato sin dal 2001.
    >
    > L'assoluta sordità mostrata nei confronti del popolo che ha manifestato il
    > proprio dissenso per il raddoppio della base di Vicenza è la dimostrazione più
    > chiara delle reali intenzioni di questo governo.
    >
    > E allora perché meravigliarsi del fatto che due parlamentari non hanno voluto
    > più mentire? Con grande senso di responsabilità politica, Rossi e Turigliatto
    > hanno voluto invece rispettare il loro mandato elettorale, il loro impegno di
    > pace dichiarato di fronte ai propri elettori.
    >
    > Quanti altri sedicenti rappresentanti del popolo, che siedono in Parlamento,
    > potrebbero dire altrettanto?
    >
      www.Partitoumanista.it

    Venerdì, 23 Febbraio, 2007 - 09:49

    Governo battuto sulla linea Militare

    Comunicato Stampa
    >
    > Governo battuto sulla linea militarista: ora
    > speriamo in piu' spazio per scelte di pace
    >
    > Se la sono cercata. Il governo paga l'alleanza con la destra sulla politica
    > militarista: e' stato battuto al Senato sulla politica estera.
    > La sinistra non puo' disprezzare impunemente Costituzione e volonta' popolare
    > di pace.
    > La sola manifestazione del 17 febbraio superava di 5 volte lo scarto con il
    > quale l'Unione ha vinto le elezioni sulla Casa delle Liberta'.
    > Massimo D'Alema aveva parlato e, chiudendo gli occhi davanti alla realta'
    > della guerra unica e globale in Medio Oriente, che si accinge ad ingoiare
    > anche l'Iran (vedi, ad esempio, le recentissime rivelazioni della BBC), aveva
    > spiattellato ai senatori la ripetizione astratta e surreale di principi
    > costituzionali puntualmente contraddetti dalle scelte pratiche.
    > Bertinotti era disposto a sacrificare qualsiasi cosa all'"autosufficienz a
    > della maggioranza" . Che avrebbe dovuto sostenersi per un voto al senato!
    > Ora si riaprono i giochi politici. Non si illuda la destra di potere arrivare
    > a nuova alleanza con gli Stati Uniti per portare morte e distruzione in giro
    > per il mondo. La mobilitazione del movimento pacifista non glie lo
    > permettera'.
    > La nostra speranza e' che il nuovo quadro che si andra' a costituire possa
    > rappresentare meglio la volonta' maggioritaria degli italiani che, per
    > ammissione degli stessi grandi media, vuole via le truppe da Kabul e da tutti
    > i teatri di guerra.
    > Non era accettabile che le scelte di pace, in nome della pace, pesassero zero
    > voti nei dibattiti parlamentari.
    > Vogliamo deputati che siano conseguenti con le idee proclamate e sappiano dire
    > dei si che significano si e dei no che significano no.
    > Oggi e' il momento di alcuni no chiari: no alla guerra globale di Bush e alla
    > sua estensione all'Iran, no all'aumento delle spese militari, no alle bombe
    > atomiche in Italia, no alla base di Vicenza, no ai bombardieri JSF...
    > Per i si' dell'alternativa nonviolenta il lavoro e' piu' di lunga lena ed e'
    > bene non farsi illusioni in proposito.
    >
    > Alfonso Navarra - Lega per il Disarmo Unilaterale
    > Francesco Lo cascio - Associazione Nonviolenta Ecumenica Riconciliazione. It
    > Massimo Aliprandini - Lega Obiettori di Coscienza
    >

    Mercoledì, 21 Febbraio, 2007 - 09:45

    Tutt in Piazza fiaccolata a Roma il 17 marzo


     

    Tutti in piazza per una grande fiaccolata in nome della pace nel mondo il 17 marzo 2007

    All’interno della Campagna Mondiale per la Pace e il Disarmo Nucleare lanciata lo scorso mese di ottobre, stiamo organizzando dei pullman per partecipare alla creazione del più grande Simbolo della Pace Umano mai realizzato al mondo; l’evento si terrà il 17 marzo 2007 a Roma in contemporanea alle seguenti città del mondo:
    http://www.simbolod ellapace. net/  
    Infine stiamo lanciando una campagna per un'Italia libera dalle armi nucleari, con una petizione che chiede al governo di restituire le armi presenti nelle basi Nato. Abbiamo verificato che gli stati che fanno parte della Nato possono decidere autonomamente di non accettare queste armi ed hanno il potere di richiederne la rimozione; Canada, Grecia, Danimarca e Islanda hanno rimosso gli ordigni nucleari USA-NATO dal loro territorio, pur continuando a far parte della Nato.
    L'uscita dalla Nato resta nelle nostre proposte, ma vogliamo rendere evidente la malafede di chi utilizza sempre il rispetto dei nostri impegni internazionali per bloccare qualsiasi tentativo di opporsi alle pretese degli Stati Uniti .
    Vi allego l'appello; la petizione si puo' firmare online sul sito
    http://www.partitou manista.it/ petizioni 

    Mercoledì, 21 Febbraio, 2007 - 09:37

    Giù le Armi

    Giù Le Armi                               
    PACE, DIFESA, LAVORO
    non hanno bisogno degli F35 a Cameri
    Apparteniamo al movimento che ha detto NO alla guerra in Iraq e chiede politiche attive di pace: “chi vuole la pace, prepara la pace”.
    Siamo fortemente contrari al progetto USA di 2.700 F35, cacciabombardieri d’attacco; all’acquisto italiano di 131 F35, alle ingenti spese militari sottratte a spese sociali e al coinvolgimento del territorio novarese.
    I caccia multiruolo Joint Strike Fighters, progettati da Lockheed Martin Corporation, sono bombardieri da guerra, trasportatori di bombe e potenziali trasportatori di testate nucleari. Costeranno ai cittadini italiani da 150 a 250 milioni di euro l'uno (totale da 20 a 30 miliardi di euro per l’ordinazione prevista: 131 velivoli). L'Italia è partner di 2° livello, con una dipendenza tecnologica e politica dagli Stati Uniti, con aggiunta negli anni di ulteriori spese per gli aggiornamenti del sistema: sarà interessata dalla produzione di alcune parti presso aziende sparse in Italia e all’eventuale assemblaggio a Cameri. Tutto ciò nel caso si concluda l'accordo con gli Stati Uniti, nazione padre del progetto;
    Si tratta di un progetto costosissimo (già versato un miliardo di euro per parteciparvi) e lungo, che allontana l'Italia da un quadro di riferimento europeo e la lega alle scelte e ai tempi del Pentagono. Inoltre stona vistosamente con le attuali esigenze di contenere la spesa pubblica anzi consuma somme pubbliche ingenti che si possono impegnare per obbiettivi sociali ambientali occupazionali civili. Un progetto che nasce a livello militare-industriale, un progetto al quale dicono NO altri paesi europei e altre forze politiche europee in Germania, Belgio, Gran Bretagna, Norvegia. In Olanda la Corte dei Conti mette in discussione la sostenibilità economica del progetto. Anche l'Italia può fare scelte diverse;
    da ultimo la questione morale: e questa riguarda ognuno di noi come persona e nella collettività. Aerei come gli F35 sono velivoli di attacco al suolo, trasportatori di bombe aria-terra, aria-aria e anche possibili testate nucleari. Abbiamo ancora davanti agli occhi gli effetti dei bombardamenti aerei israeliani in Libano ed il costo enorme in vittime civili e distruzioni. Il mestiere della guerra prevede di uccidere e di morire e l’Italia nella sua Costituzione ripudia la guerra. Vuol dire che deve investire altrove, non nella guerra, non per la morte, ma per giustizia sociale, diritto internazionale, cooperazione e solidarietà
    Chiediamo che le somme rese disponibili nella finanziaria 2007 per il Progetto F35 siano impegnate per:
    1.ricerche e progettazione finalizzate alla riconversione dell’industria bellica, come previsto dalla Legge nazionale 185 e da disegni di legge regionali presentati sia in Lombardia che in Piemonte 2.politiche di cooperazione internazionale (l’Italia è al penultimo posto nella graduatoria delle potenze internazionali per il rapporto PIL/aiuti allo sviluppo e quindi in vergognoso ritardo nel raggiungimento di uno degli Obiettivi ONU del Millennio)

    Martedì, 20 Febbraio, 2007 - 08:11

    assemblea nazionale a Roma

     

    CONTRO LA GUERRA GLOBALE
    PER IL RITIRO IMMEDIATO DELLE TRUPPE DALL’AFGHANISTAN  
    SMILITARIZZARE  LA POLITICA ITALIANA 
    PROPOSTE PER UNA PROSPETTIVA POLITICA DI PACE
    ASSEMBLEA NAZIONALE – 24 febbraio 2007 a Roma
    Teatro Colosseo, via Capo d'Africa , 5a - dalle 10 alle 17

    MATTINA  dalle 10 alle 13,30
    Presentazione: un’assemblea per saperne di più, per discutere, per progettare iniziative
    Alessandra Mecozzi - uff. internaz. Fiom-Cgil; CISDA
    L’Afghanistan visto da vicino: analisi e testimonianze sulla guerra, la società civile, l’economia, la lotta per la ricostruzione, la pace e la democrazia
    Intervengono: Maryam Rawi (RAWA – Afghanistan); Emanuele Giordana (Lettera22); Maso Notarianni (Peacereporter); Leopoldo Tartaglia (dip. internaz.Cgil)
    Noi e la guerra: tavola rotonda su spese, missioni e basi militari; la questione Nato.
    Coordina: Nicoletta Dentico - giornalista
    Intervengono: Alex Zanotelli, Tommaso Di Francesco (il manifesto); Cinzia Bottene (no Dal Molin-Vicenza), Piero Maestri (Guerre&pace); Tonio dell’Olio (Libera); Giulio Marcon (Sbilanciamoci)
    POMERIGGIO Dalle 14,30 alle 17,00
    Forum di discussione: quali campagne, quali iniziative, quali impegni del movimento contro la guerra e per la pace (associazioni, organizzazioni, movimenti nazionali e locali)
    Promuovono: ARCI, ATTAC, ASSOCIAZIONE PER LA PACE, FIOM-CGIL, CISDA - ITALIA-RAWA, RETE LILLIPUT, DONNE IN NERO, CGIL-LAVORO SOCIETA', RETE 28 APRILE-CGIL, SdL INTERCATEGORIALE, GUERRE&PACE, COORDINAMENTO COLLETTIVI UNIVERSITARI; BEATI I COSTRUTTORI DI PACE, LIBERA, PAX CHRISTI, UN PONTE PER...
    Adesioni:
    Giovani Comunisti, Unione degli Studenti, Brescia social forum, gruppo Bastaguerra Milano, Comitato Fermiamo la guerra Firenze, Assoc. Utopia reale (Albano L.), Assoc. Obiettori non violenti, Ass. Liblab, Ass. Sinistra critica, Lunaria, Lettera22, Partito umanista, WILPF Italia, Coordinamento pace Cinisello Balsamo (MI), Circolo Boshi Rabuffo (TO), Assoc. culturale Punto Rosso (Jesi), Carta, Riva Sinistra Roma, Collettivo di Lettere e Filosofia - Firenze, Rete Studentesca Farfalle Rosse, Giovani Comunisti Roma, Statunitensi contro la guerra, Circolo Gramsci Prc Trieste,
    Per adesioni: ass.afghanistan@libero.it

    APPELLO

    L'attacco lanciato dagli Stati Uniti nel 2001 contro l'Afghanistan è stato il primo atto della guerra globale permanente. Una guerra "contro il terrorismo" che ha provocato centinaia di migliaia di vittime, che si è estesa nel Medio Oriente e recentemente anche in Somalia, che minaccia Iran e Siria, che ha sconvolto il mondo rendendolo sempre più insicuro. Una guerra contro le popolazioni, che ha fallito tutti i suoi obiettivi, che ha usato e alimentato il terrore, una guerra di dominio, per l'accaparramento di risorse economiche.
    In Afghanistan la popolazione non è "più sicura", le donne non sono più libere, la produzione e il traffico di oppio è aumentato; oltre 50.000 sono finora le vittime.
    Il disastro provocato nell'economia e nella società è sotto gli occhi di tutti: la popolazione è schiacciata tra i signori della guerra, che siano quelli sostenuti dagli Usa o i talebani. Non può nascere né crescere democrazia in una situazione di guerra permanente: per questo siamo a fianco di quelle parti di società civile democratica e laica che, in un paese distrutto, cerca di resistere alla guerra.
    Per questo chiediamo al Governo italiano di ritirare subito le truppe, di porre fine ad una missione militare, da tempo passata sotto il comando della Nato e pienamente inserita - con i rischi conseguenti - nella guerra "al terrore".
    Per questo vogliamo, con questa Assemblea, lanciare una campagna di conoscenza, discussione, azioni, diffusa nei territori e nelle città per il ritiro delle truppe dall'Afghanistan. Una campagna che ridia voce e forza alle cittadine e ai cittadini, che rimetta al centro l'opposizione alla guerra, senza condizioni e in tutte le sue forme, che ridia la parola ai movimenti contro la guerra e per la pace.
    Anche per queste ragioni sosteniamo la lotta e la manifestazione nazionale del 17 febbraio indetta dai comitati di Vicenza contro la inaccettabile decisione dichiarata dal Presidente del Consiglio di consentire alla richiesta statunitense di un'altra base militare in quel territorio, ulteriore passo verso una politica di guerra, contraria all'art. 11 della nostra Costituzione, contraria al primo diritto umano fondamentale, quello alla pace.
    L'Italia non ha bisogno di più armi e di più basi militari, ma del contrario. All'Italia e all'Europa chiediamo una politica internazionale realmente basata sul ripudio della guerra: solo questo può aiutare l'Afghanistan.
    L'Afghanistan ha bisogno di essere in pace e di essere sostenuto nella ricostruzione di una economia disastrata, l'Afghanistan ha bisogno che tutti coloro che sono contro la guerra nel mondo sostengano l'impegno a ricostruire la società di tutte le forze che da decenni si battono contro guerre e occupazioni, per poter decidere del proprio destino.

    Lunedì, 19 Febbraio, 2007 - 12:50

    Jan Tamas Presidente Partito Umanista ceco

     

    Sabato 17 febbraio 2007 il Partito Umanista ha partecipato alla manifestazione di Vicenza contro la base USA.
    Jan Tamas, presidente del Partito Umanista ceco e portavoce del coordinamento contro le basi USA in Repubblica Ceca ha parlato sul palco della manifestazione.

    http://www.pumilano.it/images/Intervento_a_Vicenza_17-02-07/index.html
    Di seguito potete leggere il testo del suo discorso.

    Ahoj!   Ciao!
    Cari amici,

    vi ringrazio dell’invito e dell’ospitalità. Vi ringrazio della possibilità di informarvi su cosa accade nel non tanto lontano Est europeo. Vi ringrazio anche di riuscire a capire il mio italiano.
    Oggi mi ritrovo qui come rappresentante dell'iniziativa Ne základnám, No alle Basi, che opera in Repubblica ceca contro la creazione di una nuova base militare americana. Credevamo che il vecchio sogno di Reagan dello scudo stellare fosse solo un triste ricordo ed invece é un progetto quanto mai attuale. Dal duemiladue gli Stati Uniti hanno preso contatto con i governi dell´Ungheria, della Repubblica Ceca e della Polonia per la realizzazione di nuove basi. Gli accordi si sono svolti in segreto con il governo di sinistra e solo nell´agosto duemilasei, grazie alla nostra iniziativa, la notizia é divenuta di dominio pubblico.
    A questo movimento, che è stato promosso dal Partito umanista, da Solidarietà socialista e da Cerchio socialista, partècipano oggi quasi 50 organizzazioni.
    La nostra protesta è stata fortissima, con manifestazioni continue, conferenze e attività sostenute. La popolazione è stata dalla nostra parte, soprattutto perchè si è sentita tradita e manipolata dal governo. Sembra che questa forte opposizione abbia portato gli americani a sospendere i loro tentativi per qualche mese. Poi hanno cercato di usare i mass media per manipolare l’opinione pubblica denigrando i membri del movimento. Quindi hanno cambiato strategia: hanno diviso la base militare in due parti: in Repubblica Ceca la base radar e in Polonia quella missilistica per distruggere i razzi in arrivo. Questo è il loro progetto al momento attuale. Il governo ora è di destra e la politica delle menzogne e del tradimento ovviamente è diventata molto piu’ aggressiva.
    Lo slogan piu’ gridato nelle nostre manifestazioni è: “už nikdy o nás bez nás”, „mai piu’ si deciderà su di noi senza di noi”! E questa mi sembra la stessa cosa che sta capitando qui a voi. Ormai la politica degli Stati è nelle mani di un gruppo di irresponsabili, che credono di poter decidere sulla vita della gente senza ascoltarla. Credono di poter calpestare la volontà della gente. Loro non hanno piu’ idee o posizioni. Dicono solo quello che credono sia meglio dire per avere piu’ voti.
    E’ simpatico vedere in Repubblica ceca come i Verdi, che sono al governo con la destra, scìvolano sulle parole per non dire chiaramente qual’è la loro posizione! Ed è sempre molto simpatico vedere i socialisti che cambiano opinione giorno dopo giorno. Ma mi sembra che qualcosa di simile accada anche qui da voi... Forse si tratta di una malattia molto contagiosa...
    Questo gruppo di irresponsabili non rappresenta per niente la volontà del popolo. Sono solo dei funzionari dei grandi interessi economici, sono solo delle marionette in mano agli americani.
    Cari amici, la nostra lotta anche se si svolge in paesi diversi, anche se parliamo lingue diverse, è la stessa: la lotta per una Democrazia reale. La gente, i popoli devono riprendere il potere che gli è stato tolto!
    Sicuramente in una situazione internazionale che vede
    • la ripresa della corsa agli armamenti nucleari
    • l’instabilità politica in Medio Oriente
    • la Francia e gli USA che dichiarano che potrebbero usare la bomba nucleare per primi contro il terrorismo,
    installare queste basi nell´Est è buttare benzina sul fuoco. Il presidente russo Putin ha già dichiarato che realizzare questo progetto è come un atto di guerra e che sicuramente i russi costruiranno nuove armi nucleari contro lo scudo americano.
    La domanda a questo punto è: al di la delle dichiarazioni ufficiali, a cosa mira veramente la politica americana? Non possiamo credere che tutto questo sia per contrastare la bombetta nucleare della Corea del Nord o dell´Iran o, come dicono a Praga, per proteggere l´Europa! Si osserva chiaramente una tendenza al controllo delle risorse a tutti i costi, una grave tendenza distruttiva. L’Europa non può sottomettersi ad una politica che sta portando tutti verso la catastrofe nucleare.
    Osservate come gli Stati Uniti, per indebolire e disarticolare l’Europa, intervengono ed influiscono nelle politiche dei suoi membri piu’ deboli: quelli dell’Est europeo. Cosi come in passato hanno fatto con l’intervento militare nella ex Jugoslavia!
    Cari amici, la nostra lotta è radicata sul territorio, si svolge nelle città dove vogliono costruire le basi militari. Abbiamo bisogno però di una visione ampia che inquadri la nostra azione e ci faccia sentire uniti e solidali con altri.
    Sono qui come portavoce della iniziativa Ne zakladnam della Repubblica ceca, e come umanista voglio aggiungere che è necessario cominciare un’attività comune in tutta Europa.
    E’ urgente cominciare un disarmo nucleare globale con la supervisione dell´ONU.
    Pretendiamo che gli Stati Uniti ritìrino le 500 bombe nucleari custodite nelle loro basi in Europa.
    Non vogliamo piu’ nessuna nuova base militare USA in Europa.
    Non lasciamoci dividere e confondere, troviamo quello che ci unisce e non quello che ci differenzia, abbiamo bisogno di tutte le nostre energie perchè la lotta sarà molto dura...
    Amici, la manifestazione di oggi è solo l’inizio di una grande ribellione, di un grande movimento potente e non-violento che si estenderà a tutta l’Europa.
    Grazie e ahoj

    Lunedì, 19 Febbraio, 2007 - 09:49

    Acqua...

     
    FERMARE LA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI
     

    A gennaio di quest'anno è iniziata nelle piazze delle città italiane la raccolta firme sulla legge d’iniziativa popolare con la quale si vuole riportare l’acqua sotto il controllo pubblico, sia per quanto riguarda la proprietà che la gestione ed erogazione dei servizi idrici. I tavolini di raccolta firme stanno incontrando grande interesse e disponibilità da parte dei cittadini, e in poco più di un mese sono già state raccolte le 50 000 firme che servono per portare la proposta in Parlamento. L'obiettivo resta comunque quello di raccogliere ben 500 000 firme entro luglio.
     
    Più di 100 associazioni e comitati hanno promosso e aderito alla campagna, tra cui il Partito Umanista e gli Umanisti per l'Ambiente, i Cobas, l'ARCI, la CGIL, l'intero movimento di Porto Alegre, i partiti della sinistra radicale, ma anche vescovi e parroci,  personalità della cultura e dello spettacolo che hanno inviato  messaggi di sostegno.
     
    La proposta di legge vuole innanzitutto inserire nella legislazione italiana il principio che l'acqua dev'essere un bene comune, un bene pubblico, non una merce che si può privatizzare e vendere, sulla quale si può speculare e fare profitti.
     
    In passato l'acqua veniva gestita dai Comuni stessi o da aziende municipalizzate, ma da alcuni anni è partita un'offensiva da parte di aziende e speculatori per accaparrarsi i diritti su di essa. C'è chi la considera il "petrolio blu" del futuro, da sottomettere ai meccanismi del libero mercato e da quotare in borsa. Da proprietà e diritto di tutti l’acqua diventerebbe così una merce alla quale si potrà accede solo pagandola salata.
     
    Nelle ultime settimane è arrivato da parte di alcune componenti del governo il segnale di voler tenere l'acqua fuori dalle privatizzazioni dei servizi già avviate, ma evidentemente c'è nel centrosinistra chi vuole procedere alla svendita anche dei servizi idrici, nonostante i proclami fatti dall'Unione nel suo programma elettorale. Bisogna quindi stare attenti e non abbassare la guardia, anche per evitare che si accelerino furbescamente le privatizzazioni prima di arrivare a una moratoria. Chi spinge in Lombardia verso l'inserimento dell'acqua in una società "multiutility" da quotare in borsa è soprattutto il presidente Formigoni, ma anche buona parte della destra, con il silenzio-assenso del presidente della provincia di Milano, Penati, e di gran parte del centrosinistra. Gli acquedotti, affidati  per ora alla Metropolitana Milanese SpA, verrebbero fatti confluire nell'AEM per procedere poi a una megafusione con la ASM di Brescia. Arrivati a tale punto esisterebbe il reale rischio che una società multinazionale, anche straniera, cerchi di impossessarsi del "tesorino".
     
    L'argomentazione che, essendo un bene scarso, l'acqua verrebbe gestita meglio da privati per evitare sprechi, è falsa. Gli acquedotti sono oggi in buone condizioni, l'acqua è di ottima qualità, l'accesso garantito a tutti, il costo basso. L'obiettivo principale delle società private è il profitto (a spese dei cittadini) e non la qualità del servizio.
     
    La questione è gravissima e non riguarda solo l'Italia. Al  vertice di Nairobi e alla FAO si è parlato di siccità, desertificazione e carenza idrica in Europa, negli USA e in Cina, di 200 milioni di profughi idrici, di 800 milioni di contadini poveri cacciati dalle loro terre entro il 2050 e di modelli agricoli ormai in crisi per l'eccessiva dipendenza dall'acqua. In un rapporto sullo sviluppo umano dell’ONU dal titolo significativo "Povertà e Crisi Mondiale dell’Acqua" si legge che 4.900 bambini al giorno muoiono di diarrea per mancanza di acqua potabile e servizi sanitari.
     
    Per quanto riguarda la situazione italiana, è urgente fermare la privatizzazione finché è ancora possibile. Una volta privatizzata l’acqua, sarà difficile tornare indietro. I cittadini, i politici e le istituzioni non si stanno rendendo conto di quello che è in gioco. Questa ignoranza è dovuta in parte al silenzio imposto dai mass-media, che hanno la consegna di tacere sulla questione.
     
    Scendendo in piazza, pacificamente, a raccogliere le firme dobbiamo quindi anche informare, informare, informare, affinché si crei un'ampia protesta in tutto il paese che riesca a bloccare l'avanzata dei privati.
     
    L'acqua deve restare un bene pubblico. Non può diventare una merce.
     
     
    Thomas Schmid - 13.02.07

    Domenica, 18 Febbraio, 2007 - 16:44

    Inequivocabilmente ......

    Inequivocabilmente la Costituzione della Repubblica Italiana
     
    "La Guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri popoli e come
    mezzo di risoluzione delle controversie internazionali" (art. 11). La
    partecipazione italiana allo scellerato crimine dell'infinita guerra
    terrorista e stragista afghana e' uno sciagurato delitto, complice e
    fomentatore di terrorismi e massacri ulteriori.
    Inequivocabilmente la Costituzione della Repubblica Italiana afferma
    che "lo straniero,  al  quale sia  impedito nel  suo paese l'effettivo
     esercizio delle libertà  democratiche garantite dalla Costituzione italiana,
     ha diritto d'asilo nel  territorio della Repubblica (art.10).
     L'esistenza nel nostro  paese di  veri e  propri campi di concentramenti
     per esseri umani migrati di  tutto innocenti,
    cosi' come la pratica delle espulsioni di persone che in  Italia
    avevano trovato scampo da guerre, dittature, poteri criminali,
    persecuzioni, fame, morte (espulsioni che quelle persone fuggiasche
    ricollocano nelle condizioni di pericolo cui erano scampate con la
    fuga, e che  sovente addirittura le riconsegnano negli artigli dei persecutori
    da cui erano fuggite),
     costituiscono un crimine, un crimine tremendo ed infame .

    Inequivocabilmente la Costituzione della Repubblica Italiana
    "riconosce e  garantisce i  diritti
    inviolabili dell'uomo" (art. 2). Eppure in Italia
    servizi segreti che agiscono da terroristi (la Cia, per non far nomi)
    per conto di  governi  che agiscono da terroristi (quello statunitense, per
    non far nomi) rapiscono persone che in quanto nel territorio italiano
    dovrebbero essere  protette dal nostro ordinamento giuridico,
    e le rapiscono per privarle della  libertà e torturarle in violazione di
    ogni legge positiva e  di  ogni massima morale,e lo fanno con la complicita'
    di settori delle
    istituzioni italiane (settori ancora una volta "deviati" - tristo eufenismo
    per dire che in quelle istituzioni vi sono personaggi che agiscono in
    flagrante violazione della legalita' democratica cosi' come stabilita
    dall'ordinamento giuridico della Repubblica Italiana nata dalla
    Resistenza
    contro la disumanita' totalitaria). Ed anche questo e' un delitto
    scellerato.
    Inequivocabilmente l'Italia e' un paese che - con giusto impegno
    esplicitamente e solennemente assunto nel consesso internazionale - non
    partecipa dell'onnicida proliferazione delle armi nucleari, e che anzi
    e'
    impegnato per il disarmo atomico, consapevole che l'arma atomica e'
    nemica
    dell'umanita' intera. L'esistenza in Italia di arsenali atomici di
    potenze
    straniere - di cui vi e' ormai purtroppo piena contezza al di la' di
    ogni
    ragionevole dubbio sebbene una esplicita e netta conferma ufficiale
    (che
    equivarrebbe anche alla confessione di un delitto) ancora non vi sia -
    e' un
    crimine di tali proporzioni che ci vorrebbe qui la penna di Guenther
    Anders
    per esprimere in modo adeguato l'indignazione che suscita.
    Inequivocabilmente l'Organizzazione delle Nazioni Unite e tutti gli

    stati di 

    diritto attestano nei loro piu' impegnativi monumenti e strumenti
    giuridici
    che la pace e' una improcrastinabile necessita' per l'intero genere
    umano.
    Ed invece continuano le guerre, e la produzione degli strumenti per le
    guerre e le stragi: continua il riarmo, continua il militarismo.
    Inequivocabilmente tutte le grandi tradizioni morali e civili
    dell'umanita'
    intera affermano che la civile convivenza si fonda sul principio del
    non
    uccidere. Ed ogni giorno assistiamo a nuove stragi di esseri umani.

    Inequivocabilmente manifestare una volonta' di pace richiede che essa
    si manifesti con condotte di pace.

    Inequivocabilmente opporsi alla guerra, alle armi, al militarismo,
    richiede
    comportamenti coerenti, che costruiscano pace, dialogo, solidarieta'
    fra
    tutti gli esseri umani; richiede la scelta nitida e forte della
    nonviolenza.
    Inequivocabilmente la pace, la giustizia, la convivenza, il
    riconoscimento
    di tutti i diritti umani a tutti gli esseri umani, si costruiscono solo
    con
    la Nonviolenza.
         
    Fermare le Guerre e le Stragi.
    Smilitarizzare e Disarmare.
    Contrastare tutti i terrorismi, contrastare tutte le logiche e gli
    strumenti del terrore.
    Difendere ogni umana vita, difendere l'unico mondo che
     abbiamo in  comune.
    Solo la Nonviolenza puo' salvare l'umanita'.
    Inequivocabilmente.  
    Domenica, 18 Febbraio, 2007 - 12:21

    Inviati emittenti del mondo arabo...

    BASE VICENZA: ANCHE TV ARABE HANNO SEGUITO IL CORTEO

    AGI) - Vicenza, 18 feb. - Tra le centinaia di giornalisti presenti a Vicenza per documentare la manifestazione contro la nuova base militare americana all'aeroporto Dal Molin c'erano anche gli inviati di diverse emittenti del mondo arabo, fra le quali Al Jazeera e il corrispondente della televisione satellitare egiziana Nile News Tv, Yossef Ismail. "Per il nostro pubblico la vicenda della base di Vicenza e' di grande interesse", ha spiegato il giornalista. "L'Egitto - ha aggiunto - guarda con grande attenzione allo spiegamento logistico dell'esercito americano, da cui in gran parte dipende la sicurezza del paese e dell'intera area mediorientale".(AGI)

    Domenica, 18 Febbraio, 2007 - 11:54

    Non cambia idea il Governo....

    La manifestazione di Vicenza, in cui decine di migliaia di persone hanno sfilato pacificamente contro l'allargamento della base Usa, non farà cambiare idea al governo, malgrado le resistenze della sinistra radicale.

    E' quanto ha annunciato già ieri sera il presidente del Consiglio Romano Prodi.

    "Come auspicato da tutti gli esponenti della maggioranza .. . la manifestazione di Vicenza si è svolta in modo ordinato e corretto. Questo è il primo e più importante fatto che va rimarcato", ha osservato Prodi in una nota.

    "Il governo ha detto e continuerà dire i suoi sì e suoi no in coerenza con le linee generali di politica interna ed estera che si è impegnato ad attuare con le componenti della maggioranza che lo sostiene", ha detto ancora il premier.

    Il programma di legislatura "non sarebbe degno di questo nome, se cambiasse orientamento sotto la spinta di una manifestazione pure legittima e importante".

    La manifestazione di ieri non ha registrato incidenti in una città in cui la presenza della polizia è stata consistente ma discreta.

    Dopo un percorso di circa sei chilometri, il corteo è sfociato in un grande raduno, di fronte ad un palco sul quale si è esibito anche il premio Nobel Dario Fo.

    Ai timori di disordini a cui aveva accennato il Viminale, nei giorni precedenti si erano aggiunte le preoccupazioni per gli arresti di presunti neobrigatisti rossi nel Norditalia.

    La dimostrazione ha creato tensioni all'interno della maggioranza di centrosinistra, con l'ala radicale decisa ad opporsi alla decisione di Prodi di consentire l'allargamento della base americana "Ederle", mentre i riformisti l'hanno appoggiata.

    A livello locale, però, diversi esponenti di Ds e Margherita sono stati dalla parte dei manifestanti.

    L'allargamento della base di Vicenza - autorizzato dalla giunta di centrodestra del Comune e dal governo - prevede una spesa di 500 milioni di dollari (oltre 380 milioni di euro). La nuova "Ederle 2" dovrebbe essere operativa a partire dal 2010 e dovrebbe ospitare la 173esima brigata aviotrasportata statunitense.

    Domenica, 18 Febbraio, 2007 - 11:48

    Il governo Prodi si apra al confronto...

                                         COMUNICATO STAMPA della TAVOLA DELLA PACE


    Appello della Tavola della pace al Governo
    Il 26 febbraio saremo anche a Padova per partecipare alla grande manifestazione contro il terrorismo promossa dai sindacati
    Alla vigilia della manifestazione per la pace di Vicenza che domani vedrà la partecipazione di decine di migliaia di persone, Flavio Lotti e Grazia Bellini coordinatori nazionali della Tavola della pace hanno rilasciato la seguente dichiarazione:
    “La base americana di Vicenza non è il campo di gioco dello scontro tra la “sinistra radicale” e quella riformista. Essa chiama in causa un bene e un obiettivo come la pace tanto prezioso quanto minacciato. Per questo molti cittadini e organizzazioni, al di là delle diversissime appartenenze politiche, sociali e religiose, sentono il dovere di esprimere democraticamente e pacificamente le proprie preoccupazioni.
    Quando si manifesta un dissenso così ampio e argomentato, osservano Flavio Lotti e Grazia Bellini, a nulla servono i toni ultimativi. Meglio fermarsi e ascoltarsi reciprocamente. Basta con la demonizzazione di chi si impegna per la pace. Basta con le accuse ideologiche di antiamericanismo. Basta con le minacce e le intimidazioni. Il muro contro muro non giova a nessuno.
    Chi vuole la pace deve praticare il dialogo e il confronto. Governo e Parlamento si aprano dunque al confronto con le organizzazioni della società civile e gli enti locali che tutti i giorni s’impegnano concretamente a promuovere la pace e i diritti umani. C’è una politica di pace da costruire in un mondo attraversato da tensioni complesse e profonde. Ci sono numerose emergenze che attendono insistentemente di essere affrontate con coraggio e lungimiranza. Neanche il migliore dei governi possibili potrà farcela senza il sostegno e il contributo attivo dei propri cittadini.
    Annunciamo sin d’ora che il 26 febbraio saremo a Padova per partecipare alla manifestazione unitaria contro il terrorismo indetta da Cgil, Cisl, Uil, alla quale assicuriamo la piena adesione della Tavola della pace. ”
    Tavola della pace, 16 febbraio 2007
    Tavola della Pace
    Venerdì, 16 Febbraio, 2007 - 09:34

    Partito Umanista

    La nonviolenza è l’unica risposta
    Il governo Prodi sta reagendo con un misto di isteria e arroganza all’ondata popolare di protesta che culminerà nella manifestazione di sabato a Vicenza. Forse si aspettava che il ricatto del “governo amico” riuscisse anche questa volta a tacitare chi si oppone a una politica di servilismo verso gli Stati Uniti in perfetta continuità con quella di Berlusconi. O forse si aspettava che la gente rimanesse indifferente di fronte alla costruzione della più grande base USA in Europa, da cui partiranno i futuri attacchi verso i paesi non allineati al nuovo ordine di potere, creando un ulteriore rischio terrorismo sul nostro territorio.
    Visto che questa tecnica non ha funzionato, si è passati alle ridicole accuse di Amato, con il chiaro proposito di creare tensione e scoraggiare la partecipazione al corteo.
    Per tutto questo è fondamentale che la manifestazione di sabato faccia della nonviolenza attiva il suo segno distintivo e respinga ogni provocazione violenta, non dando nessuna solidarietà a  chi promuove e realizza la lotta armata.
    Partito Umanista

    Giovedì, 15 Febbraio, 2007 - 09:36

    Umanisti a Vicenza

    Noi  Umanisti  come  premessa :

     A  Vicenza  si tratterà di una manifestazione pacifica e importante. Questo è importante dirlo perché, i mass–media, negli ultimi giorni hanno tentato di amplificare il conflitto ed esasperarlo! In tutti i casi conviene avere un buon livello attenzionale , rilassato e tranquillo.

     Siamo a Vicenza per manifestare il nostro dissenso in modo nonviolento, ma presente e forte!

    Giovedì, 15 Febbraio, 2007 - 09:28

    Vicenza:Fermiamo chi scherza col fuoco atomico

    vi scrivo per alcuni rapidi aggiornamenti e per invitarvi ancora una
    volta a partecipare alla manifestazione di Vicenza del prossimo 17
    febbraio a Vicenza, senza cedere al clima di tensione che il governo,
    spalleggiato da buona parte delle forze politiche, sta cercando di
    alimentare pretestuosamente.

    Da Pordenone, parteciperemo con tre corriere: al momento attuale,
    abbiamo ancora una ventina di posti per riempire la terza. Chi non si
    fosse ancora iscritto, è invitato a farlo al più presto, comunicando
    nome e cognome, e un recapito (email o cellulare) a Michele
    <michele-negro@libero.it>, 338/4475550.

    Per le altre città d'Italia, trovate l'elenco dei contatti sul sito
    www.altravicenza.it, all'URL
    http://www.altravicenza.it/dossier/dalmolin/doc/20070208pullman01.pdf

    Sul sito trovate anche le indicazioni su come sono organizzati i vari
    spezzoni, per cui potrete scegliere l'area cui vi sentite più affini.

    *****

    Sempre a Vicenza, invitiamo tutti a partecipare, il giorno dopo la
    manifestazione, domenica 18, all'assemblea promossa dal Coordinamento
    "FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO" <<Per lanciare una campagna
    nazionale che porti allo smantellamento di tutte le armi nucleari
    presenti nel nostro paese in basi militari (Ghedi ed Aviano) e in porti
    che ospitano sottomarini nucleari. Un tema specifico, ma dalle molte
    implicazioni, che metterà in discussione la presenza di basi militari
    sul nostro territori, la partecipazione alla NATO, la legittimità di
    molte scelte di politica estera, le posizioni folli di molti governanti
    che ormai considerano l'uso di armi nucleari una semplice scelta di
    tattica militare.>>
    L'appuntamento è dalle 14.00 alle 17.00 presso la Sala dei Chiostri di
    Santa Corona - (Contrà Santa Corona, 4).

    ******

    Ieri in sei di noi siamo stati per quasi tre ore in compagnia di un
    collaboratore di Beppe Grillo, che ci ha intervistato su Aviano, le
    atomiche, la nostra azione legale... Ne è venuto fuori parecchio
    materiale che nei prossimi giorni (forse già domani) sarà pubblicato
    sul
    blog di Grillo (www.beppegrillo.it), che ormai è la quinta testata
    italiana per numero di accessi web.

    Potrebbe anche succedere (stiamo aspettando una conferma in questo
    senso) che il tema della nostra azione legale venga inserito nello
    spettacolo di Beppe Grillo, che inizierà la sua tournée proprio da
    Pordenone fra due giorni, venerdì 16. In tal caso, potrebbero chiederci
    di presenziare ai vari spettacoli in giro per l'Italia (l'elenco delle
    date è in http://www.beppegrillo.it/tour.php). Se c'è qualcuno che si
    vuol mettere a disposizione, me lo faccia sapere...

    *******

    Un'altra bella notizia sul fronte dei media è che lunedì sera abbiamo
    incontrato il direttore di Carta, Gigi Sullo, assieme ai due redattori
    che stanno lavorando all'uscita del supplemento Carta EstNord: il primo
    numero dovrebbe essere in edicola, assieme al settimanale, il 17 marzo,
    giusto a fagiolo con la nostra prima udienza, che come sapete è in
    programma per il 23 marzo, per cui molto probabilmente la nostra
    vicenda
    sarà sulla copertina...

    ********

    Per finire, vi ricordo l'appuntamento di sabato 24 febbraio, in cui si
    terrà l'assemblea generale del Comitato. Invitiamo tutti quanti a
    partecipare: sarà un momento importante per confrontarci, dopo l'esito
    della manifestazione di Vicenza ed in vista delle iniziative da mettere
    in campo per l'udienza.

    A presto, dunque, e tutti a Vicenza!
    Tiziano  Tissino

    Martedì, 13 Febbraio, 2007 - 13:59

    non lasciamo sparire Foued Cherif

    NON LASCIAMO SPARIRE FOUED CHERIF.


     Questa è una petizione per la liberazione di Foued Cherif, promossa dal coordinamento nazionale del Centro delle Culture.
    La mattina del 4 gennaio 2007 la Digos di Milano ha prelevato Cherif Foued dal suo posto di lavoro e lo ha portato presso la Questura dove gli è stato notificato un decreto di espulsione. A motivo dell'espulsione, in breve, il sospetto che Foued sia uno spalleggiatore di terroristi. .
    La notte del 4 gennaio Cherif Foued è stato imbarcato per la Tunisia senza permettergli di contattare un avvocato, senza potersi difendere, senza sapere con esattezza i capi di imputazione e soprattutto subendo violenza morale per essere strappato via dai suoi affetti.
    Foued è stato rinchiuso dal 5 al 15 gennaio nel dipartimento del ministero degli interni tunisino, in carcere di isolamento, il 16 è stato portato in un carcere civile sotto la giurisdizione militare e solo il 18 gennaio la famiglia ha avuto notizia su dove si trovava Foued.
    Cherif Foued non è mai stato indagato dall'Autorità Giudiziaria italiana o straniera.
    La sua unica "colpa" è stata quella di essere stato identificato, durante una perquisizione, nell'appartamento di alcuni cittadini tunisini indagati per presunte attività terroristiche e peraltro assolti dalla Corte di Assise di Milano.
    Foued è stato espulso in Tunisia illegittimamente, creando un precedente gravissimo per la nostra democrazia e per il principio del diritto alla Difesa. Non si può stare inermi a guardare quando l'antiterrorismo, che vorrebbe colpire il terrorismo, diviene abuso; quando vengono negati i diritti a coloro che sono stati accusati di essere i nemici ma, come esseri umani, come imputati, hanno diritto a un avvocato, a un processo, a un giudice, diritto a un trattamento dignitoso e umano. Invece si ritrovano in carceri di Paesi compiacenti, disposti a interrogarli con ogni mezzo e a detenerli senza processo. Non si tratta di illazioni ma di fatti ammessi anche dal Dipartimento di Stato americano che ne parla come di una prassi usata e abusata anche ai danni dei cittadini europei.
    L'espulsione di Foued è illegittima perché:
    • 1. non ci sono prove, non è mai stato indagato né in Italia né all'estero
    • 2. non ha goduto del diritto di difesa
    • 3. esiste un divieto di espatrio verso Paesi ove l'espellendo potrebbe essere soggetto a pene illegali e comunque ove non gode dei diritti civili. La Tunisia, secondo il rapporto di Amnesty del 2006 non garantisce i diritti e pratica la tortura. Il nostro paese infatti aderisce a patti comunitari Europei ed internazionali che garantiscono la difesa di tali diritti.
    Chiediamo che il governo italiano si faccia carico di:
    • 1. di garantire l'incolumità di Foued Cherif
    • 2. riportare immediatamente Foued Cherif in Italia dalla sua famiglia.
    • 3. dei danni economici e morali causati a Foued ed alla sua famiglia.
    Chiediamo ai deputati o ai senatori del parlamento che si facciano promotori di un'interrogazione parlamentare affinché si faccia chiarezza su quanto è successo.
      Non lasciamo soli Foued e la sua famiglia:
      • 1. Diffondi la petizione www.centrodelleculture.org/petizioni/foued: ad altre organizzazioni, a liste di amici, su blog, etc.
      • 2. Mettici in contatto con giornalisti (giornali, televisioni, radio)
      • 3. Mettici in contatto con legali che possono collaborare nella raccolta di informazioni ed esperienze utili.
      • 4. Contatta personaggi politici e istituzioni che si interessino al caso. Dopo essersi documentati, esprimano attraverso comunicati stampa la loro posizione.
      • 5. Aiutarci a raccogliere i fondi per sostenere le spese legali e la famiglia di Foued.

      Per informazioni: http://www.centrodelleculture.org/petizioni/petizione.php?id=1

    Lunedì, 12 Febbraio, 2007 - 16:43

    La mia spesa per laPace


    Ricevono questo comunicato 1887 persone in tutta Italia.
    Hanno aderito alla Campagna "La mia spesa per la Pace"
    3644 persone di 744 Comuni e 147 gruppi di sostegno locale
    CHI COMPRA VOTA
    Votate ogni volta che fate la spesa,
    ogni volta che schiacciate il telecomando,
    ogni volta che andate in banca
    sono voti che date al sistema.
    (Alex Zanotelli, missionario)

    Carissimo/a aderente,

    con la presente, coerentemente con le motivazioni di fondo della nostra campagna, ti invitiamo a
    1) Firmare la petizione on - line dei comitati di Vicenza
    (8218 adesioni raccolte. Aggiornamento ore 11 del 12-2-'07)
    3) Partecipare alla manifestazione nazionale di sabato 17 febbraio a Vicenza (per info vedi www.altravicenza.it)
    per dire 

              NO alle politiche unilaterali e di guerra preventiva


    NO all'ampliamento della base militare a Vicenza

    NO all'ampliamento della base militare a Vicenza

    Crediamo nella nonviolenza come via che possa portare ad una soluzione duratura e condivisa dei conflitti; per questo riteniamo da sempre inutili e dannose le basi militari; ma nel caso della base di Vicenza troviamo di una gravità estrema la decisione del governo italiano, perché ci sembra andare contro le conclamate linee di politica estera del nostro paese oltre che alla vocazione pacifista del patto fondativo della nostra Repubblica, sancito dalla Costituzione .
    .
    Infatti in gioco non è solo l'ampliamento di una base con tutti i problemi di natura sociale e ambientale che si porta dietro, ma la condiscendenza alla politica dell'attuale amministrazione USA, che da tempo ha scelto invece la guerra (unilaterale e preventiva) come unico mezzo per ristabilire l'ordine nel mondo.

    All’interno di questa logica di guerra, la base di Vicenza, ospitando la 173° Brigata, sara' il perno operativo del fronte Sud per le operazioni unilateralmente perseguite dagli Stati Uniti.

    I risultati di questa nefasta politica sono sotto gli occhi di tutti, in particolare dello stesso popolo americano che sempre meno condivide le scelte del suo governo, come ha dimostrato nelle recenti elezioni.

    Con queste motivazioni dichiariamo il nostro appoggio alle lotte popolari nonviolente contro la base militare a Vicenza, e la presenza di armi di distruzione di massa (armi nucleari) sul nostro territorio.

    Invitiamo pertanto il Capo del governo, il Ministro della difesa e il Ministro degli esteri ad agire attivamente per impedire l’ampliamento della base militare di Vicenza e ci appelliamo a tutte le forze che nell'attuale maggioranza si dichiarano vicine al movimento per la pace perché si attivino per bloccare una scelta di guerra.

    NO all'ampliamento della base militare a Vicenza

    Ti ringraziamo e ti invitiamo a fare il passaparola.
    Alla prossima.
    Diventa il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo
    (Mohandas Karamchand Gandhi)
    Lunedì, 12 Febbraio, 2007 - 16:35

    martedi 13 febbraio al pirellone Milano

    APPELLO ALLE COMUNITA' IMMIGRATE E AGLI ANTIRAZZISTI MILANESI:
    CONTRO LE LEGGI DISCRIMINATORIE E RAZZISTE
    MARTEDI' 13 FEBBRAIO ORE 11,30

    PRESIDIO

    SOTTO IL PIRELLONE IN OCCASIONE DEL CONSIGLIO REGIONALE

    A MILANO IN VIA FABIO FILZI
    Una delegazione di immigrati di Brescia presidierà la sede del consiglio regionale per protestare contro la legge regionale sui phone center che entrerà in vigore a marzo. L'obbiettivo di questa legge è costringere gli immigrati a cessare queste attività lavorative che sono nel mirino delle forze politiche xenofobe perché diventate il simbolo di una presenza di immigrati nelle città lombarde considerata troppo numerosa e visibile. Ai phone center, anche alle attività già avviate, si chiedono alcuni requisiti che non vengono richiesti per le altre attività commerciali e che non esistono neanche negli uffici pubblici. I phone center, oltre ad essere fonte di reddito e posti di lavoro per molti immigrati che vi sono impiegati, sono anche un luogo di incontro dei migranti ed una possibilità di comunicazione a basso costo con le proprie famiglie. Quindi vengono colpiti non sono solo i gestori ma anche tutti  i migranti che li frequentano, e più ancora in generale viene attaccato un modello di città fondato sulla parità dei diritti e sulla convivenza solidale, considerato che si introducono norme discriminatorie e razziali.
    Per questo a Brescia a fianco della lotta dei gestori dei phone center siamo scesi in campo. Saremo in presidio a Milano sotto il Pirellone e stiamo preparando una grande manifestazione a Brescia per il 24 febbraio per rilanciare la mobilitazione per l'abolizione della legge bossi-fini, per la chiusura dei cpt e per il trasferimento delle competenze per i permessi di soggiorno alle poste.
    Chiediamo alle associazioni dei migranti e a tutte le forze politiche e sociali antirazziste della città di Milano di partecipare al presidio e di organizzare in modo coordinato iniziative di lotta contro la legge regionale.
    Coordinamento immigrati in lotta (BS) - Coordinamento immigrati della Cgil Brescia - Forum associazioni immigrate (BS) - Tavolo migranti social forum - Centro sociale Magazzino 47 - Radio onda d'urto

    Sabato, 10 Febbraio, 2007 - 19:49

    SI, ALLA NONVIOLENZA.....

    CAMPAGNA "NONVIOLENZA UMANISTA"

    Sì alla NONVIOLENZA .....
    Abbiamo sentito scandire molti "no alla violenza" dopo l'ennesimo
    assassinio senza senso nei dintorni di uno stadio.

      MILANO " NONVIOLENZA"

    Ma chi pensa ancora che la violenza si combatta con la violenza nelle
    sue
    forme di repressione e restrizione della libertà non ha ancora capito
    nulla.
    L'unica risposta alla violenza è la NONVIOLENZA: un metodo più lento,
    più
    riflessivo, più intelligente, etico e l'unico veramente efficace.

    Sabato, 10 Febbraio, 2007 - 19:37

    Ass. Umaniste, Partito Umanista,La Comunità

                          

    Per la pace ed il disarmo
    appello per un enorme simbolo della pace
    a Roma il 17 di Marzo
    Le associazioni umaniste Mondo senza guerre, Partito Umanista, La Comunità per lo sviluppo umano, Centro delle culture hanno promosso l'appello riportato qui sotto che convoca tutti i pacifisti italiani a Roma il 17 Marzo, in occasione dell'anniversario dell'inizio della guerra in Iraq, per ribadire la necessità ed urgenza della pace nel mondo e del disarmo, in particolare nucleare, delle grandi potenze.
    *ROMA, 17 MARZO 2007
    **APPELLO PER COSTRUIRE INSIEME IL SIMBOLO DELLA PACE E DEL DISARMO*
    Ci troviamo davanti ad una scelta: *pace crescente o distruzione crescente*. L'alternativa è tra la costruzione della pace come diritto fondamentale di popoli e individui e una folle spirale di distruzione e violenza.
    Pochi dati bastano a illustrare la drammaticità della situazione:
    * Oggi sono in corso nel mondo più di 30 conflitti. Ogni anno
    muoiono a causa delle armi 500.000 persone, 1.300 al giorno, una
    al minuto.
    * Secondo i dati ufficiali, la Russia ha ammesso di possedere 20.000
    bombe nucleari, gli Stati Uniti 10.500, la Gran Bretagna 185, la
    Francia 450 e la Cina 400. Secondo alcuni osservatori Israele ne
    possiede almeno 200.
    * Nonostante le riduzioni effettuate negli anni Novanta, rimangono
    in tutto il pianeta più di 30.000 testate nucleari, sufficienti a
    distruggerlo per intero 25 volte.
    * La Nato si muove al di fuori degli accordi del Trattato di Non
    Proliferazione Nucleare, violandoli apertamente. Gli Stati Uniti
    hanno dislocato 480 bombe nelle varie basi Nato in Europa: 150 in
    Germania, 20 in Belgio, 20 in Olanda, 110 in Gran Bretagna, 90 in
    Italia e 90 in Turchia.

    I mezzi d'informazione diffondono un'immagine distorta e parziale di questa realtà, attribuendo la minaccia nucleare solo ad alcuni paesi e tacendo sulle sue dimensioni complessive, così che l'opinione pubblica non ha una vera percezione dell'enorme rischio che stiamo correndo.
    E' necessario reagire alla disinformazione e allo scoraggiamento dando impulso al movimento pacifista e nonviolento che si è sviluppato in questi anni nel mondo, unendo persone di differenti razze e religioni, culture e generazioni nel rifiuto della guerra e di ogni altra forma di violenza. Dobbiamo costruire un'alternativa non prevista nel copione dei potenti: un'alternativa basata sul rafforzamento dei vincoli tra i popoli, sull'appoggio reciproco, sulla solidarietà, sulla sensibilizzazione dell'opinione pubblica, sulla mobilitazione e sulla pressione su coloro che pretendono di decidere il destino di tutti.
    Abbiamo deciso di raccogliere l'appello lanciato dai pacifisti di tutto il mondo per dare vita a mobilitazioni nonviolente. Vogliamo ripetere l'esperienza già realizzata con successo a Budapest, Praga, Santiago del Cile, Helsinki, Parigi, Londra, Amsterdam, Atene, Milano, Firenze, Roma e Torino. Vogliamo costruire il simbolo della pace e del disarmo per riaffermare le tre maggiori urgenze del momento:
    * Ritirare le truppe d'invasione
    * Restituire i territori occupati
    * Smantellare gli arsenali
    Chiediamo a quanti lavorano per la pace, la nonviolenza, i diritti umani
    e il superamento di ogni forma di discriminazione, chiediamo al mondo della politica, del volontariato, della cultura, dell'informazione e della spiritualità di sottoscrivere e diffondere questo appello e soprattutto di partecipare alla creazione a Roma del simbolo della pace e del disarmo.
    Note:
    Sabato, 10 Febbraio, 2007 - 19:29

    Iniziativa raccolta firme acqua pubblica

     13 gennaio 2007 è iniziata nelle piazze delle città italiane la raccolta firme sulla legge d’iniziativa popolare con la quale si vuole riportare l’acqua sotto il controllo pubblico, sia per quanto riguarda la proprietà che la gestione ed erogazione dei servizi idrici.

    Ma non saranno banchetti del solo movimento dell’acqua. Più di 100 associazioni e comitati hanno promosso e aderito alla campagna, tra cui il Partito Umanista e gli Umanisti per l'Ambiente, i Cobas, l'ARCI, la CGIL, l'intero movimento di Porto Alegre, i partiti della sinistra radicale, ma anche vescovi e parroci, personalità della cultura e dello spettacolo che hanno inviato i messaggi di sostegno.
    L'obiettivo è di raccogliere mezzo milione di firme in 6 mesi, anche se ne basteranno 50.000 per portare l'iniziativa popolare in Parlamento. La proposta di legge vuole innanzitutto inserire nella legislazione italiana il principio che l'acqua dev'essere un bene comune, un bene pubblico, non una merce che si può privatizzare e vendere, sulla quale si può speculare e fare profitti.
    In passato l'acqua è stata gestita dai Comuni stessi o da aziende municipalizzate, ma da alcuni anni è partita un'offensiva da parte di aziende e multinazionali per accaparrarsi i diritti su di essa. C'è chi la vede come il "petrolio blu" del futuro, da sottomettere ai meccanismi del libero mercato e da quotare in borsa. Da proprietà e diritto di tutti l’acqua diventerebbe così una merce alla quale si accede solo pagandola salata. Nell'ambito politico tutti d'accordo a privatizzare, dal centrodestra al centrosinistra, dalla sindaca di Milano Moratti fino al presidente Prodi (il quale aveva promesso l'esatto contrario in campagna elettorale). Tutti a collaborare volenterosi alla svendita del patrimonio pubblico, come è accaduto in provincia di Pavia, dove la legge della Regione Lombardia che obbliga a privatizzare i servizi idrici è stata recepita all'unanimità.
    L'argomentazione che, essendo un bene scarso, l'acqua verrebbe gestita meglio da privati per evitare sprechi, è falsa. Gli acquedotti sono oggi in buone condizioni, l'acqua di ottima qualità, l'accesso garantito a tutti, il costo basso. L'obiettivo principale delle società private è il profitto (a spese dei cittadini) e non la qualità del servizio.
    La questione è gravissima e non riguarda solo l'Italia. Al summit di Nairobi e alla FAO parlano di siccità, desertificazione e carenza idrica in Europa, negli USA e in Cina, di 200 milioni di profughi idrici, di 800 milioni di contadini poveri cacciati dalle loro terre entro il 2050 e di modelli agricoli ormai in crisi per l'eccessiva dipendenza dall'acqua. In un rapporto sullo sviluppo umano dell’ONU dal titolo significativo "Povertà e Crisi Mondiale dell’Acqua" si legge che 4900 bambini al giorno muoiono di diarrea per mancanza di acqua potabile e servizi sanitari.

    Per quanto riguarda la situazione italiana, è urgente porre uno stop alla privatizzazione ora che è ancora possibile. Una volta privatizzata l’acqua, sarà difficile tornare indietro. I cittadini, i politici e le istituzioni non si stanno rendendo conto di quello che è in gioco. Questa ignoranza è dovuta in parte al silenzio imposto dai mass-media, che hanno la consegna di tacere sulla questione.
    Scendendo in piazza, pacificamente, a raccogliere le firme dobbiamo quindi anche informare, informare, informare, affinché si crei un'ampia protesta in tutto il paese che riesca ad ostacolare e bloccare l'avanzata dei privati.
    L'acqua deve restare un bene pubblico. Non può diventare una merce.
    Allegato Descrizione
    00113_dossier_acqua.doc
    109.5 KB
    Sabato, 10 Febbraio, 2007 - 19:20

    martedi 14 febbraio alle 17,30 europa in Pac

    PER UN’EUROPA DI PACE
    NO ALLA BASE MILITARE USA
    IN REPUBBLICA CECA
    Il governo della Repubblica Ceca ha autorizzato l’installazione di una nuova base militare USA nel paese, come parte del cosiddetto National Missile Defense System. Si notano in questa vicenda lo stesso servilismo dimostrato dal governo italiano riguardo alla base di Vicenza, la stessa arroganza degli Stati Uniti, la stessa opposizione della gente.
    Davanti alle crescenti proteste organizzate da un coordinamento di oltre 40 organizzazioni, il cui portavoce Jan Tamas è il presidente del Partito Umanista ceco, il governo ha sostenuto che “si tratta solo di una questione tecnica” e si è rifiutato di sottoporla a referendum.
    Martedì 13 febbraio alle 17,30
    Presidio di protesta, in contemporanea con gli umanisti di Olanda, Grecia, Spagna, Francia e Ungheria davanti al consolato della Repubblica Ceca a Milano, via G.B. Morgagni 20, in appoggio alla manifestazione organizzata a Praga alla stessa ora davanti alla sede del governo ceco.
    www.partitoumanista.it

    Venerdì, 9 Febbraio, 2007 - 14:35

    ostaggi italiani in Nigeria"" abbandonati""

    Gli ostaggi italiani in Nigeria: «Ci avete abbandonati»
    Articolo pubblicato il: 2007-02-07

    ROMA - Prima la rabbia e l'angoscia degli ostaggi italiani in Nigeria
    che
    irrompono dalle pagine del Manifesto, poi le rassicurazioni dell'Eni e
    la
    cautela della Farnesina, infine l'appello della moglie di uno dei
    rapiti e
    la notizia della telefonata imprevista e tranquillizzante di Cosma
    Russo.
    È pieno di colpi di scena il film della giornata sulla vicenda dei due
    tecnici dell'Agip italiani e di un libanese, rapiti il 7 dicembre
    scorso
    dal Mend, il Movimento per l'Emancipazione del Delta del Niger. (nella
    foto da sinistra il libanese Saliba Amad e gli italiani Damiano Russo e
    Franco Arena).
    «Siamo delusi. Delusi dal governo italiano, che non sta facendo nulla
    per
    tirarci fuori da qui. Delusi dalla nostra compagnia, che ci ha lasciati
    a
    marcire in questa giungla. Delusi da questa situazione, in cui ci
    troviamo
    incartati», hanno detto Francesco Arena, Cosma Russo e Imad Saliba
    all'inviato del Manifesto che, dopo lunga attesa a Port Harcourt e un
    viaggio in barca nella notte sul Delta del Niger, è riuscito ad
    incontrarli e intervistarli.
    Nella foto pubblicata dal Manifesto che li ritrae a bordo di
    un'imbarcazione, guardati a vista da tre uomini armati e mascherati, i
    tre
    appaiono in buona salute, anche se stanchi.
    Arena e Russo hanno dichiarato di non poterne più di una «situazione di
    abbandono» e accusato il governo italiano e l'Agip di non fare
    abbastanza
    affinché il governo nigeriano «accetti le richieste dei rapitori», il
    cui
    accoglimento porterebbe alla loro liberazione.
    Sulle trattative, ieri in mattinata, è intervenuto un portavoce
    dell'Eni:
    «Stiamo lavorando - ha detto - e continueremo a farlo in stretta
    collaborazione con l'Unità di Crisi della Farnesina e le Autorità
    nigeriane». Da parte sua la Farnesina ha rilevato che la situazione
    permane «estremamente delicata» e ha ribadito che il governo «non
    trascura
    alcuna pista ed alcun elemento che possa portare alla liberazione» dei
    tre
    tecnici «nel più breve tempo possibile» e che si ha «piena comprensione
    della forte preoccupazione e dell'angoscia delle famiglie».

    Fonte: http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=59301

    Venerdì, 9 Febbraio, 2007 - 14:32

    10 febbraio 2007 presidio a Monza

     

    Vi segnalo che sabato 10 febbraio, dalle ore 14.00 alle ore 18.00 in P.zza San Paolo a Monza
    è stato concordato un presidio antifascista per protestare contro il corteo fascista.
    Vi giro di seguito i comunicati.

    Al Sindaco di Monza, Michele Faglia
    Al Presidente della Provincia di Milano, Filippo Penati
    Ai Deputati e ai Senatori dell’Unione eletti in Brianza

    Abbiamo appreso da manifesti affissi in città che sabato 10 febbraio ’07 un gruppo di associazioni legate all’estrema destra vorrebbe fare un corteo nel centro di Monza, strumentalizzando il giorno del ricordo della tragedia delle Foibe. Sotto sigle diverse si nascondono le organizzazioni neonaziste di forza nuova che già in dicembre e  in gennaio hanno cercato di fare manifestazioni in chiave razzista e xenofoba contro ambulanti ed immigrati. VERE  E PROPRIE MANIFESTAZIONI DI ODIO RAZZIALE. Inoltre le organizzazioni che promuovono e aderiscono a questo sfilata sono di chiara matrice neofascista e neonazista, per questo motivo manifestazioni di questo tenore nella MONZA CITTA’ PER LA PACE non vanno tollerate. L’associazione “Lorien” promotrice di questa gazzarra è l’associazione che nel 2004 in una iniziativa (al chiuso) faceva cantare persone che inneggiavano al fascismo, all’odio contro Ebrei ed Immigrati. Monza proprio in questi giorni ha ricordato i deportati non più tornati dai campi di sterminio e tutti i Monzesi che si sono immolati per dare al paese la democrazia. Oggi negazionisti, fascisti e nazisti vorrebbero usare lo strumento democratico per garantirsi il diritto a manifestare.  Inoltre le forze democratiche ed antifasciste di Monza manifestano la loro preoccupazione perché questo proliferare di iniziative di stampo neonazista avviene con insistenza a Monza, città dove fra breve si andrà a votare, e questo  assume un carattere di vera provocazione. Per questo insieme di questioni le forze democratiche ed Antifasciste di Monza, chiedono al Sindaco e alla Giunta di Monza una presa di posizione autorevole verso le autorità competenti affinché, per motivi di ordine pubblico e di opportunità politica, il corteo di Sabato non venga effettuato. Nel caso questo venisse confermato le scriventi forze si mobiliteranno per un presidio democratico e pacifico del centro di Monza. Di questa grave situazione ne faremo oggetto di iniziative Parlamentari nei confronti del Ministero degli Interni.

    ANPI di Monza
    Partito della Rifondazione Comunista
    Associazione per l’Ulivo
    Democratici di Sinistra
    Margherita
    Partito dei Comunisti Italiani
    SDI
    Verdi

    Monza,  4 febbraio ’07

    Venerdì, 9 Febbraio, 2007 - 14:25

    16 febbraio 2007 risparmio energetico

    Oggetto: M'illumino di Meno - 16 febbraio 2007 Giornata Internazionale del risparmio energetico

    Cari amici,

    Vi invitiamo ad aderire all'appello "M'illumino di meno" lanciato dal noto programma di Radio 2 "Caterpillar" in occasione della Giornata internazionale del Risparmio Energetico  del 16 febbraio 2007. 
    La Tavola della pace sostiene "M'illumino di meno" e invita tutti a partecipare: donne  e uomini, ragazze e ragazzi, associazioni, enti locali,  scuole, aziende, musei, astrofili, società sportive, gruppi scout, istituzioni, univesità,   negozianti e artigiani...
    Il 16 febbraio diminuiamo i consumi in eccesso e dimostriamo all’opinione pubblica come un altro utilizzo dell’energia sia possibile.  L’invito rivolto a tutti è quello di spegnere le luci e tutti i dispositivi elettrici non indispensabili il 16 febbraio 2007 alle ore 18!
    In particolare moltissimi ristoranti organizzeranno cene a lume di candela, mentre le amministrazioni locali forniranno il colpo d’occhio più spettacolare all’iniziativa effettuando, a partire dalle 18 del 16 febbraio, spegnimenti simbolici delle grandi piazze italiane e dei monumenti più importanti (come l’Arena di Verona, il Duomo di Milano, la Mole Antonelliana di Torino, Palazzo Vecchio a Firenze, le piazze di Catania, Bari, Bologna e Palermo).
    Nelle due precedenti edizioni “M’illumino di meno” ha contagiato centinaia di migliaia di persone impegnate in una allegra e coinvolgente gara etica di buone pratiche ambientali. Lo scorso anno si risparmiò, nella sola ora e mezza di durata della trasmissione, l’equivalente del consumo medio quotidiano di una regione come l’Umbria. La campagna di “M’illumino di meno” inizierà il 15 gennaio e si protrarrà per un mese fino al 16 febbraio (anniversario dell’entrata in vigore del protocollo di Kyoto). 
    Caterpillar racconterà giorno per giorno le iniziative più originali, la preparazione delle piazze e dei comuni in Italia e all’estero, le idee più innovative di chi propone soluzioni per abbattere il grafico dei consumi energetici. Mettete in moto la Vostra fantasia e il Vostro ingegno  per dare vita a delle  iniziative originali di risparmio energetico.
    Sul sito internet del programma www.caterueb. rai.it, sarà possibile segnalare la propria adesione alla campagna, precisando quali iniziative concrete si metteranno in atto nel corso della giornata, in modo che le idee più interessanti e innovative servano da esempio e possano essere riprodotte dagli altri aderenti. Quest’anno la campagna “M’illumino di meno” è patrocinata dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero delle Politiche Agricole. 
    Buon risparmio a tutti!
    Tavola della pace
    Venerdì, 9 Febbraio, 2007 - 14:21

    rete scuola e pace parlano la stessa lingua

    Milano , 08/02/2007
    La Scuola e la Pace parlano la stessa lingua
    ------------ --------- --------- --------- --------- --------- -
    ----------
    di Retescuole

    ReteScuole, coordinamento di genitori ed insegnanti delle scuole di
    Milano e provincia, in sintonia con il coordinamento delle scuole di
    Vicenza e provincia aderisce alla manifestazione di Vicenza del 17
    febbraio, indetta dal Presidio Permanente e dal Coordinamento dei
    Comitati Cittadini contro il Dal Molin.

    La Scuola e la Pace parlano la stessa lingua. Come genitori ed
    insegnanti impegnati per una scuola improntata al dialogo e
    all'incontro, alla convivenza civile e alla valorizzazione delle
    diversità, portatrice di una cultura di pace tra i popoli, rifiutiamo
    totalmente qualsiasi scelta funzionale alle politiche di guerra e di
    servitù militari che contrastano con tali principi e con l'articolo
    11 della nostra Costituzione, tanto bistrattato, che sancisce il
    ripudio alla guerra come mezzo di risoluzione delle controversie
    internazionali.

    Vorremmo che decisioni così importanti venissero prese dopo aver
    ascoltato le popolazioni sulle quali tali scelte ricadono.
    Così, come per la base del Dal Molin non si vuole tener conto della
    volontà delle comunità locali, altrettanto, per la nostra esperienza
    e per la scuola in generale, non si vuole tener conto delle istanze e
    delle proposte per una buona scuola per la Repubblica che giungono da
    chi nella scuola vive e lavora.
    In solidarietà con la stragrande maggioranza dei cittadini vicentini,
    rifiutiamo l'ampliamento della base di Vicenza anche perchè questa
    nuova servitù militare deprimerebbe ulteriormente il territorio dal
    punto di vista ambientale e lo renderebbe più povero, sottraendo le
    risorse idriche ed energetiche necessarie ai bisogni delle
    popolazioni locali.

    Nella Finanziaria il Governo ha deciso un aumento complessivo delle
    spese militari che ammontano a 20,354 miliardii di euro. Inoltre il
    41% delle spese per il mantenimento della base statunitense in
    questione, come per tutte le altre sul territorio nazionale, sono a
    carico dello Stato italiano.
    Riteniamo questo un incredibile spreco di risorse economiche che
    potrebbero essere destinare ad altri servizi essenziali per la
    collettività.
    Tanto per rimanere solo nel campo della scuola, il settore della
    Pubblica istruzione viene sottoposto ad un taglio complessivo di 3
    miliardi di euro in tre anni di cui 448 milioni nel 2007, che portano
    a peggiorare le già critiche condizioni della scuola pubblica di
    tutte e di tutti, per tutte e per tutti.

    A chi ci chiede: ma cosa c'entrate voi di ReteScuole con la base di
    Vicenza noi diciamo: la scuola c'entra sempre con la pace e vorremmo
    che i soldi delle nostre tasse fossero impiegati più saggiamente
    nell'educazione e non nell'acquisto e nel mantenimento di macchine da
    guerra.

    Sabato, 3 Febbraio, 2007 - 11:29

    basi in Italia...

    Italia
    Aviano Administration Annex Group, Aviano, US Air Force
    Aviano Air Base, Roveredo In Piano, US Air Force
    Aviano Ammunition Storage Annex, Roveredo In Piano, US Air Force
    Aviano Bachelor Hsg Annex No 2, Aviano, US Air Force
    Aviano Bachelor Hsg Annex, Aviano, US Air Force
    Aviano Family Hsg Annex, Aviano, US Air Force
    Aviano Maintenance Annex, Aviano, US Air Force
    Aviano Storage Annex, Aviano, US Air Force
    Camp Darby, US Army
    Camp Ederle, Vicenza, US Army
    Coltano Troposcatter Site, US Army
    Comiso Family Hsg Site, Comiso, US Air Force
    Dal Molin Airfield, Vicenza, US Army
    Livorno, US Army
    Livorno Supply & Maint Area, 409 US Army
    Livorno Training Area, US Army
    Longare Comm Site, Vicenza, US Army
    Sigonella, Sigonella, US Navy
    NAVHOSP Naples, Neapel, US Navy
    NAVSUPPACT Maddalena, La Maddalena, US Navy
    NAVSUPPACT Naples, Neapel, US Navy
    NCTAMS Eurcent Naples, Neapel, US Navy
    Pisa Ammo Stor Area, Pisa, US Army
    San Vito Dei Normanni Air Station, Brindisi, US Air Force
    Vicenza, Vicenza, US Army
    Vicenza Basic Load Stor Area, Vicenza, US Army
    Vicenza Fam Hsg, Vicenza, US Army
    Vigonovo Storage Annex, Vigonovo, US Air Force
    23 Basi, senza altri dettagli

    Sabato, 3 Febbraio, 2007 - 11:21

    dimostranti occupano binari stazione

       17/1/2006

    DIMOSTRANTI OCCUPANO BINARI STAZIONE, Alcune centinaia di persone dei comitati che si battono per il 'no' alla nuova base Usa a Vicenza occupano i binari della stazione ferroviaria. Il traffico dei treni e' al momento sospeso. Ai manifestanti, circa 600 che stasera avevano preso parte al corteo per le vie del centro storico, se ne sono aggiunti altre centinaia, che si sono diretti verso la stazione, per bloccare il traffico ferroviario. La situazione e' di grande confusione ma, secondo quanto riferito dalle forze dell'ordine, non e' al momento degenerata.Nessun problema lungo l'asse Roma Washington. Ma Prodi, sulla questione della base americana, deve sciogliere due nodi. Il primo è politico: il dissenso della sinistra radicale. Il secondo è legato al dialogo con i comitati locali, contrari all'ampliamento del Del Molin per ragioni, più che politiche, territoriali e ambientali

     
    «Un passo avanti nelle relazioni bilaterali» - dice Ronald Spogli, ambasciatore americano. «L'Italia onora i suoi impegni internazionali» - ribadisce il Dipartimento di Stato. «I nostri rapporti non hanno mai registrato increspature d'acqua, come descritto dai media» - conferma Romano Prodi. Il disco verde del governo all'ampliamento della base americana di Vicenza - utilizzando l'area dell'aeroporto civile «Dal Molin», dove sorgeranno alloggi e infrastrutture per ospitare 1750 soldati oltre ai 2750 già presenti in loco - apre una falla, non tanto con l'alleato americano o con l'opposizione (favorevolissima), quanto con le componenti radicali della coalizione. Un altro tema che va ad aggiungersi - oltre a quello sulla Tav e sull'eventuale alleggerimento dello «scalone» - alla lunga lista di problemi politici del governo, sempre più diviso tra un'ala di «ancien gauche» coagulata attorno al PdCI, a Rifondazione e ai Verdi e la componente cosiddetta «riformista» dell'Ulivo, nocciolo duro del nascituro, e mai nato, Partito democratico.

    LINK

  • Comitato anti-ampliamento
  • La posizione di Cinzia Bottene
  • No al Dal Molin

    DIVERGENZE POLITICHE
    «I cittadini sono stati traditi» - attacca il verde Alfonso Pecoraro Scanio, preoccupato delle ricadute ambientali ed urbanistiche dell'allargamento della base (che tra l'altro dovrebbe ospitare un megaparcheggio per quasi 2000 autovetture). E mentre Oliviero Diliberto, PdCI, invoca «il coinvolgimento della popolazione», e Franco Giordano, segretario di Rifondazione, si dice pronto a scendere in piazza con i pacifisti perché «le servitù militari devono essere rinegoziate, non ampliate», i più duri nei toni sono i deputati veneti dell'Unione, preoccupati soprattutto delle ricadute urbanistiche della decisione di ampliare la base statunitense. «Una decisione gravissima» - attaccano Fincato, Trupia, Zanella, Valpiana e Galante.

    REFERENDUM
    La quadratura del cerchio, per evitare che un dissenso profondo si trasformi in un problema politico che metterebbe in crisi la stessa tenuta del governo, risiede in una parola su cui tutti - da Piero Fassino a Fausto Bertinotti - si dicono d'accordo: «Referendum». Una parola che non divide la coalizione, ma divide governo centrale e amministrazione locale. A chi spetta indirlo? Il gioco del rimpallo delle responsabilità è avviato.

    Il sindaco Enrico Hullweck (Forza Italia) - incassato il sì del Consiglio comunale e storico pasdaran dell'ampliamento (anche per le sue ricadute occupazionali) - ha le idee chiare. Non è materia locale: «La parola spetta al Governo. Lo stesso discorso vale per il referendum locale che per legge può esserci solo su una materia di competenza locale. Questa non lo è». Di tutt'altro avviso - naturalmente - Romano Prodi che, oltre a circoscrivere il dissenso in un ambito puramente territoriale-urbanistico, ha risposto in questo modo: «La trattativa sul progetto con gli americani spetta al comune di Vicenza». E sul referendum? «Materia locale. Non sono mica il sindaco» - dice.

    PROTESTA LOCALE
    Il problema non è solo un problema politico di tenuta della coalizione. E nemmeno - esclusivamente - una questione che apre un conflitto istituzionale di competenza tra consiglio comunale e governo centrale. Il problema è anche legato al fatto che l'ampliamento della base di Vicenza avverrebbe in un'area, il «Dal Molin», che sorge in piena Vicenza.
    «700 mila metri cubi di cemento che cancelleranno un polmone verde della città» - accusa la signora Cinzia Bottene, agit-prop antiampliamento. Sono già dodici i comitati cittadini sorti a Vicenza per protestare contro quella che è apparsa, a molti cittadini vicentini, come una scelta inopportuna, soprattutto per motivi di vivibilità. Il timore di molti, a Vicenza, è che, alla fine, questioni più grandi finiscano per scaricarsi su una comunità locale già carica di problemi.
    Sono comitati che rappresentano un disagio reale. Sono trasversali, non «ideologicamente antiamericani». E' anche a loro che il governo dovrà una risposta.

  • Sabato, 3 Febbraio, 2007 - 11:18

    iIl fututro è nelle nostre Mani


    NOTE ORGANIZZATIVE MANIFESTAZIONE NAZIONALE 17 FEBBRAIO
    “IL FUTURO è NELLE NOSTRE MANI: DIFENDIAMO LA TERRA PER UN DOMANI SENZA BASI
    DI GUERRA”

    In questi giorni abbiamo ricevuto numerosissime adesioni per la
    manifestazione nazionale del 17 febbraio a Vicenza. Di questo vi vogliamo
    ringraziare.

    Quella che si prospetta è una manifestazione molto partecipata, dalle
    dimensioni che la nostra città non ha mai vissuto. Proprio per queste
    ragioni vi chiediamo di fornirci alcune informazioni al fine di organizzare
    al meglio l’iniziativa.

    Vi chiediamo di indicarci al più presto il numero approssimativo di
    partecipanti dalla vostra realtà, il mezzo di trasporto con cui arriverete a
    Vicenza (se pullman indicateci anche il numero) e un referente da poter
    contattare.

    Tutto ciò al fine di poter organizzare al meglio il vostro arrivo e la
    vostra partecipazione al corteo; ulteriori informazioni (luogo di sosta dei
    pullman, parcheggi ecc) vi saranno segnalati con email successive.
    Riceviamo, inoltre, numerose richieste da tutta Italia per sapere come
    giungere a Vicenza e a chi rivolgersi nella propria città: la completezza
    delle informazioni, dunque, è fondamentale per favorire la massima
    partecipazione possibile.

    Il concentramento del corteo è fissato per le 14.30 di fronte alla stazione
    dei treni di Vicenza. Il corteo, dopo aver fatto un giro della città, si
    concluderà con un happening presso Campo Marzo, nei pressi della stazione
    FS.

    Pubblicheremo tutte le informazioni anche nel sito www.altravicenza. it.

    Il 17 febbraio tutte e tutti a Vicenza! NO Dal Molin!

    Presidio Permanente NO DAL MOLIN

    Recapiti:
    nodalmolin@libero. it

    Sabato, 3 Febbraio, 2007 - 11:00

    ammazzateci tutti

    Reggio_Calabria_17-2-07.jpg

    Una lettera dalla Calabria di Rosanna del Movimento Ammazzateci Tutti. Il 17 febbraio a Reggio Calabria i nostri ragazzi sfileranno contro la mafia. Non lasciamoli soli.

    Caro Beppe,
    mi chiamo Rosanna, ho 23 anni e sono la figlia di un giudice di Cassazione calabrese ucciso poco prima di Falcone e Borsellino. Ma non è per parlare di me che ti scrivo.
    E’ trascorso più di un anno dalle grandi manifestazioni di Locri scaturite dalla rabbia per l’omicidio del Vice Presidente del Consiglio Regionale Francesco Fortugno, ciliegina sulla torta dopo decine di delitti impuniti perpetrati nella Locride ed in tutta la Calabria.
    Dopo un anno e mezzo in Calabria si continua a morire, a pagare la mazzetta, a sopravvivere soggiogati dalla ‘ndrangheta.
    Dopo un anno e mezzo noi ragazzi siamo ancora qui a combattere per contrastare ogni forma di mafia, da quella di strada a quella dei Palazzi, e riprenderci la nostra terra.
    ...
    Molto spesso ci si sente immuni al problema ‘ndrangheta, finché non ci troviamo a doverne affrontare la prepotenza. Ce ne accorgiamo al momento di aprire un’attività, quando ‘qualcuno’ bussa alla tua porta chiedendo un ‘contributo’ per lasciarti lavorare, poi il ‘contributo’ diventerà un quarto, metà, tre quarti del guadagno dell’attività e sarai costretto o a scendere a compromessi o a chiudere ed andare via. Tutto normale, preventivato, anche se completamente assurdo. Tutto consumato in silenzio.
    Come quando ammazzano qualcuno a te caro e sai chi è stato, ma quel nome è troppo pesante da dire, così come diventa troppo rischioso chiedere che sia fatta giustizia, perché certi nomi sono impronunciabili. E allora si ingoiano bocconi amari e si continua la solita vita.
    Oppure può succedere che un giorno un ragazzo si senta umiliare dai compagni perché non ha la maglia firmata e non l’avrà mai perché in famiglia si fanno i salti mortali per arrivare a fine mese e allora, per dare una mano, per sentirsi qualcuno e farsi rispettare eccolo rivolgersi al ‘capetto’ di turno, eccolo ipotecare la sua vita, vendere la sua dignità per diventare ‘qualcuno’. Che importa se poi rischia di finire in carcere per spaccio o per aver ucciso un uomo? Che importa se avrà buttato nel fango la sua coscienza?
    Perché, sia chiaro, alla fine chi ci rimette è la povera gente, non ‘lorsignori’.
    No, quelli guardano dall’alto delle loro ville al Nord, sicuri ed al calduccio! C’è chi paga per loro.
    In Calabria è rimasta solo la spietata manovalanza, quella che si occupa di tenere sotto controllo il territorio e soggiogare, sostituendosi allo Stato, i calabresi. E’ quella a cui ci si rivolge per comprare i propri diritti, quella che alimentiamo con l’ignoranza e la paura.
    ...
    Ed è proprio questo il senso della manifestazione che noi ragazzi del Movimento Ammazzateci tutti stiamo promuovendo per il prossimo 17 febbraio a Reggio Calabria.
    Noi vogliamo mettere in pratica le parole del Giudice Borsellino: “Se la gioventù le negherà il consenso anche l’onnipotente e misteriosa mafia svanirà come un incubo.”
    Perché se continueremo a rivolgerci al ‘capobastone’ per ottenere i nostri diritti, se lasceremo che la ‘ndrangheta continui ad interferire nelle nostre vite con arroganza e prepotenza, se ci faremo ingannare dai suoi diabolici sorrisi, non riusciremo mai a liberarci dal suo giogo.
    ...
    E’ la prima manifestazione auto-convocata che organizziamo a Reggio Calabria, la prima completamente auto-finanziata, anche se non nascondo che vorremmo fare appello a tutti i calabresi, commercianti, imprenditori, mamme e papà, perché ci aiutino anche economicamente nell’organizzazione della manifestazione, vorremmo infatti chiedere una sorta di ‘pizzo legalizzato’, ovvero un contributo economico con tanto di certificato di acquisizione da parte loro di una ‘azione antimafia’ dal nostro virtuale pacchetto azionario.
    ...
    Le mafie non sono un problema solo del Sud, ma sono il cancro dell’Italia intera e, finchè si continuerà a fare il loro gioco ignorando e girandosi dall’altra parte, non potremo mai estirpare questa malattia. Per questo il nostro appello non vuole fermarsi solo ai calabresi, ma vuole essere un richiamo per TUTTI gli italiani onesti, perché c’è sempre, in ogni regione, qualcosa che prende il nome di ‘mafiosità di comportamento’. E’ il pensare di poter essere diversi rispetto agli altri, il pretendere di poter comprare e vendere dei diritti, il curarsi esclusivamente del proprio bene anche a scapito degli altri.

    Abbiamo attivato un blog per la manifestazione, lì potrete trovare tutte le informazioni utili “work-in-progress” fino al 17 febbraio. L’indirizzo è http://17febbraio.ammazzatecitutti.org
    Un mio, seppur virtuale, abbraccio.”

    Rosanna Scopelliti
    figlia del giudice Antonino, ucciso da Cosa Nostra a Campo Calabro (RC) il 9 agosto 1991.
    Movimento "E ADESSO AMMAZZATECI TUTTI"
    giovani uniti contro tutte le mafie
    www.ammazzatecitutti.org

    Mercoledì, 31 Gennaio, 2007 - 21:46

    CTPC..comitato trasporti puntuali civili Milano


    Comunicato stampa

    A nome del Comitato Trasporti Puntuali e Civili (CTPC) condividiamo appieno le perplessità attribuite di un cospicuo numero di dipendenti ATM in relazione al sempre crescente scostamento fra gli indirizzi e le azioni intraprese dai dirigenti dell’ATM e le reali necessità e le legittime aspettative dei cittadini.
     La Dirigenza di ATM appare sempre più interessata agli aspetti amministrativo-economici della loro attività, lasciando in un piano sempre più marginale, l’attenzione a coloro che fruiscono dei servizi.
    Condividiamo il senso di sgomenta sofferenza che si avverte nel loro tanto civilissimo quanto convinto appello al Sindaco di Milano, Letizia Moratti, affinché dia un chiaro segnale di attenzione e di consapevolezza del fatto che ATM è una protagonista fondamentale dell’anima e dell’identità civile della città, e che, quindi, tanto più che ATM è vicina ai suoi cittadini, tanto più ne benefica tutta la città.
      Al Signora Letizia Moratti Sindaco chiediamo di cogliere gli ormai prossimi avvicendamenti aziendali per dimostrare di avere il coraggio di andare ben oltre i vincoli di legge: anche se nessuna norma, nessun protocollo, lo richiede, proponga che nel Consiglio di Amministrazion e di ATM entri una vera e adeguata rappresentanza della città, almeno un membro, non diciamo rappresentante della cittadinanza organizzata, ma che, almeno, ne riceva, con dichiarazione a tutti conoscibile, la fiducia.
    Sarebbe un vero, fortissimo, segnale di attenzione e rispetto agli occhi di tutti i cittadini, inclusi quelli che non fruiscono, se non sporadicamente, dei servizi di quella grande protagonista della vita di Milano che è sempre stata ATM.
    X  il COMITATO TRASPORTI PUNTUALI E CIVILI
    Alberto Ricci 

    Mercoledì, 31 Gennaio, 2007 - 21:43

    Nucleare ad Aviano......

    Comunicato Stampa:
    Ecco le prove della presenza nucleare ad Aviano

    Nell'edizione di domenica 28 gennaio 2007, il quotidiano "Libero" ha
    dedicato un'intera pagina ad un'inchiesta di Francesco Ruggeri, nella
    quale vengono fornite importanti prove a sostegno della tesi, piÃ&sup1;
    volte
    avanzata, della presenza di armi atomiche nella Base Usaf di Aviano
    (così come in quella italiana di Ghedi).

    L'autore è riuscito ad entrare in possesso di foto scattate da alcuni
    soldati statunitensi nel corso di un'esercitazione sulla sicurezza
    nucleare, svoltasi ad Aviano nel 2002, nonché di documenti contenenti
    i
    regolamenti interni sulle operazioni con materiale nucleare.

    Il testo completo dell'articolo è pubblicato sul sito
    www.vialebombe.org, da dove è possibile scaricare anche una copia PDF
    ad
    alta definizione della pagina in questione.

    Finora, i vari Governi che si sono succeduti, hanno sempre rifiutato di
    confermare la presenza di ordigni militari sul nostro territorio. È
    tempo invece che i cittadini siano adeguatamente informati e che
    l'Italia si adoperi affinché tutte le armi nucleari presenti nel
    nostro
    paese siano smantellate al piÃ&sup1; presto, come primo passo verso la
    completa abolizione delle armi atomiche.

    Allegato Descrizione
    libero2801piccolo[2].jpg
    37.51 KB
    Mercoledì, 31 Gennaio, 2007 - 21:35

    17 febbraio manifestazione a Vicenza....

    come saprete il 17 febbraio ci sarà la manifestazione nazionale a
    Vicenza contro l'ampliamento della base militare. DisarmiaAMO la PACE,
    con altre realtà varesine, sta raccogliendo i nominativi per
    partecipare alla manifestazione con un pullmann dalla nostra
    provincia. Si partirebbe il sabato mattina per tornare la sera. Il
    costo sarà di circa 15 euro. Chi volesse venire si prenoti a
    disarmiamolapace@email.it, lasciando anche il proprio numero di
    telefono.


    APPELLO ALLA MOBILITAZIONE
    17 FEBBRAIO: MANIFESTAZIONE NAZIONALE A VICENZA

    IL FUTURO è NELLE NOSTRE MANI:
    DIFENDIAMO LA TERRA PER UN DOMANI SENZA BASI DI GUERRA

    Presidio Permanente, Vicenza
    23 gennaio 2007

    Dopo che per mesi Governo e Comune si sono rimpallati la
    responsabilità della decisione,  l'Esecutivo nazionale ha ceduto
    all'ultimatum statunitense: «il Governo non si oppone alla nuova base
    Usa», ha sentenziato Romano Prodi. Dopo appena due ore, migliaia di
    vicentini sfilavano per le strade del centro cittadino.
    Chi pensava di aver chiuso la partita ha dovuto ricredersi, perché
    Vicenza si è mobilitata, ha Invaso le strade,  ha costruito il
    presidio permanente.

    Otto mesi di mobilitazioni, culminate con la grandiosa manifestazione
    dello scorso 2 dicembre - quando 30 mila persone sfilarono dalla
    Ederle al Dal Molin, hanno dimostrato la forte contrarietà della
    popolazione alla nuova installazione militare. Ma il Governo, dopo
    aver più volte ribadito la centralità dell'opinione della comunità
    locale, ha ceduto agli interessi economici e militari.

    In tutto questo pesa come un macigno anche la posizione
    dell'Amministrazione Comunale che, forte dell'assenso dato dal Governo
    Berlusconi all'operazione, prima ha nascosto ai cittadini il progetto
    per tre anni e poi, snobbando la contrarietà della popolazione, lo ha
    approvato durante un Consiglio Comunale blindato e contestato; infine
    ha negato ai cittadini la possibilità di esprimersi attraverso il
    referendum.

    Nonostante tutto questo a Vicenza è successo qualcosa di nuovo:
    Vicenza non si è arresa alle imposizioni. In questo percorso abbiamo
    trovato donne e uomini, studenti e anziani, lavoratori e
    professionisti; li abbiamo incrociati nelle mobilitazioni, abbiamo
    discusso con loro alle assemblee pubbliche ed ai convegni. Insieme
    abbiamo costruito il Presidio Permanente, un luogo attraversato da
    migliaia di persone in pochi giorni.
    Vicenza non si è arresa alle imposizioni.
    Vicenza non vuole una nuova base militare al Dal Molin.
    Vicenza si è mobilitata.
    Migliaia di persone hanno occupato i binari della stazione appena due
    ore dopo la conferenza stampa di Romano Prodi; e nei giorni successivi
    una serie di iniziative, dalla manifestazione degli studenti ai
    presidi in Municipio e in Prefettura, hanno confermato la
    determinazione dei cittadini.
    La nostra città ha riscoperto la dimensione comunitaria e popolare, ha
    riattivato le reti di solidarietà che in altri contesti - per esempio
    a Scanzano Ionico o in Val di Susa - hanno permesso di fermare dei
    progetti devastanti.

    Da ogni parte d'Italia ci è arrivata un immensa solidarietà, un
    caloroso sostegno. Manifestazioni e presidi si sono svoltI in questi
    giorni in ogni angolo del Paese. Contro una scelta contrastata dalla
    comunità locale ovunque si manifesta e si discute.

    Il nostro cammino è appena all'inizio. Nulla si è concluso con
    l'espressione del parere governativo. Cittadini, associazioni e
    organizzazioni sindacali hanno deciso di opporsi; molti parlamentari
    si sono auto-sospesi. Vicenza vuole fermare questo scempio, se
    necessario anche seguendo l'invito di molti a mettere pacificamente in
    gioco i propri  corpi.

    Vogliamo dare una voce unitaria, pacifica e determinata a questo
    sdegno. Vicenza chiama tutti a mobilitarsi contro la militarizzazione
    di una città, contro la costruzione di una base che sorgerà a meno di
    due chilometri dalla basilica palladiana, consumerà tanta acqua quanta
    quella di cui hanno bisogno 30 mila cittadini, costerà ai contribuenti
    milioni di euro (il 41% delle spese di mantenimento delle basi
    militari Usa nel nostro territorio è coperto dallo Stato Italiano),
    sarà l'avamposto per le future guerre.

    Vicenza vuole costruire una grande manifestazione nazionale per il 17
    febbraio; vogliamo colorare le nostre strade con le bandiere
    arcobaleno e quelle contro il Dal Molin, ma anche con quelle per la
    difesa dei beni comuni e della terra, del lavoro e della dignità e
    qualità della vita. Un corteo plurale e popolare, capace di aggregare
    le tante sensibilità che in questi mesi hanno deciso di contrastare il
    Dal Molin, perché siamo convinti che le diversità siano un tesoro da
    valorizzare così come l'unità sia uno strumento da ricercare per
    vincere questa sfida.

    Ai politici e agli uomini di partito che condividono la responsabilità
    di Governo locale e nazionale rivolgiamo l'invito a partecipare senza
    le proprie bandiere; vi chiediamo un segno di rispetto verso le tante
    donne e i tanti uomini che in questi giorni si sono sentiti traditi
    dai partiti e dalle istituzioni; vi chiediamo, anche, di valorizzare
    la scelta di quanti, in questi giorni, hanno scelto di dimettersi o
    auto-sospendersi in segno di protesta. Una protesta che, auspichiamo,
    dovrà avere ulteriori riscontri se il Governo non recederà dalle sue
    decisioni.

    Noi siamo contro il Dal Molin per ragioni urbanistiche, ambientali,
    sociali; ma, anche, perché ripudiamo la guerra. Proprio per questo non
    accettiamo alcun vergognoso baratto con il rifinanziamento della
    missione in Afghanistan.

    La nostra lotta non si è esaurita. A Vicenza, il 17 febbraio, contro
    ogni nuova base militare, per la desecretazione degli accordi
    bilaterali che regolano la presenza delle basi, per la difesa della
    terra e dei beni comuni, per un reale protagonismo delle comunità
    locali e dei cittadini.

    Il futuro è nelle nostre mani: difendiamo la terra per un domani senza
    basi di guerra.
    Il 17 febbraio tutti a Vicenza!

    Presidio Permanente contro il Dal Molin
    Per info e adesioni nodalmolin@libero.it
    Web www.altravicenza.it

    Mercoledì, 31 Gennaio, 2007 - 21:30

    Base missilistica USA.........

    .

    __,_._,___
    Circa 3000 persone hanno manifestato a Praga lunedi 29 gennaio 2007
    alla statua di piazza San Vinceslao, luogo simbolo e teatro dei momenti chiave
    nella storia della Repubblica Ceca.

    La manifestazione e stata organizzata dalla iniziativa WWW.NEZAKLADNAM. CZ

    che lotta contro l´istallazione delle basi radar americane in territorio ceco.
    Da tre anni i governi ceco e statunitense conducono trattative diplomatiche e militari,
    in base alla strategia USA di rinforzare la presenza militare americana in Europa.
    Gli USA vogliono installare la prima loro base missilistica nei paesi dell´Est europeo.
    La base consta di due installazioni separate: la base missili in Polonia e la base radar in RC.

    Per quattro anni si sono svolte trattative esclusivamente tra specialisti e all´insaputa della popolazione,

    in quanto i governi ceco e statunitense hanno mantenuto segrete tutte le informazioni riguardanti questo piano.
    Nell agosto 2006 alcuni membri del Partito Umanista Ceco e delle associazioni socialiste Solidarita e SOK
    preoccupati per la sicurezza ed il futuro del loro Paese hanno deciso di intraprendere una campagna di informazione.
    Senza l´intervento della iniziativa nezakladnam oggi la creazione delle basi americane potrebbe gia essere in stadio avanzato.
    Al contrario poiché le informazioni hanno iniziato a circolare si é creata discussione tra la gente,
    ed il progetto ormai non passa inosservato.

    Nella iniziativa NEZAKLADNAM contro le basi americane
    convergono oggi 46 membri della societá civile, associazioni per i diritti umani, cristiani, ecologisti, musulmani,

    per la democrazia diretta, i diritti dei bambini, associazioni multiculturali, ecc.

    Toni  Antonucci  Partito Umanista

    Sabato, 27 Gennaio, 2007 - 22:08

    Giorno della memoria

    27 gennaio -

    SE QUESTO E' UN UOMO

    Voi che vivete sicuri

    Nelle vostre tiepide case,

    Voi che trovate tornando a sera

    Il cibo caldo e visi amici:

        Considerate se questo è un uomo

        Che lavora nel fango

        Che non conosce pace

        Che lotta per mezzo pane

        Che muore per un si o per un no.

        Considerate se questa è una donna,

        Senza capelli e senza nome

        Senza piii forza di ricordare

        Vuoti gli occhi e freddo il grembo

        Come una rana d'inverno.

    Meditate che questo è stato:

    Vi comando queste parole.

    Scolpitele nel vostro cuore

    Stando in casa andando per via,

    Coricandovi alzandovi;

    Ripetetele ai vostri figli.

        O vi si sfaccia la casa,

        La malattia vi impedisca,

        I vostri nati torcano il viso da voi.

    Primo Levi

    Per rispondere all'orrore, uomini e donne si unirono nella Resistenza
    al
    nazifascismo. Molti rimasero senza volto, ignoti, e sacrificarono la
    propria vita come Kim.

    "Io non sono che una cosa piccola. Il mio nome sarà presto dimenticato,
    ma
    l'amore, l'ispirazione che mi guidarono continueranno a vivere. Li
    incontrerai ovunque: sugli alberi in primavera, negli uomini sul tuo
    cammino, in un breve dolce sorriso. Incontrerai ciò che ebbe un valore
    per
    me, l'amerai e non mi dimenticherai".

    Kim, partigiano danese ventenne

    Mercoledì, 24 Gennaio, 2007 - 22:42

    LIBRO BIANCO ....CTPC.....disagi ATM.....

    1 messaggio
    Sono ancora qui a segnalare disfunzioni sulla linea 2 della metropolitana.
    Ieri, 23 gennaio 2007, per un guasto agli impianti di Cascina Gobba (negli ultimi mesi succede frequentemente) la circolazione dei treni ha subito pesanti ritardi.
    Come se non bastasse, la pioggia di ieri ha creato allagamenti nelle stazioni di Garibaldi e Lambrate.
    Un paio di mesi fa ti avevo inviato delle fotografie della stazione di Gorgonzola. Ebbene, in quei punti scendeva copiosa l'acqua.
    Un saluto e buon lavoro.
    Mauro G.
    2 messaggio
    Segnalo che anche il 23 gennaio il solito autobus interurbano n 322 (cesano boscone - bisceglie) non ha rispettato la corsa delle 18.05 (l'autobus è passato in anticipo alla feramta)

    ... anno nuovo ... soliti disagi!!!!!!!

    vi prego vivamente di verificare xchè se l'autobus non rispettta l'orario saltano tutte le successive coincidenze con metrò/treno ..... la gente si sposta con atm per andare a lavorare non certo a giocare
    3 messaggio

    23/01/2007 martedì mattino treno metrò linea  2  n 17 partito da Gorgonzola alle 7.30  è arrivato in Cadorna alle 8,31 cioè con 20 minuti di ritardo,  problemi agli impianti della stazione Gobba. Raccontando la cosa sul lavoro ho scoperto che anche la linea gialla in contemporanea ha avuto gli stessi ritardi.
    23/01/2007 martedì sera treno linea 2  n 24  partito da Cadorna alle 18,30 in direzione Gessate alla fermata di Crescenzago durante la frenata gli autoparlanti della radio interna sul soffitto hanno incominciato a fare un rumore stridulo forte e molto fastidioso che ho dovuto sopportare a ogni frenata per tutte le fermate rimaste.
    Quando sono sceso ho segnalato il problema all'agente di stazione e penso che comunicano all'autista del treno di spegnere la radio interna, però io ormai il danno l'ho subito e non è certo la prima volta.
     4 messaggio                       
    Vorrei segnalarvi i continui disagi subiti in questa settimana, da lunedì 15 gennaio il solito treno in arrivo a gessate alle 16.37 ha accumulato costantemente un ritardo di almeno 7 minuti ogni giorno causando la costante mancanza di coincidenza con il bus per trezzo delle 16.42 causando una pausa di attesa di altri 25 minuti. Nonostante la continua richiesta di posticipare la partenza del bus di almeno 3 minuti ad ATM non ha avuto nessuna risposta
    5
    VI VOLEVO RINGRAZIARE IN QUANTO OGGI 23 gennaio  '07 OLTRE AL GUASTO SULLA LINEA
    BISCEGLIE/SESTO MARELLI IL TRENO DELLE 7:20/7:25 è ARRIVATO A SESTO ALLE
    08:00 PASSATE ED AI TORNELLI (MA PROPRIO DAVANTI A BLOCCARE L'USCITA) TRE
    CONTROLLORI KE HANNO CREATO COSì UN INGORGO DI GENTE.
    GRAZIE A VOI TUTTI DALLO STIPENDIO MI VERRANNO TOLTI 8 MINUTI.... CHI PAGA?
    SEMPRE NOI UTENTI KE OLTRE A PAGARE X UN SERVIZIO MOLTO SCADENTE LO PAGHIAMO
    ANCHE SUL LAVORO!!!!!

    SONO STRAINCAZZATA STAMATTINA!!!

    6
    lunedì 22 gennaio 07  MM1 Turro su 4 entrate con tessera magnetica 3 non erano funzionanti e tutti in fila per passare, e arrivati a Duomo la scala mobile era ferma.
    7
    noi UTENTI saliamo sul mezzo al capolinea,il conducente scende allontanandosi.Alle ore 18.29 il conducente non è al suo posto ed alle 18.31 arriva un mezzo che si affianca e il conducente di questo segnala che è il suo il mezzo (il 5347) che farà la corsa e dobbiamo quindi tutti scendere (alcuni con borse o valigia) e "traslocare".Chiedo al conducente subentrato perché il collega ci abbia lasciato lì senza dire niente. Risponde : chiedetelo a lui !
    Giorno: 19/01/2007
    Ora: 18
    Minuti: 31
    Mezzo: Bus Interurbano
    Linea: 920
    Numero vettura: 5347
    8
    La segnalazione già inviata lo scorso OTTOBRE riguardo mancanza di tabella oraria al capolinea di Cascina Burrona ed altre fermate lungo la linea, ha ottenuto una azione SOLAMENTE PARZIALE la scorsa settimana (tra il 13 e 19 Gennaio) quando è stato apposto l'orario invernale SOLAMENTE presso Cascina Burrona e NON NELLE ALTRE FERMATE. Dobbiamo ringraziare ?
    Giorno: 22/01/2007
    Mezzo: Bus Interurbano
    Linea: 924
    9
    Molto lodevole da parte di ATM rinnovare tutte le pensiline obsolete di Milano. Belle quelle nuove, nuovi materiali, nuove strutture. Tutto bello. Però...c'è un però: anzi due.
    Primo: i sedili studiati non sono perfettamente anatomici e invitano a non sedersi (dovrebbe avvenire il contrario dato che l'attesa dei mezzi non è mai di 5-10 min., ma si protrae anche di 20 min. o mezz'ora, e quindi si dovrebbe tornare alla struttura del sedile come prima, cioè piatta).
    Secondo: le cartine di milano sono state posizionate proprio sopra al sedile: quando è vuoto il sedile si riesce a leggere: MA QUANDO SONO TUTTI SEDUTI L'IMPRESA DIVENTA ARDUA A TROVARE UNA VIA, DATO CHE NON SI PUO' STARE ADDOSSO ALLE PERSONE, IN QUANTO IL FASTIDIO E' MOLTISSIMO.
    SOLUZIONE: dato che il sedile occupa 2/3 della lunghezza della pensilina, ed il rimanente 1/3 è vuoto, completemante vuoto, che ne direste di spostare le mappe proprio lì? Non sembra troppo astrusa come pretesa.
    Un ultimo consiglio: quando fate le cose nuove, chiedete prima anche consiglio ai Vostri utenti, che possono ispirare le menti eccelse dei Vostri architetti. Se l'Atm è molto orientata alla comunicazione (cosa che si vede molto in questi ultimi anni, dalla pubblicità, dai giornali, dalla Tv in metrò), dovrebbe sapere che è molto importante il feed-back dei suoi clienti, perché senza quello non si va molto lontano.

    Mercoledì, 24 Gennaio, 2007 - 22:33

    17 febbraio Manifestazione a Vicenza.....


    SABATO 17 FEBBRAIO MANIFESTAZIONE INTERNAZIONALE A VICENZA, CONTRO LA GUERRA
    E LE BASI DI GUERRA, PER LA PACE E LA GIUSTIZIA

    Una mobilitazione unitaria che pone al suo centro il NO alla base Usa a
    Vicenza, uno degli strumenti di guerra.

    Il popolo dei vicentini è contrario alla decisione assunta dal Presidente
    del consiglio Romano Prodi, dal Sindaco di Vicenza Enrico Hullweck e dalla
    Presidente della provincia Manu ela Dal Lago di concedere il territorio
    vicentino per la costruzione di una base militare con un impatto ambientale
    e sociale devastante. La contrarietà è ampia e coinvolge tutti: cittadini,
    movimenti, sindacati, partiti, associazioni, membri nelle istituzioni ed
    Enti locali.

    Sulla base di Vicenza si pongono due questioni:

    - la pace, l’Italia sta facendo passi importanti per restituire
    all’Europa protagonismo ed autonomia, mentre sul “caso” Vicenza il governo
    è in contraddizione con gli atti fin’ora compiuti rispetto alla politica
    estera e inficia l’esercizio della stessa sovranità nazionale ;

    - il rapporto con la comunità locale, la quale non può essere irrisa
    ma va ascoltata. La politica non può alzare un muro tra se stessa e la
    comunità. I cittadini devono potersi esprimere e contare.

    Per questo noi, invitiamo tutte le donne, gli uomini, le ragazze e i
    ragazzi, le organizzazioni della società civile, i sindacati, i movimenti e
    gli Enti Locali a partecipare alla manifestazione internazionale che si
    terrà sabato 17 febbraio a Vicenza.

    Una manifestazione pacifica, di popolo, non violenta e colorata che
    ribadisce che la democrazia non significa imporre le decisioni dall’alto, ma
    si costruisce partendo dall’ascolto delle comunità che vogliono un futuro di
    pace, di sviluppo di qualità e di buona occupazione.

    Chiediamo ai responsabili della politica italiana di lavorare con coraggio e
    tenacia per scongiurare il malcontento che ha imboccato la strada
    dell’antipolitica e dello scollamento della società dalle istituzioni. Il
    governo non può non assumersi la responsabilità del confronto con la diffusa
    ostilità della popolazione a questa decisione, espressa dalla richiesta
    referendaria e da numerose mobilitazioni.

    Chiediamo infine al governo che sia coerente col proprio programma al cui
    centro c’è la pace, anche opporsi alla nuova base Usa a Vicenza, strumento
    di guerra, significa compiere un passo avanti per costruire un mondo
    diverso, fatto di pace e non di guerra.

    Coordinamento dei Comitati NO al Dal Molin

    __._,_.___

    Mercoledì, 24 Gennaio, 2007 - 22:26

    scuola Araba bilingue di Via Ventura Milano

    9 FEBBRAIO 2007
    dalle 15 alle 17
    via Ventura 4

    Milano
     
    le mamme delle scuola araba bilingue Nagib Mahfuz
    ti invitano alla presentazione del progetto di integrazione
     
    L’ora del tè in via Ventura 4
     
    un ciclo di incontri con cadenza mensile per aprire un dialogo con la cittadinanza milanese allo scopo di fare conoscere la cultura araba e avviare un confronto sereno e costruttivo tra persone di diverse nazionalità che sentono la necessità di aprirsi al diverso, che hanno a cuore la pacifica convivenza tra i popoli e desiderano partecipare e contribuire alla costruzione di momenti scambio culturale
     
    durante il percorso ci si confronterà sui seguenti argomenti
     

    l’educazione dei figli a scuola e in famiglia

    il ruolo della donna in famiglia e nella società

    il rapporto di coppia: ruoli e responsabilità

    donne e religione

     
    il ciclo di incontri si concluderà a fine anno scolastico con una
    FESTA MULTIETNICA
     
    partecipano al progetto le seguenti organizzazioni che si occupano di difesa del diritto allo studio, lotta al razzismo, tutela dei diritti degli immigrati, integrazione degli stranieri e promozione della pace nel mondo e della solidarietà tra i popoli:
     
     
    Retescuole
    Il Centro delle Culture
    Associazione Todo Cambia
     Associazione Antirazzista e Interetnica 3 Febbraio
    Associazione Insieme per la Pace
    Asociaciòn Cultural de Chile
    Action for Peace Italia
    Partito Umanista
     

    Venerdì, 19 Gennaio, 2007 - 14:08

    ...Promemoria a Prodi, Parisi e D'alema

     

    No all’ampliamento della base militare di Vicenza
    Disarmiamo la politica - Disarmiamo i territori

    MANDA UN PROMEMORIA A PRODI, PARISI E D'ALEMA

    Su www.disarmolombardi a.org è possibile con un solo clik inviare al Presidente del consiglio Romano Prodi, al Ministro della Difesa Arturo Parisi e a al Ministro degli Esteri Massimo D'Alema una lettera di protesta per la consessione del raddoppio della base statunitense a Vicenza.
    Inoltre vi invitiamo ad essere presenti SABATO 20 GENNAIO...
    a MILANO piazza Cordusio/Mercanti, ore 15,30 è previsto un presidio promosso da Bastaguerra Milano, Coordinamento Pace Cinisello Balsamo, SdL intercategoriale (Sicobas-Sult) , Attac Milano, Attac Bergamo, Assoc. Sinistra Critica, Coord. Solidarietà alle Donne Afghane, Partito Umanista, Donne in Nero di Milano, Fiom Milano, Salaam Ragazzi dell’Olivo Milano, Arci Milano, Partito della Rifondazione Comunista – Fed. di Milano
    a BRESCIA corso Zanardelli (angolo via X Giornate), ore 16,30 è previsto un ppresidio promosso dal Brescia Social Forum

    Venerdì, 19 Gennaio, 2007 - 08:27

    presidio 20 gennaio ore 15,30 a Milano

    No all’ampliamento della base militare di Vicenza
    Disarmiamo la politica - disarmiamo i territori

    Sabato 20 gennaio ore 15.30
    Presidio informativo – piazza Cordusio/Mercanti - Milano

    La decisione del Governo di “non opporsi” all’ampliamento della base militare statunitense di Vicenza è un fatto gravissimo.
    Dopo l’aumento delle spese militari contenuto nella legge finanziaria ora, con questo atto, si dà il via libera ad un intervento che devasterà ulteriormente un territorio già fortemente militarizzato. Ma non è solo questo. La base di Vicenza sarà la sede di nuove truppe americane di intervento rapido secondo la logica della guerra globale permanente. 
    Tutto ciò passando sopra la volontà dei cittadini di Vicenza e – tra l’altro - infischiandosene, ancora una volta, del programma col quale l'Unione si è presentata agli elettori

    Ma anche vicino a noi le politiche militari ricadono negativamente sul territorio: pensiamo alla presenza di decine di testate nucleari nella base di Ghedi, alla sede del comando delle forze di reazione rapida a Solbiate Olona (Va) o al rilancio dell'aeroporto di Cameri (Novara) per assembleare i caccia F35 Lockheed.
    Tutto questo rientra a pieno titolo in una concezione offensiva e di dominio militare verso quelle aree del mondo ricche di risorse naturali in cui si vuole “esportare la democrazia occidentale”.
    In questi anni ci siamo opposti alla guerra "senza se e senza ma". Oggi continuiamo opponendoci alle politiche che rendono possibile fare la guerra!

    Bastaguerra Milano, Coordinamento Pace Cinisello Balsamo, Assoc. Sinistra Critica, Sindacato dei Lavoratori intercategoriale, Partito Umanista.
    Giovedì, 18 Gennaio, 2007 - 09:49

    Posizione del Partito Umanista

    No alla base USA a Vicenza
    Il sì del governo italiano all’allargamento della base militare USA a Vicenza è l’ennesimo esempio di viltà e servilismo nei confronti della disastrosa politica degli Stati Uniti e di disprezzo della volontà espressa con chiarezza dalla popolazione coinvolta nel progetto.
    Non basta ospitare nel nostro territorio 90 bombe atomiche nelle basi di Aviano e Ghedi, in aperta violazione del Trattato di Nonproliferazione Nucleare. Non basta la presenza dei soldati italiani in Afghanistan travestita da “missione di pace”. Ora dobbiamo anche fare da portaerei alle future missioni di guerra che gli Stati Uniti lanceranno a partire dalla base di Vicenza.
    Denunciamo con indignazione la decisione del governo Prodi e appoggiamo la ribellione dei cittadini di Vicenza.
    Facciamo appello al movimento pacifista e nonviolento che si è sviluppato in questi anni, unendo persone diverse nel rifiuto della guerra e di ogni altra forma di violenza, perché impedisca con la mobilitazione questo ennesimo sopruso.
    Partito Umanista

    Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 22:32

    Via le bombe..Movimento Umanista per il disarmo

    Il Comitato "Via le Bombe" è nato con lo scopo di sensibilizzare la popolazione affinché sviluppi una maggiore consapevolezza sulla realtà del nucleare e sui problemi etici, ambientali, giuridici che essa comporta; in particolare, si propone di intervenire nella causa in corso contro il governo degli Stati Uniti, in cui si chiede la rimozione degli ordigni nucleari dalla base di Aviano e più in generale dal territorio italiano, nonché di sostenere e promuovere ogni altra iniziativa nonviolenta tesa al medesimo obiettivo. Il comitato è aperto all'adesione di tutti coloro condividono tali scopi.

     

    Campagna del Movimento Umanista per il disarmo

    Il Movimento Umanista sta conducendo una campagna mondiale per il disarmo, basata su uno spot di trenta secondi in cui Silo, il pensatore argentino fondatore del Movimento, lancia un appello per il disarmo nucleare, il ritiro delle truppe d'invasione e la restituzione dei territori occupati. Abbiamo ricevuto questo comunicato dalla Regionale Umanista Europea e volentieri lo pubblichiamo.

    Protestiamo contro il test nucleare realizzato dal governo della Corea del Nord, ma contrariamente alle denunce ipocrite delle potenze atomiche, non riteniamo sufficiente chiedere alla Corea del Nord di porre subito fine ai suoi esperimenti. Bisogna anche chiedere a tutte le potenze nucleari – Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito, India, Pakistan e Israele – di smantellare i loro arsenali. Il test di ieri ci rafforza nella convinzione di portare avanti la nostra campagna mondiale per il disarmo nucleare. Non esiste alcuna giustificazione al fatto che certi stati possiedano armi di distruzione di massa e poi pretendano di proibirle ad altri.
    Nonostante le proteste ipocrite, la direzione attuale ci porterà a una moltiplicazione dei paesi dotati di armi atomiche e questo metterà in pericolo la pace mondiale e addirittura minaccerà la sopravvivenza dell'umanità intera.
    Oggi esistono oltre 30.000 ordigni nucleari, capaci di distruggere il pianeta 25 volte e questo succede in un mondo in cui aumentano gli scontri tra culture e religioni. Per questo come umanisti abbiamo lanciato a metà settembre una campagna mondiale per il disarmo nucleare.
    Oltre a varie attività puntuali, la campagna consiste in uno spot di 30 secondi che viene al momento trasmesso in oltre 330 canali televisivi in tutto il mondo e appare anche sugli schermi giganti installati in stazioni, aeroporti, piazze e stadi di calcio. In questo spot Silo, fondatore del Movimento Umanista e pensatore del nuovo Umanesimo, lancia un appello per il disarmo nucleare e il ritiro delle truppe d'invasione. Lo spot si può vedere nel sito www.silo.ws e oggi è più attuale che mai.
    Il messaggio della campagna è lo stesso dappertutto: Chi invade, bombarda e assassina non ha altra scelta se non tornare nelle sue caverne! Il logoramento della violenza sta per portare al ritiro delle truppe d'invasione, alla restituzione dei territori occupati e allo smantellamento delle armi di distruzione di massa.

    C.S. Rete Disarmo sull'esperimento nucleare in Corea

    La Rete Italiana per il Disarmo (RID) condanna con fermezza il test nucleare sotterraneo avvenuto ieri, lunedì 9 ottobre, in Corea del Nord. La notizia di questa sperimentazione conferma che la strategia di tensione permanente non può che portare a un mondo sempre meno sicuro. La RID sottolinea che la causa scatenante della proliferazione nucleare è il mancato rispetto degli impegni assunti dalle Potenze Nucleari firmatarie del Trattato di Non Proliferazione nucleare.

    http://www.vialebombe.org/

    Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 22:21

    No alla base Militare USA a Vicenza

    Venerdi 19 gennaio, ore 16.00 tutti in piazza anche a Roma

    Il governo Prodi ha dato il via libera alla costruzione di una nuova
    base
    militare USA a Vicenza  E' una scelta gravissima

    La nuova base militare USA al Dal Molin sarà una base pienamente
    operativa
    e funzionale alla dottrina della guerra preventiva statunitense per le
    aggressioni contro i popoli nel Medio Oriente.

    Il dissenso e la mobilitazione popolare contro la nuova base militare a
    Vicenza sono state enormi.. Questo governo e la coalizione di forze che
    lo
    sostengono, oggi sono chiamate a scegliere tra sovranità popolare e
    lealtà
    ad un esecutivo orientato su una scelta antidemocratica e bellicista.
    Il
    servilismo e subalternità agli USA e alla NATO, la presenza delle loro
    basi
    militari nel nostro territorio e la partecipazione alle missioni
    militari
    nei teatri di guerra, vanno rimessi in discussione radicalmente.

    Venerdi 19 gennaio concentramento a Montecitorio alle ore 16.00 a
    sostegno del movimento che si oppone alla nuova base militare a
    Vicenza. Ci
    saranno manifestazioni anche in altre città.

    Prepariamo nelle prossime settimane una grande manifestazione nazionale 
    per
    il ritiro dei militari italiani da tutti i teatri di guerra, per lo
    smantellamento delle basi militari USA e NATO e per il taglio alle
    spese  militari.

     Governo Prodi ha dato il via libera alla costruzione di una nuova base
    militare USA a Vicenza  E' una scelta gravissima

     La nuova base militare USA al Dal Molin sarà una base pienamente operativa
    e funzionale alla dottrina della guerra preventiva statunitense per le
    aggressioni contro i popoli nel Medio Oriente.

    Il dissenso e la mobilitazione popolare contro la nuova base militare a
    Vicenza sono state enormi.. Questo governo e la coalizione di forze che lo
    sostengono, oggi sono chiamate a scegliere tra sovranità popolare e lealtà
    ad un esecutivo orientato su una scelta antidemocratica e bellicista. Il
    servilismo e subalternità agli USA e alla NATO, la presenza delle loro basi
    militari nel nostro territorio e la partecipazione alle missioni militari
    nei teatri di guerra, vanno rimessi in discussione radicalmente.

    Venerdi 19 gennaio concentramento a Montecitorio alle ore 16.00 a
    sostegno del movimento che si oppone alla nuova base militare a Vicenza. Ci
    saranno manifestazioni anche in altre città.

    Prepariamo nelle prossime settimane una grande manifestazione nazionale  per
    il ritiro dei militari italiani da tutti i teatri di guerra, per lo
    smantellamento delle basi militari USA e NATO e per il taglio alle spese
    militari.

    Prime adesioni:
    Comitato per il ritiro dei militari italiani, Confederazione Cobas,
    Federazione RdB/CUB,
    Rete dei Comunisti, Partito Comunista dei Lavoratori, Comitati Iraq
    Libero, CARC, Utopia Rossa

    ---
    Alessandro Marescotti
    http://www.peacelink.it

    Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 22:12

    CTPC....comitato trasporti puntuali e civili

    Giovedì 18 gennaio 2007 h. 17.30 presso la sede di

    Via Borsieri 4

    riunione del  Comitato Trasporti Puntuali e Civili
    Nel corso dell'incontro parleremo degli obiettivi e strategie per questo secondo anno: 
    In particolare:
    -         azione tesa al riconoscimento del danno che ritardi rilevanti dei mezzi pubblici possono  causare ai cittadini (danni e altri inconvenienti talvolta gravi) con l'ausilio degli strumenti sia sociali che legali (parleremo anche dell'azione di Accertamento Tecnico Preventivo presso il Tribunale di Milano avviato nel mese di luglio '06 che ha avuto un percorso tormentato. Parteciperà a questo proposito l'Avvocatessa Veronica Dini .
    -         prosecuzione della mappatura dei disservizi scegliendo zone campione in cui svolgere un monitoraggio più sistematico e coinvolgere opportunamwente gli utenti della zona;
    -         è in programma seminario “Metropolitana & Co” ;
    -         studio dei piani di sviluppo dei trasporti pubblici e approfondire come e chi li governa nell'area metropolitana perché il servizio sia commisurato alle crescenti esigenze del cittadino sulla mobilità e sull'ambiente.
    Analisi sulla Magnetizzazione a cura di L.C.
    L'ATM persegue la sua politica di "magnetizzazione" dell'utenza (in compagnia delle FNM). Segnalo i fatti seguenti :

     - a Cadorna FNM sono comparse (per ora inutilizzate) le barriere a tornelli tipo metropolitana e LeNord stanno facendo cambiare ai loro abbonati pendolari le tessere con tessere elettroniche.

       I miei colleghi pendolari temono che le barriere rallenteranno il  flusso dato la notevole affluenza (specie a arrivo treno);

     - la Regione sta mandando ai titolari di tessere regionali agevolate  (che comunque scadono a luglio 2007 ... salvo ennesima proroga) una  nuova tessera su cui sara' possibile caricare l'attuale abbonamento
       (dietro esibizione della ricevuta di c/c postale). In futuro la   ricarica (p.es. 60 euro annui per invalidi) si potra' fare anche  agli ATM point

     - i vecchi tesserini 2x6 sono stati sostituiti con un singolo biglietto  magnetico (me ne ha fatto vedere uno una collega).
       Questo direi che e' un cambiamento "neutrale"

     - i vecchi carnet da 10 corse (che consentivano un modesto risparmio  a utilizzatori poco frequenti rispetto al biglietto singolo) sono  pure sostituiti con un singolo biglietto magnetico.
       Pero' prima era possibile usare lo stesso carnet da parte di piu' persone che viaggiavano insieme, adesso non piu'

       Segnalo a questo proposito un thread sul forum del Corriere http://www.corriere.it/vivimilano/forum/vivimilano/Thread?forumid=16&postid=101797    (oppure dall'indice del forum, cercare il soggetto
       Quesito: utilizzo del nuovo carnet Atm)

       Questa cosa e' chiaramente svantaggiosa per gli utilizzatori poco  frequenti, diciamo una famigliola di 4 persone che esce al sabato, oppure se uno invita alcuni amici da fuori Milano.

       Prima prendeva un carnet e faceva 4+4 corse, per dire, e gliene  restavano due.

       Adesso o prende otto biglietti, o prende 4 carnet su ognuno dei quali usa 2 corse, e tiene le altre 32 per una altra volta

       Ora gli utilizzatori poco frequenti dei mezzi pubblici, non e' che  siano utilizzatori non regolari, magari li usano sempre, ma solo quando gli servono, e non gli servono spesso. Non mi pare giusto
       penalizzarli ...

       ... tanto per dire, a Monaco gli abbonati durante il weekend possono  portare con se un amico gratis !

    Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 21:53

    L'ombra del cancro base Nato di Martina Franca

     

                 

    Amianto, radon,onde elettromagnetiche. Cosa è accaduto in questi anni
    nella base supersegreta di Martina Franca? Scavata in una caverna a trenta

    chilometri da Taranto, è un mistero su cui è stato mantenuto uno
    stretto riserbo.

    Per saperne di più clicca su

    http://italy.peacelink.org/tarantosociale/articles/art_20050.html

    Alessandro Marescotti

    Mercoledì, 17 Gennaio, 2007 - 21:43

    Umanisti per l'ambiente non privatizzare l'acqua

            DEBUTTA IN PIAZZA LA RACCOLTA
               FIRME IN DIFESA DELL’ACQUA
     

    Il 13 gennaio 2007 è iniziata nelle piazze delle città italiane la raccolta firme sulla legge d’iniziativa popolare con la quale si vuole riportare l’acqua sotto il controllo pubblico, sia per quanto riguarda la proprietà che la gestione ed erogazione dei servizi idrici.
     
    Ma non saranno banchetti del solo movimento dell’acqua. Più di 100 associazioni e comitati hanno promosso e aderito alla campagna, tra cui il Partito Umanista e gli Umanisti per l'Ambiente, i Cobas, l'ARCI, la CGIL, l'intero movimento di Porto Alegre, i partiti della sinistra radicale, ma anche vescovi e parroci,  personalità della cultura e dello spettacolo che hanno inviato i messaggi di sostegno.
     
    L'obiettivo è di raccogliere mezzo milione di firme in 6 mesi, anche se ne basteranno 50.000 per portare l'iniziativa popolare in Parlamento. La proposta di legge vuole innanzitutto inserire nella legislazione italiana il principio che l'acqua dev'essere un bene comune, un bene pubblico, non una merce che si può privatizzare e vendere, sulla quale si può speculare e fare profitti.
     
    In passato l'acqua è stata gestita dai Comuni stessi o da aziende municipalizzate, ma da alcuni anni è partita un'offensiva da parte di aziende e multinazionali per accaparrarsi i diritti su di essa. C'è chi la vede come il "petrolio blu" del futuro, da sottomettere ai meccanismi del libero mercato e da quotare in borsa. Da proprietà e diritto di tutti l’acqua diventerebbe così una merce alla quale si accede solo pagandola salata. Nell'ambito politico tutti d'accordo a privatizzare, dal centrodestra al centrosinistra, dalla sindaca di Milano Moratti fino al presidente Prodi (il quale aveva promesso l'esatto contrario in campagna elettorale). Tutti a collaborare volenterosi alla svendita del patrimonio pubblico, come è accaduto in provincia di Pavia, dove la legge della Regione Lombardia che obbliga a privatizzare i servizi idrici è stata recepita all'unanimità.
     
    L'argomentazione che, essendo un bene scarso, l'acqua verrebbe gestita meglio da privati per evitare sprechi, è falsa. Gli acquedotti sono oggi in buone condizioni, l'acqua di ottima qualità, l'accesso garantito a tutti, il costo basso. L'obiettivo principale delle società private è il profitto (a spese dei cittadini) e non la qualità del servizio.
     
    La questione è gravissima e non riguarda solo l'Italia. Al summit di Nairobi e alla FAO parlano di siccità, desertificazione e carenza idrica in Europa, negli USA e in Cina, di 200 milioni di profughi idrici, di 800 milioni di contadini poveri cacciati dalle loro terre entro il 2050 e di modelli agricoli ormai in crisi per l'eccessiva dipendenza dall'acqua. In un rapporto sullo sviluppo umano dell’ONU dal titolo significativo "Povertà e Crisi Mondiale dell’Acqua" si legge che 4900 bambini al giorno muoiono di diarrea per mancanza di acqua potabile e servizi sanitari.
     
    Per quanto riguarda la situazione italiana, è urgente porre uno stop alla privatizzazione ora che è ancora possibile. Una volta  privatizzata l’acqua,  sarà difficile tornare indietro. I cittadini, i politici e le istituzioni non si stanno rendendo conto di quello che è in gioco. Questa ignoranza è dovuta in parte al silenzio imposto dai mass-media, che hanno la consegna di tacere sulla questione.
     
    Scendendo in piazza, pacificamente, a raccogliere le firme dobbiamo quindi anche informare, informare, informare, affinché si crei un'ampia protesta in tutto il paese che riesca ad ostacolare e bloccare l'avanzata dei privati.
     
    L'acqua deve restare un bene pubblico. Non può diventare una merce.
     
    RQN - Radio Quintessenza Network
    La radio dei talenti EMERGENTI
    www.quintessenzanet .org/radio

    Sono iniziati i banchetti di raccolta firme a
    > sostegno della legge di iniziativa popolare per non
    > privatizzare l'acqua italiana. Inoltre si stanno
    > raccogliendo anche delle firme per una petizione per
    > impedire che la Moratti privatizzi l'acquedotto di
    > Milano.
    > A chi fosse interessato a questa petizione posso
    > fornire i moduli.
    > Per i banchetti sulla legge di iniziativa popolare
    > io e Thomas vi comunicheremo il calendario.
    > in questo link maggiori info:
    > http://www.acquaben ecomune.org/
    > Ciao
    > Roberto Benatti
    > Umanisti per l'ambiente

    Martedì, 16 Gennaio, 2007 - 15:51

    Campagna Acqua Pubblica

    E' iniziata la Campagna acqua pubblica, ci metto la firma!

    Oltre 15'000 firme raccolte nel primo fine settimana, banchetti presi d'assalto dai cittadini!

    Cerca nella sezione iniziative il posto più vicino a te per correre a firmare la nostra legge d'iniziativa popolare!!

    Campagna Acqua Pubblica
    http://www.acquaben ecomune.org/

    Vi preghiamo di segnalare tempestivamente tutte le iniziative a
    segnalazioni-iniziative@acquabenecomune.org

    Giovedì, 11 Gennaio, 2007 - 09:05

    nel limbo della guerra.......

    NEL LIMBO DELLA GUERRA COSTRATTI A IMBRACCIARE IL FUCILE

    Nell’ultimo decennio di guerre sono stati uccisi più di 2 milioni di bambini, una media di uno ogni 3 minuti. 6 milioni di bambini sono stati resi invalidi o sono stati gravemente feriti nei conflitti, mentre un milione ha perso entrambi i genitori. La guerra ha inoltre privato della casa altri 25 milioni di bambini. 10 milioni di minori hanno subito traumi psichici imputabili alla guerra.


    La guerra esiste da quando esiste il mondo.
    Le atrocità compiute nei secoli, in nome di interessi o ideali vari, sono così tante e inenarrabili da non permettere nessuno spazio all’ottimismo e alla speranza.
    Anzi, dopo un tentativo fatto nel 1864 dalla Croce Rossa Internazionale e degli stati nazionali di regolamentare la guerra attraverso la definizione e adesione al diritto umanitario (o diritto di guerra) per proteggere i civili, i prigionieri e i feriti di guerra, negli ultimi decenni la guerra è ritornata ad essere sporca e disumana.
    Le guerre civili e i combattimenti non convenzionali, non permettono la chiara identificazione dei civili. Ancora peggio, l’esclusione dei bambini dalla guerra - che è sempre avvenuta in ogni cultura tradizionale - non è più garantita: molti bambini sono anche esecutori di atrocità belliche e sono impiegati come combattenti in oltre tre quarti dei conflitti armati del mondo. Non si tratta solo di giovani adolescenti ma di bambini di 6 anni. Il reclutamento e l’utilizzo di bambini soldato sono una delle più pesanti violazioni delle norme che regolano i diritti umani nel mondo.
    Molti bambini soldato sono stati arruolati così precocemente da ignorare perfino la propria età.
    Come dice un ragazzo della Sierra Leone, che si pensa avesse 7 o 8 anni quando fu preso: “Combattevamo e basta. Non sapevamo quanti anni avevamo”.*
    Trasformare un bambino in un combattente è spaventosamente semplice. Tutto inizia con il reclutamento che avviene per rapimento o con metodi di persuasione.
    Seguono metodi di addestramento e conversione crudeli. Brutalità e abusi rendono il programma di addestramento efficace. L’obiettivo del processo è favorire la dipendenza del bambino dal gruppo armato e impedirne la fuga.
    I bambini senza tetto, i bambini di strada, sono particolarmente a rischio, perché esposti a operazioni su vasta scala e destinate a suscitare minor reazione pubblica. Una volta catturati i bambini non hanno scelta: se non ubbidiscono a chi li ha rapiti il loro destino è la morte.
    I bambini, in particolar modo gli orfani e chi non ha contatto con la società civile, possono arruolarsi spontaneamente in qualsiasi gruppo se credono sia il solo modo di garantirsi pasti regolari, cure mediche, indumenti.
    Come racconta un bambino soldato congolese: “Avevo sentito che almeno i ribelli mangiavano. Così mi sono unito a loro”. *
                             
    La povertà induce spesso anche i genitori ad arruolare i figli, quando non sono in grado di provvedere a loro. In alcuni casi, gli eserciti pagano il salario direttamente alla famiglia.
    Le condizioni strutturali che si accompagnano ai conflitti armati possono costringere i bambini ad arruolarsi anche ai fini della difesa personale.
    Circondati dalla violenza, si sentono più al sicuro in un gruppo combattente e con un’arma in mano. Molti bambini hanno fatto esperienza diretta o sono stati testimoni oculari delle peggiori violenze: massacri, esecuzioni sommarie, torture, violenza sessuale.
    La vendetta perciò è uno stimolo abbastanza forte per unirsi alla lotta. Spesso i bambini soldato sono sopravvissuti al massacro della loro stessa famiglia.
    “Mi sono arruolato nell’esercito quando avevo 14 anni, perché ero convinto che il solo modo di riavere i miei genitori o di impedire che le cose andassero avanti in quel modo fosse far parte dell’esercito e ammazzare chi era responsabile dell’uccisione dei miei genitori. Ma, vedi, la cosa più inquietante è che, una volta che mi sono arruolato e ho cominciato a combattere, mi sono ritrovato ad ammazzare genitori di altri bambini e dunque a creare una spirale di vendetta…” *
    SOS Villaggi dei Bambini è impegnata in programmi per il reinserimento nella società degli ex bambini soldato.
    Nel Sud del Sudan, per esempio, un paese in cui si sta consumando una grave crisi umanitaria che costituisce solo l'ultima variante di una guerra civile che si protrae quasi senza sosta dall'Indipendenza, ottenuta nel 1956.
    Dal 2001 si stima che in Sudan circa 12.000 bambini soldati siano stati disarmati.
    Sono bambini che prima di tutto non hanno un’identità ufficiale ed hanno imparato ad uccidere e sparare invece che leggere e scrivere.A loro non sarà mai restituita l’infanzia né potranno mai dimenticare quello che hanno vissuto.
    Tuttavia il loro reinserimento sociale nonostante sia difficile e problematico ha aiutato centinaia di bambini ex soldati a ritrovare una vita normale. Agli ex bambini soldato SOS fornisce in un primo momento generi di prima necessità come pasti caldi,medicinali e vestiti.
    Successivamente i bambini entrano in centri psico-sociali SOS dove sono seguiti da equipe specializzate che li riabituano alla pace, al quotidiano, alla vita in società e da loro la possibilità di fidarsi nuovamente di qualcuno.
    In un ambiente protetto e sereno gli operatori e gli psicologi di SOS si prendono cura di loro, insegnano a riacquisire fiducia nelle persone e nei coetanei. Molti di questi bambini e ragazzi una volta allontanati dalle armi, si trovano soli perché le stesse famiglie, quando esistono, li hanno rinnegati e rifiutati. Il ricongiungimento con la famiglia di origine è una delle cose più difficili ed è possibile in un’ ultima fase.
    Lunedì, 8 Gennaio, 2007 - 13:07

    Il volo delle lobby delle armi

    finanziaria.jpg

    Luciano Bertozzi
    http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=9047&IDCategoria=127

    Una legge Finanziaria 2007 positiva per l’industria militare. Saranno
    utilizzati anche i soldi del Tfr per finanziare la Difesa.

    E’ stato costituito un apposito Fondo per le esigenze di investimento
    per
    la difesa, nell’ambito del ministero della difesa, con uno stanziamento
    di
    1.700 milioni di euro per il 2007, di 1.550 per il 2008 e di 1.200
    milioni
    per il 2009. Il Fondo realizzerà programmi di investimento pluriennali
    per
    la difesa nazionale, per un totale di 4.450 milioni nel triennio
    2007-2009. Dal 2010 ulteriori stanziamenti saranno stabiliti dalle
    successive leggi finanziarie.

    Sempre nell’ambito del predetto Ministero è stato introdotto un Fondo
    per
    esigenze di mantenimento della difesa, con la dotazione di 350 milioni
    di
    euro nel 2007 e 450 milioni per ciascuno degli anni 2008 e 2009, per un
    totale di 1.250 milioni nel triennio 2007-2009. In particolare il Fondo
    finanzierà interventi di sostituzione,ripristino, manutenzione
    ordinaria e
    straordinaria di mezzi, materiali infrastrutture ed equipaggiamenti,
    anche
    in funzione delle operazioni internazionali di pace.

    E’ previsto anche il rifinanziamento di investimenti nel settore
    aerospaziale, elettronico e per la produzione del caccia Eurofighter,
    da
    realizzare in base ad una coproduzione fra aziende italiane, inglesi,
    tedesche e spagnole. Per il biennio 2007-08 lo stanziamento è pari a
    520
    milioni di euro e di 310 milioni per gli anni successivi.
    Nel disegno di legge è contenuto anche il fondo per le missioni
    militari
    all’estero con una dotazione di un miliardo per ciascuno degli anni
    2007,
    2008 e 2009.

    Inoltre, una parte del trattamento di fine rapporto (tfr) che i
    lavoratori
    dipendenti delle aziende private con più di 49 addetti non destineranno
    alla previdenza complementare sarà dirottato ad un nuovo fondo statale
    che
    finanzierà anche un Fondo per le spese di funzionamento della Difesa,
    per
    un ammontare di 160 milioni nel 2007, di 350 milioni nel 2008 e di 200
    milioni nel 2009.
    Anche lo stanziamento per le navi FREMM, non è stato toccato,
    nonostante
    si tratti di circa 2 miliardi di euro, scaglionati fra il 2007 ed il
    2022.

    E’ previsto anche un fondo di 25 milioni di euro per bonificare i
    poligoni
    militari e le navi, per la tutela del mare e del territorio ed un altro
    fondo di 15 milioni per interventi sanitari a favore dei militari
    italiani
    all’estero e delle popolazioni civili dove sono presenti missioni
    internazionali.
    A fronte a tutti questi soldi per le armi non c’è nessuno stanziamento
    per
    la riconversione produttiva dal militare al civile; gli stanziamenti
    per
    la cooperazione allo sviluppo sono elevati a circa 650 milioni per
    ciascuno degli anni 2007,2008 e 2009, misura peraltro insufficiente ed
    il
    Fondo per lo sminamento umanitario è stato di poco ridotto rispetto
    alla
    misura 2006 (circa 2,2 milioni di euro annui, dimezzato rispetto allo
    stanziamento di qualche anno fa).Allo stesso modo l’Esecutivo non ha
    tenuto fede agli impegni presi in sede di G-8 sul Fondo globale per la
    lotta all’Aids, alla TBC ed alla malaria.

    L’Esecutivo Prodi ha ceduto alla lobby delle armi ed ha autorizzato un
    rilevante programma di investimenti. Anche se in parte, sono
    rifinanziamenti di programmi già decisi in precedenza, tutto ciò appare
    ancor più grave, ove si consideri che il Governo Berlusconi era stato
    costretto ad operare, suo malgrado, delle riduzioni.

    Il Governo si è mostrato poco sensibile alle richieste di parte del suo
    elettorato e di decine di parlamentari della Maggioranza che hanno
    chiesto
    un drastico taglio delle spese militari, per dirottarle verso quelle
    sociali, di aumentare i fondi della cooperazione e di stanziare risorse
    per la riconversione produttiva verso il settore civile. Nel corso del
    travagliato iter parlamentare la finanziaria, sugli investimenti
    militari,
    ha subito tagli minimi, mentre ad esempio sono stati ridotti i fondi
    per
    la ricerca e la scuola.
    Allo stesso modo l’Esecutivo non ha ancora dato attuazione al programma
    elettorale dell’Unione che ha previsto la diminuzione delle spese
    militari.

    ---

    Mercoledì, 3 Gennaio, 2007 - 11:43

    Appello per il ritiro dei soldati italiani dall'Afghanistan

    I primi firmatari : Marco Sodi, Tiziano Cardosi , Doretta Cocchi , Nella Ginatempo , Gigi Ontanetti , Letizia Santoni , Leonard Shaefer , Mirco Tomasi .
    Ha aderito all’appello Padre Alex Zanotelli
    Ha aderito all’appello Padre Alex Zanotelli
    In Afghanistan è in corso dal settembre 2001 una guerra di aggressione , avviata con la legittimazione della vaghissima risoluzione ONU 1.368 e poi dall’ agosto del 2003 condotta dalla Nato .

    Una guerra di fatto volta al controllo strategico e allo sfruttamento delle risorse economiche dell’ area e contraria dall’ inizio alla legalità internazionale , alla quale il Governo Italiano ha aderito violando l’ articolo 11 della Costituzione Italiana .Una scelta che è stata decisa per mera subordinazione e viene sostenuta per "non essere esclusi dal governo del mondo" . Come si legge dal sito della difesa del Governo Italiano alla voce "Sviluppo dell’operazione" troviamo esplicitato il vero significato di questa guerra : "l’operazione militare è parte della guerra globale che impegna la grande coalizione nella lotta contro il terrorismo, denominata ’global War against Terrorism’ . La guerra include, per definizione, la distruzione di vite umane e l’accettazione della soppressione dei propri simili come "mezzo di risoluzione delle controversie". Dalla fine del 2001 ad oggi , la guerra in Afghanistan ha causato più di 50.000 vittime.

    Questa ci pare una semplice descrizione dello stato di cose: una constatazione, non un’interpretazione. La "guerra al terrorismo" è una realtà insensata poiché si traduce in aggressione armata ad un paese . L’idea d’ instaurare con le armi democrazia e diritti, ha esibito nei fatti il suo fallimento. Anche per chi non la "ripudia", anche per chi la sostiene, la guerra in Afghanistan non riesce a enunciare propri obiettivi condivisibili, realistici, raggiungibili. Né la guerra al terrorismo, né la condizione dei diritti delle donne Afgane , né la lotta al narco-traffico, hanno prodotto dei risultati apprezzabili, anzi assistiamo oggi sotto il governo dell’ Alleanza del Nord , sostenuto dagli Usa , ad un forte peggioramento sia della sicurezza del paese, in mano ormai ai terribili signori della guerra,sia delle condizioni delle donne Afgane, prive di libertà come al tempo del regime Talebano, sia all’ aumento dei traffici illeciti di droga .

    L’Italia potrebbe realisticamente essere un soggetto attivo di politica internazionale connotato da una volontà incondizionata di pace, da un assoluto ripudio della guerra .

    Confermando la partecipazione alla guerra in Afghanistan, il governo Prodi rinuncia a costruire questa identità per sottomettersi e conformarsi a scelte già risultate devastanti. La disponibilità alla guerra non è "un" tema paragonabile ad altri, ma definisce in maniera essenziale e decisiva la natura culturale fondante dei soggetti politici che compongono il Governo attuale , il quale ha varato una finanziaria che stanzia 1 miliardo e 700 milioni di euro in sostegno alle spese militari.

    Il movimento per la pace - e dunque contro la guerra - non ha "governi amici" a priori. Deve in ogni caso sottrarsi a "comprensioni" o "crediti di fiducia".

    Il nostro più netto rifiuto degli orientamenti governativi sull’Afghanistan non esprime soltanto coerenza nelle convinzioni. Include una richiesta e una proposta: il ritiro delle nostre truppe dal fronte di guerra e l’assunzione da parte del nostro Paese di un ruolo internazionale di forte discontinuità con la precedente gestione di centrodestra, nel tentativo di porre rimedio agli immani disastri compiuti dalla missione militare.

    I primi firmatari :

    Marco Sodi, Tiziano Cardosi , Doretta Cocchi , Nella Ginatempo , Gigi Ontanetti , Letizia Santoni , Leonard Shaefer , Mirco Tomasi .
    Ha aderito all’appello Padre Alex Zanotelli

    Per ADESIONI : Marco Sodi cell.328 / 0339384 mail : anatole2003@libero.it

    Giovedì, 21 dicembre 2006

    http://www.ildialogo.org/forum/forumRitiroAfga21122006.htm

    Sabato, 30 Dicembre, 2006 - 21:36

    Posizione del Partito Umanista su esecuzione Saddam Hussein

    L’impiccagione di Saddam Hussein
    è un atto di barbarie

     è un atto di barbarie 

    Come ogni esecuzione capitale, l’impiccagione di Saddam Hussein è un atto barbaro e preistorico, da condannare senza esitazione.
    In questo caso, poi, si aggiungono l’ipocrisia e la cieca arroganza che contraddistinguono spesso l’operato degli Stati Uniti e dei loro governi-fantoccio: si dimentica che Saddam è stato per anni un fedele alleato degli USA e proprio in quel periodo ha commesso molti dei crimini di cui viene accusato. Le vittime della sua politica brutale, inoltre, non sono tanto diverse per numero e orrore da quelle causate dalle mostruose scelte degli Stati Uniti. Se si dovesse seguire questa logica aberrante da “occhio per occhio”, Bush, Rumsfield e compagnia dovrebbero subire lo stesso trattamento, giacché i loro crimini non sono certo inferiori a quelli di Saddam.
    L’impiccagione eseguita proprio nel giorno della festa del sacrificio, una ricorrenza sacra per i musulmani, inoltre, ha un sapore provocatorio che denota la solita, arrogante cecità rispetto alle conseguenze dei propri atti. E’ facile prevedere un aumento della tensione e della violenza in un paese già martoriato da attentati quotidiani, come confermato dalle prime notizie arrivate dall’Iraq.
    L’Iraq non ha bisogno di esibire come un trofeo il cadavere del suo ultimo dittatore, ma del ritiro delle truppe d’invasione e di un serio impegno internazionale per riportarvi giustizia e riconciliazione.
    __._,_.___ Partito  Umanista

    Sabato, 30 Dicembre, 2006 - 12:40

    il Portale Europeo

    Sabato, 30 Dicembre, 2006 - 12:14

    Lettera di Pecoraro Scanio

    29 Dicembre 2006

    Cip6: una lettera di Pecoraro Scanio

    Alfonso_Pecoraro_Scanio.jpg

    Pecoraro Scanio mi ha inviato una lettera sul Cip6. Una grande vittoria per i cittadini italiani.
    Voglio dire grazie a tutti coloro che seguono il blog e agli aderenti ai Meetup. Senza di voi i contributi agli inceneritori ci sarebbero ancora. Ma c’è chi, come i valorosi inceneritoristi, tavisti e mediapolisti diessinidiossini piemuntèis, non si arrende mai e lancia un grido di dolore con Chiamparino: “Il 2007 sarà l’anno decisivo per il progetto dell’Alta Velocità Torino-Lione. Anche alla luce dell’ennesima intervista del ministro Pecoraro Scanio sull’argomento mi pare evidente che si tratta sempre più di un problema politico. Per questo ritengo sarebbe necessario che le leadership politiche del centro-sinistra dicessero finalmente una parola chiara sul tema”. Te la dico io Chiampa: “Piciu”.

    Caro Beppe,
    una buona notizia: la battaglia comune contro il Cip6 ha fatto un passo avanti. Il Consiglio dei Ministri ha ripristinato l’emendamento – scomparso al Senato - che esclude le fonti assimilate (tra queste gli inceneritori) dagli incentivi per le rinnovabili. Un successo, una buona notizia da far circolare. Insieme alla riapertura della Conferenza dei Servizi per il rigassificatore di Brindisi così da valutare in modo pieno ed esaustivo tutti i profili ambientali e alla decisione di aprire a marzo la Conferenza nazionale sull’energia e l’ambiente. Gli stimoli e le critiche che riceviamo sono utili, talvolta necessarie, ma è importante anche ricordare i risultati positivi e condividerli con chi si è battuto per ottenerli. Un incoraggiamento per chi come noi crede che un’altra economia sia possibile e che le proteste non vanno criminalizzate ma occorre raccogliere le tante proposte per l’innovazione che contengono.
    Dunque, alcune buone notizie di fine anno ma certo non ci accontentiamo. Approfitto di questi giorni di festa per augurare a te e a tutti gli amici del blog un buon 2007, ricco di soddisfazioni. E con gli auguri una breve riflessione. Leggo le vostre critiche che personalmente considero utili stimoli ad operare sempre più efficacemente. D’altro canto il tuo blog, così come l’attività dei movimenti che si battono sul territorio per l’ambiente e i diritti dei consumatori, sono preziosi alleati e occhi vigili per chi fa politica con l’obiettivo di realizzare una svolta nelle politiche in questo paese. Di questo parlammo anche nel nostro incontro al ministero nelle prime settimane di vita del governo.
    E, devo dirti, che in questi primi mesi di attività ho preferito ‘parlare’ con i fatti più che con i comunicati. Fatti e atti di governo certo migliorabili ma che sicuramente vanno nella direzione che tutti noi auspichiamo. Mi riferisco, ad esempio, al lavoro fatto per sottrarre il progetto Tav in Val di Susa dal perverso meccanismo della Legge Obiettivo e riportarlo nell’ambito delle procedure ordinarie o per togliere i finanziamenti al Ponte sullo Stretto e destinarli alle opere pubbliche davvero utili al Mezzogiorno o, ancora, per aver avviato la riforma totale della Legge Delega. Per aver inserito in Finanziaria più soldi alle energie rinnovabili, per l’efficienza e il risparmio, la mobilità sostenibile, la difesa del territorio da frane e alluvioni, per la lotta alle ecomafie e all’abusivismo edilizio, a favore dei parchi e la biodiversità. Un saldo positivo molto concreto rispetto alle precedenti Finanziarie verificabile da tutti e che ci fa ben sperare per il 2007".
    Alfonso Pecoraro Scanio.

    Postato da Beppe Grillo il 29.12.06 19:30

    Mercoledì, 27 Dicembre, 2006 - 15:21

    Riconversione dell'industria bellica....

       

    AGENZIA REGIONALE PER LA RICONVERSIONE DELL'INDUSTRIA BELLICA: SEMPRE
    IN ATTESA
    La maggior parte delle armi e dei sistemi d'arma italiani, dalle
    pistole agli elicotteri ai cacciabombardieri, viene dalla Lombardia e,
    nonostante il divieto della legge 185/90, viene venduta anche a paesi
    che non rispettano i diritti umani fondamentali e in cui infuria la
    guerra.
    Nel 2005 l'Italia avrebbe autorizzato contratti per le armi verso il
    Medio Oriente per circa 200 milioni di euro; tra il 2001 e il 2004
    abbiamo venduto armi a Siria, Libano e Israele, tra cui anche armi
    leggere, che oggi metteranno a repentaglio la vita dei soldati italiani
    Noi non siamo d'accordo che il nostro territorio abbia questo triste
    primato.

    Come realtà impegnate nella campagna a sostegno della proposta di
    legge di iniziativa popolare per il rilancio dell'Agenzia Regionale per
    la riconversione dell'industria bellica osserviamo con interesse la
    ripresa del dialogo, in Regione, intorno a questi temi.

    Ricoridiamo che l'obiettivo della proposta di legge e' quello di
    rendere possibile la progettazione di produzioni alternative a questo
    lucroso mercato di morte, tenendo in particolare considerazione, in un
    contesto che vede aumentare i fatturati delle aziende e
    contemporaneamente la diminuzione dell'occupazione, la salvaguardia dei
    lavoratori delle industrie impegnate in produzioni belliche.

    Ricordiamo quindi che la proposta di legge per la riconversione attende
    ancora di essere discussa e approvata, come chiedono i 15.000 cittadini
    della Lombardia che hanno firmato per la presentazione della legge.

    Ricordiamo inoltre che l'attuale Agenzia Regionale per la riconversione
    dell'industria bellica attende ancora di essere convocata e
    rifinanziata. Crediamo che in vista della votazione del bilancio
    regionale sia questa una priorità da tenere presente.

    Da parte nostra continueremo a non far mancare il nostro impegno, di
    informazione e di stimolo, per la realizzazione di quello che riteniamo
    un utile strumento per incamminarci sulla strada di un mondo migliore.

    Comitato promotore:
    Rete Regionale Disarmo, Pax Christi Nord Italia, Pax Christi Brescia,
    Pax Christi Milano, Caritas Ambrosiana, Missionari Comboniani Venegono,
    PeaceLink, Guerre & Pace, Vita, Coordinamento Pace Cinisello Balsamo,
    Fiom-Cgil Lombardia ,Fim-Cisl Lombardia, Cgil Lombardia, Cisl
    Lombardia, Cgil Camera del Lavoro di Brescia, SinCobas, Arci Lombardia,
    Acli Lombardia, Acli prov. Varese, Legambiente Lombardia, Legambiente
    prov. Varese, Coordinamento Pace Busto Arsizio, Circolo Primo Levi
    Busto Arsizio, Rete Lilliput Varese, Varese Social Forum, Associazione
    Nizzy Samarate, Circolo Acli Achille grandi Gallarate, Coordinamento
    Pace e Solidarietà di Gallarate, Coordinamento Pace e Solidarietà di
    Samarate, Circolo Legambiente  di Cassano Magnago

    Mercoledì, 27 Dicembre, 2006 - 15:17

    Aldo Moro

    Aldo_Moro.jpg

    Ricevo e pubblico una lettera di Maria Fidia Moro.

    "Gentile Signor Grillo,
    mi permetto di scriverle, anche senza conoscerla personalmente, per chiedere il suo aiuto. Sono Maria Fida, la figlia maggiore di Aldo Moro. Questo è il 29° anno dalla tragica morte di mio padre ed il potere non si è ancora stancato della cortina fumogena creata ad arte al fine di adombrare la verità storica del caso Moro oscillando tra due poli: la congiura del silenzio (un silenzio assordante) da una parte e la memoria negata dall’altra. Ma il peggio del peggio è quando si mettono in scena film e spettacoli teatrali quasi sempre basati su fonti parziali o discutibili. Una vera apoteosi dell’ingiustizia! Leggo con raccapriccio che, in aprile, dovrebbe uscire su Canale 5 una fiction in due puntate su Aldo Moro. Orripilante, ma non basta. Stando alle indiscrezioni la sceneggiatura -come nel film di Bellocchio– si baserebbe su testi della Braghetti e di altri Brigatisti e su conversazioni avute con Francesco Cossiga. Intollerabile ed assurdo
    Questa non è libertà di pensiero e di espressione, ma un deliberato atto di violenza gratuita. Se è giuridicamente possibile farlo non significa che sia etico. Perché –mi chiedo io- persone che hanno cooperato, a vario titolo, al rapimento ed all’uccisione di mio padre dovrebbero avere competenza adeguata a tracciarne un profilo da affidare sic et simpliciter al giudizio dell’opinione pubblica che non sempre è in grado di valutarne la attendibilità storica? E perché al contrario devono essere sempre tenute alla larga tutte le persone che gli hanno vissuto accanto e che lo amavano? La risposta è semplice, perché se si dovesse descrivere il vero Moro l’assurdità della sua morte ingiusta risalterebbe nitida invece nella mistificazione delle ipotesi a tema essa svanisce senza quasi lasciare traccia. Proprio come nel caso Welby in nome di diritti sacrosanti si opera contro l’amore. Per papà non valeva il diritto alla vita, per Welby il diritto a lasciare dignitosamente il suo corpo mortale. Entrambi sono stati accusati di strumentalizzazione. Ma quale? Forse quella di dire e rivendicare la verità, tutta la verità e niente altro che la verità?! Papà, in nome di principi sanciti dalla Costituzione in favore dell’uomo, è stato sacrificato alla ragion di Stato (tranne che poi quando era troppo tardi tale riconoscimento è stato conclamato e reiterato mille volte).
    Per il povero Welby si pretendeva che accettasse di finire soffocato sia pure in presenza della macchina dopo una interminabile agonia. Visto che la natura umana permette di conoscere veramente solo quello che si è sperimentato è evidente che sia nel caso Moro che nel caso Welby nessuno avesse davvero titolo per dettare giudizi. E sarebbe tanto bello se ci sforzassimo di diventare più amorevoli e misurassimo le cose con la ragione del cuore.
    Mio padre se ne è andato ed è in salvo, proprio come Piergiorgio Welby, ma io esprimo ugualmente cordoglio e dolore lancinante per una fiction che trasformerà una tragedia greca in coriandoli di plastica. Non è giusto, non è giusto, non è giusto. Se non lo si vuole ricordare degnamente si faccia silenzio, un silenzio assoluto e compassionevole. Mi spiace ma io non riconosco ad Anna Laura Braghetti nessun titolo di merito (e lo dico io quella del perdono). Essere stata la carceriera di Moro non è una categoria di pensiero, né tantomeno un titolo accademico. Se era impietosita perché non lo ha lasciato andare o almeno non si è personalmente rifiutata di fargli da guardiana? In quanto all’emerito ex Presidente Senatore Francesco Cossiga, come già ho avuto occasione di scrivergli in privato, le lacrime non lavano il sangue innocente. Se come afferma spesso davvero provava affetto per Aldo Moro non lo ricordi attraverso una inutile fiction. Mi piacerebbe che cadesse un fulmine dal cielo e distruggesse tutte le copie della stessa o ancora meglio che gli italiani si opponessero, con forza e sdegno, a questa ulteriore ignominia. In migliaia mi hanno detto “ Avremmo voluto fare qualcosa per salvarlo “. Adesso possono difenderne la memoria e lasciarlo al ricordo di coloro che lo hanno amato e lo amano con tenerezza e struggimento. E possono altresì dare a noi, che abbiamo avuto la vita devastata dalla sua morte, un po’ di pace.
    Deve essere vietato togliere ad un uomo buono ed innocente oltre la vita anche la dignità. Che sulla valle delle lacrime scenda il silenzio. Con gratitudine per quanto vorrà e potrà fare".
    Maria Fida Moro

    Martedì, 26 Dicembre, 2006 - 10:47

    notizie del 2001


    Uranio, dall'Italia le carte per l'inchiesta dell'Aja
    Esposto 'girato' a Carla Del Ponte dal pm militare Intelisano

     - Se verrà dimostrato che i proiettili all'uranio impoverito sono responsabili delle leucemie che hanno colpito alcuni soldati, il Tribunale internazionale dell'Aja potrebbe aprire un'inchiesta per «crimine di guerra». L'ha detto il procuratore generale del Tribunale penale internazionale, Carla Del Ponte: «Abbiamo competenza per quanto riguarda l'uranio impoverito se ci sono i presupposti per sospettare che possa aver causato queste leucemie». La Del Ponte ha aggiunto: «Aspettiamo i risultati delle numerose inchieste».
    E le carte che potrebbero dare una svolta all'inchiesta provengono dall'Italia. Nei mesi scorsi, la procura militare di Roma ha vagliato la denuncia di un comitato di giuristi in cui si ipotizzano, per l'uso dei proiettili all'uranio impoverito nei Balcani, crimini di guerra. Un esposto che il pm Antonino Intelisano avrebbe girato per competenza alla procura presso il tribunale dell'Aja.
    Di sicuro, tra gli accusatori c'è Joachim Lau, avvocato tedesco residente in Toscana, rappresentante in Italia della Ialana, l'Associazione internazionale degli avvocati contro le armi nucleari. Sul tavolo di Intelisano l'avvocato, fin da tempi non sospetti, ha rovesciato una copiosa documentazione sui presunti danni collaterali provocati dai proiettili all'uranio impoverito durante la guerra in Kossovo.
    Negli atti si parla di «violazione di norme nazionali e internazionali» e viene chiesto di «procedere per crimini di guerra». Il rappresentante della Ialana, sottolineati gli effetti tossici e radioattivi dell'uranio polverizzato, allega una documentazione per dimostrare che «questi danni sull'organismo sono a conoscenza dei militari della Nato da decenni».
    L'uranio diffuso nel tempo provoca inoltre danni all'ambiente. E, secondo l'esponente della Ialana, «circa l'80% dei raid sono partiti dal territorio italiano. Esiste, quindi sostiene una diretta e indiretta corresponsabilità penale di varie persone ignote in posizione decisionale all'interno dell'amministrazione militare nazionale e degli altri Stati della Nato su tutti i livelli».
    Non solo. «Quando i soldati inalano o ingeriscono polvere di uranio, incorrono in un potenziale incremento del rischio di cancro»: così si legge in un documento della Direzione Sanità dell'Esercito Usa del 16 agosto '93 e reso noto, separatamente, dalla Ialana e dall'Anavaf. Secondo Falco Accame, presidente Anavaf, «esiste dunque una doppia verità per gli Usa, per chi è interno all'apparato e chi è fuori dell'apparato».
    Intanto il presidente jugoslavo Vojislav Kostunica da parte sua, ha detto in un'intervista che «i bombardamenti della Nato sulla Jugoslavia, nei quali sono stati utilizzati proiettili all''uranio impoverito, erano criminali». Per Kostunica, la tesi secondo cui l'uranio impoverito non è nocivo «è una sciocchezza e dimostra una decadenza morale avanzata».

    ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI GIURISTI
    CONTRO LE ARMI NUCLEARI
    MEMBRO: INTERNATIONAL ASSOCIATION OF LAWYERS AGAINST NUCLEAR ARMS
    LETTERA APERTA

    portavoce:
    Prof. G. Nebbia
    Roma
    Dr. J. Lau
    Firenze
    contatto:
    c/o
    stud. legale Lau
    I- 50122 Firenze
    Via delle Farine 2
    Tel.055-2398546
    Fax.0575-592243
    e-mail:lau@elledi.it
    http://www.ddh.nl/org/ialana
    consulenti:
    Avv. Romeo Ferruci
    Avv. F. Trippanera
    Dott.G Nifosi
    Procura della Repubblica
    presso il Tribunale di Pordenone
    Spett. Dott Roberto Labozzetta !
    Il sottoscritto Dr. Joachim Lau in funzione di membro del consiglio della IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms) - e con studio a Firenze Via delle Farine 2 mette alla Sua spettabile attenzione le seguenti considerazioni, per rivedere la sua decisione di archiviare le indagini sulla leicità della presenza di armi nucleari nel sottosuolo italiano, di questa primavera.
    • attualmente nella base militare di AVIANO (PORDENONE) si trovano almeno 18 armi nucleari come si è appreso dalle notizie dei giornali pubblicate recentemente; il Ministro della difesa italiano, in una recente interpellanza parlamentare ha dichiarato di aver conoscenza della sussistenza del fatto e che non si puo' per motivi di segretezza militare , rendere pubblici ulteriori dettagli.
    • questi fatti potrebbero essere penalmente rilevanti sotto il profilo degli Art. 697 – 678 – 679 – 244 - 241 – 110 – 112 c.p.
    1. La Repubblica italiana è vincolata al trattato di non proliferazione del 1 luglio 1968 nel quale si impegna a non fungere da recipiente di armamenti nucleari (Articoli 1 e 2 dell'N.P.T.). Il deposito della NATO appartiene al territorio nazionale e ricade pianamente nella giurisdizione italiana anche in base alle convenzioni internazionali (Vedi Statuto delle truppe NATO). Sotto il profilo dei c.d. Accordi Nucleari di Condivisione (Nuclear Sharing Arrangements) e degli accordi bilaterli tra l'Italia e gli Stati Uniti detti Dual Keys o "doppia chiave" ed in applicazione dell'Art. 1140 c.c. , la Repubblica Italiana e specificamente il suo attuale governo nonché’ i responsabili dell’esecutivo, detengono in contrasto con le convenzioni internazionali nonché con gli obblighi costituzionali, armi nucleari.
    1. Sembra altresì infranto l’Art. 678 e 679 c.p. perchè le autorità militari italiane e della NATO avevano depositato, trasportato e introdotto nello Stato materiale esplodente senza avere una relativa autorizzazione da parte dell’autorità competente ( EURATOM, AIEA). Alla base degli impegni nazionali ed internazionali, nessun governo italiano è autorizzato a tenere materiale nucleare non registrato presso le Comunità Europee o presso l’autorità di controllo di Vienna.
    2. Indipendentemente dalle notizie non confermate, che la NATO intende ritirare le armi nucleari dal territorio nazionale e dal fatto che in passato, durante la guerra fredda il concetto della sicurezza nazionale è stato valutato soltanto nell'ambito della deterrenza nucleare, occorre tornare ad una normalità pacifica tra gli Stati, nella quale nessuno puo' avere il diritto di minacciare l’altro. La presenza di armi nucleari sul territorio italiano contro un presunto nemico che ancora si identifica nella Russia, rappresenta una minaccia contraria all’articolo 2.4 della Carta ONU, come è stato inoltre affermato dalla Corte Internazionale di Giustizia nel sua "Advisory Opinion" o Opinione Consultiva dell' 8 luglio 1996. E’ altrettanto noto che il sistema di programmazione automatico per il lancio dei missili nucleari della Federazione Russa , mira a distruggere i depositi nucleari e missilistici della NATO. Esiste pertanto una certezza che anche il deposito ad Aviano in caso di un’attacco presunto o reale sia un bersaglio da colpire. Considerando la velocità dei vettori delle bombe nucleari ed il loro sistema di lancio automatico ne consegue che il territorio italiano è permanentemente sottoposto ad un pericolo e ad una minaccia nucleare come atto di ritorsione. Visto che il reato di cui all’art. 244 c.p (atti ostili verso uno stato estero che espongono lo stato italiano al pericolo di una guerra) non richiede un dolo specifico (Corte Cass. 17.0tt.1958 I.sez.) non si può escludere il sospetto che gli attuali e precedenti ministri della difesa ed altri responsabili abbiano infranto questa norma penale mettendo a disposizione di un' altro Stato le base italiane per il deposito di armi nucleari. Bisognerà inoltre, esaminare se il tacito o esplicito consenso di una pluralità di persone, ufficialmente ignote, le quali hanno accettato il deposito di armi nucleari in Italia, abbiano sottoposto una parte del territorio dello Stato sotto la sovranità di uno Stato straniero (Art.241) e/o menomato l’indipendenza della Repubblica italiana, ed in ogni caso violato gli Articoli 1 e 2 del Trattato di Non Proliferazione.
    La IALANA sarebbe lieta di conoscere la sua opinione ed eventuale decisione nel merito della procedura sopra menzionata.
    Con i più cortesi saluti
    Dr. Joachim Lau

    Martedì, 26 Dicembre, 2006 - 10:24

    Lettera aperta a Pinochet

    Lettera veramente aperta a Pinochet
    ripubblichiamo la lettera scritta all'epoca della detenzione del dittatore
    Olivier Turquet
    13 dicembre 2006
    Ripubblichiamo la lettere che lo scrittore cileno Ariel Dorfman scrisse quando il dittatore Pinochet fu recluso a Londra.
    Ci pare rsti molto viva ed attuale ora che, con la morte del dittatore, un triste revisionismo storico si sta mettendo in marcia.
    Lettera veramente aperta al generale Pinochet
    "Mi creda, generale: è quanto di meglio le potesse succedere".
    Mi rendo conto che non è piacevole ritrovarsi detenuto senza alcun preavviso, non poter uscire a passeggiare per le strade di Chelsea quando se ne ha voglia, non sapere quale futuro ci attenda. Può chiederlo, senza dover cercare troppo lontano, ai tanti cileni che lei stesso ha privato della libertà in circostanze estremamente meno confortevoli di quelle offerte da una clinica londinese a cinque stelle.
    Ma se ha paura, se si sente solo, se crede di essere stato pugnalato alle spalle, generale, pensi che il destino le ha offerto, nel momento in cui la sua vita volge ormai al tramonto, una provvidenziale opportunità di salvarsi l'anima. Dal golpe del '73 lei ha vissuto e vive in un inganno, in una minuziosa e sdegnosa autogiustificazione di quella condotta che lei iniziò a fondare esattamente sulla morte, intollerabile e accusatrice, di Salvador Allende, l'uomo cui lei deve la sua nomina a capo delle Forze Armate, e che lei tradì: e a quel primo tradimento ne seguirono altri. Si trattò, in realtà, di una valanga inarrestabile, poiché il primo grande crimine ha sempre bisogno di altri crimini dietro i quali nascondersi; i dittatori aspirano al potere assoluto per trovare rifugio dai demoni che loro stessi hanno scatenato. Al fine di mettere a tacere i fantasmi esigono che intorno a sé venga innalzato un muro di specchi adulatori e di ossequiosi consiglieri che ripetano in continuazione: "sì, sei tu il più bello, sì, sei tu il più buono, sì, sei tu a sapere tutto". E lei finì per crederlo, generale.
    Si è difeso da quel che aveva fatto, e da quel che continuava a fare, con la muraglia impenetrabile della sua invulnerabilità: nessuno le avrebbe mai presentato il conto, perché ci sarebbe stata una legge per lei e un'altra per il resto dei suoi concittadini. E quando, nel 1988, il popolo cileno votò in massa contro di lei arrivando infine a costringerla, nel 1990, a lasciare la presidenza, lei fu così abile da intrappolare con incredibile astuzia il paese intero in una transizione grazie alla quale lei non avrebbe mai dovuto rispondere né di ciò che aveva detto né di ciò che aveva fatto. Una transizione in cui lei era l'unico veramente libero di dire e di fare quel che voleva, il bello e il cattivo tempo, come lei stesso andava ripetendo con arroganza sorniona, mentre i suoi compatrioti dovevano continuamente tenere a freno la lingua e pesare ogni parola.
    A noi non fu concesso, durante quella transizione pattuita e necessaria, lasciarci trasportare dalle emozioni, mentre lei poteva prendere a calci la scacchiera perché non le piaceva la nostra ultima mossa: uno scacco al quale non avevamo diritto. Di fatto, generale, lei ha pensato di poter continuare a godere dell'inviolabilità di un dittatore in pieno processo democratico, e ha confuso il suo paese con il mondo.Ha pensato di poter fare un viaggio in Inghilterra, nazione da lei stesso definita come l'esempio più alto e luminoso della
    civiltà, di poter passeggiare lungo il Tamigi come fosse il Mapocho, ed era convinto che gli inglesi avrebbero dovuto rispettare e onorare i patti e le regole e le consuetudini cilene come se fossero state le loro.
    E' doppiamente dolce pensare che lei si è messo in trappola da solo, generale, che è stata la stessa superbia con la quale aveva governato ad accecarla e perderla, nell'illusione che avrebbe potuto continuare in eterno ad imporre agli altri la sua volontà. L'impenetrabilità del suo isolamento le garantiva di non dover mai guardare, né da vicino né da lontano, il dolore che lei stesso aveva inflitto ai suoi simili.
    Ecco perché questa detenzione le sarà tanto salutare. E di certo lo sarà anche per il paese: perché ci costringerà a guardarci in faccia, mettendo alla prova la nostra democrazia, la sua forza, la sua possibile precarietà; e finalmente ci porterà a confrontarci con il bisogno di risolvere al più presto questa complessa, ambigua ed eterna transizione che lei ha sempre limitato con la sua costante ombra e presenza.
    Voglio che sappia, generale, che non credo nella pena di morte. Credo, questo sì, nella redenzione umana: persino nella sua, generale. Per questa ragione quello che per venticinque anni ho desiderato che le succedesse - quello che ancora non riesco a credere le stia veramente per succedere - è che un giorno o l'altro, prima della sua morte, lei debba fissare i suoi occhi azzurri negli occhi scuri e chiari delle donne i cui figli, mariti, genitori e fratelli lei trasformò in desaparecidos; ho desiderato che quelle donne, una dopo l'altra,
    avessero la possibilità di raccontarle che cosa accadde quando le loro vite furono calpestate e distrutte da un ordine che lei impartì o da un'operazione di quella polizia segreta cui lei non mise mai nessun freno. Mi sono sempre chiesto che cosa ne sarebbe stato di lei nel momento in cui fosse stato costretto, giorno dopo giorno, ad ascoltare le infinite storie delle sue vittime e a doverne ammettere l'esistenza.
    Lei che crede in Dio, generale, si renda conto di quale benedizione le abbia mandato il suo saggio, misericordioso e severo Signore negli ultimi giorni della sua vita: la possibilità che lei si penta. La possibilità di spezzare dall'interno il circolo tremendo dei suoi crimini e dirci dove sono i nostri morti. Ne sa qualcosa, Don Augusto?
    Io, personalmente, mi accontenterei di questo. Sarebbe un castigo sufficiente, e pensi che gran contributo sarebbe per questo paese da lei tanto amato: potrebbe aiutarci a far sì che la nostra patria comune compia un ulteriore passo avanti sulla difficile strada della riconciliazione, riconciliazione che è possibile, sì, ma solamente se si accetta la terribile verità di quello che abbiamo passato, se lei parteciperà alla ricerca dolorosa di quella verità senza mentire, né a se stesso né a noi.
    Ricordi quello che la storia, la religione e anche la letteratura c'insegnano: la cosa migliore che possa succedere a un criminale è di essere catturato, perché nella reclusione solitaria, senza più le difese abituali con le quali nascondere il proprio passato, può forse minimamente aprirsi nel prigioniero la finestra di una possibile redenzione.
    Non credo che lei leggerà queste parole, né tantomeno che vi darà ascolto. Non credo che rinuncerà volontariamente ad un'immunità che non le appartiene né tantomeno ad un'impunità che ha sempre creduto di avere. Non credo che il suo corpo, nel momento in cui si trova prigioniero, possa iniziare a percorrere quel cammino spirituale che la porterebbe ad agire come un uomo veramente libero; che possa rinunciare alla paura e penetrare il mistero della sua vita; che possa
    vedersi come la vede la stragrande maggioranza dell'umanità e capire perché vogliamo esorcizzarla. Lei e i tanti altri tiranni di questo secolo che sta finendo.
    Non è mai tardi, generale.
    ARIEL DORFMAN
    Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:41

    Dichiarazione Umanista

    DICHIARAZIONE

     
    Nella storia dell'umanità la guerra è stata sempre presente. Questo dramma è ogni giorno più devastante perché i progressi tecnologici permettono ai violenti di produrre sempre più ordigni distruttivi. La minaccia nucleare pone oggi l'umanità sull'orlo dell'abisso.
    Le guerre e la corsa agli armamenti incidono negativamente sull'economia dei paesi, assorbendo fondi che dovrebbero essere destinati all'educazione, alla sanità, alla cultura e a migliorare la qualità della vita. L'influenza esercitata dall'industria bellica sui governi e sulla società fa sì che i paesi produttori di armi facciano pressione per mantenere i conflitti e così utilizzare e sperimentare le loro armi, mascherando l'avidità con teorie sull'inevitabilità, la necessità e perfino i vantaggi dei conflitti armati per l'economia.
    Agli inizi del terzo millennio, i conflitti nei differenti campi (economici, etnici o religiosi) invece di diminuire tendono ad aumentare. Lo stesso succede col terrorismo. La violenza aumenta anche nella società civile, arrivando ad estremi inimmaginabili fino ad alcuni anni fa. Se non c'è un cambiamento di direzione, il futuro porterà sempre più confronti violenti in vari campi e in tutte le latitudini.
    E' più che provato che si potrebbe risolvere la fame nel mondo col 10 % di ciò che viene speso in armamenti. Possiamo immaginare cosa succederebbe se si destinasse il 30 o il 50 % delle spese belliche per migliorare la vita della gente, invece che a scopi distruttivi?
    Dopo secoli di violenza, è difficile immaginare la pace. Tuttavia, perché non lavorare in questa direzione, cercando di cambiare la direzione della storia, costruendo un vero futuro di pace e nonviolenza?
    Consideriamo che questa è la nostra responsabilità come esseri umani. Vista la direzione che stanno prendendo gli avvenimenti, definirsi contro la guerra ha senso, è etico, coerente ed urgente.
     
    Assumiamo questa responsabilità liberamente e la portiamo avanti con tutti coloro che rifiutano ogni forma di violenza e puntano sulla convivenza, lo sviluppo condiviso, la democrazia reale, la tecnologia al servizio della scienza e la scienza al servizio dell'essere umano e della pace. Dobbiamo denunciare le minoranze violente, isolarle e fare pressione affinché cambino direzione alle loro politiche guerrafondaie, indirizzandole invece verso lo sviluppo umano.
    Un mondo senza guerre è fino ad oggi un mondo sconosciuto sul Pianeta Terra. Eliminare le guerre significa uscire definitivamente dalla preistoria umana e fare un passo da gigante nel cammino evolutivo della nostra specie.
    Un "mondo senza guerre" è una proposta che guarda al futuro ed aspira a diventare concreta in ogni angolo del pianeta, affinché il dialogo sostituisca la violenza.
    In questa aspirazione ci accompagna la forza della voce di migliaia di generazioni che hanno subito le conseguenze della violenza, il cui rimbombo continua a farsi sentire oggi in tutti i posti dove le guerre hanno lasciato la loro sinistra scia di morti, scomparsi, invalidi, rifugiati e dispersi
    È arrivato il momento di far sentire la voce dei senza-voce, dei milioni di esseri umani che chiedono con forza che finiscano le guerre. Possiamo ottenerlo unendo tutte le forze del pacifismo e della nonviolenza attiva.
    Invitiamo sia singoli individui che rappresentanti e membri di organizzazioni, collettivi, gruppi, partiti politici, imprese ad aderire a questa dichiarazione e a lavorare ognuno nel suo campo, a partecipare a coordinamenti, fronti e forum, al fine di generare un grande movimento che ponga fine alle guerre e ad ogni tipo di violenza.
     

    Lavoriamo oggi per garantire un futuro migliore e salvaguardare le generazioni future. Perché crediamo nella pace ed in un mondo più umano!

     

    Per un mondo senza guerre!

    Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:27

    Umanisti per Campagna Mondiale Mondo senza guerra


    Adesione alla campagna mondiale Mondo senza guerre, promossa dal Movimento Umanista,  una manifestazione di protesta contro il Riarmo Atomico.
     
    Babbo nucleare, armato di missili giocattolo e un comunicato richiedente il disarmo, coinvolgerà simbolicamente tutte le ambasciate dei paesi detentori di testate nucleari,  in particolare l'ambasciata statunitense, davanti si terrà un sit-in.
     
    L'iniziativa si inserisce in un complesso di eventi organizzati in più parti del mondo per accrescere la consapevolezza sulla reale entità della nuova corsa agli armamenti e per rompere il silenzio e la parzialità dell'informazione a riguardo:
     
    • Oggi sono in corso nel mondo più di 30 conflitti. Ogni anno muoiono a causa delle armi 500.000 persone, 1.300 al giorno, una al minuto.
     
    • Secondo i dati ufficiali, la Russia ha ammesso di possedere 20.000 bombe nucleari, gli Stati Uniti 10.500, la Gran Bretagna 185, la Francia 450 e la Cina 400. Secondo alcuni osservatori Israele ne possiede almeno 200.
     
    •  Nonostante le riduzioni effettuate negli anni Novanta, rimangono in tutto il pianeta più di 30.000 testate nucleari, sufficienti a distruggerlo per intero 25 volte.
     
    • La Nato si muove al di fuori degli accordi del Trattato di Non Proliferazione Nucleare, violandoli apertamente. Gli Stati Uniti hanno dislocato 480 bombe nelle varie basi Nato in Europa: 150 in Germania, a Büchel, e Ramstein; 20 in Belgio, a Kleine Brogel; 20 in Olanda, a Volkel; 110 in Gran Bretagna, a Lakenheath; 90 in Italia, ad Aviano e Ghedi Torre; 90 in Turchia, a Incirlik.
     
    Le iniziative che si sviluppano nell'ambito di questa campagna accolgono lo spirito pacifista e non-violento che si sta spontaneamente diffondendo nel mondo, proponendo una risposta diversa a questa drammatica situazione. Si tratta di una nuova sensibilità che unisce persone diverse per cultura, religione, generazione, nella convinzione dell'assurdità di una crescente e distruttiva spirale di violenza. È una risposta che si oppone e non riconosce le attuali logiche del potere e della sopraffazione, contrapponendo ad esse un'alternativa basata sul rafforzamento dei vincoli tra i popoli, l'appoggio reciproco, la solidarietà, la sensibilizzazione dell'opinione pubblica, la mobilitazione e la pressione su coloro che pretendono di decidere il destino di tutti.
     
    Nell'ambito di questa campagna sono già state realizzate varie iniziative, tra cui la formazione di simboli della pace realizzati con le fiaccole a Budapest, Praga, Santiago del Cile, Helsinki, Parigi e, recentemente, a Roma, Torino e Milano (www.simbolodellapace.net); la trasmissione gratuita da parte di oltre 300 canali televisivi in tutto il mondo, dell'appello lanciato da Silo – fondatore del Movimento Umanista, di porre come priorità del momento attuale il ritiro delle truppe d'invasione, la restituzione dei territori occupati, lo smantellamento degli arsenali (www.silo.ws); contemporaneamente alla nostra manifestazione a Roma, anche in Ungheria si terranno sit-in davanti tutte le ambasciate dei paesi che posseggono armi atomiche e saranno consegnati missili giocattolo.
     
    Grazie all'aiuto di numerosi cittadini ed associazioni il 18 novembre, realizzando il simbolo della pace a piazza dell'Immacolata (www.lasvoltaumanista.com), siamo riusciti a dare un segnale molto chiaro e una testimonianza: le persone comuni possono, unendosi, fare qualcosa di visibile per esprimersi su questioni sulle quali normalmente non sono neanche interpellate!

    Per questo vorremmo adesso coinvolgere tutti coloro che si rendono conto dell'estrema gravità della situazione attuale e tutte quelle associazioni che da anni lottano per la pace e il disarmo, invitando tutti a partecipare all'evento che si snoderà per le diverse ambasciate.
     
    Chiaramente si tratterà di un evento assolutamente pacifico e non-violento, che non vuole essere offensivo o provocatorio nei confronti delle persone che lavorano all'interno delle suddette ambasciate.
     
     
     
     
     

    Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:12

    Aggiornamento e Auguri di Buon Natale Comitato " Via le Bombe"


    Per aggiornarvi sulle attività del Comitato 'Via le Bombe', e me
    ne scuso.

    Il motivo del mio silenzio è che in effetti non ho molte novità da
    condividere con voi. Dopo le tante iniziative che ci hanno coinvolto
    fino ai primi di dicembre (in particolare la riuscita conferenza con
    Paolo Barnard e la riuscitissima manifestazione di Vicenza), ci siamo
    effettivamente presi una pausa, in attesa di rimetterci al lavoro in
    gennaio.

    In questo periodo, abbiamo fatto un'unica riunione del Comitato, in cui
    abbiamo abbozzato un percorso, per i primi mesi del prossimo anno, che
    ci permetta di porre nuovamente al centro dell'attenzione il tema del
    disarmo nucleare. L'idea era di fare (a fine gennaio / inizio febbraio)
    un'assemblea allargata del Comitato, lavorando per estenderla il più
    possibile ad aree e persone potenzialmente interessate al tema, ma che
    finora non siamo riusciti a coinvolgere, per decidere in quella sede
    una
    serie di iniziative pubbliche che ci conducano all'appuntamento del 23
    marzo (data fissata per l'udienza).

    Il problema principale è che ancora non sappiamo se l'udienza ci sarà o
    meno, perché rischia di ripetersi quanto è successo a luglio, con il
    rinvio a nuova data per mancanza della notifica alla controparte.
    Secondo il codice di procedura civile, infatti, la controparte
    dev'essere notificata con un determinato periodo di preavviso (nel caso
    di residenti all'estero, 120 giorni), e se questo non avviene,
    l'udienza
    salta.

    Il compito di effettuare la notifica spetta al Ministero degli Esteri,
    tramite l'Ambasciata a Washington, ma non siamo ancora riusciti a
    sapere
    se questa è stata fatta oppure no. Al telefono, dalla Farnesina hanno
    detto ai nostri avvocati di stare tranquilli, che è tutto a posto, ma
    la
    ricevuta di ritorno della notifica noi ancora non l'abbiamo avuta,
    nonostante il termine per effettuare validamente la notifica sia ormai
    scaduto da un mese.

    Visto come stanno le cose, i nostri avvocati si sono impegnati ad
    andare
    di persona al Ministero, per capire se le carte si sono fermate
    all'andata o sulla via del ritorno. Certo che, se anche questa volta la
    notifica non fosse stata effettuata, la tentazione di pensare che sia
    in
    atto un boicottaggio intenzionale sarebbe molto forte, e probabilmente
    dovremmo anche noi ripensare alle modalità della nostra azione
    legale...

    Mi permetto di chiudere con un augurio laico e non rituale di un Buon
    Natale e felice Anno Nuovo. Che sia, al di là delle abbuffate e delle
    vacanze, anche l'occasione per riscoprire il motivo di tanta festa:
    "Non
    temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:
    oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore", venuto a liberarci
    da ogni oppressione. Che l'augurio degli angeli a Betlemme ("pace in
    terra a tutti gli uomini") non resti una pia invocazione condita di
    melense armonie, ma l'impegno quotidiano di un sempre più gran numero
    di
    "costruttori di 'shalom'", di una pace che non è solo assenza di
    guerra,
    ma pienezza di vita e di felicità, e in cui la sicurezza non sia
    garantita (?) dalle atomiche e dalle armi in generale, ma dalla
    condivisione delle ricchezze del pianeta.

    Imagine there's no heaven / It's easy if you try
    No hell below us / Above us only sky
    Imagine all the people / Living for today...

    Imagine there's no countries / It isn't hard to do
    Nothing to kill or die for / And no religion too
    Imagine all the people / Living life in peace...

    You may say I'm a dreamer / But I'm not the only one
    I hope someday you'll join us / And the world will be as one

    Imagine no possessions / I wonder if you can
    No need for greed or hunger / A brotherhood of man
    Imagine all the people / Sharing all the world...

    You may say I'm a dreamer / But I'm not the only one
    I hope someday you'll join us / And the world will live as one

    ************************
    Tiziano Tissino" <t.tissino@itaca.coopsoc.it> 

    Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:08

    Energia atomica.....

    Interrogazione a risposta scritta 4-00975, presentata da Silvana Pisa e
    Francesco Martone il 12 dicembre 2006 ai Ministri della Difesa e degli
    Affari Esteri. Premesso che:

    in data 3 dicembre 1960 il Governo italiano e il Governo degli Stati
    Uniti hanno concluso un accordo (repertoriato nella raccolta degli
    accordi internazionali degli Stati Uniti con la classifica TIAS 4764 2
    U.S.T. 641; 1960 U.S.T. LEXIS 429), con il quale i due Paesi si
    impegnavano a cooperare nel campo dell'energia atomica a scopo di
    comune
    difesa;

    in particolare, all'articolo 2 si prevede lo scambio di informazioni
    concernenti l'uso militare dell'energia atomica e lo «sviluppo di
    sistemi di trasporto sull'obiettivo adeguati alle armi atomiche
    trasportate», e all'articolo 3 la «consegna di parti non nucleari di
    sistemi di armi atomiche»;

    dal citato documento si evince chiaramente che da oltre 40 anni
    l'Italia
    e gli Stati Uniti collaborano concretamente alla pianificazione, allo
    sviluppo, allo spiegamento e al potenziale impiego di sistemi d'arma
    nucleari o con vocazione principalmente nucleare, tanto che esiste uno
    scambio non solo di informazioni ma anche di materiali militari
    destinati ad essere impiegati in armi nucleari;

    ciò nonostante, il Governo italiano ha sempre rifiutato di ammettere la
    partecipazione del Paese a programmi nucleari in ambito Nato e in
    collaborazione con gli Stati Uniti nonché di riconoscere l'esistenza
    sul
    suolo nazionale di armi nucleari, impiegabili da vettori aerei italiani
    o statunitensi, nonostante vi sia ampia evidenza nella letteratura
    scientifica specializzata e in documenti ufficiali;

    in data 1° luglio 1968 è stato firmato il Trattato di non
    proliferazione
    nucleare, successivamente ratificato sia dall'Italia che dagli Stati
    Uniti d'America;

    il trattato contiene, nel primo articolo, l'obbligo degli Stati
    nucleari
    di non lasciare a disposizione di nessuno, in modo né diretto né
    indiretto, armi nucleari;

    con l'articolo 2, gli Stati non nucleari hanno assunto l'obbligo di non
    acquisire, direttamente o indirettamente, la disponibilità ed il potere
    di disporre di armi nucleari, o di cercarne o accettarne il possesso, o
    di dare un supporto alla produzione delle stesse armi;

    con l'articolo 6 tutti gli Stati nucleari e non nucleari hanno assunto
    l'obbligo di trattare in buona fede con gli altri Stati nucleari per
    pervenire al più presto possibile ad un totale disarmo nucleare sotto
    controllo internazionale;

    con la risoluzione 15 dicembre 1994, n. 49/75 K, deliberata
    dall'Assemblea generale, le Nazioni Unite hanno chiesto alla Corte
    internazionale di esprimersi con un parere sulla quesito: «È la
    minaccia
    o l'uso delle armi nucleari in qualunque circostanza permessa dal
    diritto internazionale?», richiamando le proprie risoluzioni 1653 (XVI)
    del 24 novembre 1961, 11/71 B del 14 dicembre 1978, 34/83 G dell'11
    dicembre 1979, 35/152 D del 12 dicembre 1980, 36/92 L del 9 dicembre
    1981, 45/59 del 4 dicembre 1990 e 46/37 D del 6 dicembre 1991, in cui
    si
    dichiara che l'uso delle armi nucleari è una violazione della Carta e
    un
    crimine contro l'umanità;

    in data 8 luglio 1996, la Corte internazionale ha statuito che la
    minaccia o l'uso delle armi nucleari è, in linea generale, in contrasto
    con le norme di diritto internazionale applicabile ai conflitti armati
    e, in particolare, con i principi e con le regole del diritto
    umanitario. Decideva la Corte, inoltre, che esiste un obbligo giuridico
    di perseguire in buona fede e concludere negoziati che conducano ad un
    disarmo nucleare globale sotto un rigido ed effettivo controllo
    internazionale;

    a seguito della dissoluzione dell'Unione Sovietica, nell'aprile 1999 la
    Nato ha elaborato un nuovo concetto strategico nucleare, il cosiddetto
    "NATO nuclear posture review", che postula «widespread participation by
    European Allies involved in collective defence planning in nuclear
    roles, in peacetime basing of nuclear forces on their territory and in
    command, control and consulation arrangements» («ampliamento della
    partecipazione degli alleati europei coinvolti nella pianificazione
    della difesa collettiva in ruoli nucleari, nella dislocazione in tempo
    di pace di forze nucleari sul loro territorio e in accordi di comando,
    controllo e consultazione»);

    il 15 marzo 2005, gli Stati maggiori riuniti degli Stati Uniti hanno
    pubblicato il documento «Doctrine for Joint Nuclear Operations»,
    contenente la dottrina ufficiale sull'impeigo operativo delle armi
    nucleari, vincolante per tutti i comandi subordinati delle forze armate
    statunitensi;

    il documento spiega in 70 pagine in modo preciso che gli Stati Uniti
    sono decisi ad impiegare le armi nucleari in qualsiasi futuro conflitto
    internazionale, anche a livello regionale, o in caso di minaccia
    proveniente dai cosiddetti "non-state actors". Sostengono di dover e di
    poter usare le armi nucleari anche per attacchi preventivi. Nelle
    istruzioni è evidenziato come nessun diritto consuetudinario o
    convenzionale impedisca agli Stati Uniti di usare le armi nucleari in
    un
    conflitto armato;

    la Nato, ugualmente, ha ancora in vigore i piani militari per l'uso
    delle armi nucleari che prevedono di mettere in stato di operatività le
    armi nucleari che si trovano nella base di Aviano e in altre basi
    collocate sul territorio italiano. Tra i bersagli si trovano non
    soltanto le zone di interesse economico del medio oriente, ma anche le
    zone militarmente importanti della Federazione delle Repubbliche della
    Russia, la quale, a sua volta, ha dichiarato recentemente di
    abbandonare
    la sua politica di «no first use» e di riservarsi il diritto di
    colpire,
    in caso di minaccia e/o di necessità, con armi nucleari ogni Stato
    anche
    non-nucleare, se mette il suo territorio a disposizione di uno Stato
    nucleare;

    di conseguenza, il territorio della Repubblica italiana, e
    specificamente la zona di Aviano e altre zone dove si trovano armi
    nucleari, è un bersaglio nucleare, in quanto rappresenta una minaccia
    in
    un futuro potenziale conflitto;

    mantenere una minaccia nucleare nei confronti di altri Paesi è un
    illecito, come affermato dalla Corte internazionale di Giustizia nella
    advisory opinion 8 luglio 1996, ed inoltre le armi nucleari in
    territorio italiano rappresentano un pericolo per la salute e la vita
    di
    chi vive nei pressi di una installazione nucleare militare;

    non si può mettere in discussione l'obbligo per gli Stati aderenti al
    Trattato di non proliferazione nucleare, e dunque anche per gli Stati
    Uniti e l'Italia, di non depositare all'interno di uno stato non
    nucleare armi di distruzione di massa;

    l'ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto
    internazionale generalmente riconosciute, e, pertanto, la presenza
    delle
    armi nucleari in Italia, come preparazione di un futuro conflitto
    nucleare rappresenta una violazione del diritto internazionale
    generalmente riconosciuto;

    in relazione a quanto sopra esposto, alcuni cittadini italiani che
    vivono nelle vicinanze della base di Aviano hanno citato in giudizio
    davanti al Tribunale di Pordenone il Ministro della difesa pro tempore
    degli Stati Uniti Donald Rumsfeld per far rimuovere le testate nucleari
    presenti sull'aeroporto di Aviano;

    all'udienza del 7 luglio 2006 il Governo degli Stati Uniti non si è
    costituito in giudizio e gli attori non erano in grado di dimostrare
    l'avvenuta notifica dell'atto di citazione;

    a tutt'oggi non risulta notificato neppure il secondo atto relativo
    all'udienza del 23 marzo 2007,

    si chiede di sapere:

    se sia stato effettivamente notificato alle competenti autorità
    statunitensi l'atto introduttivo della causa Tiziano Tissino, Giuseppe
    Rizzardo, Michele Negro, Carlo Mayer e Monia Giacomini contro Rumsfeld
    Reg. G. n. 4720/2005, Tribunale di Pordenone;

    se il Governo, avendo a mente quanto sopra descritto, non intenda
    intervenire nel giudizio a sostegno dei cittadini italiani;

    se il Governo, avendo presenti gli obblighi derivanti dal Trattato di
    non proliferazione e l'acclarata illegittimità del possesso e dell'uso
    delle armi nucleari, non intenda chiedere il ritiro di tutte le armi
    nucleari e di tutti i reparti militari previsti per il loro uso
    presenti
    su territorio italiano.

    Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 12:04

    Lettera di Babbo Natale a Nichi Vendola

    Caro Nichi,
    volando dall'alto della mia slitta quest'anno non vedo una Puglia
    migliore.

    Ho notato che poco è cambiato. Gli stessi poligoni di tiro, le stesse
    basi militari, le stesse industrie puzzolenti.

    Ma vedo che il peggio deve ancora arrivare: un rigassificatore per
    Brindisi, uno per Taranto... E non è finita. Da Genova portano a
    Taranto
    i fumi più velenosi, tutta la produzione a caldo dell'acciaieria,
    quella
    più inquinante, proprio quella che lì non vogliono più.

    So di tante persone a letto. Non sono ammalate di influenza ma di
    cancro.

    E non è finita qui la storia, caro Nichi: la raffineria di Taranto la
    vogliono ampliare! Volandoci sopra quasi precipitavo per la puzza.

    Tornando per questo Natale devo proprio confessarti che non ho trovato
    la Puglia più bella che mi avevi promesso ma un futuro grigio e
    peggiore.

    Caro Nichi, credo che prima o poi dovrò fare sciopero.

    Vengo dal Polo e devo dirti che i ghiacci si stanno sciogliendo. Gli
    scienziati scuotono il capo. Tra trentacinque anni le calotte polari
    non
    le vedremo più. E mentre venivo in Puglia ho saputo che il signor Riva
    non vuole ridurre i fumi dalle sue ciminiere. Sbirciando fra i giornali
    leggo che questo signore non ha alcuna intenzione di rispettare il
    protocollo di Kyoto per la riduzione delle emissioni. E che è disposto
    a
    licenziare 4000 operai pur di non diminuire i fumi delle sue ciminiere.

    Corpo di Bacco! Visto che lo incontri digli di cambiare idea!

    Invece di licenziare 4000 operai farebbe bene a comprare un po' di
    impianti nuovi e più puliti: ma tu queste cose gliele hai dette? Lo sai
    che ha conti in banca da nababbo? Io, con i miei superpoteri, riesco a
    vedere oltre il segreto bancario e so che avrebbe i soldi per pulire
    tutta Taranto. Ma non mette mano al portafogli! Io a quello gli porto
    sempre del carbone, ma è tutto inutile: lui lo prende e lo butta sul
    quartiere dei Tamburi a Taranto. E le case si sporcano ancora di più.

    Fra trentacinque anni lui, il signor Riva, non esisterà più. E non
    esisterà più l'Ilva. E - ricordalo - non esisteranno più le calotte
    polari: a voi spetta il compito di fermare il disastro!

    La mia slitta fra qualche hanno non avrà ghiacci su cui scivolare. Come
    la mettiamo?

    Caro Nichi, ricordati di quando eri bambino e ogni tanto pensami. Vivo
    nei tuoi ricordi, vivo nel cuore di tutti i bambini e di tutti gli
    uomini di buona volontà. Sono la speranza dell'umanità. Sono l'attesa
    di
    un mondo più bello. Senza di me, che cosa vi rimarrà?

    Buon Natale, Nichi.

    Il tuo

               Babbo Natale

    Alessandro Marescotti" a.marescotti@peacelink.it

    Domenica, 24 Dicembre, 2006 - 11:55

    Buon Natale

    CARA BELTA’

    “Cara Beltà”, bellezza amata, questo il titolo del Concerto di Natale organizzato ieri alla parrocchia dei santi Nazaro e  Celso, a Bresso. La bellezza, per non essere soltanto ammirata o concupita, deve spirare da dentro. Oggi come mai abbiamo bisogno di questa bellezza. Io lo chiedo non soltanto per quelli che mi amano e che amo, ma anche e soprattutto per chi non sarà né amato né ricordato.
    In particolare, questo Natale, il mio pensiero di bellezza va a Roberto Buffo e a Piergiorgio Welby.
    Buon Natale! 
    Daniela Tuscano
    L’AMORE FA (Quattordici volte amore)
    L’amore fa l’acqua buona
    Fa passare la malinconia
    Crescere i capelli l’amore fa
    L’amore accarezza i figli
    L’amore parla con i vecchi
    Qualcuno vuole bene ai più lontani
    Anche per telefono L’amore fa guerra agli idioti
    Agli arroganti pericolosi
    Fa bellissima la stanchezza
    Avvicina la fortuna (quando può)
    Fa buona la cucina
    L’amore è una puttana
    Che onora la bellezza
    Di un bacio per regalo
    Cose che fanno ridere l’amore fa
    Cose che fanno piangere
    L’amore fa belli gli uomini
    Sagge le donne l’amore fa
    Cantare le allodole
    Dolce la pioggia d’autunno
    E vi dico che fa viaggiare, sì
    Illumina le strade
    Fa grandi le occasioni
    Di credere e di imparare
    Cose che fanno ridere l’amore fa
    Cose che fanno piangere
    Fa crescere i gerani e le rose
    Aprire i balconi l’amore fa
    Confondere le città
    Ma riconoscere i padroni (l’amore lo fa)
    Aprire bene gli occhi
    Amare più se stessi
    L’amore fa bene alla gente
    Comprendere il perdono
    L’amore fa.
    Ivano Fossati
    Sabato, 23 Dicembre, 2006 - 09:56

    Lo smog elisir di lunga vita?

    Per la stima e l’ammirazione umana e professionale che nutriamo nei
    confronti del prof. Umberto Veronesi, che conosciamo ed apprezziamo anche
    per il suo impegno civico, ci permettiamo di intervenire rispetto a
    quanto da lui affermato nei giorni scorsi a un convegno degli operatori
    dell’automobile, organizzato dall’Aci.
    Il professor Veronesi ha in tale sede dichiarato che l’inquinamento
    atmosferico è responsabile soltanto del 2% dei tumori polmonari, al
    contrario di alimenti e tabacco che, insieme, rappresentano il 75% delle
    cause.
    Questa affermazione corrisponde pacificamente a quanto da anni riporta
    la manualistica in materia di fattori di rischio oncologico, ma, se non
    correttamente interpretata, si presta facilmente ad essere
    strumentalizzata per fini politici, soprattutto da parte di chi vuole negare i
    perversi effetti prodotti dal traffico delle nostre città, o
    frettolosamente equivocata nelle sintesi giornalistiche, che giungono difatti in
    qualche caso ad affermare: “Lo smog non fa vittime” oppure “Veronesi riapre
    il dibattito su polveri e blocchi delle auto: Il fumo peggio dello
    smog”, o ancora “Veronesi assolve lo smog”.

    E’ facile ritenere che tali affermazioni, già udite in altre
    circostanze, in questo caso abbiano forse risentito di una ulteriore
    amplificazione probabilmente legata anche al contesto in cui sono state rese: uno
    studio delle case automobilistiche sulle responsabilità degli agenti
    inquinanti, specialmente del particolato fine.
    Riteniamo quindi opportuno esprimere pure una nostra (assai più
    modesta) riflessione, come associazione ambientalista.

    Pur con la legittimità che ogni opinione ha in un dibattito, non
    pensiamo infatti che sia utile un rincorrersi di affermazioni le une
    contrapposte alle altre, dove, su problemi gravi, si dice tutto e il contrario
    di tutto.

    L’inquinamento nuoce oppure no? Ci avvelena o no? E’ un fattore
    negativo o appare invece desiderabile?

    Per essere corretti, dunque, bisogna cominciare a osservare che i
    valori citati dal professor Veronesi sono delle medie riferite ad aree molto
    ampie, ad interi Stati e non, invece, a zone di inquinamento ad elevata
    intensità, come è l’area urbana milanese. Sono cioè valori complessivi
    e non dati puntuali. Richiedono quindi molta cautela nel loro utilizzo
    in chiave interpretativa di realtà specifiche. Basti pensare che stime
    prudenti, riferite alla esposizione in aree ad alto inquinamento
    atmosferico, come Milano, indicano una incidenza causale di patologie
    tumorali intorno al 12%.

    E’ peraltro evidente che la parola “cancro” non va usata solo come
    spauracchio per incutere terrore. Ed è altrettanto evidente che il tumore,
    pur con il suo carico di stigma sociale, non è l’unica patologia dalla
    quale doversi difendere.
    Sfuggiamo pure alle “facili correlazioni” e partiamo quindi da un
    punto, che speriamo non più controverso: traffico e inquinamento incidono
    pesantemente sulla “qualità” della vita di tutti i cittadini, prima
    ancora che sulla “quantità” di vita.

    Sono innegabili i costi individuali e sociali, diretti e indiretti, che
    il traffico genera: quanto tempo perso, quanti soldi, quanto stress,
    quante malattie psicofisiche, (ma anche quanti incidenti, quanti feriti,
    quante vittime)? Quanto costa alle casse dello Stato e alle nostre il
    traffic jam, l’ingorgo che ci assedia ogni giorno?
    Sul versante inquinamento non ci sembra che la situazione sia più
    rosea: comunque la si voglia vedere, vivere in un ambiente inquinato, a
    prescindere dal fatto che esso accorci o no la nostra esistenza, ci logora,
    ci fa stare male, ci costringe a vivere male, aumenta intensità e
    frequenza di molte patologie, moltiplica il disagio sociale, rende anche il
    nostro futuro assai meno desiderabile.
    E, parlando di inquinamento (di cui quello atmosferico è una parte),
    neppure ci si può dimenticare che alcuni agenti inquinanti sono spesso
    ampiamente sottovalutati, in qualche caso neppure del tutto conosciuti
    nei loro effetti, e investono tutti i nostri sensi: non esistono solo le
    polveri sottili, il particolato fine che inaliamo ad ogni atto
    respiratorio, di cui leggiamo quotidiani bollettini che suscitano un allarme
    che, con clamori alterni, si stempera in un senso di impotenza, ma anche
    idrocarburi, gas, rumore, eccetera.

    Meglio allora inalare un tot di polveri sottili o fumarsi una
    sigaretta?
    Se non si vogliono assecondare inopportune confusioni, è bene dire
    chiaro che un conto è scegliere di fumare, essendo ormai consapevoli della
    gravità del danno che il fumo infligge; un altro conto è subire, essere
    costretti a respirare un’aria resa mefitica, anche se, per mera
    ipotesi, meno dannosa della sigaretta che si è magari scelto di non fumare.

    Ma veniamo infine all’argomento scientifico da cui è nata questa
    riflessione: assodato che la qualità della vita dei cittadini comunque ne
    risente, è proprio vero che l’inquinamento atmosferico prodotto dal
    traffico, nella fattispecie quello da polveri sottili, non ha tuttavia
    conseguenze mortali provate sul piano medico-scientifico ed epidemiologico?
    Gli studi condotti a livello internazionale indicano ormai chiaramente
    che una correlazione c’è. L’inquinamento è dunque un fattore patogeno
    (si pensi alle malattie a carico dell’apparato respiratorio e
    cardiovascolare), nonostante che la sua efficacia nel causare malattie tumorali
    appaia inferiore a quella di altri agenti. Ma questo, di per sé, non
    significa nulla: certamente non vuol dire che si debba abbassare
    l’asticella nella lotta al traffico e all’inquinamento. Anzi.

    Il bello della scienza è che essa è libera: è libera di discutere e
    addirittura capovolgere qualunque assunto, non importa quanto consolidato,
    senza veli dogmatici, ma ha anche il dovere di essere sempre critica
    verso sé stessa.
    La libertà della scienza, perché continui ad essere strumento di
    ragione, ha un vincolo ineludibile: quello di ancorarsi ai dati, di
    dimostrare le proprie tesi, di confrontarsi in modo aperto e senza slogan.
    Accanto a ciò, il dovere di chi compie scelte politiche, di chi
    amministra, come di chi informa, è quello di non piegare tali dati per utilità
    diverse, ma di confrontarsi con essi per quello che stanno
    effettivamente a significare.

    Ed è in definitiva per questo che, partendo dai dati scientifici (seri,
    obiettivi e misurabili) e conoscendo il rigore laico dell’oncologo
    Veronesi, in una situazione compromessa come quella milanese, speriamo che
    egli non accetti di veder accostare impropriamente il suo nome a tesi
    “buoniste” e auto-assolutorie che appaiono quantomeno superficiali ed
    erronee.
    Perché traffico e inquinamento restano, nei fatti, una delle prime
    emergenze, non solo nella nostra città. E nessuno può chiamarsene fuori.

    Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus)

    Sabato, 23 Dicembre, 2006 - 09:52

    A OPERA MANIFESTAZIONE ORE 12,OO OGGI

    L'invito è quindi di far girare il più possibile questa nota e possibilmente di partecipare all'iniziativa:
    23 dicembre - ore 12.00
    Opera - area dove verranno sistemate tende
    da Milano in macchina: Via Ripamonti - SS 412 - prima uscita per Opera "Opera centro" - alla prima rotonda, girare a destra.
    Attenzione: ci dicono che potrebbero esserci presidi anti-rom da quelle parti.
    un abbraccio
    Luciano Muhlbauer


     
    FATE GIRARE E PARTECIPATE GRAZIE
      
    OPERA: MANIFESTAZIONE CONTRO IL CAMPO PROVVISORIO PER ROM:
    INCENDIATE LE TENDE APPENA ALLESTITE
    SABATO PARTECIPIAMO AL  PRANZO AL CAMPO CON DON COMEGNA
    Ieri sera Opera è stata teatro di gravi manifestazioni xenofobe.
    In seguito all' improvviso  sgombero di un centinaio di cittadini rom ( tra cui una trentina di bambini) dalle baracche di  via Ripamonti, nello scorso fine settimana erano stati avviati lavori per un campo provvisorio in territorio di Milano al confine con il quartiere  residenziale Noverasco di Opera, nelle vicinanze di una casa di riposo.
    Il Comune di Opera, che non era stato informato, ha  segnalato che l' area non era idonea e data l' emergenza umanitaria  ha offerto la propria disponibilità ad un protocollo di intesa con Prefettura, Provincia e Comune di Milano per creare un campo provvisorio- per alcuni mesi- in un area in territorio di Opera  utilizzata per i  circhi. La gestione è affidata allla Casa dell' accoglienza di  Don Colmegna che attualmente ospita una parte   dei rom , mentre altri sono nel dormitorio di viale ortles.
    La Provincia è intervenuta immediatamente, ieri erano state montate le tende.
    Ieri sera era previsto un consiglio comunale. Il Sindaco si è reso disponibile a discutere ad inizio seduta del problema ma la discussione non è potuta avvenire per il clima di forte tensione da parte del pubblico, sia nel palazzo comunale che all' esterno, incitata da esponenti di destra e della lega .
    Un numeroso gruppo si è recato al campo e poco dopo le tende sono state incendiate. Quindi la   via principale di attraversamento di opera è stata bloccata dai manifestanti anche con una tenda messa di traverso che impediva il passaggio ai pullman, mentre si minacciava di andare immediatamente  sotto casa del sindaco e di riprendere la protesta venerdì . Numerosi cittadini "comuni" osservavano ed approvavano, l' arrivo delle telecamere di rai e tg 5 ha dato nuovo impulso alle proteste. L' arrivo di ulteriori forze di polizia ha calmato la situazione che si è normalizzata verso mezzanotte e mezza .
    Nel frattempo l' amministrazione ha tenuto una riunione dei consiglieri di maggioranza con l' arrivo di resenza di rappresentanti della Provincia (l' Ass. Corso) e Don Colmegna .
    Si è deciso innanzitutto di fare una iniziativa sabato 23, con un pranzo di solididarietà nell' area del campo cui parteciperanno anche i rom,  con l' intenzione di favorendo il superamento dei pregiudizi .
    Tutti coloro che vogliono partecipare all' insegna della nonviolenza e della  sono invitati.
    E' importante sostenere quanti sono impegnati nel risolvere i problemi di questa famiglie e respingere il crescere della xenofobia.
    Per cortesia fate girare
    Grazie
    Martedì, 19 Dicembre, 2006 - 10:34

    Lasciamo IN PACE il nostro Futuro

    La guerra non accade per caso né è il frutto della cattiveria di
    uomini senza cuore. E' qualcosa che si decide per difendere interessi
    economici o assicurarsi il dominio di territori con preziose riserve
    naturali (petrolio, gas, acqua, diamanti...). E' qualcosa che si
    prepara ogni giorno, che si promuove con la propaganda delle abusate
    parole di libertà e democrazia, che si costruisce nelle fabbriche
    d'armi e nelle caserme dove si addestrano persone a uccidere, a
    bombardare, a dimenticare la propria umanità.

    La provincia di Varese è un luogo strategico nella produzione della
    guerra permanente. Anche se nelle nostre città non vediamo soldati
    nelle strade, non udiamo cacciabombardieri sorvolare le nostre case,
    non piangiamo amici uccisi dai cosiddetti effetti collaterali, non
    proviamo la paura e la disperazione come le genti dell'Irak e
    dell'Afghanistan, siamo in guerra. Lo siamo perché nella nostra
    provincia vengono prodotte armi (poi vendute e usate) da importanti
    fabbriche come AgustaWestland e Aermacchi; lo siamo perché ospitiamo
    un comando di reazione rapida della NATO a Solbiate Olona, pronto a
    gestire 60.000 militari e a pianificare rapidamente interventi in ogni
    parte della terra in aperta contraddizione con l'art. 11 della
    Costituzione Italiana che afferma che L'Italia ripudia la guerra.

    Ogni settimana si alzano voci a inneggiare a quei luoghi di guerra,
    facendosi lustro di una presenza ingombrante che dovrebbe e potrebbe
    invece essere riconvertita per usi di pace.

    UN ALTRO aereo militare a Gallarate, oggi anche in una scuola:
    un "addestratore" Mb339 verrà issato sul tetto
    e diverrà simbolo del luogo dove studiate o insegnate:
    un originale libro di testo che però diversamente dagli altri
    insegna a fare la guerra o almeno ad abituarsi ad essa.
    Ma ogni mattina quello stesso aereo
    ricorderà anche della complicità dei nostri territori
    nelle guerre e nelle morti che sempre esse comportano.
    Ricorderà a tutti anche che le spese militari
    rubano i soldi destinati alla scuola.

    Vi chiediamo di condividere e sostenere la nostra richiesta, espressa
    al Consiglio di Istituto, di ridiscutere le decisioni assunte.
    Sono le armi a uccidere, ma sono uomini e donne a progettarle e a
    usarle. Quegli stessi uomini e quelle stesse donne che possono
    scegliere di dire basta guerre, basta armi, basta basi militari:
    lasciate in pace il nostro futuro!

    DisarmiAMO la Pace

    Lunedì, 18 Dicembre, 2006 - 10:41

    Italia è una nazione fondata sul debito pubblico

    17 Dicembre 2006

    Lo sconto postumo

    tototruffa.jpg

    L’Italia è una nazione fondata sul debito pubblico. Ha fondamenta debitorie solide. Un alibi di ferro per le Finanziarie. Un alibi per nuove tasse, per l’aumento di quelle esistenti. La Finanziaria preserva il debito pubblico. Con un imponente debito pubblico le riforme non si possono fare. E tutto rimane com’è per la felicità dei nostri dipendenti. Nessun governo è intervenuto sulla spesa pubblica. Neppure il Ciclista e lo Sciupà.
    Se i costi corrono, le tasse aumentano e il debito tiene. Il debito è ormai una condizione dello spirito. E’ nell’aria. Indebitarsi è uno stile di vita. Chi vanta crediti è un fallito. Bisogna vantare debiti per essere qualcuno. Più il debito personale è grande, maggiori sono le opportunità. Si può diventare persino presidente del Consiglio o della Telecom.
    Le parole... Accesso al credito rassicura, accesso al debito preoccupa. Diventiamo accreditati, non indebitati. Banche, finanziarie e grandi distributori sono in prima fila per la creazione della povertà attraverso il credito. Se avessi detto a mio padre che mi indebitavo con TAEG 20% per andare alle Antille mi avrebbe preso a calci nel c..o. E poi avrebbe denunciato la banca.
    Le banche pensano sempre ai nostri sogni. Li vogliono vedere realizzati insieme agli interessi bancari. A Natale è disponibile lo sconto se paghi dopo. Un mistero. Se si paga dopo sei mesi scatta lo sconto senza alcun interesse. Se paghi subito no. Un bel Tv Color LCD costa circa 1200 euro. Se paghi dopo sei mesi in contanti ti costa il 20% in meno. Un affare. Ma se tra sei mesi ti dimentichi, non arriva il bollettino o non hai i soldi cosa succede? Con TAN 17,48%, TAEG 18,45% (ma possono essere superiori) per 1000 euro fanno 24 rate mensili da 53,40. Il risultato è di 1281,60. I grandi distributori guadagnano sul debito dei clienti. Assistiti dalle finanziarie.
    RESET. Un ritorno alla cultura del risparmio. La pubblicità del debito va proibita. Come è avvenuto per il fumo. E’ un atto di oscenità sociale. Una istigazione a delinquere contro noi stessi. Per Natale fatevi un regalo. Comprate meno e solo quello che vi potete permettere.
    http://www.beppegrillo.it

    Sabato, 16 Dicembre, 2006 - 21:14

    petizione contro finanziamenti agli inceneritori

    Clicca sul link seguente per visualizzare il post:
    http://www.beppegri llo.it/2006/ 12/le_nuove_ pesti.html

    Premessa sugli inceneritori:
    - causano tumori
    - danneggiano l’agricoltura e gli allevamenti
    - fanno crollare il valore delle case dove sono costruiti
    - non sono necessari.

    La truffa dei Cip6-Certificati Verdi dei finanziamenti a inceneritori, centrali a carbone e scarti petroliferi 'assimilati' alle energie alternative continua. Soldi prelevati in presa diretta dalla nostra bolletta dell’Enel.I dipendenti al Governo lavorano a tempo pieno per petrolieri, costruttori di inceneritori e di centrali a carbone. E dopo la parola 'assimilati' hanno creato un’altra magia, una nuova parola magica: 'autorizzati'.
    Impianti ‘autorizzati’ fino al 31 dicembre 2006. Invece di 'costruiti' fino al 31 dicembre 2006, com’era prima.
    La parola ‘autorizzati’ è stata inserita all’ultimo secondo dai lobbisti del Governo nella Finanziaria. Gli accordi di maggioranza erano altri, come ricordato dai dipendenti Loredana De Petris e Tommaso Sodano. Gli accordi prevedevano i finanziamenti solo per gli impianti esistenti. Ed era già troppo per questi capitalisti con la bolletta dell’Enel.
    Il dipendente presidente del Senato Franco Marini si è impegnato a ripristinare il testo originale entro fine anno. Per ricordarglielo mandiamogli una mail
    Purtroppo, comunque vada, nei prossimi anni le varie Asm Brescia, Hera, Sarlux, Edison, Enel, Api… continueranno a fare bilancio e capitalismo in Borsa con i nostri soldi grazie agli impianti “autorizzati” e/o 'realizzati'. Uno schifo a norma di legge.

    Da cineteca le dichiarazioni del dipendente ministro Ds Bersani:
    " Gradirei essere consultato quando si fa una norma. Sono questioni molto complesse e ci sono dei meccanismi di incentivazione molto radicati sui quali le imprese hanno fondato parte dei loro bilanci. Ad eliminarli senza criterio si rischia di andare in tribunale e perdere le cause”.
    Caro dipendente Bersani, in un Paese civile in Tribunale per risarcire i cittadini (costo medio dei contributi erogati alla voce A3 della bolletta Enel: 60 euro annui) ci dovrebbero andare i politici come lei che hanno permesso i finanziamenti e le aziende, o ex municipalizzate, che ricevono i fondi e amano la politica diessina-diossina.

    Ps: Firmate la 'RESET - Petizione contro i finanziamenti agli inceneritori e centrali a fonti assimilate'. Siamo a 10.000 firme in dieci giorni.

    Mercoledì, 13 Dicembre, 2006 - 14:48

    i Cittadini......

    9 Dicembre 2006

    Arlecchino servitore di due padroni

    Arlecchino.jpg

    I mezzi urbani sono in sciopero. Gli aerei sono in sciopero. I treni sono in sciopero. I vigili del fuoco sono in sciopero. Gli insegnanti sono in sciopero. Gli ospedali sono in sciopero. Chiunque sia dipendente pubblico prima o poi entra in sciopero. I cittadini, i loro datori di lavoro, sono sempre all’oscuro dei motivi. Sanno che c’è lo sciopero, ma non perchè. Però sanno che l’astensione del lavoro avviene di preferenza il venerdì o nei giorni prefestivi. Un incentivo per il week end lungo.
    Si mormora che gli scioperi dipendano dai mancati rinnovi dei contratti di lavoro. E che la trattativa si prolunghi sempre per molti anni. Anni di sciopero duro, non contro le amministrazioni, ma contro i cittadini. Quelli che pagano gli stipendi agli scioperanti con il costo del servizio e alle amministrazioni pubbliche, che negoziano con gli scioperanti, con le tasse.
    Il cittadino paga due volte per un servizio, ma è escluso dalla trattativa. I dipendenti amministratori non cavano un ragno dal buco con i dipendenti scioperanti. Ci ritroviamo, da una settimana all’altra, senza treni, senza ricovero, senza scuola. Paghiamo plotoni di dipendenti perchè ci servano (nel senso di servizio pubblico). Ma non abbiamo diritto di parola, di giudizio, di informazione, di veto durante le trattative. E’ ora di cambiare musica. RESET!
    Le trattative tra amministratori pubblici e sindacati devono prevedere la presenza di una rappresentanza dei cittadini. Che potranno capire e giudicare invece di aspettare come cretini per ore alla fermata dell’autobus.
    Mentre scrivevo mi sono accorto che alcuni dipendenti non scioperano mai. I politici. Forse perchè ci vogliono troppo bene? Forse perchè li trattiamo troppo bene? Credo che sia ora di rivedere le loro condizioni contrattuali. La pensione a 30 mesi è solo l’antipasto. E se scioperano non ce ne accorgeremo.

    http://www.beppegrillo.it

    Mercoledì, 13 Dicembre, 2006 - 11:53

    CTPC ...un caos per chi aspetta un mezzo pubblico

    L'area metropolitana milanese è una società complessa e in costante
    movimento.

    Un'area raccontata come dinamica ma sempre più frenetica, trafficata ed
    inquinata.

    Un caos che prende un po' tutti, per chi aspetta un mezzo di superficie
    (tram, autobus, filovie) come non sono esenti le linee metropolitane in
    determinate stazioni e orari, soprattutto per chi deve arrivare in
    orario.
    Invece di migliorare negli ultimi anni la situazione è andata a
    peggiorare
    per gli utenti continuativi ed occasionali.

    Numerosissime sono ogni giorno le segnalazioni dei passeggeri in merito
    a
    disservizi (corse saltate, ritardi, opinabili decisioni in merito ai
    percorsi, comportamenti qualche volta poco apprezzabili da parte del
    personale dell'ATM, sovraffollamento e mancanza di adeguata aerazione
    sulle
    banchine e nelle vetture della metropolitana; rumore di gran lunga
    eccessivo
    su alcune tratte della metro).

    Nella realtà senza una libertà di movimento si creano nuove forme di
    disuguaglianze, sia da un punto di vista individuale (anziani,
    disabili,
    persone a vario titolo disagiate) che territoriale (vivere in luoghi
    marginali poco serviti dal trasporto locale, o risiedere in comuni
    dell'area
    metropolitana e in lontani quartieri della città centrale).

    Oggi il nostro vivere quotidiano è fatto di persone che in numero
    sempre
    maggiore si sposta, in tempi diversi e per scopi diversi in una
    mobilità che
    può essere corta o lunga, lenta o legata al pendolarismo.

    Il rischio che si formi uno strato di persone libere di muoversi perché
    dispone di mezzi e occasioni di facile mobilità e chi, invece, resta
    intrappolato in luoghi sempre più marginali.

    Il Comitato è nato proprio per esaltare il diritto di muoversi
    liberamente
    senza dover sopportare i disservizi cui normalmente andiamo incontro
    nell'utilizzo
    dei trasporti locali.

    Il Comune di Milano ha affidato la gestione dei trasporti locali ad una
    società ATM SPA, riducendo il cittadino a semplice cliente. Ma la
    privatizzazione non ha migliorato il servizio in generale.

    Nella nostra esperienza di questo anno possiamo portare le
    testimonianze di
    innumerevoli utenti, esasperati dall'impossibilità di usufruire con
    regolarità di un servizio pubblico essenziale (pagato sempre in
    anticipo con
    biglietto e abbonamento).

    Comitato CTPC istituito da Dialoghi Necessari per il problema del
    trasporto
    www.dialoghinecessari.it sulla situazione verificata quotidianamente
    dai
    passeggeri che denunciavano (e continuano a farlo) picchi di calore
    insopportabili, aggravati, anche, dall'affollamento dei mezzi
    soprattutto
    negli orari di punta.

    Segnalazioni inviate per via e-mail che ci hanno aiutato a comprendere
    lo
    stato reale del trasporto pubblico attraverso il vissuto quotidiano di
    chi
    li utilizza costantemente.

    Per questo l'idea di formarsi come Comitato di cittadini, utenti e dare
    un
    contributo alla causa di espandere e valorizzare il servizio  pubblico
    nella
    città metropolitana al pari di altre realtà presenti in Europa.

    Sostenete la causa del Comitato partecipando all'Assemblea dei soci del
    giorno 15 dicembre 2006, continuate a scrivere al suo indirizzo e-mail,
    inviateci le vostre segnalazioni!

    CTPC

    Venerdì, 8 Dicembre, 2006 - 10:51

    Il ciclista ignoto

    7 Dicembre 2006

    ciclista_ignoto.jpg

    Le città di Milano e di Nassirya si stanno gemellando. Letizia Moratti si recherà presto in Iraq in visita all’Eni. L’accompagneranno il marito petroliere Gian Marco Moratti, il cognato petroliere Massimo Moratti e la cognata verde Milly Moratti. Le due città hanno in comune i caduti per il petrolio. In Iraq per difendere i pozzi. In Italia per difendere gli utili dei petrolieri e dello Stato. I caduti civili sono molti di più dei caduti in guerra. Nella sola Milano la contabilità da inizio anno è per i ciclisti 812 feriti e 11 morti. Per i pedoni 1.290 feriti e 26 morti. 37 morti in totale, ma manca ancora il periodo natalizio. Negli ultimi giorni una ragazza è stata uccisa da un autobus dell’Atm sulle strisce pedonali. Un signore in bicicletta è stato stritolato da un autotreno in pieno centro. Un ragazzo di 13 anni è stato travolto con la sua bici da un autocarro. Ma è gente così. Che ama il rischio. Altro che i parà. E chi rischia paga.
    Il Comune dovrebbe intervenire, fare qualcosa. Obbligare ad esempio tutti i cittadini a dotarsi di automobile. Non per circolare, ma per proteggersi. Cintura, air bag, barre laterali sono fabbricati apposta. Il tempo di percorrenza sarebbe più lungo, ma la benzina andrebbe via come il pane. E si salverebbero molte vite. Rimarrebbe il pericolo per chi, testardamente, volesse andare a piedi fino alla fermata di un mezzo pubblico. La soluzione c’è: sottopassaggi. Direttamente dal portone di casa alla fermata dell’autobus o della metropolitana.
    Il numero di ciclisti morti per incidente è raddoppiato in un anno a Milano. Bisogna affrontare subito il problema. Vietare le biciclette. E, a monito, mettere una lapide al ciclista ignoto in ogni città. Sponsorizzata dall’Eni e dalla Fiat.

    Postato da Beppe Grillo il 07.12.0

    Giovedì, 7 Dicembre, 2006 - 14:30

    No alla Privatizzazione dell'acqua a Milano

    Vi invitiamo ad un evento pubblico organizzato dal Comitato Milanese per l'Acqua, a cui aderiamo attivamente anche noi "Umanisti per l'Ambiente":

    VENERDI 15 DICEMBRE, ORE 21.00
    CAMERA DEL LAVORO, Corso di Porta Vittoria 43, Milano (MM San Babila)
    NO ALLA PRIVATIZZAZIONE DELL'ACQUA A MILANO
    SI ALL'ACQUA COME BENE PUBBLICO E DIRITTO UMANO

    Si presenteranno le firme raccolte a Milano per protestare contro l'annunciata privatizzazione degli acquedotti, che verranno consegnate il giorno dopo, il 16 dicembre, a Palazzo Marino. Molte di queste firme sono state raccolte durante il simbolo della pace in piazza Duomo.
    Si lancerà inoltre la raccolta firme che partirà a gennaio 2007 sulla proposta di legge di iniziativa popolare perché l'acqua rimanga un bene pubblico in tutta l'Italia.

    Dal 2002 il Comitato Milanese per l'Acqua contesta la decisione della Giunta Albertini di cedere alla Metropolitana Milanese SpA la gestione dell'Acquedotto di Milano. Si trattava però solo della prima mossa verso la privatizzazione futura del servizio idrico: nel silenzio dello scorso Agosto la Regione Lombardia ha approvato la Legge n. 18 che impone la privatizzazione dei servizi idrici. La sindaca di Milano Moratti vuole farlo senza neppure gare d'appalto, fondendo la Metropolitana Milanese SpA (al 100 % pubblica, che gestisce attualmente i servizi idrici) con la AEM SpA (al 66 % privata). AEM verrebbe a sua volta unita alla ASM di Brescia, creando una grande impresa fornitrice di servizi con capitale misto, operazione che potrebbe porre gli interessi dei privati al di sopra dell'interesse pubblico. Un'operazione che appare per vari aspetti illegittima, perché non c'è gara d'appalto e perché una società che si fonde con un'altra non può "portare in dote" le concessioni che le sono state assegnate.

    Per questo diciamo
         NO ALLA SVENDITA DEGLI ACQUEDOTTI DI MILANO A PRIVATI
        
    Si chiede pertanto al Comune di Milano:
    - che nello statuto comunale sia introdotto il riconoscimento del diritto all'acqua per tutti
    - che la proprietà, gestione e erogazione dell'acqua restino interamente pubbliche e non siano oggetto di fusione o cessione a privati.
    - che la cittadinanza possa esercitare il controllo sulle decisioni che riguardano l'acqua
    - che venga avviato un programma per ridurre gli sprechi e i consumi idrici a livello familiare e di aziende.
    - che la politica tariffaria sia indirizzata al miglioramento della qualità dell'acqua, per garantire l'accesso alle fasce protette, non all'ottenimento di profitti.

    Umanisti per l'Ambiente

    Giovedì, 7 Dicembre, 2006 - 14:22

    simbolo della pace Umanista 2dicembre 2006

    Ciao a tutti,
    Sabato 2 dicembre abbiamo fatto il simbolo della pace in piazza Duomo a Milano. Eravamo circa 1.000, con molti giovani e tanta forza ed emozione. Purtroppo non è uscito niente in TV, però sono stati pubblicati tre articoli sui giornali locali (uno con una foto molto bella) e c’è stato un po’ di spazio nelle radio.
    In allegato mando una foto.
    Un abbraccio
    Anna   
    Allegato Descrizione
    simbolodellapaceMI[1].jpg
    194.29 KB
    Martedì, 28 Novembre, 2006 - 15:23

    Per una vera Politica di Pace!

     

    PER UNA VERA POLITICA DI

     PACE ! PACE !

    Ridurre le spese militari, smilitarizzare il territorio, disarmare la politica

    INCONTRO DIBATTITO

    Mercoledì 29 NOVEMBRE ore 21.00
    c/o Casa della cultura di Milano, via Borgogna 3

    Comunicazioni di
    Olol Jackson (Assemblea permanente contro la nuova base – Vicenza)
    Basi militari e militarizzazione del territorio
    Con il progetto di raddoppio della base militare Nato di Vicenza prosegue la militarizzazione del territorio, sottratto all’utilizzo della collettività e consegnato al padrone americano. L’Italia come portaerei, strumento delle politiche di dominio e controllo del Mediterraneo.
    Alberto Stefanelli  

    Riarmo e spese militari

    Mentre si riducono le spese sociali per i tagli imposti alla spesa pubblica, il governo Prodi aumenta considerevolmente le spese militari. Una finanziaria così concepita non è compatibile con il ruolo di pace che il nostro paese dovrebbe assumere
    Piero Maestri

    Missioni militari all’estero

    La partecipazione dell’Italia alle missioni militari all’estero, il ruolo dei nostri militari integrati nelle truppe Nato in Afghanistan, il contingente multinazionale in Libano e le minacce alla tregua e alla costruzione di una pace stabile, cosa significa “protezione internazionale” per i palestinesi
    Introduce e modera  Simonetta Jucker  - Gruppo Bastaguerra Milano
    In preparazione di
    ?   Vicenza 2 dicembre: manifestazione nazionale contro le basi militari
    ?  Roma 16 dicembre: assemblea nazionale per il ritiro delle truppe   dall’Afghanistan
    Promuovono:
    Gruppo Bastaguerra, Guerre&Pace, Sincobas, Coordinamento Pace Cinisello Balsamo, LOC/OSM 

    Domenica, 12 Novembre, 2006 - 12:03

    L'Europa regionale Umanista

    L’Europa ha una lunga storia di guerre e di divisioni e interne, di imperialismo e di sottomissione a tanti invasori, di alleanze e di nazionalismi che hanno visto spesso gli stessi attori a volte fratelli a volte nemici, ma anche momenti  di ispirazione, di convergenza culturale, insomma momenti umanisti.
    Il risultato è una popolazione estremamente variegata, diversità di lingue, di abitudini, di tradizioni artistiche e culturali, di valori.
     
    Ma se parliamo oggi di una regione europea non è certo per sbandierare una identità culturale che si contrapponga ad altre culture.
    Le nostre aspirazioni sono di segno opposto alla regionalizzazione che si sta dando nel mondo, come risposta alla globalizzazione, e che porta il segno dell’integrazione economica: crescere economicamente per diventare una potenza e avere maggior controllo ed egemonia politica e militare, contrapponendosi alle altre regioni.
     
    Nella dichiarazione conclusiva del forum di Praga si diceva:
     
    La nostra aspirazione è che i  popoli d'Europa cambino il loro sguardo, vedendosi non come competitori o nemici ma come parte della stessa storia e dello stesso futuro
     
    La nostra aspirazione è che i popoli d'Europa riconoscano in se stessi il contributo di altre culture
     
    La nostra aspirazione è che i popoli d'Europa dedichino i loro migliori sforzi a favore degli altri popoli
     
    La nostra aspirazione è che i popoli d'Europa abbraccino coloro che arrivano da altri luoghi, riconoscendo il loro valore e comprendendo la diversità come una necessità dell'evoluzione verso la nazione umana universale
     
    La nostra aspirazione è che ognuno di noi possa scoprire questa nazione umana universale che già si annida nella parte più profonda di ognuno
     
    La nostra aspirazione è che ognuno di noi possa trasformare questo sentimento in atto coerente risvegliando questa nuova realtà in ogni essere umano.
     
     
    E’ evidente che l’Europa che abbiamo in testa non è quella del Trattato di Mastricht, sotto il segno della liberalizzazione e della privatizzazione dei servizi sociali, non è quella del trattato di Scenghen, sotto il segno del razzismo e della discriminazione nei confronti degli immigrati, non è quella del Trattato di Nizza, sotto il segno di un nuovo armamentismo che vede impegnate quote crescenti delle risorse finanziarie degli Stati membri, mentre continuano a tagliarsi i fondi destinati ad assicurare i minimi diritti umani.
     
    Non sono sufficienti a questa idea di Europa i confini dell’Unione europea, anche se in continua espansione. 
     
    Dove metteremmo i confini?
     
    Perché gli abitanti della Sicilia dovrebbero sentirsi separati da quelli del nord dell’Africa?
     
    Forse pensiamo come Bush che basti un muro per bloccare le intenzioni che da sempre hanno spinto gli esseri umani a muoversi, a conoscere, a cambiare la loro vita?
     
    Forse pensiamo che poiché le guerre attuali si svolgono fuori (appena fuori) dei confini europei il pericolo nucleare non ci riguardi?
     
    La guerra nucleare è oggi, ancor più della catstrofe ecologica, il maggior pericolo che incombe sul mondo intero. Israele possiede oggi l’arma suprema e non ha aderito al patto di non proliferazione nucleare, come il Pakistan e l’India. Non lontano dalla zona tre potenze atomiche sono impegnate militarmente, Stati Uniti e Regno unito in Iraq e Afganistan e la Russia in Cecenia. In Afganistan combatte anche la più importante alleanza militare, l’Organizzazione del trattato nord atlantico (NATO), di cui fa parte la Francia, che a sua volta è una potenza atomica.
     
    Nella zona compresa tra i confini occidentali dell’India fino al canale di Suez si concentra l’arsenale più devastante di tutti i tempi. Una semplice scintilla può provocare la deflagrazione.... che non riguarderà solo quella zona.
     
    Le sfide sono oggi mondiali e mondiale e univoca deve essere la risposta.
     
    Lo scontro di interessi economici rischia di trasformarsi in scontro di culture
     
    Il Forum regionale europeo è l’occasione per  fare un passo importante nel processo di integrazione nel quale le diversità culturali, che con l’inarrestabile fenomeno migratorio includono quelle provenienti da altri continenti, diano ciascuna il miglior contributo verso ciò che accomuna, tralsciando ciò che divide.
     
    Un percorso che a partire da questo piccolo e antico continente inneschi un processo che deflagri, questo sì, a livello mondiale, per accelerare la formazione dell’unica nazione cui aspiriamo, la nazione umana universale.

    Loredana C.

    Giovedì, 9 Novembre, 2006 - 14:34

    PER UN MONDO SENZA GUERRA

    DICHIARAZIONE DEGLI UMANISTI EUROPEI


                         Oggi stesso! Per il domani di una nuova umanità!      
     
    L’Europa, la civile Europa, la cristiana Europa è stata lo scenario di due guerre mondiale, di infinite guerre di confine, di occupazione di territori lontani, di deportazioni, sfruttamento e barbarie storiche come il nazismo e il fascismo.
    Dopo secoli di violenza è difficile immaginare la pace e un mondo di fraterna amicizia nella diversità.
    All’inizio del terzo millennio dobbiamo ammettere che senza un cambiamento di direzione negli sguardi, nelle teste, nei cuori e nelle azioni dei popoli e di chi li governa il futuro sarà pieno di scontri, minacce e conflitti.
     
    Oggi il pericolo nucleare pone l’umanità sull’orlo dell’abisso.
     
    Un mondo senza guerre è fino ad oggi un mondo sconosciuto sul Pianeta Terra.
     
    Tuttavia, perché non lavorare in questa direzione, cercando di cambiare la direzione della storia, costruendo un vero futuro di pace e nonviolenza? 
     
    Questa dichiarazione di pace è la nostra sfida a tutti gli esseri umani.
     
    Questa dichiarazione di nonviolenza è la nostra responsabilità come umanisti.
     
    Assumiamo questa responsabilità liberamente e la portiamo avanti con tutti coloro che rifiutano ogni forma di violenza e puntano sulla convivenza, lo sviluppo condiviso, la democrazia reale, la tecnologia al servizio della scienza e la scienza al servizio dell'essere umano.
     
    Eliminare le guerre significa uscire definitivamente dalla preistoria umana e fare un passo da gigante nel cammino  evolutivo della nostra specie
     
    Un "mondo senza guerre" è una proposta che guarda al futuro ed aspira a diventare concreta in ogni angolo del pianeta, affinché il dialogo sostituisca la violenza.
     
    In questa aspirazione ci accompagna la forza della voce di migliaia di generazioni che hanno subito le conseguenze della violenza, il cui rimbombo continua a farsi sentire oggi.
     
    È arrivato il momento di far sentire la voce dei senza-voce, dei milioni di esseri umani che chiedono con forza che finiscano le guerre!
     
    Invitiamo sia singoli individui che rappresentanti e membri di organizzazioni, collettivi, gruppi, partiti politici, imprese ad aderire a questa dichiarazione e a lavorare ognuno nel suo campo,  a partecipare a coordinamenti, fronti e forum, al fine di generare un grande  movimento che ponga fine alle guerre e ad ogni tipo di violenza.  
     La guerra non porterà mai alla pace.
     
    La pace esisterà solo con una vera giustizia sociale.
     
     
     FORUM  UMANISTA  EUROPEO LISBONA  2006

    Martedì, 31 Ottobre, 2006 - 19:16

    ALTRO CHE MISSIONE DI PACE!!!!!

    Afghanistan - 25.10.2006
    Afghanistan, signornò!
    I reduci si ribellano: "Lì è peggio dell'Iraq", "Troppe perdite e troppe  bugie", "Un suicidio"
           
    I soldati Isaf britannici, canadesi e olandesi di ritorno dalla guerra in  Afghanistan raccontano le loro verità. Verità scomode per i governi che  continuano a parlare di "missione di pace".
    Gran Bretagna. "Dopo sei mesi di missione in Iraq sono venuto volontario  in Afghanistan. Non avevamo capito che qui sarebbe stata così dura. E'  stato uno shock! In confronto con la situazione afgana, quella irachena  era tranquilla". Sono le parole di Michael Diamond, 20 anni, soldato del  1° Battaglione del Reggimento Reale Irlandese dell'esercito britannico. E'  appena tornato dal fronte, da Musa Qala, nella provincia di Helmand, dove  i talebani hanno tenuto sotto assedio le forze Isaf per mesi, fino a  costringerle alla ritirata, avvenuta pochi giorni fa. "I loro attacchi  iniziavano ogni giorno intorno alle 4 di mattina e proseguivano per sei,  sette ore", racconta il suo comandante, Paul Martin, 29 anni, gravemente  ferito da una granata lanciata dai talebani su una postazione  d'artiglieria britannica. "Sono tenaci, coraggiosi e addestrati. Ci  stavano addosso senza sosta. E' stata molto dura".
    Canada. Simili racconti vengono fatti dai soldati canadesi che nelle  scorse settimane hanno combattuto a Panjwayi e Zhari, nella provincia di  Kandahar. L'operazione "Medusa" è stata segnata da violente battaglie che  hanno lasciato sul terreno 43 soldati canadesi e 231 feriti, molti dei  quali - un numero molto maggiore di quelli dichiarati dal governo di  Ottawa - paralizzati e mutilati. Proprio sui feriti gravi è in corso a  Ottawa una durissima polemica tra governo e opposizioni: queste ultime  accusano il ministero della Difesa canadese di fornire cifre false,  ampiamente sottostimate, sul numero dei ragazzi che tornano  dall'Afghanistan senza gambe, braccia o costretti per tutta la vita su una  sedia a rotelle. Ma l'accusa più dura è quella di aver mentito alla  nazione, usando la menzogna della "missione di pace" per mandare i ragazzi  canadesi a morire in guerra.
    Olanda. Anche le truppe olandesi impegnate sul fronte nord del "triangolo  talebano", quello della provincia centrale di Uruzgan, stanno pagando le  conseguenze di mesi di battaglie. Soprattutto dal punto di vista  psicologico. Molti soldati inviati a combattere i talebani in Afghanistan  si sono trovati in una situazione così dura che hanno perso la testa. Chi ,  secondo la stampa olandese, dandosi ad atti di violenza gratuita, chi  suicidandosi, come ha fatto lo scorso 11 ottobre il sergente Dijkstra.  L'esperienza afgana deve essere stata davvero dura se i reduci, pur di non  essere rimandati al fronte, preferiscono la galera. Come il soldato  ventunenne Wegenaar, afflitto da disturbi psichici dovuti alla sua ultima  missione in Afghanistan e ora finito davanti alla corte marziale come  disertore per essersi rifiutato di tornare al fronte. "Quella è una  missione suicida", ha dichiarato davanti ai giudici in divisa.
    Enrico Piovesana
    Peacereporter

    Venerdì, 20 Ottobre, 2006 - 16:47

    Liberare Gabriele Torsello....

     

     

     

    L'immagine “http://www.abc.es/nacional/prensa/fotos/200610/19/NAC_INT_web_20.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

     LIBERARE GABRIELE TORSELLO, LIBERARE L'AFGHANISTAN DALLA
    GUERRA
    [Gabriele Torsello, giornalista, fotografo e documentarista freelance,
    collaboratore di movimenti umanitari, impegnato contro le violazioni
    dei
    diritti umani, e' stato rapito in Afghanistan sabato 14 ottobre 2006]

    Che cessi il rapimento di Gabriele Torsello, che possa tornare subito
    libero, sano e salvo.
    Che cessi la guerra afgana.
    Salvare occorre tante vite umane: ciascuno faccia la sua parte.

     

    Domenica, 15 Ottobre, 2006 - 08:45

    AFGHANISTAN




    In questo nostro paese ci si ricorda del fatto che l'Italia insieme
    alla
    Nato sta partecipando alla guerra, all'occupazione e alle stragi in
    Afghanistan solo quando nostri concittadini sono vittime di atti di
    violenza: uccisioni, ferimenti, rapimenti.
    E neppure in queste circostanze si ha la volonta' di trarre le ovvie,
    necessarie, urgenti conclusioni: che in quel paese il nostro esercito
    e'
    tragicamente parte di una coalizione armata occupante, terrorista e
    stragista; che la nostra partecipazione militare alla guerra afgana e'
    del
    tutto illegale per la nostra carta costituzionale; che e' proprio a
    causa
    delle guerre e delle occupazioni militari volute da Bush e dai suoi
    "volenterosi" alleati che il terrorismo in tutto il mondo e' cresciuto
    esponenzialmente, poiche' queste guerre sono terroriste e alimentatrici
    di
    terrorismo ulteriore.
    Cessi l'illegale e criminale partecipazione militare italiana alla
    guerra
    terrorista e stragista in Afghanistan.
    Torni l'Italia al rispetto della sua legge fondamentale, quella
    Costituzione
    della Repubblica Italiana che all'articolo 11 testualmente recita:
    "L'Italia
    ripudia la guerra come strumento di offesa alla liberta' degli altri
    popoli
    e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali".
    Chi non contrasta la guerra ne e' complice.

     TUTTI I GIORNI IL 6 AGOSTO

    Cosa significa non dimenticare?
    Significa lottare perche' non accada di nuovo.
    Tre cose occorrono allora: l'opposizione alle armi, l'opposizione al
    nucleare civile e militare, la scelta della nonviolenza come criterio
    fondante della politica nel XXI secolo.

    Venerdì, 13 Ottobre, 2006 - 17:23

    Partito Umanista aderisce alla fiaccolata....

    DIRITTI UMANI ANCORA

    DA SCOPRIRE

    Il Partito Umanista di Milano aderisce alla fiaccolata promossa dalle organizzazione del Popolo Mapuche

     

    Sabato 14 ottobre 2006

    ore 18.30 - Via San Pietro dell'Orto

    davanti al Consolato Cileno

     

     

    Su invito delle organizzazioni del Popolo Mapuche presenti in Europa il Partito Umanista aderisce alla fiaccolata che si terrà in contemporanea a tante altre città europee.

     

    Il continente americano è ancora alla ricerca dei Diritti Umani per i suoi figli. In tutti gli Stati nazione del Nuovo Continente si continua ancora a discriminare il vero popolo "americano nativo". Il Partito Umanista manifesta pubblicamente la Sua solidarietà alla causa del popolo Mapuche a favore di un riconoscimento pieno e duraturo dei loro diritti sociali, culturali, di lingua e di popoli.

     

    Il Partito Umanista insieme al popolo Mapuche, che lotta pacificamente per la difesa dei Diritti Umani in Cile, chiede:

     

    ·       la ratifica della Convenzione 169 dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro – sul Riconoscimento dei Diritti dei popoli originari

    ·       la  revisione della legge antiterrorismo n° 18.314, emanata ancora nei tempi della dittatura che discrimina i Mapuche

     

     

     

    E-mail: stampa@pumilano.it

    Internet: www.pumilano.it

    Mercoledì, 11 Ottobre, 2006 - 12:40

    Italia deposita alla camera risoluzione per Moratoria Onu

    Sergio D'Elia, primo firmatario della mozione Sergio D'Elia, primo firmatario della mozione

    10 ottobre 2006: è stata depositata alla Commissione Esteri della Camera dei Deputati una risoluzione che chiede al Governo di dare “piena ed immediata attuazione” a quanto stabilito dalla Camera il 27 luglio scorso, presentando all’Assemblea Generale dell’ONU in corso, una proposta di risoluzione per la moratoria ONU delle esecuzioni capitali in vista dell’abolizione definitiva operando in modo tale da assicurare la co-sponsorizzazione ed il sostegno di Paesi rappresentativi di tutti i continenti.
    La mozione a prima firma Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino e Deputato della Rosa nel Pugno, ha incontrato un sostegno trasversale grazie alle firme finora raccolte di 22 parlamentari tra cui, Ramon Mantovani (Rifondazione Comunista), Patrizia Paoletti (Forza Italia), Marina Sereni (l’Ulivo), Gianclaudio Bressa (l’Ulivo), Alessandro Forlani (UDC), Enzo Raisi (AN), Angelo Bonelli (Verdi), Mauro del Bue (Nuovo PSI), Iacopo Venier (Comunisti Italiani), Fulvia Bandoli (l’Ulivo), Giuseppe Reina (Movimento per le autonomie), Gino Capotosti (UDEUR), Giuseppe Astore (Italia dei Valori), Marco Boato (Verdi), Benedetto della Vedova (Forza Italia), Jole Santelli (Forza Italia), Pietro Folena (Indip. Rifondazione Comunista).
    Sergio D’Elia, Segretario di Nessuno tocchi Caino e Deputato della Rosa nel Pugno ed Elisabetta Zamparutti, Tesoriere di NtC hanno dichiarato: “La moratoria ONU delle esecuzioni è l’unica iniziativa istituzionalmente incardinata e politicamente rilevante per l’abolizione della pena di morte e per la salvezza delle migliaia di condannati a morte che sono innanzitutto i detenuti nei bracci della morte cinesi, iraniani, sauditi, vietnamiti e di tutti gli altri regimi autoritari che muoiono ammazzati nel silenzio e nell’indifferenza generali.”
    Dal testo della risoluzione si legge che la Farnesina ha disatteso il dispositivo parlamentare perché ha operato “in modo tale da assicurare alla risoluzione Onu la copromozione” della Unione europea in quanto tale e non solo “di Paesi Stati membri dell'Unione europea. Inoltre, dal 27 luglio ad oggi, non ha ancora operato nel senso di “assicurare alla risoluzione Onu... il sostegno di Paesi rappresentativi di tutti i continenti”. Il Governo italiano ha pure deciso di sostenere, pur non essendo in linea con il mandato parlamentare ricevuto, la proposta francese “di compromesso”che invece della risoluzione vuole la presentazione di una “dichiarazione di associazione” priva di qualsiasi valore formale e non sottoposta ad alcun voto.

     

    Domenica, 8 Ottobre, 2006 - 09:22

    Il che........ significa che la Mafia non Esiste.....

     

     

    Una recente sentenza ha confermato le condanne agli esecutori degli attentati a Falcone, Borsellino e alle loro scorte. Ha invece assolto i mandanti: in pratica ha negato che esista un collegamento tra gli esecutori e una cupola. Cioè non si può parlare di un’unica organizzazione criminosa (il che significa che la mafia non esiste, è solo un teorema ideologico). Come dire che quando si vede il fumo non se ne può dedurre che ci sia l’arrosto, anche se l’abbiamo mangiato. E’ un bel sollievo per tutti.

     

     

    Domenica, 8 Ottobre, 2006 - 09:17

    Donne e Uomini in ricerca e confronto comunitario

    - Karl-Josef Kuschel, «L’EBREO, IL CRISTIANO E IL MUSULMANO S’INCONTRANO»? «Nathan il saggio» di Lessing, (collana Giornale di Teologia 318), Queriniana editrice, Brescia, 2006, pp. 312, traduzione di Carlo Danna;

    la collana ‘Giornale di Teologia’ pro-pone, fin dai suoi inizi, alcuni dei principali testi del dibattito teologico moderno e contem-poraneo; si tratta di un libro dedicato al “poema dram-matico” di Lessing il suo Nathan ha la particolarità di essere strutturato trialogicamente e questo lo rende di un’attualità (e di un futuro!) da tenere in seria considerazione come metodo. Per il dialogo tra le grandi religioni monoteistiche (che non esclude altri dialoghi) è necessario il metodo del dialogo a tre: trialogico appunto.

    L’autore: Karl-Josef Kuschel è docente alla Facoltà di teologia cattolica di Tubinga (Germania) insegna teologia della cultura e del dialogo interreligioso.

    La Queriniana ha già pubblicato di Kuschel due lavori di notevole rilevanza: Generato prima di tutti i secoli? La controversia sull’origine di Cristo e La controversia su Abramo. Ciò che divide e ciò che unisce ebrei, cristiani e musulmani;
    il catalogo Queriniana è teologicamente di primissimo livello;

    (www.queriniana.it).

    http://www.tempidifraternita.it/
    Sabato, 7 Ottobre, 2006 - 14:27

    Stati Uniti Centinaia di arresti durante Manifestazione di Protesta Contro la Guerra

     

    Di  Haider Rizvi

    IPS

     

    NEW YORK, 28 settembre (IPS) –  Durante l’ultima settimana in varie città degli Stati Uniti sono stati organizzati cortei, manifestazioni e raduni di preghiera per chiedere al presidente Bush e al Congresso di porre fine all’occupazione dell’Iraq.

    Dal 21 settembre, quando oltre 500 gruppi contro la guerra e organizzazioni religiose hanno firmato la “Dichiarazione di pace”, circa 250 attivisti sono stati imprigionati per aver partecipato ad azioni nonviolente.

    Oltre a esigere un calendario per il ritiro dei 130.000 soldati di stanza in Iraq, la Dichiarazione chiede la chiusura delle baci, un processo di pace che comprenda misure per la sicurezza, la ricostruzione e la riconciliazione di questo paese e un cambiamento nelle priorità da assegnare ai fondi, mettendo l’accento sulle necessità umanitarie più che su quelle militari.

    Gli attivisti hanno realizzato oltre 375 azioni di disubbidienza civile e protesta in città di tutto il paese, tra cui Lincoln (nel centro), Houston (nel sud), Des Moines (nel nord), Little Rock (nel sud), Cincinnati (nel nord-est) e Fayetteville (nell’est). Qui sorge Fort Bragg, la più grande base militare statunitense nel mondo.

    Sebbene la campagna sia animata soprattutto da gruppi religiosi, partecipano alla protesta anche molti deputati, veterani di guerra e organizzazioni di donne e immigrati.

    I primi arresti sono avvenuti a Washington la settimana scorsa, quando gli attivisti hanno cercato di consegnare copie della Dichiarazione a funzionari del governo.

    Altre azioni contro la guerra che si sono concluse con arresti sono avvenute di fronte al Congresso, a basi militari e a centri di reclutamento dei soldati.

    Sapendo che molti politici esitano a sostenere la campagna per paura di passare per antipatriottici, i capi religiosi sperano che il loro appello per la pace stimoli almeno il governo a fissare una data per finirla con l’occupazione dell’Iraq.

    ”Come cittadini e persone di fede, dobbiamo essere la coscienza del nostro paese” ha dichiarato il reverendo Lennox Yearwood, del Hip Hop Caucus, uno dei 34 attivisti incarcerati per aver partecipato alle proteste davanti alla Casa Bianca.

    Nel frattempo oltre 100 capi religiosi cristiani, ebrei e musulmani hanno progettato altre azioni per impedire un possibile attacco all’Iran. Questa settimana chiederanno al Congresso di esercitare la sua “funzione di supervisione” per evitare questa possibilità.

    Come parte della campagna, molti attivisti hanno organizzato sit-in davanti alle case dei deputati che non si sono espressi contro la politica di Bush in Iraq.

    “Stiamo spendendo  milioni di dollari tutte le settimane per l’occupazione dell’Iraq. Questo denaro potrebbe essere investito in sanità ed educazione” ha detto Molly Nolan, un’attivista di 62 anni che ha partecipato a una protesta davanti alla casa del senatore democratico Chuck Schumer, nello stato di New York.

    “I newyorkesi hanno bisogno di scuole e lavoro, non di questa guerra infinita!” gridava la folla riunita davanti alla casa di Schumer.

    ”Lei non ha parlato, come altri politici. La esortiamo a mostrare coraggio e a difendere i principi”, ha detto durante la manifestazione Carolyn Eisenberg, del gruppo Genitori di Brooklyn per la Pace.

    Come Schumer, molti deputati democratici hanno mantenuto le distanze dal movimento contro la guerra, però alcuni hanno criticato pubblicamente la politica di Bush in Iraq.

    "Come partecipante del Movimento dei Diritti Civili, ho affrontato la violenza con la nonviolenza. Mi hanno picchiato e lasciato sanguinante per strada” ha detto il deputato John Lewis, rappresentante dello stato meridionale della Georgia, dopo aver firmato la Dichiarazione la settimana scorsa. “Mi sono reso conto che le nostre armi più potenti come nazione non sono le bombe o i missili. La nostra maggiore difesa è il potere delle nostre idee, è quello che crediamo sulla democrazia e il rispetto della dignità umana” ha aggiunto.

    Altri deputati che hanno firmato la Dichiarazione di pace sono Earl Blumenauer, rappresentante dell’Oregon, Danny Davis e Jan Schakowsky dell’Illinois, Chaka Fattah della Pennsylvania e Sam Farr, Barbara Lee e Lynn Woolsey della California.

    Nonostante la crescenti proteste e critiche alla guerra provenienti da vari settori, tra cui generali in pensione e importanti analisti dell’intelligence, non si vedono segnali di flessibilità nella politica del governo rispetto all’Iraq e alla strategia militare in Medio Oriente.

    Solo due settimane fa, la Camera dei Rappresentanti ha approvato una riduzione di appoggio al modo in cui il presidente ha condotto la guerra e ha respinto l’idea di fissare una scadenza per il ritiro delle truppe.

    I firmatari della Dichiarazione hanno annunciato che, se l’amministrazione Bush e il Congresso non risponderanno alle loro richieste, dopo settembre lanceranno un’altra campagna di azioni non-violente.

     

    Giovedì, 5 Ottobre, 2006 - 15:06

    IMMIGRATI PROTESTANO CONTRO I MASS MEDIA ITALIANI

    Ciao a tutti
    Il 7 ottobre è la 3° Giornata Internazionale per i diritti degli immigrati.
    A Milano c'è stato un po' di casino per decidere cosa fare
    "Città per tutti" spingeva per un'iniziativa sui CPT; il "Comitato
    Immigrati" (costituito da associazioni di immigrati, o in cui siano presenti
    immigrati) spingeva invece per un presidio contro i mass media.
    Risultato: verrà fatta il presidio contro i mass media mentre l'iniziativa
    per i CPT è stata rimandata al 28 ottobre.
    Conclusione: noi abbiamo aderito all'iniziativa del Comitato Immigrati
    (trovate la nostra adesione in fondo in fondo alla mail) per cui se qualcuno
    è interessato ad andare il Presidio è sabato 7 ottobre Ore 15 Piazza Cavour
    Di fronte al palazzo dell’informazione.
    Non ci saranno né bandiere né striscioni (solo lo striscione
    sull'iniziativa) e verrà distribuito un volantino con firme dei promotori e
    degli aderenti
    Valeria

    -

    In occasione della Terza Giornata Internazionale per i diritti degli
    Immigrati

    IMMIGRATI PROTESTANO CONTRO I MASS MEDIA ITALIANI

    Milano (04-10-06).- I cittadini immigrati di Milano, in occasione della
    Terza Giornata Internazionale per i Diritti degli Immigrati, organizzeranno
    un presidio davanti al Palazzo dell’Informazione in Piazza Cavour sabato 7
    Ottobre alle ore 15 per manifestare contro quei mass media italiani, che
    hanno danneggiato l’immagine dei lavoratori immigrati diffamandoli e
    alimentando un’idea discriminatoria e xenofoba nell’opinione pubblica, non
    solo di questi lavoratori ma anche delle loro famiglie. 

    Questa iniziativa nasce dalle stesse associazioni di immigrati, che da tanto
    tempo hanno dovuto sopportare le manipolazioni politiche attraverso i mass
    media, utilizzando l’immagine del lavoratore immigrato in base ai loro
    propri interessi, criminalizzando con i fatti di cronaca, mettendo in
    difficoltà il processo di integrazione in questo Paese, contrariarmente alle
    risoluzioni del Parlamento Europeo sull’integrazione degli immigrati
    nell’Unione Europea.

    I rappresentanti delle associazioni di immigrati chiedono ai diversi mass
    media di poter incontrare i loro direttori responsabili per far loro capire
    che non devono continuare a utilizzare la formula immigrazione =
    delinquenza, e che le piccole cronache delinquenziali non possono arrivare
    al cittadino comune come uno scoop giornalistico, ignorando il grande
    apporto positivo dei nuovi cittadini immigrati, dal punto di vista sociale,
    culturale  e soprattutto economico.

    In concreto, proponiamo ai rappresentanti delle testate giornalistiche di
    organizzare un incontro con le associazioni firmatarie o di presentarsi
    direttamente al presidio del 7 ottobre in Piazza Cavour per avviare un
    confronto (che ci auguriamo sia reciprocamente utile) sui temi che abbiamo
    messo in evidenza.

    Noi cittadini immigrati stiamo contribuendo alla costruzione di questa
    Milano multietnica e siamo parte integrante di questo motore economico
    italiano; perciò esigiamo il rispetto per noi e le nostre famiglie da parte
    dei mass media italiani.

    Ass. Al Qafila, Ass. Cultural de Chile, Ass. Insieme per la Pace,  Ass.
    Studio 3R, Ass. Paradigma, Ass. Santa Elena de Guayaquil, Ass. Terra
    Nuestra, Ass. Todo Cambia, Comitè ecuatoriano Simon Bolívar, Revista El
    Carrete, Revista Panorama Latino Adesioni: Centro delle Culture,

    Arci Milano, Partito Umanista Milanese.

    Per informazioni e contatti: comitatoimmigrati.mi@libero.it
    Rodrigo Ortega 339/8006369
    Javier Lazo 347/9756300

    per i diritti dei Cittadini Immigrati

    Allegato Descrizione
    Volantino_7_ottobre_06.doc
    25.5 KB
    volantino presidio 7 ottobre 2006
    Giovedì, 5 Ottobre, 2006 - 14:53

    Finanziaria 2008 questo sarebbe un governo di Sinistra?

     ALCUNI DATI A CONFRONTO

     

    Spese militari: due miliardi e 100 milioni di euro in più per il Ministero della Difesa, di cui 1.700 milioni di euro per l’acquisto di nuovi armamenti.

    Un miliardo all’anno per il 2007, 2008 e 2009 per finanziare automaticamente le missioni militari all’estero, ipocritamente definite “missioni internazionali di pace”. In questo modo si evita l’imbarazzante discussione ogni sei mesi per il rinnovo del finanziamento delle missioni come quella in Afghanistan.

     

    Istruzione: Cento milioni di euro destinati alle scuole private, soprattutto quelle per l’infanzia.

     

    Enti locali: tagli di 4,3 miliardi di euro ai finanziamenti agli enti locali (tanto poi saranno loro a dover aumentare le tasse)

     

    Sanità: ticket sul pronto soccorso e le visite

     

    E questo sarebbe un governo di sinistra?

     

    www.partitoumanista.it 

    Martedì, 3 Ottobre, 2006 - 19:37

    7 ottobre 2006 Presidio ore 15 in Piazza Cavour Milano

    7 ottobre 2006 _ terza giornata di mobilitazione
    e lotta dei migranti, in europa e oltre

    A MILANO:I MASS MEDIA DICIAMOBASTA!
    con la campagna di disinformazione
    e diffamazione sugli immigrati
     
     

    VENITE TUTTI AL PRESIDIO
    sabato 7 ottobre _ ore 15
    Piazza Cavour, di fronte al palazzo dell’informazione

    Promuovono: Ass. Al Qafila, Ass. Cultural de Chile, Ass. Insieme per la Pace, Ass. Studio 3R, Ass. Paradigma, Ass. Santa Elena de Guayaquil, Ass. Terra Nuestra, Ass. Todo Cambia, Comitè ecuatoriano Simon Bolívar, Revista El Carrete, Revista Panorama Latino.
    Chiediamo a tutte le associazioni e comunità di immigrati di promuovere insieme questa iniziativa.
    Chiediamo a tutte le realtà antirazziste Italiane di aderire a questa iniziativa.
    Per info e adesioni: comitatoimmigrati.mi@libero.it

    PER SAPERNE DI PIU'

    Scarica l' Appello del Forum Sociale Europeo di Atene
    per questa giornata di mobilitazione.
    "...Attraverso tutta l'Europa, ogni giorno, vediamo lotte sociali e politiche, proteste e campagne contro i campi e le deportazioni, per il diritto d'asilo per le donne e gli uomini, per la legalizzazione, per una cittadinanza europea di residenza e contro lo sfruttamento del lavoro migrante. E queste lotte vanno molto oltre ogni ristretta concezione dell'identità europea..."

    Vedi anche: sito del Forum Sociale Europeo

    Mercoledì, 27 Settembre, 2006 - 13:14

    Campagna Mondiale Umanista sul disarmo

    Ci troviamo in una situazione di enorme rischio, con 30.000 testate nucleari capaci di distruggere il pianeta intero 25 volte, e nessuno ne parla. Intanto la corsa al riarmo atomico prosegue e si accelera e le possibilità di un “incidente” nucleare, le cui conseguenze potrebbero essere devastanti, aumentano sempre di più.
    Per questo una rete di organizzazioni umaniste attive in tutto il mondo nel campo dei diritti umani, della pace, della cooperazione internazionale e dell’ambiente ha deciso di lanciare una campagna mondiale per il disarmo e ha chiesto l’assistenza di Silo, pensatore e scrittore argentino e guida spirituale conosciuta per la sua saggezza dalla gente semplice e di buon cuore di moltissimi paesi.
    Si tratta di una campagna che vuole arrivare alla coscienza della gente comune, provocando una risposta capace di raggiungere i potenti. Una campagna mondiale che porti dovunque la richiesta di pace sentita da milioni di persone.
    Per arrivare al maggior numero possibile di persone si è deciso di concentrare  il messaggio della campagna in uno spot di 30 secondi, durante il quale Silo lancia un appello per il disarmo nucleare. Lo spot verrà trasmesso simultaneamente dai canali televisivi internazionali e nazionali in tutto il mondo e apparirà anche sugli schermi situati negli aeroporti, nelle stazioni ferroviarie e della metropolitana di moltissime città. Le prime trasmissioni sono cominciate il 20 settembre e continueranno fino al 15 ottobre.
     Informazioni dettagliate si trovano nel sito www.silo.ws.

     

    Giovedì, 14 Settembre, 2006 - 13:56

    Pertecipazione al Forum di Milano

     

     

    Scopo del Forum di Milano e di quello europeo di Lisbona è favorire 
    l'interscambio di esperienze, la discussione, l'incontro delle
    diversità e
    la definizione di eventuali proposte e attività comuni tra quanti
    lavorano
    per la pace, la nonviolenza, i diritti umani e il superamento di ogni
    forma
    di discriminazione.

    Tutto questo sarà possibile se si valorizzeranno le diversità e allo
    stesso
    tempo si metterà in risalto ciò che abbiamo in comune, unendo le forze
    e
    ispirandoci a vicenda: un tentativo in più perché l'incontro delle
    diversità
    si converta in progetto e in pressione su coloro che oggi decidono il
    destino di tutti.

    Il 16 e 17 settembre si svolgerà presso l'Istituto Tecnico Ettore Conti
    -
    Piazza Zavattari, 3 il primo forum Umanista di Milano.

    Scopo del forum è favorire l'interscambio di esperienze, la
    discussione,
    l'incontro delle diversità e la definizione di eventuali proposte e
    attività
    comuni tra quanti lavorano per la pace, la nonviolenza, i diritti umani
    e il
    superamento di ogni forma di discriminazione.

    Tutto questo sarà possibile se si valorizzeranno le diversità e allo
    stesso
    tempo si metterà in risalto ciò che abbiamo in comune, unendo le forze
    e
    ispirandoci a vicenda: un tentativo in più perché l'incontro delle
    diversità
    si converta in progetto e in pressione su coloro che oggi decidono il
    destino di tutti.


    Il programma del Forum prevede le seguenti aree tematiche:

    * Economie solidali
    * Educazione
    * Immigrazione
    * Dialogo tra le culture
    * Reciprocità e auto-organizzazione nella cooperazione
    internazionale
    * Pace e nonviolenza
    * Precariato
    * Informazione
    * Spiritualità
    * Questioni GLBT
    * Ambiente
    * Sanità
    * Area artistica
    * Laboratorio di educazione alla nonviolenza nelle scuole
    * Laboratorio di fotografia sociale
    * Menti Mediaticamente Modificate
    * Fronte studentesco e attività universitarie

    E inoltre:

    * Laboratorio di educazione alla nonviolenza nelle scuole
    * Laboratorio di fotografia sociale
    * Rappresentazioni teatrali
    * Seminari, conferenze, dibattiti su temi di attualità, mostre,
    proiezione di film e video, eventi artistici e tutti i contributi che
    singoli e organizzazioni vorranno dare.

    Siete tutti invitati a Pertecipare attivamente o per curiosità

    Iscrizione  e  inf. su  sito

    www.forumumanista.org




     RingraziandoVi  tutti  un  grande  abbraccio  e forza

    Donatella  Camatta 

    Giovedì, 7 Settembre, 2006 - 14:06

    URGENTE....SOLO 48 ORE PER FERMARE LA SUA "CONDANNA A MORTE"

    Abbiamo 48 ore per fermare la sua “condanna a morte”.

    Questo è un appello per la liberazione di Amir, promosso dal Centro delle Culture.
    Lunedì 4 settembre Amir K. cittadino pakistano residente da oltre 2 anni ad Arezzo, é stato fermato per accertamenti e dopo una giornata di interrogatori, è stato portato nel Centro di Permanenza Temporanea di via Corelli a Milano con un decreto di espulsione.
    Amir è un ragazzo di 23 anni che da quando è in Italia è impegnato attivamente come volontario in iniziative non violente, contro la discriminazione e per l’apertura al dialogo tra le culture e le religioni (corsi di lingua per immigrati, campagna nazionale per il dialogo tra le religioni, raccolta firme per adibire aree di sepoltura ad ogni credo, promotore di un mensile multietnico, etc.).
    Non essendo rientrato in nessuna sanatoria né decreto flussi, la sua attuale situazione è di clandestino.
    Amir ha dovuto lasciare il proprio paese per motivi religiosi: appartiene ad una minoranza sciita e per questo è stato perseguitato e minacciato di morte (esiste un’accurata documentazione della sua situazione); solo nell’ultimo periodo, nella sua città, sono state uccise 41 persone per lo stesso motivo, quindi rimpatriarlo adesso significa condannarlo a morte.
    Ci appelliamo all’art.10 della costituzione e chiediamo allo Stato italiano di dargli asilo politico per motivi religiosi.
    Già oggi molti cittadini italiani amici di Amir stanno raccogliendo e sottoscrivendo migliaia di richieste per il suo asilo politico, per questo è attivo un sito su cui sottoscrivere ed aderire all’iniziativa:
    www.c234.net/petizioni/amir

    Venerdì 8 settembre alle ore 17,00 si terrà una manifestazione davanti al CPT di via Corelli a Milano, per dare forza a questo appello.


    Invitiamo tutti i singoli cittadini, le comunità culturali e religiose, le associazioni, i partiti a partecipare e a non appoggiare la sua CONDANNA A MORTE!

    Per informazioni: Niccolò Paoli Niccolò Paoli
    www.c234.net/petizioni/amir


    petizioni online è un servizio offerto dal sito c234.net che non è diretto responsabile delle petizioni archiviate ma be
    Mercoledì, 6 Settembre, 2006 - 15:06

    Chi Vuole firmare Petizione.....

    ARABIA SAUDITA. IRACHENO DECAPITATO PER DROGA

    4 settembre 2006: un cittadino iracheno, Muhammad Bin-Shalal Bin-Farhud al-Shammari, è stato decapitato in Arabia Saudita per traffico di droga.
    Con quest’esecuzione diventano sei le persone messe a morte nel paese dall’inizio dell’anno.
    Come già riportato da Nessuno tocchi Caino, lo scorso 28 agosto due militari sono stati decapitati nella città saudita di Arar per traffico di droga. Lo ha reso noto il Ministero degli Esteri, che identifica i giustiziati come Mueid bin Yahya Al-Waeli e Mehdi bin Hamad Al-Mansour. Di guardia lungo il confine con l’Iraq, i due sarebbero stati arrestati mentre trasportavano droga per mezzo di un veicolo.
    L’Arabia Saudita ha un numero di esecuzioni tra i più alti al mondo, sia in termini assoluti che in percentuale sulla popolazione. Il record è stato stabilito nel 1995 con 191 esecuzioni.
    Le esecuzioni nel 2004 sono state 38, il numero più basso nella storia degli ultimi anni, ma subito superato dalle almeno 90 esecuzioni effettuate nel 2005.

     
    AFGHANISTAN. GIUSTIZIATO IN PUBBLICO DAI TALEBANI

    2 settembre 2006: i Talebani hanno giustiziato in pubblico un uomo nella provincia afghana di Helmand, dopo averlo giudicato colpevole di omicidio.
    L’esecuzione extra-giudiziaria è avvenuta nel villaggio di Safaar, nel distretto di Garmsir, alla presenza di decine di spettatori.
    L’uomo è stato impiccato dopo che il leader talebano della zona ha pronunciato un lungo sermone.
    E’ stato giustiziato – ha detto un esponente talebano, Qari Yousaf Ahmadi – per aver recentemente ucciso una persona innocente. Il padre della vittima avrebbe “chiesto giustizia”.
    Il presunto assassino sarebbe stato arrestato dai talebani una settimana fa e processato da un tribunale religioso.
    Per il portavoce dei talebani si tratta dell’11a esecuzione pubblica effettuata dagli “studenti di religione” nella provincia meridionale di Helmand dal 2001, anno in cui ha avuto termine il loro regime.
    Il villaggio di Safaar – hanno confermato abitanti del luogo – si trova da tempo fuori dal controllo del governo afghano.
    Da parte loro, funzionari del distretto hanno detto di non avere alcuna notizia dell’esecuzione extra-giudiziaria.
    Non esistono statistiche ufficiali sulle esecuzioni effettuate in Afghanistan nel periodo dei talebani, ma nel solo 2001 almeno 68 persone, comprese due donne, sono state giustiziate.
    Dal crollo del regime nel 2001, numerose condanne a morte sono state emesse ma il numero preciso è sconosciuto e le notizie variano dalle 11 rese pubbliche dai media alle 38 che sono state sottoposte all’approvazione presidenziale nel luglio del 2005.
    Nel 2002, per la prima volta dopo moltissimi anni, non si sono registrate esecuzioni in Afghanistan e vi è stata una sola condanna a morte. Nel 2003, per il secondo anno consecutivo, non sono state effettuate esecuzioni.
    Il 20 aprile 2004, è stata eseguita la prima condanna a morte comminata dalla caduta del regime dei talebani: un ex comandante militare, Abdullah Shah, condannato per più di 20 omicidi è stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco alla nuca nella prigione Pul-e-Charkhi, nella zona orientale della capitale, davanti a testimoni, tra cui rappresentanti della polizia e della Procura.
    Nel 2005, non sono state registrate esecuzioni in Afghanistan. Una donna è stata lapidata, ma si è trattato di una esecuzione extra-giudiziaria, effettuata dal marito della donna a seguito di una decisione di un Mullah locale.
    Il 2 marzo 2006 Human Rights Watch ha reso noto che dal 2001, oltre 25 sentenze capitali sono state inviate all’ufficio del Presidente perché decida se eseguirle o commutarle.

    http://www.nessunotocchicaino.it/areautenti/firmaonline.php 

      Chi  vuole  firmare   petizione!!

    Giovedì, 31 Agosto, 2006 - 11:49

    DALLA PARTE DEL PIU' FORTE - Natascha, alle radici della violenza

     
     
    Leggere i commenti dei grandi media (conservatori e "progressisti") sul caso Natascha è davvero istruttivo.
     
    Eccone un esempio. "La Repubblica": "Il racconto di Natascha sul rapitore: era parte della mia vita"; "Il Messaggero": "Natascha difende il rapitore"; Tg1 ore 8, la giornalista (donna) annuncia: "Sconvolgente: Natascha assolve il suo carceriere". Sconvolgente cosa? L'"assoluzione" della ragazza? E perché, in che modo?

    Poi si spiega che la ragazza è vittima della sindrome di Stoccolma, vale a dire della dipendenza verso il criminale. Già. Ma alzi la mano quanti conoscono la sindrome di Stoccolma, e soprattutto quanti si soffermano a leggere (o ad ascoltare) le notizie: la maggioranza no di certo.

    E il messaggio che arriva qual è? Che la ragazza, tutto sommato, era consenziente. O che questo mostro tanto mostro poi non era. Le aveva anche dato un'istruzione, via. Perché questo sta alla base di ogni mentalità maschilista: la donna, in fondo in fondo, vuol essere violentata. Si capisce: animali da dominare.

     
    Alcuni stanno già lottando per accaparrarsi i diari di Natascha, con l'intento di farci un film, forse un serial, come "Twin Peaks" che spopolò anni fa; dietro la figura di un'innocente fanciulla dal sorriso smagliante il suo torbido passato di perversioni e di esperienze "forti".

    A Milano sono stati arrestati dei ragazzini (il più giovane, 12 anni) per aver tentato uno stupro di gruppo ai danni di una 14enne romena. Dev'essere stato un passatempo, per loro, farsi una "femmina". Del resto i messaggi che giungono loro dai mezzi di comunicazione (l'abbiamo visto poc'anzi) e dalla pubblicità, per non parlare della tv, sono inequivocabili. Sulla scuola, poi, meglio stendere un velo pietoso: la donna non esiste nemmeno, non ha mai fatto nulla d'importante, la guerra e la violenza dei tiranni famosi sono propagandate come conquiste di civiltà.

    I violentatori tunisini, poi, non hanno bisogno di commenti: vengono da tradizioni (ho parlato di tradizioni, non di cultura o religione: l'Islam in quanto tale non è più antifemminista del cristianesimo) per cui le donne, pardon le femmine, non contano nulla per il semplice fatto di esistere.

    Ma un paio di parole in più le merita il loro... datore di lavoro: pregiudicato, trascorsi nell'estrema destra, fu uno dei violentatori (nel '73) di Franca Rame, la moglie di Dario Fo, rapita e stuprata perché "rossa". Non si era mai fatto un giorno di galera.

    Due giorni fa, in un locale pubblico, mi è capitato di ascoltare le conversazioni di due "normalissimi" ragazzini, uno dei quali aveva appena ricevuto la telefonata di controllo della mamma. Incuranti della mia presenza, così si esprimevano nei confronti di due coetanee che avevano occhieggiato: "Guarda che f... quelle, ma si tengono per mano 'ste maledette tr...". Ripetuto tre o quattro volte. Li ho apostrofati con durezza. Loro sembravano più che altro stupiti: non capivano, cosa avevano detto di male? Già, per loro parlare così delle ragazze era una cosa normalissima.

    Una delle armi più micidiali che possiedono questi individui è il nostro silenzio. Silenzio comprensibile: per secoli le vittime di violenze sono state processate al posto degli aguzzini, e ancor oggi accade. E così ognuna crede di vivere col proprio dolore colpevole e inconfessabile che sconterà DA SOLA fino alla fine dei suoi giorni.

    Questa situazione non è più tollerabile. Anche perché è assai diffusa: non appena si entra in confidenza con qualche donna ci accorgiamo infatti che, nel 90% del casi, hanno subito violenza, in un modo o nell'altro.

    Le città vanno sempre più militarizzandosi. La sindachessa di Milano, Letizia Moratti, ha promesso pugno di ferro contro gli stupratori (specie se extracomunitari, naturalmente). Già da diverso tempo, in effetti, i luoghi dove viviamo non sono più sicuri. E non solo la sera, ma persino in pieno giorno.

    I quartieri diverranno così ancor più invivibili, rancorosi, lunari di quanto non siano ora. Terremo sigillati i nostri portoni, sempre più simili a una bocca che digrigna i denti.

    La sicurezza è certo un problema reale. Inutile lasciarsi andare a sterili buonismi. Purtroppo, come sempre, il problema è molto più complesso, e originario. Ma la Moratti non può capirlo. Non può capirlo come non può capir niente di donne, come non capiva niente della scuola. Sono "mondi" a lei completamente estranei. Alieni.

    Sbattere in galera uno stupratore è il minimo (e, come abbiamo visto, non è che accada poi così spesso). Ma prima di quello stupratore ci sono i brufolosi ragazzini cui ho accennato sopra. C'è un problema, insomma, educativo. Ci sarebbe da rivedere tutto un modo di comunicare: dai giornali, alle tv, alle pubblicità. E alla scuola. Ci sarebbe un intero sistema di "valori" (o di contro-valori) su cui questo mondo si è fondato praticamente da quando è nato. L'idea che esistano due esseri umani, e uno sia più... umano dell'altro. Non è raro trovare attivisti per i diritti civili dei neri, degli arabi, degli ebrei, dei gay che però restano inerti, o comunque non considerano poi gravissimo, che in tante parti del mondo, e anche da noi, le donne siano considerati oggetti. Se poi ciò avviene fuori d'Europa, beh, mica possiamo fare i razzisti, no? Ognuno ha la sua sacrosanta mentalità! C'è da giurare che se questa "mentalità" fosse stata a sfavore del nobile sesso maschile i nostri pseudo-paladini non sarebbero andati tanto per il sottile e non avrebbero mancato di cambiarla, fosse pure a suon di cannonate.

    Ci sarebbe da ascoltare le donne, e le donne militanti. La loro cultura, il loro paziente lavoro per la liberazione di TUTTI, non solo del genere femminile. Ma Moratti è una donna dalla mentalità maschile e aristocratica: di queste cose non glien'è mai importato un fico. Non possiamo aspettarci alcun gesto costruttivo da parte sua. Solo qualche pistolero in più. Come invoca Anna Falchi dalle pagine di "Repubblica". Dove andremo a finire...

     
    Daniela Tuscano

    Lunedì, 28 Agosto, 2006 - 16:13

    Lettera aperta della Tavola della Pace al Direttore del Corriere della Sera

     

    Caro Direttore, incontriamoci. Ci spieghi perché.

     

    Caro Direttore, come Lei sa non ci piacciono le guerre. Non importa chi le comincia. Alla fine fanno male a tutti. Per questo non parteciperemo neanche a quella che Lei ha scatenato contro le migliaia di giovani, famiglie, associazioni, forze sociali e politiche che sabato scorso, senza spirito di parte alcuno, hanno affollato la manifestazione di Assisi per la pace, i diritti umani e la democrazia in Medio Oriente. Ci dica solo perché.

     

    Perché, caro Direttore, ha deciso di insultarli? Cosa hanno fatto per meritarsi tanto disprezzo dal più grande quotidiano nazionale? Di quale colpa si sono macchiati? Perché ha deciso di nascondere la realtà e di crearne una completamente falsa e provocatoria?

     

    Ci dica, caro Direttore, quale idea le fa un paese in cui, oltre a tanti fatti di cronaca nera e di malcostume, ci sono anche migliaia di persone che interrompono le ferie, nonostante la fine dei bombardamenti, per sostenere l’invio immediato di una forza di pace e di interposizione delle Nazioni Unite in Libano e per rafforzare il proprio personale impegno a favore della centralità dell’Onu e dell’Unione Europea per la pace in Medio Oriente? Ci dica, caro Direttore, le dispiace così tanto?

     

    Forse ha ragione a dire che eravamo in pochi. Dipende sempre dai punti di vista. Il nostro, quello di chi l’ha organizzata a ferragosto, è diametralmente opposto. Non era la “tradizionale” Perugia-Assisi. Era una manifestazione straordinaria. Di certo sarebbero stati molti di più se lei non avesse deciso di censurare la convocazione dell’iniziativa. Perché l’ha fatto? Preferirebbe vivere in un paese con una coscienza civile zero?

     

    Prima l’ha censurata, poi ha organizzato l’attacco. Perché? Ci dica, caro Direttore, chi ha infastidito questa sincera iniziativa di pace costruita nel nome della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale? Quali poteri abbiamo disturbato stavolta? 

     

    E’ vero. Non è la prima volta che succede. Forse il problema è più profondo. Non c’entra niente il Medio Oriente. L’anno scorso, in occasione della Marcia Perugia-Assisi per la giustizia e la pace “Contro la miseria e la guerra, riprendiamoci l’Onu” dell’11 settembre, il suo giornale si è comportato nello stesso identico modo. Stesse censure, stessi insulti, stessa disinformazione. Identico anche il giornalista incaricato di sparare le sue pallottole di carta contro i costruttori di pace.

     

    Caro Direttore, ci piacerebbe sapere se qualcuno ha mandato ad Assisi quei quattro ragazzi con i cartelli di Nasrallah, dove si sono nascosti tutto il giorno dato che quasi nessuno li ha incontrati. Perché non sono venuti anche in piazza San Francesco così li avremmo potuti vedere tutti? Vorremmo anche sapere se ha ordinato lei (al suo inviato) di buttare altra benzina sul fuoco delle polemiche chiamando al telefono, da Assisi a Roma, i rappresentanti della comunità ebraica? O è stata una iniziativa personale? Mettere gli uni contro gli altri non è molto difficile di questi tempi ma per certe operazioni ci vuole un professionista. In quale scuola di giornalismo s’insegnano queste azioni di guerra? E’ così che l’informazione si mette al servizio della pace?

     

    Sarà contento, caro Direttore. La sua iniziativa ha trovato occhi e orecchi sensibili. I TG (anche del servizio pubblico Rai) e alcuni quotidiani hanno prontamente archiviato la manifestazione, lo spirito e le proposte di Assisi per rilanciare la sua “verità” manipolata. E’ contento?

     

    Caro Direttore, invece dello scontro, noi Le chiediamo un incontro. Non amiamo la guerra. Ci piace cercare la pace. A partire da casa nostra. Crediamo nel dialogo e nel confronto. Se lei vuole. Noi siamo pronti a venirla a trovare. Nel suo ufficio. Quando vuole.

     

    Con i migliori saluti,

     

    Flavio Lotti
    Grazia Bellini
    Coordinatori nazionali della Tavola della pace
    Lunedì 28 agosto 2006

     

    Sabato, 26 Agosto, 2006 - 17:47

    Caschi Bianchi...mail da Gabriele De Veris da Perugia

     

    Abbiamo nel cuore la morte di tante persone nel Libano, abbiamo nel
    cuore la morte di Angelo Frammartino. Una vita giovane dedicata alla
    ricerca della pace. Credo che anche per lui dovremmo rilanciare la
    proposta dei Caschi Bianchi a questo Governo. Da 8 anni aspettiamo
    che una legge riconosca questo strumento di pace, che renda efficace
    la prevenzione dei conflitti e la ricostruzione dopo una guerra.
    Quando avremo i Caschi Bianchi potremo davvero parlare di 'missioni
    di pace'.

    Gabriele De Veris, Perugia

     

    Sabato, 26 Agosto, 2006 - 09:42

    La lezione di Natascha

     

     
    Nell'ultimo mese sono assurti alla ribalta molti fatti di cronaca nera di cui sono rimaste vittime donne, ragazze o (in qualche caso) addirittura bambine. Donne, ragazze o bambine massacrate dai loro padri, mariti, fidanzati, fratelli, semplici conoscenti. Perché? Perché non erano buone musulmane, perché volevano vivere all'occidentale (e secondo lo stereotipo di certe mentalità ciò equivale a comportarsi né più né meno come prostitute), perché semplicemente esistevano.
     
    Non si trova, infatti, un perché che non sia ascrivibile nella categoria giudiziaria del "futile motivo". Spesso, queste donne erano delle cosiddette "extracomunitarie", e com'era prevedibile s'è levata la salva di cori indignati contro la barbarie islamica, contro l'invasione dei clandestini che vogliono imporci il loro Medioevo, subito cavalcata, davanti alla consueta folla dei Talebani di casa nostra (i ciellini del Meeting di Rimini) dal cav. Silvio Berlusconi, già ribattezzato dal fondatore di Cl "l'uomo della Provvidenza", che ha tuonato per l'Italia "italiana e cattolica". Si sa che l'ecumenismo, per i ciellini, è una vera e propria iattura.
     
    Violenza anti-femminile endemica, verrebbe pertanto da dire. Poi però aviene un altro episodio strano e crudele. Dopo otto interminabili anni di prigionia riesce a fuggire, ancora del tutto lucida e consapevole, certa Natascha Kampusch, bianca, austriaca e cattolica, rapita bambina da un altro bianco, austriaco e cattolico, Wolfgang Priklopil, vicino di casa, tranquillo, educato ecc. L'aveva prelevata quando la ragazza aveva appena dieci anni e l'aveva tenuta fino all'altro ieri in un sotterraneo, dove le portava da mangiare, le insegnava a leggere, le diceva di chiamarlo "padrone". "Volevo lei", ha confessato Priklopil il quale, una volta scoperto, ha avuto almeno la saggia idea di gettarsi sotto un treno.
     
    In questo caso i soliti cori indignati sono pronti a gridare al maniaco, al pazzo, al pedofilo. In una parola, al "diverso". "Diversi" i musulmani che sgozzano le figlie, o che le costringono ad abortire (ma Chamila, il sagrestano che ha trucidato in chiesa - in chiesa! - la povera Elena Lonati, è cristiano, e "cristiano" è pure il giudice che ha scarcerato dopo un solo giorno lo stupratore di una ragazza chietina), "diverso" Priklopil, che però fino a pochi giorni fa tutti consideravano un vicino, se non modello, almeno tranquillo. Così la nostra coscienza è salva, il nostro oscuro senso di colpa tacitato, i nostri "valori" intatti.
     
    In queste ricostruzioni, lo sappiamo benissimo tutti in verità, c'è qualcosa che stride. E quello stridere, ciò che resta della nostra anima, faremmo meglio ad ascoltarlo questa volta. Non che siano inesistenti i problemi d'integrazione di alcune frange di cittadini stranieri e di religione differente, non che non esistano i maniaci e i pedofili: nella civilissima Olanda essi hanno addirittura fondato un partito e pretenderebbero il diritto a esprimere la loro "inclinazione" sessuale! Ma, solo da questi elementi, ci rendiamo conto che i "diversi" sono un po' troppi. Non si tratta di un'esigua minoranza, come vogliamo credere. Possiamo ancora crogiolarci nella nostra illusione omicida (e suicida)?
     
    E' proprio la vicenda di Natascha la più illuminante. Essa riesce a evadere da uno che si faceva chiamare "padrone". "Padrone": come gli schiavi neri dovevano chiamare i signori bianchi, come i mariti, fratelli, figli delle ragazze musulmane si comportano come queste ultime.
     
    Padroni di un corpo, di un'esistenza. Si è sentito padrone del corpo dell'amica il ragazzo algerino che l'ha violentata, ma se ne è sentito padrone anche il giudice che l'ha assolto. Si sono sentiti padroni i giudici italiani che scagionano l'ennesimo stupratore perché la ragazza portava i jeans, si sono sentiti tali gli stessi giudici della Cassazione che hanno concesso la condizionale al patrigno pedofilo di una ragazzina, con la motivazione che quest'ultima, essendo stata avviata alla prostituzione e quindi "non vergine" al momento della violenza, aveva senza dubbio subìto un trauma minore. Il mito della verginità come massimo onore della donna è un'invenzione tipicamente maschile, l'ossessione di poter disporre della sua sessualità, di dettarle legge.
     
    Si sono sentiti padroni di corpi i dirigenti Rai e le loro comparse che si offrono come sensali di... incontri fra starlet in cerca di gloria e potenti mandarini della comunicazione di quarant'anni più anziani. Si sentono padroni i pubblicitari che ogni giorno, dal momento che il femminismo "non va più di moda", sono tornati al mestiere preferito e comodo: esporre una certa quantità di carne femminile anche per reclamizzare un apriscatole. Si sentono padroni i proprietari di tv (soprattutto coloro che invocano l'"Italia cattolica e italiana") quando ammanniscono trasmissioni in cui le "femmine" vengono degradate a puro oggetto decorativo. Sono padroni certi alti prelati che, ringalluzziti dall'esito "positivo" del referendum sulla fecondazione assistita, colgono ora l'occasione per sferrare un attacco decisivo al movimento di liberazione femminile, l'unico in grado di insidiare il loro potere imperiale, casto e misogino.
     
    Sono padroni i padroni della politica, che da anni sbarrano la strada alle donne in Parlamento, che solo nel 1996, nell'occidentale e civile Italia, hanno deciso (bontà loro) che la violenza sessuale è un reato contro la persona e non contro la morale e il buoncostume, com'era stato fino allora. Siamo padroni (e vittime) tutti noi, infine, che accettiamo questo stato di cose come normale e che anzi, non appena qualcuna parla di diritti delle donne viene irrisa, compatita, considerata una virago oppure una povera frustrata (per non dir peggio) che non ha trovato un cane che la volesse. Del nubilato di Rosy Bindi parlano tutti, con accenti che definire maligni è un complimento, del celibato (e dell'aspetto fisico) di Formigoni, nessuno.
     
    Natascha che è sfuggita al suo "padrone" è sfuggita a tutto questo: a un sistema, e non a un semplice mostro, che ha le sue fondamenta nello sfruttamento e nell'umiliazione delle donne, della loro sensibilità e della loro intelligenza. A un sistema che, declinandosi come "neutro", si fonda in realtà su una visione esclusiva (ed escludente) soltanto maschile, dove per affermare che le donne sono esseri umani completi si deve giungere a tragedie come quelle sopra accennate.
     
    Si spera che questa fuga di Natascha, certo reale, ma anche altamente simbolica, rappresenti il passo decisivo verso una liberazione delle catene, materiali e morali, in cui a tutt'oggi le donne versano. E non si spaventino se le sbeffeggeranno ancora, se le diranno che sono insoddisfatte, brutte, incarognite, lesbiche (non dimentichiamo l'eccelso Saia di An, che ha rivolto tale titolo - per lui offensivo - alla già nominata Bindi, con l'intento di umiliarla) e quant'altro. Quando il potere reagisce con violenza, significa che si sente aggredito. Del resto, al dolore le donne sono state abituate proprio dai loro "padroni": ma non è che a loro piaccia, come tanta letteratura diffusa dai "padroni" ama decantare. E proprio per questo fuggono. Natascha ha voluto "una stanza tutta per sé", non la gabbia preparata per lei dal suo "padrone", e dichiarando di volersi sposare in futuro ha dimostrato che quell'intelligenza e sensibilità che per millenni il potere padronale e maschile le aveva negato in quanto donna, è rimasta intatta, pura, vergine. E questa è l'unica verginità onorevole per ogni Natascha sulla Terra, e questa la più bella lezione per tutti quanti si considerino "padroni".
     
    Daniela Tuscano

     

    Martedì, 1 Agosto, 2006 - 15:21

    Assunzione già libere per i neocumunitari

    ui di seguito inviamo nota relativa al superamento di ogni moratoria in materia assunzione di lavoratori neocomunitari conseguente a recente decisione governativa

     

    Centro Immigrati CGIL Milano

     

    La circolare
    Assunzioni già libere per i neocomunitari
    I lavoratori polacchi, ungheresi o degli altri nuovi Paesi Ue possono accedere liberamente al mercato del lavoro. La moratoria sulla libera circolazione è finita

     

    ROMA - Chi vuole assumere un cittadino polacco, ungherese o di uno degli altri Paesi dell'allargamento Ue non deve più presentare alcuna domanda di nulla osta allo Sportello unico per l'immigrazione: i lavoratori neocomunitari sono ormai equiparati a tutti gli effetti ai lavoratori della vecchia Europa e quindi come loro possono accedere liberamente al mercato del lavoro in Italia.

    Lo spiega oggi in una breve circolare il ministero della Solidarietà sociale, sancendo definitivamente la fine delle procedure che da maggio 2004 hanno imbrigliato le assunzioni dei nuovi cittadini europei. Queste non sono più circoscritte in speciali quote definite con un decreto flussi ad hoc, ma regolate semplicemente dalle esigenze di imprese e famiglie e dalla disponibilità dei lavoratori a rispondere a questa domanda.

    La decisione di interrompere la moratoria sulla libera circolazione dei lavoratori neocomunitari è stata presa dal Consiglio dei Ministri il 21 luglio, ma solo giovedì scorso il governo l'ha comunicata ufficialmente alla Commissione Europa, che tra l'altro ha sempre "spinto" in questa direzione. Da quella data, sono cadute tutte le restrizioni:

    "Si rende noto - spiega nella circolare il direttore dell'Immigrazione Giuseppe Silveri - che in data 27 luglio 2006 è stata notificata alla Commissione Europea la decisione del Governo Italiano di rinunciare ad avvalersi del regime transitorio in materia di libera circolazione dei lavoratori subordinati provenienti da otto Stati membri dell'Unione Europea di nuova adesione (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca), dando in tal modo piena applicazione al libero ingresso di tutti i cittadini neocomunitari al mercato del lavoro italiano.

    "Tale atto - conclude Silveri - determina la cessazione immediata delle procedure di richiesta di nulla osta lavoro per l'assunzione di lavoratori neocomunitari".

    (31 luglio 2006)

    Giovedì, 27 Luglio, 2006 - 17:47

    FERMIAMO CHI SCHERZA COL FUOCO ATOMICO.....

                               METTIAMOCI INSIEME PER IL DISARMO !

     

    Una grave emergenza chiama a raccolta tutte le associazioni, i movimenti, le persone che da tanti anni lavorano per il ripudio della guerra, per la nonviolenza e per la pace.

    La crisi USA-Iran, alimentata anche dalla gravissima escalation di violenze ed azioni belliche in Palestina, in Libano/Isarele, ed in tutto il Medio Oriente, non fa che aggravarsi. Essa è un elemento chiave nella strategia americana di controllo sull’ area strategica della "cintura del petrolio". La possibilità di una guerra atomica torna prepotentemente alla ribalta con le accuse statunitensi a Teheran di fomentare il terrorismo e di perseguire l’arricchimento dell’uranio per fini bellici. L’uso della "Bomba" per "disarmare l’Iran" è ufficialmente pianificato e rivendicato come lecito e possibile da parte dell’Amministrazione Bush. Questa minaccia non fa che alimentare ulteriormente il terrorismo.

    La proliferazione nucleare ha rotto gli argini ed è entrata in una nuova pericolosissima fase: i test missilistici nordcoreani ne sono una manifestazione. Anche gli ostacoli frapposti al controllo democratico, - in alcuni Paesi dittatoriali del tutto impossibile- costituiscono un fattore aggiuntivo di allarme.

    Ciò nonostante, la percezione del rischio che stiamo correndo è ancora assai limitata, se non inesistente, nell’opinione pubblica.

    Non riconosciamo alcun "diritto" al regime teocratico degli Ajatollah, tanto più dopo le sue dichiarazioni sulla cancellazione di Israele, di dotarsi della "Bomba"; ma nemmeno alle potenze nucleari di ergersi a giudici degli "Stati canaglia". Stati Uniti, Russia, Francia, Gran Bretagna, Cina (cui si sono aggiunte India e Pakistan e - non ufficialmente - Israele e Corea del Nord) non hanno rispettato gli impegni per il disarmo totale sottoscritti già quasi quarant’anni fa con il Trattato di Non Proliferazione (NPT) .

    Le armi di distruzione di massa sono immorali in quanto armi di distruzione indiscriminata; le armi atomiche lo sono in modo assoluto in quanto il loro impiego minaccia di distruggere in poche ore ogni vestigia di civiltà, e forse anche ogni forma di vita, spezzando l’equilibrio che la Natura ha sviluppato in miliardi di anni sul pianeta.

    La Corte Internazionale dell’Aja si e’ espressa dichiarando che l’uso e la minaccia delle armi nucleari sono contrari al diritto internazionale. Anche l’Italia ha la sua fetta di responsabilità, ospitando, in palese violazione della Costituzione e dei suoi impegni di paese non-nucleare, tra Aviano (PN) e Ghedi (BS) una novantina di atomiche, e in 11 porti sommergibili a propulsione nucleare, dotati ciascuno di missili con testate nucleari di potenza distruttiva complessiva migliaia di volte superiori alle bombe di Hiroshima e Nagasaki.

    Politici e militari, sperperando enormi risorse mentre miseria e morte per fame aumentano ovunque, pretendono di decidere da soli nel campo dei problemi atomici, vanificando la democrazia, tenendo la popolazione ostaggio delle loro scelte.

    La politica, la societa’, le religioni, la cultura, la scienza, si trovano davanti ad una scelta di vita o di morte.

    Oggi le armi nucleari hanno perduto il ruolo di deterrente, ma sono concepite per venire usate. I veri rischi provengono dagli Stati nucleari che non intendono disarmare, e dalla disponibilità di materiale fissile.

    La perversa "razionalita'" della brama di potere, della prevaricazione e della forza armata, degenerata nella follia e nell'insensatezza assolute, ha espresso la regola della competizione atomica: CHI SPARA PER PRIMO VINCE (se riesce ad impedire la reazione del "nemico").

    La preparazione e la minaccia dello sterminio atomico dimostrano dove portano l'idea e la pratica della guerra, che è un male incontenibile, scatenante il massimo possibile di violenza e distruzione.

    Ci troviamo davanti ad un passaggio storico che può essere drammatico per l’umanità. Ma può anche essere il momento in cui i popoli dell’intero pianeta reagiscono alla rassegnazione, chiedendo il rispetto della legalità internazionale ed esigendo di essere trattati come cittadini e non come ostaggio o bersaglio delle partite a Risiko planetario tra i signori della guerra.

    Non possiamo delegare, come ci impone la NATO, la "Suprema garanzia di Sicurezza" alla deterrenza nucleare. Difesa e sicurezza possono fondarsi sull’unità popolare che interviene nei conflitti con l’azione nonviolenta ed i Corpi Civili di Pace.

    Noi, gruppo di nonviolente/i, senza presunzione ma con convinzione, chiediamo a tutte e tutti di fare proprio questo appello, di promuoverlo, di diffonderlo, di persuadere gli indecisi.

    Ci rivolgiamo all’intera società, al mondo della cultura, della politica, della religione, del lavoro, della scienza, a tutti e ad ognuno:

    • per l’immediata applicazione del Trattato di non proliferazione, a partire dall’Italia e dall’Europa;
    • per contestare la presenza delle atomiche USA nelle basi militari e nei porti italiani;
    • per contrapporre al concetto strategico della NATO la trasformazione degli armamenti da offensivi a strettamente difensivi in direzione della Difesa Civile non armata e Nonviolenta;
    • per l’obiezione di coscienza dei tanti, troppi, scienziati coinvolti nelle ricerche militari affinché, insieme alle organizzazioni del lavoratori, realizzino la riconversione dell’industria bellica
    • perché i rappresentanti di tutte le religioni dichiarino la guerra atomica Tabù e Peccato, un crimine contro l’umanità come tale assolutamente non giustificabile.

    Il disarmo nucleare completo, come previsto anch’esso dal Trattato di non proliferazione, deve essere il primo passo per il disarmo totale.

     

     

    "NO ALLA GUERRA NUCLEARE" - insieme per il disarmo

    Alex Zanotelli

    Alfonso Navarra (per adesioni: CELL. 349-5211837 email alfonsonavarra@virgilio.it)

    Pierluigi Ontanetti CELL. 335-8083559

    Patrizia Creati tel. O55-283192

    Vittorio Agnoletto - Angelo Baracca – Giuliano Pontara - Alberto L'Abate - Giuseppe Onufrio - Donatella Quarrata - Domenico Gallo - Lisa Clark – Albino Bizzotto - - Enrico Peyretti – Giuliana Martirani - Lorenzo Porta - Angelo Cavagna – Francesco Vignarca - Paolo Candelari - Nella Ginatempo - Massimo Aliprandini - - Silvano Tartarini – Gigi Malabarba - Claudio Pozzi – Antonio Vermigli - Lina Appiano - Pola Natali Cassola - Luciano Zambelli - Tiziano Tissino - Paolo Colantonio - Pierpaolo Calonaci - Lorenzo Scaramellini – Rocco Altieri - Tiziano Cardosi - Chiara Cavallaro – Alessandro Rizzo –Luigi Vinci – Marco Bersani – Luciano Muhlbauer – Graziella Bevilacqua – Giovanni Russotto – Giancarlo Giovine – Antonio Bruno – Andrea Agostini – Luisa Benfatti - Riccardo Bovolenta – Norma Bertullacelli – Arnaldo Cestaro – Isa Baldelli – Ettore Silvestri

     

     

     

     

    Giovedì, 27 Luglio, 2006 - 17:42

    L'iTALIANO MEDIO RUBA LE TARTARUGHE...GRILLO

     

     

    27.07.06

    tartarughe.JPG

    Ho portato i miei figli in un’oasi per le tartarughe vicino a Massa Marittima sponsorizzata dalla Comunità europea. Il primo cartello visibile in questo piccolo parco invita a depositare le borse all’ingresso a causa dei continui furti di tartarughe. Il cartello è scritto nelle principali lingue europee, ma è indirizzato, lo sappiamo bene, agli italiani. Solo a quelli medi. Gli altri sono esclusi.

    L’italiano medio ruba le tartarughe,
    l’italiano medio non vuole problemi,
    l’italiano medio i problemi preferisce lasciarli a BorsellinoFalconeAmbrosoli, che se si facevano i c..o loro erano ancora vivi,
    l’italiano medio quando è cliente vuole le liberalizzazioni,
    l’italiano medio quando è industriale vuole i monopoli,
    l’italiano medio se può evade le tasse,
    l’italiano medio critica chi evade le tasse (lui lo fa per necessità),
    l’italiano medio ama la famiglia e tiene la casa pulita,
    l’italiano medio vuole uno stipendio, una laurea e un lavoro statale,
    l’italiano medio è abusivo e condonista (sempre per necessità),
    l’italiano medio diventa feroce, molto feroce, se gli tocchi i soldi,
    l’italiano medio è buonista in pubblico e razzista in privato,
    l’italiano medio si lava il c..o, ma non ha il depuratore,
    l’italiano medio ha ogni diritto e nessun dovere,
    l’italiano medio parcheggia in seconda fila e se protesti si inc..za,
    l’italiano medio è mafioso dentro,
    l’italiano medio ha sempre un amico che gli fa un favore,
    l’italiano medio deve sempre ricambiare un favore,
    l’italiano medio sceglie come rappresentanti altri italiani medi,
    l’italiano medio induce pesantezza di stomaco e diarrea,
    l’italiano medio considera privata la proprietà pubblica e, per questo, rubare al pubblico non è reato,
    l’italiano medio è maggioranza assoluta nel nostro Paese,
    l’italiano medio gli intellettuali li vuole organici al sistema,
    l’italiano medio i giornalisti li vuole servi,
    l’italiano medio i politici li vuole medi,
    l’italiano medio è semilibero, lo sa e gli va bene così,
    l’italiano medio è un povero cristo che ruba a sé stesso e al suo Paese e non lo sa.

     

    Martedì, 25 Luglio, 2006 - 12:12

    Facciamo Sventolare la Pace

    Alla vigilia del Vertice di Roma e di fronte alla terribile situazione mediorientale

    Appello della Tavola della pace, del Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani e dall'Associazione Articolo 21
    Cari Amici, 
    le immagini che ci arrivano dal Libano da Haifa e dal Medio Oriente intero, ci impongono di fare sentire forte il nostro pressante e prepotente invito a non sparare più su  uomini, donne e bambini innocenti. Per dare un segno tangibile che ci siamo accorti della guerra, tutti quanti dovremmo subito tirare fuori dal cassetto, e restituire ai balconi e alle finestre, le bandiere di pace che avevamo esposto - segno del nostro orrore per la guerra in Iraq – in ogni angolo delle nostre città, piccole e grandi.
    Ricompaiano, una dietro l'altra, ai balconi dei Comuni, alle finestre delle chiese, di ogni tempio religioso, ai balconi delle camerette dei nostri figli, in quelle dei nostri studi, dei nostri negozi, dei nostri uffici, in ogni cosa che possa divenire cornice del nostro sacrosanto diritto a chiedere la pace. Facciamo trovare a quanti verranno al prossimo summit di Roma per lavorare al cessate il fuoco, una città  vestita dei colori della pace.
    L’appello è promosso dall’Associazione Articolo 21, dalla Tavola della pace, dal Coordinamento Nazionale degli Enti Locali per la pace e i diritti umani. 
    Perugia, 25 luglio 2006

    Domenica, 23 Luglio, 2006 - 12:35

    In trecentosedici per il ritiro dall' Afghanistan


    Con l'adesione dell'Associazione MOndo Senza Guerre, le sottoscrizioni
    all'appello da me lanciato il 28 giugno scorso hanno raggiunto quota
    TRECENTO. Questo il giorno dopo che alla Camera si è votato a favore del
    decreto di rifinanziamento alla missione in AFghanistan.
    Noi sosteniamo il gesto del compagno Paolo Cacciari che ha avuto il
    coraggio di dimettersi per difendere le proprie idee ed i propri valori,
    mentre siamo sconcertati dalla condanna fatta dal compagno Giordano che,
    in nome di un 73% che ha votato a favore della mozione nel comitato
    politico nazionale, intende far tacere il 27% del partito che non è
    d'accordo. E poi andiamo a sostenere gente come il senatore De Gregorio
    che vota con la Casa della Libertà, io lo chiamerei il forzitaliota dei
    valori!!! C'era un certo signore pelato, di media statura, che spesso
    usciva su un balcone famoso e urlava slogan per la guerra e che poi è
    finito appeso in Piazzale Loreto, che diceva "NOn c'è peggior nemico
    della pace dei malpancisti pacifondai". Bene, le parole di certa parte
    della sinistra di oggi mi sembrano tanto quelle di quel signore che si
    chiamava Benito Mussolini.
    Ovviamente noi non possiamo fermarci al voto di ieri, dobbiamo
    continuare la nostra battaglia, anche perché voci interne ai DS dicono
    che prima di cinque anni dall'Afghanistan non ce ne andiamo, e questo
    per noi non è assolutamente tollerabile, altro che exit strategy!!! Ecco
    perché il nostro appello continuerà, sperando che il movimento pacifista
    non si divida più fra chi vuole e chi non vuole far cadere il Governo,
    non è questo in discussione e non è questo il nostro compito. E' invece
    nostro compito sostenere le battaglie per la Pace e la
    nonviolenza, affinché nessun essere umano abbia più a soffrire per mano
    di un altro essere umano.
    Grazie,
    Ettore Lomaglio Silvestri
    promotore

    Venerdì, 21 Luglio, 2006 - 12:56

    Il vero volto della sinistra di guerra

    Negli ultimi giorni abbiamo assistito al plateale tradimento delle promesse e degli impegni presi con i milioni di italiani che hanno votato la “sinistra” anche per farla finita con la sporca guerra, come diceva un manifesto elettorale.
    Sui pochi (purtroppo) deputati e senatori che hanno osato anteporre la coerenza con le proprie scelte alla logica di fedeltà al governo sono piovuti insulti, minacce e ricatti di ogni tipo, con toni che andavano da un cupo richiamo all’ordine di sapore stalinista al compatimento sprezzante per le “anime belle” o i “gruppetti anacronistici”.
    In realtà, la cosiddetta “sinistra radicale” avrebbe la forza e i numeri per imporre al resto della maggioranza scelte opposte a quelle ipocrite e guerrafondaie culminate nel sì al rifinanziamento della missione in Afghanistan (dopo aver votato no per otto volte sullo stesso argomento… ma quando era all’opposizione). Non averlo nemmeno tentato comporta una responsabilità enorme e una indegna falsificazione dei reali rapporti di forze.
    La realtà è che non si vuole mettere in discussione non solo la missione in Afghanistan, ma anche e soprattutto l’asservimento agli Stati Uniti, alla Nato e alla loro politica criminale. Non si vogliono affrontare questioni di enorme importanza come il disarmo e la necessità di una politica estera basata sul ripudio della guerra come mezzo per risolvere i conflitti internazionali e sul riconoscimento della pace come diritto fondamentale di popoli e individui.
    Il caso italiano dimostra ancora una volta che non saranno i governi da soli a imboccare questa strada. Tocca ai popoli, ai milioni di persone che in questi anni hanno manifestato contro la guerra e ogni tipo di violenza imporre una svolta a coloro che pretendono di decidere il destino di tutti.
    Partito Umanista
    Martedì, 18 Luglio, 2006 - 12:49

    CTPC e nuove " grandi" e piccole opere

    In questo numero illustreremo qual è il nostro pensiero sulle nuove infrastrutture per i trasporti a Milano, soprattutto in vista della conferenza stampa che si dovrebbe tenere in questo mese.
    Il nostro, e vostro, comitato è sempre attento a verificare il reale livello di realizzazione di tutte le infrastrutture, oltre a cercare quante più informazioni utili riguardo ai nuovi progetti, e non possiamo negare, che in quest’ultimo caso, le difficoltà non sono poche. Spesso, infatti, ci troviamo di fronte ad un muro di silenzio, quasi come se noi utenti fossimo indifferenti all’argomento trattato, poiché a noi estraneo. Medesimo sembra essere il comportamento delle istituzioni, più avvezze ad usare i progetti per pura propaganda, sia da chi questi sistemi poi li dovrà gestire, ovvero ATM.
    In questo ambito è giusto premettere che non è nostra intenzione opporci ottusamente ad alcuna proposta, quindi senza seguire esempi poco promettenti come quelli della ormai nota TAV, ne, d'altronde, subire passivamente decisioni che influiranno sulla nostra vita quotidiana per decenni, come nel caso della progettazione di una metropolitana. Quindi è nostra volontà diventare parte attiva del processo decisionale, poiché, in qualità di utenti, è nostro pieno diritto partecipare alla progettazione di queste infrastrutture, quanto più che in fondo siamo in parte anche finanziatori!
    Purtroppo però questa possibilità è ancora lontana, è ci troviamo di fronte ormai ad una linea, la quinta (rosa), ormai di prossima realizzazione, con tutti i contratti firmati, dove il cittadino, se non nel caso di alcuni tecnici, non ha potuto dire granché, dunque non sappiamo se questa linea potrà soddisfare o meno i reali fabbisogni della cittadinanza, oppure se essa è stata progettata nella tutela del cittadino e non con il solo fine di favorire quello o quell’altro investitore. Ma da questo fatto partiamo per entrare nel dibattito che prima si terrà in vista della creazione della linea 4, per iniziare, o di altre infrastruttura quale il secondo passante. A questo si aggiunge anche il nostro impegno per spingere nella realizzazione dei cosiddetti piccoli lavori, quali la riqualifica delle infrastrutture, spesso molto degradate, dei trasporti di superficie, che, richiedono meno impegno finanziario, meno tempo, ma nonostante ciò, spesso sono del tutto ignorati, con la conseguenza che la nostra città si presenta ancora in molte parti inadeguata ai bisogni, non solo dei cittadini con problemi motori, ma di tutti i cittadini alle prese con banchine degradate o insufficienti.
    SITUAZIONE DAI CANTIERI
    Al momento non vi è molto da aggiungere sui vari lavori in e fuori Milano, ecco un breve sunto.
    LINEA 1 Al momento nessun cantiere
    LINEA 2 Prendono forma le stazioni di Assago e la sede dei binari
    LINEA 3  Proseguono regolarmente i lavori per le tre nuove stazioni Dergano, Affori centro, Affori FNM, ancora da assegnare l’appalto per la stazione Comasina
    NUOVA LINEA 5  (Nata dalla fusione tra linee 5 e 6) Firmati i contratti tra progettisti, Comune, e finanziatori privati, ora manca il progetti esecutivo che accoglierà molte modifiche e migliorie, entro la fine dell’anno si attendono i primi cantieri.
    PASSANTE FERROVIARIO   Procedono i lavori presso il bivio Trecca a Rogoredo per la nuova diramazione, attualmente è in fase di realizzazione il tunnel che sottopassa i binari per Porta Romana, mentre non sono ancora iniziati i lavori presso la stazione di Rogoredo, dove invece sono stati restaurati solo le banchine dei binari già operativi
    LINEA SUBURANA S9    Finalmente aperta la stazione Romolo, ora si aspetta l’apertura del nuovo tratto riservato tra Lambrate e Porta Romana e i lavori per la stazione Tibaldi
    STAZIONI DI PORTA PER L’ALTA VELOCITA’   Sono iniziati i lavori per la realizzazione della nuova stazione Rho-Fiera, così come quelli per la nuova stazione a Pioltello, mentre procedono alacremente i lavori sulla Milano-Novara.
    LINEE SUBURBANE  S7 E S8    Da e per Lecco e Carnate, tuttora in attesa di essere attivate, suscitano però molti dubbi sia sul percorso che sulla mancanza di opere innovative sostanziali, su tutte spicca ancora l’assenza dell’alimentazione elettrica.

    PER UN COMITATO DI REDAZIONE

    Ormai siamo giunti al quarto numero e l’ufficializzazione del Comitato nell’ambito dell’Associazione Dialoghi Necessari, ci porta alla necessità di far crescere il nostro notiziario inserendo nuove rubriche sulle nostre iniziative e sulle segnalazioni più interessanti, oltre che i consigli per gli utenti.
    Per questo motivo stiamo cercando di creare un comitato di redazione che ci aiuti in tutto ciò, invitiamo pertanto chiunque sia interessato a scrivere degli articoli per i prossimi numeri che a partire da settembre avranno cadenza mensile. Per proporvi scrivete alla mail metromilano@tiscali.it (vi rispondo direttamente io) o alla mail del comitato

    Lunedì, 17 Luglio, 2006 - 13:03

    PALESTINA,ISRAELE,LIBANO: COME USCIRE DALLA SPIRALE DI VIOLENZA?

    Rifiutiamo la violenza di tutti i gruppi implicati in questo conflitto, che dura da anni e che è costato tante vite umane.
    In particolare denunciamo l’invasione delle Forze Armate Israeliane a Gaza ed in Libano e chiediamo il ritiro immediato delle truppe israeliane dai territori occupati.
    Allo stesso modo denunciamo gli attacchi degli Hezbollah e di Hamas   contro il popolo israeliano ed esigiamo la liberazione immediata dei giovani israeliani prigionieri di questi gruppi armati.
    Non c’è giustificazione alcuna per gli attacchi terroristi contro la popolazione civile, sia essa di origine palestinese o israeliana. Tutte le fazioni implicate stanno seguendo ciecamente la logica irrazionale della violenza, in una spirale infinita di vendetta.
    Ripetiamo ancora una volta che la violenza fa parte della preistoria umana ed è contraria ai desideri della grande maggioranza della popolazione mondiale.

    Per uscire dalla spirale di violenza, proponiamo:
    - in primo luogo che tutti quelli che stanno invadendo i territori si ritirino immediatamente e che vengano messe in pratica le risoluzioni e le raccomandazioni delle Nazioni Unite. Questo implica che Israele deve distruggere il muro, che è stato definito dall’ONU come “contrario al diritto internazionale”.
    - In secondo luogo, la creazione di una forza militare diretta dall’ONU che stabilisca corridoi che proteggano entrambi i popoli.
    - In terzo luogo, il disarmo nucleare totale tanto di Israele quanto di tutti i paesi in possesso di armi nucleari come priorità internazionale.
    - E infine l’avvio di un processo di riconciliazione, sull’esempio della Commissione per la Verità e la Riconciliazione realizzata in Sudafrica per uscire dal dramma dell’apartheid.
    Il futuro dell’umanità non può basarsi nell’autoaffermazione di un popolo a spese di un altro. Il processo dell’umanità va verso la creazione di una Nazione Umana Universale, nella quale confluiscano le diversità, in una direzione comune di superamento del dolore e della sofferenza degli individui e dei popoli.
    In particolare desideriamo che questo messaggio arrivi ai più giovani, sia in Palestina che in Israele, perché possano condividere con noi una rivoluzione non violenta.
    Regionale Umanista Europea

    Giovedì, 13 Luglio, 2006 - 18:40

    IO VIVO IN PACE E VOGLIO LA PACE!!

    Email di Ettore Lomaglio Silvestri del 30 giugno 2006 (ore 11,26)
    Volevo portarvi a conoscenza della mia iniziativa, pubblicata anche su
    Peacelink, relativa alla missione italiana in Afghanistana, se volesse
    aderire (ed ho visto che concorda con me) può farlo su

    http://www.petitionspot.com/petitions/outAfghanistan

    Le allego la lettera,
    grazie,
    Ettore Lomaglio Silvestri - promotore

    LETTERA APPELLO AI PARLAMENTARI DELL'UNIONE: VIA DALL'AFGHANISTAN

    Vorremmo, se ci consentite, dire la nostra sulla questione Afghanistan.
    La pace è spesso stata considerata un valore, quindi un fine, un qualcosa
    da raggiungere, e per cui qualsiasi mezzo è consentito.
    Per questo motivo esiste, nel campo militare, il motto "si vis pacem para
    bellum", ossia "se vuoi la pace prepara la guerra", considerando la guerra
    come deterrente e quindi come mezzo per raggiungere una pace.
    Per Gandhi e per tutti i veri pacifisti, tra cui ci sono anche io, la pace
    è un principio, ossia un metodo di vita, un modo di essere che
    naturalmente porta alla pace.
    Quindi vale il principio "si vis pacem, para pacem", se vuoi la pace
    prepara la pace. Si dice anche che si è in guerra non solo quando la
    guerra è in atto, ma anche quando la guerra è in potenza, ossia quando si
    lavora per prepararsi alla guerra.
    Per questo motivo noi viviamo in uno stato di perenne guerra, in quanto
    determinate ed istituzionalizzate parti dei nostri popoli sono addestrate
    per andare in guerra.
    Ponendo dette premesse e per sintetizzare, posto come dovuto ed
    indiscutibile il ritiro delle nostre truppe dall'Iraq, teatro di guerra
    che non ci appartiene, oggi si discute se bisogna continuare a permanere
    in Afghanistan.
    Si giustifica tale presenza come necessaria ponendo la questione che gli
    afghani hanno bisogno del nostro aiuto non militarmente ma civilmente.
    Ma questo non comporta assolutamente la presenza dell'esercito in
    Afghanistan.
    Come dice Gino Strada, se gli afghani hanno bisogno di ospedali, perché
    mandargli carri armati?
    Allora, invece di mandare militari, mandiamo personale civile, medico,
    infermieristico, strutture mediche, esperti politici o quant'altro, ma non
    militari in armi.
    A questo punto sentiamo il dovere morale e il diritto civile di chiedere a
    chi abbiamo eletto a rappresentarci al Parlamento e che è pacifista per
    principio, di non votare il rifinanziamento della missione in Afghanistan,
    ma a porre le basi per un finanziamento o un sostegno a quelle missioni
    civili già presenti, come appunto quella di Emergency.
    Diversamente potrebbero venire meno le motivazioni di fondo che ci
    spingono a sostenere l'attuale governo.
      IO VIVO IN PACE E VOGLIO LA PACE
    1)Ettore Lomaglio Silvestri
    2)Norma Bertullacelli
    3) Massimo Dalla Giovanna
    4) Comitato per la pace "Rachel Corrie"
    5) Social Forum Valpolcevera
    6) Maria Teresa Morresi
    7) Associazione culturale Sconfiggiamo la mafia
    8) Piero Cannistraci
    9) Serena Pisano
    10) Associazione Regionale Lazio per la lotta contro le illegalità e le
    mafie  "Antonino Caponnetto"
    11) Elena ROMA CIRCOLO L. CIMINELLI P.R.C. Amendolara
    12) Ivano Dalla Giovanna - Genova
    13) Fabio Eboli
    14) Albino Garuti
    15) Fabrizio Fiorilli
    16) Andrea Manganaro
    17) Matteo Lotario (?)
    18) Sergio Ruggirei
    19) Rossana Montecchiani
    20) Giacomo Alessandrini
    21) Stefania Volonghi
    22) Roberto Stoppini
    --
    IO VIVO IN PACE E VOGLIO LA PACE

    Giovedì, 13 Luglio, 2006 - 18:30

    Ritratto di una capitale assediata

     

    BAGHDAD — La ragazzina fragile con la folta massa di capelli neri e le braccia minute giace quasi immobile, tremando leggermente e respirando piano dietro la tenda nel Pronto soccorso. Il sangue macchia il suo pigiama arancione e il telo di plastica blu sotto di lei; una flebo nutre il suo corpo ferito.

    Non ha più di 10 anni, è stata vittima di una granata di mortaio che ha colpito il quartiere di Dura, a Baghdad, una vittima di una guerra in cui pallottole e bombe e razzi arrivano dal nulla e dappertutto, e in cui ricostruire chi ha sparato a chi è inutile.

    Visitare il complesso dell'ospedale Yarmuk nel centro di Baghdad da molto tempo fa parte della routine nel coprire gli eventi violenti in Iraq. Ma domenica, dopo che sono scoppiati combattimenti fra gang rivali sunnite e sciite nel quartiere di Jihad, non c'erano testimoni feriti da intervistare, né particolari da raccogliere sui combattimenti.

    Invece, l'ospedale era un ritratto tetro, insanguinato e disorientante di una città assediata: uomini morti, sistematicamente colpiti alla testa, giacevano nei congelatori; bambini muti, feriti, provenienti da tutta la città portavano nella carne metallo bruciato; parenti straziati dal dolore urlavano al cielo in cerca di risposte.

    A metà pomeriggio, tutte le dozzine di vittime della violenza di Jihad erano già chiuse nella camera mortuaria refrigerata, o si aggrappavano alla vita in un altro ospedale meglio attrezzato per trattare ferite da arma da fuoco sparate alla testa a bruciapelo.

    Oppure giacevano ancora morti nelle strade del quartiere di Jihad e del vicino Furat, nella zona ovest di Baghdad, isolati dalle forze Usa e da quelle irachene.

    Qui non c'erano indizi su chi avesse iniziato la sparatoria, quale gruppo di uomini armati fosse venuto da quale quartiere, quali armi fossero state utilizzate, che numero di soldati e poliziotti fosse arrivato o quanto rapidamente gli elicotteri Usa avessero iniziato a volteggiare al di sopra dei violenti scontri confessionali a Jihad.

    C'era solo una sfilata spaventata, insanguinata di vittime di altri attentati, sparatorie, e razzi, e i loro cari, molti svegli solo a metà, terrorizzati, che urlavano in agonia o si lamentavano in silenzio.

    Un ragazzo di circa 12 anni, con una enorme fasciatura avvolta attorno alla parte centrale dell'addome, si trascinava in un corridoio assieme a sua madre. Era stato ferito da una bomba in un campo, uno degli innumerevoli residui militari sparsi in tutto il paese.

    Un altro paziente con una fasciatura attorno all'addome, Abdul Rahman, 17 anni, era stato ferito da colpi di arma da fuoco nel quartiere di Dura. Era in attesa in una lunga coda per la benzina, avanzando poco a poco con l'auto di famiglia in una fila che si allungava per chilometri.

    "Da quando ero giovane ho vissuto in mezzo alla guerra, e questo me l'aspettavo da molto tempo", dice Alanali Jenabi, una dottoressa del Pronto soccorso di 25 anni che risponde alle domande dei pazienti e riempie i moduli, con i guanti da chirurgo ancora insanguinati. "Ma non mi aspettavo numeri come questi, e negli ultimi due giorni tutti i miei pazienti erano bambini".

    Altri nel Pronto soccorso e nei reparti sono stati feriti durante scontri ad Amariya o a Dura, ad A'adhamiya o a Karkh, e in altre parti della città.

    Madri, padri, e zie, preoccupati e in lutto, con le mani che coprono la bocca, gli occhi pieni di lacrime, entrano in fretta nei reparti e vagano senza una direzione precisa.

    In una stanza, Abdul-Hussein Jassem, 49 anni, vittima di una autobomba guidata da un attentatore suicida contro una moschea sciita la notte precedente, si contorce dal dolore con ferite al torace cilindrico, appena cosciente, mentre i suoi due fratelli camminano rabbiosamente per la stanza.

    "Non c'è esercito iracheno", dice Ahmed Jassem, il fratello più anziano. "Non c'è polizia. Non c'è nulla che impedisca ai terroristi di uccidere direttamente i fedeli".

    "Se vai sul tetto di casa tua, vieni colpito dalle pallottole", dice Abdul-Wahed Jassem, l'altro fratello, con una barba folta e folti capelli bianchi sulla testa - gli occhi che bruciano di collera. "Se esci dalla porta ci sono colpi di mortaio. Se vai al mercato ci sono autobombe. Se vai per le strade vieni assassinato. Cosa abbiamo fatto per meritare questo? Perché sta succedendo a noi?"

    In un cortile, alcuni parenti estraggono da un fuoristrada il corpo pallido, esanime di un uomo sulla trentina, un'altra vittima delle sparatorie di Jihad, dicono funzionari dell'ospedale. Un parente urla "Dio è grande, Dio è grande!" mentre il corpo viene portato nel reparto di medicina legale dell'ospedale.

    Il direttore della sicurezza è più o meno l'unica voce di certezza nell'ospedale.

    Elenca il bilancio raccapricciante della giornata: otto corpi dal quartiere di Furat, sette da quello di Dura, 21 da quello di Jihad, tutti con ferite da pallottole e segni di tortura.

    "Sono stati uccisi oggi", dice il direttore della sicurezza, un uomo tarchiato con una camicia rossa e una pistola nella fondina contro le costole. "Lo sappiamo perché il sangue è ancora caldo. Lo sappiamo dal corpo".

    Parla a condizione che il suo nome non venga pubblicato per timore di venire ucciso a sua volta.

    Squilla il telefono. Stanno arrivando altri quindici corpi dai combattimenti nel quartiere di Jihad. Il direttore della sicurezza convoca il capo della camera mortuaria, un uomo alto, corrucciato, con sopracciglia spesse e una fronte prominente, che gli dice che le tre celle frigorifere sono piene.

    Fuori dalle enormi celle frigorifere, la puzza della carne in decomposizione opprime i visitatori, dando loro il voltastomaco.

    All'interno giacciono corpi bianchi come il gesso, alcuni impilati in ordine sulle rastrelliere, altri collocati casualmente su barelle metalliche, le teste insanguinate da ferite da pallottole, la pelle che viene via con segni di torture, i polsi e le caviglie arrossati da legacci successivamente rimossi.

    "E' una guerra confessionale e adesso è dichiarata", dice il direttore della sicurezza. "Vediamo cinque sunniti uccisi, cinque sciiti uccisi. Due cristiani uccisi, due sabei [o mandei – minoranza religiosa che segue una religione gnostica molto antica NdT] uccisi. Sta succedendo. Il governo non sta facendo niente. Il piano per la sicurezza non sta funzionando".

    Un soldato concitato si avvicina a un gruppo di giornalisti e chiede di vedere i loro tesserini di identificazione. I giornalisti presentano le loro credenziali, assicurandogli che si limiteranno a chiacchierare con i pazienti ed eviteranno di fare fotografie o di causare qualsiasi problema.

    "Non c'è alcun problema che potreste causare", dice il soldato, scuotendo la testa costernato mentre si calma e si presenta come Akram Karim Hassan. "Nelle strade avvengono uccisioni di massa. Che cosa potreste farci di più?"

    Una guardia del corpo dice ai giornalisti che è ora di lasciare l'ospedale da un ingresso di servizio e di tornare al loro ufficio. Si sta facendo tardi, dice, e all'ospedale Yarmuk ci sono rimasti già troppo.

     

     

    (Traduzione di Ornella Sangiovanni)

     

     

    Mercoledì, 12 Luglio, 2006 - 17:08

    Associazione Docenti precari Milano e Provincia

    L’Associazione Docenti Precari Milano e Provincia

    Organizza per Giovedì 13 luglio alle ore 10.00

    un SIT IN  davanti al

    CSA di Milano - Via  Ripamonti  42

    PER SOLLECITARE  IL  GOVERNO   A

    -     aumentare il numero delle immissioni in ruolo eventualmente
    ricorrendo anche a nomine giuridiche al fine di permettere almeno la
    copertura dei posti resi vacanti dai pensionamenti 

    -     eseguire una corretta revisione degli organici che al momento
    risultano  “falsi e fuorvianti”

    -     produrre un piano pluriennale di assunzioni che garantisca un
    futuro a coloro che prestano servizio da anni nella scuola statale

    -     approvare il documento della VII commissione relativo ad una
    pronta risoluzione del problema del precariato scolastico

    -     non disattendere quanto espressamente dichiarato nel programma
    elettorale dell’Unione, pag 234 :” lotta ad ogni forma di precarietà, con
    l’immediata copertura di tutti i posti vacanti, immettendo in ruolo
    coloro che già lavorano nella scuola”

    In campagna elettorale era stata promesso di “INVESTIRE NELLA SCUOLA”
    (pag. 227 del Programma dell’Unione) e non è accettabile che, per ora,
    l’unica forma di “investimento” sia stata l’approvazione delle 20.000
    unità che erano peraltro state previste dal governo precedente.

    Il documento della VII commissione permanente della Camera presenta
    delle proposte sicuramente condivisibili e di facile attuazione che
    comportano investimenti minimi.

    Invitiamo, quindi, in particolare il ministro Padoa – Schioppa  a
    elaborare un piano economico che non si limiti “ai soliti tagli”  e a
    considerare seriamente una soluzione al precariato della scuola  in modo che
    ci sia una svolta “vera” affinché le parole spese in campagna
    elettorale non restino, come è stato in questi ultimi anni, soltanto parole.

    Pag. web: www.adpm.it
    e-mail : info@adpm.it

    Mercoledì, 12 Luglio, 2006 - 17:06

    L'amaca Michele Serra

    Le parole di Roberto Calderoli sulla Nazionale francese ("piena di negri, islamici e comunisti") sono al tempo stesso schifose e ridicole, proprio come è schifoso e ridicolo il razzismo. Ma quest´uomo dalle idee schifose e ridicole è stato, fino a poche settimane fa, ministro della Repubblica, e artefice di importanti riforme. Le sue dichiarazioni sulla Francia ci aiutano a tenere desto il ricordo di che cosa è stato il governo Berlusconi: un governo che ha portato i razzisti, e il razzismo, nel cuore delle istituzioni repubblicane.
    Basterebbe questo per ricordare il berlusconismo come una fase infelicissima e vergognosa della nostra storia nazionale. Tutto il resto, comprese le peripezie giudiziarie del fu-leader e la sua iscrizione alla P2, le sue grottesche gaffes all´estero, la sua arroganza politica, è pessima cosa ma fa ancora parte della tradizionale maleducazione civile di un pezzo di Italia. Ma i razzisti al potere, caduto il fascismo, non li avevamo mai avuti. È stato il governo Berlusconi a portarceli. Non dimentichiamocelo mai, per favore. E grazie davvero a Calderoli per avercelo ricordato.

    Domenica, 9 Luglio, 2006 - 12:24

    Guerra in Afghanistan...

    ALLA C.A. DI ALEX ZANOTELLI
    DA PARTE DI ALFONSO NAVARRA (in forma di
    lettera pubblica)

    CARO ALEX, SERVE UNA TUA PAROLA SAGGIA

    Non so
    quanti morti, ovviamente tra la debole ed indifesa popolazione civile,
    abbia finora provocato la guerra in  Afghanistan.
    Il Senatore Martone
    ha "sparato" la cifra di 200.000 vittime.
    Sono 200.000 donne, uomini,
    bambini sacrificati sull'altare dell'"esportazione della democrazia" a
    suon di bombe sui  villaggi.
    Ora Enduring Freedom, a guida americana, e
    ISAF della NATO passano alla "fase 3": espansione nell'Area Sud ed Area
    Est.
    Facciamo, per essere ottimisti, altri 50.000 morti?
    Io capisco che
    il bau bau del voto UDC faccia tremare a molti, a quanto pare piu'
    attenti alla politica istituzionale che al  pacifismo, le vene ed i
    polsi.
    Ma credo che occorra anche conservare il senso della misura e
    delle proporzioni.
    Questa paura sugli "equilibri politici", basata
    sulla logica machiavellica del calcolo dei rapporti di forza, ci deve
    far  chiudere gli occhi per l'avallo ad una guerra che, oltre tutto, si
    proiettera' presto in un attacco, forse atomico, contro  l'Iran?
    "Riduzione del danno" potrebbe essere che, finalmente, qualcuno a Bush
    le canti chiare. Magari - perche' no? - il nostro  Paese, con un
    sussulto di vero orgoglio nazionale.
    Dovremmo farlo in nome della
    Costituzione, va bene; ma soprattutto in nome dei "poveracci" afghani
    (e iraqeni, e palestinesi,  e somali, ecc,) che rischiano veramente, da
    un aggravamento dei bombardamenti umanitari, tutti i loro beni ed, in
    senso forte  e proprio, la vita, quella loro, quella delle famiglie,
    quella delle comunita' in cui risiedono e lavorano.
    Il terrore, per
    loro, indicibile ed artigliante, e' molto piu' concreto e fondato del
    nostro blando timore per i "disastri"  provocabili dai politicanti
    italiani e dal loro principe, Silvio Berlusconi.
    Diceva Gandhi: per
    poter capire se una nostra azione e' buona o cattiva pensiamo alle
    conseguenze pratiche che produrra'  sull'ultimo dei poveri che
    conosciamo. Se lo fara' star meglio, l'azione passiamola per buona. Se
    lo fara' stare peggio,  l'azione va data senz'altro per cattiva.
    Non
    credo che possa essere considerata una buona cosa provocare ai poveri
    contadini afghani la preoccupazione di dover  scrutare il cielo per
    controllare se grandineranno o meno missili o bombe...
    Ne' l'uso dei
    lanciafiamme mi sembra il metodo piu' indicato per bonificare le
    coltivazioni di oppio...

    Caro Alex,

    In questi giorni sulla vicenda
    del voto per il rifinanziamento delle missioni militari stiamo
    assistendo ad uno psicodramma  degno di miglior causa.
    Otto senatori
    sono stati messi sotto processo dai loro colleghi semplicemente 
    perche' intendono restare fedeli al buon senso  pacifista, quello che
    rimane ancorato al signicato tangibile delle cose, essendo capace di
    distinguere, come il giorno dalla  notte, le scelte di vita da quelle
    di morte.
    Sono otto senatori che permangono nell'idea che hanno
    solennemente esternato e pubblicizzato i loro gruppi parlamentari 
    quando hanno aderito, suonando a pieno fiato le trombe mediatiche,
    all'appello redatto da te, inseme a Strada, Ciotti e  Dall'Olio.
    Sono
    otto persone che ti hanno ascoltato e capito. Me lo stanno
    esplicitamente ripetendo e confermando per telefono i vari  Malabarba,
    Turigliatto, Burgio, Giannini, col tono accorato di chi sta subendo
    pressioni ai limiti del ricatto e delle  minacce ...
    Mi sembrerebbe - a
    questo punto - opportuna una tua presa di posizione pubblica, che
    avrebbe una valenza pesantissima:  lasciate in pace quei digraziati, se
    proprio volete prendervela con qualcuno, ci sono qua io. Io, a nome del
    pacifismo  autonomo e conseguente, sono il mandante, loro sono gli
    esecutori di quello che, a quanto pare, considerate un "delitto": 
    voler continuare a ripudiare la guerra, come prescrive la nostra
    Costituzione.
    La prossima volta, cari politici di qualsiasi colore,
    prima di aderire a cuor leggero ai miei appelli, rifletteteci bene:
    non  si scherza con le cose serie, con la speranza di un mondo che, per
    ottenere la pace, prepari la pace e non voti la guerra.  Aderite
    percio' con riflessione e convinzione profonda ad una concezione
    pacifista che deve scuotere gli schemi ed i luoghi  comuni della
    politica tradizionale.
    Siate coraggiosi come richiede il grave momento
    e la vostra responsabilita' di rappresentanti del popolo: dipende da
    voi una  svolta in politica estera che attivi autentiche missioni
    disarmate di pace: perche', riprendo la citazione di Gandhi
    dell'appello di Strada e mio, "Non c'è una strada che porta alla pace,
    la pace è la strada".

    Sabato, 8 Luglio, 2006 - 07:48

    Tanti tagli sbagliati ed ingiustificati!!

    Decreto Bersani: tanti sì, ma sulla scuola non mancano tanti tagli
    sbagliati ed ingiustificati!
    Il Ministro dell’Istruzione nelle sue dichiarazioni sui provvedimenti
    di contenimento della spesa pubblica aveva affermato che le scuole
    avevano “già dato”.

    Queste rassicurazioni avevano trovato fino a ieri un riscontro nel
    testo del Decreto Legge 223 dove, in verità, non compare nessun riferimento
    esplicito alle istituzioni scolastiche. Però il conflitto che è tuttora
    in corso tra il Ministero dell'istruzione e il Ministero del Tesoro
    sulla restituzione delle somme accantonate ci ha allertato e ci ha spinto
    a sviluppare tutte le ricerche possibili per avere la certezza che,
    almeno questa volta, le scuole non fossero toccate dalla scure dei tagli.

    E' stato così che questo lavoro di tipo “investigativo” ci ha spinto ad
    approfondire la formulazione dell'art. 25 del Decreto Legge 223 dove,
    con riferimento agli accantonamenti di spesa previste si parla
    genericamente di “unità previsionali di base” delle amministrazioni centrali.

    Con nostro sconcerto la lettura degli allegati, più di 70 pagine, ci ha
    fatto scoprire che all'interno delle unità previsionali di base del MPI
    sono comprese anche quelle degli uffici scolastici regionali e delle
    istituzioni scolastiche, mentre le scuole non statali invece non
    sembrerebbero toccate da queste misure.

    Pertanto, se non ci sarà la modifica del Decreto, che chiediamo sin da
    ora con forza, per le scuole si prospettano 4 anni di ulteriori
    gravissime restrizioni che metteranno in discussione, a questo punto, anche lo
    stesso funzionamento dei servizi.

    Nei prossimi giorni pubblicheremo una scheda di approfondimento dove
    illustreremo le misure e le modalità della riduzione delle spese che,
    secondo le previsioni del Decreto, arriva fino al 2009.

    Roma, 7 luglio 2006

    Domenica, 2 Luglio, 2006 - 21:41

    finalmente qualcosa di sinistra!!!


    Abbiamo sentito delle decisioni del Consiglio dei Ministri di oggi 30 Giugno 2006 e finalmente abbiamo ascoltato quello che da tempo volevamo sentire: decisioni in favore dei cittadini e non solo di ristrette oligarchie che vedevano aumentare i loro già lauti guadagni.
    Liberalizzazioni, e questa volta in favore dei cittadini/consumatori e non di singoli monopolisti; interventi in favore di risparmiatori (specie quelli truffati dall'accoppiata industriali/banche).
    Farmaci, taxi, possibilità di class-action,  assicurazioni, notai, e altre corporazioni ora aperte alla concorrenza per intaccare rendite di posizione di piccole oligarchie in contrasto con l'intersse di tutti i cittadini.
    Dopo tante incitazioni all'evasione fiscale, all'eversione contro lo ''stato padrone'', ora abbiamo un Governo che inverte la  tendenza del precedente di centrodestra che ha reso più ricchi i ricchi e più povere le classi medie e più svantaggiate. E' arrivato il momento di stanare l'evasione e l'elusione fiscale, senza esitazioni e finalmente con un po' di giustizia contributiva.
    Continuiamo a vigilare perchè queste decisioni non vengano annacquate in sede parlamentare.
    Simona Giovannozzi
    30 Giugno 2006
    Giovedì, 29 Giugno, 2006 - 09:54

    APPELLO: Fuori le Atomiche dall' Italia....

                   .................... Fuori le atomiche dalla storia

    Il prossimo 7 luglio, si terra' a Pordenone la prima udienza dell'azione civile intentata da cinque pacifisti contro il governo USA, con la richiesta di rimozione delle 50 atomiche presenti nella base Usaf di Aviano. E' una causa storica: per la prima volta, un giudice viene chiamato a decidere sulla legittimita' della presenza di atomiche sul territorio italiano.

    Noi riteniamo che quelle atomiche costituiscano una flagrante violazione del Trattato di Non Proliferazione (NPT), che la loro presenza non abbia alcunche' di deterrente o difensivo, che siano pericolose ed immorali, che compromettano pesantemente la convivenza pacifica tra i popoli.

    Mantenere lì quelle atomiche e' anche un vero e proprio tradimento: si preferisce accodarsi alla volonta' di un governo straniero piuttosto che rispettare la volonta' dei propri cittadini.

    Scriveva Günther Anders, quasi cinquant'anni fa, a proposito della pretesa di politici e militari a decidere nel campo dei problemi atomici senza coinvolgere la popolazione, invitata a non immischiarsi:
    "Se la parola 'democrazia' ha un senso, e' proprio quello che abbiamo il diritto e il dovere di partecipare alle decisioni che concernono la 'res publica', che vanno, cioe', al di la' della nostra competenza professionale e non ci riguardano come professionisti, ma come cittadini o come uomini. E non si puo' dire che cosi' facendo ci 'immischiamo' di nulla, poiche' come cittadini e come uomini siamo 'immischiati' da sempre, perche' anche noi siamo la 'res publica'. E un problema piu' 'pubblico' dell'attuale decisione sulla nostra sopravvivenza non c'e' mai stato e non ci sara' mai."

    Ecco, noi abbiamo deciso di immischiarci: la questione nucleare e' troppo importante per lasciarla in mano ai generali.

    Per questo abbiamo costituito, in appoggio a questa azione legale,  il Comitato 'Via le Bombe' e chiediamo a tutti di aderirvi. Il comitato interverra' nella causa a nome di tutti i suoi aderenti e quanti piu' saremo, tanto maggiore sara' l'impatto di questa azione legale: immaginate quale effetto dirompente potrebbero avere centinaia, migliaia, e – perche' no – milioni di persone che chiedono il rispetto della legalita' internazionale, che esigono di essere trattati come cittadini e non come ostaggio o bersaglio delle partite a Risiko planetario tra i signori della guerra.

    Cosi' come, quattro anni fa, pochi ragazzi si misero in testa di far sventolare la bandiera della pace da ogni balcone e nel giro di qualche mese pochi fiocchi divennero valanga, cosi' anche oggi tanti piccoli gesti, ciascuno il segno di un impegno personale e collettivo, possono innescare una reazione a catena di proporzioni inimmaginabili.

    Tocca a noi scegliere, cos'e' che vogliamo veder deflagrare: un'esplosione di pace o gli arsenali nucleari.

    La sottoscrizione dell'appello può essere inviata a: adesioni@vialebombe.org
    L'adesione al Comitato e altre informazioni nel sito: www.vialebombe.org
     

    Mercoledì, 28 Giugno, 2006 - 11:59

    PARTITO UMANISTA aderisce alla campagna OSM-DPN

    PRENDI COSCIENZA!

    CONOSCI E ADERISCI ALLA CAMPAGNA OSM-DPN 2006,

     

    E' uno strumento politico, democratico e legittimo per il cambiamento. Attualmente raccoglie circa 1300 aderenti, viene organizzata dal 1982, ed è l'espressione di un inequivocabile e non contrattabile NO alle attuali politiche di guerra e di un chiaro SI alla Pace.

     
    Obiettare alle spese militari può dare ulteriore impulso e concretizzare la prospettiva della DPN:
     
    ogni cittadino/a maggiorenne, con o senza reddito, in ogni momento dell'anno,
    può dichiararsi obiettore/obiettrice alle spese militari
     
     
     e attestando la propria scelta con un VERSAMENTO PER LA PACE E PER LA DPN.
     
     SE NON VUOI….
    • la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti tra i popoli (art. 11 della Costituzione Italiana), che oggi viene teorizzata e praticata come “guerra preventiva” e che produce quotidianamente centinaia di morti in oltre 30 guerre dimenticate; si calcola che la sola guerra in Irak abbia provocato in due anni tra le 50/80.000 vittime civili e che nel mondo ci sia un morto al minuto provocato dalle cosiddette “armi leggere” (circa 500.000 all’anno!);

    • la ricerca, la produzione, il commercio e l’accumulo di armi hanno raggiunto i 40 miliardi di dollari all’anno mentre più di un miliardo di persone vivono con meno di un dollaro al giorno e 800 milioni soffrono cronicamente di fame;

    • il continuo aumento dei bilanci militari che hanno raggiunto 1.000 miliardi di dollari nel mondo e che in Italia, nel 2006, sfiorerà i 25 miliardi di dollari per coprire le spese del Nuovo Modello di Difesa e per pagare militari professionisti, veri e propri mercenari della guerra da impiegare al di fuori dei confini nazionali nelle cosiddette “missioni militari di pace” il cui vero obiettivo è tutelare e rafforzare gli interessi economici dominanti;

    • lo scandaloso divario tra Nord e Sud del mondo, che il Nord continua ad alimentare con la sua supremazia culturale, scientifica ed economica e con lo strapotere militare, contraddicendo gli impegni formalmente assunti , tra i quali gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio sottoscritti nel 2000 da tutti i 189 membri ONU (eliminare la povertà estrema, la fame e la disparità tra i sessi, combattere il degrado ambientale, assicurare a tutti l’accesso all’educazione, alle cure sanitarie e all’acqua entro il 2015);

    SE VUOI....

    • CONTRIBUIRE ALL’APPROVAZIONE DI UNA LEGGE DI OPZIONE FISCALE che, in sede di dichiarazione dei redditi, consenta a tutti/e i/le cittadini/e obiettori/trici alle spese militari e alla guerra di finanziare la Difesa Popolare Nonviolenta

    • UNA PROGRESSIVA RIDUZIONE DELLE SPESE MILITARI

    Campagna OSM-DPN

    Attraverso la riforma della legge sull’obiezione di coscienza e la creazione di prime istituzioni alternative alla difesa militare, si sta aprendo una prospettiva nuova: quella della Difesa Popolare Nonviolenta (DPN) che già oggi può contare su:

    • approfonditi studi e ricerche di alto valore scientifico, condotti – tra gli altri – da Theodor Ebert, Gene Sharp, Johan Galtung, Jean Marie Muller, Simone Weil, Berta Von Setter, Rigoberta Menciù, Barbara Deming, Monica Lanfranco, Maria G. Di Rienzo, Vandana Shiva, Starhawh, Tiziana Plebani e Lidia Menapace

    • comprovate esperienze storiche, da quelle di Gandhi in India, ai numerosi casi di resistenza nonviolenta contro l’occupazione nazifascista, al processo di disgregazione del blocco sovietico che ha visto interi popoli affrancarsi dalla dittatura senza ricorrere alle armi

    • numerose iniziative non armate in zone di guerra condotte da formazioni come le PBI (Peace Brigades International), i Volontari di Pace in Medio Oriente, i Caschi Bianchi, i Berretti Bianchi e le successive edizioni delle Marce nella ex Jugoslavia organizzate dai Beati i Costruttori di Pace, volte alla prevenzione, all’interposizione e alla riconciliazione tra le parti coinvolte nei conflitti

    In Italia, in particolare, la DPN ha già importanti basi giuridiche:

    • la sentenza della Corte Costituzionale 164/85 che equiparò difesa armata e difesa non armata, ai fini di adempiere l’obbligo di difesa della patria (art.52);

    • la Legge 230/98 che riformando il servizio civile ne riconobbe il carattere “alternativo” (e non più solo sostitutivo) al servizio militare, introdusse l’obiezione di coscienza come diritto (e non più concessione), la possibilità di svolgimento del servizio civile all’estero e definì, tra i compiti dell’Ufficio Nazionale per il Servizio Civile (UNSC) la predisposizione di forme di ricerca e di sperimentazione di difesa civile non armata e nonviolenta

    • 3 successivi ordini del giorno, collegati alla Legge 230/98 e approvati il 14.04.’98, che impegnavano l’allora governo Prodi in materia di formazione alla difesa nonviolenta, di riconoscimento del diritto all’opzione fiscale e di formazione di un contingente di Caschi Bianchi

    • la Legge 64/2001 istitutiva del servizio civile nazionale che viene definito espressamente “finalizzato a concorrere, in alternativa al servizio militare obbligatorio, alla difesa della Patria con mezzi e attività non militari” e che prevede (art.9) la possibilità di svolgere servizio civile all’estero “in strutture per interventi di pacificazione e cooperazione fra i popoli”

    • il D.P.C.M. 18.02.2004 che ha disposto l’insediamento del Comitato di Consulenza per la difesa civile non armata e nonviolenta presso l’UNSC, con una propria dotazione finanziaria (oggi pari a 211mila euro), con funzioni di ricerca, formazione e informazione sulla DPN

    • la sentenza della Corte Costituzionale 228/2004 del 16.07.2004 secondo cui anche il nuovo Servizio Civile Volontario è parte integrante del dovere di difesa della patria (art.52)

     

    Per tutte le informazioni utili consulta il sito della Campagna: www.osmdpn.it

    Martedì, 27 Giugno, 2006 - 13:28

    PERICOLO SCAMPATO.....PER ORA!!!

    La schiacciante vittoria dei NO al referendum costituzionale
    allontana il rischio di una grave svolta autoritaria nel nostro paese, ma non lo scongiura del tutto.

    Il giudizio popolare ha cancellato la riforma voluta da un centro-destra arrogante,  votato a imporre una svolta autoritaria nel nostro paese e a ridurre anche quel poco di democrazia formale che la Costituzione aveva finora garantito.
    Il NO ha vinto nonostante la debolezza della campagna condotta dal centro-sinistra, una campagna che raramente ha  messo in luce il pericolo che la riforma costituiva mentre, viceversa, il governo esprimeva apertamente la propria disponibilità a trovare un accordo con l’opposizione per elaborare una nuova modifica della carta costituzionale che andasse incontro alle istanze liberticide della destra.
    È allarmante soprattutto la disponibilità di Prodi a ridurre il numero del parlamentari. Questa riduzione, presentata al paese come una misura utile a rendere più agili le istituzioni e a contenere la spesa pubblica, non farebbe che indebolire ulteriormente il principio di rappresentatività e la responsabilità degli eletti nei confronti degli elettori. Inoltre, la diminuzione del numero dei parlamentari renderebbe necessario un numero di voti maggiore per l’elezione di ogni deputato e senatore, il che costituirebbe un ulteriore sbarramento alle forze politiche che non volessero entrare a far parte dei due grandi schieramenti.
    Ci auguriamo che l’alta percentuale di NO riesca a dissuadere Prodi dal mettere nuovamente mano alla Costituzione; ma il rischio resta alto e occorrerà che le forze genuinamente progressiste di questo paese sappiano mobilitarsi con decisione qualora la voglia di autoritarismo e la tendenza a rafforzare la polarizzazione delle forze politiche in due grandi blocchi, tagliando fuori le formazioni alternative, tornasse a prendere vigore.
    Ufficio Stampa
    Partito Umanista

    Giovedì, 15 Giugno, 2006 - 14:51

    PARTITO UMANISTA DICE NO

    IL PARTITO UMANISTA DICE NO AL REFERENDUM
    PER L’APPROVAZIONE
    DELLA RIFORMA DELLA COSTITUZIONE
    Siamo in presenza del tentativo di cancellare anche quel poco di democrazia, limitata e formale, di cui godiamo oggi.
    La riforma della Costituzione attuata dal centrodestra, spacciata come un importante passo verso il decentramento, accentra invece i poteri nello Stato e in particolare nelle mani di una sola figura: il primo ministro. È questa la parte davvero importante e pericolosa della riforma.
    Il Partito Umanista continuerà a fare pressione per aumentare gli spazi di partecipazione e per la creazione di una democrazia partecipativa, in cui i cittadini siano realmente coinvolti nelle scelte che li riguardano.
    Di seguito il calendario degli incontri pubblici e dei banchetti informativi organizzati dal Partito Umanista per spiegare ai cittadini le ragioni del NO:
    martedì 20 giugno
    ore 21.00  - Centro di Comunicazione in Via F. Sforza, 51 – incontro pubblico

     

    mercoledì 21 giugno
    ore 17.00 – 19.00 – Via Paolo Sarpi ang. Via Niccolini – banchetto stradale informativo
    ore 20.00 - Tempio d'Oro, Via delle Leghe, 23 – incontro pubblico
    sabato 17 giugno
    ore 16.00 - 19.00 – Via Paolo Sarpi ang. Via Niccolini – banchetto stradale informativo
    ore 17.00 - Centro La Svolta in Viale Ungheria, 20 – incontro pubblico

     

    Per informazioni:
    Ufficio Stampa Partito Umanista Milano

    Lunedì, 12 Giugno, 2006 - 10:56

    Possibilità di voto a Milano anche se non residenti?

     

     Richiesta

     

    Salve,
    mi chiamo Alessandro e sono un giovane di Napoli, trasferito a Milano per
    lavoro. Per questo motivo mi trovo nell'impossibilità di tornare a Napoli
    per esprimere il mio dissenso al prossimo referendum. C'è qualche
    possibilità che io possa votare quì a Milano?
    Nota: nella stessa situazione si trova anche la mia ragazza, ma lei lavora a
    Pisa.

    Grazie
    ale

     

    Martedì, 6 Giugno, 2006 - 14:38

    Una Devolution che accentra i poteri.

     

    La Nuova  Riforma  ha  un' anima autoritaria:occorre fermarla Votando NO!!!

     

    Lo  scorso 16  Novembre,  con i  soli voti del centrodestra, la  Costituzione Italiana è  stata

    stravolta. Approvata nel dicembre  del" 46  pressochè all'unanimità  (  solo 62 "no"

    su  556 eletti) la Costituzione è legge fondamentale della  Repubblica italiana.

    Troppe bugie e luoghi comuni accompagnano questa controriforma. 

    Vediamoli:

    -  Non  c'e'  nulla  di male a  fare qualche  modifica alla  Costituzione...Ma L'attuale riforma tocca Oltre un  Terzo

    degli articoli (  57 su  139 complessivi), e  dunque più di  una riforma si  tratta di  un  vero  e  proprio stravolgimento.

    Infatti,definita  addirittura " incostituzionali" .

    B -  Che  la  riforma  velocizzerà la " Funzione Legislativa". Ma, in realtà essa  diventa un labirinto,  per  cui

    risulta difficile stabilire  anche  solo  chi è competente a  legiferare su  una  materia,  se di  una Camera,  se  dell'altra

    se  entrambe,  se  delle  Regioni. E' ragionevolmente prevedibile un  alto livello di

    conflittualità istituzionale,  che  bloccherà,  anzichè rendere più  efficiente,  il  nostro sistema politico.

    C - Che  le  funzioni di  garanzia sono preservate. Ma nel  caso della  Corte Costituzionale si  interviene pesantemente alterando l'equilibrio nella  composizione dei  giudici, tra  i  quali  aumentano quelli di  nomina politica.

    Il  che  vuol dire minarne l'autonomia complessiva. Il Presidente della  Repubblica, poi, si  vede anch'esso togliere alcune importanti prerogativa.

     
    Per  questo  chiediamo di  impedire questo slittamento in  senso autoritario delle  nostre  istituzioni dicendo NO a questa riforma costituzionale e, non  fermandoci qui, continuiamo ad agire nella direzione di  costruire spazi di aggregazione al  fine di  creare una  Democrazia partecipativa,  in cui i  cittadini siano autenticamente coinvolti nella gestione della  cosa  comune e  nelle scelte che  li  riguardino. 

    Al  Referendum per  l'approvazione della  riforma della  cosituzione votiamo e  facciamo votare NO,perchè vogliamo avanzare dalla Democrazia formale verso  la Democrazia  reale e non, al  contrario, retrocedere  verso l'autoritarismo!!               

     

          

     

     

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