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.: Il Blog di Lista Civica Indipendente VivereMilano
Lunedì, 13 Febbraio, 2006 - 19:46

Nasce la lista civica indipendente VivereMilano

Domenica 12 febbraio, in una sala gremita di 500 persone, nel Salone d'Onore della Triennale, VivereMilano ha presentato la propria lista civica indipendente per le prossime elezioni comunali.

Famiglie, bambini, pensionati: Milano ha ascoltato per due ore e applaudito l'esordio di VivereMilano.

E' stata poi presentata la squadra completa dei 42 candidati a Consigliere Comunale, oltre al candidato Sindaco Cesare Fracca.
Quarantadue candidati veri, di cui undici donne, nessuna comparsa. Le età dei candidati spaziano dai 23 ai 62 anni, con una media di 39: l'età attuale del candidato Sindaco !

Al termine della presentazione, i partecipanti all'evento hanno immediatamente contribuito all'inizio della raccolta delle 1200 firme necessarie per presentare la candidatura di VivereMilano. 

Maggiori informazioni su http://www.vivere.milano.it 

 

 

Mi piacerebbe conoscere anche i Quarantadue candidati veri piu' in dettaglio qui su www.comunalimilano2006.it , hanno intenzione di presentarsi anche loro con un loro spazio come ha fatto Cesare Fracca ? Cosa ne pensate degli altri due Candidati Sindaci indipendenti Roberto Bianchessi e Marco Bellavia ? Prevedete qualche accordo con loro? Su questo sito, che sembra fatto apposta per stimolarlo, mi piacerebbe assistere ad un bel confronto on-line, sui rispettivi programmi per Milano...

Commento di Luca Rossi inserito Dom, 19/02/2006 10:52

Riagganciandomi al messaggio di Luca mi piacerebbe avere da voi qualche chiarimento circa la vostra scelta di presentarvi come indipendenti.

In particolare mi domando in caso di probabile ballottaggio tra Ferrante e Moratti quale sarebbe la vostra posizione.

Grazie dell'attenzione

Fabio
 

Commento di Fabio inserito Lun, 20/02/2006 17:10

Leggo su www.vivere.milano.it e riporto anche di seguito il seguenti scambi: 

 

http://www.vivere.milano.it/blog/articolo.asp?articolo=926

In risposta ad un articolo apparso su Milania

Di Cesare Fracca ( 20/02/2006 @ 01:28:50, in Generale, letto 76 volte)

Cari amici,

voglio condividere con tutti la lettera dedicata dalla newsletter di Milania a VivereMilano.
Più sotto la lettera che ho inviato in risposta al direttore Alessandro Aleotti.

LE BUONE INTENZIONI DEI 30/40ENNI

Cari amici di Milania,

oggi voglio parlare di “Vivere Milano”, il movimento di 30/40enni che, sospinto dal Corriere, si candiderà alle prossime elezioni amministrative, fuori dagli schieramenti principali, con Cesare Fracca come proprio candidato sindaco.

Anticipo subito la mia conclusione: proprio perché mi pare che le idee di questo movimento siano in buona sintonia con il corpo “vivo” della città, penso che candidarsi alle elezioni sia una scorciatoia rispetto al vero lavoro da fare ed, in più, candidarsi “solitariamente” sia un peccato di presunzione che verrà pagato con l’isolamento delle interessanti tematiche proposte.

Vediamo perché.

Questo movimento è nato da una lettera di Cesare Fracca alla rubrica di Giangiacomo Schiavi sul Corriere della Sera. Fosse stata una lettera qualunque, sarebbe morta lì. Ma il Corriere ha deciso di “inventarsi” questo movimento, dando ampia visibilità a tutte le sue iniziative. Questo fatto, pur non avendo giovato alla “simpatia” di Vivere Milano tra gli addetti ai lavori della politica, è stato, oltre che fondamentale, anche fortemente positivo. Il Corriere, infatti, intravedendo energie interessanti e tematiche innovative in Vivere Milano, ha deciso di portarlo “dentro” il dibattito politico.

Fin qui tutto bene, anzi benissimo. Entrambi gli schieramenti avrebbero potuto giovarsi di una agenda di “rinnovazione” (per usare il neologismo coniato da Vivere Milano) che avrebbe fatto uscire la campagna elettorale milanese dalla retorica di un’agenda programmatica pensata solo per l’emotiva “pancia anziana” della città. Fracca e i suoi amici avrebbero potuto portare temi utili al dibattito politico, a partire dalla intelligente quadripartizione (sogni, relazioni, soldi e servizi) della loro proposta e dall’entusiasmo propositivo dei loro animatori.

Purtroppo non è andata così.

Gli uomini, ahinoi, tendono a peccare di superbia e così Vivere Milano, invece di “contaminare” utilmente i tempi lunghi del cambiamento, ha pensato di usare la scorciatoia elettorale. Una scelta incomprensibile su un piano logico-razionale: alle elezioni, infatti, si contano i voti nelle urne ed il resto non conta. I giovani di Vivere Milano partono da un sito internet con numeri, oggettivamente, molto ridotti anche per un semplice blog (in più di un anno l’intervento più letto, nonostante l’enorme battage mediatico, è stato visitato appena da 1250 utenti, mentre la consultazione media dei pezzi fatica a raggiungere i 200 utenti) e se ritengono che l’amicizia con il Corriere si possa spingere oltre limiti accettabili, si fanno grosse illusioni. Il Corriere seguirà la famosa battuta che l’avvocato Agnelli riservò a Berlusconi dopo averlo cordialmente incontrato prima della sua “discesa in campo”: “Se vince abbiamo vinto noi, se perde ha perso lui”.

In più, questa scelta di “prendere la scorciatoia” ha già provocato una sindrome emulativa di cui la città non sa proprio che farsene: negli ultimi due giorni sono state già annunciate le candidature a sindaco di due illustri sconosciuti, tali Roberto Bianchessi e Marco Bellavia, anche loro alla testa di altrettante liste civiche indipendenti composte, manco a dirlo, “prevalentemente da giovani”. Insomma, da una buona occasione per la città, tutto si sta riducendo ad una dinamica da “reality show”, in cui l’illusione del warholiano “quarto d’ora di celebrità” la fa da padrone indiscusso.

Quindi perché, cari amici di Vivere Milano, mettere a rischio le tematiche e gli approcci di “rinnovazione”, solo per un po’ di inutile visibilità propagandistica durante la campagna elettorale? Agitare temi in campagna elettorale non serve assolutamente alla soluzione dei problemi (come ben sanno tutti coloro che vengono fatti oggetto di mai mantenute promesse da campagna elettorale…). Quello che conta è che i vincitori si approprino dei vostri temi. A questo dovevate puntare. Ora, al massimo, potete puntare a raggiungere un piccolo consenso al primo turno, da “rivendere” in un eventuale ballottaggio. Ma il vostro uno o due per cento, purtroppo, non vi verrà pagato con la disponibilità della politica milanese ad accettare la vostra proposta di “rinnovazione”, ma con qualche strapuntino assessorile o ancora meno.

In ogni caso, quindi, un risultato diverso da quello che vi eravate proposti e per cui vi eravate mobilitati. A meno che non pensiate davvero di vincere le elezioni. Ma, in questo caso, allora è meglio che impariate in fretta che la politica, anche la più scadente, al limite viene fatta in cucina, ma mai e poi mai nella sala dei giochi.

Ciò che, sinceramente, più mi spiace di questa vicenda è che essa si concluderà con un commento acido della più conservatrice burocrazia politica della città, che suonerà più o meno così: “Avete visto, nonostante l’appoggio del Corriere, le chiacchiere da happy hour di questi 30/40enni non fregano niente a nessuno…”. E questo commento, a cui sarà difficile sottrarsi dopo aver contato i voti raccolti solitariamente, porta con sé l’ingiustizia che sempre la storia attribuisce alle buone cause mal poste. Perché si sa, la strada dell’inferno è quella lastricata dalle migliori intenzioni…

Saluti dal terzo millennio

Alessandro Aleotti

direttore@milania.it

E questa la risposta che ho inviato a Milania:

Caro Alessandro,

prendo la tua lettera come un ulteriore forte stimolo per il cammino di VivereMilano.

Potremo essere ingenui, imprudenti, ma non credo presuntuosi. Noi non crediamo nella contaminazione. In questi mesi abbiamo parlato con decine di associazioni, politici ed intelligenze di questa città (non te, ma stiamo rimediando): la lezione che ne abbiamo tratto è che stare fuori, cercare di fissare le agende, fare le rinnovazioni in poltrona … non paga, perché anche le migliori energie dentro i partiti si lamentano di un contesto che li stritola.

E allora abbiamo deciso di metterci la nostra faccia, il nostro impegno, la nostra passione. In maniera un po’ velleitaria forse, ma non arrogante. Siamo qui per essere la prova vivente che le cose possono migliorare. E abbiamo deciso di farlo da dentro, candidandoci direttamente.

Hai perfettamente ragione: trovare 3 candidati sindaco indipendenti fuori dagli schieramenti rischia di essere dispersivo, e di dare messaggi da “reality show”. Ma noi la decisione l’abbiamo presa da tempo.

Riguardo ai commenti acidi della burocrazia politica conservatrice … non avere paura: la Fondazione VivereMilano c’è, ed esisterà anche a giugno del 2006, dopo le elezioni. Presentarsi alle comunali è un progetto, un mezzo, non il fine di VivereMilano. Perdere le elezioni non significa perdere lo spirito, le nostre idee.

Non a caso non faremo una campagna elettorale fatta di “promesse”, ma di progetti. Non intendiamo minimamente farci risucchiare in un gioco vuoto, ma vorremmo proprio fare il contrario: dare spessore, far salire di quota il livello della campagna elettorale.
Quello che diranno le urne a maggio, lo sapremo solo a scrutinio completato. La nostra coscienza è a posto: stiamo facendo qualcosa di importante, al di fuori degli schemi e delle regole di buon senso. L’unica presunzione che abbiamo, quella sì, è che da tutto questo possano nascere delle scintille di nuovo per Milano, toccabili con mano.

Se ti può fare piacere, vorremmo invitarti ad una delle nostre riunioni settimanali, per farti toccare con mano VivereMilano.

Un abbraccio
Cesare

 

Commenti

# 1

Due considerazioni "tristi" sulla lettera di Aleotti.
La prima e' che considera la scelta di entrare nella politica attiva un fine, non un mezzo per cercare di cambiare le cose della nostra vita. Il fine e' "il quarto d'ora di celebrita' ", i riflettori, dimostrando, o perche' lo pensa realmente o perche' se ne fa interprete, che davvero l'apparire sia la cosa piu' importante al giorno d'oggi, forse l'unica per cui valga la pena fare qualsivoglia attivita'.
Nessun pensiero che forse abbiamo qualcosa da dire, sfiora il nostro amico, impossibile, ritiene lui, che nell'anno domini 2006, nell'Italia del greve berlusconismo che ha impestato destre e sinistre, si possano fare cose diverse dal proprio interesse, dell'appagamento del proprio ego.
Secondo pensiero.
Siamo passati da cittadini a sudditi. I principi sanciti dalla nostra costituzione sono un vago ricordo nelle coscienze collettive, i partiti maggiori, rappresentanza una volta di interessi reali di cittadini, sono diventati istituzioni, al pari della magistratura e del parlamento, e gli viene dato un nuovo titolo, una nuova etichetta: I Vincitori.
A loro bisogno inchinarsi, unici padroni dei nostri destini, per chiedere umilmente ascolto, per sottoporre le nostre istanze, nella speranza che, prima o poi, recepiscano qualcosa, che sentano la giacchetta tirata e degnino di posare il loro possente sguardo su di noi.
No, caro Aleotti, non mi sta bene tutto questo, non e' parte della mia cutlura e di quella di questa citta', che nei secoli e' sempre stata fiera antagonista a qualsiasi oppressore ha cercato di soggiogarla, e ho trovato nel movimento tante persone che la pensano come me. Abbiamo la "presunzione" di sentirci "cittadini" con propri diritti e tra questi quelli di proporsi ad altri come noi per poter condizionare e provare a cambiare questo deprimente stato di cose. Nessuna presunzione, ma nemmeno medievali timori reverenziali. Strada difficile, e chi lo mette in dubbio, ma di sicuro piu' efficace che pontificare da un sito e lanciare scettici strali su chi va in strada a raccogliere firme, parla pubblicamente dei propri progetti, si espone e mette la propria faccia a sostegno delle idee in cui crede e, cosa forse piu' importante, si ribella allo scippo di speranza per il futuro che i nostri rappresentanti "Vincitori", di destra o di sinistra, hanno perpetuato nei confronti degli abitanti di Milano.

Di  allucco  ( 20/02/2006 @ 11:21:31)

# 2

Giusto!
Aggiungo una citazione di Beppe Grillo, riportata sulla "Repubblica" del 17 Febbraio scorso (pag. 10 articolo su liste civiche, box "il caso"):
"l'evoluzione politica non ha bisogno di mediatori ne' di leader ma di idee".
Plauso a chi ha il coraggio di proporle, abbasso chi indica, ancora una volta, accorpamenti a strutture e soggetti asfittici e rancidi come unica soluzione.
Milania che idee ha, oltre a porporre la "solita" politica di accondiscendeza verso i potenti?

Di  Frango  ( 20/02/2006 @ 12:03:19)

# 3

E bhe: io voglio farla breve........
Vivere Milano ha solo bisogno di farsi conoscere, comunque vada ; per il Movimento le elezioni sono un' opportunità che arriva proprio al momento giusto.
Non è essenziale Vincere, solo partecipando alle elezioni, il contributo che Vivere Milano dà al Cambiamento o Miglioramento
della vita Politica a Milano è una vittoria e un traguardo raggiunto.
Gli Obiettivi e gli Ideali che hanno fatto nascere e crescere il Movimento non potranno altro che Rinforsarzi.
Avanti così ! Comunque vada la Politica ed i Cittadini dovranno fare i conti anche con Voi.

Di  Emilio  ( 20/02/2006 @ 15:12:25)

# 4

Caro Cesare,
innanzitutto sono contento che tu abbia colto lo spirito amichevole della mia lettera.

Tu dici di essere imprudente, ma non presuntuoso. Al di là delle connotazioni culturali che si vogliono attribuire a questi due termini, io credo che, almeno in politica, imprudente e presuntuoso abbiano lo stesso significato.

Tu dici di non credere nella contaminazione. Io la penso diversamente, anche se so che è frustrante giudicare la lentezza dei processi di contaminazione. Ma lentezza non significa immobilismo ed è per questo che ho definito il vostro candidarvi alle elezioni come una scorciatoia che, peraltro, essendo densa di inebrianti suggestioni, è difficile da giudicare come pericolosa per il raggiungimento dei propri obiettivi. Su questo, credo, non si possa non convenire.

Io do un giudizio negativo sul piano politico, non personale, alla vostra scelta di candidarvi alle elezioni. La politica, come ogni altra attività dell'uomo, infatti, non può non essere anche una disciplina che discende dalla ragione e quindi dalla razionalità. Il bello (o il brutto) delle elezioni è che esse hanno una data e un risultato certo e definitivo. A quel punto si capirà se sono state una scelta giusta o sbagliata. Da persone sincere e disinteressate come voi, però, qualora i risultati elettorali fossero negativi, mi aspetto una onesta ammissione di sconfitta, non il bla bla politichese del fatto che comunque "ci hanno votato tot cittadini", oppure che "siamo stati penalizzati dal contesto" o che "è solo l'inizio" e via discorrendo per il campionario di banalità del professionismo politico.

Tu ci tieni a distinguerti dalle altre candidature "fai da te". Questo, oggettivamente, è vero, ma non pensi che, soggettivamente, chiunque abbia in mente di rinnovare la città? Anche qui, sarà il numero dei voti a fornire la sentenza.

Mi fa piacere che vi siate dotati di uno strumento stabile come una fondazione che, in ogni caso, vi "obbligherà" a continuare la vostra attività anche dopo le elezioni. Però, mi permetto di consigliarti di non spingere troppo, soprattutto se la vostra vocazione è duratura, sull'acceleratore dell'illusione di vincere, poichè l'eventuale contraccolpo potrebbe annientarvi e, come sai, la mia preoccupazione continua a rimanere l'acido e beffardo commento che potrebbe riservarvi la fetta più conservatrice del ceto politico cittadino.

Vengo volentieri a trovarvi in una delle vostre prossime riunioni e manderò il link di questo nostro scambio di vedute a tutti i 4.000 utenti della mia newsletter e sul sito www.milania.it

A presto

Alessandro Aleotti
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Caro Luca,
la tua lettera è, nei toni, un po' aggressiva. Io sono una persona sinceramente interessata al dialogo. E lo faccio in una città che, invece, preferisce sempre percorrere strade solitarie ed autoreferenziali.

Nelle tue considerazioni c'è un forte richiamo alla politica come mezzo di cambiamento delle cose. Sono parole belle, ma come tutte le cose belle hanno un pericoloso rovescio. Quante volte abbiamo sentito parlare dello "spirito di servizio" in politica? E quante volte, dietro queste auliche intenzioni si sono nascosti i comportamenti più turpi, corruttori e reazionari?

Tu rivendichi con orgoglio la storica indole antagonista dei milanesi nei confronti del potere. E' vero, la città ha anche un'indole ribellista, ma io giudico questo come una delle maggiori debolezze di Milano. Una città la cui classe dirigente, al di fuori dell'economia, ha al massimo saputo produrre un sovversivismo (dalle cinque giornate al sessantotto), interessante sul piano sociologico, ma totalmente inefficace rispetto agli obiettivi strategici della città.

Tu dici che tante persone la pensano come voi. E' un'affermazione che io condivido, ma che voi condannate a trovare esclusiva conferma nel conteggio delle schede elettorali il giorno dopo le elezioni.

Cordialità
Alessandro Aleotti

Di  Direttore Milania  ( 20/02/2006 @ 16:42:55)

# 5

Il problema vero è capire qual'è la capacità di apertura alle contaminazioni dei partiti attuali, visto che, mi par di capire, anche Aleotti giudichi negativamente la loro autoreferenzialità e il professionismo politico. Conosco un po' i partiti e il sistema avendolo studiato da vicino e comunque seguito con terzietà fin da adolescente e non ho quasi nessuna speranza. Vedo solo tanta mediocrità!

Lentezza non è immobilismo, ma se il resto del mondo cambia e lo fa velocemente il divario aumenta, il poco che si fa è progressivamente sempre più insufficiente.
Cioè si va sempre un po' peggio (ma meglio rispetto a sè stessi). Siccome Milano è un'attore della competizione globale fra territori è importante non la velocità assoluta del cambiamento, già pietosamente bassa e imbarazzante nelle sue forme, ma la velocità relativa rispetto agli altri. Ed è qui che siamo messi male. Per me non è una scorciatoia, ma l'ultimo finestra d'opportunità perchè la risorsa tempo ce la siamo giocata negli ultimi 15-20 anni.
In politica la razionalità conta poco, semmai è importante il realismo politico e il senso di responsabilità. Le passioni contano più della razionalità, il senso d'appartenenza conta più della razionalità. Credo sia la storia degli ultimi seimila anni a dimostrarlo. La razionalità in politica sta semmai nella capacità di realizzazione dei sogni/obiettivi, piuttosto che nella loro definizione.
Infine ricordo, non per polemica assicuro, che come c'è il professionismo della politica c'è il professionismo delle contaminazioni.
Paolo

Di  Anonimo  ( 20/02/2006 @ 18:30:13)

# 6

Se il Sig. Aleotti è portatore delle idee del Terzo Millennio (da dove ci saluta)...stiamo freschi..

Di  Observer  ( 20/02/2006 @ 18:39:49)

# 7

Mi scuso, davvero, con Alessandro Aleotti per la mia aggressivita', la "passione" porta spesso ha comunicare "sopra le righe". Applaudo alla sua presenza su questo blog, segno di un genuino interesse aperto e scevro da pregiudizi, come invece sembrava nei suoi primi interventi.
Non capisco il suo timore per una nostra eventuale tentazione di giustificare sconfitte elettorali, e se questo possa essere un banco di prova della nostra sopravvivenza.
Ma davvero non credi che si possa fare piu' politica "vera", che viene dal basso? Davvero dobbiamo rinunciare ai sogni, alle speranze, alla voglia di un futuro migliore? Ma sei convinto che l'unico modo di fare politica, ma non solo quella anche avere un posto, un cliente, una fornitura, sia prendere una tessera, apparire di fianco all'uomo giusto nel momento giusto, pronto a cambiarlo con un altro quando sara' il momento?
Io mi rifiuto, e sul come costruire l'alternativa a questo servono i contributi di idee di tutti, specialmente quelli come i tuoi che, costruttivamente, indicano pericoli e minacce e, spero a breve, anche strade e indicazioni su come costruire. E' sorprendente come nel terzo millenio, nell'eta' universalmente riconosciuta come della "conoscenza", il contributo di idee sia usato, almeno in Italia, solo per smontare, mettere in guardia, fare disfattismo (che, adesso ne ho conferma, non e' il tuo caso). Perche' invece non unire le forze per costruire un "idea" di futuro, un succo concentrato di conoscenza che possa farci immaginare una direzione nuova di sviluppo, superando i vecchi schemi che ormai non servono piu' se non a coloro che li sostengono, in un perverso circolo vizioso di autoreferenzialita'.
Noi ci stiamo provando, e l'obiettivo non sono le comunali 2006, forse quelle del 2011 e forse nessuna elezione perche' riusciremo a creare un tale movimento di opinione che non avremo bisogno di candidarci ma sara' sufficiente la pressione che saremo in grado di fare.
Faccio anche mia la citazione di un blogger di prima, citando Beppe Grillo. :
"l'evoluzione politica non ha bisogno di mediatori ne' di leader ma di idee"
Noi l'abbiamo capito, il movimento e' fatto di portatori di idee, non di affamati di affermazione del proprio super-ego, e siamo aperti ad altri portatori sani di pensieri "virali" per provocare una pandemia di proporzioni almeno cittadine. Perche' non dai anche il tuo contributo?
Spero d'incontrarti ad una prossima riunione.
Ciao

Di  allucco  ( 20/02/2006 @ 19:09:25)

Commento di Guido Cusani inserito Lun, 20/02/2006 23:08