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Lunedì, 15 Gennaio, 2007 - 15:11

Perchè parlare di "mobilità sostenibile"

Da tempo sembra prevalere come priorità di intervento per la cittadinanza nella sua maggiore componente il tema della mobilità, di un cambiamento di una situazione ingovernabile, dopo 5 anni di gestione autoreferenziale di un commissario straordinario, l'ex sindaco Albertini, che con toni alquanto autoritari e con metodologia accentratrice ha ipotizzato una Milano città dai mille fori, non nel senso classico e romanistico del termine, ma come luoghi ospitanti nuovi parcheggi non pertinenziali in pieno centro città. Una conseguenza di questa logica deleteria per la sostenibilità del trasporto a Milano è presente nel progetto del PII di Porta Vittoria, la "cittadella dei balocchi" contornata da un'autorimessa da 2000 posti auto tutti non pertinenziali, richiamo notevole per automobili esterne, magari provenienti dalla provincia, che si riverseranno in una zona già ammorbata dalla presenza di un alto numero di autovetture.
Ma tant'è il progetto è passato e la cittadinanza dovrà assumerne le gravi e deleterie conseguenze derivanti. Occorre, pertanto, parlare di mobilità, altra mobilità, disponendo, me ne assumo anche la responsabilità e la volontà politcia, di incentivare canali e forme di partecipazione, fatte di sondaggi, consultazioni, confronti, forum, blog su cui esprimere la propria posizione, questo spazio è adatto per questa finalità, il cosidetto e-governement, e-partecipation, dove coinvolgere associazioni, movimenti, comitati cittadini, la cittadinanza, i residenti a reperire nuove ipotesi di sviluppo alternativo del traffico e del concetto di trasporto.
Da una parte direi che un esempio virtuoso a livello amministrativo, entrando nella tipologia comparatistica, a volte funziona ed è utile farlo, è reperibile a Londra, dove Mr Livingstone, che utilizza i mezzi pubblici per muoversi (quando, come dice giustamente Gad Lerner, un politico dovrebbe essere considerato in senso totale e non parziale e misurato circa i propri comportamenti quotidiani che dovrebbero essere coerenti con la propria impostazione ideale e progettuale di società), ha determinato una rivoluzione a partire dal 2000, anno in cui è stato eletto sindaco della megalopoli inglese, nel campo del trasporto e della mobilità, disincentivando con varie forme l'utilizzo dell'auto privata. Come?
E' facile ipotizzarlo: dal car sharing all'aumento delle piste ciclabili; dalla costruzione di parcheggi di snodo in estrema periferia, magari riconvertendo aree dismesse, tipiche dell'urbanistica post fordista, presenti nei sobborghi estremi della città, alla definizione di strumenti utili a livello economico a rendere più conveniente l'utilizzo del mezzo pubblico, abbandonando previamente la propria macchina all'ingresso della città, utilizzando il bus o la metrò per arrivare in piena city, con una tariffa omogenea e unica pvalida per tutta la giornata e il servizio presente.
Livingstone ha rottamato mezzi pubblici inquinanti, sostituendoli con mezzi a idrogeno o elettrici, quindi ecocompatibili come sistema di motore, ha aumentato le corse dei mezzi, ha aumentato le fermate, ha esteso alcune tratte della metrò, ha INVESTITO sul TRASPORTO PUBBLICO, ha incrementato le corsie preferenziali per il passaggio del mezzo pubblico, ha definito pene pecuniarie e amministrative per chi violi il carattere della preferenzialità del passaggio dei bus nelle corsie destinate al loro esclusivo passaggio, ha aumentato le agevolazioni per diverse fasce di cittadine e cittadini per sconti e diminuzione della tariffa per l'utilizzo del trasporto pubblico.
Un progetto possibile e non certo futuribile: a Milano che fare? Perchè questi sogni, che sembrano utopie quasi irrealizzabili oggi come oggi, non possono diventare realtà? Discuterne è buono: la mobilità riguarda noi tutte e tutti, riguarda la nostra vita, la nostra esistenza, la nostra collettività: come si dice in gergo popolare è un tema che "ci tocca" da vicino. Ma occorre un'inversione di tendenza assoluta e radicale: parlare di pollution charge è direi insufficiente, è un palliativo senza sviluppo, un pannicello caldo per guarire una malaria. E' utile se è conseguente, non se è unico, come sembra che sia, provvedimento preso come strategia per contrastare il fenomeno dell'inquinamento e dell'ingorgo del traffico nella città. Milano scoppia: è una bomba a orologeria, e se dovesse scadere il minutaggio rischiamo di saltare tutte e tutti, ins enso allegorico e figurato, ma certamente non dai risvolti meno onerosi a livello umano e sociale.

Questa sezione che istituisco in questo blog è una minima disponibilità per confrontarsi e per apportare idee e proposte utili per garantire un posibile cambiamento nell'ambito del trasporto e della mobilità, perchè sia più sostenibile, più compatibile, perchè possa un giorno, per le future generazioni, restituire una città che sia veramente di tutti e per tutti, disponbile per la collettività, patrimonio universale.
An inconvenient truth: titola il prossimo documentario con protagonista Al Gore, sul destino alquanto oscuro e preoccupante per l'ambiente e l'ecosistema, dipinto con scenari apocalittici, ma scientificamente appurabili, quali innondazioni, aumento del livello del mare, aumento delle temperature, scongelamento dei ghiacci, nuovi surriscaldamenti, distruzione della biodiversità, desertificazione. Il mondo è in scadenza, secondo il rapporto dell'ONU, per il 2050: non abbiamo poteri per incidere nelle scelte delle autorità internazionali, ma, sicuramente, abbiamo la possibilità di generare come tante "guttae cavant lapidem" comportamenti globali finalizzati a rivoluzionare pratiche e consuetudini devastanti per ilo sistema ecologico nel suo complesso. Agire localmente e pensare globalmente: questa è la ratio! Procediamo su questo percorso, in questa sezione, attendendo vostre proposte, idee, commenti, considerazioni sul grande tema della mobilità.

Alessandro Rizzo

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