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.: Il Blog di Karen Maria Caterina Donofrio
Venerdì, 19 Maggio, 2006 - 14:25

Ata transitati dagli enti locali allo Stato: Oltre alla beffa il danno!!!

Questo è quanto sostengono alcuni amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici, transitati dagli
Enti Locali allo Stato dal 1 gennaio 2000.
 
 
Questo tanto atteso passaggio previsto dall’art. 48 C.C.N.L. che doveva dare una risposta agli ex VI livelli transitati dagli EE.LL., ha ignorato l’esistenza di questo personale, così come ha ignorato l’accordo del 20/7/2000 in applicazione dell’art. 8, che stabiliva l’accesso di diritto all’area “C” con diritto agli arretrati a far data dal 1.1.2000.
 
Alcuni di questi Assistenti Amministrativi in questi anni, sulla base dell’esperienza acquisita nell’Ente Locale di provenienza sono stati utilizzati come DSGA, sopperendo ai vuoti lasciati dalla normativa e consentendo alle scuole un regolare servizio.
 
Lo scopo di questa nota è quello di ricordare ai nuovi soggetti del governo che, nell’accettazione della carica, si erano impegnati a guardare con maggiore attenzione quanto successo nella scuola con i precedenti governi.
 
Il passaggio del personale dagli EE.LL. è stato gestito con enorme ricaduta sia sui dipendenti stessi che sulla scuola, senza tenere conto dell’enorme danno all’Erario per le spese legali dovute alle cause perse dallo Stato in seguito alle migliaia di ricorsi presentati dai dipendenti che si sono visti “scippare” tutta l’anzianità maturata presso l’Ente Locale di provenienza, nonché, come nei casi degli ex VI livelli, anche del grado già acquisito a seguito di regolare concorso e che è stato completamente ignorato.
 
Inoltre la Legge Finanziaria ha cancellato le sentenze che riconoscevano tutto il servizio prestato nel ruolo di provenienza.
 
Solo a Milano circa 7.000 tra amministrativi, tecnici ed ausiliari in modo coatto sono stati trasferiti allo Stato (di cui al momento circa 4.000 stanno continuando il loro lavoro con uno stipendio, a parità di anni di servizio,  diverso dal collega, mentre gli ex VI livelli, così come altri assistenti amministrativi già statali,  ancora una volta hanno coperto i vuoti lasciati dall’Amministrazione, assumendo il ruolo di DSGA e senza nessuna prospettiva di sistemazione in questo ruolo.
 
In conclusione, per le sue esposte considerazioni, oltre al problema dell’inquadramento economico, va ricercata una soluzione di stabilizzazione di questo personale, oltre che di quello proveniente dallo Stato ma che ha assunto in questi anni le funzioni di DSGA, nell’ambito del provvedimento di attuazione dell’art. 48, consentendogli l’accesso diretto ai corsi per l’area “D”.

Venerdì, 19 Maggio, 2006 - 14:23

Flessibilità a gratis

E’ diventata consuetudine la disparità di trattamento nei cfr.dei DSGA rispetto agli altri lavoratori in merito a tutte quelle attività di flessibilità che non trovano riscontro in una retribuzione. Infatti i DSGA svolgono diversi compiti per i quali non viene riconosciuto alcun compenso che sono :
- Gestione delle funzioni miste (il Comune di Milano prevede un compenso per i CS e gli AA - art. 3 della convenzione)
- Gestione della colonia estiva (il Comune di Milano prevede un compenso per i collaboratori scolastici per la sorveglianza e la pulizia)
- Responsabile del trattamento dei dati per la privacy (ufficialmente non è previsto un compenso).
Ben magra consolazione sono le 100 ore di straordinario previste per il DSGA a carico del Fondo d'Istituto che ogni anno vengono puntualmente superate abbondantemente.

Venerdì, 19 Maggio, 2006 - 14:21

Un Dirigente Scolastico: ecco cosa chiederei al Sindaco

-  garantire la manutenzione ordinaria e straordinaria degli edifici scolastici al fine di renderli più decorosi ed accoglienti;
- abbattere le barriere architettoniche soprattutto nelle situazioni più difficili andando a individuare delle priorità
- fornire gli arredi necessari; spesso banchi, sedie, lavagne, cattedre e armadi sono inutilizzabili, ma non abbiamo la possibilità di sostituirli; non dimentichiamo l'esigenza di installare le tende laddove non ci sono e di provvedere al lavaggio periodico;
- organizzare interventi di supporto qualificati, non improvvisati ( es. alfabetizzazione alunni stranieri ecc.)
- mantenere le  attività di supporto quali "Scuola Natura" e "Nuoto", i servizi integrativi – pre-scuola,giochi serali e Centri Estivi, facendo attenzione alla qualità
- evitare gli "sprechi" in iniziative di "immagine"
- ripensare all'organizzazione dei servizi per la prima infanzia; la recente  riorganizzazione ha portato ad uno scadimento della qualità.

Cosa chiederei nell'immediato al nuovo Ministro:
- innanzitutto il ripristino di un quadro di chiarezza rispetto ad una serie di questioni che sono state molto contestate e sulle quali sono pendenti vari ricorsi; mi riferisco, in particolare, all'obbligatorietà o meno dell'adozione della Indicazioni Nazionali , al documento di valutazione, al portfolio ecc..............   
- la revisione della Riforma della scuola Superiore
- la soluzione della questione delle inidoneità dei collaboratori scolastici e la garanzia di un organico ATA adeguato alle varie situazioni ;
- l'obbligatorietà della formazione in servizio in quanto l'accezione "diritto-dovere" è troppo debole
- la revisione del regolamento sulle supplenze
Mi rendo conto di aver mescolato questioni di fondo a questioni "spicciole", ma credo sia necessario che si stabilisca bene, a priori, quale debba essere la "mission" della scuola italiana oggi per il bene delle giovani generazioni e del Paese tutto: solo da qui si potrebbe ripartire per le correzioni di rotta necessarie a garantire un servizio di qualità.

Venerdì, 19 Maggio, 2006 - 14:18

Usciamo dal Silenzio

Le donne di Usciamo dal silenzio, quelle della grande manifestazione del 14 gennaio a Milano, incontrando l'8 marzo le candidate e i candidati eleggibili dell'Unione avevano detto: "vigileremo, non firmiamo cambiali in bianco".

Ancora una volta, sembra di stare nel vuoto, non in Europa.

Avevamo visto e commentato che la fase di elezione delle cariche istuituzionali aveva cancellato, ignorato l'idea che fosse possibile proporre una donna.

Abbiamo visto, nei momenti di maggiore tensione dentro l'Unione comparire, col solo fine di scompaginare il gioco, candidature femminili non sostenute nemmeno il tempo necessario perché la notizia arrivasse ai media senza smentita.

Ora la lista dei Ministri: la distanza tra la proposta del Governo e l'equa rappresentanza è siderale!

Lo dicono i volti, i numeri e i lineamenti di questo esecutivo: nessun segnale di innovazione e di discontinuità, una rappresentazione pressochè maschile che prefigura un'azione di governo assai lontana dalle nostre aspettative.

Una sottovalutazione o una conferma del clima oscurantista che in questi anni si è costruito sul corpo e sul pensiero delle donne?

Vorremmo che ci venisse evitata qualche nuova affermazione sul grande valore, sulle percentuali o sulle quote, magari tra i sottosegretari.

Perché non dire che sentiamo una profonda umiliazione non solo rispetto alle promesse fatte, evidentemente non in nome di un progetto politico ma solo alla ricerca del voto delle donne, ma anche rispetto al protagonismo che le donne italiane hanno portato in piazza in questi utimi mesi?

Ancora: pari opportunità sarà l'interpretazione "moderna" della questione femminile, ennesimo alibi che non affronta il nodo della relazione di potere tra uomini e donne?

A chi si pensa di rispondere istituendo un nuovo Ministero, quello alla famiglia, che ignora da un lato i diritti dei soggetti e dall'altro la pluralità delle relazioni tra le persone? Ma di quale società di parla?

Si è persa una fondamentale occasione ed allora, basta promesse. Abbiamo solo una richiesta che rivolgiamo alle eleggibili incontrate l'8 marzo: quando si eleverà parola? Dove l'indignazione? Come si pensa di darsi forza se la stessa cancellazione delle donne dalla politica non suscita la vostra reazione?

Milano 17 maggio 2006
Usciamo dal silenzio

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