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.: Discussione: Portiamo la musica nei quartieri - Milano come una Scala a cielo aperto

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 3 Mar 2010 - 11:25
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Da milano.corriere.it:

dalla parte del cittadino

Portiamo la musica nei quartieri
Milano come una Scala a cielo aperto

L'altra sera, intorno alle 22, un baritono, o aspirante tale, ha intonato due arie in strada sotto casa mia. È stata un'esperienza affascinante sentire questa voce che si alzava dai vicoli stretti. Non sono una melomane ma amo l'opera: mi sono affacciata al balcone e anche l'inquilino del piano di sotto è uscito per sentire meglio. Mi sono chiesta allora perché non organizzare in città una specie di «compagnia cantante operistica» senza orchestra (se proprio si vuole con un massimo di tre elementi), che, nelle stagioni non troppo rigide, percorra tutti i quartieri di Milano, anche il Corvetto, il Gallaratese, l'Ortica, l'Isola, Lambrate, Lorenteggio e qualsiasi altra zona, perché è sbagliato pensare che chi abita in strade poco centrali, magari depresse, non ami il bello, non è così: il fatto di non potere andare alla Scala non significa che non piaccia l'opera o il balletto e anche se non si ha cultura avvezza alla lirica comunque la musica, le note colpiscono il cuore... Mi sbaglio? Non credo! E poi tutti coloro che non conoscono l'opera, ma che avranno l'occasione di sentirne le note anche se i cantanti saranno in abiti «civili», si affacceranno e scenderanno in strada per seguire l'evento: di conseguenza ci sarebbe più vita nel quartiere e anche più sicurezza.
Luisa B.

È suggestivo il suo sogno di musica in strada e mi permetto di sognarlo per qualche riga assieme a lei. La musica —forse quella classica più di altre —serve in effetti a bonificare i cuori e le menti, altrimenti perché sia la Scala che gli altri luoghi musicali milanesi sono quasi sempre assai pieni se non esauriti? Per farsi vedere, si dirà, e anche questo è vero, però forse non vale per la maggioranza, azzarderei. Tra l'altro, qualche anno fa esisteva davvero un piccolo complesso di suonatori che andava di cortile in cortile e li ho sentiti anch’io, provando probabilmente la stessa sua piacevole sorpresa ed emozione, anche se soltanto suonavano e non cantavano. Sì, sarebbe una bella istituzione, un modo di rendere meno lugubri certe sere e certe contrade, e, magari, chi lo sa, anche più sicure. E adesso, gentile amica, torniamo alla realtà: chi le pagherebbe queste compagnie di cantanti— perché ce ne vorrebbero, immagino, almeno una decina per percorrere tutta la città— che, sia pure dilettanti, avrebbero comunque il loro costo? Il Comune che, almeno così sembra, non ha gli occhi per piangere? Qualche mecenate? Magari, ma non pare che facciano a botte per aggiudicarsi il privilegio. Grazie comunque per il poetico suggerimento!

Isabella Bossi Fedrigotti
03 marzo 2010