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.: Discussione: Per la costituzione di un circolo "Decrescita Felice" a MILANO

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Fabio Cremascoli

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Inserito da Fabio Cremascoli il 31 Mar 2010 - 09:27
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Riporto qui sotto un articolo dall'agenzia Adnkronos, per ribadire che solo attraverso un percorso di decrescita felice (o chiamiamola come preferiamo, "post-crescita", "sobrietà felice", ecc..), potremo cominciare a ridefinire un rapporto positivo con la "Terra", con le sue risorse e con le persone.

Terra al collasso, ogni anno estratte 60 miliardi di tonnellate di risorse globali

E' il rapporto annuale del prestigioso Worldwatch Institute "State of the World 2010" a definire il peso del consumismo mondiale sulle possibilità di risorse del nostro pianeta ed a delineare l'indispensabile scelta di sterzare le economie globali verso la sostenibilità

Roma, 30 mar. - (Adnkronos) - Terra al collasso per la brusca impennata di consumi di risorse. Negli ultimi anni infatti, sono state estratte risorse globali per 60 miliardi di tonnellate l'anno, circa il 50% in piu' rispetto a solo 30 anni fa, cioe' negli anni '80. Oggi, quotidianamente, un europeo medio usa 43 chilogrammi di risorse e un americano 88. Di fatto, se tutti vivessero come gli statunitensi, si ritiene che la Terra potrebbe sostenere solo 1,4 miliardi di individui. A livello globale, infatti, l'umanita' preleva ogni giorno dalla Terra risorse con le quali si potrebbero costruire 112 Empire State Building, il famoso grande grattacielo di New York alto 381 metri, con un'antenna di 443 metri e un peso stimato in 275.000 tonnellate. E ancora.
Negli ultimi cinque anni, i consumi sono aumentati vertiginosamente, salendo del 28% dai 23,9 mila miliardi di dollari spesi nel 1996 e di sei volte dai 4,9 mila miliardi di dollari spesi nel 1960 (dollari del 2008). Alcuni di questi incrementi sono dovuti all'aumento demografico, ma tra il 1960 e il 2006 la popolazione globale e' cresciuta solo di un fattore di 2,2 mentre la spesa pro capite in beni di consumo e' quasi triplicata. All'aumento dei consumi corrisponde una maggiore estrazione dal sottosuolo di combustibili fossili, minerali e metalli, piu' alberi tagliati e piu' terreni coltivati. Ma non e' tutto.
Tra il 1950 e il 2005, la produzione di metalli e' sestuplicata, il consumo di petrolio e' aumentato di otto volte e quello di gas naturale di quattordici. E' il rapporto annuale del prestigioso Worldwatch Institute "State of the World 2010" a definire il peso del consumismo mondiale sulle possibilita' di risorse del nostro pianeta ed a delineare l'indispensabile scelta di sterzare le economie globali verso la sostenibilita'. Il rapporto, edito da Edizioni Ambiente, e' una vera e propria rassegna dei cambiamenti in corso nell'economia, nel mondo delle imprese, nel marketing, nella politica, nell'educazione e nell'istruzione, nel mondo delle fedi religiose, per l'avvio di nuovi approcci culturali di valori, credenze, atteggiamenti, comportamenti, visioni del mondo e del futuro.
"Impossibile", secondo i ricercatori ed i circa 50 esperti autori del rapporto "State of the World 2010", fornire oggi uno stile di vita occidentale ai 6,8 miliardi di esseri umani che abitano il nostro bellissimo pianeta. Nel 2006, a livello globale, si sono spesi 30.500 miliardi di dollari in beni e servizi. Tale spesa, rileva il rapporto, comprendeva bisogni primari come cibo e alloggi ma, all'aumentare dei redditi disponibili, corrispondeva un incremento delle spese in beni di consumo: da cibi piu' raffinati e abitazioni piu' grandi a televisori, automobili, computer e viaggi in aereo.
Nel solo 2008, globalmente, le statistiche ci dicono che sono stati acquistati 68 milioni di veicoli, 85 milioni di frigoriferi, 297 milioni di computer e 1,2 miliardi di telefoni cellulari. E la Terra non ce la fa piu'. Di fatto, sottolinea il rapporto, se tutti vivessero come gli statunitensi, si ritiene che la Terra potrebbe sostenere solo 1,4 miliardi di individui. A livelli di consumo leggermente inferiori, benche' ancora elevati, il pianeta potrebbe supportarne 2,1 miliardi. Ma anche con redditi piu' bassi, l'equivalente di cio' che guadagnano mediamente in Giordania e Thailandia, la Terra puo' sostenere meno persone dell'attuale popolazione.
"Un cittadino degli Stati Uniti consuma energia come 2 europei, 6 cinesi, 22 indiani o 70 abitanti del Kenya. E nei prossimi 30 anni dovranno avere accesso all'energia altri 2,5 miliardi di persone" sottolinea Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia e curatore dell'edizione italiana del rapporto, presentato oggi a Roma dal Wwf. Una presentazione cui hanno partecipato il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, membro della commissione Stglitz, il sociologo Domenico Masi, il direttore di State of the World 2010, Erik Assadourian, ed il direttore editoriale di Edizioni Ambiente, Marco Moro.
"Dobbiamo fare in modo che la sostenibilita' diventi una regola di vita, una consuetudine naturale, tanto quanto la propensione al consumo lo e' oggi" sottolineano gli esperti del rapporto per i quali "per evitare il collasso della civilta' umana e' quindi indispensabile una profonda trasformazione dei modelli culturali dominanti". Ma come? Come ci ricordano gli studiosi del Worldwatch Institute gli esseri umani si sono "strutturati in sistemi culturali che li hanno plasmati e vincolati". "Le norme, i simboli, i valori e le tradizioni culturali con cui un individuo cresce -affermano- diventano 'naturali'".
"Percio', -aggiungono- chiedere a chi vive in culture consumiste di limitare i consumi e' come chiedere loro di smettere di respirare: possono farlo per un po', ma poi, ansimando, inspireranno nuovamente". Secondo quanto ricordato dal presidente del Worldwatch Institute, Christopher Flavin, "viaggiare in auto o in aereo, vivere in grandi case, usare l'aria condizionata non sono scelte in declino, ma sono parti integranti della vita, almeno secondo le norme culturali presenti in un numero crescente di culture del consumo a livello globale".
Ma i modelli vanno cambiati, anche se, afferma ancora Flavin, "ci vorranno decenni" e per vedere un risultato concreto "andranno cambiati aspetti strutturali della societa' come l'istruzione, l'economia, il governo, i media e anche i movimenti sociali e le tradizioni consolidate".
In risposta al messaggio di Fabio Cremascoli inserito il 14 Dic 2009 - 12:40
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