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.: Discussione: A Milano altri episodi di omofobia. E' ora di dire BASTA

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Bruno Alessandro Bertini

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Inserito da Bruno Alessandro Bertini il 2 Nov 2009 - 19:32
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Quello che scrive è molto bello e giusto.
Io vorrei solo che il risultato di tanta buona volontà di una persona nel difendere alcune altre persone in difficoltà non si traducesse in un uso errato dello strumento legislativo che potrebbe essere poi ripreso da personaggi che tanto buoni non sono per adattarlo ai propri fini.
A livello ideologico ci sono in gioco questioni di difficile soluzione. Ad esempio è giusto che le leggi di principio siano pensate per un mondo ideale o adattarle a una situazione reale che magari è ben diversa, col rischio di rendere legali dei compromessi che poi di fatto impediscono di sanare la situazione?
Comunque non mi sembra questo il caso, visto che sia in un mondo ideale che nel nostro l'esigenza di difendere i diritti di tutti i cittadini in egual misura (come garantito dalla costituzione) viene a coincidere e non credo sia il caso di stabilire categorie più o meno tutelate.
Un'altra questione spinosissima è quella culturale legata ad una eredità di matrice cristiana. Ci sono persone che non vedono di buon occhio gli omosessuali a causa del proprio credo religioso/culturale che riconosce nella famiglia classica un bene da tutelare.
Altri, come me per esempio (non mi nascondo), sono critici verso un comportamento che se largamente diffuso (ma non credo che possa accadere) potrebbe stravolgere gli equilibri naturali della procreazione in cui il rispetto delle leggi naturali è imprescindibile.
Dire chi ha ragione o chi ha torto su questi temi è impossibile e fondamentalmente inutile.
Quello che mi interessa è che la legge non ne sia influenzata ne' nel riconoscere diritti a persone che hanno uno status particolare che però non gli crea Handicap concreti (idealmente), sia nel discriminarli come purtroppo è successo in passato con leggi che certificavano la diversa dignità tra due esseri umani.
Io voglio che le leggi esistenti siano applicate meglio o migliorate (per tutti) se necessario.
Per quel che riguarda l'odio diffuso verso una minoranza torno ad esprimere il mio pensiero che dovrebbe essere quella stessa minoranza a fare di tutto per farsi ben volere.
Ad esempio perchè non portare in risalto le opere meritevoli fatte da persone omosessuali, mostrando quanto l'aver avuto al fianco un altra persona che ha condiviso gli stessi ideali sia stato fondamentale per raggiungere quel risultato?
Se è brutto pensare che due persone dello stesso sesso non possano mostrare in pubblico il loro affetto in un certo modo perchè rischierebbero di essere aggrediti verbalmente, è bello invece pensare che non lo facciano volontariamente per rispetto di chi gli sta affianco e per motivi personali potrebbe rimanere offeso da tale comportamento.

Ora che ho detto questo mi limito a rispondere alle domande che mi sono state rivolte, forse in modo retorico, ma comunque restano una buona occasione per esprimere la mia opinione su alcuni argomenti.
..."Esistono per forza delle categorie, spesso, per denotare la presenza di un movimento e di una comunità esclusa da diverse opportunità e occasioni assicurate all'universalità."...
Sì, è inevitabile concordo, ma vorrei fosse chiaro che io per vivere meglio la mia vita posso distinguere le persone in "buone" o "cattive" a seconda della mia convenienza. La stessa cosa non può essere fatta dalla legge. Quindi se per la società esiste una sottocategoria di Omosessuali e di Omofobi non è automatico che le istituzioni debbano riconoscerle a loro volta.

> Secondo lei è cittadino a tutti gli effetti chi non può vedere la sua convivenza legalmente riconosciuta?
Io considero questo riconoscimento un'eredità dovuta alla pratica religiosa del matrimonio. Quando due o più persone decidono di vivere assieme lo fanno per comodità, e se vogliono regolare questa loro convivenza possono stipulare un contratto. Alle famiglie (senza figli) classiche sono dati alcuni privilegi ed è questa l'anomalia dal mio punto di vista. 
> E' un cittadino a tutti gli effetti chi non può assistere, perchè non ha il diritto e quindi chiunque può negarglielo, il proprio o la propria partner in caso di malattia?
Questo è un discorso che prescinde dall'essere una coppia omosessuale e andrebbe affrontato per chiunque abbia un legame d'affetto simile a quello di un parente. (magari basterebbe nominare questa persona in un apposito contratto sociale) 

Per lei è un cittadino a tutti gli effetti chi oggi non può succedere naturalmente nel patrimonio ereditario del proprio o della propria convivente?
Non condivido la parola "naturalmente". Se una persona ci tiene a lasciare parte dei suoi beni ad un altro può nominarlo nel testamento credo.

Secondo lei è cittadino colui che spesso si trova vittima di mobbing e di pressioni psicologiche sui luoghi di lavoro alimentate da pregiudizi ignobili sull'orientamento sessuale?
Certamente, forse lo è meno un cittadino che subisce mobbing perchè non vuole piegarsi a regole ingiuste imposte dal proprio datore di lavoro, sicuramente come chi subisce mobbing per il fatto di non essere omosessuale (ci sono molti casi). 

Secondo lei è cittadino a tutti gli effetti chi non può adottare nessuna o nessuno in quanto si parte dall'errato e devastante preconcetto che un bambino accudito e cresciuto in una famiglia omogenitoriale debba per forza crescere omosessuale (come se tutti gli omosessuali attuali non fossero stati cresciuti in famiglie dove vige lo schema tipico della coppia eterosessuale)?
Qui si torna su questioni di credo personale. Il mio mette al primo posto le leggi della natura: se desideri un figlio fai una famiglia classica altrimenti accetti che la tua condizione è sfavorevole all'avere la responsabilità di crescere un figlio.  

> Secondo lei è cittadino a tutti gli effetti chi non può esprimere liberamente la propria affettività in pubblico in quanto rischia di essere violentato fisicamente da soggetti omofobi, e che spesso come vittime non abbiano la giusta tutela e assicurazione di protezione personale?
Ogni cittadino che venga aggredito deve essere protetto. Poi se uno indossa gioielli preziosi e gira da solo la notte  per le vie più malfamate della città non può lamentarsi di essere a rischio di aggressione. Ci vuole buon senso da parte di tutti e magari più discrezione in alcuni luoghi. Ad esempio all'uscita di un locale per gai (luogo in cui spesso avvengono aggressioni) non capisco perchè sia difficile trattenersi visto che fino a pochi istanti prima si era in un luogo in cui un tale comportamento non avrebbe dato alcun fastidio. 

> Io penso che queste domande facciano ben intendere che ancora, in Italia soprattutto, gli altri paesi hanno fatto progressi elevati nell'ambito, ci siano categorie precostituite tra chi ha il diritto di definirsi cittadino a tutte gli effetti e chi invece deve ancora procedere nel venire riconosciuto in opportunità che sono naturali in un sistema di diritto.

Non è che mi sia molto chiaro il concetto, ma all'atto pratico non trovo troppa differenza tra i vari paesi. Le leggi magari sono migliori ma il comportamento di alcune persone resta gravemente discriminatorio.

..."Quale riflessione, mi permetta, occorrerebbe fare? E partendo da quali tesi?"
Di base penso sia sempre bene riflettere su ogni argomento che si discute. La riflessione personale è uno strumento utile a vedere un problema da diverse angolazioni. Considerando anche i motivi di chi, secondo noi, sbaglia. 

> Secondo lei è una colpa rivendicare diritti oggi non riconosciuti: diritti che, se venissero riconosciuti, potrebbero accrescere la forza di una democrazia che vedo in Italia spesso scricchiolare.
Dal mio punto di vista incrinerebbeo il fondamento di uguaglianza alla base della democrazia. La storia è piena di gruppi che hanno rivendicato i propri diritti in modo sbagliato. Nelle regioni del sud italia ci sono persone che ogni giorno rivendicano i propri diritti, ma lo fanno in un modo sbagliato, che come risultato ha  solo quello di fungere da scusa per alcuni ignobili personaggi che ne approfittano. E' brutto affermare che questa incapacità sia una colpa, ma se viene protratta nel tempo lo diventa.  

>E' una colpa secondo lei esprimere liberamente la volontà di vivere la propria vita nella "normalità" in cui la vivono altre persone?

Tralasciando il difficile concetto di "normalità" non lo è e nessuno potrà mai dire il contrario.
 
Per quel che concerne le minoranze e le loro associazioni abbiamo anche quelle dei notai, dei giudici e degli avvocati che grazie a leggi poco democratiche sono arrivate a godere di diritti particolari. E non sono di certo le più ben volute dal popolo.

... "si ricorda l'episodio spiacevole nel dibattito concernente l'approvazione dell'aggravante dell'orientamento sessuale nei reati contro la persona."

Sì, e personalmente ne sono stato contento per i motivi già esposti. 

> E' il fatto che esista un Parlamento in cui la maggioranza non ha provveduto a votare e recepire una direttiva europea che determina il riconoscimento delle coppie di fatto.
 
Qui il discorso è diverso: si poteva fare una buona legge che valesse per tutti, ma per motivi di partito e di convenienza si è fatto il solito pasticcio per arrivare (volutamente) a un nulla di fatto. Sono convinto che se ci mettessimo io e lei a discutere l'argomento in un paio d'ore avremmo una legge equilibrata e funzionale...

> E' il fatto che, in occasione di un dibattito avutosi in Regione Lombardia circa la proposta dell'opposizione di centrosinistra di riconoscere istituzionalmente la Giornata contro l'Omofobia, il capogruppo della Lega ha utilizzato epiteti offensivi circa il testo e il suo obiettivo ispiratore.

Sono dell'idea che non si dovrebbe mai organizzare qualcosa contro qualcuno. Anche discriminare un omofobo è razzismo. Questo è per me un esempio di ciò che succede quando le istituzioni invadono il campo del buon senso personale. 

> E' il fatto, e concludo seppure ci sarebbero casi differenti e numerosi, che in Provincia di Milano ci sia una maggioranza che ha votato contro un testo, universalmente accettabile, di buon senso si oserebbe dire, che provvederebbe a esprimere solidarietà alle vittime di reati omofobici.

Anche in questo caso credo sia stato giusto così.
 
>Forse occorrerebbe pensare e riflettere su questo lato istituzionale che apre legittimazioni preoccupanti su alcune pratiche odiose nella società, e che tramite il pregiudizio creano fratture insanabili ed esclusioni inaccettabili e vergognose. Le cause di questi comportamenti possono essere differenti, ma non sono accettabili e sono da perseguire quali essi sono: atti di odio verso il diverso, atti di violenza verso chi esprime il proprio orientamento, atti di intolleranza devastante. 
Trovo importante fare distinzione tra una legge per tutti e una legge per alcuni. Il problema dell'omofobia va risolto riflettendo sui motivi all'origine di quest'odio.

  
In risposta al messaggio di Alessandro Rizzo inserito il 30 Ott 2009 - 20:13
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