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.: Discussione: Quartieri negli ex scali ferroviari

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Enrico Vigo

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Inserito da Enrico Vigo il 13 Giu 2009 - 09:00
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La delibera è molto descrittiva, ricca di leziosi particolari, piena di buoni intenti e ottimi consigli, tuttavia senza l'aiuto di mappe, slides o simili si può capire veramente poco, dubito che tale documento abbia la giusta efficacia con il destinatario competente, come è nel suo lodevole e a tratti condivisibile intento, rischia di essere un atto da archivio e poco più.

Tuttavia, a fianco di innumerevoli indicazioni enfatiche di buon senso, spesso ovvie, non trovo spunti per un parziale riutilizzo del territorio in procinto di essere liberato anche ad uso abitativo, non troppo impattante, di edilizia abitativa calmierata (mista convenzionata e sociale, residenze anche per anziani e studenti di taglio adeguato), con servizi e attività commerciali e artigiane di dettaglio a rivitalizzare l'area.

Alcune zone che stanno per essere recuperate alla funzione più specificatamente urbana come quella ex ferroviaria di Porta Genova meritano una urbanizzazione non selvaggia, ma ragionata e sostenibile, insieme ad un riassetto complessivo funzionale del teritorio, facendo esplodere occasioni irripetibili di riqualificazioni d'eccellenza del territorio con parametri urbani d'avanguardia, con verde vivo e non prateria spenta e trasandata alla milanese.

Questa di Porta Genova non è una fetta di foresta amazzonica, è una porzione pregiata di città in cui fare ragionamenti che tengano conto di una pluralità di bisogni da soddisfare in ambito urbano, che vanno accertati e realizzati in equilibrio, senza demonizzare nulla.

Solo i parcheggi a raso in superfice mi sembrano una vera idiozia da non commettere nel terzo millennio.

Allo stato non vedo indicazioni d'eccellenza, mi pare un documento mediocre, si può fare i più e di meglio, ma serve un progetto di città non slegato da un orizzonte più vasto dell'ambito locale, senza il quale il grigiore ed il verde spento di Milano non si rivitalizzeranno mai.

E' materia per architetti qualificati e competenti, da progetto europeo (brainstorming), ed un pò meno per apprendisti stregoni (tra i quali mi ci metto ordinatamente in fila anch'io) pieni di buone intenzioni e buone idee nella tristezza della grigia mediocrità milanese.

"Ofelè fa il to' mestè", un proverbio che tutti più spesso dovremmo con umiltà ricordarci, gli indirizzi politici chiari ci sono, vanno rielaborati con mestiere in una visione tecnica urbanistica d'avanguardia, l'unica che possa dare risultati apprezzabili.

Non lasciamo morire d'inedia anche questa occasione per Milano, quello che sta intorno a noi non è sempre solo colpa del "governo ladro" (di turno), è la somma ti tanti errori, tra i quali non dobbiamo mai dimenticare anche i nostri, troppo spesso (abilmente) disconosciuti e sottostimati. 

Enrico Vigo
In risposta al messaggio di Angelo Valdameri inserito il 12 Giu 2009 - 15:55
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