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.: Discussione: Piccoli club di resistenza contro il declino

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 9 Feb 2009 - 18:09
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Da milano.corriere.it:

http://milano.corriere.it/milano/notizie/caso_del_giorno/09_febbraio_7/caso-150977427754.shtml

il caso del giorno

Piccoli club di resistenza contro il declino

La borghesia e gli industriali milanesi sono spariti, i politici della zona non contano nulla...

Caro Schiavi, mi chiedo quanti a Milano parlano usando il «noi» intendendo la nostra città. Nel 1950-60 c’erano i milanesi orgogliosi e produttivi, i «meridionali» ben integrati che lavoravano ed erano grati alla città che permetteva loro di fare carriera (in seguito votavano Lega più dei lombardi). Ora chi c’è? La borghesia e gli industriali milanesi sono spariti, i politici della zona non contano nulla, quelli non milanesi in giunta comunale se ne fregano e/o favoriscono solo il loro quartierino, i nuovi imprenditori che hanno fatto/fanno carriera e soldi qui restano 4 giorni alla settimana e poi— partendo da Linate con i loro aerei — «tornano» alle loro origini per il fine settimana. I moltissimi lavoratori che ogni mattina arrivano in città utilizzano solo il ticket per pranzo, si lamentano (giustamente) dei mezzi, dello smog e quindi fuggono. Chi può fare gli interessi di Milano? Chi può dare delle idee? Quanti degli assessori sono andati in giro per l'Europa da soli a vedere cosa fanno i nostri vicini? Mi offro di accompagnarli a spese mie. Milanesi vogliamo contarci? Ma quanto contiamo per il Comune e soprattutto per l’azienda Italia? Sanno che noi milanesi, come muli, continuiamo a lavorare, lavorare, lavorare e pagare le tasse?

Camilla Merlini

 

Gentile Camilla, la crisi obbliga tutti a cicaleggiare un po’ meno e a tirarsi su le maniche per non lasciar andare la barca nei pali. Questo è il momento delle responsabilità: il «noi» dovremo imparare a dirlo, e presto qui a Milano, per non precipitare nel new medioevo, come ci aveva avvertito una giovane lettrice. Siamo in pieno sbandamento etico e il rischio è che invece degli interessi comuni prevalgano ancora di più quelli di parte, dalla famiglia alle istituzioni. Per questo molti di «noi» danno importanza alla scuola, alla cultura, all’onestà e al buon esempio. Viviamo nelle contraddizioni, a Milano e in Italia. Ma a Milano, nonostante i suoi dubbi e la borghesia scomparsa, ci sono risorse che messe insieme possono accendere qualche scintilla di speranza. Quanto all’Expo, Malpensa, inquinamento e via elencando, siamo messi male, male davvero. E questo preoccupa. Ma da qualche parte vedo tentativi di resistenza civica, ci sono tanti talenti solitari che si stanno cercando, torna la voglia di fare qualcosa contro il disimpegno imperante, la voglia di fuga. Quanto contano questi milanesi non lo so, ma io ne conosco qualcuno: si incontrano, parlano, progettano, non accettano niente a scatola chiusa, vogliono essere attori e non spettatori. Per ora sono pochi, un piccolo club: ma dicono «noi», ci siamo. Auguri.

Giangiacomo Schiavi
07 febbraio 2009 (ultima modifica: 09 febbraio 2009)