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.: Discussione: Annunci e buone intenzioni non moltiplicano le biciclette

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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 22 Set 2008 - 09:06
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Da ViviMilano:

Il verbale dell'incontro tra gli assessori. I Verdi: è una vergogna
 
Comune diviso, niente piste ciclabili in centro
 
«Tolgono posti auto». Bloccato il tratto Duomo-Porta Nuova, a rischio 6 percorsi. Legambiente: pochi gli spazi per le biciclette


Piste ciclabili a rischio. Quelle del centro storico. Bloccato, fino a nuovo ordine, il tratto che va dal Duomo a Porta Nuova. Sotto esame altre sei piste: Duomo-Porta Monforte, Duomo-Porta Romana, Duomo-Porta Ticinese, Castello Porta Ticinese, Duomo-Porta Sempione. Tutte in fase progettuale avanzata e soprattutto, finanziate. Il motivo? La creazione di piste ciclabili sottrae posti alle auto in sosta. La denuncia arriva dal Verde, Enrico Fedrighini e trova supporto in un verbale di una riunione di pochi giorni fa a Palazzo Marino. «Dopo una breve presentazione da parte dell'assessore Bruno Simini scrive il verbalizzante - circa il tracciato del progetto definitivo relativo all'itinerario ciclabile Duomo-Porta Nuova, gli assessori e i loro delegati hanno deciso che le attività progettuali resteranno definitivamente sospese fino a nuova convocazione...
Tale ripercussione potrebbe ripercuotersi sulle conclusione del progetto entro i tempi utili per il finanziamento mediante il mutuo di fine ottobre».

Altrimenti detto: lo stop rischia di far perdere il finanziamento. Adesso, si aspetta la nuova convocazione da parte dell'assessore Edoardo Croci. I tempi sono ristrettissimi. Ma a sorprendere «politicamente » sono le motivazioni per cui si è arrivati al «congelamento » di progetti inseriti come prioritari nel piano delle opere, approvati dall'aula e in una fase molto avanzata di progettazione. «Le criticità ad oggi irrisolte continua il verbalizzante sono: la volontà politica di pedonalizzare via Brera e l'opportunità di eliminare parcheggi in via Verdi a favore della pista ciclabile».
 
«Lasciamo da parte la volontà politica su via Brera - attacca Fedrighini - il vero scandalo è che si decida di cambiare rotta rispetto al programma elettorale della Moratti sulla mobilità sostenibile solo perché si vanno a togliere i parcheggi alle auto. È bene che i milanesi sappiano che il partito delle auto sta tornando alla grande. Lo ha fatto riaprendo la vicenda dei parcheggi bocciati e lo sta rifacendo con lo stop alle piste ciclabili. Alla faccia del Pm 10 e dell'inquinamento». Fedrighini chiede un intervento diretto della Moratti: «Il sindaco deve dire da che parte sta». E se per Duomo-Porta Nuova si è arrivati a uno stop formale, per le altre tratte prossime al bando di gara, la situazione è grigia: «Da ultimo conclude il verbalizzante della riunione - si è registrata la necessità di valutare da parte degli assessori l'eventuale sospensione delle gare di prossima pubblicazione circa la progettazione degli altri percorsi ciclabili che inevitabilmente sopprimeranno posti auto nelle vie attraversate».
 
L'elenco è quello citato prima. Per quasi tutte le nuove corsie si è arrivati al progetto definitivo, ossia, lo step precedente al bando di gara. Ironia del destino, il «congelamento » delle piste ciclabili arriva proprio nel giorno in cui nel mondo si festeggia la «giornata libera dalle auto» e Legambiente stila la classifica «ecologica» delle città lombarde. Milano guadagna posti. Quarta in classifica. Il motivo del balzo in avanti? Essenzialmente per Ecopass. «Anche se - fa notare Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia - spazi e servizi per i ciclisti sono ancora insoddisfacenti, come testimonia il dato di 1,6 metri quadrati per abitante di corsie ciclabili». Anche perché l'uso delle due ruote riguarda un milanese su dieci. E ogni giorno in città si contano oltre 132 mila spostamenti in bici e almeno 20 mila milanesi utilizzano le due ruote per lavoro e 4000 per studio. Non solo: secondo i dati elaborati dall'Atm e dall'Agenzia per la Mobilità il 10 per cento degli ingressi in centro avviene in bicicletta. Proprio quel centro storico che adesso sembra dire no alle due ruote.

Maurizio Giannattasio
22 settembre 2008


Da ViviMilano:

Il commento

Lo scandalo dei progetti rimasti nel cassetto

L'Expo, oltre ai grattacieli, dovrebbe rilanciare i piani riservati alle due ruote, ormai adottate da tutte le grandi città europee

Grandi cose promette l'Expo per Milano: grattacieli e metrò, nuovi quartieri e nuove strade. Ed è giusto che sia così, che l'Expo serva, cioè, in primo luogo allo sviluppo della metropoli, rilanciandone lo spirito d'iniziativa e le capacità imprenditoriali. Tutt'altro paio di maniche sono, infatti, i padiglioni, sulle cui capacità di attrarre visitatori si possono soltanto fare delle ipotesi. C'è il dubbio — avvalorato dai risultati abbastanza modesti ottenuti sotto questo punto di vista dalle ultime città che hanno ospitato un'Expo — che la manifestazione in sé possa aver un po' fatto il suo tempo. Probabilmente «funzionava» meglio, cioè, all'epoca della Tour Eiffel che non a questa della televisione che porta a domicilio qualsiasi cosa.
 
Peccato, però, che tra i grandi e costosi progetti non si senta praticamente più parlare di uno assai più modesto e meno costoso di tutti gli altri, e cioè la realizzazione delle piste ciclabili, adottate da tutte le grandi città europee dove sono ritenute ormai imprescindibili per ridurre traffico e inquinamento. A Milano sono state promesse a ripetizione, scomparendo poi ogni volta misteriosamente dal programma dei lavori annunciati dal Comune. E anche il progetto del bike-sharing, e cioè la dislocazione in città di un gran numero di biciclette pubbliche a disposizione dei cittadini, in questi giorni è stato ancora una volta rinviato.
 
Nel frattempo infuria la battaglia sui marciapiedi tra pedoni e ciclisti, gli uni sempre più esasperati dalla forzata convivenza, gli altri in fuga dalla rischiosa prima linea di piazze e strade (e, spesso, invadenti e prepotenti). Quanto al traffico e agli ingorghi, li conosciamo tutti. Tanto per fare un esempio, Saragozza, dove si è conclusa in questi giorni — e nel silenzio generale — un'Expo abbastanza fallimentare rispetto alle aspettative, ha comunque sfoderato per l'occasione ben 40 chilometri di fiammanti piste ciclabili, da quasi zero che erano, e nemmeno il melanconico flop di visitatori potrà più togliergliele. E se è vero che questi tracciati non promettono lontanamente il ritorno economico di un grattacielo o di altro fabbricato prestigioso, per cui difficilmente i costruttori faranno a gara per realizzarle, non è certo una buona ragione perché gli amministratori si ostinino a negare a Milano — peraltro adattissima alla bici con la sua riposante piattezza priva di salite — ciò che altrove metropoli e città di tutte le dimensioni hanno da tempo giudicato indispensabile per semplificare e migliorare la vita dei loro abitanti.

Isabella Bossi Fedrigotti
22 settembre 2008
In risposta al messaggio di Eugenio Galli inserito il 18 Lug 2008 - 16:07
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