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.: Discussione: Forum delle donne per Milano

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Karen Maria Caterina Donofrio

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Inserito da Karen Maria Caterina Donofrio il 19 Maggio 2006 - 15:09
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Riproposto da: Donofrio, Oriolo, Rubano, Buccolo, Re e Marina candidati nella Rosa nel Pugno.
            PROPOSTE  PER  IL  PROGRAMMA  ELETTORALE  DELL' UNIONE  DI   
                                               CENTROSINISTRA  PER   MILANO

 
Ci proponiamo di dare  forza e visibilità, anche attraverso il nostro linguaggio, alle donne di Milano e vogliamo contribuire a governare questa città.
Per questo vogliamo contribuire al programma  dell'Unione proprio in quanto donne, oltre al nostro impegno nei partiti e nelle associazioni - che permane -, in modo che venga assunto il nostro punto di vista, a seguito  di una elaborazione comune con il vasto e articolato mondo dell'associazionismo femminile.
Le donne sono più della metà della popolazione e questo fa di loro soggetti della politica, non una categoria debole da tutelare.
Le donne, in particolare a Milano, rappresentano una straordinaria ricchezza, in quanto presenti- più che in tutto il resto dell'Italia - nel lavoro dipendente, nell'imprenditoria, nelle professioni, nelle organizzazioni di volontariato e di partecipazione civile, e in quanto   laureate e diplomate più dei loro coetanei; ciononostante subiscono  ancora discriminazioni, proprio a partire dai luoghi della politica e del potere economico. Nonostante siano portatrici di talenti, creatività e valori, spesso vedono chiuse le opportunità di emergere e di contare.
Inoltre, per l'arretratezza del mercato del lavoro, per le arretratezze sociali e culturali che ancora connotano pesantemente la società italiana, per come è stata costruita ed è organizzata la città, e per le molteplici carenze dei servizi sociali ed educativi - particolarmente aggravate  da quindici anni di gestione della destra -, sono le donne ad avere i maggiori   problemi: sono la grande maggioranza delle persone con lavoro precario e - nella città più cara d'Italia - delle persone povere (sole con figli, anziane e vecchie sole) e, se vogliono tenere insieme lavoro e figli, sono costrette a salti mortali e spesso a rinunciare all'uno o all'altro aspetto della loro vita. E, ancora, sono donne le principali vittime di maltrattamenti, abusi e violenze.
Milano ha bisogno di un grande progetto per rinascere e guardare al futuro; ha bisogno, dopo i fallimenti della politica condominiale della destra, di un'altra politica che tenga insieme sogno e concretezza; Milano e la politica, ovvero "tutto ciò che riguarda la città", hanno bisogno delle donne.
Vogliamo una città in cui i e le giovani abbiano qualche possibilità di futuro, in cui anziani/e e vecchi/e siano meno soli/e e in cui donne e uomini condividano lavoro produttivo, lavoro di cura e governo della città.
Ecco quindi le nostre  proposte per Milano.
           
IL  COMUNE  CHE  VOGLIAMO: cittadine e cittadini
 
- Giunta composta per metà da donne e per metà da uomini, in modo da garantire una reale rappresentanza a più della metà della popolazione milanese;
- Partecipazione delle donne ai consigli di amministrazione degli enti partecipati e controllati dal Comune, scelte tra le tante e qualificate presenze nel mondo delle professioni;
- Adozione di Politiche di Genere rivolte a creare  uguali opportunità, sia all'interno del Comune che delle aziende controllate e partecipate: 1) attivazione di azioni positive, tese a raggiungere obiettivi quantitativi, collegati a indicatori misurabili monitorati e discussi periodicamente; 2) inclusione dell'ottica di genere in tutte le politiche di sviluppo locale, non limitatamente a quelle affidate a un  assessorato apposito (anche se da questo promosse e coordinate), ma  trasversali a ogni azione e intervento comunale.

- Bilancio di Genere a livello comunale e di zona/municipalità: strumento da adottare da parte del Comune e di ogni Consiglio di Zona/Municipalità per  tener conto delle differenze di genere nelle proprie scelte economiche e sociali .  Il bilancio di genere rivede  il modo sia di reperire le entrate  sia di offrire gli interventi, le azioni e i servizi tenendo conto delle diverse esigenze delle donne, soprattutto in merito ai servizi sociosanitari e a quelli che meglio sostengono la conciliazione dei tempi di lavoro e di vita, promuovendo in questo modo pragmaticamente la parità tra donne e uomini.
 

- Una adeguata rappresentanza delle donne nelle presidenze degli attuali Consigli di Zona e nelle commissioni (almeno il 30%).
- Assessora alle Politiche femminili, che: 1) collabori all'impostazione del bilancio di genere ai vari livelli; 2) introduca l'impostazione  di genere nella raccolta ed elaborazione dei dati  e nelle ricerche e la valutazione di impatto di genere per gli interventi comunali; 3) promuova  la valorizzazione delle competenze femminili nelle politiche del personale all'interno del Comune; 4) realizzi i Centri Donna polivalenti e le politiche dei tempi della città; 5) attivi specifiche  politiche esterne per la formazione, il lavoro e l'imprenditorialità delle donne; 6) curi, in accordo con l'Azienda sanitaria Locale, il miglioramento, l'estensione e il buon funzionamento dei servizi per la salute delle donne; 7) valorizzi la creatività delle donne  in ogni settore.
- Tutela del lavoro per tutte e per tutti come bene prezioso per la collettività.
Il Comune che vogliamo deve operare su un doppio versante:
-all'interno deve: regolarizzare lavoratori e lavoratrici precarie  alle  dipendenze  sia proprie sia degli enti partecipati e controllati; valorizzare le competenze interne; realizzare la formazione permanente; attuare azioni positive a favore delle lavoratrici a ogni livello e il ribilanciamento di genere dei ruoli dirigenziali; trasformare i bisogni delle lavoratrici da problema a risorsa per il miglioramento organizzativo di attività e servizi; riaggregare le esperienze e le professionalità disperse dalla gestione della destra; combattere il lavoro nero e gli incidenti sul lavoro, con appositi protocolli, in tutte le situazioni che dipendono dal Comune, come ad es. i cantieri edili delle opere per cui viene rilasciata la concessione edilizia  e gli appalti di servizi;
- all'esterno (in collaborazione con la Provincia) deve: promuovere il rilancio della città e creare le condizioni perché vengano realizzati nuovi posti di lavoro qualificati e attivare  iniziative specifiche per:
* nella scuola media primaria e secondaria promuovere la cultura tecnicoscientifica, con iniziative di informazione/formazione/orientamento mirate in particolare alle studentesse;
* premiare le imprese che attuano la valorizzazione di genere e stigmatizzare quelle che adottano comportamenti discriminatori;
* favorire un lavoro dipendente adeguato per le donne immigrate con titoli di studio superiori  e il loro associazionismo per svolgere più adeguatamente lavori autonomi;
* sostenere la conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di cura (legge 5372000), anche attivando un fondo per  imprese ed enti che concordino con i sindacati progetti di conciliazione di tempi e orari;
* promuovere il raccordo lavoro-formazione-lavoro per tutti i casi di sospensione dell'attività, in particolare per il rientro delle donne dopo la maternità, mediante percorsi personalizzati;   
*  promuovere nelle imprese e negli enti la valorizzazione delle competenze accumulate da lavoratori/trici  prossimi/e alla pensione mediante periodi di lavoro a tempo parziale in cui trasmettere le proprie conoscenze e contemporaneamente riorganizzare  la propria vita;
*  promuovere l'imprenditoria femminile, peraltro già in crescita.  Le donne che intendono sia entrare nel mondo del lavoro direttamente in proprio, sia passare da lavoratrici dipendenti a imprenditrici dovranno essere supportate: 1) mediante un percorso formativo di gruppo e  una successiva fase di supporto individuale, nella redazione del piano industriale e nell'avvio della propria idea di impresa; 2) mediante speciali forme di accesso al credito e al microcredito, promosse dal Comune con il sistema bancario;
*   promuovere cooperative di giovani che svolgano attività produttive, commerciali, di servizi (cultura, intrattenimento, sport, ecc.);
Dipartimento alle Nuove Città alle dipendenze del sindaco, con il compito di  organizzare la trasformazione fisica, funzionale ed estetica delle attuali periferie in vere e proprie città, utilizzando  e coordinando le risorse  dei vari assessorati.
Il Comune etico, dei diritti e della pace:

Il Comune etico, che adotti pratiche socialmente responsabili e un codice etico per gli acquisti (ad es. affidi i servizi di tesoreria comunale a istituti bancari non compromessi con il commercio internazionale di armi; utilizzi, nelle mense scolastiche, nelle mense comunali e nei distributori di bevande all'interno degli uffici, prodotti provenienti dal commercio equo e solidale e di coltivazione biologica certificati; neghi il patrocinio a iniziative sponsorizzate da imprese che praticano politiche del lavoro, ambientali e commerciali censurabili o poco trasparenti;  rifiuti la sponsorizzazione di proprie iniziative da parte delle stesse imprese e privilegi quelle che dispongono di certificazioni sociali e ambientali; utilizzi prodotti e pratiche rispettose dell'ambiente (carta riciclata, lampade a basso consumo energetico, ecc.) e introduca criteri di fiscalità ambientale nella predisposizione di tariffe e di aliquote di tasse e imposte comunali.

Il Comune dei diritti, che concorra, insieme allo Stato, a garantire il minimo vitale secondo modalità da studiare (per assicurare il diritto alla  dignità personale); che garantisca concretamente il diritto all'accesso ai servizi comunali (a partire dai nidi) anche alle persone a reddito basso e mediobasso mediante una consistente diminuzione delle tariffe applicate a tali fasce di reddito; che istituisca il Registro delle unioni civili per le coppie di fatto.
Il Comune della pace, che partecipi alla Casa della Pace istituita dalla Provincia di Milano e aderisca alla campagna dell'ONU contro la povertà.
I  SERVIZI   CHE  VOGLIAMO:

1. Centri Donna polivalenti (operanti  in collaborazione con associazioni e gruppi di donne, e gestiti da comitati delle utenti): da riattivare come: spazi per la creatività e per l' elaborazione culturale delle donne; centri di informazione, ascolto, orientamento, accompagnamento per i problemi legati alla formazione, al lavoro, all'accesso ai servizi, al disagio; centri per attività formative di base mirate (ad es. per l'accesso all'informatica); centri di tutela legale per  problemi familiari e di relazione e nei casi di violenza contro le donne e contro i/le minori;  progetti mirati alle donne immigrate e alle donne rom; banche del tempo.

2. La salute: prevenzione e assistenza.
Il Comune, che ha colpevolmente rinunciato a occuparsi della salute, deve ricominciare a svolgere una funzione di programmazione, coordinamento e controllo dei servizi, di monitoraggio e tutela di cittadini e cittadine, di garanzia dell'accesso alle prestazioni; in particolare occorre ridefinire i Distretti socio.sanitari, in modo da riportarli alle dimensioni previste dalla legge  (50/100.000 abitanti) e  farli coincidere con le nuove Municipalità, e da sperimentare il modello di presa in carico integrata detto "casa della salute".

- Consultori: da raddoppiare (almeno: la legge ne prevede uno ogni 20.000. abitanti) e da potenziare come personale e come risorse; particolarmente rivolti alla prevenzione primaria per la salute sessuale e riproduttiva e per la contraccezione ( prestazioni gratuite, compresa la pillola del giorno dopo), con progetti specifici mirati alle giovanissime e alle donne immigrate ( anche presenza di mediatrici culturali); centri polivalenti per il ben essere delle donne nelle varie fasi della  vita biologica e psicologica (adolescenza, maturità, menopausa), in grado di supportare le donne e  le coppie anche attraverso la generalizzazione della mediazione familiare oggi praticamente assente; centri di sostegno alla maternità desiderata, anche nei primi tempi di vita di figli e figlie, e di corretta applicazione della legge 194/1978 per l'interruzione di gravidanze non desiderate.   Per realizzare tutto ciò diventa  fondamentale  ricreare i comitati di gestione delle utenti;
- Negli ospedali cittadini controllo dell'effettiva capacità di erogare le prestazioni previste dalla legge 194/1978 e introduzione di tutte le metodiche, ampiamente adottate in molti paesi europei,    coerenti con la stessa, che prevede "l'uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell'integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l'interruzione della gravidanza";
- Osservatorio sulla salute della donna: che effettui il monitoraggio costante sugli specifici problemi/servizi e sia punto di riferimento per utenti, operatrici, ricercatrici;
 
- Salute dell'età evolutiva: progettazione e realizzazione, in accordo con l'Azienda Sanitaria Locale,  di una rete di servizi per la salute psicofisica dell'età evolutiva (0-16 anni), in stretto raccordo con asili e scuole,  che si facciano carico soprattutto sia della prevenzione e del reperimento precoce delle malattie, delle malformazioni e del disagio psichico, sia dell'educazione (sanitaria, alimentare, sessuale); garanzia della qualità dell'alimentazione fornita dalle mense scolastiche.
3. Educazione e formazione durante tutto l'arco della vita.
- Progetto educativo unitario per bambine e bambini da 0 a 6 anni. In particolare un grande investimento va fatto per i nidi comunali, oggi ben lontani dal bisogno reale, che non possono più essere considerati "servizi a domanda individuale"; occorre garantire una elevata qualità non solo nei nidi a gestione diretta, ma anche in quelli a gestione privata, con adeguate forme di programmazione e controllo, anche attraverso la partecipazione dei genitori;
- Iniziative di integrazione/sostegno alla scuola statale:  contro la dispersione, per favorire il successo scolastico di tutte e  tutti almeno nella scuola dell'obbligo;  attività espressive, culturali e sportive, in particolare rivolte all'adolescenza,  dopo il tempo pieno scolastico; servizi e progetti mirati a bambini/e e ragazzi/e  stranieri e rom.
- Centri di Educazione Permanente nei quartieri per la generalità della popolazione:luoghi di arricchimento culturale per il pieno esercizio della cittadinanza, in particolare nelle lingue straniere e nell'informatica di base,  con progetti specifici  mirati alla rialfabetizzazione degli adulti/e e alla terza età.
4. Solidarietà e comunità
- Contrasto al maltrattamento e alla violenza sessuale e sostegno alle vittime attraverso una rete di interventi e servizi (pronto intervento, comunità ecc);
-Servizi domiciliari per anziani/e e vecchi/e in difficoltà, e, più in generale, per disabili, da estendere in tutti i quartieri; una rete di piccole case di accoglienza (appartamenti, villette, ecc.) diffuse nella città perché i e le non autosufficienti possano mantenere una relazione con il proprio quartiere e con le proprie parentele e amicizie;
-Anziani/e attivi/e come risorsa (volontaria e/o retribuita) sia per le giovani generazioni (nonne baby sitters, accompagnamento casa-scuola, racconto delle proprie esperienze di vita nelle scuole;  ex insegnanti che affiancano studenti, accompagnatori/trici in musei, biblioteche ecc.), sia per i/le coetanei/e e per le persone disabili in genere (assistenza domiciliare e compagnia, professionisti in pensione che diano consulenze gratuite, ecc.), sia per servizi di pubblica utilità (cura del verde di quartiere, ecc.);
-Mediatrici e mediatori culturali nei servizi pubblici: ospedali, consultori, ambulatori sanitari, asili nido, scuole per l'infanzia, scuola dell'obbligo;
-Servizi sociali di strada a sostegno di chi vuole uscire da prostituzione, tossicodipendenze, accattonaggio.

LA  CITTA'  CHE  VOGLIAMO: bella da vivere

1)     la città di città: invece di una città con centro e periferie e quartieri dormitorio vogliamo una città in cui:

-ogni sua parte acquisisca gli elementi qualitativi che caratterizzano una vera città: attività importanti dal punto di vista economico/produttivo e civico, possibilità di lavoro, begli edifici, luoghi belli e diffusi per l'incontro e per la cultura, piazze di quartiere  riqualificate,  verde ben curato, alberi e fiori e opere d'arte, servizi pubblici e privati di buona qualità in tutti i campi e ben diffusi sul territorio;
-  gli attuali Consigli di Zona diventino Municipalità e cioè veri e propri Comuni, vicini ai problemi e alle possibili soluzioni, autonomi come poteri decisionali e come risorse per tutti i compiti di interesse locale (pianificazione urbanistica attuativa; riqualificazione dei quartieri; cura del verde di quartiere e degli spazi aperti,  arredo urbano; Agenda 21 locali; istruzione delle pratiche edilizie; sportello unico per le attività produttive, piani commerciali di zona a tutela del piccolo commercio, programmazione e gestione dei servizi di base in campo sociosanitario, educativo e culturale; sostegno alle forme di associazionismo e di solidarietà sociale anche autogestite, vigilanza urbana,  ecc); Municipalità  da riunire  nella Città Metropolitana per tutti i compiti che riguardano l'area metropolitana nel suo complesso (pianificazione del territorio, tutela dell'ambiente, mobilità, grande distribuzione commerciale); 
- in cui il territorio delle future Municipalità sia individuato, mediante un processo partecipato, riaggregando le precedenti 20 zone del decentramento in modo da ricomporre e valorizzare, per quanto è ancora possibile, le caratteristiche dei vari quartieri e in modo da individuare i nuovi "luoghi centrali" partendo dai quali trasformare periferie e quartieri dormitorio in città;
2) la città partecipata, in cui fioriscano la discussione pubblica e la partecipazione popolare alle scelte affinché gli e le abitanti si riprendano la responsabilità e la gioia di decidere come vivere la propria città.  Esempi.
-Urbanistica partecipata per interventi a livello locale (ascolto della cittadinanza - e in particolare delle donne - prima di decidere nuovi insediamenti e opere e prima della progettazione, inserimento delle richieste e proposte popolari nei bandi di concorso, consultazione sui progetti, discussione e convalida del progetto vincitore, discussione partecipata delle modalità di realizzazione, progettazione partecipata nei Contratti di Quartiere per la riqualificazione dell'edilizia popolare) e a rilevanza territoriale più ampia (per progetti e tracciati di strade, ferrovie, trasporto pubblico di superficie, progetti di grandi impianti,  grandi piani urbanistici, ecc). 
-Agenda 21 di zona/municipalità per la riqualificazione ambientale partecipata.
-Bilancio partecipato comunale e di zona/municipalità, per decidere le priorità di spesa nei servizi e negli interventi a più diretto contatto con la popolazione.
-Comitati di gestione dei servizi di base, a cominciare da comitati delle utenti  per i Centri Donna polivalenti, per i consultori e per i nidi.
-Comitati di autogestione nei quartieri di edilizia popolare, con una nutrita rappresentanza delle donne, che si occupi di: manutenzioni, riscaldamento, risparmio energetico, cura e uso degli spazi comuni e del verde, segnalazione degli alloggi che diventano sfitti, organizzazione della solidarietà all'interno del quartiere, banche del tempo, ecc.
-Comitati di controllo sull'erogazione dei servizi a rete (trasporti, acqua, energia).
-Consiglio comunale e consigli di zona/municipalità dei ragazzi e delle ragazze come scuola di responsabilizzazione, partecipazione e solidarietà.
-Consulte  a livello di zona/municipalità.
-Telematica civica.
3)  la città sana  (la città dell'ecosviluppo, all'avanguardia per la sostenibilità ambientale)  con l'aria più pulita, meno rumorosa, che recuperi e riusi i suoi scarti, che risparmi energia e usi le fonti rinnovabili. Una città che abbia il coraggio di:
- riorganizzare radicalmente il modo di muoversi sia nell'area metropolitana sia in città, non dimenticando che le donne lavoratrici e/o madri sono responsabili, quasi sempre in prima persona, anche della cura dei familiari, siano essi/e minori, anziani/e, malati/e, e, anche per questo,  devono potersi muovere rapidamente, efficacemente e col minor dispendio possibile di energia. Le donne di questa città, che, oltre a essere più della metà della popolazione, rappresentano la maggior parte degli utenti ATM, devono quindi essere adeguatamente rappresentate nelle sedi progettuali e decisionali che metteranno a punto un nuovo sistema della mobilità metropolitana e urbana, in modo che siano garantiti trasporti pubblici ecologici, efficienti, frequenti e usabili in sicurezza da parte di tutte e di tutti di giorno, di sera e di notte;
- completare la trasformazione a metano delle caldaie per il riscaldamento; usare pannelli solari e fotovoltaici negli edifici nuovi e da ristrutturare;
- proteggere tutto il verde esistente e aumentarlo sensibilmente  sia nei quartieri sia nei grandi parchi,  connettendoli - prima che sia troppo tardi - in modo da realizzare la cintura verde intorno alla città; piantare dappertutto nuovi alberi in ogni possibile spazio e spazietto; riprendere il progetto degli orti urbani; iniziare a realizzare i tetti verdi sugli edifici;
- regolamentare le attività più rumorose, specie di notte;
- rifare l'illuminazione pubblica  laddove la luce viene dispersa verso l'alto, in modo da attenuare l'inquinamento luminoso, migliorare la luminosità a terra e risparmiare energia;
- estendere sensibilmente la raccolta differenziata e impostare un programma di riduzione a monte dei rifiuti prodotti;
- fare di Milano una città all'avanguardia della sostenibilità ambientale in tutti i suoi vari aspetti, per diminuire l'inquinamento di aria , acqua e suolo e per rilanciare la città, anche a livello internazionale, dal punto di vista della ricerca, dell'innovazione e della produzione: mettendo in rete il Comune, le università, i centri di ricerca pubblici e privati e le organizzazioni  imprenditoriali per riconvertire in senso ecologico le industrie e l'artigianato produttivo dell'area metropolitana e per attivare  nuove produzioni sostenibili, soprattutto nel campo delle energie rinnovabili e del riciclo e riuso di scarti e rifiuti;
4) la città bella, accogliente e  più sicura, il che comporta:

- più edilizia popolare di qualità  ben dotata di servizi, per dare casa ai ceti economicamente deboli, per richiamare in città giovani e giovani coppie, per poter accogliere nuovi nati e nuove nate; a tal fine occorre: bloccare la vendita dell'edilizia esistente; completare la riqualificazione edilizia, urbanistica, energetica, estetica e sociale dei quartieri esistenti; realizzare nuova edilizia (non su aree verdi), anche in piani misti di nuova edificazione e recupero edilizio e urbanistico;

- accoglienza per la popolazione universitaria fuori sede e per ricercatori e ricercatrici;
- campi nomadi attrezzati, piccoli e stabili, ben collegati ai servizi pubblici;
- case di accoglienza (almeno una per zona) temporanea o continuativa per le persone senza casa: immigrati/e in attesa di casa definitiva, al posto dell'attuale  Centro Permanenza Temporanea; persone senza casa, al posto dei Ricoveri Notturni di Viale Ortles o degli anfratti gelidi della Stazione Centrale; persone in situazioni di emergenza;
- piazze di quartiere pedonalizzate e riprogettate, come attività presenti e come estetica, insieme agli abitanti, anche all'interno dei grandi quartieri di edilizia popolare;
-riorganizzazione e sostegno al piccolo commercio (anche mediante la modulazione delle tasse comunali) come indispensabile servizio di vicinato, elemento di vivibilità, di sicurezza e di socializzazione per anziane e anziani; sostegno all'associazionismo dei/delle negozianti che consenta una riduzione dei prezzi al minuto; insediamento di nuovi negozi in spazi di proprietà pubblica ad affitti politici; e sostegno all'artigianato produttivo e di servizio;
5) la città della cura, ovvero la città come casa comune:
che ha cura di sé, che si tratta con cura come un'unica risorsa di tutte e tutti; una città come grande  casa comune (con i luoghi per la vita familiare e individuale e i luoghi per la vita associata, al chiuso e all'aperto); che conserva, recupera, restaura e riusa per finalità pubbliche i suoi luoghi belli e abbellisce vie, piazze, quartieri ed edifici degradati; che recupera e riusa  in modo socialmente utile gli edifici degradati   e le aree dismesse o comunque inutilizzate e trova i modi (anche mediante l'articolazione dell'Ici) per utilizzare l'ingente patrimonio abitativo e a terziario lasciato sfitto e invenduto; che inserisce in modo armonico le nuove costruzioni e che trova il modo di riconnettere i quartieri isolati dalle barriere urbane (ferrovie, tangenziali, ecc.);
- che, in particolare, adegua alle normative ambientali e di sicurezza degli edifici/recupera/ristruttura il patrimonio del Demanio comunale non utilizzato, comprese le cascine storiche, per attività sociali e culturali (case di accoglienza di zona, case delle culture, nuovi servizi di base);
- che ha cura di tutti e tutte gli/le  abitanti, ovunque siano nati/e, diffondendo ovunque i servizi per la salute, l'educazione, la cultura, lo sport e i luoghi di incontro e aggregazione, attivando reti diffuse di solidarietà, soprattutto per anziani e anziane, disabili, persone ai margini e attivando la partecipazione popolare alle scelte;
- che riorganizza  i suoi tempi, in primo luogo per facilitare un uso più allungato, e da parte di un numero maggiore di persone, degli spazi e dei servizi pubblici (ad es. scuole e loro palestre e auditorium al di fuori dell'orario scolastico) a vantaggio della vita di relazione e, quindi, del ben essere complessivo; che potenzia i processi già in corso per elaborare il piano regolatore dei tempi e degli orari della città;
6) la città da vivere anche a piedi, amica di bambini e bambine, vecchi e vecchie: 
- che separa le strade per le auto dalle strade interne ai quartieri e che cura in particolar modo i percorsi casa-scuola per bambini/e e ragazzi/e della scuola dell'obbligo;
-  in cui sia bello anche passeggiare (piazze di quartiere pedonalizzate e riqualificate, numerose isole pedonali riqualificate in ogni parte di città, verde di quartiere ben curato);
- con una presenza diffusa di servizi pubblici (sociosanitari, educativi, culturali, sportivi, amministrativi, spazi per il gioco, uffici postali, ecc.) e privati (bar, negozi, edicole, ecc.) e di verde, in modo da poter raggiungere, a piedi e in sicurezza, ciò che serve;
- che completi l'abbattimento delle barriere architettoniche in ogni spazio di uso pubblico (al chiuso e all'aperto) e che faciliti la vita alle persone con difficoltà  sensoriali;
7) la città della cultura e della memoria di sé: 
- che si occupi non solo delle grandi istituzioni culturali e dei grandi eventi in centro, ma  anche di una cultura  diffusa da far vivere in tutta la città, sia conservando e curando la memoria di sé e del proprio passato, sia aprendosi al nuovo; e che garantisca spazi per:
le culture giovanili, a partire dal progetto  "Fabbrica del Vapore" (come polo per la produzione culturale e per l'esplorazione di nuovi linguaggi, saperi e tecnologie) e dal Leoncavallo;
- le culture delle donne (Centri Donna polivalenti);
- Case delle Culture diffuse in tutta la città: come luoghi di incontro e comunicazione tra varie generazioni per lo scambio di saperi ed esperienze e tra varie etnie; come sedi per cultureattive, in cui sedimentare le identità culturali  dei vari popoli e la loro evoluzione e in cui far interagire le radici culturali e comunicative del passato con le esperienze creative e comunicative del presente; come spazi per assemblee pubbliche, riunioni di comitati, feste;
- il Museo dei Movimenti (operaio, studentesco, delle donne);
- il teatro di quartiere (anche tensostrutture), e promuova il teatro in strada (spettacoli negli spazi aperti)  e il teatro di strada;
- nuove biblioteche di zona, e potenziamento di quelle esistenti; allungamento serale dell'orario; organizzazione di circoli di lettura; biblioteche circolanti;
-una città che istituisca la figura della "narratrice/narratore della città", per curare, valorizzare e far conoscere la memoria collettiva in senso storico, architettonico e antropologico;  e che
- promuova con risorse adeguate autori e autrici viventi non ancora noti/e: nelle arti figurative (anche mediante concorsi per abbellire spazi aperti e luoghi pubblici), nel cinema, musica, teatro, danza, narrativa, poesia.
La città dei nostri sogni  è una città possibile, anche in base a quanto già realizzato in molte altre città italiane ed estere; alcune delle nostre proposte (potenziamento del trasporto pubblico, edilizia popolare di qualità, ecc.) richiedono piani e programmi pluriennali e ingenti risorse, ma altre solo la volontà politica di usare meglio l'esistente e di far rivivere la città.