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.: Discussione: Conferenza stampa 14/09/2010 presentazione volumetto "La famiglia in moto. Come trasportare i bambini in moto in sicurezza"

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Giovanna Guiso

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Inserito da Giovanna Guiso il 25 Set 2010 - 22:30
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LA FAMIGLIA IN MOTO.

COME TRASPORTARE I BAMBINI IN MOTO IN SICUREZZA

 

Presentato il volumetto che insegna a bambini e genitori a vivere la strada

con maggiore consapevolezza.

E’ distribuito gratuitamente ai bambini della scuola primaria della Zona 9 di Milano 

 

Milano, settembre 2010 – La scuola può fare molto per creare e diffondere una cultura della sicurezza stradale. Può contribuire a creare una nuova generazione di utenti, più consapevole dei pericoli della strada e, attraverso i bambini, può responsabilizzare gli adulti sulle conseguenze del proprio comportamento alla guida. Gli enti pubblici e privati devono contribuire a diffondere questa cultura sostenendo iniziative che coinvolgono i cittadini di qualsiasi età e condizione sociale perché la sicurezza è un diritto di tutti.

E’ quanto è emerso dalla conferenza di presentazione del volumetto La famiglia in moto. Come trasportare i bambini in moto in sicurezza svoltasi il 14 settembre a Villa Hanau, nella sala consiliare del Consiglio di Zona 9 di Milano e patrocinata dai ministeri della Gioventù, delle Infrastrutture e dei Trasporti, dell’Interno, del Lavoro e delle Politiche Sociali, da Polizia di Stato, Provincia di Milano, Consiglio di Zona 9 di Milano, Polizia locale di Milano, Federazione Motociclistica Italiana e Fondazione Oratori Milanesi.

Alla conferenza sono intervenuti Beatrice Uguccioni, presidente Consiglio di Zona 9 di Milano, Giovanna Mizzau, presidente Commissione “Per La Città dei Giovani e dei Bambini” Consiglio di Zona 9, Elisabetta Mancini, responsabile delle Campagne Sicurezza della Polizia Stradale, Antonio Barbato, direttore della Scuola del Corpo e della Formazione della Polizia Locale di Milano, Ivan Bidorini, consigliere di presidenza della Federazione Motociclistica Italiana, Giovanna Guiso, autrice del volumetto, giornalista e ricercatrice scientifica, Emanuela Iacchia, psicologa e psicoterapeuta dell’età evolutiva, Ugo Passerini, vicedirettore della rivista mensile In Moto, Domenico Musicco, legale dell’associazione Familiari Vittime della Strada e Filippo Aragona della Guardia di Finanza.  

Ha moderato l’incontro Roberto Rasia dal Polo, giornalista motori e direttore di TurismoinAuto.com.

 Beatrice Uguccioni, presidente Consiglio di Zona 9 di Milano, ha spiegato che Il Consiglio di Zona 9 ha sostenuto da subito questo progetto perché ritiene che per limitare il numero di incidenti sulle nostre strade è necessario puntare all’informazione, alla prevenzione e sulla costante e puntuale attenzione alla manutenzione delle strade e al controllo delle infrastrutture. Ha spiegato che è altrettanto importante coinvolgere nell’educazione stradale i bambini già in tenera età, perché aperti al confronto e capaci di ascoltare, soprattutto se gli argomenti vengono proposti con un linguaggio adatto, ma che è altrettanto importante rendere gli adulti consapevoli delle conseguenze del proprio comportamento alla guida. Ha ricordato l’impegno del Consiglio di Zona 9 nel segnalare all’Amministrazione centrale attraverso la commissione “Per la Città Sostenibile” e su segnalazioni degli abitanti del quartiere, i diversi interventi per  migliorare la sicurezza dei cittadini, in particolare la sicurezza stradale.

Giovanna Mizzau, presidente Commissione “Per La Città dei Giovani e dei Bambini”, ha spiegato che la commissione è attenta alle esigenze dei giovani cittadini e si impegna per renderli partecipi della vita della Zona. Ha ricordato le varie iniziative intraprese in tal senso come il concorso tra i giornali delle scuole, i corsi di aggiornamento per educatori e docenti, i corsi di formazione per i genitori, le attività formative per gli studenti e una serie di iniziative realizzate con le scuole e le associazioni attive sul territorio spiegando che sono stati sempre coinvolti i docenti e le famiglie. Ha spiegato che la Zona 9 e’ l’unica Zona di Milano ad avere un Consiglio dei Ragazzi e delle Ragazze, nato due anni fa dopo un anno e mezzo di preparazione, e formato da bambini e ragazzi, dalla quarta elementare alla terza media, che lavorano insieme, studiano e propongono progetti per la creazione di una Città a misura di bambino, in rappresentanza di più di cinquemila ragazzi/e delle scuole della Zona. Questo organismo – ha continuato Mizzau - è nato grazie alla collaborazione tra la Zona e le diverse scuole del territorio ed è pensato per educare alla cittadinanza attiva, alla civile convivenza, attraverso il diritto alla parola e il dovere all’ascolto. 

Elisabetta Mancini, responsabile delle Campagne Sicurezza della Polizia Stradale, ha affermato che l’incontro con il mondo dei bambini e dei ragazzi è un’esperienza straordinaria, frutto di una nuova prospettiva d’intervento a tutela della vita. Ha spiegato che all’inizio non è stato facile comunicare con i ragazzi perché il linguaggio del poliziotto era troppo formale e lontano dai loro codici di comunicazione e che è necessario agire stimolando l’intelligenza dei ragazzi attraverso messaggi autorevoli ed efficaci in sintonia con il loro linguaggio, basati su una corretta informazione, presupposto necessario per instaurare da subito un rapporto di fiducia tra il poliziotto e il giovane cittadino. Ha ricordato il progetto Icaro, la più importante campagna di sicurezza stradale che oggi prosegue in Europa con ICARUS (Inter-Cultural Approaches for Road Users Safety, e in particolare i due spettacoli IcaroJunior e IcaroYoung che sono stati allestiti nei più bei teatri italiani e che hanno fatto cantare, ballare, ridere bambini e ragazzi, invitandoli a riflettere sul fatto che bisogna vivere con intensità ma giocarsi bene la propria vita. Mancini ha spiegato che per essere rispettate le norme non devono essere impartite ma anzitutto comprese e che la comunicazione rappresenta uno strumento irrinunciabile di prevenzione nel convincimento che per elevare il livello di sicurezza sulle strade occorra un cambiamento.

Antonio Barbato, direttore della Scuola del Corpo e della Formazione della Polizia Locale di Milano, ha ricordato l’impegno quarantennale dalla polizia locale nell’educazione stradale dei più giovani. Ha affermato che la motocicletta è considerata dalla polizia locale un vero e proprio “strumento di lavoro”, fornito agli agenti soltanto dopo una prova selettiva molto seria e utilizzato per garantire interventi più rapidi, più incisivi, e per fare fronte alle emergenze. Ha spiegato che il contributo dato a questo volumetto è un’esortazione alla prudenza, rivolta a tutti quei genitori che quotidianamente, accompagnano i propri figli a scuola a bordo di scooter o motociclette perchè prendano coscenza del fatto che un modesto incidente in moto, anche senza conseguenze di rilievo, può segnare per sempre la vita del piccolo passeggero.

Ivan Bidorini, consigliere di presidenza della Federazione Motociclistica Italiana, ha affermato che l’impegno della FMI è portare sulle strade la lunga esperienza acquisita sulle piste ovvero i sani principi dello sport, il rispetto delle regole e il rispetto degli altri al fine di creare guidatori consapevoli. Ha affermato che la FMI ha il dovere morale di preparare i futuri motociclisti non solo alla conoscenza e alla conduzione del veicolo ma a ciò che troveranno sulla strada: segnaletica sdrucciolevole, rotaie assassine, buche impietose e guardrail ghigliottina e veicoli con limitati angoli di visuale. Bidorini ha ribadito che la cultura della guida della moto e delle regole della strada va impartita ai più giovani per formare una nuova generazione di utenti della strada più consapevoli ma va anche impartita a quella generazione di nuovi utenti delle due ruote che, in età adulta, si inventa di essere motociclista o scooterista per muoversi più rapidamente nel traffico, senza l’opportuna preparazione. Ha ricordato che sono proprio gli utenti tra i 30 e i 40 anni di età a costituire il maggior numero di vittime in città, nei percorsi casa-lavoro, e che è importante fare prevenzione attraverso una corretta e completa informazione spiegando agli utenti come reagire di fronte all’imprevisto, come frenare dinnanzi all’ostacolo e non solo premendo la pinza dei freni ma cercando la via di fuga. A questo scopo – ha concluso Bidorini – la FMI promuove l’esercitazione pratica di guida e i corsi di guida sicura e riconosce nell’educazione stradale scolastica la chiave della risoluzione del problema “sicurezza sulla strada” perchè prima si comincia meglio è.

Giovanna Guiso, autrice del volumetto, giornalista e ricercatrice scientifica, ha affermato che ogni anno in Italia 130-150 bambini rimangono vittime di incidenti stradali e 11000 feriti compresi in una fascia di età tra 0 a 14 anni (ISTAT), che le morti per incidenti stradali rappresentano circa il 15% del totale di tutte le morti sotto i 13 anni di età (ISS) e che nella maggior parte dei casi i bambini deceduti in seguito a incidenti stradali non indossavano le cinture di sicurezza o non erano trasportati in modo adeguato. Questi dati – ha continuato Guiso - mostrano che la mancata osservanza da parte degli adulti delle norme del Codice della Strada rende i bambini maggiormente esposti alle conseguenze di un incidente stradale, a maggior ragione se i bambini sono trasportati su ciclomotori, scooter e motociclette, veicoli dall’equilibrio instabile e privi di qualsiasi protezione. Guiso ha ricordato che il trasporto del bambino contempla anche l’osservanza dell’articolo 171 del Codice che impone l’uso di un casco di misura adeguata e regolarmente allacciato. Ha spiegato che l’idea di realizzare questo volumetto è nata osservando come i bambini vengono effettivamente trasportati sui veicoli a due ruote nei centri urbani, dove sono più gravi e numerosi gli incidenti che vedono coinvolti i veicoli a due ruote. Guiso ha espresso la convinzione che la cultura della sicurezza stradale deve essere trasmessa ai bambini fin dalle elementari perchè a questa età in cui ciò che di bene acquisiscono contribuirà a regalargli un futuro migliore. Ha spiegato che in questo volumetto ha voluto esaminare ogni aspetto del viaggio in moto perchè ogni aspetto possa poi essere esaminato e ragionato dai bambini, dai genitori e dagli insegnanti, e che il bambino in sella allo scooter o alla moto è un passeggero al pari dell’adulto e quindi ha gli stessi diritti (abbigliamento protettivo adeguato alla sua taglia, posizione stabile) ma è più fragile perchè ancora in via di formazione quindi maggiormente influenzabile. Nella prima parte del volumetto – ha continuato Guiso - ho scelto di educare il bambino al corretto comportamento in moto attraverso un breve racconto e alcune simpatiche vignette; nel racconto il bambino appare inizialmente come attore inconsapevole di un evento, il trasporto in moto dei bambini, che è sempre più diffuso ma la cui gestione è appannaggio esclusivo del genitore, spesso distratto e indisciplinato. Con l’aiuto di un genitore attento e di una maestra aperta alle novità, la sicurezza dei bambini trasportati in moto si eleva, invece, a materia di discussione e di studio sia a casa sia a scuola. Il bambino si trasforma in un protagonista appassionato e in poco tempo, spronato anche dall’eterna disputa tra maschi e femmine, diventa osservatore consapevole e giudice severo degli errori di guida compiuti dagli adulti.  In questa prima parte ho spiegato al bambino l’utilizzo del casco e la necessità di indossare un abbigliamento adeguato, i pericoli della strada, l’importanza della segnaletica e l’importanza di “leggere” la strada al di là della segnaletica. Inoltre, esorto il bambino – continua Guiso – a educare i propri genitori a un corretto comportamento alla guida mostrandogli in alcune simpatiche vignette quali sono i comportamenti da evitare e elencando in un decalogo i comportamenti virtuosi da adottare per essere un bravo motociclista e un bravo passeggero. Ho poi voluto illustrare al bambino, attraverso una galleria fotografica, quali sono i diversi tipi di veicoli a due ruote motorizzate presenti oggi sul mercato, e ripercorre la storia degli ultimi cento anni delle motociclette da competizione per ricordare ai bambini che il nostro Paese è terra di grandi piloti e Case motociclistiche. Ho poi spiegato ai genitori – prosegue l’autrice - i tre punti focali per la sicurezza del bambino perchè il suo viaggio in moto sia sempre un momento di gioiosa complicità con i propri genitori: il bambino deve essere seduto in posizione stabile su un apposito seggiolino che gli garantisca un sostegno alla schiena e alla testa e laterale per evitare lo scivolamento laterale, che abbia braccioli di sicurezza e poggiapiedi regolabili, che indossi il casco omologato, possibilmente integrale perché anche il volto sia protetto, e adeguato alle dimensioni della sua testa, così come prescrive il Codice della strada; che indossi il paraschiena per proteggere la colonna vertebrale, l’articolazione più importante e maggiormente esposta a traumi irreversibili in caso di incidente. Guiso ha concluso che educare i bambini alla moto significa educarli all’autodisciplina, al rispetto della propria vita e di quella altrui, e ad assumersi la responsabilità delle proprie decisioni.

Emanuela Iacchia, psicologa e psicoterapeuta dell’età infantile, ha spiegato l’importanza di rendere consapevoli i genitori che le situazioni traumatiche (come può essere anche una semplice caduta dalla moto) hanno sul bambino conseguenze durature e negative che incidono sulla personalità perchè essere coinvolti in un incidente non è solo doloroso, ma per un bambino è anche un’esperienza che ha subito e che lascia un profondo senso di impotenza, che scatena rabbia o senso di colpa. Ha spiegato che durante il periodo della scuola elementare il bambino inizia a collegare la causa dell’evento con il suo effetto, riconoscendo anche la sua impossibilità di modificare o influenzare gli avvenimenti in maniera diretta, e acquisisce maggior consapevolezza. Nel caso di incidente - ha continuato Iacchia - alcuni bambini si colpevolizzano credendo di essere la causa del problema (se non dimenticavo il quaderno, papà non era di fretta e non facevamo l’incidente…), visto che per loro è inammissibile che il genitore abbia sbagliato o possa avergli provocato un danno. Altri bambini sono sopraffatti dal senso di angoscia e diventano protettivi nei riguardi dei genitori e di sé stessi, con il rischio anche di non voler più andare a scuola per la paura. Un incidente, anche quanto le conseguenze non sono gravi, può provocare un Disturbo Post-Traumatico da Stress che danneggia psiche e fisico e che scatena l’ansia. E alla domanda “Come spiegare il fatto che un genitore non abbia una guida tranquilla, si lasci prendere dalla fretta e sia imprudente, pur trasportando con sé il figlio?”, Iacchia ha risposto che molte persone nel momento in cui si siedono alla guida negano il rischio di incidenti perché in loro c’è una totale negazione del rischio di morte e di pericolo con una modalità difensiva “magica” secondo la quale i bambini godono di una sorta di protezione superiore; oppure si può ipotizzare, in questo adulto, la presenza di una forte ambivalenza emotiva nei confronti del proprio figlio. I bambini stessi, anche attraverso l’esempio, devono non solo, conoscere le regole della strada e il buon comportamento da tenere, ma devono imparare a valutare di chi sia la responsabilità delle azioni mentre i genitori devono rammentarsi che i loro bambino è il bene più prezioso e devono ricordare ai loro bambino che le esperienze di velocità e di rischio con le quali, anche piccoli entrano in contatto molto presto, attraverso la tv e i videogiochi, sono virtuali e non hanno nulla a che fare con la realtà.

Ugo Passerini, vicedirettore della rivista mensile In Moto, ha spiegato che il genitore motociclista ha la possibilità di porre le basi della sicurezza dei propri figli svolgendo, anche nel modo di guidare, il proprio ruolo di primo e più importante educatore, senza dimenticare che il proprio comportamento sarà poi da loro giudicato. Ha raccontato che la gita in moto di fine anno scolastico con la propria figlia è un appuntamento atteso e vissuto sempre con grande piacere perché è un momento di totale relax per entrambi dopo un anno di impegno a scuola e nello sport, che diventa anche un’occasione per educarla ai pericoli della strada come la vernice scivolosa sull’asfalto, il pedone che spunta tra le auto in sosta e la fila di veicoli incolonnati nel traffico, l’importanza di osservare chi è alla guida di un’auto per intuire quale sarà il suo comportamento alla guida, la necessità di essere sempre svegli e reattivi, e di tenere la velocità che consente di neutralizzare qualsiasi imprevisto. Ha spiegato che la moto può anche essere un valido strumento educativo soprattutto l’Enduro perchè richiede mente e fisico in ordine e una dedizione e una costanza di allenamento inferiore agli altri sport motociclistici quindi più alla portata di tutti, si può praticare lontano dai centri abitati e a una velocità contenuta in cui i possibili danni dovuti a un errore, con le protezioni adeguate sono limitati sia per chi guida che per il veicolo. Educativo – ha continuato Passerini – perché aiuta a mettersi alla prova continuamente, a conoscere i propri limiti e quelli del veicolo, a trovare la motivazione nella soddisfazione che si prova a migliorare le proprie prestazioni, ad accrescere esperienza e forma fisica.

Domenico Musicco, legale dell’associazione Familiari Vittime della Strada, ha spiegato che l’incidente stradale è la prima causa di morte sotto i 30 anni di età e che le motociclette sono coinvolte nel 40-45 per cento degli incidenti. Ha ricordato che il Codice della strada vieta il trasporto di minori di 5 anni ma che sono necessari maggiori controlli sulle strade affinché questa norma sia effettivamente rispettata, così come tutte le altre norme, perché la sicurezza è nulla senza controllo. Ha affermato che è indispensabile l’introduzione dell’educazione stradale nella scuola, una maggiore coscienza sociale e l’adozione di comportamenti corretti da parte di tutti gli utenti della strada. Ha sottolineato che pur con 400 morti in meno sulle strade nel 2008 rispetto al 2007 (dati ISTAT) il nostro Paese non è ancora al pari dei Paesi europei più evoluti nella riduzione dell’incidentalità stradale e non dispone di statistiche complete redatte in tempo reale perchè quelle ISTAT non considerano alcuni parametri e sono divulgate con grande ritardo rivelando così le difficoltà tuttora esistenti nella raccolta stessa dei dati.

Filippo Aragona, premiato per atti di coraggio nel soccorso a utenti coinvolti in gravi incidenti stradali, ha spiegato che il ruolo delle Forze dell’Ordine sulle strade non è solo sanzonatorio ma di vera  tutela della nostra incolumità perché prevede il primo soccorso agli infortunati, la raccolta dei dati e delle testimonianze che saranno poi utili alla magistratura per punire i responsabili degli incidenti e risarcire chi ha subito danni. Aragona ha sottolineato l’importanza del primo soccorso negli incidenti stradali spiegando che è compito di chiunque si trovi in prossimità dell’incidente offrire il proprio aiuto a chi si trova in difficoltà e in pericolo e che spesso è proprio il primo soccorso a costituire l’azione determinante che porta alla salvezza dell’infortunato.

Il volumetto di 68 pagine a colori in formato A5 è stato ideato e realizzato per essere distribuito gratuitamente agli alunni delle scuole elementari.

A breve lo riceveranno i bambini della terza, quarta e quinta classe delle scuole elementari della Zona 9 grazie al contributo di Tucano Urbano, Cinque Anelli, Gipi Motor, Sady Francinetti, Givi, Coachingdiguida.com e Studio associato G.G.R.M. Comunicazione & eventi di Milano.

Per la distribuzione nelle scuole elementari delle altre Zone di Milano servono altri fondi.

Chi è interessato a sponsorizzare questa iniziativa può scrivere a: studioassociatoggrm@yahoo.it.