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.: Discussione: Un patto per la movida

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Alessandro Rizzo

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Inserito da Alessandro Rizzo il 1 Ago 2010 - 11:13
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Gentile signora Donatella,

ho letto con attenzione la lettera di Gianni Ravelli e il suo legittimo commento, ma posso già preannunciarle che non condivido le sue considerazioni, seppure argomentate con puntualità. Penso che Milano debba essere considerata città europea e credo che come tale debba vivere le opportunità e le occasioni che essa offre alla pluralità complessa e composita del proprio sostrato civile e sociale. Dico questo in quanto è già per me, e in questo caso condivido pienamente l'analisi di Gianni Ravelli, assurdo che in una metropoli con velleità internazionali si ponga ogni estate la stessa tematica, divenendo addirittura un problema: la movida notturna. In tutte le città metropolitane europee, e dico questo pensando non solo ai grandi centri urbani, Parigi, Madrid, Londra, Berlino, ma anche quelli di medio calibro, Lione, Barcellona, Monaco, Zurigo, Praga, Vienna, vedano coesistere le due esigenze, il suo diritto a vivere in tranquillità la propria vita domestica e il diritto altrettanto inalienabile di giovani e meno giovani di apprezzare e godere delle opportunità aggregative che la città offre. Le dico chiaramente che è mia opinione affermare, così come lo stesso Ravelli asserisce, che aggregazione notturna sia sinonimo di elemento deterrente contro forme di delinquenza arrecate da solitudine, disagio, abbandono. Più un luogo è vissuto da persone e maggiormente il potenziale micro criminale è inibito nel commettere reati di ogni calibro: dalla violenza contro persone a forme di ladrocinio e saccheggio, dallo spaccio alla tratta della prostituzione. Ne è un esempio Via Gola sui Navigli dove si annidano bande microcriminali in quanto zona maggiormente decentrata dal fulcro vitale della "movida notturna". Ma le dirò di più: nelle grandi città europee dove la convivenza, come dovrebbe essere in un clima di civiltà e di pacifica coesistenza di legittimi interessi, è possibile tra le differenti istanze e necessità vediamo esserci locali con musica fino a notte inoltrata inseriti in contesti abitativi, senza che nessun condomino esprimesse opposizione alla presenza di esercizi notturni all'interno del proprio abitato. Molti condomini vivono tranquillamente la propria notte domestica garantendosi ogni forma, e le assicuro che le modalità sono alquanto poco dispendiose e facili da installare, di assorbimento dei rumori, senza arrecare nessun danno alla propria vivibilità. Le pare possibile che alcuni abitanti dei condomini limitrofi alla Cascina Monluè abbiano espresso opposizione alla presenza delle ormai internazionali e valide serate dei festival musicali che venivano da 20 anni a questa parte fatti in Cascina? Proprio quei condomini che vivono a due passi da un poderoso raccordo tangenziale, immersi nel rumore, quello si alienante quanto mai innaturale, del passaggio fitto e sostenuto delle autovetture? E che dire della quanto mai fallimentare, in quanto palesemente insostenibile, istanza fatta giudiziariamente da alcuni abitanti della zona San Siro in quanto disturbati dalle onde sonore dei concerti di Madonna allo stadio? Io penso, mi scusi se lo dico, che chi abita in una città del calibro di Milano debba mettere in agenda il fatto che viva in un contesto urbano vivo e vivace, in cui il silenzio assoluto sia innaturale, incompatibile, inconcepibile. Io penso chiaramente che occorra distribuire maggiormente i punti nodali dell'aggregazione notturna, concentratisi drammaticamente in alcune zone della città, lasciando in condizioni di abbandono altre, magari centrali, come piazza duomo, piazza san babila, cordusio, cairoli, impraticabili nelle ore serali già a partire dalle 20, in quanto totalmente deserte e prive di passaggio. Come risolvere quindi un problema che non è un problema? Non proibendo, transennando, limitando gli accessi, creando divieti alla naturale deambulazione, magari proibendo addirittura il formarsi di crocchi, magari imponendo, da atteggiamento poco liberale, la chiusura degli esercizi commerciali dopo una certa ora, come avverrà in Corvetto, creando maggiore desolazione e maggiore opportunità per intenzioni microcriminali. Occorre applicare il codice della strada, aumentare i controlli della Polizia Locale, utili e unici canali legali e legittimi di sanzionare atti di deturpazione dell'ambiente, di disturbo della quiete pubblica, di vandalismo, seppure non veda forme esasperanti di violazione degli spazi e della loro integrità da quelli che vengono dipinti come "orde" giovanili notturne. Spesso i ragazzi che si presentano lungo le strade nel cuore dei pochi e quanto mai ristretti luoghi della vita notturna hanno saputo esprimere in molte occasioni forme autorganizzate di controllo e di rispetto, disciplina: le assicuro che questo avviene, contro una stampa che dipinge, nella volontà di alimentare chissà quale "scontro civile", tali frequentatori della movida come indomiti e indomabili personaggi. Le norme ci sono già per agire e per assicurare la penalizzazione e la perseguibilità di forme di inciviltà. Ma io vado oltre: vorrei vedere, come scrive Ravelli, un patto che assicuri una responsabilizzazione dei giovani frequentatori, le assicuro che poi tanti non sono così giovani, della movida notturna nel vivere e agire la città in una forma e dimensione di svago ma anche di arricchimento culturale. Vorrei vedere artisti di strada animare con grande capacità lirica e teatrale gli spazi che oggi vedono solamente aggregazioni di giovani conumatori dei beni di acquisto prelevati in qualche locale. La notte milanese, che non dovrebbe essere solamente ascrivibile ai mesi estivi, deve vedere occasioni e offerte di contenuto culturale che garantiscono una valorizzazione del vivere la notte nelle sue forme e nella sua portata, spesso affascinante. Vede esiste una situazione per cui Milano sta diventando una città inospitale e spesso emarginante verso i giovani: come dice giustamente Ravelli, e condivido facendo mio il suo principio e la sua analisi, una città che non ascolta i giovani è una città destinata a perire, soccombere, a diventare sterile, infertile, luogo di abbandono alle frustrazioni e alle paure, ansie, angosce, aimentate da coloro che vogliono privatizzare gli spazi pubblici, sgomberare i luoghi di aggregazione, chiudere i locali storici per dare adito alla speculazione edilizia di fare il proprio corso, creando quartieri ghetto, dove ci si possa rinchiudere nelle proprie private abitazioni, ognuno "solo trafitto da un raggio di sole" direbbe un grande poeta, nella propria individualità, magari senza comunicare con l'altro, che spesso è il nostro vicino di casa sconosciuto. Un motto diceva nella cultura dei brocardi latini: Divide et impera. Il potere agisce sempre secondo questa visione, la Giunta di Milano ha espresso una politica che porta ad affermare qusta drammatico principio. Occorre riprenderci la città e affermare che siamo cittadini e non semplici consumatori di una logica dell'affarismo che beneficia pochi a discapito dei molti, del bene vivere. Convivere si può, si deve, è necessario. Nel rispetto delle norme di convivenza. E' possibile farlo senza pensare altri divieti, altre forme di restrizione inutili quanto mai superflue.

Alessandro Rizzo

Capogruppo La Sinistra - Uniti con Dario Fo

Consiglio di Zona 4 Milano

 

 

 

In risposta al messaggio di Donatella Cerioli inserito il 28 Lug 2010 - 14:51
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