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.: Discussione: Strada alla bici in corso Buenos Aires: la petizione di Ciclobby!

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Eugenio Galli

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Inserito da Eugenio Galli il 4 Giu 2010 - 10:30
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Cari cittadini,
 
lo scorso autunno, nel corso di una intervista itinerante a bordo di un tram, il sindaco Letizia Moratti, rispondendo alla giornalista Isabella Bossi che chiedeva un commento in merito anche alla sostanziale inaccessibilità ciclistica di via Torino, commentava sospirando: «Bisognerebbe cambiare la mentalità… ».
 
Cambiare la mentalità: facile a dirsi. Ma, in concreto, cosa significa?
Proviamo a ragionarci un momento, prendendo spunto da un intervento in esecuzione lungo corso Buenos Aires.
 
Quando nei mesi scorsi apprendevamo dalla lettura dei giornali dell’esistenza di un progetto per favorire la pedonalità lungo la principale arteria commerciale della nostra città avevamo da subito cercato di saperne di più, ma la trasparenza informativa non è sempre un connotato tipico della nostra Amministrazione. E dunque l’accesso alle informazioni può talvolta non essere agevole…
 
Dopo una presentazione dell’intervento nelle sue linee generali avvenuta in extremis qualche ora prima dell’apertura dei cantieri al Consiglio di Zona 3, oggi possiamo dire che, mentre le informazioni sul progetto continuano a scarseggiare, l’Amministrazione non ha dato risposte convincenti sulle domande specifiche, e dall’esecuzione dei lavori appare in tutta evidenza che, ancora una volta, nulla è stato previsto per favorire la mobilità ciclistica lungo corso Buenos Aires.
 
Possibile? A quanto pare, sì.
Ma è davvero così difficile intervenire per favorire, non solo a parole, la ciclabilità?
Le opzioni progettuali possono contenere i profili più diversi: da quello più elementare, con una semplice corsia segnaletica disegnata in carreggiata, al più ambizioso e innovativo, che preveda un reale mutamento del rapporto tra carreggiata e marciapiede, a favore di quest’ultimo e dunque con un ampio spazio riservato alla ciclopedonalità e al mezzo pubblico.
Tuttavia, il punto vero non ci sembra dato dalla “possibilità tecnica” di fare qualcosa, bensì dalla “volontà politica”, che continua a mancare.
 
Sicché, alla solita domanda E la bici dove va?, la risposta è stata «vedremo, in futuro penseremo al da farsi, ma comunque per ora non si ritiene necessario prevedere alcun intervento specifico su corso Buenos Aires, visto che c’è già una pista ciclabile in via Morgagni».
 
Ed eccoci allora tornare alla domanda posta all’inizio: come dare un senso alle parole “cambiare la mentalità”, se queste continuano ad essere le risposte?
 
Dove sta secondo noi l’errore? Innanzitutto nel metodo.
Lo abbiamo detto altre volte: l’obiettivo che Milano deve darsi, per poter cambiare realmente e non solo nelle buone intenzioni l’approccio alla mobilità, è quello di una rete stradale che sia nel suo intero sviluppo accessibile e fruibile alla bici, in condizioni di sicurezza.
Ciò anche per superare l’attuale frammentazione della rete ciclabile e la sua cronica insufficienza (che non dipenderà neppure dal mantenimento delle promesse circa i nuovi 30 o 50 km di piste ciclabili). Una permeabilità diffusa alla bici.
Se si condivide che questo è l’obiettivo (e qui starebbe il vero cambiamento di mentalità), esso potrà essere raggiunto con modalità diverse, volta a volta dipendenti dal contesto e non sempre definibili attraverso scelte effettuate a priori: moderazione del traffico, marciapiedi condivisi, corsie e piste ciclabili. Ma anche attrezzature per la sosta, intermodalità, segnaletica, servizi e molto altro.
 
Noi riteniamo irrinunciabile che la bici abbia un ruolo visibile e specifico nella platea degli utilizzatori del corso, con soluzioni pensate, sia per la mobilità sia per la sosta, sin dal progetto e non rimediate a posteriori. Ovunque in Europa è così: una buona ciclabilità nasce da un mix di interventi. E mai per effetto del caso, bensì con attenta pianificazione e costante monitoraggio.
 
Sarebbe d’altro canto grave non tenere conto che l’asta corso Buenos Aires-corso Venezia è una delle più trafficate dal punto di vista ciclistico (con oltre il 10% di tutti i passaggi registrati, da e verso il centro città), come risulta dai nostri periodici censimenti organizzati sin dal 2002.
 
Senza con ciò dimenticare che persino gli artt. 13, comma 4-bis e 14 comma 2-bis del Codice della strada obbligano, in sede di realizzazione di nuove strade e di manutenzione straordinaria delle strade esistenti, gli enti proprietari delle strade a realizzare interventi per la ciclabilità in adiacenza. Ma qui preferiamo insistere su valori di buon governo del territorio, frutto di scelte consapevoli, anziché di meri adempimenti normativi.
 
Ebbene, se l’Amministrazione rinuncia a difendere questi principi, se rinuncia a tutelare sé stessa, la propria funzione e i cittadini che essa rappresenta, gli auspici per un “cambiamento di mentalità” diventano vuote parole di circostanza.
 
Ecco perché abbiamo detto che, nell’interesse di tutta la città, riteniamo vi sia il dovere di non ripetere in corso Buenos Aires lo stesso errore progettuale e politico commesso in via Torino, a venti anni di distanza. Gli alibi che qualcuno accampava allora per disinteressarsi della ciclabilità non possono valere anche oggi: non chiediamo l’elemosina, ma di contribuire a costruire un modello di città che vada incontro (non “contro”) alle persone.
 
E aggiungiamo un punto in tema di sicurezza, visto che purtroppo ancora in questi giorni la cronaca ha riportato casi di morti e feriti gravi sulle strade cittadine.
E’ fin troppo facile prevedere che da un progetto realizzato nei termini sopra descritti, in assenza di controlli, le auto saranno ancor più invogliate a correre lungo un canale uniforme che convoglia traffico senza accennare a una presenza di utenti diversi in carreggiata e senza che delle loro esigenze si tenga minimamente conto. Con rischi facilmente intuibili.
 
CICLOBBY ha quindi deciso di intraprendere una iniziativa civile, che è anche culturale e politica, affinché l’affermazione del diritto alla mobilità sostenibile e gli impegni assunti si traducano poi in scelte coerenti e responsabili.
 
Sul progetto in fase di realizzazione devono essere previste delle opzioni a favore della ciclabilità.
 
 
Per tutti i motivi sopra esposti abbiamo preparato una PETIZIONE,
a cui hanno sino a questo momento aderito:
Maurizio Baruffi, Carlo Bertelli, Francesco Bertolini, Gianni Biondillo, Claudio Bisio, Francesco Saverio Borrelli, Isabella Bossi Fedrigotti, Emanuela Bussolati, Augusto Castagna, Gherardo Colombo, Lella Costa, Edoardo Croci, Paolo Crosignani, Marcello Doniselli, Jacopo Gardella, Veronica Kleiber, Carlo Montalbetti, Marco Petrus, Costantino Ruggiero, Paolo Uguccioni, Marco Vitale.
 
Ringraziamo queste persone anche per il messaggio di sostegno che, con la loro firma, hanno inteso dare.
 
Ora la petizione è on line: aiutateci a diffonderla il più possibile presso i vostri contatti.
 
http://www.firmiamo.it/ciclabilita-e-mobilita-dolce-in-corso-buenos-aires--milano-/firma
 
E’ stato attivato anche un gruppo su Facebook: “Corso Buenos Aires: la bici dove va?”.
 
Inoltre, sabato 5 giugno saremo presenti con un banchetto in piazza Argentina dalle 10 alle 19 a raccogliere le firme per la petizione: potete venirci a trovare, a firmare, a conoscerci, a darci una mano. Se volete saperne di più sull’organizzazione del banchetto, scriveteci.
 
 
Eugenio Galli (presidente Fiab CICLOBBY onlus)