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Incontri per risolvere il nodo dei terreni per i padiglioni Terreni e grandi opere, i rebus dell'Expo Berlusconi, via libera alla lettera per il Bie. restano i nodi sulle opere che verranno realizzate DALLA PARTE DEL CITTADINO Si parla solo di lotte intestine e di poltrone contese. Ma i milanesi vogliono essere liberati dalle incertezze Gentile signora Bossi Fedrigotti, nel settembre 2008 partecipai ad un convegno organizzato da Ambienteitalia, nel corso del quale vennero illustrati, tra l'altro, i risultati di Expo 2000 tenutosi ad Hannover. Ne ho riletto i documenti, presentati dall'ingegner Hans Moenninghoff, all'epoca assessore verde della città tedesca, e mi sono sorte spontanee alcune considerazioni. Tanto per citare un dato economico, il deficit di quell'Expo ammontò a più di un miliardo di euro, ma l'amministratore sottolineò, mi pare con un certo compiacimento, che di esso si fecero carico il Governo Federale e il Land Niedersachsen, «ma non la città di Hannover!» (testuale e col punto esclamativo nel documento distribuito al pubblico). E tra le contropartite citate c'era in primo luogo il miglioramento della qualità ambientale e infrastrutturale, cui si aggiungeva un forte incremento (più 44%) delle permanenze d'affari in città dopo l'evento. Considerazione: evidentemente, altri Stati si accollano i costi di certe iniziative, purché esse creino sviluppo, mentre quello italiano considera un evento analogo, se ospitato a Milano, solo una grana alla quale lesinare quattrini. Da quando il progetto di Milano ha conseguito la vittoria abbiamo sentito parlare soltanto di lotte intestine, poltrone contese, proprietà fondiarie e, dulcis in fundo, di finanziamenti non concessi (leitmotiv!). Eppure, la vittoria ci è stata conferita da una giuria internazionale a fronte di un progetto evidentemente valido. La conclusione non può, dunque, essere che una sola, e cioè che, se lo Stato italiano non crede più a quest'impresa, lo dica in piena onestà intellettuale e vi rinunci, liberando noi milanesi da queste rischiose incertezze. Altrimenti, invece che «migliorie ambientali», temo molto che ne ricaveremo qualcosa di mediocre, insostenibile e ulteriormente peggiorativo della nostra qualità di vita. Vorrei essere meno pessimista di lei sulla questione Expo, delle cui ricadute positive per Milano non mi sembra giusto dubitare a priori. Semmai dubiterei —e dubito — del numero dei visitatori che, anche alla luce di precedenti Expo, compreso quello in corso a Shangai, mi sembra abbastanza sopravvalutato. In tempi di televisione e Internet temo, infatti, che sia difficilissimo riuscire a stupire il pubblico con qualche mirabolante invenzione, inducendolo ad accorrere in massa. Certo è comunque un fatto: che la crisi economica è venuta a stravolgere programmi e finanziamenti previsti per l'Expo prima del tracollo economico. Siamo stati, insomma, anche sfortunati. Isabella Bossi Fedrigotti |
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