Smog, Milano non ascolta i nostri bambini e le mamme
Cara signora Bossi Fedrigotti, il giorno 23 marzo la nostra classe è andata allo Spazio Oberdan a vedere un interessantissimo documentario «Respirare o non respirare» del ciclo «Vedere la scienza», organizzato dall’Università Statale. Siamo rimasti molto colpiti e vogliamo parlarne ai cittadini. Milano è la città più inquinata d’Europa! In particolare la zona di corso Buenos Aires dove si trova la nostra scuola. La causa? Soprattutto il traffico. Il documentario racconta i danni alla salute causati dalle polveri sottili: problemi ai polmoni come asma e allergie, e malattie gravi come cancro e trombosi. A Nord di Milano ci sono le Alpi che bloccano il vento, l'unico modo per migliorare l’aria è eliminare o almeno ridurre molto il traffico. Noi ragazzi pensiamo che ai nostri amministratori debba importare la nostra salute: dovrebbero quindi organizzare la città in modo differente da ora perché l'inquinamento diminuisca; dovrebbero rendere il centro solo pedonale, piantare alberi, far costruire metropolitane e acquistare tanti mezzi pubblici, in modo da arrivare a poter proibire l'uso della macchina ai cittadini che vengono da fuori Milano o che vi abitano. Il documentario dà un modello a Milano: l’aria di Dublino—città molto inquinata negli anni ’90— è migliorata tantissimo con l’impegno dei suoi governanti. Siamo molto preoccupati anche perché i più colpiti dal problema (insieme con gli anziani) siamo proprio noi bambini. Classe I A, Scuola media S. Caterina da Siena
La vicenda dell’inquinamento atmosferico milanese è davvero misteriosa e incomprensibile in quanto, nonostante tocchi in modo pesante la salute dei cittadini, di quelli più fragili in primo luogo, sembra destinata a essere relegata sempre in coda a tutte le altre. Intervenire in modo deciso sul traffico, toccando le automobili, è considerato, evidentemente, un vero e proprio tabù che gli amministratori cittadini non osano affrontare per paura di perdere voti. E nessuno tra loro sembra avere il coraggio di pensare, invece che alla vicina rielezione, a un progetto di politica ambientale di lungo respiro, pur al presente magari impopolare e osteggiata. L’Ecopass poteva essere l’inizio di una svolta, ma è rimasto, appunto, solo un inizio. Oltretutto riguarda il centro di Milano, lasciando nell’inquinamento— forse maggiorato — chi abita in quartieri più periferici della città. I giornali scrivono quasi quotidianamente della questione, ma invano; le mamme si riuniscono in comitati di protesta con l’unico risultato di venire subito declassate a «mammine» o «mammette». Sarebbe bello se la vostra voce avesse maggiore effetto.