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Ripeto, in modo spero chiaro e semplice: lo spazio fisico della rete stradale nel nucleo storico della citta', piaccia o meno, e' uno spazio finito. In Italia e a Milano, questo spazio e' occupato nella quasi totalita' dal traffico privato: scarsi i corridoi riservati al trasporto pubblico e alle biciclette. Aumentare, nello spazio finito urbano, realizzando corsie per la mobilita' pubblica e ciclabile, significa sottrarre una quota equivalente di superficie al traffico privato: esattamente cio' che l'amministrazione di Milano non vuole fare (e lo ha scritto nero su bianco, su documenti interni che ho reso pubblici a suo tempo). Noi potremmo anche raddoppiare il numero di mezzi pubblici circolanti: ma se continuano a viaggiare in coda alle auto, aumenteremmo la congestione senza reali benefici generali. Invece, come suggerisco, la progressiva estensione e separazione degli spazi per la mobilita' pubblica e ciclabile rappresenta l'obiettivo strategico, come insegna cio' che avviene nel resto d'Europa, dove i Verdi sono più forti e autorevoli che in Italia grazie al fondamentale contributo di cittadini poco parolai e molto svegli e attenti per cio' che riguarda l'interesse pubblico.
Enrico Fedrighini
Consigliere comunale di Milano Capogruppo Verdi
In risposta al messaggio di Giovanni Zais inserito il 23 Gen 2010 - 16:11