.: Discussione: Fiume LAMBRO: Milano salvi il suo fiume!
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Da milano.corriere.it:
indagini sul blitz doloso: la Procura segue la pista dei «rilevanti interessi economici» Il Lambro della rinascita Tornano a volare i germani Liberati cinque volatili, potrebbero ricominciare a vivere lungo il fiume. Ma l’inquinamento è ancora da valutare Tornano, le vittime, sul luogo del delitto? Sabato, nell’oasi Wwf di Vanzago, in provincia di Milano, hanno liberato cinque germani reali, recuperati il 23 febbraio e da allora curati, più che altro riportati in vita. Antibiotici, sondine, infiniti trattamenti. Chissà, adesso che possono, dove andranno, dove voleranno, gli animali. Sulle sponde del Lambro i germani reali, una specie che, raccontano gli esperti, è molto tollerante, ben si adatta anche ai posti peggiori e per niente fa la schizzinosa, dimora da anni. Non è escluso di ritrovarli lì a breve. Non sarà un mistero, e per la verità sarà l’unico caso, al momento, in tutta questa vicenda zeppa di supposizioni, voci, troppe domande e troppo scarse risposte: ecoterrorismo, le mani della ’ndrangheta, vendette personali dei lavoratori, cosa mai c’è dietro? Non sarà un mistero, star dietro agli animali, dicevamo, perché sono stati muniti di anelli identificativi, e grazie agli anelli conosceremo percorsi di migrazione, sortite e destinazioni. In confronto a quella della Louisiana certo la marea nera che, appunto il 23 febbraio, erano le 2.30, uscì per sabotaggio dalle cisterne dell’ex azienda petrolifera Lombarda Petroli di Villasanta, pare una pozzanghera. Però non sono stati individuati i responsabili, non è stata accertata la reale quantità di olio combustibile e gasolio finita nel Lambro e nel Po, non è stata firmata dal governo l’ordinanza per sbloccare 12 milioni di euro da destinare alla bonifica e alla ricerca, e ancora nessuno ha spiegato dove diavolo siano finite le 800 tonnellate su 3 mila non recuperate, che mancano all’appello, che potrebbero esser nascoste negli alvei, sulle sponde. Suggeriscono gli inquirenti della Procura di Monza e dei carabinieri, per capire il movente, per risalire ai killer, per cercare l’attesa, attesissima svolta, di inseguire, di marcare, la pista di «rilevanti interessi economici». Abbandonata dunque l’eventualità di ritorsioni degli operai, in un primo tempo presa in esame? La Lombarda Petroli era in accordo per vendere l’area al Gruppo Addamiano, che nella zona ha in cantiere una cittadella: case, verde, servizi. Ora, tolti questi due, c’erano altri attori? Compagnie petrolifere, ditte impegnate nello smaltimento dei rifiuti, creditori? La Lombarda Petroli, è stato accertato, era protagonista di inadempienze aziendali, di normative e certificati sulla sicurezza violate, e aveva usufruito del buco dei controlli che spettavano, spettano, alle istituzioni, per esempio all’Asl, l’Azienda sanitaria locale che dipende dalla Regione. Quanto agli Addamiano, all’ultimo bilancio da noi visionato (31 dicembre 2008), a fronte d’un patrimonio netto di 10.963.000 euro avevano debiti per 28 milioni. Spiega il Wwf che il giorno di sabato, per la liberazione, non è stato scelto a caso. «Abbiamo voluto farlo il Primo Maggio per riconoscere il gran lavoro dei volontari». Se molti animali infestati di idrocarburi e in agonia in parchi, sulle sponde, nei campi dei dintorni del Lambro, vennero presi e portati dai veterinari e nelle oasi naturalistiche, è stato merito della gente, di mamme, di ragazzini. Tra chi aveva l’onere di intervenire ci sono stati ritardi. Sempre la Regione dichiarò lo stato d’emergenza soltanto l’indomani. L’Autorità del bacino del Po, ente che potrebbe sovrintendere dall’alto un piano generale e articolato di monitoraggio sui due fiumi, attendeva i 12milioni di euro. Il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo è andata in pressing, ha insistito, ma l’erogazione, ha fatto sapere il suo staff, «dev’essere autorizzata dal ministro dell’Economia». Così l’Autorità starebbe per stanziare i fondi in cassa, 600-700 mila euro, pochi e meglio di niente. Verranno investiti nell’analisi dei sedimenti dove potrebbero essersi depositati resti dei veleni. Un migliaio, si stima, gli animali morti tra il 23 e il 24 febbraio, travolti dagli idrocarburi e dalle acque, trascinati a valle. Quanti gli animali deceduti nelle settimane successive? Non si sa. Nei giorni scorsi, sopralluoghi degli animalisti hanno consentito di vedere nel Lambro pesci come i triotti e le scardone, poi anatre e cormorani, rane verdi, gallinelle d’acqua. Semplici sopravvissuti? Avamposto del ripopolamento? Andrea Galli 03 maggio 2010 |
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