Da 30 anni il centro sociale è in immobili occupati. il sindaco incontrerà il gruppo del Pdl
Il prefetto: risposte su Leonka e moschea «Chi ha competenze e responsabilità deve fare i passi necessari. I tempi sono maturi per voltare pagina»
MILANO - Sicurezza. Lavoro. Ma anche questioni sociali. L’agenda del prefetto Gian Valerio Lombardi è fitta e su alcuni temi l’auspicio è che si possa finalmente scrivere la parola fine. È il caso del Leoncavallo. Per Lombardi «i tempi sono maturi per voltare pagina». È il caso della moschea, di cui Milano secondo il prefetto ha un bisogno reale. Su entrambi i fronti la politica si confronta e si scontra da anni, ma potrebbe essere vicino il momento delle soluzioni. È qualcosa di più di una speranza che arriva dal palazzo di corso Monforte. Lunedì il sindaco Letizia Moratti incontrerà il gruppo di maggioranza sul nuovo piano di governo del territorio e si parlerà anche della moschea. Già oggi il Pdl si confronterà sul tema cercando di mettere d’accordo le diverse anime del centrodestra e di trovare una posizione il più possibile condivisa.
Ma a pochi giorni dalla fine del Ramadan, il prefetto torna a ribadire che è tempo di chiudere la stagione della provvisorietà per la preghiera dei fedeli musulmani. «Per costruire una moschea occorre che il Comune dia una concessione edilizia per costruire su un terreno che abbia come destinazione d’uso il culto — sottolinea— questo il prefetto non può farlo». «Io posso sottolineare il problema perché c’è un’emergenza di ordine pubblico — rimarca — Poi però chi ha le competenze e la responsabilità deve fare i passi necessari ». Lombardi rilancia al termine della riunione del comitato per la sicurezza anche la questione del Leoncavallo, da 31 anni ai margini della legalità.
Proprio nei giorni scorsi l’associazione Mamme del Leoncavallo ha scritto al sindaco e agli assessori Rizzi e Finazzer Flory per sollecitare un incontro e segnalare che il 22 settembre «è attesa per l’ennesima volta la visita di un ufficiale giudiziario per lo sfratto da via Watteau». Secondo Lombardi anche questo capitolo va chiuso. «Credo ci sia una disponibilità — dice — a un ragionamento per trovare una soluzione. Può darsi che i tempi siano maturi per voltare pagina. Se si rientra nelle regole credo che questo sia possibile». Da anni il centro sociale chiede all’amministrazione di ratificare un accordo con i proprietari dei locali, per poter regolarizzare la propria occupazione e pagare un affitto.
«Mi pare che ci sia una disponibilità a parlarne — sostiene il prefetto — Sono passati 30 anni da quando nel 1978 il centro sociale, ora ospitato in via Watteau, fu occupato. E oggi i leoncavallini che allora avevano 25 anni, con 30 anni di più sulle spalle, probabilmente sono più propensi a trovare una soluzione». In Comune però le divisioni restano. Nel Pdl c’è chi è favorevole al dialogo ma anche chi, soprattutto tra gli ex An, fa fatica a digerire l’ipotesi di una regolarizzazione del Leonka. La proposta sul tavolo è sempre la stessa: il trasferimento su un’altra area delle volumetrie spettanti al gruppo Cabassi per via Watteau. Questo passaggio darebbe il via libera all’accordo, già formulato tra il Leoncavallo e la proprietà, per l’utilizzo degli spazi dietro pagamento di un affitto.