--------------------------------------------------------------------------------------- Cantieri fermi a cinque anni dalla firma della convenzione. previsti mille posti auto
Moratti: Darsena, basta ritardi
Il sindaco: «Possiamo rinunciare all’autosilo». «O la società rispetta i tempi, o lasci subito l'area»
MILANO - Il Comune è «pronto a rinunciare» alla costruzione del parcheggio in Darsena. Quei mille posti auto non sono più né una priorità né un tabù, sono solo una scocciatura: «Non siamo disponibili ad accettare ulteriori ritardi da parte dell’impresa costruttrice. O la società assicura di poter partire subito con i lavori e rispettare i tempi, o lascia subito l’area». È il pomeriggio di venerdì, Letizia Moratti ha riunito il direttore generale Giuseppe Sala e gli assessori Bruno Simini (Lavori pubblici) ed Edoardo Croci (Mobilità) per fare il punto sul piano parcheggi. Il vertice si chiude con l’ultimatum per la ditta Darsena spa: «Vogliamo una risposta definitiva entro fine mese». Altrimenti, il Comune accantona il progetto dell’autosilo subacqueo, a cinque anni dalla firma della convenzione. Addio, qui e ora. Il tema è delicato: «Come può tutelarsi, il Comune, da un cantiere infinito come quello aperto in Darsena?». Di questo s’è parlato al vertice, della mancanza di regole «sufficientemente rigorose » che obblighino il privato a rispettare l’impegno con Palazzo Marino. In particolare, è stato Sala a porre la questione: fino a che punto è giusto aspettare? Possibile che non si possa fissare un limite ai ritardi e alla pazienza? Gli accertamenti legislativi sono partiti subito, ci lavorano l’Avvocatura e gli uffici tecnici. Obiettivo: togliere il Comune dall’impasse su alcuni casi specifici, come la Darsena e il parcheggio (anch’esso in ritardo) di piazza XXV Aprile.
Il confronto tra Palazzo Marino e Darsena spa doveva chiudersi il 24 settembre 2004, con la firma della convenzione per l’autosilo. Invece, da allora, l’area è un cantiere semi-abbandonato, ciclicamente occupato e sgomberato dai senzatetto, imbrattato dai writers e ripulito dall’Amsa, coltivato dai volontari del guerrilla gardening e coperto da una vegetazione ribelle. I comitati di quartiere non vogliono i box e lo ricordano ad ogni corteo («Farebbe solo aumentare il traffico») e le associazioni ambientaliste si sono affidate alla Procura: «È un delitto far marcire la Darsena nel degrado». L’ultima proposta di Darsena spa prevede la costruzione di 713 posti auto a rotazione (già approvati) e di altri 303 box in vendita agli abitanti della zona (con variante). L’impresa ha presentato anche il piano di riequilibrio dei costi, spese aggiuntive dovute a ritardi e scavi archeologici: intende «recuperare» 10 milioni di euro con il prolungamento della convenzione da 30 a 42 anni e con un ritocco del prezzo del ticket orario del posteggio, da 1,50 a 1,80 euro. Un documento ufficiale, ad oggi, ancora non c’è.
Ironia della sorte, a giorni nel cantiere torneranno gli archeologici. Non gli architetti, né i geometri e gli operai, ma gli archeologici della direzione regionale ai Beni culturali. Una nuova sessione di scavi scientifici è stata programmata in accordo tra Soprintendenza e Darsena spa, a due anni dalla scoperta delle Mura spagnole e di una conca d’epoca leonardesca sul lato di viale D’Annunzio. Gli scavi, ora, ripartiranno lungo viale Gorizia: «Resta da indagare il 20 per cento dell’area e da valutare l’entità e il valore delle scoperte storico-culturali», ha spiegato il direttore regionale Mario Turetta. L’obiettivo di Darsena spa è diverso: «Vogliamo evitare qualsiasi tipo di "sorpresa"». È una forma di tutela, ecco: nel caso di ulteriori ritrovamenti e ulteriori ritardi, l’impresa modificherebbe nuovamente il piano di riequilibrio dei costi. Un’ipotesi che il Comune, adesso, non vuole nemmeno considerare. Meglio lasciar perdere i box.
A. St. 07 settembre 2009
*Simpatico "articolo" che prepara gli animi dei meno pacifici sostenitori del progetto, alla disfatta.
Luciano Bartoli
In risposta al messaggio di Angelo Valdameri inserito il 7 Set 2009 - 15:05