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In questi tre anni abbiamo capito che: 1) Il parco delle cave si è fermato. Bloccati i lavori di completamento. Realizzato per il 40%, il Comune ha la responsabilità di avere interrotto il lavoro prezioso, svolto da Italia Nostra e dal suo staff di qualificati operatori, a costi minori rispetto a quelli che la città sostiene per la manutenzione delle aree verdi, che continua a riceve continui apprezzamenti in Italia e all’estero. Tutti i progetti sono fermi (margine est, margine ovest, aree centrali). Nessuna previsione di recupero nei piani delle opere pubbliche delle aree maggiormente degradate e a rischio sicurezza (cave Ongari Cerutti), almeno fino al 2012. 2) E’ stata colpita la partecipazione della città, che è stata uno dei tratti distintivi e più originali. Una visione gretta, che premia mediocrità e particolarismi, la stessa che nei decenni prima che arrivasse Italia Nostra aveva impedito la riqualificazione e il recupero alla fruizione pubblica di un’area di vaste dimensioni. Diverse le modalità di gestione adottate dal Comune, come le iniziative dimostrative, che da sole e per pochi giorni (Parchi in comune, 750.000 € in 15 giorni) costano più della gestione annuale del parco nel suo insieme. 3) Italia Nostra è un’associazione seria e la sua non può essere certo ricondotta a un’attività di ordinaria manutenzione. E’ stata quindi messa nella condizione di non potere continuare a svolgere il suo lavoro, contraddicendo la delibera approvata dal Consiglio comunale: trasformare il territorio, ridisegnare l’ambiente, promuovere la partecipazione dei cittadini, delle scuole, delle associazioni. Un’altra amministrazione ne avrebbe certamente avuto una considerazione diversa. 4) Sulla sicurezza il sindaco non ha mantenuto la promessa fatta durante la sua campagna elettorale, mancando la riqualificazione e il recupero alla collettività di vaste aree ancora oggi interdette e pericolose sotto il profilo della sicurezza e della legalità.
Un pessimo esempio di gestione della cosa pubblica, di cui i cittadini milanesi non mancheranno di chiedere conto al momento debito. Ciò che è stato realizzato resta come patrimonio della città. Alla prossima amministrazione comunale il compito di riprendere il filo di un progetto interrotto.