.: Discussione: Tunnel automobilistico Linate-Rho
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Da milano.repubblica.it:
Cooperative, immobiliaristi e grandi banche viaggio nella lobby del maxitunnel che verrà Una serie di interessi coincidenti - in altri tempi si sarebbe detto "poteri forti" - guardano al cantiere: dai gruppi di costruzione, alle cooperative (Compagnia delle Opere ma anche le Coop), immobiliaristi in crisi e grandi banche di Andrea Greco e Luca Pagni
Sulla carta appare come una di quelle operazioni battezzate in finanza win-win. Nel senso che, se vanno in porto, vincono (leggi: guadagnano) un po’ tutti. Solo che nel caso del maxitunnel che dovrebbe passare sotto la città, dall’area dell’Expo a Linate, vorrebbero vincere in tanti. E non solo per i 2,5 miliardi dell’opera. Una serie di interessi coincidenti - in altri tempi si sarebbe detto "poteri forti" - guardano al cantiere: dai gruppi di costruzione, alle cooperative (Compagnia delle Opere ma anche le Coop), immobiliaristi in crisi e grandi banche. Pronti a trasformarsi in una potente lobby per pressare il livello politico se solo dovessero cadere gli ostacoli sull’operazione. Finora i protagonisti usciti allo scoperto sono i manager delle imprese di costruzione. Come nel caso della milanese Torno (il promotore) e della romana Condotte (l’alleato). La prima è una nobile decaduta (costruì Eurodisney, tanto per dire) in cerca di rilancio non solo finanziario. La seconda è il vero “costruttore”: non a caso si è appena aggiudicata una galleria di 11 chilometri sotto il San Gottardo per l’Alta velocità ferroviaria. Ma Condotte sarebbe pronta nel caso in cui Torno volesse uscire di scena a far entrare nel gioco il numero uno del settore, Impregilo, il colosso controllato da tre nomi che contano e non poco nei salotti della finanza: Salvatore Ligresti, la famiglia Benetton e il gruppo Gavio. Al momento, però, Torno è ancora il pivot attorno cui ruota l’operazione maxitunnel. E il suo numero uno Alberto Rigotti appare come il più indaffarato a tessere la ragnatela dei contatti e dei consensi politici. Dal giro lombardo non si scappa: quindi ecco Comunione e liberazione, e il partito delle opere che alligna nel centrodestra. Al Pirellone si rivolgono in questo momento le cure di Rigotti, un trentino che vive a Milano da trent'anni. Un periodo di tempo in cui ha tessuto relazioni forti prima con i socialisti, poi con Marcello Dell'Utri (ai tempi della comune avventura editoriale in E-Polis, sfociata in una condanna a risarcire il politico siciliano con mezzo milione di euro per un vecchio contratto di raccolta pubblicitaria mai onorato da entrambe le parti). Infine con Bruno Ermolli, gran regista di quasi tutti gli affari cittadini e in cui confida Silvio Berlusconi per evitare sorprese. Il timore, per Rigotti e i suoi, è che il contributo pubblico, garantito dalla Regione con 500 milioni, venga a mancare, facendo impennare il costo del pedaggio fino a 13 euro. Cifra forse abbordabile per i principali destinatari, che operano nella logistica su ruota. Ma azzardata per tutti gli altri. Entro un paio di mesi si capirà, in curiosa sincronia con le elezioni regionali, se e come l'aiuto pubblico verrà versato. La sensazione è che il destino fatale lo decideranno i soldi. La crisi mondiale ha colpito le costruzioni quasi quanto la finanza. Torno si presenta con 100 milioni di debiti, e un attivo che li equivale solo a patto di conteggiare l'ardito valore dell'opzione tunnel (fino a 40 milioni già in bilancio, ma che diventeranno concreti solo con il bando). Le banche più esposte, Unicredit e Intesa Sanpaolo, sono le stesse che hanno appena ottenuto il mandato di consulente per la fattibilità finanziaria del tunnel. Ovvio che i costruttori guardano soprattutto a loro per ricevere buona parte dei 2,5 miliardi, nella triplice veste di erogatori di finanza, del project financing vero e proprio e di investitori nel capitale del consorzio (un ruolo già assunto da Unicredit, mentre Intesa Sanpaolo starebbe valutando l'ingresso). Infine, osservatori interessati sono i titolari dei grandi progetti economici e immobiliari che segnano il passo. Sarà un caso se il tunnel parte a ridosso della Fiera, grande cattedrale che avrebbe bisogno di un po’ meno deserto attorno? Fiera spa ha visto gli utili prima delle imposte nel terzo trimestre negativi per 14,7 milioni e non solo per colpa della crisi. E la Fondazione Fiera ora presieduta da qual Gianpiero Cantoni fedelissimo di Berlusconi fin dalla prima ora ci guadagnerebbe da una bella rivalutazione dei terreni del polo esterno destinati all’Expo. E che dire della Compagnia delle Opere? Attorno alla Fiera ruota parecchio del suo business. Nel suo ramo sud, il tunnel tocca altre tre aree che avrebbero bisogno di una bella infrastruttura di pregio. Se venisse confermata, l’uscita di viale Campania si troverebbe a due passi da Porta Vittoria, mentre nella parte conclusiva ecco l’Ortomercato, da almeno un decennio al centro di grandi interessi per il suo trasferimento. Infine, si giunge a quella Santa Giulia ora in mano alle banche creditrici (come tutto l’ex impero di Luigi Zunino) con in testa Intesa Sanpaolo e Unicredit. Se mai il tunnel si facesse, la lista dei sostenitori nella targa commemorativa non sarà breve. (14 gennaio 2010) |
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