.: Discussione: Operazioni sui derivati del Comune di Milano
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Da ChiamaMilano del 20 novembre u.s.
Cordiali saluti a tutte/i Antonella Fachin Consigliere di Zona 3 Capogruppo Uniti con Dario Fo per Milano ------------------------------------------ IL BICCHIERE DEI DERIVATI Nel 2010 non ci saranno perdite, ma la valutazione negativa per il 2035 ammonta a 174 miloni di euro ![]() Il comunicato stampa dell’Assessore al Bilancio, Giacomo Beretta, scaccia i corvi e sembra delineare una situazione assolutamente sotto controllo, di segno diametralmente opposto rispetto agli allarmistici pronostici di questi mesi. Pronostici che parlano di un concreto rischio di indebitamento del Comune nei confronti delle 4 banche con cui furono stipulati e rinegoziati i contratti derivati e di un’incauta, inappropriata e spericolata gestione del denaro pubblico. L’Assessore vede il bicchiere mezzo pieno: nel bilancio del 2010, grazie a favorevoli condizioni di mercato, il Comune non dovrà stanziare nemmeno un centesimo al capitolo “derivati”. Non tutti sono però così ottimisti. Il bicchiere mezzo vuoto lo vede non solo la Procura di Milano, che ha recentemente inoltrato la domanda di rinvio a giudizio di undici banchieri e di due ex manager comunali per presunta truffa ai danni del Comune, ma anche l’opposizione a Palazzo Marino. “E’ vero che le previsioni per il prossimo anno sono favorevoli -spiega Davide Corritore, consigliere comunale del Pd ed ex manager di Deutsche Bank- ma non possiamo dimenticare che tra il 2008 e il 2009 abbiamo dovuto sborsare 25 milioni di euro a causa delle lievitazioni dei tassi di interesse legati ai contratti”. E il futuro è tutt’altro che roseo. “L’attuale mark to market ammonta a 174 milioni di euro. Ciò significa che, se chiudessimo i contratti con le attuali situazioni di mercato, il Comune ci rimetterebbe quasi 200 milioni. Senza contare che siamo legati a filo doppio alla longevità delle banche: se una di queste fallisse dovremmo fare i conti con perdite tutt’altro che trascurabili”. Facile cantare vittoria, insomma, quando la recessione economica -la stessa che il Governo ritiene ormai superata- concede ossigeno alle casse comunali poiché i tassi di interesse si mantengono a livelli se non vantaggiosi, quantomeno non penalizzanti. Paradossalmente Palazzo Marino per evitare il dissesto delle proprie casse minate dalle alchimie finanziarie dal passato deve fare il tifo per la crisi, poiché non appena il barometro dell’economia tornerà al bello i tassi inizieranno a risalire. “Un eventuale rialzo dei tassi di interesse -conclude infatti Corridore- condizionerà le politiche di bilancio del Comune, in considerazione anche dell’elevata durata residua dei contratti”,. Mancano ancora 25 anni, infatti, al verdetto finale. Solo allora si saprà realmente quanto il Comune ha perso giocando alla “roulette russa” della finanza e se nel bicchiere rimarrà almeno qualche goccia per consolarsi. Giulia Cusumano |
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