.: Discussione: Cittadella della giustizia, un altro rinvio?
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Da milano.corriere.it:
DALLA PARTE DEL CITTADINO. Lunedì 19 il camper sarà alle Colonne di san lorenzo Tribunale, una città di 10 mila abitanti «Sì al trasloco. Qui l’Onu anticrimine» Il progetto per il trasferimento a Porto di Mare e il Palazzo bis in via Pace. I residenti: invasi dagli uffici MILANO - «Allora, signora: ha deciso?». La donna più corteggiata di via San Barnaba abita al 32, condominio elegante affacciato sull’ingresso posteriore al palazzo di Giustizia. È una pensionata, e non cede: «Ogni tanto passa l’ avvocato e mi chiede se gli vendo l’appartamento. Non se ne parla, non me ne vado finché campo». Nei giorni in cui il Tribunale fece la storia d’Italia, epicentro dei cambiamenti, l’onda lunga della legge ridisegnava la zona. Il quartiere è diventato un distretto per avvocati e notai, i citofoni sono elenchi di dott. & partners, professionisti di rango e principi del foro. In via San Barnaba 32 abitavano 24 famiglie, trent’anni fa: sono rimaste in quattro. Sull’ex garage d’epoca fascista in via Podgora hanno alzato altri 40 alloggi: probabile che diventeranno uffici. Tutto è costruito o viene modellato a uso e consumo del Tribunale. Di più: in via Pace si lavora alle nuove aule giudiziarie. Eppure, da qui, il palazzo di Giustizia deve traslocare a Porto di Mare, tra il Corvetto e Rogoredo. Deve, o forse è meglio dovrebbe. Il progetto, ironizzano in Comune, «è in alto mare». Il Tribunale è una cittadella a tempo per diecimila abitanti: si sveglia presto, ingorgata di traffico, e si svuota nel tardo pomeriggio, silenziosa e stanca. La presidente Livia Pomodoro amministra un palazzo che produce circa 7 mila udienze al mese nel penale e invia 80 mila avvisi e altre 220 mila comunicazioni di cancelleria nel civile. Arrivata alla guida nel febbraio 2007, ha subito investito sui servizi informatici per accorciare i tempi dei processi, smaltire gli arretrati e risparmiare (un milione di euro l’anno) su carta, fotocopie e registri. La carta, in Tribunale, è argomento sottile e delicato. Ce n’è molta nelle cancellerie della Corte d’appello penale, al secondo piano: gli uffici traboccano e i fascicoli sono accatastati alla meglio nei corridoi, su tavoli e sedie, fin sopra gli armadi. La cancelleria marchi e brevetti, invece, è senza puntine e ha chiesto almeno le penne: ne sono arrivate tre. Racconta l’avvocato civilista Sebastiano Mancuso: «Se non portiamo noi, i fogli, non possiamo neanche scrivere i verbali». Il palazzo di Giustizia ha problemi di spazio. È saturo. Per questo, in altri tempi, le istituzioni avviarono il progetto di una nuova ala tra via Pace e via Daverio, al posto di un parcheggio e di un istituto tecnico. I cartelli, sul cantiere, fissano la data di fine lavori al luglio 2010 (ma le ruspe stanno ancora scavando le fondamenta). Nei nuovi edifici saranno «provvisoriamente » ospitati una parte degli uffici giudiziari e degli archivi notarili. La destinazione finale è un’altra. Porto di Mare. Sull’operazione sono quasi tutti d’accordo, resiste solo una fronda di avvocati e magistrati. «A Milano è stata assegnata una cabina di regia per un progetto che rilancerà il sistema giustizia in Italia», annunciò a gennaio il guardasigilli Angelino Alfano. Obiettivo: trasferire il palazzo di Giustizia e il carcere di San Vittore all’ingresso sud di Milano, lungo la via Emilia. Allo Stato costa circa un miliardo di euro, ma il rebus dei finanziamenti non è ancora stato sciolto. Una certezza: i soldi non potranno arrivare dalla vendita del Tribunale e della casa circondariale, edifici storici vincolati dalla Soprintendenza. Il Comune ha fatto un solo passo formale verso Porto di Mare: ha stanziato un milione di euro e scelto, tre mesi fa, la società «terza» che deve elaborare lo studio di fattibilità (i risultati non sono ancora arrivati). Ma Livia Pomodoro guarda già oltre, fiduciosa: «Il palazzo di Giustizia, una volta svuotato, ha il background per ospitare una grande agenzia internazionale, come l’Istituto delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia». Qualcun altro suggerisce di dare la sede alla Biblioteca europea o a un museo d’arte: l’edificio già espone Sironi, Carrà e Fontana, «sarebbe perfetto». Si vedrà. Il futuro prossimo resta in via San Barnaba 32: notai e avvocati cercano ancora locali vista Tribunale. Bruno Morisi, bancario in pensione, 72 anni, vive alla grande, qui, e si sposta sempre in bici. La sera, quando ne ha voglia, suona anche il pianoforte: «Il condominio è deserto, gli uffici vuoti, nessuno si lamenta ». Ha solo tre vicini di casa. Che non litigano mai alle assemblee di condominio. Armando Stella 15 ottobre 2009 Notizie correlate: Tutti i video del Camper I consigli degli avvocati Quel palazzaccio, specchio della società in crisi di L. Ferrarella «Beffe e ritardi, prigionieri dei processi» Giuzzi e Marsiglia La conciliazione: il civismo senza liti di Giangiacomo Schiavi |
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