.: Discussione: Appalti Expo, le mani della 'ndrangheta
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Da milano.corriere.it:
Intesa sulla moschea: prima il censimento, poi la legge nazionale Vertice Moratti-Maroni «Comitato antimafia per l’Expo» Il piano del governo: «Le imprese saranno inserite in un elenco sicuro, al di sopra di ogni sospetto» MILANO - Milano come L’Aquila. Con il suo comitato di vigilanza contro le infiltrazioni della criminalità organizzata. Ieri — dopo un lunghissimo vertice tra il prefetto Gian Valerio Lombardi, il sindaco Letizia Moratti e il ministro dell’Interno Roberto Maroni — è arrivato il via libera finale. La firma del Viminale al decreto che istituirà la sezione specializzata del «Comitato di coordinamento per l'alta sorveglianza sulle grandi opere di Expo 2015» è prevista per oggi. Nel pool, presieduto dallo stesso prefetto, ci sarà anche un nome di peso: Maurizio Grigo, attuale capo della Procura della Repubblica di Varese e storico gip di Mani pulite. L’Expo come la ricostruzione dopo il terremoto. A Milano e in Lombardia arriverà allora la «white list», l’elenco d’imprese «certificate» e «pulite». Lavorerà solo chi è nella «lista bianca», per tutti gli altri niente appalti né lavori pubblici. A fianco del comitato ci sarà anche il Gicex, il «gruppo interforze centrale», un altro organismo speciale istituito con la conversione tema in agenda, appunto, l’Expo. Giro di pareri, però, anche sull’altra questione «calda» delle ultime settimane: la nascita di nuove moschee in città. Il «censimento » della prefettura sulla popolazione islamica milanese è partito negli scorsi giorni. Servirà per monitorare, quartiere per quartiere, il reale «fabbisogno» di luoghi di culto. Il dossier sarà pronto tra qualche settimana, per arrivare poi a Roma sul tavolo del ministro. A quel punto Maroni, grazie proprio all’indagine milanese, sarà nelle condizioni di scrivere il regolamento nazionale, la normativa che dovrà disciplinare la nascita di tutti i luoghi di culto islamici sul territorio italiano. Modello Milano, dunque. Come un paio di mesi fa, prima del «grande freddo» calato a metà novembre, quando, nel corso di un convegno dell’Anci (l’associazione che riunisce i Comuni italiani), il ministro rimpallò al sindaco la responsabilità dell’eventuale nascita di moschee. Terzo e ultimo punto in agenda: i rom. Con i tredici milioni di euro, annunciati mesi fa, che ora sono finalmente sul punto di arrivare. Soldi che finiranno sotto la Madonnina — come spiega l’assessore regionale leghista Davide Boni, il quarto convitato del tavolo di Palazzo Diotti — «grazie alle risorse recuperate alla mafia e alla malavita». «Intanto — assicura ancora Boni — si continuerà con gli sgomberi dei nomadi. E neanche un euro arriverà nelle tasche dei rom». Andrea Senesi 03 dicembre 2009 |
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