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Per me la morte di Hassan Mohammed e Salama Awad Omar, egiziani rispettivamente di 27 e 28 anni, è sconvolgente, soprattutto perché nel settembre 2004 sono andata con la Fillea a Piazzale Lotto dove con Libera e l'Arci avevamo deciso di dare il via alla Carovana antimafia. Erano le 5 di mattina e li abbiamo visti con i nostri occhi i caporali tranquilli in mezzo alla piazza che chiamavano col cellulare i lavoratori che stavano radunati a gruppi nelle vie intorno. Arrivava una macchina o un furgoncino, qualche uomo arrivava dalle vie intorno, ci saliva e andava. A quell'epoca il caporalato non era reato... Potete immaginare la mia/nostra soddisfazione quando il Governo Prodi lo ha dichiarato reato nel settembre 2006 e poi quando a giugno 2007 è stato presentato un disegno di legge con pesanti sanzioni per gli sfruttatori del lavoro degli immigrati e sanzioni per le imprese che hanno lavoratori in nero e proposte di riorganizzazione e coordinamento presso ogni Prefettura degli organismi di controllo sul lavoro. Ho scoperto ieri con grande amarezza, visto che non mi facevo una ragione della morte dei due operai egiziani, che il DDL è stato approvato solo dal Senato e che il Governo Prodi è caduto senza avere completato (o se preferite senza essere riuscito a completare) alla Camera l'iter legislativo del DDL. Quindi ci eravamo tranquillizzati a torto, leggendo le notizie sulla stampa. Non è cambiato nulla dal 2004 e adesso il Governo Berlusconi ha dato ai Prefetti l'incarico di schedare i Rom, che evidentemente sono ritenuti molto più pericolosi e fanno più danni di quei caporali che sfruttano e schiavizzano uomini che si devono accontentare di essere pagati 3 euro all'ora perché sono clandestini. E che vengono mandati sulle impalcature senza nessuna protezione e senza poter rispettare le regole della sicurezza. Per capire come funzionano le cose basta leggere su Repubblica dell'11 aprile 2007 l'articolo di Paolo Berizzi che si è finto un lavoratore clandestino. Le mafie - che organizzano la tratta degli esseri umani - ringraziano. Jole Garuti |
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