Egregio Stefano Peverelli, le confesso che prima di scrivere quanto segue ho dovuto aspettare qualche giorno. Il sentimento di sconcerto che mi ha trasmesso la sua lettera mi impediva di formulare frasi pacate che riuscissero a comunicare il mio pensiero. La mia vita di cittadino ma anche di professionista è molto legata alla realtà del Parco delle Cave di Milano e quindi non intendo nascondere o stemperare la componente emotiva della mia risposta.
Le polemiche sul rinnovo della convenzione
tra Comune di Milano e l'Associazione Italia Nostra Onlus non sono una novità:
come lei saprà la precedente e prima convenzione scadde nel dicembre
2005. Da cittadino mi potrei semmai chiedere come sia possibile che un parco
urbano ad alta frequentazione come è diventato il Parco delle Cave
anche grazie la presenza dell'Associazione, si sia potuto mantenere così
in ordine, pulito e sicuro senza un gestore! La risposta che mi potrei dare
da frequentatore del parco è che, nonostante la situazione di incertezza
e provvisorietà, l’Associazione ha deciso di continuare la
gestione in attesa di una soluzione definitiva scelta dall'Amministrazione.
Per quanto riguarda lo stato di "quasi
totale abbandono" da Lei denunciato e dimostrato dalla presenza
"delle essenze spontanee (rovi,
erbe infestanti , ricacci di robinia e quant'altro)", ritengo
di osservare che non stiamo parlando di una immensa aiuola fiorita di 120
ettari ma di un parco urbano a forte valenza naturalistica; ciò nonostante,
le posso garantire che nessuno, né tra i progettisti né tra
i gestori, si sia mai riferito al modello dei parchi naturali canadesi o
a quello delle oasi naturali!
Ho ben chiaro nella mente il ricordo di
quando iniziarono i lavori di realizzazione dell'area Cava Cabassi (2001):
alcuni cittadini manifestarono il dissenso per la rimozione della vegetazione
spontanea resasi necessaria per bonificare l'area; vedendo poi uscire dal
cantiere i camion carichi di rifiuti abusivamente discaricati nel suolo,
si ricredettero.
Non posso ritenermi d'accordo con lei neanche
per quanto riguarda le sue considerazioni sulla sicurezza in particolare
dei bacini idrici. A prescindere dell’elencazione di ciò che
è stato fatto negli ultimi anni proprio per migliorare la sicurezza,
non riesco razionalmente ad immaginare un parco cosparso di parapetti di
protezione e di cartelli di segnalazione lungo i canali, le chiuse, i laghi
di cava , i bacini naturali e i dislivelli del terreno. Probabilmente, prima
dovremmo intenderci sul concetto di "sicurezza dello spazio pubblico".
Solo due esempi: non mi risulta che Venezia
sia una città interdetta al pubblico, o che la pista ciclabile, realizzata
da Parco Agricolo Sud sull'alzaia del naviglio e che unisce Milano al Ticino,
abbia parapetti continui e cartelli con la scritta "attenzione canale"!
Qui mi fermo.
Per ogni rigo della sua lettera vorrei
scrivere considerazioni, allegare fotografie di questo parco e di altri
parchi italiani ed esteri ma ho il timore di ricadere anch'io nell'errore
delle prese di posizione sempre e comunque sterili se fine a se stesse.
Le immagini positive che ho e che voglio
mantenere del Parco delle Cave sono moltissime: da quella dell'inaugurazione
del 2 giugno 2002, azzardata alla fine dei primi lavori di realizzazione
condotti da questa gestione, con la folla incredula ed euforica che non
osava calpestare la prima erba seminata che a stento raggiungeva i cinque
centimetri di altezza, a quella di sabato scorso quando le mie nipoti giocavano
scalze sui tappeti erbosi intorno alla Cava Cabassi (un lusso che non so
in quante altre aree pubbliche ci si possa permettere) e poi sono andate
a raccogliere le more nei famigerati rovi dell'area naturalistica.
Mi perdoni la franchezza ma l'unica "assenza
di rispetto" che io trovo in questa situazione è
quello che lei ha dimostrato nei confronti del lavoro tenace e coscienzioso
di altre persone!
Alcune sue affermazioni sono ingrate ed
offensive nei riguardi di tutti coloro che hanno investito le loro energie
e risorse in questa realtà (e quindi non solo del direttore del parco
ma anche dei dipendenti, dei collaboratori, dei cittadini attori di questa
iniziativa o semplicemente contribuenti) e che - onore al merito - da una
trentina d'anni ricevono anche apprezzamenti da persone, istituzioni e enti
cittadini, nazionali e internazionali per il loro lavoro e per i risultati
raggiunti.
Se il suo sconcerto è causato dallo
stato del parco, il mio è causato da vedere autorevoli "membri
esperti" o comuni cittadini che invece di dare il loro contributo,
magari anche formulando osservazioni e critiche costruttive, sembrano cadere
nella trappola di certi giochi di quartiere e vedono situazioni di "degrado"
e "totale abbandono"
solo quando stimolati da finalità che, sinceramente, non riesco neanche
ad immaginare.
Alessandro Ferrari
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