.: Discussione: Milano si dia un obiettivo verde ambizioso
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Da milano.corriere.it:
Idee Un bosco in piazza Duomo: il progetto di Piano per la Milano verde Gli alberi donati da Abbado. «Piantiamoli lì» MILANO — Un bosco («una settantina di piante») in piazza del Duomo, a Milano, quasi come l’avevano immaginato Dino Buzzati e Bruno Munari (ma c’è anche il precedente storico della raccolta del grano durante la guerra); un centinaio di alberi in via Dante e poi altro verde in via Orefici (però sul lato non percorso dai tram) e in Piazza Cordusio (potrebbe essere una grande aiuola). E poi altre piante che scacciano macchine e motorini (quelli in circolazione e quelli parcheggiati in via Giulini). Renzo Piano immagina così i suoi primi interventi («un lavoro d’équipe: il Comune, la Soprintendenza, il mio studio, i tecnici») per piantare quei novantamila alberi («potrebbero essere aceri, i platani qui in città soffrono») che rappresentano il cachet «in natura » che riporterà Claudio Abbado a dirigere alla Scala (il 4 e il 6 giugno 2010 con l’ Ottava Sinfonia di Mahler). L’architetto che sta cambiando Londra con il progetto per la sua London Bridge Tower (a Milano per presentare il numero monografico di Abitare a lui dedicato dal titolo Being Renzo Piano ) ha un’idea molto chiara di quello che dovrebbe essere il suo lavoro: «Qui faccio solo il contadino e il geometra per Claudio, il mio compito è piantare alberi e basta». Una boutade , sicuramente, perché questi novantamila alberi non sono altro (per il progettista premio Pritzker 1998) che un’occasione, l’ennesima (dopo il Beaubourg a Parigi e Postadmer Platz a Berlino) per riaprire il discorso intorno al futuro delle città, dal centro alle periferie. Ieri, nuovo sopralluogo per Renzo Piano lungo la dorsale che collega Duomo e Castello Sforzesco: un gruppetto di otto persone (più un cane) a fare compagnia all’architetto che, ad un certo punto si mette addirittura a fare correzioni sul disegno di massima (naturalmente con il suo Pentel verde d’ordinanza) inginocchiato per terra con i passanti incuriositi ma non troppo (qualche tempo prima, aveva disegnato la sua green belt per Milano sulla tovaglia bianca di un ristorante toscano). «Il problema — spiega — è trovare un equilibrio tra la disposizione degli alberi, l’arredo urbano, le vetrine dei negozi, i servizi e i sottoservizi. Per questo è fondamentale questo lavoro di collaborazione». Intanto si parla di un modello settecentesco di «taglio» che permetta di lasciare libere le vetrine, di una «Berlino dove è più facile abbattere un albero se è malato»; di una «Milano che vuole bene alle piante»; di un arredo urbano che dovrà essere uniformato e migliorato»; di quanti alberi si potrebbero piantare tra due lampioni di via Dante (uno? due?); di un Expo 2015 «meno cementificato » che saprà ben considerare l’occasione di questi novantamila alberi. L’idea del bosco in Piazza Duomo («opposto» alla Cattedrale) è affascinante ma, concorda Piano, «presenta una serie di difficoltà, perché, ad esempio, il bosco dovrà essere in qualche modo presidiato, per evitare ogni possibile forma di degrado» (altro ostacolo potrebbe essere l’«intoccabile» pavimento del Portaluppi). Eppure l’architetto sembra fiducioso: «il 30 di questo mese ci incontreremo con Claudio qui a Milano e se tutto va bene potremmo cominciare a piantare i primi alberi già entro la fine dell’anno, al più tardi ai primi di gennaio». Questo centro di Milano tutto pieno di alberi («Stiamo lavorando su una decina di case story ») non rappresenta che l’ulteriore frammento di un progetto ben più grande: che terrà conto delle aree di verde che già esistono (il Parco Sud come quella intorno a San Siro). E che «non si dimenticherà delle periferie». Piano l’ha ribadito spesso: «le città del futuro si ricostruiranno dalle periferie »; ieri, partendo per Parigi, ha aggiunto un’altra considerazione: «questi alberi sono un piccolo grande gesto di generosità verso le prossime generazioni ». Stefano Bucci 06 novembre 2009 |
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