.: Discussione: Sulla gestione del Pio Albergo Trivulzio
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Da milano.corriere.it:
Pensionamenti, blocco del turnover e servizi accorpati per risparmiare Il Trivulzio sommerso dai debiti: «Tagli a personale e reparti» Buco di 23 milioni. Il dg Nitti: chi offre salute perde, bilanci in rosso senza la vendita delle case Milano - Case affittate/vendute a prezzi low cost: e tagli all'assistenza sanitaria per fare tornare i conti. La contraddizione del Trivulzio è tutta qui. Medici e infermieri che vanno in pensione non sostituiti; reparti chiusi; attività degli ambulatori ridotta. I bilanci del Pio Albergo Trivulzio (Pat), travolto da Affittopoli, non stanno a galla? Alla fine non resta che tagliare anche l'assistenza agli anziani. «Non c'è altra scelta - spiega il direttore generale Fabio Nitti -. Chi fornisce salute è in perdita: e, alla Baggina, né Regione né Comune ripianano i debiti». Dagli elenchi degli inquilini del Trivulzio - diventati pubblici il 18 febbraio - emergono case di lusso affittate a prezzi low cost a onorevoli, (ex) segretari di partito, uomini legati alle istituzioni con incarichi in Comune e in Regione, parenti e amici del potente di turno. Lo stesso vale per gli immobili alienati. È un (mal)costume decennale che fa storcere ancora di più il naso dopo la lettura dei bilanci del Pat e del suo piano di rientro dai debiti. A partire dal 2010, infatti, per evitare i conti in profondo rosso alla Baggina viene bloccato il turnover del personale: l'obiettivo - da raggiungere entro il 2012 - è di ridurre i costi per 2,5 milioni di euro (-4%). Le strategie per ripianare le perdite prevedono la chiusura del reparto Merlo per la riabilitazione neuromotoria (con lo spostamento dei letti); l'accorpamento degli ambulatori di pneumologia e quello del servizio di fisiokinesiterapia con la rieducazione funzionale; nonché la razionalizzazione della dietologia. Sul fronte della pianta organica viene programmata una riduzione degli ausiliari addetti al trasporto dei pazienti ricoverati nella Baggina; la non sostituzione di primari pensionati; contratti non rinnovati per figure con quelle dei massofisioterapisti. «Così, però, non licenziamo lavoratori - sottolinea Nitti -. Il costo del personale pesa per il 70% del bilancio (con oltre 61 milioni di stipendi da pagare, ndr). Il buco nero nei bilanci del Trivulzio è il 2008: con una chiusura in passivo per 3 milioni e 920.375 euro. Un guaio che fa scattare contromisure come la dismissione del patrimonio immobiliare. Nel 2009 va meglio: più 33 mila euro. Ma il risultato è positivo solo grazie alle plusvalenze ottenute dalle vendite. Sono 7 milioni e rotti fondamentali per la Baggina per fare fronte agli 87 milioni di euro di spese (tra personale e altri costi) contro i soli 80 milioni di ricavi garantiti dalle rette. «Il principale cliente, ossia il Comune di Milano, le lascia invariate dal Duemila», si legge nel Piano di rientro. E c'è, poi, il debito con le banche (tecnicamente definite linee di fido con un bassissimo tasso di interesse). Pari a ben 23 milioni di euro: «L'esposizione finanziaria è uno dei motivi principali di preoccupazione sia per il management sia per il consiglio di amministrazione», scrive lo stesso Nitti, che aggiunge: «Nei prossimi anni ci attende una sfida oltremodo difficile e nello stesso tempo vitale. Ma se riusciremo a superarla, il Pat continuerà a essere sempre più quella grande ed importante realtà sanitaria e sociale, fondamentale per Milano». Con il Consiglio di amministrazione guidato da Emilio Trabucchi spazzato via dallo scandalo di Affittopoli, la scommessa ora dovrà portarla avanti il commissario straordinario Emilio Triaca, oggi al suo primo giorno di lavoro alla Baggina. Un compito difficile. Mentre il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ieri mattina ritorna al Trivulzio - dove 19 anni fa era scoppiata Tangentopoli -, il procuratore aggiunto Alfredo Robledo e il pm Maurizio Romanelli aprono ufficialmente il fascicolo d'inchiesta per truffa aggravata e abuso d'ufficio. E, nelle indagini, rischiano di finirci anche il Policlinico, il Golgi Redaelli e l'Aler, gli altri tre enti con un vasto patrimonio immobiliare. Simona Ravizza 01 marzo 2011 |
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