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E tutto questo è solo per procurarsi la disponibilità dei terreni... la sede dell'expo oramai è definita dal tempo della candidatura e non si può modificare. Non capisco come sia possibile che non si sia chiarita questa parte prima di tutto il resto, con l'acquisto dei terreni o con un preciso accordo scritto con i proprietari che definisse, in caso di assegnazione della manifestazione, se comprare o meno i terreni ed esattamente a quali condizioni economiche. A differenza di altri "celebri" rallentamenti di opere pubbliche a Milano, come i restauri dei monumenti o la darsena (attribuiti, stando al comune, alla burocrazia o alla magistratura, comunque a qualcosa, dicono, al di là dei poteri della giunta), mi pare che qui ci sia poco da chiamare in causa altri responsabili : qui si tratta di una programmazione profondamente sbagliata dall'inizio, abbastanza da mettere tutto a repentaglio. A questo punto credo sia il caso di valutare seriamente l'ipotesi di un disimpegno dalla manifestazione, valutare se il danno di un abbandono - di immagine e forse economico (non so se comporterebbe il pagamento di qualche penale) - non sia preferibile a quello di una expo fatta molto male. Credo che l'Ufficio di Piano, quello che realmente sta mettendo in piedi l'organizzazione dell'expo, stia continuando a lavorare e abbia dimostrato di saperlo fare bene. A quanto abbiamo visto, però, basta la volontà di un politico o una questione non condivisa (ma che non è affatto capziosa), come questa del sito, per rallentare e potenzialmente mandare tutto a monte. Non è capzioso, il problema delle aree, perchè chiaramente bisogna evitare una eccessiva speculazione da parte dei privati, in relazione al valore delle stesse aree prima dell' expo, e mi sembra che tutte le proposte offrano ai proprietari un tornaconto largo che in teoria andrebbe giustificato, presso i cittadini. Insomma la faccenda è troppo aggrovigliata (e per chiara responsabilità di chi la gestisce e dovrà ancora gestirla) per essere ottimisti. |
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