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Online la prima proposta di ChangeMilano - ecco il testo CHANGE MILANO (un' iniziativa del Partito Democratico Milanese, un piano di progetti d’innovazione per il governo della città e la gestione dei servizi cittadini) presenta con il suo primo progetto un nuovo concetto di finanza civica, una finanza dei cittadini e per i cittadini, che possa contribuire alla crescita del sapere economico delle famiglie, all’individuazione di forme di impiego del denaro finalizzate alla realizzazione di iniziative visibili e fruibili dalla comunità, e all’innovazione nella gestione delle partecipazioni comunali. Sono tre gli strumenti principali per raggiungere questi obbiettivi: una Libera Scuola del Sapere Finanziario, Buoni di Investimento Civico ( nuovi strumenti finanziari di scopo e di territorio) e una Nuova Compagnia Partecipata che coordini le partecipazioni del comune e avvii una nuova industria civica. La grande finanza e la gente: più lontani che mai Dalla bolla americana del 2007 al recente caso della Grecia, la grande finanza ha reso evidenti i propri limiti e i guasti prodotti dalle esasperazioni speculative, con effetti dannosi sui risparmiatori e i conti degli Stati. Milano, capitale economica, deve favorire l’educazione finanziaria dei cittadini ed incentivare strumenti per promuovere la partecipazione della comunità a progetti di investimento situati sul territorio. PROGETTI PER MIGLIORARE CHANGE MILANO promuove una nuova finanza civica per mettere a disposizione di tutti i cittadini il sapere economico e finanziario di cui la città è dotata, attraverso questi punti chiave:
La finanza civica di CHANGE MILANO è fondata sulla ricaduta di benefici nelle tasche di tutti i cittadini e dell’amministrazione pubblica. Libera Scuola di Sapere Finanziario Mentre in Europa ci sono oltre 150 programmi di educazione finanziaria (per 2/3 dedicati ai giovani e basati su Internet*), il Comune di Milano si è limitato a iniziative occasionali nei corsi per il tempo libero. Riprendendo recenti iniziative dell’amministrazione americana e britannica, CHANGE MILANO propone a tutti i milanesi un percorso strutturato di formazione economico-finanziaria. Come diffondere il sapere finanziario?
La proposta riguarda l’ampio ricorso a Buoni d’Investimento Civico, evoluzione dei tradizionali BOC, per finanziare progetti territoriali legati anche a specifiche aree: il largo pubblico dei risparmiatori milanesi parteciperà con rendimenti competitivi alla scelta di investire in progetti sulla città che abbiano un’utilità condivisa. Come investire su progetti per Milano?
Molti servizi ai cittadini - mobilità, alimentazione, sport, energia - sono offerti tramite 20 diverse società partecipate (ATM, MM, MilanoSport, MilanoRistorazione…): un grande patrimonio di risorse umane ed economiche, gestito spesso senza un indirizzo chiaro, con il rischio di perdite di bilancio che pesano sulle casse comunali. CHANGE MILANO propone di conferire le quote detenute in queste società in una nuova compagnia comunale, non privatizzabile, che individui indirizzi e strategie precise e utili alla comunità. Come migliorare i servizi per la città con la nuova compagnia?
IL LINK AL VIDEO DI PRESENTAZIONE DELLA PROPOSTA: http://www.youtube.com/watch?v=tQSrH1ZAfeQ IL LINK AL TESTO COMPLETO DELLA PROPOSTA: http://www.changemilano.it/progetti/Finanza_civica_progetto.pdf IL LINK ALLA BROCHURE RIASSUNTIVA DELLA PROPOSTA: http://www.changemilano.it/progetti/Finanza_civica_brochure.pdf
DI SEGUITO LA NOTA APPROFONDITA, SCRITTA IN SEGUITO ALLE PRIME OPINIONI RICEVUTE:
In risposta alle criticità ricevute da Simona e anche sperando di chiarire i dubbi di Alberto e Lorenzo riguardo alla proposta sulla ‘nuova finanza civica’ elaborata dal laboratorio progettuale del PD Change Milano, abbiamo pensato di pubblicare questo approfondimento sui tre diversi punti. 1. Sul versante della Libera scuola di sapere finanziario è bene sottolineare che le critiche arrivate presumono una riduttività della proposta. Ricordiamo quanto esplicitamente scritto nel progetto disponibile sul sito: 2. Sul tema della Nuova Compagnia Partecipata crediamo non sia stata data una lettura corretta di quanto è stato da noi proposto. Leggendo è possibile constatare che nel caso citato non si crea alcuna società unica: ogni partecipata manterrebbe la propria entità giuridica e gestionale (compresi profitti e perdite...), avendo come riferimento proprietario e di indirizzo un veicolo al 100% comunale che avrebbe il compito di dare indirizzi strategici chiari e unitari nell'interesse della comunità dei milanesi. La proposta nasce dall'osservazione attenta della realtà milanese delle società partecipate e dalla necessità di garantire meglio gli interessi dei c.d 'stake holder', cioè i destinatari dei benefici : innanzitutto i cittadini, con i loro bisogni soddisfatti dai servizi, e poi i dividendi delle società, con cui si finanziano nel bilancio comunale altri servizi. A Milano questa doppia missione è stata sempre meno garantita: nel 2009 Zincar è fallita con un buco di 18 milioni di Euro, mentre negli anni precedenti molte delle società hanno presentato buchi di bilancio. E, accanto a questi buchi, non si è assistito a un incremento della qualità dell'offerta dei servizi ai cittadini (vogliamo ad esempio parlare del cibo che mangiano i bambini delle scuole, o della condizione degli impianti sportivi?). Al di là delle particolari situazioni deficitarie, la necessità di un più chiaro ruolo di indirizzo nelle società partecipate appare significativo anche in altri casi. Tra questi è bene ricordare il tema di ATM e le linee guida da coordinare in relazione all'impiego delle sue risorse: ad esempio, si deve crescere gareggiando per la gestione dei mezzi pubblici di altre città europee? O si deve invece promuovere con decisione l'integrazione con società di trasporto della 'grande' Milano che ospitano ogni giorno centinaia di migliaia di city users? La dissertazione potrebbe continuare, ma il denominatore comune non cambierebbe: è necessario tornare a una politica pubblica di indirizzo e di qualità, dopo anni in cui il 'privatismo' in politica (inteso come la delega incondizionata a improbabili manager politici o la delega a sistemi autarchici di gestione) non ha migliorato né i servizi né i conti delle partecipate. Si tratta di ripercorrere gli antichi passi della managerialità pubblica, che hanno segnato momenti significativi del riformismo milanese, nel solco di quella cultura francese della pubblica amministrazione che attua politiche di indirizzo con elevate visioni, qualità manageriali, e significativi risultati economici. In quest'ottica, nel progetto di Change Milano, la nuova società di indirizzo potrebbe anche promuovere nuove società/iniziative imprenditoriali in settori strategici per la crescita della città e della comunità: ad esempio una rete capillare di accessi wi fi in ogni angolo della città (sul modello delle reti municipali wireless americane). Il modello che si propone con il nuovo veicolo del Comune è un ruolo nuovo del settore pubblico, anche 'driver' oculato in alcuni settori economici in cui l'interesse di comunità non riesce ad essere soddisfatto dall'iniziativa privata. Si tratta dell’applicazione di concetti assai più profondi che il Presidente Obama sta progettando per lo stato più liberista del mondo. Un disegno nato dalla constatazione che l’ideologia dello Stato ‘assente’ a cui abbiamo assistito nell’ultimo corso storico è l’origine dei guasti dei cittadini di tutto il mondo èd è per questo opportuno ridisegnare per il settore pubblico un nuovo ruolo di equilibrio e di 'facilitatore' degli interessi di comunità. Bisogna cioè meditare sul nuovo posizionamento da attribuire al settore pubblico, senza dovere sconfinare nell'ideologia della supremazia pubblica. Nella nostra visione il pubblico è chiamato a garantire l'interesse superiore di comunità (ad esempio che tutti, e non solo i benestanti, possano accedere alla rete), qualora gli operatori privati non siano in grado di farlo. Ovviamente tutto ciò è anche agli antipodi dell'ido latria, secondo cui il 'pubblico' è parassitismo e il 'privato' è efficienza dei servizi. Dopo il decennio che abbiamo passato, non esiste più nessuna scuola di pensiero del mondo che proponga questa visione manichea, e anche un significativo pensatore del centro destra italiano, quale Tremonti, si è convinto del ruolo rilevante del pubblico nei settori chiave della società. 3. Crediamo sia importante rispondere anche sulla proposta dei Buoni di Investimento Civici, nella critica si afferma che sarebbero meglio i vecchi BOC, che “quanto meno si impegnano a garantire un tasso certo” . Nel progetto è scritto con chiarezza: gli strumenti proposti sono obbligazioni riconducibili alle normative sui Buoni Ordinari Comunali, cioè hanno un tasso assolutamente certo, che – aggiungo per completezza – può essere superiore al tasso dei BOT con uno spread aggiuntivo non superiore all'1%. Dunque è assolutamente inesatto dire che i BIC da noi proposti non hanno un tasso sicuro e predeterminato. E per di più – come abbiamo sottolineato – questo tasso può essere addirittura superiore al rendimento dei titoli di stato a breve. Forse per effetto di questa lettura errata si è parlato di ‘tassa di scopo’, un concetto non corretto anche alla luce di un'accademica considerazione statistica: se il Comune sostituisse le tradizionali fonti bancarie con i BIC, otterrebbe un tasso di indebitamento più basso di almeno 2 punti percentuali rispetto ai tassi bancari, ottenendo a regime un risparmio annuo di interessi – sul totale delle passività – pari a circa 70 milioni di Euro. E i cittadini, sottoscrivendo questi Buoni civici, otterrebbero un tasso aggiuntivo rispetto ai tradizionali BOT. Insomma, guadagnerebbero sia il Comune che il cittadino: nei Paesi anglosassoni questa casistica si definisce 'win win', perché entrambe le parti sono soddisfatte. Altro che tassa di scopo! Al di là delle considerazioni strettamente finanziarie, è forse importante sottolineare anche il valore civico di strumenti quali i Buoni di Investimento Civico da noi proposti. Essi potrebbero essere emessi, come è scritto, a favore dei risparmiatori milanesi che volessero un rendimento certo abbinato alla realizzazione di progetti territoriali di utilità collettiva: si cita nel progetto il caso allo studio di Barona Wireless, finanziabile dai cittadini di quella zona. Si può immaginare allo stesso modo una serie di progetti e opere specifiche finanziabili con emissioni ad hoc sottoscritte dai milanesi, con un effetto di coinvolgimento che avrebbe l'effetto di favorire l'indipendenza economica della città rispetto ai tradizionali canali di finanziamento. Una sorta di federalismo finanziario in cui i milanesi avrebbero la possibilità di reimpiegare il loro risparmio nella città stessa, con rendimenti interessanti, e con minori paure sulla solvibilità del debitore (tema non irrilevante nella recente storia finanziaria del mondo...). Ma il progetto presentato non si ferma ai Milanesi: si prevede ad esempio una serie di emissioni di Buoni milanesi da collocarsi all'estero con la finalità di promuovere il marketing territoriale della città di Milano per attrarre visitatori per l'Expo 2015, che uniscano al rendimento alcuni servizi (pacchetti turistici all inclusive, con viaggio, permanenza, spostamenti e accesso all'Esposizione e a eventi della città). E ancora, si immaginano, sul fronte internazionale, emissioni riservate ai fondi sovrani di importanti nazioni del mondo (India, Dubai, ecc..) alla ricerca di opportunità per rafforzare gli interscambi economico-diplomatici. Ringraziamo tutti coloro che anche attraverso le loro critiche ci hanno permesso di approfondire e spiegare più nel dettaglio la proposta nel suo insieme e la visione di lavoro inteso da Change Milano. Lo staff di Change Milano – http://www.changemilano.it/chi_siamo.html |
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