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Il Blog di Fiorello Cortiana | www.partecipaMi.it
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.: Il Blog di Fiorello Cortiana
Mercoledì, 27 Luglio, 2011 - 14:41

Domande all'AGCOM

Perché perseguire e custodire l'ignoranza sulla natura costitutiva della rete digitale che non conosce per i contenuti che in essa circolano la condizione di scarsità, anzi, più circolano e sono condivisi più acquistano e generano valore?

 

L'economia della Conoscenza riconosce la condivisione  come condizione per le contaminazioni e quindi per le nuove combinazioni nella produzione di valore cognitivo, un approccio confortato tanto in sede Unesco che nelle risoluzioni del WSIS delle Nazioni Unite, nonché dall'Agenda di Lisbona dell'UE sulla società e sull'economia della conoscenza.

Perché nel rispetto della tutela autoriale non declinare diversamente il concetto di proprietà nel Diritto d'autore?

 

Perché ignorare che la produzione di valore nell'economia della conoscenza si basa sulla possibilità di disporre liberamente dei linguaggi fondamentali per la conoscenza, di condividere i prodotti cognitivi, di godere di un pluralismo culturale e colturale (coltivato e/o custodito), di essere consapevoli, informati e discrezionali, relativamente alla tracciabilità identitaria, di poter esercitare una partecipazione informata ai processi della politica pubblica, di aderire ad un approccio ecologico, non solo al disastrato andamento del nostro pianeta ma ad un’idea più estesa di ecologia della mente?

 

 

Perché non mettere mano ai nodi normativi e alle policies perché siano capaci di permettere lo svolgersi e lo sviluppo evolutivo dei nuovi modelli di produzione cognitiva fondati su pratiche concorsuali e colloborative, cui si legano nuovi modelli delle relazioni sociali e nuovi modelli commerciali per la remunerazione degli autori/lavoratori della conoscenza?

 

Nella società e nell'economia della conoscenza è la natura della relazione sociale a costituire il valore cruciale, e i modelli produttivi e commerciali di successo sono quelli che producono le condizioni abilitanti affinché questo possa accadere: dall'interoperabilità, alla convergenza dei supporti, alla rete come memoria contenente gli strumenti per produrre e le proprie produzioni, permettendo una ubiquità produttiva asincrona, indipendente dal supporto digitale utilizzato. Perché non considerarli eccentrici?

 

Perché il Parlamento, in due diverse legislature, ha promosso le commissioni "Corasaniti" e "Gambino" sulla riforma del diritto d'autore e poi non si tengono in alcuna considerazione le loro risoluzioni?

Mercoledì, 27 Luglio, 2011 - 12:51

Parlamento e omofobia

Dopo la chiusura del Parlamento sull'omofobia. Da una discriminazione specifica si esce superando le discriminazioni in quanto tali e non risolvendo quella, laddove se ne abbia la forza. Altrimenti si sviluppa una contiguità corporativa tra identità di genere, generazione, religione ecc. e non una cultura della cittadinanza condivisa e della reciprocità. A partire da una piena affermazione dei diritti civili.

Martedì, 26 Luglio, 2011 - 08:13

L'antipolitica virale della Rete- Europa 26/7/2011


L’antipolitica virale della Rete

Pensare che il crepuscolo di Silvio Berlusconi sia una faccenda sua e della sua coalizione, i cui esiti sono consegnati al triangolo Alfano-Maroni-Scilopoti, mentre chi è oggi all’opposizione ricaverà una rendita di posizione automatica, da condividere o da contendersi, costituirebbe un’irresponsabile velleità. Berlusconi non è la causa del disastro della politica italiana bensì il suo prodotto più probabile, colui che della reazione politica se ne è avvalso, confermando e formando l’individualismo furbo degli italiani attraverso le sinergie di un sistema mediatico pervasivo.
Il senso comune dell’agire collettivo non cambierà per il solo venir meno della figura simbolica e di potere di riferimento.
Occorre un salto, occorre produrre una discontinuità, un registro mediatico e una architettura istituzionale che rovescino la deriva personalistica e plebiscitaria fondata sul populismo.
In Italia l’afasia autoreferenziale di un premier impegnato nelle sue vicende giudiziarie e sorpreso dalla disobbedienza civile, che ha prodotto il quorum ai referendum, ancora fa velo ad un montante sentimento antipolitico che non si limiterà all’astensione elettorale e ai neotribalismi dei patrioti padani.
Mentre le scelte finanziarie avvengono in chiave extrastatuale: con la soggettività politica del piano Marshall europeo o con il modello globalizzato messo in campo da Marchionne. Insieme all’esilio dei giovani laureati e alla precarietà di chi rimane, l’estraneità alla qualificazione e alla dignità professionali si accompagna ad una estraneità alla politica come espressione di una cultura della cittadinanza condivisa, dell’ascolto, della mediazione, dell’assunzione di responsabilità.
Invece di preoccuparci dell’identità di SpiderTruman e della veridicità del suo video mascherato su You Tube dovremmo guardare le diverse centinaia di migliaia di persone che in pochi giorni hanno affollato la sua pagina su Facebook e vedere i commenti e i giudizi che la Rete raccoglie nei blog e nei siti più diversi. Non si tratta di uno sfogo di tante singolarità nella dimensione virtuale ma della definizione di una indignazione collettiva virale, che va ben oltre la rete digitale e obbliga il resto del sistema mediatico a cavalcare l’onda: de Kerckhove ha parlato di “inconscio connettivo”.
Due cose devono preoccuparci: la natura antipolitica dell’indignazione che mette insieme i privilegi della Casta nominata e gli istituti della politica democratica e l’illusione che la caduta dei dinosauri broadcast come Berlusconi e Murdoch resetterà il sistema e si ripartirà dalla situazione precedente.
Questo disordine disintermediato non avrà un esito antidemocratico se si praticherà un modello fondato sulla partecipazione informata, se procedure di democrazia deliberante consentiranno alla riserva di intelligenza presente in tante esperienze della sussidiarietà, accademica, imprenditoriale e associativa, di condividere responsabilità pubbliche. La Rete racconta anche di queste esperienze, scegliere di connetterle con la dimensione pubblica, fuori da fedeltà e appartenenze che non siano quelle della Costituzione repubblicana, è un atto di discontinuità che consente di risignificare la politica. Nel laboratorio milanese una finestra per la consapevolezza connettiva si è aperta, ogni scorciatoia porterebbe altrove. 

Lunedì, 25 Luglio, 2011 - 11:28

Funzioni, bilanci e costi del Sistema Istituzionale

DOSSIER
LE PROVINCE ALLO SPECCHIO
LE FUNZIONI, I BILANCI, I COSTI.
LE PROPOSTE DELL’UPI
PER RAZIONALIZZARE IL SISTEMA
Roma, 21 luglio 2011
Pagina 2
SPESA PUBBLICA COMPLESSIVA (ANNO 2010):
807 MILIARDI DI EURO
Settore
Spesa
Amministrazione Centrale
182 miliardi di euro
Previdenza
298 miliardi di euro
Interessi sul debito
72 miliardi di euro
Regioni
170 miliardi di euro
(di cui 114 Sanità)
Comuni
73 miliardi di euro
Province
12 miliardi di euro
Fonte: Decisione di Finanza Pubblica 2010 - 2013
LE PROVINCE RAPPRESENTANO
L’1,5%
DELLA SPESA PUBBLICA COMPLESSIVA DEL PAESE
Pagina 3
I costi della Politica
Spese per gli Organi istituzionali – Indennità dei politici
PARLAMENTO
416.320.681
di cui Senato
155.055.000
di cui Camera dei Deputati
306.265.681
Regioni
907.097.922
Comuni
617.070.878
Province
113.635.599
TOTALE
2.054.125.080
Fonti: Bilancio Camera/Senato 2010; Siope Ministero Economia 2010
Nei costi del Senato e della Camera dei Deputati sono compresi: indennità, rimborsi, vitalizi per ex Deputati ed ex Senatori.
Il totale dei costi della politica, riferito esclusivamente agli eletti nazionali e locali, è pari a
2.054.125.080.
Il personale politico del Parlamento rappresenta il 20,3% del costo totale
Il personale politico delle Regioni rappresenta il 44,2% del costo totale
Il personale politico dei Comuni rappresenta il 30% del costo totale
Il personale politico delle Province rappresenta il 5,5% del costo totale
Pagina 4
COSTI DI FUNZIONAMENTO DEGLI ORGANI ISTITUZIONALI
Presidenza Consiglio dei Ministri
628.000.000
Organi a rilevanza costituzionale
546.900.000
Organi Costituzionali
1.986.000.000
Uffici del Governo e dello Stato sul territorio
464.800.000
TOTALE
3.626.300.000
Fonte: Bilancio dello Stato, 2010
Regioni
1.173.000.000
Province
434.000.000
Comuni
1.710.000.000
TOTALE
3.317.000.000
Fonte: Regioni elaborazione su Bilanci 2010. Comuni e Province, Istat 2009
COSTO DI FUNZIONAMENTO DELLA POLITICA
(NAZIONALE E LOCALE)
6,9 miliardi di euro
Il costo di funzionamento degli Organi Istituzionali è pari ad oltre il 55% del totale
Il costo del funzionamento delle Regioni è pari al 16,9% del totale
Il costo del funzionamento dei Comuni è pari al 24,6% del totale
Il costo del funzionamento delle Province è pari al 6,2% del totale
Pagina 5
Spese per Aziende, Società, Enti strumentali
In questo momento esistono oltre 7000 enti strumentali (Consorzi, Aziende, Società) che occupano circa 24 mila persone nei Consigli di Amministrazione.
Il costo dei compensi, le spese di rappresentanza, il funzionamento dei consigli di amministrazione, organi collegiali, delle Società pubbliche o partecipate nel 2010 è pari a 2,5 miliardi.
Pagina 6
Il Costo degli Enti, Aziende e Società pubbliche locali
Regioni
Spesa Enti e Agenzie Regionali € 3.667.554.666,00
Enti di ricerca delle Amministrazioni locali
€ 87.599.561,00 Autorità Portuali € 44.329.500,00
Aziende di promozione turistica
€ 59.817.410,00 ARPA – Agenzie regionale Ambiente € 578.698.053,00 Unioni di Comuni € 239.890.146,00
Comunità Montane
€ 633.122.418,00 TOTALE € 5.311.011.754,00
Fonte: elaborazione Upi su dati Siope Bilanci 2010
BIM – Bacini Imbriferi Montani
€ 157.225.049,00 AATO (ambiti territoriali ottimali acqua/rifiuti) € 246.959.322,00
CONSORZI Enti gestione Parchi
€ 72.196.677,00
CONSORZI Vigilanza Boschiva
€ 4.299.569,00 TOTALE € 480.680.617,00
Pagina 7
Comuni
Spesa Unioni dei comuni € 280.505.389,29
Comunità Montane
€ 109.947.570,11 Aziende speciali € 270.540.204,60
Imprese di servizi
€ 456.354.451,73 Autorità portuali € 1.414.639,34
Aziende promozione turistica
€ 5.556.821,14 Arpa € 474.627,01
Totale
€ 1.124.793.703,22
Fonte: elaborazione Upi su dati Siope Bilanci 2010
Province
Spesa Unioni dei comuni € 10.219.104,59
Comunità Montane
€ 24.890.878,63 Aziende speciali € 36.239.049,19
Imprese di servizi
€ 122.063.454,55 Autorità portuali € 273.585,88
Aziende promozione turistica
€ 16.211.375,27 Arpa € 5.074.853,00
Totale
€ 214.972.301,11
Il totale
delle spese per il funzionamento
di le società, Aziende, consorzi, ed enti regionali, provinciali e comunali
7.131.458.375,33 euro.
Pagina 8
IL RUOLO, LE FUNZIONI E I BILANCI DELLE PROVINCE
Nel 2010 le spese sostenute dalle Province sono state pari a circa 12 miliardi di euro, in marcata flessione rispetto al triennio precedente (- 1 miliardo 360 milioni di euro rispetto al 2008).
Queste le singole voci:
 Mobilità, Viabilità, Trasporti: gestione trasporto pubblico extraurbano; gestione di circa 125 mila chilometri di strade nazionali extraurbane. Spesa complessiva 1 miliardo 532 milioni di euro.
Servizi e infrastrutture per la tutela ambientale: difesa del suolo, prevenzione delle calamità, tutela delle risorse idriche ed energetiche; smaltimento dei rifiuti.
Spesa complessiva 827 milioni di euro.
Edilizia scolastica, funzionamento delle scuole e formazione professionale: gestione di oltre 5000 gli edifici, quasi 120 mila classi e oltre 2 milioni e 500 mila allievi.
Spesa complessiva 2 miliardi 306 milioni di euro.
- Sviluppo economico e Servizi per il mercato del lavoro: gestione dei servizi di collocamento attraverso 854 Centri per l’impiego; sostegno all’imprenditoria, all’agricoltura, alla pesca; promozione delle energie alternative e delle fonti rinnovabili. Spesa complessiva 1 miliardo 159 milioni di euro
Promozione della cultura. Spesa complessiva 247 milioni di euro
Promozione del turismo e dello sport. Spesa complessiva 235 milioni di euro
Servizi sociali. Spesa complessiva 325 milioni di euro
Costo del personale. Spesa complessiva 2 miliardi 343 milioni di euro Il personale delle Province ammonta a circa 61.000 unità.
Spese generali dell’amministrazione e spese di manutenzione del patrimonio (informatizzazione, patrimonio immobiliare, cancelleria, costi utenze telefoniche, elettricità, etc..)etc. Spesa complessiva 749 milioni di euro
Indennità degli amministratori. Spesa complessiva 113 milioni di euro lordi
Pagina 9
I bilanci delle Province
Dati Siope: confronto triennale 2008 – 2010
Variazione delle Spese delle Province
2008
2009
2010
VAR 08/10
VAR % 08/10
SPESE CORRENTI
9.032.212.361
8.678.006.562
8.562.810.574
-5,20
SPESE IN C CAPITALE
3.821.419.630
3.552.928.423
2.936.728.318
-23,15
SPESE RIMBORSO PRESTITI
667.025.916
668.988.230
659.245.656
-1,17
TOTALE
13.520.657.907
12.899.923.215
12.158.784.548
- 1.361.873.359
-10,07
Variazione delle Entrate delle Province
2008
2009
2010
VAR 08/10
VAR % 08/10
ENTRATE TRIBUTARIE
4.904.840.790
4.651.588.591
4.689.149.459
-4,40
ENTRATE DA CONTRIBUTI CORRENTI
4.091.627.846
4.390.249.646
4.122.141.770
0,75
ENTRATE EXTRATRIBUTARIE
698.717.671
702.174.347
674.587.744
-3,45
ENTRATE DA ALIENAZIONE E TRASFERIMENTI CAPITALE
2.539.931.391
1.988.609.587
1.958.320.769
-22,90
ENTRATE DA ACCENSIONE PRESTITI
913.397.036
855.890.475
601.913.364
-34,10
TOTALE
13.148.514.734
12.588.512.646
12.046.113.106
- 1.102.401.628
-8,38
Variazioni spese per il Personale delle Province
2008
2009
2010
Var 08/10
var % 08/10
spesa di personale
2.635.855.721
2.568.778.125
2.343.335.170
- 292.520.551
-11,10
Pagina 10
Le Province in Europa: consistenza e sistemi elettorali
In Europa tutti i paesi hanno i comuni; 23 su 25 hanno le province; 17 hanno le regioni; 14 hanno anche i gruppi di regioni.
Sistemi Elettorali delle Province in Europa
FRANCIA
La Francia ha 24 regioni, 100 dipartimenti e 36.772 comuni. I principali organi del dipartimento sono il consiglio generale e il presidente. I membri del consiglio sono eletti a suffragio universale diretto, a scrutinio uninominale, a due turni, e durano in carica 6 anni. L’organo esecutivo è il Presidente, scelto dall’organo collegiale.
GERMANIA
La Germania ha 16 Lander (di cui tre città stato), 301 LandKreise e 12.134comuni. Nelle Province (LandKresie) il Consiglio (kreistag) è eletto direttamente con sistema proporzionale e con un mandato di 5 anni. L’organo monocratico è chiamato Landrat a Landratin e costituisce un anello di congiunzione tra l’amministrazione del Land e quella ei comuni. In alcuni Lander è eletto dal Consiglio, in altri direttamente.
SPAGNA
La Spagna ha 17 Comunità autonome (+ 2 città autonome), 50 province e 8.109 comuni. La Provincia (Deputazione) è un organo rappresentativo dei consigli comunali eletti nel territorio provinciale, quindi le province sono rappresentate da assemblee elettive di secondo grado, i cui deputati sono eletti tra i consiglieri designati da ciascuna delle suddivisioni provinciali (Circoscrizioni elettorali). Il Presidente della Provincia è eletto dal consiglio provinciale.
REGNO UNITO
Il Regno Unito ha 8 Regioni, 82 contee (di cui 34 extraurbane) e 274 distretti.
Gli enti locali in Inghilterra hanno consigli elettivi con personalità giuridica. Il sistema elettorale è maggioritario, i consiglieri di contea sono scelti nell’ambito di collegi uninominali, quelli di distretto in circoscrizioni che eleggono uno o più consiglieri. Ogni consiglio elegge annualmente tra i propri membri un presidente e un vicepresidente.
Pagina 11
PROPOSTA DI LEGGE DELL’UNIONE DELLE PROVINCE D’ITALIA
“Norme sulla razionalizzazione delle Province, sull’istituzione delle Città metropolitane, sull’accorpamento di Comuni e sulla soppressione di enti territoriali intermedi e trasferimento delle relative funzioni”
Pagina 12
RELAZIONE
La difficile condizione della finanza pubblica, determinata soprattutto dalla stagnazione economica, a sua volta causata dalla crisi finanziaria ed economica internazionale, impone scelte rigorose per l’eliminazione delle spese inutili derivanti dalla sovrapposizione di enti e strutture che esercitano le funzioni che possono essere attribuite agli enti territoriali, concentrando le risorse finanziarie pubbliche in modo razionale nei settori più importanti sotto il profilo dello sviluppo economico, sociale e civile del Paese.
L’attuazione della riforma costituzionale del 2001 derivante dall’approvazione della legge delega sul federalismo fiscale impone una coerente individuazione delle funzioni fondamentali dei Comuni, delle Province e delle Città metropolitane e un profondo ripensamento dell’adeguatezza dimensionale di ogni livello di governo affinché le istituzioni territoriali possano esercitare effettivamente le loro funzioni in autonomia e responsabilità. Nella proposta sono pertanto contenute disposizioni puntuali per avviare il processo di accorpamento dei Comuni e delle Province di piccole dimensioni e per favorire l’istituzione delle Città metropolitane.
Allo stesso tempo, la scelta di rafforzare le istituzioni territoriali previste dalla Costituzione impone al legislatore statale e regionale di sopprimere gli enti e le strutture decentrate che non hanno una diretta legittimazione democratica. Queste strutture costituiscono il vero costo nascosto dell’amministrazione e della politica. Le inchieste di stampa e le analisi di diversi organismi di studio hanno posto in evidenza, al di là delle deviazioni e degli sperperi, come in ogni caso tutto ciò costituisca un fattore di aggravio di spesa, confusione nella ripartizione dei ruoli e delle funzioni e di aumento della pressione fiscale complessiva. Analizzando i bilanci di queste strutture è evidente come la gran parte dei fondi sia destinata alle spese di funzionamento e solo una minima parte sia ridistribuita ai cittadini, sotto forma di servizi e di opere pubbliche.
La proposta che sottoponiamo all’attenzione del Parlamento provvede a sfoltire drasticamente un’ampia serie di organismi ed enti funzionali decentrati che esercitano funzioni a livello provinciale o territoriale, affidandone i compiti ai alle Province. Sono così soppressi: i consorzi di bonifica, i consorzi dei bacini imbriferi montani (BIM), gli enti parco regionali, mentre le competenze delle Autorità d’ambito territoriale (ATO) in materia di servizi idrici e di rifiuti e le stazioni uniche appaltanti vengono attribuite in modo coerente alle Province.
La disposizione della presente proposta di legge si pongono come principi di coordinamento della finanza pubblica e come principi fondamentali della legislazione statale in modo che possano valere anche il necessario adeguamento delle normative delle Regioni a statuto speciale.
Pagina 13
“Norme sulla razionalizzazione delle Province, sull’istituzione delle Città metropolitane, sull’accorpamento di Comuni e sulla soppressione di enti territoriali intermedi e trasferimento delle relative funzioni”
CAPO I
Articolo 1
Dimensionamento delle Province, fusione dei Comuni e associazionismo degli enti locali
1. Ciascuna Provincia e ciascun Comune devono avere una dimensione adeguata per l’esercizio delle funzioni fondamentali, di cui all’articolo 21 della legge 5 maggio 2009, n. 42. Ai fini della razionalizzazione delle circoscrizioni territoriali, lo Stato e le Regioni procedono all’accorpamento delle piccole Province e dei piccoli Comuni, nel rispetto delle modalità previste dall’art. 133 della Costituzione. La presente disposizione costituisce principio di coordinamento della finanza pubblica.
2. Il Governo è delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con i Ministri per i rapporti con le regioni, delle riforme per il federalismo, per la pubblica amministrazione e l’innovazione, dell’economia e delle finanze, uno o più decreti legislativi con l’osservanza dei seguenti princìpi e criteri direttivi:
a) revisione delle circoscrizioni provinciali in modo che il territorio di ciascuna Provincia abbia una estensione e comprenda una popolazione tale da consentire l’ottimale esercizio delle funzioni previste per il livello di governo di area vasta, riducendo il numero complessivo delle Province;
b) impossibilità di istituzione di nuove Province, tranne che non derivino dall’accorpamento delle circoscrizioni territoriali di Province preesistenti;
c) conseguente revisione degli ambiti territoriali degli uffici decentrati dello Stato.
3. I decreti legislativi di cui al comma 1, dopo l’acquisizione del parere della Conferenza unificata, sono sottoposti al parere delle competenti Commissioni parlamentari che entro sessanta giorni si esprimono anche in ordine alla sussistenza delle condizioni e dei requisiti della proposta di revisione delle circoscrizioni provinciali.
4. Le Regioni a statuto speciale provvedono, entro lo stesso termine, ad adottare le disposizioni idonee a perseguire le finalità di cui alla presente legge.
5. Le Regioni con proprie leggi provvedono entro un anno dall’entrata in vigore della presente legge alla fusione dei piccoli Comuni, nel rispetto delle circoscrizioni provinciali, in modo da razionalizzare e armonizzare l’assetto territoriale conseguente alla definizione delle funzioni fondamentali, di cui all’articolo 21 della legge 5 maggio 2009, n. 42. Nel caso in le Regioni non
Pagina 14
provvedano nel termine indicato, il Governo, a norma dell’articolo 120, comma 2, della Costituzione, provvede con propri decreti in via sostitutiva.
6. Le Province possono esercitare in forma associata una o più funzioni di cui all’articolo 21 della legge 5 maggio 2009, n. 42.
7. Fermo l’obbligo delle Regioni, di cui all’articolo 14, comma 30, del Decreto legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito in legge 30 luglio 2010, n. 122, di definire la dimensione territoriale ottimale e omogenea per area geografica per lo svolgimento in forma obbligatoriamente associata da parte dei Comuni con dimensione territoriale inferiore a quella ottimale, delle funzioni fondamentali di cui all'articolo 21, comma 3, della legge 5 maggio 2009, n. 42, ove le Regioni non abbiano ancora provveduto entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, il Governo, a norma dell’articolo 120, comma 2, della Costituzione, provvede con propri decreti in via sostitutiva. Il limite demografico minimo che l'insieme dei Comuni che sono tenuti ad esercitare le funzioni fondamentali in forma associata deve raggiungere non può essere inferiore a tremila abitanti.
8. All’articolo 32 del testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, di cui al decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) i commi 2 e 3 sono sostituiti dai seguenti:
«2. L’atto costitutivo e lo statuto dell’unione sono approvati dai consigli dei Comuni partecipanti con le procedure e con la maggioranza richieste per le modifiche statutarie. Lo statuto individua le funzioni svolte dall’unione e le corrispondenti risorse, nonché la sede presso uno dei Comuni associati.
3. Lo statuto prevede il presidente dell’unione, scelto secondo un sistema di rotazione periodica tra i sindaci dei Comuni associati, e prevede che la giunta sia composta esclusivamente dai sindaci dei Comuni associati e che il consiglio sia composto, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, da un numero di consiglieri, eletti dai singoli consigli dei Comuni associati tra i propri componenti, non superiore alla metà di quello previsto per i comuni di dimensioni pari alla popolazione complessiva dell’ente, garantendo la rappresentanza delle minoranze»;
b) al comma 5, il secondo periodo è soppresso.
Articolo 2
Istituzione delle Città metropolitane
1. Il Governo è delegato ad adottare dei decreti legislativi, entro sei mesi dall’entrata in vigore della presente legge, per l’istituzione delle Città metropolitane, nell’ambito di una regione, nelle Province di cui alle aree previste dall’art22 del D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267. La perimetrazione della città metropolitana coincide in prima attuazione con il territorio della provincia. Nell’adozione dei decreti legislativi per l’istituzione delle singole Città metropolitane si osservano i seguenti principi e indirizzi:
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a) il territorio della Città metropolitana coincide con il territorio di una o di più Province; in caso di non coincidenza con il territorio di una Provincia si procede alla nuova delimitazione delle circoscrizioni provinciali interessate ai sensi dell’articolo 133, primo comma, della Costituzione;
b) la Città metropolitana acquisisce tutte le funzioni della preesistente Provincia e le funzioni del comune capoluogo di ambito metropolitano e ad essa sono attribuite le risorse umane, strumentali e finanziarie inerenti alle funzioni trasferite, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica; il decreto legislativo regola la successione della città metropolitana alla provincia in tutti i rapporti già attribuiti alla titolarità di questo ultimo ente;
c) la Città metropolitana prende il posto della Provincia e del Comune capoluogo e si articola al suo interno in Comuni e Municipi; i Municipi sono individuati sulla base degli enti di decentramento comunale istituiti a norma dell’art. 17 del decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267 nel Comune capoluogo; ai Municipi costituiti nel territorio del comune capoluogo si applica la disciplina dei Comuni, contenuta nel Decreto legislativo 18 agosto 2000 n. 267;
d) il decreto legislativo regola il sistema di determinazione dei collegi elettorali per la elezione del consiglio della Città metropolitana, nonché di attribuzione dei seggi, in modo da garantire una adeguata rappresentanza alle comunità locali insistenti sulla parte del territorio metropolitano esterna a quello del preesistente Comune capoluogo, nonché le modalità ed i termini di indizione delle elezioni per la loro prima costituzione;
e) per ciascuna Città metropolitana, il decreto legislativo stabilisce le modalità organizzative e le funzioni in relazione alle specifiche esigenze del proprio territorio.
2. Gli schemi dei decreti legislativi sono trasmessi alla Conferenza unificata che rendono il parere nel termine di trenta giorni. Successivamente sono trasmessi alle Camere per l’acquisizione del parere delle competenti Commissioni parlamentari da rendere entro quarantacinque giorni dall’assegnazione.
CAPO II
Art. 3
Esercizio diretto delle funzioni fondamentali
1. Le funzioni fondamentali di cui all’articolo 21 della legge 5 maggio 2009, n. 42 non possono essere:
a) attribuite ad enti o agenzie statali o regionali né ad enti o agenzie di enti locali diversi da quelli cui tali funzioni fondamentali sono attribuite;
b) esercitate da enti o agenzie statali o regionali né da enti o agenzie di enti locali diversi da quelli cui tali funzioni fondamentali sono attribuite.
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3. A decorrere dall’effettivo trasferimento delle risorse umane e strumentali necessarie all’esercizio delle funzioni fondamentali, nonché dall’effettivo finanziamento delle medesime funzioni, in conformità ai princìpi e ai criteri di cui alla legge 5 maggio 2009, n. 42, cessa ogni forma di finanziamento delle funzioni esercitate in contrasto con le disposizioni di cui al comma 1 e sono nulli gli atti adottati nell’esercizio delle suddette funzioni.
Art. 4
Soppressione di enti intermedi e strumentali
1. Anche ai fini del coordinamento della finanza pubblica, in attuazione dell’articolo 118 della Costituzione, lo Stato e le Regioni, nell’ambito della rispettiva competenza legislativa, provvedono all’accorpamento o alla soppressione degli enti, agenzie od organismi, comunque denominati.
2. Lo Stato e le Regioni provvedono altresì ad individuare le funzioni degli enti di cui al comma 1 in tutto o in parte coincidenti con quelle assegnate agli enti territoriali, riallocando contestualmente le stesse agli enti locali, secondo i princìpi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza di cui all’articolo 3 della presente legge.
Articolo 5
Abolizione dei Consorzi di bonifica
1. Sono abrogati gli articoli 862 e 863 del Codice civile e gli articoli da 55 a 71 del regio decreto 13 febbraio 1933, n. 215, e successive modificazioni, e sono di conseguenza soppressi i Consorzi di bonifica e i Consorzi di miglioramento fondiario.
2. Le funzioni dei Consorzi soppressi sono attribuite alle Province che succedono ai Consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario in tutti i rapporti giuridici e ad ogni altro effetto, anche processuale. In relazione alle obbligazioni si applicano i princìpi della solidarietà attiva e passiva.
3. I contributi dei proprietari nella spesa di esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere pubbliche di bonifica, di miglioramento fondiario e di difesa del suolo costituiscono oneri reali sui fondi dei contribuenti e sono esigibili con le norme ed i privilegi stabiliti per l'imposta fondiaria. Alla riscossione dei contributi vigenti provvedono gli enti che esercitano le funzioni dei consorzi soppressi con le norme che regolano l'esazione delle imposte dirette e attraverso appositi regolamenti che disciplinano, tra l’altro, le forme di partecipazione dei contribuenti alla definizione degli indirizzi per l’utilizzo dei contributi versati.
4. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con legge regionale sono riordinati i contributi finora imposti alle proprietà consorziate ed è disciplinato il trasferimento alle Province delle funzioni dei Consorzi di bonifica e di miglioramento fondiario soppressi e la ripartizione delle relative risorse umane, finanziarie e strumentali.
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5. Qualora, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le Regioni non abbiano provveduto a riordinare ai sensi del comma 4 gli enti esistenti, il Governo è delegato ad emanare, entro i 3 mesi successivi, sentite le regioni inadempienti, uno o più decreti legislativi, le cui disposizioni si applicano fino alla data di entrata in vigore della legge regionale.
Articolo 6
Soppressione dei Bacini imbriferi montani
1. Sono soppressi i Consorzi dei bacini imbriferi montani in base alla legge 27 dicembre 1953, n. 939.
2. A decorrere dal trecentosessantacinquesimo giorno successivo alla data di entrata in vigore della presente legge le funzioni degli organi dei Consorzi di cui al comma 1 sono trasferite alle Province, secondo quanto previsto dalle leggi regionali.
3. A decorrere da termine di cui al comma 2 il sovracanone annuo previsto dalla legge 27 dicembre 1953, n. 959 è versato alle Province competenti.
4. Qualora, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le Regioni non abbiano provveduto a riordinare ai sensi del comma 1 gli enti esistenti, il Governo è delegato ad emanare, entro i 3 mesi successivi, sentite le regioni inadempienti, uno o più decreti legislativi di ripartizione delle funzioni tra le Province, le cui disposizioni si applicano fino alla data di entrata in vigore della legge regionale.
Articolo 7
Soppressione degli enti parco regionali
1. Gli enti parco previsti dall’art. 23 della legge 6 dicembre 1991, n. 394, sono soppressi e le loro funzioni sono attribuite alle Province che le esercitano in forma singola o associata.
2. Entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con legge regionale è disciplinato il trasferimento alle Province delle funzioni degli enti parco soppressi e la ripartizione delle relative risorse umane, finanziarie e strumentali.
3. Qualora, entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, le Regioni non abbiano provveduto a riordinare ai sensi del comma 1 gli enti esistenti, il Governo è delegato ad emanare, entro i 3 mesi successivi, sentite le regioni inadempienti, uno o più decreti legislativi di ripartizione delle funzioni tra le province interessate, le cui disposizioni si applicano fino alla data di entrata in vigore della legge regionale di riordino delle funzioni degli enti parco.
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Articolo 8
Attribuzione delle funzioni degli ATO acque e rifiuti alle Province
1. All’art. 2, della legge 23 dicembre 2009 , n. 191, al terzo periodo, dopo le parole “le regioni attribuiscono con legge” sono aggiunte le parole “alle province”.
Articolo 9
Stazione unica appaltante nelle Province
1. All’art. 13 della legge 13 agosto 2010 , n. 136, dopo il comma 2 è aggiunto il seguente comma: «3. Per le finalità di cui a comma 1, entro il 31 dicembre 2011, le Province istituiscono Stazioni uniche appaltanti per la gestione dei contratti pubblici di loro competenza e di quelli dei Comuni con meno di 5.000 abitanti del loro territorio.»
Articolo 10
Norma di coordinamento
1. Le disposizioni degli articoli precedenti costituiscono principi fondamentali della legislazione statale. Le Regioni a statuto speciale provvedono ad adottare le disposizioni idonee a perseguire le finalità di cui alla presente legge.

Lunedì, 25 Luglio, 2011 - 09:13

Norvegia

Tutte queste armi detenute legalmente, come i Calderini in via Carcano da noi.Non c'è stato verso di fare discutere una proposta di legge che obbligava ad una verifica periodica anche delle condizioni psichiche, anche se avevo ottenuto le firme trasversali di tutti i gruppi del Senato. La lobby armieri/armaioli è terribile.

Giovedì, 21 Luglio, 2011 - 11:51

la Lobby di Dio

LA LOBBY DI DIO

 

Dobbiamo essere grati a Ferruccio Pinotti che con : “La lobby di Dio” ci ha dato la prima inchiesta approfondita sul sistema Comunione e Liberazione e  la Compagnia delle Opere (ed. Chiarelettere, 2010, Milano).

E’ una indagine seria, professionale, ben documentata, certo non facile da realizzare, che getta finalmente un fascio di luce su una setta poco conosciuta che, per il peso assunto e per i suoi metodi di lavoro, è diventata uno snodo importante del funzionamento della nostra democrazia e della nostra economia.

Il termine “setta” non viene utilizzato in senso denigratorio ma in senso tecnico. Al tema è dedicato un intero paragrafo dal titolo: Un movimento che si fa setta”,  nel quale il Prof. Luigi Cortesi, psicologo, psicoterapeuta, presidente del Movimento della Vita di Bergamo, quindi “supercattolico a pieno titolo” analizza le ragioni per cui il termine “setta” è il più appropriato. Certamente il sistema CL + CdO non è più un movimento religioso, perché il peso degli obiettivi economico-finanziari e di potere son diventati di gran lunga prevalenti su quelli religiosi. E, come dice, con sottile ironia, Martinazzoli: “Gli aderenti di CL fanno ogni minuto la volontà di Dio, che Dio lo voglia o no”. Non è un partito perché un partito serve per agire apertamente nel mondo, perseguendo dichiarati obiettivi politici. CL si muove, invece, con una conclamata opacità come è tipico delle sette; e, come le sette, agisce in senso esclusivo non inclusivo.  Solo chi è dentro la setta, solo chi ha completato i passaggi di affiliazione, è dalla stessa protetto: “L’offerta è avvolgente e applicabile a qualsiasi momento e attività umana, dalla relazione di coppia alla carriera professionale: se sei del movimento trovi un lavoro, un partner, ovviamente ciellino, con cui ti sposi e ti moltiplichi possibilmente senza porre barriere alla Provvidenza, educhi i figli dentro CL, li “sistemi” e diventi nonno. Cortesi  descrive una realtà claustrofobica, con inquietanti risvolti totalitari… E’ spaventoso (afferma Cortesi) che dei cristiani agiscano in questo modo”.

Ma, all’inizio, la motivazione religiosa, animata dal carisma di don Giussani, è determinante per attrarre e coinvolgere, grazie alla grandezza e bellezza del Cristianesimo, le anime generose dei giovanissimi. Poi i migliori verranno formati, accompagnati, aiutati nella loro crescita, sino a diventare, i più fedeli, monaci, laici, i “Memores Domini” (denominati anche “monaci guerrieri”, 1600 uomini e donne, che vivono in piccole comunità (dal 1988 sono riconosciuti dalla Santa Sede come “associazione ecclesiale privata universale”), hanno l’obbligo di castità, povertà e obbedienza, svolgono un lavoro (Formigoni è un Memores Domini), ed il loro reddito confluisce in una cassa comune che poi viene redistribuita secondo i  bisogni. Il tema dell’obbedienza è il più delicato da un punto di vista  generale, soprattutto in relazione a persone che svolgono attività di rilievo pubblico. I fondamenti teorici sono rigorosi e totalitari: Cristo è Dio incarnato in terra, Cl è uno strumento di tale incarnazione, CL è rappresentata dai suoi superiori, il superiore che guida la tua comunità va obbedito totalmente perché obbedendo a lui fai la volontà di Cristo, il Dio incarnato in terra. E’ in questo passaggio teologico la radice vera del totalitarismo di CL. In fondo è la stessa teoria su cui si reggevano le monarchie assolutiste, nelle quali il monarca era un rappresentante di Dio in terra. Il libro contiene una lunga analisi di questi aspetti cruciali, condotta con l’aiuto di esperti psicologi e sociologi ma soprattutto con una lunga interessante intervista con Bruno Vergani, che ha vissuto l’intera trafila dei ragazzi affascinati da Don Giussani, fino a diventare Memores Domini. E’ poi uscito da CL, diventando scrittore e regista, un intellettuale capace di riflettere onestamente e criticamente su questa sua importante esperienza. La riflessione di Vergani pone bene in luce il conflitto interiore e pratico che si genera tra il principio assoluto e totalitario dell’obbedienza e lo spirito critico personale:

Di fatto l’appartenenza a CL mi portava a una situazione paradossale: stavo con persone che mai avrei frequentato e professavo de facto un credo politico che non condividevo. Eppure facevo tutto questo perché ero affascinato dalle parole di Giussani, che ti ordinava: “Fai così”. Un puro approccio precettistico. In nome di quelle parole mi sono trovato a dare i volantini contro l’aborto, contro il divorzio e ad appoggiare la Democrazia cristiana di Andreotti. Volantinavo, andavo alle assemblee, ero diventato presidente del circolo culturale del paese, eppure mantenevo una posizione di apertura verso chi  non condivideva le opinioni del movimento. Ricordo per esempio che ero in contatto con molte persone di sinistra, anche della parte estrema, con le quali ero molto amico. A differenza di altri all’interno del movimento, non mi arroccavo in una posizione ideologica. Ricordo una discrepanza notevole tra il livello intellettuale, da cui ero affascinato e che condividevo, e la vita, soprattutto quella dei  Memores, che era triste. Più il cerchio si restringeva, più diventavo consapevole della differenza tra ciò che mi veniva detto e la vita quotidiana. Fino a che la situazione è implosa e sono uscito da CL”. Già allora il collateralismo di CL con la politica era forte. “Con il tempo ho capito che la politica e la Democrazia cristiana di allora non c’entravano niente con il sacro, con la mia dimensione. E oggi, pensando alla contiguità del movimento con l’attuale classe dirigente italiana del centrodestra, assai disgraziata, provo molta tristezza. Nel luglio 2009 ho visto in TV Berlusconi che inaugurava i lavori per l’autostrada Bergamo – Brescia – Milano, poco dopo l’esplosione del caso escort su tutti i giornali. Il premier  ha detto pubblicamente: “Io non sono un santo”. Roberto Formigoni, in prima fila, rideva. Avrebbe dovuto alzarsi e andarsene, o quanto meno evitare di ridere. Per me è stato triste, sconvolgente””.

Nel periodo in cui fui  assessore all’economia nel Comune di Milano ,avevo difficoltà a capire i comportamenti di certi dirigenti comunali. Solo lentamente compresi che la  spiegazione di tali comportamenti era che essi non agivano come titolari di un mandato derivante dal Comune e dai principi della loro professione, ma che avevano un altro mandante, che era il loro vero “dominus” e cioè CL. Erano gli obiettivi e la volontà di CL che stavano per loro sopra ogni altro obiettivo. E qui il tema da privato diventa di rilievo ed interesse pubblico. E’ proprio lo spirito e la cultura liberale che ci fa rispettare anche la libertà di pensiero, formazione, organizzazione, indottrinamento di una setta come CL: in fondo la sua capacità di animare i giovani, di impegnarli in una dimensione che va oltre il puro individualismo, di sollecitare la loro generosità, di inserire nelle loro vite la categoria religiosa, è una cosa positiva. Così come è apprezzabile che, in  genere, CL, per ora, faccia avanzare prevalentemente giovani di valore.

Ma vi sono tre nodi centrali sui quali una organizzazione così importante, complessa e articolata (insieme al suo braccio operativo CdO, Compagnia delle Opere) non può eludere un dibattito pubblico. Essi sono: cultura totalitaria; opacità; abuso di posizioni di potere e sfruttamento della finanza pubblica.

Ma prima di affrontare questi nodi, è necessario conoscere qualcosa di più di CdO, componente essenziale del sistema, e per questo il libro di Pinotti è una preziosa miniera.  Le cifre di CdO sono impressionanti: 41 sedi in Italia ed in altri 17 paesi, 34.000 imprese associate e 1000 associazioni non profit; fatturato complessivo stimato in 70 miliardi di euro; la sola sezione milanese di CdO  conta più di 6000 imprese avendo, dal 2008, superato gli associati di Assolombarda; ben tre componenti del consiglio direttivo della Camera di Commercio di Milano sono rappresentanti di CdO. Ma CdO si sta espandendo anche a livello internazionale: Spagna, Portogallo, Israele, Svizzera, Kenya, territori palestinesi, Est dell’Europa. Uno dei principali sponsor di CdO e CL all’estero è Umberto Vattani, una figura di spicco della diplomazia italiana che, nonostante la sua lunga esperienza diplomatica, sembra non rendersi conto dell’enormità della sua affermazione: “A Gerusalemme abbiamo creato praticamente uno sportello unico tra CdO, ICE e consigliere economico dell’ambasciata”. CdO rappresenta lo sforzo di CL per insediarsi nel mondo dell’impresa. Il progetto CdO non nasce a Milano ma ad  Alcamo (provincia di Trapani). E’ da un incontro del 1979 con l’allora giovane viticultore, Sebastiano Benenati, che don Giussani si rende conto della necessità di una penetrazione del movimento nel mondo imprenditoriale ed economico. Nel febbraio 1986 nasce a Milano il primo nucleo di CdO, per esercitare “l’amicizia operativa” tra gli associati, ma l’imprinting siciliano rimane  ben presente in molte caratteristiche operative ed anche terminologie dell’organizzazione.  Ad esempio i “monaci guerrieri” di CL, che abbiamo già incontrato, evocano i capi  segreti dell’organizzazione mafiosa che, alle origini, si chiamavano, appunto, i “fratuzzi” (i fraticelli). Oggi in Sicilia la rete di CdO è composta da un giro di 1100 soggetti tra imprese, professionisti e operatori del terzo settore. Lo scarso spessore imprenditoriale della società siciliana aiuta a percepire prima che in Lombardia il vero segreto ed, insieme, il vero pericolo del sistema CdO + CL, che non può  essere esaminato che unitariamente, come unità organica. Così sin dal 17 luglio 2002 l’economista Mario Centorrino auspicava che vengano:

“approfondite le caratteristiche della presenza in Sicilia della CdO, gli intrecci tra politica ed economia che ha innestato, i processi di accumulazione nei quali si è andata a inserire. Quel che vorremmo sapere è se allo stato un piccolo imprenditore in Sicilia ritenga che sia preferibile associarsi alla CdO, poiché se collocato dentro questo sistema di relazioni gli verranno aperti più spazi rispetto a quelli normalmente praticabili. E, per questo inserimento, oltre alla intuibile professione di fede cattolica quali ulteriori impegni di solidarietà debba adempiere. Qualora le risposte fossero positive, in una regione come la Sicilia, debole in termini di capitale sociale, assisteremo al sorgere di un soggetto di potere. Né illecito, né necessariamente pericoloso. Nuovo, però, e al momento unico, con possibili conflitti di interesse non plateali ma decisivi tra politica ed economia. Sui quali, questa è una nostra ipotesi di lavoro, si reggono oggi in Sicilia il cuffarismo e la sacra economia. Altre associazioni di rappresentanza, sindacati, ordini professionali non hanno proprio alcunché da dire al riguardo?”

E in un intervento all’Università di Palermo, dello stesso anno, ammoniva che ci troviamo di fronte alla “sacra economia” ossia allo “sfruttamento del volontariato come affare economico e l’affiancamento alla Compagnia delle Opere, una delle organizzazioni più pericolose che possano esistere”. Anche Giovanni Catalano, direttore di Sicinindustria, intervistato nel 2022 con riferimento a CdO afferma: “Bisogna stare attenti a non ingenerare confusione. A non tradurre un’azione nel sociale, in attività di tutela di interessi  non propri alle sfere sociali”. Ed intervistato nel 2010, nell’ambito del libro in esame, afferma: “Naturalmente anche qui la CdO è in crescita perché fa affidamento anche  sulle risorse pubbliche”. L’approfondimento delle origini e dell’esperienza siciliana ci facilita la comprensione più generale di CdO. Questa non è un’associazione imprenditoriale né un partito politico ( anche se, come diremo ne ha, in unione con CL, alcune caratteristiche). CdO è esattamente quello che, con sufficiente chiarezza, dichiara l’art. 4 del suo Statuto, un’associazione che ha la finalità di:

promuovere lo spirito di mutua collaborazione e assistenza per una migliore utilizzazione di risorse ed energie, per assistere l’inserimento di giovani e disoccupati nel mondo del lavoro, in continuità con la presenza sociale dei cattolici e alla luce degli insegnamenti del magistero della Chiesa”.

Dunque una associazione di mutua assistenza, di dichiarata impronta  confessionale, rivolta soprattutto ai piccoli operatori dell’economia, imprese, professionisti, terzo settore. La mutua assistenza è cosa buona: da essa nascono oltre un secolo fa le banche popolari, le attuali banche di credito cooperativo e tanti altri organismi benefici.  Niente da ridire. Come niente  vi è da ridire anche sulle loro concezioni dell’impresa, che non è quella di puro e semplice produttore di profitto, ma di soggetto creatore di sviluppo. E’ una concezione avanzata che insegnano i migliori studiosi di economia aziendale. Personalmente l’ho insegnata per venti anni in Bocconi. Le parole di Giorgio Vittadini, presidente della Fondazione per la sussidiarietà (organica al sistema CL + CdO): “Lo scopo di un’impresa eccede dagli scopi dell’impresa stessa” suonano identiche a quelle di Peter Drucker, uno dei maggiori studiosi di economia d’impresa, degli ultimi  60 anni:

Le imprese sono organi della società, non sono fine a se stesse, ma esistono pere svolgere una determinata funzione sociale, esse sono strumenti per assolvere fini che le trascendono”.

Le cose incominciamo ad andare meno bene quando si entra (come fa Pinotti)  nei meccanismi concreti di questa mutua assistenza. Allora si scopre che la mutua assistenza non si basa sui contributi propri degli associati, ma, in gran parte, si appoggia sul denaro pubblico:

“La Compagnia delle Opere è un caso unico nel suo genere, riceve finanziamenti dalle istituzioni e, attraverso  i suoi membri dislocati in posti chiave, pone le condizioni per convogliare denaro pubblico verso le “proprie” aziende. Si vengono a creare così conflitti di interesse tra CdO, banche e istituzioni, un intreccio pericoloso che inquina il mercato e stronca la libera concorrenza. La Compagnia inoltre ha un riferimento partitico preciso e dunque partecipa agli appuntamenti elettorali convogliando consensi…. Quando CL assume il potere, come per esempio in Lombardia, i “corpi intermedi” spesso si formano  o crescono non per libera iniziativa di individui che si mettono insieme con obiettivi comuni, ma a seguito di provvedimenti di spesa e legislativi della Regione. Parte da lì la costruzione o ristrutturazione di oratori e di scuole private cielline, di consultori privati accreditati, di aziende pubbliche o a partecipazione pubblica, di strutture sanitarie accreditate e così via. Sono queste le “formazioni sociali” pensate dai leader di Comunione e Liberazione. Senza i soldi dei cittadini e le decisioni della politica di marca ciellina, quanto di tutto questo sarebbe nato e cresciuto spontaneamente? L’ex parlamentare e consigliere regionale leghista Alessandro Cè, già assessore regionale alla sanità lombarda, che abbiamo intervistato nel corso di questa inchiesta, ha dichiarato: “Non è parità pubblico-privato, mi spiace, questa è un’altra cosa. Io sono un liberista, un liberale, ma questo è interesse privato in atti pubblici, in programmazione pubblica, in scelte politiche pubbliche”.

CL non è un partito, né si è mai legata a uno schieramento particolare. La forza del sistema CL + CdO è sempre stata quella di essere trasversale. E’ anzi straordinariamente capace di “decifrare gli equilibri politici in formazione, così da collocarsi sullo scacchiere istituzionale nel modo più proficuo, Né destra né sinistra, insomma. Ma un grande opportunismo politico. L’obiettivo per il movimento è stato quello di trovare, di volta in volta, una sponda istituzionale che fosse in grado di garantire la promozione di certi interessi e di certe posizioni strategiche (in cambio, ovviamente, di un solido bacino di voti: una dote che CL  sa ancora guidare con sicurezza). E ciò indipendente dai valori di riconoscimento della forza politica prescelta” (Pinotti).

Dunque il sistema CL + CdO non è un partito politico ma controlla  pacchetti di voti con i quali fa eleggere i suoi capi in posizioni di grande potere (come Formigoni), dalle quali essi riversano sul sistema benefici di ogni tipo; o fa eleggere alleati organici che poi dovranno pagare un prezzo. Quindi è anche un partito, occulto, senza peraltro soggiacere ad alcuno dei pur tenui obblighi di trasparenza ai quali persino i nostri irresponsabili partiti sono tenuti.

Bene fa Pinotti a dedicare ben 38 pagine del libro all’esempio più eclatante: il business della sanità. E’ questo il più grande business esistente oggi in Italia: oltre 100 miliardi di euro l’anno; dei quali  16 solo in Lombardia. Nessuna meraviglia che se la disputino, con metodi violenti, in Calabria la ‘ndragheta, in Sicilia la mafia, in Campania la camorra, nel Lazio il generone romano, in Lombardia, con metodi perfettamente legittimi, il sistema CL + CdO. In Lombardia, praticamente, la Sanità è diventata un fatto privato di CL +CdO, essendosi realizzata la perfetta identità tra chi comanda, chi nomina i dirigenti, chi controlla e chi opera. Non tento neanche di riassumere i dati ed i fatti che documentano questo impressionante fenomeno. Finirei necessariamente per ridurre il valore dell’indagine ed anche dell’importante testimonianza di Alessandro Cè, ex deputato leghista, già assessore alla Sanità della Regione Lombardia. Medico, esperto amministratore, persona per bene, dotato di senso dello Stato, Cè cerca di mettere  un po’ di ordine nel saccheggio della sanità lombarda. Ma viene duramente contestato da Formigoni e rimosso dal duo Formigoni – Berlusconi, consenziente Bossi.

Il sistema CL + CdO lombardo è  dunque essenzialmente un’idrovora che dirotta finanza pubblica verso finanza privata e porterà, inevitabilmente, ad una declassamento della sanità lombarda che, per ora, resiste perché ha alle spalle 500 anni di buona sanità. Basti  osservare il moltiplicarsi delle lucrose cardiochirurgie accreditate salite, in pochi anni, a 25 in Lombardia contro 23 in tutta la Francia.

Naturalmente vi sono altri business su cui il Sistema CL + CdO è concentrato, come il business dell’istruzione. Ci sono ormai anche tanti, gravi e preoccupanti scandali. Ma ciò è del tutto inevitabile. Bene fa Pinotti ad illustrarli, ma non è questo per me l’aspetto grave. Il caso della sanità lombarda rappresenta  una degenerazione di potere così abnorme, da giustificare, anche in eventuale assenza di scandali e di reati, in uno Stato normale, una seria indagine parlamentare che risponda a due domande: come assicurare l’imparzialità e la meritocrazia nella scelta dei dirigenti della Sanità lombarda? A quanto  ammontano le risorse pubbliche che vengono ogni anno, direttamente o indirettamente,  dirottate al sistema allargato CL + CdO?

Ma questa indagine non ci sarà, neanche se dovesse esserci un cambio di governo, perché il segretario del maggior partito dell’opposizione On. Perluigi Bersani è uno che, come i papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, stravede per CL, senza, per ora, esserne organico come il prossimo candidato papa, l’arcivescovo di Milano, Scola. Pierluigi Bersani dal 1998 al 2009 (tranne il 2001) non ha mai saltato neanche uno dei Meeting di Rimini di CL. Nel 2003 tenne una relazione  importante nella quale disse:

“Se vuol rifondarsi la sinistra deve ripartire dal vostro retroterra. La vera sinistra non nasce dal bolscevismo, ma dalle cooperative bianche dell’Ottocento. Il primo Partito Socialista è venuto dopo le cooperative, il Partito Comunista dopo ancora e i gruppi nati con il Sessantotto sono tutti spariti. Solo l’ideale lanciato da CL negli anni Settanta è rimasto vivo, perché è quello più  vicino alla base popolare. E’ lo stesso ideale che era anche delle cooperative: un dare che è anche educare”.

Nel 2006 fu affidato a Bersani niente meno che la presentazione del libro del fondatore Don Giussani, “Dall’Utopia alla Presenza”.

Dunque moriremo tutti,  volenti o nolenti, di CL, per poter campare, mentre l’idrovora continuerà a svuotare le casse pubbliche a favore delle private, e mentre i ministri dell’economia si divertiranno ad appiccicare qualche imposta di bollo sui piccoli risparmi?

Tutto sembra indicare di sì.

Ma la storia è sempre imprevedibile ed ama spesso sparigliare le carte, anche in modo imprevedibile.

Nessuna previsione dunque. Ma solo lettura dei fatti attuali. I fatti più evidenti indicano che esiste una alta probabilità che il prossimo presidente del consiglio ed il prossimo pontefice saranno organici di CL.

I fattori che possono sparigliare le carte sono di varia natura:

-         la fragilità religiosa e morale di CL, la sua disinvoltura morale, l’affarismo, l’uso cinico della politica, il disinteresse verso l’integrità morale dei suoi associati e alleati,  può gradualmente indebolire la forza e la presa dell’organizzazione. Non è la prima volta che un movimento di origine religiosa, grazie ad un lavoro duro e serio, diventa potente e ricco e poi decade travolto da eccesso di potere e di ricchezza. Si veda la vicenda degli Umiliati a Milano. Ma anche il recente commissariamento dei Legionari di Cristo dovrebbe contenere qualche insegnamento. Sulla base di quello che vediamo sino ad oggi, è da escludere l’ipotesi di autocorrezione e di autocritica.

-         Non è escluso che dalla Chiesa, intesa non come struttura gerarchica, ma come popolo di Dio, si possano mettere in moto degli anticorpi contro questa  religiosità strumentale, fondamentalista, totalitarista, preconciliare, da parte del grande filone del cattolicesimo liberale, democratico, conciliare.

-         La finanza pubblica, continuamente stressato da queste poderose idrovore (il sistema CL+ CdO è solo una di queste) dovrà, prima o poi, porre dei limiti al dirottamento di risorse pubbliche verso le casse private.

-         Prima o poi potrà andare al governo una sinistra moderna capace di resistere alle astuzie del sistema CL + CdO e di ripristinare un decente funzionamento delle istituzioni. Ma qui siamo nel libro dei soci.

 

Peraltro su tutti i fronti i  possibili indizi di resistenza, sono molto deboli, Per ora il quadro più realistico è quello tracciato da Pilotti:

Un movimento senza un pensiero religioso forte, ma governato con mano ferma da un capo molto determinato e operativo: Roberto Formigoni, il Memor Domini ciellino che è  anche presidente di una Regione con il bilancio di  un piccolo Stato del Nordeuropa, il leader di una lobby che sta estendendo i suoi metodi di potere al resto d’Italia e anche all’estero”.

 

Marco Vitale

www.marcovitale.it

Scritto per Allarme Milano Speranza Milano www.allarmemilano-speranzamilano.it

Marettimo, 15 luglio 2011

 

 

Mercoledì, 20 Luglio, 2011 - 10:43

libertà per Internet

non è finita
http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio_2nd_action/?cl=1173219684&v=9635
Il Presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni Corrado Calabrò è stato convocato con urgenza per giovedì 21 luglio, alle ore 8.30, dalle commissioni 7a (Comunicazioni) e 8a (Cultura) del Senato per rispondere dei gravi attacchi alla libertà di informazione e all'accesso alla conoscenza che permangono nel nuovo schema di regolamento sul diritto d'autore (qui il calendario del Senato).
L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è stata sì costretta a modificare il suo regolamento, rinunciando di autoattribuirsi il potere di inibire l'accesso ad interi siti web, ma ha deciso di perseverare nel faraonico e inquietante progetto di diventare arbitro unico di tutti i contenuti presenti sulla Rete.
Aver ottenuto questa convocazione è un altro importante successo (dopo l'evento La notte della Rete che ha spinto l'Agcom a modificare parte della delibera) per chi, come l'associazione radicale Agorà Digitale e tutte quelle riunite nell'iniziativa sitononraggiungibile.it (Adiconsum, Altroconsumo, Assoprovider assistiti dagli avvocati Fulvio Sarzana e Marco Scialdone), fin dall'inizio ha preso una posizione chiara e netta, che manterremo fino alla fine: l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non può intervenire con un regolamento che mette in pericolo principi fondamentali come giusto processo, libertà di espressione, di informazione, diritto di accesso alla conoscenza e la libertà di impresa.
C'e' bisogno innanzitutto di una riforma delle regole che ci permettono di condividere contenuti in rete: è impensabile applicare le norme previste dall'Autorità senza prima riformare la legge sul diritto d'autore, vecchia ormai 70 anni e chiaramente obsoleta rispetto ai cambiamenti a livello informativo e tecnologico dei decenni successivi alla sua promulgazione: deve infatti essere adeguata alle nuove forme della creatività, della circolazione delle informazioni e della possibile remunerazione.
Da una parte il Parlamento non ha strumenti per imporre "formalmente" uno stop al regolamento. Dall'altra però Agcom non potrà ignorare la posizione delle istituzioni, soprattutto se questa posizione si dimosterà forte e motivata. A questo proposito sono stati chiarissimi i senatori Vita e Vimercati, che con urgenza hanno avanzato la richiesta di convocazione sostenendo che a questo punto, sia opportuna una moratoria, in attesa di una procedura istituzionalmente più corretta, non lesiva delle prerogative delle Camere". 
Ma sono 23 i senatori che compongono gli uffici di presidenza delle due Commissioni che audiranno Calabrò ed è noto quanto scarsa sia la consapevolezza della classe politica dei rischi insiti nel regolamento Agcom.
È compito anche e soprattutto nostro, di noi che ci siamo mobilitati fin dall'inizio, provare a convincerli dell'assoluta necessità di uno stop al provvedimento. Abbiamo meno di 48 ore.
Volete saperne di più? Trovate i loro nomi e le le loro attività su questa e quest'altra pagina.
E questi sono i loro indirizzi:
Continuate a mobilitarvi. Scrivete, informate e condividete. Fatelo subito. I motivi di questa nuova mobilitazione sono forti e condivisi non solo tra la società civile ma anche dagli stessi addetti ai lavori. Raccontate a questi politici ormai da troppo tempo distanti dalle nuove forme di diffusione dell'informazione e della conoscenza l'enorme rischi che stiamo correndo!
Per maggiori informazioni potete leggere ed inviare ai senatori la seguente documentazione:
La lettera aperta ai Membri delle Commissioni VII e VIII del Senato della Repubblica di Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assoprovider e Studio Legale Sarzana. 
L'approfondimento a cura di Agorà Digitale sul nuovo regolamento Agcom. 
Sabato, 9 Luglio, 2011 - 14:48

le donne a Siena a fare la cosa giusta

Meglio la Perina a Siena che Urso da B. DX, SX, alto, basso? Le donne sono a fare la cosa giusta e tanto basta.

Venerdì, 8 Luglio, 2011 - 10:21

Dalla parte di Aung San Suu Kyi

   Dalla parte di Aung San Suu Kyi     http://www.avaaz.org/it/stand_with_aung_san_suu_kyi/?vl  

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