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Oliverio Gentile

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Inserito da Oliverio Gentile il 13 Ott 2010 - 12:43
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Da milano.corriere.it:

A Porta Venezia sono spuntati cartelli che vietano di parcheggiare moto e biciclette

Poche rastrelliere in città
È «sosta selvaggia» per le bici

Si usa di tutto, dai corrimano degli ingressi in metropolitana ai cestini della spazzatura

MILANO - In piazza Cadorna all'ora di punta sembra una missione impossibile. La caccia al palo per legare la bici comincia all'alba, come in stazione Centrale, a Porta Genova, a Lambrate. Ed è lo stesso davanti a università, ospedali, banche, uffici. Alle otto del mattino ogni centimetro «catenabile» è occupato. Le rastrelliere sono poche, allora vale tutto, si cerca sul corrimano della metropolitana, sulle gambe della cassetta postale, ci si avventa anche sui cestini dei rifiuti, quando va bene ci si accorda su incastri combinati per piazzarne due nello spazio di una. È sosta selvaggia anche per le bici ormai da tempo. Un incubo per chi si sposta su due ruote ma anche per gli altri, per le mamme con i passeggini, per i disabili e anche per i pedoni quando inanellate una all'altra diventano un muro invalicabile.

Pochi parcheggi, a volte inadeguati o incompleti: nel nuovo corso Buenos Aires la sosta delle due ruote è stata prevista, ci sono le strisce bianche ma nulla a cui legarle. Le strisce vanno bene per le moto, le bici restano ai pali. Nelle ultime settimane intorno a Porta Venezia e in corso Venezia, appesi a pali e cestini, sono spuntati cartelli con la scritta «Si prega di non parcheggiare moto e biciclette». Si è parlato anche di «inquinamento visivo». Ma alla sosta selvaggia molti ci arrivano per disperazione, magari dopo diversi giri dell'isolato in cerca di una sistemazione dignitosa, a vuoto.

«È uno dei nodi della mobilità dolce, è un disagio per ciclisti e pedoni - dice Eugenio Galli, presidente di Ciclobby -. Mancano attrezzature idonee, indispensabili vicino a uffici, ospedali, università e nei punti di interscambio. E vanno considerate idonee quelle che permettono di legare sia la ruota sia il telaio». In città si vedono rastrelliere classiche, cerchi con la sbarra verticale come quelli vicino a Palazzo Marino, spirali come quelle di fronte al Decathlon di piazza Cairoli e strutture semplici, a «U» rovesciata. Alcuni modelli sarebbero più indicati nei cortili condominiali, ma vengono piazzati davanti a scuole e uffici. Risultato, continua la caccia al palo.

Mancano i parcheggi, non soltanto le corsie, per le 650 mila bici che circolano in città (bike sharing escluso). Dal modello Berlino siamo lontani. Un esempio. Per la mobilità dolce in corso Buenos Aires - un progetto che prevede non una pista ma una corsia, soluzione soft, economica e veloce adesso indicata anche dall'assessore all'Urbanistica, Carlo Masseroli - sono già state raccolte tremila firme (www.ciclobby.it). Il vicesindaco Riccardo De Corato si è detto disponibile. Ma il pennello ancora non si è visto.

Federica Cavadini
13 ottobre 2010

In risposta al messaggio di Fedora Ramondino inserito il 4 Maggio 2010 - 09:28
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