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.: L’Oriente incandescente: Afghanistan bombardato, Palestina sotto occupazione, scontro iraniano
Segnalato da:
Antonella Fachin - Mercoledì, 14 Aprile, 2010 - 10:01
Di cosa si tratta:

Giovedì 15 aprile – ore 20.45
c/o Biblioteca Bovisa-Dergano, via Baldinucci 76
(Tram 3, Filobus 92; autobus 82; FNM-Bovisa Politecnico)

L’Oriente incandescente
Dall’Afghanistan bombardato, alla Palestina sotto occupazione, allo scontro iraniano.
Politiche di guerra e alternative possibili

Incontro con Gilbert Achcar – libanese, docente di relazioni internazionali all’Università di Londra
(Presentazione dei libri “L’Oriente incandescente” Ed. Sherazade 2009  e “Les Arabes et la Shoah” ed. Sindbad/Actes Sud, 2009


Organizzano: Rivista Erre, Rivista Guerre&Pace


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biografia


Gilbert Achcar (nato nel 1951 in Senegal) è un accademico franco-libanese, scrittore, attivista contro la guerra e intellettuale marxista.
Ha vissuto in libano fino al 1983, trasferendosi poi in Francia; ha insegnato relazioni internazionali alla Università Paris VIII fino al 2003, quando ha cominciato a lavorare presso il Marc Bloch Centre a Berlino.
Dall’agosto 2007, Achcar è docente di Studi sullo Sviluppo e Relazioni Internazionali alla School of Oriental and African Studies dell’Università di Londra
È membro del International Institute for Research and Education di Amsterdam.
Collabora frequentemente con Le Monde Diplomatique, ZNet, and International Viewpoint.
Diversi suoi articoli in italiano sono comparsi su Guerre&Pace e Rivista Erre.
Bibliografia 
L'empire et l'argent. Essai sur les fondements de la strategie imperiale des Etat-Unis d'Amerique, microfiche, Lille: Université de Lille, 1993. Tesi di dottorato in storia sociale, specializzazione in relazioni internazionali.
Le marxisme d'Ernest Mandel, a cura di Gilbert Achcar, Parigi: P.U.F., 1999.
La nouvelle Guerre froide. Le monde après le Kosovo, Parigi: P.U.F., 1999.
Les Etats-Unis s'en vont'ils en guerre? Dans la course à la suprématie, des solutions militaires plutôt que diplomatiques, 2000.
Le choc des barbaries. Terrorismes et désordre mondial, Bruxelles: Complexe, 2002; seconda edizione con una postfazione inedita, Parigi: 2004. Edizione italiana: Scontro tra barbarie. Terrorismi e disordine mondiale, Roma: Edizioni Alegre, 2006.
L'orient incandescent: le Moyen-Orient au miroir marxiste, raccolta di articoli con una nuova introduzione, Losanna: Page Deux, 2003. edizione italiana: L’ Oriente incandescente. Il Medioriente allo Specchio Marxista, Roma, Ed. Sharazade, 2009
(con Noam Chomsky) Perilous Power.
The Middle East and U.S. Foreign Policy, Boulder (CO): Paradigm, 2006.
(con
Michel Warschawski): The 33-Day War: Israel’s War on Hezbollah in Lebanon and its Consequences, 2007. Edizione italiana: La guerra dei 33 giorni. Un libanese e un israeliano sulla guerra d’Israele in Libano, Roma, Edizioni Alegre 2007
Le dilemme israélien. Un débat entre Juifs de gauche. Lettres de Marcel Liebman et Ralph Miliband, selezione, introduzione ed epilogo di Gilbert Achcar, Losanna: Page Deux, 2006.
Les Arabes et la Shoah, Paris, Sindbad/Actes Sud, 2009
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 "L'Oriente incandescente - Il Medioriente allo specchio marxista" di Gilbert Achcar. Un'opera fondamentale per comprendere le basi dell'evoluzione delle vicende mediorientali attuali.
Il libro, appena pubblicato, è un'antologia che copre un arco temporale che va dal 1981 al 2009 ed è un'opera fondamentale per comprendere le basi dell'evoluzione delle vicende mediorientali attuali: dalla guerra in Iraq alla Palestina, passando per il Libano, l'Iran e l'Afghanistan.
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Da Italia Oggi, 3 aprile 2010
La percezione delle persecuzioni ebraiche da parte del mondo arabo: il tema dell’opera del libanese Achcar) La Shoah, una lezione universale
Una bandiera per i popoli oppressi, compresi i palestinesi
di Elena Galli
La percezione delle persecuzioni ebraiche, prima, durante e dopo la Shoah da parte del mondo arabo. È questo il tema di Gli arabi e la  Shoah, l’ultima opera di Gilbert Achcar, intellettuale libanese, docente alla Soas (School of Oriental and African Studies) dell’Università di Londra. Un’opera esaustiva, che cerca di uscire dai cliché, di far sentire altre voci, di riferire e spiegare altre posizioni. Si scopre così che l’ex presidente egiziano Sadat e il palestinese Abbas, presentati come profeti della pace, furono, negli anni giovanili, nettamente più antisemiti di Nasser e Arafat.
Achcar descrive inoltre la complessità e l’ambiguità dei rapporti tra Shoah e Nakba, l’esodo dei palestinesi cacciati dalle loro terre nel 1948.
All’epoca della Shoah, spiega Achcar, nel mondo arabo «si potevano distinguere quattro grandi correnti ideologiche, che vanno dall’occidentalismo liberale all’integralismo islamico, passando per il marxismo e il nazionalismo. Di queste quattro correnti, due rifiutarono nettamente il nazismo: l’occidentalismo liberale e il marxismo, in parte per ragioni comuni (come la denuncia del nazismo come razzismo) e in parte a causa delle loro affiliazioni geopolitiche. Il nazionalismo arabo», aggiunge l’autore, «è contraddittorio sulla questione, ma, se si guarda da vicino, il numero dei gruppi nazionalisti che si sono identificati con la propaganda nazista è alla fine molto ridotto, C’è un solo clone del nazismo nel mondo arabo ed è il Partito sociale nazionalista siriano, fondato da un cristiano libanese, Antoun Saadé».
Quanto all’integralismo islamico, da non confondere con l’Islam, secondo Achcar «ci sono delle affinità elettive» con il nazismo: entrambi «essenzializzano» il nemico, «l’uno sotto forma religiosa, l’altro, peggio ancora, sotto quella di un razzismo biologico. Due figure di punta del movimento integralista collaborarono strettamente con Berlino: lo sceicco Chakib Arslan e il mufti di Gerusalemme Amin al-Husseini. I due avevano intrecciato stretti con l’Arabia Saudita, che anch’essa aveva avvicinato i nazisti. Per prudenza e per timore della Gran Bretagna, il regno saudita interruppe i contatti non appena questi cominciarono ad essere noti».
Achcar ridimensiona comunque la figura di Husseini, un personaggio che non è che «un piccolo ingranaggio nella galassia nazista e che non ha partecipato all’esecuzione del genocidio» e le cui imprese compiute per conto dei nazisti sono state «un fiasco assoluto». Oltretutto le memorie di Husseini, rifugiatosi a Berlino nel 1942, sono secondo il libanese, «un antidoto contro il negazionismo: egli sapeva che il genocidio aveva avuto luogo e si vantava di esserne stato al corrente già dal 1943».
Quanto al rapporto tra i palestinesi con lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti, secondo Achcar una parte di essi «ha compreso che le lezioni della Shoah sono universali e che negarla è non solamente falso, ma controproduttivo». Lo scrittore porta a esempio che un palestinese ha creato il museo dell’Olocausto e che il villaggio di Nilin, in Cisgiordania, conosciuto per la sua lotta contro il muro eretto dagli israeliani, ha organizzato una mostra sulla Shoah.
D’altro canto, aggiunge Achcar, «vi è in maniera crescente un’attitudine negazionista tra i palestinesi. Per esempio tra i cittadini arabi di Israele, che parlano ebraico e che nell’ambito dei loro studi scolastici sono stati iperinformati sulla Shoah, il tasso di negazionismo è passato dal 28% del 2004 al 40% del 2007. Un fenomeno che è, secondo lo scrittore, una «forma di sfida».
Per combattere tutto ciò, ammonisce Achcar, «occorre prendere coscienza del fatto che le lezioni della Shoah sono universali e che tutti popoli oppressi possono tirarle in ballo, ivi compresi i palestinesi».

Dove:
c/o Biblioteca Bovisa-Dergano, via Baldinucci 76 Tram 3, Filobus 92; autobus 82; FNM-Bovisa Politecnico)
Quando:
Da Giovedì 15 Aprile - 19:45 a Giovedì 15 Aprile - 22:00
Chi organizza:
Rivista Erre, Rivista Guerre&Pace