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.: Il Blog di Antonella Fachin
Domenica, 21 Marzo, 2010 - 14:10

LAVORO SUBORDINATO: precauzioni d'abuso (da parte dei datori di lavoro)

Precauzioni per l’abuso.

Cari precari,
mentre le nostre piazze si popolano di viola, rosso e nero, il governo zitto zitto, quatto quatto, legifera a più non posso per mettere i lavoratori con le spalle al muro. Ultima, in ordine di tempo, la questione dell’arbitrato in caso di controversia tra datore di lavoro e sottoposto.
Di cosa si tratta? Semplice. In caso il fine rapporto non accontenti il lavoratore e questi decida di portare in causa il datore di lavoro, da oggi la controversia può essere risolta non più dai giudici, ma da un arbitro che deciderà a sua discrezione le sorti della questione.
Ora, immaginate di fare un colloquio di lavoro e il vostro futuro capo vi chieda, candidamente: “Lei è disposto a firmare un foglio in cui accetta di risolvere la nostra futura controversia attraverso un arbitrato?”.
Provate a rispondere: “No”. Poi fatemi sapere se siete stati assunti. – Arnald

Per il momento non è stato firmato. 

Ribadisco la necessità di avere un piano insustriale a livello nazionale. Agevolare le aziende a dismettere i rami "inutili" non è sufficiente allo  sviluppo dell'economia nazionale.

dal corriere.it

Ddl lavoro, Napolitano non firma

Il presidente della Repubblica rinvia alle Camere la legge che riforma alcune parti del diritto del lavoro

MILANO - Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha rinviato alle Camere la legge che riforma alcune parti del diritto del lavoro, tra cui il noto articolo 18 che regola le procedure di licenziamento. «Il capo dello Stato - spiega una nota del Quirinale - è stato indotto a tale decisione dalla estrema eterogeneità della legge e in particolare dalla complessità e problematicità di alcune disposizioni - con specifico riguardo agli articoli 31 e 20 - che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale. Ha perciò ritenuto opportuno un ulteriore approfondimento da parte delle Camere, affinché gli apprezzabili intenti riformatori che traspaiono dal provvedimento possano realizzarsi nel quadro di precise garanzie e di un più chiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale».


I DUBBI DEL PRESIDENTE
- Una delle due norme del ddl Lavoro al centro dei rilievi del Quirinale riguarda la nuova procedura di conciliazione e arbitrato che di fatto incide sulle norme dell'articolo 18 relative al licenziamento. In particolare l'articolo indicato nel comunicato del Quirinale prevede che già nel contratto di assunzione, in deroga dai contratti collettivi, si possa stabilire che in caso di contrasto le parti si affidino a un arbitrato. Il timore, che era stato avanzato dai sindacati e dall'opposizione, è che al momento dell'assunzione il lavoratore accetti la via dell'arbitrato, che lo garantisce di meno rispetto al contratto che prevede l'articolo 18 sulle tutele per chi è licenziato senza giusta causa. L'altro articolo sul quale il Quirinale ha mosso rilievi è il 20, che esclude dalle norme del 1955 sulla sicurezza del lavoro il personale a bordo dei navigli di Stato.
Negli ambienti del Quirinale si fa presente però che nel comunicato sulla richiesta del Presidente della Repubblica alle Camere non si fa riferimento all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, poiché le questioni sollevate - come risulterà evidente dalla lettura del messaggio del Capo dello Stato al Parlamento - riguardano la necessità di più ampi adeguamenti normativi che vanno ben al di là di quel tema specifico.
IL MESSAGGIO ALLE CAMERE - Nel messaggio di accompagnamento al rinvio della legge, letto a Montecitorio dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, Napolitano spiega che «occorre verificare attentamente che le disposizioni siano pienamente coerenti con la volontarietà dell'arbitrato e la tutela del contraente debole». Il capo dello Stato sottolinea che l'arbitrato deve essere «di equità, circoscritto in limiti certi e condiviso» e il suo «ricorso deve essere coerente con la tutela dei diritti dei lavoratori». Per Napolitano in pratica va bene l'avviso comune delle parti sociali, ma l'abritrato è materia che deve definire il legislatore. Inoltre il capo dello Stato ha anche sollevato «serie perplessità» sull'indeterminatezza del potere suppletivo attribuito al ministro del Lavoro. È «opportuno» che il Parlamento svolga un'ulteriore riflessione sugli articoli 30,32 e 50 del disegno di legge collegato sul lavoro, sui quali ci sono «seri dubbi interpretativi» scrive ancora Napolitano. Il Capo dello Stato invita il Parlamento a una rilettura rispetto a quanto emerso inizialmente: oltre all'arbitrato, gli appunti di Napolitano riguardano le competenze della magistratura sulle clausole dei contratti di lavoro, i contratti a tempo determinato e la tipizzazione delle clausole di licenziamento, e l'entità del risarcimento per le cause di lavoro relative a collaborazioni coordinate e continuate.
MARONI - Il ministro dell'Interno Roberto Maroni, ospite di SkyTg24, spiega così il rinvio alle Camere della norma che riformava il diritto del lavoro: «È il problema dei cosiddetti decreti omnibus, dove finiscono molte norme che spesso non hanno nulla a che vedere con il provvedimento originario e su questi decreti il presidente della Repubblica ha sempre mostrato sensibilità». Quanto al rinvio alle Camere deciso da Napolitano Maroni sottolinea: «È suo potere e non ho nulla da eccepire».
SACCONI - «Terremo conto dei rilievi del presidente della Repubblica», ha commentato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «Il capo dello Stato - ha aggiunto Sacconi - chiede un ulteriore approfondimento al Parlamento che ci sarà e da parte del governo proporremmo alcune modifiche che mantengano in ogni caso l'istituto (l'arbitrato, ndr) che lo stesso presidente della Repubblica ha apprezzato».

TREU - «Il documento del Presidente Napolitano è un invito al Parlamento ad approfondire, in sostanza a ripensare, il cosiddetto collegato al lavoro» ha dichiarato in una nota il senatore Pd Tiziano Treu, vicepresidente della commissione Lavoro di Palazzo Madama. «Da quanto risulta tre sono i rilievi principali del documento. Primo, la normativa è eterogenea e va quindi rimessa in ordine secondo quelle che devono essere buone tecniche legislative. Secondo, l'arbitrato è uno strumento utile per snellire il contenzioso del lavoro ma non può pregiudicare le garanzie delle tutele dei lavoratori stabilite per legge. Si tratta non solo dell'art. 18 ma di tutte le garanzie risultanti da norme inderogabili poste in tutela del lavoro. Terzo, il Presidente Napolitano chiede che si stabilisca un equilibrio tra legge, contratto collettivo e contratto individuale».

DI PIETRO - «Finalmente il presidente della Repubblica batte un colpo e rimanda alle Camere la legge che voleva svuotare lo Statuto dei lavoratori», ha detto il presidente dei Italia dei valori, Antonio Di Pietro. «L'Idv è stato l'unico partito che si era permesso di pregare il capo dello Stato di rinviare il provvedimento alle Camere».
EPIFANI - «La Cgil esprime soddisfazione e apprezzamento per la decisione del Quirinale». È quanto afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando il rinvio alle Camere del ddl lavoro deciso dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «È una decisione - prosegue - che conferma le considerazioni della Cgil sugli aspetti critici del provvedimento».

Commento di Agostino Filoscia inserito Gio, 01/04/2010 12:13